Regista: Ethan Coen, Joel Coen
Titolo originale: Inside Llewyn Davis
Durata: 105'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: Cannes 2013,06 Febbraio 2014 (cinema)
Attori: Carey Mulligan, Justin Timberlake, John Goodman, Garrett Hedlund, Adam Driver, Oscar Isaac, F. Murray Abraham, Max Casella, Alex Karpovsky, Ethan Phillips, Ricardo Cordero
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
Trama, Giudizi ed Opinioni per A proposito di Davis (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Inside Llewyn Davis
Durata: 105'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2013
Uscita prevista: Cannes 2013,06 Febbraio 2014 (cinema)
Attori: Carey Mulligan, Justin Timberlake, John Goodman, Garrett Hedlund, Adam Driver, Oscar Isaac, F. Murray Abraham, Max Casella, Alex Karpovsky, Ethan Phillips, Ricardo Cordero
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen
Trama, Giudizi ed Opinioni per A proposito di Davis (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Bruno Delbonnel
Montaggio: Roderick Jaynes
Scenografia: Jess Gonchor, Susan Bode
Costumi: Mary Zophres
Produttore: Ethan Coen,Joel Coen,Scott Rudin
Produttore esecutivo: Robert Graf,Olivier Courson,Ron Halpern
Produzione: Mike Zoss Productions, Scott Rudin Productions, StudioCanal
Distribuzione: Lucky Red
Montaggio: Roderick Jaynes
Scenografia: Jess Gonchor, Susan Bode
Costumi: Mary Zophres
Produttore: Ethan Coen,Joel Coen,Scott Rudin
Produttore esecutivo: Robert Graf,Olivier Courson,Ron Halpern
Produzione: Mike Zoss Productions, Scott Rudin Productions, StudioCanal
Distribuzione: Lucky Red
La recensione di Dr. Film. di A proposito di Davis
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Colonna sonora / Soundtrack di A proposito di Davis
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Informazioni e curiosità su A proposito di Davis
Note dalla produzione:
. LA PRODUZIONE .
“Siamo sempre stati interessati alla musica di quel periodo, il cosiddetto 'folk revival' della fine degli anni '50, alla vivace scena musicale che caratterizzava il Village prima che Bob Dylan vi facesse la sua apparizione. Una musica prodotta ed eseguita durante quella che potrebbe essere definita l'epoca beatnik degli anni '50 e dei primi anni '60” racconta Joel Coen. “Quel periodo è durato solo fino ai primissimi anni '60, e la maggior parte della gente non ne sa niente”.
I fratelli Coen, al contrario, hanno una grande familiarità con le canzoni di quell'epoca, ed entrambi sono rimasti particolarmente colpiti da un libro scritto dal musicista folk Dave Van Ronk, incentrato su quegli anni. Il libro, “The Mayor of MacDougal Street” nell’edizione originale, è pubblicato in Italia dalla casa editrice BUR Rizzoli con il titolo di “Manhattan Folk Story”.
“E' la biografia di Van Ronk, che aveva cominciato a scrivere lui stesso ma che non era riuscito a portare a termine prima della sua morte” dice Ethan Coen. “Il suo amico, il giornalista Elijah Wald, l'ha praticamente scritta al posto suo. E' infatti più un'intervista a Dave che una sua biografia”.
La fascinazione dei Coen per il libro li ha spinti ad approfondire non solo la storia di Van Ronk e della sua musica, ma anche tutta quell'epoca, per poi arrivare a creare una storia di finzione su un cantante folk che vive in quel mondo.
Racconta Ethan: “Un giorno Joel mi ha detto: ‘Che ne pensi di questo? Sembra l'inizio di un film… Un cantante folk viene picchiato nel vicolo dietro il Gerde’s Folk City’. Abbiamo immaginato la scena, e poi abbiamo pensato: ‘perché qualcuno dovrebbe picchiare un cantante folk ?’ Da quel momento la questione è diventata cercare di farsi venire in mente una sceneggiatura, un film che funzionasse con quella scena e che spiegasse l'incidente”.
Mettersi a fare ricerche su quel periodo, e poi sviluppare il soggetto e scrivere la sceneggiatura, non è stato difficile per i fratelli Coen, visto che quel materiale e quell'epoca sono loro familiari.
“Conoscevamo già abbastanza bene quella musica. Se ami Bob Dylan, come me ed Ethan, non puoi fare a meno di conoscerla perché Dylan vi ha attinto a piene mani in un modo molto interessante. Ha reinterpretato quella musica a modo suo” afferma Joel.
“Se vai indietro nel tempo, ti accorgi che fa parte della cultura americana in senso stretto. Quella musica ha lo stesso tipo di sonorità, la stessa genealogia e lo stesso tipo di canzoni che abbiamo usato in Fratello, dove sei?”, dice Joel riferendosi al loro film di successo di qualche anno fa. “Entrambi siamo da tempo interessati alla musica folk americana. Siamo convinti che il revival del folk negli anni '50 sia stato in parte un modo per riportare in vita quelle forme musicali tradizionali americane che conosciamo bene e che abbiamo sempre amato.
“Gran parte di quella musica è meravigliosa. E, attraverso il passaggio della sua rivisitazione negli anni '50, si
è poi evoluta in quello che pensiamo sia diventato successivamente il genere 'cantautoriale', che è diverso dal folk tradizionale”.
I Coen sono molto interessati al modo in cui Dylan si è avvicinato alla musica folk, a come poi il fenomeno dei cantautori si sia affermato a partire da quel momento e a dove sia arrivato negli anni successivi. Ma per la storia che avevano in mente, sono dovuti tornare indietro, agli inizi di quel folk, all'epoca appena prima della comparsa di Dylan. “La gente sa molto più di Bob Dylan—della sua storia e delle sue canzoni—che del periodo precedente, perché Dylan è stato importantissimo, oltre che un grande trasformatore” dice Joel Coen. “E' spuntato sulla scena nel 1961 e ha cambiato tutto”. I Coen si sono immersi nella scena musicale della fine degli anni '50 e dei primissimi anni '60 guardando molti documentari, compreso quello che il fratello di John Sebastian ha realizzato su Vince Martin, un personaggio del Village di quegli anni, che si esibiva nel duo Martin e Neil, insieme al cantante Fred Neil.
Un aspetto di quell'epoca che ha particolarmente affascinato i fratelli Coen è quella ricerca di autenticità che per molti degli artisti folk e dei cantautori emergenti di quegli anni appariva fondamentale; tutti sembravano condividere la paura di raggiungere il successo e di cominciare a vendere dischi.
“Quando leggi qualcosa su quell'ambiente scopri subito quella fissazione per l'autenticità” dice Joel. “Ci sono personaggi straordinari come Elliot Adnopoz, figlio di un neurochirurgo del Queens, che si faceva chiamare Ramblin’ Jack Elliot. Nel film c'è un personaggio a lui ispirato, che canta e suona la chitarra, porta un cappello da cowboy e si fa chiamare Al Cody, ma il cui vero nome è Arthur Milgram”.
I Coen hanno anche visto spettacoli dell'epoca e letto l'autobiografia di Dylan, nella quale il famoso cantautore si sofferma a lungo sulla descrizione di quale fosse la scena musicale al suo arrivo a New York, ovvero nel periodo in cui si svolge la storia di Llewyn Davis. Ma è stato il libro di Van Ronk sul panorama musicale del Village e su chi l'aveva preceduto il riferimento principale per la storia immaginata dai due registi.
“Dave Van Ronk non era un cantautore” racconta Ethan. “Ha scritto alcune canzoni, ma non era questo il suo specifico. Gran parte delle canzoni che cantava era composta da brani tradizionali folk, canzoni che potevano essere interpretate ed eseguite in modi diversi” e per i quali ciascun cantante era libero di adottare l'approccio che preferiva. (Ethan sottolinea che sebbene Llewyn Davis suoni spesso canzoni associate a Van Ronk—canzoni come ‘Hang Me’, ‘Dink’s Song’ e ‘Green Rocky Road’—l'interpretazione di Oscar Isaac nel film non mira a cercare di riprodurre lo stile di Van Ronk).
Le canzoni di A proposito di Davis nascono dallo stesso ceppo della musica americana che aveva ispirato Fratello, dove sei?, e Llewyn Davis è intimamente collegato a quel film a dispetto delle differenze tra le due opere in termini di tono, di contenuto e di stile. “Volevamo realizzare un altro film che fosse trainato dalla musica, ed è in questo senso che i due film si somigliano” dice Joel.
Tuttavia il modo di presentare la musica nelle due pellicole è estremamente diverso.
“In questo film volevamo che venissero eseguite alcune canzoni per intero” dice Ethan “Invece in Fratello, dove sei? la musica era usata in modo più convenzionale. Nella colonna sonora c'erano solo pezzi di canzoni. In questo caso volevamo che le canzoni fossero presenti per intero. E in effetti il film comincia così. Con Llewyn che canta per tre interi minuti. Ci piaceva l'idea. Non sai quale sia il contesto, non conosci ancora la storia. Stai solo guardando una performance”.
Un altro legame tra A proposito di Davis e alcuni dei precedenti lavori dei Coen è la stretta collaborazione con il produttore musicale T Bone Burnett. “T Bone fa parte del progetto fin dall'inizio, da quando abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura e non sapevamo ancora con esattezza quale musica ci sarebbe stata. Sapevamo solo che ci sarebbe stato un personaggio che avrebbe suonato qualcosa”, ricorda Joel.
“Molto di quello che abbiamo stabilito, e poi scritto nella sceneggiatura, deriva direttamente dalle nostre chiacchierate con T Bone e dallo scambio di idee avuto con lui”.
. LA SCENEGGIATURA .
Con la sceneggiatura dei Coen il pubblico fa la conoscenza del personaggio di Llewyn, che si trova ad un bivio sia per quanto riguarda la sua vita che la sua carriera, un po' alla deriva nella New York del folk del 1961. Quando hanno iniziato a scrivere i Coen hanno assunto come punto di partenza l'immagine di un cantante folk che viene picchiato in un vicolo sul retro di un club del Village; la domanda che si erano posti infatti era stata: “Come è arrivato lì quel personaggio? Che tipo di eventi l'hanno portato a quella situazione?”
Secondo quanto raccontano i Coen, quando si siedono per scrivere hanno solo un'idea molto vaga della direzione che prenderà la storia.
“Non ci capita mai, e non l'abbiamo fatto neanche per questo film, di tracciare una scaletta o di pensare a cosa succederà dopo, a come si svilupperà la sceneggiatura” afferma Ethan. “Cominciamo scrivendo la prima scena e vediamo dove ci porta”.
“In questo caso, però, sapevamo come volevamo che finisse” aggiunge Joel.
Quando incontriamo Llewyn sta faticosamente cercando di farsi strada come solista dopo il suicidio del suo partner musicale, Mike Timlin. A rendere più complicate le cose c'è il fatto che non ha né un appartamento suo né soldi per pagarne uno, e dorme sui divani in giro per la città, arrabbattandosi con qualunque lavoro gli si presenti.
Llewyn, come molti cantanti folk di quell'epoca, è ossessionato dall'autenticità, dal timore di diventare commerciale. Da una parte desidera quasi disperatamente il successo per poter guadagnare un po' di soldi; dall'altra non vuole rinunciare alla sua integrità artistica. Ironicamente nella sceneggiatura quando Llewyn vede una vera cantante country-folk proveniente da un posto rurale in mezzo al nulla—quello che i Coen definiscono ‘elemento reale’—ne disturba la performance, con il risultato di essere picchiato nel vicolo sul retro del locale dal marito della cantante, altrettanto 'autentico'.
La sceneggiatura comincia e finisce con Llewyn che viene picchiato fuori dal Gaslight Café; nelle ultime pagine Llewyn è di nuovo in una situazione misteriosamente simile a quella in cui si trovava nelle pagine iniziali.
“Una cosa che avevamo deciso fin dall'inizio era che la storia avesse una struttura circolare” dice Joel. “Era un'idea sulla quale non avevamo dubbi, perfino prima che la storia fosse definita per intero: doveva terminare nel punto in cui era iniziata. E sapevamo anche che si sarebbe svolta in un lasso di tempo ristretto, più o meno una settimana”.
“Un'altra cosa che avevamo sempre in mente mentre scrivevamo era decidere quando—per l'esattezza quando alla fine del film—avremmo fatto capire al pubblico che la storia stava tornando, per così dire, al presente” racconta Ethan. “Quand'è che il pubblico avrebbe dovuto capire che la storia era come un cerchio che si chiude?”
I Coen raccontano di aver costruito con grande attenzione la scena conclusiva al Gaslight: “E' solo nell'ultimissima scena, quando torniamo su Llewyn che canta 'Hang Me' al Gaslight, proprio come all'inizio, che abbiamo inserito alcuni elementi per rendere chiaro al pubblico il fatto che si tratta dello stesso momento visto all'inizio” spiega Joel.
“Llewyn avrebbe potuto cantare la stessa canzone in un numero indefinito di serate, visto che fa parte del suo repertorio. Per cui abbiamo dovuto concentrarci su come rendere chiaro che non si tratta semplicemente di Llewyn che canta la stessa canzone due volte, ma che quella della fine è esattamente la stessa performance dell'inizio del film” dice Ethan. Aggiunge Joel: “La ripresa [di Llewyn che si allontana dal palcoscenico dopo la sua esibizione] non è coperta dalla macchina da presa così come lo era stata all'inizio, ma nella scena sono presenti gli stessi dialoghi per cui ci si rende conto di trovarsi di fronte allo stesso evento, ripreso da una diversa angolazione”.
Questa ripresa inoltre dilata i tempi. Llewyn fa da coro a ‘Fare The Well’ (‘Dink’s Song’) dopo ‘Hang Me’. A quel punto la performance è finita e lui si allontana dal palco. La storia ha così compiuto interamente il suo ciclo.
Per quanto riguarda i personaggi che popolano la storia di Llewyn, sono il risultato di un amalgama tra le idee che si sono fatte i Coen su alcuni personaggi realmente esistiti e quelli frutto della loro fantasia. Jean e Jim Berkey, per esempio, soprattutto quando si esibiscono con il loro amico Troy Nelson al Gaslight Café, ricordano molto il trio folk Peter, Paul e Mary.
“Infatti nella sceneggiatura abbiamo dato loro da cantare una canzone di Peter, Paul e Mary: ‘500 Miles’”, dice Joel. Aggiunge Ethan: “Esisteva davvero un duo chiamato Jim e Jean, ma da questo duo essenzialmente abbiamo tratto ispirazione solo per i nomi. Non ho idea di che persone fossero. Jim e Jean come appaiono nel film sono una nostra invenzione. Li abbiamo immaginati come la versione un po' ripulita dei cantanti folk dell'epoca”.
“Per il personaggio di Roland Turner ci siamo ispirati a New Orleans, alla vecchia scuola, ai tipi del jazz e a Dr. John” racconta Ethan. “Roland è il risultato della combinazione di diverse figure”.
Per quanto riguarda Llewyn, si tratta di un personaggio originale, interamente inventato. Infatti, nonostante il titolo del film faccia riferimento all'album di Van Ronk del 1963, ‘Inside Dave Van Ronk’, A proposito di Davis non parla di Van Ronk.
Come Van Ronk, Llewyn proviene dalla classe operaia, ma per il resto condivide con Van Ronk solo il suo repertorio musicale—una musica che secondo i Coen deriva da quella che loro descrivono come la tradizione scozzese-anglo-irlandese, contrapposta a quella del blues, tipica degli Stati del Sud.
Nella storia Llewyn prende una o due batoste fisiche, ma ne prende anche una psicologica. Il suo rapporto conflittuale con Jean Berkey, la moglie del suo miglior amico, pesa su Llewyn per tutto il film. Jean va a letto con Llewyn solo per poterlo poi attaccare, per dirgli che non ha ambizioni, che non arriverà da nessuna parte—e che tutto quello che tocca va in pezzi. Quando ottiene una registrazione per una canzone che ritiene insulsa riguardo al neo-eletto presidente Kennedy, riesce comunque a perdere la sua grande occasione, visto che la canzone diventa un enorme successo. Il disco che Llewyn si è autoprodotto non vende, e così lui ripone le sue speranze nella possibilità di essere scritturato da Bud Grossman, un manager e produttore musicale di Chicago. Una opportunità d'oro per un'audizione con il leggendario Grossman si profila improvvisamente all'orizzante quando uno stravagante duo— il musicista jazz Roland Turner e il suo compagno Johnny Five—fa la sua apparizione; i due devono attraversare il Paese e hanno bisogno di un compagno di viaggio che contribuisca alle spese per la benzina. Llewyn accetta.
Il viaggio di Llewyn a Chicago è vagamente ispirato ad un fatto accaduto a Van Ronk: un'audizione particolarmente imbarazzante per il notissimo produttore di musica folk Al Grossman (che ha ispirato nella sceneggiatura il personaggio di Bud Grossman).
Dice Ethan: “Il viaggio a Chicago non ha una grande importanza nelle memorie di Van Ronk, ma noi abbiamo pensato che il film fosse talmente incentrato su New York che un viaggio avrebbe rappresentato un'utile digressione—lo abbiamo immaginato come un modo per mettere in rilievo New York in modo interessante”.
La perdita da parte di Llewyn della sua patente della marina mercantile è un altro dettaglio che i Coen hanno preso in prestito dalla vita di Van Ronk (sebbene Van Ronk si sia imbarcato due volte con la marina mercantile, non è mai più tornato in mare dopo aver perso i suoi documenti da marinaio), ma per il resto l'odissea di Llewyn nella città di New York, e tutte le sue disavventure, sono un'invenzione dei Coen.
. IL CASTING .
Una volta terminata la sceneggiatura, i Coen si sono resi subito conto che un elemento cruciale per la riuscita del film che ne sarebbe stato tratto era la scelta del protagonista.
“Era senz'altro la sfida maggiore” racconta Ethan. “Se fai un film su un musicista, vuoi vederlo esibirsi, per cui dovevamo trovare un attore non solo che fosse all'altezza della complessità drammatica del ruolo, ma che fosse anche in grado di reggere lunghe performance musicali”.
“Il personaggio di Llewyn deve essere in grado di tenere insieme il film, perché è presente in ogni scena. Ma deve anche eseguire cinque canzoni, e noi volevamo—avevamo bisogno—di qualcuno che sapesse cantare davvero. Ci siamo dati da fare cercando tra i musicisti ma, nonostante alcune eccezioni notevoli, per la maggior parte i musicisti non sono attori. Ce ne sono alcuni che avrebbero potuto benissimo fare dei ruoli da non protagonisti, ma per il protagonista assoluto—uno che deve coinvolgerti completamente per un film intero, pur trattandosi di un personaggio inventato—c'è bisogno di un diverso genere di competenze”.
I due registi stavano meditando sull'eventualità di mettere da parte il progetto quando la fortuna o il fato si sono materializzati nella persona di Oscar Isaac.
La direttrice casting dei Coen, Ellen Chenoweth, era stata la prima a fare il nome di Oscar quando tutti quelli coinvolti nella produzione buttavano giù ipotesi diverse. Oscar, un attore che vive a New York e ha una formazione classica acquisita alla Juilliard, aveva già lavorato molto in teatro, stava cominciando a farsi conoscere anche al cinema e, in più, è anche un ottimo cantante e musicista.
“Lo abbiamo visto sul nastro di un provino. Per noi in genere è difficile decidere su queste basi, perché ci piace incontrare la gente di persona” dice Joel. “Ma lo abbiamo trovato molto interessante. Così è venuto, ha cantato e ha provato qualche scena”.
I Coen sono rimasti tanto positivamente impressionati ed hanno mandato il nastro a T Bone Burnett, da subito entusiasta della performance. Burnett ha dimostrato ancora più entusiasmo quando ha visto Oscar esibirsi di persona.
“Ho pensato che fosse all'altezza di qualsiasi musicista con cui lavoro”, continuava a ripetere—un complimento eccezionale, visto che viene da un artista che si è esibito con Bob Dylan nel Rolling Thunder tour e ha prodotto dischi per musicisti come Roy Orbison, Elvis Costello, Elton John e Tony Bennett.
Racconta Joel Coen “Oltre alle sue chiare capacità come musicista, abbiamo trovato Oscar talmente bravo nelle scene drammatiche che gli abbiamo fatto provare quando ci siamo incontrati, che a entrambi è sembrato evidente che avessimo finalmente trovato Llewyn.”
L'altra cosa positiva per i Coen è che Oscar non somiglia per niente a Dave Van Ronk.
“Né fisicamente, né sul piano etnico, e neanche come tipo di personalità” prosegue Joel. “Oscar ha una meravigliosa voce tenorile, mentre Van Ronk aveva una voce più nasale. Oscar era molto diverso da come avevamo immaginato il personaggio durante la scrittura, eppure abbiamo capito che non vi era alcuna ragione per non immaginarlo diversamente. Abbiamo anche pensato che Oscar potesse essere credibile nell'interpretare un figlio della classe operaia newyorchese, e la cosa ci piaceva. E' un elemento importante nel definire chi è Llewyn”.
Per Oscar ottenere la parte è stato molto emozionante—la parte del protagonista in un film così importante. Ma a renderlo ancora più gratificante per lui è stato il fatto che il film fosse dei fratelli Coen.
“Avevo letto da qualche parte che i Coen avrebbero girato un film sulla scena musicale folk degli anni '60, e immediatamente- dato che sono un loro grande fan, ho visto i loro film un milione di volte e adoro la musica folk—ho pensato ‘devo riuscire a far parte di questo progetto’. Ma in fondo in fondo non credevo che sarebbe successo davvero”.
“Sono riuscito ad ottenere un'audizione con la loro direttrice casting , ho provato quattro o cinque scene per lei, poi ho registrato ‘Hang Me’—la versione di Van Ronk di una canzone folk che facevano cantare ai provini—e ho spedito il nastro. Ci ho messo quattro ore a registrarlo, trenta versioni diverse! Ho anche imparato ‘Dink’s Song’. Poi ho incontrato i Coen, e loro mi hanno chiesto di presentarmi per un'altra audizione. Poi è passato un mese. Un mese di agonia …’”.
“Finalmente ho ricevuto una telefonata. E' stato Joel in persona a chiamarmi, un modo stupendo per ricevere la notizia, con il suo modo di fare tipico, gentile e tranquillo. Mi ha detto: ‘Vogliamo fare il film con te’. All'inizio non riuscivo a crederci”.
Con Oscar e i finanzimenti assicurati, la pianificazione del film è andata avanti. Con un budget contenuto, adatto alle caratteristiche della storia, i Coen hanno deciso di poter girare l'intera sceneggiatura in esterni a New York e in un massimo di quaranta giorni. Il produttore Scott Rudin, che per i Coen ha prodotto Non è un paese per vecchi e Il Grinta, è tornato a collaborare con loro. Molti degli altri collaboratori storici dei Coen si sono poi aggiunti, compreso lo scenografo Jess Gonchor e la costumista Mary Zophres. E i due registi hanno anche coinvolto il celebre direttore della fotografia Bruno Delbonnel (candidato ad un Oscar® per il suo lavoro in Il favoloso mondo di Amélie e in Harry Potter e il principe Mezzosangue). Delbonnel aveva girato con i Coen ‘Tuileries’, segmento del film Paris, je t’aime.
La pre-produzione è quindi andata avanti velocemente, così come il casting. Per i ruoli chiave di Jim e Jean Berkey, il duo folk che gioca un ruolo importante nella vita di Llewyn, i Coen hanno scelto inaspettatamente Justin Timberlake e Carey Mulligan.
“Justin si è presentato e noi abbiamo pensato che fosse interessante perché, oltre ad essere un bravo attore, è anche un grande cantante, estremamente versatile. “Abbiamo pensato che sarebbe stato di grande effetto vederlo nei panni di un cantante folk”.
Justin era molto emozionato all'idea di far parte del progetto. “Sono stato davvero fortunato di poter lavorare con i Coen e con Oscar Isaac e Carey Mulligan”, dice. “Ho anche lavorato con Marcus Mumford alla colonna sonora e sono diventato molto amico di tutti loro. Non conosco nessun altro ambiente in cui si riesca a collaborare così, ed è stato molto divertente”.
“Justin è stato eccezionale, ha preso parte alla realizzazione della musica in toto, non solo quella che lo riguardava direttamente”, racconta Joel. “Durante la settimana provavamo la musica di ciascuna scena; lui è rimasto per tutto il tempo, e ha collaborato con tutti. Ci ha aiutati per la canzone ‘Please, Mr. Kennedy’ e canta off-screen nel quartetto irlandese [in una scena che si svolge al Gaslight Café]”.
Nel film Jim Berkey considera Llewyn come il suo miglior amico. Jean lo considera qualcosa di più. Lei e Llewyn hanno un instabile rapporto di amore-odio e di sesso che spesso li porta a litigare furiosamente. I due registi sono stati felici di poter avere Carey Mulligan per il ruolo di Jean.
“Carey è un'attrice con la quale desideravamo lavorare da tempo. L'avevamo vista in An Education, in cui lei è bravissima. Non pensavamo a lei come cantante, invece canta bene” dice Joel. “Abbiamo visto molte attrici per la parte. Ma Carey ci ha spedito un nastro molto divertente”.
“Divertente perché era arrabbiata e infastidita” racconta Ethan. “Era una lettura molto arrabbiata della scena con un forte accento americano, e ci ha un po' spaventati. E sorpresi. Ha poi fatto il film con Oscar in un modo impeccabile”.
“Nella fisicità di Carey c'era chiaramente per noi qualcosa che andava bene per l'epoca in cui si svolge il film—sembrava una delle ragazze del Village del tempo” dice Joel. “E' più facile con alcuni attori che con altri immaginarli in un'epoca particolare. In questo caso era facilissimo. E abbiamo pensato che sarebbe stato divertente vederla recitare la parte di questo personaggio che è sempre irritato—non il tipo di personaggio al quale Carey è normalmente associata”.
Da parte sua, Carey è stata felicissima quando i Coen le hanno offerto la parte.
“L'opportunità di lavorare in un film dei fratelli Coen capita una sola volta nella vita! Quando i Coen ti offrono una parte, ti ci butti di corsa” afferma la Mulligan.
Ulteriore moltivo di gioia per Carey è stato l'immediato innamoramento per il suo personaggio.
“Mi piaceva il modo in cui Jean riesce ad essere scortese, persino brutale. La maggior parte delle donne che interpreto suscitano empatia, mentre Jean quasi sicuramente no. Entriamo nella relazione tra Jean e Llewyn in un momento di odio; c'è una certa esasperazione tra loro, lei è molto indignata, e questo mi piaceva molto”.
Per il ruolo di Roland Turner- il musicista cantante jazz in stile Tin Pan Alley (l'etichetta musicale newyorchese dominante in tutto il Nordamerica nel periodo a cavallo tra il XIX° e XX° secolo, con musicisti del calibro di George Gershwin) con un tocco di rock'n'roll, afflitto da problemi fisici, ciarliero e un po' stordito dalla droga - i Coen hanno scelto John Goodman.
Racconta Ethan: “Avevamo girato cinque o sei film con John Goodman e volavamo lavorare di nuovo con lui.
Avevamo appena finito di girare Il Grinta quando abbiamo iniziato a scrivere questo film, e Charles Portis, che ha scritto il romanzo Il Grinta, mette sempre dei personaggi chiacchieroni in tutto quello che scrive. Pensavamo a Roland come ad un personaggio uscito dalla penna di Portis”.
“Non so se avevamo in mente John o se era dentro di noi inconsciamente quando abbiamo iniziato a scrivere del personaggio, ma quando abbiamo finito ci siamo resi conto che sembrava proprio John. L'ultima volta che avevamo lavorato con lui era stata tredici anni fa [Fratello, dove sei?], e volevamo farlo di nuovo. Per cui, sì, la parte è stata scritta proprio per lui” dice Joel.
“John ha colto immediatamente tutto il lato da jazzista navigato, stile Dr. John/Doc Pomus/New Orleans, del personaggio. Doc Pomus era un cantautore ebreo che suonava nei club per afro-americani negli anni '40. John ha colto anche esattamente quale dovesse essere l'aspetto del personaggio, il suo stile alla Chano Pozo”, dice Ethan. “Chano Pozo era un batterista che suonava con Dizzy Gillespie, e John sapeva chi fosse”.
“Ha persino ideato il suo taglio di capelli. L'abbiamo chiamato Mulligan pensando al grande musicista jazz Gerry Mulligan. Mulligan portava un taglio alla Giulio Cesare, con una frangetta corta, proprio come quella di Roland”.
“Il personaggio di Roland assolve ad una specifica funzione nella storia—è la voce nel film che sbeffeggia la musica folk” dice Joel. “Llewyn ha un rapporto ambivalente con la musica ma la prende molto sul serio. Roland è il tipo che ne fa la parodia”.
Goodman era prontissimo a svolgere il suo compito. Adora tutti i personaggi dei Coen—ama l'umanità che ne trapela—ed era ansioso di tornare a lavorare con i due registi. Dice Goodman: “Roland può sembrare un tipo strano e fuori di testa ad alcuni, come anche a Llewyn. Ma per me è un tipo normale”.
“I personaggi dei Coen sono uguali a tutti gli esseri umani che incontri, sono solo un po' calcati. Ho pensato molto al mio ruolo prima che iniziassimo a girare e me lo ero immaginato come un pianista jazz. Ma quando con Joel ed Ethan abbiamo fatto la lettura della sceneggiatura, Joel ha detto: ‘No, è un trombettista’. E Ethan invece: ‘Oh, no, è un uomo da ancia—me lo immagino che suona il sassofono’. Così alla fine è un po' tutte e tre le cose. Diciamo solo che è un musicista jazz che ha un problema con le droghe perché ne ha abusato un po'”.
Garrett Hedlund è stato scelto per il ruolo di Johnny Five, il giovane sballato e taciturno, autista e aiutante di Roland. I Coen non conoscevano il lavoro di Hedlund ma quando l'hanno incontrato durante il casting hanno capito subito che era perfetto per la parte.
“Garrett è molto naturale, dà l'idea di un tipo alla moda, riservato, un po' fuori di testa”, racconta Joel, “Sembrava essere il suo personaggio!”
“Avevo sentito parlare del film e avevo sentito che si trattava di una storia meravigliosa su Dave Van Ronk, ma non avrei mai immaginato che ne avrei fatto parte” dice Hedlund, apparso di recente in On the Road di Walter Salles, tratto dal romanzo di Jack Kerouac. “Sono un grande fan dei Coen, ho visto tutti i loro film. Mi piace anche il fatto che siano del Minnesota come me”.
“Garrett è del Minnesota, di un posto molto vicino a dove abbiamo girato Fargo” dice Ethan. “Abbiamo pensato che avrebbe funzionato alla perfezione nei panni di John. Il suo personaggio e quello di John sono una specie di Mutt e Jeff (personaggi dei fumetti USA nei primi del '900. Due tipi molto diversi- Mutt benestante, Jeff ex galeotto – che si frequentano perché entrambi sono amanti delle corse dei cavalli). Goodman è Mutt. O vice versa. Comunque ha funzionato perfettamente”.
Joel sottolinea che il personaggio di Garrett parla pochissimo nelle sue scene.
“Non ha praticamente dialoghi. Scegliere un attore per una parte con pochissime battute può essere difficile. E' interessante che una delle cose che ci siano piaciute di più di Garrett è che ha una voce molto profonda. Quando parla lascia il segno”.
F. Murray Abraham e Stark Sands completano il cast principale—Abraham nel ruolo del proprietario del nightclub di Chicago e famoso manager Bud Grossman, e Sands nel ruolo del cantante folk che è stato arruolato.
“Abbiamo sempre desiderato lavorare con Murray”, dice Joel. “In effetti Ethan ha lavorato con lui. Ha recitato in molte delle cose fatte a teatro da Ethan. Sapevamo che stava recitando a New York e abbiamo pensato che avremmo potuto coinvolgerlo alla fine delle riprese. E ci siamo riusciti”.
Sands, attore e cantante affermato, e candidato ad un Tony, ha recentemente riscosso successo nel musical di Broadway della band punk rock Green Day American Idiot, e adesso sta lavorando nel musical Kinky Boots.
Racconta Sands: “Ho interpretato il soldato talmente tante volte che, fortunatamente, all'audizione ero molto rilassato. Al mio ultimo provino Joel ha detto: ‘Quello di cui abbiamo veramente bisogno è qualcuno che sappia suonare in stile folk, che sappia arpeggiare. Ti va di imparare?’ Scherziamo? Sono uscito, ho comprato un libro e ho imparato abbastanza da poter suonare sufficientemente bene per il momento in cui sarebbero iniziate le riprese!”
. LA MUSICA .
La musica folk è parte integrante dell'idea alla base del film. “Mentre scrivevamo la sceneggiatura, le idee sulla musica—e persino sulle specifiche canzoni che volevamo usare—sono entrate a far parte del processo” racconta Joel. “A quel punto è stato coinvolto T Bone”. I Coen lavorano sempre a stretto contatto con Burnett. “Gli diciamo a cosa stiamo pensando e lui comincia a darci dei suggerimenti” dice Joel.
Prosegue Ethan: “Una delle cose suggerite da T Bone è stata la canzone ‘500 Miles’ che ha finito coll'essere un numero nella parte di Justin e non in quella di Oscar. Abbiamo visto su YouTube una clip dei Brothers Four che la eseguivano in un club con tutto il pubblico che si univa a cantare con loro. Questo oggi non succederebbe più”.
Per T Bone Burnett il ricordo di aver suggerito ‘500 Miles’ ai Coen è un po' confuso: “A dire il vero non ricordo”, dice. “Collaboriamo in un modo tale che non riesco a ricordare chi ha suggerito cosa. Credo che Joel ed Ethan abbiano suggerito la maggior parte delle canzoni. Io cerco solo di semplificare le cose. Ma è possibile che mi sia venuta in mente ‘500 Miles’. La adoro. E' una canzone bellissima. Anche Dylan ne ha fatto una sua versione”.
Altre canzoni nel film sono ‘Dink’s Song’, che è molto legata a Van Ronk, ‘Hang Me, Oh Hang Me’, ‘Green Green Rocky Road', le ballate folk ‘Shoals of Herring’ e ‘The Death of Queen Jane’, oltre a ‘The Last Thing on My Mind’, ‘Please, Mr. Kennedy’, ‘The Old Triangle’, ‘Cocaine’, ‘Old MacDonald’, ‘Leaving the Cat’ e ‘Storms Are on the Ocean’.
Una settimana prima dell'inizio delle riprese, sono state fatte le prove con il cast. Queste comprendevano anche l'esecuzione e la registrazione della musica—nonostante fosse stato deciso di suonare la musica live durante le riprese e di non usare il playback. “La ragione per cui abbiamo fatto le registrazioni è che alla fine avremmo potuto usarle per un album, e poi ho la sensazione che nessuno prenda sul serio le esecuzioni a meno che non vengano incise” afferma Ethan. “Inoltre T Bone voleva una versione in studio di tutto”.
“Joel ed Ethan volevano che fosse live perché il film e la musica dovevano restituire il sapore dell'epoca, la sensazione che si trattasse della pura realtà e che stesse accadendo proprio lì in quel momento” dice Burnett. “Un effetto che non potrai mai ottenere ricorrendo al lip-sync”.
T Bone Burnett ha suggerito di coinvolgere il musicista inglese Marcus Mumford per collaborare all'esecuzione dei brani che venivano registrati. Il gruppo di Mumford, i Mumford & Sons, un gruppo inglese con una particolare inclinazione per il country folk americano, ha al suo attivo due album di successo. Il secondo album della band, ‘Babel’, ha vinto nel 2012 il Grammy Award come Disco dell'anno.
Dice Burnett: “la musica di Mumford è decisamente interessante. Il gruppo ha un'energia incredibile, e Marcus è una brava persona. Sembra uno dei ragazzi, uno della squadra”.
. LA REALIZZAZIONE .
La produzione di A proposito di Davis ha avuto inizio lunedì 6 febbraio 2012, a Woodside, nel Queens, per le scene che si svolgono nell'appartamento della sorella di Llewyn, dove lui va di tanto in tanto per avere un letto caldo, un po' di comfort e un prestito. Alcune sequenze sono state girate anche sotto la EL di Woodside (la metropolitana in superficie) e sulla piattaforma della metropolitana, dove Llewyn riceve una telefonata importante.
Dopo una capatina veloce a Randall’s Island per una scena ambientata nella periferia di Chicago, la troupe si è spostata a Manhattan per le scene in cui Llewyn incontra il suo manager e produttore musicale che lo informa che il suo album da solista sta andando malissimo. Altre due scene sono state poi girate nella chiesa di East Harlem, che nel film appare come la sede del sindacato della Marina mercantile. Llewyn infatti, come suo padre, è qualificato per lavorare sulle navi mercantili degli Stati Uniti. Ma lì Llewyn subisce un altro colpo: scopre di non poter più essere assunto perché ha troppi arretrati da pagare al sindacato. E nonostante riesca a trovare i soldi per pagare la quota dovuta, per un altro contrattempo, non riesce ugualmente ad imbarcarsi.
La sequenza successiva è stata girata nello studio di un medico, dove Llewyn si reca per parlare dell'aborto di Jean, seguita da una scena sulla East 9th Street. La troupe si è poi installata in uno studio di registrazione a Manhattan dove Llewyn, Jim Berkey (Justin Timberlake) e un altro cantante/chitarrista, Al Cody (Adam Driver), registrano la canzone cavallo di battaglia di Jim: ‘Please, Mr. Kennedy’.
E' stata poi la volta di una scena importante girata al celebre Gaslight Café, il punto di ritrovo principale del Village per il mondo del folk di quegli anni, e dove alcuni tra i brani più importanti del film vengono eseguiti da Jim e Jean e dal loro amico Troy Nelson (Stark Sands), oltre che dallo stesso Llewyn.
Carey Mulligan ha vissuto con grande trepidazione le riprese al Gaslight.
“Ero molto nervosa all'idea di cantare ‘500 Miles’. Cantare è la cosa che mi agita di più al mondo. E quando intorno a te ci sono veri musicisti, come Oscar, Justin e Stark, è ancora peggio. L'ultima volta che ho cantato in un film è stato in Shame, ma era un pezzo da solista. Ma i ragazzi sono molto alla mano e T Bone, che ha supervisionato la musica, è talmente bravo a rassicurare, che alla fine ero tranquilla”.
Dopo altre scene girate nelle strade del Village è stata la volta di una serie di intensi incontri tra e Jean e Llewyn filmati al Café Reggio, a Washington Square Park e nell'appartamento dei Berkey.
“Oscar ed io dovevamo fare questa lunga sequenza in cui camminiamo e parliamo e in cui Llewyn e Jean discutono del loro rapporto, e alla fine ne ero molto soddisfatta”, dice la Mulligan. “I Coen mettono tutti a loro agio sul set. Si dà per scontato che tutti siano lì perché vogliono cercare di fare un buon film. In un certo senso senti che ti guidano nel percorso, ma senza calcare troppo. Ed è stato fantastico lavorare con Oscar“.
I Coen hanno apprezzato molto il modo in cui Carey lavora sul set.
“C'è questo luogo comune sugli attori inglesi rispetto a quelli americani” dice Joel. “L'attore americano si ‘tormenta’ su tutto quello che deve fare, mentre l'attore inglese fa quello che deve, agitandosi il meno possibile—semplicemente lo fa. Questo è recitare. E così è Carey. Puoi chiederle di fare qualsiasi cosa e lei va, e la fa. Senza nessuna angoscia”.
“E' molto divertente guardare Carey al lavoro” aggiunge Ethan. “E non è affatto vanitosa. Arriva come una furia sulla scena, insultando Oscar, trattandolo malissimo. Ti fa pensare che sia molto divertente interpretare un personaggio come il suo”.
Dopo un'altra vivace sequenza con Llewyn e Jean nell'appartamento di lei, i fratelli Coen hanno girato diverse scene che mostrano il viaggio in macchina, quasi surreale, fatto da Llewyn con Roland Turner e il suo compagno Johnny Five per andare a Chicago, dove Llewyn è diretto per fare un'audizione con il leggendario produttore musicale Bud Grossman. Ma per avere il passaggio deve pagare un prezzo: deve sopportare gli sproloqui di Roland, non sempre piacevoli per lui, ma certamente divertenti per il pubblico.
Il viaggio a Chicago è ispirato ad un episodio nella vita di Van Ronk, sebbene il personaggio di Roland Turner sia interamente frutto della fantasia dei Coen. John Goodman si è sentito completamente a suo agio nei panni del personaggio.
Il rapporto immediato nato fin dalla prima volta che avevano lavorato insieme è riemerso immediatamente sul set di Llewyn Davis. Goodman sembra essere sulla loro stessa lunghezza d'onda. Dice: “Per me tutto quello che scrivono i Coen è fantastico. Mi sembra di avere un'affinità con quello che scrivono. Immagino di sapere da dove nascano le loro idee, e generalmente ho ragione”. “La relazione con lui è facile e immediata” afferma Joel. “Ed è stato così fin dall'inizio. Mi ricordo che per Arizona Junior gli chiedemmo di fare un ciak alla ‘Spanky’. Non dovemmo spiegargli niente. Sapeva esattamente di cosa stessimo parlando, a chi ci riferissimo: Spanky, dalla serie comica ‘Our Gang’. Ed è stato lo stesso per questo film”.
Il personaggio di Roland non è proprio un disabile, ma fa molta fatica a camminare. Si aiuta con un paio di stampelle. “Quando abbiamo spiegato a John come volevamo che camminasse in una specifica scena, abbiamo usato il nome di Everett Sloane come un verbo” racconta Ethan. “Lui ha capito il riferimento al personaggio di Sloane nel film di Orson Welles La signora di Shanghai. Quel personaggio è zoppo. Usa delle stampelle per camminare e si muove in modo strano, come fosse un granchio. John sapeva esattamente a cosa ci riferissimo quando gli abbiamo detto: ‘In questa scena devi solo everett-sloanare attraverso la stanza’”
“Né John né Carey sono stati a lungo sul set” dice Joel. “Ma è stato come se vi fossero stati paracadutati, avessero fatto il loro lavoro alla perfezione, e poi se ne fossero andati di nuovo. E' stato fantastico”.
Dopo la sosta in un diner lungo la strada, un'altra per una scena in una desolata stazione di servizio (girata a Riverhead, New York) e quella al lato della strada in cui Llewyn alla fine abbandona Roland e Johnny, l'azione si è spostata di nuovo in un teatro di posa a New York per le sequenze che si svolgono all'interno della macchina di Roland e per una scena commovente che mostra una visita di Llewyn al suo vecchio padre in uno squallido ospizio. Llewyn esegue per il padre, quasi fosse una serenata, ‘The Shoals of Herring', una canzone che racconta la storia di un pescatore di aringhe partito per il mare da ragazzo alla fine dell''800.
La troupe si è poi spostata nell'Upper West Side per girare all'esterno del Beacon Theatre, tra la Broadway e la 74th Street, e poi all'interno di un appartamento a Riverside Drive, dove vivono alcuni amici di Llewyn, i Gorfein, tipi dei quartieri alti, bohemien e un po' artisti, che conoscono Llewyn dall'epoca in cui cantava con il suo partner Mike. Llewyn approfitta spesso del loro divano. Lo vediamo una sera litigare con i Gorfein e i loro ospiti durante una cena molto animata. Llewyn passa anche gran parte della settimana a cercare il gatto dei Gorfein dopo averlo inavvertitamente lasciato uscire dall'appartamento.
. LA FOTOGRAFIA, LE SCENE E I COSTUMI .
Tratto caratteristico dello stile dei Coen è la raffinatezza delle immagini—nei loro film l'atmosfera è sempre avvincente e vibrante e lo stile visivo è parte integrante del modo in cui la storia viene raccontata. Ed è toccato al direttore della fotografia Bruno Delbonnel, allo scenografo Jess Gonchor e alla costumista Mary Zophres lavorare con i Coen per tradurre sullo schermo la loro visione di Llewyn Davis.
Racconta Delbonnel: “Tutto quello che so della New York degli anni '60 è basato su filmati e foto d'archivio. E tutto quello che ho visto in quei materiali appare molto desaturato. Era davvero così oppure no? Ho deciso che usare quei riferimenti sarebbe stato sbagliato”.
Il direttore della fotografia racconta di aver voluto invece creare un'atmosfera particolare per il film, un'atmosfera ispirata in parte agli anni '60 ma basata anche sulla storia di Llewyn Davis.
“E' l'atmosfera attorno ad una persona che non ha un cappotto per proteggersi dal freddo dell'inverno newyorchese”, dice. “Si tratta più di evocare che di riprodurre gli anni '60. Volevo che si percepissero il freddo, la tristezza, l'infelicità, la solitudine”.
Delbonnel ha discusso queste idee con i due registi.
“Subito ci siamo detti d'accordo sul fatto che ci fossero spunti interessanti nell'immagine della copertina dell'album di Bob Dylan ‘The Freewheelin’”, ricorda. “In quella foto si percepisce l'inverno newyorchese freddo e fangoso. La cosa più importante era cercare di evitare di ottenere un effetto grazioso”.
“Ho anche immaginato la storia di Llewyn come una canzone folk e ho pensato che sarebbe stato interessante ‘fare’ anche le luci come una canzone folk”.
Spiega: “Il Gaslight Café avrebbe rappresentato il ‘coro’, il ritornello del film—scuro, contrastato, quasi privo di colore. Per il resto ho scelto un'illuminazione molto semplice, simile a quella di una giornata nuvolosa, usando una gamma di colori un po' complicata, dal magenta al giallo. Cercavo qualcosa che contrastasse con un freddo mondo blu ciano”.
Una decisione importante presa dai Coen e da Delbonnel è stata quella di restare ancorati alla pellicola, rifiutando il digitale per le riprese.
“Nessuno di noi aveva mai girato qualcosa in digitale” dice Delbonnel. “E la pellicola sembrava più appropriata per l'epoca in cui si svolge la storia, per la grana che ha l'immagine. Ho anche fatto alcuni test usando una pellicola in 16mm, ma in quel caso l'immagine era troppo sgranata. Ho pensato che fosse sbagliato. Perciò ho usato la pellicola tradizionale che ha una resa magnifica negli apparecchi TV-HD e in DVD”.
Come il direttore della fotografia, il lavoro dello scenografo Gonchor si è basato sull'anno preciso, il senso e l'ambientazione della storia.
“Avevo tre elementi da cui partire. E' il 1961, è inverno e siamo a New York”, dice Gonchor. “Ed è una New York particolare—non l'elegante East Side o i sobborghi pieni di verde, bensì il caotico e sgangherato Greenwich Village, che somiglia al protagonista, a sua volta confuso, senza un posto dove stare”.
“Nella maggior parte dei film dei Coen, di quelli ai quali ho lavorato, le scenografie sembrano quasi finte. Non arrivano mai a superare quel limite, ma sono iper-realiste. Questo film avrebbe dovuto essere diverso.
I Coen avevano detto di volerci lavorare come ad un documentario, che avrebbe dovuto essere più realista possibile, mettendo in rilievo i dettagli—non volevano niente di stilizzato, e tutto completamente autentico”.
L'altro elemento con cui Gonchor ha dovuto fare i conti è stato il budget modesto.
“Con un budget ridotto devi ricorrere all'astuzia. Abbiamo fatto molto lavoro sulla ricerca delle location per trovare quello che volevamo e di cui avevamo bisogno”.
Una scena chiave del film si svolge al Gaslight Café, ma ovviamente il Gaslight originale non esiste più da tempo. “Speravamo di trovare un club underground a Manhattan che potesse funzionare, ma quelle sale erano troppo piccole e stipate per poter girare. Abbiamo trovato un edificio vuoto, più o meno un piccolo magazzino abbandonato a Crown Heights, Brooklyn, che faceva al caso nostro. Lo abbiamo trasformato nel Gaslight”, racconta Gonchor. “Abbiamo ridotto l'altezza dei soffitti, costruito archi, l'abbiamo arredato con mobili e impianti dell'epoca, e il risultato è stato quello di ritrovarsi davvero in uno squallido club del Village dell'inizio degli anni '60”.
“Siamo stati molto creativi anche per il club di Chicago, il Gate of Horn, trasformando il vecchio cinema Gramercy sulla East 23rd Street in un music club, e trasformando la vecchia cabina di proiezione in un ufficio disordinato e zeppo di roba”.
Per quello di cui avevano bisogno, qualche volta Gonchor e i Coen sono riusciti ad utilizzare location esistenti.
“Burger Heaven sulla 51st Street si trova lì dal 1963—era perfetto per la scena del diner a Chicago. Abbiamo dovuto solo nascondere alcuni elettrodomestici più moderni” racconta Gonchor.
La costumista Mary Zophres lavora con i Coen da circa vent'anni e, come Gonchor, li capisce al volo.
“Subito dopo aver letto la sceneggiatura ho stabilito con Joel ed Ethan che il momento temporale era molto preciso, il febbraio del 1961, e poi ho cominciato a fare ricerche. Avevamo tutti la sensazione che quel periodo avesse un po' la caratteristica di apparire senza tempo. Avrebbero potuto essere gli anni '50 o un periodo di tempo successivo. Comunque il look del film è molto influenzato dagli anni '50. Nel 1961 la controcultura cominciava appena a prendere forma. Quelli che definiamo anni '60 avranno poi uno stile e una moda molto precisi”.
Per la Zophres la sfida maggiore è stata quella di vestire Llewyn.
“Praticamente è vestito sempre nello stesso modo. Ricordatevi che non ha un posto dove vivere, per cui non può cambiarsi—al limite solo la camicia. E si porta dietro, oltre alla chitarra, una piccola borsa da viaggio.
Non ha un cappotto—è sempre congelato—per cui la sua giacca è importantissima. Gliene abbiamo fatte provare centinaia, in tweed, di pelle, in camoscio, ma la cosa che ci è sembrata migliore è stata una giacca sportiva beige di velluto a coste degli anni '50. Praticamente, oltre alla giacca e alle camicie, tutto quello che Llewyn ha sono un maglione e un paio di pantaloni”.
“In effetti c'è un'altra cosa importante. Le scarpe di Llewyn. Se ne va in giro tutto il tempo con un clima orrendo e le sue scarpe non lo proteggono dalla pioggia o dalla neve. Abbiamo realizzato le scarpe noi stessi, basandoci su un modello dell'epoca, realizzato e venduto da Thom McAn, che avevamo visto in un catalogo Sears. Sono scarponcini 'desert boots' modificati”.
La Zophres ha studiato attentamente anche l'abbigliamento degli altri personaggi.
“Per il look di Jean Berkey mi sono ispirata ad un mix di diverse cantanti folk di quel periodo. Carey voleva portare i pantaloni. Sentiva che quella giovane donna si sarebbe rifiutata di vestirsi come sua madre con abiti e collant o tacchi.
Il look di Jim è fondamentalmente da bravo ragazzo, cosa che ha funzionato—un po' come i ragazzi del Kingston Trio, anche se lui nel film porta la barba”. Timberlake stesso ha suggerito di farsi crescere una barba simile a quella del cantante Paul Clayton—ai Coen è sembrata un'ottima idea.
“Roland Turner è come un bianco che si veste da nero, ed è pensando a questo che ho creato il suo look. Ho fatto ricerche sui musicisti jazz, sia bianchi che neri, e ho miscelato le due cose, facendo indossare a Roland un completo marrone scuro e un Fedora. Quando il personaggio si toglie il cappello mostra un taglio alla Giulio Cesare. John Goodman ha adorato tutto questo”.
“A Roland non importa molto del suo aspetto—vuole solo imitare, copiare i grandi del jazz che ha visto” dice Goodman. “E' come molte persone chiassose che cercano il loro posto nel mondo, cercando di rimanere a galla, forse per provare a loro stessi di essere più furbi di quanto siano in realtà. Roland sembra un'enciclopedia delle banalità. Ha vissuto molte avventure ma nessuno le vuole ascoltare”.
Girato il viaggio per Chicago e concluse le scene con i Gorfein, la troupe si è spostata al Gramercy Theatre sulla East 23rd Street per quelle ambientate all'interno del Gate of Horn, il club di Chicago dove Llewyn ha una frustrante audizione con l'impresario musicale Bud Grossman. Accompagnandosi alla chitarra, Llewyn esegue la sua versione della ballata tradizionale inglese ‘The Death of Queen Jane’, canzone cantata e incisa da molti artisti folk, compresa Joan Baez.
Come ha scritto John Jeremiah Sullivan nelle sue note di accompagnamento alla colonna sonora del film, a questo punto Llewyn avrebbe potuto scegliere di suonare “qualcosa di più facile, più da grande pubblico, e avrebbe potuto farlo, davvero—invece decide di suonare un pezzo strambo e vecchio, ‘The Death of Queen Jane', una canzone su una donna incinta la cui vita è in pericolo, e sul suo bambino, sulla possibilità che viva o che muoia.
Le riprese di A proposito di Davis si sono concluse il 4 Aprile 2012, dopo sei settimane.
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