Soul Kitchen di Fatih Akin

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locandina Soul Kitchen
 
Regista: Fatih Akin
Titolo originale: Soul Kitchen
Durata: 99'
Genere: Commedia
Nazione: Germania
Lingua originale: tedesco
Rapporto:

Anno: 2009
Uscita prevista: Venezia 2009

Attori: Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Wotan Wilke Möhring, Jan Fedder, Peter Lohmeyer, Dorka Gryllus, Lukas Gregorowicz, Catrin Striebeck
Sceneggiatura: Fatih Akin, Adam Bousdoukos

Trama, Giudizi ed Opinioni per Soul Kitchen (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Rainer Klausmann
Montaggio: Andrew Bird
Scenografia: Tamo Kunz
Costumi: Katrin Aschendorf
Trucco: Nica Faas, Maike Heinlein

Produttore: Fatih Akin, Klaus Maeck
Produttore esecutivo: Ann-Kristin Homann
Produzione: Corazón International
Distribuzione:

La recensione di Dr. Film. di Soul Kitchen
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Colonna sonora / Soundtrack di Soul Kitchen
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Christian Iansante: Zinos Kazantsakis
Fabio Boccanera: Illias Kazantsakis
Francesca Fiorentini: Lucia Faust
Selvaggia Quattrini: Nadine Kruger
Francesco Prando: Thomas Neumann

Personaggi:
Moritz Bleibtreu:
Adam Bousdoukos:
Birol Uenel:
Anna Bederke:
Pheline Roggan:
Udo Kier:
Lucas Gregorowicz:
Cem Akin:
Zarah Jane McKenzie:

Informazioni e curiosità su Soul Kitchen

Ha vinto il Leone d'argento - Gran premio della giuria alla 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

E' stato girato grazie ai finanziamenti di Filmförderung Hamburg Schleswig-Holstein, Deutscher Filmförderfonds, Filmförderungsanstalt, Nordmedia Fonds, Der Beauftragte der Bundesregierung für Kultur und Medien.

Note dalla produzione:
SOUL KITCHEN è un audace e scorretto Heimat Film. Come era tipico di questo genere cinematografico tedesco degli anni '50, è una storia di amicizia e di amore, uno spaccato di vita di una piccola comunità urbana, quella del ristorante Soul Kitchen. È una storia che parla della casa, o “Heimat”, intesa come luogo della famiglia e degli amici, come luogo di fuga e di magia, dove ti innamori o sbagli in amore. SOUL KITCHEN non è un film sui rapporti umani; è un attacco alla cosiddetta "gentrificazione", la pratica di trasformare i vecchi quartieri operai in zone residenziali borghesi alla moda che dà origine a una serie di progetti di speculazione immobiliare. La storia del SOUL KITCHEN potrebbe accadere in molte grandi città di tutto il mondo. Si svolge ad Amburgo, città natale di Fatih Akin, e in particolare nel quartiere di Wilhelmsburg, che è attualmente al centro dello sviluppo urbano della metropoli tedesca.
SOUL KITCHEN è il nostro tentativo di produrre un film di impianto narrativo classico, ma nel modo più originale possibile, di restare fedeli al genere, pur mantenendo un nostro stile unico. La storia e gli attori sono autentici.

Un'importante protagonista del film è la musica, sull'onda della tradizione avviata con La sposa turca. “La musica è il cibo dell'anima!” grida un disperato Zinos all'ispettrice dell'Ufficio Imposte mentre esce dal Soul Kitchen con l’impianto stereo che gli ha confiscato perché non ha pagato le tasse. Il soul è il cuore di questo ristorante di Wilhelmsburg: dai brani strumentali funky di Kool & The Gang, Quincy Jones o Mongo Santamaría alle classiche tracce R&B di Sam Cooke e Ruth Brown. Ma non c'è solo la musica soul. La colonna sonora è un mix di hip-hop e sound elettronico di Amburgo, musica rock dal vivo, rebetiko greco e "La Paloma". Un tipico DJ-set di Fatih Akin insomma, e naturalmente non può esserci un heimat film ambientato ad Amburgo senza una canzone di Hans Albers, uno dei più grandi e popolari attori-cantanti tedeschi degli anni '30 e '40.


FATIH AKIN A PROPOSITO...
DELL'IDEA
Era da un po' di tempo che avevo in mente di fare un film come SOUL KITCHEN. Pensavo spesso al mio vecchio amico Adam Bousdoukos e alla sua “Taverna greca” nel rione Ottensen di Amburgo. Per noi era più di un ristorante: era un luogo di avventura, un serbatoio di raccolta, un posto dove festeggiare, una casa. Volevo catturare l'atmosfera e lo stille di vita che ho sempre strettamente associato alla “Taverna” e non sarei riuscito a farlo se avessi aspettato ancora qualche anno. Non potrò andare alle feste o stare in giro fino alle ore piccole cinque sere alla settimana per sempre. Arriverà il momento in cui inizierà a venirmi il mal di testa, troverò la musica troppo forte, mi darà fastidio il fumo, come è giusto che sia. Invecchiamo tutti e a un certo punto quello stile di vita semplicemente scompare. Eppure, fare un film che lo racconta è importante, perché in fondo si tratta di un tema esistenziale. È una storia che parla di bevute, di mangiate, di feste, di balli e di casa. Avevo voglia di realizzare un film sul concetto di casa, non come luogo definito da una nazionalità, tedesca o turca che sia, non come luogo geografico, ma come condizione esistenziale e come stato mentale.


FATIH AKIN A PROPOSITO...
DI COME IL FILM È STATO REALIZZATO
La storia della realizzazione di SOUL KITCHEN è un'odissea iniziata nel 2003. Un bel giorno mi misi a provare un nuovo programma di elaborazione testi. Adam e la sua ragazza si erano appena lasciati, quindi cominciai scrivendo: “Adam ha il cuore spezzato, il ristorante non potrebbe andare meglio”. Nel giro di poche ore avevo scritto 20 pagine di copione e in cinque giorni terminai la stesura della prima bozza della sceneggiatura. Poi ricevetti l'Orso d'oro per La sposa turca.

A quel punto, SOUL KITCHEN non mi sembrava più abbastanza importante. Non riuscivo a liberarmi del tutto delle pressioni che accompagnavano il successo. Ma avevamo bisogno di un nuovo soggetto per tenere in piedi la nostra casa di produzione, la Corazón International, che avevamo fondato per La sposa turca. Così girammo Crossing the bridge e SOUL KITCHEN rimase in un cassetto anche se continuavo a sviluppare la storia. A un certo punto decisi che avrei soltanto prodotto il film affidando la regia a qualcun altro. Ma mi disturbava il fatto che, dopo La sposa turca e Ai confini del paradiso, sembravo essermi fissato sull'idea di realizzare solo film seri. Non volevo essere schiavo del mio successo e iniziai a chiedermi: “Per chi sto lavorando?”

SOUL KITCHEN non è il terzo capitolo della mia "trilogia sull'amore, la morte e il diavolo". Le prime due parti della trilogia (La sposa turca e Ai confini del paradiso) sono state estremamente faticose ed estenuanti e hanno richiesto molti sacrifici. Con SOUL KITCHEN volevo riprendermi. Mi aspettavo che sarebbe stato un esercizio leggero, un lavoro che mi ricordasse che la vita non è fatta solo di dolore e introspezione. Una sorta di pausa prima di iniziare ad affrontare il diavolo, che so per certo che non sarà un'impresa facile.

Inoltre volevo realizzare SOUL KITCHEN prima che diventasse troppo tardi perché fosse credibile. Non avrei mai immaginato neanche per un istante che si sarebbe trasformato in un progetto complicatissimo, molto costoso ed estenuante, che mi avrebbe portato via un sacco di tempo! C'è una strana legge nel cinema che dice: se non soffri mentre fai un film, non diventerà un buon film. Prima di SOUL KITCHEN, pensavo che fossero solo chiacchiere, ma la realizzazione di un film “facile” mi ha indubbiamente dato una lezione.


FATIH AKIN A PROPOSITO...
DI AMBURGO
Sentivo di dovere un film a questa città. Recentemente, due persone di cinema di New York sono venute a trovarmi, “Ehi, perché vivi ancora qui? Quando ti trasferisci a New York?”. Io ho risposto, “Perché qui sto davvero bene. Conosco tutte le scorciatoie, i cinema, i locali, so dove trovare un bravo dottore, dove comprare la verdura migliore. Perché dovrei trasferirmi in un'altra città?”. Abbiamo cenato e siamo usciti per fare un giro in città. Prima siamo andati a un electro party nell'ex edificio Frappant nel distretto di Altona, poi siamo andati nel distretto di Schanzen, al Mandalay e più tardi al Bernstein Bar.
Infine, siamo approdati al Kiez, il distretto a luci rosse di Amburgo. Alle 6 del mattino, la gente usciva dai club e noi gironzolavamo per l'Hamburger Berg, una zona di ritrovo molto popolare. Faceva caldo, stava sorgendo il sole e i miei due amici newyorkesi erano sbalorditi. I bar chiudono alle 4 del mattino a New York. Alla fine mi hanno detto, “Okay, adesso capiamo perché non te ne vuoi andare. Questa città è fantastica, ha un'architettura grandiosa, un'ottima cucina, dei locali meravigliosi e donne bellissime.” Spero di essere riuscito a catturare un po' di tutto questo in SOUL KITCHEN.

Abbiamo scelto di proposito i luoghi della città che presto non esisteranno più: il Mandarin Kasino, dove un tempo c'era il vecchio Mojo Club. L'Astra Stube sulla Sternbrücke, che sarà demolito con la ricostruzione del ponte. O il club nell'edificio dell'ex grande magazzino Karstadt sulla Grossen Bergstrasse nel distretto di Altona. Comprai il mio primo disco in vinile al Karstadt, “Parade” di Prince & the Revolution. E naturalmente il quartiere Wilhelmsburg rappresenta la trasformazione della città. È previsto che l'intero sobborgo diventi una zona alla moda e il vecchio quartiere industriale con i suoi tanti operai e immigrati sta lentamente scomparendo. E poi quello che mi piace della scelta di Wilhelmsburg come location è che l'eroe deve attraversare il ponte per recarsi al lavoro.
Proprio come il Bosforo a Istanbul: devi attraversare il mare per passare da una parte all'altra della città.


FATIH AKIN A PROPOSITO...
DEL CAST
Mia moglie Monique, che ha una sensibilità particolare per i volti, le persone e le storie, mi ha aiutato a mettere insieme questo gruppo di attori. Naturalmente, avevamo scritto molti personaggi ritagliandoli sulle star dei nostri film precedenti: Adam Bousdoukos è Zinos, Birol Ünel è Shayn e Moritz Bleibtreu è Illias. Abbiamo cercato e selezionato gli altri attori in base alla loro compatibilità con i tre protagonisti. Dovevamo assegnare dodici ruoli che fossero perfettamente complementari: nessuno doveva assomigliare troppo a un altro, tutti dovevano emergere sul piano individuale, ma anche costituire un gruppo armonico in modo che nessuno rubasse la scena all'altro. Era particolarmente importante fare in modo che le tre donne, Anna (Dorka Gryllus), Nadine (Pheline Roggan) e Lucia (Anna Bederke) fossero molto diverse tra loro, pur rappresentando ognuna un ambito oggetto del desiderio. Da questo punto di vista, Monique ha fatto un eccellente lavoro.

ZINOS
Zinos è generoso e dotato di spirito di abnegazione, alquanto maldestro, ma ha un cuore buono. Naturalmente è anche un po' opportunista, come lo sono di solito le persone che lavorano nel settore della ristorazione, che guardano sempre agli affari. Coltiva il tipico sogno borghese ed è forse il più borghese di tutti i personaggi. Quello che desidera sopra ogni cosa è avere un paio di figli con Nadine e gestire il ristorante mentre lei si prende cura di loro. Ma le persone che ragionano così e sono melanconiche finiscono con l'innamorarsi dell'impossibile. Nadine è semplicemente più grande di lui di una taglia, anche fisicamente. In sostanza Zinos è un classico personaggio comico. Il suo problema alla schiena, un'ernia del disco, è tragicomico. Quando si mette a fare degli esercizi di stretching in un night-club mentre tutti attorno a lui si scatenano nelle danze, noi ridiamo della sua tragedia. C'è una vena umoristica che infiamma ogni situazione perché emerge sul piano visivo e non su quello verbale, come accadeva per i grandi eroi dell'epoca del cinema muto, Buster Keaton e Charlie Chaplin. Per me, Zinos è un moderno Charlie Chaplin.
Comunque, il problema alla schiena è autobiografico. Alla fine del montaggio di La sposa turca ho sofferto di ernia del disco. E ho fatto la stessa cosa che fa Zinos, sono andato da un "osteopata" di Amburgo. Esiste veramente, mi ci ha mandato mio padre, ed è riuscito a riassestarmi il bacino, usando esattamente lo stesso metodo che mostriamo nel
film. Il mio ortopedico tedesco era esterrefatto: “Come diavolo ci sei riuscito? Ma non è possibile!”


FATIH AKIN A PROPOSITO...
DI BUONA CUCINA E KUNG FU
Nella “Taverna greca”, servivano piatti tipici come calamari fritti, spiedini di pesce, braciole di agnello, etc. Un giorno, a Salonicco, dove eravamo per un festival di cinema, Adam e io assaggiammo delle squisite pietanze tradizionali fatte in casa. Ci piacquero moltissimo e cambiarono radicalmente la nostra percezione della cucina greca. Volevamo poterle gustare anche in Germania e così Adam chiese a sua madre di cucinarle alla “Taverna”.

Non avevo mai gustato piatti così buoni in quel ristorante, eppure nessuno degli avventori voleva mangiarli. Reclamavano le solite patatine fritte, il solito pesce insapore e i soliti disgustosi calamari fritti!
In SOUL KITCHEN, mostriamo che la buona cucina allontana gli habitué. Nel film, Shayn, il nuovo cuoco, dice, “Per gli stessi soldi, posso cucinarti quattro piatti.”. I clienti fissi non se ne vanno perché i piatti costano di più, ma perché sono diversi. Però alcuni di loro ritornano e alla fine apprezzano persino la nuova cucina. A volte hai bisogno di ricevere una spinta verso la fortuna.

Ci siamo ispirati ai classici film di arti marziali. Per questo abbiamo realizzato la sequenza di montaggio in cui il cuoco Shayn, interpretato da Birol Ünel, rivela i segreti della cucina al suo allievo Zinos: frullando, tagliando, decorando, etc. È come nei vecchi film della serie “Rocky”, dove, in un montaggio serrato, Rocky corre, fa sollevamento pesi, si esercita con il sacco. O come nei film di Jackie Chan: c'è sempre un maestro che insegna all'eroe tutte le tecniche del combattimento: il serpente, la gru, il drago piccolo e il drago grande. E quando l'allievo le ha assimilate, il maestro muore o se ne va. Anche Shayn scompare quando Zinos non ha più bisogno di lui. Shayn è il classico mentore: insegna a Zinos come cucinare.


FATIH AKIN A PROPOSITO...
DI MACCHINA DA PRESA, LUCI, SUONO E MUSICA
In La sposa turca non c'erano carrelli o steadycam: la macchina da presa era sempre a spalla. Sfruttavamo la luce naturale perché volevamo girare in fretta. Film come Traffic e Le onde del destino erano stati la nostra fonte d'ispirazione. Ai confini del paradiso è stato realizzato in modo completamente diverso. Lì eravamo influenzati dal cinema iraniano. Volevamo dare alla storia un respiro temporale e spaziale ampio e tranquillo e ci siamo immersi completamente in quelle dimensioni limitando al massimo tutti i movimenti di macchina.
Per SOUL KITCHEN, abbiamo deciso di raccontare la storia accelerando un po' il ritmo della narrazione e il linguaggio visivo. La macchina da presa è costantemente impegnata ad avvicinarsi ai personaggi, ad allontanarsi da loro o a seguirli. Allo stesso tempo, volevamo delle immagini classiche, non da macchina da presa a mano.

Ci siamo fatti guidare da film come Boogie nights – L'altra Hollywood e Quei bravi ragazzi, due film che raccontano anch'essi un certo stile di vita. Ma non volevamo neanche realizzare un film eccessivamente chiassoso o colorato. Non volevamo forzare le risate del pubblico. Niente colori esagerati, nessuna voce fuori campo alta e penetrante: abbiamo voluto eliminare ogni tipo di distrazione perché, malgrado tanti elementi comici, il film racconta comunque la storia di una rottura e di una separazione. I costumi, le scenografie e tutti gli elementi visivi sono realizzati in colori smorzati. Volevamo immagini tragiche, ma volevamo anche luci intense. Abbiamo lavorato molto sull'illuminazione, utilizzando spesso il controluce per dare ai personaggi, in particolare a quelli femminili, una certa definizione e una certa intensità. Quando Illias si innamora di Lucia, anche noi dobbiamo innamorarci di lei. Quando Nadine diventa inaccessibile, dobbiamo sentirlo anche noi.

Volevamo anche che la macchina da presa fosse musicale: sul set ascoltavamo sempre le canzoni della colonna sonora, in modo da sentire l'atmosfera giusta per i movimenti di macchina e da sperimentare con essa. La colonna sonora è composta da molti brani strumentali soul degli anni '70, come quelli di Quincy Jones e di Kool & The Gang, che danno trasparenza a ogni cosa. Mi piace usare le canzoni come commento, per inserire un secondo o terzo livello di lettura. Alla fine del film, quando, durante la vendita all'asta del Soul Kitchen, il concorrente di Zinos si strozza con un bottone, si sente in sottofondo “The Creator Has A Master Plan” di Louis Armstrong. È una scena comica, ma ha anche qualcosa di divino. Io credo in questo, credo in un'energia che rende possibili cose di questo genere.
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