Welcome di Philippe Lioret

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locandina Welcome
 
Regista: Philippe Lioret
Titolo originale: Welcome
Durata: 110'
Genere: Drammatico
Nazione: Francia
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: 11 Dicembre 2009 (cinema)

Attori: Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard, Selim Akgul, Firat Celik, Murat Subasi, Olivier Rabourdin
Sceneggiatura: Olivier Adam, Emmanuel Courcol, Philippe Lioret, Thierry Rouxel

Trama, Giudizi ed Opinioni per Welcome (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Laurent Dailland
Montaggio: Andréa Sedlackova
Musiche: Nicola Piovani, Wojciech Kilar, Armand Amar
Costumi: Fanny Drouin
Trucco: Judith Gayo

Produttore esecutivo: Christophe Rossignon
Produzione: Nord-Ouest Films, Studio 37, France 3 Cinema, Mars films, Fin Aout Productions
Distribuzione: Teodora Film

La recensione di Dr. Film. di Welcome
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Colonna sonora / Soundtrack di Welcome
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Fabrizio De Flaviis: Bilal
Franco Mannella: Simon
Sabrina Duranti: Marion
Gemma Donati: Mina
Antonio Sanna: Bruno
Enrico Chirico: Zoran
Alberto Bognanni: Koban
Andrea Mete: Mirko
Luciano Roffi: Ten. Caratini
Paolo Marchese: Padre Di Mina
Milvia Bonacini: Madre Di Mina

Informazioni e curiosità su Welcome

Diventato un caso in Francia con oltre 10 milioni di euro di incasso, Welcome è uno dei film più attesi della stagione per l'attualità dei temi che affronta, raccontati attraverso una storia d’amore e di amicizia.
Accolto con quindici minuti di applausi alla sezione Panorama del Festival di Berlino 2009, il film ha ottenuto il Premio del Pubblico, il Premio Label Europa Cinemas e il Premio della Giuria Ecumenica.

Note dalla produzione:
LA POLEMICA
«Quello che accade oggi a Calais mi ricorda ciò che è accaduto in Francia durante l’occupazione tedesca: aiutare un clandestino, infatti, è come aver nascosto un ebreo nel ’43, vuol dire rischiare il carcere». Con questa dichiarazione, rilasciata a pochi giorni dall’uscita di Welcome in Francia, il regista Philippe Lioret ha scatenato una violenta polemica che ha fatto il giro del mondo e che ha visto scendere in campo il Ministro dell’Immigrazione in persona, Eric Besson, la cui replica definiva inaccettabile il paragone. In una lettera pubblicata da “Le Monde”, Lioret ha confermato la sua posizione: «Non voglio mettere in parallelo la Shoah con le persecuzioni delle quali sono vittime gli immigrati di Calais e i volontari che tentano di aiutarli, bensì i rispettivi meccanismi repressivi che stranamente si assomigliano».
Al centro della questione, infatti, oltre la situazione sconcertante della cosiddetta “giungla” di Calais, c’è l’articolo L622/1 della legge sull’immigrazione voluta da Sarkozy, quello che punisce i cittadini francesi che aiutano i clandestini con cinque anni di reclusione. Tra le conseguenze paradossali di tale articolo c’è stata anche la messa sotto inchiesta dell’organizzazione umanitaria Emmaüs, fondata dall’abbé Pierre, o fatti di cronaca come quello di una casalinga di 59 anni trattenuta e interrogata dalla polizia per 9 ore per aver ricaricato il cellulare ad alcuni immigrati irregolari. «Spero che le cose cambino in Francia», dice Vincent Lindon.
«Non ho mai fatto un film per ragioni politiche, ma se questa legge cambiasse anche grazie a Welcome sarebbe davvero un motivo d’orgoglio».


NOTE DI REGIA di Philippe Lioret

IL MESSICO FRANCESE...
Il progetto di Welcome nasce dalla forte attrazione che ho provato da subito verso questo particolare soggetto, dedicato a uomini in fuga dai propri paesi d’origine e determinati a raggiungere quell’Eldorado che l’Inghilterra rappresenta ai loro occhi. Dopo un viaggio improbabile, essi si trovano bloccati a Calais – frustrati, maltrattati e umiliati – a pochi chilometri dalla costa inglese, che riescono persino a vedere in lontananza. Parlandone una sera con lo sceneggiatore Olivier Adam, ho capito come quel posto fosse la nostra “frontiera messicana” e che sarebbe bastato scavare un po’ per ricavarne una storia di grande impatto drammatico.

RICERCHE SUL CAMPO
Insieme a Emmanuel Courcol ho contattato le organizzazioni non profit che fanno il possibile per aiutare queste persone, quindi siamo partiti per Calais. Per parecchi giorni, durante un inverno ghiacciato, abbiamo seguito i volontari di queste organizzazioni, venendo a contatto con la vita infernale dei rifugiati: la “giungla” dove trovano riparo, il racket delle estorsioni dei contrabbandieri, le infinite persecuzioni da parte della polizia, i centri di detenzione, i continui controlli dei camion dove stanno ammucchiati per riuscire a imbarcarsi sul traghetto e dove rischiano la vita per sfuggire alle ispezioni… Quello che ci ha sorpreso di più è stato l’età dei rifugiati: il più vecchio non aveva 25 anni. Quando abbiamo parlato con Silvie Copyans, dell’organizzazione Salam, abbiamo saputo che molti di loro, come tentativo estremo, hanno provato ad attraversare la Manica a nuoto. Mentre tornavamo a Parigi, le nostre menti erano così prese da quanto avevamo visto che in macchina non abbiamo scambiato neanche una parola…

IO E VINCENT
Quando ho parlato a Vincent Lindon del soggetto, mi ha detto che avrebbe fatto il film anche senza leggere la sceneggiatura. Vincent è un uomo dal cuore d’oro e credo che, al di là del personaggio di Simon, gli piacesse l’idea in sé di imbarcarsi in questo progetto. Certo, le persone che ci conoscono entrambi temevano che ci sarebbero stati attriti sul set. Tuttavia, lavorando con lo stesso obiettivo, si è creata una chimica eccezionale tra di noi, che ha influenzato positivamente il risultato finale. Vincent è un attore capace di comunicare delle emozioni con un semplice movimento o una postura: spesso, grazie a lui, si può fare a meno di una frase intera. È un perfezionista ed è sempre disposto ad ascoltare. So che a film concluso è buona educazione parlar bene di tutti, ma lo dico sinceramente: con Vincent è stato uno splendido incontro, sia sotto il profilo umano che artistico. Faremo altri film insieme.
Due destini e l’assurdità del mondo Osservando i volontari lavorare, ho pensato che ad alcuni può capitare di ritrovarsi a passare la vita con persone che non sono altrettanto impegnate e generose. È il caso del personaggio di Simon e di sua moglie Marion, attiva nel volontariato: Simon, come tutti noi, è una persona molto lontana dall’essere perfetta.
All’inizio, come molti altri a Calais, non è interessato ai problemi degli immigrati e, come gli rimprovera Marion, “guarda da un’altra parte e se ne torna a casa”. Da giovane, non è riuscito a fare carriera come nuotatore professionista e questo fallimento l’ha reso duro e ostile. Quando incontra Bilal lo aiuta per i motivi sbagliati, ossia solo per fare impressione su Marion, con cui si sta separando, e dimostrare che non è l’individualista che lei crede.
Poi le cose gli sfuggono di mano: aiutare un immigrato è un reato punibile dalla legge. Ma più la cosa va avanti, più Simon è coinvolto dalla situazione di Bilal, di cui capisce la profonda ingiustizia. Entrambi, poi, stanno lottando per salvare il loro amore e la loro storia può riassumersi come quella di due destini contro l’assurdità del mondo.

TROVARE BILAL
Trovare un attore per Bilal è stato come trovare un ago in un pagliaio. Mentre scrivevamo il suo personaggio, un diciassettenne che parla solo curdo e inglese e che dovrebbe reggere il film sulle spalle insieme a Vincent, ci sono venuti i sudori freddi: neanche sapevo se un tipo del genere esistesse da qualche parte nel mondo. Con Tatiana Vialle, responsabile del casting, abbiamo viaggiato per settimane da Berlino a Istambul, da Londra alla Svezia, dove vivono grandi comunità di curdi. Alla fine, abbiamo scoperto Firat proprio in Francia. Ovviamente non era un professionista e le prime prove erano… qualcosa di inusuale.
Ma aveva un’intensità e un autenticità che hanno fatto la differenza.

LA RAGAZZA DELLA PORTA ACCANTO
Audrey Dana è quella che si dice una “ragazza della porta accanto”, ossia l’esatto opposto della “starlet”.
Mi ci è voluto un po’ per trovarla. Avevo bisogno di una donna credibile come insegnante di scuola media che andasse a servire alla mensa dei rifugiati per un semplice spirito umanitario. Non volevo tuttavia che apparisse come una “suffragetta” militante, quanto piuttosto come una donna che sta bene con se stessa e che possiede un innata e sincera generosità. Audrey ha questa generosità.

LUOGHI REALI
La piscina pubblica è quasi un personaggio essa stessa e agisce da catalizzatore della storia: non solo evoca il fallimento della carriera di Simon come nuotatore, ma è anche dove Bilal impara a nuotare con la speranza di attraversare la Manica. È molto importante per me filmare nei posti dove l’azione ha luogo davvero. Quando giri in posti reali, racconti meglio qualsiasi vicenda: le strade di Calais, il porto gigantesco, la spiaggia di Blériot, il continuo andirivieni dei traghetti… tutte queste atmosfere conferiscono autenticità al film. Proprio per far risaltare l’aspetto realistico, il produttore Cristophe Rossignon e io abbiamo deciso di non andare a girare in Repubblica Ceca o in Romania, come spesso succede per questioni di budget. E il film ne ha risentito molto positivamente.

IL CARTELLINO DEL PREZZO
Non ci sono moltissime opzioni nella scelta dell’inquadratura più adatta a una scena e bisogna prendere la decisione giusta. Passo il mio tempo chiedendo agli attori di essere autentici, ma, a suo modo, anche la cinepresa può rischiare di essere “falsa”. Se in una scena si nota troppo e i suoi movimenti sono accessori, uno pensa: “Ok, questa è finzione”, e io credo che invece di guadagnare, si perda qualcosa. Come spettatore, quando mi piace un film è come se ricevessi un regalo. Ma se il lavoro che c’è dietro è troppo evidente, mi sembra quasi che ci abbiano lasciato sopra il cartellino del prezzo.



Vincent Lindon
Simon
«Quando Philippe Lioret mi ha raccontato il soggetto di Welcome – racconta Lindon – sono rimasto rapito. Ricordo di avergli detto che avrei letto la sceneggiatura in seguito per puro piacere, ma che già da quel momento ero sicuro che avrei girato il film. Quello che mi piace di Philippe è il fatto che è capace di affrontare storie molto difficili senza un approccio frontale, quanto piuttosto seguendo le emozioni dei singoli personaggi e i loro rapporti. Queste piccole storie si connettono poi al quadro storico e sociale generale e il dramma che ne risulta è ancora più forte».
«D’altra parte, appena arrivati a Calais per iniziare le riprese, Philippe mi ha portato al “Quai de la soupe”, una specie di osteria dove i rifugiati vanno a mangiare. Incrociando tre di loro all’uscita, gli abbiamo dato uno strappo in automobile. Pur vivendo in uno stato di assoluta povertà, sorridevano tutti e tre. Su loro richiesta, li abbiamo lasciati in un posto deserto simile a un’enorme discarica, in cui non c’era neanche un edificio, né si vedeva anima viva. Poi, senza dire una parola, Philippe mi ha lasciato all’hotel. La situazione parlava da sé. Questo è stato il mio arrivo a Calais: avevo visto tutto quello dovevo vedere. Abbiamo iniziato a girare il giorno dopo».
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