Regista: Deepa Mehta
Titolo originale: I figli della mezzanotte
Durata: 146'
Genere: Drammatico
Nazione: Regno Unito
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 28 Marzo 2013 (cinema)
Attori: Satya Bhabha, Shahana Goswami, Rajat Kapoor, Shabana Azmi, Ronit Roy, Siddharth, Seema Biswas, Shriya Saran, Kulbhushan Kharbanda, Darsheel Safary, Anita Majumdar
Soggetto: Salman Rushdie
Sceneggiatura: Salman Rushdie
Trama, Giudizi ed Opinioni per I figli della Mezzanotte (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: I figli della mezzanotte
Durata: 146'
Genere: Drammatico
Nazione: Regno Unito
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 28 Marzo 2013 (cinema)
Attori: Satya Bhabha, Shahana Goswami, Rajat Kapoor, Shabana Azmi, Ronit Roy, Siddharth, Seema Biswas, Shriya Saran, Kulbhushan Kharbanda, Darsheel Safary, Anita Majumdar
Soggetto: Salman Rushdie
Sceneggiatura: Salman Rushdie
Trama, Giudizi ed Opinioni per I figli della Mezzanotte (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Giles Nuttgens
Montaggio: Colin Monie
Musiche: Nitin Sawhney
Scenografia: Dilip Mehta
Costumi: Dolly Ahluwalia
Produttore: David Hamilton,Dilip Mehta,Stephen Woolley, Elizabeth Karlsen
Produzione: David Hamilton Productions, Hamilton-Mehta Productions, Number 9 Films
Distribuzione: Videa CDE
Montaggio: Colin Monie
Musiche: Nitin Sawhney
Scenografia: Dilip Mehta
Costumi: Dolly Ahluwalia
Produttore: David Hamilton,Dilip Mehta,Stephen Woolley, Elizabeth Karlsen
Produzione: David Hamilton Productions, Hamilton-Mehta Productions, Number 9 Films
Distribuzione: Videa CDE
La recensione di Dr. Film. di I figli della Mezzanotte
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Colonna sonora / Soundtrack di I figli della Mezzanotte
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Informazioni e curiosità su I figli della Mezzanotte
Note dalla produzione:
I FIGLI DELLA MEZZANOTTE – INTERVISTA CON LA REGISTA Deepa Mehta
Come mai questo libro? Questa storia?
Ho letto I Figli della Mezzanotte per la prima volta nell’inverno del 1982 a Delhi. Ricordo distintamente di averne parlato con stupore a un mio amico mentre passeggiavamo per i Lodhi Gardens. Ebbe un enorme impatto su di me. Stranamente ricordava la mia vita, e per un novello filmmaker, agli inizi degli anni ’80, il libro scorreva come un film, si distingueva per un linguaggio cinematografico e affondava le sue radici nel cinema popolare indiano. Il coraggioso humour dark del romanzo, unito all’affetto per tutte quelle fissazioni umane, mi hanno toccato. Salman ed io spesso parlavamo della possibilità di lavorare assieme. Una sera a cena gli chiesi chi avesse i diritti di I Figli della Mezzanotte. Disse che li aveva lui. Gli chiesi di rivendermeli e così mi vendette l’opzione per un dollaro. Non è stata una cosa premeditata; è stato puro istinto.
Di che parla il film?
E’ un romanzo di formazione, con tutti gli ostacoli e le difficoltà legate alla crescita, e il terribile peso delle speranze. Ciò che lo rende diverso da altri film con tematiche simili è che questa storia non parla solo di un ragazzino ma anche del suo paese, entrambi nati in un momento fondamentale della storia dell’India. Il viaggio di Saleem, il nostro eroe vulnerabile e malconsigliato, mentre cerca di trovare la sua nuova voce nel mondo, è sempre legato alle battaglie dell’India, nel momento in cui si è appena resa indipendente.
L’arte per sua stessa natura è politica e ritengo che I figli della mezzanotte dica qualcosa d’importante e di universale sulla sopravvivenza, la libertà e la speranza.
Perché questo film ora?
C’è un detto: ‘la fortuna premia chi è preparato’. Le scelte che ho fatto nella mia vita e i miei film precedenti mi hanno sicuramente fornito le conoscenze tecniche e la fiducia in me stessa per poter affrontare un film epico sulla mia nazione, ma per molti versi, mi è sembrato di imparare l’arte cinematografica completamente da zero. Il desiderio di fare questo film è scaturito dal mio istinto più viscerale. Sapevo di volerlo fare, ma affrontare questa sfida ha richiesto una grande dose di coraggio. Credo che la dedizione del mio socio produttore, David Hamilton, e la sua guida abbiano reso possibile tutto ciò. Alcune delle decisioni più importanti nella vita dipendono da quell’indiscernibile sentimento che ti fa capire quando è arrivato il momento giusto. Ed era proprio quello. Il mio team (lo scenografo, l’operatore, il costumista e il montatore) era disponibile al completo. Erano tutti felicissimi di poter lavorare in I Figli della Mezzanotte, e questo vale anche per il meraviglioso cast.
Ma credo che il fattore più vitale di tutti sia il piacere e il divertimento puro di lavorare assieme a Salman, e la nostra profonda sincronia nei confronti del tema centrale della storia. Salman ed io abbiamo entrambi lasciato l’India; io sono andata in Canada, e lui in Inghilterra e in America, ma abbiamo delle radici simili legate all’India. Quelle prospettive e quei ricordi comuni, oltre alla sua generosità creativa e al suo umorismo, sono ciò che ha permesso la realizzazione di questo film. Riguardo agli artisti di nazionalità indiana che sono emigrati, Salman una volta ha detto, “ La nostra identità è allo stesso tempo plurale e parziale. A volte ci sembra di cavalcare due culture; altre volte, ci sembra di avere due occasioni e di lasciarcele scappare entrambe. Ma per quanto ambiguo e scivoloso possa essere il terreno, non è affatto un territorio arido per uno scrittore.”
Questo film è una “lettera d’amore per l’India” da parte sua?
Salman ha detto spesso che il libro è la sua lettera d’amore nei confronti dell’India. Spero che il film rifletta lo stesso sentimento. Le ultime battute sono, “La verità è stata meno gloriosa del sogno. Ma noi siamo sopravvissuti e siamo andati avanti. E le nostre vite sono state, nonostante tutto, degli atti d’amore.” La storia diviene universale nel suo messaggio d’amore e di redenzione.
Come ha lavorato assieme a Salman sull’adattamento, e quali sono le differenze più importanti rispetto al libro?
Dopo che Salman ci ha venduto l’opzione del libro, ha acconsentito, sebbene con riluttanza, a scrivere la sceneggiatura. Il libro è già di per sé viscerale e cinematografico; il problema è la lunghezza. Il romanzo ha 533 pagine e la prima bozza della sceneggiatura ne aveva 260. Agli inizi, durante il nostro più importante incontro per la sceneggiatura, Salman ed io abbiamo portato entrambi delle liste scritte a mano dei momenti drammatici che avrebbero dovuto essere conservati. Si potrebbe pensare al karma o alla magia, perché le nostre liste corrispondevano, quasi su ogni punto. La crudele decisione di tagliare certe scene spettava solo a Salman: intere parti della storia e personaggi, andati.
E poi il difficile equilibrio nel riuscire a plasmare, cambiare o aggiungere: era questo il nostro obiettivo comune. Io ho suggerito scene, momenti, emozioni. Abbiamo scritto molte versioni. Abbiamo continuato a fare dei dolorosi tagli fino al momento stesso delle riprese e persino in fase di montaggio. Abbiamo però mantenuto e protetto il filo conduttore centrale della storia, legandolo sempre a Saleem. I cambiamenti maggiori rispetto al libro sono che Saleem e Shiva sono uniti inestricabilmente nel corso di tutta la vicenda, e poi a Shiva è stata data maggiore importanza; la storia ruota attorno al triangolo Saleem-Parvati-Shiva. Ricalibrare e rimodellare le ultime scene durante e dopo lo Stato di Emergenza è una delle modifiche più importanti che abbiamo fatto, ma rovinerei il finale se dicessi di più. Abbiamo anche cancellato il narratore (del romanzo), e al suo posto Salman ha inserito una voce fuori campo evocativa, essenziale e precisa, che lui stesso interpreta.
Come si è preparata per I Figli della Mezzanotte?
Ho la terribile reputazione di trascorrere i miei momenti di pausa senza muovermi a meno ché non sia costretta. Devyani, mia figlia, dice spesso che l’esercizio preferito di sua madre è “girare le pagine di un libro”! Beh, è un’esagerazione ma in un certo senso è vero. Tutto è cambiato sei mesi dopo che il progetto di I Figli della Mezzanotte è stato approvato. Ho trovato un allenatore molto incoraggiante e sono andata in palestra ogni giorno (anche se controvoglia!) prima dell’inizio della produzione. Sentivo di avere bisogno di ogni grammo di forza e di consapevolezza, e questa preparazione fisica è stata la cosa più vitale di tutte. Questo film, più di qualsiasi altro, per la sua portata, necessitava non solo della mia concentrazione ma anche di tutta la mia energia. E’ la decisione più saggia che abbia mai preso. La preparazione del cast è una cosa essenziale. Un mese prima delle riprese abbiamo fatto un workshop intensivo a Mumbai con gli attori, condotto da Neelam Choudhry, un regista teatrale di Chandigarh.
Non sono state delle semplici prove del copione; si è trattato di un lavoro basato sul Natya Shastra, un trattato scritto in India nel 4 secolo a.c. sull’arte teatrale, che include una rasabox, o griglia, di nove stati mentali e di emozioni essenziali: amore, repulsione, coraggio, codardia, humour, erotismo, sorpresa, compassione e pace. Questo lavoro intensivo ci ha uniti come gruppo e ci ha fornito le basi emozionali necessarie per il film. Non uso liste di riprese o storyboard; è l’attore che motiva la mia macchina da presa. Dagli attori capisco quale sarà il centro emozionale della scena e a quel punto giriamo. Ormai il mio storico Direttore della Fotografia, Giles Nuttgens, ed io abbiamo sviluppato un linguaggio tutto nostro. Ma la preparazione più importante (a parte la palestra!) è stata quella di pianificare meticolosamente il mondo del film.
In I figli della mezzanotte incontriamo quattro generazioni, in cinque diversi periodi storici; ci sono tre guerre, 64 location, e 127 parti parlate, oltre ad animali, bambini, serpenti, scarafaggi [In realtà, questi ultimi non hanno funzionato molto bene. Il nostro ammaestratore di scarafaggi ha fallito nell’impresa]. E ogni cosa nel mondo del film doveva essere spedita, trovata, creata o costruita in Sri Lanka. Il mio alleato più vicino e seconda mente\occhi è sempre mio fratello Dilip, che è responsabile dell’intero “look” di questo film. Ha combattuto in nome dell’autenticità in ogni aspetto del film: a livello visivo, storico, di classi sociali, di accenti, di sfondi religiosi… nessun dettaglio troppo grande (guerre, elicotteri, parate) o troppo piccolo (formiche, lucertole) è sfuggito al suo minuzioso esame. Non c’è nessun altro di cui mi fidi così ciecamente, che conosca l’ambiente storico e la “vera” India, capace di creare tutto questo in maniera impeccabile e con una tale passione nei confronti dell’accuratezza e della bellezza.
Ha subito influenze cinematografiche mentre preparava le riprese di I Figli della mezzanotte?
Mentre scrivevo la sceneggiatura, ho pensato molto a film classici ed eleganti come Il Gattopardo, anch’esso un film storico/politico. Mentre si avvicinava l’inizio delle riprese, e mi immergevo sempre di più nella sceneggiatura e nell’energia necessaria per dar vita alla storia, ho iniziato a pensare a film come Il Conformista – pellicola con una narrazione dura e immediata.
Per tutto il tempo, Giles ed io abbiamo pensato a un dipartimento di mdp tradizionale, e sono stati inviati in Sri Lanka molti binari per carrelli e dolly extra. A una settimana dalle riprese ho capito che avremmo dovuto intensificare l’energia del film, continuando costantemente a muoverci psicologicamente, avendo sempre un senso d’immediatezza e di fluidità, liberandoci quindi dal fardello di set complessi. Il materiale era troppo. Perciò abbiamo messo da parte gran parte delle attrezzature e Giles ha girato il film quasi interamente a mano, da vicino, in maniera intima, e con grande energia. E’ stata una grande liberazione per tutti noi.
Come voleva affrontare gli elementi magici o di realismo magico?
Ho sempre voluto mostrare il fantastico attraverso il realismo. Non ho mai voluto grandi dosi di computer grafica e di effetti visivi; ci sono alcuni effetti nel film, ma sono abbastanza contenuti.
Volevo che gli elementi fantastici fossero agganciati alla realtà. Salman ha descritto i figli come “dotati di poteri o dannati dalla telepatia”. Spetta al pubblico fare le proprie conclusioni sulle esperienze di Saleem, la sua solitudine, la sua vivida immaginazione e la realtà corporea dei Figli. Il film gioca intenzionalmente attorno ai salti temporali, presagendo sogni e stregonerie.
L’elemento magico più significativo è probabilmente il cesto dell’invisibilità di Parvati, che però viene usato in maniera molto pratica e credibile. Almeno secondo Picture Singh …e i maghi sono gli ultimi a credere nella vera magia. Per me il film cambia magicamente la definizione di famiglia. Alla fine del film, il concetto di famiglia di Saleem (e forse il nostro) cambia completamente.
Come ha estratto tutti gli aspetti di questa storia così complessa in fase di montaggio?
Quando abbiamo terminato le riprese, il mio montatore Colin Monie ed io sapevamo che I figli della mezzanotte doveva essere costruito in diverse fasi, e che dovevamo finire ogni fase prima di passare alla successiva. Le fasi erano le seguenti:
1) Carne e sangue: Saleem e le storie dei personaggi e delle famiglie dovevano essere formate per prime;
2) Poi venivano le varie epoche, la Storia e le guerre, che dovevano funzionare nel contesto della storia generale del film e dovevano essere chiare;
3) Poi era il turno del tema: la politica e quello che il film racconta dell’India doveva essere incastonato in tutto il resto.
…Ed è proprio così che il film è stato costruito: scena per scena, proiezione dopo proiezione.
Dalla storia personale e intima– alla saga familiare – allo sfondo epico.
Abbiamo protetto il nocciolo personale, intimo ed emozionale di tutti i personaggi di questo quadro così vasto, pieno di disastri, di guerre, di eventi terribili. Non è stato sempre facile, né lo è stato decidere quanta storia e politica includere nel film. E’ un film per spettatori di tutto il mondo che hanno una conoscenza più o meno approfondita della storia indiana, e non volevamo correre il rischio di spiegare troppo, o troppo poco.
Deepa Mehta
I FIGLI DELLA MEZZANOTTE–IL MAKING OF DE I FIGLI DELLA
MEZZANOTTE, SALMAN RUSHDIE
Deepa Mehta ed io abbiamo accettato di lavorare assieme per fare un film tratto da I figli della mezzanotte il 9 giugno del 2008. Stavo passando per Toronto per il tour di presentazione in Nord America per la pubblicazione de L’Incantatrice di Firenze, e la mia sera libera sono andato a cena con Deepa. Mi chiese chi avesse i diritti di I Figli della Mezzanotte; le risposi che li avevo io; e così mi domandò se poteva farne un film; Dissi di si. Tutto qui. Quattro anni e mezzo dopo, le riprese del film del "libro che era impossibile trasformare in un film" sono terminate, e io ho imparato davvero molto su cosa significhi riuscire a fare un film. Ho imparato, ad esempio, che quando dei potenziali finanziatori ti dicono che adorano il tuo libro, che amano la tua sceneggiatura, adorano Deepa, e sono assolutamente pronti ad aiutarti a realizzare il film, in realtà, quello che intendono dire è: "Buongiorno."
Nel corso degli anni, prima di Deepa, David Hamilton ed io avevamo già tentato più di una volta di fare un film tratto da Figli della Mezzanotte, ma senza successo. Ci sono talmente tante ragioni per le quali un film possa naufragare. Di conseguenza, ho sviluppato un enorme rispetto per chiunque riesca a fare un film.
Ho anche iniziato a pensare – e non sono certo un superstizioso – che sia stato meglio se quei primi nostri tentativi sono falliti. Potrei quasi usare la parola "karma." Sono felice che siamo riusciti a mantenere il completo controllo creativo del progetto e di aver fatto il film che Deepa ed io volevamo fare.
Nessuno ci ha detto come scriverlo, quali attori scegliere, come girare o montare, perciò non c’è nessun altro da incolpare, ed è proprio questo che volevamo. Anni fa, Hanif Kureishi mi raccontò della sua felice collaborazione con Stephen Frears in My Beautiful Laundrette, e Paul Auster mi aveva detto più o meno lo stesso riguardo a Wayne Wang in Smoke e in Blue in the Face.
Era da tanto tempo che speravo di incontrare un filmmaker col quale avere una collaborazione così felice e fruttuosa. Deepa Mehta è stata la risposta a questo mio sogno.
Sin dal nostro primo incontro per parlare della sceneggiatura, ci siamo resi conto di essere magicamente d’accordo riguardo al modo in cui affrontare l’adattamento. Quando ho suggerito di abbandonare la "narrazione di cornice" del romanzo in cui il protagonista, Saleem, racconta la sua storia a Padma, la “Donna dei Sottaceti”, nella Fabbrica di cetrioli di Bombay – in quanto era un espediente troppo "letterale" che nel film avrebbe continuamente interrotto l’identificazione del pubblico con i personaggi - Deepa ha detto, "Stavo per suggerirlo ma pensavo che non saresti stato d’accordo."
E quando le ho mostrato la mia prima lista di scene da inserire, lei ha tirato fuori la sua, ed erano quasi identiche. Abbiamo fatto gran parte del casting assieme a Bombay, ed anche quando non eravamo nello stesso posto allo stesso momento discutevamo degli attori, vedevamo le clip del loro lavoro, ci emozionavamo di alcuni e ne scartavamo altri. Quando a Deepa è venuto in mente l’allora quasi sconosciuto Satya Bhabha per il ruolo del protagonista, lei lo ha mandato da me, e solo dopo che entrambi abbiamo intravisto in lui la dolcezza e la vulnerabilità che stavamo cercando, Deepa gli ha offerto formalmente il ruolo. Abbiamo incontrato un gran numero di nomi famosi di Bollywood, ai quali ho dovuto raccontare il film a casa loro o, addirittura, nelle loro limousine; ma alla fine eravamo d’accordo di evitare di scegliere le megastar di Bombay, che non sono abituate a lavorare in film corali. Invece, abbiamo scelto degli attori meravigliosi, sempre molto famosi, che hanno lasciato a casa i loro ego dando il meglio di sé.
E’ stata un’esperienza straordinaria vedere il mio romanzo prendere vita grazie a tanti professionisti di talento che hanno lavorato in maniera armoniosa. Le scenografie di Dilip Mehta, con il suo occhio meticoloso per i dettagli storici, ha dato vita al mondo di I Figli di Mezzanotte, che sembrava scaturito dai miei ricordi d’infanzia in maniera talmente vivida e accurata che ci sono stati dei momenti in cui sono rimasto letteralmente senza fiato: ma guarda, ecco la vecchia Rolleiflex di mio padre! Guarda, ecco le oche feroci di mia nonna! La magnifica macchina da presa di Giles Nuttgens ha fotografato un mondo al contempo epico e intimo, al quale il montaggio di Colin Monie ha conferito ritmo e forma; e la colonna Sonora di Nitin Sawhney ha sottolineato ogni scena rendendola più bella, e aggiungendo ulteriori strati di emozione; e poi la regia ferocemente gentile di Deepa Mehta ha orchestrato il tutto, dando vita ad un film fedele allo spirito del romanzo originale ma che, allo stesso tempo, possiede una sua autorità e s’impone come un’opera d’arte a tutti gli effetti. Il film è fatto, e spetta agli altri giudicare il nostro operato. E’ questa la scommessa dell’arte: fare quel che si vuole e poi offrirlo al pubblico, e sperare che riesca a emozionarlo. Quando ciò avviene, con un film e con un libro, è la migliore sensazione del mondo.
Salman Rushdie
I FIGLI DELLA MEZZANOTTE– NOTE DI PRODUZIONE, DAVID HAMILTON
Le sfide della Produzione
La frase “è impossibile” è stata il ritornello comune pronunciato dai diversi membri dell’industria cinematografica, quando si trovavano a discutere dell’adattamento del romanzo di Salman Rushdie I Figli della Mezzanotte. Si riferivano non solo alla difficoltà creativa nel convertire un romanzo profondamente complesso, ricco di strati e di sfumature, in una sceneggiatura cinematografica. Ma prevedevano anche le enormi sfide che il team produttivo avrebbe dovuto affrontare a causa della vastità della storia, della portata topografica, del numero di personaggi e di tutte le loro gesta. I miei colleghi non avevano torto, ovviamente. Ma non era impossibile, bensì solo molto difficile. Abbiamo dovuto trovare o creare 64 diverse location e poi le abbiamo dovute arredare a seconda delle diverse epoche storiche (che coprono cinque secoli).
Abbiamo scelto 127 attori e migliaia di controfigure e abbiamo dovuto vestire ognuno di loro a seconda del ruolo, dai maghi di strada ai generali dell’esercito. Mettere su e girare 300 inquadrature per la computer grafica ha richiesto d’inventare e poi ricreare luoghi ed eventi che neanche esistono nel mondo reale. Andare alla ricerca di mobili antichi, articoli casalinghi e attrezzature, e convincere i proprietari a prestarci i loro preziosi oggetti. Non esistono magazzini di arredi scenici in Sri Lanka, perciò abbiamo dovuto ricorrere a contatti personali e a molte tazze di tè. Abbiamo dovuto reperire e proteggere attrezzature militari d’epoca, adatte sia all’esercito indiano che a quello pakistano, per le tre guerre descritte nel film.
Dilip Mehta, il nostro bravissimo scenografo, è un amante dei dettagli ed ha trascorso giornate intere ispezionando gli immensi magazzini dell’esercito dello Sri Lanka per trovare le esatte repliche delle attrezzature necessarie, tra cui carri armati, mezzi corazzati, aerei, elicotteri, artiglieria e qualsiasi altro tipo di arma.
Dovevamo usare le nostre capacità tecniche e le attrezzature disponibili per creare atmosfere che spaziavano dalle magiche Conferenze dei Figli Della Mezzanotte, alle battaglie negli acquitrini, e dagli eleganti salotti inglesi, agli infiniti e odiosi crepuscoli, passando per una corsa in scooter, attraverso le strade infuocate di Karachi, durante un raid aereo di mezzanotte. Giles Nuttgens, il nostro bravissimo direttore della fotografia ha dato il meglio di sé in ogni circostanza e, assieme a Deepa, ha creato 90.000 metri di eccellenza visiva.
Tutto ciò doveva essere organizzato in 70 giorni di riprese della troupe principale e in tre mesi di riprese della seconda unità. Reid Dunlop, il nostro primo aiuto regista, ha dovuto creare oltre 35 tabelle orarie. Ogni singolo giorno, con grande humour e un elegante aplomb, ha risolto quello che potremmo definire un cubo di Rubik.
L’Interruzione
Dopo quattro settimane di riprese complicate ma serene, anche avendo tutti i permessi in mano, ho ricevuto una lettera che mi chiedeva di interrompere le riprese. Mi dissero che l’ambasciatore dello Sri Lanka in Iran aveva ricevuto un comunicato dal Governo Iraniano in cui esprimevano la loro angoscia riguardo alle riprese di un film basato su uno dei libri di Salman Rushdie. Ho trascorso le successive 92 ore a cercare di fargli cambiare idea, mentre, simultaneamente, tentavo di mettere assieme un piano alternativo, per spostare l’intera produzione in Sud Africa. Abbiamo chiesto l’aiuto dell’Alta Commissione Canadese, abbiamo spostato tutte le nostre attrezzature e abbiamo montato una parte del film nell’edificio dell’Alta Commissione. Credo che, a volte, in questo mondo cinico sia facile dimenticare che ci sono ancora delle persone il cui senso morale e le cui capacità diplomatiche corrispondano a quelle descritte nei romanzi della fine del diciannovesimo secolo. Bruce Levy, il nostro Ambasciatore in Sri Lanka, si è rivelato un grande uomo, e senza il suo instancabile aiuto questo film non sarebbe stato mai realizzato.
Fortunatamente, il Presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksat, è intervenuta in nostro favore e abbiamo completato le riprese senza ulteriori interruzioni politiche. La produzione è ricominciata dopo una settimana; le perdite sono state considerevoli, ma la cosa peggiore è stato l’ulteriore stress a cui tutti siamo stati sottoposti. Se era accaduto una volta (pensavamo) poteva succedere di nuovo. Ma non è successo. Abbiamo seguito la tabella di marcia e abbiamo dato maggiore importanza alla sicurezza, consci del fatto che una debacle come questa potesse attrarre un’attenzione negativa. Deepa e gli attori alloggiavano negli hotel sotto pseudonimi, e noi abbiamo dirottato la stampa verso un film Tedesco, che veniva girato dall’altra parte dello Sri Lanka. Abbiamo chiamato il film “Winds of Change” e non c’era traccia del titolo “I Figli della Mezzanotte” in nessuno dei nostri documenti o delle nostre comunicazioni. Tutto il cast e la truppe hanno firmato degli accordi di non-divulgazione. Non volevamo attenzione e abbiamo attivamente scoraggiato attività di blog, Twitter e Facebook mentre eravamo in Sri Lanka.
Quando sono terminate le riprese abbiamo mandato via tutti gli attori e la troupe, poi abbiamo rispedito la pellicola in Canada. Si sono create delle serie implicazioni finanziare a seguito dell’interruzione. Il rappresentante della società canadese che si occupava dell’assicurazione era sul set ad ascoltare il mio annuncio dell’interruzione delle riprese. Inutile dire che è diventato improvvisamente molto più difficile ottenere l’assicurazione. Deepa ed io non siamo riusciti a trovare i finanziamenti provvisori di cui il film aveva urgentemente bisogno. La nostra agenzia di vendita FilmNation Entertainment aveva assicurato oltre 40 vendite internazionali del film, già prima dell’inizio delle riprese, ma nonostante le vendite, senza l’assicurazione non potevamo avere accesso a nessun tipo di prestito. Abbiamo dovuto vendere alcuni beni personali, mendicare, chiedere prestiti e abbiamo anche contemplato una rapina (anche se l’idea è stata subito abbandonata).
Durante tutto questo periodo molto precario abbiamo sempre avuto il supporto dei nostri soci finanziari canadesi: Telefilm Canada, CBC, Corus Entertainment, The Canadian Media Fund e OMDC. Senza la loro comprensione e flessibilità ci saremmo trovati in circostanze ancora più complicate.
Uno degli effetti più tristi di tutto ciò è che questa cosa ha impedito a Salman di visitare la produzione; cosa che avevamo sperato e pianificato. Nel bel mezzo delle riprese abbiamo festeggiato il 30° anniversario della pubblicazione del romanzo e Skype ha fatto visita al set.
Abbiamo fermato le riprese, è stata servita una grossa torta, e Deepa ed io abbiamo portato in giro per il set un computer in modo che Salman potesse “far visita” al cast e alla troupe.
Altre storie legate alla produzione
Le avventure sono state tante. E’ stato detto che avevamo dei serpenti velenosi che sono scappati nel corso delle riprese. Vorrei puntualizzare una cosa: solo due sono scappati e ne abbiamo riacchiappato uno immediatamente. E’ stato anche detto che abbiamo perduto un elefante. Ovviamente non si può “perdere” un elefante, ma proprio nel bel mezzo delle riprese della Victory Parade, l’elefante è scomparso. Non siamo mai riusciti a capire come abbia fatto e ci siamo chiesti se questa faccenda non fosse il frutto della nostra immaginazione, fino a quando non abbiamo visto le riprese di quel giorno. Lì in tutta la sua gloria c’era l’elefante, poi nella scena successiva scompariva magicamente.
I figli della mezzanotte è pieno di animali. Abbiamo dovuto trovare e addestrare capre, gatti, cobra, pitoni, oche, lucertole, elefanti, scimmie, polli, conigli e insetti. Gli scarafaggi hanno mantenuto la loro indipendenza durante tutto l’addestramento e alla fine la loro totale noncuranza nei confronti dell’autorità ci ha obbligato a escluderli dal film. Le lucertole invece sono state un incidente. Un errore di valutazione. In una scena piena di ‘veri’ cadaveri (controfigure che giacevano inermi nelle paludi) volevamo attrarre dei corvi, per creare l’atmosfera, e per mostrare gli orrori dei postumi della guerra. Abbiamo riempito dei manichini di teste di pesce con la speranza di attrarre i corvi. Quello che non sapevamo era che sarebbero arrivati anche i velenosi Varani, che possono raggiungere la lunghezza di 1 metro e mezzo.
Se ne stavano a masticare a pochi metri da noi, ma i contadini ci hanno detto di non disturbarli, e noi a quel punto avevamo imparato a fidarci della saggezza degli abitanti locali. Due anziani del posto sono rimasti a fare la guardia con dei bastoni. Le centinaia di comparse che sono rimaste immobili nelle paludi non hanno battuto ciglio di fronte a questi intrusi, e noi abbiamo aggiunto con soddisfazione questo giorno al nostro record perfetto di produzione priva di qualsiasi incidente. Le riprese sono state caratterizzate anche da numerosi bambini. Molti, molti bambini neonati, e ragazzini. Per una scena dovevamo trovare 15 bambini al di sotto delle 2 settimane.
Non volevamo usare dei bambolotti, nonostante la scena richiedesse che la maggior parte dei bambini dormisse o stesse immobile nelle culle. Uno dei momenti più toccanti durante tutto il corso delle riprese è stato vedere 15 giovani madri che scendevano la lunga scalinata per arrivare sul set, in perfetta fila, e guardavano le facce angeliche dei loro neonati. Non volava una mosca sul set, mentre osservavamo questa paradisiaca processione.
Abbiamo dovuto costruire un villaggio intero per la nostra location più impegnativa – il vivacissimo Ghetto del Mago, che è stato meticolosamente disegnato, sulla base delle foto e delle lunghe ricerche di Dilip, per ricreare in maniera perfetta l’originale Ghetto del Mago di Delhi.
Abbiamo trovato un campo da calcio nel bel mezzo di un’area povera ma ben organizzata di Colombo. E’ lì che i leader della comunità ci hanno lasciato costruire il nostro Ghetto del Mago, in cambio della costruzione di un campo da cricket, una volta terminate le riprese. Scambio che noi abbiamo accettato. Ci sono volute sei settimane per costruire e arredare 30 case, durante queste settimane abbiamo collaborato assieme al circo locale per reperire gli arredi scenici e gli stuntman necessari. Poi, il nostro Ghetto del Mago è stato distrutto e dato alle fiamme in solo due giorni di riprese. Naturalmente ogni cosa doveva essere provata alla perfezione. E’ stato snervante: tre terrificanti bulldozer, case in fiamme, caos controllato e coreografato, e uno stunt coordinator molto disciplinato. E il nostro magnifico Ghetto è andato per sempre.
Una Visione d’Insieme del Film
La nostra responsabilità è sempre stata quella di rispettare il materiale, la profondità e la portata dell’incredibile romanzo di Salman e il suo importante pedigree, oltre che la visione umanistica e rigorosa di Deepa di questo film. Questa è l’unica possibilità che avremo mai di “fare questo film bene”. Avevamo diverse cose a nostro sfavore, durante tutto il corso della produzione. Ma grazie alla devozione della troupe, degli attori, di Filmteam (la società locale di produzione), ovviamente, a un po’ di fortuna, e ai favolosi corpi Diplomatici Canadesi, siamo miracolosamente sopravvissuti alle riprese. Salman spesso dice nelle interviste: “questo film poteva essere fatto solo dai canadesi e dal Canada”. Ha totalmente ragione. Spesso mi chiedono quale sia il messaggio di questo film. Oppure mi domandano di descrivere la politica di I Figli della Mezzanotte. Ho molte lunghe risposte per queste domande sull’India, un paese che mi affascina molto e che allo stesso tempo mi confonde, per il fatto che attraversa delle enormi, spesso dolorose transizioni. A rischio di fare delle semplificazioni, credo che il film in sostanza affermi che “La democrazia è qualcosa di molto fragile. Ovunque.”
I FIGLI DELLA MEZZANOTTE– IL CHUTNEY VERDE
IL CHUTNEY VERDE: NEL FILM
I ricordi di Saleem, della sua infanzia e della sua casa, sono racchiusi nel chutney preparato dalla sua bambinaia, Mary, nel corso di tutto il film. Questo condimento verde è sempre presente sulla tavola e viene servito ad ogni pasto, inclusa la colazione. Quando Mary consola il giovane Saleem in ospedale, dopo la scioccante rivelazione sul suo gruppo sanguigno, lei gli promette “tutto il chutney del mondo”. La prima notte che trascorre nella casa della zia Emerald, Saleem ha una foto di Mary e un vasetto del suo chutney sul comodino, come suo unico conforto. quando Mary incontra l’adolescente Saleem presso la stazione ferroviaria di Karachi, quando lui torna dall’esilio, la prima cosa che Mary si offre di fare per lui è il suo amato chutney. E ovviamente la scoperta del Chutney imbottigliato di Mrs. Braganza è…beh, epocale. Come dice Saleem fuoricampo, (la voce è di Salman Rushdie), “A volte le emozioni sono mescolate nel cibo e divengono quello che senti. E qualche volta le persone filtrano l’una nell’altra, come i sapori quando si cucina.”
IL CHUTNEY VERDE: NEL ROMANZO
Il chutney di Mary è un ricordo unificante, di risonanza Proustiana, per Saleem; è il grilletto che innesca la sua esplorazione del passato, “Il sapore del chutney era ben più di un’eco di quell’antico sapore: era il vecchio sapore stesso, esattamente lui, capace di riportare il passato come se fosse sempre stato lì…Ancora una volta un abracadabra, un apriti sesamo: parole scritte su un barattolo di chutney, capaci di aprire l’ultima porta della mia vita.”
La “chutnificazione della storia” è un modo per riportare e interpretare la memoria. Con le stesse parole che chiudono anche il film, nelle ultime pagine del romanzo Saleem dice, “Un giorno forse il mondo assaporerà i pasticci della storia. Potrebbero risultare troppo forti per certi palati, il loro odore potrebbe essere fastidioso, e causare lacrime; Spero, ad ogni modo, che sarà possibile dire di loro che possiedono l’autentico sapore della verità…che sono, nonostante tutto, degli atti d’amore.”
IL CHUTNEY VERDE
Il chutney che viene servito in I figli della mezzanotte viene preparato a mano tutti i giorni: è una ventata di erbe fresche con una stilettata di peperoncini verdi e una spruzzatina di succo di lime.
In India ci sono tante ricette per questo tipo di chutney fatto in casa quanti sono i cuochi. Il chutney verde è sempre una salsa molto apprezzata da aggiungere a qualsiasi tipo di piatto; con il riso, sul pane indiano, o come condimento per la carne e il pesce alla griglia.
I FIGLI DELLA MEZZANOTTE – IL BACKGROUND STORICO DI I FIGLI DELLA MEZZANOTTE
I Figli della Mezzanotte è un film epico tratto da un romanzo basato sulla storia dell’India. Sebbene i personaggi siano quasi sempre inventati, gli eventi più importanti, le guerre e i cambiamenti politici sono reali. Al fine di aggiungere un maggiore contesto storico abbiamo chiesto ad un amico, il Professor Deepika Bahri, che insegna presso l’Università di Emory, dove Salman Rushdie è ‘Distinguished Writer in Residence’, di scrivere un breve saggio su alcuni degli aspetti storici che troviamo nella nostra storia.
LA DIVISIONE
“Ammanettato alla storia", Saleem Sinai è il Figlio della Mezzanotte prescelto, il cui fato rispecchia quello della nazione, poiché si trova al centro di importanti eventi storici legati a questa regione. Al centro di I figli della mezzanotte ci sono due eventi chiave della storia moderna indiana, uniti tra loro come le lancette dell’orologio a mezzanotte (la nascita di Saleem), due eventi che hanno luogo tra il 14 e il 15 agosto del 1947: la divisione dell’India britannica, e l’indipendenza dell’India e del Pakistan. Dopo circa 150 anni di occupazione coloniale, la Gran Bretagna lasciò l’India divisa in due parti, sulla base della religione, con il Pakistan come stato Islamico governato dal Generale Mohammed Ali Jinnah, e la secolare democrazia Indiana sotto la guida del Primo Ministro Jawahar Lal Nehru. I leader mussulmani che sostenevano l’unità Indo-Mussulmana e sognavano una nazione unita e libera dal controllo britannico sono rappresentati nel film dalla figura inventata di Mian Abdullah. Il film presenta una versione metaforicamente intricata di eventi che sono storicamente anche più complicati.
L’omicidio di Mian Abdullah e l’occultamento del suo segretario, Nadir, nello scantinato sta a rappresentare il soffocamento della resistenza contro la Divisione. Gli studiosi non sono d’accordo sulle cause o sulle ragioni della Divisione, ma riconoscono che essa lasciò aperte le problematiche legate alla questione dei confini, e gettò le basi per decenni di conflitti nella moderna Asia Meridionale. Tra le cose lasciate irrisolte, come il rimpianto di Amina nei confronti del suo primo marito, Nadir, ci fu il desiderio nostalgico di un subcontinente unito; un sogno che sarebbe gradualmente sbiadito dalla memoria storica.
Saleem, l’eroe insolito del film, è il nostro mezzo di trasporto attraverso questa storia fratturata.
Un crudele insegnante usa Saleem come esempio per rappresentare uno studio della “geografia umana”: il viso e il naso sono “La penisola Indiana”, mentre le macchie e le voglie su entrambi i lati del volto rappresentano il lato Ovest ed Est del Pakistan. Circa 1500 chilometri di territorio indiano separano queste due regioni. A parte lo status di nazione e una popolazione a maggioranza mussulmana, queste due ali condividevano ben poco in termini di lingua e cultura, e alla fine si separarono in due nazioni diverse nel 1971, per intervento Indiano. Negli anni successivi alla Divisione, India e Pakistan combatterono altre due guerre, nel 1947 e nel 1965, principalmente per decidere le sorti del Kashmir (sul bellissimo Lago Dal, dove inizia il film). Le due nazioni sono tutt’oggi a una fase di stallo rispetto alla situazione del Kashmir.
Guerre Indo-Pakistane
Sebbene la storia di Saleem sia legata soprattutto alla moderna nazione dell’India, il romanzo e la sceneggiatura di Rushdie lo pongono opportunamente e intelligentemente al centro dei maggiori eventi dell’intera regione, incluso il Pakistan, e poi il Bangladesh. Dopo la morte di Jinnah nel 1948 (vediamo la sua foto sul display nell’ospedale di Karachi), e l’assassinio nel 1951 del suo Primo Ministro, Liaqat Ali Khan, il Pakistan soffrì decenni di instabilità politica ed economica, con dei governi eletti democraticamente che si battevano per terminare il loro mandato. Nel 1958, il Presidente Iskander Mirza sospese la costituzione (fatto che viene brevemente mostrato nel film); poco dopo, l’esercito mandò il Presidente Mirza in esilio e i Generali dell’Esercito assunsero il controllo di una dittatura militare. Saleem, che a quell’epoca aveva undici anni, si trova proprio alla tavola di quelli che complottano questo sanguinario colpo di stato; viene infatti esiliato a casa di sua zia Emerald e di suo zio, il Generale Zulfikar, a Rawalpindi, dove si trova il quartier generale del Pakistan.
Nel 1964, quando compie diciassette anni, Saleem si riunisce al resto della sua famiglia a Karachi. La famiglia Sinai è costretta a lasciare Bombay in cerca di una nuova vita in Pakistan, ma non avranno fortuna; moriranno, infatti, sotto le bombe, nel corso della successiva guerra Indo-Pakistana – la seconda Guerra inutile per il Kashmir, che finì per lasciare una situazione di stallo e piccole vittorie tattiche per l’India. Saleem sopravvive alle bombe, ma viene colpito in testa da una ciotola d’argento, che era stata regalata a sua madre Amina e al suo primo marito prima della Divisione. Si sveglia sei anni dopo, nel 1971, in un ospedale militare Pakistano, "non ricorda nulla," ed è pronto per essere rigettato in uno degli eventi più importanti della storia dell’Asia Meridionale: la guerra di secessione del Pakistan Orientale dalla parte occidentale del Pakistan.
La Nascita del Bangladesh
Poco meno di 25 anni dopo la formazione del Pakistan, la sua ala orientale, aiutata dall’India, si staccò divenendo il Bangladesh. I risultati delle elezioni del 1970-71 in Pakistan misero a dura prova i già fragili rapporti tra l’ala orientale e quella occidentale. La Lega Popolare Bengalese, che sosteneva l’autonomia del più popoloso Pakistan Orientale, trionfò alle elezioni ottenendo la maggioranza. Di fronte all’inaccettabile prospettiva di un governo nazionale, capitanato da un leader del Pakistan Orientale, l’allora Presidente Yahya Khan rimandò la sessione dell’Assemblea Nazionale, scatenando grosse rivolte nella parte orientale. I negoziati per formare un governo di coalizione naufragarono e seguì una devastante Guerra civile. Il terzo Primo Ministro indiano, Indira Gandhi (figlia di Nehru), decise di intervenire al fianco del Bangladesh, sconfiggendo il Pakistan rapidamente nel 1971. Naturalmente, Saleem è presente allo scopo di testimoniare l’arresa del Pakistan all’India e la nascita del Bangladesh, prima che venga magicamente rispedito in India, nella cesta dell’invisibilità di Parvati.
L’Emergenza
La vittoria dell’India sul Pakistan fece guadagnare al Primo Ministro Gandhi una fama senza precedenti. Nel 1975, tuttavia, fu dichiarata colpevole di frode elettorale, e le chiesero di dimettersi immediatamente. La risposta di Gandhi fu di manipolare il governo Indiano dichiarando lo Stato di Emergenza, alludendo al pericolo della sicurezza nazionale e alla crisi dell’ordine pubblico. Nel corso dei 21 mesi di sospensione delle elezioni e delle libertà civili, durante lo Stato di Emergenza, la voglia di democrazia della nazione fu messa a dura prova.
Saleem e gli altri Figli della Mezzanotte, le "promesse di indipendenza," sostennero il peso maggiore degli eccessi storici nel corso degli Stati di Emergenza: sterilizzazione forzata, demolizione degli slums, arresto degli avversari, e la tortura dei detenuti. Tali abusi, che vengono mostrati nel film, continuarono fino a quando Indira Gandhi annunciò le nuove elezioni nel 1977, pensando che il suo partito avrebbe vinto. Ma, ottenne una sonora sconfitta. L’India aveva scelto la democrazia, e da allora ha sempre continuato su quella strada, accidentata ma coraggiosa.
Come Saleem, l’eroe del nostro film, che alla fine abbraccia un ottimismo più rigido, e ricrea una famiglia che unisce molte delle fazioni e delle fedi della sua amata India.
Deepika Bahri
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