Il solista di Joe Wright

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locandina Il solista
Regista: Joe Wright
Titolo originale: The Soloist
Durata: 109'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A., Regno Unito, Francia
Rapporto:

Anno: 2008
Uscita prevista: 23 Luglio 2010 (cinema)

Attori: Robert Downey Jr., Jamie Foxx, Catherine Keener, Tom Hollander, Stephen Root, Justin Martin, Rachael Harris, Robyn Jean Springer, Lisa Gay Hamilton, Angela Featherstone
Soggetto: Steve Lopez
Sceneggiatura: Susannah Grant

Trama, Giudizi ed Opinioni per Il solista (clic qui)...
Fotografia: Seamus McGarvey
Montaggio: Paul Tothill
Musiche: Dario Marianelli
Scenografia: Sarah Greenwood, Julie Smith, Katie Spencer
Costumi: Jacqueline Durran

Produttore: Gary Foster, Russ Krasnoff
Produttore esecutivo: Tim Bevan, Eric Fellner, Jeff Skoll, Patricia Whitcher
Produzione: DreamWorks SKG, Krasnoff Foster Productions, Participant Productions, Studio Canal, Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di Il solista
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Colonna sonora / Soundtrack di Il solista
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Roberto Draghetti: Nathaniel Ayers
Angelo Maggi: Steve Lopez
Cristiana Lionello: Mary Weston
Antonella Giannini: Flo Ayers

Informazioni e curiosità su Il solista
Note dalla produzione

PROLOGO:
IL VIAGGIO DE “Il solista” DALLA PAGINA AL GRANDE SCHERMO
Nell'aprile del 2005, il cronista del Los Angeles Times Steve Lopez inizia a scrivere una serie di articoli riguardanti Nathaniel Anthony Ayers, un musicista di strada dal talento straordinario ma incredibilmente perso in un mondo tutto suo che Lopez aveva notato spingere un carrello della spesa con tutti i suoi averi e suonare con grande virtuosismo un malandato violino con solo due corde nei vicoli del malfamato quartiere di Skid Row. In breve tempo le storie di Lopez diventano un fenomeno a se.
Indagando nel passato di Ayers, Lopez scopre che era stato uno studente prodigio alla Juilliard, (la scuola di musica più prestigiosa degli Stati Uniti, n.d.t) e da lì ha inizio la sua crociata personale per riportare dignità nella vita di Ayers, mentre i suoi articoli appassionano un sempre più vasto numero di lettori. Pregne di emozione e con il loro sguardo attento alla realtà cruda di chi vive per strada, le storie di Lopez e del suo straordinario incontro con Ayers catturano l'immaginazione dell'intera città. Ayers stesso, con la sua bislacca idea che Beethoven debba diventare il leader di Los Angeles, il suo impegno senza compromessi nei confronti dell'arte e il suo amore per la libertà a tutti i costi oltre alla sua capacità di sopravvivere ai pericoli della giungla d'asfalto – diventa un personaggio reale ed irresistibile.

Tuttavia, le storie di Lopez si rivelano molto di più di una serie di racconti su un uomo caduto in disgrazia. Raccontano dei sogni segreti e trascendenti che esistono anche nell'America degli emarginati; di cosa si trova quando si attraversa il confine che separa i privilegiati dai dimenticati; e, cosa forse ancor più interessante, raccontano i pericoli e le grandi difficoltà incontrate nel tentativo di cambiare la vita di un amico, e di come, paradossalmente, tali tentativi possano portare ad esaltanti rivelazioni su se stessi e sulla propria ricerca nella vita.
Ricorda Lopez: “I lettori si sono lasciati coinvolgere immensamente nella storia, facendo il tifo in qualche modo per Mr. Ayers”. Lettere, e-mail e pacchi arrivavano a centinaia nell'ufficio di Lopez, ed anche violini e violoncelli, tutti a dimostrazione del sostegno per il senza tetto, i cui vertiginosi alti e bassi erano ormai entrati a far parte del quotidiano dei lettori.

Divenne presto chiaro che questa storia si era espansa ben oltre i confini degli articoli di Lopez. Il giornalista aveva, dal canto suo, cominciato a scrivere un libro su questo straordinario e duraturo legame con Ayers, The soloist: A Lost Dream, an Unlikely Friendship, e the Redemptive Power of Music, che venne pubblicato all'inizio del 2008 (in Italia il libro è stato pubblicato da Rizzoli col titolo Il Solista) . Ma già molto prima da molti era stato mostrato un notevole interesse a trasferire sul grande schermo lo straordinario viaggio di Lopez nel tentativo di farsi amico Ayers.
Sebbene molti produttori avessero espresso interesse nella storia, sono stati Russ Krasnoff e Gary Foster, partner della società di produzione Krasnoff/Foster Entertainment a guadagnarsi la fiducia di Lopez.
I due partner nella produzione sono rimasti immediatamente colpiti dagli articoli di Lopez. Spiega Krasnoff: “Non avevo mai letto degli articoli toccanti come quelli di Steve su Nathaniel. Era una storia di due uomini, uno con problemi e che la società ritiene un derelitto, e e l'altro considerato un uomo di successo. Tuttavia Steve vede in Nathaniel una passione che per lui è fori portata . A colpirmi è stato il fatto che Steve non stava soltanto scavando nella storia di un senza tetto; stava cercando le motivazioni e le risposte alla vita di tutti noi. Aveva scavato fino a raggiungere le radici della storia di questo personaggio, cosa che per un film è essenziale”.

Aggiunge Foster: “Sapevamo che in mano alle persone giuste questo sarebbe diventato un film sull'amore, l'ispirazione, e sul potere che le persone hanno di aiutarsi l'un l'altra. Ed era esattamente quello che volevamo. Abbiamo subito intuito che questa era la storia di un'amicizia in grado di cambiarti la vita. Nathaniel ha aiutato Steve a ritrovare la propria umanità, e Steve ha dato a Nathaniel la speranza di una vita migliore di quella di un violinista barbone che suona un violino con solo due corde, in un tunnel. In questa storia ci sono emozioni molto forti, ed ero anche molto interessato al fatto che si trattava di una storia di Los Angeles e che esplorava i diversi aspetti della città, dalla bellezza scintillante dei quartieri centrali allo squallido grigiore del quartiere degradato di Skid Row. Sono distanti solamente un isolato, ma sembrano due universi completamente diversi”.
Dopo aver stipulato un accordo con Lopez, Krasnoff e Foster hanno coinvolto la DreamWorks nel progetto, ed essa, a sua volta, ha contattato Susannah Grant, la sceneggiatrice candidata all' Oscar, più conosciuta per aver trasformato la storia di Erin Brockovich in un film di grande successo (“Erin Brockovich - Forte come la verita'”). Per solleticare l'interesse della Grant è bastato inviarle una selezione degli articoli di Lopez.
“Appena ho letto quegli articoli ho capito che non avrei lasciato che nessuno toccasse quella storia”, racconta della sua reazione. “Sentivo di volerla scrivere io, e la grande sfida nel farlo sarebbe stata quella di riuscire a comunicare al pubblico ciò che in quegli articoli mi aveva così emozionato”.

La Grant ha subito pensato a come trasformare la prosa di Lopez in una sceneggiatura. Il perno sarebbe stata la trasformazione che entrambi gli individui subiscono grazie alla loro amicizia e di come questa li conduca in luoghi che non avrebbero mai immaginato di visitare. “Ho sempre considerato ‘Il solista’ una storia d'amore, la storia di un'amicizia intensa e profonda tra due persone che cercano di stabilire un contatto l'una con l'altra nonostante la solitudine tipica delle grandi città e le sostanziali differenze tra loro”, afferma. “Inoltre, non si fanno molti film su storie di amicizia tra uomini, e quindi questo per me rappresentava un'altro aspetto attraente del progetto”.
Alla fine, la Grant ha leggermente romanzato sia la storia che i due personaggi. Ha creato una ex-moglie per Lopez (che in realtà è felicemente sposato) per aumentare il senso di solitudine del giornalista; ha trasformato le due sorelle di Ayers in un solo personaggio; e leggermente modificato gli eventi relativi all'incontro e alla vicenda dei due uomini così da mantenere il ritmo per il film. Allo stesso tempo, per riuscire a conferire il massimo grado di realismo alla storia, la Grant ha trascorso parecchio tempo sia con Lopez che con Ayers, per conoscerli personalmente e a fondo. ha trascorso intere giornate alla Disney Hall a Los Angeles e recandosi ad acquistare spartiti musicali con i due uomini. “Sono due persone straordinarie ed è stato un vero privilegio poter trascorrere del tempo in loro compagnia”, afferma.

In seguito, una volta sul set, la Grant si sarebbe stupita nel vedere Jamie Foxx e Robert Downey Jr. riuscire a catturare e riprodurre la vera essenza dei due uomini attraverso i dialoghi da lei scritti. “Per me è stato abbastanza incredibile osservare Jamie calarsi nei panni di Nathaniel senza mai diventare un'imitazione. Il modo in cui è riuscito ad esprimere la vulnerabilità di Nathaniel è impressionante”, fa notare. “Ed ho adorato la sicurezza con cui Robert ha interpretato Lopez. E' riuscito a mostrare il cuore di Steve che si apriva sempre di più, giorno dopo giorno, in maniera fantastica e toccante”.
Tuttavia, nonostante la straordinaria forza coinvolgente di Ayers e di Lopez, la Grant è stata molto attenta a non scadere nel semplice sentimentalismo, un pericolo molto insidioso quando si racconta questo tipo di storia. Desiderava piuttosto raccontare le loro sfide individuali. “Era importante tenere sempre in mente che una amicizia, per quanto profonda e sconvolgente, non può bastare a curare qualcuno dalla schizofrenia e che quella contro la sua la malattia sarebbe stata una battaglia perenne per Nathaniel” spiega la scrittrice. “Ma la cosa cui tenevo di più era riuscire a rendere omaggio alla straordinaria umanità di questi due personaggi”.


ADAGIO:
IL REGISTA Joe Wright ACCETTA DI DIRIGERE “Il solista”
Quando si è trattato di scegliere un regista per “Il solista”, i realizzatori hanno seguito il consiglio del capo della DreamWorks Stacey Snider riguardo ad un giovane regista inglese emergente, che aveva appena ottenuto grandi plausi a livello internazionale grazie al suo primo film, “Orgoglio e pregiudizio”, ed aveva da poco completato un adattamento per il grande schermo dell'acclamato romanzo di Ian McEwan, Espiazione. “Espiazione” ha vinto un Golden Globe e un BAFTA Award come Migliore Film dell'Anno, oltre ad essere stato candidato all'Oscar come miglior film contribuendo a fare di Wright uno dei giovani registi più ricercati dei nostri tempi.

Gary Foster ricorda, “Quando ho visto ‘Espiazione,’ sono rimasto molto colpito ed ho subito pensato che Joe Wright fosse un regista che amava il cinema complesso, nel quale sono importanti sia i dialoghi che i personaggi. Gli abbiamo inviato la sceneggiatura e poco dopo Joe mi ha chiamato e mi ha detto ‘ho letto molte sceneggiature di Hollywood ma questa è la prima che mi ha fatto considerare la possibilità di venire a fare un film in America’. Ha considerato questo film un'opportunità per unire insieme il realismo di Hollywood e quello inglese, cosa che ci è piaciuta moltissimo”.
Sebbene Wright non avesse mai fatto un film negli Stati Uniti fino a quel momento, sentiva che questo film avrebbe potuto trarre vantaggio dal suo punto di vista di "straniero".
“Sia Steve che Nathaniel sono una sorta di osservatori distaccati del mondo in cui vivono, e quindi, come outsider, era interessante per me prendere in mano il progetto”, commenta.

“La cosa che trovavo particolarmente interessante, era che Steve e Nathaniel si fossero isolati, in un certo senso, dalla società in cui vivevano e anche dalla loro emotività. Steve è, in un certo senso, un ‘solista’ proprio come Nathaniel. E tuttavia, imparano entrambi qualcosa sull'amore tentando di essere amici”.
L'opportunità di mostrare una nuova faccia di Los Angeles dal punto di vista cinematografico, era un'altra delle cose che hanno colpito il regista, che ha voluto raccontare le due facce della città, con le luci e gli sfarzi del centro e lo squallore e il degrado dei quartieri malfamati, due realtà che distano un solo isolato l'una dall'altra. “penso che questa storia racconti la tenacia dell'umanità che espressa dalla vita di tutti i giorni di Los Angeles”, spiega. “Gli abitanti di questa città possiedono uno straordinario spirito di sopravvivenza sia letteralmente che in termini dei sogni personali che le persone sperano di poter veder realizzati andando a vivere lì. E' una caratteristica molto potente e a volte altrettanto tragica, come si racconta in ‘Il solista’”.

Prima di accettare l'incarico, Wright si è recato a Los Angeles per discutere più a fondo della sceneggiatura con i produttori ed ha colto l'occasione per recarsi personalmente a Skid Row. La cosa ha avuto un effetto molto profondo sul regista ed ha cambiato la direzione del film, infiammando Wright del desiderio di portare allo scoperto la ricca umanità di questa parte invisibile della popolazione della città.
Ricorda Russ Krasnoff: “Joe ha avuto una sua profonda esperienza emotiva esplorando Skid Row per cercare di capire se avrebbe potuto immergersi completamente, anche dal punto di vista emotivo, nella realizzazione di questo film. E poi ci ha sorpreso tutti dicendo ‘Ci sto, ma a condizione di poter realizzare il film nella e con la comunità alla quale la storia appartiene’”.
Aggiunge il produttore esecutivo Patricia Whitcher: “Desiderava veramente fare qualcosa di diverso, di singolare, che non si fosse mai visto prima”.

Wright spiega che è stata proprio la visita a Skid Row e alla Lamp Community – il gruppo di avvocatura che ha messo a disposizione quasi 200 appartamenti privati per i senza tetto, compreso quello in cui Ayers attualmente risiede, a chiarirgli le idee . “La gente che ho conosciuto a Skid Row è la ragione per cui ho voluto fare questo film”, spiega. “Sono le persone più gentili, più simpatiche e più oneste che ho mai conosciuto. E se le lasci fare, sono in grado di cambiarti la vita. Speravo che il loro coinvolgimento avrebbe contribuito all'autenticità del film, ma che sarebbe, in qualche modo, servito anche a loro. Sarebbe stato per loro un lavoro, avrebbero imparato a fare delle cose e sarebbe stato anche qualcosa di cui essere orgogliosi. Sono i veri dimenticati della società americana e generalmente non hanno voce in capitolo. Desideravo che il nostro film offrisse loro la possibilità di averla una voce”.
Dal momento in cui Wright ha accettato di dirigere il film, i realizzatori hanno trovato il tempo ogni giorno per fare qualcosa per la comunità. “Joe ha trascorso due o tre giorni alla settimana a cercare di conoscere la gente della Lamp Community”, spiega Foster.

Anche Wright ha lavorato coi membri della Lamp Community, insieme ad altri provenienti dalla Midnight Mission, dalla Union Rescue Mission, dal Downtown Women’s Center e dal gruppo Volunteers of America, utilizzandoli come comparse nel film. “Si trattava di una parte essenziale del processo ma non è stato facile metterla in pratica”, fa notare Foster. “Abbiamo dovuto fare molta attenzione a tutti i livelli, ma alla fine i membri della comunità che hanno lavorato con noi hanno aggiunto una tale forza ed emozioni così forti al film da superare di molto le nostre aspettative”.
Tuttavia, nonostante l'accento rigidamente posto sull'autenticità della storia, Wright ha voluto mostrare anche la gioia interiore che a Steve e Nathaniel deriva dalla loro strana amicizia. “Ero sempre molto preoccupato che il film diventasse veramente troppo serio”, spiega. “Con una storia come questa, che tocca temi come la vita dei senza tetto e della schizofrenia, sarebbe stato facile ritrovarsi in una simile situazione, pertanto era importante assicurarsi che nel film ci fossero molte sfumature diverse. Il film tocca alcuni argomenti molto seri e dolorosi, e quindi le parti leggere dovevano essere particolarmente leggere”.
Poi il regista conclude: “Volevo che apparisse chiaro che stavamo dipingendo la comunità in maniera molto realistica, senza che la storia finisse con l'essere edulcorata. Ci sono un sacco di speranza, di luce e di bellezza in questo film”.


SCHERZO:
JAMIE FOXX E ROBERT DOWNEY JR. ACCETTANO DI INTERPRETARE I DUE RUOLI PRINCIPALI
Vista l'unicità e la complessità della persona di Nathaniel Ayers, i realizzatori erano consci delle difficoltà che l'interpretazione del suo personaggio avrebbe presentato. In fin dei conti, quale attore avrebbe potuto coprire la distanza tra il genio innegabile di Nathaniel ed i suoi inalterabili momenti di squilibrio mentale?

Fortunatamente, quasi immediatamente dopo il completamento della sceneggiatura, il vincitore del premio Oscar Jamie Foxx ha espresso interesse nel ruolo. L'attore era in cerca di un ruolo che gli consentisse di applicarsi con la stessa attenzione e con lo stesso impegno dimostrati nell'interpretare il ruolo di Ray Charles in “Ray”, e bissarne il successo .
Nonostante avesse dalla sua il vantaggio di essere già stesso un ottimo musicista, ha studiato intensamente le tecniche del violoncello e del violino per sei mesi.
Sottolinea Gary Foster: “L'appetito di Jamie per questo ruolo era insaziabile e si è calato al punto nella parte da allontanarsi dalla sua stessa vita. Gli abbiamo affittato un appartamento dove potesse esercitarsi al violoncello e pensare alle scene del giorno successivo senza subire le interferenze della sua vita di tutti i giorni. Si è veramente costruito attorno questa sorta di bolla e non potrò mai ringraziarlo abbastanza per aver capito cosa fosse necessario fare per poter interpretare al meglio questa parte”.
Aggiunge Joe Wright: “Jamie ha un cuore grande come l'America e ed è una persona molto gentile e sensibile. Credo che si sia sentito veramente vicino a Nathaniel, cosa estremamente importante”.

Foxx è rimasto immediatamente colpito e commosso quando ha letto la sceneggiatura mentre era in volo per Londra. “Mi sa che l'altitudine ti rende ancora più sensibile e mi sono venuti i lacrimoni mentre leggevo”, spiega. “E' così raro trovare un personaggio così ricco di sfumature ed allo stesso tempo una sceneggiatura che scorre così bene. Ho pensato che fosse veramente straordinario. E' la storia di come il cercare di comprendere un mondo altrui ti possa portare a scavare a fondo nel tuo, ed è veramente una bella storia di un grande affetto”.
Poco dopo aver accettato il ruolo, Foxx ha conosciuto il vero Nathaniel Ayers, cosa che gli ha fatto scattare la molla giusta. “E' stato veramente bello conoscerlo, potergli parlare e stargli vicino, riuscire veramente a comprendere il suo amore per la musica e per la vita vissuta giorno per giorno”, spiega l’attore. “Volevo imparare a parlare esattamente come lui, carpirne tutte le sfumature, e più di ogni altra cosa, riuscire a catturarne lo spirito”.
Foxx ha capito subito che quest'ultimo desiderio in particolare lo avrebbe condotto in alcuni luoghi oscuri e difficili, ma anche in altrettanti posti magici. “E' stata dura”, ammette, “perché mi sono dovuto immergere nella mente di uno schizofrenico per poter capire a fondo in cosa consista il viaggio di Nathaniel. Devi avere il coraggio di attraversare un confine piuttosto spaventoso, e la sfida più grande era proprio lasciarsi andare”.

Tuttavia, a dispetto di quanto strana possa essere a volte la realtà di Nathaniel, Foxx manteneva saldo il rispetto per sua individualità e le sue brillanti risorse nel affrontare i duri colpi che spesso la vita gli riservava. “la cosa che rende Nathaniel uguale a qualsiasi altra persona è il fatto che stia cercando di afferrare il senso della vita e di comprendere come gira il mondo. Ha tutti questi pensieri che gli frullano in testa e sta cercando di dar loro un senso”, spiega Foxx. “A chi lo osserva dal di fuori, può sembrare mentalmente disturbato ma io credo che invece abbia trovato il modo di funzionare a modo suo nella nostra società.
Ciò che a noi sembra strano per Nathaniel è la normalità. E' il suo stile di vita, ed è il modo in cui sopravvive. E, anche se è un senza tetto, continua ad avere questi sogni grandiosi”.
Più si immergeva nel modo di vedere il mondo di Nathaniel, più Foxx si rendeva conto di quanto doveva essere stato strano il suo primo incontro con Steve Lopez. “Deve aver creduto che si trattasse di un sogno”, osserva Foxx. “E certamente non ha mai capito perché qualcuno volesse scrivere degli articoli su di lui. All'inizio il loro è un incontroscontro perché Steve vuole salvare la vita a Nathaniel e lui, da parte sua, non crede affatto di dover essere salvato. Tuttavia, queste due persona che quando si incontrano sono su posizioni diametralmente opposte finiscono con lo scoprire l'uno il mondo dell'altro”.

Più Lopez lascia che Nathaniel sia se stesso, più profonda diventa la loro amicizia, e raggiunge il culmine nel momento in cui Nathaniel si ritrova faccia a faccia con il suo perduto sogno di gloria come musicista all Disney Hall. “Per Nathaniel, vedere un gruppo di musicisti che suona in perfetta armonia è il Paradiso ed è sorpreso dal fatto che anche a lui sia stato concesso un tale straordinario dono”, spiega Foxx.
Lo stesso Foxx si è trovato a lavorare in perfetta armonia con Robert Downey Jr. per costruire questa amicizia che trasforma i due uomini così profondamente. “Ero estasiato all'idea di lavorare con Robert”, spiega Foxx. “E' uno dei più grandi attori che esistono; il suo talento è infinito. Sul set, guardavo ogni singola cosa che faceva e me la segnavo”.
Continua l'attore: “Il modo in cui Robert interpreta Steve Lopez, mostrandone tutti i tentativi e tutte le tribolazioni, è per il film una boccata d'aria fresca”.

Per Foxx, questo ruolo non rappresentava solo l'occasione per calarsi in una mente così diversa dalle altre, ma anche quella di raccontare una nuova storia sulla forza di qualcosa che gli sta molto a cuore: la musica. Come Ayers, Foxx ha studiato molti anni per diventare un musicista professionista – un pianista – e dunque conosceva molto bene il tipo di abnegazione richiesta per diventare un'artista di fama mondiale. Per il film, tuttavia, ha dovuto riprendere gli studi di musica, per potersi trasformare in un virtuoso del violoncello in solo alcuni mesi. “Per me, era essenziale che quando il "mio" Nathaniel suonava risultasse autentico”, spiega Foxx.
Per far esercitare Foxx in maniera intensiva, la produzione ha ingaggiato il violoncellista della Filarmonica di Los Angeles Ben Hong, che peraltro era veramente amico di Ayers, e conosceva bene il suo stile musicale (infatti, in un secondo momento sarebbe stato proprio Hong ha registrare i brani che Foxx suona sul grande schermo, in omaggio ad Ayers). Hong sapeva che avrebbero entrambi dovuto lavorare molto intensamente per portare Foxx al punto di poter interpretare un violoncellista della bravura di Ayers.

La prima cosa era dunque far si che Foxx prendesse confidenza con uno strumento così grande e corposo. “Jamie è un eccellente pianista, ma il violoncello è ovviamente qualcosa di molto diverso dal piano. Quindi una delle cose più importanti era che assorbisse bene la postura di base e imparasse a tenere lo strumento e l'archetto”, spiega Hong. “Poi Jamie ha dovuto apprendere in maniera molto accurata i movimenti delle dita e dell'archetto sulle corde perché, visto che il collo dello strumento è molto vicino al viso dell’attore, la postura e le posizioni delle mani si notano molto”.
“Ben ha reso la cosa molto piacevole”, spiega Foxx, “ma mi ha anche spinto e pungolato. Provavamo per delle ore ogni sera per far si che ogni aspetto dell'interpretazione fosse curato al massimo”.

Per accelerare i tempi di apprendimento, Hong ha ideato un sistema nel quale pronunciava dei numeri per aiutare Foxx a ricordare a quale dito corrispondesse una certa nota. “Ci esercitavamo cantando la melodia con i numeri corrispondenti alle varie dita, e la cosa ha funzionato piuttosto bene”, spiega Hong.
Foxx sottolinea che aver avuto a disposizione un insegnante ha veramente fatto una grande differenza. “era un sistema geniale perché traduceva la musica in movimenti delle dita, e mi ha aiutato enormemente ad imparare velocemente i vari pezzi che vengono suonati nel film. Mi sembrava di essermi esercitato per miliardi di ore al giorno, e quando abbiamo cominciato a girare si è rivelato tutto estremamente utile”.

Sebbene il violoncello sia lo strumento principale di Nathaniel Ayers, quando Steve Lopez lo incontra per la prima volta lui suona il violino – perché un violoncello non entra in un carrello della spesa. Per conferire autenticità a queste scene, Foxx ha lavorato intensamente con Alyssa Park, una violinista di fama internazionale e la più giovane a vincere il premio della Tchaikovsky International Competition. Si sono esercitati insieme almeno una volta alla settimana affinché Foxx apprendesse correttamente la postura e i movimenti dell'archetto.
Nonostante l'autenticità delle performance musicali fosse importantissima per Foxx, l'attore voleva anche far comprendere al pubblico la metafora di come noi tutti ci affanniamo per poter condurre delle esistenze armoniose. “Ritengo che sia Nathaniel che Steve, in fondo, possano essere considerati dei solisti”, spiega Foxx. “Entrambi cercano il modo di esprimere la musica della propria esistenza – e di farla ascoltare a qualcuno”.
Con Foxx a bordo, i realizzatori hanno iniziato le ricerche di un attore che avesse la forza di contrastarlo e di stabilire un profondo contatto con lui nei panni di Steve Lopez – cosa che li ha portati direttamente da Robert Downey Jr., attore candidato all'Oscar e appena apparso nel film di rande successo “Iron Man 2”.

Per Joe Wright, la scelta di Downey era altrettanto vitale di quella di Jamie Foxx.
“Quando ho cominciato a lavorare a ‘Il solista’, sembrava che il personaggio straordinario del film fosse Nathaniel, ma mi sono subito reso conto che Steve Lopez lo era altrettanto”, spiega Wright. “Lui è l'uomo qualunque del film. Steve è uno che non è mai riuscito ad impegnarsi a fondo con un altra persona e all'inizio di questa amicizia crede di poter salvare Nathaniel, ma alla fine è proprio lui a venir trasformato dalla vicenda. Robert è stato in grado di conferire a questo personaggio una grande umanità e una grande capacità intellettuale”.
Per Downey, che aveva interpretato un reporter del San Francisco Chronicle nel film “Zodiac”, diretto da David Fincher, interpretare un giornalista ne “Il solista” rappresentava sia qualcosa di familiare sia un ruolo completamente diverso da quelli interpretati negli ultimi due film, “Iron Man” e “Tropic Thunder”. Spiega l'attore: “In quest'ultimo anno ho interpretato questi due grossi e divertenti filmoni e quindi penso che questa fosse la cosa successiva che il cosmo mi ordinava di fare – interpretare un ruolo ricco di umanità e di umiltà e tolleranza”.

E' stato l'incontro iniziale di Downey con Joe Wright a sigillare l'accordo. “Sono rimasto colpito dal modo in cui vedeva il film”, spiega Downey. “Ha parlato di come desiderasse impolpare il cast con membri reali della Lamp Community, di quanto strenuamente volesse che questo non fosse solo un film sulla malattia mentale ma anche sulla fede. ha aggiunto anche che si trattava di una storia sull'amore, e la cosa mi ha colpito molto”.
Downey ha poi incontrato Lopez, che gli ha fornito ulteriori spunti per la sua interpretazione. “Steve è una persona deliziosa, molto comunicativa e con un talento straordinario per raccontare le storie ma, quando ci siamo incontrati, ha insistito molto sull'importanza del non cercare di impersonarlo in alcun modo, e quindi abbiamo finito col prendere una direzione completamente diversa”, spiega Downey. “Con Joe abbiamo discusso a lungo sul come riuscire a dare veramente la sensazione di un uomo in crisi, una crisi che è simile ed in un certo senso rispecchiata e guarita dalla sua relazione con Nathaniel”.

Dopo aver trascorso del tempo osservando Nathaniel e Steve insieme, Foxx e Downey si sono concentrati anche sulla parte divertente al centro della loro relazione, cosa che si nota subito quando sono insieme sul set. “Penso che Robert sia riuscito ad infondere nel suo ruolo un livello di passione e di compassione che ha elevato di molto il livello della sceneggiatura”, spiega Krasnoff. “Ogni volta che un bravo attore riesce ad elevare il livello della sceneggiatura è veramente straordinario. Ha infuso vitalità ed umorismo nel film in un modo meraviglioso”.
Aggiunge Foster: “Non ho mai visto nessuno sul set così concentrato sui dettagli come Robert. Lavora duramente. Approfitta di ogni momento e di ogni battuta del film per offrirti varie possibilità. “E' stato un piacere immenso ed un grande onore osservarlo creare”.


FUGA:
GLI ATTORI NON PROTAGONISTI
Accanto a Foxx e a Downey ne “Il solista” troviamo un bell'insieme di attori
affermati in ruoli da non protagonosti. Tra essi Catherine Keener, due volte candidata all'
Oscar come attrice non protagonista per “Capote” e “Essere John Malkovich”, nel ruolo di Mary Weston che, nel film, è l'ex moglie di Steve Lopez. (Grazie ad una licenza poetica, il personaggio di Mary è in realtà l'insieme di varie persone presenti nella vita di Lopez. Lopez in realtà è felicemente sposato con sua moglie, Alison, che non lavora con lui al Los Angeles Times.)

La Keener aveva già espresso il desiderio di lavorare con Joe Wright nel suo film successivo senza nemmeno sapere esattamente di cosa si sarebbe trattato, ma già emozionata dal fatto che sarebbe stata la storia di Nathaniel Ayers. “Conoscevo la storia perché l'avevo seguita quando Steve Lopez ne scriveva, e quindi era qualcosa che mi portavo già dentro”, spiega l'attrice. Ed è poi stata felice di interpretare il ruolo fittizio di Mary nella vita di Lopez. “Lei lo pungola a scrivere”, spiega sorridendo. “La loro relazione è di amici/nemici. Penso che fossero entrambi giovani e idealisti all'inizio del loro rapporto, e adesso lei è quella che lo spinge ad essere quello che desiderava essere all'inizio della sua carriera”.
Sul set, la Keener e Downey hanno creato un tipo di relazione che richiama quelle vecchio stile tipo Hepburn-Tracy, conflittuale ma piena di affetto. “Robert è così adorabile, ed è un attore fantastico, al punto da renderti la vita semplicissima”, spiega la Keener. “Ma quando il suo personaggio mi sfida, io reagisco. E' stato magnifico lavorare con lui”. Un altro dei non-protagonisti è Stephen Root, che ultimamente è stato interprete di “Non è un paese per vecchi”, e che in questo film interpreta il ruolo di Curt Reynolds, il collega ed amico di Lopez, vittima della crisi che investe il mondo dell'editoria. “per il mio personaggio mi sono ispirato ad un paio di reporter del Los Angeles Times”, spiega Root. “E' uno di quelli che in ufficio tutti sopportano perché è lì da tempo immemore. ma non è certo che il suo posto di lavoro sia saldo, e si guarda sempre alle spalle. E, in questo caso, si scopre che aveva ragione”.

LisaGay Hamilton, che è più conosciuta dal grande pubblico per il suo ruolo nella serie televisiva della ABC “The Practice”, interpreta Jennifer Ayers-Moore, la sorella dimenticata di Nathaniel che non è nemmeno sicura che suo fratello sia ancora in vita finché gli articoli di Lopez inaspettatamente la riuniscono al fratello scomparso. “Mi è piaciuta molto l'onestà della sceneggiatura e il tentativo positivo di raccontare la storia di qualcuno che è assolutamente brillante ma che, sfortunatamente, è debilitato dalla schizofrenia”,
spiega la Hamilton. “Si tratta di un argomento che di rado viene trattato in maniera sincera sul grande schermo”.
La Hamilton ha trascorso del tempo con la vera Jennifer Ayers-Moore, cosa che ha contribuito ad a crescere il suo entusiasmo per la parte. “La famiglia di Nathaniel non avrebbe potuto essere di maggiore aiuto”, spiega l'attrice. “Ho constatato da vicino quanto la lontananza da Nathaniel sia stata dolorosa e difficile per Jennifer. Penso che l'essersi ritrovati sia stato importante per entrambi. Jennifer è potuta finalmente scendere a patti con il senso di responsabilità che provava nei confronti del fratello, e Nathaniel ha finalmente ristabilito il contatto con la sua famiglia”.
Spiega Jamie Foxx della sua performance: “LisaGay ha reso il suo personaggio così vero. Sono rimasto affascinato dalla sua presenza e da quanto sia stata in grado di assorbire e di dare ”.

Tom Hollander, che aveva già lavorato con Wright in “Orgoglio e pregiudizio”, interpreta Graham Claydon, il violoncellista della filarmonica di Los Angeles, un personaggio inventato del film basato su alcuni musicisti reali. “Graham è un violoncellista che lavora con Nathaniel e lo incoraggia ad esibirsi in una serie di performance che si rivelano disastrose”, spiega Hollander. “E' una di quelle persone che cercano di far guarire Nathaniel senza riuscirci. E' anche un cristiano molto credente, e quindi spera di poter essere il veicolo attraverso il quale Dio può salvare Nathaniel e trasformargli la vita”.
Come Jamie Foxx, Hollander ha studiato a lungo il violoncello per prepararsi al suo ruolo. “Il dover imparare a suonare il violoncello è stata la cosa più faticosa di tutto il film, ma anche la più bella”, racconta Hollander. “E' stata un'esperienza straordinaria”.
Altri attori non protagonisti sono Jena Malone (che ha vestito i panni di Lydia Bennet in “Orgoglio e pregiudizio”) nel ruolo del tecnico di laboratorio; l'attrice Rachael Harris, in quello della collega di Lopez al Los Angeles Times, Leslie; e Nelsan Ellis, che interpreta il ruolo di David Carter, capo della Lamp Community.


INTERMEZZO:
LE COMPARSE DELLA COMUNITA' DEI SENZA TETTO
Il regista Joe Wright che desiderava utilizzare delle comparse per “Il solista” provenienti dalla vera comunità di senzatetto di Los Angeles descritta nel film. Per lui, le comparse rappresentavano il vero cuore del film ed il collegamento con il mondo reale.
Per trovare le centinaia di senzatetto da utilizzare come comparse , il coordinatore del casting delle comparse Maryellen Aviano si è rivolta a vari centri di aiuto per i senzatetto, compresi la Lamp Community, la Midnight Mission, la Union Rescue Mission, i Volunteers of America e la SRO Housing – scritturandone 450 membri. Parte di questo più ampio gruppo era un gruppo di base di 20 persone, soprannominato “the Lamp Chorus”,
che appare in diverse scene accanto a Foxx e a Downey all'interno dell'edificio della Lamp Community dove Nathaniel Ayers abita. (Alle comparse del Lamp Chorus si sono aggiunti dieci attori della SAG per le scene che richiedevano particolari abilità.) La Lamp e e gli altri centri hanno costantemente monitorato ciò che accadeva sul set, tramite i loro rappresentanti, per assicurarsi che le persone e le situazioni venissero rappresentate in maniera accurata.

A dispetto dei timori iniziali riguardanti gli esiti del progetto, l'esperienza si è rivelata indimenticabile per tutti. “Non ho mai incontrato un gruppo di comparse più entusiasta nei miei 32 anni di carriera in questo settore”, spiega Aviano. “La comunità dei senzatetto ha completamente apprezzato il progetto perché Joe Wright ha trascorso molto tempo a lavorare con i suoi membri e ad incoraggiarli a condividere le loro esperienze. Il film ha offerto loro l'opportunità di farsi vedere e di dimostrare al mondo come la loro comunità sia piena di risorse”.
Wright ha lavorato con le comparse senzatetto senza fare pressioni e utilizzando uno stile quasi documentaristico. Per far sì che queste comparse speciali si trovassero a loro agio nello strano mondo del cinema, Wright ha cercato di mantenere l'atmosfera molto leggera, riducendo al minimo il numero di tecnici coinvolti nelle riprese e quello dei materiali utilizzati per l'illuminazione.

Spiega Wright: “Il lavoro con i membri della comunità di Skid Row è stato, senza esagerare, un'esperienza in grado di cambiarti la vita. Mi ha insegnato l'importanza di essere umile e di non sottovalutare mai nessuno, ed anche coma sia possibile, persino nell'ambito dell'industria del cinema, di fare del bene e di esercitare un'influenza positiva nella vita delle persone. Una cosa veramente emozionante”.
Anche gli attori hanno provato qualcosa di simile. Spiega Downey: “E' stata una vera immersione, trovarsi a stretto contatto con questi membri della Lamp, molti dei quali erano malati mentali, dipendenti dalla droga o in vari stadi di rovina e abbandono. Credere che la cosa avrebbe potuto funzionare, che saremmo andati d'accordo e che saremmo riusciti a girare un film allo stesso tempo è stato uno straordinario salto nel buio – e il coraggio di tutti è stato premiato”.
Aggiunge Foxx: “Joe Wright è riuscito a portare nel film la vera umanità della gente che vive ai margini. Ha corso un grosso rischio ed è riuscito nel suo intento. Joe è rimasto fedele alle sue idee ed è entrato nel progetto con il cuore in mano, e ciò è stato un grande esempio e di grande aiuto per tutti noi”.


ALLEGRO SOSTENUTO:
IL PUNTO DI VISTA INNOVATIVO DE “IL SOLISTA” NEI CONFRONTI DI LOS ANGELES
Wright ha preso in mano il progetto de “Il solista” con un'idea molto specifica di come sarebbe stato il film – desiderando che riflettesse la verità della vita per le strade di Los Angeles ma conferendo ai movimenti della macchina da presa una musicalità che riflettesse i temi trascendenti della storia. Per Foxx, la delicata poesia dell'approccio di Wright è stato l'elemento chiave della riuscita del film. “Il modo in cui Joe utilizza la macchina da presa riesce a catturare tutto ciò che è alla base di questo film”, spiega l’attore. “Riesce sempre a creare un contrasto tra le parti buie e drammatiche e la luminosità e la bellezza della vita”.

Per poter riuscire nel suo intento, Wright ha messo insieme una nutrita schiera di collaboratori britannici, che, in maggior parte, avevano già lavorato con lui in precedenza.
Ha lavorato a stretto contatto con il direttore della fotografia di origini irlandesi Seamus McGarvey, candidato all'Oscar per il suo lavoro sul film “Espiazione”.
“Io e Joe inizialmente pensavamo ad un film dallo stile molto semplice e pulito”, spiega McGarvey. “Ci piaceva lo stile dei realisti britannici, ed avevamo in mente in particolare il film "Un uomo da marciapiede" di John Schlesinger, e anche la corrente neorealista italiana perché in questo film, sebbene sia più grande della realtà, ci sono dei momenti poetici proprio come in quelli di quel periodo”.

Il direttore della fotografia continua: “Più che altro, desideravamo che le immagini del film possedessero una sorta di qualità ascetica e scevra, affinché i personaggi apparissero al centro di una cornice assolutamente credibile. E visto che intendevamo utilizzare parecchia gente reale, desideravamo evitare in tutti i modi di accrescere l'artificialità che a volte si avverte nei film hollywoodiani”.
Nel corso di parecchie settimane, Wright e McGarvey hanno realizzato gli storyboard per l'intero film. Hanno anche deciso che il film sarebbe stato girato in formato 35mm anamorfico, cosa che, fa notare McGarvey, avrebbe conferito al film un ulteriore senso di veridicità. Altrettanto importante era, comunque, che la fotografia possedesse una sorta di musicalità che rispecchiasse l'importanza che la musica ha nel tenere insieme i pezzi del mondo di Nathaniel. “La musicalità era una qualità essenziale per la fotografia di questo film”, spiega McGarvey. “Spesso giravamo con un sottofondo musicale. E' straordinario come la cosa riesca a creare una sintesi tra l’attore e la macchina da presa, e di come i movimenti della la macchina da presa si fondano, in un certo senso, con quelli dell'attore ”.

La musica ha spesso ispirato delle sequenze particolari de “Il solista” spiega McGarvey fornendo un esempio: “Quando Nathaniel suona nascosto nel tunnel, volevamo mostrare quanto la musica lo elevasse al di spora delle circostanze, e dare il senso di lui che prende il volo. Così abbiamo ideato una sequenza poetica e sinfonica, una scena centrale per il film che ha richiesto l'utilizzo di una gru di 30 metri che sollevasse la macchina da presa attraverso un'apertura nel sottopassaggio e mostrasse la città vista dall'alto”.
Wright e McGarvey hanno lavorato a stretto contatto con Sarah Greenwood, la scenografa del film vincitrice del premio BAFTA e candidata all' Oscar per il suo lavoro su “Orgoglio e pregiudizio” ed “Espiazione”. Ne “Il solista”, la Greenwood ha lavorato ancora una volta con l'arredatrice di set Katie Spencer, confermando un rapporto di lavoro che prosegue ormai da più di un decennio.

L'idea di base della Greenwood e della Spencer era quella di contrastare l'immagine tipica della Los Angeles dei ricchi e dei famosi mostrandone il lati meno noti e più degradati. E tutto è avvenuto in un territorio molto ristretto, ma molto vitale, di pochi chilometri quadrati, nelle zone molto diverse tra loro comprese tra la Disney Hall, Skid Row e l'edificio del Los Angeles Times. “Nel centro di Los Angeles, in pochi chilometri quadrati, abbiamo potuto ricreare un microcosmo che inglobava tutti gli aspetti della città”, spiega la Greenwood. “Qui trovi la gente ricca e la Disney Hall e, lì, a solo un paio di isolati, c'è la povertà estrema di Skid Row. Il film enfatizza il contrasto tra il mondo di Steve e quello di Nathaniel, con Steve che vive in cima alla collina dalla quale guarda l'intera città, mentre Nathaniel passa la maggior parte del tempo sotto terra, in uno scantinato o in un tunnel”.
La Greenwood ha trascorso parecchio tempo a studiare il materiale documentaristico di alcuni fotografi di strada che hanno lavorato molto a Los Angeles, citando la grande umanità di Alfredo Falvo autore del libro fotografico pubblicato nel 2007 con il titolo Lost Angels: A Photographic Impression of Skid Row Los Angeles e le foto barocche di strada di Philip-Lorca diCorcia come principali fonti di ispirazione. Sapeva che Wright desiderava catturare, proprio come questi artisti, l'energia vibrante e cinetica di questa parte della città dove il cielo, gli edifici e i graffiti si mescolano uno con l'altro in una perfetta sorta di simbiosi, creando un miscuglio di ritmi umani e naturali.

Tuttavia non è stato possibile girare a Skid Row perché la produzione desiderava evitare e di trasformarsi in un ulteriore elemento di disturbo del già precario equilibrio della zona. Pertanto la Greenwood e la sua squadra hanno trovato una zona neutra industriale tra la Quarta e la Sesta Strada trasformandole in una Skid Row piuttosto compatta, del periodo attorno al 2005 (proprio poco prima che l'iniziativa "Una Città più Sicura" del sindaco Antonio Villaraigosa, un tentativo controverso di ripulire Skid Row dal crimine e dalla droga, entrasse in vigore). La squadra della Greenwood ha ricreato uno ad uno gli edifici ricoperti dai graffiti, le automobili arrugginite e la lunga fila di tende dei senzatetto che popolavano il quartiere in cui Nathaniel viveva e si esibiva. “Tutti i commercianti della zona sono stati estremamente collaborativi nel lasciarci ricreare la Skid Row del 2005, ed il risultato è stato molto realistico”, spiega la Greenwood.
Le scenografie comprendevano anche gli effetti personali di Nathaniel, tutti pieni di disegni e scarabocchi perché ricettacolo del suo costante bisogno di esprimere la sua passione. Per ricreare i graffiti personali di Nathaniel, la Greenwood ha scritturato Sean Daly, un grafico che spesso lavora per la fotografa della rivista Vanity Fair Annie Leibovitz.

“Il vero Nathaniel scrive su tutto ciò che gli capiti a tiro – sul suo corpo, sui suoi vestiti, sui muri, sul suo violino. E tutti questi scarabocchi e disegni possedevano una bellezza intrinseca”, spiega la Greenwood. “Il nostro artista, Sean Daly, è stato la ‘Mano di Nathanial’ ed ha fatto un lavoro straordinario ricreando tutti i suoi graffiti per il film; ha collaborato alla realizzazione di tutti i costumi, dei set, del carrello, e di tutti gli oggetti legati al personaggio, trasformandoli in una sorta di fil rouge che percorre tutto il film”.
Daly ha affrontato l'incarico con una metodologia da storico, analizzando ogni singolo aspetto della vita di Nathaniel e del suo stile assolutamente personale. “La cosa veramente bella di Nathaniel è la sua capacità di assorbire il mondo che lo circonda incorporandolo nei suoi stessi abiti e negli oggetti che si porta dietro”, commenta Daly. “E' un genio letterario che non si lascia disturbare dalle regole o dai confini dei dettagli. La sua arte permea e vive nel suo corpo”.

Continuando sul tema dell'autenticità, “Il solista” è stato il primo film ad essere girato all'interno dell'edificio del Los Angeles Times, al terzo piano dove si realizza l'allegato METRO, cioè dove realmente lavorano Steve Lopez e i suoi colleghi. “In realtà avevano già girato altri film nell'edificio, ma mai nella vera redazione”, fa notare il produttore Foster.
“L'editore del giornale dell'epoca, David Hiller, ci ha aperto la porta ed ha detto semplicemente, ‘Accomodatevi. Questa storia è parte di noi come di chiunque altro’”.
“Il solista” è stato il primo film ad essere girato all'interno dell'auditorium di Los Angeles, l'icona architettonica più recente della città, realizzata da Frank Gehry, la Walt Disney Concert Hall, che nel film diventa quasi un personaggio a se. Spiega Foster, “Deborah Borda, il capo della filarmonica di Los Angeles Esa-Pekka Salonen e l'intero staff della filarmonica hanno dato un affettuoso benvenuto a Nathaniel e al suo rientro nel mondo della musica, consentendoci generosamente di ricreare quel magico momento”.

Spiega Borda, commentando questa decisione: “Era molto diverso da qualsiasi cosa avevamo fatto in precedenza, ma in fondo questa orchestra è nota per fare quello che gli altri non hanno ancora mai fatto. Tutto a funzionato perfettamente e si è trattato anche di una grande opportunità. Che meravigliosa storia così ricca di umanità da poter collocare nell'ambito della Walt Disney Concert Hall e del posto particolare che occupa nel cuore degli abitanti della città di Los Angeles. E, naturalmente, la storia di Nathanial e dell'ispirazione che ha fornito all'orchestra è veramente molto toccante”.
Le altre zone di Los Angeles che compaiono nel film comprendono il Pershing Square Park di Olive Street, dove si trova la statua di Beethoven che Ayers interpreta come il monumento al leader della città; l'auditorium della Jordan High School a Long Beach, che sostituisce la Juilliard di New York; l'Elysian Park, dove Steve Lopez ha l'incidente con la bicicletta; lo storico Millennium Biltmore Hotel, il La Cita Bar e il Barclay Hotel, tutti la centro di Los Angeles.

Le ultime riprese sono invece state effettuate a Cleveland, nell'Ohio, dove Ayers e le sue due vere sorelle sono cresciuti. Per queste scene, il dipartimento artistico ha dovuto riportare indietro le lancette dell'orologio in una zona che si estende per un paio di isolati nella zona Hough della città, trasformandola in un innevato quartiere residenziale piccolo borghese del 1966. La zona è stata ricoperta di neve, le case sono state dipinte, ed è stata costruita una vecchia pompa di benzina, per ricreare lo sfondo sul quale si dipana la vicenda di Nathaniel che si avventura al di fuori della scuola di musica di Cleveland ed osserva i disordini di Hough che per sei giorni e sei notti hanno spaccato la piccola comunità nel 1966.

Altrettanto importante per ricreare il modo in cui Nathaniel osserva il mondo che lo circonda è stato il lavoro della costumista Jacqueline Durran, che è stata candidata all'oscar per il suo lavoro accanto al regista Wright in “Orgoglio e pregiudizio” ed “Espiazione”.
Come nel caso del resto della squadra artistica, anche per i costumi l'accento è stato posto sulla realisticità legata alla vita di strada che avrebbe aumentato il realismo della storia.
Riassume il tutto il produttore esecutivo Patricia Whitcher: “Siamo stati veramente fortunati a poter contare sulla squadra di creativi di Joe perché si tratta di un gruppo di persone di grande talento e molto dedicate al loro lavoro. Sin dal primo giorno, hanno puntato a fare giustizia alla storia di Nathaniel e Steve e a conferire al film un senso di grande autenticità”.


FINALE:
LA MUSICA DE “IL SOLISTA”
Uno dei grandi e curiosi misteri de “Il solista” è come tra due uomini così diversi come Steve Lopez e Nathaniel Ayers si sia potuta creare un'amicizia così intensa da cambiare la vita di entrambi. la riposta potrebbe trovarsi nella capacità di entrambi di comunicare ad un livello molto più profondo di quello ottenibile con le parole: cioè tramite la forza della musica.

Joe Wright ha capito subito che questo potere esaltante ed inspiegabile doveva essere al centro del film, senza tuttavia mai prevaricare la grande umanità della storia. E' stato deciso da subito di concentrarsi essenzialmente sulla musica di Beethoven, perché è uno dei compositori che Ayers adora e dal quale è ossessionato, e perché Beethoven sembra andare direttamente al cuore della passione di Ayers per la musica.
“La musica di Beethoven coinvolge un così vasto spettro di emozioni. In effetti essa fa leva su qualsiasi tipo di emozione umana”, spiega Wright. “E ritengo anche che Beethoven sia un personaggio particolarmente interessante per via della sua stessa storia personale e delle sue continue battaglie, non ultima quella contro la sordità”.
Per il tema originale del film, inspirato perlopiù dalla Terza e dalla Nona sinfonia di Beethoven, Wright è tornato a lavorare con il compositore Dario Marianelli, già candidato all'Oscar per le musiche di “Orgoglio e pregiudizio” e vincitore sia dell'Oscar che del Golden Globe per le memorabili musiche da lui composte per il film “Espiazione”. “Dario è un grande fan di Beethoven”, sottolinea Wright, “e uno dei grandi piaceri del realizzare questo film è stato imparare, lavorando a stretto contatto con Dario, così tante cose sulla musica classica e soprattutto su Beethoven”.

Marianelli ha anche goduto del privilegio di avere a sua disposizione la filarmonica di Los Angeles e di collaborare con il vero mentore di Nathaniel Ayers, Ben Hong, per registrare i brani al violoncello che nel film vengono suonati da Jamie Foxx.
Hong ha considerato la possibilità di suonare il violoncello come Ayers una vera sfida. “Si è trattato di un processo veramente creativo perché dovevo realmente recitare suonando il violoncello”, spiega il musicista. “Non suonavo come suono di solito; Dovevo suonare come un'altra persona. In effetti, ho dovuto suonare come tre persone diverse.
Come il giovane Nathaniel, poi come Nathaniel quando frequentava la Juilliard, e poi come Nathaniel oggi. Ho suonato in quattro modi diversi per rendere il tutto credibile”.
Come Wright e Marianelli, Hong ritiene che Beethoven sia stata una fonte di ispirazione a se per il film. “Il lavoro di Beethoven incorpora uno straordinario spettro di emozioni”, spiega il musicista. “La musica del film va dal tenero e commovente secondo movimento del Triplo Concerto agli umori forti e quasi violenti di certi momenti della sinfonia Eroica, e riflette simili umori della storia”.

Continuando ad utilizzare i membri della comunità locale, Wright ha ingaggiato l'orchestra della University of Southern California, condotta da Michael Nowak, per interpretare sul film l'orchestra della Juilliard che esegue la Terza sinfonia di Beethoven.
Il vero colpo grosso è stato assicurarsi il direttore e regista musicale della filarmonica, Esa Pekka Salonen, alla sua prima apparizione sul grande schermo, che vediamo condurre i movimenti sia dalla Terza sinfonia (“Eroica”) che della Nona sinfonia, su registrazioni eseguite effettuate da Marianelli molte settimane prima.
Per Salonen, che è stato veramente parte della vita di Ayers’ e di Lopez, è stato un piacere tornare a raccontare la loro storia nel film. “Nathaniel è uno di noi perché è un musicista”, spiega Salonen. “la sua situazione è molto difficile e complessa, ma resta comunque uno di noi”.

Salonen ricorda il suo primo, indimenticabile incontro con Ayers: “Abbiamo parlato brevemente di Beethoven e di musica, e mi disse che sentiva che io ero Beethoven reincarnato, che è una dichiarazione piuttosto notevole, e quindi io amo considerarla come la miglior recensione della mia vita”.
ma più di ogni altra cosa, Salonen è stato felice di prendere parte alla realizzazione de “Il solista” per via della natura così commovente della storia, così vicina a tutte le cose che ama di più: la musica, Los Angeles e lo spirito dell'uomo. “Penso che questa storia ci consenta in modo molto concreto di afferrare la vera forza della musica e di come essa possa trasformarsi in un legame inscindibile tra due esseri umani, la forza della musica ti permette di dare libero sfogo alla tua immaginazione allontanandoti da quella che è la tua condizione attuale e di essere, almeno per un po', completamente libero”.


LOS ANGELES E I SENZA TETTO NEGLI STATI UNITI
.. Secondo la Los Angeles Senzatetto Services Authority, l'agenzia che si occupa dei senzatetto di Los Angeles, il numero dei clochard nella contea di Los Angeles County si aggira attorno ai 73. 702.
.. Ogni notte, la città di Los Angeles ospita circa 40.144 senzatetto.
.. Il 24% della popolazione dei senzatetto sono famiglie.
.. Circa 10.000 dei senzatetto di Los Angeles hanno meno di 18 anni.
.. Più del 50% dei senzatetto sono afro-americani; quasi il 24% sono di origine sudamericana e circa il 19% sono caucasici.
.. Il 12% dei senzatetto di Los Angeles sono ex militari dell'esercito americano.
.. Al momento ci sono circa 5.131 senzatetto che vivono nel quartiere di Skid Row, al centro di Los Angeles. Il numero è diminuito rispetto agli 8.000 / 11.000 che ci vivevano nel 2005, anno in cui si svolge la storia de “Il solista”.
.. L'83% dei senzatetto di Los Angeles vivono fuori dai rifugi, dormendo per strada, nei vicoli, in macchina, nelle tende, negli androni dei palazzi, ecc.
.. Fino al 77% dei senzatetto non ricevono, o scelgono di non prendere i sussidi a loro destinati.
.. IL 22% dei senzatetto, secondo il sondaggio della the Los Angeles Homeless Services Authority dichiarano di non aver ricevuto le cure mediche di cui necessitavano.
.. Circa il 31% dei senzatetto dichiarano di essere affetti da problemi mentali e il 35% si dichiarano disabili.
.. Il 42% dei senzatetto dichiarano di essere dipendenti dall'alcol e/o dalla droga.
.. La Los Angeles Homeless Services Authority fa notare che mancano almeno 36.000 abitazioni per la popolazione dei senzatetto della Contea.
.. Secondo la National Alliance to End Homelessness, un'organizzazione che si occupa di reintegrare i senzatetto, erano circa 170.000 i senzatetto, uomini e donne, in California secondo le stime del 2005 – questo ancora prima della recente crisi che ha investito il mercato immobiliare e costretto in molti a lasciare le proprie case.
.. La National Coalition for the Homeless, un'altra organizzazione che si occupa dei senzatetto, ha stimato che negli Stati Uniti circa l'1% della popolazione è senzatetto (circa 3.5 milioni di persone), il 39% dei quali sono bambini.

Soundtrack trailer scrive a proposito di Il solista
Preludio della "Suite n°1 in G major, BWV 1007" per violoncello ?

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