Il cuore grande delle ragazze di Pupi Avati

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locandina Il cuore grande delle ragazze
 
Regista: Pupi Avati
Titolo originale: Il cuore grande delle ragazze
Durata: 85'
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: Roma 2011,11 Novembre 2011 (cinema)

Attori: Cesare Cremonini, Micaela Ramazzotti, Gianni Cavina, Andrea Roncato, Erika Blanc
Soggetto: Pupi Avati
Sceneggiatura: Pupi Avati

Trama, Giudizi ed Opinioni per Il cuore grande delle ragazze (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Pasquale Rachini
Montaggio: Amedeo Salfa
Musiche: Lucio Dalla
Scenografia: Giuliano Pannuti
Costumi: Catia Dottori

Produttore: Antonio Avati
Produzione: DueA, Medusa Film
Distribuzione: Medusa

La recensione di Dr. Film. di Il cuore grande delle ragazze
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Colonna sonora / Soundtrack di Il cuore grande delle ragazze
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Informazioni e curiosità su Il cuore grande delle ragazze


Note dalla produzione:
ANTONIO AVATI A PROPOSITO DEL PROGETTO
Questo nuovo film prodotto come di consueto con la nostra DueA è una commedia in cui ci si commuove, ci si intenerisce ma si ride anche tanto. Il progetto si è concretizzato grazie al rinnovamento proficuo della nostra collaborazione con Medusa (con i cui dirigenti abbiamo ritrovato lo stesso affetto e calore di sempre), con la Film Commission delle Marche e soprattutto con la città di Fermo che ci hanno offerto una serie di servizi, ospitalità, trasporti, location e comparse a titolo semigratuito che ci hanno permesso di ammortizzare i costi. È stato decisivo in questo senso l’apporto dell’ex sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio che ci ha sollecitati a lungo perché andassimo a girare in città e nei dintorni dopo il feeling straordinario creatosi grazie a due retrospettive dei film di Pupi organizzate negli ultimi anni.

Mio fratello in questa occasione ha voluto cimentarsi di nuovo con successo con un cinema più a basso costo rispetto agli ultimi tempi, non abbiamo esagerato nelle ricostruzioni in studio, abbiamo preferito riprendere tutto dal vero come una volta con l’apporto decisivo di una troupe ridotta in cui ai collaudati professionisti romani si sono aggiunti diversi giovani locali provenienti da accademie di scenografia o di recitazione desiderosi di affrontare la nostra realtà professionale con insolito entusiasmo.

Per quanto riguarda la scelta degli attori, una nostra collaboratrice di Bologna, Chiara Caliceti, mi aveva comunicato da qualche anno il desiderio di Cesare Cremonini di conoscerci e di far parte dei nostri cast, non solo come attore ma anche come musicista. A me lui era molto simpatico e piaceva molto, poi Pupi lo ha visto casualmente in tv e ha trovato un tale tipo di sincerità e di risposte spiazzanti e carine che si è “innamorato” anche lui. Abbiamo chiamato Cesare e dopo cinque minuti lui era già nel nostro ufficio: è una persona eccezionale, dopo due ore aveva già capito tutto del cinema e lo ha dimostrato in seguito intonandosi facilmente con tutti.

Interpreta un “bello” conquistatore ma anche un po’ tontolone, questa cosa gli è piaciuta molto e l’ha sfruttata benissimo in scena recitando con dei tempi comici perfetti accanto a gente esperta come Micaela Ramazzotti che secondo me è la più brava attrice in circolazione oggi in Italia. Micaela aveva iniziato con noi quando era solo una ragazzina in una piccola serie tv di Rita Vicario per Sat 2000 dal titolo La famiglia Donati, poi ha recitato anche nel nostro La prima volta di Massimo Martella nel ruolo di una tossicodipendente. In seguito sognava di inserire il nome di Pupi nel suo curriculum e le facemmo fare una “comparsata” ne La via degli angeli. Un’ultima citazione poi per Andrea Roncato che da tempo sognava di esser “sdoganato” grazie a Pupi: non solo si è confermato un comico di razza ma si è rivelato anche un grande attore “completo”.


INTERVISTA A Pupi Avati
Come è nata l’idea di questo film?
Lo spunto è arrivato da una perlustrazione che compio da tempo nei riguardi del mondo contadino di mia madre che fondava le sue radici nella cultura rurale in cui mi sono formato - a Sasso Marconi, vicino a Bologna - e dove la mia famiglia era “sfollata” a causa della guerra. Si sa che i primi anni di vita di una persona sono quelli che producono un “imprinting” e io col tempo ho fatto di tutto per non liberarmi di quei ricordi: a quell’universo sono molto riconoscente e se sono diventato regista lo devo a quel contesto così particolare in cui ho imparato a fantasticare.

Che cosa le interessava raccontare con Il cuore grande delle ragazze?
Soprattutto il modo di essere maschi e quello di essere femmine in anni molto diversi da quelli di oggi. Mi è piaciuto dar vita alla “scandalosa” proposta di analizzare certe mentalità molto differenti dalle attuali attraverso la storia di un matrimonio che è in gran parte uguale a quella dei miei nonni. Mia nonna e le donne degli anni ’20, infatti, somigliavano molto alla ragazza che si innamora del nostro protagonista Carlino Vigetti, il tipico “Sbagerla”, come viene soprannominato in Emilia, un uomo completamente inaffidabile e alla continua ricerca di conquiste. Un tipo che nessun genitore vorrebbe per le proprie figlie.
La capacità di piacere alle donne non ha che fare con la bellezza o la ricchezza, è un talento misterioso ed occulto che uno ha o non ha. La storia di quello che fu il matrimonio dei miei nonni materni mi è sembrata perfetta per ricavarne una commedia brillante e luminosa: mia nonna si innamorò dell’essere umano peggiore di tutta Sasso Marconi e arrivò illibata alla prima notte di nozze nonostante mio nonno avesse cercato in mille modi di… anticipare l’evento.
Obbedendo alle regole di tanta narrativa sui matrimoni ostacolati, alla fine le nozze si avranno da fare e si faranno, ma Carlino continuerà a essere l’uomo inaffidabile di sempre. Arrivati nell’ albergo in cui alloggiavano per la luna di miele, lui con un pretesto si allontanò per quattro ore e tradì la moglie sposata poco prima: credo che per l’epoca una simile eventualità non fosse affatto rara. La nonna scappò a Bari per tre mesi ma poi tornò a casa e il matrimonio andò avanti nonostante lui continuasse regolarmente a tradirla: ricordo le urla della nonna tutte le volte che trovava in casa le foto delle altre donne.
A differenza della nostra epoca (in cui se ne parla tanto senza che ci si dedichi troppo), il sesso in passato era praticato con continuità, costanza ed innocenza, la gente sapeva a malapena leggere, le prospettive e gli interessi non erano tanti, non si andava al cinema, si faceva poco sport e gli uomini si dedicavano alla caccia, ai caffè, all’osteria ma soprattutto alle donne. L’attrazione sessuale era una prerogativa dei maschi, il piacere rappresentava un loro territorio esclusivo.
Questo film è dedicato alle donne che in quegli anni avevano un cuore enorme ed un’incredibile capacità di sopportare, capire e perdonare i comportamenti dei mariti, cosa che le donne di oggi difficilmente accetterebbero. E la vita le risarciva di questa generosità, dando loro un misterioso ascendente definitivo sugli uomini, che alla fine tornavano sempre da loro, sovrane indiscusse della casa.
Il cuore grande, le donne, lo conservano ancora oggi. Forse non sono più disposte a perdonare come allora, ma hanno conservato uno sguardo sulle cose molto ampio, riescono ad avere un misterioso coinvolgimento nelle relazioni, sono più affidabili. Si appassionano di più a quello che fanno e hanno una dose maggiore di sensibilità. È incredibile pensare alla resistenza a quell’epoca di un istituto come il matrimonio (oggi i legami sono tutt’altro che eterni, saltano in aria per niente, dopo un anno o due ogni pretesto è buono per farli finire..), sia mia nonna sia la nostra protagonista non hanno ceduto mai, così come non hanno poi ceduto nemmeno i rispettivi mariti.
È commovente pensare a quello che è stata mia nonna per mio nonno, insistette nel volerlo sposare proprio perché lui era così inaffidabile. Del resto anche diversi anni dopo, quando io ero giovane, i tipi inaffidabili sono sempre piaciuti di più della gente normale, io ad esempio dovevo fare di tutto per sembrare meno “bravo ragazzo” altrimenti non si arrivava a niente: per avere una mia allure e darmi un tono ho dovuto cominciare a bere, sono stato un uomo che ha sempre rincorso le donne con una fatica terribile, poi ne ho raggiunta una, l’ho sposata e ci vivo da 46 anni…

Qual è secondo lei l’attualità di questo nuovo film?
Prima di dedicarmi a questo progetto provenivo da due esperienze professionali che guardavano al mondo con uno sguardo poco gioioso e rassicurante: Il figlio più piccolo che riguarda la corruzione dilagante e Una sconfinata giovinezza, una vicenda incentrata sull’Alzeheimer, difficile, dolorosa, “plumbea”, ma a me molto cara. Sentivo pertanto la necessità e il desiderio di entrare in una storia luminosa, festosa, leggera ma con un suo significato. Vedendo questo film oggi forse il pubblico sarà portato a pensare che molti dei fatti rievocati siano inventati, invece provengono in gran parte dalla realtà vissuta.
Il racconto dell’oggi si è spogliato dello ieri, siamo tutti insoddisfatti del nostro presente da un punto di vista economico, sociale, politico, morale, etico ma è raro che lo si viva pensando di paragonarlo al passato. Credo invece che non faccia male raccontare ogni tanto come eravamo ieri, anche se ovviamente questo non vuol dire che io vagheggi nostalgicamente un ritorno a quegli anni. Quando racconto il tempo passato mi sento più libero di inventare mentre invece mi risulta difficile immaginare un oggi più “fresco”, c’è sempre un certo incupimento in agguato.

Che cosa può raccontare a proposito della scelta degli attori?
Mio fratello Antonio mi parlava da tempo di Cesare Cremonini e una sera l’ho visto per caso in una trasmissione tv. Essendo una pop star pensavo dovesse obbedire a certi stereotipi “maledetti”, invece si trattava di un bravo ragazzo che parlava di famiglia con una compostezza che ho riconosciuto essere la mia: le cose che diceva, il suo modo di pensare mi hanno ricordato il modo di essere bolognese di sempre e l’ho cercato subito perché ho rivisto in lui molto di me stesso alla sua età.
Anche Micaela Ramazzotti mi è stata suggerita da mio fratello, aveva lavorato da ragazzina in alcune nostre produzioni, è una bravissima attrice ma in questa occasione ho voluto che il personaggio fosse quello di una donna romana come lei, le ho dato la possibilità di recitare con la sua vera inflessione e ho trovato in lei dei potenziali brillanti da sviluppare perché è un grande talento comico.
Gianni Cavina interpreta il ruolo di un facoltoso possidente patrigno della protagonista sposato in seconde nozze con Manuela Morabito, un’ex impiegata postale romana. Il padre di Carlino è interpretato da Andrea Roncato, perfetto perché recita forse per la prima volta con misura e credibilità. Massimo Bonetti è lo zio di Cremonini che ha sposato un’ ex prostituta (Sydne Rome) rimasta senza un occhio, altro dato che proviene direttamente della nostra infanzia.
Quello che mi induce a scegliere un attore è la curiosità, che è l'energia e il propulsore di ogni aspetto. La cosa più importante è che io abbia davanti a me una persona dotata di umanità e generosità. Se poi ha un vissuto esterno al mondo del cinema, è anche meglio, perché lo porta con sé sul set e quindi nel film. È questo il motivo per cui non faccio mai provini, mi fido dell'intuito mio e di mio fratello e finora è andata bene. Poi c'è senz'altro da parte mia una vicinanza pressante e affettuosa, una certa complicità che permette di creare rapporti in grado di produrre certi risultati e da parte mia una grande riconoscenza per gli attori che ho diretto.

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