La fisica dell'acqua di Felice Farina

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locandina La fisica dell'acqua
 
Regista: Felice Farina
Titolo originale: La fisica dell'acqua
Durata: 76'
Genere: Drammatico
Nazione: Italia, Svizzera, Francia
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: 30 Aprile 2010 (cinema)

Attori: Claudio Amendola, Paola Cortellesi, Francesca Brizzolara, Ferruccio Calamari, Giorgia Cardaci, Stefano Dionisi, Fabio Ferrari, Camilla Frontini, Samuele Longhi, Simona Nasi
Soggetto: Felice Farina, Eleonora Fiorini
Sceneggiatura: Mauro Casiraghi

Trama, Giudizi ed Opinioni per La fisica dell'acqua (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Pietro Sciortino
Montaggio: Esmeralda Calabria
Musiche: Franco Piersanti
Effetti speciali: Matteo Marson
Scenografia: Gianni Silvestri
Costumi: Grazia Colombini

Produzione: Ninafilm, Rossellini Film TV
Distribuzione: Iris Film

La recensione di Dr. Film. di La fisica dell'acqua
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Informazioni e curiosità su La fisica dell'acqua


Note dalla produzione:
GLI SCENEGGIATORI
Eleonora Fiorini
Per me scrivere significa organizzare un’intuizione, metterla a posto, dargli una forma. Finché non trovo la struttura giusta di una sceneggiatura non ho pace (e di conseguenza tutti miei familiari). Per me la forma è il vero contenuto di una storia, lo ammetto. Non a caso l’arte che amo di più in questo campo è il montaggio. Credo che i montatori siano potenzialmente i veri creatori della storia.
In questo senso, La fisica dell’acqua è stato l’esperimento in cui ho potuto maggiormente lavorare sulla struttura visto che la prima intuizione è stata quella di raccontare la storia su diversi piani spazio temporali.
Il film non è solo la vicenda di un bambino che, incontrando un fantasma, scopre un terribile segreto familiare. Quello è l’archetipo universale, una base da cui partire. Ciò che mi interessava era raccontare come il bambino raggiunge la verità. E per fare questo bisognava entrare nella sua mente. Il film non è che un viaggio nel suo cervello mentre il piccolo protagonista, pieno di sensi di colpa per aver causato un incidente in cui è stata vittima la madre, sta correndo verso l’ospedale. E’ in quel lasso di tempo e dentro di lui che si svolge il film. Immaginate quei documentari sul corpo umano in cui una sonda entra nelle vene di un essere umano e viaggia insieme al sangue. Ecco il film è un po’ questo, solo che il viaggio accade nel cervello ed è lo stesso bambino a compierlo per noi.

Mauro Casiraghi
Rendere visibile l’invisibile: questo per me è lo scopo del racconto cinematografico.
Scandagliare un mistero celato sotto la superficie, riconoscerne la forma e portarlo alla luce per mostrarlo a chi sa guardare. Nel film La fisica dell’acqua questo mistero passa attraverso lo sguardo di un bambino, custode inconsapevole di un dramma sproporzionato alla sua statura, poche decine di centimetri che lo separano dalla terra sotto cui è sepolto suo padre. E’ uno svelamento difficile, per un terzo indagine poliziesca, un terzo ricerca scientifica, un terzo esorcismo pagano della memoria. Un azzardo della scrittura, prima ancora che della messa in scena, carico di rischi. E’ la prima sceneggiatura che ho scritto ed è stata da subito una lama su cui scivolare in equilibrio, a piedi scalzi, con gioia. Ma che altro dovrebbe essere il cinema? A cosa servirebbe rifugiarci nella rappresentazione di un mondo irreale in cui gli incubi e i ricordi non esistono e dove tutto rimane congelato sulla superficie dello schermo? Cercare l’essenziale e renderlo visibile agli occhi, oltre che essere un riferimento al Piccolo Principe, è uno dei rischi che il cinema deve continuare a prendere.

NOTE DI REGIA
La verità è rivoluzionaria e lo sarà sempre. Ma da sempre, dagli albori della storia sociale dell’uomo, essa viene e manipolata e sottratta, spesso seminando un’amara rassegnazione all’infelicità. A un certo punto della mia vita ho cominciato a essere molto sensibile alla sottrazione della verità che gli adulti fanno ai bambini: infatti, è da quel gesto così pieno di significato, fatto per lo più con sistematica incoscienza, che ha origine il perpetuarsi del mondo deprivato della verità. Ecco come sono arrivato all’idea di questo film, del contatto con la verità più pura, quella cercata da un bambino. Una verità personale, non ideologica, che ha il sapore di una piccola rivoluzione, perché ad affermarla è un bambino che non si arrende, che ha il coraggio di ribellarsi agli adulti.
Ma la rivoluzione - o cambiamento - determinato dalla verità porta in sé un elemento tragico: ecco perché ho scelto ed elaborato assieme agli sceneggiatori una storia che tenesse insieme l’istinto di ribellione con il nucleo della tragedia classica. Ho collocato – non senza difficoltà – il cuore della storia in una zona posta simbolicamente al confine con la coscienza; perché la verità non si manifesta mai a mezzogiorno, ma nelle ombre dell’alba o del tramonto; in questo caso, nell’acqua di notte. Lì, portando con l’istinto la coscienza ai suoi limiti, il bambino coglie la verità, nell’attimo in cui si rivela; da lì può scendere nel pozzo della memoria. Che si possano trattenere i ricordi di pochi mesi di vita è stato per molto tempo dubbio; io lo credo possibile (in ogni caso sono riportate diverse evidenze cliniche), e l’ho utilizzato nel film per indicare il percorso verso la riappropriazione di sé fatto da Alessandro.
E la verità voglio dirla ora, qui, evitando di occultare la difficile storia produttiva di questo film, che lo ha visto interrompersi alla fine delle riprese alcuni anni fa, per il fallimento della casa di produzione. Preferisco rischiare il patetico piuttosto che proporre brodini riscaldati: il suo recupero è stato un percorso difficile, ma questa piccola opera si ostinava così caparbiamente a vivere da sorprendermi a volte, portandomi a pensare che la travagliata storia produttiva in qualche modo ricapitolasse il film stesso, e non potesse essere altra. Essa comunque si è ripagata col calore e l’aiuto di molti amici che hanno creduto nel film, con molte intelligenze che ci hanno lavorato, e con incontri importanti come quello con Esmeralda Calabria, che ha trovato la strada - per me misteriosa - per mettere l’intero film al livello degli occhi del piccolo protagonista; e con Renzo Rossellini, che si sta occupando del mio film con quel suo confortevole bagaglio antico e forte di tanti film prodotti, di tanti profondi insegnamenti lasciati da Roberto e ancora vivissimi, a cui mi sento inesorabilmente legato.
Passando dai contenuti alla forma, alla regia e allo stile del film, beh, mi sento figlio più di Georges Méliès che dei Lumière, (che considero ben rappresentare la parte affaristica del cinema, sempre così problematica...) ed è da artigiano che ho lavorato fin dall’inizio, provandone un’intrinseca soddisfazione. Ho cercato di farlo con pazienza e meticolosità, progettando le sequenze, le immagini una a una. Molte parti del film poggiano sulla rappresentazione dello stato alterato della coscienza del bimbo. Facendo tesoro di molta passione ed esperienza nel campo, ho inoltre realizzato personalmente i visual effects in 2k assieme a Matteo Marson, con un’esperienza di controllo diretto e completo dell’immagine che mi ha riavvicinato all’essenza del cinema; che continua, credo, oltre la morte della pellicola, oltre i rivolgimenti di mezzi e sistemi.

Claudio Amendola visto dal regista
Se Claudio fosse uno dei quattro elementi, sarebbe la terra. Quando è davanti alla cinepresa infatti è ben piantato a terra, e questo fa sì che la sua figura parli in modo forte e naturale. Ho pensato che questo era importante per il tormentato personaggio che c’era da mettere in scena, per creare il contrasto, lo sdoppiamento che lo possiede.

Paola Cortellesi vista dal regista
Paola Cortellesi non è un’attrice comica, non è un’attrice drammatica; è un’attrice e basta, perché ama immensamente questo lavoro, e lo fa con una dedizione e una calma che indicano tutta la sua nobiltà. Mi entusiasmano le esperienze in cui si fa quella ricerca sottile, si prova e si riprova a variare, a costruire il personaggio al meglio; con Paola è stato così.

Stefano Dionisi visto dal regista
Con Stefano ho avuto la soddisfazione di sperimentare la perfetta corrispondenza tra attore e personaggio, quasi senza doverlo costruire.
E’ bello lavorare su un personaggio rubando all’anima dell’attore i tratti della sua identità, com’è accaduto in questo caso.

Lorenzo Vavassori visto dal regista
Dopo parecchie settimane di incontri e provini, cominciavo ad essere molto preoccupato
per non aver trovato ancora il protagonista del film. Lorenzo è arrivato alla fine di
un’ennesima giornata senza risultati, noi stanchi e scoraggiati. Alla fine del suo provino
ho fatto una cosa che si fa raramente: gli ho detto subito, lì per lì, che avrebbe avuto la
parte. Lui ha cominciato a fare dei salti di gioia che di solito i ragazzini fanno quando
segna la squadra del cuore. Nessuno degli altri bambini che avevo incontrato fino ad
allora, convinti a forza o trascinati dalle madri, lo avrebbe mai fatto. Aveva sette anni,
seconda elementare, ed ha lavorato per tutte le dieci settimane del film senza smettere
di crederci un solo minuto. Infatti in seguito nessuno è stato in grado di impedirgli di
continuare a recitare e credo che continuerà.

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