Regista: Richard Kelly
Titolo originale: The Box
Durata: 115'
Genere: Thriller, Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto: 1,78 : 1
Anno: 2009
Uscita prevista: 21 Luglio 2010 (cinema)
Attori: Cameron Diaz, James Marsden, Frank Langella, James Rebhorn, Holmes Osborne, Sam Oz Stone, Gillian Jacobs, Celia Weston, Deborah Rush, Lisa K. Wyatt
Soggetto: Richard Matheson
Sceneggiatura: Richard Kelly
Trama, Giudizi ed Opinioni per The Box - C'e' un regalo per te... (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: The Box
Durata: 115'
Genere: Thriller, Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto: 1,78 : 1
Anno: 2009
Uscita prevista: 21 Luglio 2010 (cinema)
Attori: Cameron Diaz, James Marsden, Frank Langella, James Rebhorn, Holmes Osborne, Sam Oz Stone, Gillian Jacobs, Celia Weston, Deborah Rush, Lisa K. Wyatt
Soggetto: Richard Matheson
Sceneggiatura: Richard Kelly
Trama, Giudizi ed Opinioni per The Box - C'e' un regalo per te... (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Steven Poster
Montaggio: Sam Bauer
Musiche: Win Butler, Régine Chassagne, Owen Pallett
Scenografia: Alexander Hammond
Costumi: April Ferry
Produttore: Sean McKittrick, Kelly McKittrick, Richard Kelly, Dan Lin
Produttore esecutivo: Sue Baden-Powell, Ted Field, Paris Kasidokostas Latsis, Terry Dougas, Edward H. Hamm Jr.
Produzione: Darko Entertainment, Lin Pictures, Radar Pictures
Distribuzione: Key Films
Montaggio: Sam Bauer
Musiche: Win Butler, Régine Chassagne, Owen Pallett
Scenografia: Alexander Hammond
Costumi: April Ferry
Produttore: Sean McKittrick, Kelly McKittrick, Richard Kelly, Dan Lin
Produttore esecutivo: Sue Baden-Powell, Ted Field, Paris Kasidokostas Latsis, Terry Dougas, Edward H. Hamm Jr.
Produzione: Darko Entertainment, Lin Pictures, Radar Pictures
Distribuzione: Key Films
La recensione di Dr. Film. di The Box - C'e' un regalo per te...
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Voci / Doppiatori italiani:
Francesca Guadagno: Norma Lewis
Francesco Bulckaen: Arthur Lewis
Luciano De Ambrosis: Arlington Steward
Michele Kalamera: Norm Cahill
Gianni Giuliano: Dick Burns
Alex Polidori: Walter Lewis
Personaggi:
Cameron Diaz: Norma Lewis
James Marsden: Arthur Lewis
Frank Langella: Arlington Steward
James Rebhorn: Norm Cahill
Holmes Osborne: Dick Burns
Sam Oz Stone: Walter Lewis
Gillian Jacobs: Dana
Celia Weston: Lana Burns
Deborah Rush: Clymene Steward
Lisa K. Wyatt: Rhonda Martin
Mark S. Cartier: Martin Teague
Informazioni e curiosità su The Box - C'e' un regalo per te...
Tratto dal racconto "Button, Button" del 1970 scritto da Richard Matheson, e pubblicato per la prima volta su Playboy. In seguito fu ripubblicato in una raccolta di racconti di Matheson. Il racconto è stato utilizzato nel 1985 come trama de La pulsantiera, 20° episodio della prima stagione della serie televisiva Ai confini della realtà.Note dalla produzione:
NOTE DI PRODUZIONE
“Ci sono sempre delle conseguenze”
“Al centro di ‘The Box’ c'è un dilemma morale” racconta lo sceneggiatore e regista del film Richard Kelly. “Cosa fareste se vi venisse offerta la possibilità di diventare immensamente ricchi ma al prezzo di una vita umana, della vita di qualcuno che non conoscete?”
Questa è la domanda posta nel racconto originale Button, Button, scritto dal maestro della suspense Richard Matheson, che ha colpito l'immaginazione di Kelly e che ha fornito l'ispirazione per il film. “Ho sempre ammirato Matheson per la sua capacità di creare storie che spaventano e divertono allo stesso tempo” afferma. “Sono rimasto subito affascinato da questo racconto apparentemente semplice e volevo saperne di più: da dove viene la scatola? Cosa significa? Coloro che decidessero di premere quel pulsante potrebbero mai sperare di redimersi…e come? Aveva uno stuzzicante finale pieno di suspense che mi faceva venir voglia di passare dall'altra parte per capire cosa sarebbe successo dopo”.
Il produttore Sean McKittrick, che aveva già lavorato con Kelly per Donnie Darko, vede The Box come “una storia di suspense narrata in modo classico, con un approfondimento dei personaggi e un improvviso punto di svolta. Ogni volta che si tratta di soldi, ci vanno di mezzo la morale e l'etica delle persone. E bisogna tenere a mente che ci sono sempre delle conseguenze”.
Cameron Diaz, che interpreta Norma Lewis, esprime un analogo punto di vista. “E' una domanda che ci facciamo spesso. Credo che nessuno saprebbe davvero cosa fare. Le circostanze possono essere diverse in ogni situazione, per ogni persona. Non è semplice come sembra”.
Norma e Arthur Lewis sono una coppia come tante, con le stesse preoccupazioni e aspirazioni di tutti. Racconta Kelly: “L'idea è che queste persone poste davanti alla possibilità di cambiare il loro destino, sono proprio come te o come me, come i nostri genitori o i nostri vicini. Nei Lewis non c'è niente che non vada e non sono niente di speciale. Sono brava gente, che lavora sodo, persone affettuose che crescono un figlio cercando di cavarsela e vivendo un po' al di sopra delle proprie possibilità”.
All'inizio della storia Arthur riceve la sgradevole notizia che la promozione che aspettava gli è stata negata, per cui suo figlio, un ragazzo brillante, non potrà continuare a frequentare la miglior scuola della zona e Norma dovrà rinunciare all'operazione chirurgica di ricostruzione per un danno subito anni prima. E' in questo momento di particolare vulnerabilità che ricevono la visita di Arlington Steward e la
sua bizzarra proposta, che ha la forma di una modesta scatola di legno con un pulsante rosso.
Quello che Steward offre loro, dice Kelly, “è la possibilità di una fuga”. In senso lato, osserva il regista, “ciò che mi affascina è la complessità di una società basata sulla gratificazione immediata, quella che si ottiene premendo un pulsante, che è la società nella quale viviamo oggi, con i nostri apparecchi portatili, telecomandi, computer e tutti gli altri mezzi con i quali risolviamo i nostri problemi senza sforzo o con i quali soddisfiamo i nostri desideri, grandi o piccoli che siano. Ingoiamo messaggi senza pensare molto alle conseguenze. Trent'anni fa, all'epoca in cui è ambientata la storia, era un po' diverso e questa è una delle ragioni per le quali ho voluto mantenerla negli anni '70, quando il racconto è stato pubblicato per la prima volta. Premere un pulsante era allora un atto compiuto con maggior coscienza. Per Norma e Arthur potrebbe trattarsi della decisione più meditata della loro vita”.
Questo tema è colto immediatamente da James Marsden, che commenta: “viviamo in un mondo in cui possiamo ottenere praticamente tutto premendo un bottone. E so che questo dovrebbe rendere più facile la nostra vita, ma qualcosa mi dice che, nel lungo periodo, è una cosa che potremmo pagare a caro prezzo”. Marsden, che interpreta il giovane padre e marito Arthur Lewis, si rende conto anche che la loro storia apparentemente privata può avere una portata più ampia. “E' una storia sull'esperienza di una coppia ma potrebbe avere un significato sociale”.
Un'altra ragione per la quale Kelly ha ambientato The Box nel 1976 è stata quella di legare il film ad un avvenimento di quell'anno che rappresenta una pietra miliare per l'umanità: l'atterraggio effettuato dalla NASA della prima unità di ricerca robotica su Marte, il Viking. “Forse l'arrivo dell'uomo su Marte è stato un risultato tanto rilevante da far ritenere a qualche intelligenza superiore 'là fuori' che valesse ormai la pena valutare le nostre capacità come specie. Inserire la nostra storia in questo contesto storico suggerisce l'idea che potrebbero esserci delle forze misteriose al lavoro dietro il test condotto sulla moralità dei Lewis, forze che superano ogni immaginazione e sulle quali noi possiamo solo fare delle ipotesi”, suggerisce.
Questo, a sua volta, fa sorgere altre domande su chi è, o cos'è, Arlington Steward.
“’The Box’ è un thriller nello stile classico dei film con i quali sono cresciuto da ragazzino, e che mi tenevano incollato allo schermo” racconta Kelly.
Il produttore Dan Lin afferma: “fa paura a livello viscerale, perché questa famiglia viene perseguitata da un uomo misterioso che sembra conoscere ogni loro mossa, ma fa paura anche a livello psicologico per le questioni provocatorie che solleva. Fino a che punto arriveresti per salvare la tua famiglia? Quanto bene conosci le persone che ti circondano? Quanto bene conosci la tua stessa famiglia, tuo marito, tua moglie? Da fan di ‘Donnie Darko’ sapevo che Richard non si sarebbe limitato alla tipica sceneggiatura che parla di una coppia in pericolo; avrebbe trovato un modo per renderla più complessa ed interessante con il suo stile unico e dal suo particolare punto di vista”.
“Quello che mi piace del lavoro di Richard è che ha il coraggio di porre delle domande che noi non ci facciamo perché abbiamo paura delle risposte” osserva la Diaz. “Conosce bene la natura umana e le bugie che raccontiamo a noi stessi”.
“E' una mente in grado di 'pensare fuori dalla scatola', se mi passate l'espressione” dice Frank Langella, che interpreta l'enigmatico Steward. “La storia parte da una premessa affascinante che contiene l'elemento del ‘cosa succederebbe se’ che a me piace molto. Prendendo in prestito una battuta di Steward dal film, quando qualcuno gli dice ‘E' tutto talmente misterioso’, lui risponde ‘Beh, a me piace il mistero. E a lei?’”
In fin dei conti Kelly pensa che “si tratti solo di 'responsabilità'. Cosa sacrificheresti per coloro che ami e che responsabilità ti assumeresti per le tue azioni? Che significa essere responsabili di un altro essere umano, e quali sono i parametri - dove inizia e dove finisce? Mi piace pensare che io non premerei quel pulsante, ma non ne sono sicuro. Forse l'ho già fatto. Forse tutti noi lo abbiamo già fatto. La mia intenzione con ‘The Box’ è quella di far calare il pubblico nei panni di Norma ed Arthur, così che ciascuno si chieda ‘Io cosa farei al posto loro?’”
“Vogliamo solo che se ne vada. Non vogliamo che qualcuno si faccia male”
Sviluppando il racconto per farne un film, Kelly aveva bisogno di approfondire i personaggi di Norma ed Arthur Lewis e di caratterizzarli in modo che la loro crisi di coscienza colpisse davvero la famiglia. E la sua famiglia è esattamente ciò a cui ha fatto riferimento per trovare un'ispirazione. “Era importante che Norma ed Arthur fossero persone per bene, amabili, oneste, quel tipo di persone nelle quali il pubblico può identificarsi. Essendo questa l'esatta descrizione dei miei genitori, mi è sembrato naturale integrare parte della vita dei membri della mia famiglia in quella dei personaggi”.
Il padre di Kelly è stato ingegnere alla NASA a Langley per 15 anni e, come i Lewis, la famiglia viveva a Richmond. Sua madre è stata una vittima della malasanità, riportando un danno simile a quello con il quale deve fare i conti Norma nel film. Ma al di là di questi dettagli specifici, l'elemento più importante che Kelly ha tratto dalla vita dei suoi genitori per trasferirlo a quella di Arthur e Norma, è la qualità e la profondità del loro rapporto.
L'amore tra i Lewis è un ingrediente essenziale in “The Box”, ed è messo duramente alla prova. “Devi credere nel loro amore e nel loro matrimonio, altrimenti tutto il resto diventa superfluo” afferma
Marsden. “Al centro del film c'è il rapporto tra Norma e Arthur, e la corsa sulle montagne russe che devono affrontare insieme. Tutto ciò che accade loro, per quanto terribile, li avvicina ulteriormente”.
L'ipotesi di Kelly è che, dato che la scatola rappresenta una prova di moralità, avrebbe funzionato meglio con persone meno propense a rimanerne vittime. Offrire la scatola a persone chiaramente avide o amorali non avrebbe funzionato; la loro reazione sarebbe stata prevedibile e immediata. “Provare che chiunque, date determinate circostanze, può essere tentato da un'offerta simile fa probabilmente parte dei piani di Steward”.
Parlando dal punto di vista di Norma, Cameron Diaz spiega: “Premere il pulsante non è una decisione che lei prende a cuor leggero ma, nel momento in cui lo fa, dopo averci riflettuto tanto intensamente, è come qualcosa che semplicemente le succede. Credo che tutti noi ci siamo trovati in situazioni nelle quali conoscevamo le conseguenze di un'azione eppure speravamo con tutto il cuore che in qualche modo non si sarebbero verificate - che avremmo potuto ignorarle o fare marcia indietro se necessario. Non deve trattarsi per forza di un caso di vita o di morte. Ci sono moltissimi esempi nella vita di tutti i giorni, quando prendiamo la strada più semplice per liberarci di qualcosa. Tutto si riduce in fondo alla differenza tra vivere coscientemente oppure no, e questo per me è perfino più importante della questione se spingeremmo o no quel pulsante. Basta dare un'occhiata a tutti quei piccoli pulsanti che ci si presentano davanti ogni giorno”.
“Quello che mi piace di questa storia è che le conseguenze sono immediate e dirette, come a dire ‘Hai fatto questo e adesso devi assumertene la responsabilità’” continua la Diaz. In fin dei conti, avverte “Niente ci viene dato gratis”.
Per il marito di Norma, la scatola sembra essere più un rompicapo da un punto di vista pratico. “Arthur ha una mentalità scientifica” dice Marsden. “Assume un approccio logico, tangibile, prende la scatola e scopre che dentro non c'è niente. Immagina sia un imbroglio, una specie di elaborato sistema di promozione commerciale, e non la prende molto sul serio. Dubita perfino che sia possibile accorgersi che qualcuno abbia premuto il pulsante oppure no. E invece tutto cambia quando il pulsante viene premuto, e davanti ai suoi occhi ci sarà un capovolgimento completo di ogni cosa”.
“James ha dato fascino e simpatia al suo personaggio e la sua interazione con Cameron è stata fantastica” afferma Kelly. “Ha anche capito la profondità della delusione di Arthur nel non essere riuscito ad entrare a far parte del programma di addestramento per astronauti. Ha colto in pieno come quello stato d'animo avrebbe influenzato il dilemma da affrontare a casa”.
Ma il vero catalizzatore del loro sconvolgimento è Arlington Steward, un gentiluomo dalle buone maniere, vestito in modo impeccabile, di origini sconosciute e motivazioni ignote, che appare
all'improvviso un giorno per offrire loro il proverbiale affare della vita.
“Si accettano ipotesi su chi sia esattamente e su cosa faccia” concede Kelly, aggiungendo scherzosamente “potete immaginarlo come una specie di agente assicurativo o di funzionario delle tasse interstellare. E' potente ma anche fallibile. Anche lui ha i suoi limiti”.
La spiegazione più banale la suggerisce Langella: “è un uomo che è stato colpito da un fulmine e chiaramente non è più quello di prima. E' davvero l'unica cosa che è necessario rivelare di lui. E' l'unica cosa di cui siamo certi”.
Langella interpreta l'inquietante Steward senza enfasi, evitando i cliché del cattivo, con un elemento di minaccia subliminale. “Immaginavamo che Steward dovesse avere l'aria di un venditore molto elegante, una persona dotata di carisma perché la sua offerta suonasse attraente” dice McKittrick. “Frank ha certamente carisma. Quando parla ha la capacità di incantarti e di portarti nel suo mondo”.
A chiudere il cast principale, l'alunno di “Donnie Darko” Holmes Osborne che appare nei panni del padre di Norma, Dick Burns, un detective che vive con frustrazione il fatto di trovarsi ai margini della difficile situazione in cui si dibatte la sua famiglia. Caratterista di grande esperienza, l'attore James Rebhorn interpreta Norm Cahill, dirigente della NASA e mentore di Arthur. E Sam Oz Stone, 13 anni all'epoca delle riprese, interpreta Walter, l'unico figlio dei Lewis. Ragazzo precoce e promettente, Walter si rende conto in modo sempre più chiaro che qualcosa di strano e pericoloso sta accadendo, sebbene Norma ed Arthur facciano di tutto per proteggerlo.
“Posso anche sembrare un mostro ma posso assicurarvi che sono… solo un essere umano”
L'elegante ritratto che ha reso Langella dell'enigmatico messaggero Steward contrasta fortemente con l'orrenda deturpazione che lo sfigura.
“Vittima di un fulmine, il suo volto è il segno di ciò che ha subìto” racconta il supervisore agli effetti visivi Thomas Tannenberger, che ha lavorato di recente al film “2012”. “Sul volto di Arlington il tessuto è cicatrizzato in molti punti. In effetti è possibile vedere l'interno della sua bocca attraverso i denti perché la guancia sinistra non c'è più. Lo scenografo Alexander Hammond e la sua squadra hanno fatto un fantastico lavoro andando alla ricerca di sopravvissuti ai fulmini e il nostro responsabile per il make-up, Louis Lazzara, ha realizzato il make-up”.
Combinando computer grafica ed effetti visivi materiali per realizzare il volto di Steward, Kelly descrive il procedimento come un lavoro “per sottrazione”, ovvero che “piuttosto che sovrapporre strati
di protesi in gomma e make-up tradizionale, abbiamo rimosso digitalmente quella parte di faccia. Dipingendo il suo volto di verde e applicando un sistema di tracciatura per punti in motion-capture, abbiamo creato una mappa a cui fissare il make-up digitale, la deturpazione stessa, direttamente sul volto di Frank senza interferire con il modo in cui lui parla e si muove”.
Langella, che ha subito due ore al giorno di preparazione al make-up per la sua interpretazione che gli è valsa una candidatura agli Oscar® di Richard Nixon in “Frost/Nixon”, ha apprezzato il fatto che per trasformarsi in Arlington Steward ci siano voluti solo 40 minuti. “Il primo giorno, dopo aver superato la fase delle battute su "unisci i puntini", nessuno ci ha più pensato” ricorda. E per quanto riguarda il fatto che la sua apparizione costituisse motivo di distrazione per i suoi compagni di lavoro, Marsden afferma “tutto quello che bisognava fare era guardare Frank negli occhi e tutto il resto spariva e diventava indistinto”.
Sebbene non si tratti di per sé di una tecnica innovativa, il motion-capture raramente viene usato in questo modo. Racconta Tannenberger: “Di norma è un procedimento che viene usato prima o dopo, quando registri la performance di un attore in uno spazio vuoto e poi la applichi ad un avatar in computer grafica che rappresenta lui o un'altra creatura. Nel nostro caso, è stato fatto live, sul set”. Per ogni scena girata con Langella, i realizzatori hanno utilizzato sei macchine da presa per una visione complessiva del set vuoto in modo da poter poi rimpiazzare gli sfondi che gli spettatori vedono attraverso lo spazio creato dove manca la sua guancia.
Ci sono poi voluti otto mesi per completare il lavoro digitale per il volto di Steward.
Richmond, Virginia, 1976: dalla NASA alla drogheria del quartiere
I realizzatori del film hanno ricreato Richmond, in Virginia, intorno al 1976, con una parte consistente della storia che si svolge presso il centro NASA di Langley, dove lavora Arthur, e dove, come si scoprirà alla fine, Arlington Steward ha stabilito la base per le sue operazioni.
Per Kelly, cresciuto all'ombra di Langley, “inserire la nostra storia nell'ambientazione storica della Missione Viking ha significato presentare Langley in quelli che alcuni definirebbero i suoi giorni di gloria. Gran parte del posto non è cambiata molto da come appariva negli anni '70: stessa interessante architettura, la torre di servizio, la rampa di lancio, la galleria del vento in cui testavano i paracadute, la stanza per gli incontri con i media. Abbiamo cercato di riprodurre quanto più possibile in un modo però che fosse funzionale alla storia e, allo stesso tempo, di fare un omaggio a quanto accadde lì. Ci sono stati accordati dei permessi speciali mai concessi prima e volevamo utilizzarli al meglio”.
Per rendere in modo accurato l'universo visivo del film, Kelly ha assunto consulenti tecnici, uno dei quali è il famoso veterano della NASA, conferenziere e autore, Gentry Lee, tra i membri della squadra originaria della Missione Viking riprodotta nel film. Lee non solo ha controllato la sceneggiatura, ma si è anche dimostrato fondamentale nell'aiutare a costruire visivamente la scena. Ha anche accettato un piccolo ruolo in “The Box” interpretando un ingegnere senior della NASA che lavora con il giovane Arthur Lewis.
Oltre ai suoi stessi ricordi, Lee ha fornito un tesoro inaspettato: delle foto fatte di nascosto negli impianti della NASA nel 1976, scattate da un fotografo amatoriale figlio di uno degli scienziati della Missione. Da esse lo scenografo Alexander Hammond ha tratto l'idea di trasformare un altro luogo funzionale - l'edificio della Lucent Technology, ex fabbrica Bell Labs - nel brulicante laboratorio ingegneristico della Langley.
Le immagini di “The Box” sono il risultato di una combinazione di alta tecnologia e nostalgia, osserva il direttore della fotografia Steven Poster, che ha utilizzato la nuova macchina da presa Panavision Genesis per la prima volta. “Negli anni '70 usavamo un certo tipo di filtri e di diffusori sulle lenti. Anche le luci erano diverse per forza e morbidezza e così gli strumenti che venivano usati per ottenerla. E' quasi indescrivibile. Uso la tecnologia digitale per catturare le immagini e poi, in post-produzione, per incorporarvi alcune delle cose che facevamo allora e ottenere il look desiderato nell'ultima fase”.
Dopo aver lavorato negli ampi spazi di Langley, Hammond ha rivolto la sua attenzione agli spazi più intimi della casa a due piani dei Lewis, tutta ricostruita in studio. Per rispettare il tema portante del film, una delle strategie usate nella progettazione della casa è stata quella di creare scatole dentro altre scatole per suggerire un'idea di intrappolamento. Spiega Hammond: “Nella casa dei Lewis ci sono spazi in cui si vede una persona incorniciata in modo molto formale dagli stipiti della porta o da una finestra quadrata, ma dietro quelle c'è un'altra porta o un'altra finestra, poi magari dietro ce n'è un'altra ancora, così che ottieni una serie di portali. Guardando qualcuno che poi si sposta, improvvisamente qualcosa che era rimasto nascosto viene rivelato”.
Osserva ancora Hammond: “Quello che ti dice la casa è che queste persone non hanno molti soldi. E' graziosa, ma non enorme. Vivono un po' al di sopra dei loro mezzi”.
Riguardo agli arredi anni '70, Kelly e Hammond si sono trovati d'accordo sul fatto che dovessero essere accennati e per niente stilizzati. “La carta da parati, le tonalità di terra che erano allora molto popolari” racconta Kelly “volevamo inserire tutto questo ma senza esagerare”.
La costumista April Ferry ha applicato un'analoga filosofia al guardaroba, scegliendo le fantasie e
i colori meno vistosi del periodo. A prescindere dall'aspetto estetico, c'era un elemento unificante all'epoca: le taglie. “Gli abiti erano stretti e noi non ci siamo più abituati” ricorda. “Durante il film ci è capitato spesso che dando un costume ad una comparsa, questa diceva che gli avevamo dato una taglia troppo piccola. E invece non era troppo piccola. Era come ci vestivamo negli anni Settanta!”
L'abbigliamento di Arlington Steward ha richiesto un look più 'senza tempo'. Collaborando strettamente con Frank Langella, la Ferry ha immaginato per il suo personaggio “uno stile molto elegante, con bei vestiti fatti con meravigliosi tessuti inglesi”. Questo li ha portati dal famoso sarto di New York Leonard Logsdail. La coppia è poi andata a fare shopping per trovare il perfetto classico Homburg, che ha aggiunto un tocco di formalità, oltre a rendere l'attore, già molto alto, ancora più imponente sullo schermo.
Per molte delle riprese di “The Box” sono state utilizzate delle location reali. La Milton Academy, una scuola secondaria privata di Milton, in Massachusetts, è servita come set per la scuola che frequenta Walter Lewis e dove Norma insegna; in un Motor Lodge a Kingston, vicino Plymouth, nel Massachusetts, sono state girate le sequenze di alcuni tra gli avvenimenti inspiegabili; il Turner Hill Country Club di Ipswich ha fatto da set per un party dove Norma ed Arthur devono andare nonostante siano terribilmente preoccupati; e il Deer Island Sewage Treatment Plant nel porto di Boston fa da sfondo con la sua incredibile architettura ad una delle scene fondamentali del film.
Una delle location preferite di Kelly è stata il supermarket di Ukrop, una catena conosciuta in Virginia, che è stata costruita dal nulla per il film e riempita interamente con scatole di cereali d'epoca e alimenti in scatola, oltre ai prezzari e ai cartelli. “Sono cresciuto andando agli Ukrop. Era una catena locale che è esistita per oltre 50 anni. E' stato divertente farla rinascere come un elemento fondamentale della mia infanzia, anziché accontentarmi di qualcosa di generico”, racconta.
Dettagli come questo - oltre al fatto che Kelly ha ambientato la storia sostanzialmente nei luoghi in cui è cresciuto trasferendo alcuni elementi tratti dalle vite dei suoi genitori ai personaggi di Norma e Arthur Lewis - contribuiscono a rendere questo film quello che il regista chiama la sua opera più personale.
“Sebbene tratti temi più generali, sotto molto punti di vista è il più personale dei miei tre film” dice Kelly. “Sono i miei genitori ad avermi fatto conoscere questo tipo di film, i thriller psicologici alla Hitchcock, che sono ancora i miei preferiti. Sono quelli i film che ho amato, e sono diventati i film che amo fare”.
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