Le avventure di Zarafa - Giraffa Giramondo di Rémi Bezançon, Jean-Christophe Lie

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locandina Le avventure di Zarafa - Giraffa Giramondo
 
Regista: Rémi Bezançon, Jean-Christophe Lie
Titolo originale: Zarafa
Durata: 78'
Genere: Animazione
Nazione: Francia, Belgio
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 4 Aprile 2013 (cinema)

Attori:
Sceneggiatura: Alexander Abela, Rémi Bezançon

Trama, Giudizi ed Opinioni per Le avventure di Zarafa - Giraffa Giramondo (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia:
Montaggio: Sophie Reine
Musiche: Laurent Perez del Mar
Scenografia: Igor David

Produttore: Valérie Schermann
Produzione: Prima Linea Productions
Distribuzione: Good Films, Nexo Digital

La recensione di Dr. Film. di Le avventure di Zarafa - Giraffa Giramondo
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Colonna sonora / Soundtrack di Le avventure di Zarafa - Giraffa Giramondo
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su Le avventure di Zarafa - Giraffa Giramondo


Note dalla produzione:
Nel 1826 il console francese ad Alessandria, il piemontese Bernardo Drovetti, suggerì al pascià egiziano Muhammad Ali di inviare una giraffa attraverso il Mediterraneo. L’idea era del servitore nubiano di Drovetti, Hassan. Offrire in dono una giraffa a Carlo X avrebbe aggiunto prestigio al piccolo zoo reale allestito nei Jardin des Plantes, di recente inaugurato a Parigi.
Il Sultano, alla ricerca di uno stratagemma per migliorare le relazioni con il governo francese, accolse perciò di buon grado il suggerimento.

La giraffa Zarafa era un’orfana di due anni quando lasciò il deserto del Kurdufan, in Sudan.
Fu caricata su una nave sarda diretta a Marsiglia in un’imbarcazione appositamente modificata per permettere all’animale in coperta di stendere il collo. Il suo arrivo nel porto francese ebbe un effetto sensazionale. Dopo qualche mese di soggiorno nella residenza del Prefetto di Marsiglia, a primavera Zarafa proseguì il suo viaggio verso Parigi, questa volta via terra. Zarafa fu accolta da Geoffroy Saint-Hilaire, direttore del Museo Nazionale francese, di cui i Jardin des Plantes erano un dipartimento, prima di essere presentata ufficialmente a Carlo X il 9 luglio del 1827 presso lo Château de Saint-Cloud.

Il Re fu tra le ultime persone ad ammirare il suo regalo, infatti, nel corso del viaggio dalla Valle di Rhone (Lione), attraverso la Borgogna e verso la capitale, Zarafa richiamò ampie folle di spettatori. Tuttavia, il cerimoniale di palazzo prevedeva che la giraffa dovesse essere portata al re e non viceversa. Zarafa divenne così molto popolare in tutta la Francia, dove il pubblico fu preso da una vera e propria “ giraffomania”. Nella Francia all’inizio del XIX secolo, le giraffe erano virtualmente sconosciute e Zarafa divenne
una leggenda: era la prima volta che le persone avevano l’opportunità di vedere l’animale dal vivo, prima dovevano accontentarsi di vecchie immagini approssimative. La moda durò oltre tre anni.
Zarafa visse fino a 18 anni. Dopo la sua morte, fu imbalsamata ed è conservata ancora oggi al Museo di Storia Naturale di La Rochelle.


I registi e il loro universo
COME NASCE IL PROGETTO

Rémi Bezançon: Ho scritto la storia nel 2001 insieme ad Alexander Abela, uno sceneggiatore/regista inglese, ma poi il film è rimasto chiuso in un cassetto perché non mi ero ancora mai occupato di un lungometraggio. Ho girato il mio primo film, Ma Vie En L’Air, tre anni dopo e solo poi, nel 2008, ho preso di nuovo lo script e l’ho dato al produttore Valérie Schermann, di Prima Linea Productions, la quale è rimasta davvero colpita. Dopo averlo letto, pretendeva che il mio ruolo non si limitasse puramente a quello dello sceneggiatore: aveva già in mente una collaborazione tra due registi provenienti da due universi diversi, film tradizionali e animazione.

Io non avevo il desiderio né il tempo di assumere da solo la regia di Zarafa, perchè stavo per iniziare il mio terzo lungometraggio. Così Valérie mi ha presentato Jean-Christophe Lie, regista esperto nell’arte dell’animazione, con l’idea di farci dirigere insieme il progetto. Il suo coinvolgimento è stato un sollievo per me.
Nel frattempo, stavo lavorando a una nuova versione dello script con Jean-François Halin (che ha scritto i due film OSS 117 diretti da Michel Hazanavicius) e con Vanessa Portal (autrice di Travolti dalla Cicogna). Jean-François Halin ha aggiunto un tocco di umorismo e mi ha convinto che non poteva essere Hassan ad uccidere la madre di Zarafa, come avevo scritto in prima stesura, perché sarebbe stata un’azione difficile da dimenticare e il pubblico non lo avrebbe mai perdonato.

Jean-Christophe Lie: Sono stato coinvolto nel progetto molto più tardi di Rémi. Stavo concludendo la lavorazione del mio primo cortometraggio animato, L’Homme à la Gordini (L’uomo in una Gordini blu), in competizione alla 62° edizione del Festival di Cannes e vincitore di due premi Annecy nel 2010, quando Valérie Schermann e Christophe Jankovic mi hanno dato da leggere una sceneggiatura. Zarafa mi ha catturato da subito, in essa, ho visto un road movie in stile graphic novel. La traversata del deserto mi ha ricordato Lawrence d’Arabia. Tutte le immagini erano vivide nella mia testa.
Quando ho incontrato Rémi, mi sono tranquillizzato di fronte alla sua esperienza registica.
Inoltre, il progetto era originale sulla carta, basato su una storia unica. Che cosa si può volere di più per un debutto alla regia?
Ero attratto anche dalla volontà di Rémi di non far parlare gli animali. La sua posizione era che solo Zarafa dovesse avere un monologo interiore nel finale, ma senza muovere le labbra, così da rafforzare la sensazione da sogno che la storia evoca.


STORIA DI UNA GIRAFFA: DALLA PAGINA ALLO SCHERMO
Rémi Bezançon: Volevo raccontare una storia per bambini priva di sentimentalismo, basandomi su fatti realmente accaduti, senza però avere vincoli rigidi rispetto alla realtà storica. Questa giraffa ha trascorso 45 giorni in quarantena a Marsiglia. Sullo schermo, il viaggio verso la Francia poteva apparire ripetitivo e monotono se ci fossimo limitati a quella parte della storia, perché tutto quello che i protagonisti fanno è camminare. Insieme, il mio co-sceneggiatore e io abbiamo irrobustito il plot con il passaggio in mongolfiera. La licenza poetica che ci siamo presi nei confronti degli avvenimenti storici funzionava meglio cambiando i meri fatti in una storia raccontata, quindi abbiamo incluso l’idea di un narratore che parla a un gruppo di bambini in un villaggio africano. Mi hanno detto che se avessi saputo come sono realizzati i film d’animazione, non avrei mai scritto la storia così come ho fatto. Ma questo è ciò che la rende unica.


Jean-Christophe Lie: La prima volta che ho incontrato Rémi mi ha detto: «Il film si fa in Cinemascope o non lo facciamo per niente». Voleva ampi spazi aperti ed io ero totalmente d’accordo con lui. Siamo stati in grado di creare inquadrature in stile occidentale con paesaggi enormi. Poi mi sono domandato come si fa a riprendere una giraffa in Cinemascope, in che modo avremmo gestito la verticalità? Era complicato, vista la sua altezza. Saremmo riusciti a inquadrarla facilmente accanto agli altri personaggi? Come avremmo fatto a realizzare la maculatura durante i movimenti dell’animale? Alla fine il corpo della giraffa si è rivelato molto interessante da animare.
Abbiamo combinato l’idea di una grazia assoluta con la legnosità delle gambe e dei movimenti.


IL MESSAGGIO
Rémi Bezançon: Volevo dimostrare che la libertà è la cosa più importante nella vita. Molte persone stanno ancora lottando per ottenere la loro. La schiavitù moderna è stata una tematica scottante in Francia, non molto tempo fa. Il film affronta anche temi come l’amicizia, la ricerca di un padre e il significato di quando si promette qualcosa, ma senza toni moralistici. Ciò nondimeno, non sono riuscito a trattenere un facilmencerto atteggiamento caustico nei confronti della corte di Carlo X. La critica all’abuso di potere è piuttosto ovvia. In più, ho incluso anche altri elementi “educativi”. Mi piacerebbe se usciti dal cinema, i bambini chiedessero ai genitori che cos’è il Buddismo. Arriva un’età in cui si prende consapevolezza della vita e della morte, che non sono certo concetti facili da spiegare.
Questo film può essere un aiuto per affrontare un discorso del genere. Ma Zarafa non è né una lezione di storia né di religione. Alcune tematiche sono trattate in modo molto più sottile.
Jean-Christophe Lie: L’ambientazione è il periodo della Restaurazione borbonica, quando in Francia dilagava una straordinaria “giraffomania”, al limite del ridicolo. E allo stesso tempo, trattiamo il tema della schiavitù. Questi due argomenti cattureranno senz’altro l’attenzione del pubblico giovane, interessato più alla cattività di Zarafa nei Jardin des Plantes. Inoltre, volevamo mostrare la Parigi dell’epoca con una luce realistica sporca, piovosa e grigia.
Così ho deciso di realizzare dare più sostanza agli scenari e di rendere i tratti fuligginosi.


LO STORYBOARD
Rémi Bezançon: Jean-Christophe e io abbiamo cominciato il nostro lavoro a luglio 2009. Il primo giorno ci siamo occupati dello storyboard. Abbiamo impiegato sei mesi per terminarlo. Io avevo l’impressione che fosse un tempo infinito, ma Jean-Christophe diceva che in realtà era un periodo relativamente breve. Mi sono reso conto che nell’animazione tutto accade in quella fase, diversamente da un film con attori reali. In genere, mi occorrono due mesi per concludere lo storyboard di una pellicola. Quando decidi per un campo o un controcampo fai uno schizzo.
Mentre per l’animazione, oltre a decidere campo e controcampo, devi anche visualizzare la prestazione finale di ogni singolo personaggio e non può essere modificato successivamente.
Non si può girare una scena e poi un’altra e fare un montaggio, lo storyboard corrisponde al film già montato. Deve essere molto preciso. Non è uno strumento discutibile, rappresenta piuttosto la costruzione del film nella sua interezza. Tutte le note di regia devono essere incluse. A livello tecnico, ho rappresentato i personaggi della sceneggiatura come delle macchie indefinite e Jean-Christophe ha revisionato le mie idee per le inquadrature. Lo storyboard è stato realizzato da entrambi. È stato lavorando insieme che ci siamo resi conto che buona parte della storia risiede nel rapporto tra Hassan e Maki, lo schiavo bambino, cosa che non era evidente alla lettura dello script.

Jean-Christophe Lie: Nel corso della realizzazione dello storyboard, abbiamo capito che più andavamo avanti con il film e più aumentavano i personaggi. Dal Sudan si arriva ad Alessandria, assediata dai Turchi. Si attraversa il Mediterraneo su una mongolfiera per arrivare a Marsiglia e, infine, a Parigi. Ho imparato ad accorciare, a essere più conciso, ma non è stato facile, specialmente perché questo è stato il mio primo lungometraggio.
Bisognava fare dei tagli, ma dove?
All’inizio era un problema, ma andando avanti si è rivelato invece uno stimolo trainante. Viste le limitazioni di tempo, ci hanno dato una mano due storyboarder per le scene di azione, Laurent Kircher e Bolhem Bouchiba. Hanno contribuito anche allo sviluppo grafico di alcuni personaggi, i pirati in particolare. Mi sarebbe piaciuto molto poterci lavorare io stesso se avessimo avuto il tempo. Sfortunatamente, quando ti occupi della regia, non ti rimane molto tempo da dedicare all’animazione. Anche l’applicazione del colore allo storyboard è stata fondamentale per farsi un’idea dell’azione prima di procedere con la progettazione dei fondali. Per esempio, abbiamo deciso che le scene ambientate nel deserto non avrebbero avuto nuvole per comunicare un senso maggiore di vuoto. La regola era minimizzare.


LA SCELTA DEL TRADIZIONALE 2D
Rémi Bezançon: Eravamo entusiasti all’idea di lavorare con il tradizionale 2D. Non ho mai pensato a un film in 3D in corso d’opera. E, a ogni modo, Jean-Christophe ha disegnato solamente in 2D. Sin dall’inizio volevo realizzare una storia che assomigliasse a un libro del quale si potessero voltare le pagine. Era importante ottenere quella sensazione.

Jean-Christophe Lie: Non ho niente contro il 3D in linea di principio, ma non credo lo farò mai. In questo progetto, siamo riusciti a convincere animatori 3D che avevano bisogno di sgranchirsi le dita e voglia di un ritorno alle origini. Zarafa è la prova che il 2D non è morto. Ho sentito davvero il supporto dell’intera squadra dietro di noi.


STILE VISIVO
Rémi Bezançon: Riguardo all’estetica generale, volevamo che la prima parte ambientata in Africa, sul Mediterraneo e a Marsiglia fosse molto colorata e piena di sole, tonalità chiare e cielo azzurro. Per la seconda parte, quando arrivano a Parigi, volevamo toni più scuri, plumbei, duri, senza ombre, che richiamassero scenari del XIX secolo alla Victor Hugo o alla Dickens e che fossero funzionali alla storia di una giraffa rinchiusa in uno zoo. Volevamo che i personaggi alla corte di re Carlo X fossero colorati, quasi sgargianti e le persone sullo sfondo mostrassero toni molto più neutrali. È evidente il tocco di Jean-Christophe sui personaggi. Nel suo lavoro c’è qualcosa di Sylvain Chomet, avendo collaborato con lui, in passato e un tratto alla Miyazaki nel modo in cui rappresenta i bambini. Re Carlo X potrebbe benissimo essere un personaggio di un film di Chomet perché è più caricaturale, mentre Maki e Hassan sembrano provenire più dal mondo di Hayao Miyazaki.

Jean-Christophe Lie: Non avrei mai immaginato di raccontare una storia simile, un misto di umorismo e dramma con un approccio diverso da quello realistico. Sono le mie influenze personali ad aver determinato una tale scelta.
Tuttavia, ero pienamente consapevole che il realismo nell’animazione è rischioso. Volevo restituire a Maki un’immagine ribelle e selvaggia con una folta chioma di capelli, ma è difficile mantenere propositi di questo tipo nella dimensione animata. Alcuni dei personaggi sono stati rappresentati con un approccio caricaturale, come Carlo X, con la sua tonalità sgargiante.
Per suscitare nel pubblico l’interrogativo di chi fossero veramente gli animali delle scene parigine, abbiamo creato una sorta di specchio dagli effetti grotteschi in contrasto con la realtà dietro le sbarre che rinchiudono la giraffa. In effetti, i giornali dell’epoca pubblicavano le caricature realistiche di Gustave Daumier.


RICERCHE STORICHE
Rémi Bezançon: La giraffomania non è un mito, non l’abbiamo inventata di sana pianta.
Ebbe un’enorme diffusione quando Zarafa arrivò in Francia. La parola stessa esisteva per davvero in quel periodo. Ci siamo divertiti a giocare con questo concetto. Abbiamo inventato scarpe di gran moda con i tacchi a forma di zoccolo di giraffa, un abito e la bicicletta-giraffa! Adoro giocare con la realtà e l’immagginazione, è un atteggiamento che mantengo sempre, per tutti i miei film.
Ma è necessario, comunque, calarsi nel contesto dell’epoca e immaginare lo stupore della gente di fronte a una giraffa in carne e ossa. Fino ad allora, nessuno aveva visto una giraffa in Francia, questo animale assolutamente straordinario, così alto, con il collo lungo e il manto dai colori vivaci. Quando giunse in Francia, Zarafa occupò tutte le prime pagine dei giornali. Nel film, non esploriamo il mondo dei “fenomeni da baraccone” perché Zarafa è ancora un cucciolo. È dolce e rimane tale man mano che diventa adulta.

Jean-Christophe Lie: Oltre alle ricerche su internet, lo storico Philippe Mellot ci ha fornito regolarmente la documentazione necessaria, perché esistono davvero poche immagini e materiali d’archivio su Alessandria e Parigi nel 1825. L’arte della fotografia si sviluppa a metà del XIX secolo e così ci siamo ispirati alle tele e alle incisioni, in special modo degli orientalisti romantici, come Delacroix.
Personalmente, ho trovato molto utili anche i tratti di Toulouse-Lautrec, che adoro, anche se non è di quel periodo. Tra il 1820 e il 1830, si diffuse un certo gusto per l’esotico. Il fenomeno ebbe inizio in Inghilterra, ma il trasporto di un elefante dal Portogallo in Austria risale a un periodo precedente. Abbiamo trovato la giraffomania francese veramente comica. Nel film, ci siamo concessi di schernire bonariamente il modo in cui le persone dell’epoca accolsero la giraffa come qualcosa di bello e insieme stravagante. Zarafa appare ai loro occhi come una specie di dinosauro, eppure possiede una dolcezza e un’eleganza che il rinoceronte o l’elefante non hanno.


LAVORO IN TANDEM
Rémi Bezançon: Volevo raccontare questa
storia come solitamente faccio quando lavoro ai
miei film tradizionali e sono riuscito a mantenere
il mio stile registico anche per questa animazione.
Ma essendo una collaborazione, anche
Jean-Christophe ha conferito al film il proprio stile
e il proprio colore. Il nuovo approccio ha contribuito
al film, qualcosa che Valérie Schermann
cercava dall’inizio, da quando era stata coinvolta
come produttrice. Jean-Christophe e io siamo
stati sempre d’accordo, dal primo giorno dello
storyboard fino all’ultimo. Avevamo in mente
lo stesso film, nonostante provenissimo da due
mondi differenti. Un’altra cosa che abbiamo in
comune è che entrambi siamo dei perfezionisti,
abbiamo continuato a lavorare sul film finché
non ci è sembrato ben fatto. Siamo stati estremamente
esigenti, fino alla fine. Dopo due mesi
di lavoro sullo storyboard, Jean-Christophe mi
ha rivelato qualcosa di sé: odia essere osservato
mentre disegna!

Jean-Christophe Lie: Il fatto che Rémi dovesse girare il suo terzo film, ha reso I tempi piuttosto stretti. In effetti, abbiamo saltato alcuni passaggi rispetto ai normali processi di animazione. Normalmente, prima di eseguire lo storyboard, bisogna sviluppare gli scenari e fare uno schizzo dei personaggi, cosa che abbiamo fatto tutto nello stesso momento, ma con ottimi risultati.
Spesso, Rémi e io condividevamo la stessa opinione. Qualche volta, ho trovato alcune sue idee troppo radicali, ma Rémi mi ha giustamente fatto notare che io stesso avevo preferito scelte simili nel mio cortometraggio. È difficile dare volume alla visione frontale di un volto realistico in 2D, per questo ero preoccupato di non riuscire a mantenere uno standard, una tale operazione richiede, infatti, una quantità di animatori.
Questo, però, non ci ha impedito di gestire la realizzazione fra noi due. Io mi sono occupato della ricerca sui personaggi, ho provveduto alla creazione e allo sviluppo di ognuno di loro mentre procedevamo con lo storyboard. Capita molto raramente. Nel frattempo, Rémi si impegnava a definire alcune inquadrature, creava le magnifiche ellissi, rifletteva su come posizionare i primi piani e faceva ricerche documentarie.


LE SFIDE
Rémi Bezançon: La grande differenza tra il cinema vero e l’animazione è il rapporto che si stabilisce con gli attori. Quando si realizza un’animazione, non ci sono attori che si devono esibire e le voci sono registrate dopo la creazione dello storyboard e quindi sta a noi decidere sulla carta i gesti, i movimenti e le intenzioni dei personaggi.
Devi entrare nella loro pelle. Mentre stavamo lavorando allo storyboard, ci siamo ritrovati spesso in piedi a mimare i gesti e la recitazione. In effetti, gli animatori hanno sempre uno specchietto accanto quando lavorano al disegno.

Jean-Christophe Lie: Essendo questo il mio primo lungometraggio d’animazione, la mia intenzione iniziale era un film meno ambizioso di quello che abbiamo realizzato poi alla fine.
È avvenuto tutto molto rapidamente, in modo naturale, così siamo arrivati all’idea di uno stile innovativo per l’animazione. I primi animatori che si sono uniti al progetto, Bolhem Bouchiba e Laurent Kircher in particolare, erano i migliori nell’ambiente. I loro suggerimenti sono stati favolosi e hanno dato il La. Dopo, anche tutto il resto degli animatori voleva fare lo stesso.


LA MUSICA
Rémi Bezançon: Ci sono due variazioni musicali nel film. Trattandosi di un pellegrinaggio, i livelli si sviluppano man mano che i personaggi vanno avanti nella storia. La luce ha fatto lo stesso. Nella sezione ambientata a Parigi, abbiamo voluto fortemente una musica da camera appropriata per l’epoca, una combinazione tra clavicembalo e viola. Nella prima parte, che si svolge ad Alessandria, il compositore ha imparato a suonare diversi strumenti africani, egiziani e greci. L’intensità è di gran lunga più sinfonica.

Jean-Christophe Lie: Seguendo la mi ricerca iniziale sugli aspetti musicali e partendo da uno stile realistico che accompagnasse la narrazione della storia, il mio primo riferimento è stato Lawrence d’Arabia. L’idea successiva era che la musica dovesse armonizzare con la tipologia di film, il suo genere, un road movie avventuroso per bambini. Per la parte ambientata in Africa, abbiamo evitato un eccessivo


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