Regista: Jodie Foster
Titolo originale: The Beaver
Durata: 91'
Genere: Commedia, Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: 20 Maggio 2011 (cinema)
Attori: Mel Gibson, Jodie Foster, Anton Yelchin, Jennifer Lawrence, Paul Hodge, Michelle Ang, Riley Thomas Stewart, Kris Arnold, John Bernhardt
Sceneggiatura: Kyle Killen
Trama, Giudizi ed Opinioni per Mr. Beaver (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: The Beaver
Durata: 91'
Genere: Commedia, Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2010
Uscita prevista: 20 Maggio 2011 (cinema)
Attori: Mel Gibson, Jodie Foster, Anton Yelchin, Jennifer Lawrence, Paul Hodge, Michelle Ang, Riley Thomas Stewart, Kris Arnold, John Bernhardt
Sceneggiatura: Kyle Killen
Trama, Giudizi ed Opinioni per Mr. Beaver (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Hagen Bogdanski
Montaggio: Lynzee Klingman
Musiche: Marcelo Zarvos
Scenografia: Mark Friedberg
Costumi: Susan Lyall
Produttore: Steve Golin, Keith Redmon, Ann Ruark
Produttore esecutivo: Jeff Skoll,Mohammed Mubarak Al Mazrouei,Paul Green,Jonathan King
Produzione: Anonymous Content
Distribuzione: Medusa
Montaggio: Lynzee Klingman
Musiche: Marcelo Zarvos
Scenografia: Mark Friedberg
Costumi: Susan Lyall
Produttore: Steve Golin, Keith Redmon, Ann Ruark
Produttore esecutivo: Jeff Skoll,Mohammed Mubarak Al Mazrouei,Paul Green,Jonathan King
Produzione: Anonymous Content
Distribuzione: Medusa
La recensione di Dr. Film. di Mr. Beaver
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Colonna sonora / Soundtrack di Mr. Beaver
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Claudio Sorrentino: Walter Black
Laura Boccanera: Meredith Black
Flavio Aquilone: Porter Black
Gabriele Caprio: Henry Black
Valentina Mari: Norah
Serena Verdirosi: Morgan
David Chevalier: Hector
Informazioni e curiosità su Mr. Beaver
Note della produzione:Una storia di famiglia
Nel corso della sua carriera di regista, Jodie Foster si è fatta conoscere per la capacità di raccontare egregiamente temi universali quali la famiglia e le sue dinamiche narrate attraverso esperienze ben precise dei personaggi. Nei giorni in cui il produttore Steve Golin cercava il regista ideale per The Beaver, numerosi grandi nomi di Hollywood hanno bussato alla sua porta attratti dal progetto ma quella per la quale Golin ha mostrato maggiore interesse è stata sin da subito Jodie Foster, che nei suoi due film precedenti, Il mio piccolo genio e A casa per le vacanze, aveva dimostrato di possedere quelle qualità che il produttore riteneva assolutamente necessarie per raccontare al meglio la sua storia.
“Jodie mi ha chiamato per saperne di più del progetto; ci siamo visti e ne abbiamo parlato a lungo,” ricorda Golin. “Si è dimostrata così interessata, coinvolta e appassionata sin dal primo incontro e ha mostrato sin da subito un'incredibile empatia per la sceneggiatura. Sono rimasto profondamente colpito da lei, intrigato dalla sua maniera di vedere la storia e soprattutto dalla possibilità che fosse lei a dirigerla.
“Ho letto la sceneggiatura di The Beaver e l'ho amata subito, ma all'epoca c'era un altro regista interessato,” ricorda Jodie Foster. “E anche se la sceneggiatura richiedeva certamente parecchio lavoro, era comunque un'opera molto interessante e ben scritta soprattutto considerato che l'autore era alle prese con il suo primo film. Per tutti questi motivi continuavo a ripetere a Golin: "Se succede qualcosa e il regista cambia idea, chiamami.” Ed è esattamente ciò che è accaduto ed è così che si è aperta una porta per me.”
Uno degli aspetti per cui la storia suscitava l'interessa del produttore era il tema della famiglia.
“Nonostante gli strani colpi di scena e le tante sorprese, The Beaver è essenzialmente una drammatica storia familiare, la storia di un padre e di un figlio che s.incontrano e ci racconta in maniera molto diretta la maniera in cui una famiglia che vive gravi difficoltà trova la maniera per guarire. Questa volta però le cose non vanno come capita di solito al cinema ma prendono una piega alquanto originale e fantasiosa.”
“Jodie ha alle spalle una solida e fortunata carriera di attrice e ha una magnifica e penetrante capacità di interpretare i personaggi e di mostrare quello che vivono fino in fondo. Mi ha raccontato inoltre di avere una certa familiarità con il problema della depressione e di sapere alla perfezione in che modo questa malattia influenzi drammaticamente la vita di chi ne soffre e di coloro che li circondano.
“I registi dei film che ho prodotto in passato venivano generalmente dal mondo dei video musicali o della pubblicità e quindi erano concentrati soprattutto sull'aspetto visivo. E' stato affascinante per me sentire che cosa aveva da dire su questo materiale una persona come Jodie Foster che affronta una storia mettendosi nell'ottica emotiva dei personaggi. Dopo aver parlato con Jodie ho capito che era questo l'approccio più giusto per il film e che era lei la regista ideale per portarlo sul grande schermo.”
Questa è la storia di Walter Black
L'idea del personaggio di Walter Black, il manager di una fabbrica di giocattoli depresso cronico che riscopre la vita parlando attraverso un pupazzo dalle sembianze di un castoro, è venuta allo sceneggiatore Kyle Killen.
Killen, cresciuto in Texas ma formatosi alla USC Film School in California, aveva concepito inizialmente la storia di Walter Black e del castoro come racconto breve.
“L'idea mi è venuta quando mia moglie è rimasta incinta di due gemelli e siamo tornati a vivere a Austin,” racconta Killen. “Dopo qualche giorno di lavoro, invece di un racconto breve mi sono ritrovato tra le mani centinaia di pagine al punto che avevo pensato di farne un romanzo. Poi alla fine ho optato per una sceneggiatura.”
E non c'è alcun dubbio sul fatto che la storia di Walter Black abbia trovato la sua perfetta espressione in una sceneggiatura. Infatti, quando Killen l'ha data al suo agente, chiunque l'abbia letta ha avuto solo parole di elogio.
“E questo nonostante la natura poco convenzionale della storia,” aggiunge Killen. “La cosa mi ha sorpreso parecchio e mi ha reso doppiamente felice.”
Poi la sceneggiatura di The Beaver ha iniziato a circolare a Hollywood e la voce che si trattava di un'opera fantastica si è diffusa subito. Quando infine ha conquistato il primo posto sulla Black List del 2008 (Ndt.La Black List è una lista compilata da 250 esperti del settore che contiene le sceneggiature più interessanti scritte in quell’anno che non sono ancora entrate in produzione), diverse società di produzione si sono fatte avanti.
Ma a quel punto la sceneggiatura aveva già trovato la strada per arrivare sulla scrivania di Steve Golin, fondatore di Propaganda Films, oggi a capo di Anonymous Content. Golin, noto soprattutto per la sua tendenza a scommettere su opere un po' fuori dall'ordinario, tra cui Essere John Malkovich e Se mi lasci ti cancello, ha amato subito The Beaver e ha deciso di produrlo.
“Mi sono fatto prendere subito dalla sceneggiatura, perché è veramente meravigliosa,” ricorda Golin. “Inutile dire che affronta un tema alquanto insolito e direi unico, visto che racconta la storia di un uomo che perde qualunque contatto con la realtà e si ritrova a ristabilire i rapporti con il mondo parlando attraverso un pupazzo con le sembianze di un castoro. Cionondimeno, nonostante la sua stranezza, la storia funziona.”
“Walter Black, il protagonista, è una persona che ha ormai toccato il fondo,” spiega Golin. “E' giunto a una fase della sua malattia nella quale non dispone più di alcun meccanismo che gli permetta di relazionarsi con il mondo e quando tutto ciò che lo circonda sembra crollargli addosso, viene salvato da un pupazzo.”
Walter trova il pupazzo a forma di castoro in un cassonetto davanti a un negozio di alcolici dove generalmente va a sbronzarsi e torna a casa indossando il pupazzo sulla mano sinistra. Risvegliandosi da quello che sembrava uno stordimento definitivo comincia a parlare attraverso il pupazzo, all'inizio solo con sé stesso e poi con tutti gli altri. Attraverso il finto castoro, Walter comincia a rivedere tutta la sua vita, ristabilendo il contatto con i suoi familiari e rimettendo in sesto la sua società. Ma tutto questo avrà un prezzo.
“Anche se l'idea centrale del film è alquanto stravagante, per usare un eufemismo, mi sono comunque trovato a mio agio con il tema affrontato,” osserva Golin. “In passato avevo già avuto esperienze con storie alquanto “bizzarre” e ho sentito da subito che questa sceneggiatura sarebbe diventata un film avvincente.”
Avere Jodie Foster come regista è stato un autentico passo avanti nel cammino che avrebbe portato alla realizzazione del film. L'ostacolo successivo è stato trovare un attore in grado di interpretare in maniera credibile Walter Black, un personaggio straordinario, originale “un po' fuori dagli schemi”. Golin sapeva che ci voleva una vera star non solo per la profondità e la complessità della parte – che avrebbe richiesto comunque sforzi sovrumani a chiunque – ma anche per motivi logistici.
“Film come questo che vanno al di là di una narrazione convenzionale sono difficilissimi da realizzare,” osserva Golin. “E' difficile riuscire a metterli in piedi anche se ci sono delle star coinvolte ma è veramente impossibile senza la presenza di qualche nome importante. Avevamo assolutamente bisogno di una star per quel ruolo ed eravamo certi che non avremmo avuto nessuna difficoltà nel trovarla perché avevamo tra le mani una sceneggiatura unica e assolutamente potente.”
“E' stata Jodie ad avere l'idea di farla leggere a Mel Gibson che conosceva dai tempi di Maverick, film nel quale hanno lavorato insieme nel 1994. Da allora sono rimasti grandi amici.”
Foster sapeva bene che Gibson è un attore di talento e sapeva anche che è dotato di un gran senso dell'umorismo.
“Walter Black - e il castoro – dovevano essere interpretati da qualcuno in grado di essere credibile sia nei momenti comici sia in quelli drammatici,” commenta la Foster. “Sono amica di Mel da più di 15 anni e abbiamo parlato spesso delle grandi questioni della vita ed è per questo che mi è sembrato la scelta più naturale del mondo.”
“Jodie mi ha chiamato e mi ha chiesto se ero disposto ad aiutarla,” ricorda Gibson. “E non le avrei mai detto di no visto che è una persona che adoro e con la quale desideravo tornare a lavorare da tempo. Inoltre, la sceneggiatura mi è piaciuta moltissimo.”
“La scelta di Mel mi è sembrata un'ottima idea ma sapevo anche che sarebbe stata una sfida,” commenta Golin, "perché Mel non aveva mai interpretato nulla di simile in precedenza. Ma Jodie gli ha mandato la sceneggiatura ugualmente e dopo un paio di giorni le ha detto che avrebbe accettato. Devo ammettere che all'inizio ho pensato si trattasse di uno scherzo perché a mio avviso era una cosa impossibile.”
E invece è successo e si è rivelata una scelta più che vincente.
Commenta la Foster, “Mel è un attore straordinario e mi ritengo baciata dalla fortuna e benedetta dal cielo per aver potuto contare su di lui per interpretare un personaggio così complesso, senza creare mai nessun problema. Mel è così. Credo che sia stato l'attore meno ingombrante e meno problematico con il quale abbia mai lavorato.”
“Gibson ha la straordinaria capacità di essere divertente anche nelle circostanze più serie," aggiunge Golin, “e ha un'energia incredibile. Credo che siano tutte qualità importanti perché nonostante alcuni elementi comici, la natura della sceneggiatura è drammatica e oscura. Ma credo che l'umorismo che ci mette contribuisca a conferire un certo equilibrio al tutto.”
Una volta assicuratosi la presenza del regista e del protagonista, Golin e il socio Keith Redmon si sono associati al produttore newyorchese Ann Ruark per dare il via libera alla realizzazione del film. In passato, Golin e Ruark avevano prodotto il pluripremiato film di Alejandro González Iñárritu Babel'
Per completare i finanziamenti sono poi intervenuti Summit Entertainment, Participant Media e Imagenation di Abu Dhabi con Summit incaricata anche della distribuzione. Per cominciare la pre-produzione mancavano solo gli attori per tre ruoli altrettanto importanti, e cioè quelli degli altri componenti della famiglia Black – la moglie di Walter, Meredith, il figlio adolescente Porter, e il figlio di sette anni Henry.
Vista l'empatia per la sceneggiatura, Jodie Foster ha capito molto presto che avrebbe voluto interpretare lei il ruolo di Meredith anche se non sapeva cosa ne avrebbe pensato Mel' Per questo è andata a casa sua per parlargli dell'idea e per capire se aveva qualche problema al riguardo, ma Mel si è dimostrato entusiasta.
“Lavorare con Jodie è un'esperienza magnifica,” commenta l'attore. “Mi era già capitato in passato e ci eravamo trovati benissimo. E' sempre presente e sai sempre che se hai bisogno di un'amica lei è lì per te. E' naturale che fossi più che felice di recitare di nuovo con lei.”
Per il ruolo di Porter, l'intelligentissimo figlio diciassettenne, Foster non ha dovuto fare troppe ricerche perché era convinta che Anton Yelchin sarebbe stato perfetto per il ruolo. Nel film, Porter ha un atteggiamento sdegnoso nei confronti del padre e lotta anche lui con i suoi demoni nel tentativo di trovare una via di fuga dalla sua famiglia. Porter sta mettendo da parte i soldi per un viaggio attraverso il paese e per il college facendosi pagare dai suoi compagni di scuola meno dotati di lui per fare i compiti al posto loro. Diciamo che è un adolescente un po' sui generis.
“Anton è un giovane attore straordinario e credo che abbia delle incredibili qualità: una grande profondità unita a un vero calore e a una straordinaria leggerezza che vengono fuori contemporaneamente, cosa alquanto insolita per un attore della sua età, “ osserva la Foster.
Ma Yelchin aveva già dato prova del suo talento per la recitazione. Nel 2009, è stato il coprotagonista di due film di grande successo, Star Trek (2009) di J.J. Abrams e Terminator Salvation-L’inizio della fine mentre l'anno prima aveva ricevuto critiche entusiastiche per il ruolo del protagonista in Charlie Bartlett.
Per il ruolo di Henry, il figlio di sette anni, le ricerche sono durate un po' più a lungo ma alla fine il ruolo è andato al talentuoso Riley Thomas Stewart, originario della California.
Cherry Jones, straordinaria attrice premiata con l'Emmy e il Tony è stata scelta per interpretare il ruolo del Vice Presidente della società di Walter, la JerryCo, mentre la recente candidata all'Oscar Jennifer Lawrence interpreta Norah, la cheerleader del liceo della quale Porter s'innamora quando lei gli chiede di scriverle la tesina di diploma.
“Jennifer Lawrence è incredibile,” commenta la Foster. “Avrei voluto essere io a scoprirla. Prima di sceglierla ho visto alcune straordinarie scene di Un gelido inverno e mi sono detto: 'Questa ragazza è un'attrice straordinaria con una grandissima presenza scenica'. Dopo averla scelta abbiamo cambiato parecchie cose del suo personaggio perché sapevamo che lei avrebbe dato tantissimo al film.”
Completato il casting dei protagonisti, Foster, Golin e Ruark si sono dedicati alla troupe mettendo insieme una squadra creativa formata da professionisti eccellenti tra cui il direttore della fotografia Hagen Bogdanski, lo scenografo Mark Friedberg, la costumista Susan Lyall e l'addetto al montaggio Lynzee Klingman.
Bogdanski è conosciuto per il lavoro fatto per il film tedesco premiato con l'Oscar, Le vite degli altri mentre Friedberg è uno dei più famosi scenografi del momento che ha collaborato alla realizzazione sia di alcuni dei film indipendenti più all'avanguardia degli ultimi anni (Synecdoche, New York) sia di film più commerciali (Se scappi ti sposo).
Lyall e Klingman avevano già collaborato con Jodie Foster per i due film da lei diretti, Il mio piccolo genio e A casa per le vacanze. Inoltre la Lyall ha disegnato i costumi per molti dei film dei quali la Foster è stata protagonista.
I realizzatori hanno deciso sin dall'inizio di stabilire la produzione a New York e di girare il film in quell'area, possibilmente in esterni. La scelta delle location è stata cruciale perché la Foster cercava dei luoghi che rispecchiassero le identità dei personaggi e che rivelassero qualcosa della loro interiorità.
Gli addetti ai sopralluoghi diretti da Ryan Webb e Stephen Grivno hanno perlustrato in lungo e in largo i cinque quartieri che formano New York City, allargando poi le ricerche alle zone più a nord verso Westchester, finendo poi a Harrison dove hanno trovato quello che la Foster cercava.
Uno delle condizioni stabilite dalla regista era che la facciata della casa dei Black contenesse elementi di pietra e legno e voleva evitare a tutti i costi i mattoncini rossi. Alla fine sono state scelte due case di Harrison per ospitare la casa dei Black: la prima è stata usata soprattutto per le riprese all'esterno, nella fattispecie per le scene nella zona del garage mentre la seconda casa, situata strategicamente sull'angolo di una via in prossimità di un incrocio e affacciata su un paesaggio suburbano, è stata utilizzata per la porta d'ingresso, la piscina sul retro e gli interni al piano inferiore.
Una terza residenza più modesta sempre in zona è stata scelta per ospitare la casa in affitto dove Meredith e i figli si trasferiscono dopo aver abbandonato Walter che rifiuta di separarsi dal castoro.
Ma il Westchester ha fornito anche altre due location importanti, entrambe nella vicina White Plains: la prima, un edificio che ospita uffici – ex quartier generale della IBM a Westchester - funge da sede della JerryCo, la società di giocattoli che Walter ha ereditato; l'altra invece è la scuola di White Plains dove per due fine settimana consecutivi sono state girate le scene con Porter, Norah, e gli altri compagni di scuola.
Infine, la cittadina di Mamaroneck, sempre a Westchester è stata scelta per girare le scene in cui Walter fa jogging con il castoro – girate sul corso principale della cittadina, Boston Post Road - oltre a un negozio di giocattoli e uno di liquori.
Note di produzione
Dopo qualche giorno dedicato alle prove, le riprese di The Beaver sono iniziate il 19 settembre 2009 in esterni, nel liceo di White Plains, seguite da diverse settimane di lavorazione nelle case di Harrison e poi a Mamaroneck.
La produzione poi si è spostata temporaneamente a Brooklyn dove la Foster ha girato la scena in cui Meredith e Walter vanno a cena in un ristorante della zona chiamata DUMBO e poi, il giorno seguente, quella della gita di Porter insieme a Norah in una 'zona malfamata della città' girata nel cantiere navale di Brooklyn.
Un'altra scena importante del film, nella fattispecie quella in cui Walter e il castoro partecipano al The Today Show sulla NBC-TV, con Matt Lauer che interpreta sé stesso, è stata girata a Manhattan, al Rockefeller Center. La produzione si è trasferita poi per qualche giorno nel Bronx, per la precisione alla Andrew Friedman Home di Grand Concourse, un edificio classico di quattro piani costruito sul modello del palazzo della Cancelleria di Roma. Concepito come ricovero per la classe media caduta improvvisamente in disgrazia all'epoca della Grande Depressione e oggi centro sociale, gli interni dell'edificio ospitano l'ospedale psichiatrico del film.
Tornata a Harrison, la produzione ha completato le scene degli interni di casa Black prima di trasferirsi nell'edificio di White Plains per girare le scene ambientate alla JerryCo. Finite anche queste, la produzione ha abbandonato definitivamente la zona di Westchester per lo studio di Greenpoint a Brooklyn per girare le scene ambientate in una stanza d'albergo e nelle camere al primo piano di casa Black.
Senza voler in alcun modo sminuire l'importanza delle location, lo stile visivo di un film è dettato essenzialmente dal regista e dal reparto creativo, composto dal direttore della fotografia, dallo scenografo e dalla costumista. Foster ha avuto lunghe conversazioni con i suoi collaboratori per fargli capire cosa stesse cercando.
“Jodie ed io abbiamo deciso insieme che la fotografia doveva essere realistica e naturale, senza nulla di surreale o impressionista,” racconta il direttore della fotografia Hagen Bogdanski. “Non era nostra intenzione mostrare alcunché in modo fantasioso o artefatto visto che non si tratta di una favola ma di una storia molto commovente, di un dramma familiare e per questo abbiamo voluto raccontarlo in modo molto realistico. Quello che vedrete sul film è tutto vero. Non ci sono effetti digitali in nessun momento del film.”
Il senso della realtà si riflette anche nel lavoro fatto dallo scenografo Mark Friedberg.
“Per certi versi The Beaver è una storia dall'impianto piuttosto classico, nel senso che si respira un'atmosfera un po' fiabesca visto che il film non è ambientato in un luogo preciso ma in una generica zona residenziale che è però molto realistica,” osserva lo scenografo Friedberg. “Volevamo che fosse tutto vero.”
Ma vero non vuole dire pieno di fronzoli e disordinato. “Jodie ha volto che optassi per tonalità piuttosto austere perché è così che voleva raccontare questa storia. Mi ha mostrato delle fotografie di pareti quasi spoglie. Non voleva degli spazi pieni di cose perché dal punto di vista emotivo il film va in luoghi in cui succedono tante cose. Gli spazi quasi vuoti lasciano al pubblico la possibilità di essere riempiti, un po' come fanno le poesie.” I luoghi in realtà sono lungi dall'essere vuoti.
“Non ho messo nulla sui set senza l'approvazione di Jodie,” osserva Friedberg. “E' sempre molto attenta a ciò che si vede nell'inquadratura e al mondo in cui si muovono i personaggi. Credo che tutti i set del film siano assolutamente credibili come ambienti nei quali vivono i personaggi. Jodie ha interpretato tanti ruoli diversi nella sua carriera di attrice e la sua maniera di dirigere si basa sull'inserimento dei personaggi nell'ambiente giusto.
“La stanza di Porter è un ottimo esempio di questa teoria. Porter è un ragazzino colto, che ama leggere romanzi e che sta organizzando un viaggio attraverso il paese. Tiene anche un diario e per certi versi è un adolescente come tanti altri ma dentro e intorno a lui succedono tante cose e proprio per questo non volevamo sovraccaricare la sua stanza o il suo mondo.
“Jodie ha avuto la meravigliosa idea che Porter annotasse tutto su dei Post-It. E infatti li vediamo ovunque e il risultato finale è che il mondo di Porter è un mondo di Post-It.”
Foster osserva: “Dal punto di vista visivo, il film è esattamente il contrario di quello che si potrebbe immaginare pensando a un film che racconta la storia di un tizio che va in giro con un pupazzo che parla al posto suo. Invece girato com'è con obiettivi anamorfici, con un gusto e una composizione estremamente eleganti, diventa un film visivamente formale, quasi tedesco. E' il ritratto di una famiglia americana e a mano a mano che il film diventa sempre più “dark”, ci sono tanti spazi negativi e tanti vuoti che rispecchiano la situazione psicologica di Walter.”
Anche le conversazioni della Foster con la costumista Susan Lyall si sono concentrate sui personaggi e suoi luoghi
“Jodie voleva evitare a tutti i costi che il film descrivesse i quartieri residenziali alla solita maniera, vale a dire dandone un'idea “negativa” e facendoli apparire come luoghi in cui la gente vive vite apparentemente perfette appiattite dal conformismo e dalla noia, dove le case sono tutte uguali e dove tutti si somigliano,” commenta Lyall'
Al contrario, la Foster voleva che i suoi personaggi fossero originali e unici e per quanto riguarda i loro costumi è stato assolutamente naturale che fossero adattati alla natura di ogni personaggio.
Lyall spiega: “Per scegliere i costumi di Meredith, Jodie ed io abbiamo inventato una storia parallela stabilendo che se Walter non avesse ereditato la società di giocattoli dallo zio, la famiglia avrebbe vissuto a New York City. E' per questo che Meredith si veste con gran gusto e indossa capi ben fatti e alla moda. Insomma, si capisce che non fa acquisti nei centri commerciali.”
Il bellissimo abito da cocktail celeste acqua che Meredith indossa la sera che esce con Walter è un esempio del tipo di eleganza che volevamo, perché è un abito che può essere stato acquistato da Saks sulla Fifth Avenue o da Bergdorf Goodman.
“E Meredith compra anche per Walter, e di conseguenza anche lui si veste molto bene,” continua Lyall' “Capi maschili ma eleganti. Jodie non vuole che Walter sembri alla moda o eccentrico, come un inventore o uno scienziato per esempio, ma piuttosto preferisce il look da manager; Mel è il tipico uomo che si veste in modo casual a casa ma che è impeccabile quando indossa completi da lavoro.
“Quando va alla JerryCo Walter indossa sempre dei completi di ottima fattura, ma per le scene a casa mi sono ispirata al modo di vestirsi di Mel quando non recita, vedendo quanto fosse a suo agio in scarpe da lavoro, jeans e camice sportive. E abbiamo creato questo look anche per Walter.
“Porter invece non si mette mai i blue jeans. Come abbiamo già detto, Porter fa i compiti per i suoi compagni dietro compenso e per farlo al meglio deve annullare sé stesso e penetrare nelle loro menti. Porta i capelli molto corti, si veste di grigio o beige, o comunque indossa colori neutri come se volesse sparire. Ha escluso totalmente i colori dal suo abbigliamento tranne quando esce con Norah: per quell'occasione, forse proprio per marcare la differenza, indossa una giacca scura.
Un'attenzione particolare è stata dedicata ai costumi di Henry, il fratello di 7 anni.
“Jodie ed io abbiamo entrambe dei figli maschi,” osserva Lyall' “E sappiamo che i ragazzini a quell'età crescono molto velocemente e che da un giorno all'altro i pantaloni sono troppo corti e i golf troppo stretti. E quindi qualunque cosa Henry indossi, c'è sempre un capo che è un po' troppo piccolo per lui!”
Il castoro e le dinamiche della famiglia Black
L'aspetto assolutamente realistico di The Beaver è stato ottenuto grazie anche alla maniera in cui la Foster ha lavorato con gli attori mettendo l'accento su elementi quali realtà, verismo, spontaneità e sentimenti autentici. E tutto questo non poteva prescindere da un'analisi accurata di chi o cosa fosse in realtà il castoro, e come potesse inserirsi e integrarsi nella struttura realistica del film.
“Per quanto riguarda me personalmente, non ho nessun problema a relazionarmi col castoro nella vita di tutti i giorni,” commenta il produttore Golin. “A volte per esempio quando sono sotto la doccia e sto elaborando qualche cosa, per motivarmi e per darmi la spinta, mi faccio dei discorsi di incitamento. Mi dico cose tipo: 'Sai che che ce la farai. Devi solo fare un piccolo sforzo'”.
“Credo che siano tante le persone che hanno la tendenza a fare queste cose, a crearsi una sorta di alter ego e quello che capita nel film è un'amplificazione di questo fenomeno, di quell'istinto che è assolutamente comune e che nel film si manifesta fisicamente nel pupazzo con le sembianze del castoro.”
Jodie Foster è d'accordo: “Credo che al giorno d'oggi e soprattutto nella nostra cultura i casi di persone che hanno personalità diverse e che per andare avanti nella vita sono costretti a sdoppiarsi siano molto comuni. Lo vediamo tutti i giorni; ognuno di noi si trova ad avere a che fare con cose che non vuole o non riesce ad affrontare e siamo tutti alla ricerca di una maniera per farlo.”
Killen, che ha cominciato a scrivere la sceneggiatura proprio partendo dal pupazzo -castoro, non sa esattamente da dove sia venuta questa idea. Inizialmente aveva pensato che fosse scaturita da un luogo nascosto della sua immaginazione… almeno fino a quando l'ha fatta leggere alla madre.
“La sua reazione è stata: 'Credo che l'idea ti sia venuta ripensando a quando in terza media hai cominciato a usare la voce di Kermit La Rana. Per mesi e mesi hai parlato come Kermit, la sua voce ormai era diventata la tua. Poi un giorno hai smesso.'"
“Questo forse spiega un po' perché ho scritto una sceneggiatura in cui il papà diventa un castoro. In fondo, nella sua follia, non è poi così strano, o sbaglio?”
Follia o normalità, Golin è stato particolarmente colpito dalla maniera in cui Gibson ha sposato totalmente l'idea di Killen durante le riprese.
“Nel dar vita al personaggio di Walter e alla voce del castoro, credo che Mel sia stato molto creativo. In termini di voce e linguaggio, si è spinto molto in alto.
“Nella sceneggiatura di Kyle, quando Walter parla da castoro ha un accento tipicamente inglese ma Mel ha optato per un accento cockey quasi musicale che è assolutamente accattivante. Mel non improvvisa mai ma rende il suono del castoro irriverente e leggermente più sarcastico rispetto alla sceneggiatura, restando comunque sul visionario. Diciamo che le sue piccole modifiche rispetto alla sceneggiatura contribuiscono a far passare meglio il concetto stesso del castoro. E questo era sicuramente nell'interesse di tutti coloro che hanno partecipato al film.”
“Per noi il castoro è sempre stato un operaio,” aggiunge Foster. “E' affascinante poiché è un po' burbero e ha delle qualità prettamente maschili. E' tutto quello che Walter non è. Walter era un ragazzino ricco cresciuto nei quartieri residenziali e ha una fragilità di cui il castoro è privo. Naturalmente sceglie un personaggio lontano mille miglia da lui….così da non essere costretto a diventare una persona che continua a deludere sé stesso e gli altri…”
Golin aggiunge: “Meredith, il personaggio interpretato da Jodie, accetta Walter-castoro solo per amore del figlio piccolo Henry e per la preoccupazione che nutre per lui. E' da un po' di tempo infatti che Henry si è chiuso in sé stesso ma quando all'improvviso appare il castoro, Henry torna a vivere e chiede alla madre di lasciare che il castoro resti con loro. E' plausibile che una madre sia disposta a tutto per il bene di suo figlio."
“Per quanto riguarda i dipendenti e i colleghi di lavoro, è nel loro interesse economico e professionale accettare la presenza del castoro.”
“Porter, l'adolescente è l'unico personaggio che rifiuta di stare al gioco del castoro arrivando persino a raccontare al fratello minore che il castoro non esiste. Porter è spaventato dal comportamento del padre come lo sarebbero la maggior parte dei suoi coetanei. E' terrorizzato dall'idea di diventare come suo padre, con la sua follia e tutto il resto e per questo motivo non prova alcuna compassione per lui.”
Aggiunge Gibson, “Come tanti adolescenti, Porter è un ribelle e non vuole sapere chi siano i suoi genitori. Anton Yelchin ha fatto un lavoro eccellente. E' un attore straordinario e ha interpretato benissimo l'agonia di un teenager convinto che il padre sia un assoluto perdente.”
“L'obiettivo principale di Porter è evitare di diventare come Walter e in generale, evitare di avere una qualunque personalità per paura di diventare come lui,” racconta Anton Yelchin. “In un certo senso, sta tentando di chiudersi in sé stesso ma naturalmente lui e suo padre sono piuttosto simili e questa è una cosa che Porter non riesce ad accettare
“Credo che i tre maschi della famiglia Black abbiano tante cose in comune. E ognuno di loro, a modo suo, possiede delle qualità da castoro, un animale che costruisce barriere e muri per proteggersi dal mondo. Ed è per questo che vedere Walter assumere l'identità del castoro è una cosa tuttavia sensata.”
Foster aggiunge: “E' facile interpretare The Beaver come la storia di un uomo che si infila un pupazzo sulla mano ma è altrettanto facile descriverla come la storia di un figlio che è talmente simile a suo padre al punto da non volerlo ammettere.”
Il fenomeno “castoro”
Uno degli aspetti più affascinanti del film è proprio il pupazzo e l'influenza che ha avuto non solo sui personaggi ma sul cast, soprattutto su Mel Gibson che ha messo tutto sé stesso nella preparazione di questo ruolo. Quando sono iniziate le riprese, era diventato bravissimo nel manipolare fisicamente il castoro e nel dare a quella creatura una voce magnetica e una personalità fortissima. E' stato un miracolo.
Osserva Gibson: “Il fatto di avere un pupazzo peloso infilato su una mano e sapere che sarà lui a parlare per te ti dà una grande libertà e crea una specie di magia molto naturale e spontanea. In una situazione come questa sei molto rilassato e libero dall'ansia perché sai che la marionetta-pupazzo può diventare attraente attraverso di te o viceversa.”
Inoltre, Gibson si è rivelato un autentico maestro nel coordinare alla perfezione i movimenti della mano con le parole, i sentimenti e l'atteggiamento del castoro e con il passare dei giorni hanno tutti avuto la sensazione che il castoro fosse una creatura vivente e reale.
“Mel si è impegnato veramente ed è diventato un abile burattinaio,” commenta la Foster. “Continuavo a dirgli: 'Non preoccuparti di questo aspetto; non devi essere perfetto a tutti i costi'. Ma alla fine Mel è stato bravissimo e con il passare dei giorni e con i continui miglioramenti fatti da Mel nel sincronizzare il movimento delle labbra con i movimenti del castoro, abbiamo tutti visto la grande differenza soprattutto perché da quel momento in poi abbiamo cominciato a dimenticare il fatto che il castoro non fosse vero.”
Ma nella storia la magia del castoro funziona e produce i suoi potenti effetti solo attraverso Walter (Gibson). Stando alle parole di Kyle Killen, una volta che Walter 'ha resettato' la sua personalità diventando il castoro riesce ad affrontare meglio la vita e a volgere le situazioni a suo vantaggio trasformandosi da perdente depresso a uomo d'affari dinamico e bravo padre di famiglia.
“Il castoro gli fornisce l'anello mancante,” commenta Gibson. “E' come se avesse un portavoce, una specie di cuscinetto tra lui e la realtà che fino a quel momento non è riuscito ad affrontare; un mediatore che sa essere gentile e affabile e che sa esprimere le cose che lui forse non riesce a dire.
E Walter va avanti alla grande e l'energia magica del castoro contagia e conquista anche il figlio minore, Henry, e trasforma Walter in un magnifico carpentiere. Ha un effetto profondo anche sulla moglie di Walter, Meredith che è felice di riaccogliere l'eccentrico ma rivitalizzato marito nella sua vita perché comincia a somigliare sempre di più all'uomo che ha sposato.
(Il figlio maggiore invece, resta assolutamente indifferente al cambiamento del padre e desidera più che mai stare lontano da lui, arrivando addirittura a ripudiarlo.)
Il castoro ha anche un'influenza positiva sul lavoro perché riesce a ribaltare le avverse fortune della JerryCo che ritirerà dal mercato alcuni giocattoli ormai vecchi e metterà in produzione il “The Beaver Mr. Woodchopper Kits,” che diventa un fenomeno mondiale e che fa salire vertiginosamente i profitti e la fama della JerryCo in tutto il mondo.
Ma quando Walter e il castoro partecipano al programma televisivo Today Show intervistati da Matt Lauer, il castoro si è trasformato in un alter ego meno buono, più manipolatore con risultati catastrofici. E sul fronte familiare, Meredith decide di separare la famiglia dal castoro e dalle sue convulse macchinazioni prima che succeda qualcosa di veramente serio. Nel giro di poco tempo, la passione per il Mr. Woodchopper Kits svanisce, come succede spesso con fenomeni del genere, e le sorti della JerryCo cominciano a declinare.
A questo punto la drammaticità della storia aumenta notevolmente e questo ha un effetto sia sull'aspetto visivo sia sull'azione. Secondo il direttore della fotografia, Hagen Bogdanski, l'apparizione televisiva del castoro è anche la prima occasione in cui vediamo il castoro come immagine a se stante.
“In precedenza, lo avevamo visto sempre infilato nella mano di Walter e sembrava che fosse un tutt.uno con il protagonista. Non lo avevamo mai visto da solo ma sempre in relazione alla famiglia. E all'improvviso, quando ci appare in un contesto diverso e senza i legami con la famiglia il suo effetto appare meno positivo.”
Aggiunge Gibson: “Il segreto del successo è tutto merito di Jodie che è riuscita a trovare un equilibrio perfetto evitando di fare apparire Walter come uno scemotto, un imbranato che gioca con un pupazzo ma facendo sì che il ruolo del castoro risaltasse in tutta la sua sostanza al punto da apparirci quasi reale.”
Il casting e le riprese
L'atmosfera sul set di The Beaver per tutta la durata delle riprese è stata caratterizzata da una grande concentrazione e creatività, accompagnate da tanta allegria e convivialità.
Commenta Cherry Jones: “E' stato meraviglioso lavorare a questo film e il merito è soprattutto della nostra splendida regista. Jodie è cresciuta nel mondo del cinema e nutre un profondo rispetto per tutti i membri della troupe e del cast e si vede".
“Ho capito che stava facendo un ottimo lavoro sul set andando sempre in profondità senza bisogno di forzature o insistenze.
Aggiunge Golin: “Mel è l'attore più alla mano con il quale mi sia capitato di lavorare. Essendo anche un grandissimo regista ha sostenuto moltissimo Jodie.”
“Ero letteralmente affascinato da Mel e Jodie, e imparare da loro è stata per me un'esperienza irripetibile. Mi bastava che fossero nei paraggi, che li guardassi interagire o li ascoltassi parlare per avere delle lezioni magistrali,” osserva Anton Yelchin. “Ed è stato così da quando abbiamo iniziato le prove poiché Mel aveva già delle idee molto interessanti sul suo personaggio del quale si è appropriato da subito, capendolo a fondo e questo è stato molto importante per me perché Porter e Walter sono molto legati. Diciamo che essenzialmente lottano contro gli stessi problemi, gli stessi demoni e quindi ho sentito il mio personaggio crescere solo ascoltando e guardando lui.
“Ascoltare Jodie è un'autentica esperienza perché aveva capito perfettamente che era necessario trovare un equilibrio tra gli aspetti comici e quelli tragici della storia e poi aveva una comprensione molto profonda del personaggio di Porter. E visto che è prima di tutto una straordinaria attrice, capisce subito di cosa hanno bisogno gli attori in determinate situazioni e sa come sostenerti quando scavi dentro di te per trovare i toni giusti.”
Jennifer Lawrence che interpreta Norah è totalmente d'accordo con Yelchin e racconta di essere stata anche un po' intimorita dalla regista.
“Non mi stancherò mai di ripeterlo. Non credo di aver mai incontrato una persona come Jodie prima d'ora. Innanzitutto, è forse la persona più intelligente che abbia conosciuto; ma la cosa più importante e che ai fini del film è stata veramente utile è che lei sa come parlare agli attori e riesce sempre ad aiutarli.
“Tecnicamente è un genio perché sa esattamente cosa vuole ottenere dalla macchina da presa e come taglierà e monterà il girato. Ma la cosa più importante è che sa spiegare tutto questo chiaramente ai suoi attori e ai realizzatori. E' veramente incredibile.”
Una delle cose più apprezzate da attori e tecnici è stata vedere Jodie Foster nel doppio ruolo di attrice e regista.
“E' sorprendente vedere quanto Jodie abbia dato al personaggio di Meredith,” osserva Golin. “Sulla sceneggiatura, Meredith era semplicemente 'La Moglie' ma Jodie le ha dato più peso e sostanza. Ed è stato interessante vederla esprimersi come attrice e come regista al tempo stesso. Ha un talento incredibile che a guardarla sembra tutto così semplice anche se sappiamo bene che non è così. E' Jodie che è meravigliosa.”
Le riprese si sono concluse dopo nove settimane, il 20 novembre 2009 ai Cinema World Studios di Brooklyn.
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