Marilyn di Simon Curtis

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locandina Marilyn
 
Regista: Simon Curtis
Titolo originale: My Week With Marilyn
Durata: 99'
Genere: Drammatico
Nazione: Regno Unito
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: Roma 2011,1 Giugno 2012 (cinema)

Attori: Michelle Williams, Emma Watson, Dominic Cooper, Derek Jacobi, Kenneth Branagh, Judi Dench, Eddie Redmayne, Julia Ormond, Dougray Scott, Zoë Wanamaker
Soggetto: Colin Clark

Trama, Giudizi ed Opinioni per Marilyn (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Ben Smithard
Montaggio:
Musiche: Conrad Pope
Scenografia: Donal Woods
Costumi: Jill Taylor
Trucco: Jenny Shircore

Produttore: David Parfitt
Produttore esecutivo: Bob Weinstein,Harvey Weinstein
Produzione: BBC Films, Lipsync Productions, Trademark Films, UK Film Council
Distribuzione: Lucky Red

La recensione di Dr. Film. di Marilyn
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Colonna sonora / Soundtrack di Marilyn
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Chiara Colizzi: Marilyn Monroe
Gianfranco Miranda: Colin Clark
Luca Biagini: Sir Laurence Olivier
Roberta Pellini: Vivien Leigh
Bruno Alessandro: Roger Smith
Giorgio Borghetti: Milton H. Greene
Francesco Prando: Arthur Miller
Fabrizio Pucci: Sir Kenneth Clark
Marzia Ubaldi: Dame Sybil Thorndike
Stefano De Sando: Hugh Perceval
Letizia Ciampa: Lucy
Dario Penne: Sir Owen Morshead
Franco Mannella: Arthur Jacobs
Paola Giannetti: Paula Strasberg
Oliviero Dinelli: Jack Cardiff
Claudio Fattoretto: Barry
Angelo Nicotra: Padre Di Lucy

Personaggi:
Michelle Williams: Marilyn Monroe
Eddie Redmayne: Colin Clark
Kenneth Branagh: Sir Laurence Olivier
Julia Ormond: Vivien Leigh
Philip Jackson: Roger Smith
Dominic Cooper: Milton H. Greene
Dougray Scott: Arthur Miller
Pip Torrens: Sir Kenneth Clark
Geraldine Somerville: Lady Jane Clark
Judi Dench: Dame Sybil Thorndike
Michael Kitchen: Hugh Perceval
Emma Watson: Lucy
Derek Jacobi: Sir Owen Morshead
Toby Jones: Arthur Jacobs
Zoë Wanamaker: Paula Strasberg
Karl Moffatt: Jack Cardiff
Robert Portal: David Ortan
Jim Carter: Barry
Peter Wight: Padre Di Lucy

Informazioni e curiosità su Marilyn


Note dalla produzione:
NOTE DI REGIA e PRODUZIONE
Per molti Marilyn è più un’icona che un’attrice. La gente conosce meglio le sue immagini sui poster che i suoi film. Mi sono imbarcato in questo progetto dopo essermi innamorato del primo libro di Colin Clark. Da assistente alla regia al Royal Court Theatre, riscoprire quell’epoca mi ha molto affascinato.
Quella prima biografia, The prince, the showgirl and me, racconta l’esperienza di Clark come terzo assistente alla regia sul set de Il principe e la ballerina, il primo film di Marilyn Monroe da produttrice e protagonista al fianco di Sir Laurence Olivier, che ne era anche il regista. Il libro narra la miriade di problemi nati durante la produzione del film, causati quasi esclusivamente dalla mancanza di comunicazione e dalle incomprensioni tra le due star: il comportamento imprevedibile e i ritardi della Monroe erano aggravati dalla sua dipendenza dall’alcool e dai farmaci; mentre
Olivier, conservatore convinto, si rifiutava di adattarsi alle idiosincrasie della Monroe o al suo attaccamento al Metodo Stanislavskij, che Marilyn praticava sotto la guida di Paula Strasberg.

Mentre la biografia di Clark è un godibile resoconto in prima persona del rapporto teso e difficile tra Olivier e la Monroe, il suo libro successivo, My Week With Marilyn, è più una confessione intima. In esso Clark ricorda con affetto l’incantevole settimana trascorsa facendo da guida ad un’inquieta Monroe in un tour nelle campagne inglesi. Offre un punto di vista praticamente inedito della donna reale, accuratamente nascosta dietro un’immagine pubblica meticolosamente costruita, libera per una volta dal peso dei meccanismi della celebrità.
Quando My Week with Marilyn è stato pubblicato non potevo credere ai miei occhi. Colin aveva vissuto davvero un’emozionante settimana carica di tensione erotica con la donna più famosa del mondo, all’apice della sua carriera. Non riuscivo a credere alla mia fortuna quando sono riuscito ad assicurarmene i diritti. Molti ci avevano provato nel corso degli anni. E nell’ultimo anno ho incontrato almeno tre registi affermati che hanno detto ‘avrei tanto voluto girare quella storia’. Perciò mi sento davvero fortunato. Per realizzare il mio progetto ho fatto squadra con i famosi produttori David Parfitt ed Harvey Weinstein, che sono riusciti a bilanciare in modo magistrale le parti drammatiche con le sue radici musicali e i toni da commedia.

Parfitt e Weinstein, che avevano già lavorato insieme per tre tra i più apprezzati film in costume degli ultimi quindici anni (Le ali dell’amore, Gangs of New York e Shakespeare in love) hanno compreso immediatamente il potenziale del libro di Clark come materiale per un film.
“Ritenevamo che il primo libro, interessante resoconto della realizzazione de Il principe e la ballerina, fosse più interessante per gli addetti ai lavori”, spiega Parfitt. “Mentre il secondo libro è un vero e proprio sguardo dietro le quinte che permette di svelare chi fosse veramente Marilyn. E’ importante dire che questo non è un biopic su Marilyn; è più uno squarcio su un passaggio della sua vita, mentre lavorava ad un particolare film, e sul rapporto stabilito con Colin Clark in un momento fondamentale della sua vita”.

Dopo essersi assicurato i diritti del libro, il team produttivo ha contattato lo sceneggiatore Adrian Hodges, con il quale avevo lavorato ad un adattamento della BBC di David Copperfield, per testarlo sull’adattamento del materiale. Ma Hodges in un primo momento ha espresso dei dubbi sulla Monroe come soggetto di un film. “Come chiunque altro ero rimasto incantato da A qualcuno piace caldo la prima volta che l’avevo visto. Non avevo mai visto niente di più sexy”, racconta lo sceneggiatore. “Ma le storie su Marilyn sono un territorio già molto battuto. Nel corso degli anni lei si è trasformata in un’entità, un poster, un’immagine riprodotta infinite volte, persino da personaggi contemporanei come Madonna e Lady Gaga”.
Ma dopo aver letto le due autobiografie di Clark, Hodges ha cambiato parere. “Mi sono reso conto che offrivano uno sguardo meravigliosamente intimo sulla vera Marilyn che era sia tutto quello che gli altri pensavano di lei - spaventata, insicura, disperata, talvolta insopportabile – ma anche, allo stesso tempo, vulnerabile, dolce, tenera, in fondo semplicemente una giovane donna. Così ho pensato che questa sceneggiatura avrebbe potuto farla tornare a vivere come un essere umano”.
Il motivo principale di interesse del rapporto di Clark con la Monroe risiede nella sua improbabilità.

Com’è possibile che una star di fama mondiale all’apice del successo avesse trascorso una settimana in giro per l’Inghilterra da sola con un rospetto saltato fuori dal set del suo film? Clark si era appena laureato ad Oxford e, anche se in futuro sarebbe diventato un bravo filmaker, all’epoca della produzione de Il principe e la ballerina, all’inizio del 1956, doveva ancora farsi le ossa. Come terzo assistente alla regia, il suo lavoro consisteva nell’essere al contempo visibile e invisibile. I terzi assistenti sono dappertutto e tutti sanno chi sono, perché hanno accesso a qualsiasi comparto della produzione, eppure allo stesso tempo sono tra le persone meno importanti sul set.
Quando Clark arrivò sul set per il suo primo giorno di lavoro, si imbatté nell’atmosfera tesa provocata dalle due star. Era un momento molto difficile per la vita di entrambi. Marilyn aveva appena sposato Arthur Miller e quando arriva all’aeroporto di Londra per girare il film, si sente orgogliosa come mai prima in tutta la sua vita. Era la moglie di un grande intellettuale che lei pensava le sarebbe stato accanto per il resto della vita. Inoltre questo era il suo primo film come produttrice, il primo progetto della Marilyn Monroe Productions, e lei era andata in Inghilterra per lavorare con il grande Olivier, nello sforzo di smentire chi metteva in dubbio le sue qualità di attrice. In un certo senso il nostro film è la storia di come tutto andò storto.

Allo stesso tempo Olivier stava cercando di rilanciare la sua carriera come star del cinema in un panorama culturale in profondo mutamento, che sembrava proclamare la sua diminuzione di gradimento. Il 1956 era stato un anno straordinario in Inghilterra, con il rock’n’roll, la TV, l’anno di Look Back In Anger (I giovani arrabbiati), di Lucky Jim (Jim il fortunato). La squallida ambientazione e l’attacco anti-establishment di Look Back In Anger avevano scioccato la critica e dato uno scossone al teatro inglese molto perbenista degli anni ‘50, mentre il romanzo satirico Lucky Jim prendeva di mira proprio quella prosopopea accademica su cui Olivier aveva costruito la sua carriera. La cultura dell’epoca era tutta in subbuglio. Marilyn arrivò con Paula Strasberg, e il Metodo era un’ulteriore sfida a ciò in cui Olivier si identificava.

Gli scontri della Monroe con Olivier, le sue ansie riguardo al matrimonio con Arthur Miller, e le stesse insicurezze sul proprio talento, la resero estremamente vulnerabile. “Aveva bisogno di un amico”, spiega Hodges, “e, per una serie di coincidenze, divenne molto intima in senso platonico con Colin Clark, perché lui era sempre presente e non rappresentava alcuna minaccia, sebbene fosse un uomo bello e affascinante”.
La Monroe desiderava ardentemente sfuggire alla tormentata produzione del film e, quando apprese che Clark era di buona famiglia e proveniva da un ambiente privilegiato – era fratello del famoso cronista Alan Clark e figlio minore di Kenneth Clark, noto scrittore e storico dell’arte – pensò che lui avrebbe potuto farla entrare in luoghi che di norma sarebbero stati fuori della sua portata, come il Castello di Windsor e il Collegio di Eton. Aggiunge Hodges “Si trattò di una settimana trascorsa in modo innocente, e allo stesso tempo piena di intimità e di emozioni”.

Volevo iscrivere la storia del film nello stesso filone del popolare e delicato Lost in translation - L'amore tradotto: le orbite di due persone molto diverse si incontrano per caso, facendo sì che si stabilisca un legame intenso, destinato ad evaporare in breve tempo. Questo mi affascina. Inoltre la storia si combina molto bene con la nostra attuale fascinazione per la celebrità. Oggi, con Twitter, conosci molti particolari della vita delle star, ma un tempo il controllo era molto più severo, perciò mi piace come Colin riesca a farci osservare da vicino queste cose.
Ho atteso a lungo il mio debutto cinematografico. Sono stato sul punto di girare alcuni film, ma ora sono davvero molto emozionato all’idea che il mio primo film sia quello che viene chiamato un “progetto del cuore”, e non semplicemente qualcosa in cui mi sono imbattuto. Ho sempre desiderato farlo, quindi è un grande punto di partenza.

“E’ un segno della stima di cui gode Simon come regista il fatto che sia stato in grado di coinvolgere così tanti talenti per il suo debutto sul grande schermo”, aggiunge Weinstein. “Possiede un vero dono con gli attori ed è stato in grado di ottenere da tutto il cast, senza distinzioni, interpretazioni meravigliose e profonde”.
C’è sempre stata una sola attrice presa in considerazione per il ruolo di Marilyn, ed è la candidata al premio Oscar® Michelle Williams. Sono da sempre un ammiratore del lavoro di Michelle e la considero senz’altro una delle migliori attrici della sua generazione. Le sue interpretazioni in Brokeback mountain e Blue valentine sono particolarmente belle, ed ha esattamente la stessa età che la nostra Marilyn aveva nel 1956. Quando ho saputo che Michelle era interessata alla parte mi sono sentito felice. E’ una lavoratrice instancabile e fa un sacco di ricerche, ed ha dimostrato un coraggio incredibile nell’assumere il ruolo di una tale icona del cinema.

Michelle ha particolarmente apprezzato il punto di vista inedito sulla vita di Marilyn offerto dai diari di Clark. Per Michelle è stato determinante il fatto che la storia non fosse sull’intera vita della Monroe. Si svolge nell’arco di un solo mese, riuscendo così a mettere a fuoco in maniera naturale la storia.
L’attrice americana confessa di aver temuto di non essere in grado di interpretare il personaggio. “Oddio, ero davvero preoccupata. E come non esserlo?” ammette la Williams. “Ho cercato però di non tenerne conto, e ho provato ad immaginarla non come una persona famosa, ma come un’attrice qualsiasi, più come un’amica che come un’icona del cinema”.
Per Michelle la possibilità di interpretare il ruolo della Monroe era importante anche a livello personale. “Sono cresciuta con il suo poster in camera”, rivela. “Ma sono sempre stata attratta di più dalla vita privata di Marilyn, dalla vera Marilyn – la Marilyn prima di “Marilyn!. Anche da ragazzina non ero tanto interessata alla sua personalità pubblica, quanto a ciò che c’era dietro la sua immagine”.

Anche se apparentemente la Williams interpreta sullo schermo un’unica donna, in realtà riesce a impersonare i tre distinti “ruoli” nei quali si muoveva la famosa attrice: Marilyn Monroe, la star del cinema internazionale; la donna vulnerabile e insicura battezzata e cresciuta con il nome di Norma Jeane Baker; ed Elsie, la showgirl ingenua protagonista del film di Olivier. Per poter dare al pubblico un’idea reale della potenza della Monroe come star, ho girato due numeri musicali che puntellano la storia principale. Il film mostra la parte intima e vulnerabile di Marilyn Monroe, il suo lato segreto. Ma volevamo anche essere sicuri di riuscire a mostrarla nella sua veste di star, di attrice che vive il suo sogno. E’ il contrasto tra questi due aspetti, così diversi tra loro, a renderla tanto affascinante.
Anziché ricorrere alle controfigure e al doppiaggio, Michelle ha invece accettato subito la sfida di cantare e ballare nel film. Michelle canta e balla meravigliosamente. Ha messo anima e corpo nelle riprese dei due numeri musicali.
Per rendere più semplice girare quelle scene abbiamo messo insieme una squadra fantastica di campioni di Broadway composta dalla coreografa candidata al Tony Award Kathleen Marshall, la coreografa Denise Faye (Nine, Chicago), e l’insegnante di canto David Krane. Krane ha anche arrangiato le canzoni della Monroe scelte per il film, tra cui il medley “When Love Goes Wrong/Heat Wave” e “That Old Black Magic”.

Nonostante conoscesse già bene la vita della Monroe, Michelle ha letto con attenzione qualsiasi fonte sia riuscita a scovare per prepararsi al ruolo. Ha studiato i movimenti per ricreare la fisicità unica della Monroe, dal suo modo di camminare alla documentata discesa dalla scaletta dell’aereo all’aeroporto di Londra. La Williams ha anche lavorato molto con Faye, Marshall e Krane per riuscire ad impossessarsi dello stile della Monroe nel canto e nel ballo. “Quello che mi è stato più utile è stato vedere e rivedere i suoi film, per imprimermi bene ogni cosa nella mente” racconta la Williams. “Il principe e la ballerina continua a piacermi, nonostante ormai l’abbia visto un numero incredibile di volte”. A rendere possibile l’incredibile trasformazione fisica della Williams è stata la responsabile del trucco e delle acconciature Jenny Shircore, vincitrice di un premio Oscar® per il suo lavoro nel film di Shekar Kapur Elizabeth.
Il desiderio della Monroe di produrre da sola i suoi film, e di venire in Inghilterra per lavorare con il grande Olivier, traeva origine dal suo bisogno di essere presa sul serio come attrice. La decisione rappresentò un passo coraggioso nella sua carriera che portò la Monroe ad assumere il ruolo che nella versione teatrale originale de Il principe e la ballerina era stato dell’apprezzata attrice (nonché moglie e partner sulle scene di Olivier) Vivien Leigh. La dedizione della Monroe al Metodo come tecnica per la recitazione era un altro modo per cercare di ottenere rispetto, sebbene la ponesse in netta contrapposizione con le performance molto teatrali portate dagli inglesi sullo schermo.

“Quello che Marilyn si aspettava accadesse e ciò che accadde davvero, furono due cose molto diverse e furono all’origine di discordie e di infelicità per lei in Inghilterra”, spiega la Williams. “Lei si aspettava di andare a Londra e di fare un film con l’attore più ammirato dell’epoca, e sperava che questo le avrebbe fatto ottenere quel rispetto che desiderava e che pensava di meritare. Una volta lì si sentì invece maltrattata e derisa. Olivier rideva di lei e non la trattava con l’attenzione che lei sperava di ricevere. Sentì di aver bisogno di alleati e ne trovò uno in Colin”.
La Williams è davvero convinta del talento della Monroe e di quanto le sue interpretazioni appaiano oggi moderne. “Lei voleva ruoli drammatici ma io la preferisco nelle commedie, e la sua presenza ne Il principe e la ballerina fa sparire completamente dallo schermo il resto del cast”, dichiara la Williams. “Sono tutti rigidi, manierati, arcaici e inavvicinabili, mentre se lei facesse quel film oggi non ci sarebbe niente nella sua performance fuori moda o appassito. Lei è molto reale, attuale e bellissima”.
Per portare Colin Clark sullo schermo ho inseguito il giovane attore molto apprezzato Eddie Redmayne. Eddie mi è sempre piaciuto e, come Colin, Eddie ha frequentato Eton e possiede le qualità giuste per la parte: maturità emotiva e innocenza giovanile”.

Nonostante Clark fosse nato in una famiglia molto benestante, è stato sempre considerato un po’ bohémien per gli standard degli ambienti alto borghesi. “Ha frequentato Eton insieme a molti aristocratici ma in effetti era un originale perché la sua famiglia era del tutto estranea al mondo snob dell’epoca” spiega Redmayne. Mentre tutti gli altri andavano a caccia o a pesca, loro avevano come ospiti a cena Laurence Olivier o Margot Fonteyn. Poteva sembrare un ragazzo al quale non mancava nulla. Invece era un tipo eccentrico che si era allontanato dal suo ambiente per mettersi alla prova e per dimostrare il suo valore ai componenti della sua famiglia, tutti di successo, ed anche a se stesso. Affascinante, intelligente e soprattutto tenace, Clark dimostra di possedere una qualità vincente: l’altruismo. “Colin è un tipo generoso che si preoccupa per gli altri”, riflette Redmayne. “Mentre intorno a lui c’è il caos, un’esplosione continua di talento, egocentrismo, energia e sensualità”.

Nel film il ventitreenne Clark è un giovane affascinante e sicuro di sé, anche se non così maturo quanto crede di essere. “Si sente un po’ un protagonista”, ammette Redmayne con un sorriso. “Ho incontrato una signora che si occupava dell’ufficio stampa del film originale e lei mi ha detto che Colin era un vero incantatore, che avrebbe potuto far cambiare idea a chiunque. E’ la tipica, sottile arroganza dei giovani. Ma nel film imparerà una lezione molto importante. E’ una delicata storia sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta”. E non a molti ragazzi è capitato di imparare le cose del mondo da una delle donne più famose di tutti i tempi. Aggiunge Redmayne “E’ incredibile che questo runner, che non aveva mai lavorato su un set prima di allora, sia riuscito ad avere con la protagonista assoluta un’amicizia più intima di chiunque altro sul set. Questa è una delle cose meravigliosamente bizzarre e fantastiche che possono accadere se lavori nel cinema”. Redmayne pensa che quell’amicizia sia nata in parte grazie al fatto che Clark fosse un grande osservatore, una dote che in seguito avrebbe messo a frutto nella vita quando diventerà un documentarista.
“Percepisce la fragilità di Marilyn in mezzo a tutta quella confusione sul set”, riflette l’attore. “Vede attraverso le porte chiuse. E non è intimidito dalla celebrità, essendo cresciuto in una casa in cui prendeva il tè con Olivier o la Fonteyn e con i più grandi compositori dell’epoca. La fama gli scivola addosso, ma quello che lo colpisce è il lato abbagliante di Marilyn e un altro suo aspetto straordinario: la vulnerabilità. E’ questo che lo attrae”.

All’inizio della sua esperienza sul set, Clark flirta con una giovane assistente costumista, interpretata da Emma Watson, in quella che sembra una storia d’amore sul punto di sbocciare. Ma il corteggiamento viene interrotto dalla fascinazione che Clark prova per Marilyn e dal suo desiderio di avvicinarsi a lei. “Colin osa sognare che la sua amicizia con Marilyn possa spingersi oltre, e sicuramente, da ciò che il libro racconta, l’idea di baciarla in quell’utopico e frivolo giorno di libertà è assolutamente meravigliosa”, spiega Redmayne. Ma nonostante la settimana trascorsa insieme contenga anche una certa carica erotica, Clark e la Monroe si muovono su un terreno emotivo più complesso di quello di una semplice relazione occasionale. Afferma Redmayne “La loro è una strana relazione. In un certo senso è un miscuglio tra un rapporto madre-figlio e il suo opposto, con lui che si prende cura di lei. E’ un rapporto delicato e abbastanza profondo. E mi piace che abbia un carattere effimero, qualcosa che resta tra Colin e Marilyn”.

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