Regista: Patrice Leconte
Titolo originale: Le magasin des suicides
Durata: 79'
Genere: Animazione
Nazione: Francia, Canada, Belgio
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 28 Dicembre 2012 (cinema)
Attori:
Soggetto: Jean Teulé
Sceneggiatura: Patrice Leconte
Trama, Giudizi ed Opinioni per La bottega dei suicidi (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Le magasin des suicides
Durata: 79'
Genere: Animazione
Nazione: Francia, Canada, Belgio
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 28 Dicembre 2012 (cinema)
Attori:
Soggetto: Jean Teulé
Sceneggiatura: Patrice Leconte
Trama, Giudizi ed Opinioni per La bottega dei suicidi (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia:
Montaggio:
Produttore: Thomas Langmann,Emmanuel Montamat,Gilles Podesta,André Rouleau
Produzione: ARP Sélection, Caramel Film, Diabolo Films, Entre Chien et Loup, Kaibou Productions, La Petite Reine
Distribuzione: Videa CDE
Montaggio:
Produttore: Thomas Langmann,Emmanuel Montamat,Gilles Podesta,André Rouleau
Produzione: ARP Sélection, Caramel Film, Diabolo Films, Entre Chien et Loup, Kaibou Productions, La Petite Reine
Distribuzione: Videa CDE
La recensione di Dr. Film. di La bottega dei suicidi
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Colonna sonora / Soundtrack di La bottega dei suicidi
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Pino Insegno: Mishima
Fiamma Izzo: Lucrece
Luca Baldini: Alan
Maria Laura Baccarini: Marilyn
Umberto Broccoli: Pedone Suicida
Gabriele Lopez: Il Fidanzato
Valerio Ruggeri: Monsieur Calmel
Carlo Reali: Zio Dom
Aa: Il Nevrastenico
Nanni Baldini: Lo Psichiatra
Graziella Polesinanti: Signora Anziana
Manlio De Angelis: Il Salvatore
Oreste Baldini: Il Senzatetto
Voci / Doppiatori originali:
Bernard Alane: Mishima
Isabelle Spade: Lucrece
Kacey Mottet Klein: Alan
Isabelle Giami: Marilyn
Jean-paul Comart: Pedone Suicida
Pierre-françois Martin-laval: Il Fidanzato
Jacques Mathou: Monsieur Calmel
Pascal Parmentier: Zio Dom
Urbain Cancelier: Il Nevrastenico
Eric Métayer: Lo Psichiatra
Annicke Alane: Signora Anziana
Jean-paul Comart: Il Salvatore
Informazioni e curiosità su La bottega dei suicidi
Note dalla produzione:
Intervista con Patrice Leconte - Sceneggiatore e Regista
Ha letto il romanzo di Jean Teulé quando è uscito la prima volta?
Leggo qualsiasi cosa scriva, sistematicamente, così come leggo tutto ciò che scrivono Jean Echenoz, Douglas Kennedy, Patrick Modiano …
Sì, ho letto “La Bottega dei Suicidi” la prima volta che è stato pubblicato. L’ho trovato molto anticonvenzionale e pungente. La sua schiettezza e la sua fantasia mi hanno incantato. A quell’epoca fui contattato per scrivere l’adattamento del romanzo, ma rifiutai l’offerta perché lo ritenevo assolutamente impossibile da adattare. Come
avrei potuto ricreare un mondo così insolito e bizzarro in un film con attori in carne ed ossa? Mi sembrava inconcepibile, a meno che non ti chiami Tim Burton forse, cosa che non è, purtroppo.
Ma poi qualche anno dopo una telefonata cambiò tutto …
Circa quattro anni fa squillò il telefono (il mio telefono squilla solo una volta ogni quattro anni). All’altro capo della linea, uno sconosciuto, Gilles Podesta. Non rifiuto mai un caffè gratis con qualcuno che ha qualcosa da offrirmi. Mi disse che aveva un’opzione su “La Bottega dei Suicidi”, lo fermai immediatamente, e gli spiegai che quel progetto mi era già stato offerto e che avevo rifiutato. A quel punto disse: “Non mi ha lasciato finire, sto suggerendo di farne un film di animazione”.
E in quel momento tutto è diventato ovvio. È così che va qualche volta; la scintilla arriva dall’esterno. Qualcuno ti prende per mano e ti offre esattamente quello di cui avevi bisogno per andare nella direzione giusta. Quando Gilles Podesta ha detto la parola magica “animazione”, mi si è accesa la lampadina! Con l’animazione non sei più nella vita reale; puoi essere in un altro luogo, in un mondo non convenzionale, in un mondo ricostruito, pieno di cose bizzarre e fuori dall’usuale. L’animazione non è naturalistica; è un mondo immaginato.
E non sarebbe potuto succedere nel momento più adatto, perché avevo appena scoperto che il film che mi accingevo a girare non avrebbe potuto essere realizzato: ero quindi libero di fare quello che volevo. Perciò ero molto felice, e dopo appena 48 secondi di riflessione, gli dissi: “OK, fantastico, sono libero, inizierò questo stesso pomeriggio, se vuole…”
Ci parli dell’idea di trasformare il film in un musical di animazione.
Ho subito pensato che dovesse essere un musical. Era da tanto tempo che volevo fare un musical. Questo progetto si prestava magnificamente perché mi permetteva di fare un film molto dark e contemporaneamente anche molto allegro. Tutto è
meravigliosamente sinistro quando c’è un uomo disperato che canta una canzone di addio mentre sta per ingoiare una fiala di veleno. L’unione di musica e animazione ti lascia una grande libertà: le sbavature vengono rese più accettabili. Il padre esasperato che suggerisce al figlio di sette anni di iniziare a fumare, nella speranza che gli venga un tumore ai polmoni, sarebbe qualcosa di totalmente intollerabile in un film con dei veri attori! Ma diventa accettabile in questo film, perché questa non è la vita reale, ci troviamo in un altro mondo.
Un mondo a lei familiare, perché ha lavorato nel campo dei fumetti…
Da giovane ero un insaziabile lettore di fumetti. E ho sempre amato disegnare. Sono autodidatta. Da ragazzo facevo cortometraggi di animazione con i ritagli di carta. Ero un provinciale che sognava di fare i film, e così mi trasferii a Parigi. Dopo aver finito la scuola di cinema ho lavorato per cinque anni per la rivista “Pilote”. Creavo i disegni e le storie. Oggi ho perso familiarità con il mondo dei fumetti, ce ne sono talmente tanti, faccio fatica a stare al passo.
Ma amo il cinema di animazione: I film di “Wallace & Gromit” sono bellissimi. Ritengo che la sceneggiatura del film della
Pixar, “Monster &Co”. dovrebbe essere insegnata nelle scuole. Ammiro “Valzer con Bashir” per aver avuto il coraggio di collocare l’animazione in un mondo di adulti. E poi, ovviamente, non posso non citare il capolavoro assoluto che secondo me è “Nightmare Before Christmas”, con la sua incredibile genialità. Nonostante questa forte influenza, volevo fare un film di animazione che fosse anche un musical, sovversivo e allo stesso tempo per famiglie, politicamente scorretto ma per tutte le età.
Jean Teulé dice che era certo che avrebbe cambiato il finale di questo romanzo…
E’ strano perché quando l’ho letto, mi sembrava coerente. Ma quando l’ho riletto nell’ottica dell’adattamento, il finale mi sembrava bizzarro. Era lievemente incoerente: questo ragazzino, che per l’intera durata del romanzo è in guerra contro il suicidio, e che alla fine cambia idea. Anche in un film di animazione pensavo che non fosse giusto deludere il pubblico mostrando un ragazzino che decide di farla finita! Da lì il desiderio di scegliere un finale positivo, forse come reazione a tutta questa situazione. E così mi è venuta l’idea di optare per un finale quasi kitsch nel suo
ottimismo, quasi ironico, in cui la felicità cola giù dai muri, con una specie di sdolcinatezza allegra e disgraziata.
Essendo un film di animazione avrà dovuto spiegare al team di disegnatori come immaginava i personaggi. Ricorda come li ha descritti?
Mishima Tuvache, il padre, è un uomo molto piacevole, con dei baffi sottili e il fisico da parrucchiere. Sua moglie è sempre elegante, con un’impeccabile pettinatura ad alveare e il rossetto perfetto. Sono dei negozianti molto gentili e bravi, sempre vestiti in maniera impeccabile, e sono certo che abbiano anche un buon profumo. Per quanto
riguarda i figli, Vincent è un po’ uno sfigato, molto svogliato e pigro. Marilyn è un’adolescente che si veste in stile Goth, crede di essere brutta, ha qualche chilo di troppo, non sa ancora che potrebbe essere attraente, ma presto lo scoprirà…
I personaggi vengono caratterizzati a seconda dei loro difetti e diventano immediatamente evocativi. Il più difficile tra tutti loro era Alan, perché tutto ciò che lo riguarda è felice e positivo. Non volevo che assomigliasse alla pubblicità di un formaggio cremoso, né volevo che sembrasse troppo la caricatura del monello parigino, doveva essere eccentrico e ribelle. Il suo ottimismo spontaneo ha ispirato il suo personaggio: un grande sorriso in cima a un corpo esile.
Nonostante tutti i loro difetti appare chiaro che a lei i membri della famiglia Tuvache piacciono molto.
E’ per questa ragione che Mishima va dallo psicologo; in qualche modo è una cosa che lo fa redimere. Se questa coppia non avesse difetti, dubbi o debolezze, sarebbe orribile! Lui crolla e anche lei ne risente. Lei una persona gentile, è una commerciante molto efficiente. Sarebbe fantastica per un’agenzia di pompe funebri. Vuole solo fare del bene ai suoi clienti; li aiuta a porre fine ai loro problemi…
Incontriamo anche alcuni ratti che hanno un ruolo molto particolare…
I ratti sono il coro Greco che commenta l’azione, sottolineano un momento tragico, mostrandoci che la vita dei ratti, probabilmente, è più invidiabile di quella degli esseri umani in questa città così sinistra.
Come ha creato la città e il negozio?
Quando ho incontrato Regis e Florent, i direttori artistici, loro avevano già dei suggerimenti da propormi. Avevano immaginato una città futuristica, con tanti colori, mentre il negozio era grigio e angosciante. Gli ho chiesto di fare esattamente l’opposto. Di creare una città al di fuori del tempo, sinistra e tetra, un mix tra il 13° arrondissement di Parigi(1) e la Corea del Nord. In breve, un mondo piuttosto disperato in cui il negozio doveva rappresentare l’unica oasi, l’unico sprazzo di colore.
Nella città le facciate degli edifici sono minacciosamente alte, perciò il sole non si vede mai per le strade, devo ammettere che non è una scelta intelligente, perché non avevo nessuna intenzione di conferire un look Orwelliano, uno stile che gridasse: “E’ così che sarà il nostro mondo tra vent’anni, state attenti, perché lo sta già diventando”.
Ho insistito affinché la città apparisse familiare affinché il pubblico potesse facilmente identificarsi con essa. Il negozio doveva essere una fonte di attrazione - come quelli di articoli da regalo, o una merceria nei pressi de la Bastille - doveva essere colorato e pieno di oggetti affascinanti. Fuori è sinistro, mentre dentro è favoloso! Per quanto riguarda i clienti, poiché con l’animazione non appena c’è una folla diventa tutto più difficile, il negozio non appare mai pieno. Ma c’è Mister Calmel, ad esempio, che vive in cima a un edificio. Non è per niente divertente (vuole
solo farla finita) ma è talmente fuori dal comune che nonostante tutto finisce per essere divertente.
La regia colpisce molto vedendo il film. Si è divertito a girarlo, vero?
E’ stato un piacere girare questo film. Come nei film con attori in carne ed ossa si decidono il montaggio e le inquadrature, anche se in questo caso è tutto più facile, possiamo indulgere in cose che sono diventate molto costose nel cinema tradizionale, e che in questo ambito invece costano poco. Come quando, ad esempio, vuoi un punto di vista verticale con la pioggia del vicolo cieco alla fine del quale si intravede il negozio, con tutte le luci che brillano. In un film live action bisognerebbe girare con una gru gigantesca, si dovrebbero chiedere i permessi, si dovrebbe ricreare una finta pioggia, girare di notte… E’ difficile, costoso e faticoso.
Mentre qui, si disegna, ed è fatta, non dobbiamo scocciare nessuno! Dall’altro lato, però, non puoi lasciarti andare e strafare. Bisogna rimanere scrupolosamente attaccati alla storia che si vuole raccontare e rimanere credibili. Nonostante tutto, però, Regis e Florent hanno inserito un’infinità di dettagli in ogni sequenza. Non è facile notarli tutti, perché ce ne sono davvero tanti, e l’azione è molto rapida. Io stesso ne scopro sempre di nuovi ogni volta che mi soffermo su un’immagine particolare. Il film ha un ritmo molto rapido. Dura meno di novanta minuti. I film di animazione tendono a essere più corti. Probabilmente perché in origine venivano fatti per un pubblico di bambini, lo scopo è evitare di perdere la loro attenzione. Sono felice perché è la lunghezza con la quale mi trovo più a mio agio.
Tornando alla regia, il suo lavoro è lo stesso sia in un film di animazione che in un film live-action?
In pratica sì: si scrive la sceneggiatura, si scelgono gli attori, li dirigi, si scelgono le inquadrature, i set, i costumi, le luci, si fa il montaggio, il sonoro, il missaggio… è esattamente lo stesso che in un film ‘normale’, a parte il fatto che non si gira. In questo modo si evitano le incertezze legate alle condizioni atmosferiche, al fatto di mangiare in mensa, i capricci degli attori, girare di notte…
La fase più importante, e anche la più frustrante, è quella dell’animatic. Si tratta di una sorta di storyboard in movimento. Grazie al quale si “vede” la prima bozza del film. E’ questa la differenza più grande con un film live action: durante le riprese si gira una scena, e puoi subito vedere la scena come te l’eri immaginata, e a quel punto si passa alla fase successiva… Mentre con l’animatic vedi solo quelle che sono le intenzioni. E hai bisogno di un’immaginazione iperattiva per capire come sarà. Scegli quel che hai per aggiungere o eliminare, poi acceleri, definisci meglio il tutto. A questo punto del processo si è ancora in pochi a lavorare. Ma una volta che l’animatic viene approvato, va in produzione negli studios con dei team più grandi, dove viene creato il film vero e proprio. E’ come avere una brutta copia piena di annotazioni e doverla trasformare in una bella copia. Ci vogliono due anni… lo trovo un processo molto lungo. Normale, ma davvero tanto lungo. Fortunatamente, nel frattempo ho diretto anche un film e un’opera teatrale, e ho scritto un romanzo…
Come ha lavorato sulle canzoni?
In passato avevo già scritto delle canzoni, e anche un’intera operetta, assieme a Etienne Perruchon, e sapevo che era l’uomo giusto per questo lavoro. Sa come comporre delle colonne sonore senza tempo, che siano congrue con quello che dice il film. Ha un grande senso dello humour, ci fanno ridere le stesse cose. E’ il collaboratore perfetto! Quando ho scritto la sceneggiatura, all’inizio, ho indicato solo quale doveva essere lo spirito delle canzoni e il loro messaggio. Una volta pronta la sceneggiatura, mi sono messo al lavoro sui testi delle canzoni e ho iniziato a lavorare assieme a Etienne. Abbiamo fatto molte modifiche, fino a che non siamo stati entrambi soddisfatti.
Ha scelto degli attori che sanno soprattutto cantare …
Ho scelto degli attori che non sono necessariamente conosciuti dal pubblico ma che conosco bene e apprezzo molto, che sono fantasiosi, vivaci e precisi nel modo in cui recitano, e che sanno anche cantare. Secondo me gli attori famosi distolgono dall’immagine. Orecchio e occhio non vanno bene assieme, e si finisce per non guardare più lo schermo. Gli attori sono lì per interpretare dei personaggi reali, ma le loro voci non possono essere troppo normali.
Devono usare delle voci fuori dall’ordinario, simili ai disegni. L’unico attore che ho scelto con l’orecchio è quello che dà la voce ad Alan. Avevo notato la sua voce quando ha interpretato il personaggio del giovane Gainsbourg, nel film di Joann Sfar.
Interpreta anche il ruolo del bambino in due meravigliosi film di Ursula Meier (“Home-Casa Dolce Casa” e “Sister”). La sua voce ha una sonorità molto particolare che la rende molto tenera. Si devono scegliere le voci prima di passare alla fase di animazione perché il modo in cui s’interpreta una frase - lenta o veloce, triste o felice, agitata o calma - modificherà il linguaggio del corpo. La voce conferisce il ritmo, il tono. Alla fine, in un film di animazione si dirigono gli attori esattamente come si fa nel radioteatro.
Dirigere un film di animazione è stato come fare il primo film per lei?
Sì, esattamente! Avevo lo stesso tipo di entusiasmo, durante la mia scoperta di questo processo creativo, col quale non avevo alcuna familiarità. C’è una freschezza, una spensieratezza, ci si diverte molto a fare cose di cui non si sa niente. E’ fantastico affrontare un progetto dicendo: “Non so come lo farò” e quindi decidere di farlo comunque. E’ stata un’esperienza che mi è piaciuta molto e spero di fare un altro film di animazione molto presto.
Etienne Perruchon dice che il suo film è straordinario e Jean Teulé afferma che fa morire dal ridere, lei cosa dice?
Sono molto gentili. Credo che il film sia scorretto e sovversivo, ma anche molto divertente. Spero di essere riuscito a non farmi influenzare troppo da Tim Burton. Mi piacerebbe farglielo vedere un giorno…
Patrice Leconte
NOTE
(1)
Il XIII arrondissement di Parigi è un quartiere con una scarsa vocazione turistica che si compone di aree una volta operaie ed ora riqualificate e dense di nuove costruzioni.
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