Non dico altro di Nicole Holofcener

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locandina Non dico altro
 
Regista: Nicole Holofcener
Titolo originale: Enough Said
Durata: 93'
Genere: Commedia, Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2014
Uscita prevista: 15 Maggio 2014 (cinema)

Attori: James Gandolfini, Toni Collette, Catherine Keener, Ben Falcone, Julia Louis-Dreyfus, Lennie Loftin, Jessica St. Clair, Christopher Nicholas Smith, Tracey Fairaway, Michaela Watkins, Phillip Brock
Sceneggiatura: Nicole Holofcener

Trama, Giudizi ed Opinioni per Non dico altro (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Xavier Pérez Grobet
Montaggio: Robert Frazen
Musiche: Marcelo Zarvos
Scenografia: Keith Cunningham
Costumi: Leah Katznelson

Produttore: Stefanie Azpiazu,Anthony Bregman
Produttore esecutivo: Chrisann Verges
Produzione: Fox Searchlight Pictures, Likely Story
Distribuzione: Twentieth Century Fox

La recensione di Dr. Film. di Non dico altro
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Informazioni e curiosità su Non dico altro


Note dalla produzione:
ENOUGH SAID è la nuova commedia romantica di Nicole Holofceners, in cui una donna divorziata di nome Eva (Julia Louis-Dreyfus) si ritrova da sola quando sua figlia parte per il college. Mentre si avvicina il momento fatidico della partenza, incontra Albert (James Gandolfini, nel suo ultimo ruolo protagonista), un uomo che la affascina, anche lui rimasto solo. Nel frattempo Eva diventa amica di una sua cliente, Marianne (Catherine Keener), una bella poetessa, ammirata ed invidiata da tutti.
Marianne si lamenta incessantememte del suo ex marito, e fa di Eva la sua confidente. Proprio mentre Eva si sta innamorando di Albert, si rende conto che questi altri non è che l’ex marito di cui Marianne non fa altro che sparlare. Sconvolta e dilaniata da un conflitto interiore, non rivela a nessuno ciò che ha scoperto ma inizia a dubitare dei suoi sentimenti nei confronti del suo nuovo compagno.

Con i suoi precedenti film asciutti, divertenti e sagaci, la scrittrice- regista Nicole Holofcener è diventata una delle osservatrici più acute di una società contemporanea colta, sofisticata ed estremamente articolata.
Holofcener attinge alle sue esperienze e a quelle dei suoi amici, dando vita ad un’analisi approfondita e pungente delle difficoltà della vita moderna. “Nicole ha un atteggiamento particolare e buffo nei confronti della vita”, dice il produttore del film Anthony Bregman. “I suoi personaggi sono conflittuali, persone moderne in cerca di un equilibrio e di un senso da dare alla loro vita. Sono guidati dalle emozioni più umane, sono consapevoli e spesso povano un senso di colpa a causa dei propri sentimenti. Questa è la fonte del suo umorismo con cui è facile identificarsi perché viviamo in una società piena di contrasti”.

Holofcener, che era già una grande fan di Julia Louis-Dreyfus per la sua interpretazione di Elaine Benes nella serie televisiva "Seinfeld", era convinta che l’attrice non avrebbe avuto problemi ad incarnare con umorismo Eva e la spinosa situazione in cui si trova.
"Julia è nota per la sua comicità ma quello che il pubblico non sa è che il suo talento trascende questo genere. Possiede la rara abilità di immedesimarsi in un ruolo drammatico con la stessa disinvoltura", spiega Holofceners. "Quando ci ha raccontato di quando recentemente ha accompagnato suo figlio al college, mi ha mostrato una sua fotografia sul telefonino e si è commossa. Ho capito che aveva compreso perfettamente il copione e ho pensato che sarebbe stato divertente lavorare con lei in un ruolo diverso dai suoi precedenti”.

“Non avevo dubbi che sarebbe stata fantastica nel ruolo di Eva, ma non avevo idea di quanto sarebbe stata straordinaria”, aggiunge la regista. “Ciò che non potevo sapere è che sarebbe stata in grado di approfondire le emozioni. È una di quelle attrici che non ti stanchi mai di guardare. Quando guardo la sua performance, noto sempre nuovi dettagli”.
Durante il suo primo meeting con Holofcener, Louis-Dreyfus traboccava di idee e di intuizioni rispetto ad Eva. “Siamo andate d’accordo fin dall’inizio, mi sembrava di conoscerla da sempre”, dichiara l’attrice. “Ancora mi chiedo perché non ci siamo incontrate prima. Avevo visto LOVELY AND AMAZING e PLEASE GIVE, e mi piaceva molto. È originale, simpatica e gentile. Ha un umorismo sottile, e una comicità che non è mai scontata”.

Bregman e la produttrice Stefanie Azpiazu hanno entrambe lavorato con Holofcener sin dai suoi primi film e l’hanno vista trasformare i momenti cruciali della sua vita in situazioni irresistibili. “Il suo primo film, PARLANDO E SPARLANDO riflette in modo realistico lo spirito dei 20 anni, dei primi amori, del rapporto esclusivo con la migliore amica, e di come però le cose ad un certo punto cambiano”, spiega Azpiazu. “FRIENDS WITH MONEY parla invece di quel momento nella vita in cui tutti i tuoi amici si sistemano mentre tu ancora non riesci ad ottenere quel che desideri”. ENOUGH SAID racconta invece alcuni dei grandi cambiamenti che la stessa Holofcener ha sperimentato recentemente, nonché quelli che sta ancora aspettando.

“Nella vita di Eva le cose stanno cambiamento radicalmente”, dice Holofcener. “Sua figlia andrà presto al college e lei teme di restare sola, e che la sua esistenza non avrà più un senso. Scherzando dice che trascorrerà il resto della sua vita a lavorare a maglia. Per quanto mi riguarda, spero che i miei figli faranno la vita che più desiderano, ma temo anche io questa trasformazione. Questo film è un tentativo di elaborare questi eventi prima che accadano, con l’illusione che possa persino funzionare!”
“Anch’io sono divorziata”, dice. “Mi sono spesso chiesta che cosa dicesse il mio ex marito di me alla sua nuova compagna; sicuramente lei avrà pensato che il problema fra noi ero io. Ma la stessa cosa è successa a me quando ho trovato un nuovo compagno: dai miei racconti lui percepiva il mio ex marito come la causa della separazione. Dov’è la verità? Forse da nessuna parte. Come si fa liberare la mente da tutte queste dinamiche ed aprire di nuovo il proprio cuore per riuscire ad innamorarsi di nuovo?”

All’inizio di ENOUGH SAID, Eva va ad una festa in cui incontra due persone che le cambieranno la vita: Marianne, una poetessa disinvolta, con uno stile di vita elegante e affascinante; e Albert, un archivista televisivo che ha una visione del mondo semplice, con cui condivide un asciutto senso dell’umorismo. Colpita dall’aplomb di Marianne, Eva diventa sua amica, sviluppando per lei un’ammirazione che sconfina nel feticismo.
Marianne trova in Eva una preziosa confidente e le racconta i dettagli del suo burrascoso divorzio, e non le risparmia un elenco preciso dei difetti del suo ex marito. “Marianne ama parlare del suo ex e di come fosse terribile”, spiega Holofcener. “Lo definisce goffo e sovrappeso, e si diverte a rivelare tutte le sue fastidiose manie”.

Nel frattempo Eva frequenta Albert, che la conquista con calore ed autenticità, e la donna si rende conto di provare dei sentimenti profondi per lui. Poi però le cose cambiano. “Ad un certo punto Eva si rende conto che l’odiato ex di cui parla sempre Marianne è lo stesso uomo di cui lei si sta innamorando”, spiega Holofcener. “Ma invece di dirle: ‘Che combinazione, sto uscendo proprio con il tuo ex marito!’ oppure di rivelare a lui: ‘Penso di aver conosciuto la tua ex moglie’, si chiude in se stessa e decide semplicemente di far finta di nulla”.

“E’ chiaro che Eva sbaglia anche perché è sotto stress”, continua la regista. “Vive da sola e il rapporto con sua figlia, che è sempre stato molto stretto, d’ora in poi non sarà più lo stesso. Inoltre, un nuovo rapporto la spaventa. Tutti temono le conseguenze delle scelte sbagliate. Eva si chiede se riuscirà a gestire le cose che hanno mandato in tilt Marianne e in un certo senso Marianne diventa una sorta di Trip Advisor umano; fondamentalmente le illustra tutto ciò che Eva sta per sperimentare. E proprio come un hotel, a qualcuno piace e ad altri no. C’è chi lo trova bellissimo, chi non lo consiglierebbe a nessuno”.

L’umorismo dei film di Holofcener è generato proprio dalla presenza delle fissazioni più comuni e dagli errori passati dei protagonisti. Osserva Azpiazu: “Si ride perché si parla dei nostri istinti peggiori. Ci si immedesima completamente in queste persone, perché vivono le esperienze di tutti noi”.
L’autenticità dgli argomenti facilita anche il compito degli attori che interpretano i loro personaggi, aggiunge Bregman. “Recitanto tutti con estrema spontaneità. Holofcener crea la commedia attraverso la messa in scena realistica dei rapporti umani, senza mai ricorrere a battute facili e scontate”.

Azpiazu, che lavora con Holofcener da 11 anni, dice che l’abilità della regista di bilanciare pathos e umorismo, le è valsa numerosi fan, che certamente non resteranno delusi da ENOUGH SAID. “E’ una storia d’amore divertente e dolce, che non credo sia mai stata raccontata prima. Il personaggio principale vive il dolore della separazione da sua figlia, l’amore più grande della sua vita, che la sta lasciando per andare a studiare al college.
Si sente sola ma non cerca un amore idealizzato. Incontra per caso un uomo che non ha l’aspetto del suo uomo ideale ma che riesce comunque a conquistarla e a divertirla. È una storia d’amore reale, fra due adulti, che cercano calore, compagnia ed umorismo”.


NEI PANNI DI NICOLE
Louis-Dreyfus ha letto il copione prima di incontrare Holofcener e si è identificata con la paura di Eva della separazione, della perdita e della solitudine. “Anch’io ho assistito alla partenza di mia figlia per il college, quindi conosco benissimo la sensazione di vuoto, in cui si pensa che senza i propri figli la vita non abbia più senso”, spiega l’attrice. “Parlando invece dalla parte della figlia, i miei genitori erano divorziati, quindi capisco perfettamente anche il senso di colpa di un figlio che lascia un genitore single”.
La paura e la colpa paralizzano Eva quando si tratta di relazioni, spiega l’attrice. “E’ un atteggiamento quasi inconsapevole. Le sue intenzioni sono buone ma la paura di sbagliare la induce a non prendere la decisione più importante di tutte”.

Holofcener e Louis-Dreyfus sono diventate grandi amiche durante la lavorazione del film. “Erano quasi sorelle”, dice Bregman. “Sembravano nate per stare insieme. Julia si è calata nel ruolo con estrema naturalezza e mi sono chiesta perché non avessero mai lavorato insieme prima”. Louis-Dreyfus possiede due qualità essenziali per incarnare un’eroina di un film di Nicole Holofcener, secondo la produttrice del film. “E’ intelligente e spiritosa”, spiega Bregman. “Sa interpretare i momenti più delicati con estrema ironia. Il suo modo di esprimere stupore è davvero unico. Il film è pieno di situazioni “scomode” e il pubblico si divertirà ad assistere al modo in cui Eva dovrà gestirle. La storia esplora lo stress emotivo della protagonista con irresistibile comicità”.

Eva ha un problema nel gestire il confine, lo spazio fra due persone, spiega Louis- Dreyfus. “Non riesce a trovare la giusta distanza nè con sua figlia nè con la migliore amica di sua figlia nè con Albert o Marianne. Ha un tale bisogno di compagnia da rischiare di ferire le persone che ama di più. Credo che la definizione migliore sia proprio quella di una persona che ha il terrore della solitudine. Le sue intenzioni sono buone e quindi mi sono affezionata facilmente a lei ma provo compassione per lei quando sbaglia e penso che anche al pubblico succederà lo stesso”.
L’attrice e la regista condividono una sensibilità simile rispetto al cinema. “Julia si sente completamente in sintonia con l’etica di lavoro e la visione estetica di Nicole”, dice Azpiazu. “Ha persino sviluppato le stesse stravaganze di Nicole, durante le riprese. Julia non recita mai una commedia in un modo volgare. Il suo personaggio è mite e nasconde una profonda tristezza. Sa fare di più con i suoi occhi di quello che sanno fare la maggior parte delle attrici con tutto il corpo”.

Louis-Dreyfus definisce Nicole “disponibile nei confronti degli attori”: “Nicole potrebbe essere una regista teatrale. E’ interessata alla creazione dei personaggi e prende molto seriamente l’interpretazione. Era molto attenta quando parlavamo dei personaggi e per un attore è una sensazione molto gratificante”.
Le piace che Holofcener conceda agli attori ampio spazio per essere spontanei e dare vita ai loro personaggi in modo organico. “Il film parla di sentimenti privati, delle reazioni più umane, delle emozioni più intime, quindi era necessario anche poter improvvisare per rendere le scene credibili”, dice. “Ad esempio la scena in cui Eva resta impigliata in una serie di malintesi è stata creata in quel momento. Doveva essere reale e fondamentalmente imbarazzante”.

Un’altra scena che è stata oggetto di discussione sul set è quella in cui sta per rivelare ad Albert la sua amicizia con la sua ex moglie. “ Eva prova a dirgli che conosce Marianne, ma non ce la fa”, dice Louis-Dreyfus. “E’ una scena molto sottile in cui ce la mette tutta per confessarsi. Ma sul più bello, Albert fa una battuta, qualcosa del tipo, ‘Spero che tu non stia parlando della mia ex moglie’, e a quel punto Eva si blocca e non riesce a dirglielo, anche se sa che dovrebbe farlo”.

Holofcener dice che lei e Louis-Dreyfus sono state in disaccordo solo su alcuni dettagli minori che riguardavano il personaggio. “Voleva che Eva indossasse dei vestiti più brutti di quelli che avevo scelto io”, ride Holofcener. “Ma, a parte questo, ha arricchito il suo personaggio di dettagli positivi, eliminando quelli superflui, sottolineando i lati più umani. Ogni mattina diceva ‘Ho avuto un’idea’. Un attore collaborativo può cambiare il personaggio e migliorare il copione”.
Per interpretare Albert, l’uomo di cui Eva si innamora, un altro regista avrebbe scelto un protagonista convenzionale, mentre Holofcener ha scritturato un attore assolutamente diverso dal solito. “Mi piace scegliere attori che hanno un aspetto reale”, dice. “ Julia Louis-Dreyfus è veramente bella ma è bella in un modo normale e ha la stessa età del suo personaggio, che è fantastico. James Gandolfini, che interpreta Albert, ha l’aspetto di un uomo comune, simpatico e vero”.

Scritturare un attore totalmente compenetrato in un ruolo poteva essere rischioso ma Holofcener dice che non ha avuto alcun ripensamento dopo aver chiesto a Gandolfini di interpretare Albert. “Non ho mai avuto l’impressione che avrei rischiato con Jim. La sua performance in ‘The Sopranos’ era straordinaria. Ha dato prova di una versatilità incredibile con la sua terapista e nel suo rapporto con i figli. Questo è ciò che ha reso il programma così bello. La sua interpretazione non si limitava ad un boss che va in giro con una pistola e la faccia da duro. Il suo personaggio era davvero complesso”.
Holofcener dichiara che anche l’attore è stato complicato, oltre che un collaboratore gentile, dolce e curioso. “Lavorare con Jim è stato meraviglioso, anche se mi sentivo un po’ a disagio all’inizio. “Era un perfezionista che voleva capire tutto ciò che il suo personaggio faceva e diceva. Recitare senza un copione lo avrebbe fatto sentire a disagio. Ma è stato bravissimo ad improvvisare e non temeva mai di essere sopra le righe. Jim ha arricchito molto il copione, non si può battere un attore intelligente e che ha compreso a fondo il suo personaggio”

Dopo aver scelto Gandolfini, Holofcener ha rifinito il suo ruolo in base all’attore. “Finché non trovo gli attori, i personaggi sono ancora astratti”, spiega. “Albert era solo un’idea vaga nella mia testa, un collage di vecchi e attuali fidanzati, di compagni possibili, fino a quando non ho trovato Jim: intenso, carismatico, sensibile e timido al punto giusto. Aveva uno straordinario senso dell’umorismo assai diverso da quello di Julia, che ha reso la loro dinamica ancora più interessante. Ha aggiunto tanti bei momenti nel film che senza di lui non sarebbero mai esistiti”.
Tuttvia la regista e l’attore non sono sempre stati d’accordo su come si comporta il personaggio nel film. “Qualche volta si ribellava”, racconta Holofcener. “Una volta mi ha detto: ‘Davvero vuoi che dica questa cosa? Sembrerò una ragazza’. E io gli ho risposto: “Fidati, in questo momento del film devi sembrare proprio una ragazza’”.

Albert è un compagno inusuale per Eva, ma poichè è interpretato da Gandolfini, diventa perfetto per lei. “Non è il classico protagonista romantico, ma è proprio questa originalità a renderlo adatto a lei”, dice Holofcener. “Eva cerca qualcuno che la capisca e che la faccia ridere, qualcuno con cui desideri trascorrere il tempo; sotto la superfice, scopre una persona amabile, forte ma delicata, risolta nel suo intimo”.
Purtroppo Gandolfini è morto inaspettatamente a causa di un arresto cardiaco proprio alla fine del film, infatti questa è una delle sue ultime performance. “E’ stato bello lavorare con lui”, dice Holofcener. “Sono fortunata ad aver avuto questa occasione. Era una persona speciale e la sua scomparsa è una tragedia terribile”.

La produttrice Chrisann Verges definisce toccante ed autentica la tenera alchimia che si è insaturata fra Louis-Dreyfus e Gandolfini. “E’ così reale e drammatico vedere due persone che cercano l’amore e che forse lo trovano”, dice. “Assistere alla scintilla che si accende è estremamente toccante”.
Lavorare con Gandolfini lascia un ricordo indelebile anche in Louis-Dreyfus.
“Jim Gandolfini è uno dei più grandi attori della nostra generazione”, dichiara l’attrice. “E’ stato un onore lavorare con lui. Il fatto che il film stia uscendo dopo la sua scomparsa prematura mi dà una sensazione dolce-amara. Sono felice che abbia fatto questo film, che la gente abbia la possibilità di vedere questo lato di lui. Resteranno tutti colpiti dal suo ritratto sensibile e umano di Albert”.

Il pubblico resterà colpito nel vederlo in questo ruolo, tanto quanto lo è stato l’attore stesso. “Jim era grande e grosso, fisicamente imponente” spiega Louis-Dreyfus. “Tutti lo conoscevano per il ruolo di Tony Soprano, ma in realtà era molto più simile ad Albert. Delicato e onesto. Durante le riprese diceva sempre: “Non posso credere che sono proprio io quello che riesce a conquistare la ragazza”. Era schivo e so che aveva timore di interpretare qualcosa di diverso. Questa insicurezza lo rendeva ancora più attraente. Era molto sensibile nei confronti delle persone intorno a lui, e non si dava mai le arie. Mi sono molto legata e lui e mi manca moltissimo”.

Il legami fra i due attori è visibile sullo schermo. “Non sai mai se due attori riusciranno a stabile la chimica giusta fino a quando non si trovano davanti alla macchina da presa” dice Holofcener. “Jim e Julia sono adorabili insieme. E la differenza di “taglia” lo rende ancora più simpatico. Lui assomiglia ad un orso, che potrebbe prenderla con le sue zampe. Insieme si divertono molto, sono teneri e sensuali”.
Catherine Keener, nominata due volte all’Oscar, è apparsa in ben quattro film precedent di Holofcener, spesso interpretando personaggi femminili nevrotici e conflittuali, oppure le eroine pasticcione con cui la regista ama identificarsi. Stavolta però avrà una parte completamente diversa, quella di Marianne, la poetessa eterea dalla vita luminosa e bohémienne che Eva trova tanto affascinante. Anche sua figlia Tess in autunno andrà al college, tuttavia Marianne non manifesta tutte le insicurezze che affliggono Eva rispetto al nuovo capitolo della sua vita.

“Ho pensato che sarebbe stato divertente per Catherine interpretare un nuovo personaggio”, dice Holofcener. “Negli altri film ha sempre vestito i panni di donne tormentate. Qui invece è una donna affascinante e narcisista, completamente ignara dei propri difetti. Marianne è un personaggio che è stato scritto per essere una sorta di “spalla” di Eva, ma Catherine è talmente spiritosa da aver inevitabilmente arricchito il suo ruolo di grande umorismo”.
Serena e sicura di sè, Marianne è piuttosto simile all’immagine pubblica della vera Keener, diceAzpiazu. “Se l’avete mai vista in qualche premiere o in altre occasioni mondane, non vi sarà sfuggito il suo glamour”, afferma la produttrice. “E’ bellissima, intelligente e spiritosa, una persona che molti vorrebbero imitare. Tutto ciò che fa appare facile e disinvolto. Per la prima volta in un film, Nicole è riuscita perfettamente a rappresentare questo lato di Catherine”.

Keener e Holofcener sono intime amiche da quando si sono conosciute, 18 anni fa, sul set di PARLANDO E SPARLANDO. “La visione cinematografica di Nicole e il suo modo di esprimerla, sono uniche”, dice l’attrice. “E’ una vera autrice, scrive con economia, precisione e profondità. Qualcuno potrebbe erroneamente scambiarla per semplicità, ma si tratta di pura eleganza”.
Lavorare con Holofcener è il privilegio che deriva dalla loro amicizia, dice Keener, aggiungendo: “Ho fatto questo film perché me lo ha chiesto Nicole. Per me questo è sufficiente. Non sapevo neanche quale personaggio avrei dovuto interpretare ed è stata una bella sorpresa scoprire che si trattava di Marianne. E’ incredibile lavorare con lei. Sul set ha piena autorità, ma è sempre gentile e diretta. Non si può fare a meno di innamorarsi lei”.

L’attrice, ormai esperta nell’incarnare la maggior parte delle eroine di Holofcener, elogia Louis-Dreyfus per il suo ritratto di Eva. “Julia è perfetta”, dice Keener. “Un attore di solito ama lavorare con i colleghi più bravi, per potersi misurare e migliorare. Julia è un’attrice estremamente disponibile e non ha reticenze. E’ sempre vigile e presente dal punto di vista emotivo, una delle colleghe migliori con cui abbia mai lavorato; in questo film emerge completamente, quando lavoro con qualcuno dal talento tanto vasto, mi sento incoraggiata, quindi è stata un’esperienza bellissima”.
L’attrice nominata all’Oscar Toni Collette interpreta la migliore amica di Eva, Sarah, una psicoterapeuta problematica, con un matrimonio impegnativo, dei figli molto attivi e la mania di dover cambiare continuamente l’arredamento della sua casa.

“Da un lato dà ad Eva il genere di consiglio che daresti alla tua migliore amica, che non sempre è il più costruttivo”, dice Bregman. “Allo stesso tempo sa cosa è giusto o perlomeno più sano. Toni interpreta il personaggio con quell’atteggiamento un po’ scostante che spesso la caratterizza, ma allo stesso tempo le infonde bontà e calore”.
La sua maestria nel saper trovare un equilibrio fra dramma e commedia si riflette nella sua acclamata performance nella serie di Showtime “United States of Tara” nei panni di una donna che soffre di personalità multiple, un ruolo che le è valso un vasto seguito di fan tra i filmmakers. Collette dichiara che avrebbe interpretato con piacere qualsiasi ruolo in ENOUGH SAID. “Sono tutti brillanti, ma in particolare ho amato il ruolo di Sarah perché ha varie funzioni: è la migliore amica di Eva, è una moglie, una madre, una guaritrice. E poi indossa tanti cappelli diversi”.

La tormentata relazione fra Sarah e suo marito Will è ispirata a quando Holofcener era single, spiega la regista. “Sarah è abbastanza brusca, ma penso che il modo in cui lei e Will interagiscono è molto divertente. Quando ero single, i miei amici spesso mi portavano alle feste o mi presentavano i loro conoscenti, per trovarmi un compagno. Cercavo di essere ottimista rispetto alla mia vita amorosa, ma osservando le coppie mi chiedevo se davvero volevo stare insieme a qualcuno per tutta la vita”.
La mescolanza nel copione di situazioni agro-dolci, ha attratto l’attenzione di Collette già alla prima lettura. “Era divertentissimo e toccante al tempo stesso”, dice. “Il copione di Nicole indaga sul modo in cui la gente comunica ed è scritto in modo delizioso. Sembrava quasi che non stessimo lavorando, ma che stessimo solo passando il tempo insieme. È un’osservatrice silenziosa che interviene nel momento opportuno”.

Collette elogia Louis-Dreyfus, perché secondo lei incarna perfettamente la protagonista del film. “Eva commette inavvertitamente tanti errori e Julia sa renderla sia comica che triste, quando è necessario”, dice l’attrice. “E’ seria sul lavoro e allo stesso tempo leggera, è stato un piacere lavorare con lei”.
Sarah è sposata con Will, interpretato da Ben Falcone, noto soprattutto per il ruolo del maresciallo dell’aeronautica che corteggia Melissa McCarthy ne LE AMICHE DELLA SPOSA. “Ben è straordinario”, dice Collette. “E’ facile recitare con lui. Sarah e Will hanno una rapporto interessante che ha un sapore familiare. Vogliono stare insieme ma si beccano sempre. Qualche volta vanno d’accordo ma subito dopo si allontanano di nuovo”.

Falcone considera realistico il modo in cui la coppia interagisce. “Ho subito avuto l’impressione di conoscere queste persone”, spiega.”Tutto era molto preciso. Will e Sarah hanno un rapporto instabile. Ma lui è più diretto di me, per me è stato divertente recitare le sue battute. Quando lui o Sarah pensano qualcosa, la dicono subito. Non aspettano, non devono riflettere. Reagiscono subito, dicendo: ‘Cosa? Perché hai fatto una cosa simile?’ Ma 15 secondi dopo, ridono di nuovo”.
Falcone si ritiene fortunato ad aver lavorato al fianco di attori tanto bravi. “Toni mi sorprende sempre, è aperta e imprevedibile. Mi ha tenuto sempre sul chi vive. E Julia è naturalmente disinvolta anche se in realtà elabora tutto. Ha dato a Nicole varie opzioni per ogni ripresa e le ha lasciato la decisione finale”.

Il film presenta anche le performance di tre interessanti giovani attrici: Tracey Fairaway è Ellen, l’unica figlia di Eva; Eve Hewson interpreta la sofisticata figlia di Albert e Marianne, Tess, mentre Tavi Gevinson è la migliore amica di Ellen, Chloe, che inizia ad avvicinarsi alla madre della sua amica, proprio quando questa va via di casa.
Gevinson, che ha solo 17 anni, è già una superstar nel mondo della moda in cui è presente con il suo magazine online, Rookie. ENOUGH SAID rappresenta il suo ottimo debutto cinematografico.
“La performance di Tavi è straordinaria in questo film. All’età di 11 anni era già una personalità della moda, nota in tutto il mondo”, dice Bregman. “E’ sempre presente in prima fila nelle sfilate più importanti a livello internazionale, è una vera e propria icona di stile per le adolescenti”.

Molte giovani attrici si sono presentate al provino per ottenere questo ruolo ma la regista Holofcener è rimasta colpita in particolare proprio da Tavi. “C’era qualcosa di diverso in lei”, dice la regista. “E’ spontanea e ha un fascino discreto. Non avevo idea di chi fosse ma mi è piaciuta subito. Non assomiglia alle altre ragazze e io volevo proprio qualcuno fuori dal comune”.
“Tavi ha un talento naturale, la sua performance non è mai caricata”, aggiunge Azpiazu. “Riesce ad interpretare in modo esemplare anche i momenti più goffi del suo personaggio, ed il suo viso è molto espressivo. Anche quando non parla, riesce a comunicare ugualmente benissimo”.

Per Gevinson, questa esperienza è stata il modo ideale per fare il suo ingresso nel mondo del cinema. “Nicole è molto accogliente e ha creato un gruppo unito, è stata come una chioccia per noi”, dice. “Inoltre ha scritto dei personaggi realistici, con cui ci si può identificare. Spesso i teenager non sono rappresentati realisticamente nei film o in TV, e quindi ho apprezzato il suo approccio che ha facilitato il mio lavoro. Mi rendo conto di aver lavorato al fianco di attori straordinari. Ma sul set devi darti un contegno, non puoi pensare: “Oddio, c’è Julia Louis-Dreyfus. Quanto mi piace!’”
Gevinson considera un privilegio aver lavorato con Louis-Dreyfus. “E’ una grande professionista”, dichiara. “Julia mi ha dato tanti consigli utili e mi ha fatto davvero sentire parte del set e di questo film”.

Mentre la figlia di Eva, Ellen si sente pronta per il college, Chloe si trova ancora ad un bivio, non è sicura di quello che vuole fare dopo. “Sua madre vorrebbe che continuasse a studiare, ma lei non sa cosa fare”, dice Gevinson. “E’ confusa. Mi piace proprio perché ho un devole per le persone un po’ “scollegate”. Inoltre è interessante vedere una ragazza che si relaziona meglio agli adulti che ai suoi coetanei. Eva instaura con lei il rapporto che non ha mai avuto con sua figlia Ellen”.
Gevinson è stata contenta di potersi concedere una pausa dalla moda. “Prima di fare questo film ero sempre in viaggio, con tappe continue in cui dovevo cambiare abito e posare per i fotografi indossando vestiti scomodissimi. Stavolta non mi sembrava vero di potermi mettere i jeans! Chloe non segue particolarmente la moda, ma le piace essere creativa e originale”.

Tracey Fairway era la più esperta delle attrici giovani, essendo già apparsa in vari ruoli fra cui il TV movie THE BLING RING. Avverte il pubblico a prepararsi ad un turbine di emozioni in ENOUGH SAID.
“Fa ridere, ma è anche molto commovente”, spiega Fairaway. Apprezza soprattutto la raffinata scrittura di Holofcener e le sue caratterizzazioni. “Non mi piacciono le esagerazioni”, dice. “Per me è stato facile entrare nel personaggio di Ellen perché la sua personalità è sottintesa”.

Elllen è preoccupata di doversi allontanare da casa per andare all’università, e la sua ansia si ripercuote sul rapporto con sua madre. “Ellen è molto concentrata sugli studi e vive questa fase della sua vita come un importante punto di svolta”, dice Fairaway. “Teme che il rapporto con sua madre sia troppo stretto e quindi cerca di trovare il suo spazio. Per riuscire a diventare adulta deve distaccarsi un po’. Ma quando la sua migliore amica Chloe, inizia ad avvicinarsi a sua madre, si sente tradita, come se Chloe voglia prenderle il posto. È una situazione paradossale”.
L’attrice dice di aver studiato attentamente Louis-Dreyfus cercando di imitare alcuni suoi atteggiamenti nella sua performance. “Julia è una grande fonte di ispirazione, è molto professionale. Ho cercato di lavorare seguendo il suo ritmo per essere fedele al detto “tale madre, tale figlia”.

Eve Hewson, che recentemente è apparsa in BLOOD TIES con Mila Kunis, Marion Cotillard e Clive Owen, è figlia del rock, essendo la secondogenita del frontman degli U2 Bono Vox, ma sul set è solo un’attrice dedita e laboriosa. “In questo film è stata straordinaria”, dichiara Bregman.
La chance di lavorare per un progetto così incentrato sugli attori e la loro recitazione, era molto allettante per Hewson. “Il dialogo è brillante”, osserva. “Si parla di relazioni intepersonali, il film è fatto di piccoli momenti intimi. Nicole ha un grande senso dell’umorismo, che influenza tutto il resto”.

“E ovviamente Julia è stata straordinaria”, continua. “Non ho fatto molte commedie nè ho lavorato con molti attori comici, quindi ho imparato soprattutto da lei, specialmente per ciò che riguarda l’improvvisazione, in cui è particolarmente brava”.
Il suo personaggio è Tess, una ragazza un po’ viziata”, spiega l’attrice. “Che però ama davvero suo padre. Assomiglia a sua madre, infatti le due non vanno molto d’accordo, mentre ha un senso di protezione nei confronti del padre. Dietro le sue borse Chanel e gli abiti firmati, nasconde un cuore grande”. Hewson dice che il personaggio le ricorda alcune giovani donne che conosce. “Ha un lato esibizionista ma in fondo è più seria di quel che sembra. Nicole ha mostrato sia sia il lato più antipatico di Tess che quello più morbido. Non è un personaggio monocorde”.

Inizialmente era un po’ intimorita dal dover interpretare la figlia di Gandolfini, perché lo conosceva solo per il suo lavoro in “The Sopranos”. “James è stato dolcissimo”, racconta. “Abbiamo organizzato una cena con tutti gli attori del cast e lui ha parlato molto con tutti i più giovani. È stato aperto e amichevole. A volte ci si può sentire intimoriti all’idea di lavorare con attori tanto famosi ma lui è stato simpatico ed accogliente. Ho imparato molto in questo film”.
Holofcener si ritiene fortunata ad aver avuto questo cast. “Vedere questi attori al lavoro è stato bellissimo, gratificante e a volte spaventoso”, aggiunge. “Tutti erano consapevoli di quanto questo film fosse personale per me, quindi anche per loro non è stato solo un altro lavoro. Eravamo tutti lì per creare qualcosa di umano, commovente , divertente e reale”.


GIRARE “A CASA”
ENOUGH SAID è stato girato quasi completamente nell’eterogeneo e ventilato Westside di Los Angeles, dove abita Nicole Holofcener. Il film cattura un originale microcosmo culturale con location autentiche e una scenografia ispirata alla zona, raffinata ed artistica. Fra la moderna Culver City, il quartiere residenziale Mar Vista, le località marittime di Venice e Santa Monica, il Westside smentisce la sua reputazione di zona priva di quartieri abitati.

“Nicole voleva gli uffici sul Westside”, dice il produttore esecutivo Chrisann Verges. “Siamo stati fortunati con le nostre location, perché quelle zone della città sono più esclusive, ma ci sono venuti tutti incontro. Abbiamo potuto girare il film esattamente dove è ambientato. Il negozio di abiti in maschera si trova a Brentwood. C’è una scena in cui i personaggi camminano e parlano lungo le strade di Pacific Palisades, e abbiamo usato varie residenze tipiche della zona. L’ambiente è un personaggio importante del film e non avremmo mai ottenuto questo realismo se avessimo girato nell’East Side o nella Valley”.
Girare a L.A. significa anche che i filmmakers hanno avuto a disposizione i migliori talenti tecnici dell’industria. “Uno dei benefici maggiori di girare a Los Angeles è la possibilità di lavorare con troupe di prim’ordine senza dover spendere per il loro alloggio visto che abitano lì e di solito preferiscono dormire a casa loro, con la loro famiglia”, dice Verges.

Lo scenografo Keith Cunningham, che ha lavorato con il location manager Boyd Wilson per trovare gli ambienti ideali per la storia, ha usato tutti i mezzi a disposizione per ottenere l’atmosfera e l’aspetto più autentico di Los Angeles. “Ho amato il copione non appena l’ho letto”, dice Cunningham. “I personaggi sfumati, le situazioni ricche di sfaccettature, mi hanno fornito un’immagine esatta delle scene ancor prima che ne parlassi con Nicole. Il suo copione era ricco di spunti e di indicazioni”.
L’azione ha luogo soprattutto negli ambienti interni, con Eva, Albert, Marianne, e Sarah e Will. Ogni abitazione è stata scelta con cura per riflettere la personalità dei suoi proprietari. “Abbiamo iniziato con la casa di Marianne, perché secondo noi era il set più difficile”, dice Cunningham. “Marianne è molto sicura, quasi etera nel modo in cui vive e si veste. Abbiamo trovato la sua casa abbastanza rapidamente. È pittoresca, una villetta ad angolo con un giardino curato e suggestivo. Una piccolo Shangri La nel cuore di Los Angeles”.

Per la casa di Eva, invece, il designer cercava qualcosa in cui la funzionalità primeggiasse sull’estetica. “Continuavamo ad usare la parola “anonima”, dice lo stilista. “Vive in una casa normale e ordinaria. È una mamma che lavora, quindi secondo noi la sua abitazione doveva avere un’aria vissuta e non un arredamento di design. Non è né eccessivamente disordinata, né troppo curata. Contrasta fortemente con la casa di Marianne che doveva invece sembrare il set di un servizio fotografico”.
La residenza di Albert era ancora più “anonima”, secondo Cunningham. “Recentemente è diventato di nuovo scapolo; cercavamo una casa semplice, appositamente spoglia, una specie di rifugio più che una casa. I colori sono scuri perchè nel copione c’è scritto che vive quasi sempre con le serrande chiuse”.

Cunningham indica un piccolo dettaglio del copione che suggerisce l’idea della casa. Albert non ha comodini nella sua camera de letto. “Questo è il bello delle sceneggiature di Nicole”, dice Cunningham. “Tutti noi conosciamo qualcuno che vive in questo modo. Albert dorme vicino ad una pila di libri poggiata in terra. Un piccolo dettaglio che dà il senso di tutto il resto della casa”.
Per Sarah e Will, che hanno due bambini e due lavori impegnativi, ha trovato una casa del 1950 e l’ha riempita di oggetti in stile “country moderno”. “E’ una casa raffinata”, spiega. “Ma lei è sempre molto impegnata, quindi abbiamo deciso di farle fare acquisti solo attraverso i cataloghi”. Un’altra location importante è il luogo di lavoro di Albert. Inizialmente doveva essere il Museo della TV e della Radio ma Holofcener ha deciso che quell’ambiente bianco ed elegante di Beverly Hills sarebbe stato troppo esclusivo per il personaggio.

“Abbiamo optato per qualcosa di più modesto”, dice Cunningham. “Sono diplomato presso l’American Film Institute, quindi gli ho chiesto di poter usare la biblioteca e loro hanno accettato. È stata la prima volta che qualcuno ha potuto girare nella loro library”. Cunningham ha inoltre lavorato a stretto gomito con la costumista Leah Katznelson per sviluppare gli abiti da abbinare agli ambienti dei personaggi. “Mi piace l’autenticità, la cerco in tutto, nel trucco, nei capelli, nel guardaroba”, dice la regista. “Se vedo un film in cui la protagonista indossa un capo troppo costoso per il suo stile di vita, rimango perplessa. Continuo a pensare: ‘Come fa il personaggio a potersi permettere quella giacca?’”

Partendo da questo atteggiamento, Katznelson intende raccontare la storia anche attraverso i vestiti. “Ho immaginato gli armadi di queste persone”, dice. “Ho immaginato dove fanno acquisti, se vanno da Barney’s o da K-Mart. Nicole non vuole che i vestiti abbiano il sopravvento sui personaggi. Il pubblico deve riuscire a credere che quella persona esista davvero”. La California ha contribuito a definire lo stile di Katznelson. “Los Angeles è più variopinta e casual di altri posti”, osserva. “La gente indossa gli infradito e i sandali. Si può andare a pranzo fuori comodamente in jeans e t-shirt. Ho cercato di infondere il gusto californiano nei vestiti”.

Per Eva, una terapeuta che va dai clienti a domicilio, le parole chiave erano praticità e comodità. “Indossa spesso pantaloni yoga e scarpe comode, dato che deve sempre trasportare oggetti pesanti”, dice la costumista. “Abbiamo personalizzato il suo look con una varietà di gioielli che provengono dai luoghi di meditazione che frequenta e dai suoi viaggi. Sono una parte importante del suo personaggio”. Marianne invece rappresenta una versione più elevata di Eva, ed è sempre avvolta in tessuti trasparenti e colori luminosi. “E’ proprio come ci si immagina una poetessa”, dice Katznelson. “Le altre donne pensano: ‘Come fa ad essere così elegante con quella specie di pigiama? Ma indossato da lei, ha un effetto incantevole. Le stoffe che abbiamo scelto per Marianne sono prevalentemente sete e chiffon”.

Tavi Gevinson è un’icona della moda nella vita reale ma nel film interpreta un’adolescente comune con un guardaroba normale. “Nel mondo della moda è nota per i suoi abiti bizzari e sperimentali”, dice Katznelson. “Ma volevamo essere certi che quando la gente la vedrà nel film non la associerà al suo stile. Deve vedere Chloe, una ragazza artistica, intelligente, con un lato creativo. Abbiamo evitato scelte audaci per renderla più accessibile ai teenager”.
Determinata a scegliere il guardaroba più adatto ai suoi personaggi e all’ambiente circostante, Holofcener si è addirittura tolta la camicia di dosso, in una scena, per farla indossare a Louis-Dreyfus. Ha inoltre introdotto sul set alcuni dei suoi dipinti ed accessori personali. “Abbiamo usato alcuni suoi oggetti”, dice Cunningham. “Nella casa di Eva ci sono un paio di quadri fatti dal padre di Nicole nonché un bellissimo paesaggio di Marianne che abbiamo usato insieme ad alcuni cuscini e plaid variopinti”.

Giunta al suo quinto lungometraggio, Holofcener dichiara di essere fortunata di lavorare su un set, di poter contribuire a portare in vita i suoi personaggi. “Adoro dirigere le mie storie”, spiega. “Se una scena non è buona, dipende da me, ma al contrario, se funziona, è tutto merito mio. Se qualcosa non va bene, si può sempre modificare. Mentre giriamo, ci capita spesso di riscrivere alcune parti di una scena”. In generale si ritiene fortunata di poter fare cinema. “In questo modo sfrutto tutti i miei lati positivi”, conclude. “E’ un mestiere completo e mi diverte molto. Spero solo che anche gli altri si divertano come me. Anche se alcuni di loro sicuramente non se la spassano granchè visto che devono trasportare un sacco di cose pesanti!”

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