The Road di John Hillcoat

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locandina The Road
 
Regista: John Hillcoat
Titolo originale: The Road
Durata: 115'
Genere: Drammatico, Fantascienza, Thriller
Nazione: U.S.A.
Lingua originale: inglese
Rapporto: 2.35 : 1

Anno: 2009
Uscita prevista: Venezia 2009, 28 Maggio 2010 (cinema)

Attori: Charlize Theron, Viggo Mortensen, Guy Pearce, Robert Duvall, Garret Dillahunt, Michael K. Williams, Molly Parker, Kodi Smit-McPhee, Brenna Roth, Jeremy Ambler, Bob Jennings, Jack Erdie, Aaron Bernard
Soggetto: Cormac McCarthy
Sceneggiatura: Joe Penhall

Trama, Giudizi ed Opinioni per The Road (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Javier Aguirresarobe
Montaggio: Jon Gregory
Musiche: Nick Cave, Warren Ellis
Scenografia: Chris Kennedy, Robert Greenfield

Produttore: Paula Mae Schwartz,Steve Schwartz,Nick Wechsler
Produttore esecutivo: Marc Butan, Mark Cuban, Rudd Simmons, Todd Wagner
Produzione: 2929 Productions, Chockstone Pictures, Nick Wechsler Productions, Road Rebel
Distribuzione: VIDEA CDE

La recensione di Dr. Film. di The Road
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Colonna sonora / Soundtrack di The Road
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Pino Insegno: Viggo Mortensen
Ruggero Valli: Kodi Smit-McPhee
Carlo Valli: Robert Duvall
Roberta Pellini: Charlize Theron
Fabio Boccanera: Guy Pearce
Loris Loddi: Michael Kenneth Williams

Personaggi:
Viggo Mortensen: L'uomo
Kodi Smit-McPhee: Il ragazzo
Robert Duvall: Anziano (Eli)
Guy Pearce: Veterano
Garret Dillahunt: Membro della gang
Charlize Theron: Moglie
Molly Parker: Moglie del veterano
Michael Kenneth Williams: Il ladro

Informazioni e curiosità su The Road

Nel novembre del 2006 il produttore Nick Wechsler ottenne un finanziamento per acquistare i diritti cinematografici del romanzo "La strada" di Cormac McCarthy (vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007). Wechsler pensò John Hillcoat, che aveva diretto nel 2005 La proposta, per dirigere l'adattamento cinematografico. Nell'aprile del 2007 fu ingaggiato Joe Penhall per scrivere la sceneggiatura. Con in mano la sceneggiatura, Wechsler assieme ai produttori Steve Schwartz e Paula Mae Schwartz si misero alla ricerca di un attore adatto al ruolo principale. Nel novembre del 2007 l'attore Viggo Mortensen entrò in trattative per il ruolo del padre, nonostante fosse in Nuovo Messico per le riprese di Appaloosa di Ed Harris.

Le riprese sono iniziate a fine febbraio 2008 nel sud-ovest della Pennsylvania, dove si sono protratte per otto settimane. Successivamente la produzione si è spostata in Louisiana e in Oregon. La Pennsylvania, dove la maggior parte delle riprese hanno avuto luogo, è stata scelta per le sue agevolazioni fiscali e l'abbondanza di luoghi simili a scenari post-apocalittici, come bacini, dune e zone degradate di Pittsburgh.
Il regista ha girato delle scene in alcune parti di New Orleans, devastate dall'uragano Katrina, e sul Monte Sant'Elena nello stato di Washington.

Note dalla produzione:
La produzione
The Road è un film che doveva essere realizzato a tutti i costi. A prima vista, una storia su uno scenario apocalittico per la Terra, che comprende il cannibalismo e la brutalità, così come altri elementi poco piacevoli, non sembra esattamente il materiale giusto per un popcorn movie. E sebbene alcuni studios abbiano rifiutato il progetto per queste ragioni, i produttori, il regista e il cast che sono stati attirati erano motivati dalla convinzione assoluta che il romanzo di Cormac McCarthy avrebbe dato vita a un film incredibile.

Il produttore Nick Wechsler, un grande fan dell'autore, non era riuscito ad assicurarsi i diritti di Non è un paese per vecchi di McCarthy, che poi è riuscito a far vincere l'Oscar ai fratelli Coen, così ha allertato gli agenti letterari per fargli sapere quando sarebbe stato disponibile il nuovo libro di questo romanziere. Assieme ai produttori Paula Mae e Steve Schwartz ha sfruttato l'incertezza dei rivali e ha opzionato il testo quando era ancora un manoscritto. "La cosa meravigliosa di questo particolare libro è che era così dark e triste che tutti gli studios e gli altri produttori lo hanno avvicinato con cautela, non sapendo se sarebbe potuto diventare un film", racconta Wechsler. "Questo mi ha fornito l'opportunità di cogliere l'attimo, superare gli altri con l'aiuto dei miei soci, gli Schwartz, e comprare il materiale".

Come tutti i realizzatori coinvolti in questo film, Wechsler è rimasto profondamente impressionato dall'esperienza di leggere l'appassionante libro di McCarthy. Come rivela personalmente, ci ha visto un ottimo materiale per un film. "Ho letto il romanzo la sera stessa in cui mi è stato passato e ho pensato che fosse un'esperienza potente ed emozionante, la storia di un padre e di un figlio, il lungo viaggio che compiono e il passaggio del testimone, di un'idea di umanità dall'uno all'altro e viceversa".
"Ho anche pensato che c'erano degli ottimi elementi di genere: la suspense e la tensione derivante dal bisogno di sopravvivere in un mondo estremamente ostile, insomma delle caratteristiche ottime per realizzare un film. Io non ero preoccupato dall'aspetto triste, perché anche se un mondo apocalittico, in cui peraltro era presente il cannibalismo, è qualcosa di angosciante, l'aspetto emotivo della storia era così originale e potente che avrebbe illuminato la realizzazione del film".

Quando Wechsler ha invitato Rudd Simmons a lavorare come produttore esecutivo, la scelta di John Hillcoat come regista era già stata presa. Simmons non aveva visto la precedente pellicola di Hillcoat, La proposta, ma quando l'ha fatto, è rimasto conquistato da questo regista. "Io sono stato catturato dalla pellicola di John", rivela il produttore. "la cosa interessante per me era quello che aveva ottenuto con il territorio e quanto i personaggi sembrassero corretti in quell'ambiente. The Road è una storia semplice in un certo senso, ma è mitica e i personaggi sembravano uscire dalla Terra. Così, ho parlato a John e siamo subito andati molto d'accordo".
Un'altra cosa che ha impressionato Simmons riguardo al processo di lavoro del regista, era quanto fosse preparato e concentrato Hillcoat sul modo preciso in cui avrebbe trasformato questo romanzo magnifico in un film fantastico. "All'inizio, John ha scritto un foglio con i suoi intenti, una cosa che non mi era mai capitata nei film a cui ho lavorato", ricorda il produttore. "Era di circa tre o quattro pagine e parlava di quello che voleva ottenere, i temi e i generi a cui era interessato e l'aspetto che voleva ottenere per la pellicola, corredato da tante fotografie".

"E' stato bellissimo, perché l'ha dato a tutti quelli coinvolti nel progetto e così immediatamente ci siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda. Noi sapevamo esattamente cosa stava cercando e cosa aveva visto nella storia".
"La cosa necessaria per dar vita a un ottimo adattamento è che il realizzatore trovi qualcosa nel libro di cui è appassionato e racconti la storia da quel punto di vista", aggiunge Simmons. "E noi sapevamo cos'era per John".
Alcuni degli strumenti di Hillcoat sembrano un manifesto, ma in prospettiva il regista stava
analizzando il film a livello tematico, anche filosofico, un po' come farebbe un insegnante di storia del cinema.

Ecco due paragrafi tratti dalle pagine di intenti di Hillcoat che mostrano il suo modo di pensare:
"Il film funzionerà su tanti livelli diversi, per cui potrà essere visto come un viaggio dell'anima più metaforico, una fiaba per adulti sul passaggio da una generazione all'altra, l'inevitabile realtà della mortalità e la maggiore paura di un padre, il senso di colpa e il dolore nel lasciar dietro un bambino (e quindi anche la paura che ha ognuno di noi di essere lasciato solo). Su un altro livello c'è un racconto morale, un appello necessario a tutti, per cui la gentilezza, la fiducia, la speranza e la fede devono prevalere, contro tutte le possibilità, di fronte a una distruzione imminente e all'orrore. Ancora su un altro livello, c'è l'immediata realtà viscerale di un'avventura epica e dark piena di terrore e delicatezza".
"Mentre siamo tutti testimoni di una nuova epoca di violenti conflitti globali, assieme allo spettro di una catastrofe ambientale apocalittica, The Road riesce a entrare nella nostra psiche collettiva con la forza di un incubo universale. Questo evoca le nostre paure più profonde e oscure, con intelligenza e lucidità ci fa capire quali sono le cose veramente importanti".

Nell'adattare il libro, i realizzatori hanno avuto grandi problemi a mantenere la semplicità impressionante della vicenda, mentre intanto raccontavano delle verità universali sulla psiche collettiva, in modo che una storia di fantascienza sulla fine della Terra potesse affrontare alcune delle paure più comuni dell'era post 11 settembre, come il riscaldamento globale, gli alti prezzi dei carburanti, l'incertezza economica e la reale possibilità di una catastrofe naturale dovuta all'abuso umano nei confronti del pianeta. Così, mentre McCarthy era ambiguo su quello che aveva causato il grave incidente in questa storia e che ha fatto scendere il buio sulla Terra, i realizzatori erano liberi di puntare su un disastro ecologico.

"In questo, ci siamo discostati dal libro", rivela Hillcoat. "Nel romanzo, era una sorta di inverno nucleare, tutto era coperto di cenere e assolutamente monocromatico, con un sottile strato di sporcizia e cenere nell'aria".
Nella ricerca delle location, i realizzatori si sono indirizzati verso dei disastri naturali che hanno spazzato via larghi strati di territorio, lasciandoli in uno stato di miseria. Nella preparazione al film, Hillcoat si è imbarcato in un lungo viaggio assieme a Simmons e al suo fedele scenografo Chris Kennedy, in cui hanno cercato dei posti distrutti negli Stati Uniti, ben sapendo che le location avrebbero portato il pubblico a pensare a una moderna storia fantasy-horror che sarebbe potuta accadere realmente. Questi territori rovinati avrebbero colpito la psiche americana, facendo riferimento a importanti traumi che hanno devastato alcune zone di questa nazione.

"La cosa incredibile del libro era la sua realtà viscerale", sostiene Hillcoat. "Né io né Chris abbiamo mai amato troppo le pellicole apocalittiche, ma questa era diversa da tutte le altre. Così, immediatamente abbiamo pensato che questa storia parlasse delle esperienze dei disastri naturali e di quelli provocati dall'uomo, quindi perché non utilizzarli?".
"Abbiamo subito iniziato a svolgere tante ricerche, su disastri naturali e umani, ed è questo che ci ha portato a situazioni come la New Orleans del post Katrina, il Monte St. Helens a Washington e le zone della Pennsylvania e intorno a Pittsburgh, in cui l'industria ha lasciato delle zone disastrate per quanto riguarda il territorio. Così, il processo era quello di utilizzare tutte queste cose e gradualmente metterle insieme. Era come un enorme puzzle".

Per la produttrice Paula Mae Schwartz, la storia era decisamente adatta al cinema per via del suo senso di speranza e il tenero nucleo emotivo del romanzo. "Abbiamo ammirato moltissimo Cormac McCarthy, ritenendo che avesse una voce originale e in questo libro in particolare ha catturato una storia d'amore unica tra un padre e il figlio", rivela la produttrice. "Sentivamo che il potere dell'amore tra il padre e il figlio fosse evidente, così forte che aiuta il genere umano a sopravvivere dopo l'apocalisse. Insomma, è la storia di sopravvivenza universale”.
Viggo Mortensen, che è stato candidato all’ Oscar per la sua impressionante interpretazione ne La promessa dell'assassino, ha ancorato il suo ritratto proprio alla dinamica padre-figlio. E sebbene nel momento in cui gli è stato offerto il ruolo venisse da un periodo di duro lavoro ed era sua intenzione prendersi una pausa, quando ha ricevuto la sceneggiatura e letto il libro ha ritenuto che non fosse possibile rifiutare.

"Ho pensato che sarebbe stato durissimo rifiutare questo personaggio. E' uno di quei libri che è difficile mettere da parte, una volta iniziato vuoi sapere come va a finire", rivela l'attore. Quando The Road è stato pubblicato, il romanzo è stato inserito da Oprah Winfrey nella sua influente lista di libri, e questo lo ha aiutato ad entrare nell'immaginario universale e ad essere accettato dal pubblico, oltre che dai critici che hanno sempre amato il lavoro di McCarthy. "La ragione per cui tante persone hanno letto questo libro", aggiunge Mortensen, "è che ha colpito qualcosa di profondo in America. La storia è universale, ogni genitore che si preoccupa dei propri figli prova questi sentimenti, dubbi, paure e preoccupazioni. Cosa accadrà quando io non ci sarò? Mio figlio starà bene? Se mio figlio si ammala, cosa succederà? Ma la questione principale è: cosa succederà quando non ci sarò più".

In questa storia, come nota Mortensen, la principale preoccupazione umana viene portata a un livello decisamente superiore, perché avviene in un universo oscuro, in cui ogni certezza umana è sparita. "E' tutto portato all'estremo", rivela l'attore. "Non è che, quando io non ci sarò, sua madre, una zia, una famiglia allargata o la società si prenderà in qualche modo cura di lui. Non c'è nessuno, zero. Se io non ci sarò, lui rimarrà solo al mondo. Per quanto sia estremo, è un modo per coinvolgere le persone con le proprie famiglie, ogni madre, padre e le sensazioni che provano per i loro figli, quello di cui si preoccupano".

"Così, vale la pena esplorare tutte queste cose", sostiene l'attore parlando della sua preparazione per interpretare l'Uomo in questo film tratto dal lavoro distopico di McCarthy, "ho capito che era dentro me, dovevo soltanto guardarmi dentro per recitare il ruolo".
La storia di The Road è semplice, anche se affascinante, e sebbene ci siano altri personaggi, parla soprattutto di un padre e di suo figlio. Mortensen rivela che le questioni profonde sollevate dal libro sono state fondamentali per aiutarlo a trovare l'anima del suo personaggio. "Considerando la storia e i pensieri che ho avuto quando ho letto per la prima volta la sceneggiatura e il libro", sostiene l'attore, "ho riflettuto su quello che poteva accadere in futuro. Quando non ci saremo più, cosa succederà?".

"In un certo senso, è questo che viene raccontato nella storia. Cosa succede quando tutto ti viene sottratto? Intendo proprio tutto. Per queste due persone, l'uomo e il ragazzo, è questo che succede. E quando pensi che nessun'altra cosa potrà essere sottratta, il ragazzo perde tutto e anche di più. Era una ricetta perfetta per un dramma, se gestita bene. Cosa avviene quando tutto ti viene sottratto? Come ti comporti, come reagisci? Come affronti le persone che potrebbero toglierti ancora altre cose? O quelle che posseggono delle cose che non hai? Quando sei stanco e spaventato da loro, come reagisci, in maniera aggressiva? Talvolta. Cerchi di stare lontano da loro? Probabilmente. Se pensi di poterlo fare, prendi le loro cose? Ogni tanto lo fai, anche se ti ritieni una brava persona. Tutte queste cose, questi test, avvengono nella storia, come quello che succede quando pensi che ogni cosa ti sia stata tolta. E' questo che significa portare il testimone, anche se pensi che loro ti hanno sottratto ogni cosa, il fatto di stare lì a pensarci e a lamentarsi significa che non è così. Sei ancora lì e fino a quando lo sei, loro non ti hanno portato via tutto".
Mortensen aggiunge che il titolo del film va al di là dell'ironia. "Sapevo che, se lo avessimo realizzato bene, sarebbe stato una bella sfida emotiva. Io dovevo affrontare un viaggio".

Per il regista Hillcoat, non ci sono mai stati dubbi sul fatto che Viggo Mortensen avrebbe dovuto interpretare il padre. Durante la fase di preproduzione, come rivela lui stesso, la sua visione del padre era quella di una forza solida, arricchita da una vulnerabilità interiore palpabile. Il suo ideale per il ruolo era qualcuno che fosse simile a Gregory Peck. "E' stato chiaro che Viggo avrebbe potuto interpretare un uomo comune, ma possedere anche l'intensità e il fisico che il ruolo richiedeva. Il suo personaggio affronta una notevole gamma di emozioni".
Se c'è qualcuno in grado di sopravvivere in un mondo post-apocalittico, come sostiene il regista, è Viggo. "E' un mondo così duro ed estremo per sopravvivere, che lui deve fare delle cose credibili".
Tuttavia, il ruolo richiedeva non solo verosimiglianza fisica, ma anche l'abilità di mostrare tenerezza e forza interiore. "Per alcuni attori potrebbe risultare difficile apparire gentili e sensibili verso un bambino e poi essere capaci di fare azioni fisiche violente. Viggo è molto espressivo e preparato, e così è il padre. Lui è tormentato dal suicidio della sua amata moglie, ma comunque riesce a creare questo rapporto protettivo incredibile con il figlio. E' una storia d'amore e in un mondo così impegnativo ed estremo, lui deve compiere delle azioni credibili".

Quando Mortensen ha accettato il ruolo, ha iniziato un periodo di intensa preparazione che comprendeva le ricerche sul personaggio e sull'ambiente estremo della storia. Così, si è immerso nel mondo del romanzo e della sua ipotetica situazione. La sua ricerca lo ha portato non solo verso i libri e il materiale, ma anche a notare i modi di fare delle persone che ai giorni nostri devono aguzzare l'ingegno, andando a pescare nei rifiuti della società: i senzatetto. Inoltre, l'attore ha parlato molto con Cormac McCarthy, soprattutto del rapporto dello scrittore con il suo giovane figlio John Francis, a cui è dedicato il romanzo. "Abbiamo discusso il rapporto con suo figlio e io ho spiegato come andava con il mio e come era quando aveva l'età del personaggio del libro. Ho riflettuto sulle sensazioni verso la mia famiglia e i rapporti che ho con loro. Tanti capitoli della mia vita sono terminati quando ho iniziato a girare questo film e mentre ci stavo lavorando. Mi ha fatto riflettere sulle cose ed erano anni che non lo facevo. Per quanto riguarda mio figlio, ho pensato a quando lui aveva l'età del personaggio del ragazzo".
Ma per questo film, un racconto fantascientifico su due persone isolate che percorrono migliaia di chilometri a piedi su un pianeta morto, la preparazione dell'attore doveva andare ben al di là della geografia interiore. Mortensen viene descritto come un attore fisico, che inserisce le cose che lo circondano nel suo metodo, e questa è un'ulteriore ragione per cui è stato scelto per interpretare il padre. Quando gli elementi, il tempo e il terreno, diventano duri, Viggo comincia a giocare.

"Attori diversi utilizzano processi diversi. Quello che ho notato in Viggo è che lui è in grado di sfruttare l'ambiente più di ogni altro attore con cui abbia mai lavorato per raggiungere lo stato emotivo necessario", sostiene il produttore Simmons, che aveva un ruolo importante per l'ambientazione concreta del film e le sue location. "Magari piove e lui evita gli ombrelli e gli impermeabili, rimanendo lontano da ogni tenda che gli viene offerta, in modo da restare volutamente al freddo e bagnato, e questo sembra portarlo in uno stato elevato. Io ho visto tutto questo accadere più volte nella neve, nella pioggia e nella nebbia, ogni cosa gli consenta di entrare nel mondo del personaggio. E' un attore molto fisico ed è un processo fantastico da osservare. Io posso immaginare che ci voglia un'enorme concentrazione per impedire al terreno freddo, alle rocce sulla strada o a qualsiasi altra cosa di bloccare la tua concentrazione, ma questo lo porta continuamente in un luogo impressionante".
Nick Wechsler è d'accordo. "Viggo ha le doti perfette come uomo e come attore per svolgere questo ruolo. Ha una profondità incredibile ed è talmente immerso in un particolare personaggio che ti fa pensare, 'wow, è proprio lui, non è un attore che incarna un ruolo'. Ed era proprio questo che volevamo per la parte, qualcuno che si immergesse nel ruolo, proprio come avviene per ogni attore con cui lavoro".

Sebbene il ruolo del padre fosse ambito da tanti attori importanti a Hollywood, i realizzatori non hanno mai avuto dubbi sul fatto che se fossero riusciti ad avere Mortensen, lui avrebbe incarnato perfettamente il personaggio. "Viggo è nato per interpretare questo ruolo ed è veramente impressionante", sostiene il produttore Steve Schwartz. "Parte della sfida per un attore che fa un film del genere, in cui il materiale è decisamente dark per la tristezza e crudeltà presente, è di rimanere nel ruolo nonostante la confusione del set, in cui avvengono tante situazioni diverse. Delle cose venivano spostate, c'era del rumore, la pioggia e un tempo orribile, tante distrazioni. Io ero sopraffatto dall'abilità dell'attore di rimanere concentrato e nel ruolo. Spero di non dire una cosa banale e non so come si senta Viggo a riguardo, ma per i primi giorni delle riprese lui dormiva nei suoi vestiti per rimanere nella parte. Prestava attenzione a ogni dettaglio. Se le sue scarpe non erano abbastanza umide, lui le bagnava da solo. Era completamente assorbito e ossessionato dal ruolo. Così, è diventato l'Uomo".
Il produttore prosegue, dicendo che "come risultato, non si poteva certo descriverlo come un set particolarmente loquace, perché quando Viggo e Kodi erano concentrati, le persone non volevano disturbarli. Non so come si sentissero Viggo e Kodi a essere ignorati, ma quando li vedevamo nel personaggio, lasciavamo loro spazio. E Kodi aveva il suo modo di rimanere concentrato, che era veramente impressionante".

Per dar vita a The Road, la scelta del Ragazzo era fondamentale. Per quanto le riprese per Mortensen e la troupe fossero difficili, l'attore preadolescenziale che interpreta il figlio doveva essere sia un sopravvissuto che un ottimo attore naturale per mantenere il passo. Dopo diverse sessioni di casting, i realizzatori hanno trovato l'attore giusto in Kodi Smit-McPhee, che proviene da una famiglia di attori, con il padre Andy che è un insegnante di recitazione. Il suo ritratto di un figlio al fianco di Eric Bana in Meno male che c'e' papa' lo ha fatto conoscere ai realizzatori.
Sebbene il processo di selezione sia stato difficile, con centinaia di ragazzini visti negli Stati Uniti e in Canada, una cassetta che il padre di Kodi ha inviato dall'Australia ha trionfato. Wechsler spiega che Kodi era una scelta naturale. "Questo film dipende dalla bravura dell'attore che interpreta il ragazzo", sostiene il produttore. "E Kodi è sopravvissuto alla sfida di tutti questi ragazzi e alla fine è stato quello che ci ha convinto, perché aveva qualcosa di profondo nella sua anima. Possiede un forte carisma, se possiamo utilizzare questo termine per un ragazzino. Sapevamo che sarebbe emerso, era lui quello giusto".

La scelta di Kodi Smit-McPhee aveva senso per tante ragioni, non ultima la sua affinità con la cinepresa. I produttori e Mortensen, il suo collega, erano sconvolti dal talento del giovane attore, così come dalla sua professionalità e dall'etica lavorativa. "Cosa significa avere talento come attore?", sostiene Simmons. "Se osserviamo Kodi, lui dà vita a momenti che sono reali. E' notevole vederlo da un ciak all'altro. Lui lavora a qualcosa e all'improvviso ti convince per la sua autenticità. La caratteristica che mi ha impressionato maggiormente di Kodi è la sua disciplina e la sua concentrazione".
"Lui è un undicenne e mi ricordo com'ero alla sua età, correvo giocando con i soldatini, leggevo i fumetti e cose del genere. Ma Kodi arriva e lavora nove ore al giorno. Lui si presenta sul set al mattino, affronta la fase di make-up e di acconciature, sta sul set ed è concentrato come un attore adulto. Ha una presenza notevole. E poi esce dal set e gioca con un altro ragazzino di dieci anni a cowboy e indiani ed è una cosa magnifica da osservare. Quando ha finito, torna sul set ed è ancora una volta un attore fantastico".

Viggo Mortensen ritiene che il film sarà memorabile non per qualcosa che lui ha fatto, ma per via dello straordinario talento del suo collega bambino.
"E' un attore straordinario", sostiene Mortensen. "Ritengo che la sua interpretazione rimarrà negli annali. Onestamente, penso che le persone se ne ricorderanno per anni".
Se non fosse per l'intensità del giovane attore, aggiunge Mortensen, il film sarebbe semplicemente discreto, ma grazie a lui diventa assolutamente reale. "Quando ho letto la sceneggiatura, ho pensato che avrebbero dovuto trovare il miglior attore bambino della storia o almeno il migliore del mondo per incarnare questo ruolo. Con un attore bravo come Kodi può venir fuori un ottimo film, è stato fantastico collaborare con lui".

E proprio come il padre che nel libro impara dal figlio, Mortensen sostiene che lavorare con Kodi abbia rappresentato una rivelazione come attore. "Kodi ha un istinto fantastico, una presenza notevole e, cosa più importante, ha il dono di sapersi rilassare al punto che è sempre capace di cogliere l'attimo.
Lui è sempre concentrato su quello che avviene, non tanto nella sceneggiatura quanto per quello che succede sul set e che sta capitando a noi due. La maggior parte della storia è su queste due persone, un uomo e un ragazzo. Loro indossano quasi sempre gli stessi vestiti sporchi e non parlano molto. Il tempo è sempre orribile: è brutale, decisamente rigido. Ma se funziona, si può vivere un viaggio emotivo reale, tanto che potremmo parlare di viaggio spirituale".

L'interazione tra il ragazzo e il padre è la cosa che porta avanti la storia e la fa salire di livello rispetto alla semplice fantascienza. Mentre nel romanzo c'è una spiegazione dettagliata di come i due interagiscono con il territorio distrutto e l'ambiente in rovina, in un film, che è invece un medium visivo, tutto questo deve essere espresso in maniera sottile e soltanto con la recitazione. Mortensen è convinto che il nucleo di questa esposizione ispirata in The Road provenga da Kodi.
"Il libro presenta una descrizione vivida di questi territori spogli e del tempo spietato, è decisamente bello", aggiunge l'attore. "Ma non utilizziamo questa parte. Quello che si ottiene nel film sono tutte le sottigliezze dell'interazione del personaggio con l'ambiente e in particolare tra l'Uomo e il Ragazzo, come si rapportano tra loro. Così avvengono tante cose che non vengono dette e questo soprattutto perché Kodi è un ottimo attore. Lui è perfettamente sintonizzato su tutto quello che avviene, anche gli errori, e non ha problemi con i piccoli incidenti che capitano. Kodi li sfrutta benissimo e aggiunge qualcosa di suo".

"Ogni scena che è sulla pagina sembra piena di emozioni e ti fa chiedere come arrivare a quel punto", spiega Mortensen. "Penso che, senza eccezioni, grazie al modo di lavorare di Kodi noi portiamo tutto un passo più avanti. C'è sempre un altro strato, qualcosa di inspiegabile che proviene da lui o che avviene tra noi. E' stato un viaggio fantastico e posso onestamente dire che di tutti i film di cui ho fatto parte, le scene e le prove con gli attori da ogni parte del mondo - e io sono stato fortunato, avendo potuto lavorare con degli ottimi interpreti - non ho mai avuto un collega migliore. Parlo sia degli attori più esperti e premiati che dei talenti più giovani. Non ho mai lavorato con qualcuno che fosse sempre presente e accanto a te. La sua interpretazione renderà il film un classico, che verrà visto anche tra diversi anni. Ci credo veramente".

C'è una fondamentale scena in The Road che mostra il legame che si è instaurato tra i due attori.
Durante l'incontro con un membro di una gang, il padre deve sparare all'uomo per proteggere suo figlio. Successivamente, porta il ragazzo a un ruscello e cerca di pulire i capelli del bambino nell'acqua gelida. "Ora, questo ruscello è composto da neve sciolta, quindi è freddissimo", sostiene Rudd Simmons, che assieme a una troupe impressionata ha osservato con stupore la sequenza. "L'uomo porta il ragazzo nella sue braccia e ne immerge la testa nell'acqua, il sangue del membro della gang va a finire sul ragazzo, ma poi il padre lo pulisce con amore e riporta alla vita il bambino. Questo è il modo in cui era descritto nella sceneggiatura".

Simmons continua a spiegare la scena. "Quello che è avvenuto è che Viggo ha preso in braccio Kodi, ha immerso la testa nell'acqua e questa ha rappresentato uno shock per il ragazzo, che è letteralmente balzato su. Lui ha cominciato a piangere perché era molto doloroso e non riusciva a fermarsi. E così Viggo lo ha preso tra le sue braccia e lo ha cullato, riportandolo letteralmente in vita in quel momento.
E' una scena notevole. Viggo lo ha raccolto tra le sue braccia e lo ha portato in una pianura riscaldata dal sole. Lo ha poggiato al suolo e lo ha cullato al sole".
"Poi è arrivato il padre di Kodi, Andy. Se fosse stato mio figlio, io sarei saltato a vedere cosa era successo, ma Andy è un attore e un regista magnifico, che peraltro lavora con Kodi come insegnante di recitazione. E Andy sapeva di dover lasciare che Viggo e Kodi avessero quel momento insieme, in cui il ragazzo si trovava in una situazione difficile, mentre Viggo lo aiutava a tornare alla normalità. E' stata una cosa notevole da vedere. Ritengo che, da quel momento, il loro rapporto è cambiato e loro sono diventati inseparabili per il resto della pellicola. Sono veramente diventati padre e figlio".

Mortensen racconta la storia di questa sequenza fondamentale dal suo generoso punto di vista. "Faceva decisamente freddo, c'era ancora neve sul terreno e quando ho dovuto lavare la testa di Kodi nel ruscello l'acqua era gelida, tanto che rimaneva ancora del ghiaccio ai lati. E' uno di quei momenti che poteva finire in molti modi diversi, ma quello che l'ha fatto funzionare è che, quando ho tirato fuori la sua testa durante il secondo ciak, lui era in stato di shock, con il capo che gli faceva male per il freddo, e io non ho capito quanto questo gli desse fastidio fino a quando non ho guardato i suoi occhi, proprio durante la ripresa. Anche se non era svenuto, provava un forte dolore".
L'attore, che ha affiancato alcuni dei grandi attori contemporanei, come Al Pacino, Sean Penn, Ed Harris, Cate Blanchett, Robert Forster e Armin Mueller-Stahl, parla del suo giovane collega con toni che normalmente vengono utilizzati per qualche icona dell'Actor's Studio. "Io l'ho osservato, ma lui rimaneva nel personaggio, è il suo modo di essere attore", rivela Mortensen, "e mi chiamava papà e piangeva veramente, ma ha interpretato la scena, anche se sapevo che era veramente lui. E' un giovane attore brillante. Ha una presenza notevole, è affascinante da guardare ed è costante da un ciak all'altro, mentre pretende sempre il massimo da se stesso e dagli altri".

E' un tributo sia alla generosità di Mortensen che al talento di Kodi che il sostegno di Viggo all'interpretazione del ragazzo sia così forte. "Quel giorno, è come se qualcosa fosse entrato dentro di lui come attore. Io avevo visto Meno male che c'è papà, la pellicola per cui aveva vinto dei premi in Australia ed era veramente bravo in quel film, anche se penso che in questo sia decisamente superiore.
Lui aveva già dimostrato il suo valore prima di girare la scena nel ruscello. Ma quel giorno è emerso, è entrato in un altro mondo e, cosa più importante, penso che il legame tra noi si sia rafforzato, in quel momento e successivamente. Suo padre Andy è veramente buono nei suoi confronti ed è anche lui un attore, così ha i piedi per terra e capisce bene il processo di preparazione da un giorno all'altro e quello che finisce in una scena. Ci sono stati tanti momenti come questo, che ci hanno portato a una maggiore profondità nella storia rispetto a quello che ti aspetteresti leggendo la sceneggiatura, ma anche più vicini come persone".

Mentre il romanzo The Road è un racconto a due, un viaggio solitario di una coppia di protagonisti principali in cui le altre persone sono dei mostri, dei flashback o dei comprimari, la versione cinematografica della storia richiedeva uno spostamento di attenzione verso l'universo umano in cui vivono. Così, i realizzatori hanno preso la decisione consapevole di espandere alcuni dei ruoli fondamentali per raccontare la storia. I personaggi conosciuti come la Donna (Charlize Theron), il Vecchio (Robert Duvall), il Veterano (Guy Pearce) e il Ladro (Michael K. Williams) hanno assunto un'importanza maggiore nel processo di sviluppo del film. E una volta che si è saputo che ci sarebbe stato un adattamento dal produttore di Sesso, bugie e videotape e I protagonisti (Wechsler), il regista de La proposta (Hillcoat) e lo sceneggiatore di Amore fatale (Joe Penhall), la breve lista di star mondiali disponibili si è dimostrata molto interessata.
"E' stato molto semplice scegliere il cast di questo film, perché il libro era diventato veramente popolare", sostiene Wechsler, "e gli altri ruoli, anche se erano piccoli, avevano molte emozioni da fornire, avevano uno scopo preciso ed erano importanti per lo sviluppo del lavoro. Così, qualsiasi attore che era impegnato per ottenere queste parti sapeva di poter vivere un'esperienza impressionante.
Quindi, la fase di casting è andata molto bene, con gli attori disponibili a cambiare secondo le nostre esigenze, tanto da cercare di ottenere dai produttori dei lavori in cui potevano ritagliarsi del tempo per poter partecipare con un piccolo ruolo al nostro film".

Un cambiamento notevole rispetto al modo in cui la storia viene raccontata nel romanzo è la presentazione della moglie dell'uomo, che si suicida quando ha paura che chiunque sia rimasto là fuori apparirà di fronte a loro. "Presto o tardi, ci cattureranno e ci uccideranno", dice la protagonista. "Mi stupreranno e stupreranno lui. Ci stupreranno, ci uccideranno e ci mangeranno, ma tu non vuoi affrontare questo fatto. Preferisci aspettare che succeda". La scelta dell'uomo è di prendere suo figlio dopo la tragedia e andare sulla strada nella speranza di trovare un futuro migliore per il ragazzo, se non per se stesso. Nel libro, le scelte della moglie vengono raccontate in maniera secca e pragmatica, sullo sfondo dell'orrore che ha colpito loro e l'intera razza umana.

Il rapporto tra l'Uomo e la Donna viene raccontato nei flashback, in cui l'uomo torna nei sogni, soprattutto nelle prime scene del loro matrimonio, quando sono più felici, aggrappandosi a queste memorie come se fossero un elisir, gli unici brandelli di umanità che riesce ad afferrare e che lo mandano avanti, ricordandogli perché si trova sulla strada. Un passaggio lirico dal libro illustra questa sensazione: "dai sogni a occhi aperti sulla strada non c'è modo di risvegliarsi. Lui si immergeva e poteva ricordare tutto di lei, tranne il suo profumo. Seduto a teatro con lei al fianco, mentre ascoltava con piacere la musica. Carta da parati dorata, candelabri e tende imponenti a ogni lato del palco. Lei teneva la mano sulla pancia e lui poteva sentire la parte superiore delle sue calze attraverso lo strato sottile del suo abito estivo. Blocca l'attimo. Ora torna all'oscurità e al freddo e rimani dannato".

Nella pellicola, questa scena viene descritta senza narrazione o dialoghi, ma in maniera cinematografica, con immagini e sonoro. Mentre ricordano gli alti e bassi della loro vita insieme, i flashback servono anche a fornire dei momenti elegiaci di luce, sole, musica e felicità in un mondo che altrimenti sarebbe decisamente insostenibile.
Per questo personaggio, i realizzatori avevano bisogno non soltanto di un'attrice forte, ma anche versatile. "Nel libro la parte sulla Donna è decisamente dura e spigolosa. E noi l'abbiamo mantenuta", rivela Hillcoat. "Ma abbiamo cercato di arricchire il personaggio e presentare il suo punto di vista nella scelta che compie, per via di quello che sta avvenendo nel mondo".

Il ruolo richiedeva un'attrice che portasse il suo talento. "La cosa magnifica di Charlize", prosegue il regista, "è che noi volevamo trovare qualcuno che avesse questo tipo di profondità, un aspetto emotivo per mostrare la transizione dal mondo a cui sono abituati certi privilegiati e che viene dato per scontato, per poi vederlo scomparire. Noi desideravamo mostrare il danno emotivo che viene inflitto da questa catastrofe globale. Il suo rifiuto di accettare il nuovo mondo rappresenta un cambiamento enorme, anche emotivo. Charlize è una persona che ha già mostrato una gamma di emozioni incredibili e la sua trasformazione in Monster è stata decisamente impressionante. Lei sembra essere una di quelle attrici capaci di trasformarsi e di arrivare a grandi profondità emotive".
Un'altra scelta fondamentale è stata l'utilizzo di Robert Duvall nei panni del Vecchio, un personaggio che l'Uomo e il Ragazzo incontrano per strada e con cui passano del tempo, che fornisce un ulteriore punto di vista filosofico al loro viaggio. Per una delle tante coincidenze che, come sostiene Hillcoat, sono avvenute durante la produzione, "lui conosce Cormac McCarthy e ha familiarità con il suo universo, una cosa che ci ha aiutato molto".

La presenza di Duvall sul set non rappresentava soltanto un legame con la visione del mondo del romanziere, ma forniva anche l'opportunità di approfondire la storia e ispirare la troupe con altri modi per raccontarla. E l'attore ha portato un po' della sua magia alla pellicola in circostanze decisamente difficili.
"Lui ha fatto qualcosa di straordinario sotto una pressione estrema", osserva Hillcoat. Mentre per la maggior parte delle troupe un giorno di sole è una notizia positiva, per i realizzatori di The Road, una storia su un mondo senza luce o calore, i valori erano rovesciati. "Noi dovevamo affrontare i problemi atmosferici. C'è stato un giorno in cui il sole è venuto fuori ed era il nostro nemico. Era una battuta ricorrente in tutto il film: quando c'era bel tempo, un aspetto che la gente di solito adora, noi entravamo in depressione, e invece quando era brutto eravamo eccitati e felici".

"Così è accaduto con Robert: era una giornata luminosa, un disastro per il territorio in cui ci trovavamo, un'enorme montagna di detriti piena di cenere e un terreno spaventoso. Avevamo molta pressione e necessità di sbrigarci. Così, abbiamo parlato della possibilità di aggiungere qualche elemento ulteriore al personaggio. Per quanto riguarda il dolore e i danni subiti, visto che si tratta di un anziano, tutti si chiedono come diavolo abbia fatto a sopravvivere e da dove proviene, mentre lui è un personaggio molto enigmatico, alla Samuel Beckett. E così, nel giro di un paio di ciak, lui tira fuori nel mezzo della sequenza un'improvvisazione assolutamente commovente e che ha contribuito a portare a termine la scena in maniera molto rapida. E' stato magnifico. Era dura lavorare in queste condizioni e quando hai degli attori con questo bagaglio di esperienza, desidereresti avere più tempo per fare le cose. Ma lui si è dimostrato all'altezza della sfida, andando anche oltre le nostre aspettative".

I produttori hanno fatto dei paragoni tra Duvall, Mortensen e Smit-McPhee, così come sulla funzione dei loro rispettivi personaggi in base al tema della storia, il "passaggio del testimone" attraverso un mondo di avversità per arrivare a un futuro di speranza. La scena intorno al fuoco con il vecchio, il ragazzo e suo padre, come sostiene Paula Schwartz, "vede tre generazioni di attori presenti. C'è Kodi Smit -McPhee, la star emergente, il ragazzo – c'è il padre – Viggo Mortensen, una star affermata – e poi c'è la stella leggendaria – Robert Duvall. Così, per me è veramente simbolico, c'è un messaggio in questo. C'è una continuità, un'evoluzione e una prosecuzione: portare il testimone, che è il simbolo della vita, il simbolo della sopravvivenza, proprio quello di cui parla il film. Il ragazzo porta il testimone e il padre lo protegge. Era veramente commovente".

Il giorno in cui è stata girata la sequenza, il set era immerso nel silenzio e tutti sapevano che stava avvenendo qualcosa di magico. "E' stata una scena decisamente incredibile", prosegue Paula Schwartz, descrivendo l'ambiente in cui il personaggio di Robert Duvall "accetta l'invito a sedersi vicino al fuoco con l'uomo e il ragazzo. Ed è assolutamente affascinante, perché puoi vedere l'ammirazione per questo anziano, che è sopravvissuto alla catastrofe e all'apocalisse. Sia il padre che il ragazzo ascoltano la sua saggezza nel descrivere le ragioni per cui questo è avvenuto e se le persone riusciranno a farcela. E' stato memorabile, perché Robert Duvall ha 77 anni e possiede una saggezza notevole e un'energia nella sua voce che ti conquista. E' stata una sequenza magica".
A completare il cast di personaggi di supporto, che nel libro sono solo delle cifre, figurano il Veterano, un sopravvissuto duro, uno dei "bravi ragazzi" che diventa il protettore del ragazzo verso la fine del suo viaggio, e il Ladro, un uomo che ruba tutto al ragazzo e a suo padre.

"Io sono veramente eccitato dal cast che siamo riusciti a ottenere e dalla gamma di personaggi diversi che emerge", sostiene Hillcoat. "Io non potevo pensare a nessun altro se non Guy Pearce nei panni del veterano e quindi siamo stati veramente fortunati a poterlo avere. Volevamo mostrare come queste persone si aggirano nel mondo lottando per sopravvivere e Guy sicuramente, come Viggo, ha delle doti di questo tipo, perché riesci a immaginarlo nei panni di un sopravvissuto. A completare questo mix di personalità, Michael K. Williams fornisce una caratteristica urbana e da strada al ladro, mentre Garret Dillahunt, che interpreta uno dei camionisti della gang di strada, offre una sensazione country e tradizionale. Invece Molly Parker (la Donna materna) era assolutamente perfetta per il finale che ho trovato, un ruolo molto difficile da esprimere, perché lei termina il film assieme a Kodi. Per loro, la sfida era di superare i traumi in un tempo cinematografico piuttosto breve, per far capire da dove provengono, il tipo di danno emotivo subito e quello che hanno superato".

Mortensen sostiene che la produzione sia stata veramente fortunata ad avere dei grandi talenti interpretativi, in modo che la pellicola non si regga soltanto su di lui e Kodi. "John ha scelto bene il cast del film, quindi non siamo soltanto noi due", rivela l'interprete. "Ovviamente Guy Pearce, che interpretava il ruolo principale ne La proposta per John Hillcoat, ha una parte fondamentale verso la fine di questa pellicola. E' un personaggio decisamente interessante e lo ha svolto molto bene. Lui e Kodi hanno interagito ottimamente. Molly Parker e Michael Williams sono fantastici. Tutti quelli che hanno partecipato alle sequenze in cui il padre e il figlio si imbattono nelle persone sono stati magnifici e scelti benissimo. Siamo stati fortunati per tante ragioni diverse".

Per Hillcoat e la sua squadra, la missione era di offrire l'aspetto orribile di un mondo distrutto, senza affidarsi ai soliti stereotipi tipici del genere 'fine del mondo'. Le persone fondamentali per questo erano il montatore John Gregory, lo scenografo Chris Kennedy e l'ideatrice dei costumi Margot Wilson, che avevano già lavorato tutti con lui e si trovavano a loro agio e in sintonia con il regista per svolgere al meglio i loro incarichi.
"Dopo la mia esperienza con La Proposta, sarei felicissimo di lavorare con loro per il resto dei miei giorni", afferma il regista. "Quello che amo di Chris e Margot è l'attenzione per i dettagli. La ricchezza della loro comprensione del film va ben oltre quello che viene richiesto dal ruolo che ricoprono. Margot, proprio come Chris, capisce benissimo i personaggi e le ragioni per cui fanno delle cose, quali sono i temi della situazione e come appaiono nei dintorni. Questo spiega bene il loro valore".

Il regista nota come la sensibilità della squadra è apparsa evidente nell'interpretazione del materiale.
"Noi desideravamo evitare l'aspetto Mad Max che definisce il genere post-apocalittico, perché ormai è decisamente abusato. Quindi, abbiamo pensato alle immagini presenti nel libro e quello che emergeva erano il carrello del supermercato e le giacche da sci, così come la sporcizia, le buste di plastica e tutto il resto. Quello che ci è venuto in mente erano i senzatetto presenti in ogni grande città del mondo. Questa classe inferiore vive nel mondo apocalittico della sopravvivenza quotidiana nelle strade, senza soldi e cibo".
"Così, era questo il nostro riferimento. Margot ha raccolto tante foto e ha osservato con attenzione tutto il mondo dei senzatetto che sopravvivono per strada. Dove si è superata era nella plastica inserita nelle giacche, perché il mondo è così freddo che loro si devono riscaldare in qualsiasi maniera, e nel modo in cui le persone riciclano capi di vestiario. E' pieno di dettagli fantastici".

Quando Margot ha letto la sceneggiatura, come afferma lei stessa, le sono state inviate delle fotografie di alcune location e ha iniziato a mettere insieme i tipi di personaggi che ci vivevano. "L'ho letta circa cinque volte, in modo da capire bene la tristezza, le sensazioni e le emozioni che lo script evoca", rivela l'ideatrice dei costumi. "Un minuto c'è speranza, ma subito dopo arriva la tristezza, così c'è un'intera gamma di emozioni presente. E' stato allora che ho iniziato a comprendere la storia d'amore tra queste due persone, Viggo e Kodi".
"John mi ha inviato tante fotografie assieme alle sue note", prosegue la professionista. "Ma buona parte delle mie ricerche derivano dai senzatetto, perché purtroppo sono le persone che riflettono il mondo che descriviamo nel film. Non hanno vestiti, hanno problemi a trovare del cibo e devono cavarsela con pochi mezzi, esattamente come i nostri personaggi. Le foto delle location mi fornivano la sensazione di vuoto, del nulla che stavamo affrontando e dei territori magnifici. Nessun colore e qualcosa di triste, ma allo stesso tempo poetico".

Il suo metodo è stato di pensare ai personaggi e di realizzare dei bozzetti del loro aspetto in questi abiti improvvisati. "Quando ho letto la sceneggiatura, sapevo che personaggi erano e questo rappresenta sempre un bell'aiuto, perché pensi a chi sono gli attori e ad affiancarli ai personaggi, ascoltando le parole che dicono, sviluppando il tipo di persone che sono. Volevo che il pubblico osservasse i vestiti e vedesse qualcosa di familiare, come gli abiti che indossano attualmente".
Una volta stabilito l'aspetto per un personaggio, erano necessarie ore di duro lavoro per invecchiare gli abiti, molti dei quali sono stati presi nei negozi di roba usata. E' stata posta una grande attenzione a utilizzare vestiti che stonavano tra loro, perché tutto in questo mondo viene utilizzato e adattato secondo le necessità, come il calore e il riparo dagli elementi, non certo per seguire una moda. Lei ha anche ideato una filosofia di vita on the road che si estendeva a tutti i personaggi, basata sulla comodità, gli strati e la sostanza che probabilmente sopravviverà alla nostra esistenza terrena: la plastica.

"Abbiamo dovuto pensare a molti abiti e ai loro strati. Se non hai nulla nel mondo e stai viaggiando in America per cercare un luogo più sicuro, ti porti la casa sulle spalle. Abbiamo iniziato con la sua t-shirt, perché lui si è portato un paio di magliette, un cappuccio per tenere al caldo la testa, dei guanti, un numero infinito di calzini e scarpe. Ma non è come si potrebbe pensare. "Certo, lui poteva mettere tante cose nella borsa e portarle. Doveva pensare a cosa avrebbe potuto avere sulle spalle in maniera funzionale, perché ovviamente non si poteva avere un bagaglio infinito".
E' qui che la filosofia dei costumi si collega alla messa in scena. "Bisogna pensarci da un punto di vista minimale, è come andare in campeggio e quindi si possono portare solo alcune cose, per cui bisogna capire cosa mi manterrà asciutta e al caldo. Per fornire loro calore abbiamo utilizzato le tende delle docce. Lui le ha trovate lungo la strada e le ha trasformate in un impermeabile. Così, deve sfruttare delle cose che ha rimediato lungo la strada".

"Quando è nato Kodi, tutti i negozi erano scomparsi, non c'era elettricità, quindi ho avuto l'idea che il padre e la madre abbiano messo da parte dei vestiti. Sono i pantaloni di Viggo che sono stati accorciati, hanno preso uno dei suoi modelli e lo hanno sistemato. Lui ha una camicia più grande e il cappotto è quello che avevano nella loro casa, le scarpe sono troppo grandi per lui, così come i guanti, perché certo non possono comprarli. Con le scarpe di Viggo, sta camminando per l'America, così dovevamo trovarne un paio comode per lui. Lui aveva solo quelle scarpe e con il passare degli anni iniziano a cadere a pezzi, così le abbiamo pesantemente invecchiate e poi coperte con del nastro adesivo. Lui porta con sé del nastro e unisce parti dei suoi vestiti con esso, ma lo utilizza anche per una ferita da freccia".
"Tutti questi elementi vanno insieme. Lui si porta delle buste di plastica con cui si copre i piedi, perché la plastica non si rompe e ti tiene al caldo in maniera comoda. Ma le ho utilizzate anche per i personaggi di Robert Duvall e del ladro, per mostrare che la plastica, qualsiasi cosa succeda al mondo, sopravviverà a tutti noi".

La storia di The Road è decisamente triste, ma parla di sopravvivenza, e al suo interno c'è speranza per il mondo. La possibilità di annientamento è vicina, quindi è bello sapere che possiamo andare avanti, anche se è avvenuta una catastrofe.
Come rivela Steve Schwartz, "non abbiamo mai avuto dubbi sulla volontà di realizzare questo film dopo che abbiamo letto il manoscritto. Dalla metà del ventesimo secolo, dall'invenzione della Bomba all'idrogeno, le persone si chiedono se l'umanità abbia le ore contate. Ma sembra proprio che dall'inizio di questo secolo, i pericoli siano dietro ogni angolo. Le persone pensano sempre di più alla fine del mondo e The Road dipinge un quadro che, nella sua devastazione e nel suo realismo, non possiamo ignorare. Ma se fosse soltanto questo, non saremmo stati interessati. Questo mondo infatti viene redento da un padre e dal figlio, così come dal loro amore, e alla fine c'è un barlume di speranza".

Ma non bisogna fare confusione, come aggiunge il produttore, perché The Road è una storia horror. Anche se racconta un disastro ecologico e un'apocalisse post-nucleare, rimane comunque una storia horror. Dall'11 settembre, le persone hanno buone ragioni per essere spaventate e la "gente avrà paura quando vedrà il film. Spero che le persone penseranno che è un film pauroso e intelligente, d'altronde se si è intelligenti ai giorni nostri c'è molto di cui avere paura. Ma considerando che è così realistico, è decisamente spaventoso. E Hillcoat è un genio nel creare il tipo di tensione fuori e dentro l'inquadratura che ti fa agitare sulla poltrona".
Ma alla fine parla di speranza e di portare il testimone. Per il ragazzo, si tratta di rimanere sulla strada giusta. "Il ragazzo divide le persone in due categorie. Quello che ha imparato dal padre è che i buoni non mangiano le persone, cosa che invece fanno i cattivi", rivela Paula Mae Schwartz, "ed è per questo che lui chiede al veterano, che incontra dopo che il padre muore, "sei uno dei buoni? Mangi la gente?". "Per me, la parte paurosa è che non sono degli zombi che mangiano la gente, ma delle persone che mangiano le persone, sono proprio come noi", sostiene Steve Schwartz.

"La Terra stessa fa parte del cast", prosegue il produttore. "Non ci concentriamo sulla causa dell'apocalisse, ma è evidente che sono avvenuti dei profondi cambiamenti nel pianeta e non sono positivi. E' una dichiarazione semplice, ma come metterla in pratica? E una volta che si affrontano i dettagli inquietanti della situazione, capisci che devi tirar fuori una serie di regole sul modo in cui stai alterando il pianeta e queste regole devono essere coerenti. Fin dall'inizio, sono rimasto impressionato dalla volontà di Hillcoat di abbracciare questa idea e assicurarsi che il nuovo mondo fosse coerente. La sua visione è sempre stata chiara, era profonda e non è mai cambiata. Lui ha visto tutto questo in maniera chiara fin dall'inizio ed è rimasto fedele a questa visione, quindi penso che il film che ne è venuto fuori riveli un mondo nuovo decisamente interessante e coerente".
"Il libro di Cormac McCarthy inizia dopo l'apocalisse. E' una scelta voluta, ovviamente", aggiunge Paula Schwartz. "Ritengo che uno dei risultati è che le persone saranno molto più consapevoli delle tante cause che potrebbero portare alla fine della Terra, così come devono essere consapevoli della questione ambientale, della possibilità di una guerra nucleare o di un evento planetario, per esempio una cometa, ma ritengo che la consapevolezza della fragilità terrestre sia molto importante nella storia, il fatto di dover fare molta attenzione".

Quando ha visitato il set, McCarthy era decisamente felice per la scelta delle location, in particolare New Orleans, dove è realmente avvenuto un disastro naturale. Natura e ambiente sono molto importanti in questo film.
"Quello che ho veramente amato del libro", sostiene Hillcoat, "e quello che amo di Cormac McCarthy è che non si ferma davanti a nulla per esplorare le profondità umane e non ha paura di mostrare quanto siamo spaventosi, tanto da essere il peggior nemico di noi stessi e dell'intero pianeta, così come lo siamo sempre stati e sempre lo saremo. Tuttavia, la cosa straordinaria nel libro, che non è presente in altri romanzi, è questa ricchezza emotiva incredibile tra il padre e il figlio al centro della storia".

"Quello che ho amato del libro è che non comprendeva nessuna discussione su quello che è realmente avvenuto, un particolare che non conosciamo. Tante cose rimangono inesplorate ed è giusto che sia così, perché un disastro di queste dimensioni, che sia legato al nucleare o a una cometa o qualsiasi altra cosa, da quel giorno rende irrilevante capire quello che è successo e che l'ha provocato. Da quel momento, le persone combattono per sopravvivere al cambiamento radicale, e il modo in cui siamo rimasti in bilico è originale, inquietante e difficile da sopportare. Sembrava decisamente reale e particolarmente rilevante per questa epoca".
"E' una storia biblica", rivela Paula Schwartz. "E' la storia del trionfo dell'amore sul male e pensiamo che fornirà alla gente una bella sensazione quando usciranno dal cinema: il fatto che ci sia sempre speranza".


La produzione concreta
In una pellicola in cui il pianeta è il protagonista principale, era fondamentale per i realizzatori trovare un'ampia gamma di territori che riflettessero i mutevoli scenari che il padre e il ragazzo percorrono, da una regione montuosa al passaggio attraverso le colline per arrivare alla fine all'oceano. E considerando che il pianeta è un'unica area disastrata, loro dovevano trovare il maggior numero possibile di location in rovina, abbandonate o devastate.

Durante un lungo periodo di preproduzione, più di 50 location sono state visitate per soddisfare le esigenze della produzione. La maggior parte si trovavano in Pennsylvania, con delle deviazioni notevoli al Lago Erie, le zone della Louisiana colpite dall'uragano Katrina e alcune aree in Oregon. "Visto che Cormac non ci dice qual è stato l'evento apocalittico, abbiamo deciso di osservare gli eventi contemporanei degli Stati Uniti che assomigliano a degli eventi apocalittici", sostiene Wechsler. "Così, New Orleans ci ha fornito una grande opportunità di mostrare quello che può accadere con un disastro naturale. Ci sono altre zone degli Stati Uniti che sono state colpite dal fuoco, da un vulcano, dalla decadenza umana e dalla tragedia di una società che passa da una civiltà all'altra, per quando riguarda l'impiego di soldi e risorse. Così abbiamo sfruttato gli eventi naturali provocati dall'uomo negli Stati Uniti".

"La troupe ha deciso che c'erano tante location nei dintorni di Pittsburgh che potevano essere molto utili", aggiunge Wechsler, "soprattutto una barriera autostradale abbandonata, che non si trova molto lontano, così come delle miniere (sotterranee o in superficie), delle zone dove si estraeva il carbone che fornivano un'idea di terra oscura che potevamo utilizzare. La Pennsylvania ha dei magnifici territori invernali che sono stati veramente utili, mentre la Film Commission e le persone sono state veramente amichevoli e ci hanno aiutato molto, era un luogo magnifico per ambientare il nostro film".
Per lo scenografo Chris Kennedy, la sceneggiatura di Joe Penhall era perfetta. "Quando ho letto lo script, sono rimasto impressionato dal modo in cui sono riusciti a tradurre il libro. Joe è stato capace di tirar fuori tutti i dialoghi più importanti, perché la maggior parte del romanzo deriva dai pensieri dell'Uomo. Il mondo viene visto attraverso i suoi occhi, un elemento fondamentale per poterlo visualizzare. Inoltre, noi volevamo vedere delle vere location, così dovevamo scoprire quelle che potevano essere più adatte. C'è stata una lunga ricerca di luoghi negli Stati Uniti che avremmo potuto utilizzare".

Quando si è scelto di ambientare la produzione in Pennsylvania, Kennedy è rimasto eccitato alle possibilità. "E' chiaramente ambientato in America. Ho svolto un'enorme ricerca sul web mentre ero in Australia prima di partire e in breve tempo ho capito che c'è una gran quantità di città e territori abbandonati, molto più che in Australia. Tante cose mi eccitavano, quando ho scoperto le miniere di carbone in Pennsylvania e la barriera autostradale abbandonata a Breezewood, con dodici chilometri di autostrada desolata, tutte queste cose erano spettacolari. Si chiama The Road, quindi sembrava ovvio che la strada diventasse fondamentale nella scelta di girare lì. Ci sono alberi stagionali, un elemento fondamentale per il nostro tema, un territorio morto. Ho praticamente coperto tutta l'America nella mia ricerca e le aree settentrionali con le foreste caduche in un territorio invernale ovviamente rappresentavano il punto di partenza".

"La Pennsylvania aveva dei territori di carbone, delle zone minerarie devastate, insomma erano luoghi oscuri. E' un mix di elementi: situazione pessima a livello socioeconomico in zone come Braddock e Keysport, il territorio invernale, gli alberi di stagione e una parte devastata".
Il modus operandi di Kennedy era di svolgere le sue ricerche, trovare delle zone interessanti e inviare delle foto e delle note al responsabile della location, Andrew Ullman, che per un caso fortuito è andato a scuola in una delle zone della Pennsylvania in cui si sono svolte le riprese. "Loro hanno trovato la zona e noi i luoghi precisi", sostiene Ullman. "Chris era interessante, mi forniva il materiale e mi diceva che si trattava di un'area ottima per alcune nostre esigenze, così abbiamo trovato le nostre location".

Uno dei luoghi scoperti era un parco a tema a Conneaut, che è servito per mostrare alcuni incendi. Si è trattato di una scoperta fortunata, secondo Ullman. "Ci sono tanti parchi tematici che mostrano la loro decadenza", spiega Ullman, "e questo era un parco su un lago vecchio di più di 100 anni che è passato per una ristrutturazione senza successo e poi è stato colpito dalla decadenza e dall'abbandono. Abbiamo potuto creare i nostri incendi qui e loro sono stati così gentili da aspettare di demolire l'edificio".
Il parco sul lago, come sostiene Ullman, "era un dinosauro. Nessuno va più ai parchi sul lago, perché era qualcosa per persone che non potevano permettersi altri luoghi. Loro salivano su un treno, arrivavano qui e passavano l'estate o magari una settimana o due. Era fatto per i minatori, la classe operaia".
I parametri per il lavoro su The Road erano decisamente diversi da quelli a cui era abituato. "Normalmente cerco dei posti bucolici e magnifici, qualcosa di interessante, mentre per quanto riguarda Chris e John sono stati bravissimi a trovare immagini iconiche e realistiche tra queste rovine".

Un altro aspetto diverso dal solito per i realizzatori era la qualità della luce di cui aveva bisogno la troupe per simulare un pianeta privo di sole. "Avevamo bisogno di un tempo nuvoloso per avere una luce limitata", sostiene Kennedy. "Noi stiamo parlando di un mondo post-apocalittico dopo un inverno nucleare o qualcosa di simile. In effetti, Javier Aguirresarobe, il direttore della fotografia, diceva che il sole era il nostro nemico. E' stato fantastico girare in Oregon, perché c’è stata una prevalenza di giorni nuvolosi nel periodo in cui eravamo presenti".
Mentre altre troupe cinematografiche avrebbero apprezzato una giornata di sole, quella di The Road cadeva in depressione e andava a girare degli interni nei teatri di posa. "Lavorare nella neve e nel freddo, nel fango e in condizioni difficilissime, che si tratti di neve o pioggia, era magnifico. Noi eravamo entusiasti in queste situazioni", rivela Kennedy. "Penso che ci sia voluto un po' per le persone per entrare in questo stato mentale, ma essendo un film ambientalista, collocato in luoghi reali, volevamo esprimere questo dramma, non certo una bella giornata".

Mortensen, che inserisce perfettamente l'ambiente nel suo metodo di lavoro, descrive le caratteristiche delle riprese come un test del subconscio. Sul set in Oregon, dopo che buona parte delle impressionanti scene nel maltempo erano alle sue spalle e si preparava alle sequenze di flashback con la Theron, ha riflettuto sull'effetto del tempo nelle riprese. "Abbiamo iniziato a girare quasi gli esterni, c'era neve, fango e pioggia", rivela l'attore. "Ora siamo agli interni, così non dobbiamo preoccuparcene. E' una bella giornata di primavera in Oregon. Questa mattina è stata la prima volta durante le riprese che mi sono seduto per un secondo nell'erba e ho osservato il verde, così come gli uccelli. Mi piace stare all'aperto e osservare il cambio delle stagioni, adoro imparare cose sugli alberi e i fiori. Sono interessato ai luoghi naturali, ma in questo film non pensavo mai al verde, al sole e a cose di questo tipo".

"Siamo stati quasi sempre fortunati col tempo", prosegue Mortensen. "Così, in un certo senso, per la prima volta nella mia vita, ho rinnegato l'arrivo della primavera e quindi ho rinnegato la vita. E' questo che significano tutti i dialoghi nel film sul portare il testimone. Si può leggere in tanti modi, l'idea di qualcuno che è un leader perché porta il testimone. Ma questo significa anche esprimere una forza vitale e considerando che tutto intorno a noi è morto, significa portare la speranza della vita e della primavera. La cosa interessante è che oggi ho capito che sono stato in luoghi molto interessanti, ma senza osservare l'ambiente naturale, una cosa che non mi era mai capitata prima d'ora. Oggi, sto iniziando a lasciarmi un po' andare e mi fermo ad osservare, quindi è bellissimo!".
Il compito di tradurre un mondo completamente privo di luce solare con delle pennellate di grigio (che però venivano fotografate a colori) per dar vita all'universo desolato ma eccitante che c'è sullo schermo, è stato affidato al direttore della fotografia Javier Aguirresarobe, un veterano di 35 produzioni, tra cui The Others e Vicky Cristina Barcelona.

"Un territorio vuoto è difficile da mostrare al cinema. Così, la mia vita è diventata più ricca con questa pellicola, ma anche più complessa", sostiene Javier. Ma a sentirlo mentre dice queste cose, non c'era altra soluzione.
"Ritengo che la cose più importante per me come direttore delle fotografia sia trovare nuove aspirazioni e luoghi diversi. Mi è capitato con The Road. E' veramente il film dei miei sogni, perché nel libro di Cormac McCarthy c'era una terra apocalittica e priva di sole". Una decisione che John Hillcoat ha preso subito è stata di limitare le immagini digitali al minimo. Il lavoro sulla pellicola con il digitale è stato principalmente per togliere i colori che potevano intrufolarsi in The Road.

"Ho sperimentato tante tecniche diverse", sostiene il direttore della fotografia. "La pellicola veniva trattata in maniera differente nel laboratorio per portare il film al punto in cui desideravamo. Ho collaborato con una squadra fantastica a cui sono molto legato, sono felicissimo di aver partecipato a The Road. Ritengo che sia un progetto incredibile e sia valso lo sforzo di affrontare tante sfide diverse.
E' il giorno numero 59 e sono tanti. Sono stanco, ma soprattutto sono soddisfatto del lavoro visivo in cui credo molto. The Road è senza dubbio l'apice della mia vita professionale e penso che sia anche il titolo più importante a cui abbia lavorato".

La sfida maggiore per un direttore della fotografia, come ammette lui stesso, è lavorare con il tempo, e mantenere una continuità a livello visivo in oltre 50 location e 60 giorni di riprese in esterni. E conservare la "fiducia di svolgere il lavoro correttamente. Visto che questo è un film girato soprattutto con location in esterni, stiamo sempre fuori ad affrontare climi diversi e un tempo in continuo cambiamento. Ho ideato due modi di dire che sono diventati popolarissimi per la troupe. Uno è “il sole è il nostro nemico”, mentre l'altro sostiene che "tutto è possibile in The Road'. Alla fine, siamo stati veramente fortunati con il tempo e il sole è stato assente per la maggior parte delle riprese".

"In questo film, il sole non esiste e la Terra è vittima di un'apocalisse. Il colore verde non esiste, così come avviene a livello cinematografico. Di notte, l'unica luce e colore proviene dal fuoco. Alla fine, per la luce abbiamo utilizzato tante palle di fuoco, che illuminavano il cielo e conferivano alla pellicola una forte autenticità e realismo".
"In questo film, non c'è manipolazione della luce o delle cose, che sono reali", aggiunge il direttore della fotografia. "Voglio che le persone, quando usciranno dal cinema, abbiano l'impressione di cosa possa capitare alla Terra e a loro. Mentre osservano il film, devono pensare che sia reale e sincero. Ritengo che il trionfo maggiore avverrà se il pubblico riuscirà a credere alla realtà della storia mentre la osservano nel mondo artificiale del cinema, insomma pensare che questa vicenda sia assolutamente vera".

"In effetti, stiamo ricreando questa vicenda, unendola con la realtà; la fotografia serve proprio a questo. Creare una certa luce e la realtà del mondo apocalittico è il mio ruolo".
Nonostante delle riprese lunghe e complesse, Javier sostiene di essere stato fortunato a lavorare a The Road. Lui si toglie il cappello di fronte alle due persone che avevano il fardello delle riprese e di portare il testimone.
"Un'altra ragione che mi faceva sentire soddisfatto di questo film è la gente con cui ho lavorato, ma in particolare due persone. Una è Viggo Mortensen e l'altra è Kodi, i due protagonisti. Nel creare questa realtà, ritengo di aver beneficiato della loro interpretazione, perché la loro recitazione è assolutamente naturale. E' una coincidenza estremamente fortunata avere due attori straordinari per questo film.
Ritengo che sia un'altra delle tante circostanze di questa pellicola che mi hanno portato su un sentiero veramente soddisfacente, realizzando un film che molte persone ricorderanno. Sono decisamente fiducioso a riguardo".
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