Wolfman di Joe Johnston

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locandina Wolfman
 
Regista: Joe Johnston
Titolo originale: The Wolf Man
Durata: 110'
Genere: Horror, Thriller
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Lingua originale: inglese
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: 19 Febbraio 2010 (cinema)

Attori: Emily Blunt, Benicio Del Toro, Hugo Weaving, Anthony Hopkins, Geraldine Chaplin, Art Malik, Kiran Shah, Bridgette Millar, Elizabeth Croft, Sam Hazeldine
Soggetto: Curt Siodmak
Sceneggiatura: Andrew Kevin Walker, David Self

Trama, Giudizi ed Opinioni per Wolfman (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Shelly Johnson
Montaggio: Dennis Virkler, Walter Murch
Musiche: Danny Elfman
Effetti speciali: Dave Elsey, David Fantham, David 'Pinkie' Thomas, Diana Yun Soo Yoo
Scenografia: Rick Heinrichs
Costumi: Milena Canonero
Trucco: Jo Allen, Rick Baker, Flora Moody

Produttore: Benicio Del Toro, Scott Stuber, Rick Yorn, Sean Daniel
Produttore esecutivo: Bill Carraro, Ryan Kavanaugh, Jonathan Mone
Produzione: Stuber Productions, Universal Pictures
Distribuzione: UIP

La recensione di Dr. Film. di Wolfman
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Colonna sonora / Soundtrack di Wolfman
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Fabio Boccanera: Lawrence Talbot
Dario Penne: Sir John Talbot
Domitilla D'Amico: Gwen
Stefano Benassi: Detective Aberline
Paila Pavese: Maleva

Personaggi:
Benicio Del Toro: Lawrence Talbot
Anthony Hopkins: Sir John Talbot
Emily Blunt: Gwen
Hugo Weaving: Detective Aberline
Geraldine Chaplin: Maleva

Informazioni e curiosità su Wolfman

E' un rifacimento di L'uomo lupo (1941).
Ha collaborato al montaggio anche Mark Goldblatt.

Note dalla produzione:
Note di produzione
“Anche un uomo puro di cuore che recita le sue preghiere la sera può diventare un lupo quando fiorisce la luparia e risplende la luna d’autunno …”
— leggenda gitana
Negli anni ’30 e ’40 la Universal Pictures ha distribuito una serie di film horror che hanno creato un nuovo genere di intrattenimento per il pubblico: i monster movie (film di mostri). Trasformandosi in icone come Dracula, il mostro di Frankenstein, la Mummia e l’Uomo Invisibile, attori leggendari come Bela Lugosi, Boris Karloff e Claude Rains hanno interpretato incubi di celluloide precedentemente solo a disposizione dell’immaginazione dei lettori.

Una delle più indimenticabili di queste creature ci accompagna da quando Lon Chaney, Jr. l’ha introdotta nel 1941. Un uomo solitario costretto a sottostare alla parte più primitiva del suo spirito ha ossessionato il pubblico cinematografico che, con il fiato sospeso, l’ha visto trasformarsi in un essere disumano. Con la luna piena lui scatenava una rabbia primigenia che nasceva dall’ombra più oscura della sua psiche, In parte uomo, in parte demone… la sua maledizione era eterna.

Ispirato al classico film della Universal che ha lanciato l’horror, Wolfman riporta alle sue origini leggendarie il mito di un uomo maledetto. Il premio Oscar® Benicio Del Toro (Che - Guerriglia, Traffic) interpreta Lawrence Talbot, un nobile che torna nella casa di famiglia dopo la sparizione di suo fratello. Riunito con suo padre a lui estraneo, il premio Oscar® Anthony Hopkins (Il silenzio degli innocenti, Hannibal), Talbot parte alla ricerca di suo fratello… e scopre per se stesso un destino terrificante.

L’infanzia di Lawrence Talbot si è conclusa la notte in cui è morta sua madre. Dopo aver lasciato il sonnolento paesino vittoriano di Blackmoor, ha trascorso decenni a riprendersi e a cercare di dimenticare. Ma quando la fidanzata di suo fratello, Gwen Conliffe (Emily Blunt di The Young Victoria, Il diavolo veste Prada), lo rintraccia per chiedergli di aiutarla a cercare il suo amore scomparso, Talbot ritorna a casa. Qui scopre che qualcosa che possiede una forza bruta e un’insaziabile sete di sangue sta uccidendo gli abitanti del paese e che un sospettoso ispettore di Scotland Yard di nome Aberline (Hugo Weaving di Il Signore degli anelli e della trilogia Matrix) è arrivato per investigare.

Mentre mette insieme i pezzi del sanguinoso puzzle, Talbot sente di un’antica maledizione che, quando la luna è piena, trasforma le persone in lupi mannari. Ora, se ha la più piccola possibilità di mettere fine al massacro e proteggere la donna di cui si è nel frattempo innamorato, Talbot deve distruggere la brutale creatura nei boschi che circondano Blackmoor. Ma dopo essere stato morso dalla raccapricciante bestia, un uomo normale con un passato tormentato scoprirà una parte primitiva di sé…una parte di cui non avrebbe mai immaginato l’esistenza.

Wolfman è diretto da Joe Johnston (Jurassic Park III, Oceano di fuoco - Hidalgo) e prodotto da SCOTT STUBER (L'isola delle coppie, Role models) Del Toro, RICK YORN (The aviator, Gangs of New York) e SEAN DANIEL (il franchise La Mummia, Tombstone). Il film action-horror è scritto da ANDREW KEVIN WALKER (Il mistero di Sleepy Hollow, Seven) e DAVID SELF (Era mio padre, Thirteen Days), sulla base della sceneggiatura di CURT SIODMAK (L’Uomo Lupo del 1941).

A unirsi a Johnston e ai produttori dietro la cinepresa c’è un’abile squadra di artisti della settima arte, tra cui il direttore della fotografia SHELLY JOHNSON (Jurassic Park III, Oceano di fuoco - Hidalgo); lo scenografo premio Oscar® RICK HEINRICHS (Il mistero di Sleepy Hollow, Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma); i montatori DENNIS VIRKLER (Il fuggitivo, Caccia a Ottobre Rosso) e il vincitore di tre premi Oscar® WALTER MURCH (Il paziente inglese, Ritorno a Cold Mountain); la costumista, tre volte vincitrice dell’Oscar®, MILENA CANONERO (Marie Antoinette, Momenti di gloria); e il compositore DANNY ELFMAN (Wanted – Scegli il tuo destino, Alice in Wonderland di prossima uscita).

Il creatore degli innovativi effetti del lupo mannaro nel film è il creature designer, sei volte vincitore dell’Oscar®, RICK BAKER (Un lupo mannaro americano a Londra, oltre a Men in Black, Il Professore matto); è lui che ha creato i personaggi protagonisti di Wolfman.
BILL CARRARO (La bussola d'oro, The Adjustment Bureau di prossima uscita), JONATHAN MONE (Repo Men di prossima uscita, Your Highness) e RYAN KAVANAUGH (Una notte da leoni, Benvenuti a Zombieland) sono i produttori esecutivi del film.

LA PRODUZIONE
IL LUPO ULULA DI NUOVO: RESTAURARE UN CLASSICO
Nel corso dei millenni gli sono stati dati innumerevoli nomi da dozzine di culture. A lungo e ovunque si è subìto il fascino della mitologica creatura conosciuta come il licantropo, un essere umano con l’anormale capacità di trasformarsi in lupo mannaro quando c’è la luna piena. Dai miti dell’antica Grecia ai documenti di Gervase di Tilbury nell’opera “Otia Imperialia” del 1212, storie spaventose sui lupi mannari hanno dominato per secoli le culture di tutto il mondo.

Ma è solo negli ultimi 70 anni che questa creatura è comparsa sul grande schermo. Nel 1935, la Universal ha distribuito Il segreto del Tibet (Werewolf of London), del regista Stuart Walker, ma è stato il classico del 1941 L'uomo lupo a istituire il nuovo mito cinematico del lupo mannaro. Il film ha creato un personaggio-icona destinato a durare a lungo con la figura tragica di un nobile ostinato di nome Lawrence Talbot, interpretato da Lon Cheney, Jr., figlio dell’icona del cinema muto Lon Cheney, star di Il fantasma dell’opera e Il gobbo di Notre Dame.

Diretto da George Waggner da una sceneggiatura originale di Curt Siodmak, L’uomo lupo è stato l’ultimo creature-film della Universal in un’era che ha generato fantasie e incubi. Il personaggio di Talbot ha continuato a riapparire in film della Universal come Frankenstein contro l’uomo lupo, Al di la' del mistero (House of Frankenstein), La casa degli orrori (House of Dracula) e Il cervello di Frankenstein.

Se l’originale - con la sua battuta “Il suo orribile ululato è un canto funebre!” - è diventato istantaneamente un classico, con soli 70 minuti di durata era un monster movie piuttosto corto. Ha consolidato la fama dell’attore Lon Cheney, Jr. e includeva camei di altri “mostri” della Universal tra cui Claude Rains di L'Uomo invisibile nel ruolo di Sir John Talbot e Bela Lugosi di Dracula nei panni dello zingaro che scopre la maledizione che si abbatte su Lawrence.

L’attore/produttore Benicio Del Toro è da tempo un fan di questo genere e ha cominciato a prendere in considerazione l’idea di rendere omaggio al film con il suo manager e produttore, Rick Yorn. Yorn spiega il suo interesse a intraprendere questo progetto: “Io e mio fratello siamo cresciuti con questi film di mostri che ci hanno davvero colpito. Quando sono arrivato a Hollywood, volevo ri-fare uno di questi vecchi film. Qualche anno fa, quando io e Benicio stavamo uscendo da casa sua, ho visto la locandina di L’Uomo lupo. Mostrava un primo piano di Lon Cheney, Jr. nei panni del mostro. Ho guardato il poster, poi Benicio – che al tempo aveva una barba lunghissima – e ho detto, ‘Che ne diresti di fare un remake di L’Uomo lupo?’”

Del Toro aveva grande interesse a rendere omaggio al genere che ama da quando era bambino. Pur rendendosi conto che questo avrebbe richiesto un lungo e profondo lavoro di trucco e protesi – necessarie per ricreare l’aspetto distintivo di questa creatura – l’attore era pronto per la sfida. “Frankenstein, Dracula, la Mummia… quando ero bambino vedevo questi film” spiega Del Toro. “Il mio primo ricordo di un attore è Lon Cheney, Jr. che interpreta l’Uomo Lupo. Volevamo rendere omaggio a questo classico e al film di Henry Hull Il segreto del Tibet (Werewolf of London). Pensavamo che sarebbe stato eccitante farlo nella maniera classica, artigianale.”
Del Toro non voleva rifare il film inquadratura per inquadratura, voleva piuttosto renderlo attuale per il pubblico di oggi. Ha pensato che la storia che gli sceneggiatori Andrew Kevin Walker e David Self avevano creato “pur restando fedele alla storia originale, dava al film alcuni colpi di scena e un sapore moderno.”

Del Toro e Yorn si sono messi in testa di far decollare questo progetto e, nel corso di una cena con il produttore Scott Stuber, i tre hanno deciso che fosse tempo di ri-attualizzare questo classico. “Abbiamo inserito un paio di colpi di scena, ma volevamo rimanere fedeli all’originale” dice Stuber. “L’Uomo Lupo è diventato un’icona perché, in qualche modo, lui è in noi. Ogni persona sente un senso di rabbia. Ognuno di noi conosce la sensazione di essere andati troppo oltre, di essersi arrabbiati troppo, di aver fatto una cosa che non avremmo dovuto fare. In tutti noi esiste qualcosa di primitivo, animale e noi dobbiamo controllare questa parte o siamo (con)dannati.”

Il produttore non ha mai dubitato del fatto che Del Toro fosse perfetto per il ruolo del protagonista. Del vincitore dell’Oscar®, Stuber dice: “Benicio ha degli occhi incredibilmente espressivi. Trasmettere grandi emozioni da sotto una maschera è fondamentale per il film. Noi non volevamo separare l’attore dal Lupo Mannaro… e finire con l’avere la bestia da una parte e Benicio dall’altra. La recitazione è sempre la cosa più importante perché è questa che ci fa immedesimare nel personaggio. Gli effetti speciali sono straordinari e arricchiscono la recitazione… ma non la creano.”

Ai tre filmmaker si è unito il produttore Sean Daniel che, avendo contribuito a rilanciare la serie La Mummia per la Universal Pictures, sapeva come rinvigorire franchise di mostri. Del suo coinvolgimento nel film, Daniel dice: “Mi sono davvero emozionato quando mi hanno chiesto di lavorare a questo film e di dare nuova vita a un altro classico e straordinario personaggio-mostro della Universal che mi ha ispirato enormemente quando ero bambino.”
Insieme i produttori hanno cominciato a cercare un regista che fosse in grado non solo di tradurre il dramma della storia, ma anche di realizzare un film horror che doveva miscelare senza sbavature effetti speciali, effetti dei personaggi e animazione computerizzata.

Quando il regista Joe Johnston è entrato nel progetto, ha preso le redini da Mark Romanek, che ha abbandonato il film durante la pre-produzione. Art director vincitore dell’Oscar per I predatori dell’arca perduta, Johnston ha un curriculum come regista che comprende una forte combinazione di film incentrati sui personaggi come Cielo d’ottobre e film dagli epici effetti speciali come Jurassic Park III e Hidalgo - Oceano di fuoco.
Come in tutti i suoi film il regista era molto più interessato alla storia che allo spettacolo. Nella storia degli sceneggiatori Walker e Self ha trovato: “sotto all’azione, al sangue e al terrore, una storia d’amore tra Lawrence Talbot e Gwen, la fidanzata del fratello scomparso. Volevo che questo rapporto fosse l’elemento che tiene insieme la storia… l’elemento chiave che aiuta il pubblico a capire questa cosa orribile da cui Lawrence è afflitto.”

L’ex art director era eccitato dalle sfide a livello visivo che sarebbero scaturite dal trasformare la sceneggiatura in un film horror-action: “Voglio mostrare al pubblico qualcosa che non ha mai visto prima nel processo di trasformazione di un uomo in un lupo mannaro” dice Johnston. “Tutti abbiamo visto queste trasformazioni nei film di lupi mannari e tutti si affidano più o meno agli stessi elementi visivi: le ossa che si allungano e i peli che crescono sulla faccia.

“In Wolfman noi abbiamo fatto trasformazioni che sono possibili solo con l’ausilio dell’animazione generata al computer” continua il regista. “Abbiamo uno straordinario punto di partenza, che è Benicio Del Toro, e uno straordinario punto d’arrivo che è il trucco di Rick Baker. Ma non è una trasformazione che avviene in maniera lineare… per ottenere il risultato finale andiamo in varie direzioni.”
I filmmaker sapevano che per realizzare le sequenze spettacolari dovevano trovare l’equilibrio perfetto tra gli effetti pratici e quelli speciali. Questa sfida sarebbe stata solo una delle tante nel corso delle riprese e del montaggio del film. Ma prima che tutto avesse inizio, era tempo di scegliere gli attori che avrebbero aiutato Del Toro a riportare in vita ancora una volta la famigerata creatura.

NOBILI, DETECTIVE E GIOVANI VITTORIANI: SCEGLIERE GLI ATTORI PER WOLFMAN
Come riguardo ad altri aspetti di Wolfman, per i realizzatori del film era importante includere i classici personaggi dell’horror originale. Il padre di Lawrence – interpretato da Claude Rains nella versione del 1941 – aveva un ruolo molto marginale nell’originale; i realizzatori hanno invece pensato che questo rapporto chiave dovesse avere grande spazio nella versione del 2010. Oltre a Lawrence Talbot e suo padre John, volevano assicurarsi di includere personaggi come Gwen Conliffe, l’oggetto dell’amore combattuto di Lawrence, e Maleva, la zingara.
Il produttore Stuber riassume i pensieri del gruppo sul cast stellare: “Benicio, Anthony, Emily e Hugo insieme danno alla storia un’incredibile profondità e animano lo spettacolo e gli elementi horror.”

Il giovane Talbot non solo ritorna a Blackmoor per scoprire cosa è successo al suo amato fratello, lui cerca di ricreare un rapporto con un padre che lo ha abbandonato decenni prima. E’ a questo punto che viene morso da un lupo mannaro e deve venire a patti con il fatto che lui stesso diventerà un mostro. La storia originale è stata ampliata per creare nuovi livelli di interazione tra i personaggi, e questo è cominciato con il dare un corpo a Sir John Talbot.

Scelto accanto a Del Toro nel ruolo dell’eccentrico padre di Lawrence, c’è l’attore leggendario Sir Anthony Hopkins. Dato che i due Talbot non si vedono né parlano da anni, quando si ritrovano insieme, il rapporto tra loro è naturalmente teso. Per Del Toro non è stato difficile scivolare in questa parte del suo ruolo, visto che all’inizio era nervoso perché doveva lavorare con il grande attore. Del Toro ride: “All’inizio c’era più timore reverenziale che divertimento per me nel lavorare con lui. Ma solo osservarlo mi ha aiutato e poi lui mi ha dato dei suggerimenti qui e là. E’ stato bello avere un altro attore che ti dà dei suggerimenti. Lui è un tiratore scelto ed è leale; è perfetto in due soli ciak e lavorare con lui è stato fantastico.”

Hopkins credeva che per essere in grado di interpretare Sir John lui avrebbe dovuto attingere a un sentimento di oscuro abbandono. L’attore spiega il rapporto tra i due uomini: “E’ un rapporto di freddezza e abbandono. Lawrence non ha mai avuto l’opportunità di conoscere suo padre, visto che è stato mandato via a causa dell’ indicibile orrore di cui è stato testimone da bambino: l’orrore della morte di sua madre. Sir John lo ha spinto via e l’ha mandato a vivere in America, ma Lawrence torna in Inghilterra da attore di fama mondiale e scopre che suo fratello è in pericolo.”

Parlando dell’attrazione verso il suo ruolo, Hopkins dice: “Psicologicamente, la gente si diverte a guardare al lato oscuro della vita. Trasformazione, resurrezione, salvezza… questa storia ha tutto.” L’attore era interessato al modo in cui il rapporto di questi due uomini si sviluppa, e riflette: “Sir John è freddo come il ghiaccio e non esprime nessuna dolcezza verso la tragedia e il dolore; questo è il modo in cui tratta suo figlio. Lui lo manipola anche e lo punzecchia con brusche osservazioni che non sono mai apertamente crudeli, lo sono solo velatamente.”

Sir John, con le sue unghie sporche, i vestiti sudici e i capelli arruffati, si aggira per un’enorme casa ormai in stato di abbandono. Inoltre lui si assicura che Lawrence non sappia mai cosa lui veramente pensi del loro rapporto. Johnston si è divertito a sviluppare la follia di Sir John e a incoraggiare l’attrito tra i due quando si rincontrano. Il regista dice: “Sir John è completamente matto, ma vive la sua follia come se fosse la cosa più normale del mondo. Anthony ha già interpretato ruoli come questo in passato, ma in Wolfman non sappiamo che è pazzo fino a metà del film. Fino a questo momento Anthony ci lascia solo intravvedere in maniera intermittente la follia di Sir John. E questo fa sì che lo spettatore guardi incuriosito per vedere cosa farà dopo.”

Del suo regista Hopkins dice: “Joe ha successo, è conciliante, piacevole, e tutti, nessuno escluso, possono parlargli. Ha reso tutto facile per tutti e questo è stato impegnativo se consideriamo la mole di lavoro che aveva da fare. E’ arrivato con una piccola preparazione e ha dovuto mettere su un film elefantiaco, e non c’è stato un capello fuori posto.”
Per interpretare Gwen Conliffe, l’innamorata infelice — ruolo che un tempo fu dell’intramontabile Evelyn Ankers —, è stata scelta l’attrice Emily Blunt. Dalla sua memorabile interpretazione nei panni della prima assistente dalla lingua tagliente di Meryl Streep in Il diavolo veste Prada, Blunt ha sviluppato un corpo di lavoro amato sia dai critici che dal pubblico.

Nei panni di Gwen, Blunt interpreta la fidanzata del fratello morto di Lawrence, Ben, che arriva a Londra per supplicare il suo futuro cognato di aiutarla nella ricerca del suo promesso sposo. Nel corso del suo soggiorno a Blackmoor, e quando scoprono che Ben è morto, Gwen si innamora di Lawrence. Del suo talento il regista dice: “Solo utilizzando il suo viso Emily può raccontare intere storie senza dire una parola. Ogni volta che abbiamo trovato una battuta che potevamo omettere, l’abbiamo fatto. Emily racconta la storia di Gwen con le emozioni… non con le parole.”

Riflettendo sulle ragioni che l’hanno portata a interpretare questo film, Blunt dice: “Sono stata attratta dal ruolo per chi l’aveva interpretato prima di me, e ho trovato la sceneggiatura molto commovente. Non parlava solo di violenza, c’era una storia d’amore e una lotta umana che mi affascinavano. Quello che è meraviglioso di Wolfman è che è una storia spaventosa, ma anche una storia d’amore. Joe ha cominciato con l’idea di fare un enorme, classico, radicale monster movie, e l’ha mantenuta per tutto il corso delle riprese.”

Dato che non ha dovuto sopportare le interminabili e laboriose sedute di trucco richieste ad altri membri del cast, Blunt ha potuto capire profondamente il lupo mannaro… e i sentimenti di Gwen per lui. L’attrice è d’accordo con Hopkins, e dice: “Credo che noi desideriamo quella perdita di controllo e la capacità di cambiare o di comprendere la nostra parte oscura. C’è qualcosa di veramente elementare, primitivo, nel modo in cui gli animali attaccano, ma c’è pensiero e malignità dietro a quello che gli esseri umani sono capaci di farsi l’un l’altro che fa ancora più paura.”
Gwen si rende presto conto che Lawrence ha un lato oscuro e selvaggio che lei non ha mai incontrato nel suo passato; in lui c’è un pericolo che lei riconosce seppellito anche in lei. Blunt vede Gwen e la sua forza come un “faro di speranza”. L’attrice aggiunge: “Mi piace che di fronte alle avversità - come qualcuno che è entrato in un vortice di tumulto, paura e perdita - Gwen abbia la capacità di vedere la possibilità di un cambiamento. Lei è fiduciosa.”

L’assassinio del fratello di Lawrence attira l’attenzione dell’ispettore di Scotland Yard, Aberline, interpretato dal celebre attore Hugo Weaving. Il personaggio di Weaving si basava sul vero Ispettore Frederick George Aberline, che ricevette l’incarico di guidare le investigazioni sugli omicidi di Jack lo Squartatore dopo che questi vennero considerati troppo impegnativi per il solo Reparto di Investigazione Criminale Whitechapel di Londra.
Stuber parla della scelta di Weaving nei panni di Aberline: “Hugo ha un’intensita speciale che è molto credibile. Questo è importante in un monster movie perché il pubblico deve credere che questo mito è reale. Più è reale, migliore e più spaventosa è la storia.”

Dopo aver letto il copione, l’attore, che nella sua carriera ha fatto scelte affascinanti da Priscilla - Regina del deserto alla trilogia Matrix, era entusiasta di interpretare la parte. Weaving dice: “Interpretare Aberline è stata una decisione istantanea. Ho letto il copione e mi è piaciuto. E’ stata una decisione completamente d’istinto, non ponderata, ma mi piaceva il materiale e ho pensato che Aberline fosse affascinante.
“Aberline è un personaggio realmente esistito ma gli sceneggiatori e Joe gli hanno dato un’interpretazione leggermente diversa” continua Weaving. “E’ un uomo intelligente che ne ha viste tante nel corso delle investigazioni sugli omicidi di Jack lo Squartatore. E’ saggio e furbo e sa essere affascinante, ma è anche incredibilmente scettico e non crede neanche per un minuto che il responsabile degli omicidi di Blackmoor possa essere qualcosa di diverso da un uomo.”

Con Lawrence sospettato di omicidio, Aberline arriva al paesino per portare avanti le investigazioni. Subito si sente un estraneo tra gli abitanti di Blackmoor. Weaving spiega: “Lui è nella situazione di uno che arriva in questo minuscolo paesino di campagna dove tutti parlano di lupi mannari e demoni e chiudono a chiave la porta quando c’è la luna piena. Lui è un londinese, per niente superstizioso, che non crede a una virgola di queste stupidaggini.”
Fino a quando non assiste lui stesso alla trasformazione di Lawrence…

Gli altri attori chiave che danno vita al mondo dei Talbot includono: Geraldine Chaplin di Nashville, nei panni di Maleva, la zingara che presagisce la notizia della maledizione di Lawrence; Art Malik di 11 settembre – Tragedia annunciata, come il fedele servitore di Sir John, Singh; ANTHONY SHER di Shakespeare in Love nel ruolo del cattivo dottore del manicomio Hoenneger; e DAVID SCHOFIELD di Operazione Valchiria nella parte del tormentato agente di polizia di Blackmoor, Nye.

SCATENARE IL MALVAGIO:TRUCCO ED EFFETTI SPECIALI
Famoso per la sua ideazione e trasformazione di David Naughton nel classico di John Landis Un lupo mannaro Americano a Londra, il creature effects designer sei volte vincitore dell’Oscar®, Rick Baker, è stato ingaggiato per il film. Lui voleva mantenere il look il più possibile vicino all’originale L’ Uomo Lupo, e rendere omaggio alla creazione di Jack Pierce degli anni ‘40. “Jack Pierce era il mio idolo” dice Baker. “E’ un uomo che ho veramente ammirato e volevo restare fedele a quello che aveva fatto… ma nello stesso tempo renderlo più attuale. E’ ancora il Lupo Mannaro di Jack Pierce, ma con un po’ di Rick Baker dentro. Volevo che il mio Uomo Lupo fosse leggermente più selvaggio e che sembrasse capace di recare molto più danno di Lon Chaney, Jr.”

Per il produttore Rick Yorn, l’idea che Del Toro sarebbe stato trasformato da uno dei più grandi truccatori cinematografici viventi era semplicemente un must. Il produttore dice: “Rick è stata la nostra prima scelta; lui è una leggenda. Vai nel suo laboratorio e vedi tutti i film ai quali ha lavorato. E’ un museo. Per noi Rick ha fatto un lavoro straordinario.”
Il candidato all’Oscar® DAVE ELSEY, che ha contribuito a creare l’aspetto dell’Uomo Lupo con Baker, ricorda i primi giorni di pre-produzione in cui lui e Baker hanno reso omaggio al look della spaventosa creatura. “Le indicazioni che avevamo avuto per il lupo mannaro lasciavano molta libertà, potevamo quasi creare quello che volevamo” ricorda Elsey. “Eravamo nel laboratorio di Rick e più parlavamo, più ci sembrava che la cosa migliore fosse creare una nuova versione di quello che la gente riconosce come Lupo Mannaro. Rick ha moltissime idee e tantissimo entusiasmo per questo tipo di film; per noi lavorare a questa creatura leggendaria è stata la realizzazione di un sogno.”

I produttori e il regista Johnston erano ben consapevoli del fatto che le sequenze che avrebbero creato più aspettative nel pubblico erano quelle della trasformazione del protagonista umano nel personaggio principale, il mostro. Sotto questo aspetto Wolfman fa un salto in avanti … con grande aiuto da parte del reparto effetti speciali, un settore intimamente familiare a Johnston.
Il regista di questa sinergia spiega: “Il trucco è fatto di numerosi pezzi differenti. E ogni pezzo viene applicato singolarmente. Non è una maschera e questo permette a Benicio di muoversi e esprimersi. Non volevamo affidarci completamente all’animazione digitale perché con questa si può rompere la barriera della credibilità o violare le leggi della fisica. Quello che abbiamo provato a fare con queste trasformazioni è di renderle e mantenerle il più reali possibili e usare il computer come strumento per ampliare quello che era già possibile fare con il trucco.”

Baker ha testato il complesso trucco su se stesso prima di far sedere Del Toro per la prima volta sulla sua sedia; sarebbe stato un lavoro che durava non meno di tre ore. Solo per vedere che effetto avrebbe fatto e come fosse dalla prospettiva di un attore, Baker si è applicato i peli con la colla, si è dipinto la faccia usando l’aerografo, si è versato “sangue” in bocca e si è fotografato come lupo. “E’ molto diverso quando sei un truccatore e tenti di preparare un attore e sai che l’orologio ticchetta velocissimo… è un caos, tutto è confuso” dice Baker. “Ma quando sei tu l’uomo seduto sulla sedia, il tempo scorre in maniera completamente diversa.”

Baker aggiunge che ha più familiarità con le sue creazioni che con i talenti dietro di esse. “Trascorro molto del mio tempo con attori che hanno la faccia che io ho creato loro” dice Baker. “Arrivano al mattino come loro stessi e quasi immediatamente io gli attacco addosso un pezzo di gomma e non vedo più l’attore… ma una creazione. Riconosco Benicio come lupo, come se stesso l’ho a malapena visto.”
Per Del Toro, la squadra di Baker ha creato un’ ”applicazione” fatta di schiuma e latex che copre la fronte e il naso dell’attore. I bordi dell’applicazione creata da Baker sono così sottili da fondersi senza cuciture con la pelle dell’attore quando viene messa sul suo viso. Quando a Del Toro venivano poi applicati un mento protesico, una finta dentatura — completa di canini affilati — una vera parrucca e una barba che veniva attaccata con pezzetti di follicoli incollati al suo viso, lui ERA lo spaventoso Uomo Lupo.

Anche se il processo del trucco durava ore, Del Toro era contentissimo di essere coinvolto nell’operazione. “Da bambino ho sempre desiderato avere quei denti grandi” ride l’attore. “Non importa quanto tempo stai seduto su quella sedia, con Rick la magia nasce poco a poco. Chiudi gli occhi per cinque minuti, li riapri, e qualcosa succede. E’ stato facile farlo quando hai una squadra straordinaria di uomini che lavorano con te e fanno un lavoro fantastico.”
Dopo che il trucco di Baker aveva ricevuto l’approvazione della produzione, la sua squadra è partita con la realizzazione del costume del lupo mannaro adatto al nuovo viso lupino di Del Toro. All’inizio il lupo mannaro doveva essere vestito, e le indicazioni ricevute da Baker erano che lui non avrebbe dovuto ricoprire troppo il corpo. Comunque, i suoi quarant’anni di esperienza nel campo del trucco cinematografico gli hanno insegnato che, durante la lavorazione di un film, le cose possono cambiare. Baker dice: “Siamo partiti realizzando un costume peloso per tutto il corpo, un costume in cui ogni pelo è legato singolarmente… un po’ come una parrucca gigante. Ma non si può fare solo un costume, ne servono almeno tre per il tuo attore protagonista e altri tre per ogni controfigura che si arrampica sui tetti o combatte nel fuoco. Sono un sacco di peli!”

I costumi del lupo sono stati realizzati usando uno dei materiali preferiti dai makeup artists: peli di yak. Gli artigiani del settore di solito usano questo pelo animale ruvido per creare barbe, baffi o pizzetti. Mantenendosi in linea con lo spirito della produzione, Baker ha usato questi peli – lo stesso materiale che Jack Pierce ha utilizzato su Lon Chaney, Jr. nel film originale—su Del Toro. Baker dice: “Ho anche usato molta lana crespa che, quando ho iniziato a imparare il mestiere a 10 anni, era per me molto più economica. E’ più soffice del pelo dello yak, e l’abbiamo usata in alcuni bordi della peluria facciale di Benicio; si fondeva molto meglio con il suo viso.”

LOU ELSEY è stata scelta per essere l’esperta di fabbricazione del reparto dei creature effects; lei era responsabile di ogni costume da lupo di cui la produzione avesse avuto bisogno. “Ci vogliono molti elementi diversi per creare gli effetti delle creature e molti reparti differenti che truccano e mascherano Wolfman,” dice Elsey. “Abbiamo avuto un reparto di fabbricazione che ha lavorato su tutte le forme del corpo in modo da dare al nostro Uomo Lupo muscoli completamente articolati. Sopra ai suoi muscoli c’era un costume di peli fatto di spandex lavorato in modo da somigliare alla carne. Sul suo petto e sulle braccia c’erano elementi scolpiti che dovevano essere realizzati e dipinti.” Elsey ride: “Ora nel mondo ci devono essere molti yak pelati … li abbiamo dovuti stanare ovunque!”

La squadra dei creature effects sapeva che l’Uomo Lupo avrebbe fatto danni seri nel corso del film, così per contribuire al suo terrificante aspetto e comportamento, il suo costume aveva bisogno di potenti artigli. Elsey aggiunge: “Abbiamo lavorato con Benicio per dargli ogni più piccolo aiuto possibile perché lui potesse creare il suo personaggio. Anche il modo in cui Benicio tiene le mani con gli artigli è dinamico e contribuisce a dare vita al personaggio.”
Nel corso della metamorfosi di Del Toro da calmo nobiluomo a segugio infernale, le sue caratteristiche facciali e i peli del corpo non sarebbero state le uniche cose di lui che avrebbero dovuto subire una trasformazione. Per aggiungere altezza all’attore - già alto di per sé - la squadra di Baker ha realizzato estensioni per le gambe costruite seguendo la tecnica usata per gli arti artificiali. Le nuove gambe, semplici e leggere, rendevano Del Toro ancora più torreggiante e terrificante. Il risultato di questa aggiunta era un’estensione delle gambe abbastanza facile da indossare per le riprese che hanno uno scopo estetico. Queste appendici possono anche essere viste in sequenze caratterizzate da movimenti lenti, mentre altri piedi, creati apposta, venivano usati per scene di azione in cui il lupo doveva saltare, lanciarsi o correre.

Chaney era così riconoscibile come Uomo Lupo nel film originale che Baker voleva che la sua creazione permettesse al pubblico di riconoscere un bel po’ di Del Toro come lupo. Elsey commenta: “Quandi guardi Benicio nella sua maschera e nel suo trucco, puoi ancora vederlo, anche con tutta la pelliccia addosso. Altri lupi mannari sono molto più simili agli animali; il nostro personaggio invece ha in sé un aspetto molto umano. Benicio è capace di fare, truccato e mascherato, quello che molte persone non sarebbero mai in grado di fare; ha una faccia straordinaria e degli occhi molto caratteristici.”
Del Toro si è dedicato con tutto se stesso e completamente alla trasformazione. Così tanto che la squadra di Baker ha dovuto lavorare molto per mantenere il trucco di Del Toro dopo pochi ciak in cui lui morde la sua vittima e scuote la testa da tutte le parti. Ha spesso trovato metà del suo mento protesico che penzolava quando l’attore andava al trucco per un ritocco.

Quando è arrivato il momento per il lupo di correre, il regista Johnston e il direttore della fotografia Johnson hanno dovuto adoperare la loro immaginazione per capire come avrebbero fatto le riprese. Johnston spiega: “Volevamo quelle speciali zampe da cane per l’Uomo Lupo. Le zampe che le controfigure si mettono erano quasi come dei tacchi alti. I ragazzi dovevano essere sospesi con dei cavi dall’alto per poter correre, saltare o attaccare.” Se e quando necessario, ‘le zampe’ di Del Toro venivano sostituite da zampe create al computer. Johnston conclude: “Usiamo l’animazione digitale per permettere al pubblico di vedere le dita dell’Uomo Lupo che fanno presa sul terreno e si sollevano e le zampe che si flettono… tutto questo aiuta a credere che la trasformazione sia totale. I migliori effetti speciali sono quelli invisibili, quelli che non riconosci come effetti speciali, o quelli che non attirano l’attenzione su di loro.”

La squadra del supervisore agli effetti speciali digitali STEVE BEGG aveva l’incarico di acquisire gli effetti creati da Rick Baker e espanderli quando e dove necessario. Quando Johnston aveva bisogno di una mascella che si scardina o di una fronte che muta, Begg portava gli starordinari effetti manuali di Becker ad un livello completamente nuovo. Begg spiega: “Uno degli effetti più palesi nel film è la trasformazione in lupo mannaro. Con il nostro approccio ibrido – con CG e protesi e trucco – speriamo che il pubblico non riesca a vedere come ogni effetto sia realizzato.”
La squadra ha apprezzato la minuziosa e scrupolosa miscela delle due scuole. “La via più ovvia oggi è usare la tecnica digitale, e ce n’è moltissima in giro” dice Begg. “Ma non è l’unica, ed è bello avere un approccio agli effetti tradizionale unito a uno più tecnologicamente avanzato. Per esempio, in una scena in cui Joe voleva che il muso del lupo mannaro si allargasse molto di più del normale, noi abbiamo evidenziato con delle tracce solo l’area sulla quale volevamo lavorare. Speriamo che questo mix sembri naturale.”

DA LONDRA A CASTLE COOMBE: SCENOGRAFIE E LOCATION
Visto che il lupo mannaro alza il suo muso verso il cielo nelle notti di luna piena… la produzione del film ha richiesto un gran numero di riprese notturne. Dall’inizio i realizzatori sapevano che sarebbe stata una lunga sgobbata per la troupe, che ha praticamente trascorso le prime sei settimane di riprese riparata da tende impermeabili a indossare il suo equipaggiamento per la pioggia.
Una delle differenze fondamentali tra la versione del 1941 e quella del 2010 di questo monster movie è l’epoca in cui è ambientato. L’originale era ambientato in Galles nei contemporanei anni ’40, mentre questo film ci riporta all’Inghilterra vittoriana del 1890. Questo periodo è stato scelto per molte ragioni. La prima e più importante era il fatto che una Londra sporca, inquinata, piena di suspense e illuminata da lampade a gas, e un paesino nebbioso e assonnato, avrebbero creato un’atmosfera sinistra sinonimo di film horror classico.

Mentre la troupe ideava il mondo che lui e il direttore della fotografia Johnson poi filmavano, il regista Johnston non aveva che una frase per la sua squadra: “Assicuriamoci di stare tutti facendo lo stesso film.” Il regista spiega: “La mia troupe era tutta consapevole di cosa fosse quel periodo e di come dovesse apparire. Dal punto di vista visivo volevo darle grande flessibilità e libertà di azione per aiutarmi a raccontare la storia. Sono molto contento del risultato visivo: freddo, ghiaioso e desolato.”

Lo scenografo premio Oscar® di Il mistero di Sleepy Hollow Rick Heinrichs parla del suo coinvolgimento nella creazione di un film horror in costume: “Girare in Inghilterra è stata una magnifica esperienza e ricreare l’aspetto e l’atmosfera della Londra vittoriana è stata una sfida; il volto della città è cambiato moltissimo nel tempo. Sfortunatamente la Seconda Guerra Mondiale ha decimato Londra e una grande parte del 19mo secolo è andata perduta a causa dei bombardamenti.” Heinrichs ha dovuto concentrarsi su alcune aree della città che ancora esistono per potere avere un punto di partenza su cui costruire – sia con veri set creati dalla sua squadra che con il costante aiuto del reparto degli effetti visivi.

Uno dei compiti più ambiziosi dello scenografo è stato quello di trovare una location per il maniero della famiglia Talbot. “E’ molto importante nella storia e doveva essere scelto con grande cura” dice Heinrichs. “Tutte le sue caratteristiche dovevano aiutare la narrazione della storia dal punto di vista visivo. In molti film horror, la scelta più ovvia sarebbe stata una struttura gotica, ma noi volevamo evitare l’immagine stereotipata e spaventosa della villa di molti horror e presentare l’energia della casa attraverso la scenografia e l’arrredo.”
Dopo aver cercato in lungo e in largo in Inghilterra, la troupe ha trovato Chatsworth House nel Derbyshire, che è abitata dal duca e dalla duchessa del Devonshire che ne sono anche i proprietari. La casa è stata costruita nel 1500 e Andrew Robert Buxton Cavendish è l’undicesimo duca a risiere in questa magnifica proprietà.

Chatsworth House ha fornito facciate multiple per i quattro differenti aspetti che Heinrichs e Johnston volevano per la casa. Fortunatamente il duca e la duchessa hanno permesso al reparto artistico di modificare temporaneamente l’esterno del maniero. Questo ha dato alla troupe la possibilità di “far crescere oltre misura” i giardini e preparare la facciata anteriore della casa per darle l’apparenza di una residenza desolata, non amata e trasandata alla quale nessun uomo avrebbe desiderio di tornare.

Heinrichs parla del mandato di Johnston di mostrare dualismo in tutto il film: “La storia che raccontiamo è quella di un uomo che lotta con due lati della natura: la parte civilizzata condizionata dalla società, e quella animale che vive in lui. Abbiamo pensato che fosse una buona idea avere queste due nature rappresentate a livello visivo nella casa di famiglia. Abbiamo cominciato con una struttura pulita, classica e abbiamo aggiunto erba e vegetazione per renderla trascurata e abbandonata, e anche confusa e indistinta —per rappresentare l’animale che è dentro di lui.”
E’ stato compito di Heinrichs ideare un ambiente che riflettesse il modo di vivere dei Talbot, o come dice lui, “mostrasse il santo e il peccatore”. Ogni esterno è in lotta con l’interno della casa, e lo scopo di Heinrichs era quello di guidare il pubblico in un viaggio dall’ordine e dalla civiltà alle profondità selvagge dell’animale, che è poi il nocciolo del film. Per esempio, il contrasto che si trova nella combinazione di pietra chiara e legno scuro all’interno della casa gioca sulle rifiniture e sulla riflessione della luce sepolta all’interno del maniero dei Talbot.

Il reparto delle location è stato responsabile di trovare i 13 esterni più importanti del film che hanno dato vita al mondo di Wolfman. Oltre alle location già esistenti che hanno arredato, Heinrichs e la sua squadra hanno dovuto ideare e costruire dai 90 ai 95 set in un tempo brevissimo.
L’approccio di Heinrichs e Johnson al film era di cercare di filmare il più possibile e dare al reparto degli effetti visivi tutto quello di cui aveva bisogno per creare le parti che loro non potevano in alcun modo girare… come camuffare i simboli e segni moderni che si trovavano in ogni strada la squadra attraversasse. La troupe ha avuto fortuna quando si è ritrovata in uno dei villaggi più facili da trasformare in un paesino vittoriano: Castle Coombe, che è diventato la cittadina di Blackmoor del film.

Città medievale che esiste da almeno 900 anni, Castle Coombe ha un gran numero di strutture che discendono dalla prima architettura britannica. Molte case sono monumenti antichi e il passaggio del tempo ha fatto poggiare gli edifici gli uni agli altri in maniera meravigliosa. La produzione era concorde sul fatto che avesse una splendida atmosfera vissuta e antica. Per Wolfman, Castle Coombe è diventato un paesino che fa venire i brividi, pieno di persone superstiziose che vivono in case buie e che rafforzano l’una nell’altra l’eccentricità e le credenze irrazionali.

Una volta approvata la location da parte della produzione, è stato compito della location manager EMMA PILL, convincere i residenti a dare il permesso per le riprese. Lavorando a stretto contatto con Heinrichs e il reparto artistico, era Pill a decidere, per tutta la durata delle riprese, quali decorazioni, segni e insegne moderne potevano essere rimosse o coperte. Dai cavi elettrici alle antenne televisive, agli allarmi e alle serrature moderne sui portoni, tutto quello che aveva il sapore del 21mo secolo doveva sparire. Le cassette postali della Royal Mail appartengono alla Regina e non possono essere rimosse né spostate, per questo il reparto artistico ha creato un camuffamento intelligente che poteva essere rimosso quando i residenti avevano bisogno di spedire la posta e rimesso apposto quando la troupe era pronta a girare.

Quando Lawrence Talbot viene mandato al manicomio per la seconda vota nella sua vita, l’Uomo Lupo si scatena per tutta Londra. Trovare una location abbastanza grande per organizzare una produzione enorme si è dimostrato alquanto complicato. I filmmaker hanno optato per l’ Old Royal Naval College a Greenwich, un luogo progettato da Sir Christopher Wren e completato da architetti come Nicholas Hawksmoor, Sir John Vanbrugh e James “Athenian” Stuart. Situato sulle sponde del fiume Tamigi a Londra, all’origine il college era stato costruito per essere un ospedale che doveva soccorrere e sostenere i marinai. Alla fine è diventato un centro di addestramento per gli ufficiali di tutto il mondo.

Heinrichs ricorda: “E’ stato molto difficile per il reparto delle location trovare a Londra delle aree che fossero abbastanza pure per noi per lavorarci su larga scala. Uno di questi luoghi era Greenwich. Anche se è stato usato tante volte in molti film, siamo stati capaci di adattarlo alle nostre necessità. Attraverso l’uso di alcuni effetti visivi, lo abbiamo reso nostro. Avevamo bisogno di avere un ampio luogo aperto per creare un set molto grande per l’azione che vi si deve svolgere.”
Greenwich non ha solo fornito ai realizzatori del film un luogo per la lunga preparazione e per le riprese, ma ha anche permesso loro di avere due unità che hanno girato per otto notti – fornendo un ambiente controllato che era perfetto per la natura del lavoro degli e con gli stunt.

Ad ampliare l’ambiente dal punto di vista visivo c’era, ancora una volta, la squadra degli effetti speciali guidata dal suo supervisore Begg, che dice: “Mentre il film si sviluppava e cresceva noi abbiamo fatto molto lavoro sugli ambienti… come grandi panoramiche di Londra. Non abbiamo solo trattato il lupo mannaro, abbiamo aggiunto qualcosa alle atmosfere e alle varie location nelle quali si svolge gran parte dell’azione.”
Il produttore VFX KAREN MURPHY aggiunge: “Ci sono un gran numero di interventi e di matte painting in questo film. Speriamo, dato che è un film in costume, che si vedrà un personaggio in costume che cammina per la strada di notte e che non ci si renda conto di quanto abbiamo rimosso.”

IL SUO SOLITARIO ULULATO: IL GRIDO DEL LUPO
VFX, SFX, trucco, location e orari erano niente se paragonati alla sfida più impegnativa del film per il regista Johnston. Il più duro ostacolo di Wolfman è quello che il lettore potrebbe credere minore: perfezionare l’ossessionante ululato del protagonista del film. Johnston spiega l’enigma: “Quando è arrivato il tempo di fare una scorta del suono dell’ululato del lupo, abbiamo provato tutto, da imitatori di animali a un bambino che piange e suoni artificiali.

Abbiamo registrato questi suoni e li abbiamo processati digitalmente… cercando la giusta combinazione di cose che ci desse l’ululato perfetto. Ma non riuscivamo a trovarla. Volevamo che fosse indimenticabile, iconico; qualcosa che il pubblico non avesse mai sentito prima.”
"Siamo usciti dall’empasse quando uno degli ingegnieri del suono ha tirato fuori un’idea originale". Secondo Johnston, “HOWELL GIBBENS ha detto: ‘Qual’è il suono vocale più puro e più modulabile che si può trovare? Probabilmente quello di un cantante d’opera.’ Per questo abbiamo provinato un gran numero di cantanti d’opera a Los Angeles e abbiamo trovato l’uomo giusto: un basso-baritono.”

Dopo aver registrato circa una dozzina di ululati, Johnston e la sua squadra del suono ha capito di aver trovato i perfetti ululati del loro lupo. Il regista dice: “I suoi ululati esprimono una grande gamma di emozioni… da rabbia e vittoria a lutto. Li abbiamo abbassati di tono di circa il 40 percento e sono diventati davvero terrificanti. Quando li abbiamo abbassati abbiamo sentito questi ossessionanti, viscerali suoni animali. Ci hanno fatto venire la pelle d’oca dandoci esattamente quello che stavamo cercando.”
“Ricordo quando John ha eseguito il primo ululato dell’Uomo Lupo per noi” dice Stuber. “E’ un guaito lancinante, straziante che ti fa, simultaneamente, rabbrividire, fremere e provare pietà per il maledetto personaggio di Lawrence. Secondo solo alla trasformazione che si svolge sullo schermo, questo è il momento che io preferisco del film.”

COSTUMI VITTORIANI: LE CREAZIONI DI MILENA CANONERO
La costumista vincitrice di tre premi Oscar® Milena Canonero, il cui precedente lavoro include i magnifici costumi per Marie Antoinette, ha un’ampia esperienza di lavoro su film in costume. Johnston ha chiesto a Canonero di rendere i costumi per Wolfman molto gotici che, nel 1890, includevano forme fortemente angolari. Ha usato colori scuri, ricchi, molto diversi dal look chiaro e vaporoso che caratterizzava la fine del 19mo secolo in Inghilterra.

Perfezionista fino ai minimi dettagli, in Wolfman la Canonero voleva rendere palese la divisione tra i personaggi delle classi più abbienti e quelli della classe operaia. I costumi del gruppo dei più abbienti comprendevano silhouette severe e lunghe linee eleganti, con materiali come la seta, il velluto e le pellicce, indicativi dello status sociale dei personaggi. I personaggi della classe operaia che lei ha ideato erano abiti affastellati; li ha vestiti con tessuti come lana, lino e cotone. Gli uomini dell’alta borghesia portavano cilindri e bombette, mentre i cappelli degli operai avevano un aspetto molto più grossolano, logoro.

La maggior parte dei costumi degli attori principali è fatta a mano e, a causa delle scene di trasformazione e azione, molti dei costumi sono stati rifatti fino a 20 volte. Avere più copie di molti dei pezzi si è dimostrato molto utile, specialmente nelle scene che includevano sangue e fuoco (in quest’ultimo caso i tessuti erano a prova di fuoco per proteggere le controfigure). Per le scene di folla, la squadra della Canonero ha vestito gli attori sullo sfondo con abiti trovati in ditte di costumi in Francia, Italia e in tutta l’Inghilterra.

Gwen Conliffe è in lutto per gran parte del film e per questo è stata vestita principalmente di nero. Essendo dell’alta borghesia, è stata vestita con corsetti fatti di vari tessuti e di vari toni di nero. Per aggiungere un po’ di colore, Canonero ha fatto cercare alla sua squadra del velluto blu-verde da mischiare con le maniche e le gonne scure della fidanzata in lutto. Dal momento in cui il dolore di Gwen si allevia e lei, inaspettatamente, si trova a vivere una storia d’amore con Lawrence, la squadra ha vestito Emily Blunt di lilla e viola scuri. Dei corsetti, Blunt dice ridendo: “In quel periodo era tutta una questione di giro vita, e questo significa che ora i miei organi interni mi odiano!”

Sebbene Sir John Talbot sia un aristocratico, nei decenni precedenti ha lasciato raramente la sua decadente residenza e non si cura più del suo aspetto. Traendo ispirazione da un’illustrazione di Edward Gorey, la squadra della Canonero ha creato l’abbigliamento di Talbot senior usando pezzi che una volta erano meravigliosi ma che ora sono logorati dall’uso; il risultato è stato la creazione di un’eleganza decadente e decaduta. Ex cacciatore che ha fatto pericolose escursioni in India, parte del guardaroba di Sir John consiste in numerosi trofei e altri souvenir eclettici, incluse pellicce che lui indossa con la vestaglia e il cappotto.

Lawrence è tornato in Inghilterra dall’America; quando si ripresenta al pubblico lui è la star dell’Amleto di Shakespeare. Dato che il suo personaggio ha viaggiato da una parte all’altra dell’Atlantico, la squadra della Canonero ha dato ai suoi costumi un aspetto più estroso di quello di un normale gentleman dell’alta borghesia inglese.
Per le scene di trasformazione in cui emerge la bestia, la squadra ha creato per Del Toro dei costumi con delle cuciture che si espandono e si strappano quando i muscoli crescono. Hanno usato dei tessuti stretch e dei fili che sembrano veramente scoppiare e lacerarsi. Visto che Del Toro era spesso vestito con abiti fatti di tweed, la squadra dei costumi ha trovato un nylon elastico che si adatta, quando filmato, a questo tipo di tessuto. Il pezzo finale del guardaroba di Lawrence Talbot creato per il film è stato il preferito della produzione: una vera copia del bastone con il muso di un lupo afferrato e stretto da Lon Cheney, Jr. nel film del 1941.
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