Viaggio in Paradiso di Adrian Grunberg


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locandina Viaggio in Paradiso
Regista: Adrian Grunberg
Titolo originale: How I Spent My Summer Vacation
Durata: 95'
Genere: Azione
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 1 Giugno 2012 (cinema)

Attori: Mel Gibson, Peter Stormare, Bob Gunton, Dean Norris, Scott Cohen, Patrick Bauchau, Stephanie Lemelin, Daniel Giménez Cacho, Tom Schanley, Gustavo Sánchez Parra, Jesús Ochoa, Zak Knutson, Sofía Sisniega, Tenoch Huerta
Sceneggiatura: Mel Gibson, Adrian Grunberg

Trama, Giudizi ed Opinioni per Viaggio in Paradiso (clic qui)...
Fotografia: Benoît Debie
Montaggio:
Scenografia: Bernardo Trujillo
Costumi: Ana Terrazas
Trucco: Missy Lisenby,Joe Rivera

Produttore: Stacy Perskie,Bruce Davey
Produzione: Airborne Productions, Icon Productions
Distribuzione: Eagle Pictures

La recensione di Dr. Film. di Viaggio in Paradiso
Ben fatto.

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Colonna sonora / Soundtrack di Viaggio in Paradiso
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Voci / Doppiatori italiani:
Pino Insegno: Gringo
Federico Bebi: Bambino
Roberta Pellini: Mamma
Roberto Pedicini: Javi
Luca Dal Fabbro: Jack
Luigi Ferraro: Vazquez
Saverio Indrio: Caracas

Personaggi:
Mel Gibson: Gringo
Kevin Hernandez: Bambino
Dolores Heredia: Mamma
Daniel Giménez Cacho: Javi
Mario Zaragoza: Vazquez
Jesus Ochoa: Caracas
Peter Stormare: Frank
Scott Cohen: Avvocato Di Frank
Bob Gunton: Thomas Kaufmann
Dean Norris: Bill
Roberto Sosa: Carnal
Fernando Becerril: Direttore Penitenziario
Jose Montini: Dottore Di El Pueblito
Peter Gerety: Signore Dell'ambasciata
Patrick Bauchau: Chirurgo
Mayra Serbulo: Infermiera
Gerardo Taracena: Romero
Tenoch Huerta Mejia: Carlos

Informazioni e curiosità su Viaggio in Paradiso

Note dalla produzione:
LA PRODUZIONE
Era conosciuta come la peggior prigione di tutto lo stato del Messico, "la universidad del crimen", l’università del crimine – un incubo di violenza, corruzione e sovraffollamento caratteristico di molte delle prigioni del Messico. Si chiamava "El Pueblito”, una vera e propria società dietro le sbarre, dove i detenuti avevano il pieno controllo, la droga veniva apertamente venduta dall'interno all’esterno, e chiunque poteva fare visita in qualsiasi momento, a patto di pagare le guardie.
Ufficialmente chiamato el Centro de Readaptacion Social de la Mesa, El Pueblito fu costruito nel 1956 a Tijuana per ospitare 2.000 prigionieri nel quadro di un nuovo esperimento correttivo – un esperimento andato evidentemente molto male. Permettendo alle famiglie dei carcerato di rimanere vicino ai loro cari in prigione avrebbe dovuto facilitare il reinserimento nel mondo esterno… almeno così si pensava. Mogli, bambini, ragazze, intere famiglie vivevano dentro le mura della prigione, alcuni rimanendoci a tempo pieno mentre altri andavano e venivano a piacimento. I bambini andavano a scuola ogni mattina e ritornavano a El Pueblito nel pomeriggio. Al suo interno, alcune coppie si sono sposate, altre hanno avuto bambini, le persone anziane sono passate a miglior vita.

Alejandra Cuervo, un membro del team di produzione, è stato assunta dai produttori prima dell'inizio delle riprese per fare delle ricerche approfondite sulla vera storia di El Pueblito. Doveva parlare con vari ex-detenuti per farsi raccontare le loro esperienze in prima persona. El Pueblito, che significa letteralmente "Piccola Città" è stato proprio questo una baraccopoli affollata con oltre 700 case fatiscenti e negozi costruiti intorno al cortile principale del carcere. I negozi vendevano tutto quello che era necessario, e tutto e tutti potevano essere acquistati ad un determinato costo.
C'erano ristoranti e stand che vendevano taco, pizza, hamburger, succhi di frutta e molto altro, negozi di noleggio video e telefoni pubblici, un barbiere, un parrucchiere, avvocati e medici, loro stessi in carcere per crimini commessi, una ‘casa de cambio’ che offriva alcuni dei migliori tassi di cambio in tutta Tijuana, e un chiosco che vendeva beni rubati – così popolare, infatti, da attirare un flusso incredibile di cittadini in cerca di occasioni. Le squadre sportive arrivavano a El Pueblito per competere con le squadre di calcio, basket e pallavolo composte da detenuti.

Laboratori all’interno della prigione producevano metanfetamine per la vendita interna ed esterna di droga. Qualsiasi tipo di droga immaginabile era apertamente venduta: eroina, cocaina, marijuana tutti gestiti all'interno di El Pueblito da mini organizzazioni criminali i cui leader vivevano una vita di relativo lusso all’interno della prigione, avendo la libertà di condurre il loro business redditizio. Era un mondo dove solo quei prigionieri con denaro e conoscenze potevano godere di una vita più privilegiata mentre gli altri detenuti vivevano nella paura e nello squallore, dormendo in aree affollate e all'aperto e soffrendo di fame e altre privazioni.
Denaro significava potere. Con il denaro si poteva comprare tutto, in particolare la protezione dal mondo violento all'interno – e dalle autorità carcerarie. Essere un criminale professionista acquistò un significato del tutto nuovo con detenuti che commettevano crimini dentro e fuori, e ritirandosi nel loro mondo protetto di El Pueblito.

La ricca e potente élite criminale di El Pueblito era chiamata Maizerones che significa "maiali che mangiano mais", una descrizione più che giusta. E avevano la propria squadra di protezione – forze armate di ogni sorta di armi, dalle calibro 38 alle mitragliatrici Uzi. I Maizerones e la loro security governava e controllava la prigione, comprese le 400 guardie carcerarie, che hanno fatto delle tangenti una vera e propria forma d'arte. Tutti dovevano pagare le guardie per vedere le cose succedere o non succedere all’interno di El Pueblito, per chiudere un occhio sul traffico di armi e di droga, o quando si portava un frigorifero nuovo o una Jacuzzi da posizionare nelle case a più piani dei Maizerones.
Nelle prime ore del mattino del 20 agosto 2002, oltre 2000 agenti dell'esercito messicano misero sotto assedio El Pueblito, trasferendo i prigionieri nel nuovo carcere di el Hongo. In poche tumultuose ore, è stato messo fine a El Pueblito. Al momento dell'assedio, c'erano circa 80 detenuti di cittadinanza americana, e 600 donne, bambini e altri membri della famiglia che vivevano con i quasi 6.000 prigionieri, molti dei quali a capo di organizzazioni criminali e alcuni dei criminali più pericolosi nel sistema carcerario messicano.

"Viaggio in Paradiso" è stato girato per due mesi nella città di Veracruz, principalmente nel penitenziario Ignacio Allende che è servito da set per "El Pueblito". Questa era la seconda volta che Mel Gibson e la sua società, la Icon Productions, giravano a Veracruz, la prima volta nel 2006 quando Gibson diresse "Apocalypto".
Il penitenziario Ignacio Allende è stato costruito più di 105 anni fa per sostituire il vecchio carcere situato nel seminterrato del palazzo municipale della città portuale, e il carcere è diventato un modello per altri istituti penali del suo genere in Messico. Nel gennaio del 2010 i rimanenti 300 prigionieri vennero evacuati dall'edificio e trasferiti in strutture più moderne.
È stato Bernardo Trujillo, scenografo, a progettare e creare i set realistici di El Pueblito all'interno del penitenziario Ignacio Allende. E con la supervisione artistica e l’instancabile opera del direttore artistico Jay Aroesty e dell’arredatrice di set Julietta Alvarez, sono riusciti a ricreare un mondo incredibilmente reale di El Pueblito.

"La prigione di Tijuana, El Pueblito, era un luogo molto caotico costruito dalle ispirazione e con il denaro dei detenuti, con nessuna imposizione di regole da parte dell'amministrazione del carcere", ha dichiarato lo scenografo Bernardo Trujillo. "C'era molta corruzione e anche molta libertà".
La sfida più grande del dipartimento artistico era quella di creare dei set che fossero il risultato di una caotica miscela di materiali, architettura e strutture improvvisate e case che i detenuti costruirono con le proprie idee e manodopera nel vero El Pueblito.
"Questo ha creato un'estetica molto specifica e per niente organizzata mentre abbiamo iniziato con uno scenario molto organizzato presso il carcere di Allende”, continua Trujillo. "Per fortuna abbiamo avuto la libertà di abbattere muri, utilizzare gli spazi vuoti e crearne dei nuovi. La baraccopoli che si vede nel nostro film El Pueblito nasce da quattro pareti vuote, abbiamo abbattuto quel grande muro nella prigione e costruito l’edificio da zero.

Gran parte del lavoro del direttore artistico Jay Aroesty è stata la costruzione dei set coordinando carpentieri, pittori e lavorando a stretto contatto con l’arredatrice di set Julietta Alvarez.
In sostanza abbiamo avuto una modalità nonortodossa di direzione artistica, afferma Aroesty. Abbiamo costruito un modello di El Pueblito e del carcere con legno, mattoni, cemento con ogni sorta di oggetto e materiale solitamente non utilizzati in un film.
Quando il carcere Allende venne chiuso, le autorità, pensando di fare un favore alla produzione, hanno imbiancato tutte le pareti. "Così abbiamo dovuto riprendere le mura originali e mettere in evidenza le vecchie scritte sulle pareti, farle sembrare com’erano prima che le pareti fossero imbiancate", dice Aroesty. "Inoltre, abbiamo dovuto buttare giù molto perché era tutto molto angusto. Non avevamo una vera e propria piazza, così abbiamo creare un’apertura nel grande muro per ottenere due cortili e abbiamo dovuto buttare giù un paio di edifici.

“Quando siamo arrivati due giorni dopo che avevano svuotato quello che era rimasto del carcere, non era un bel posto”, ha continuato. "È un miglioramento, forse non visivamente, perché ha probabilmente un aspetto peggiore di quando siamo arrivati. Ma gli interni sono stati piuttosto intensi – sicuramente. Il lavoro vero e proprio è stato fatto dalle decorazioni”.
Jay dichiara: “la decostruzione del carcere è iniziata il 22 gennaio – circa una settimana dopo averlo svuotato. Il dipartimento artistico ha lavorato per cinque settimane sulla decostruzione e costruzione e l’arredatore di set ci ha lavorato per un totale di tre settimane. I risultati sono sorprendenti, considerando tutto il lavoro e i dettagli che sono stati impiegati nella ricreazione di El Pueblito da farlo sembrare reale: tra quelle case, quei cortili e quei chioschi momenti prima che il regista urlasse azione!”.

Julietta Alvarez ricorda la prima volta che è entrata nel carcere. "In realtà, abbiamo dovuto aggiungere tutto. Era tutto in condizioni davvero pessime, dall’odore sgradevole, abbiamo dovuto buttare tutto", ha detto.
"Quando è arrivata la mia squadra la metà del carcere era già stato pulito dalle cose lasciate lì come televisori e
effetti personali. E l'altra metà era ancora piena di oggetti in condizioni davvero pessime, da non poterle nemmeno
usare".
Il dipartimento di architettura, la direzione artistica e gli scenografi hanno ricreato ogni dettaglio", ha detto Trujillo. "Si cammina in ognuna delle celle e si vedono cose che sembrano reali e hanno il vero odore proprio perché abbiamo avuto il privilegio di entrare nella prigione svuotata da poco, quindi si potevano vedere ancora tracce di vita reale, come vivevano i carcerati. Così abbiamo avuto modo di vedere cose abbastanza sorprendente di come persone in realtà siano riuscite a costruire una casa in due metri cubi di spazio. Tutto l'amore che si può mettere in un piccolo letto a castello per creare l'universo che ti rappresenta. Abbiamo avuto un sacco di ispirazione, ma quello che vedete è il frutto di molto lavoro portato avanti da varie persone. La spontaneità della gente anche nelle peggiori condizioni è sorprendente. Riescono a costruire una casa nello spazio più deprimente che si possa immaginare e questo per me è bellissimo… anche nel posto più triste del mondo come il carcere", conclude.

"Tutti i dipinti sul muro, li abbiamo fatti noi. Abbiamo dovuto farli da capo e successivamente renderli vecchi, quasi fatiscenti", ha dichiarato Alvarez.
C’erano alcuni graffiti sulle pareti ma non era nemmeno il 5% di quello che si vede sul set", ha detto Trujillo. La produzione ha assunto artisti veri per i murales e i graffiti per ricreare tutta l'arte nel carcere. "Tutto ciò che è stato creato. È difficile trovare gli originali. È stato un lavoro tremendo e incredibile possibile solo grazie al contributo di molte persone", ha concluso.
"Adrian ci ha detto di trarre ispirazione dalla vita reale ed è proprio quello che abbiamo fatto, guardando video di diverse prigioni simile a questa, parlando con persone che sono state qui. Non sono sicura di quello che la telecamera andrà realmente a riprendere quindi voglio coprire quanto più possibile. Tutto è un set. Ed è per questo che è stata una grande sfida: è uno spazio enorme, pieno di dettagli".

"Molto di quello che facciamo è creare l’ambiente per il cast e le comparse così da farle sentire realmente in carcere, in un luogo reale, non in un set”, ha detto Aroety. “Molte delle decorazioni che facciamo sono per il cast, per far sentire Adrian in un luogo reale, per far sì che le comparse non si sentano tali, ma davvero in una prigione”.
"In pratica si cercava di avere abbastanza autenticità nel film così che le persone potessero vedere con i loro occhi la realtà di questa prigione ma anche enfatizzarla in modo da renderlo interessante per il pubblico: il luogo reale era in realtà un caos di colori, di materiali, di tutto – e nel film questo è una distrazione", ha detto Trujillo. "Bisogna restringere il tutto a una tavolozza di colori più piccola e lavorare con questo basandosi comunque sulla realtà. È come una realtà enfatizzata da una prospettiva cinematografica, ma sicuramente è realtà”.

"Come possono persone e produzione artistica mischiarsi in modo credibile senza creare un tale caos da distrarre il pubblico", ha continuato. "È una linea sottile tra diventare troppo stilizzato e diventare troppo realistici. Bisogna trovare il giusto compromesso. Tutti abbiamo visto uno spazio molto sudato, molto incolore anche se il colore è lì c'è
un pizzico di colore ovunque, ma è come sbiadito. È consentito in alcuni oggetti, ma solo in piccoli dettagli, non nell'aspetto generale di pareti o nel guardaroba. In realtà ci stiamo allontanando un po’ dalla realtà perché qualcuno avrebbe potuto benissimo indossare una maglietta fluorescente in carcere, ma abbiamo deciso di non utilizzare da quei colori. Penso che sia una distrazione troppo grande per il pubblico. Abbiamo praticamente ristretto la gamma di colori e abbiamo iniziato a lavorare con quei colori limitati cercando di creare una sorta di caos anche solo con quelli. E penso questo sia più interessante”.

"C'era umorismo ovunque nella prigione", afferma Trujillo. "Tutte le ricerche che abbiamo fatto dalle prigioni messicani a quelle latinoamericane fino ad arrivare alle prigioni africane – una delle cose ripetute più e più volte era esattamente di come la gente trovi umorismo in ogni situazione e di come le persone trovino la bellezza nelle situazioni più difficili. E in un certo senso, il terzo mondo è molto simile: che voi siate in Africa, in Indonesia, in America centrale o in Messico ci sono molte analogie, soprattutto nelle carceri, nella vita della prigione, in ciò che la gente alla fine fa per cercare di condurre una vita normale, anche in quelle condizioni, ed è stupendo. Essi trovano un modo per rendere la loro vita monotona non così monotona, più bella e colorata”.

Dopo le riprese a Veracruz, la produzione si trasferisce nella città di Perote, 90 minuti da Puebla e a metà strada tra Veracruz e Città del Messico. Salado, un letto asciutto di un lago nel comune di Tepeyechualco al confine con Perote, è stato il luogo isolato e sterile dove sono state girate le scene dell'inseguimento ad alta velocità e la scena in cui la macchina si schianta contro il muro di confine tra USA e Messico. Solado è circondato da montagne e si trova ad un'altitudine di 2400 metri. Nella vicina Perote si trova il vulcano Cofre de Perote o Mauhcampaepetl a Aztec, a 4282 metri di altitudine. L’autostrada californiana venne ripresa vicino a Puebla, a meno di un'ora da Città del Messico con i leggendari e maestosi vulcani Popocatepetl (5426 metri di altezza) la cui ultima eruzione risale al 2006 e Iztaccihuatll (5286 metri).
In seguito, il cast e la troupe si sono trasferiti a Città del Messico per scene nella città e ha continuato i lavoro presso gli Churabusco Studios. L’ultima località di riprese è stata Brownsville, Texas, la seconda città tra San Diego e Tijuana, nella Baja California.

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