Regista: Haifaa Al-Mansour
Titolo originale: Wadjda
Durata: 97'
Genere: Drammatico
Nazione: Arabia Saudita, Germania
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: Venezia 2012,6 Dicembre 2012 (cinema)
Attori: Waad Al-Masanif, Abdullrahman Algohani, Reem Abdullah, Sultan Al Assaf, Ahd Kamel
Sceneggiatura: Haifaa Al-Mansour
Trama, Giudizi ed Opinioni per La bicicletta verde (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Wadjda
Durata: 97'
Genere: Drammatico
Nazione: Arabia Saudita, Germania
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: Venezia 2012,6 Dicembre 2012 (cinema)
Attori: Waad Al-Masanif, Abdullrahman Algohani, Reem Abdullah, Sultan Al Assaf, Ahd Kamel
Sceneggiatura: Haifaa Al-Mansour
Trama, Giudizi ed Opinioni per La bicicletta verde (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Lutz Reitemeier
Montaggio: Andreas Wodraschke
Musiche: Max Richter
Scenografia: Thomas Molt
Costumi: Peter Pohl
Produttore: Roman Paul,Gerhard Meixner,Verona Meier
Produttore esecutivo: Christian Granderath,Louise Nemschoff
Produzione: Highlook Communications Group, Razor Film Produktion GmbH
Distribuzione: Academy2
Montaggio: Andreas Wodraschke
Musiche: Max Richter
Scenografia: Thomas Molt
Costumi: Peter Pohl
Produttore: Roman Paul,Gerhard Meixner,Verona Meier
Produttore esecutivo: Christian Granderath,Louise Nemschoff
Produzione: Highlook Communications Group, Razor Film Produktion GmbH
Distribuzione: Academy2
La recensione di Dr. Film. di La bicicletta verde
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Colonna sonora / Soundtrack di La bicicletta verde
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Voci / Doppiatori italiani:
Sara Labidi: Wadjda
Maura Cenciarelli: Madre
Laura Boccanera: Signora Hussa
Arturo Valli: Abdullah
Gabriele Sabatini: Padre
Personaggi:
Waad Mohammed: Wadjda
Reem Abdullah: Madre
Ahd: Signora Hussa
Abdullrahman Al Gohani: Abdullah
Sultan Al Assaf: Padre
Informazioni e curiosità su La bicicletta verde
Note dalla produzione:
Conversazione con Haifaa AI Mansour (regista)
Decidi di avvicinarti ad una tematica complessa come la situazione delle donne in Arabia Saudita attraverso l'apparentemente semplice storia di una bambina che vuole una bicicletta. Perchè?
Volevo dare un volto umano ad un dibattito intellettuale — una storia alla quale le persone possano relazionarsi, e che possano anche capire. Il film non racconta una grande storia, bensì una piccola: la storia delle emozioni provate da alcuni dei protagonisti, una bambina e sua madre, e le vite dei personaggi all'interno della società. Non credo che la gente voglia vedere un film come una lezione, ma vivere un’avventura che sia toccante e d’ispirazione.
Anche se la storia può sembrare semplice, credo che all'interno vi si intreccino tematiche più complesse. Era importante per me che la storia fosse un ritratto accurato della situazione femminile in Arabia Saudita, e che i personaggi fossero credibili come gente ordinaria che deve destreggiarsi in un determinato sistema, nell'unico modo che conosca.
Ci sono diversi ruoli femminili forti - la stessa Wadjda, sua madre, la preside della scuola... "la bicicletta verde" è un film di donne?
Forse è un film di donne! Ma non era previsto come tale. Volevo fare un film sulle cose che conoscevo e avevo vissuto. Una storia che parla delle mie esperienze, ma anche del Saudita medio. Era importante per me che i personaggi maschili del film non fossero ritratti come dei semplici stereotipi o cattivi. Entrambi gli uomini e le donne sono sulla stessa barca, entrambi forzati dal sistema a comportarsi in determinati modi, e costretti a fare i conti con le conseguenze di qualsiasi loro decisione. Mi piacciono molto le scene di madre e figlia assieme, e credo che dal loro rapporto fuoriescano molto amore e sentimento, quando cucinano e cantano insieme, c'è qualcosa di veramente bello.
Il personaggio di Wadjda è ispirato alla tua stessa infanzia, ci sono elementi autobiografici in questa storia?
Io vengo da una famiglia liberale che mi ha sempre sostenuto. Ricordo che quando ero bambina mio padre portò me e i miei fratelli a comprare delle biciclette, ed io ne scelsi una verde. Sono stata estremamente fortunata ad avere un padre che volesse farmi sentire degna come donna, ma era sicuramente molto diverso per le mie compagne di scuola e amiche, che non avrebbero mai neanche sognato di chiedere una bicicletta. Comunque penso che tutti possono relazionarsi alla storia, l’idea di essere etichettati come diversi o sbagliati, per il semplice fatto di volere qualcosa al di fuori di quanto è considerato accettabile dalla tradizione. La cultura Saudita può essere particolarmente brutale e spietata con le persone che rompono gli schemi imposti dalla società, quindi esiste una gran paura dell'emarginazi0ne. Così, in qualche modo, la storia è parte della mia vita e delle cose in cui mi sono imbattuta. Molte delle mie esperienze, insieme a quelle della mia famiglia e dei miei amici, sono in qualche modo riflesse nel film, non fanno solo parte di una mia concezione.
Essendo cresciuta in un paese senza sale cinematografiche, come hai scoperto il cinema, e deciso di farne un cammino professionale ?
Sono cresciuta in una piccola città in Arabia Saudita. Non voglio far sembrare che eravamo completamente isolati dal mondo esterno, ma non eravamo neanche una famiglia cosmopolita. Anche se i miei genitori hanno viaggiato parecchio, nel corso della mia infanzia abbiamo solo fatto qualche breve viaggio. Tutta la mia gioventù si è svolta intorno alla nostra piccola città. Il concetto del grande mondo terminava nelle città a qualche ora di distanza. Il mondo oltre quello sembrava molto lontano e fuori dalla mia portata. Ho sempre letto molto e visto film, e volevo far parte, in qualche modo, di un mondo più grande. L’Arabia Saudita è un paese senza sale cinematografiche e che vieta il cinema, ma mio padre ha sempre trovato il modo di rendere il cinema accessibile a noi e avevamo serate in famiglia dove guardavamo film insieme. Amavo i film così tanto ma non ho mai pensato che sarei diventata una regista, per non parlare della prima regista donna in Arabia Saudita.
Come hai scelto gli attori?
In un paese così tradizionalista come l’Arabia Saudita è difficile trovare donne e ragazze disposte a stare in pubblico per essere riprese. L'ostacolo principale era il non avere un'industria cinematografica locale, nè infrastrutture che agevolassero il processo. Per esempio non esistevano casting aperti quindi c'è voluto un pò di tempo per capire come agire. Waad è venuta ad una delle sessioni che tenevamo a Riyadh, e si è visto subito che aveva il look e l'atteggiamento perfetto per la parte. Nessuna delle ragazze che abbiamo visto prima di lei avevano lo spirito necessario; o erano troppo dolci o non abbastanza audaci. E improvvisamente è apparsa Waad, con le cuffie in testa, indosso dei jeans e dei tatuaggi sulle mani. Stavo anche cercando una bambina che avesse una bella voce per poter cantare con la madre, memorizzare e cantare il Corano. Dunque una voce gradevole era necessaria e Waad ha una bellissima voce, molto dolce. Ho visto tanti lavori di Reem Abdulla in televisione e quindi ho pensato da subito che fosse la persona adatta ad interpretare la madre. Ha fatto un ottimo lavoro nell'adattarsi dalla recitazione televisiva a quella cinematografica e credo sia stata una performance molto forte.
Com’è stato, in quanto donna, dirigere un film a Riyadh?
È stato impegnativo ed estremamente gratificante allo stesso tempo. Ogni passo era difficile ed è stata una grande avventura. Occasionalmente dovevo scappare a nascondermi nel furgone di produzione, in alcune aree più tradizionaliste dove le persone avrebbero disapprovato una regista donna che svolge il lavoro assieme ad un set dove lavorano tutti uomini. Qualche volta ho tentato di dirigere da dentro il furgone attraverso l'uso di un walkie—talkie, ma mi sentivo frustrata e ho finito per uscire a dirigere di persona. Abbiamo avuto alcuni episodi di persone che davano voce alle loro lamentele riguardo a ciò che stavamo facendo, ma nessuno troppo invadente. Avevamo tutti i permessi in regola quindi complessivamente è andata bene.
Come vieni vista in Arabia Saudita e nel mondo arabo? Sei considerata un'eccezione? Una paria? Una pioniera?
Immagino che qualche volta possa essere vista come una figura centrale visto che per molte persone l’idea che una donna faccia film o lavori nei media è controversa. Ma di certo non è mia intenzione offendere nessuno. Non credo nel polemizzare senza alcun motivo, credo solo che dobbiamo trovare il modo di incorporare cambi inevitabili e modernità nella nostra cultura in una maniera razionale. lVIinacce di morte possono certamente essere spaventose, ma non dobbiamo lasciare che gli estremisti influenzino il nostro lavoro e gli obbiettivi che dobbiamo fissarci in questo paese. lo spero di aver fatto un film che si avvicini alle vite delle donne Saudite e che le ispiri e dia loro forza per sfidare le complicate restrizioni politiche e sociali che le circondano. Sebbene sia difficile smantellare le antiche tradizioni che vietano alle donne un'esistenza degna, specialmente perchè sono mischiate con interpretazioni religiose ristrette, è un proposito per cui vale la pena lottare.
Qual è la situazione attuale per le donne Saudite che hanno aspirazioni artistiche e
creative?
Sono cosi colpita da tutte le giovani donne che incontro in Arabia Saudita e so che stanno crescendo in un ambiente diverso da quello dove sono cresciuta io, con tante più opportunità. lo voglio aiutarle a dare vita alle loro voci inascoltate ed aiutarle a raccontare al mondo le loro storie. È cosi difficile per le donne essere loro stesse. Se si comportano in maniera diversa da quella accettata dalla società sono ovunque nel mondo considerate ”controverse”, figuriamoci in un paese tradizionalista e socialmente severo come l'Arabia Saudita. Dalle donne ci si aspetta un determinato comportamento e quando non viene seguito alla regola sono generalmente etichettate e condannate. Spero che i miei film aiutino alcune di loro a trovare il coraggio di rischiare e parlare dei problemi per loro importanti.
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