La versione di Barney di Richard J. Lewis

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locandina La versione di Barney
 
Regista: Richard J. Lewis
Titolo originale: Barney's Version
Durata: 132'
Genere: Drammatico
Nazione: Canada,Italia
Rapporto: 2.35:1

Anno: 2010
Uscita prevista: Venezia 2010, 14 Gennaio 2010 (cinema)

Attori: Dustin Hoffman, Paul Giamatti, Rosamund Pike, Minnie Driver, Rachelle Lefevre, Bruce Greenwood, Scott Speedman
Soggetto: Mordecai Richler
Sceneggiatura: Michael Konyves

Trama, Giudizi ed Opinioni per La versione di Barney (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Guy Dufaux
Montaggio: Susan Shipton
Musiche: Pasquale Catalano
Scenografia: Claude Paré
Costumi: Nicoletta Massone
Trucco: Adrien Morot

Produttore: Robert Lantos,Domenico Procacci, Lyse Lafontaine, Ari Lantos
Produttore esecutivo: Mark Musselman
Produzione: Serendipity Point Films, The Harold Greenberg Fund
Distribuzione: Medusa

La recensione di Dr. Film. di La versione di Barney
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Colonna sonora / Soundtrack di La versione di Barney
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Massimo Rossi: Barney Panofsky
Roberta Pellini: Miriam Grant-panofsky
Giorgio Lopez: Izzy Panofsky
Francesca Fiorentini: 'mrs. P'
Francesco Prando: Boogie
Andrea Mete: Michael Panofsky

Informazioni e curiosità su La versione di Barney

Basato sull'ultimo romanzo di Mordecai Richler.

Note dalla produzione:
LA VERSIONE DI BARNEY
È stata la profonda affezione per il personaggio di Barney Panofsky ad alimentare il desiderio di Robert Lantos di vedere il libro di Richler trasportato sul grande schermo. “Ho letto LA VERSIONE DI BARNEY per la prima volta quando Mordecai mi ha mandato il manoscritto”, ricorda il produttore, che aveva collaborato con l’autore in precedenza, nel 1985, producendo l’adattamento cinematografico dell’intensa autobiografia Joshua allora e ora, di cui Richler stesso scrisse la sceneggiatura. “Il personaggio di Barney mi parla”, racconta Lantos, e aggiunge: “È la storia di una vita pienamente vissuta, di un uomo con tanti difetti e vizi, ma con un buon cuore”. Del libro in generale, Lantos ricorda: “E’ rimasto con me, non ha voluto lasciarmi. È un romanzo scritto da uno dei miei autori preferiti e uno dei migliori libri che lui abbia mai scritto”.

Come nel libro, nel film Barney nasconde le proprie qualità dietro una maschera di irriverenza e commenti politicamente scorretta, Lantos osserva che “in un periodo in cui il mondo occidentale, specialmente quella parte di mondo da cui provengo, pascola docilmente nella dittatura del politicamente corretto, fare un film basato su un libro magnificamente e ampiamente irriverente, mi è sembrata quasi una necessità!” Nota figura politica e satirica alquanto irritante, Richler è stato un commentatore sociale controverso, riuscendo a offendere più di qualcuno con le sue sfacciate opinioni politiche, religiose e sociali. Lyse Lafontaine, coproduttore (proveniente da Montreal come Richler e Lantos) dice di lui: “A un certo punto della sua vita è riuscito a farsi nemiche le tre principali comunità locali dell’epoca: i franco-canadesi, i puritani WASP (White Anglo-Saxon Protestants) e gli Ebrei. Aveva opinioni acute sulla società in generale e la sua critica era generosamente rivolta a tutti, era un vero democratico!”

Analogamente caustico, scontroso e rapido nell’offendere sia amici che nemici (per non parlare di ex-mogli e figli), Barney Panofsky è stato indubbiamente creato a immagine e somiglianza di Mordecai Richler. Come Richler infatti, e altri dei suoi protagonisti, Barney proviene dal quartiere Mile End di Montreal, un quartiere popolare prevalentemente ebraico in una città, provincia e nazione prevalentemente non ebraiche. Sentendosi sempre un cittadino di seconda classe, Barney cerca disperatamente di “farcela” e s’imbarca in una serie di iniziative commerciali: import/export, finanziamentie infine produzione televisiva, che lo porta poi al successo. Nonostante questo Barney continua a non sentirsi all’altezza e aspira a diventare ciò che non è.
Sebbene non abbia talentievidentiper nient’altro che fare soldi, un’impresa importatrice di olio di oliva lo porta a Roma, dove vive da la vie de boheme, e frequenta (e sovvenziona) un gruppo di artisti, incluso il suo migliore amico Boogie (Scott Speedman), uno scrittore byroniano, donnaiolo e avvezzo all’abuso di sostanze stupefacenti, che Barney invidia e adora allo stesso tempo, e Clara (Rachelle Lefevre) lo spirito libero dai capelli rossi che diventerà poi la signora Panofsky.

Malgrado lei lo tradisca con tutti i suoi amici costringendolo ad una serie infinita di umiliazioni, Clara, pittrice e, meglio ancora, shiksa cioè non ebrea (o così lei crede), rappresenta per Barney l’idea di sistemarsi. La loro unione giunge ad una fine improvvisa e tragica, e Barney si risposa, sempre per sistemarsi, al suo ritorno a Montreal con la “Seconda Sig.ra P” (Minnie Driver), una favolosa e benestante principessa ebrea la cui famiglia lo aiuta a tirare avanti. Barney si sposerà ancora una volta, con Miriam, la terza signora Panofsky, che incontra al suo secondo matrimonio. Miriam sarà l’amore della sua vita. È bella, intelligente, paziente in una parola: perfetta. Nonostante il matrimonio duri alcuni decenni e gli dia due figli, Barney è destinato prima o poi a mandare tutto all’aria, semplicemente perché crede di non meritarsi Miriam. E infatti va tutto all’aria.

Autoironico per principio, chiama la compagnia televisiva che lo porta al successo Totally Unnecessary Productions, attacca se stesso allo stesso modo con cui attacca gli altri personaggi che descrive, e deride, nel narrare la sua storia. Vorrebbe farci credere che non abbia, in fin dei conti, fatto molto nella vita, è meno fedele e amorevole di Miriam, meno talentuoso di Boogie, meno drammatico di Clara, meno vibrante di suo padre Izzy e meno attraente del secondo marito di Miriam, Blair. Ma nel giro di due ore capiamo che si sbaglia: quella che racconta è solo la sua versione.

Quello che scopriamo infatti è che Barney è un vero uomo, un vero mensch, anche se molto riservato. È un magnifico pensatore e un brillante oratore, i cui puntidi vista sono più acutie più umani di quei tantiche si autoproclamano artistiche lui crede migliori. Anche se non lo confesserebbe mai, è capace di straordinari atti di gentilezza, generosità e perdono. E, nonostante cerchi di dimostrare il contrario, la sua ossessiva ricerca di Miriam, cui è servilmente devoto, rivela il romantico impenitente che davvero è. Come osserva il regista Richard J. Lewis, Barney “cade, in qualche modo, preda di un mostro. E questo mostro è se stesso. Penso che tua lo abbiamo dentro”, continua “quel mostro latente, intenzionato a sabotare la nostra felicità”. Non è possibile fidarsi sempre della versione dei faa lasciata da Barney Panofsky, men che meno se il soggetto in questione è Barney stesso.

Lungo quasi quattro decenni e due continenti, LA VERSIONE DI BARNEY è stato un progetto faticoso da adattare anche nelle prime fasi. Lantos e Richler avevano previsto tutt e le sfide che si sono poi presentate. Nel libro, Barney ricorda e narra la propria storia, il che non è particolarmente interessante da un punto di vista cinematografi co. “Preferisco evitare la narrazione nei film” dichiara Lantos. “Mentre Mordecai stendeva la prima e poi la seconda bozza”, continua, “le difficoltà di adattamento per trovare il linguaggio cinematografico del suo capolavoro letterario divennero evidenti”. Poi, tristemente, Richler si ammalò, lasciandoci nel 2001. “La sfida divenne allora davvero grande” ricorda Lantos, perché non riusciva “a trovare uno scritt ore che potesse rendere giustizia alla voce brillante e originale di Mordecai Richler. Mi consegnavano una bozza dopo l’altra” racconta, “ma nessuna di quelle era soddisfacente. Ho amato troppo questo libro per farne un film che non avesse una sceneggiatura che amassi alla stessa maniera.” Durante lo sviluppo de LA VERSIONE DI BARNEY, Lantos ha prodotto una dozzina di altri film. “E’ stato sempre molto speciale per me. E proprio perché è così speciale, ci ho messo tempo”.

Il regista Richard J. Lewis, ha lavorato con Lantos al lungometraggio La Musica delle Balene, ed era ugualmente ossessionato dalla storia di Barney. “Ho lett o il libro nel ‘98” ricorda, “subito dopo la pubblicazione, e ne sono rimasto affascinato”. Non solo ha cercato di convincere Lantos a lasciargli dirigere il film, ma ha dedicato intere nottate, dopo le riprese diurne degli episodi di CSI, alla stesura di una sceneggiatura di prova de LA VERSIONE DI BARNEY. “Credo che sia stato questo l’inizio di tutto”, ricorda Lewis spiegando il perché abbia abbracciato l’iniziativa. Lantos non era abbastanza soddisfatto della sceneggiatura di Lewis per produrla, ma era comunque molto colpito dalla sua tenacia e dalla sua passione per il progetto. “Quella pienezza di risorse” dichiara, “quel desiderio profondo è tipico dello stesso Barney”. La comprensione e l’amore di Lewis per i personaggi di Richler hanno quindi giocato un ruolo importante nel convincere Lantos a lasciargli dirigere il film. “Aveva una conoscenza tremendamente completa dei personaggi”, spiega Lantos, “Li comprendeva come li comprendevo io”.

Circa tre anni fa, un amico di Lantos si imbatté in un giovane sceneggiatore, Michael Konyves, e pensando che fosse perfetto per LA VERSIONE DI BARNEY, consigliò al produttore di sfruttare il giovane talento. Ne seguì un incontro e, nelle parole di Konyves “Mi furono concessi cinque minuti per dimostrare a Robert le mie capacità.” Lantos non solo ascoltò lo scrittore attentamente ma gli diede una bozza precedente e gli chiese di commentarla. “Mi ci volle un mese”, racconta Konyves, “e scrissi per lui un’articolata discussione. Credo si aspettasse qualche nota lasciata a lato sulla bozza, non un intero saggio e un modo completamente nuovo e radicale di strutturare il film tratto da quel libro enorme!” Quello che Lantos non sapeva ancora, era che Konyves, esattamente come lui e Lewis, era ossessionato da LA VERSIONE DI BARNEY. “Puoi essere di Montreal, ebreo e non sapere tuttavia chi fosse Mordecai Richler”, afferma. “Richler è una parte enorme di questa città. Se sei di Montreal e sei cresciuto nello stesso quartiere di cui lui scrive, allora hai già stabilito un contatto. È solo una delle ragioni per cui mi sono identificato con il libro.”

Konyves continua dicendo che LA VERSIONE DI BARNEY è l’unico libro che abbia mai letto due volte e che, una volta riletto, ha cercato in ogni modo di crearne un adattamento cinematografico. “Cominciai a informarmi su chi detenesse i diria, il che produsse una lunga serie di eventiche mi portarono di fronte a Robert Lantos quel giorno. Non sapevo che Robert avesse una lunga storia legata a quell’adattamento”, confessa il giovane sceneggiatore, “o che ci stava lavorando da dieci anni. Ingenuamente, non avevo capito la situazione, non sapevo che l’adattamento avesse avuto tutte quelle stesure, e che c’erano statitantialtri scrittori e tante altre bozze prima che arrivassi io. Sono arrivato lì pensando si tratt asse di un nuovo progetto”, dichiara, “e, nonostante la sceneggiatura fosse passata attraverso altre versioni ancora, abbiamo lavorato incessantemente per due anni. La struttura iniziale da me proposta è diventata la struttura portante del film.”

“Abbiamo scelto Michael” ricorda Lewis, “e lui ha scritt o la sua versione, di gran lunga superiore alla mia.” Lantos afferma che Konyves “ha trovato il modo di interpretare questo romanzo lungo e dalle ampie e diverse tematiche. Lo fa con continui flashback e un grande cast… Ne ha davvero colto l’essenza”. Konyves aggiunge: “È dura ridurre i personaggi del libro, hanno tua così tanta vitalità e vissuto per condensarli tua nella brevità concessa da un lungometraggio. Devi fare in modo di non perdere neppure un momento, neppure un secondo. Leggere il libro,”
osserva, “è un’esperienza solitaria. Si è a casa, ci si impiegano giorni, seamane, a volte mesi se si è lentinella lettura, mentre con un film si è lì per due ore e si partecipa alla narrazione in modo molto diverso.” Lantos affida a Konyves la trasposizione cinematografica del romanzo, con la creazione di una narrativa visuale al posto di quella letteraria. “Michael ha eliminato la narrazione”, racconta Lantos, “assieme ad altre caratt eristiche letterarie usate da Richler nel libro.

Ha trovato un modo visivamente eccitante di raccontare la storia, ha reso in trenta secondi sullo schermo scene che riempiono venticinque pagine di carta stampata. Ha trovato quello che definisco “linguaggio cinematografico”.” Lewis aggiunge che, mentre la trama di Richler ha richiesto numerosi tagli, i personaggi ben si trasportavano dalle pagine allo schermo. “Michael ha tralasciato molto materiale aneddotico esistente nel libro, materiale certo esilarante. Ma i personaggi sono sempre statievidentemente filmici e davvero ben disegnati, ottimamente resi.”

Il libro di Richler si divide in tre parti, che corrispondono a ciascuna delle mogli di Barney. Il film segue essenzialmente lo stesso percorso, ma sia la prima moglie, che la “seconda Signora P.” cui Richler non si è nemmeno degnato di dare un nome, sono state tuttavia ridotte. Il ruolo di altri personaggi invece, soprattutto quello del padre di Barney, Izzy Panofsky (interpretato da Dustin Hoffman) è stato ampliato. Molti dei personaggi importantima minori del libro sono stati eliminati, ridotti o combinati. Per esempio, l’agente O’Hearne (interpretato da Mark Addy) che funge da nemesi di Barney, in una persecuzione quasi ossessiva, combina diversi elementidel romanzo. In primo luogo, è l’agente investigativo che accusa Barney dell’omicidio di Boogie. Poi, anni dopo, pubblica un libro-verità sul presunto crimine che costringe Barney a presentare la sua versione della storia, fornendo lo spunto dell’intero film.

Konyves ci tiene a precisare che tua i cambiamentisono statiapportati per rimanere fedeli all’essenza del romanzo. “Robert ha tenacemente difeso il libro”, dichiara, “perché era amico di vecchia data di Mordecai. Rendere bene il libro era la cosa cui teneva di più, quindi ogni cosa rappresentata sullo schermo è fedele al testo. Credo che il fi lm mantenga lo stesso spirito e lo stesso personaggio del libro.” Finanche il cambio di una città principale ed essenziale nel libro è stato “autorizzato”. Lantos ha scelto di sostituire Parigi, in cui Barney trascorre il suo giovanile soggiorno europeo, con Roma, perché secondo lui i viaggi di iniziazione in Francia sono diventati un cliché. “Nessuno vuole vedere un altro gruppo di artisti bohemien a St. Germain-des-Pres”, insiste, “invece Roma sembrava molto più interessante. Ma,” aggiunge, “c’è un’altra ragione per questo cambiamento, ancora più straordinaria. Quando ho pensato di cambiare Parigi con Roma assieme a Mordecai Richler, durante il lavoro alla sceneggiatura, lui non soltanto mi diede la sua approvazione, ma venne fuori che fu proprio a Roma che si recò, da giovane, per vivere da espatriato. Si rifugiò nella capitale italiana assieme alla seconda moglie, Florence, scappando dai rispettivi matrimoni. Fu una fuga d’amore e vissero lì per qualche anno. È interessante inoltre che il libro abbia avuto nel mondo e in Italia un così grande successo, dopo la pubblicazione de LA VERSIONE DI BARNEY, infatti, Mordecai Richler è diventato famoso come una rock star”.

Lantos cercò il consenso di Richler anche per quanto riguardava la scelta del cast, e col passare degli anni, entrambi discussero, senza giungere a conclusioni, i vari possibili attori adatti ad interpretare il ruolo di Barney Panofsky. “Barney non poteva essere un attore convenzionale”, osserva Lantos. “Volevamo un attore che non fosse una star ma che avesse carisma, fascino e spirito. E che risultasse, nonostante la scontrosità, ed era molto importante che Barney fosse scontroso, profondamente simpatico e giocasse con lo spettatore. Barney deve essere strano” continua “non può essere convenzionalmente bello. Sarebbe troppo prevedibile come donnaiolo. Barney è un uomo la cui missione è ottenere quello che vuole, tramite scorciatoie e varie manipolazioni di persone, instancabilmente alla ricerca di un modo per arrivare in prima linea. Non perché sia nato con gli attributi, ma anzi: furbamente rimpiazza quello che non ha con l’intelligenza”.

È stato solo quando Lantos ha visto Paul Giamaa, vincitore del Golden Globe e dell’Emmy Award per Sideways – In viaggio con Jack che ha capito subito di aver trovato il suo Barney e stranamente, il memorabile ruolo di Miles Raymond interpretato da Giamaa in quella commedia è stato una preparazione perfetta per il ruolo di Barney Panofsky. Entrambi i personaggi sono consumati dall’amore, entrambi hanno più opinioni di quante riescano a buttar fuori in totale assenza di tatto ed entrambi i ruoli giocano sulle varie sfumature del personaggio ubriaco. E cosa più importante di tutte, entrambi i personaggi, nonostante le difficoltà personali, risultano, alla fine, perdonabili. Il requisito della “simpatia” era quello che Lantos cercava: “cosa che Paul ha da vendere.” Osserva poi che “l’unico altro attore che sarebbe stato perfetto per il ruolo di Barney, era troppo vecchio di una trentina d’anni.” Si riferisce a Dustin Hoffman, che Lantos ha voluto per il ruolo del padre di Barney, il duro poliziotto in pensione dal cuore tenero, Izzy Panofsky.

Anche se Richler non è vissuto abbastanza a lungo da poter vedere sullo schermo il suo ultimo e più grande romanzo, la sua famiglia è stata molto coinvolta nella produzione e fa addirittura da comparsa nella scena del matrimonio nel giardino del Ritz – una scena molto complessa che ha richiesto la presenza della maggior parte dei personaggi principali del film, scena in cui Barney non solo sposa la “Seconda Signora P.” ma incontra anche Miriam per la prima volta, ed è amore a prima vista. Lantos ricorda che “la famiglia Richler ha visitato varie volte il set. Mi piaceva vederli lì,” ammette, “perché credo che Mordecai ne sarebbe stato felice. In fin dei conti, questo è pur sempre il suo film, e appartiene alla sua famiglia più che a chiunque altro. Ero felice che volessero farne parte, e che abbiano abbracciato il progett o e l’abbiano fatto proprio”.

Le corrispondenze tra l’arte di Richler e la sua vita sono numerose, osserva Lantos, e il suo anziano collaboratore si è divertito inserendo lo stesso Lantos nel romanzo: “Ci sono brevi riferimentinel libro, so che Mordecai voleva provocarmi e divertirsi a mie spese, penso a cose come il nome Totally Unnecessary ProducYons. Rispondendo con lo stesso tono umoristico, Lantos decide di apparire, nel ruolo di se stesso, nel film. E per rafforzare il collegamento tra LA VERSIONE DI BARNEY stampata e LA VERSIONE DI BARNEY cinematografica, moltidegli amici di Richler, colleghi e fan, hanno tua dei cammei nel film. Il caro amico e regista Ted Kotcheff, con cui ha lavorato a numerosi progea, tra cui gli adattamentiper Duddy Kravitz e Joshua allora e ora è il conducente del treno nella scena della prima dichiarazione d’amore di Barney a Miriam. Richard J.

Lewis compare come patologo, e sia David Cronenber che Atom Egoyan compaiono come registi della telenovela che Barney produce, con Paul Gross come interprete principale: O’Malley che viene dal Nord. Presentianche i grandi del cinema canadese, come il più grande regista del Quebec, Denys Arcand, che compare come maitre del ristorante preferito di Barney. Se tutto ciò è una strizzata d’occhio agli spettatori, è anche un omaggio a Richler. Una tale amicizia e un tale amore dimostrati nei rapporti con le persone più importanti della vita sono l’essenza de LA VERSIONE DI BARNEY. “Se lavoriamo bene a questo film” dice Lantos, “chi lo vedrà, piangerà e riderà allo stesso tempo. E se sarà così potremo dire di aver compiuto il nostro dovere, di aver ottenuto quello che speravamo, cioè commuovere le platee con tutte le possibili emozioni umane.” In conclusione Lantos aggiunge, “Non ci sono lezioni da imparare da LA VERSIONE DI BARNEY. Non è un racconto moralista, e certamente non pretende di insegnare a vivere perché non esistono regole per vivere la vita. È piuttosto un film sulle gioie della vita e sulla compassione. Il nostro obiettivo era trasportare il libro sul grande schermo e Mordecai Richler ci ha fornito una mappa meravigliosa e splendida per guidarci. Il nostro compito era quello di seguirla.”

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