Il castello nel cielo di Hayao Miyazaki

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locandina Il castello nel cielo
 
Regista: Hayao Miyazaki
Titolo originale: Tenkû no shiro Rapyuta
Durata: 124'
Genere: Animazione
Nazione: Giappone
Rapporto:

Anno: 1986
Uscita prevista: 25 Aprile 2012 (cinema)

Attori:
Soggetto: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki

Trama, Giudizi ed Opinioni per Il castello nel cielo (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Hirokata Takahashi
Montaggio: Takeshi Seyama,Yoshihiro Kasahara,Hayao Miyazaki,
Musiche: Joe Hisaishi

Produttore: Isao Takahata
Produzione: Studio Ghibli, Tokuma Shoten, Nibariki
Distribuzione: Lucky Red

La recensione di Dr. Film. di Il castello nel cielo
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Colonna sonora / Soundtrack di Il castello nel cielo
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Pazu: Alex Polidori
Sheeta: Eva Padoan
Dola: Sonia Scotti
Muska: Tony Sansone
Nonno Pom: Dante Biagioni
Generale Mouro: Ambrogio Colombo
Hara Motro: Carlo Reali
Shalulu: Carlo Valli
Lui: Luca Dal Fabbro
Anli: Gianluca Crisafi
Duffy: Fabrizio Temperini
Moglie: Giò Giò Rapattoni
Madge: Valeria Vidali

Voci / Doppiatori originali:
Mayumi Tanaka: Pazu
Keiko Yokozawa: Sheeta
Kotoe Hatsui: Dola
Minori Terada: Mooska
Sukekiyo Kameyama: Henry
Takumi Kamiyama: Charles
Machiko Washio: Duffy
Fujio Tokita: Nonno Pomme
Ichiro Nagai: Shogun Mouro
Hiroshi Ito: Oyakata
Machiko Washio: Okami
Yoshito Yasuhara: Louis
Tarako: Madge

Informazioni e curiosità su Il castello nel cielo

IL CASTELLO NEL CIELO: UNO STREPITOSO FILM D’AVVENTURA
Cosa accade se i nomi di Jonathan Swift (I viaggi di Gulliver) e Jules Verne si intrecciano in un lungometraggio di animazione che ricorda l’atmosfera de L’Isola del tesoro di Robert Louis Stevenson? Succede che questa singolare miscela letteraria si piega alle leggi movimentate e senza respiro del film d’avventura di Hayao Miyazaki: personaggi inarrestabili, corse a perdifiato, scorribande tra cielo e terra, scene d’azione a ripetizione con esplosioni, inseguimenti e inaspettati colpi di scena.

Tutti elementi già presenti nei precedenti lavori del regista, da Conan il ragazzo del futuro a Il Fiuto di Sherlock Holmes, sino all’apoteosi di Nausicaä, tuttavia in Il castello nel cielo il divertimento si amplifica e ci lasciamo avvolgere da oceani di nuvole: un vero e proprio mondo tutto da esplorare, creato sullo schermo dalla perizia di disegnatori e illustratori come Kazuo Oga (responsabile dei magnifici fondali di Il mio vicino Totoro) e Katsu Hisamura (Devilman).

Nascosta fra le nuvole c’è la leggendaria isola fluttuante di Laputa, un ricettacolo di potere che nelle mani sbagliate può diventare distruttivo, dove sono custoditi inestimabili tesori. Laputa è ciò che resta di un’antica civiltà e per individuarla occorre il ciondolo di Sheeta.
Bastano questi ingredienti per rendere Il castello nel cielo il film più completo di Miyazaki, con i suoi legami con l’universo letterario per l’infanzia e un gusto per l’umorismo personale, sfolgorante sullo schermo grazie a personaggi da antologia come i figli-pirati di Dola.

Il merito della riuscita spetta anche ad animatori “storici” per gli anime-fan come il compianto Yoshinori Kanada (celebre per Daitarn III) a cui il regista ha affidato la direzione delle animazioni assieme a Tsukasa Tannai, già suo collaboratore in Lupin III – Il castello di Cagliostro e in Nausicaä. Kanada è diventato famoso agli occhi degli appassionati per la disinvolta e folle dinamicità dei movimenti dei personaggi, coinvolti in scene d’azione di elevata qualità tecnica e superba precisione che lo hanno reso un maestro e un precursore del genere. Le mirabolanti scene d’azione de Il castello nel cielo devono tutto al suo talento e alla voglia di sperimentare.


UN “MESTIERE” TUTTO NUOVO: VOLARE
Appassionato di volo e velivoli aerei sin dall’infanzia, Miyazaki ha disseminato in ogni sua opera questa sua passione, sia immaginando stravaganti mezzi di locomozione, tra cielo e terra (ma anche acquatici, come in Ponyo sulla scogliera), sia coinvolgendo in spericolate situazioni i suoi personaggi. Nel film Sheeta ci viene mostrata fin dalle prime sequenze in “discesa controllata”, grazie al pendaglio che porta al collo. Un oggetto antichissimo che non soltanto permette di fluttuare, ma consente di rintracciare l’Isola di Laputa. Ma non è finita qui: i titoli di testa ci mostrano macchine volanti espressamente disegnate dal regista, realizzate nello stile delle litografie come omaggio a un’archeologia fantastica a metà tra il futuribile e il retro che rimanda alle incisioni che illustravano proprio i romanzi di Jules Verne.
Siccome occorre volare per raggiungere la leggendaria Isola, per farlo il film è ricchissimo di dirigibili e corazzate volanti utilizzate dalle forze governative che appoggiano Muska. Anche i pirati di Ma Dola sono discretamente attrezzati: vivono nel dirigibile chiamato Tiger Moth, un gustoso e bizzarro omaggio al biplano inglese De Havilland Tiger Moth. Quando però sono coinvolti in azione, li vediamo alla guida di piccoli Flaptor, velivoli a due posti che volano sbattendo le ali come gli insetti.


AMBIENTAZIONI
Per ricreare le atmosfere e le location del film, Miyazaki ha compiuto, nel 1984, un viaggio nel Galles. Un periodo tormentato per la società inglese dell’epoca, tra chiusura di fabbriche, miniere e pozzi, scioperi dei lavoratori. E questo ha colpito molto il regista giapponese; soprattutto lo ha colpito la tenacia con la quale i sindacati si adoperavano per salvaguardare attività e posti di lavoro. Tutto questo è poi confluito nel tessuto narrativo de Il castello nel cielo, complici non soltanto i paesaggi meravigliosi ma anche il temperamento della comunità di minatori dipinta poi nel film. Lo sferragliare di treni a scartamento ridotto utilizzate dai minatori si incastona a meraviglia con l’oscurità dei pozzi, le maestose linee ferroviarie inchiodate al terreno e le tradizionali terraced houses che ospitavano le comunità dei minatori. Terreno di gioco, tra l’altro, dove ambientare una delle scene d’azione più spettacolari del film con l’inseguimento di Sheeta e Pazu da parte di Dola.

L’ambientazione de Il castello nel cielo è quella di un mondo immaginario, situato a cavallo tra XIX e XX secolo, tra la nostalgia del passato e l’inevitabile progresso dettato dalla rivoluzione industriale in atto. Per restare fedele al suo modo di fare cinema, Miyazaki ha voluto che il suo protagonista maschile fosse un giovane minatore con un passato da mettere in ordine e un presente da cavalier servente.
Il film pone l’accento sullo scetticismo del regista per la scienza e la tecnologia, proprio come in Conan e Nausicaä, e sull’uso che l’uomo ne fa in una gara continua per ottenere maggiore potere, portando con sé inevitabilmente violenza (sarà il caso di Mononoke), avidità e ingiustizia. L’ambientazione senza tempo de Il castello nel cielo è la summa perfetta di un mondo che Miyazaki vede scorrere tra archeologia e rivoluzione industriale, nostalgia per un passato lontano e innocente e fiducia per un futuro di pace.


DIETRO LE QUINTE
Il successo di Nausicaä nelle sale cinematografiche giapponesi scatena l’entusiasmo del produttore Yasuyoshi Tokuma. A Miyazaki viene subito chiesto di girare un secondo episodio della “principessa della valle del vento”, e i progetti relativi a una prima versione di Princess Mononoke (di cui aveva pubblicato un volume illustrato) e Il mio vicino Totoro vengono ritenuti economicamente improponibili e quindi ricacciati nel cassetto. Per venire incontro alle esigenze di Tokuma, uno dei principali sostenitori del regista a inizio carriera ma logicamente attento anche agli esiti commerciali dei suoi investimenti, Miyazaki propone un film d’avventura classico. La storia de Il castello nel cielo ha origine da un’idea che il regista aveva partorito quando era ancora ventenne, studente universitario che sognava di diventare un disegnatore di fumetti.

In quegli anni la fantasia del giovane Miya-san sfornava soggetti in continuazione, storie a cui, tuttavia, non riusciva a dare un corpo definitivo. Quell’idea torna a farsi strada quindici anni più tardi, durante la fase più complicata della sua attività di animatore. Ispirandosi liberamente al romanzo L’Isola del tesoro di Stevenson e prelevando a piene mani dalle sue opere televisive del passato (in particolare Conan, con la riproposizione di una coppia di ragazzini protagonisti), Miyazaki decide di realizzare un lungometraggio destinato al grande pubblico. Il genere di film che si faceva una volta proprio alla Toei Animation, di cui era stato dipendente dal 1963 al 1971.

Il castello nel cielo muove i primi passi alla fine del 1984 con alcuni image board preparatori: pochi schizzi a colori che inquadrano momenti clou del film. Nei primi mesi del 1985, Miyazaki sospende la realizzazione del fumetto Nausicaä sulle pagine del mensile “Animage” (edito proprio da Tokuma) e comincia a lavorare a pieno ritmo alla pellicola. Il produttore Tokuma gli concede un anno e mezzo di tempo per completare gli oltre 70mila disegni necessari, uscendo quindi nell’estate del 1986 anziché in primavera come inizialmente stabilito. Da principio i titoli di lavorazione cambiano a seconda dell’umore artistico di Miyazaki, e con essi anche parte della storia. Tant’è che nelle versioni iniziali Pazu occupa sempre un ruolo centrale, da assoluto protagonista. Da una versione all’altra, mutano invece i ruoli occupati dai “cattivoni”, per poi confluire in un solo personaggio: Muska.

Miyazaki, rispetto a Nausicaä, può gestire un budget più generoso, ma fedele al suo carattere introverso ed egocentrico si ritrova congestionato in un lavoro infernale: passa parte della giornata a disegnare gli storyboard della pellicola, per poi correggere il lavoro svolto dai suoi animatori e quindi tornare a occuparsi in corsa degli storyboard. Una pratica che ripeterà anche durante la lavorazione di Mononoke (ma lì i disegni erano più di 100mila!). Del resto è noto che il regista non lavora mai basandosi su una sceneggiatura, ma procede poco alla volta, talvolta lasciando tutti all’oscuro sul finale dei suoi film.

Ciò che non cambia durante la lavorazione è l’idea che egli ha de Il castello nel cielo. Nelle note di produzione si legge una sua dichiarazione illuminante: “Voglio raccontare una storia sulla dedizione e il dono di sé, per toccare il cuore dei bambini trafiggendo lo strato di ironia e di rinuncia che lo avvolge. Il castello nel cielo sarà un’opera utopica e si riannoderà alle origini stesse del cinema di animazione, che tutto è tranne un divertimento minore. Sostanzialmente perché i grandi film per bambini piacciono a tutti”. E ancora: “L’obiettivo di questo film è di confortare il pubblico e dargli qualche momento di buonumore e allegria. Sorrisi e lacrime sono emozioni fuori moda, ma tutti in segreto le coltiviamo al cinema. Conto di arrivarci grazie a questo ragazzino che non si risparmia per portare avanti l’ideale al quale crede”.

Uscito in oltre cento sale il 2 agosto 1986, Laputa – Il castello nel cielo conquista il botteghino ma non supera l’incasso trionfale di Nausicaä, attestandosi sui 580 milioni di yen (e oltre 700 mila spettatori) lasciando un po’ l’amaro in bocca al distributore nazionale Toei. Ma per Miyazaki è più che sufficiente per intraprendere l’avventura dello Studio Ghibli e resuscitare l’amatissimo progetto di Totoro. Ancor meglio che al cinema, Il castello nel cielo saprà fare in home-video (allora c’erano VHS e Laser Disc), ottenendo inoltre prestigiosi riconoscimenti e l’attenzione delle principali riviste di cinema di animazione.


DOVE L’HO GIA’ VISTO?
Uno dei modelli di partenza de Il castello nel cielo resta senza dubbio la coppia Conan e Lana della serie Tv Conan il ragazzo del futuro (1978), replicata sia graficamente sia spiritualmente in questo film. Sheeta ha parecchie analogie con Lana: possiede origini e poteri straordinari, ma intende vivere in modo semplice e a contatto con la natura. Di Conan, Pazu ha l’intraprendenza e la “testardaggione” eroica, grazie alla quale sfida tutto e tutti, comprese le leggi di gravità impegnandosi in azioni quasi sovrumane.
La figura del robot soldato in Il castello nel cielo (di cui esiste anche la versione “giardiniere” negli incantevoli giardini dell’Isola fluttuante) è un omaggio che Miyazaki fa a se stesso e ad un episodio della seconda serie di Lupin III, il numero 155, intitolato “Anche i ladri amano la pace”, da lui diretto con pseudonimo nel 1980. In tale episodio compare lo stesso prototipo di robot e le tematiche antimilitariste espresse sono le medesime. A sua volta esso era un omaggio al robot presente nel film Le Roi et l’Oiseau (1979) di Paul Grimault, autore che Miyazaki ha sempre amato e rispettato. Come se non bastasse, il personaggio dell’ingegnere “baffone” de Il castello nel cielo richiama alla mente il fabbricatore di mini bombe atomiche di un altro episodio della stessa serie di Lupin III, il numero 145 intitolato “Albatross: le ali della morte”, anche questo diretto da Miyazaki.


I PERSONAGGI PRINCIPALI
SHEETA: E’ una ragazzina orfana di circa tredici anni. Prima di essere rapita dal terribile Muska abitava in una fattoria sui monti. Discendente della famiglia reale che governava Laputa in un lontano passato, Sheeta non sa quasi nulla delle sue origini, tranne pochi racconti orali riferitigli dalla nonna quando era bambina. Racconti legati al ciondolo che porta al collo e al vero nome che la unisce al passato di Laputa.
Sheeta è il tipico personaggio miyazakiano, in apparenza fragile, ma combattivo e altruista.

PAZU: E’ il giovane orfano che lavora in miniera. Anche lui ha 13 anni e un carattere indomito e coraggioso. L’Isola di Laputa appartiene al suo passato e in parte lo perseguita dal momento che il padre ormai morto, durante un volo esplorativo, riuscì a scattare un’istantanea della leggendaria isola. Nonostante quella prova, nessuno aveva dato credito alle sue affermazioni facendolo passare per millantatore. Per onorare la memoria del padre e dimostrare che l’uomo non si sbagliava, Pazu intende costruire un aliante per cercare Laputa.

MUSKA: Discendente anch’esso dalla famiglia reale di Laputa, lavora per il governo e i militari ma coltiva il desiderio di ricongiungersi con l’ancestrale isola fluttuante per carpirne il potere e dominare gli esseri umani. Altro personaggio miyazakiano assai tipico, Muska ricorda il perfido Lepka di Conan il ragazzo del futuro (il dittatore di Indastria che intendeva usare l’energia solare per assoggettare ciò che restava del mondo) ed è il “perfetto villain” nello stile che fu del conte Cagliostro nel film Lupin III – Il castello di Cagliostro del 1979.

DOLA: L’intrepida vedova con due treccione rosse che guida una ciurma di pirati del cielo (tre dei quali sono suoi figli) a bordo del dirigibile Tiger Moth. Ossessionata da Laputa e dai tesori in essa custoditi fa di tutto per entrare in possesso del pendaglio di Sheeta. Inseguitrice dei due ragazzini, alla fine si affezionerà a entrambi.

L’INGEGNERE: Il vecchio baffone che vive nella “pancia” del dirigibile Tiger Moth, tra ingranaggi e lattine d’olio. E’ il meccanico che cura la manutenzione del velivolo che gni tanto gioca a scacchi con Dola.


INTERVISTA A GUALTIERO CANNARSI
(Curatore di adattamento e dialoghi del film)
Gualtiero, tu sei un nome conosciuto tra gli appassionati di animazione giapponese, un professionista molto apprezzato. Ci racconti come è cominciata la tua avventura con gli adattamenti dei film Ghibli?
È una storia in effetti già piuttosto lunga, iniziata quando l’allora (e tuttora) direttore di produzione della Buena Vista Italia, Roberto Morville, dovendo occuparsi del catalogo Ghibli (al tempo in mano a quell’azienda) decise di affidarsi a un “esperto” della materia. Da lì, nacquero le localizzazioni italiane di Kiki e Laputa-Il Castello nel cielo per i DVD a marchio Buena Vista. La mia avventura è poi proseguita quando la Lucky Red acquisì e annunciò il successivo Il castello errante di Howl. La Lucky Red poi mosse verso la distribuzione plenaria delle opere dello Studio Ghibli e la mia collaborazione con loro dura tuttora.

Per lunghissimo tempo i film di Miyazaki e Takahata sono stati un tesoro a disposizione di pochi. Avresti mai immaginato, un giorno, di lavorare proprio sui dialoghi dei loro film e quali erano, allora, le tue aspettative da semplice fan/spettatore?
Immaginato sì, creduto no. Onestamente, anche quando già lavoravo su prodotti piuttosto importanti del settore dell’animazione giapponese, penso ad esempio a Evangelion negli anni Novanta, il marchio e il nome dello Studio Ghibli sembravano appartenere a un iperuranio troppo elevato, troppo distante dalla nicchia per essere a reale portata di mano.

Conoscendo il mercato italiano, rispetto a quello francese e americano, ti saresti mai aspettato di vedere i film Ghibli finalmente al cinema? Per molti appassionati è quasi un miracolo, per un professionista ed esperto come te è la conseguenza di qualcosa? Un inaspettato sblocco dovuto anche al Premio Oscar a La città incantata?
Quando con l’uscita internazionale di Mononoke il mercato statunitense cominciò a interessarsi ai film dello Studio Ghibli, immaginavo che anche noi avremmo quantomeno ricevuto “nominalmente” le nuove uscite, come accaduto ad esempio anche per i film di Satoshi Kon, distribuiti da major americane. Uscite estemporanee e pressoché fantasma, dettate da logiche multinazionali per me del tutto imperscrutabili. Sicuramente non avrei mai creduto possibile una
distribuzione seria e continuativa dei film dello Studio come quella che Lucky Red sta attuando da anni, recuperando infine anche il catalogo ultraventennale al cinema.

Lo Studio Ghibli tiene molto, ai limiti dell’esagerata riservatezza, alla sua immagine e a quella dei suoi film. Come ti relazioni con loro e qual è l’iter di lavoro che devi seguire prima di iniziare un adattamento?
Da quando lavoriamo con Lucky Red, abbiamo stretto e consolidato una assidua comunicazione diretta con lo Studio Ghibli, di cui mi occupo personalmente per il livello artistico. Le scelte inerenti alla selezione delle voci dei protagonisti di ogni film, la traduzione dei titoli e talvolta persino particolari punti di adattamento vengono così condotti con il coinvolgimento diretto dello staff in Giappone. Il top di questa collaborazione, ormai ben collaudata negli anni, si è avuto con la produzione della canzone italiana di Arrietty: scritta da me in Italia, incisa in Francia da Cécile Corbel, supervisionata in tempo reale di nuovo in Italia, il tutto venendo coordinato in Giappone dallo Studio Ghibli stesso, che si è poi occupato internamente del mix cinema. Per me è stata un’esperienza davvero fantastica, perfezionatasi in un intenso fine settimana conclusivo davvero memorabile.

Quando cominci un nuovo adattamento hai già chiara in mente un’idea delle voci di attori e doppiatori che userai e quanto senti l’obbligo di affiancarti alle vocalità dei doppiatori originali giapponesi?
L’originale di ogni film è sempre un referente assoluto, insuperabile e imprescindibile. Le mie idee su ogni voce italiana che potrebbe essere adatta a ciascun personaggio, che si formano durante lo studio del film e la stesura del suo copione italiano, naturalmente si basano proprio sulla comprensione dei personaggi per come le loro interpretazioni originali giapponesi li caratterizzano, sia nella vocalità, sia nella personalità espressiva. Non esiste niente altro che l’originale per fondare le basi e l’idea di una buona localizzazione.

Quali sono le difficoltà più grandi dovendo lavorare sul testo giapponese (slang, battute che si rifanno alla loro cultura, ecc.) e quanto ti senti libero di metterci del tuo proponendo termini, nel caso de Il castello nel cielo, suggestivi come ‘Aeropietra’?
Le difficoltà sono molteplici, e variano da testo a testo, da copione a copione, da film a film. Ogni opera è un microcosmo, con un proprio registro linguistico, un proprio tono lessicale, delle proprie coerenze interne. Bisogna innanzitutto cogliere lo spirito di un film, e mettere le proprie capacità, e la propria lingua essa tutta, a disposizione di quello. Il conio di neologismi è anch’esso strettamente funzionale alla resa dell’originale, e naturalmente non ha alcun valore per sé. Tutto è mirato solo ed esclusivamente alla massima resa possibile di un originale che preesiste e domina ontologicamente su ogni sua localizzazione straniera.

Come mai si è voluto affrontare un nuovo doppiaggio per Il castello nel cielo? Cosa cambierà, oltre alle voci, rispetto alla già riuscita edizione home video per la Disney?
Essenzialmente, credo che i doppiaggi eseguiti dalla Buena Vista restino di proprietà della Buena Vista. Sono felice di poter rilavorare su questo film, come su altri, perché questo mi permette in primis di scrivere daccapo i copioni, con nuove e più profonde cognizioni linguistiche, con nuovi e più efficienti strumenti di indagine contenutistica e filologica, con il citato rapporto diretto con lo Studio Ghibli, e non in ultimo con una ancora maggiore libertà artistica garantitami da Lucky Red. Per quanto riguarda il cast, nei limiti del possibile abbiamo voluto confermare il precedente, di cui si era piuttosto soddisfatti, salvo esigenze e casi particolari, spesso dettati da ragioni di forza maggiore.

C’è stato un film in particolare che ti ha messo in difficoltà?
Molti, forse tutti, ciascuno a suo modo. La comprensione di un’opera straniera, indi aliena, costa sempre studio e fatica. Il tentativo della sua resa in un’altra lingua, per quanto madre, ancor più. Ma non posso non citare Pompoko, la cui cifra culturale, contenutistica, stilistica e lessicale è a un livello forse semplicemente inarrivabile per la maggioranza degli autori contemporanei di cinema, e non solo.

E quale ti ha reso davvero orgoglioso del tuo lavoro?
Sono stato piuttosto soddisfatto del risultato ottenuto con tutti i film Ghibli adattati per la Lucky Red. Proprio Ponpoko, vista la sua complessità, la quantità e la qualità del contenuto originale, mi ha reso orgoglioso di essere riuscito a compiere il lavoro, e lo stesso vale per I sospiri del mio cuore. Si trattava per altro di due uscite dirette al solo mercato dell’home-video, quindi intrinsecamente legate a investimenti più modesti. Solo una grande ottimizzazione di tutto il lavoro mi ha permesso di non compromettere la qualità prodotta, e di questo non posso che ringraziare tutto lo staff per lo straordinario impegno profuso.

Tu hai lavorato anche sui film Arrietty e I Racconti di Terramare, opere Ghibli firmate da registi al debutto. Ci potrà essere un futuro per lo studio, indipendentemente dalla presenza o meno dei due fondatori storici, Miyazaki e Takahata?
Se guardo al Giappone, direi di sì. Arrietty ha riscosso un grande successo in patria, suo unico mercato di riferimento significativo, e il regista Yonebayashi si avvia probabilmente a diventare l’erede della scuola di animazione rappresentata da Ootsuka Yasuo e Miyazaki stesso. L’animazione che ama la bella animazione. Miyazaki Goro, d’altro canto, è a mio avviso il primo e forse unico erede di Takahata Isao, che rappresenta quell’altra scuola di regia d’animazione giapponese, dove l’animazione è al servizio non di sé stessa, non della sceneggiatura, ma della regia stessa, del soggetto, del contenuto intellettuale del film.

Dei titoli già pubblicati o ancora inediti, non adattati da te, quale film ti piacerebbe adattare e perché?
I titoli già pubblicati dello Studio Ghibli a non essere stati rieditati da Lucky Red sono a tutt’ora quattro. Sono pertanto quelli su cui vorrei più ardentemente lavorare...

(a cura di Mario A. Rumor)

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