Regista: Susanna White
Titolo originale: Nanny McPhee and the Big Bang
Durata: 110'
Genere: Commedia, Fantastico
Nazione: Regno Unito, Francia, U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: 04 Giugno 2010 (cinema)
Attori: Ralph Fiennes, Ewan McGregor, Maggie Gyllenhaal, Emma Thompson, Maggie Smith, Rhys Ifans, Daniel Mays, Asa Butterfield, Bill Bailey
Soggetto: Christianna Brand
Sceneggiatura: Emma Thompson
Trama, Giudizi ed Opinioni per Tata Matilda e il grande botto (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Nanny McPhee and the Big Bang
Durata: 110'
Genere: Commedia, Fantastico
Nazione: Regno Unito, Francia, U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: 04 Giugno 2010 (cinema)
Attori: Ralph Fiennes, Ewan McGregor, Maggie Gyllenhaal, Emma Thompson, Maggie Smith, Rhys Ifans, Daniel Mays, Asa Butterfield, Bill Bailey
Soggetto: Christianna Brand
Sceneggiatura: Emma Thompson
Trama, Giudizi ed Opinioni per Tata Matilda e il grande botto (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Mike Eley
Montaggio:
Scenografia: Simon Elliott
Costumi: Jacqueline Durran
Produttore: Tim Bevan,Lindsay Doran,Eric Fellner
Produttore esecutivo: Liza Chasin, Debra Hayward,Emma Thompson
Produzione: Working Title Films
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Montaggio:
Scenografia: Simon Elliott
Costumi: Jacqueline Durran
Produttore: Tim Bevan,Lindsay Doran,Eric Fellner
Produttore esecutivo: Liza Chasin, Debra Hayward,Emma Thompson
Produzione: Working Title Films
Distribuzione: Universal Pictures Italia
La recensione di Dr. Film. di Tata Matilda e il grande botto
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Colonna sonora / Soundtrack di Tata Matilda e il grande botto
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Roberta Greganti: Tata Matilda (Nanny McPhee)
Roberto Pedicini: Lord Gray
Francesca Fiorentini: Sig.ra Green
Christian Iansante: Zio Phil
Alina Moradei: Sig.ra Docherty
Federico Bebi: Cyril Gray
Agnese Marteddu: Celia Gray
Ruggero Valli: Norman Green
Angelica Bolognesi: Megsie Green
Paolo Dal Fabbro: Vincent Green
Informazioni e curiosità su Tata Matilda e il grande botto
E' il secondo film ispirato alla figura di Tata Matilda. Il primo è Nanny McPhee (Tata Matilda).Note dalla produzione:
LA TATA E’ TORNATA
A cinque anni dal grande successo di Tata Matilda, Emma Thompson e la produttrice Lindsay Doran tornano a collaborare con la Working Title Films alla realizzazione di un nuovo capitolo della magica, affascinante favola che ha entusiasmato i bambini di tante generazioni.
“Abbiamo sempre descritto il contenuto del primo film Tata Matilda, come la storia di una “magica tata alle prese con i sette bambini più orribili della storia del mondo”, spiega Lindsay Doran, “E credo che di questo continueranno a parlare i nostri film sulla Tata: di un gruppo di monelli e della magica tata che arriva in loro soccorso. La grande differenza tra il primo e l’ultimo film della serie è che il primo raccontava i dissidi tra un genitore e i suoi figli mentre l’ultimo descrive una “guerra” tra quattro ragazzini. Tata Matilda ha il compito di impartire cinque lezioni fondamentali, che non solo insegnano come andare d’accordo ma spiegano anche come risolvere i propri problemi in modo costruttivo evitando banali litigi”.
“In entrambi i film”, aggiunge la sceneggiatrice/produttrice esecutiva e attrice Emma Thompson, “prevale una sensazione di assenza. Nel primo caso, è un’assenza dovuta alla morte della Signora Brown che aveva così tanti figli, cosa molto vera per quei tempi. Nel secondo caso, invece, è l’assenza di un padre impegnato al fronte ad essere vera per quell’epoca e, sfortunatamente, anche per quella in cui viviamo”.
La Thompson iniziò a concepire la storia del secondo film mentre il primo era ancora in fase di produzione. Il soggetto lo scrisse nel corso dei due anni successivi. Durante l’intero processo di scrittura, la Thompson cercò di conservare lo spirito originale dei testi da cui traeva ispirazione per il film. Tata Matilda è il personaggio centrale delle favole scritte da Christianna Brand e da suo cugino Edward Ardizzone (che realizzò le illustrazioni dei libri per l’infanzia Nurse Matilda), che vennero tramandate di generazione in generazione per un centinaio d’anni. Ogni generazione accresceva il potere magico della legenda di questi bambini e della magica tata dai poteri sovrannaturali che arrivava per addomesticarli.
Christianna Brand iniziò a scrivere i primi racconti negli anni ’60, e già in quegli anni le sue storie raggiunsero livelli qualitativi impareggiabili che la Thompson si sforzò di conservare anche nei suoi soggetti. Se parte della storia e dei personaggi possono apparire inediti, gli attributi di base di Tata Matilda – le sue lezioni, il suo aspetto che da rivoltante diventa piacevole grazie all’amore che i bambini iniziano a provare per lei, il suo bastone magico, il suo appassionato impulso di arrivare nel momento in cui è voluta e non in cui si ha bisogno di lei – restano gli stessi.
La regista Susanna White venne ingaggiata per trasformare il soggetto di Emma in un film per il grande schermo. Come afferma il produttore Eric Fellner, “Susanna aveva realizzato alcuni eccellenti film comici e drammatici per la televisione, ed è stato questo a convincerci. Ha conferito grande sensibilità al progetto e ha lavorato con enorme passione. Credo che con questo film abbia dato prova delle sue grandi doti artistiche e della sua professionalità”.
La White ricorda il momento in cui ricevette il soggetto: “Ero in Africa per girare Generation Kill, la serie sull’invasione americana in Iraq, e avevo passato l’intera giornata a girare una scena piena zeppa di esplosioni spaventose. La sera tornai e mi misi a leggere il soggetto che mi piacque subito molto. Avevo amato molto il primo film ma questo soggetto mi era piaciuto in modo particolare. Era per via della figura della madre, di questa donna lavoratrice che faceva di tutto per sostenere la sua famiglia e, nonostante ciò, non riusciva a tenere in piedi la sua vita. Ero affascinata da quel che Emma e Kirk Jones erano riusciti a fare con il primo film: avevano dato vita a una creatura mitica – quella Tata è davvero magica! – benché inquietante, ma inquietante in modo costruttivo. Capii che avevano creato un’icona”. La White aveva già preso spunto da alcuni film classici per le famiglie come Quella fantastica pazza ferrovia e The Sound of Music “dove le emozioni e la comicità sono miscelate a misura. Ero sicura che sarei riuscita a trasmettere grande emotività in questo nuovo film”, aggiunge la regista.
La White era anche convinta che la sua esperienza come regista televisiva e di documentari l’avrebbe aiutata a interpretare al meglio il soggetto della Thompson. “Credo che il mio lavoro di regista di documentari mi abbia dato la possibilità di conoscere l’ampia gamma di situazioni emotive che caratterizzano la vita di ogni persona, quelle che io uso come punto di riferimento. Ho vissuto emozioni forti e autentiche facendo quel lavoro, ho vissuto la morte di una persona, la nascita di un bambino, ho assistito a un’autopsia, a celebrazioni di ogni genere e credo di sapere riconoscere quando qualcosa sa di “vero” davanti alla telecamera e volevo creare questa sensazione anche in un film di fantasia come questo”.
RIALZATI, PULISCITI E RICOMINCIA TUTTO DACCAPO
La realizzazione del secondo film su Tata Matilda richiedeva la stesura di una storia completamente inedita. “Chi non ha letto Nurse Matilda, i tre libri per l’infanzia scritti da Christianna Brand, potrebbe supporre che abbiamo realizzato il primo film prendendo spunto dal primo libro e il secondo dal secondo libro”, afferma la Doran. “Ma Emma aveva scavato nei personaggi e nella storia di tutti e tre i libri per non lasciare niente di inspiegato. In poche parole, aveva preso gli ingredienti di base e li aveva miscelati insieme”. Ma di cosa doveva parlare il secondo film? Innanzitutto, si stabilì sin dall’inizio che non sarebbe dovuto iniziare con Tata Matilda che torna a risolvere i problemi della famiglia Brown, quella descritta nel primo film. “Un giorno, un mio amico regista mi disse, ‘Un film dovrebbe raccontare solo il giorno più importante della vita di un personaggio”, racconta la Doran, “A chi interessa sapere cosa accade il secondo giorno più importante della vita di un personaggio?’ Si riferiva a quei sequel in cui i personaggi sono sempre gli stessi ma le storie non hanno la stessa forza e la stessa organicità del film originale. Mi sembrò un buon suggerimento”.
Si decise che Tata Matilda avrebbe fatto un viaggio spazio-temporale al termine del quale sarebbe apparsa alla porta di una nuova famiglia. “E’ un po’ come Batman che possiede dei poteri magici che usa come meglio crede quando la situazione lo richiede”, commenta Fellner.
“Tata Matilda è senza tempo e senza età”, afferma la Thompson. “Chi potrebbe mai dire quante famiglie abbia visitato e per quanto tempo? Quando decidemmo di farle fare quel viaggio spazio-temporale, capii subito in che periodo avrei voluto collocarla: in un periodo di guerra.
Volevo che la famiglia che l’avrebbe ospitata fosse composta da un padre impegnato al fronte e da una madre occupata a mandare avanti la famiglia. Nuovi problemi per i bambini, nuovi problemi per i genitori e cinque nuove lezioni che Tata Matilda tenta di impartire ai ragazzini”.
Si decise anche di non dare una connotazione precisa al periodo di guerra descritto. Il periodo, infatti, assomiglia a quello degli anni’40 e della Seconda Guerra Mondiale, ma è più un’assomiglianza che un’effettiva attinenza con i fatti. “Volevamo che la guerra raccontata nel film servisse da metafora per tutte le guerre”, spiega la Doran. “Ma non volevamo che la portata del film venisse ridotta da un’osservanza pedissequa di ciò che realmente accadde in quegli anni. Optammo così per quelli che definimmo “una sorta di anni ‘40”, un periodo che, pur avendo molto in comune con la II Guerra Mondiale, conserva delle peculiarità uniche per questo film”.
La decisione di far viaggiare Tata Matilda in un altro secolo presentava anche altri vantaggi. Nel nuovo film, incontriamo più di un ex bambino, ormai adulto, a cui Tata Matilda aveva impartito le famose lezioni. Il primo è il sergente Jeffreys, l’enorme soldato che Norman e Cyril incontrano all’esterno del Ministero della Guerra. “Il sergente Jeffreys è un imponente custode del Ministero della Guerra e in un primo momento sembra un personaggio spaventoso.
Poi, quando arriva Tata Matilda, si capisce che è uno dei tanti bambini vulnerabili di cui si è presa cura la tata, solo che la sua vulnerabilità non lo ha mai lasciato, neanche ora, che si ritrova in presenza di Tata Matilda”, afferma Nonso Anozie parlando del soldato che interpreta nel film. Quando Tata Matilda lo vede mettersi sull’attenti, gli dice “Vedo che la Lezione numero tre ha dato i suoi frutti”. “Molta gente ha formulato varie ipotesi su ciò che aveva imparato il sergente Jeffreys dalla lezione tre”, ci confida la Thompson. “La risposta è semplice: che doveva imparare a stare dritto”. “‘Stai dritto” è una lezione che il sergente Jeffreys non dimenticherà mai”, aggiunge Nonso Anozie. “E, non a caso, finisce proprio nel posto in cui è costantemente costretto a starci”. Un’altra rivelazione su un altro ex bambino ammansito dalla Tata arriva verso la fine del film quando capiamo che il personaggio che abbiamo conosciuto come la signora Docherty, interpretato da Maggie Smith, altri non è che la piccola Agatha Brown del primo film, un po’ invecchiata.
Un altro aspetto interessante delle storie ambientate in periodi di guerra riguarda il genere di personaggi che popolano il mondo in cui si consuma la storia. In quel periodo, e in quei luoghi, gran parte degli uomini si trovava al fronte, eccezion fatta per gli anziani (come il signor Docherty e il signor Macreadie, l’agricoltore), per quelli che venivano arruolati in altri lavori di tipo militare (l’autista del signor Gray, Blenkinsop), e i furbi e i codardi (lo zio Phil).
Restavano solo le donne e i bambini, molti dei quali erano costretti ad assumere i ruoli precedentemente coperti dagli uomini al fronte. La signora Green e i suoi bambini sono responsabili della fattoria e il casinò frequentato da Phil è stato rilevato da una donna conosciuta con il nome di signora Big (presumibilmente, la moglie del signor Big). Se Phil viene minacciato dalle due donne assoldate dalla signora Big è perché gli uomini sono tutti al fronte.
Da parte loro, le due malviventi, la signorina Topsey e la signorina Turvey, sembrano apprezzare molto la nuova attività, come tante donne lasciate sole in tempo di guerra, e non hanno nessuna voglia di rinunciavi quando gli uomini iniziano a tornare dal fronte.
BAMBINI IN GUERRA
Sebbene il film sia ambientato sullo sfondo di una guerra non ben specificata tra nazioni diverse, la vera guerra della storia è quella che si scatena tra i bambini della famiglia Green e quelli della famiglia Gray. Le lotte iniziano subito dopo l’arrivo dei cugini Gray, Celia e Cyril, alla fattoria dei Green, dove lo snobismo dei primi e l’allegria e chiassosità dei secondi crea immediatamente profondi contrasti tra i quattro ragazzini. “Con l’arrivo dei cugini, la situazione diventa subito incandescente all’interno della casa. I nostri modi gentili e accoglienti contrastano con i loro snobismo, i loro vestiti alla moda e la loro arroganza. Allora, decidiamo di fargliela pagare: la guerra parte tutta da lì”, spiega Lil Woods che, nel film, interpreta il ruolo di Megsie Green.
I Green hanno ben altri problemi a cui pensare. “Norman ha appena 11 anni ma è lui l’uomo di famiglia ora che il padre è impegnato al fronte. Sua madre fa fatica a mandare avanti la baracca e i figli devono aiutarla a trovare i soldi per il trattore”, spiega Asa Butterfield che, nel film, interpreta il ruolo di Norman Green.
Anche la sorella di Norman, Megsie, contribuisce come può. Come ci spiega Lil Woods parlando del suo personaggio: “Megsie ha solo 9 anni ed è un vero maschiaccio. E’ un tipo diretto, una che non fa storie e che ama sbrigarsela da sola. E’ l’aggiustatrice di famiglia: se un cardine si allenta o se si rompe una finestra, lei si mette lì e lo aggiusta in un battibaleno”.
Vincent, interpretato da Oscar Steer, ha solo sei anni ed è il figlio minore dei Green: “Io interpreto il personaggio di Vincent che, all’inizio, è davvero molto molto birichino. Solo alla fine diventa più buono. In una delle prime scene, prende una mazza da cricket e inizia a distruggere alcuni oggetti di porcellana che, in realtà, non sono di vera porcellana ma che i ragazzini, me escluso fortunatamente, sono costretti a raccogliere e a ripulire tutto”.
I bambini della famiglia Gray non suscitano grande solidarietà nel pubblico all’inizio della storia ma, con il procedere degli eventi, i tristi fatti che li hanno costretti a trasferirsi alla fattoria li rendono amabili.
“Cyril è snob, gli piace litigare e combinare guai ma fa delle battute molto divertenti.
E’ stato costretto a lasciare Londra e a trasferirsi con la sorella Celia alla fattoria dove, però, c’è fango dappertutto e lui odia il fango perché gli rovina i vestiti. E poi non ci sono dolci e deve fare un sacco di lavoretti noiosi!”, racconta Eros Vlahos parlando dell’atteggiamento di Cyril all’arrivo alla fattoria.
“Celia Gray è molto sgradevole all’inizio del film. E’ abituata a non fare niente, ad avere migliaia di cameriere che la sollevano da qualunque incombenza; poi, un giorno, i suoi genitori decidono di spedirla in campagna insieme al fratello”, spiega Rosie Taylor-Ritson che interpreta Celia, la sorella di Cyril.
Per realizzare le numerose scene di “guerra” inserite nel film, la produzione decise di ingaggiare il Direttore delle scene in movimento Toby Sedgwick, già vincitore di un Olivier Award. Grazie alla sua esperienza, acquisita anche attraverso i corsi di formazione alla Jacques Lecoq School of Movement di Parigi, Sedgwick riuscì a coreografare tutte le scene di inseguimento e di lotta tra i bambini nonché la sequenza in cui gli animali entrano in cucina e la signora Green si divincola per evitarli. “Non ricordo di altri film in cui sia stato ingaggiato un direttore per le scene in movimento, ma la comicità fisica, nel cinema, richiede tempi precisi e molta riflessione ed è esattamente quella precisione che Susanna ed Emma pretendevano dai movimenti fisici dei loro personaggi”, afferma Sedgwick. “Nel mio lavoro, possono capitare scene relativamente semplici, come quella in cui i piccoli Green inseguono Cyril intorno al tavolo da cucina, e altre più complesse, come la sequenza del salotto in cui i ragazzini prima si azzuffano tra loro e poi contro se stessi. Nella scena del salotto si susseguono contemporaneamente una serie di scherzi che richiedono grande fisicità e sveltezza. Per fortuna, ci diedero quattro settimane per coreografare quella sequenza. Ci servimmo di alcuni aspetti mimici del movimento; ad esempio, la mano che afferra il colletto e lo scaraventa per terra non è la mano di Cyril ma una posticcia proprio come quella in cui Norman si strappa un orecchio e lo lancia attraverso la stanza. I bambini sono stati bravissimi. Persino Oscar [Steer], di appena sei anni, ha imparato subito le tecniche necessarie a far sembrare che perdesse il controllo del suo corpo e della mazza da cricket”.
LA MADRE VESSATA E LA TATA RISOLUTRICE
Maggie Gyllenhaal, vale a dire la signora Green, spiega lo stato d’animo del suo personaggio all’inizio del film: “La signora Green non vede luce e le cose continuano ad andare di male in peggio! Se c’è qualcuno ad avere bisogno di Tata Matilda quella è proprio lei. I ragazzini litigano, rompono oggetti, si appendono a testa in giù e, come se non bastasse, la signora Docherty continua a richiedere il suo aiuto mentre lei riesce a malapena a tenersi in piedi”.
“Ho accettato questo film perché sentivo che la signora Green era una donna vera, il ritratto di una madre alla quale mi sono subito sentita vicina. Ovviamente, ci sono cose che la opprimono, ma credo che ogni madre abbia la sensazione di non avere un minuto di tempo da dedicare a se stessa. E’ un sentimento diffuso ed Emma Thompson ha saputo renderlo con grande compassione”, spiega la Gyllenhaal continuando a parlare della Green.
Per Susanna White, la signora Green vestiva un ruolo centrale nel contesto della storia: “La regia di un sequel può essere molto insidiosa ma, in questo caso, mi resi subito conto che il soggetto evitava accuratamente gli stereotipi dei classici sequel, ad esempio, quello di riproporre gli stessi luoghi del film originale. Mi era piaciuta molto l’idea di questa assenza del padre e ma soprattutto mi aveva colpito il dolore di questa madre costretta a inventarsi l’impossibile per mandare avanti le cose. Suo marito è al fronte e lei, che riesce a malapena a soddisfare le esigenze dei figli, deve persino mitigare l’impatto dell’arrivo dei cugini londinesi sui bambini. Allo stesso tempo, deve mantenersi il lavoro al negozio, mandare avanti la fattoria e svolgere una miriade di altre faccende impossibili. Questo suo inventarsi mille stratagemmi per mandare avanti le cose mi era sembrato molto attuale e la signora Green mi era apparsa una donna molto moderna. C’è tanto calore in Maggie e una sorta di intolleranza che ho immediatamente associato al personaggio descritto da Emma. La signora Green è una donna strana e un po’ originale ed è per questo che pensai che Meggie potesse essere perfetta per la parte. Inoltre, è madre anche lei e conosce le dinamiche della maternità e del rapporto madrefiglio.
Pensai che il suo stile così naturale e diretto si sarebbe adattato alla perfezione al ruolo della signora Green”, continua la White.
Emma Thompson era interessata a vedere la Gyllenhaal in un ruolo completamente diverso da quelli che era abituata a interpretare: “In questo film, Maggie rappresenta una donna inglese stanca e stressata ma, in genere, siamo abituati ad associarla a film leggeri, non convenzionali e all’avanguardia ed è stato interessante vederle fare qualcosa di totalmente diverso… ci ha regalato una magnifica signora Green”.
“QUELLI RICOPERTi DI PUPU”’ E I “PARASSITI ARISTOCRATICI”
Diversamente dai bambini del primo film che si coalizzano contro il padre e contro le bambinaie, i monelli di “Tata Matilda e il Grande Botto” si fanno la guerra dal primo momento in cui si incontrano. “In questo film ci sono cinque bambini contro i sette della pellicola precedente”, afferma Lindsay Doran. “Questo ci ha permesso di conferire loro personalità e ruoli ben distinti nel contesto della storia. C’è da dire che, il fatto che ogni bambino dovesse avere caratteristiche diverse, persino all’interno delle loro rispettive famiglie, ha reso il processo di selezione una vera e propria sfida per noi della produzione”.
La prima volta che la White vide Asa Butterfield in occasione de Il bambino con il pigiama a righe rimase molto colpita dalla sua capacità di bucare lo schermo. “Non si tratta solo di quanto la telecamera ami il suo viso; c’è una profonda sensibilità dietro agli occhi di quell’incredibile bambino. È capace di grande autenticità emotiva; inoltre, ha il vantaggio di assomigliare realmente alla mamma dei bambini del film, vale a dire, Maggie Gyllenhaal”. “Asa rappresenta la quintessenza dell’eroe ed è perfetto nei panni di Norman”, aggiunge la Thompson. “Lui e sua madre sono i capofamiglia e si aiutano a vicenda per mandare avanti la casa. Asa è un ragazzo schietto, dotato di grande emotività, cosa molto importante considerando che Norman (che, tra le altre cose, porta il secondo nome di mio padre) rappresenta il fulcro emotivo di tutta la storia”.
Lil Woods interpreta il ruolo di Megsie, il maschiaccio di casa Green. “Lil è la più genuina di tutti: ama la campagna e possiede due maialini addomesticati [Itchy e Scratchy].
Parla di se con straordinaria sincerità e possiede un naturale senso della giustizia”, afferma la White. “La prima volta che la vidi”, aggiunge la Thompson, “dissi, ‘Ecco una che sembra realmente vivere in campagna’. Forse perché Lil ci vive davvero in una fattoria di campagna. Volto di chi vive all’aria aperta, lentiggini, lineamenti aperti, una vera e propria boccata d’aria fresca. Non c’era confronto con le altre ragazze che si erano presentate per il provino, tutte ragazze di città che trasmettevano atmosfere completamente diverse”.
Oscar Steer interpreta il personaggio di Vincent, il più piccolo dei Green. “Oscar era troppo tenero per non essere scelto”, ricorda la White. “Cercavo un bambino che fosse ancora talmente piccolo da vivere di immaginazione, uno che si divertisse ancora a giocare con i pirati e con tutta quella serie di giochi che appartengono al mondo della fantasia. Il suo elmetto da esploratore, ad esempio, è la rappresentazione della sua interiorità emotiva. Lo avevo preso in prestito dal reparto costumi; doveva servirmi per realizzare un progetto cinematografico per la scuola di mia figlia. Lo tenevo da qualche parte in attesa di restituirlo quando, un giorno, Jacqueline mi suggerì di farlo indossare a Vincent. Da quell’elmetto si capisce tutto ciò che c’è da capire su Vincent e sul suo spirito d’avventura”, aggiunge la Thompson: “Quando preparai le battute da fargli recitare, tenni conto del fatto che, pur essendo molto giovane, doveva essere in grado di ripetere anche le frasi più complesse del discorso. Fu talmente bravo a recitare quella parte e mostrò una mimica facciale talmente straordinaria per un ragazzino della sua età che, appena uscì dalla sala audizioni, tutti noi presenti ci guardammo e urlammo entusiasti “E’ lui!”
Inoltre, non avevo mai conosciuto un bambino capace di emettere rumori reali – suoni che rimandavano a sensazioni di tristezza e di felicità, gemiti e lamenti vari – senza la strumentazione di base che si usa per la riproduzione dei suoni”.
La Thompson temeva che la parte scritta per Cyril non fosse adatta a un bambino della sua età: “Continuavo a ripetere “Non riusciremo mai a trovare un ragazzino abbastanza spiritoso per la parte di Cyril’. Cyril doveva apparire una specie di baby-donnaiolo, un’impresa davvero difficile da realizzare, e fu un miracolo se riuscimmo a trovare Eros Vlahos”. “[La direttrice casting dei bambini] Pippa Hall chiese a Eros di improvvisare la scena di un ragazzino altezzoso che, dopo essere stato mandato via di casa, cerca di convincere i genitori a riportarlo indietro.
Ebbene, fu letteralmente spassoso e, poco dopo, ci confidò che adorava esibirsi in monologhi comici e che lo faceva da quando aveva otto anni. Era chiaro che non avrebbe avuto alcun problema a recitare la parte del ragazzino viziato. Ci domandavamo solo se il pubblico avrebbe apprezzato. Gli chiedemmo di interpretare alcune scene più serie previste nel copione e fu talmente commovente da dissipare ogni nostro dubbio”, ricorda la Doran osservando il video del provino di Eros. “Eravamo profondamente colpiti dai continui miglioramenti che riusciva a raggiungere nel corso delle riprese. Aveva una formazione comica più che tradizionale ma riusciva a imparare persino più rapidamente dei grandi attori che lo circondavano sul set.
Prestava grande attenzione ad ogni loro interpretazione e non smetteva mai di imparare qualcosa di nuovo.”, aggiunge la White.
Come ricorda la White, la parte di Celia fu la più difficile da assegnare: “Ci guardammo intorno per giorni senza riuscire a trovare la giusta Celia. Doveva trasmettere classe ed eleganza ma, al contempo, doveva essere in grado di passare attraverso un profondo processo emotivo. Un giorno, andai con Pippa Hall a fare un’audizione in una chiesa nei pressi del British Museum. Appena puntai la telecamera su Rosie capii che aveva qualcosa di speciale. Era semplicemente bellissima e sembrava avere grandi doti interpretative. Il suo viso, i suoi lineamenti classici, emanavano sensazioni antiche; era diversa dalle ragazze di oggi”. “Aveva la carnagione color pesca e sembrava talmente delicata che tutti noi saltavano in piedi al suo passaggio, quasi a evitare che si facesse male con qualcosa”, aggiunge la Thompson. “In realtà, è una ragazza forte e coraggiosa ma sembra essere cresciuta in una serra circondata da frutti di bosco. Ovviamente, ha studiato balletto classico e si muove con la stessa eleganza di una ballerina del calibro di Margot Fonteyn”.
“Mi sento di dissentire con la teoria secondo cui bisognerebbe evitare di lavorare con i bambini e con gli animali. I bambini con i quali ho lavorato in questo film mi hanno trasmesso solo una grandissima gioia. Avevo già lavorato con i bambini e ogni volta era stata un’esperienza allegra e profondamente appagante: se non altro, perché non hanno tutte quelle fissazioni che in genere hanno gli adulti”, afferma Rhys Ifans che, nel film, interpreta il ruolo dello zio Phil.
IL SERRAGLIO
“Gli animali del primo film avevano avuto un forte impatto sul pubblico di bambini che li aveva ammirati e fu per questo che decidemmo di utilizzarli anche nel secondo film”, afferma la Doran. “Emma arricchì il soggetto inserendo alcune scene con diversi porcellini, che hanno un ruolo molto importante nel contesto del film. Al di là del fatto di essere molto simpatici, hanno un ruolo preciso all’interno della storia. E’ stato molto divertente averli intono durante la lavorazione; sono molto intelligenti e hanno fatto esattamente tutto ciò che avevamo bisogno che facessero”.
“E’ fantastico addestrare i maiali”, afferma il preparatore di animali Gary Moi. “Sono animali molto svegli e intelligenti. Li prendiamo intorno alle tre settimane di vita e li addestriamo fino alla sesta, quando sono pronti per girare. Crescono così velocemente che fummo costretti ad addestrare due gruppi di otto esemplari. Le riprese con ognuno dei due gruppi andarono avanti per circa un mese”.
I maialini usati per il film provengono dallo Yorkshire e sono generalmente di colore rosa ma la regista voleva che assomigliassero alla specie dei Gloucestershire Old Spot. Così, il truccatore e acconciatore Peter King disegnò alcuni stampini e li usò per dipingere dei segni distintivi su ognuno dei maialini e, così facendo, fece in modo in modo che ci fossero due gruppi di maialini per lo stesso ruolo.
Il copione prevedeva alcune sequenze che, ovviamente, i maialini non sarebbero mai stati in grado di interpretare, ad esempio, quelle del nuoto sincronizzato e delle arrampicate sugli alberi. Le immagini di quelle scene vennero aggiunte successivamente dai maghi degli effetti visivi della Framestore. In realtà, questo significava che i bambini dovessero lavorare con dei maialini inesistenti e mimare dei gesti stravaganti senza avere di fronte un reale contesto.
“Nella scena del nuoto sincronizzato, i bambini dovevano entrare in un laghetto vuoto e ribellarsi ai maialini fingendo la massima spontaneità ed allegria – cosa molto difficile per degli adulti, figuriamoci per dei bambini”, spiega la Thompson. Per aiutarli, la Thompson entrò inaspettatamente nel laghetto a telecamere accese e iniziò a mimare le azioni dei porcellini. I bambini la guardavano sbalorditi! “Quel che si vede in quella scena sono i bambini che ridono spontaneamente e allegramente di me che affogo”, afferma la Thompson con finto risentimento.
“Tutto questo per descriversi l’atmosfera di profondo rispetto che si era creata sul set”.
La fattoria è popolata da molti altri animali: la mucca e la capra, che hanno un ruolo centrale, le tre oche, che girano la testa in perfetta sincronia, i polli, che scorrazzano nel cortile e, di tanto in tanto, in cucina e il cucciolo di elefante che fa delle rare apparizioni tanto per rendere la cosa ancora più divertente. Ma in questo film, anche Tata Matilda mostra un lato inedito di se stessa e lo fa attraverso il personaggio del signor Edelweiss, la sua cara amica taccola. Il signor Edelweiss ha una predilezione per lo stucco per finestre, che, tuttavia, gli provoca mal di pancia e flatulenza: una pessima abitudine che, tuttavia, si rivelerà molto utile in uno dei momenti topici del film.
“Quando iniziammo a mettere in piedi la storia del film”, spiega la Doran, “sia Emma che io pensammo che sarebbe stato divertente dare a Tata Matilda un amico tutto suo. Le streghe hanno spesso degli amici (ad es., gli animali che le aiutano a fare le loro stregonerie) e, anche se Tata Matilda non è una strega, pensammo che sarebbe stato divertente darle un animale che le facesse compagnia. Fu così che ci inventammo il personaggio del signor Edelweiss e il suo rapporto di dipendenza da Tata Matilda. Il signor Edelweiss ha seguito Tata Matilda per non si sa quanto tempo. Ha cercato in tutti i modi di riconquistare la sua amicizia dopo che, molto tempo prima, aveva fatto qualcosa per cui lei non era mai riuscita a perdonarlo.
L’inizio del film è contrassegnato da una vaga atmosfera di mistero: cosa avrà mai fatto il signor Edelweiss per suscitare tanta rabbia in Tata Matilda? Lui, di sicuro, non la lascerà mai andare, non desisterà, continuerà a insistere finché potrà tornare ad accovacciarsi sulla sua spalla. La sua fede in Tata Matilda è una piccola storia all’interno della grande storia del film”.
“Tata Matilda instaura un rapporto speciale con il signor Edelweiss che, in realtà, è molto più normale di quello che ha con i bambini di cui si prende cura”, afferma la Thompson.
“Può apparire molto nervosa nei confronti dell’uccellino, più di quanto non appaia nei confronti dei bambini”. La Thompson si divertì molto a lavorare con le taccole utilizzate per sviluppare la parte del signor Edelweiss: “Le abbiamo addestrate per mesi. E’ stato un momento straordinario, mi sono affezionata molto alle mie taccole, Al, Devil e Dorian: sono state fantastiche. Abbiamo iniziato a lavorare con sei esemplari, alla fine, ne abbiamo tenuti solo tre: uno era più bravo a volare, un altro era più sfacciato e il terzo riusciva a sbucar fuori dalla camicia a velocità impressionante”, racconta la Thompson.
La White riteneva che la presenza del signor Edelweiss avrebbe aggiunto qualcosa al ruolo di Tata Matilda. “La cosa straordinaria del rapporto tra il signor Edelweiss e Tata Matilda è che ci consente di conoscere più a fondo il personaggio della Tata, di perlustrarne altri aspetti, di andare un briciolo più a fondo nella sua vita personale”.
I CATTIVI
Nessuna storia, neanche la più bella, può fare a meno di qualche cattivo. Rhys Ifans interpreta il ruolo di Phil Green: “Phil è il cognato di Isabel e, a differenza del fratello Rory che combatte coraggiosamente al fronte per difendere il Paese, si inventa di avere i piedi piatti per evitare l’arruolamento e passa il tempo a gironzolare per il paese. Possiede metà della fattoria che, tuttavia, cerca di svendere per saldare i debiti di gioco”, afferma Rhys Ifans parlando del personaggio che interpreta nel film: “La verità”, aggiunge “è che Phil evita l’arruolamento perché è un vecchio codardo dalla mentalità arretrata”.
“Phil è un uomo debole”, continua Susanna White, “si considera una brava persona ma, in realtà, non fa che combinare guai. E’ un eterno ottimista, sempre pronto a inventarsi nuovi stratagemmi per procurarsi altro denaro. Rhys si è immedesimato alla perfezione nella parte del “cattivo”… Ha un naturale propensione all’umorismo e, allo stesso tempo, riesce a trasmettere emozioni autentiche, nelle quali la gente si rispecchia. Non potevamo trovare interprete migliore per Phil: un meraviglioso “cattivo” dall’aria stranamente sexy”.
Nell’oscuro mondo di Phil appaiono anche le signorine Topsey e Turvey, le due “criminali” assoldate dall’ambigua signora Biggles (alias signora Big). Le due malviventi conservano la cambiale che porta la firma di Phil (“Vi devo una fattoria”) e non smettono di stargli addosso finché non si decide a saldarla. “Ora che gli uomini sono al fronte, le due donne si sentono libere di esternare liberamente le loro minacce, che Phil teme più di ogni altra cosa. In effetti, hanno minacciato di estirpargli i reni se non si decide a saldare il suo conto”, spiega Ifans. “Sono state assoldate dalla signora Big, la padrona del casinò. C’è la guerra e le signorine Topsey e Turvey sono le uniche capaci di svolgere quel genere di lavoro. E poi, non ne possono più di bere latte in polvere e mangiare farina d’avena… se solo riuscissero a prendersi la fattoria che Phil Green aveva promesso alla signora Big, potrebbero ricevere una bella ricompensa e rimpinzarsi di lokum”, aggiunge Katy Brand (la signorina Turvey). “Le mie minacce consistono in una corte spietata e in risolini idioti”, aggiunge Sinead Matthews (la signorina Topsey); “Io, invece”, conclude Katy Brand “lo minaccio con i muscoli e con il mio cervello da psicopatica!”.
IL CONGEGNO FANTASTICO DEL SIGNOR GREEN
Il signor Green è il padre assente che ha lasciato casa per andare in guerra e di cui non si hanno notizie da mesi. Il suo personaggio si rivela attraverso la sua divertente invenzione: lo Strofinatore automatico (Scratch-O-Matic), che ha creato per la casa, la famiglia e per i suoi amati maialini.
“Lo Strofinatore automatico si usa per strofinare i maiali e Vincent è autorizzato a usarlo anche ora che il padre è lontano da casa. Se lo avessi davvero un affare del genere probabilmente costringerei mia sorella e mio fratello a sedersi nel fienile e a farsi strofinare!”, ci spiega il piccolo Oscar Steer di soli sei anni.
“La prima volta che lessi il soggetto, mi resi conto che bisognava dare maggiore spazio alla figura del padre all’interno della fattoria. Pensai che, solo testimoniando in qualche modo la sua presenza, il pubblico avrebbe condiviso il dolore provocato dalla sua assenza. Suggerii ad Emma di inventarci che il padre avesse creato una specie di giocattolo o di spazio ricreativo destinato ai ragazzi e lei se ne uscì con questa fantastica idea dello Strofinatore automatico”, aggiunge la regista Susanna White.
“I maialini amano essere strofinati. Li aiuta ad addormentarsi e li fa piombare in uno stato di autentica beatitudine. Il signor Green viene rappresentato nella sua assenza attraverso questa particolare macchina strofina-maiali dalla quale traspare la grande immaginazione, compassione, profondità e ingenuità che contraddistinguono il padre dei bambini”, aggiunge la Thompson.
Il direttore artistico Nick Dent cita Heath Robinson come fonte di ispirazione per lo Strofinatore automatico. “Ci scervellammo per inventare una macchina o un congegno incredibile e lo facemmo usando gli oggetti di casa. Credo che esista già qualcosa di simile, una specie di oggetto strano realizzato da un gruppo di professori matti dal quale potevamo prendere spunto. La cosa importante era riuscire a inventare qualcosa che non sembrasse totalmente folle e assurda. Dovevamo fare in modo che trasudasse amore e considerazione e dovevamo trasmettere l’idea che fosse il padre ad averla costruita, pensando ai suoi bambini e ai suoi maialini”, spiega Dent “La costruimmo dal nulla facendo attenzione a non superare certe frontiere tecnologiche che, nell’immediato post anni ’40, non potevano certamente esistere. Inoltre, sapevamo che doveva avere un forte impatto visivo e che trasmettesse il sentimento di un padre che vuole apparire interessante e divertente agli occhi dei figli”, aggiunge Dent.
“QUELLA SORTA DI ANNI ‘40”
“Questo è un film fantasy e non volevamo avere restrizioni di ordine temporale o spaziale”, afferma la Doran. “Decidemmo di non essere pedissequamente fedeli agli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Volevamo fare un film divertente in cui la guerra rappresentasse solo una metafora per tutte le guerre. E’ la classica storia di una famiglia in cui uno dei genitori è costretto a lasciare il nido per combattere una guerra lontana. I problemi dei Green sono riconducibili a quelli di tutte le persone che vivono una guerra combattuta in paesi lontani. Gli altri membri della famiglia, quelli che restano a casa, vivono quel periodo con angoscia, sono afflitti da responsabilità che normalmente non avrebbero mai dovuto affrontare, hanno problemi economici e con i figli”.
In linea con l’idea di ambientare il film in una “sorta di anni ‘40”, il reparto scenografia venne incoraggiato a lavorare di fantasia. “Mentre scrivo, lavoro con le parole, con i personaggi e con la storia”, afferma Emma Thompson. “Un giorno, mentre pensavo a come strutturare le scene, venni interrotta dallo scenografo Simon Elliott che buttò giù un progetto talmente efficace e perfetto da annullare ogni mia proiezione. Ecco qual è la gloria di scrivere un soggetto: che da un momento all’altro arriva qualcuno che pensa a qualcosa che tu non saresti mai stato in grado di concepire”.
Quando Susanna White lesse il soggetto del film non ebbe dubbi sulla scelta dello scenografo: “Tra me e Simon c’è una grande armonia”, ci spiega. “Le sue scenografie sono il frutto dei suoi innumerevoli viaggi in giro per il mondo: i cassetti del negozio sono ispirati al negozietto di un paesino in Francia mentre la forma dei pagliai l’avevamo vista insieme in Romania, e ci era piaciuta a entrambi. Simon riesce a cogliere le cose più disparate e a renderle molto “inglesi”. Abbiamo preso a riferimento le fotografie di Norman Parkinson e la tradizione decorativa inglese di Bloomsbury. Amiamo entrambi la tradizione del surrealismo inglese – Stanley Spencer compariva sui nostri cartelloni del buonumore –, da cui abbiamo tratto alcuni particolari come le strane potature degli alberi del paese”.
Gli esterni della fattoria e alcuni dei campi utilizzati per l’inseguimento dei maiali furono girati alla Tilsey Farm, nei pressi di Guildford. La location di Tilsey era perfetta: una vallata che si estendeva tra verdi prati inglesi e colline ondulate, dove la modernità del ventunesimo secolo non sembrava avere lasciato traccia. La fattoria, annidata sul fianco di una collina, sembra risalire a un centinaio di anni fa ma nulla è più lontano dalla realtà. “A parte il fienile, tutto il resto lo abbiamo costruito da zero: dagli edifici annessi al giardino e persino il laghetto”, spiega Elliott. “Abbiamo dovuto spostare enormi quantità di terra per posizionare la casa sul lato della collina, abbiamo costruito terrazze, scavato laghetti e, per consentire l’accesso della troupe al laghetto, abbiamo persino costruito un’intera strada. Tutto questo in sole undici settimane, durante le quali tutti hanno dato il meglio di se stessi”.
Un elemento già previsto nel soggetto era la grande quantità di fango. La regista Susanna White chiese al reparto artistico di creare una speciale sostanza simile al fango che apparisse particolarmente appiccicosa e “cioccolatosa”. Fu così che Eros Vlahos scoprì una nuova forma di allenamento muscolare. “Il fango rallenta ogni movimento dando la sensazione di muoversi in rallenti. La troupe dovette trascinare l’attrezzatura attraverso il fango con indosso dei pesanti stivaloni di gomma, e ci volle molto più tempo del previsto per portare a termine l’operazione. E’ stato come imparare un nuovo esercizio ginnico, nessuno riusciva a camminare con agilità in mezzo a tutto quel fango. Tutto sommato, pero, è stato divertente”.
Gli esterni della fattoria vennero girati a Tilsey, ma bisognava anche pensare alla giusta location per gli interni. Come ricorda Simon Elliott: “Il soggetto prevedeva che gli interni venissero girati nelle cinque stanze della fattoria: la cucina, il salotto, la stanza dei bambini, la stanza della signora Green e il bagno”, che vennero interamente realizzati agli Shepperton Studios. “Per dare un’idea del periodo storico, optammo per lo stile usualmente utilizzato nelle campagne inglesi tra gli anni’20, ’30 e ’40”, continua Elliott. “Il mobilio e gli altri pezzi d’arredamento sparsi per la casa vennero presi nei vari paesini di campagna del Paese. Fu molto divertente cercare il materiale tra le vendite all’aperto di oggetti usati organizzate dai privati, nei mercati delle pulci e persino su eBay. La casa doveva avere un tocco di creatività. La signora Green si cuce i vestiti da sola e realizza oggetti per i figli, perciò la casa doveva emanare un’atmosfera artigianale”. I bambini interpreti del film contribuirono ampiamente a realizzare le decorazioni del set. Come spesso accade a scuola o durante i periodi di vacanza, gli furono date delle matite e gli fu chiesto di disegnare quello che secondo loro avrebbero disegnato i loro personaggi. Le illustrazioni della cucina sono opera loro.
Anche il set del negozio della signora Docherty fu costruito a Shepperton. Sebbene la storia sia ambientata in un periodo di guerra e, quindi, di privazioni, il negozio, all’interno del film, viene mostrato nel giorno in cui riceve le consuete scorte mensili ed è pertanto pieno zeppo di cose colorate. “Non avevo dubbi sulla capacità di Simon di realizzare un ambiente creativo e magico che trasmettesse lo spirito dei vecchi paesini inglesi”, afferma la White. La parete di cassetti venne realizzata per ospitare la scena in cui la signora Green sente le voci che le suggeriscono di chiamare in aiuto Tata Matilda; le altre parti del set furono preparate appositamente per ospitare un assortimento di oggetti “parlanti” oltre al vulcano di farina che la signora Docherty costruisce dietro al bancone.
Una delle location più idilliache del film è probabilmente il campo d’orzo. Il campo venne seminato usando una vecchia coltura a stelo lungo per la cui raccolta, negli anni ’30, sarebbe stata utilizzata una vecchia mietitrice dell’epoca. Situato tra le campagne dell’Oxfordshire, il campo venne piazzato sulla cresta di una collina, dalla quale si godeva un’eccellente vista della vallata sottostante.
Era fondamentale che quei trenta acri di campo venissero realizzati in modo impeccabile, perché, come spiega Thompson: “Il raccolto è uno dei personaggi principali di questo film. E’ stata la stessa squadra di produzione a seminare l’orzo un anno prima, a lasciarlo crescerlo e a monitoralo per otto mesi e vi posso garantire che non avevo mai lavorato in un ambiente tanto meraviglioso. Perché l’orzo si muove, si muove continuamente, e si muove per effetto del vento e non sarebbe mai stato possibile ottenere gli effetti che siamo riusciti ad ottenere lavorando in CGI. Il CGI è brillante e può essere straordinario ma un campo d’orzo è qualcosa di diverso: lì. ogni singola foglia si muove diversamente dalle altre, parla ed emana suoni trascinati dal vento. E’ una cosa viva, qualcosa che respira e questo spiega perché la coltivazione può diventare una grande passione; è per via di questo rapporto con i campi che noi abbiamo vissuto veramente”.
In netto contrasto con questo idillio campagnolo, Norman e Cyril si affrettano a raggiungere Londra con Tata Matilda per chiedere al padre di Cyril, il signor Gray, di aiutarli a rintracciare il signor Green. “Abbiamo conservato le tonalità di rosso per la città di Londra”, spiega la White. “Avevamo utilizzato una gamma di colori ristretta per la campagna, e poi a Londra, il rosso ti picchia in testa: dagli autobus, alle cassette postali, alle cabine telefoniche fino ai corredi delle Guardie Reali, alle unghie rosse e ai rossetti delle attrici non protagoniste.
Volevamo creare un contrasto tra le morbide linee della campagna inglese e una metropoli della portata di Londra. Abbiamo dato particolare risalto all’estetica degli edifici di ispirazione impressionistica, come la centrale elettrica di Battersea e il Ministero della Guerra, e, oltre ai rossi intensi, abbiamo utilizzato alcune tonalità di grigio e nero. Era importante che la città svelasse il suo essere in ‘guerra’ senza che ciò significasse che si trattasse della Seconda Guerra Mondiale; volevamo che i rossi spiccassero come fossero papaveri”, conclude la White.
Dopo un breve giro tra le pietre miliari di Londra, il Buckingham Palace e Trafalgar Square, le riprese proseguirono nel corso dei weekend in posti come il Park Crescent, nei pressi del Regents Park, e il Palazzo del Senato, a poca distanza da Russell Square.
Un altro aspetto cruciale del film furono i costumi per la cui realizzazione venne ingaggiata Jacqueline Durran, la costumista di Atonement - Espiazione e La felicita' porta fortuna. Come spiega la White, “Jacqueline accolse con entusiasmo la mia idea di realizzare dei costumi classici e quasi atemporali. Era fondamentale che il pubblico avesse la sensazione di potere incontrare la signora Green tra le odierne vie di Notting Hill, in abito da te e scarpe di tela, senza che ciò stonasse con il periodo di ambientazione del film. Jacqueline prese spunto dai classici modelli inglesi prediligendo le stampe liberty e i maglioni Fiar Fair Isle e diede ai vestiti dei Green un tocco artigianale visto che la signora Green ricamava non solo i suoi vestiti ma anche quelli dei figli. Quando rattoppa la salopette di Megsie, lo fa in modo divertente e colorato. Gli abiti dei Green rispecchiano gli stessi modelli estetici usati dalla signora Green per decorare le pareti della sua fattoria. Fa tutto parte dello stesso mondo, un mondo molto diverso da quello rappresentato dai costosi vestitini pieni di fronzoli di Celia o dai prestigiosi abiti di Seville Row indossati da Cyril”.
“CHI E’ AMATO E’ SEMPRE BELLO”
Un elemento centrale dei libri per l’infanzia Nurse Matilda, da cui trae ispirazione la serie di film sulla magica tata, è che l’aspetto della protagonista del film migliora con il modificarsi degli atteggiamenti dei bambini. I produttori del film non tentano neanche di spiegare tali cambiamenti e preferiscono rifarsi ad un popolare proverbio norvegese, quello secondo cui “Chi è amato è sempre bello”, che più si avvicina all’idea che intendevano rappresentare. Tutti reagiscono con repulsione all’orribile aspetto di Tata Matilda – la signora Green si ferma di botto, il piccolo Vincent emette suoni di disgusto, lo zio Phil si mette a urlare a squarciagola e Cyril descrive i suoi lineamenti come “un volto che ci avrebbe fatto vincere la guerra a mani basse”. Eppure, non appena i bambini iniziano ad amare la tata, diventando essi stessi più amorevoli e generosi, gli orribili lineamenti della strana bambinaia iniziano a scomparire.
Nel soggetto, non viene specificato se tale trasformazione avvenga realmente o solo nelle fantasie della famiglia. Nel film originale, Tata Matilda, sono il signor Brown e i suoi bambini a notare alcuni cambiamenti nel volto della tata mentre nel nuovo film sono gli animali a notare tali cambiamenti: il signor Edelweiss, che inizia ad emettere strida rauche, e uno dei maialini che le lancia una strizzatina d’occhio. I cambiamenti sono talmente impercettibili che persino il pubblico ha difficoltà a notare le differenze tra una scena all’altra.
Il truccatore e parrucchiere Peter King ricorda in che modo pensò di realizzare il look di tata Matilda nel primo film. “Doveva avere un aspetto orribile, ma non troppo orribile”, afferma King, che aveva vinto un Oscar come truccatore dei maghi, dei troll (creature mitologiche del Nord Europa) e degli hobbit della trilogia de “Il Signore degli anelli”. “Doveva essere buffa, ma non troppo buffa per non sminuire la profondità di alcuni temi toccati dalla storia”. Nei libri Nurse Matilda, Christianna Brand non si esime dal descrivere l’iniziale mostruosità della Tata quando si presenta sulla porta della casa della famiglia descritta nel testo: due protuberanze pelose, un unico sopracciglio, un dente sporgente e un naso che sembrano due patate”. Unendo le forze con i membri del reparto costumi, King e il suo team ricrearono l’iniziale aspetto e quello assunto nelle varie fasi attraverso cui passa la protagonista del film nel corso della storia.
“E’ stato un processo molto complicato”, spiega la Doran. “Tata Matilda può cambiare aspetto nel bel mezzo di una scena e tutti noi dovevamo sapere esattamente a che punto apportare tali cambiamenti. Il reparto addetto ai costumi passò attraverso cinque fasi fondamentali, quello del ‘trucco e parrucco’ attraverso sette; bisognava essere estremamente
chiari riguardo all’aspetto che la Tata avrebbe assunto durante le varie fasi della sequenza, così, per raggiungere tale chiarezza, decidemmo di creare una tabella con le sue entrate in scena:
Scena 24B – I bambini si colpiscono a vicenda, poi iniziano a colpire se stessi
Costumi Fase 1 continua lungo tutta la scena
Trucco/Parrucco Fase 1 continua finché Vincent esce dal salotto alla fine della scena. Mentre lo osserva uscire, a metà scena, la Tata entra nella Fase 2 dove perde una protuberanza pelosa, ma il resto appare immutato. (Fase 2: naso più largo, lobi più larghi, rigonfiamenti per guancie più larghi, attaccatura dei capelli più bassa, un sopracciglio, dente orribile)”
“La tabella venne distribuita a tutti i membri del reparto ‘trucco e parrucco’ e ai costumisti nonché agli assistenti alla regia per consentire a tutti di conoscere il punto in cui fermare le riprese e apportare i cambiamenti”.
Malgrado le complicazioni riscontrate nella realizzazione dei costumi, del trucco e dell’acconciatura della Tata, Emma Thompson fu entusiasta di tornare ad affrontare il ruolo della bambinaia magica: “Tata Matilda non è normale. In un certo senso, non è neanche umana e quando penso a lei penso a un essere che raccoglie in se una miriade di proiezioni diverse. Pur essendo sicuramente una moralista, il suo sistema si avvicina più a quello di un’insegnante Zen che a quello di una tata. E’ stato estremamente interessante interpretare questa parte”.
“Amo Tata Matilda per la sua capacità di inventarsi un mondo in cui i bambini amano esistere”, conclude Eric Fellner. “La sua autorità genera nervosismo tra i bambini ma anche tanto entusiasmo. Un entusiasmo dovuto alla grandezza delle sue gesta e un nervosismo dovuto al mistero che avvolge cotante stranezze. E’ stato fantastico lavorare in un film che celebra i classici valori della famiglia”.
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