Regista: Roberto Faenza
Titolo originale: Someday This Pain Will Be Useful to You
Durata: 98'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A., Italia
Rapporto:
Anno: 2011
Uscita prevista: 24 febbraio 2012 (cinema)
Attori: Toby Regbo, Stephen Lang, Deborah Ann Woll, Lucy Liu, Aubrey Plaza, Marcia Gay Harden, Ellen Burstyn, Peter Gallagher, Siobhan Fallon
Sceneggiatura: Peter Cameron, Roberto Faenza, Dahlia Heyman
Trama, Giudizi ed Opinioni per Un giorno questo dolore ti sara' utile (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Someday This Pain Will Be Useful to You
Durata: 98'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A., Italia
Rapporto:
Anno: 2011
Uscita prevista: 24 febbraio 2012 (cinema)
Attori: Toby Regbo, Stephen Lang, Deborah Ann Woll, Lucy Liu, Aubrey Plaza, Marcia Gay Harden, Ellen Burstyn, Peter Gallagher, Siobhan Fallon
Sceneggiatura: Peter Cameron, Roberto Faenza, Dahlia Heyman
Trama, Giudizi ed Opinioni per Un giorno questo dolore ti sara' utile (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Massimo Fiocchi
Musiche: Andrea Guerra, Elisa
Scenografia: Tommaso Ortino
Costumi: Donna Zakowska
Produttore: Elda Ferri, Milena Canonero, Ron Stein, Allen Bain, Jesse Scolaro
Produttore esecutivo: Rose Ganguzza,Simona Bellettini, Dahlia Heyman, Avy Kaufman
Produzione: The 7th Floor, Four of a Kind Productions, Jean Vigo Italia, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Montaggio: Massimo Fiocchi
Musiche: Andrea Guerra, Elisa
Scenografia: Tommaso Ortino
Costumi: Donna Zakowska
Produttore: Elda Ferri, Milena Canonero, Ron Stein, Allen Bain, Jesse Scolaro
Produttore esecutivo: Rose Ganguzza,Simona Bellettini, Dahlia Heyman, Avy Kaufman
Produzione: The 7th Floor, Four of a Kind Productions, Jean Vigo Italia, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
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Voci / Doppiatori italiani:
Mirko Cannella: James Sveck
Vittoria Febbi: Nanette
Roberta Greganti: Marjorie Dunfour
Luca Ward: Avv. Paul Sveck
Perla Liberatori: Gillian Sveck
Andrea Lavagnino: John Webster
Gio'-Gio' Rapattoni: Rowena Temple
Luca Biagini: Barry Rogers
Gemma Donati: Jeanine Breemer
Valentina Favazza: Rhonda
Paola Giannetti: Sig.ra Breemer
Joy Saltarelli: Sue Kenney
Stefano De Filippis: Thom
Alessio Nissolino: Dakin
Personaggi:
Toby Regbo: James Sveck
Ellen Burstyn: Nanette
Marcia Gay Harden: Marjorie Dunfour
Peter Gallagher: Avv. Paul Sveck
Deborah Ann Woll: Gillian Sveck
Gilbert Owuor: John Webster
Lucy Liu: Rowena Temple
Stephen Lang: Barry Rogers
Aubrey Plaza: Jeanine Breemer
Dree Hemingway: Rhonda
Siobhan Fallon: Sig.ra Breemer
Brooke Schlosser: Sue Kenney
Jonny Weston: Thom
Kyle Coffman: Dakin
Informazioni e curiosità su Un giorno questo dolore ti sara' utile
Ispirato al romanzo “Un Giorno questo Dolore Ti Sarà Utile” di Peter Cameron.NOTE DI REGIA di Roberto Faenza
PROLOGO
Questa è la seconda volta che giro un film a New York. La prima è stata nel 1983, quando ho realizzato Copkiller con Harvey Keitel e il leader dei Sex Pistols Johnny Rotten. Una pellicola che nel tempo è diventata un piccolo “cult”, specie nei paesi di lingua inglese.
GIRARE A NEW YORK: IERI E OGGI
Da allora le cose sono molto cambiate e fare cinema a New York è diventato molto più difficile. A causa soprattutto delle “Union” che si oppongono alle produzioni intenzionate a impiegare tecnici e maestranze stranieri, a differenza dei nostri sindacati, pronti ad accogliere le produzioni americane.
Il tema della reciprocità dovrebbe essere una battaglia da ingaggiare, perché non è giusto che le loro produzioni possano far lavorare in Italia chiunque, dagli attori ai tecnici alle maestranze, mentre noi italiani o europei non possiamo far lavorare negli Stati Uniti quasi nessuno. Basti pensare che su una troupe di 105 persone abbiamo potuto impiegare solo due italiani e solo dopo una lunga trattativa.
Girare a New York, oggi, è impresa parecchio ardua. Dopo l’11 settembre la città vive in paranoia e i permessi per girare sono centellinati.
Al confronto, Los Angeles è un paradiso. Lì, tutto è reso più facile grazie a una popolazione abituata al cinema, la cui maggioranza vive proprio grazie a quell’industria. Ma i newyorkesi la vedono diversamente: secondo loro a Los Angeles prima ti dicono “welcome”, ma appena ti giri aggiungono “fuck you”. Mentre a New York prima ti dicono “fuck you”, ma poi ti danno il benvenuto. E in effetti in occasione di questo film sono nate non solo delle belle collaborazioni tecniche e artistiche, ma anche delle bellissime amicizie
AL CINEMA CON L’AVVOCATO
In una riunione di preparazione mi imbatto per la prima volta nella parola “Clearance”. Vi partecipa un team di avvocati esperti nel verificare tutto ciò che nella sceneggiatura possa essere oggetto di controversia o richieda specifiche liberatorie. Il team esamina con la lente di ingrandimento ogni riga della sceneggiatura e mette in guardia la produzione sui criteri da seguire. In pratica tutto ciò che compare anche in un solo fotogramma del film può essere oggetto di contestazione, specie in America dove gli avvocati sono più numerosi delle formiche e dove a volte si può diventare milionari intentando le cause più azzardate.
Una vertenza singolare l’ho vinta io stesso quando nel 1970, insegnando al Federal City College di Washington D.C. e facendo parte dell’organizzazione del MayDay contro Nixon e la guerra in Vietnam, sono stato arrestato insieme a Jane Fonda, al famoso pediatra Benjamin Spock e a una ventina di leader della manifestazione. Rinchiusi nello stadio di Washington per tre giorni e tre notti, colpiti da gas lacrimogeni lanciati dagli elicotteri della polizia, una volta usciti e schedati come criminali, abbiamo intentato una class action contro il governo americano perché arrestati senza aver commesso alcun reato, prima ancora di arrivare alla manifestazione davanti alla Casa Bianca. Abbiamo affidato la causa all’American Civil Liberties Union, formata da agguerriti legali impegnati nel sociale, e la causa è durata meno di un anno.
Poco dopo il verdetto dei giudici, mi sono visto recapitare una busta del governo americano che chiedeva scusa per l’arresto illegittimo e allegava un assegno circolare di $24.000 per il danno subito.
Un regalo fantastico che mai mi sarei aspettato. Devo ammettere che ogni volta che torno in America spero che mi arrestino di nuovo.
LA GRANDE DIFFERENZA
Come è noto, la differenza tra il cinema che facciamo noi e quello che si fa negli Stati Uniti è abissale. Come si suol dire, là si usano i film per fare i soldi, da noi si usano i soldi per fare i film. I registi americani si trovano impegnati a ragionare in termini più pragmatici che ideali, in quanto nel loro paese il dio denaro è sovrano. Nessuno ha mai sentito parlare di contributi a film di interesse culturale o di premi di qualità. Le produzioni possono casomai, a volte, avvalersi di incentivi legati alle spese sostenute, a seconda degli Stati che li propongono per favorire le economie locali. Sembrerà strano che un regista invece di parlare di cose creative e similari si occupi soprattutto di questioni economiche e finanziarie, ma sei vuoi fare un film negli Stati Uniti non puoi farne a meno.
FINAL CUT, PRIVATE INVESTORS E SOGNI
A differenza di quanto succede in Italia, pochissimi registi hanno il “final cut”: l’ultima parola spetta a chi mette i soldi, siano essi gli studios o i “private investor” che giocano nel cinema come potrebbero giocare in borsa: aspettandosi dei profitti. Uno di loro a soli 26 anni ha già investito in una decina di film, incluso uno sul crollo di Wall Street. Quando gli dico che da noi i registi impiegano in media 8-10 settimane di riprese e alcuni anche di più, mi risponde che questa è la ragione per cui non investirà mai in Italia. Per gli “investor” il budget di un film viene valutato in rapporto a quanto realisticamente potrà incassare, e dunque le settimane di lavorazione vengono programmate di conseguenza.
Tutto il resto viene lasciato ai sognatori. Non sono sicuro, però, che la statistica possa essere l’unica regola del cinema. Anche il sogno è un ingrediente essenziale. E a noi italiani conviene farne largo uso.
EPILOGO
Aveva ragione Orson Welles quando si lamentava di avere vissuto il 99% della sua vita “hustling” (darsi da fare freneticamente) e solo l’1% a fare film, mentre avrebbe ardentemente desiderato il contrario.
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