Iron Man 2 di Jon Favreau

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locandina Iron Man 2
 
Regista: Jon Favreau
Titolo originale: Iron Man 2
Durata:
Genere: Azione, Fantastico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 30 Aprile 2010 (cinema)

Attori: Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Mickey Rourke, Sam Rockwell, Paul Bettany, Jon Favreau, Samuel L. Jackson, Gwyneth Paltrow, Don Cheadle, Kate Mara, Stan Lee, Natalina Maggio
Soggetto: Stan Lee, Don Heck, Jack Kirby, Larry Lieber
Sceneggiatura: Justin Theroux

Trama, Giudizi ed Opinioni per Iron Man 2 (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Matthew Libatique
Montaggio: Dan Lebental, Richard Pearson
Musiche: John Debney
Scenografia: J. Michael Riva, Lauri Gaffin
Costumi: Mary Zophres

Produttore: Kevin Feige
Produttore esecutivo: Stan Lee, Susan Downey, Jon Favreau, Denis L. Stewart, Louis D'Esposito, David Maisel, Alan Fine, Jeremy Latcham, Victoria Alonso
Produzione: Fairview Entertainment, Marvel Entertainment, Marvel Productions, Marvel Studios
Distribuzione: UIP

La recensione di Dr. Film. di Iron Man 2
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Colonna sonora / Soundtrack di Iron Man 2
La colonna sonora originale del film è stata composta da John Debney. Le rimanenti musiche sono degli AC/DC.

No. Title Music Original release Length
1. "Shoot to Thrill" Angus Young, Malcolm Young, Brian Johnson Back in Black (1980) 5:17
2. "Rock 'n' Roll Damnation" Young, Young, Bon Scott Powerage (1978) 3:37
3. "Guns for Hire" Young, Young, Johnson Flick of the Switch (1983) 3:26
4. "Cold Hearted Man" Young, Young, Scott Powerage (European release) (1978) 3:34
5. "Back in Black" Young, Young, Johnson Back in Black (1980) 4:14
6. "Thunderstruck" Young, Young The Razors Edge (1990) 4:53
7. "If You Want Blood (You've Got It)" Young, Young, Scott Highway to Hell (1979) 4:37
8. "Evil Walks" Young, Young, Johnson For Those About to Rock We Salute You (1981) 4:23
9. "T.N.T." Young, Young, Scott T.N.T. (1975) 3:34
10. "Hell Ain't a Bad Place to Be" Young, Young, Scott Let There Be Rock (1977) 4:15
11. "Have a Drink on Me" Young, Young, Johnson Back in Black (1980) 3:57
12. "The Razors Edge" Young, Young The Razors Edge (1990) 4:23
13. "Let There Be Rock" Young, Young, Scott Let There Be Rock (1977) 6:07
14. "War Machine" Young, Young Black Ice (2008) 3:10
15. "Highway to Hell" Young, Young, Scott Highway to Hell (1979) 3:28

Voci / Doppiatori italiani:
Angelo Maggi: Tony Stark/Iron Man
Francesca Fiorentini: Virginia "Pepper" Potts
Fabrizio Vidale: James "Rhodey" Rhodes/War Machine
Domitilla D'Amico: Natasha Romanoff/Vedova Nera
Francesco Pannofino: Ivan Vanko/Whiplash
Christian Iansante: Justin Hammer
Paolo Buglioni: Nick Fury
Enrico Chirico: Harold "Happy" Hogan
Francesca Guadagno: Christine Everhart
Teo Bellia: Howard Stark
Pasquale Anselmo: Agente Phil Coulson
Enzo Avolio: Senatore Stern

Personaggi:
Robert Downey Jr.: Tony Stark/Iron Man
Gwyneth Paltrow: Virginia "Pepper" Potts
Don Cheadle: James "Rhodey" Rhodes/War Machine
Scarlett Johansson: Natasha Romanoff/Vedova Nera
Sam Rockwell: Justin Hammer
Mickey Rourke: Ivan Vanko/Whiplash
Samuel L. Jackson: Nick Fury
Jon Favreau: Harold "Happy" Hogan
Leslie Bibb: Christine Everhart
John Slattery: Howard Stark
Clark Gregg: Agente Phil Coulson
Garry Shandling: Senatore Stern
Stan Lee: Larry King

Informazioni e curiosità su Iron Man 2

Seguito di Iron Man, ispirato al fumetto Marvel Comics.
Fanno parte della saga:
- Iron Man
- Iron Man 2
- Iron Man 3

Il film inizia sei mesi dopo la fine del primo film.
Don Cheadle sostituisce Terrence Howard nei panni di James "Rhodey" Rhodes dopo che questo è stato licenziato per divergenze economiche.
Don Cheadle ha spiegato che la sua performance nei panni di Rhodey è stata influenzata da quella di Terrence Howard che interpretava la sua parte nel primo film.
Jon Favreau ha ammesso in una recente intervista di prendere come ispirazione Peter Jackson, e in particolare il suo King Kong, per aggiungere realismo negli effetti visivi del film.
Per prepararsi alla parte del cattivo russo, Mickey Rourke ha visitato la prigione di Butyrka in Russia, dove il personaggio è realmente stato rinchiuso.

Sono state usate molte diverse armature per il merchandising (giocattoli ecc.).

Le riprese del film si sono svolte agli Studi di Raleigh a Manhattan Beach (Los Angeles, California), e in esterni a nord di Hollywood. Come per Iron Man alcune scene sono state girate alla Edwards Air Force Base, base militare in mezzo al deserto, coinvolgendo personale della base.

Note dalla produzione:
UN VERO E PROPRIO ‘CLASSICO’
Tra i fumetti originali di Marvel Comics, Iron Man è fra i più popolari e la sua fortuna risale alla sua prima apparizione in Tales of Suspense, pubblicato da Marvel nell’aprile 1963. L’alter ego di Iron Man, Tony Stark, è diventato un fenomeno cinematografico il 2 maggio 2008, giorno in cui il film è uscito nelle sale e in cui ha registrato l’incredibile incasso di 98,6 milioni di dollari; il fatturato totale del film ammonta invece a 572 milioni in tutto il mondo. I fan e i critici internazionali sono rimasti conquistati da questo supereroe dal costume rosso e dorato. Il film ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, fra cui due nomination all’Oscar®, diventando - a pieno diritto – un’icona dell’odierna cultura pop.

“Abbiamo voluto restare fedeli ai personaggi descritti nella storia a fumetti, tuttavia abbiamo corso dei rischi calcolati nell’apportare alcune modifiche necessarie”, osserva Kevin Feige, Presidente di Marvel Studios e produttore di “Iron Man 2”. “Ma eravamo convinti di poterlo fare, poiché sia la storia che i personaggi del fumetto sono molto solidi. In fondo anche all’inizio, quando uscì il fumetto, era stato corso il rischio di presentare un playboy miliardario, chiuderlo all’interno di un costume di ferro e farlo volare in giro per il mondo per salvare vite umane. Non era una storia tipica nel 1962, e tutto sommato non lo è neanche oggi. Ma abbiamo scelto di non conformarci e il risultato ottenuto ci ha dato ragione”. “Ciò che mi ha spinto a creare un personaggio come ‘Iron Man’, era il desiderio di vedere qualcosa di diverso rispetto al solito supereroe”, spiega il produttore esecutivo Stan Lee. “Il personaggio di Tony Stark è affascinante, vincente, eppure così vulnerabile, in fondo. Quando abbiamo iniziato a scrivere e a pubblicare i fumetti di Iron Man, le donne ci hanno inviato moltissime lettere di approvazione, più di quanto non fosse finora accaduto con gli altri fumetti da noi creati. Immagino che all’epoca, le donne che leggevano i fumetti di Iron Man, si innamoravano di Tony Stark così come accade oggi al pubblico femminile che va al cinema e si appassiona di Robert Downey Jr.. Questo grande attore ha regalato forza e delicatezza al suo personaggio, sviluppando in lui un profondo lato umano”.

“Il più grande complimento che abbiamo ricevuto dalla gente che ha visto il film, è stato: ‘Di solito non mi piacciono i film basati sui fumetti, ma ‘Iron Man’ è diverso”, spiega Feige. “Non credo nei personaggi di serie A, B o C; spetta a noi trasformare tutti i personaggi Marvel in film di grande successo perché nel mondo dei fumetti già godono di enorme popolarità. Siamo felici del successo ottenuto da ‘Iron Man’ e di aver catalizzato l’interesse del pubblico nei confronti di questo personaggio, anche quando non indossa la sua mitica armatura. E questo è senza dubbio un grande complimento per Robert Downey Jr. e per il regista Jon Favreau, che sono stati in grado di creare un uomo che diventa una vera e propria icona sin dall’inizio del film”. L’enorme successo di botteghino e di critica riscosso dal film in tutto il mondo, ha colto sia il regista Jon Favreau che il cast, piuttosto di sorpresa. “Ci siamo resi conto che stava accadendo qualcosa di speciale, quando abbiamo incontrato la stampa internazionale e tutte le critiche e le recensioni erano estremamente positive”, racconta Favreau. “Ma ne abbiamo avuto la prova solo quando siamo andati nei cinema, il giorno dell’uscita del film, e abbiamo assistito alla reazione del pubblico. E’ stato bellissimo e molto gratificante vedere Robert riscuotere tanti plausi e uscire da questa esperienza più grande e più forte. Il film è la storia del conseguimento di un successo, e la vicenda di Tony Stark può essere paragonata a quella di Robert. A volte l’arte imita la vita e allora è anche possibile assistere a un piccolo miracolo!”

“Ho deciso di girare il primo film perché avevo sempre desiderato lavorare con Robert, e inoltre adoro Jon Favreau”, dichiara Gwyneth Paltrow. “La gente inizialmente mi chiedeva perché volessi far parte di un film basato su un fumetto ma è stata una decisione molto naturale, una bellissima esperienza in cui mi sono davvero divertita. Sono stata felice di come è stato accolto il film, un po’ sorpresa dall’enorme successo riscosso. Normalmente non recito mai nei grandi film d’azione, quindi per me era una novità assistere alle reazioni dei fan, in tutto il mondo".
“E’ così bello quando la gente ti ferma per strada per dirti, ‘‘Iron Man è il mio supereroe preferito, perché sembra una persona vera’”, conclude il produttore esecutivo Louis D’Esposito. “Il film aveva dei personaggi straordinari, una grande storia di riscatto morale, tante scene d’azione mozzafiato, e sembrava quasi che il supereroe passasse in secondo piano. Tutto questo ha catturato sicuramente un pubblico più vasto”.
Il delicato equilibrio voluto nel film è ciò che lo ha reso tanto accattivante, afferma la star Robert Downey Jr: “Penso che sia stato il modo in cui ‘Iron Man’ viene raccontato, ad averlo reso così vincente. Il soggetto è stato trattato seriamente mentre noi non ci siamo presi eccessivamente sul serio. Anche quando ho fatto il provino per il film, mi sono detto che avrei dovuto dimostrare il lato stoico e impetuoso di Tony Stark, senza dimenticare di condirlo con un pizzico di umorismo”.


PREPARARE UN SEQUEL
Dopo il successo mondiale di “Iron Man”, era quasi scontato che il regista Favreau dovesse affrontare l’inevitabile sfida di dirigere un sequel di questo amato film.
“Quando abbiamo girato il primo film non pensavamo a un sequel, ma eravamo consapevoli che se le cose fossero andate bene, un secondo film sarebbe stato proposto certamente. In questo senso abbiamo anche tenuto conto della storia che stavamo raccontando”, spiega Favreau. “La difficoltà di ‘Iron Man 2’ era legata anche al fatto di conservare gli elementi che avevano entusiasmato il pubblico nel primo film e allo stesso tempo di alzare il livello, in ogni aspetto del film. Un intento, interessante ma piuttosto difficile da attuare nel giusto modo. Da un lato bisogna stare attenti a non rendere la trama troppo complicata, altrimenti perderebbe il suo tocco leggero; dall’altro bisogna apportare delle novità, altrimenti sarebbe troppo simile al primo film. Ecco, queste sono le difficoltà di un sequel”. “La cosa bella di tornare a lavorare con Jon Favreau, è che abbiamo un rapporto fantastico perché sono ormai quasi quattro anni che pensiamo e parliamo di Iron Man”, dice Feige. “Ormai siamo proprio sulla stessa lunghezza d’onda, infatti a volte ci capiamo anche senza parlare. Jon ha fatto un lavoro straordinario nel primo film, in termini di atmosfera, immagini e umorismo. Tony Stark non è il supereroe convenzionale, che sfoggia i suoi superpoteri; è una persona intelligente, e cinica, che conosce il mondo, ma che in fondo è incredibilmente ottimista. Il suo personaggio nasce realmente dalla stretta collaborazione di due persone: Jon Favreau e Robert Downey”.

“Il tono creato per il primo film era fresco e nuovo, e abbiamo cercato di conservarlo nel sequel’”, osserva il coproduttore Jeremy Latcham. “Il tono è l’elemento che distingue ‘Iron Man’ dagli altri film del genere: è simpatico, tagliente, non diventa mai pesante, non si addentra in meccanismi eccessivamente politici o filosofici. Non è neanche un film che vuole sembrare la copia live action di un cartone. Uno dei nostri scopi principali, quando abbiamo sviluppato la storia e i personaggi, è stato proprio quello di assicurare la continuità del tono che era stato scelto nel primo film”.
“Dopo aver deciso il tono e la caratterizzazione, si ha la piena libertà di poter raccontare qualsiasi storia”, spiega Feige. “Spesso le nostre storie preferite in un fumetto non possono essere raccontate in un primo film, perché avvengono dopo 200 o 300 pubblicazioni dall’inizio della serie. Ma con un sequel si può anche fare perché è sufficiente mantenere gli elementi che hanno avuto successo nel primo film. Un’occasione del genere è una delle più grandi gioie di un filmmaker”. Favreau e i filmmakers hanno iniziato a sviluppare la storia di “Iron Man 2” ancor prima di scrivere il copione.


“La scrittura di ‘Iron Man 2’ è stato un processo assai diverso dal solito, è iniziata addirittura prima che fosse scelto uno sceneggiatore”, spiega Favreau. “A volte succede in questo genere di film, perché Robert Downey, Kevin Feige, Jeremy Latcham e gli altri, si siedono insieme intorno a un tavolo e iniziano a parlare di ciò che vorrebbero fare nel film: il percorso dei personaggi, da dove comincia la seconda storia, l’evoluzione di Tony, ecc. In quel momento viene tracciata una storia di base e quindi viene scomposta in singole scene, addirittura si scelgono anche le location. A quel punto, inizia il processo di scrittura”. Per scrivere la sceneggiatura di “Iron Man 2” i filmmakers hanno scelto Justin Theroux, che oltre ad essere uno scrittore di talento è anche un accanito fan del fumetto – il che non guasta! Theroux di recente aveva scritto insieme a Ben Stiller, la sceneggiatura della commedia “Tropic Thunder”, che è valsa a Downey una nomination all’Oscar® come Migliore Attore Non Protagonista. “Ho voluto far parte del progetto perché mi piaceva l’idea di lavorare di nuovo con Robert Downey Jr.”, confessa Theroux. “Oltre tutto sono un grande fan dei fumetti; avevo comprato persino un action figure di Iron Man che aveva un costume elastico e un piccolo congegno RT (Repulsor Technology) all’interno. Iron Man è un supereroe che potrebbe esistere, prima o poi. Non è così lontano dalla realtà. Oggigiorno sembra possibile l’idea di costruire un’armatura in cui poter volare. All’inizio è stato proprio questo aspetto a suscitare il mio interesse”.

“Quando scrivo per Robert, mi sembra di scrivere per James Brown,” dice Theroux. “James Brown era un grande conoscitore della musica, sapeva sempre cosa serviva ad una canzone affinché funzionasse, e Robert è il suo corrispettivo nel cinema. Il suo approccio con il suo personaggio è molto organico e nonostante abbia una dizione perfetta, non cerco mai di fargli pronunciare troppe battute, se non sono necessarie. Robert riconosce subito la nota stonata in un copione ed è sempre il primo a fermarsi e a dire: “Questo punto va raffinato un po’”.
Downey ha insistito affinché Theroux scrivesse “Iron Man 2” per via della felice esperienza condivisa in “Tropic Thunder”. “Theroux è prima di tutto un artista e un cosiddetto “uomo del rinascimento”. In ‘Tropic Thunder’, quando stavamo girando il 3° atto, mi sono reso conto che tutte le sue idee iniziali erano davvero funzionali al film. Mi piace molto la sua voce, il suo senso dell’umorismo e il suo modo di fare. E’ molto fluido. Secondo me era adatto al progetto, e fortunatamente anche gli altri sono stati d’accordo”.
Nello sviluppo della storia di “Iron Man 2”, i filmmakers hanno dovuto decidere quali elementi e personaggi inserire, rispetto alle 600 edizioni dei fumetti di Iron Man pubblicati da Marvel in oltre 42 anni. Anche Favreau ha avuto le sue difficoltà a dover selezionare tali elementi da una scelta tanto vasta.

“Quando ci sono molteplici personaggi in un film, la situazione si complica e questo è il motivo per cui molti sequel deludono il pubblico, perché presentano troppe implicazioni, sia nei personaggi che nella trama”, dice Jon Favreau. “Non sono particolarmente portato nell’inventare trame perché non ho una mente adatta alle storie contorte, machiavelliche e tortuose. In realtà mi piace raccontare le storie, ma negli anni ho scoperto che una storia è assai diversa da una trama. La storia riguarda di più l’evoluzione del personaggio, il modo in cui inizia e termina la sua vicenda, quali difficoltà incontra e come cambia. L’autotrasformazione generalmente è dettata da un momento di chiarezza, in cui ci si rende conto che bisogna cambiare e si decide di proseguire in una nuova direzione. Inevitabilmente, poiché siamo umani, tendiamo a non attuare i nostri propositi e questo ci fa regredire nelle nostre vecchie abitudini. Stavolta Tony Stark affronterà una sfida ancora più grande rispetto alla prima volta. Nel primo ‘Iron Man’ Tony probabilmente avrebbe dovuto rallentare un po’, ma era ispirato dalle straordinare scoperte avvenute dopo la fuga dalla prigione, e dalle rivelazioni che hanno cambiato per sempre il suo posto nel mondo”.

“Quando hai a disposizione un personaggio protagonista ricco come Tony Stark, è interessante esplorare la sua vita, colma di successi ma anche di terribili prove”, aggiunge Feige. “Il modo in cui Tony rivela la sua identità al pubblico alla fine del primo film era davvero inedita, nessun altro supereroe l’aveva mai fatto prima. Questo getta immediatamente le basi del secondo film, in cui ripartiamo proprio dal fatto che Tony Stark è Iron Man. Anche nel fumetto la gente sa chi è Tony, la storia non è costretta entro i limiti di una identità segreta; perciò, la rivelazione finale di Tony nel primo film ci ha aperto la strada per fare ciò che volevamo”. ”Tra i vantaggi di cui abbiamo goduto, c’è una pila di fumetti Marvel con alcune delle storie più belle mai raccontate”, dichiara il co-produttore Latcham. “Durante lo sviluppo del copione per il primo film, c’erano molte scene, personaggi e costumi che ci piacevano, ma abbiamo detto: ‘Mettiamoli da parte per la prossima volta’ perché non volevamo presentare troppi elementi a un pubblico che per la prima volta incontrava il nostro supereroe. Ma stavolta abbiamo recuperato tutti quegli elementi che avevamo escluso dal primo film, e Justin ha saputo inserirli con maestria all’interno della sceneggiatura, senza sacrificare il tono che avevamo scelto di mantenere”. Tra le difficoltà che Theroux ha affrontato nelle fasi iniziali della scrittura del copione, c’è stata quella di trovare un punto di partenza per il complesso personaggio di Tony Stark.

“La cosa particolare di questo sequel è che (nel primo film) Tony era ancora radicato nella sua realtà”, spiega Theroux. “Ora è uscito dal guscio, tutti sanno che è un supereroe; quindi dovevamo ripartire da quel momento. Creare il suo mondo, il mondo di un uomo che ormai è anche una celebrità. Quindi il nuovo film inizia con una serie di eventi, luoghi, e notiziari che ci forniscono il resoconto di quello che Tony ha fatto nell’arco di tempo che è intercorso tra la fine del primo film e l’inizio di questo nuovo capitolo, e il modo in cui la gente lo ha accolto nella sua nuova veste eroica”.
Theroux continua: “Abbiamo anche descritto cosa succede quando un cittadino normale, seppur ricco e potente, escogita un modo di vivere che può in qualche modo sovvertire l’equilibrio del potere, e non solo a livello nazionale, bensì globale. Inizialmente era una questione difficile da risolvere, ma in fondo il suo personaggio diventa più interessate e più piacevole. Tony deve bilanciare la popolarità con le sue gesta eroiche, e dovrà affrontare le conseguenze della dichiarazione ‘Io sono Iron Man’.

Cosa provoca una tale affermazione, quali problemi crea?” Per i filmmakers, le risposte a queste domande hanno arricchito la storia di “Iron Man 2”. “Dopo aver valutato le varie strade da seguire, abbiamo deciso di far cominciare il film a distanza di sei mesi dalla famosa conferenza stampa di Tony”, spiega Favreau. “Un periodo di tempo in cui Tony è stato al centro di molta pubblicità e ha cercato di capire cosa fare con le Stark Industries proprio perché non intende più fabbricare armi. Se alla fine del primo film era senza dubbio l’uomo più famoso d’America, in questo secondo capitolo la sua fama ha varcato ogni confine nazionale”. L’incredibile successo di “Iron Man” ha trasformato anche il suo protagonista, Robert Downey Jr., in una vera e propria star del cinema. “La gente che non sapeva chi fosse ‘Iron Man’ era incuriosita dal fatto che fosse Robert Downey a interpretare il personaggio”, afferma Favreau. “Robert è un attore di straordinario talento e penso che stesse solo aspettando di trovare il progetto giusto per farsi finalmente notare da tutti. E’ stata una di quelle situazioni in cui il materiale e l’attore si sposavano bene e probabilmente questa mia intuizione è il mio unico vero contributo. Robert si è dimostrato un attore eccellente, mettendo a tacere qualsiasi dubbio rispetto al suo impegno o interesse di diventare una celebrità: ormai è considerato uno dei maggiori talenti di Hollywood”.
Downey, che ha interpretato “Iron Man” dopo i grandi successi di “Tropic Thunder” e “Sherlock Holmes”, ha molto apprezzato l’occasione di continuare a recitare il ruolo dell’eccentrico miliardario Tony Stark. “Alla fine del primo film, il pubblico ha sviluppato un forte affetto per Tony Stark perché ha reso il mondo un luogo stabile e pacifico; tuttavia il governo si sente minacciato dalla sua presenza perché Tony non intende obbedire realmente a nessuno”, spiega Favreau. “Finora è andato tutto bene, ma c’è grande preoccupazione all’idea che un singolo cittadino possieda una potente armatura con il potenziale per una distruzione di massa, oltretutto Tony non è affatto considerato una personalità fra le più stabili”.

Continua il regista: “Volevamo cogliere l’occasione di mostrare Tony Stark come qualcuno in grado di catturare l’immaginazione non solo degli americani ma della gente di tutto il mondo: Tony diventa una forza globale significante”. Downey traccia l’evoluzione della vita di Tony Stark dalla fine del primo film all’inizio di “Iron Man 2”: “Nel primo film Tony si trovava in una specie di mondo infernale, e aveva quasi bisogno di essere messo alla prova. All’inizio di ‘Iron Man 2’ Tony continua a mostrare la sua maschera a tutti perché non vuole che la gente si renda conto che qualcosa è cambiato. Ma in realtà tutto è cambiato e anche lui lo è, in modo quasi disperato. Il suo percorso interiore non è quello che gli altri percepiscono, infatti Tony si sente emotivamente insicuro, perché non riesce a condividere nulla, neanche con l’assistente Pepper”.
L’attore continua: “Tony si è reso conto che la batteria nel suo cuore si avvicina alla data di scadenza, quindi trascorre molto tempo alla ricerca di una fonte di energia rinnovabile. Alla fine del primo film i suoi rapporti con i militari sono scomodi, anche se loro in fondo lo sostengono. In questo nuovo film la tensione con Rhodey aumenta”.
Tony è aiutato dalla sua fedele e indispensabile assistente Virginia “Pepper” Potts, che diventa la sua portavoce presso le Stark Industries. Pepper, che non volterebbe mai le spalle al suo capo di fronte alle avversità, viene promossa nel ruolo di Chief Executive Officer da Tony, che intende premiarla per il lungo e fedele servizio prestato alla sua industria. Ritorna in questo ruolo l’attrice premio Oscar ® Gwyneth Paltrow.

“All’inizio del film Pepper e Tony sono sulla stessa lunghezza d’onda" dice Paltrow. “Hanno un rapporto scherzoso e confidenziale, anche se lui continua ad essere il suo capo. Nel corso del film Pepper ottiene mansioni di maggiore responsabilità e viene promossa al ruolo di CEO delle Stark Industries. Questa nuova posizione è del tutto meritata dato che è stata lei a gestire gli impegni quotidiani della società per un lungo periodo. Inoltre Pepper è una persona buona ed equilibrata, capace di affrontare tutti i problemi creati da Tony”. “In un momento di slancio e di gratitudine Tony promuove Pepper Chief Executive Officer delle Stark Industries e le affida il pieno controllo della società”, spiega il produttore esecutivo D’Esposito. “Si tratta di un grande passo avanti per lei e per Tony. Ma quando la donna assume il nuovo incarico, si crea una distanza fra loro. Lui è sempre chiuso nel suo laboratorio, impegnato nella costruzione di nuove armature, mentre lei è sempre in ufficio cercando di risolvere i vari problemi della società. Non è una transizione facile perché improvvisamente Pepper si sente responsabile dell’intera società, e risente molto del modo in cui Tony conduce i suoi affari”. “Il rapporto fra Tony e Pepper è molto ricco, intenso, coinvolgente e tutti vorrebbero vederli insieme; loro però ancora non sono riusciti a compiere questo passo”, aggiunge il produttore Feige. “La dinamica fra i due funziona ed è questo ciò che volevamo continuare a vedere. Alla fine del primo film, Tony inizia a parlare della notte in cui si erano quasi baciati, e Pepper taglia corto dicendo: ‘Ah, quella sera in cui non mi hai offerto nulla da bere e mi hai lasciato lì da sola… beh non parliamone più!”’ E a distanza di sei mesi, non ne hanno più parlato, ma quella sera ha ovviamente influenzato la loro interazione e il loro rapporto”.
Un altro volto familiare proveniente dal primo Iron Man è il caro amico di Tony, il Colonnello James “Rhodey” Rhodes. Malgrado l’amicizia quasi simbiotica fra i due, la nuova direzione delle Stark Industries e il rifiuto di Tony di consegnare il suo costume di Iron Man ai militari, ha causato uno strappo al loro rapporto.

“Tony non fabbrica più armi, quindi viene meno anche il ruolo di Rhodey come intermediario fra i militari USA e le Stark Industries”, spiega Feige. “Il loro rapporto è messo a dura prova dalle azioni di Tony. Rhodey è un amico leale ma allo stesso tempo non intende mettersi in cattiva luce davanti al governo. Inoltre sarà l’unica altra persona, oltre a Pepper, a dire a Tony la verità, anche rispetto ad alcune sue azioni troppo eccentriche”.
Il produttore continua: “La prima volta che si incontrano è in un luogo pubblico e Tony crede che vi siano cose giuste che però Rhodey non può sostenere. Senza l’aiuto di Rhodey, Tony non può arrivare dove vuole e di conseguenza Rhodey ha la possibilità di diventare un eroe che non avrebbe mai pensato di essere”.
Nel ruolo del Colonnello “Rhodey” Rhodes in “Iron Man 2” troviamo l’attore nominato all’Oscar® Don Cheadle, che da sempre è un fan della Marvel Comics.
“Da piccolo amavo la Marvel Comics e mi piacevano molto gli X-Men e Iron Man”, dice Cheadle. “Mi sono sempre piaciuti quei personaggi, perché erano tutte persone normali che ogni volta trovavano il modo di affrontare una missione particolare. I personaggi ‘sfumati’ sono molto più interessanti di quelli troppo nitidi’”.
L’attore continua: “In questo film Rhodey si impossessa non solo dei costumi di Tony, ma anche delle responsabilità e dei doveri generati da un simile potere. Tony è un playboy e a volte non prende le cose molto seriamente, e si rivolge a Rhodey dicendo: ‘Ora che hai a disposizione questa incredibile tecnologia, cosa ci farai?”

“Don Cheadle è un attore intelligente e di grande talento, che mi ha posto molte domande impegnative e devo dire che è proprio il genere di attore che preferisco”, dice Favreau. “Ma non chiede le cose per il gusto di farlo. Ha un suo punto di vista, e quando Don è curioso di qualcosa, vuol dire che c’è una battuta nella sua scena che ancora non aveva completamente compreso e personalizzato”.
“Don ha stabilito una grande alchimia con Robert e questo feeling è estremamente funzionale al film”, aggiunge il coproduttore Latcham. “Quando eravamo alla ComicCon lo scorso luglio, è stato davvero bello vedere il modo in cui i fan hanno accolto anche Don”.
Dice Downey: “Don è troppo elevato, sia come persona che come attore, per continuare semplicemente dove qualcun altro ha lasciato. Ha scelto di essere un personaggio autentico, fedele alla storia, e questo mostra la sua grande disciplina e il suo fascino naturale. Le sue battute nel film sono davvero grandiose”.
Quando Pepper Potts viene promossa CEO delle Stark Industries, verrà sostituita da Natalie Rushman, una nuova e sensuale impiegata che Tony immediatamente designa come sua nuova assistente, non appena la vede.
“Quando Pepper viene promossa CEO, Tony ha bisogno di qualcuno che vada a occupare la posizione di assistente”, spiega Feige. “Natalie è una giovane assistente che entra nella stanza con dei fogli da far firmare a Pepper. Attira subito l’attenzione di Tony, il quale la assume seduta stante. La volta successiva che il pubblico la vede, Natalie sta lavorando a Monaco, ma non tutto è come sembra e lei infatti è lì per una ragione specifica: in seguito scopriremo il suo alter ego chiamato Vedova Nera”.

Nel ruolo di Natalie e della Vedova Nera fasciata da un attillato costume scuro, troviamo Scarlett Johansson.
“Quando è uscito ‘Iron Man’, mia madre l’ha visto e mi ha detto che era bellissimo”, racconta Scarlett Johansson. “E ricordo che pensai: ‘Se è piaciuto persino a mia madre, che non ha mai letto un fumetto, deve essere davvero un bel film!’ Poco dopo sono andata anche io a vederlo e ne sono rimasta conquistata. L’azione era splendida e la storia era anche romantica, simpatica, intelligente e umoristica. Davvero un bel film. Perciò, quando ho sentito dire che c’era una possibilità per me nel secondo capitolo, sono stata molto contenta e volevo assolutamente farne parte”.
“Nell’imminente ‘Avengers’, la Marvel sta iniziando ad esplorare un mondo completamente diverso, con cui volevamo entrare in sintonia”, afferma lo sceneggiatore Theroux. “Il personaggio di Natalie, nota anche come Vedova Nera, riesce a penetrare la realtà di Tony e agisce da “talpa” dall’interno. Non potevamo inserire nuovamente Nick Fury, c’era bisogno di una persona più organizzata, in grado di fornire a Tony informazioni preziose, qualcuno che potessero aiutarlo a trovare un suo equilibrio. La Vedova Nera è un personaggio che fa impazzire qualsiasi ‘maschio’ e Scarlett era l’attrice ideale per incarnarla”.

“Questa tentatrice che si insinua nel mondo di Tony, distruggendo le sue fondamenta, ha una motivazione specifica, il ché aggiunge una scintilla fra i due personaggi”, spiega Johansson. “Lei conosce qualcosa del passato di Tony di cui Pepper non è a conoscenza e che contribuisce ad instaurare fra i due una dinamica profonda che va al di là dell’attrazione e dell’intesa sessuale”.
“E’ bello avere un altro personaggio femminile nel film perché movimenta il rapporto fra Tony e Pepper”, osserva Paltrow. “C’è sempre qualcosa che si inserisce fra loro e che impedisce una possibile storia d’amore. In questo caso c’è Natalie, una vera e propria bomba sexy che seduce immediatamente Tony, mettendo Pepper irrimediabilmente da parte. E’ una storia che ci siamo divertiti a girare e siamo stati fortunati ad avere Scarlett nel film perché è un’attrice fantastica”.
“Inizialmente c’è stata qualche resistenza da parte della comunità dei fan, nei confronti di Scarlett, perché l’attrice non aveva mai fatto un film d’azione ma Scarlett mi ha conquistato proprio per la sua dedizione e la sua intelligenza”, dice Favreau. “In un film del genere, c’è bisogno di attori intelligenti perché le potenzialità sono tante, così come i cambiamenti improvvisi, quindi ci vuole qualcuno che abbia un saldo controllo del proprio personaggio”.
Continua il regista: “Scarlett mi ha assicurato che avrebbe lavorato sodo per fare tutti gli stunt e le acrobazie fisiche richieste nel film. E come aveva promesso, non si è risparmiata, trascorrendo innumerevoli ore a prepararsi fisicamente per dare il massimo nel suo costume di Vedova Nera”.

Quando la Johansson ha visto per la prima volta il costume che avrebbe dovuto indossare, si è sentita intimorita e motivata al tempo stesso. “Sapevo che il mio costume sarebbe stato un body molto sexy e attillato, perché mi ero già documentata rispetto al personaggio dei fumetti”, spiega. “Ma non avevo mai indossato nulla del genere fino a quel momento, e quindi ho avuto un attacco di panico che è durato mezza giornata e poi mi sono detta: ‘Okay, stringiamo i denti!’, e ho iniziato ad allenarmi per riuscire ad affrontare tutta l’azione fisica richiesta dalle mie scene” .
Durante la preproduzione Johansson si è sottoposta ad un training rigoroso sotto la supervisione del coordinatore stunt Tommy Harper.
“Scarlett si è esercitata moltissimo per affrontare il suo ruolo nel film”, racconta Harper. “Non aveva mai fatto nulla di simile a ciò che le veniva richiesto qui, e quindi abbiamo iniziato da zero. Abbiamo fatto corse veloci, stretching e kicking e lei ci ha messo davvero tutta se stessa. Ho lavorato con tante attrici famose ma il tempo e lo sforzo che Scarlett ha dedicato al training è stato davvero eccezionale”.
“La Vedova Nera è un’esperta di combattimento corpo a corpo, di arti marziali, conosce la danza e la ginnastica e quindi unisce tutti questi aspetti per diventare una vera e propria macchina da combattimento”, spiega Johansson. "Mi sono immersa in questo training insieme alla squadra degli stunt, fino a quando non mi sono sentita a mio agio e ogni mia mossa non è risultata credibile”.

Fra i nuovi avversari di Tony Stark in “Iron Man 2” c’ è il misterioso esperto di tecnologia russa di nome Ivan Vanko, alias Whiplash. I filmmakers volevano che questo personaggio fosse molto realistico.
“Non volevamo accentuare il lato mistico di questo personaggio perché ci sono cose che funzionano solo nei fumetti e che non vanno necessariamente riprese in un film”, dice D’Esposito. “Non volevamo creare dei personaggi malvagi al punto tale da risultare non credibili, e quindi abbiamo consultato il materiale della fonte, chiedendoci: ‘Quale personaggio fra questi possiede la maggiore presenza scenica?’ Abbiamo optato per Whiplash, un personaggio che poteva essere aggiornato secondo la moderna tecnologia, in particolare la tecnologia di Tony. Un Whiplash ha gli stessi poteri di Iron Man, quindi è particolarmente temibile”.
Per questo ruolo i filmmakers hanno scelto Mickey Rourke, reduce da una recente performance nominata all’Oscar® in “The Wrestler”, e che fra l’altro conosce la cultura russa.
“Nel film il personaggio di Ivan rappresenta un lato oscuro del passato di Tony”, dice Favreau. “C’è qualcosa di affascinante e di retrò in un personaggio negativo russo e Mickey Rourke, che ha trascorso del tempo in Russia, era molto intrigato all’idea di interpretare questo ruolo”.
“Ivan Vanko è una figura ‘dark’, pericolosa, piena di tatuaggi, ed era molto adatto al tipo di sensibilità di Mickey”, aggiunge D’Esposito. “Sembra che i criminali russi siano più ‘hard-boiled’ rispetto a quelli statunitensi, quindi la sua nazionalità aggiunge un tocco di ferocia al suo personaggio”.

Per prepararsi al ruolo, Rourke si è recato in Russia. “Il personaggio è russo, e quindi sono voluto andare in Russia per comprendere meglio la sua personalità e il suo background”, spiega Rourke. “Ho visitato una prigione per rendermi conto di come funziona il sistema sotterraneo. Ho studiato l’arte dei tatuaggi dei prigionieri e nel film abbiamo anche inserito alcune scene di Ivan nella sua cella, in cui si vedono tutti i tatuaggi che gli coprono il corpo, e il pubblico apprende il loro significato”.
L’attore continua: “E’ stata una vera sfida imparare a parlare russo perché è una lingua molto difficile per un inglese. Ho lavorato con un insegnante tre ore al giorno, per sei giorni a settimana, per poter imparare a pronunciare qualche frase in russo”.
Quando Tony Stark si rifiuta di consegnare la sua tecnologia e annuncia che le Stark Industries non fabbricheranno più armi e quindi non forniranno più questo servizio all’esercito, la sua decisione spiana la strada all’abile Justin Hammer, che con la sua società, Hammer Industries, non vede l’ora di prendere il suo posto.
“Mentre stavamo sviluppando la storia, Ivan Vanko e Justin Hammer erano un unico personaggio, un creatore di armi che era anche la controparte russa di Tony”, spiega Theroux. “Ma presto ci siamo resi conto che era troppo per un solo personaggio e che avremmo dovuto crearne due. Abbiamo consultato il materiale della fonte e abbiamo scoperto che Justin Hammer era un uomo più anziano, ma noi abbiamo deciso di modificarlo perché volevamo qualcuno che incarnasse il concetto di ‘yang’ opposto allo ‘yin’ di Tony. Per Justin Hammer volevamo una versione degradata di Tony Stark – una persona che in grado sostituire Tony nel suo lavoro, ma che comunica l’idea di uno di quegli avvocati agitati senza alcuna etica”.

Favreau aggiunge: “Justin Hammer è un gradino sotto Tony Stark, ma si illude di essere allo stesso livello. E’ estremamente competitivo con Tony e anche se ha più soldi di quel che potrebbe mai desiderare, è ossessionato dal fatto che c’è qualcuno da qualche parte che è migliore di lui. Per disperazione, Justin contatta Ivan Vanko dopo che è stato incarcerato per aver attaccato Tony, utilizzando la tecnologia di Stark Industries – una tecnologia che non sa creare, ma di cui intende avvalersi sfruttando chi lo può aiutare”.
Per questo ruolo i filmmakers hanno scelto il versatile Sam Rockwell che ha lavorato con Favreau nel suo film di esordio, “Made”.
“Ho pensato che ‘Iron Man’ fosse davvero speciale”, dice Rockwell. “Avevo già lavorato con Jon, quindi sapevo che lui e Robert amano improvvisare come me, e questo mi ha convinto ad accettare la proposta. Mi è piaciuto molto anche il personaggio di Justin Hammer che interpreta un trafficante di armi che cerca di allacciare contatti con il governo americano e diventare il loro nuovo Tony Stark. In questo senso Justin assomiglia un po’ a un esperto venditore di automobili usate, un abile commerciante a metà fra il personaggio di Jeremy Piven in ‘Entourage’ e quello di George C. Scott in ‘The Hustler’” (Lo spaccone).

“Sam è un attore favoloso, che ama mettersi in gioco ed esplorare ogni scena”, osserva Theroux. “Per lui recitare è divertente ed è un mestiere in cui bisogna divertirsi. Ha un grande senso dell’umorismo e sa benissimo come ‘lanciare la palla’ agli altri in una scena. Attori meno esperti di lui la afferrano, corrono con la palla in mano e poi la gettano via mentre Sam è un po’ come gli Harlem Globetrotters, perché inizia a palleggiare intorno al campo, lanciando la palla in alto, in basso, fra le gambe, intorno ai suoi compagni, e poi alla fine lancia. Questo paragone vuole far capire che lui sa davvero ‘giocare’ con la storia e rendere il massimo. Anche se spesso interpreta personaggi negativi, ci regala sempre un grande spettacolo!”
Torna in “Iron Man 2” dopo il suo cameo nel primo film, Samuel L. Jackson nel ruolo di Nick Fury, il leader di S.H.I.E.L.D., l’organizzazione che tiene d’occhio Tony mentre questi esplora le nuove sfide che sono emerse.
“Volevamo che Nick Fury fosse energico quanto un veterano degli Alcolisti Anonimi che ha già vissuto l’esperienza di Tony”, spiega Favreau. “Torna quando Tony ha toccato il fondo e vuole parlare con lui con affetto, ma risolutezza, della verità che riguarda suo padre”.

Il regista continua: “Sam Jackson ha un’incredibile presenza scenica. La sua apparizione nel primo film era quasi burlesca e ora alcune delle decisioni che Tony ha preso con leggerezza, finiscono con il determinare il corso della nostra nuova storia”.
“Nick Fury fornisce informazioni a Tony su suo padre, Howard Stark, e sul tipo di posizione che Tony dovebbe occupare nell’universo Marvel”, osserva Feige. “Tony apprende quale era la posizione di suo padre e cosa intendeva realizzare con la Stark Expo”.
Nel ruolo di Howard Stark, troviamo l’attore veterano John Slattery. Howard Stark è un personaggio molto importante nell’Universo Marvel, spiega il coproduttore Latcham. “All’inizio del primo film, il pubblico viene a sapere chi è Howard Stark e vede alcune sue fotografie sulle copertine dei giornali. Quando Tony fugge dalla prigione, una delle prime cose che dice è ‘Non sono riusciuto a salutare mio padre. Ci sono tante domande che avrei voluto fargli’. Chiaramente Tony avrà sempre un rapporto problematico con suo padre, anche se questi è ormai morto da venti anni”.
Latcham continua: “La maggior parte del conflitto interiore di Tony dipende dal mito di suo padre e dalle cose in cui crede, giuste o sbagliate che siano. Le rivelazioni di ‘Iron Man 2’ aiutano Tony a scoprire chi è veramente suo padre e a quel punto gli si apre un mondo. Perciò avevamo bisogno di un grande attore come John Slattery perchè il suo personaggio è in grado di unire l’intero universo Marvel”.

Anche il regista di “Iron Man 2”, Jon Favreau, torna davanti alla cinepresa nel ruolo del primo film: quello del fidato autista e guardia del corpo di Tony, Happy Hogan.
“Jon è un regista brillante perché durante il primo meeting sullo sviluppo della storia, ha detto: ‘Ho un’idea. Happy Hogan ha bisogno di una parte maggiore’”, afferma ridendo il produttore Feige. “Ho risposto, ‘Hai ragione, se è il pubblico che lo chiede, la avrà sicuramente’”.
Continua il produttore: “Parlando seriamente, Happy Hogan è un personaggio classico che è presente quasi ovunque nei fumetti di Iron Man in veste di amico, chauffeur e compagno di boxe, e il pubblico avrà modo di conoscere meglio il suo personaggio in questo film. Si tratta di un personaggio che fa emergere un lato molto simpatico della personalità di Tony, e la verità è che, quando il mondo si rende conto che Tony è Iron Man, la gente che si trova più a stretto contatto con lui, viene inevitabilmente coinvolta nell’azione”.
“L’ultima volta Happy era praticamente un figurante”, scherza Favreau. “Mi era stato detto che il personaggio era una specie di diversivo nel film perché non faceva praticamente nulla; invece stavolta ho avuto molte scene. Ma quando sono andato in sala di montaggio ho dovuto scontentare Jon Favreau l’attore, perché abbiamo tagliato diverse battute. Secondo voi cosa preferiscono vedere i fan, Vedova Nera nel suo completo sexy o un autista di limousine? Non credo che ci sia neanche bisogno di rispondere”.

Completano il cast di grandi talenti di “Iron Man 2”: Clark Gregg nei panni dell’Agente Coulson, Leslie Bibb nel ruolo di Christine Everhart, Paul Bettany che interpreta Jarvis, Garry Shandling nelle vesti del Senatore Stern e alcuni cameo fra cui Larry Ellison e Stan Lee.
Feige riflette sui nuovi personaggi della storia e sulla squadra di attori riunita per “Iron Man 2”. “Esistono bei sequel e brutti sequel, e quello che ho imparato nella mia esperienza di cinema, è che non serve gonfiare il numero dei personaggi solo per aumentare le aspettative. In quel caso spesso la storia crolla sotto il peso di tutti questi personaggi, trame secondarie e tutto il resto. In questo film abbiamo solo introdotto alcuni nuovi personaggi che hanno un impatto diretto e sostanziale sui personaggi principali. In questo modo è più interessante guardare Tony, Pepper e Rhodey relazionarsi con tutti questi nuovi personaggi: Natalie, interpretata da Scarlett Johansson, Ivan Vanko, interpretato da Mickey Rourke e Justin Hammer, interpretato da Sam Rockwell. Questi tre personaggi aggiungono conflitti e dilemmi con cui i nostri attori protagonisti dovranno confrontarsi. Il cast di questo film è davvero ricco di attori di grande calibro, che hanno creduto in questa nuova avventura”.


L’ATMOSFERA DEL FILM
La produzione di “Iron Man 2” è iniziata a Pasadena, in California, con la scena in cui Tony Stark testimonia all’udienza del Senato. I filmmakers erano entusiasti di vedere Robert Downey Jr. tornare con la sua tipica spavalderia e il suo pungente umorismo.
“Robert riesce sempre ad elevare il tono della scena scritta sul copione e a personalizzarla, ma allo stesso tempo non si discosta mai dal suo contenuto”, dice D’Esposito. “Ha una presenza magnetica e prima dell’inizio della produzione, ha intrattenuto colleghi e regista con una magnifica presentazione. Tutti si sono sentiti a proprio agio e questo ha creato un’atmosfera collaborativa ed energica che tutti amiamo sul set. Nei primi due giorni di produzione abbiamo girato la scena dell’udienza al Senato, in cui quasi l’intero cast è coinvolto e in cui Tony affronta un comitato di Senatori che non è soddisfatto della sua riluttanza a collaborare con il governo”.
“Uno dei maggiori conflitti di Tony non è solo quello con il governo degli Stati Uniti, ma anche con tutte le nazioni militarizzate del mondo”, dice Feige. “Tutti vogliono la sua tecnologia ma lui non intende cederla a nessuno ed è sicuro del fatto che è l’unico a poterla creare. Come si può immaginare, quando qualcuno ha un orgoglio così forte, può davvero crollare se scopre di non essere l’unico a detenere il potere”.

L’udienza al Senato è stata vivacizzata dal comico Garry Shandling, che appare nel cameo del Senatore Stern, regalando momenti di ilarità nel suo botta e risposta con Downey. “Per chi non ha mai improvvisato con Robert Downey Jr., non sa che lui è aperto a mille possibilità”, ride Shandling. “E’ stato davvero incredibile. Sia Robert che Jon possiedono un’energia incredibile e sono molto solidali con gli altri attori, e questo non può far altro che migliorare le cose”.
“Mi piace incoraggiare l’improvvisazione sul set e Robert è velocissimo, imprevedibile, e bisogna mettergli qualcuno accanto che gli tenga testa”, osserva Favreau. “Garry è un amico e sapevo che sarebbe stato in grado di affrontare Robert e che avrebbero dato vita a qualcosa di veramente esplosivo in una scena insieme. Nel primo film avevo apprezzato soprattutto l’imprevedibile qualità di alcune scene che in altri film dello stesso genere sono più fedeli alla fonte. Sapevo che si sarebbero lasciati andare e che avrebbero anche esagerato, ma sapevo anche che avrebbero conservato il tono e il realismo del film”.
Continua il regista: “E’ stato davvero divertente ed eccitante per me osservarli, il modo migliore per iniziare la produzione. Ero così contento di vedere tutti i personaggi vecchi e nuovi lavorare insieme. Insieme abbiamo immediatamente stabilito il tono del film”.

Una dinamica che non nessuno ha dovuto imporre o inventare è stata la naturale alchimia che si è creata fra Downey e Paltrow. “L’arma segreta del franchise di ‘Iron Man’ è la chimica fra Robert e Gwyneth”, dice Feige. “Quando li guardi recitare, dimentichi ciò che c’è scritto sul copione e ti lasci trasportare nel loro mondo. Quello che mettono in scena è sempre onesto e reale. A un certo punto si distaccano dal testo, allora la magia ha inizio, e tutto diventa emozionante e molto efficace”.
Continua il produttore: “Abbiamo inserito dei dissensi fra loro, degli ostacoli da superare; il maggiore di tutti è Vedova Nera, che si cela dietro le grazie di Natalie Rushman, la nuova assistente di Tony. E se questo personaggio è interpretato da Scarlett Johansson, allora è ovvio che la storia prenderà la piega di un triangolo amoroso, ma non nel modo più consueto perché Pepper Potts non reagisce come ci si aspetterebbe, e questo rende tutto molto più interessante”. Fra le location di “Iron Man 2”, i produttori hanno deciso di visitare la Edwards Air Force Base di Rosamond, in California. Per oltre 50 anni, la Edwards Air Force Base (sede dell’Air Force Flight Test Center) ha ospitato alcuni dei maggiori velivoli della storia del volo. Estesa su un’area di quasi 1200 chilometri quadrati, Edwards è situata nel Deserto di Mojave, vicino al più grande lago asciutto del Nord America, Rogers Dry Lakebed. Lo scopo della base Edwards oggi e nel futuro, è riassunto nel motto esposto nell’ Air Force Flight Test Center: “Ad Inexplorata” – Verso l’Inesplorato.

Poiché i militari hanno una forte presenza nel copione di “Iron Man 2,” i filmmakers hanno nuovamente ottenuto il permesso del Dipartimento della Difesa. Il produttore Feige spiega il processo: “Quando si ottiene l’approvazione del dipartimento, si ha accesso a molti aerei bellissimi, ai loro veicoli e ad altre proprietà militari. Nel primo film avevamo beneficiato di una splendida relazione professionale, ma comunque abbiamo nuovamente dovuto sottoporre il copione al governo che ha voluto leggerlo e comunicarci le sue osservazioni. Il loro scopo principale era assicurare che i personaggi associati alle Forze Armate, e il film in generale, restituissero un’immagine positiva dei militari”.
“Lavorare con il Dipartimento della Difesa è stato importante, e tutte le scene hanno acquistato un senso di veridicità grazie al loro straordinario contributo, e agli strumenti che ci hanno messo a disposizione”, afferma il co-produttore Latcham. “Possiedono B-2, C17, F22, F35 e nella Edwards Air Force Base ci sono molti spazi belli in cui girare. A parte Rhodey e pochi altri, tutte le comparse del film sono militari veri. E questo fa una grande differenza perché un gruppo di figuranti, per quanto ben addestrati, non potrebbero mai marciare e salutare come fanno i militari veri. Grazie all’approvazione del Dipartimento della Difesa, abbiamo avuto veri piloti con armi vere, che non vedevano l’ora di poter recitare in un film”.

Secondo l’accordo con il Dipartimento della Difesa, alla produzione è stato assegnato il Capitano delle Forze Aree Brian McGarry, che nel film ha assunto il ruolo del rappresentante del dipartimento. “Nel mio ufficio presso la Air Force Entertainment, collaboriamo molto con l’industria per aiutarli a rendere le loro idee creative più credibili, più plausibili”, spiega McGarry. “E’ una collaborazione molto importante: da un lato abbiamo l’occasione di mostrare a tutti il modo in cui la Edwards Air Force Base lavora, e dall’altra quella di far vedere ai nostri ragazzi come lavora Hollywood”.
Poiché il personaggio di Rhodey continua ad essere un attivo Colonnello delle Forze Aeree in “Iron Man 2”, uno dei compiti di McGarry è stato quello di fornire a Don Cheadle tutte le informazioni che doveva avere per interpretare il ruolo di un ufficiale di altro grado della United States Air Force. “Marvel Studios e Jon Favreau ci hanno chiesto di fornire assistenza al personaggio di Rhodey”, spiega McGarry. “Volevano essere sicuri che il dialogo fosse corretto e per noi è stata una splendida opportunità di mostrare i valori della nostra Air Force”.
“La presenza di consulenti militari sul set ci ha aiutato a trovare il punto di incontro fra ciò che è vero e concreto, e il mito di Rhodey”, osserva Cheadle. “Bisogna cercare di collegare questi due concetti, e assicurarsi che tutto quel che abbiamo pensato di mettere in scena, sia davvero possibile a livello militare. La gente della Edwards ci è stata sempre vicina quando avevamo bisogno di informazioni ed è stato molto gradevole lavorare con loro, in ogni fase della produzione”.

Fra le tante scene memorabili girate alla Edwards Air Force Base, c’è quella, che fra l’altro è la preferita del regista, in cui Rhodey visita il trafficante di armi Justin Hammer che è in cerca di un’arma potentissima.
“Abbiamo girato questa scena all’ultimo minuto, e nessuno l’aveva notata in fase di preproduzione”, spiega Favreau. “Bisogna girare velocemente alla Edwards perché non è possibile restare lì troppo a lungo. Quindi abbiamo rapidamente trasportato tutte le armi descritte da Justin. La scena è fra le migliori scritte da Justin, fra le più poetiche, uno dei migliori esempi del suo grande talento”.
Il regista continua: “Quel giorno ho cambiato l’ordine di tutte le armi all’ultimo secondo, e questo ha messo Sam Rockwell in difficoltà perché si trattava di due pagine di dialogo serrato. Ma la cosa che mi interessava di più era il modo in cui presentava il suo personaggio. Ci è voluto del tempo perché c’erano tantissime informazioni tecniche e abbiamo usato delle armi vere, e lui doveva sembrare assolutamente credibile. Sam ha dato davvero il meglio di sè”.
“Non è stato facile ma quella scena alla fine è stata divertente”, ride Rockwell. “Era un vero e proprio mostro a tre teste. La scena cambiava ad ogni ripresa e Justin riusciva a inventare sempre nuove battute, lì per lì. Anche Jon Favreau non faceva altro che intervenire e apportare le sue improvvisazioni! Don Cheadle è stato davvero un santo per aver sopportato tutto ciò!”

“E’ stata una scena bellissima da girare perché Rhodey praticamente compra tutto ciò che gli mostrano!” spiega Cheadle. “E’ un modo davvero buffo di dare il via a una Macchina da Guerra che presto diventerà un mostro gigantesco di massima potenza”.
Durante le riprese presso la Edwards Air Force Base, Cheadle ha indossato per la prima volta la sua armatura Mark. “Quando indossi un costume del genere, è più facile entrare nella dinamica della storia del film”, spiega. “E’ stato davvero bello indossare l’armatura, la sensazione è assai diversa rispetto all’effetto che fa un costume elastico dotato di effetti visivi”.
“Quando siamo arrivati alla Edwards Air Force Base per la scena di Rhodey, eravamo strabiliati per la quantità di attrezzatura che il Dipartimento ci aveva messo a disposizione!”, racconta il coproduttore Latcham. “Il valore di quei macchinari ammontava a oltre un miliardo di dollari, solo per quanto riguarda quel volo. I militari di Edwards sono stati fantastici, ci hanno fornito tutto ciò che volevamo e ci hanno consentito di mostrare sullo schermo il loro mondo, così incredibilmente avanzato”.

Una delle grandi tradizioni della Edwards Air Force Base sono i “challenge coins”, monete con l’emblema delle squadre e dei battaglioni. Nel primo film, il cast e i filmmakers hanno ricevuto monete da parte dei vari squadroni, in segno di apprezzamento per aver girato nella loro base. Per il ritorno della troupe alla base, Favreau ha avuto una grande sorpresa da parte del personale militare.
“Nel primo film, tutti i battaglioni e gli squadroni hanno regalato a Jon i challenge coins, una tradizione militare, e tutti i membri del cast e della troupe hanno iniziato a collezionarli”, racconta Latcham. “Jon si sentiva in imbarazzo, perché non aveva nulla da dare in cambio; ma stavolta, prima di iniziare la produzione, sono stati fabbricate delle bellissime monete di ‘Iron Man’, che abbiamo distribuito ai soldati presso la base militare e che sono diventate molto popolari fra loro. I militari hanno molto apprezzato la nostra volontà di comprendere e rispettare la loro cultura e tradizioni”.


LE NUOVE ARMATURE
Dopo aver ultimato le riprese presso la Edwards Air Force Base, la produzione è tornata nei Marvel Studios dove ha iniziato a lavorare alle nuove armature per Iron Man. Per i filmmakers, l’incredibile popolarità delle armature di Iron Man era legata alla leggenda degli effetti speciali Stan Winston, recentemente scomparso, la cui società ha creato i mitici costumi.
“Ho lavorato due volte con Stan Winston e siamo diventati amici”, dice Favreau. “E’ stato tristissimo quando ci ha lasciato. Quando ho visto quanta gente ha parlato durante la sua commemorazione, mi sono reso conto di quale ruolo fondamentale abbia avuto nel cinema la rivoluzione tecnologica da lui apportata, che ha trasformato il cinema in uno spettacolo davvero grandioso, negli ultimi anni”.
Continua il regista: “Stan non era solo un ‘burattinaio’ ma ha svolto soprattutto un lavoro pratico integrato con la CGI. Penso che ‘Jurassic Park’ resti ancora uno dei migliori esempi di ciò che è stato possibile ottenere con la CGI, in gran parte costituita dal lavoro manuale”.

“Una delle chiavi del successo del primo film dipende dal fatto che l’armatura di Iron Man era credibile dal punto di vista di tecnologia avanzata”, dice il produttore Feige. “Non era un costume magico o dotato di superpoteri. Nasceva dal sangue, dal sudore e dalle lacrime di una persona in carne ed ossa e aveva l’aspetto di una macchina nata da un accurato assemblaggio. Ciò che il pubblico ha ammirato sullo schermo è stata una fantastica fusione del lavoro digitale della ILM e dello straordinario lavoro pratico del gruppo di Stan Winston. Stan era il migliore in questo campo, un vero genio. Per ‘Iron Man 2’, abbiamo voluto di nuovo con noi Shane Mahan, che sta portando avanti l’eredità di Stan con la nuova società Legacy Effects. Durante i primi meeting della produzione, Shane e la sua squadra di tecnici hanno presentato uno splendido progetto per i costumi del film”.
Mahan e la squadra di artisti stavolta hanno vantato un’esperienza invidiabile nel loro lavoro, che hanno sviluppato dagli errori e dalle difficoltà incontrate nel primo Iron Man.
“Nel primo film abbiamo dovuto imparare moltissime cose per capire come realizzare il costume”, spiega Mahan. “La regola di Marvel nel primo film era che Iron Man non dovesse mai dare l’impressione di qualcuno all’interno di una maschera.
Nonostante nel passato siano già stati creati costumi di questo genere, i filmmakers volevano semplicemente riprodurre le proporzioni del personaggio del fumetto sul grande schermo. Per la mia squadra è stata una sfida colossale costruire un costume con le giuste proporzioni, perché non ci sono esseri umani con spalle così larghe, fianchi così stretti e una testa che possa entrare in quel casco. Dopo qualche modifica apportata al costume, siamo riusciti a trovare alcuni stuntmen talmente atletici da riuscire a entrare nel costume”.

Mahan continua: “All’epoca eravamo ancora gli Stan Winston Studios, e molto è cambiato da quando non Stan c’è più, tuttavia abbiamo la stessa squadra, gli stessi obiettivi e la stessa energia che avevamo nel primo film. Abbiamo avuto meno tempo per costruire ‘Iron Man 2’ ma il vantaggio era che conoscevamo bene cosa fare, stavolta. I filmmakers hanno voluto una armatura più leggera, da indossare velocemente e pronta al decollo”.
Un’altra decisione presa dai filmmakers e da Mahan riguarda il fatto che durante la produzione, le armature di Iron Man indossate da Downey fossero un mezzo costume, per consentire all’attore di muoversi liberamente.
“La grande sfida di Shane è stata quella di trovare le giuste proporzioni del costume e allo stesso tempo renderle comode da indossare per l’attore e gli stunt” dice il produttore esecutivo D’Esposito. “Dalla collaborazione con Shane e la squadra Legacy, è nata l’idea di un costume da football, in cui indossare l’armatura era quasi come indossare un paio di imbottiture per le spalle: quindi conservare le proporzioni e risultare facile da indossare. Il motivo per cui abbiamo tolto le gambe è che impedivano il corretto movimento e il fotorealismo che volevamo ottenere”.

“Abbiamo compresso le proporzioni nella giusta forma perché dovevamo adattarla all’anatomia di Robert”, dice Mahan. “Non si possono ingannare le proporzioni o la prospettiva per nascondere qualcosa. Tutto sarebbe stato visibile e doveva essere fatto in modo che Robert potesse entrare nel costume dalla vita in su. Ma anche le altre proporzioni, dalla vita in giù, erano corrette, e penso sia stata una riuscita fusione dell’aspetto pratico e di quello digitale perché le società digitali hanno preso il modello reale, lo hanno scannerizzato, usandolo come base per il loro modello virtuale”.
“E’ straordinaria la velocità con cui Shane e la sua squadra hanno costruito i costumi”, osserva Favreau. “Li hanno resi più leggeri, perché costruiti con materiali più flessibili e versatili. I costumi reali non solo hanno costituito un modello per le creazioni digitali, ma ci hanno permesso di riprendere Robert all’interno del costume, e questo è importante dal punto di vista dell’autenticità dell’azione perché vediamo Tony Stark che realmente indossa il costume. Non abbiamo mai perso di vista questo concetto perché è Tony la vera star del film, mentre Iron Man è il suo alter ego”.
“Nel momento in cui Robert lo ha indossato, il costume ha preso vita e rivela meglio l’identità del personaggio che lo indossa”, osserva il coproduttore Victoria Alonso. “Se non ci fosse il costume vero e proprio da indossare, per quanto la computer grafica svolga un lavoro eccellente, non sarebbe la stessa cosa. Abbiamo sempre cercato di averlo ‘dal vivo’ e quando non era possibile. abbiamo creato riferimenti pratici per abbinarlo o aumentarlo. Robert indossava il mezzo costume e oppure aveva un costume virtuale dalla vita in giù, con segni che ci consentivano di tracciare i suoi movimenti. Era come essere su un set virtuale, ma nel nostro caso il costume era realmente indossato da Robert Downey”.

Nello spiegare le difficoltà e l’evoluzione del costume di Iron Man, il produttore Feige afferma: “Per il design dei costumi di Tony in questo film abbiamo voluto seguire il criterio della funzionalità e della tradizione del fumetto di Iron Man. Il costume di Tony presenta nuovi gadget e nuove funzioni ma la sua maschera rossa e dorata resta più o meno la stessa. Quindi abbiamo dovuto inventare costumi che restassero fedeli all’icona di Iron Man, ma allo stesso tempo evolvere la storia che stavamo raccontando. Tony inizia il film con il Mark IV, dotato di Repulsor Technology, ma paragonandolo al Mark III, è più elegante, più dinamico e ha più gadget. Anche se resta, inequivocabilmente, Iron Man”.
“In Mark IV abbiamo modificato le braccia e le spalle ma il cambiamento lo abbiamo apportato alle gambe”, dice il Capo Illustratore del Costume Ryan Meinerding. “Volevamo aggiungere una gestualità più umana alle gambe. In Mark III le gambe erano molto lineari, adatte per le capriole ed il volo. Tuttavia abbiamo pensato che per le sequenze d’azione sarebbe stato migliore fornire una maggiore gestualità, per rendere le pose più dinamiche. Inoltre volevamo snellire le spalline di Mark IV per dargli un look più high tech, meno legato al football. In generale l’obiettivo era di renderlo più sinuoso e aerodinamico”.

Fra le nuove sfide di “Iron Man 2” c’era l’ideazione, il design e la costruzione del costume del nuovo terribile avversario di Tony Stark, Whiplash. Il coproduttore Latcham spiega l’evoluzione del look del personaggio.
“Ci piaceva molto il personaggio di Whiplash, ma nel fumetto sembrava un po’ sadomaso, tutto vestito di nero, con tutte quelle fibbie e una cerniera sulla bocca, e non era ciò che volevamo”, spiega Latcham. “Abbiamo invece deciso di rinnovare il personaggio per renderlo più consono al mondo di ‘Iron Man’. Ryan Meinerding è uno dei migliori ‘concept artists’ dell’industria del cinema e abbiamo pensato che sarebbe stato la persona ideale per disegnare il costume di Whiplash; ricordiamo che questo personaggio costruisce il suo costume in una caverna con una scatola di rottami, proprio come aveva fatto Tony Stark mentre era prigioniero”.
“Nel caso di Whiplash è stato abbastanza difficile ispirarci al fumetto perché il suo costume non è un’icona”, spiega Meinerding. “Volevo rendere il personaggio abbastanza realistico, dotandolo di un piccolo dispositivo nel petto. A un certo punto però, l’idea di un’operazione chirurgica effettuata su se stesso è sembrata eccessiva, e quindi abbiamo optato per un esoscheletro. Tutti hanno apprezzato questa idea e quindi siamo partiti da lì, cercando di capire quanto esoscheletro potevamo inserire e quanta protezione necessitava”.
Secondo Meinerding, il casting di Mickey Rourke nel ruolo di Whiplash ha influenzato il design del personaggio.
“All’inizio avevamo ideato Whiplash come il tipico prigioniero russo, duro e cinico”, racconta Meinerding. “Ma quando abbiamo scoperto che sarebbe stato interpretato da Mickey Rourke, abbiamo aggiunto molto al nostro design, caratterizzandolo con un estremo realismo dark”.

“Mickey era davvero elettrizzato rispetto al look ideato da Ryan”, spiega Latcham. “Quando Jon e Kevin Feige hanno incontrato per la prima volta Mickey, gli hanno mostrato due esempi di arte concettuale e gli hanno detto: ‘Vogliamo che interpreti questo personaggio’. Quando Mickey ha visto i tatuaggi, le cinghie e i pantaloni bruciati, ha pensato che fosse davvero bello e questo look ha giocato un ruolo importante nel convincerlo a interpretare il film”.
Dopo aver deciso il tipo di design, Shane Mahan e la sua squadra hanno iniziato a costruire il costume che Mickey Rourke avrebbe indossato sul set.
“Quando Ryan ci ha mostrato i disegni di Whiplash, abbiamo apportato alcune modifiche, optando per uno stile più antico, più ‘russo’ in cui dominano rifiniture in pelle”, spiega il coordinatore di Legacy Effects Dave Merritt. “Abbiamo creato una serie di accessori che lo rendono futuristico”.
Secondo Rourke, il costume di Whiplash era bellissimo ma non facile da tenere indosso troppo a lungo. Tuttavia, ha trovato un modo del tutto personale per farlo funzionare. “Il costume mi piaceva molto, soprattutto perché era fatto di pelle”, dice Rourke. “Il problema è che pesava circa 18 chili, escluse le braccia. La prima volta che l’ho indossato, ho pensato che non ce l’avrei fatta, perché era così pesante e ingombrante, e già solo dopo pochi minuti non riuscivo più a portarlo. Ho dovuto lavorare con il mio allenatore per circa sette settimane, camminando ogni giorno per 45 minuti, con il costume indosso in modo da riuscire a indossarlo senza problemi quando giravamo una scena”.


“IRON MAN 2”: UN FENOMENO GLOBALE
La prima sequenza in cui Rourke ha indossato il nuovo costume è stato durante la riproduzione dello storico Grand Prix di Monaco. In questa scena, la gara di Tony Stark viene violentemente sabotata dal misterioso Whiplash.
“La gara di Monaco rappresenta una grande passione di Tony, che probabilmente ha ereditato dal padre, nonché il suo modo per uscire dalla routine delle Stark Industries”, dice Downey. “E’ come il Super Bowl, il Super Bowl Europeo, e Tony vuole prendervi parte anche per allentare un po’ la tensione provocata da tutti gli straordinari avvenimenti della sua vita. Ma ovviamente questa iniziativa si trasforma nella peggiore idea che abbia mai avuto”.
“Dato che Tony si trova in Europa, non era difficile per Ivan giungere dalla Russia e abbiamo pensato che la gara sarebbe stato un luogo interessante per fare la sua comparsa e stravolgere il mondo di Tony Stark”, dice D’Esposito. “Nonostante Tony riesca a fuggire e a vincere la battaglia, ci si rende conto che l’intenzione di Ivan era quella di metterlo in imbarazzo davanti a tutto il mondo. E il messaggio è chiaro: Tony Stark non è l’unico a possedere una sofisticata tecnologia”.
Questa aggressione lascia Tony confuso, preoccupato per la sua vita. La sua unica speranza è riposta nella nuova tecnologia, non ancora testata, del costume di Mark V. “Mark V è un costume sperimentale che Tony può portare ovunque”, dice Feige. “Non presenta le stesse armi e la stessa protezione degli altri costumi, ma è una specie di costume di riserva, che presenta sia dei limiti che delle qualità. Tony decide di testarlo per la prima volta durante una battaglia. La presenza di questo costume è senza dubbio un fattore di tensione e umorismo, a Monaco, quando per la prima volta Tony incontra Whiplash”.


L’AVVENTURA HA INIZIO!
L’ambientazione internazionale del Grand Prix Storico di Monaco riflette anche un importante aspetto dell’evoluzione di Tony Stark, che il mondo conosce ora come Iron Man.
“In questo film era importante presentare Iron Man come un eroe globale così come lo è nei fumetti”, dice Feige. “Spider-Man è un supereore radicato a New York City e molti personaggi Marvel sono legati ad alcune specifiche regioni o aree del mondo, mentre Iron Man è in tutto e per tutto un eroe mondiale. Può decollare da Malibu con il suo costume e trovarsi in poche ore dall’altra parte del mondo”.

“Nel primo film Tony a un certo punto si trovava a Las Vegas, ma ora dovevamo spingerci oltre”, afferma il regista Favreau. “Las Vegas è per una località frequentata dai milionari mentre Monte Carlo è per i miliardari, e l’idea di avere una scena ambientata a Monaco mi elettrizzava veramente. La difficoltà in questi film sui supereori consiste nel fatto che ormai si è visto di tutto, quindi come fare per renderlo diverso? Gli scenari sono tanti e ci piaceva l’idea di mostrare un elegante stile di vita alla James Bond, e di sovrapporre la vita privata di Tony alle sue avventure di supereroe, e soprattutto ci piaceva l’idea di girare a Monte Carlo!”
“In ‘Iron Man 2’, Tony corre con una macchina da corsa d’epoca per il Grand Prix Storico di Monaco. Negli anni ’70, suo padre Howard Stark sponsorizzava automobili da corsa e Tony rende omaggio a suo padre correndo in una di queste auto classiche in una gara storica”, spiega Feige. “C’è chi dice a Tony che prendere parte alla gara è un atto irresponsabile perché la sua presenza attira sempre l’attenzione di qualche malintenzionato. Ma Tony non vive in modo responsabile e inizia a sentire la pressione di essere un supereroe. Vuole rilassarsi un po’ e quindi decide di prendere parte a questa gara, all’ultimo minuto. Alla fine si mette nei guai e la scena di Monaco è davvero spettacolare, e accresce e arricchisce le dimensioni e la natura globale del film”.

Per poter allestire la scena della gara automobilistica, i filmmakers hanno fatto un sopralluogo a Monaco, durante il quale hanno incontrato il Principe Alberto.
“Quando l’idea del rally di Monaco ha inziato a concretizzarsi, abbiamo deciso di partire per vedere se fosse possibile realizzarla e abbiamo incontrato il Principe Alberto, che è stato gentilissimo e molto cortese”, racconta il regista Favreau. “Si è appassionato alla nostra idea, anche per l’immagine che restituiva della sua città. Abbiamo seguito l’intero percorso della gara, che si snoda fra le strade della città, scattando fotografie. Abbiamo spiegato dettagliatamente la nostra idea, mostrando i disegni ufficiali, perché a Monaco la gara automobilistica è una vera e propria istituzione”
Continua il regista: “Poiché non potevamo trasportare l’intera produzione a Monaco, abbiamo identificato il percorso di gara che volevamo riprodurre, ed effettuato riprese digitali qualche giorno prima della gara per poter catturare le tribune e i vari segnali. In seguito abbiamo ricostruito quella sezione, che abbiamo usato come background su cui lanciare in aria le auto, produrre esplosioni e inserire migliaia di persone negli spalti, che sono identici a quelli di Monaco”.

La creazione di un mega incidente durante il Gran Prix Storico di Monaco è il frutto della collaborazione fra tutti i dipartimenti della produzione, coordinati dall’occhio vigile di Favreau.
“Una gara di automobili è un po’ come quella di cavalli di razza”, scherza D’Esposito. “Sono oggetti costosi e capricciosi. Si possono accendere una volta sola, perché ci vogliono 12 persone per farlo ed è necessaria un’intera squadra per mantenerle in moto. Abbiamo mandato a Monaco la troupe di seconda unità per fare riprese digitali e immagini del nostro eroe nel circuito di gara. E’ stata un’impresa colossale, costruire un set a grandezza naturale con un enorme schermo verde tutt’intorno, per potervi inserire tutte le immagini digitali sullo sfondo”.
Continua il produttore esecutivo: “Per quanto riguarda le scene in cui le automobili in corsa sbandano, volteggiano in aria ed esplodono, sarebbe stato più facile ricorrere alla tecnologia digitale, ma un’auto digitale sembra davvero finta e Jon Favreau preferisce sempre realizzare scene vere e poi aggiungervi dettagli digitali, se necessario. E’ circondato da talenti straordinari, quali Dan Sudick, che ha inventato un modo per catapultare le automobili in aria, facendole esplodere e riuscendo a inserirvi anche gli attori!”

Il supervisore Effetti Speciali Dan Sudick spiega il modo in cui lui e la sua squadra sono riusciti a mettere in scena le acrobazie alla massima velocità: “Per la sequenza dell’incidente di Monaco, abbiamo costruito 17 macchine da corsa; un lavoro durato cinque mesi, nel corso del quale abbiamo individuato le inquadrature, abbiamo disegnato il circuito e calcolato la tempistica degli stunt”, spiega. “Per poter riprendere Whiplash mentre distrugge le automobili, abbiamo piazzato le cineprese lungo la macchina. In sostanza abbiamo costruito una macchina che trasporta una cinepresa lungo tutto il circuito ed è sincronizzata con le altre macchine, in modo da mantenere il giusto rapporto fra auto e cinepresa”.
Continua Sudick: “Volevamo anche descrivere il punto di vista dell’auto dal suo lato posteriore. Quandi c’era uno scarto di circa 6 metri prima che la seconda auto iniziasse a correre, per raggiungere i 120 chilometri all’ora. Quando la prima auto percorre i primi 27 metri sul circuito, accendiamo la seconda macchina, che si trova dietro la prima, e la acceleriamo fino a 112 chilometri all’ora, per ottenere il giusto rapporto di distanza e velocità con la nostra automobile protagonista”.

“Dan Sudick è uno dei maggiori esperti di effetti speciali nel cinema, è un maestro nel far saltare in aria le macchine”, spiega il produttore Feige. “Una delle cose che ci piace di più in questa sequenza è che Tony Stark ha l’occasione di recitare una parte piuttosto lunga prima di indossare il costume di Iron Man. Vediamo Tony in una situazione in cui non ha superpoteri; usa solo il suo cervello, che non è poco. Ma è davvero divertente vederlo affrontare questo pazzo dotato di fruste comandate elettronicamente che possono distruggere qualsiasi cosa!”
“E’ una delle scene più dinamiche che ho mai visto, perché ci sono tantissime auto che letteralmente volano in aria ed esplodono, e l’attore è lì, sulla scena”, dice Favreau. “La scena è totalmente realistica”.
Dopo aver ultimato la sequenza di Monaco, la produzione ha fatto ritorno nei Marvel Studios, e i filmmakers hanno rivolto la loro attenzione ad un’altra sequenza d’azione in cui Vedova Nera e Happy Hogan fanno irruzione nelle Hammer Industries e affrontano un esercito di guardie di sicurezza per riuscire ad entrare. Il ccordinatore stunt Tommy Harper descrive la scena e il modo in cui lui e la sua squadra l’hanno preparata e sviluppata.

“Vedova Nera e Happy Hogan entrano dalla porta principale delle Hammer Industries e incontrano la prima guardia, che impegna Hogan in una sorta di incontro di pugilato”, spiega Harper. “Nel frattempo, Vedova Nera raggiunge l’ingresso principale, eliminando una guardia dopo l’altra. Ne sconfigge almeno 12 mentre Happy sta ancora combattendo contro la prima guardia. Al termine di questa sequenza vediamo i corpi delle guardie sparsi un po’ ovunque, o pendere dal soffitto. E’ un momento davvero umiliante per Happy, ma è una straordinaria scena di combattimento”.
Harper continua: “Scarlett si è allenata tantissimo per prepararsi a questa sequenza. E’ stato il culmine di otto settimane di allenamento, in cui ha lavorato per 4 ore al giorno insieme a una squadra di stunt che comprendeva Jon Eusebio, il coreografo dei combattimenti, i tecnici delle funi che l’hanno aiutata a eseguire i volteggi, e la sua controfigura Heidi Moneymaker. Quella scena mostra tutto il talento di Vedova Nera, la sua capacità di volteggiare, combattere e usare le armi del suo arsenale”.

Dichiara Johansson che riuscire a eseguire in prima persona queste acrobazie, è stato davvero importante per lei.
“Non mi piace vedere scene d’azione in cui a un certo punto il pubblico si rende conto che non è l’attore a interpretarle, bensì una controfigura”, spiega Johansson. “Rovina il film perché la gente vuole vedere proprio l’attore impegnato in scene rischiose, fa parte dell’interesse che un film suscita nel pubblico. Ecco perché ho lavorato per tanti mesi per prepararmi alla parte, non volevo che si pensasse che non ero adatta a questo tipo di ruolo”.
Nonostante il suo forte desiderio e il duro lavoro a cui si è sottoposta, quando l’attrice ha visto la sequenza live eseguita dalla squadra degli stunt sul set, è rimasta senza parole.
“Quando ho visto la scena coreografata dalla squadra degli stunt, ho pensato che non sarei mai riuscita a farcela’”, dice Johansson. “Ma ho tirato un profondo respiro e alla fine, con tutto il training e le prove, la scena ha iniziato a funzionare e ci sono riuscita. Mi sono davvero divertita a recitare insieme a tutti gli stunt reclutati da Tommy Harper, perché sono fra i migliori che esistono nell’industria, e sono stati molto solidali nei miei confronti. A volte mi sentivo frustrata, ma quando Tommy Harper dice che qualcosa va bene, allora puoi stare sicuro che è così, e che il pubblico si divertirà moltissimo”.

“Per la sequenza abbiamo unito molti stili diversi di combattimento e Scarlett era pronta ad apprenderli tutti”, dice Favreau. “Il più diffuso è stato il Lucha Libre, uno stile di wrestling messicano che all’inizio mi sembrava un po’ insulso, persino comico, perché comporta molte oscillazioni, e movimenti acrobatici, ma quando c’è una donna come Vedova Nera ed eseguire quei movimenti, l’effetto è davvero magnetico. E’ uno stile eccitante e innovativo, davvero spettacolare, ricorda un po’ il Parkour, ma è più nuovo e molto adatto al film”.
Continua il regista: “Scarlett ha appreso moltissimo dal punto di vista fisico. Ha eseguito anche acrobazie sostenute dalle funi e ha trasformato il suo corpo. In questo modo è venuto fuori anche il suo personaggio. E’ un’attrice intelligente, con un forte istinto per la recitazione e anche se è più giovane di me, non lo notavo affatto quando parlavo con lei, perché è acuta e ha molta esperienza, anche professionale, nonostante la sua età. La sua presenza arricchisce enormemente il film e il pubblico resterà affascinato dal suo personaggio”.


WAR MACHINE
Un altro elemento che fa la sua comparsa in “Iron Man 2”, è l’attesa armatura di War Machine, indossata da Rhodey nel film.
“In questo film volevamo Rhodey con il costume di Mark II, che diventa la base dell’armatura di War Machine”, dice Favreau. “La tensione fra Rhodey e Tony aumenta fino a quando Rhodey non si rende conto che non può fare solo l’amico e che si deve adoperare per il bene del paese. Tony si sta comportando come un irresponsabile ed è diventato pericoloso. Rhodey inizia a temere per la propria vita ed è quello il momento in cui decide di portare via Mark II da Tony. Questa azione ci ha dato l’occasione di svelare la versione ‘blindata’ del costume di Iron Man, che è War Machine”.
“Nel corso degli anni, i personaggi del fumetto hanno assunto svariati look, e noi ci siamo ispirati a quelli che a nostro avviso, li caratterizzano maggiormente”, dice Feige. “Abbiamo sviluppato uno stile per i costumi del primo film e lo abbiamo ripreso in questo film: per quanto sia ingombrante e pieno di armi, deve comunque consentire di muoversi agevolmente. Ma quando c’è di mezzo la Industrial Light & Magic and Legacy Effects, è davvero un piacere assistere alle loro creazioni. C’è una grande differenza fra la silhouette di Iron Man e quella di War Machine, e quindi dovevano avere due caratteri distinti. Quando le loro maschere sono vicine, il pubblico deve percepire le diverse personalità e le differenze fra i due”.

“War Machine è costruito sulla base di Mark II, ma Rhodey e i militari non hanno a disposizione qualcuno come Tony Stark per perfezionarlo, quindi questo costume non possiede il tocco geniale di Tony, che riesce a coniugare eleganza e massima potenza”, aggiunge il produttore esecutivo D’Esposito. “War Machine non è esteticamente bello, deve solo essere potente, e Justin Hammer lo ha dotato di alcuni dei più grandi fucili mai visti – come vuole la tradizione del fumetto: un enorme mitragliatore sulla spalla, un carico di missili sull’altra e grandi calibri 50 sulle braccia”.
“In questo film rendiamo omaggio a War Machine, descrivendolo esattamente come è nel fumetto”, conclude Favreau. “Quando Rhodey entra nel personaggio di War Machine, è davvero uno dei migliori momenti del film e i fan hanno accolto con entusiasmo Don Cheadle”.

War Machine e tutte le altre armature che appaiono in “Iron Man 2” sono il risultato finale delle creazioni coadiuvate dal lavoro di straordinari tecnici degli effetti speciali.
“Per tutti noi era importante che il film non fosse un prodotto realizzato esclusivamente in CGI”, spiega Feige. “Sul set si scherza molto sul fatto che le cose poi ‘vengono sistemate in posproduzione’. Ma anche se questa è una pratica assai diffusa oggigiorno, il costume di Whiplash da noi creato, nasce proprio dall’esigenza di vedere Mickey Rourke indossare fisicamente quel costume. Nel film ci sono vere auto da corsa, veri incendi e coreografie di veri combattimenti”.
Feige continua: “Oggi è diventato molto più semplice realizzare intere sequenze digitali in modo magistrale e certamente ce ne sono alcune anche in questo film – ma la nostra opinione è sempre stata che c’è un modo giusto per amalgamarle con le scene reali, in modo tale che il pubblico non si renda conto del confine fra le due cose. Se viene fatto bene, il pubblico è indotto a pensare che sia tutto vero”.

“A volte si tende a pensare che le scene ‘vere’ costino di più di quelle digitali, ma in realtà non è così”, aggiunge Favreau. “Persino i maggiori fautori della CGI riconoscono che c’è ancora molto da imparare e da guadagnare incorporando elementi ‘veri’ nel digitale. CGI è una tecnologia straordinaria che ho utilizzato più volte in passato, ma sono da sempre un forte sostenitore del fatto che è meglio avere attori veri che reagiscono e interagiscono con un ambiente creato digitalmente”.
Un ambiente reale che è stato molto apprezzato dai fan di “Iron Man”, è il garage/laboratorio ultra tecnologico, in cui Tony Stark crea tutte le sue armature. In “Iron Man 2”, i filmmakers e lo scenografo J. Michael Riva hanno deciso di aggiungere nuovi elementi al set reale.

“Il garage è una sorta di rifugio per Tony, ma anche una specie di stanza dei giocattoli, in cui l’ingegnere si diverte con le sue creazioni; stavolta eravamo tutti d’accordo nel creare una sala in cui sono riunite tutte le armature”, spiega Favreau. “I costumi sono diversi, abbiamo immaginato che Tony avesse recuperato il suo Mark, e che avesse già il Mark II e il Mark III, che era quello che indossava alla fine del primo film. La sala delle armature era presente anche nel fumetto e contiene tutte le versioni dei costumi in vetrina, compreso il nuovo Mark IV, è una specie di stanza in cui sono esibiti i trofei. Immagino che se ci sarano altri film, la sala delle armature diventerà enorme!”
Un’altra novità del laboratorio di Tony è il nuovo pavimento che aggiunge al set un aspetto elegante e hi-tech.
“Non ci piace ripeterci, quindi abbiamo cambiato alcuni elementi, anche per mostrare come la vita va avanti”, dice Riva. “Uno dei maggiori cambiamenti è stato il pavimento, che nel primo film era fatto di semplice cemento. Ho sentito l’esigenza di modificarlo, e l’idea mi è venuta guardando il mio iPhone con il suo schermo di vetro, che ha davvero un bel design. Quindi ho pensato di realizzare il pavimento in vetro, sotto il quale è visibile un gigantesco display interattivo tridimensionale. Il risultato è bellissimo: il pavimento è illuminato e l’intero garage riflette l’evoluzione della tecnologia di Tony Stark”.

In “Iron Man 2” il laboratorio non è l’unico set che lo scenografo ha modernizzato. “Nell’ultimo film si vedevano solo il salotto, il garage e la stanza da letto di Tony, poiché eravamo limitati dai teatri di posa in cui giravamo”, dice. “Stavolta il copione ha descritto altri luoghi della proprietà di Tony perché a un certo punto una grande battaglia ha luogo proprio fra le sue mura domestiche. Avevamo carta bianca, e potevamo fare ciò che volevamo, quindi abbiamo deciso di creare una raffinata cucina, una palestra e un grande e moderno patio esterno, da cui si ammira l’Oceano Pacifico”.
“Tony vive nella stessa casa, quindi il dilemma era come conservare l’integrità della casa, apportando le dovute modifiche” dice D’Esposito. “Michael Riva ha nuovamente superato se stesso e la bellezza, le dimensioni e l’atmosfera della casa di Tony sono davvero strabilianti. Robert inoltre ha compreso a fondo il gusto e lo stile del suo personaggio. E’ un attore dalla sensibilità incredibile, che ha capito perfettamente come dare vita al mondo di Tony. Perciò quando è arrivato sul set e ha ammirato le creazioni di Michael, restando letteralmente a bocca aperta, è stato il più bel complimento che Michael e la sua squadra potessero ricevere”.
Le energie di Riva si sono convogliate per lo più su Stark Expo, un set di grandi dimensioni che sostiene il film. La riproduzione aggiornata di una Fiera Mondiale ha richiesto un gigantesco schermo verde che ha completamente coperto il Sepulveda Dam con migliaia di figuranti. “L’Expo è stata la fatica più grande”, afferma Riva. “Il copione prevedeva una versione futuristica della Fiera Mondiale, incentrata sulle risorse rinnovabili”.

Riva si è documentato studiando la Fiera Mondiale di New York del 1964. “Era immensa, e queste dimensioni hanno definito anche le dimensioni del resto del film”, dice. “Alla fine abbiamo dovuto scomporla in vari pezzi. Il Giardino Giapponese è un set a se stante, abbiamo costruito l’interno in un unico teatro di posa. Siamo riusciti a costruire tutti gli elementi e fare in modo che i personaggi interagiscano fisicamente con essi, e in seguito il tutto è stato perfezionato con gli effetti visivi”.
Riva ha fornito alla squadra degli effetti speciali, i modelli dei set che stava costruendo, le immagini che girava nei teatri di posa e al Sepulveda Dam, come punti di riferimento affinché potessero iniziare il processo di digitalizzazione.
Il cast di grandi talenti di “Iron Man 2” commenta l’esperienza di aver preso parte a questo grande blockbuster.
“’Iron Man 2’ è più grande, più bello, più cattivo”, afferma Cheadle. “Spero che il pubblico si renderà conto che è un film più profondo, più interessante, e che ci da l’opportunità di andare oltre, nel prossimo capitolo, continuando a raccontare storie di grande impatto e le avventure estreme di questi personaggi straordinari”.

“Il pubblico si identificherà facilmente con i personaggi del film e resterà conquistato da una storia avvincente e avventurosa”, dichiara Scarlett Johansson. “La Marvel è sempre attenta nel rendere le storie dei suoi film accessibili a tutti, anche a chi non ha mai letto un fumetto. Per tutti noi del cast è stata un’esperienza fantastica; inoltre è stato bellissimo lavorare Jon Favreau. Ho sempre pensato che gli attori sono i registi migliori e lui ha un modo magnifico di comunicare con gli attori, molto diretto, molto onesto. Inoltre accetta volentieri tutti i suggerimenti; dato che il suo background si basa sull’improvvisazione, ama dirigere gli attori nello stesso modo. Infatto spesso lancia una battuta per vedere come reagisci. Ma è molto malleabile e le scene hanno preso vita proprio mentre le giravamo”.
Downey definisce “complesso” e “fecondo” il suo rapporto professionale con Favreau. “Jon ed io siamo entrambi un po’ pazzi, ma siamo anche molto determinati e aperti alle nuove idee. Ci siamo concessi reciprocamente molta libertà. Ognuno costringe l’altro a usare tutta l’innovazione di cui è capace. Prendiamo molto seriamente quel che facciamo ma la cosa importante è che non prendiamo noi stessi troppo seriamente, e siamo felici che il pubblico voglia seguirci in questa nuova avventura di ‘Iron Man’”.

La fotografia principale di “Iron Man 2” si è conclusa nel teatro di posa dei Marvel Studios di Manhattan Beach. L’esperienza ha lasciato i filmmakers, il cast e la troupe con la sensazione di aver condiviso un importante viaggio creativo. “Siamo stati molto fortunati a riuscire a riunire quasi tutta la troupe del primo film, che fra l’altro aveva già lavorato in altri film della Marvel in passato”, dice il produttore Feige. “Abbiamo anche nuovi personaggi, interpretati da grandi attori che si sono amalgamanti perfettamente nell’eccitante mondo di Tony Stark. Quando c’è il logo della Marvel, si può stare sicuri di vivere avventure elettrizzanti. E’ uno dei pochissimi loghi che la gente applaude quando appare sullo schermo, ancor prima che inizi lo spettacolo!”
“Sono stato fortunato di poter dirigere un gruppo di attori di questo calibro” aggiunge Jon Favreau. “Sono attori molto diversi fra loro, con personalità e modalità di lavoro assai differenti, ma devo ammettere che è la prima volta che mi capita di lavorare con tanti talenti tutti insieme! Il primo film ha certamente sorpreso il pubblico ma stavolta lo spettacolo sarà ancora più grandioso e non credo proprio che la gente potrà dire: ‘Mi aspettavo di meglio!” Anzi spero proprio che usciranno dal cinema dicendo che questo film è altrettanto bello, se non migliore, del primo Iron Man!”

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