Invictus di Clint Eastwood

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locandina Invictus
 
Regista: Clint Eastwood
Titolo originale: Invictus
Durata: 134'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: 26 Febbraio 2010 (cinema)

Attori: Matt Damon, Morgan Freeman, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern, Julian Lewis Jones, Scott Eastwood, Adjoa Andoh, Marguerite Wheatley, Leleti Khumalo, Dan Robbertse
Soggetto: John Carlin
Sceneggiatura: Anthony Peckham

Trama, Giudizi ed Opinioni per Invictus (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Tom Stern
Montaggio: Joel Cox, Gary Roach
Scenografia: James J. Murakami
Costumi: Deborah Hopper

Produttore: Clint Eastwood, Robert Lorenz, Lori McCreary, Mace Neufeld
Produttore esecutivo: Morgan Freeman, Tim Moore
Produzione: Revelations Entertainment, Mace Neufeld Productions, Malpaso Productions
Distribuzione: Warner Bros.

La recensione di Dr. Film. di Invictus
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Colonna sonora / Soundtrack di Invictus
1. "9000 days" - Overtone with Yollande Nortjie
2. "Invictus Theme" - Kyle Eastwood and Michael Stevens
3. "Colourblind" - Overtone
4. "Siyalinda" - Kyle Eastwood and Michael Stevens
5. "World in Union 95" - Overtone with Yollande Nortjie
6. "Madiba's theme" - Kyle Eastwood and Michael Stevens
7. "Hamba Nathi" - Overtone with Yollande Nortjie
8. "Thanda" - Kyle Eastwood and Michael Stevens
9. "Shosholosa" - Overtone with Yollande Nortjie
10. "Inkathi" - Kyle Eastwood and Michael Stevens

Voci / Doppiatori italiani:
Renato Mori: Nelson Mandela
Riccardo Rossi: François Pienaar
Roberta Greganti: Brenda Mazibuko
Roberto Gammino: Jason Tshabalala
Alessandro Ballico: Linga Moonsamy
Paolo Buglioni: Etienne Feyder
Roberto Stocchi: Hendrick Booyens
Rossella Acerbo: Nerine
Gilberta Crispino: Mary
Michele Gammino: Mr. Pienaar
Elettra Bisetti: Mrs. Pienaar
Carolina Zaccarini: Eunice
Eleonora De Angelis: Zindzi
Alberto Angrisano: Ministro Dello Sport
Elena Bianca: Jessie
Angelo Nicotra: Presidente Lega Rugby
Renato Cortesi: Jonah De Villiers
Antonella Alessandro: Mrs. Cole
Diana Anselmo: Mrs. Dlamini
Paolo Lombardi: Primo Ministro Neozelandese

Informazioni e curiosità su Invictus

Il film racconta una parte della vita di Nelson Mandela (che fu scarcerato solo nel 1990) durante la Rugby World Cup del 1995 in Sud Africa. E' stato tratto dal libro "Ama il tuo nemico" di John Carlin, edito in Italia da Sperling & Kupfer.

Invictus è una breve poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley. Il titolo proviene dal latino e significa "Invitto" ovvero "mai sconfitto" (la poesia "Invictus" fu scritta sul letto di un ospedale; Henley rimase vittima di tubercolosi a 12 anni e gli fu anche amputata una gamba).

Il film contiene diverse inesattezze ed anche alcuni anacronismi.
Nella realtà Mandela fornì a Pienaar un estratto del discorso di Theodore Roosevelt "The Man in the Arena" (discorso del 1910), invece della poesia "Invictus", che comunque riportiamo:

OUT of the night that covers me,
Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

(Trad:
Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe ma l’orrore delle ombre
e ancora la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Son Io il signore del mio destino.
Son Io il capitano dell'anima mia.)


Note dalla produzione:
INVICTUS
“Invictus” racconta la vera storia di come Nelson Mandela (Morgan Freeman) e il capitano della squadra di rugby del Sud Africa, Francois Pienaar (Matt Damon), unirono le loro forze per la pacificazione del loro Paese.
Il neo eletto presidente Mandela è consapevole che la sua nazione è divisa dall’apartheid e, sperando di poter riunire il suo popolo con il linguaggio universale dello sport, spinge la squadra di rugby del Sud Africa alla vittoria del Campionato del Mondo del 1995.

Il film è prodotto da Eastwood, Lori McCreary, Robert Lorenz e Mace Neufeld.
La sceneggiatura è di Anthony Peckham, tratta da libro Playing the Enemy, di John Carlin(in Italia “Ama il tuo nemico “ edizione Sperling & Kupfer). Morgan Freeman, Tim Moore, Gary Barber e Roger Birnbaum sono i produttori esecutivi.
Clint Eastwood riunisce molti dei suoi vecchi collaboratori, come il direttore della fotografia Tom Stern, lo scenografo James J. Murakami, al montaggio Joel Cox e Gary D. Roach, e Deborah Hopper per i costumi. La colonna Sonora è di Kyle Eastwood e Michael Stevens.
Le riprese di “Invictus” si sono svolte interamente in Sud Africa, nelle città di Cape Town, Johannesburg e nei loro dintorni.

LA PRODUZIONE
Lo sport ha il potere di cambiare il mondo.
Ha il potere di ispirare, ha il potere di unire il popolo, come poche altre cose fanno.
Nelson Mandela

La finale della Coppa del Mondo del 1995 è stata, per molta gente, solo un’emozionante partita di rugby, ma per il Sud Africa ha rappresentato un momento cruciale della storia del Paese, un’esperienza condivisa che ha aiutato a sanare le ferite del passato e a infondere speranza per il futuro. L’artefice di questo evento epocale è stato il presidente Nelson
Mandela e i protagonisti i giocatori della squadra sudafricana di rugby, gli Springboks, guidati dal loro capitano, Francois Pienaar.

Diretto da Clint Eastwood, “Invictus” racconta come il presidente Mandela e Francois Pienaar abbiano unito le loro forze per trasformare speranze individuali: per il presidente unire il Paese, per il capitano vincere con la sua squadra la Coppa del Mondo, in un obiettivo comune con il motto “Una squadra, un Paese”.
Nel film, Mandela chiede a Pienaar di guidare la squadra alla vittoria, citando una poesia che era stata la sua fonte di ispirazione durante gli anni trascorsi in prigione, Invictus, di William Ernest Henley. Il titolo significa ‘indomabile’, aggettivo che, secondo Eastwood, “non si riferisce a un personaggio della storia, ma assume un significato più ampio nel
corso del film”.

Morgan Freeman interpreta il ruolo di Nelson Mandela ed è anche produttore esecutivo del film. “E’ il racconto importante di un evento che ha scosso il mondo ma che pochi conoscono”, afferma. “Non riesco a pensare a un altro momento della storia in cui una nazione si è unita in modo così improvviso e completo. Sono orgoglioso di avere l’opportunità di raccontare questa storia e poi di raccontarla con la bravura di Clint Eastwood… è qualcosa che dovevo fare”.

All’inizio di “Invictus”, Nelson Mandela, che ha trascorso 27 anni in prigione per la sua lotta alla segregazione razziale, viene eletto presidente di un Sud Africa ancora profondamente diviso. Anche se l’ingiustizia dell’apartheid è stata ufficialmente abolita, il solco che divide la popolazione non può essere colmato facilmente. Con il paese sull’orlo dell’implosione, Mandela intravede una speranza in luogo insolito, un campo da rugby: il fatto che il Sud Africa ospiti le finali della Coppa del Mondo gli offre l’opportunità di unire il Paese al fianco della squadra nazionale, gli Springboks.

“La storia si svolge in un momento cruciale della presidenza di Mandela”, sostiene Eastwood. “Penso che abbia dimostrato grande saggezza nel comprendere lo sport nello sforzo di riconciliazione del paese. Sapeva che bisognava unire tutti, trovare un modo per fare appello all’orgoglio nazionale, agendo sull’unica cosa che allora avevano in comune.
Sapeva che la popolazione bianca e la popolazione nera avrebbero dovuto lavorare come una squadra o il Paese sarebbe fallito, così ha mostrato grande creatività nell’usare lo sport come mezzo per raggiungere un fine”.

Il fine è il sogno di Mandela di una “nazione arcobaleno”, a partire dal colore degli Springboks, verde e oro. Il piano del presidente non è privo di rischi. Di fronte a una spaventosa crisi economica e sociale, anche i suoi consiglieri più fidati si chiedono perché si stia concentrando su qualcosa di così insignificante come il rugby. Molti altri si
domandano come possa sostenere gli Springboks proprio quando i Sudafricani neri vogliono cancellarne il nome e l’emblema, che per tanto tempo sono stati simbolo di apartheid. Ma Mandela ha avuto la lungimiranza di riconoscere che eliminare l’amata squadra di rugby avrebbe solo reso incolmabile la spaccatura tra le due comunità.

Mettendo la storia in prospettiva, John Carlin, autore del libro Playing the Enemy da cui è tratto il film, spiega: “Bisogna capire che la maglia verde degli Springboks ricordava l’apartheid ai Sudafricani neri, che odiavano quella maglia perché simboleggiava la tremenda segregazione cui erano stati sottoposti. Il genio di Mandela è stato riconoscere
che quel simbolo di divisione e odio poteva essere trasformato in un potente strumento di unità nazionale”.

Lo sceneggiatore Anthony Peckham è nato in Sud Africa e questo gli ha permesso di essere molto vicino al tempo e al luogo della storia. “Mandela ha capito che gli si offriva una magnifica opportunità per rivolgersi a quella parte di elettorato che non aveva votato per lui… e questo, in realtà, lo spaventava. Il tifo dei Sudafricani bianchi per gli Springboks
era enorme, quindi usare la tribuna della Coppa del Mondo è stato geniale. Ma non si trattava solo di un gioco; Mandela in quel modo affiancava la sua immagine a una squadra che i neri odiavano e solo con grande sforzo è riuscito a spingere la gente a seguirla”.

Comunque un incontro di rugby non si può decidere nei palazzi del governo, quindi Mandela si è rivolto all’unico uomo che poteva aiutarlo a raggiungere il suo obiettivo: il capitano degli Springboks, Francois Pienaar. Matt Damon interpreta il rugbista che si trova improvvisamente al centro di un problema politico. “In pratica Mandela gli chiede di rispondere alle aspettative del suo Paese e di vincere la Coppa del Mondo”, dice l’attore.
“E’ una richiesta enorme, ma Francois sa che la posta in gioco è molto più alta. E nel tempo anche la squadra capisce di avere nelle mani uno strumento che può unire il Paese. E’ una bella storia che mette in luce il lato migliore degli esseri umani, ma la cosa più incredibile è che è successa veramente”.

Francois Pienaar è d’accordo con l’attore: “Ho sempre pensato che neppure Hollywood avrebbe potuto inventare una storia più bella di quella che ha vissuto il Sud Africa nel 1995. Io ho avuto la fortuna di essere il capitano di uno straordinario gruppo di uomini concentrati sull’unità del loro Paese e non avremmo potuto avere un leader migliore di
Nelson Mandela per aiutarci a ottenerla”.
Come paese ospite della Coppa del Mondo di quell’anno, il Sud Africa è automaticamente qualificato, ma gli Springboks erano dei perdenti, soprattutto per la mancanza di esperienza a livello internazionale. “A causa dell’apartheid, il Sud Africa era bandito da anni dagli eventi sportivi internazionali, quindi nessuno, neppure loro, pensava di poter avere una seppur minima possibilità di vincere, però erano decisi a lottare”.

La nazione arcobaleno inizia qui. La riconciliazione inizia qui. Il perdono inizia qui.
Nelson Mandela in “Invictus”

“Invictus” non ha avuto una progressione lineare dal libro allo schermo, però parecchie persone hanno visto incrociarsi i loro percorsi in modo inaspettato. Morgan Freeman e la sua socia Lori McCreary hanno lavorato per anni a un film su Nelson Mandela, cercando di adattare la sua autobiografia, A Long Walk to Freedom, ma condensare tutta la sua storia in un film si è dimostrato impossibile.
“Ero distrutta”, ricorda McCreary, “ma Morgan mi consolava dicendo ‘Lori, quando si chiude una porta, si apre una finestra’ e infatti la settimana seguente ho ricevuto una proposta sul libro di John Carlin, Playing the Enemy, che parlava della Coppa del Mondo del 1995. Abbiamo pensato che era un modo grandioso per dare il senso dello spirito e del
carattere di Mandela, con una storia che abbracciava un arco di tempo di un anno”.

Casualmente, John Carlin ha incontrato Freeman a Clarksdale, Mississippi, dove l’autore, che è di professione giornalista, stava conducendo delle ricerche sulla povertà nel profondo sud. Il suo contatto locale si rivelò essere un amico di Freeman che li fece conoscere. “Io ho detto ‘Mr. Freeman, ho un film per lei”, ricorda Carlin. “Lui mi ha chiesto
quale fosse l’argomento e ho risposto ‘racconta un evento che esprime l’essenza del genio di Mandela e l’essenza del miracolo sudafricano’. ‘Intende l’incontro di rugby?’ Sono rimasto di stucco, solo in quel momento ho scoperto che aveva già letto la proposta che avevo scritto”.

Prima di iniziare a lavorare sul progetto però, McCreary dice che lei e Freeman hanno voluto incontrare di persona Mandela, conosciuto in Sud Africa come “Madiba”. “Morgan ha esordito dicendo ‘Madiba, stiamo lavorando da tempo a un altro progetto, ma abbiamo appena letto qualcosa che crediamo spieghi chi sei…’ E prima che finisse la frase, Madiba
ha detto ‘Ah, la Coppa del Mondo’. In quel momento ho capito che stavamo andando nella direzione giusta”.
Più o meno nello stesso periodo, anche il produttore Mace Neufeld aveva ricevuto la proposta di Carlin. “Allora non sapevo niente della Coppa del Mondo di rugby del 1995, ma sapevo molto di Mandela”, riconosce il produttore. “Ho pensato che fosse emozionante raccontare la sua storia attraverso un evento sportivo così coinvolgente”.

Neufeld si è rivolto allora allo sceneggiatore Anthony Peckham, con cui aveva lavorato in passato. “Ho accettato subito”, dice Peckham. “In parte perché mentre i Sudafricani conoscono la storia, il resto del mondo la ignora. Eppure non è una storia solo per i Sudafricani, è una storia sulla leadership, non solo di Mandela, ma anche degli Springboks e di altri. E’ una dote rara e dobbiamo metterla in luce quando la troviamo”.

A un livello più personale, Peckham dice che quando viveva in Sud Africa non sapeva quasi niente dell’uomo al centro di “Invictus”. “In quegli anni Nelson Mandela era in carcere, sapevo quello che il governo dell’apartheid ci diceva. Solo dopo aver lasciato il Paese ho scoperto quanto di buono avesse fatto, quindi scrivere la sceneggiatura e imparare tanto su Mandela è stato il mio percorso di liberazione e un sogno diventato realtà”.
Senza sapere di star percorrendo strade parallele, Neufeld ha contattato McCreary perché, afferma, “Morgan Freeman era l’unica persona che poteva interpretare Nelson Mandela”.

“Mace mi ha chiamato, dicendomi che aveva un grande progetto e un grande sceneggiatore”, ricorda McCreary. “Ha iniziato a raccontarmi la storia e non potevo crederci. Abbiamo incontrato lui e Tony e io sapevo che Tony era la persona giusta per
lavorare alla sceneggiatura, aveva una grande passione per il progetto”.
“Quando abbiamo ricevuto lo script di Tony, abbiamo pensato tutti che avesse colto nel segno”, dice Neufeld, “mancava solo il regista”.
Morgan Freeman ha inviato la sceneggiatura a Clint Eastwood, che è stato subito sensibile al materiale. “La storia ha colpito la mia immaginazione, ho pensato che era perfetta per un film e ho apprezzato il modo in cui era scritta la sceneggiatura”, dice Eastwood.

Il produttore Robert Lorenz aggiunge: “Clint e io abbiamo letto lo script e siamo stati immediatamente d’accordo che era qualcosa che volevamo fare. E’ una storia potente, molto umana anche, per il legame che si sviluppa tra Mandela e Francois Pienaar. Poi è affascinante osservare un lato più personale di Mandela, oltre alle sue doti di grande
trascinatore”.
“Paragono questo progetto a due calamite che si attraggono, persone giuste, momento giusto, posto giusto”, sottolinea Freeman. “Tutto ha combaciato perfettamente, e non succede spesso”.

Come ispirarci alla grandezza? Come ispirare quelli attorno a noi?
Nelson Mandela in “Invictus”

Molto prima che iniziasse la produzione di “Invictus”, Morgan Freeman era stato scelto per il ruolo di Nelson Mandela dalla persona più importante. “Una volta chiesero a Madiba chi avrebbe potuto interpretarlo sullo schermo e lui rispose ‘Morgan Freeman’”, rivela l’attore.
“Quando l’ho incontrato la prima volta qualche anno fa, gli ho detto che ero onorato che avesse fatto il mio nome”.
“Invictus” è il terzo film che Freeman gira con Eastwood e Lorenz osserva: “Morgan e Clint si conoscono bene e si capiscono al volo. E’ un rapporto tranquillo e loro amano lavorare insieme. Morgan sa cosa vuole Clint e Clint sa che Morgan gli offrirà una performance perfetta”.

“Morgan è grande”, afferma Eastwood. “Non avrei potuto immaginare nessun altro nel ruolo di Mandela. Hanno la stessa autorevolezza e lo stesso carisma. Morgan ha anche una voce simile alla sua e ha lavorato molto per cogliere le inflessioni di Mandela, credo ci sia riuscito molto bene”.
Freeman, che ha trascorso del tempo con Mandela nel corso degli anni e lo considera un amico, dice: “E’ stata une delle mie preoccupazioni maggiori, riuscire a cogliere il suo accento e il ritmo del suo eloquio. L’ho sentito parlare spesso e prima delle riprese ho guardato qualche registrazione… e improvvisamente ci sono riuscito”.

L’attore sottolinea che l’aspetto più importante della sua performance non è stato messo in atto. “Volevo evitare di recitare, volevo essere lui e questa è stata la sfida più impegnativa.
Quando incontri Mandela, sai di essere di fronte a un grande uomo, ma c’è qualcosa che emana da lui. Spinge la gente a fare le cose migliori. Qualcuno la definisce la magia di Madiba. Non sono sicuro che la magia possa essere spiegata”.

Come Freeman, anche Matt Damon ha dovuto imparare l’accento sudafricano per interpretare il capitano degli Springboks Francois Pienaar. Ma il ruolo ha presentato all’attore altre difficoltà, più fisiche, a partire dalla più ovvia. “Sono andato subito su internet e mi sono reso conto che Francois è piuttosto robusto. Ho detto a Clint ‘Sai, quest’uomo è enorme’ e lui mi ha risposto ‘Preoccupati del resto, a questo penso io’”.
“Forse Matt non è alto come Francois, ma ha la stessa tenacia e forza”, fa notare Eastwood. “Ha lavorato duro e ha raggiunto una forma fisica incredibile per il momento delle riprese. E poi con i movimenti di macchina giusti puoi far apparire una persona come vuoi”.

Comunque non c’erano macchine da presa quando Matt ha incontrato per la prima volta Francois Pienaar. “Francois mi ha invitato a casa sua e mi ha preparato una cena fantastica. Quando sono arrivato davanti alla porta ho suonato e lui ha aperto. Dopo una pausa significativa gli ho detto ‘Sembro molto più grande con la macchina da presa’”.
Ma Damon non doveva preoccuparsi, perché Pienaar ha avuto un’ottima impressione di lui. “E’ una persona eccezionale”, dice Pienaar dell’attore. “Mi ha colpito la sua umiltà e il suo senso dell’umorismo. Voleva sapere tutto di me, la mia filosofia di capitano e cosa ha significato per noi il 1995. Abbiamo parlato anche di rugby, cosa si fa in allenamento, quali sono gli aspetti tecnici, ci siamo divertiti molto”.

“Francois mi è stato di grande aiuto. Ha passato parecchio tempo a rispondere alle mie domande su una quantità di cose”, dice Damon. “Sento la responsabilità di essere fedele a lui e alla sua storia, perché Francois è un uomo assolutamente onesto e Mandela il leader più grande del mondo attuale. E’ incredibile quello che hanno fatto e cosa ha fatto il loro
paese”.

Che ci piaccia o no, siamo più di una squadra di rugby… I tempi cambiano. Anche noi dobbiamo cambiare.
Francois Pienaar in “Invictus”

Per essere pronto a interpretare un rugbista, Damon è stato aiutato da un altro membro degli Springboks del 1995, Chester Williams, l’unico giocatore nero della squadra. In “Invictus”, Williams è stato l’allenatore dei giocatori e ha rappresentato una preziosa risorsa per i realizzatori.
“Chester è stato un consulente tecnico fantastico”, conferma McCreary, “perché ricorda ogni singola fase di gioco e come erano schierati i giocatori. Nel 1995 era in una posizione unica, essendo l’unico nero degli Springboks. In quel periodo divenne una specie di simbolo, suo malgrado, perché lui voleva solo giocare a rugby. Ma ha accettato la sfida ed è andato avanti. E’ stato incredibile averlo con noi come leader della nostra squadra”.

“Chester voleva essere sicuro che si giocasse veramente a rugby nel film”, aggiunge Eastwood. “Ha detto subito ‘Niente trucchi, dobbiamo giocare il vero rugby’. Ma sappiamo che il ‘vero rugby’ è uno sport molto duro, simile al football americano, ma senza casco o imbottiture e i giocatori vanno in attacco e in difesa. La gente che lo pratica è veramente
speciale”.
“Clint è diventato un appassionato di rugby”, dice Lorenz. “Quando eravamo in Sud Africa, ogni notte passava ore a vedere le partite e la mattina dopo ne parlava sempre”.

Per il cast “la preparazione è stata molto intensa”, afferma Damon. “Io ho lavorato molto con i pesi e ho messo su un sacco di muscoli. Mi sono preparato a scattare velocemente e ho boxato. Quando sono arrivato in Sud Africa, Chester ha detto ‘Sembri in forma, cosa hai fatto?’ e io ho risposto ‘Ho fatto pesi, boxe e scatti’. Mi ha guardato per un po’ e poi è
scoppiato a ridere ‘Perché non hai semplicemente giocato a rugby?’”.
Damon ha avuto l’opportunità di giocare a rugby quando si è allenato con gli altri attori.

“Quando sei un dilettante che interpreta un professionista, devi fare molta pratica per sembrare dotato. Tutti gli attori che non avevano mai giocato a rugby hanno dovuto lavorare duro, ma non volevamo neppure che il nostro cast restasse ferito durante le azioni di gioco, quindi stavamo con le dita incrociate per tutto il tempo”, ricorda Eastwood.
Scott Eastwood, un altro principiante, ha interpretato il ruolo di Joel Stransky, il giocatore che ha segnato tutti i punti della finale di Coppa. Quindi, oltre a studiare le varie fasi del gioco, ha dovuto imparare a calciare per fare meta.
Chester Williams ha anche scelto l’uomo che lo interpreta sullo schermo, McNeil Hendricks. Ora allenatore, Hendricks ha giocato parecchi anni da professionista e alla fine degli anni ’90 anche con gli Springboks. Lui e Williams si conoscono da allora, ma è stato il caso che ha portato Hendricks a interpretare il ruolo del suo vecchio amico in “Invictus”.

“Abbiamo cercato per settimane”, racconta Williams, “ma non andava bene nessuno. Un giorno ero in centro commerciale e ho incontrato McNeil Hendricks. Gli ho detto ‘Ho bisogno che tu interpreti me’ e fortunatamente ha accettato”.
“E’ stata una grande opportunità per me”, dice Hendricks. “Chester e io ci conosciamo da tanto tempo e siamo simili. Quando giocava a rugby sorrideva sempre e anche io lo facevo. E’ stato bello poter lavorare con gente come Matt, Morgan e Clint Eastwood”.
La maggior parte dei giocatori di rugby, anche se indossano maglie dei vari Paesi che partecipano alle gare, provengono dal Sud Africa e la coordinatrice sportiva Aimee McDaniel si è occupata di mettere insieme gli uomini delle diverse squadre.

McDaniel ha iniziato a lavorare al progetto solo quattro mesi prima delle riprese e ha collaborato a stretto contatto con Chester Williams e i suoi vecchi allenatori, Rudolf De Wee e Troy Lee, per scegliere gli uomini giusti. “La prima cosa che ho dovuto fare è stata incontrare circa 500 giocatori in due settimane ed è stato un problema, perché la stagione
stava per iniziare”, ricorda McDaniel. “Siamo andati in ogni club di rugby e abbiamo distribuito dei volantini in cui c’era la data dell’audizione, poi abbiamo dovuto selezionare il gruppo finale”.

Oltre a giocare a rugby, gli uomini che interpretano i membri della squadra della Nuova Zelanda, gli All Blacks, hanno dovuto imparare la tradizionale danza di guerra dei Maori, la Haka, “Che ha lo scopo di intimidire la squadra avversaria prima che inizi la partita”, spiega Eastwood.
“Abbiamo contattato la New Zealand Rugby Association per assicurarci che la Haka fosse eseguita correttamente”, dice Lorenz, “e loro ci hanno inviato un esperto, Inia Maxwell, che ha assistito agli allenamenti ed è stato presente quando abbiamo girato la scena”.

Il passato è passato. Guardiamo al futuro adesso.
Nelson Mandela in “Invictus”

Un’altra squadra è stata molto importante per realizzare il sogno di Mandela di una nazione arcobaleno. All’inizio del film, il nuovo presidente chiede allo staff di bianchi che avevano lavorato con il presidente de Klerk di restare al loro posto. Gli uomini che si occupano della sua sicurezza, guidati da Jason Tshabalala e Linga Moonsami restano imperturbabili… fino a che si ritrovano a lavorare fianco a fianco con i vecchi membri dello Special Branch, che fino a qualche tempo prima minacciavano la loro libertà e la loro stessa vita.

“Mandela sa che le sue guardie del corpo sono le persone più visibili del suo staff, così il fatto di avere bianchi e neri nella squadra dimostra che i diversi gruppi lavorano insieme nel suo governo. E’ molto importante per lui”, dice Eastwood.
“Mandela non parla di perdono e riconciliazione come qualcosa che deve fare il Paese, inizia lui stesso con il suo staff”, commenta Anthony Peckham, aggiungendo che l’integrazione della squadra di sicurezza di Mandela diventa un perfetto microcosmo di una storia più grande. “L’ANC (African National Congress) e lo Special Branch sono stati
nemici giurati, quindi farli lavorare insieme con l’obiettivo comune di proteggere quello che ora è il leader di tutti mi ha permesso, come scrittore, di personalizzare il concetto di riconciliazione e perdono in un modo speciale”.

Tony Kgoroge e Patrick Mofokeng interpretano rispettivamente Jason Tshabalala e Linga Moonsamy, mentre Matt Stern e Julian Lewis Jones sono stati scelti per il ruolo di Hendrick Booyens e Etienne Feyder, in passato membri dello Special Branch, con cui Jason e Linga devono lavorare ora per garantire la sicurezza di Mandela.
Nella vita del presidente Mandela e di Francois Pienaar ci sono anche donne importanti.
Adjoa Andoh interpreta Brenda Mazibuko, capo dello staff presidenziale, che non capisce perché Mandela dedichi tanto tempo e tante energie a qualcosa di insignificante come il rugby, quando ci sono problemi ben più importanti da affrontare. Marguerite Wheatley ha il ruolo dell’allora fidanzata di Pienaar, Nerine, che gli è stata a fianco e lo ha supportato nel momento in cui affrontava la sfida più impegnativa della sua vita.

E’ uno dei nostri inni… Vuole dire “Dio benedica l’Africa” e dovete ammetterlo, possiamo usarlo.
Francois Pienaar in “Invictus”

In “Invictus”, le lunghe ombre dell’apartheid si vedono chiaramente quando Francois Pienaar spiega agli Springboks il significato del nuovo inno nazionale, “Nkosi Sikelei iAfrika”, cioè “Dio benedica l’Africa” in xhosa, la lingua dei sudafricani neri, che non sostituirà il precedente inno, “Die Stem (La voce del Sud Africa), ma sarà cantato insieme.
Comunque gli sforzi di Francois incontrano la fiera resistenza dei compagni di squadra bianchi, che hanno ancora difficoltà ad adattarsi ai tempi che cambiano.
L’inno è solo una delle canzoni sudafricane che si sentono nel film e i compositori Kyle Eastwood e Michael Stevens sono stati influenzati anche dalla musica indigena.

Casualment Kyle Eastwood era già in Sud Africa per un festival jazz quando il film è partito, così Clint Eastwood ha detto: “Lo mando in giro a incontrare gruppi musicali locali e vediamo cosa trova”.
“Quando sono arrivato in Sud Africa”, continua il regista, “ho ascoltato tanti gruppi, poi abbiamo scelto il Soweto String Quartet, la band preferita di Mandela, e gli Overtone, un gruppo che canta a cappella e che ci è piaciuto molto”.
“Molti musicisti famosi che avevano sentito parlare del progetto volevano entrarci, vista l’importanza della storia”, dice Lorenz. “Alla fine Clint ha scelto la musica che meglio si adattava alla visione che aveva del film. Abbiamo aggiunto il sound di vari musicisti sudafricani e questo ha reso la colonna sonora più autentica e unica”.

Sentite? Ascoltate il vostro paese. E’ questo. Questo è il nostro destino.
Francois Pienaar in “Invictus”

Le riprese del film si sono svolte tutte in Sud Africa e, quando è stato possibile, sono stati scelti gli stessi luoghi dove si sono svolti gli eventi narrati.
“Per il cast e la troupe è stato molto importante girare in Sud Africa, tutte le persone con cui parlavamo ci raccontavano dov’erano il giorno della finale e l’emozione che avevano provato”, dice Lorenz.
“Trovarci negli stessi luoghi ha dato un’impronta di realismo a tutta la storia”, nota Mace Neufeld. “E’ stato magnifico essere lì dopo nemmeno 15 anni, e vedere cosa era stato raggiunto. E’ stata una delle mie esperienze più notevoli come produttore”.

Freeman è d’accordo e sostiene di aver notato una differenza tangibile rispetto al paese che aveva visitato dieci anni fa. “La prima volta che sono andato in Sud Africa, quando Mandela era presidente, c’era elettricità nell’aria, mentre ora tutto si svolge tranquillamente, non c’è tensione, né pressione, è stato fantastico vedere che quello che è iniziato allora è diventata la realtà quotidiana”.

“Non avrei girato il film in nessun altro posto che non fosse il Sud Africa”, dichiara Eastwood. “Devi stare lì, hai bisogno della gente, hai bisogno dei luoghi. Volevamo questa autenticità. La maggior parte del cast e delle nostre comparse sono sudafricani. In Sud Africa hanno anche un buon settore cinematografico, quindi abbiamo creato un bel gruppo di americani e sudafricani anche dal punto di vista tecnico”.
Eastwood ha riunito anche il suo team creativo, che comprende il direttore della fotografia Tom Stern, lo scenografo James J. Murakami, la costumista Deborah Hopper e, al montaggio, Joel Cox e Gary D. Roach.
“Clint si circonda di persone che condividono la sua sensibilità”, dice Neufeld. “Io stavo sul fondo e lo osservavo mentre dirigeva il film, ha un approccio molto prudente e il cast e la troupe sanno che devono essere sempre pronti, perché lui lo è”.

Freeman, che conosce bene lo stile di regia di Eastwood, afferma: “E’ rapido, gira e va avanti. Mi piace, apprezzo anche la sua tranquillità, una dimostrazione di forza e controllo”.
Alla sua prima collaborazione con Eastwood, Damon dice: “Il suo linguaggio cinematografico è fluente, sa esattamente cosa funzionerà nel raccontare una storia. Poiché è anche un attore, si è sicuri di trovarsi in buone mani, è stata una grande esperienza lavorare con lui”.

La maggior parte delle riprese sono state effettuate nella città costiera di Cape Town, mentre una delle scene chiave, quando Nelson Mandela visita il campo dove si allenano gli Springboks, è stata girata in una zona chiamata Tokai. Quando la troupe è arrivata sul posto quella mattina ha scoperto di essere stata battuta sul tempo da spettatori piuttosto insoliti, un gruppo di babbuini. “Abbiamo dovuto aspettare che i babbuini se ne andassero”, racconta Eastwood ridendo, “ma appena sono arrivai i giocatori si sono subito schierati lungo i bordi del campo o sugli alberi. Ci guardavano come se si chiedessero ‘Ma che razza di matti sono questi?’”.

La produzione ha usato una casa di Cape Town per gli interni dell’abitazione del presidente Nelson Mandela. L’assistente personale di Mandela, Zelda la Grange si è complimentata per il lavoro dello scenografo James J. Murakami e la sua squadra dicendo: “Conosco bene la casa e loro l’hanno ricreata alla perfezione. E quando ho sentito Morgan Freeman parlare, all’inizio non avevo visto chi era, ho pensato ‘Mr. Mandela è qui?’. Vedo Madiba quasi ogni giorno e posso assicurare che non avevo mai visto nessuno parlare e comportarsi come lui”.

Gli esterni della casa di Mandela sono stati girati nella sua attuale residenza di Johannesburg, dove sono state fatte le riprese anche delle partite di rugby della finale, all’Ellis Park Stadium. Lo stadio ha subito molti cambiamenti dal 1995, così il dipartimento di Murakami ha compiuto una serie di ricerche per recuperare l’aspetto di allora, anche con l’aiuto della computer grafica, e sono state aggiunte altre 2000 comparse sugli spalti.
Grazie alle tecniche di motion capture, il team degli effetti visivi ha riempito lo stadio con 62000 appassionati di rugby.

Anche la costumista Deborah Hopper è dovuta tornare indietro nel tempo, con particolare attenzione alle divise degli Springboks, perché il completo attuale è diverso. “Le divise sono molto diverse. Nel 1995 i calzoncini erano molto più corti e le magliette più grandi, tutte di cotone, mentre ora sono di tessuto sintetico”.
Hopper e il suo team hanno dovuto anche preparare i completi delle altre squadre, con i loghi, molti dei quali ora sono cambiati. Infatti quello degli Springboks è all’opposto di dove era nel 1995.
Nell’incontro finale del film, Mandela indossa una maglietta degli Springboks e Lory McCreary dice: “E’ molto significativo, perché i neri sudafricani odiavano quella maglia. E invece Mandela la indossa e dice a tutti, bianchi e neri ‘Ora siamo uniti, lavoriamo tutti insieme’. La maglia di Mandela ha il numero 6, in segno di solidarietà con l’amico e alleato Francois Pienaar.

La scena in cui Mandela e Francois si incontrano per la prima volta, nell’ufficio del presidente, è stata girata nelle sale dell’Union Buildings, sede del governo a Pretoria.
Comunque il luogo che ha suscitato più emozione in tutti è stata la prigione di Robben Island, con la vera cella in cui Nelson Mandela ha passato quasi trent’anni della sua vita.
“Eravamo commossi, stavamo quasi tutti in silenzio”, ricorda McCreary. “Dopo quell’esperienza ci siamo sentiti ancora più vicini alla storia e a Mandela”.
Eastwood riflette: “Quando siamo andati a Robben Island, siamo stati colpiti dalla ristrettezza degli spazi. E passare lì dentro 27 anni, forse i migliori della tua vita, e uscirne senza rancore è un’impresa”.
Anche la squadra degli Springboks è andata a Robben Island ed è lì che Francois ha ricordato la poesia che Nelson Mandela ha condiviso con lui, come fonte di ispirazione.
Sabrina scrive a proposito di Invictus
Il film è un capolavoro!
Sabrina

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