Regista: Kimberly Peirce
Titolo originale: Carrie
Durata: 100'
Genere: Drammatico, Horror
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: 16 Gennaio 2014 (cinema)
Attori: Chloe Moretz, Julianne Moore, Judy Greer, Gabriella Wilde, Portia Doubleday, Alex Russell, Michelle Nolden, Max Topplin, Ansel Elgort, Cynthia Preston
Soggetto: Stephen King
Sceneggiatura: Roberto Aguirre-Sacasa
Trama, Giudizi ed Opinioni per Lo sguardo di Satana - Carrie (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Carrie
Durata: 100'
Genere: Drammatico, Horror
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: 16 Gennaio 2014 (cinema)
Attori: Chloe Moretz, Julianne Moore, Judy Greer, Gabriella Wilde, Portia Doubleday, Alex Russell, Michelle Nolden, Max Topplin, Ansel Elgort, Cynthia Preston
Soggetto: Stephen King
Sceneggiatura: Roberto Aguirre-Sacasa
Trama, Giudizi ed Opinioni per Lo sguardo di Satana - Carrie (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Steve Yedlin
Montaggio: Lee Percy, Nancy Richardson
Musiche: Marco Beltrami
Scenografia: Carol Spier
Costumi: Luis Sequeira
Produttore: Kevin Misher
Produttore esecutivo: J. Miles Dale
Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, Screen Gems
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Montaggio: Lee Percy, Nancy Richardson
Musiche: Marco Beltrami
Scenografia: Carol Spier
Costumi: Luis Sequeira
Produttore: Kevin Misher
Produttore esecutivo: J. Miles Dale
Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, Screen Gems
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
La recensione di Dr. Film. di Lo sguardo di Satana - Carrie
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Colonna sonora / Soundtrack di Lo sguardo di Satana - Carrie
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Informazioni e curiosità su Lo sguardo di Satana - Carrie
VM14.Remake tiepido di "Carrie, lo sguardo di Satana", diretto nel 1976 da Brian De Palma e tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King.
Note dalla produzione:
LA PRODUZIONE
La storia di CARRIE risale all’aprile del 1974, l’anno in cui Stephen King ha inaugurato la sua celebre carriera di autore di horror e thriller pubblicando il suo primo romanzo: Carrie, la terrificante storia di una ragazza disadattata di nome Carrie White, che scopre di possedere poteri telecinetici. Soffocata da una madre aggressiva e ossessionata dalla religione e schernita costantemente dai suoi compagni di scuola, Carrie cerca in tutti i modi di farsi accettare: tuttavia gli eventi precipitano fino al drammatico epilogo durante il ballo della scuola. Grazie alla magistrale abilità narrativa di King, il nome di Carrie è ormai sinonimo di dolorosa repressione, crudele umiliazione e sanguinaria vendetta, ma ha origine dall’acuta ed empatica osservazione di King della vita adolescenziale.
Lo scrittore si è ispirato infatti a due studenti emarginati che frequentavano il suo stesso liceo: una ragazzina solitaria, ostacolata dal fanatismo religioso dei suoi genitori, ed un ragazzo deriso a causa della condizione di estrema povertà in cui viveva. È così che King ha immaginato un’adolescente patetica ed incompresa, che sta per diventare adulta, e che nonostante non sia immediatamente accattivante, può diventare il fulcro emotivo di una storia avvincente.
Una storia che forse nessuno avrebbe mai conosciuto se sua moglie non avesse recuperato la prima bozza del racconto che lo scrittore aveva gettato via perché non ne era convinto. Scrive King nel suo libro di memorie On Writing: “Trovò quelle pagine mentre svuotava il cestino delle carte: scansò la cenere della sigaretta dai fogli appallottolati, li distese e iniziò a leggerli. Mi disse che dovevo assolutamente continuare a raccontare quella storia perché voleva conoscerne lo svolgimento”.
Data di pubblicazione della prima edizione: Aprile 1974
Sulla copertina: “Carrie è la ‘strana’ della scuola; quella che durante i giochi di squadra ha sempre i riflessi lenti, quella con i vestiti più brutti, quella che non capisce mai le battute di spirito. E così diventa uno zimbello, la vittima confusa e ferita della crudeltà adolescenziale.
Né trae conforto dal suo gioco personale perché questo, come tante altre cose della sua vita, è peccaminoso. Perlomeno questo è ciò che dice sua madre. Carrie infatti è in grado di far muovere gli oggetti, concentrandosi, decidendo di farli muovere. Piccoli oggetti, come ad esempio le biglie, iniziano a danzare nell’aria.
Oppure una candela cade. Una porta si chiude. Questo è il suo gioco, il suo potere, il suo peccato, fermamente represso come tutto il resto.
Un atto di gentilezza, spontaneo quanto i malvagi scherzi dei suoi compagni di classe, le offrirà una nuova visione di se stessa, fino alla fatidica sera del ballo della scuola. Ma un’ ennesima azione di atroce crudeltà cambierà tutto, per sempre, e trasformerà il suo gioco clandestino in un’arma di orrore e distruzione.
Una candela accesa cade e le porte si chiudono…
Ispirato dall’intenso romanzo di King, che nel frattempo era diventato un bestseller, Brian De Palma, nel 1976, ha realizzato il film Carrie, lo sguardo di Satana, scritto da Lawrence D. Cohen. Il noto thriller, che si basa proprio sul tema dell’isolamento sociale e sul bisogno di accettazione, presentava un cast di incredibili esordienti (Sissy Spacek, Amy Irving, John Travolta, Nancy Allen, William Katt, Betty Buckley), al fianco della formidabile attrice Piper Laurie nel ruolo della madre di Carrie, ed era coadiuvato da effetti cinematografici innovativi e sconvolgenti. Il film ha ottenuto nomination agli Oscar® per le star Spacek e Laurie, diventando un classico dell’orrore e ispirando un’intera generazione di spettatori e filmmaker.
A distanza di anni, l’idea di rivisitare il materiale originale e di galvanizzare il nuovo pubblico, è diventata realtà. Il film originale, che fa parte della vasta biblioteca cinematografica della MGM, gode di una tale importanza nella storia della major, che il presidente della divisione cinematografica di MGM Jonathan Glickman ha avvertito il desiderio e la necessità di mettere nuovamente in scena i temi del film che oggi risultano persino più attuali di allora.
Per fare funzionare questo progetto era ovviamente necessario trovare il giusto regista. A tal fine, Glickman si è rivolto a Kimberly Peirce offrendole la possibilità di dirigere il thriller, perché a suo avviso era molto adatta a questo progetto. Dopo aver apprezzato i suoi film precedenti (Boys Don’t Cry e Stop-Loss), MGM e Screen Gems erano certi che Kim possedesse la giusta sensibilità e capacità per portare in vita il nuovo CARRIE. Successivamente Glickman ha contattato il produttore Kevin Misher (Nemico pubblico - Public Enemies) per partecipare al nuovo adattamento del romanzo classico di King.
Dice Misher: “Kim rende l’esperienza della protagonista in modo più realistico perché le piace esplorare la condizione di un’outsider. Racconta in modo emozionale, contestuale e specifico la vicenda di un personaggio che si muove in un ambiente dove non riesce ad inserirsi”.
Rispetto alla vasta eco di cui ancora gode il primo film, Misher afferma: “Si tratta di un horror psicologico tratto da un romanzo che analizza il modo in cui i teenager si relazionano al proprio ambiente, nella fase di passaggio dall’ adolescenza alla giovinezza, e questo è un tema sempre attuale. È la storia del percorso di maturazione di una ragazza”.
Dopo aver scritturato Peirce, i filmmaker dovevano creare un contesto contemporaneo per ambientare la storia. Misher si rendeva conto che alcuni elementi andavano rimodernati per riflettere il mondo e la vita sociale degli adolescenti del 21° secolo, e per definire questo nuovo approccio del film, si è avvalso della collaborazione dello sceneggiatore Roberto Aguirre-Sacasa (“Big Love,” “Glee”), da sempre un grande fan della storia. La squadra di Misher è tornata al libro e ha individuato i temi centrali della storia, che sono universali: il processo di maturazione, l’amicizia, il tradimento, l’isolamento e il bisogno di accettazione. Nell’esplorare il personaggio di Carrie, si sono concentrati sui poteri telecinetici, ancora immaturi, della goffa protagonista, e sul suo desiderio di crescere e di sfuggire all’opprimente controllo di sua madre.
I filmmaker hanno avuto la possibilità di conferire una prospettiva moderna al nuovo film, introducendo le nuove tecnologie e la presenza dei social media come mezzo di comunicazione ed interazione fra i giovani, sia nel bene che nel male. Ma le allusioni alle odierne problematiche sociali non hanno mai alterato l’impatto centrale della storia di King. Dice Misher: “Ciò che rende un libro pertinente nell’arco di 40 anni, è l’universalità dei suoi temi. Perciò, da un lato volevamo rispettare il contesto odierno dato che il film riguarda i teenager, ma dall’altro non volevamo trattare questioni troppo specifiche che priverebbero la storia di quel senso di atemporalità che possiede il libro di Stephen King”.
Peirce, davanti al compito di dirigere una nuova versione dell’amato classico, ha letto e riletto il libro: “King è un narratore straordinario. È stupefacente il modo in cui esplora le nostre paure più profonde e i nostri desideri più reconditi, e quanto sia cinematografico il suo libro”, afferma. Rispetto al nuovo adattamento per il grande schermo, osserva: “Il film di Brian De Palma, con le memorabili performance di Sissy Spacek e Piper Laurie, è riuscito a catturare la freschezza culturale dell’epoca. Il materiale originale precorre i tempi, presenta temi universali di uno spessore tale, che a distanza di 40 anni, è possibile far coesistere entrambi i film”.
La regista dichiara di essere una grande amica ed ammiratrice di De Palma, e racconta di averlo interpellato per chiedergli cosa pensava del fatto che avrebbe diretto questo nuovo progetto. Il regista le ha detto che era un’idea fantastica e ha dato a Peirce la sua benedizione.
In ogni caso Peirce era più interessata a restare fedele alla storia originale di King, che non a creare una propria leggendaria versione artistica. “Volevo catturare l’essenza di Stephen King”, dice Peirce. “Sono tornata alle caratterizzazioni che King ha fatto di Carrie, di sua madre, e delle ragazze, e alla reazione di Carrie quando viene presa in giro. Carrie è una disadattata, un’emarginata che, come la maggior parte di noi, desidera solo essere amata ed accettata.
Quando scopre di possedere un potere speciale, si riempie di speranza rispetto alla sua esistenza e al fatto che potrebbero esserci altri esseri umani come lei. Questo aspetto mi piace molto. Mi sono tuffata nei poteri di Carrie, nel modo in cui li esplora e in cui non sempre è in grado di padroneggiarli. Sono poteri che scopre quando desidera possederli ma anche quando meno se lo aspetta, perché nascono proprio dalle emozioni che non riesce a controllare. È stato bellissimo poter esplorare le origini di questa supereroina”.
NEW BLOOD
Come in ogni memorabile storia horror, i personaggi di CARRIE sono tridimensionali. Questo vuol dire che il casting di CARRIE ha fornito ai filmmaker l’opportunità di trovare un equilibrio fra gli elementi soprannaturali del film e le performance radicate nell’umanità. Per quanto riguarda Carrie, una delle adolescenti più turbolente della cultura popolare, la decisione su chi scritturare era cruciale, e tutti sono stati felici all’idea che fosse la talentuosa Chloë Grace Moretz ad impersonare la protagonista di King. I filmmaker ammiravano le abilità di Moretz e le hanno offerto il ruolo dopo aver visto le sue audizioni, consapevoli del suo impressionante curriculum. “Chloë è all’avanguardia mentre Carrie vive fuori dal tempo: il punto d’incontro di queste due realtà ha dato vita ad un personaggio davvero unico”, dice il produttore Misher.
A differenza di Sissy Spacek, che aveva quasi 30 anni quando ha interpretato il ruolo, Moretz è una vera teenager, e questo le ha consentito di identificarsi immediatamente con il mondo di Carrie. “Ho vissuto esperienze simili”, dice Moretz. “Le sto ancora vivendo, quindi per me è stato naturale interpretare questo ruolo, che ho trovato molto interessante”. Scritturare la giusta teenager è stato strumentale anche per rendere il film contemporaneo; il pubblico oggi
potrebbe non accettare una Carrie che in realtà ha più di 26 anni.
Kimberly Peirce afferma che è stato utile il fatto che la stessa Moretz abbia avuto alcune delle stesse esperienze di Carrie. “Quando ho parlato con Chloë, anche lei era stata invitata al ballo della scuola, proprio mentre stavamo girando il film”, dice Peirce. “Chloë è un’attrice di grande successo e sicura di sé, con una famiglia affettuosa alle spalle, ed è ovviamente molto lontana dal personaggio di Carrie White, una ragazza sfortunata, che a scuola è oggetto di scherno e a casa viene repressa da sua madre. Abbiamo lavorato con Chloë per aiutarla a comprendere e ad interpretare gli aspetti più difficili del suo personaggio. Siamo stati fortunati perché anche Chloë stava vivendo alcune delle stesse esperienze di Carrie. L’innocenza, la freschezza, la dolcezza e l’inizio della ribellione adolescenziale, formano la struttura del personaggio di Carrie. Sono orgogliosa della trasformazione di Chloë. La vedrete crescere davanti ai vostri occhi, sul grande schermo”.
Moretz è una grande fan del romanzo di King, e lo definisce “scritto splendidamente”, perciò era prioritario nella sua mente renderlo nel modo più emozionale possibile. “È il ruolo più vulnerabile che abbia mai interpretato”, dice Moretz. “Per questo mi intimoriva ma allo stesso tempo è stato una sorta di ‘risveglio’ per me perché non avevo ancora mai avuto l’occasione di mostrare questo genere di emozioni personali sullo schermo, prima d’ora”.
Peirce elogia l’etica di lavoro della giovane protagonista: “Chloë è fenomenale! Non solo è una vera professionista che conosce il suo lavoro, ma è anche una grande lavoratrice. Ha dovuto spesso recitare sospesa a mezz’aria [sollevata con un’imbragatura] nelle scene in cui levita. Normalmente un attore sospeso su un filo, recita solo metà della scena perché è fisicamente estenuante, ma Chloë è rimasta là, nell’imbragatura, e ha continuato a recitare alla perfezione.” Aggiunge: “Inoltre, la macchina da presa adora Chloë. Ha un carisma naturale ed emana energia sullo schermo. Conosce le lenti, sa dove guardare, quale posizione assumere, perché si rende conto di cosa vede la cinepresa. Quando le dò un’indicazione, sa cosa voglio e la esegue benissimo, in ogni sequenza”.
Per quanto riguarda il personaggio di Margaret, l’ultrareligiosa e dispotica madre di Carrie White, è stata scritturata l’attrice plurinominata agli Academy Award® Julianne Moore nella parte originariamente interpretata da Piper Laurie (anche lei nominata agli Oscar® in quel ruolo). Dice Peirce: “Avere Julianne nella parte di Margaret è stato un sogno che si è realizzato.
È una straordinaria attrice di cinema e teatro, sensuale ed estrosa. Ha reso il film più profondo, divertente, emozionale e suggestivo”. Inoltre, aggiunge Peirce: “Quando Julianne è arrivata sul set un paio di settimane dopo l’inizio della produzione, la sua presenza ha favorito la crescita di Chloë. Julianne è brillante, una vera professionista, una delle attrici più generose con cui abbia mai lavorato. È anche una bravissima madre. Ha trasmesso queste sue qualità nel rapporto con Chloë; le due attrici hanno legato molto, diventando una vera e propria coppia di madre e figlia. In ognuna delle scene che hanno girato insieme si percepisce il loro legame, l’emozione, l’intensità, l’affetto e il bisogno che hanno una dell’altra. Il loro rapporto, profondo e conflittuale, rappresenta il cuore e l’anima del film. Questo è il filo condutture della storia, fino al suo climax”.
Moretz dichiara che lavorare con Moore è stata “una delle esperienze più straordinarie” della sua carriera di attrice. “Se potessi lavorare con lei in ogni film che farò nella mia vita, lo farei. Ha portato così tanto in questo progetto e ha contribuito a sviluppare i nostri due personaggi. Julianne ha voluto mostrare, proprio perché anche lei è una madre, che Margaret non intende danneggiare sua figlia. In realtà vuole essere una brava genitrice ma non sa come fare, perché è paranoica e terrorizzata da quel che potrebbe accadere a sua figlia. Vorrebbe solo tenerla in casa con sé, rinchiuderla nel ripostiglio e non farla mai crescere”.
Moore, che adora sia il romanzo di King che il film di De Palma, spiega che la presenza di Peirce nel progetto ed il suo approccio al materiale sono stati gli elementi che l’hanno convinta ad accettare la parte. “È un film leggendario, una storia incredibile a cui ci si accosta con una certa apprensione, ma Kim Peirce è una regista meravigliosa e il suo punto di vista della storia è straordinario”, dice Moore. “Molte sue scelte sono strettamente legate al libro. Ha voluto
interpretare e non ‘rifare”.
Nonostante la storia sia la stessa, Moore osserva: “Oggigiorno i giovani comunicano in un modo completamente diverso fra loro, quindi ho pensato che fosse necessario introdurre l’elemento dei social media per aggiornare la storia. Inoltre mi piace il fatto che il background scioccante e spaventoso di Margaret fosse più presente che mai in questo copione”.
Nonostante abbia già incarnato tanti personaggi complessi nel corso della sua illustre carriera, la versatile attrice non aveva mai affrontato un ruolo come questo. “Margaret è una persona infelice e ho provato tristezza mentre la interpretavo”, aggiunge Moore, ridendo. “Al centro di CARRIE c’è la ribellione adolescenziale; qui la situazione è estremizzata, ma ad un certo punto, nella vita di tutti, si cresce e si cambia, allontanandosi dall’infanzia. Carrie vorrebbe andare avanti e vivere la sua adolescenza, ma sua madre ostacola il suo cammino. Oltre tutto ha il problema di trovarsi all’ultimo posto della gerarchia sociale del liceo che frequenta”.
Moore è rimasta colpita dall’abilità di Chloë di interpretare gli alti e bassi tipici dell’adolescenza. “Ha un grandissimo talento, è una lavoratrice infaticabile e molto presente a se stessa”, dice Moore. “Ha messo tanto di sé nel ruolo. È importante il fatto che sia un’adolescente vera ed è stato insolito lavorare con qualcuno che sta attraversando la stessa fase del personaggio che interpreta”.
Per i ruoli dei compagni di scuola di Carrie – i gentili ma sospetti Sue e Tommy e gli ostili Chris e Billy – il cast di sostegno doveva essere forte e particolare, specialmente per far fronte a due personalità eccezionali come Moretz e Moore. Peirce spiega: “Avevamo bisogno di uno straordinario cast corale con forti attori di supporto, capaci di tenere testa a Julianne e a Chloë, perché le loro storie, unite a quelle delle protagoniste, sono la forza motrice del film.
Questi ragazzi devono essere molto diversi da Carrie. Con l’aiuto del leggendario direttore del casting hollywoodiano Avy Kaufman, abbiamo incontrato tanti giovani attori e alla fine abbiamo scelto quattro fantastici esordienti”. Dice Misher: “Nel primo CARRIE c’erano quattro giovani attori ancora sconosciuti: John Travolta, Nancy Allen, Amy Irving e William Katt. Dopo il film hanno tutti ottenuto il successo, e ora in questi ruoli abbiamo scritturato un gruppo di bravi attori di questa generazione. Ci auguriamo che questo film contribuisca a lanciarli e che CARRIE sia il loro punto di partenza”.
Per il ruolo della ragazza divorata dal rimorso, Sue Snell, Peirce spiega: “Doveva essere bella e carismatica, una persona che perde di vista se stessa e si comporta male, ma che poi si rende conto e riflette sulle sue azioni.” L’inglese Gabriella Wilde, nota per aver girato I tre moschettieri, era perfetta per questo ruolo. Dice Peirce: “Abbiamo incontrato centinaia di attrici e nessuna andava bene. Poi all’ultimo momento mi ha chiamato Avy Kaufman e mi ha detto: ‘C’è una ragazza che non conosci’. Mi ha inviato un nastro con la sua audizione e ho pensato: ‘È perfetta!’
Wilde elogia la performance di Sue. “È una ragazza popolare, che ha tutto ciò che desidera, ma è gentile”, dice Wilde. “Non è cattiva, però fa parte di quel gruppo; alla fine diventa più consapevole, e si trasforma”.
Nel complesso ruolo della prepotente leader del branco Chris Hargensen, Peirce ha fatto il provino a una moltitudine di giovani attrici che cercavano di destreggiarsi fra cattiveria e sensualità. Quando è comparsa Portia Doubleday, hanno subito capito di aver trovato la loro Chris. Dice Peirce says, “Portia è stata spettacolare perché era feroce, complessa, sicura di sé, intelligente e sexy, con una bella dose di faccia tosta! È stata in grado di trasmettere, con estrema disinvoltura, la dubbia moralità di Chris”.
Doubleday ha apprezzato il ruolo di Chris, la tormentatrice di Carrie che mette in moto gli eventi che alla fine porteranno alla rovina di tutti gli altri ignari partecipanti al ballo della scuola. “È un personaggio interessante perché è ribelle, si comporta male e va oltre ogni limite”, spiega.
Trovare l’interprete di Tommy – il fusto dal cuore d’oro manipolato da Sue che lo induce a diventare l’improbabile accompagnatore di Carrie al ballo – è stata una vera avventura. I filmmaker hanno esaminato vari attori ma non riuscivano a trovare la persona adatta nella fascia d’età richiesta. “Sebbene gli attori siano in grado di interpretare anche altre età e non mi piaccia limitarli, c’è qualcosa nell’adolescenza che non può essere imitata”, spiega Peirce. “Alla fine
Avy Kaufman ci ha presentato un attore newyorkese completamente sconosciuto di nome Ansel Elgort. È bello, affascinante, dolce e ha diciotto anni. Era perfetto”. Elgort non ha deluso le aspettative e ha apprezzato la versatilità di Tommy nella storia.
“Lui è il ‘fico’ della scuola ma è anche una persona perbene e nonostante sia uno sportivo, ha un certo spessore”, dice Elgort. “È una persona vera, che evolve nel corso della storia”.
L’ultimo tassello del puzzle è stato Alex Russell nella parte di Billy. “È bello, ruvido, ha cuore e sa trasmettere il suo lato oscuro”, dice Peirce. “Un’oscurità che diventa un elemento importante che fa da contrappunto alla leggerezza di Tommy; questi attori erano splendidamente complementari”.
Russell afferma che la sfida rispetto a Billy era di renderlo interessante per il pubblico nonostante sia malvagio. “È carismatico, affascinante, passionale, quasi animalesco”, spiega Russell. “È questo che mi piace di lui”.
La versatile attrice caratterista Judy Greer completa il cast nel ruolo della comprensiva insegnante Ms. Desjardin, che prende a cuore il caso di Carrie e cerca di proteggerla dalle prepotenze degli altri, denunciando chi la tiranneggia. Peirce dice: “Judy è una delle mie attrici preferite e seguo il suo lavoro da molto tempo. È intelligente, coinvolgente e spiritosa. Insieme abbiamo lavorato per trasformare il suo personaggio: Desjardin è un’insegnante un po’ demotivata e apatica ma che a un certo punto resta colpita da ciò che vede e che decide quindi di intervenire per sistemare le cose. Il senso dell’umorismo di Judy ci consente di approfondire il suo personaggio ed è bello vedere il modo in cui cerca di aiutare Carrie e le altre ragazze”.
Misher aggiunge: “Judy Greer arricchisce le sue scene con le emozioni e l’umorismo; va oltre il ruolo di sostegno funzionale alla trama, diventando un personaggio sfumato in ogni sua scena”.
Per Greer, Rita Desjardin è un’insegnante sia esasperata dai suoi studenti che interessata al loro benessere. “La situazione che si crea intorno a Carrie all’inizio per lei è frustrante, ma poi diventa un’opportunità”, dice Greer. “Penso che Miss Desjardin preferirebbe non restarne coinvolta ma quando questo accade si dà al 100%. Perché è fatta così”.
DIETRO LE QUINTE
CARRIE è stato girato a Toronto nell’estate 2012. Fondamentale, al pari degli altri personaggi del film, è la casa in cui Carrie vive con sua madre, che doveva riflettere un senso di isolamento e di austerità. La scenografa Carol Spier si è ispirata al romanzo di King nel creare la casa dei White. “Abbiamo tenuto presente il personaggio di Margaret, la sua personalità, la sua provenienza”, dice Spier, che ha trovato un’abitazione su una strada residenziale di Toronto che rifletteva ciò che cercava. “Abbiamo cambiato il portico, spostato la porta d’ingresso, rinnovato le finestre, e aggiunto un abbaino. Gli interni sono stati costruiti in un teatro di posa”.
Per quanto riguarda l’interno della casa, lo scopo era quello di renderlo il più semplice e puritana possibile, un luogo in cui Margaret, timorata di Dio, non si senta minacciata. Spiega Spier: “Le pareti e i soffitti sono spogli, privi di decorazioni. Non ci sono curve, tutto è spigoloso. Abbiamo messo qua e là alcuni crocefissi, ma non sono evidenti. L’atmosfera è sottile. I colori sono scialbi, il rosso è completamente assente perché Margaret lo considera il colore del peccato”.
Spier ha lavorato in stretto contatto con la squadra degli effetti speciali che hanno costruito una casa in grado di crollare facilmente, quando Carrie scatena l’inferno, nel terzo atto. “La casa viene vista in tre fasi”, dice Spier. “Tutto ciò che abbiamo costruito doveva potersi rompere e crollare. In parte questo risultato è ottenuto con le costruzioni, in parte con gli effetti visivi”.
Per quanto riguarda la distruzione della casa, che comporta una cascata di pietre dal cielo, il supervisore degli effetti visivi Dennis Berardi – dopo aver svolto una dettagliata ricerca con gli storyboard per previsualizzare la sequenza – ha optato per una soluzione completamente digitale, anziché distruggere modelli in scala costruiti manualmente. “Ho esaminato la casa utilizzando la tecnica di rilevamento con il lidar e ho scattato oltre 6500 fotografie”, dice Berardi. “Per prima cosa abbiamo girato proprio la distruzione della casa, una decisione assai insolita quando si fa un film. È fantastica perché è una sequenza complicata che richiedeva tempo”.
Per quanto riguarda gli effetti telecinetici di Carrie e la lunga e sanguinaria scena del ballo della scuola, Berardi ha mescolato effetti ibridi con i trucchi della vecchia scuola ed effetti digitali all’avanguardia. “Abbiamo usato la stampa alla rovescio, diversi effetti fisici, ma abbiamo anche cercato l’estetica moderna di un film d’azione”, spiega. “Non volevamo che il lavoro digitale risultasse forzato, che distogliesse dalla narrazione”.
Per la scena del ballo della scuola, ad esempio, gli attori sono stati scannerizzati digitalmente per poter essere duplicati nel corso della sequenza di distruzione che è appunto popolata dai loro sosia digitali. Per le scene in cui Carrie usa i suoi poteri telecinetici contro Margaret, la squadra ha unito le sequenze girate in sospensione sui fili alle altre pose girate separatamente, grazie ad un particolare effetto di fotografia composita. Aggiunge Berardi: “Abbiamo fatto di tutto affinché il lavoro digitale non prendesse il sopravvento”.
CARRIE ha fornito al cast e ai filmmaker l’opportunità di realizzare una nuova ed intensa interpretazione della leggendaria storia di Stephen King, radicata nel comune fascino di una disadattata che possiede un potere misterioso e minaccioso in grado di scatenare il caos quando viene liberato. Perché quando il film arriva al suo terrificante epilogo nel terzo atto, abbiamo assistito a sentimenti ed emozioni che tutti possono comprendere. Dice Moretz: “L’aspetto davvero terrorizzante è vedere che ciò che accade all’interno della mente del personaggio, che avrà inevitabilmente una conseguenza”.
Come tutti gli horror degni di questo nome, CARRIE dà vita ad una protagonista memorabile. “Carrie White è un personaggio straordinario”, afferma Peirce. “Penso che sia pazzesca, incredibile. Non vedo l’ora che il pubblico conosca Carrie e che ammiri l’interpretazione di Chloë. Penso che il nostro nuovo film sia bello e pregno di significato, che farà vivere agli spettatori in una grande avventura …”
Specialmente quando inizierà a colare il sangue…
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