Non lasciarmi di Mark Romanek

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locandina Non lasciarmi
 
Regista: Mark Romanek
Titolo originale: Never Let Me Go
Durata: 103'
Genere: Drammatico, Thriller, Fantascienza
Nazione: Gran Bretagna, U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 25 Marzo 2011 (cinema)

Attori: Carey Mulligan, Andrew Garfield, Keira Knightley, Izzy Meikle-Small, Charlie Rowe, Ella Purnell, Charlotte Rampling, Sally Hawkins
Soggetto: Kazuo Ishiguro
Sceneggiatura: Alex Garland

Trama, Giudizi ed Opinioni per Non lasciarmi (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Adam Kimmel
Montaggio: Barney Pilling
Musiche: Rachel Portman
Scenografia: Mark Digby,Michelle Day
Costumi: Rachael Fleming,Steven Noble
Trucco: Sian Grigg,Waldo Mason

Produttore: Alex Garland,Andrew Macdonald,Allon Reich
Produttore esecutivo: Mark Romanek,Tessa Ross
Produzione: DNA Films, Film4
Distribuzione: 20th Century Fox

La recensione di Dr. Film. di Non lasciarmi
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Colonna sonora / Soundtrack di Non lasciarmi
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Informazioni e curiosità su Non lasciarmi

Tratto dal bestseller di Kazuo Ishiguro (Quel che resta del giorno).
Attraverso il romanzo l'autore pone una domanda fondamentale: che cosa ci rende umani? Il regista Mark Romanek ("One Hour Photo"), lo sceneggiatore Alex Garland ("28 giorni dopo", "Sunshine") e la Dna Films portano sullo schermo la storia commovente, struggente e densa di emozioni scritta da Ishiguro.

Note dalla produzione:
LA PRODUZIONE
Abbiamo il controllo del nostro destino?
Viviamo per noi stessi o per gli altri?
Che cosa ci rende umani?
Queste domande inquietanti e suggestive sono il cuore di NON LASCIARMI, adattamento per il grande schermo del capolavoro di Kazuo Ishiguro, acclamato in tutto il mondo, che prende il via nello scenario ingannevolmente semplice di un collegio inglese e che, nel dipanarsi degli eventi, diventa un racconto profondo e intensamente emotivo, fatto di amore e tradimento, speranza e sacrificio, morte e destino.

Quando è stato pubblicato nel 2005, il teso e angoscioso romanzo è stato accolto dalla critica come uno dei migliori libri del decennio. La storia è, su un livello, il ritratto sconcertante e misterioso di un mondo in cui l’umanità ha imparato a clonarsi e, su un altro livello, è un intricato triangolo amoroso tra tre amici che si conoscono fin dall’infanzia. Il libro, con i suoi temi incisivi, sembrava indubbiamente destinato al grande schermo. L’impresa ha visto la luce con l’unione della mente letteraria dello sceneggiatore e scrittore Alex Garland con la visione artistica del regista americano in ascesa Mark Romanek.
I due hanno affrontato NON LASCIARMI come Ishiguro aveva fatto con il romanzo, cioè come una storia non tanto di fantascienza quanto di fragilità umana.

“In molti film di fantascienza il tema centrale è il tentativo di sfuggire a qualche forma di oppressione, mentre nel nostro film accade il contrario”, dichiara Romanek. “I personaggi non scappano perché, fin da bambini, è stato loro insegnato ad avere un forte senso del dovere e ad essere orgogliosi di ciò a cui sono destinati nel mondo fuori, per quanto terribile possa essere. I ragazzi non scappano anche perché non hanno un luogo dove andare. Il film rappresenta l’urgenza di abbracciare le persone che amiamo qui e ora, perché il tempo che ci è dato è fin troppo breve. Con NON LASCIARMI ho voluto realizzare un film bello, coraggioso e privo d’ironia. Il nostro desiderio era di trascinare il pubblico nel mondo creato da Ishiguro e, poiché la verità che esso esplora è dolce-amara, per me era particolarmente importante che il film fosse romantico ed esteticamente gradevole”.

IL ROMANZO E L’ADATTAMENTO
Kazuo Ishiguro è stato a lungo affascinato dall’intreccio esistente tra i temi dell’amore, della perdita, della dignità, del dovere, del sacrificio, del ricordo e della creazione del sé da mostrare al mondo; il mondo, a sua volta, è stato affascinato dalla capacità narrativa di Ishiguro. L’autore, all’apice della carriera, ha ricevuto ben quattro candidature al Man Booker Prize, è stato incluso dal Times di Londra tra i 50 maggiori romanzieri britannici di tutti i tempi e ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti letterari.
I suoi romanzi comprendono Quel che resta del giorno (The Remains of the Day), vincitore del Booker Prize, sulla vita tranquilla di un maggiordomo inglese nel dopoguerra, in seguito adattato nel sontuoso film di Merchant-Ivory interpretato da Anthony Hopkins ed Emma Thompson; Un pallido orizzonte di colline (A Pale View of Hills); Un artista del mondo effimero (An Artist of the Floating World); Gli inconsolabili (The Unconsoled); infine, Quando eravamo orfani (When We Were Orphans).

Ma il sesto e più recente romanzo, Non lasciarmi (Never Let Me Go), ha portato l’esplorazione del sé in un regno completamente nuovo. Sorprendendo i suoi fan e i critici, Ishiguro ha scritto una sorta di storia di fantascienza letteraria, ambientata in una realtà alternativa nell’Inghilterra degli anni ’90. Nel mondo da lui creato, la scienza ha sviluppato un processo in base al quale gli adolescenti che vivono in un collegio isolato vengono preparati a un terribile destino che li aspetta non appena raggiungeranno la maggiore età.
L’apparentemente normale Kathy, che è la voce narrante del romanzo, rivela, un po’ per volta, scena dopo scena, la verità sulle origini e sul destino, che si avvicina fin troppo rapidamente, che lei e i suoi amici affronteranno con disperazione, ma anche con un profondo senso del dovere e un crescente sentimento di devozione reciproca.

Andrew Barrow ha scritto sull’Independent, a proposito di Non lasciarmi: “Usa la struttura della fantascienza per gettare luce sulla vita della gente comune, sull’animo umano, sulla sessualità, sull’amore, sulla creatività e sull’innocenza dell’infanzia”. Jonathan Yardley ha invece riportato sul Washington Post questo commento: “È quasi letteralmente un romanzo sull’umanità: che cosa la costituisce, che cosa significa, come viene onorata o negata”.
Il romanzo è stato candidato nel 2005 al Booker Prize, all’Arthur C. Clark Award e al National Book Critics Circle Award; è entrato in moltissime classifiche dei migliori libri dell’anno; Time Magazine lo ha definito il miglior romanzo del decennio e lo ha incluso tra i cento migliori romanzi moderni di tutti i tempi.

Per Ishiguro l’ispirazione iniziale a scrivere il romanzo è nata non dalle rassegne scientifiche, ma dal desiderio di forgiare un gruppo di personaggi le cui vite dovevano essere compresse in un lasso di tempo dolorosamente breve. Questa idea di massima lo ha portato a creare l’epoca tecnologicamente avanzata del romanzo, fatta di ‘donatori’ e ‘assistenti’ che, proprio per la natura fugace della loro esistenza e per il sacrificio che li aspetta, pongono domande fondamentali sulla nostra vita in qualità di esseri umani ‘originali’.
“Ho creato questa situazione alquanto artificiale per offrire una prospettiva nuova sulla nostra mortalità”, spiega Ishiguro. “Non ero tanto interessato al tema della clonazione quanto lo ero alla domanda: se la vita si colloca in questo scenario, quali sono le cose che diventano importanti? Che cosa conta davvero? In questa storia si parla soprattutto di amicizia, amore e di come s’impiega il tempo che ci è concesso”.

La vicenda inizia con Kathy, Tommy e Ruth da bambini, virtualmente all’oscuro della loro condizione sconvolgente - sanno una serie di cose, ma non le conoscono veramente, hanno dato loro delle spiegazioni, ma in realtà non hanno spiegato alcunché - finché i tre insieme al lettore, diventano coscienti, pienamente e tragicamente, di quella che è la loro missione nella vita. “La suspense nel libro trova un equivalente nel modo in cui noi scopriamo veramente, con il passare degli anni, la realtà della condizione umana”, commenta Ishiguro. “È con curiosità e riluttanza che diventiamo consapevoli delle verità nella nostra vita. Ciò che caratterizza i personaggi principali della storia è che iniziano molto presto a porre delle domande: chi siamo? Perché accadono queste cose? Perché sono state organizzate così? Queste domande sono in parte ciò che crea il legame speciale tra loro”.

Sebbene facciano domande e, a modo loro, si ribellino man mano che crescono, i bambini non cercano mai di infrangere il sistema o di sfuggire a un destino che, come è stato loro detto e ridetto, è qualcosa di molto speciale, qualcosa di realmente essenziale per il mondo, è un futuro in cui per loro non c’è possibilità di scelta. La brutale verità sul lor destino diventa una realtà a cui si rassegnano, anche se cercano di essere felici di fronte ad essa, come fa la maggioranza di noi nella vita reale.
“I bambini vengono preparati attentamente a ciò che li aspetta. Le cattive notizie vengono date loro un po’ alla volta, in modo sistematico, così da non turbarli eccessivamente”, spiega Ishiguro. “I bambini assorbono le informazioni, ma non le percepiscono realmente. Credo che questa sia l’infanzia per la maggior parte di noi. Da bambini siamo tutti racchiusi in una bolla”.

Quando la bolla scoppia, Kathy, Tommy e Ruth vengono lasciati a se stessi, ma continuano a rimanere attaccati a quelle poche cose essenziali che per loro contano veramente, vale a dire i sentimenti che provano gli uni per gli altri, che risalgono all’epoca di Hailsham, quando ancora non sapevano chi fossero realmente. L’accettazione del loro dovere, per quanto angoscioso e straziante, diventa un elemento della loro maturazione. Una volta ultimato, Non lasciarmi è finito nelle mani di Alex Garland, sceneggiatore e amico di Ishiguro. Anche Garland è un noto romanziere britannico (The Beach, The Coma), sceneggiatore di acclamati film quali “28 giorni dopo” (28 Days Later) e “Sunshine”, entrambi all’avanguardia nel genere della fantascienza. Mentre leggeva Non lasciarmi, Garland non riusciva a smettere di sognare di vederlo presto sullo schermo.
“Il libro, i personaggi e i temi mi hanno colpito subito profondamente, al punto che, arrivato a metà romanzo, stavo quasi per telefonare a Ishiguro per chiedergli i diritti cinematografici. Mi sono dovuto trattenere finché non sono arrivato alla fine”, ricorda Garland.

Poco dopo, Ishiguro, che già era braccato da numerosi registi, ha deciso di accordare la sua fiducia a Garland. “Provo una profonda ammirazione per Alex come sceneggiatore e romanziere e ho pensato che fosse la persona giusta per questo lavoro”, spiega l’autore.
Da quel momento, Ishiguro è diventato parte integrante del processo. Per l’aspetto creativo ha dato carta bianca a Garland, ma questi ha ritenuto che il contributo dell’autore fosse indispensabile. “Ishiguro ha partecipato attivamente, leggendo le bozze della sceneggiatura ad ogni stadio e annotando le sue osservazioni”, spiega Garland. “Ci ha aiutati a decidere dove effettuare tagli per compattare la storia e che cosa invece non dovesse assolutamente andare perduto. Anche quando non era impegnato direttamente, ho sempre sentito forte la sua presenza, essendo intenzionato a realizzare un adattamento il più possibile fedele. Il mio compito, per come la vedo io, era di prendere le idee di Ishiguro e renderle cinematografiche”.

Per quanto ricche e sfumate fossero quelle idee, il lavoro era già tagliato per l’intervento di Garland. Come nel romanzo, lo sceneggiatore ha diviso la storia in tre parti.
Nella prima, ambientata a Hailsham, conosciamo Kathy, Tommy e Ruth, che sembrano normali scolari britannici, ma con alcune strane differenze. Sembra che non abbiano genitori, hanno il divieto di lasciare la scuola, non conoscono le usanze del mondo esterno e, come alla fine rivela la loro insegnante Miss Lucy, sono lì per essere preparati a una vita in cui dovranno sacrificarsi per gli altri. Nella seconda parte, Kathy, Ruth e Tommy lasciano la scuola e si trasferiscono nei Cottages dove, per la prima volta, posano lo sguardo sul mondo esterno e hanno qualche indizio relativamente al luogo da cui provengono in realtà.

Nella terza e ultima sezione del film – intitolata “Completamento” -- Kathy, Ruth e Tommy vengono a patti, ognuno a modo suo, con gli errori del passato, con le speranze più recondite e con il loro destino ineluttabile.
“L’ambientazione passa da un luogo all’apparenza magico a un altro che è una sorta di purgatorio, fino a un luogo da incubo in cui la sola consolazione e amarsi reciprocamente”, osserva Garland.
Alla fine, aggiunge lo sceneggiatore: “Penso che il punto centrale sia rendersi conto che Ishiguro ha scritto sulle vite di noi tutti”.
Garland si è attenuto fedelmente ai dialoghi del romanzo e, soprattutto, ha cercato il modo di catturare sullo schermo la sensibilità dello stile narrativo di Ishiguro, in cui la suspense si basa su ciò che non viene detto e su rivelazioni fatte alla spicciolata, non tutte insieme come il flusso di un torrente.

“Leggendo Ishiguro hai sempre la sensazione di essere sul punto di ricevere un’informazione importante, che poi non arriva del tutto”, medita Garland. “È come se venissi trascinato lungo il percorso da una sensazione strisciante di mistero e di terreno instabile”.
Analogamente a Ishiguro, Garland ha considerato il tema della clonazione come secondario rispetto alle più ampie domande che l’argomento suscita. “Mi ha colpito il fatto che la storia sia ambientata in un contesto di fantascienza, mentre i temi centrali della vicenda sono la vita, la morte e l’amore”.
Dopo avere ottenuto il consenso di Ishiguro, Garland ha portato il libro ai produttori Andrew Macdonald e Allon Reich della società di produzioni britannica DNA Films, che in passato ha prodotto l’adattamento cinematografico del suo romanzo L’ultima spiaggia (The Beach), oltre ai soggetti originali “28 giorni dopo” (28 Days Later) e “Sunshine”, tutti diretti da Danny Boyle.

Macdonald e Reich sono immediatamente entrati in gioco. “La storia di NON LASCIARMI è molto commovente”, afferma Macdonald. “Il soggetto è diverso da qualunque altro in cui sia stato finora coinvolto. Fondamentalmente, è una storia d’amore tragica. Non abbiamo alcuna idea di ciò che accadrà ai personaggi e, quando lo scopriamo, rimaniamo sconvolti per sempre dal loro destino”.
Reich aggiunge: “Il mondo che Ishiguro crea nei suoi libri ha qualcosa di molto specifico e incredibile. Il controllo della narrativa e del tono di NON LASCIARMI è straordinario. Quando Alex ci ha interpellati dicendo di avere le idee chiare su come adattare il romanzo, per noi è stata una ragione più che perfetta per entrare a far parte del progetto”.
L’intuizione dei produttori ha dato i suoi frutti. “Alex ci ha portato un adattamento ricco di sfumature”, prosegue Reich. “Compattare un libro come questo in una sceneggiatura di cento pagine, rimanendo fedeli al suo spirito, è incredibilmente difficile, ma lui ci è riuscito”.


VISUALIZZARE IL MONDO DI NON LASCIARMI: MARK ROMANEK SI UNISCE AL PROGETTO
A questo punto i produttori avevano una nuova sfida da affrontare: trovare un regista capace di arricchire con una visione poetica ed elegante il mondo inquietante, malinconico, ma anche bello, creato da Ishiguro sulla pagina. Si sono messi in cerca di un talento originale, con un approccio unico e in grado di cogliere le sottigliezze e la profondità del progetto. All’improvviso, sono stati contattati dal regista americano Mark Romanek, fan di Ishiguro ed estimatore del romanzo.
Romanek ha colto i produttori di sorpresa. Il regista, infatti, ha esordito nel mondo creativo dei video musicali e degli spot pubblicitari, per poi passare al grande schermo con l’acclamato film “One Hour Photo”, thriller caratterizzato da un crescente senso di mistero, in cui Robin Williams interpreta l’ossessivo tecnico di un laboratorio di sviluppo e stampa fotografica. Romanek aveva già un mucchio di idee su come affrontare NON LASCIARMI.
“Mark è un regista straordinariamente dotato, che caratterizza con un forte stile visivo e una grande passione tutti i suoi lavori. Era assolutamente plausibile che fosse lui a dirigere il film”, afferma Andrew Macdonald.

Ishiguro è stato d’accordo sulla scelta. “Mark è in grado di creare quelle che potrebbero sembrare immagini molto comuni all’apparenza, ma che, appena sotto la superficie, sono piene d’inquietudine e di potenziale. È il tipo di sensazioni che, come romanziere, cerco di suscitare, nel senso che ciò che appare comune in realtà non lo è e, di fondo, vi è sempre un senso di angoscia strisciante”.
Romanek spiega di essere stato attratto dal romanzo di Ishiguro proprio perché sapeva che non ne sarebbe scaturito mai un film comune. Sapeva che avrebbe dovuto escogitare dei modi per rappresentare sullo schermo un mondo che non è il nostro ma che ispira un senso di struggente familiarità, un mondo oscuro e pieno di ombre ma illuminato da una gioia umana pura, un mondo desolato ma pieno di bellezza animata, ed era entusiasta dalla sfida.
“Ho avuto una reazione forte e insolita a questa storia, che ho trovato particolarmente audace e bellissima. Non riuscivo a non pensarci e ho iniziato a sognare di trasformarla in un film”, afferma Romanek.

Il regista è rimasto colpito dall’adattamento realizzato da Garland. “È un distillato fine e intelligente delle complesse idee ed emozioni del romanzo”, egli osserva. “Come mi è accaduto una volta arrivato alla fine del libro, ho pianto quando ho letto la sceneggiatura.
Alex ha un modo di scrivere minimalista. La sceneggiatura era scarna e diretta e mi ha suscitato un profondo entusiasmo, perché dava la sensazione di essere in attesa di un regista capace di rimpolparne lo scheletro”.
Il processo ha trasformato il sogno iniziale di Romanek in realtà. Egli conclude: “La cosa che mi emoziona è che non vi è una sola scena nel film che somigli a qualcosa di già visto. La natura della storia rende ogni interazione umana, al di là di un’apparenza familiare, alquanto strana, piena di tensione e pathos. I temi fantascientifici della storia, i concetti di etica e moralità, sono cose sulle quali si discuterà, ma per me il punto centrale è che questa è, prima di tutto e soprattutto, una storia d’amore, fortemente acuita da una terribile verità incombente e dalla consapevolezza di una vita umana condensata in modo artificiale".


KATHY, TOMMY E RUTH: TRE PERSONAGGI IN CERCA DELLE PROPRIE ORIGINI
Per iniziare a delineare il mondo di NON LASCIARMI, occorreva innanzitutto trovare gli attori ai quali affidare il ruolo dei tre protagonisti della storia. Sebbene siano stati concepiti per un destino all’apparenza inumano, i personaggi dovevano rivelarsi come individui reali e commoventi, impelagati in un torrido triangolo amoroso, mentre passano dall’innocenza dell’infanzia alla consapevolezza schiacciante del destino che li attende da adulti.

“La cosa più importante era trovare degli attori con una profonda affinità con i personaggi e con il libro”, spiega Romanek. “Abbiamo quindi esaminato molti tra i più dotati giovani attori inglesi”. La storia è narrata da Kathy, che si definisce una ‘assistente’, ruolo misterioso che diventa chiaro man mano che la storia progredisce. Per questo personaggio i realizzatori hanno scelto Carey Mulligan, una delle più fulgide giovani stelle emergenti nel Regno Unito e negli Stati Uniti, che si è affermata a livello internazionale con l’interpretazione irresistibile di un’adolescente coinvolta in una relazione con un uomo molto più grande di lei in “An Education”, grazie al quale è stata candidata nel 2009 all’Oscar come migliore attrice.
“Spero che il calore di questi personaggi e i sentimenti che li legano siano realmente percepibili”, dichiara l’attrice. “Abbiamo Kathy, che si dimostra molto forte dopo tutto ciò che ha visto e affrontato; poi c’è Tommy che, in un certo senso, è l’unico dei tre protagonisti ad avere una reazione ragionevole all’orrore della loro situazione; infine, c’è Ruth, talmente umana e fragile che non posso non provare simpatia per lei”.

“Carey è l’attrice perfetta per una storia di Ishiguro”, afferma il regista Mark Romanek. “È un’artista con una naturale avversione per i cliché. La sua interpretazione è esteriormente minimalista, ma la profondità che irradia da lei è straordinaria. Ha un rapporto naturale con la macchina da presa ed è consapevole di quanto serva poco per comunicare molto. Ad essere onesti, sulle prime sono stato intimidito dal suo talento e, amodo mio, ho cercato di aiutarla. Ciò che ho potuto offrirle è stato un luogo di lavoro sicuro e il giusto ambiente dal punto di vista estetico, grazie alla fotografia e alle scenografie, per permetterle di sentire veramente l’atmosfera di quel mondo. Lo stile di recitazione di Carey ha effettivamente iniziato a influenzare la struttura del film, poiché combaciava perfettamente con la mia idea dello stile di Ishiguro. E lei mi ha aiutato a mettere a punto la grammatica visiva che stavo cercando di creare per rispecchiare la prosa di Ishiguro”.
La Mulligan aveva già letto il romanzo quando ha incontrato i realizzatori, e li ha impressionati con la profonda passione per l’opera e con la compassione per il personaggio di Kathy. Come spiega l’attrice: “Alla prima lettura, ho pensato che Kathy sarebbe potuta emergere come un personaggio quasi passivo perché, dei tre amici, è quella che affronta la situazione nel modo più controllato e nasconde ciò che prova. Ma con Kathy tutto accade sotto la superficie ed è questo che la rende davvero interessante”.

Un altro elemento singolare per la Mulligan è stato il tono del film, che non abbraccia alcun genere cinematografico in particolare. “Mi piace che non vi sia nulla di chiaramente fantascientifico nel film. Inizi lentamente a renderti conto di trovarti in un mondo alternativo, che è in effetti lo sfondo di una storia d’amore tra due persone che non possono mai realmente stare insieme a causa di ciò che sono”, afferma l’attrice.
La storia d’amore tra Kathy e Tommy, frenata dalle circostanze e vincolata dalla pressione del tempo, è stata particolarmente commovente per la Mulligan. “Abbiamo fatto molta attenzione a come narrare la vicenda di Kathy e Tommy”, spiega l’attrice. “Volevamo illustrare il fatto che tra loro esiste un forte legame che li accompagna lungo tutta la strada sicché, quando si incontrano nuovamente a vent’anni, è come se trovassero finalmente la vera felicità… salvo che ora non hanno più tempo. È una cosa tragica e bellissima. Ho apprezzato di lavorare con Andrew Garfield nel panni di Tommy, è un attore intelligente, dotato e poliedrico”.

Il rapporto di Kathy con la sua migliore amica Ruth è di gran lunga più complicato, dato che il tradimento di Ruth all’epoca della loro gioventù quasi manda in frantumi l’unica, breve possibilità per Kathy di amare. Il ruolo di Ruth è stato affidato a Keira Knightley, una delle più ricercate interpreti inglesi, che vanta un curriculum artistico di tutto rispetto. È stata candidata a un Oscar e a un Golden Globe per il ruolo di Elizabeth Bennett nell’adattamento di Joe Wright del romanzo di Jane Austen “Orgoglio e pregiudizio (2005)” (Pride & Prejudice) ed è stata candidata a un Golden Globe per il ruolo nell’adattamento di Joe Wright del classico contemporaneo di Ian McEwan “Espiazione” (Atonement). È anche conosciuta in tutto il mondo per il ruolo di Elizabeth Swann nella serie di film d’avventura “Pirati dei Caraibi” (Pirates Of The Caribbean).

I realizzatori sono stati felici di vederla in un ruolo per lei nuovo. “Ruth è vivace e manipolatoria e, sebbene sia amica intima di Kathy, è, in un certo senso, la cattiva della storia, quindi è fantastico vederla interpretare un tipo di persona totalmente diverso”, dichiara Andrew Macdonald.
La Knightley ammette che le ci è voluto un po’ per entrare nel cuore conflittuale di Ruth. “Quando ho letto la sceneggiatura la prima volta, ho giudicato Ruth molto duramente. Cerca di distruggere la felicità di due persone, e ho dovuto sforzarmi per trovare le motivazioni di un comportamento simile”, spiega. “Ma è questo che ha reso il mio lavoro tanto interessante. Alla fine, ho visto le azioni di Ruth alla luce del fatto che è cresciuta senza genitori e non ha mai ricevuto l’amore di cui aveva bisogno. Perciò, quando vede i suoi due migliori amici innamorarsi, la sua reazione immediata è una profonda gelosia. Alla fine, ho provato simpatia per Ruth. Non ci sono scuse per ciò che fa, ma al tempo stesso capisco le sue motivazioni e le sono vicina”.

Un altro elemento di attrattiva per la Knightley è stato l’opportunità di lavorare nuovamente con Carey Mulligan, sua amica dall’epoca in cui hanno interpretato il ruolo di due sorelle in “Orgoglio e pregiudizio” (Pride & Prejudice). “Carey è un’attrice formidabile e sono stata felice di lavorare nuovamente con lei”, dichiara la Knightley. “Riesce a dare a Kathy uno spessore meraviglioso. È un ruolo molto complesso e sono rimasta affascinata nel vederla creare questo personaggio”.
L’amicizia che lega nella vita reale le due attrici ha facilitato le loro interpretazioni. “È molto più facile andare in un posto complicato quando sei con qualcuno che conosci bene”, commenta la Mulligan. “Il nostro rapporto sullo schermo aveva qualcosa di totalmente istintivo. E ciò che Keira fa durante la fase di ‘Completamento’ del film rende tutto terribilmente straziante”.
Aggiunge Romanek: “Essendo amiche nella vita reale, Carey e Keira hanno dato un senso tangibile di vicinanza alle loro interpretazioni. Non credo che, per quanto brave, due attrici che non si conoscevano avrebbero potuto fare altrettanto bene”.

A completare il triangolo che inizia in collegio a Hailsham ed esplode anni dopo è Tommy, ragazzo sensibile e incline ai violenti scatti d’ira, il solo fra i tre che, anche per un solo momento, osi immaginare di sfuggire al destino per il quale gli studenti di Hailsham vengono preparati. I realizzatori hanno affidato il ruolo a un giovane attore da poco affacciatosi sulla scena: Andrew Garfield, che ha sorpreso i critici nel ruolo di un ex detenuto responsabile di un crimine orrendo nel film drammatico “Boy A”, e, più di recente, è stato scelto per il ruolo di protagonista del nuovo “Spider-Man”.
“Andrew è stato uno dei primi a leggere la parte di Tommy e, appena lo abbiamo visto, è stato ovvio che lo avremmo scelto”, ricorda Allon Reich. Romanek conferma: “Sono diventato all’istante un suo fan, dopo averlo visto in ‘Leoni per Agnelli’ (Lions For Lambs) e ‘Boy A’. Andrew ha una particolare sensibilità e originalità nell’affrontare le cose, quindi osservarlo è sempre una piacevole sorpresa”.
Per Garfield, che aveva letto e apprezzato moltissimo il romanzo, è stato un onore interpretare Tommy. “Per me è stata una grande responsabilità delineare il personaggio di Tommy che Ishiguro ha creato”, egli conferma.

“Tommy viene descritto da uno dei suoi tutori come un ragazzo dal cuore grande ma dalla rabbia incontenibile e penso che ciò lo esemplifichi molto bene”, spiega Garfield. “È un ragazzo piuttosto intuitivo e istintivo, che percepisce tutto profondamente attraverso ogni poro della pelle. Forse sulle prime non è consapevole di ciò che accade, ma nel suo inconscio gli eventi scatenano tante emozioni diverse che lui non riesce ad afferrare del tutto. Mi è davvero piaciuto interpretare il ruolo, perché Tommy è una di quelle rare persone che riescono a trovare un senso al mondo attraverso i sentimenti anziché l’analisi”. Garfield è stato anche attratto dalla storia d’amore tra Tommy e Kathy. “Sono come due magneti che si attraggono ma restano sempre a distanza”, osserva l’attore. “È un sentimento squisito e sconvolgente, ma gravato dalla sensazione di avere sprecato tempo prezioso”.

“Sono stato felice di lavorare con Carey e Keira”, aggiunge Garfield. “È stato come andare al parco giochi tutti i giorni, un’esperienza pura e bellissima. Volevamo tutti la stessa cosa, vale a dire fare onore alla storia, ai sentimenti e ai personaggi, e ci siamo affidati gli uni agli altri per raggiungere quest’obiettivo”.
Per Romanek il trio composto dalla Mulligan, la Knightley e Garfield ha prodotto un risultato maggiore della già sostanziale somma delle tre parti. “Gli attori mi hanno continuamente sorpreso per l’intelligenza emotiva che hanno dato ai loro ruoli e per l’approccio al lavoro, sempre gioioso e leggero. Ognuno di loro lavora a modo suo – Andrew ha un approccio immediato, Keira è più cerebrale e Carey è un’alchimista incredibile – ma insieme hanno dato il massimo per rendere la storia il più possibile avvincente e significativa. Non si limitano a recitare le battute, ma creano un’opera d’arte, il che è incredibile considerata la loro giovane età”.

I realizzatori si sono poi dedicati alla ricerca di tre attori molto giovani per interpretare Kathy, Ruth e Tommy da bambini, all’epoca in cui nasce il loro legame durante la permanenza a Hailsham. La scelta dei tre giovani artisti si è dimostrata perfino più complicata rispetto a quella dei protagonisti adulti, specie perché essi rappresentano il cuore del primo, cruciale capitolo del film, che fissa il tono dell’intera vicenda.
“Una delle cose che mi hanno intimorito maggiormente, quando ho letto la sceneggiatura, era il fatto che tutto il primo atto del film dovesse essere recitato da attori dodicenni”, confessa Romanek. “L’onere per i bambini e per noi che dovevamo sceglierli era pesante”.
È quindi iniziata la ricerca di bambini non solo dotati di rara maturità e di buona capacità artistica, ma anche somiglianti a Carey, Andrew e Keira nell’aspetto e nei modi. Per agevolare il processo, gli attori adulti hanno portato a Romanek delle foto di quando erano bambini, che sono state utilizzate durante le sessioni di casting.

Alla fine, il campo è stato ristretto a tre straordinari esordienti: la tredicenne Isobel Meikle-Small di Brighton, scelta per interpretare la giovane Kathy; la dodicenne Ella Purnell di Londra per la giovane Ruth; e il tredicenne Charlie Rowe, che ha già recitato ne “La bussola d'oro” (The Golden Compass), per l’adolescente Tommy. Come spiega Reich: “È stato difficile, ma alla fine abbiamo trovato tre bambini di eccezionale talento per interpretare i ruoli. Isobel, Ella e Charlie avevano il look giusto e, per di più, sono dei bravissimi attori, sicuri di sé ma senza imbarazzi o timidezze. Tra loro si è sviluppato un forte senso di cameratismo”.
Per creare un legame palpabile tra ogni personaggio e la sua versione adolescente, Romanek ha chiesto alle tre coppie – Carey e Isobel, Keira ed Ella, Andrew e Charlie – di trascorrere insieme quanto più tempo possibile prima e durante la produzione. “Così facendo, hanno avuto modo di conoscersi veramente”, spiega il regista. “In più, gli attori giovani hanno iniziato ad assumere gli atteggiamenti degli attori adulti e viceversa. Tra loro parlavano della vita e di recitazione e credo che abbiano imparato molto gli uni dagli altri”.


I TUTORI: IL CAST SUPPLEMENTARE
Nel collegio di Hailsham Kathy, Ruth e Tommy sono circondati da tutori e insegnanti, che dovrebbero prepararli alla futura missione, ma che sono essi stessi spaventati e sopraffatti dall’inquietante incarico loro affidato. Questi adulti sono le sole figure genitoriali per i bambini e, diversamente da quanto si pensasse, hanno un’influenza enorme su ciò che i bambini credono e sperano.
Tra i personaggi principali troviamo la direttrice della scuola, Miss Emily, interpretata dall’attrice inglese veterana Charlotte Rampling, la cui filmografia include film classici quali “Stardust Memories” e “Il verdetto” (The Verdict) e, più di recente, “The Swimming Pool” di François Ozon. “Sono stato un grande fan di Charlotte fin da quando ero adolescente e l’idea di lavorare con lei era un sogno”, dichiara Romanek. “Miss Emily è una figura semi-divina agli occhi dei bambini e l’autorità e il carisma di Charlotte sono proprio ciò di cui avevamo bisogno”.
La Rampling spiega di essere stata colpita dalla fedeltà della sceneggiatura a un romanzo da lei molto amato. “Ovviamente, non puoi avere tutto ciò che c’è nel libro, ma la sceneggiatura di Alex Garland è straordinaria”, commenta l’attrice.

La rigida aderenza di Miss Emily allo status quo si scontra con le idee della nuova insegnante Miss Lucy. Quest’ultima è dotata di uno spirito libero ed è infastidita del silenzio che vige nella scuola, perciò decide di dire ai bambini la verità riguardo a chi sono e al destino che li attende. Miss Lucy è interpretata da Sally Hawkins, che ha vinto un Golden Globe nei panni di un’insegnante molto diversa nel film di Mike Leigh, ode all’ottimismo indomabile, “La felicità porta fortuna” (Happy-Go-Lucky).
“Appena Sally è entrata nel mio campo visivo, ho pensato che fosse spettacolare”, afferma Romanek. “Ha una sensibilità e una vulnerabilità perfette per Miss Lucy. Nella scena in cui l’insegnante si assume la responsabilità di dire ai bambini la verità, Sally ha recitato in modo straziante”.

Infine, nel ruolo della misteriosa donna nota soltanto come Madame, che sceglie i lavori preparati dai bambini per portarli in una non ben identificata “Galleria”, troviamo la celebre attrice francese Nathalie Richard, la cui filmografia comprende “Niente da nascondere” (Caché) di Michael Haneke, “Irma Vep” di Olivier Assayas e “Le Divorce” di James Ivory.
Completano il cast Andrea Riseborough (“La felicità porta fortuna - Happy-Go-
Lucky]") e Domhnall Gleeson (“Harry Potter e i doni della morte: Parte I e II” - Harry Potter And The Deathly Hallows) nei ruoli di Chrissie e Rodney, la giovane coppia che introduce Kathy, Tommy e Ruth agli usi del “mondo fuori” quando i tre ragazzi si trasferiscono nei Cottages – e li mette al corrente di una diceria che darà loro un momento di folle speranza.


UN’INGHILTERRA ALTERNATIVA: IL DESIGN DEL FILM
La potenza del romanzo di Kazuo Ishiguro è legata non solo alla breve vita dei personaggi, ma anche all’atmosfera. Tutte le persone coinvolte in NON LASCIARMI – dal regista Mark Romanek al team creativo che ha lavorato dietro le quinte – si sono impegnate per trasporre l’atmosfera in ogni sequenza del film.
“Volevo creare un’esperienza visiva che rispecchiasse la mia esperienza di lettore del libro”, spiega Romanek. “Avevo un’idea precisa di come ottenere questo risultato. Eravamo tutti d’accordo sul fatto che NON LASCIARMI non avesse il carattere visivo tipico dei film di fantascienza, e già questo era un elemento stimolante. Volevamo invece dare la sensazione che vi fosse qualcosa di atipico, che il film fosse permeato da qualcosa di fantastico ma, al tempo stesso, che la vicenda fosse estremamente reale”.

A differenza di molte storie che affrontano temi legati alla biomedicina, NON LASCIARMI non si svolge nel futuro, né lontano né prossimo. È ambientato negli ultimi anni del XX secolo, in un mondo in cui i progressi in campo medico hanno cambiato le regole della mortalità umana. “Il film è ambientato in una realtà alternativa. Non è domani, ma ieri”, spiega il produttore Allon Reich. “Il risultato è un’epoca senza tempo”.
I realizzatori si sono trovati in una terra di nessuno dal punto di vista cinematografico. “Non vi erano punti di riferimento, il che era entusiasmante”, afferma Romanek. “L’unico altro film che mi facesse pensare a qualche vaga somiglianza era ‘Fahrenheit 451’ (tratto dal romanzo di Ray Bradbury), che però era piuttosto diverso. La strategia da noi adottata è stata di iniziare con le riprese nelle tre location principali, che rappresentano a prima vista dei luoghi conosciuti: una scuola, una fattoria e un ospedale. Il segreto è stato di dare all’atmosfera di questi luoghi all’apparenza noti un’eco strana e aliena. È questo che dà al romanzo di Ishiguro una straordinaria tensione”.

Per delineare i dettagli di un mondo un po’ fuori dal tempo, i realizzatori hanno ingaggiato un gruppo di talentuosi creativi che comprende il direttore della fotografia Adam Kimmel, lo scenografo Mark Digby, gli ideatori dei costumi Rachael Fleming e Steven Noble e la truccatrice Sian Grigg. “È uno dei migliori team con cui abbia mai lavorato”, afferma il produttore Andrew Macdonald. “La passione per la sceneggiatura e il romanzo ha unito tutti”.
Per il look del film, Romanek si è ispirato al lavoro di uno dei registi preferiti di Ishiguro, il nipponico Mikio Naruse che, negli anni ‘50 e ’60, si è dedicato al genere Shomingeki (drammi sulle condizioni della gente comune), caratterizzati da una narrazione elegante e da immagini molto scarne. “C’è una forma di ritegno e semplicità in Naruse, oltre a un profondo pathos, che ritroviamo anche in Ishiguro”, afferma il regista. “I suoi film hanno un fascino legato alla precarietà e al valore del tempo. Non volevamo imitare lo stile di Naruse ma, guardando i suoi film e quelli di altri registi giapponesi dell’epoca, il mio modo di vedere le cose è stato decisamente influenzato”.

L’ambiente del film era talmente legato alle interpretazioni dei personaggi che Romanek ha chiesto al team delle scenografie di realizzare degli spazi dedicati per le prove. “Volevo immergere gli attori in questo ambiente particolare il più presto possibile”, spiega il regista, "in modo che capissero il tono che intendevo dare alla storia”.
Per creare il look del film, Romanek ha collaborato con il direttore della fotografia Adam Kimmel, desideroso di sperimentare varie opzioni per amalgamare la bellezza e il lirismo con l’austerità e l’inquietudine. “Sotto molti punti di vista, lo stile del film, il ritmo e altre scelte estetiche sono stati dettati da ciò che Adam e io vedevamo insieme agli attori”, spiega il regista. “Eravamo ispirati dal desiderio di creare un mondo visivo in cui gli attori, con i quali abbiamo avuto il privilegio di lavorare, potessero dare il meglio di sé. Avevo lavorato in passato con Adam in alcuni spot televisivi, ma quest’esperienza – tradurre in immagini il romanzo di Ishiguro – è stata diversa”.

“Una delle cose interessanti di Ishiguro, specie in questo libro, è il modo in cui la sua sensibilità nipponica si mescola con l’ambiente e la cultura britannici, perciò ho trascorso qualche tempo ad esplorare varie opzioni per applicare alcuni elementi che caratterizzano l’estetica giapponese a un mondo tipicamente britannico: ad esempio, i concetti di Mono No Aware (un sentimento di empatia nei confronti delle cose), di Wabi Sabi (la bellezza imperfetta, effimera e incompleta), di Yugen (profonda grazia e perspicacia) – elementi che caratterizzano e definiscono gran parte dell’arte e della cultura giapponesi”, conclude Romanek.
Per delineare la texture e i contorni di quel mondo, è stato scelto lo scenografo Mark Digby, candidato a un BAFTA per il lavoro realizzato in “The Millionaire” (Slumdog Millionaire). Digby ha subito capito che questo progetto avrebbe sollecitato la sua creatività in modi nuovi e diversi.

“Lo stile di Ishiguro è conciso, controllato ed evocativo, senza però essere eccessivamente specifico”, egli osserva. “Il lettore viene condotto in luoghi che ha la sensazione di conoscere, dove ritrova umori che sono familiari, ma in un mondo alternativo. Anche noi siamo stati molto controllati e rigorosi nel definire lo stile delle cose. L’idea è che ciò che si vede ha sempre qualcosa di familiare, ma non è mai rappresentato chiaramente nei dettagli”.
La scelta della palette è stata fondamentale. “Abbiamo totalmente escluso i colori primari”, spiega lo scenografo. “La palette è smorzata, perfino sbiadita, il che contribuisce a dare un ulteriore tocco di stranezza”.
Ognuno dei tre capitoli del film ha un suo tema cromatico. “A Hailsham prevale il legno e tutto è scuro, pieno di tonalità marroni e verdi”, spiega Digby. “Quando arriviamo ai Cottages, le cose hanno un’aria più luminosa, i colori sono gli stessi ma appaiono più brillanti, leggeri e organici. Nell’ultimo capitolo, dove prevale la sensazione di un ambiente medico-scientifico, dominano il blu, l’argento e il verde acqua”.

Il team di Digby ha ispezionato vari luoghi nel Regno Unito per trovare degli edifici che dessero l’idea di essere sospesi nel tempo. Per la scuola a Hailsham, la produzione ha ripreso gli esterni di Ham House, una dimora di epoca Stuart, del XVII secolo, situata sulle sponde del Tamigi, dall’aspetto bucolico, con giardini e panchine in pietra, nota per essere una delle case più infestate dai fantasmi in Gran Bretagna, cosa che ha contribuito a potenziare il senso d’inquietudine.
Per i Cottages, la casa di campagna dove gli studenti di Hailsham vanno a vivere una volta terminata la scuola e prima che si compia il loro destino, la produzione si è trasferita in una fattoria nello Hertfordshire. Altre location importanti sono state Clevedon Pier, dove Ruth cerca il suo ‘Possibile’; la cittadina di mare di Bexhill, dove sono stati ambientati gli esterni della casa di Madame e dove si frantuma un sogno di speranza; la spiaggia di Holkam Beach nel Norfolk, con le sue dune ricche di atmosfera, dove Kathy, Ruth e Tommy si ritrovano quando la storia raggiunge il suo apice; un vecchio ospedale per rappresentare i desolati interni del Kingsfield Recovery Center.


UN LOOK SENZA TEMPO: REALIZZAZIONE DEI COSTUMI
Gli stessi principi del design hanno guidato la creazione dei costumi, affidata al team di Rachael Fleming, la cui filmografia comprende “Trainspotting”, “Il diario di Bridget Jones” (Bridget Jones’s Diary) e “28 giorni dopo” (28 Days Later), e a Steven Noble, che è stato assistente della Fleming in “Il diario di Bridget Jones” e “The Beach”. “Questo film era molto complesso dal punto di vista dei costumi”, commenta Noble, “perché è ambientato in un universo parallelo che doveva riflettere il passato recente, tra gli anni ’70 e gli anni ‘90, e apparire anche completamente senza tempo. È un equilibrio difficile da mantenere”.

I due costumisti hanno utilizzato molti vestiti di seconda mano, dall’aria consunta e vagamente eccentrica, il tipo di abiti che si possono trovare in un angolo nascosto di un negozio dell’usato. Hanno anche chiesto a vari collegi britannici di inviare loro vecchie uniformi dismesse, da cui hanno ricavato il miscuglio di stili differenti degli abiti utilizzati a Hailsham. “I bambini non hanno bisogno di identificare se stessi o la scuola, quindi gli abiti sono molto semplici e lineari, senza emblemi, fasce o badge”, spiega la Fleming. “Il loro senso dello stile proviene unicamente da qualche sbirciata che hanno potuto dare al mondo esterno”.
Il guardaroba degli insegnanti, invece, rispecchia uno stile che Noble ha definito ‘tweed elegante’. “Abbiamo usato dei modelli degli anni ‘60 abbinandoli al tweed, che dà un look d’epoca senza però appartenere a un tempo e un luogo specifici”, egli spiega.

In seguito, quando i bambini crescono e si trasferiscono nei Cottages, l’abbigliamento resta quello che hanno ricevuto in occasione del Grande Incanto, che si è svolto poco prima di lasciare Hailsham. “Ai Cottages la sfida era di mantenere il look modesto degli abiti, ma sforzandoci per far risaltare sullo schermo i bravissimi attori”, afferma la Fleming.
Alla fine, il team dei costumisti ha creato un’Inghilterra che non somiglia veramente a nessun’altra Inghilterra vista al cinema. “Questa non è l’evocazione di un’Inghilterra prospera”, osserva Romanek. “Non vi sono oggetti brillanti o nuovi. Tutto ha un’aria scialba, consunta e spoglia. È qui che si è affacciata la nozione di Wabi Sabi. Di fondo c’è l’incessante ticchettio del tempo. Abbiamo intenzionalmente collocato orologi in quasi tutte le scene, dato che la storia riguarda essenzialmente il passare del tempo e il suo valore. Abbiamo cercato di usare anche i suoni in questo senso: non sono solo gli orologi a marcare il passare del tempo, ma anche il vento e i ritmi della natura”.

Ultimato il lavoro, i realizzatori hanno sottoposto alla valutazione di Ishiguro tutti gli elementi del film, dai costumi alla fotografia alle interpretazioni. Come ricorda Romanek: “Quando gli abbiamo mostrato il primo montaggio, la nostra ansia e trepidazione erano palpabili. Lo aspettavamo al varco e… a lui è piaciuto veramente. Aveva alcuni commenti costruttivi ma sembrava entusiasta. Per noi è stato un vero sollievo. Abbiamo deciso di realizzare questo film perché amiamo e rispettiamo il romanzo, ma sappiamo anche che un film deve avere una vita indipendente dal romanzo da cui è tratto. Ci siamo sentiti gratificati per essere rimasti fedeli al romanzo, pur lasciando che la storia avesse un suo respiro e diventasse un’esperienza cinematografica”.
“Spero che, all’inizio, gli spettatori considerino il film come una storia strana e inquietante su delle persone particolari”, conclude Ishiguro. “Ma poi, man mano che la vicenda va avanti, spero che inizino a considerarla una storia su tutti noi, che il senso di identificazione si rafforzi progressivamente finché ciò che Kathy, Tommy e Ruth sperimentano è ciò che tutti noi viviamo”.

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