Regista: Bernardo Bertolucci
Titolo originale: Io e te
Durata:
Genere: Drammatico
Nazione: Italia
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 25 ottobre 2012 (cinema)
Attori: Tea Falco, Jacopo Olmo Antinori, Sonia Bergamasco, Pippo Delbono, Veronica Lazar
Soggetto: Niccolò Ammaniti
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Umberto Contarello, Francesca Marciano, Bernardo Bertolucci
Trama, Giudizi ed Opinioni per Io e te (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Io e te
Durata:
Genere: Drammatico
Nazione: Italia
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 25 ottobre 2012 (cinema)
Attori: Tea Falco, Jacopo Olmo Antinori, Sonia Bergamasco, Pippo Delbono, Veronica Lazar
Soggetto: Niccolò Ammaniti
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Umberto Contarello, Francesca Marciano, Bernardo Bertolucci
Trama, Giudizi ed Opinioni per Io e te (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Jacopo Quadri
Scenografia: Jean Rabasse
Costumi: Metka Kosak
Produttore: Mario Gianani
Produzione: Fiction Cinematografica S.p.a., Wildside Media
Distribuzione: Medusa
Montaggio: Jacopo Quadri
Scenografia: Jean Rabasse
Costumi: Metka Kosak
Produttore: Mario Gianani
Produzione: Fiction Cinematografica S.p.a., Wildside Media
Distribuzione: Medusa
La recensione di Dr. Film. di Io e te
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Informazioni e curiosità su Io e te
Tratto dal romanzo “IO E TE” di Niccolò Ammaniti (Einaudi editore)DICHIARAZIONI DI Bernardo Bertolucci
Quando la mia forzata immobilità è diventata la mia normalità, ho pensato che la mia vita da regista fosse finita. L’idea di non fare più cinema significava chiudere un capitolo della mia vita ed aprirne un altro, ma non sapevo quale. È stata dura mandar giù il fatto che avevo bisogno di una sedia a rotelle per muovermi. Poco a poco ho imparato l’”arte” di accettare la mia condizione, e da quel momento ho capito che era possibile per me fare film da una posizione diversa da quella usuale. Seduto piuttosto che in piedi.
Ore che ho girato IO E TE mi sento di nuovo in corsa e pronto per dirigere un altro film il prima possibile.
Due anni fa Niccolò Ammaniti mi portò "Io e te", fresco di stampa. Erano 30 anni che non facevo un film in italiano. Non vedevo l’ora di sentire la lingua italiana in un mio film, interpretato da attori italiani e girato in Italia. La scintilla di un nuovo progetto è scattata dalla lettura delle prime pagine del libro… doveva inevitabilmente diventare un film. Per realizzarlo, il romanzo doveva cambiare e subire diverse trasformazioni.
Questo è il motivo per cui ho voluto Ammaniti al mio fianco nella stesura della sceneggiatura, insieme a Umberto Contarello e Francesca Marciano. Ma le principali differenze tra il libro e il film non erano nemmeno nella sceneggiatura. Sono nate sul set. È la magia del cinema.
Mi affascinava l'idea di trasformare l'evidente claustrofobia di una cantina zeppa di oggetti in una forma di “claustrofilia”, amore per il chiuso. In IO E TE ho fatto in modo che un unico ambiente avesse in ogni scena un aspetto differente, una cantina concepita in modo da poter essere trasformata dal ragazzino, Lorenzo, e dalle luci. Volevo che lo spazio sembrasse in costante cambiamento, che trasmettesse una sensazione di novità man mano che la storia procedeva.
Ci sono voluti mesi di ricerche per trovare Lorenzo e Olivia. Sono passate davanti a me praticamente quasi tutte le attrici italiane dell’età della protagonista, molte famose e altre del tutto sconosciute.
In realtà mi piaceva l'idea di avere due volti nuovi, freschi, mai visti prima al cinema.
Per quanto riguarda Lorenzo, non si contano i ragazzini che abbiamo incontrato. Era molto tempo che non incontravo degli adolescenti. Quello di Lorenzo era un viso che non riuscivo a immaginare. Quando ho visto gli enormi occhi di Jacopo Olmo, quei capelli alla Robert Smith dei Cure, quel faccino che mi faceva pensare un po' a Malcolm McDowell da giovane… ma anche misteriosamente a Pasolini, non ho avuto dubbi…
IO E TE parla dei desideri, delle delusioni, degli scontri e dei sogni di due giovani. Molti dei miei film si sono accostati a tematiche che riguardano i giovani e i loro stati emozionali, dai più ovvi The Dreamers - I sognatori e Io ballo da sola a film come Novecento, L'ultimo imperatore, Piccolo Buddha. Anche adesso che ho più di 70 anni continuo a sentirmi affascinato dai personaggi giovani e dalla sfida di catturare la loro vitalità e la loro curiosità. Forse sono un caso di “sviluppo interrotto!”
Ho veramente visto crescere Jacopo Olmo davanti alla cinepresa durante le 10 settimane di lavorazione.
Ho sentito “Ragazzo solo, Ragazza sola” per la prima volta molto tempo fa, mentre vagavo in macchina per le strade di Los Angeles senza destinazione. David Bowie cantava in italiano cercando di contenere il suo accento inglese. Era la versione italiana di “Space Oddity”. Il testo diceva: “Ground Control to Major Tom, This is Major Tom to Ground Control, etc”. E in italiano diventava: “Dimmi ragazzo solo dove vai, perché tanto dolore…”. La canzone di fantascienza di David Bowie che diventava una canzone romantica italiana. Il testo italiano è di Mogol, che ammiro tantissimo. È un grande paroliere e la versione italiana di questa canzone sembra essere stata scritta esattamente per quella scena di IO E TE.
Nei miei film ho sempre voluto mettere una sequenza musicale. Come ci insegna la grande tradizione dei musical americani, la musica crea un momento unico dove tutto è possibile. Ero eccitato all’idea di provare alcune nuove tecnologie che si erano sviluppate durante i 10 anni di mia assenza dal set. Inizialmente ho considerato l’idea di girare IO E TE in 3D. Abbiamo fatto numerose prove a Cinecittà. Ma il processo era troppo lento per me. Nei miei film ogni ripresa ne genera un’altra e questa a sua volta un’altra. Non c’è tempo per la complessità di muovere le due camere del 3D o di cambiare le lenti. Forse tra qualche anno… Poi ho considerato la possibilità di girare in digitale. Ma l’incontrollabile nitidezza di questo mezzo per me era insopportabile. Fino a quel momento non avevo capito quanta nostalgia per l’impressionismo ci fosse nel 35mm e così ho deciso di continuare a lavorare con la cara e vecchia “pellicola” .
BERNARDO BERTOLUCCI
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