Regista: Ben Lewin
Titolo originale: The Sessions
Durata: 97'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 21 Febbraio 2013 (cinema)
Attori: John Hawkes, Helen Hunt, William H. Macy, Moon Bloodgood, Annika Marks, Adam Arkin, Rhea Perlman, W. Earl Brown, Blake Lindsley
Sceneggiatura: Ben Lewin
Trama, Giudizi ed Opinioni per The Sessions (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: The Sessions
Durata: 97'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 21 Febbraio 2013 (cinema)
Attori: John Hawkes, Helen Hunt, William H. Macy, Moon Bloodgood, Annika Marks, Adam Arkin, Rhea Perlman, W. Earl Brown, Blake Lindsley
Sceneggiatura: Ben Lewin
Trama, Giudizi ed Opinioni per The Sessions (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Geoffrey Simpson
Montaggio: Lisa Bromwell
Musiche: Marco Beltrami
Scenografia: John Mott
Costumi: Justine Seymour
Produttore: Judi Levine,Stephen Nemeth,Ben Lewin
Produttore esecutivo: Maurice Silman,Julius Colman,Douglas Blake
Produzione: Such Much Films, Rhino Films
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Montaggio: Lisa Bromwell
Musiche: Marco Beltrami
Scenografia: John Mott
Costumi: Justine Seymour
Produttore: Judi Levine,Stephen Nemeth,Ben Lewin
Produttore esecutivo: Maurice Silman,Julius Colman,Douglas Blake
Produzione: Such Much Films, Rhino Films
Distribuzione: Twentieth Century Fox
La recensione di Dr. Film. di The Sessions
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Colonna sonora / Soundtrack di The Sessions
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Informazioni e curiosità su The Sessions
Note dalla produzione:
Osservazioni del regista
L’articolo di Mark O’Brien dal titolo “On Seeing a Sex Surrogate” costituisce a tutti gli effetti la bozza della sceneggiatura di The Sessions, tuttavia la storia risente in modo importante anche della mia interpretazione del soggetto e dei personaggi. Ad esempio, mentre ero impegnato ad acquistare i diritti dell’articolo, ho incontrato proprio la persona che Mark temeva di non incontrare mai, quella che ha trasformato i suoi sogni in realtà.
Mark aveva infatti abbandonato la speranza di vivere una lunga e intima relazione con una donna, come accade generalmente alle persone non disabili, e lo ha scritto apertamente in un suo articolo. Il tono delle sue parole era triste e pessimista ma questo finale malinconico si è felicemente e inaspettatamente trasformato grazie ad una donna di nome Susan Fernbach.
Negli ultimi anni della sua vita Susan è stata la sua amante, la sua compagna e la sua collaboratrice letteraria. Definisce “magico” il tempo trascorso con lui. Al di là del lieto fine che la donna rappresenta nella vita di O’Brien, le sue profonde e personali osservazioni su di lui hanno reso possibile la costruzione di un personaggio assai diverso e ben più complesso di quel che sarei riuscito a concepire senza la sua consulenza.
L’altro evento che ha cambiato in modo significativo il mio approccio alla sceneggiatura è stato l’incontro con Cheryl Cohen-Greene, il cosiddetto “surrogato”, che ora è diventata nonna ma che ancora esercita il suo mestiere. Il suo candore e l’accuratezza dei suoi racconti mi hanno aiutato a tramutare la biografia di Mark in un film sentimentale che ho scritto con più piacere e disinvoltura.
Generalmente si pensa che fare cinema sia divertente. Non so come mai la gente abbia sviluppato questa convinzione. Certamente l’idea di fare un film può essere elettrizzante e a volte il risultato è appagante, tuttavia la lavorazione di un film è molto faticosa e ogni giorno è condita da conflitti e incomprensioni; a fine giornata è davvero un sollievo tornarsene a casa propria per andare a letto.
Devo dire però che The Sessions è stato l’eccezione che conferma la regola. Girare questo film è stata un’esperienza unica, bella e gioiosa e quando è terminata eravamo tutti tristissimi.
- Ben Lewin
Regista/Scrittore, THE SESSIONS
THE SESSIONS
“Mi ero svestito e anche lei si era svestita, e tutto sembrava normale. Incredibile! Mi aspettavo quasi che Dio – o i miei genitori – mi impedissero di vivere questo momento”.
-- Mark O’Brien, On Seeing a Sex Surrogate
THE SESSIONS è la vera storia del poeta e giornalista Mark O’Brien che, all’improbabile età di 38 anni, decide di perdere la sua verginità, in circostanze piuttosto complicate. Il veterano attore John Hawkes interpreta O’Brien in una intensa performance che trascende i limiti fisici imposti dal ruolo.
Colpito dalla poliomelite da bambino, O’Brien trascorre gran parte del suo tempo in un polmone d’acciaio, a parte una manciata di ore a settimana. E’ difficile immaginare che possa condurre una normale vita sentimentale, tuttavia Mark non intende rinunciarvi solo perché la sua vita non è “normale”.
Nel cercare l’umorismo, l’ottimismo e persino la fede in una situazione tanto delicata, Mark è determinato a godersi la vita per quanto gli sia possibile, e di sperimentare i piaceri fisici ed emotivi che gli sono stati negati. Decide quindi coraggiosamente di smettere di sognare e paga una prostituta: un “surrogato” sessuale per riuscire a conoscere e a vivere l’intimità. Iniziano una serie di divertenti e commoventi incontri fra loro, che cambieranno la vita di entrambi, e che sono diventati il soggetto dell’articolo scritto da O’Brien nel 1990 “On Seeing a Sex Surrogate”, pubblicato nel magazine letterario The Sun. L’articolo ha infranto il tabù che riguarda il legame fra sesso e disabilità e lo ha fatto apertamente, in modo onesto, sagace e delicato, con cui davvero chiunque può identificarsi.
C’è una persona che, in particolare, è rimasta colpito personalmente dalla storia di O’Brien: il filmmaker Ben Lewin. Così come O’Brien, Lewin ha contratto la poliomelite da piccolo. E come per O’Brien la malattia non gli ha impedito una carriera brillante. Quando Lewin ha letto per caso, su internet, il suo articolo sul surrogato sessuale, ha subito pensato che potesse costituire la base di un film. Sarebbe stato possibile realizzare un film dinamico, commovente e adatto a tutti, sulla storia di un uomo portatore di un handicap? Ispirandosi allo scritto di O’Brien, Lewin ha creato una storia ricca di umorismo e realistica, priva di falsi sentimentalismi. Il copione racconta non solo il tentativo di un uomo di mezza età di perdere la sua verginità, ma di come quest’uomo impara ad accettare il suo corpo, la sua mascolinità, riuscendo ad apprezzare i motivi per cui la vita vale la pena di essere vissuta.
Lewin ha portato in vita questa storia originale con un cast di grandi talenti che incarnano personaggi inediti sul grande schermo: John Hawkes interpreta O’Brien, Helen Hunt è Cheryl Cohen-Greene e William H. Macy è il prete che sussurra nell’orecchio di Mark la sua benedizione prima che questi inizi ad assaporare i piaceri della vita. Il film è stato presentato al Sundance Film Festival, dove si è aggiudicato l’ambito Premio del Pubblico e della Giuria per l’intero cast.
Ben Lewin dice di aver sempre considerato THE SESSIONS una storia d’amore, sebbene di un genere diverso, che finora non era ancora stato visto dalla maggior parte del pubblico. “Questo film non segue la traccia tipica delle storie d’amore”, conferma il regista. “Ma ho cercato di trasmettere in quest’opera cinematografica tutta la forza e l’autenticità con cui Mark aveva scritto il suo libro. La sua storia è senza dubbio totalmente e genuinamente inedita”.
L’esperienza personale di Lewin con la polio gli ha dato una prospettiva autentica e la sua priorità era portare la voce lirica e affilata come un rasoio di O’Brien sul grande schermo. “Anche se non me lo ricordo, anche io sono stato in un polmone d’acciaio quando ho contratto la poliomelite”, spiega lo scrittore-regista. “Gradualmente ho recuperato l’uso della parte superiore del corpo e degli arti inferiori. Credo che il percorso emotivo di Mark sia stata un’esperienza unica e allo stesso tempo condivisibile da tanti altri”.
Dato che O’Brien è venuto a mancare nel 1999, all’età di 49 anni, Lewin si è affidato ai suoi scritti, alle interviste da lui rilasciate e all’ultima compagna di O’Brien, Susan Fernbach, da lui incontrata dopo Cheryl Cohen-Greene. Insieme hanno tracciato il ritratto ricco e veritiero di un uomo noto per la sua mordace onestà e la sua pungente auto-ironia.
“Susan è stata la mia “finestra” principale sul mondo di Mark, una sorta di anima gemella che mi ha aiutato a concepire il copione e a girare il film”, spiega Lewin. “Mi ha fatto capire la personalità di Mark raccontandomi alcuni episodi divertenti o strazianti della sua vita. Momenti veri, come quello del gatto che gli passava accanto sfiorandogli il naso e provocandogli un insopportabile prurito. Cheryl ha addirittura portato uno specchio durante una delle famose sessioni affinchè Mark potesse rendersi conto del suo corpo. Anche l’episodio del black-out nel polmone d’acciaio è assolutamente autentico. Sembrano creati a scopi drammatici ma non è così. L’unica cosa importante era inserirli nel modo migliore nella storia”.
Mentre scriveva il copione, Lewin ha inoltre conosciuto Cheryl Cohen-Greene, la donna che ha conosciuto O’Brien e ha imparato a stimarlo, accompagnandolo nel territorio inesplorato delle famose sessioni: Cohen-Greene è stata aperta e diretta con lo scrittore/regista. Racconta Lewin: “Il primo meeting con Cheryl è stato cruciale. Ad un certo punto mi ha chiesto se poteva consultare i suoi appunti. Rimasi sorpreso: erano gli appunti di un’operatrice del sesso. Per la prima volta ho capito che persona affascinante fosse”.
Continua: “Cheryl mi ha veramente aiutato a trasformare il film da una semplice biografia ad una storia che parla di rapporti umani. La sua versione è stata preziosa perché è il resoconto di un viaggio che coinvolge due persone”.
Al fianco di questi due personaggi che tanto profondamente hanno influenzato la vita l’uno dell’altro, Lewin ne ha inventato un terzo: Padre Brendan, un parroco, una presenza ispirata alla vera religiosità di O’Brien un cattolico praticante che, nell’ansia generata dalla sua verginità, consultò diversi sacerdoti di cui almeno uno gli consigliò di fare sesso. “La religione è stata fondamentale nella vita di Mark, e mi sembrava importante riflettere nel film sia questo aspetto, sia la sua convinzione della dimensione spirituale del sesso”, dice Lewin. “Mark ha avuto amicizie importanti con diversi preti”.
Le avvincenti descrizioni di O’Brien delle sue sessioni, in parte provengono dal suo intenso lato poetico, che Lewin ha voluto assolutamente catturare sul grande schermo. Lewin inizia il film con una poesia di O’Brien sull’atto di respirare che subito immerge il pubblico nella sua realtà fuori dal comune. “Respirare è stato un aspetto importante della vita di Mark, è un’azione naturale che tutti danno per scontato”, osserva Lewin.
Il filmmaker ha iniziato a lavorare con il produttore di Such Much Films Judi Levine – che è anche sua moglie – per trovare un supporto da parte del mondo cinematografico. Mentre Levine assisteva allo sviluppo della sceneggiatura, era sempre più convinta di quale incredibile fonte di ispirazione avrebbe costituito. “Il film è concepito su vari livelli: c’è la storia di un uomo che vuole perdere la verginità, la storia di quanto un essere umano sia in grado di sopportare e la storia di una “prima volta” … Questo credo che sia il motivo per cui il pubblico finora lo abbia tanto apprezzato, ovunque l’abbia visto”, spiega.
Anche il produttore Stephen Nemeth, capo di Rhino Films, ha reagito in modo viscerale al copione. “Me ne sono innamorato”, riassume. “Sono sempre stato affascinato dall’intelletto di Ben Lewin e dal suo caustico senso dell’umorismo e questo trapela nel film. La storia poteva facilmente essere malinconica ma lui è riuscito a trovare il tono giusto: è tragica ma non patetica, divertente anche se non può certo definirsi una commedia. E’ una storia su chi è più sfortunato, ma ha un insperato risvolto trionfante”.
“Dubitavo di meritare l’amore. Le mie pulsioni sessuali, frustrate, mi sembravano solo l’ennesima maledizione inflittami da un Dio crudele.”
-- Mark O’Brien, On Seeing a Sex Surrogate
Negli ultimi due anni l’attore John Hawkes ha interpretato alcuni dei ruoli più complessi e realistici per il cinema e la televisione, compresa la parte nominata all’ Oscar® dello spacciatore che cerca di aiutare sua nipote in UN GELIDO INVERNO, o quella di Sol, il mercante del selvaggio West in “Deadwood” o del diabolico leader di una setta religiosa ne LA FUGA DI MARTHA Con Mark O’Brien in THE SESSIONS, Hawkes dà vita ad un nuovo, memorabile ruolo che cattura l’inesauribile spirito di O’Brien, la sua intelligenza introversa e le difficili prove fisiche affrontate quotidianamente.
Quando ha ricevuto il copione, Hawkes aveva già una pila di importanti sceneggiature da leggere e selezionare. Tuttavia THE SESSIONS si distingueva dalle altre. “Sono rimasto conquistato dal copione”, dice Hawkes. “Era una storia bellissima, che racconta solo un breve periodo della vita di Mark O’Brien, ma molto intenso”.
Lewin era felice che Hawkes avesse accettato il ruolo. “Ecco un attore incredibile, pronto a mettersi alla prova per interpretare la fisicità di O’Brien nel modo più veritiero e rendere la performance il più autentica possibile. Con un attore del genere, iniziare è stato facile”, afferma il regista.
I due si sono incontrati a Los Angeles e hanno pranzato insieme. “Ben mi ha affascinato quanto il suo meraviglioso copione”, racconta Hawkes. “E’ stato interessante parlare con lui. Ho subito chiesto a Ben se avesse considerato per la parte un attore disabile, e lui mi ha risposto che aveva speso molto tempo a fare audizioni, incontrando anche diversi attori disabili, alcuni dei quali hanno preso parte nel film in altri ruoli. Ma nessuna delle persone che aveva selezionato possedeva le qualità che stava cercando per la parte e per questo aveva considerato me. E sono felice che lo abbia fatto”.
“Quando ho letto per la prima volta l’articolo di Mark, pensavo che un attore disabile sarebbe stato più adatto per interpretare Mark. Volevo che la storia risultasse il più autentica possibile e questo mi sembrava il perfetto punto di partenza”, dice Lewin. “Ho inviato il copione a tre organizzazioni per disabili a New York, Los Angeles e San Francisco, ma senza alcun esito.
Fra loro abbiamo scritturato due eccellenti attori disabili, Jennifer Kumiyama e Tobias Forrest, per interpretare gli altri personaggi disabili che compaiono nel film. Hanno dei ruoli piuttosto importanti e vantano una solida esperienza recitativa nonché un grande ritmo comico. Lavorerei di nuovo con loro senza pensarci due volte”.
Dopo aver accettato il ruolo, Hawkes si è sottoposto ad un’intensa preparazione che è iniziata con la lettura delle poesie, degli articoli e dell’autobiografia di Mark, How I Became A Human Being, compreso il saggio su cui si basa il film, cercando di imparare a conoscere a fondo la personalità di O’Brien. “Ho iniziato a considerarlo sia uno scrittore che un combattente”, spiega. “Era un uomo con un profondo senso della giustizia, non solo nei confronti dei disabili ma del genere umano in generale. Voleva combattere una lotta giusta. Inoltre non amava compatirsi. E questo è stato un aspetto importante che ho cercato di far emergere nella mia interpretazione”.
Hawkes già conosceva il documentario breve su O’Brien, nominato all’Oscar® nel 1996, dal titolo BREATHING LESSONS, di Jessica Yu: un film di 35 minuti in cui la cinepresa riprende O’Brien all’interno del suo polmone d’acciaio, che parla apertamente della vita, del sesso, del lavoro e della poesia. L’intonazione della particolare voce di O’Brien e le sue peculiarità sono diventate una risorsa incommensurabile. “Credo che se il documentario non fosse esistito, avrei senza dubbio interpretato Mark in modo diverso”, dice l’attore. “Ha rappresentato l’occasione di catturare la sua voce, la sua arguzia, la sua determinazione e le sue esperienze, e di comprendere il modo in cui il polmone d’acciaio ha modificato il suo modo di respirare”.
Inoltre Hawkes ha consultato quelli che hanno conosciuto bene O’Brien, specialmente la sua compagna Susan Fernbach, che ha sottolineato l’inesauribile senso dell’umorismo di Mark.
“Susan mi ha detto che quando lei e Mark erano insieme, spesso ridevano insieme immaginando una situazione addirittura peggiore di quella. Ridevano di tutto, definendosi “un amante orizzontale e uno verticale’.” Hawkes ha inserito quest’umorismo nella sua performance, e spiega: “L’umorismo che proviene dalle situazioni meno felici è quello più interessante, per me”.
L’attegggiamento coraggioso e vivace di Mark era la priorità ma Hawkes ha voluto anche impersonare il suo corpo in modo realistico, quel corpo che per tanto tempo ha rappresentato un ostacolo all’amore che tanto anelava. Non è affatto vero che chi ha avuto la poliomelite non ha alcuna sensibilità sugli arti. Si percepiscono le stesse sensazioni degli altri, ma non si hanno i neuroni motori per muovere i propri muscoli. Hawkes voleva interpretare l’alterata fisicità di O’Brien senza alcun tipo di controfigura.
“Sapevo che avrei dovuto contorcere il corpo”, dice. “Mark aveva solo 90 gradi di mobilità; la sua testa e la sua spina dorsale era molto curvi e quindi ho iniziato da questo particolare. Non è possibile semplicemente simulare questa postura, perciò insieme al dipartimento degli attrezzi scenici abbiamo ideato un pallone delle dimensioni di quello da calcio, realizzato in gommapiuma, da mettere sul lato sinistro della colonna vertebrale per farla curvare, senza alcun tipo di trucchi o effetti CGI”.
Hawkes confessa che il suo chiropratico lo aveva avvertito che il suo corpo avrebbe potuto subire dei danni con questo strumento destinato a contorcerlo, che è stato ribattezzato “la palla della tortura”, ma afferma che ciò che ha dovuto sopportare per recitare questo ruolo non era nulla a paragone dell’esperienza che O’Brien ha vissuto minuto dopo minuto, giorno dopo giorno.
Ma Hawkes è andato oltre, trascorrendo varie settimane ad apprendere come comporre un numero di telefono e a scrivere a macchina con un bastone mosso dalla bocca. Inoltre ha voluto sperimentare di persona l’ambiente ristretto di un polmone d’acciaio. “La prima volta in cui John è entrato in un polmone d’acciaio ho avuto i brividi”, rivela Lewin. “Era una situazione assolutamente reale”.
Eppure, quando è iniziata la produzione, Hawkes ha abbandonato il rigido training fisico a cui si era sottoposto. “Ho cercato di dimenticare tutto quando la cinepresa ha iniziato a girare”, spiega. “Ho cercato di assorbire tutta l’esperienza dentro di me per riuscire a guardare gli altri negli occhi, e parlare con sincerità”.
Per Hawkes c’era un altro aspetto di cui tener conto in questa sfida: far spogliare Mark emotivamente tanto quanto fisicamente durante le sessioni con Cheryl. In quelle scene – scene d’amore assolutamente non convenzionali – emerge lo spirito di Mark. La chiave di questo è il legame che Hawkes ha sviluppato con Helen Hunt. Dice l’attore a proposito del loro rapporto di lavoro: “E’ stata coraggiosa ad accettare il ruolo, e vi si è calata completamente, sia fisicamente che emotivamente”.
Dice Hunt a proposito di Hawkes: “Nelle poche settimane di riprese in un certo senso ci siamo presi per mano avventurandoci in un territorio inesplorato. Sono stata fortunata ad aver lavorato con qualcuno di così grande talento”.
Lewin osserva che poiché Hawkes e Hunt non si erano mai incontrati, la loro estraneità ha esaltato il senso di inadeguatezza nelle scene intime che hanno girato insieme. “Il nervosismo fra gli attori ha funzionato molto bene nella storia perché il punto focale del rapporto fra Mark e Cheryl è proprio l’ansia che provano entrambi, la paura che prova lui apertamente e quella che prova lei, in modo nascosto. Quando John e Helen hanno dovuto recitare la prima scena di sesso, si sono trovati davanti ad una pagina bianca. Qualsiasi cosa avessero fatto, sarebbe stata totalmente nuova e inedita”.
La partner di Mark O’Brien, Susan Fernbach, afferma che la trasformazione di Hawkes l’ha veramente impressionata, perché rifletteva davvero lo spirito di Mark. “Sorrideva esattamente come Mark, sembrava che Mark fosse dentro di lui”, racconta. “Mi ha fatto venire i brividi”.
“Ho chiesto a Cheryl se pensava che fossi degno di essere amato sessualmente. Lei rispose che ne era certa”.
-- Mark O’Brien, On Seeing a Sex Surrogate
Mentre molte professioni non convenzionali diventano soggetti cinematografici, i cosiddetti surrogati sessuali non erano ancora mai stati esplorati. E’ un lavoro inusuale, facilmente fraintendibile, in cui si agisce in parte come psicologo, in parte come istruttore e in parte come un partner sessuale a pagamento. Le sessioni in cui Mark rompe il ghiaccio con Cheryl Cohen-Greene, Berkely, il “surrogato” che lo accetta come cliente nonostante la sua infermità, gli spiana la strada per poter vivere una vera intimità con una donna.
Per infondere a Cheryl l’aperta e disinibita mescolanza di durezza e tenerezza di cui aveva bisogno per intraprendere questo percorso con Mark, i filmmakers si sono rivolti a Helen Hunt (Qualcosa e' cambiato, “Mad About You”), l’attrice premio Oscar® nota per la sua versatilità drammatica ed il suo incomparabile tocco comico.
“Helen riesce ad esprimere nel ruolo il vero significato dell’esperienza di Cheryl, il modo in cui solo trasforma Mark, lasciando emergere poco a poco la sua vulnerabilità, al punto in cui il pubblico smette di considerarla un surrogato sessuale ed inizia e vederla come una donna”, spiega Ben Lewin. “Helen ha trasmesso al personaggio un atteggiamento che sottintende: “Non faccio beneficenza. Sono qui per lavorare, quindi cominciamo subito’. Ma rivela anche la sua vulnerabilità quando spoglia Mark durante la loro prima sessione. Quando gli dice per la seconda volta, ‘bella camicia,’ si inizia ad intuire che questa donna non è poi così ‘dura’ come sembrava all’inizio”.
Hunt è rimasta conquistata dai vari strati presenti nel copione. Era affascinata dalla sfida che le si presentava di impersonare Cheryl sia come una professionista come tante altre, sia come una donna che crede con forza nell’importanza della sessualità nell’identità di un essere umano.
“Forse la cosa più rara della mia professione è trovare una bella storia e secondo me questa era bellissima”, dice Hunt. “E’ una storia coraggiosa, diversa da qualsiasi cosa avessi mai letto prima d’ora. Cheryl può apparire come un personaggio prevedibile, invece presto sorprende le aspettative. Mi ha dato la carica con la sua comunicativa, la sua positività, il suo accento tipico di Boston, e le sue opinioni sul mondo e sul sesso”.
Anche Hunt, come Cheryl, è entrata in completa sintonia con Mark. Spiega l’attrice: “Secondo me la sua storia non parla di cosa significa avere la poliomelite, bensì di cosa vuol dire avere un corpo, a prescindere dall’oggetto che lo contiene. E’ una idea davvero positiva della sessualità”.
Hunt non sapeva nulla a proposito dei surrogati sessuali prima di accettare la parte e di conoscere Cheryl. Ma presto ha compreso che si tratta di una professione seria, che esplora un territorio delicato e che aiuta la gente a guarire.
“Posso solo parlare dell’unico surrogato sessuale che ho conosciuto, Cheryl, ma penso che sia una bella cosa aiutare le persone a scoprire il piacere nella loro vita senza provare disagio o preoccupazione”, commenta Hunt. “Cheryl era entusiasta del film, aperta e molto generosa… praticamente le ho chiesto di tutto. Credo che abbia una certa vocazione per questa professione”.
Dichiara Cohen-Greene, che ha condiviso con piacere i suoi ricordi e le sue esperienze con Hunt. “E’ stato il lavoro ideale per me perché anche stavo attraversando una fase in cui volevo sentirmi più a mio agio con me stessa e con la mia sessualità. Helen ha voluto conoscere qualsiasi dettaglio di ciò che dicevo a Mark durante le nostre sessioni. Voleva sapere come lo toccavo, e sono stata felice nel vedere che Helen nel film muoveva le mani proprio come avrei fatto io”.
Come la vera Cheryl, Hunt era determinata ad apparire esplicita, intrepida e completamente libera nelle sue interazioni con il personaggio di Hawkes. Lavorando con l’attore, ha compreso il modo in cui un surrogato si trova sempre sul filo del rasoio. “Quando apri il tuo cuore a qualcuno, lo fai veramente”, riflette l’attrice. “Credo che con Mark, Cheryl cerchi di aprire il suo cuore in modo da poterlo richiudere, ma in fondo non ci riesce”.
Queste scene sono state decisamente e spesso inaspettatamente ricche di emozioni, ma Hunt ha saputo anche esprimere il lato comico della situazione in cui un 38enne per la prima volta vive un’incontro intimo. “Quando hai paura di qualcosa ma allo stesso tempo la desideri con tutto te stesso, possono nascere situazioni molto divertenti”, osserva. In ultimo Hunt spera di essere riuscita a catturare tutte le sfumature dei momenti intimi fra Cheryl e Mark sia comportandosi nel modo più naturale possibile sia restando sexy e spiritosa, proprio come ha fatto Cheryl durante le loro sessioni. Conclude: “Come tutti i lavori importanti, anche questo richiedeva coraggio e vulnerabilità. E questo film è stato decisamente fuori dal comune”.
“Volevo essere amato, abbracciato e apprezzato. Ma la mia disistima e la paura erano troppo forti”.
-- Mark O’Brien, On Seeing a Sex Surrogate
La persona che per prima inizia a parlare di sesso con Mark O’Brien in THE SESSIONS è un personaggio improbabile: il suo prete, Padre Brendan, che si ritrova a parlare apertamente con il suo parrocchiano non solo della fede ma anche dei meccanismi fisici relativi alla perdita della verginità.
In questa parte troviamo William H. Macy, il cui vasto curriculum comprende il ruolo nominato all’Oscar dello sventurato Jerry Lundegaard nel film FARGO dei fratelli Coen, o il ruolo premiato con l’Emmy® del venditore affetto da paralisi cerebrale in “Door To Door” o il suo ruolo attuale di padre single di una serie di figli disfunzionali nella commedia di Showtime “Shameless”.
Macy ha subito mostrato interesse per l’argomento del film. “Il copione era originale e molto ben scritto”, dice. “In primo luogo mi piaceva il fatto che fosse la storia di un uomo tenace e coraggioso determinato a vivere l’esperienza che desidera, l’amore, il sesso’. In secondo luogo mi piaceva l’idea che quest’uomo realizzi il suo desiderio in un luogo e un tempo in cui tutto era possibile e cioé la selvaggia e caotica San Francisco degli anni ’70 e ’80. E’ una bella storia e spero che abbia una certa risonanza”.
Il primo compito di Macy era quello di avvicinarsi a Padre Brendan a modo suo, come un uomo di fede che cerca di fare la cosa morale anche se, ironicamente, questo significa aiutare un membro del suo gregge a fare sesso a pagamento, cosa che in altre circostanze sarebbe considerata un peccato. “Amo questo prete perché è un brav’uomo e prende la decisione più giusta”, dice Macy. “Padre Brendan considera la situazione di Mark e pensa ‘Nel mio cuore so che Dio lo perdonerà’. E lo adoro per questo”.
Eppure Macy ha capito che non era una situazione facile per Padre Brendan, soprattutto quando sono iniziate le riprese in una chiesa vera e propria. “Mentre giravamo in una magnifica chiesa californiana ci sentivamo tutti un po’ a disagio a parlare di sesso”, confessa. “Ma ciò che dà la forza a Padre Brendan è la sua convinzione che la chiesa sia un luogo in cui si debba parlare di cose importanti e il sesso è un argomento importante”.
Macy ha portato in vita il suo ruolo mescolando abilmente umorismo e compassione nella relazione con John Hawkes. “John è fantastico”, commenta. “Interpreta questo ruolo complesso con un tocco leggero che ho apprezzato molto. C’è una scintilla nei suoi occhi, ma anche una grande voglia di andare a fondo delle cose. Non aggiunge nulla ma non nega nulla. E’ stato bellissimo lavorare con lui in questo ruolo”.
Più di tutto Macy ha apprezzato l’enfasi di Lewin rispetto al lato comico della situazione, che emerge a dispetto delle forti emozioni della storia. “Quando ne ho parlato con Ben, abbiamo entrambi concordato che la cosa importante fosse esprimere anche l’umorismo”, conclude Macy. “E’ un aspetto che aiuta il pubblico a conoscere bene questi personaggi”.
Hawkes è grato di aver avuto l’occasione di lavorare con Macy. “Ero euforico quando ho saputo che avrebbe interpretato Padre Brendan. Ero fuori di me dalla gioia”, racconta. “Anche Mark ha una vena umoristica ma l’umorismo di Bill è diverso, ed è necessario al film. E’ un umorismo generato dalla sua autenticità”.
“Ho paura di ricevere solo rifiuti, Ma temo anche di essere accettato ed amato. Perché se questo dovesse mai accadere, mi maledirò per tutto il tempo e tutta la vita che ho sprecato”.
-- Mark O’Brien, On Seeing A Sex Surrogate
Accanto a John Hawkes, Helen Hunt e William H. Macy in THE SESSIONS c’è un cast di sostegno che interpreta il ruolo degli amici e dei medici che circondano O’Brien nel suo donchisciottesco tentativo di mezza età di sperimentare l’intimità sessuale. Fra questi troviamo: Moon Bloodgood nei panni di Vera, la studentessa di architettura che lo accompagna alle sessioni; Annika Marks nel ruolo dell’attraente infermiera di O’Brien Amanda; Rusty Schwimmer nel ruolo di Joan, l’infermiera meno spiritosa di Mark; Jennifer Kumiyama nel ruolo di Carmen, la cui vita sessuale attiva, nonostante sia anche lei disabile, incoraggia O’Brien a prendere la sua decisione; e Adam Arkin nel ruolo del marito di Cheryl, che diventa sospettoso quando la donna riceve una poesia d’amore da parte di O’Brien.
Gli attori sapevano che il film sarebbe stata un’esperienza diversa da tutte le altre. “Non avevo mai sentito parlare di surrogati del sesso per persone disabili”, dichiara Bloodgood. “E il mio personaggio, Vera, è diversa da tutti gli altri personaggi che ho interpretato finora. Non parla molto ma è dinamica. All’inizio lo considera un lavoro come un altro ma presto inizia ad affezionarsi a O’Brien. E’ un bel personaggio perché è molto diretta, va dritta al punto, non perde tempo”.
Marks ha amato il ruolo di Amanda, nonostante il fatto che sia l’infermiera che respinge le sue dimostrazioni d’affetto. “Gli spezza il cuore ma in realtà grazie a lei O’Brien si deciderà a tentare di vivere un’intimità vera e propria”, spiega l’attrice. “Lei gli vuole bene, ma non in quel senso”.
Marks era entusiasta di poter lavorare insieme a Hawkes. “E’ un attore incredibile, non trovo le parole per descriverlo”, continua. “Nonostante il suo ruolo fosse molto impegnativo a livello fisico ed emotivo, è stato la persona più generosa sul set”.
Schwimmer aveva lavorato con Hawkes ne La tempesta perfetta, ma stavolta i due hanno dovuto interagire in modo completamente diverso, e Schwimmer doveva incarnare l’infermiera meno compatibile con O’Brien. “La cosa buffa di Joan è che assiste un uomo gravemente disabile ma ricco di senso dell’umorismo mentre lei ne è assolutamente priva! E’ stato interessante incarnare una persona del genere mentre io sono esattamente l’opposto, perché vedo l’umorismo ovunque”.
Un’altra donna importante della vita di O’Brien è Carmen, un’amica disabile che ha una vita sessuale molto soddisfacente. E’ interpretata da Jennifer Kumiyama, che con THE SESSIONS debutta in un ruolo cinematografico. Kumiyama, affetta da una malattia rara fin dalla nascita ed eletta Miss Wheelchair 2010, dice di aver avuto bisogno di poca preparazione per incarnare il ruolo di Carmen. “Di solito non ho problemi a mostrare me stessa, le mie idee, i miei sentimenti, quanto sono a mio agio con il mio corpo e con la mia sessualità perciò non ho impiegato troppo a immedesimarmi in Carmen”, spiega.
Ma Kumiyama crede che se il film riuscirà a far parlare la gente di sesso e di disabilità, allora avrà raggiunto un ottimo risultato. “Spero che questo film riesca ad aumentare nel pubblico la consapevolezza rispetto alla comunità dei disabili perché spesso la gente non pensa che anche i disabili possano avere una vita sessuale attiva. Una bella ragazza su una sedia a rotelle non viene mai considerata solo una bella ragazza. La sedia a rotelle o la sua disabilità vengono sempre prima. Penso che questa storia potrà aprire la mente delle persone e scuotere alcuni pregiudizi”.
Adam Arkin considera interessante il ruolo del marito di Cheryl, perché ha immaginato cosa potrebbe voler dire avere una moglie il cui lavoro è quello di esplorare la sessualità con altri uomini. “Ho provato a immaginare la situazione e mi sembra davvero complicata”, confessa Arkin. “Persino per le persone più evolute. L’idea della sessualità è legata in genere ad un senso di attaccamento e di piacere, quindi penso che sia davvero molto difficile accettare una situazione tanto particolare”.
“Il mio desiderio di amare e di essere amato sessualmente è pari al mio isolamento e al mio timore di uscirne”.
-- Mark O’Brien, On Seeing a Sex Surrogate
THE SESSIONS attraversa due mondi contrastanti: l’atmosfera libera e spregiudicata di Berkeley e il regno personale di Mark O’Brien che vive una vita piena nonostante sia confinato in un polmone d’acciaio. Per mettere in scena queste due realtà, Ben Lewin ha lavorato con una squadra creativa che comprende il direttore della fotografia Geoffrey Simpson, la montatrice Lisa Bromwell, lo scenografo John Mott e la costumista Justine Seymour, che hanno creato un mondo realistico che consente ai personaggi e alle relazioni interpersonali di essere al centro dell’attenzione.
Simpson ha usato la camera digitale Red One per stabilire un contatto ravvicinato con il cast anche nei momenti più delicati e vulnerabili. “Geoffrey è un direttore della fotografia estremamente sensibile”, dice Helen Hunt. “Aveva senso dell’umorismo se necessario ed era discreto in altri momenti. Ha reso l’atmosfera perfetta nelle scene di intimità”.
Mott ha inoltre cercato sottigliezza nel design del film, inserendo dettagli dell’epoca che aggiungono gusto alla storia senza creare troppe distrazioni. “L’umorismo del copione è molto importante perciò volevo uno stile visivo piuttosto lineare. L’aspetto comico doveva emergere dal dialogo e dalle situazioni, questo era cruciale per rendere la storia interessante”, spiega.
Ha creato un contrasto fra il piccolo e disadorno appartamento di Mark, occupato per lo più dal suo polmone d’acciaio e gli ambienti più esotici in cui incontra Cheryl: la romantica stanza da letto in stile giapponese della sua amica disabile in cui hanno luogo le loro prime sessioni e poi la tipica stanza di un motel californiano anni ’50, in cui Mott ha costruito un teatro di posa. Per quanto riguarda il polmone d’acciaio di Mark, Mott ha preso in prestito l’ultima macchina funzionante dello stato della California da parte del Centro Nazionale di Riabilitazione Rancho Los Amigos per conferire la massima autenticità al ritratto di Hawkes.
Una delle cose più importanti che Mott voleva trasmettere attraverso lo stile, era la situazione che precede la comunicazione immediata, quella in cui una persona come Mark è costretta a vivere grandi difficoltà logistiche per potere essere indipendente, con il costante ausilio di personale infermieristico. “Aveva dei veri e propri problemi di comunicazione”, spiega.
“Era importante che gli oggetti di prima necessità fossero sempre tutti vicini al polmone d’acciaio, cose come il telefono e il bastone che infilava in bocca. Tutte queste cose sono state parte integrante della sua vita ed era importante mostrarle”.
Per realizzare una scenografia in cui è presente un protagonista fisicamente immobile, la montatrice Bromwell ha dovuto esplorare nuove direzioni. “Di solito si effettuano tagli alle scene che mostrano la mobilità mentre in questo film abbiamo dovuto tagliare le emozioni, e questo non è stato facile. Ma con performance tanto straordinarie tutto diventa possibile”.
Riassume Lewin: “Voglio che gli spettatori percepiscano che questo film è diverso. Che si stanno avventurando in una esperienza nuova e che tutto può succedere. Considero questo film una sorta di catarsi, in cui si assistendo ad un’emozione, si provano emozioni e si vive quell’esperienza. Spero che le persone usciranno dal cinema riflettendo sulla vita in senso più ampio, anche se non sono dei filosofi, riuscendo a pensare al di là di se stessi”.
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