Rush di Ron Howard

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locandina Rush
 
Regista: Ron Howard
Titolo originale: Rush
Durata: 122'
Genere: Azione, Drammatico, Sport
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2013
Uscita prevista: 19 settembre 2013 (cinema)

Attori: Chris Hemsworth, Daniel Brühl, Alexandra Maria Lara, Olivia Wilde, Pierfrancesco Favino, Natalie Dormer, Rebecca Ferdinando, Tom Wlaschiha, Rain Elwood, Joséphine de La Baume
Sceneggiatura: Peter Morgan

Trama, Giudizi ed Opinioni per Rush (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Montaggio: Dan Hanley, Mike Hill
Musiche: Hans Zimmer
Scenografia: Mark Digby
Costumi: Julian Day

Produttore: Andrew Eaton,Eric Fellner,Brian Oliver,Peter Morgan,Brian Grazer,Ron Howard
Produttore esecutivo: Guy East,Nigel Sinclair,Tobin Armbrust,Tim Bevan,Tyler Thompson,Todd Hallowell
Produzione: Cross Creek Pictures, Exclusive Media Group, Imagine Entertainment, Revolution Films, Working Title Films
Distribuzione: 01 Distribution

La recensione di Dr. Film. di Rush
Buono, ve lo consiglio.

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Colonna sonora / Soundtrack di Rush
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Massimiliano Manfredi: James Hunt
Francesco Pezzulli: Niki Lauda
Myriam Catania: Suzy Miller
Francesca Fiorentini: Marlene Knaus Lauda
Pierfrancesco Favino: Clay Regazzoni

Personaggi:
Chris Hemsworth: James Hunt
Daniel Brühl: Niki Lauda
Olivia Wilde: Suzy Miller
Alexandra Maria Lara: Marlene Knaus Lauda
Natalie Dormer: Gemma
Pierfrancesco Favino: Clay Regazzoni
Christian Mckay: Alexander Hesketh
Sean Edwards: Guy Edwards
Martin J. Smith: Jody Scheckter
Rob Austin: Brett Lunger

Informazioni e curiosità su Rush


Note dalla produzione:
PRIMA DELLA PRODUZIONE
L'inizio di una Rivalità verso il Campionato Mondiale del 1976
Nel 1975 il pilota austriaco Niki Lauda vinse il campionato di Formula 1 alla guida di una Ferrari, ponendo cosi fine all’egemonia della Ford durata sette anni. La sua vittoria diventa il presupposto per la drammatica stagione del 1976 durante la quale viene raccontata la nostra storia.

L'incredibiIe stagione del 1976
Durante le prime fasi della stagione del 1976 siamo ancora lontani dall’incredibile dramma che avrebbe poi avuto luogo fra due dei più importanti piloti di Formula 1. Le prime nove gare vedono il campione in carica appartenente alla scuderia Ferrari, Niki Lauda, vincere ben sei gare delle prime nove della stagione, e vincere in Brasile, Sud Africa, Belgio, Monaco e Gran Bretagna. È inoltre sul podio come secondo nei Grand Prix di Spagna e Stati Uniti. In Svezia si qualifica terzo.
A metà stagione (sono state corse otto gare), Lauda e la scuderia Ferrari sono in testa al campionato con un punteggio che sembra loro imbattibile, è infatti superiore al doppio dei punti accumulati dal loro rivale più prossimo. E mentre Lauda domina il Gran Prix, James Hunt- il pilota che sarebbe poi diventato il suo più grande rivale- fa una grande fatica per essere competitivo per gran parte delle corse. Durante il suo primo anno con la scuderia McLaren riesce solo a qualificarsi quarto nelle prime sei gare della stagione.

Ma le difficoltà inseguono Hunt anche quando vince. Nonostante abbia battuto Lauda al traguardo durante la quarta gara della stagione al Gran Prix di Spagna, dopo la corsa viene squalificato dai giudici- a giustificare la squalifica il fatto che la sua Marlboro McLaren—Ford M23 è troppo larga. La McLaren contesta la decisione dichiarando che la discrepanza è dovuta all'espansione delle gomme durante la gara. La scuderia vince l'appello ma è solo dopo due mesi di continue richieste che Hunt vede il proprio punteggio ristabilito.
Hunt vince al Gran Premio di Francia (l’ottava gara del campionato) quando Lauda si vede costretto a ritirarsi per problemi al motore della sua auto. Questa è l’unica gara durante la quale il pilota austriaco non riesce a raggiungere il traguardo.
In seguito al suo trionfo in Francia, Hunt fa ritorno a casa come un eroe pronto per correre al Grand Prix britannico di Brands Hatch. Ma Lauda infliggerà una delusione agli appassionati britannici ottenendo la pole e dominando la prima metà della gara. Quando Lauda ha dei problemi con le marce a soli 15 minuti dalla fine, Hunt prende il controllo della corsa facendo impazzire la folla sugli spalti. Hunt vince la gara e Lauda si classifica secondo.

Ma le controversie non sono ancora finite per Hunt. Il Gran Premio britannico è stato portato a termine dopo una ripartenza durante il primo giro. Clay Regazzoni, il compagno di squadra di Lauda, immediatamente attacca Lauda. Le loro auto si toccano. Regazzoni va in testa coda e viene colpito da Hunt e Jacque Laffite. Nonostante il resto dei piloti sia passato senza problemi, i frammenti dell’auto sparsi sulla pista rendono necessaria una seconda partenza.
Per la seconda partenza Hunt opta per l’auto di riserva della scuderia, lo stesso fanno Laffite e Regazzoni, anche se obbligati a ritirarsi. Dopo la gara, Ia Ferrari e altre due scuderie contestano la vittoria di Hunt a bordo di un’auto di riserva. Secondo la McLaren le contestazioni non hanno fondamento. Non essendo stato completato alcun giro, le regole della seconda partenza non possono essere applicate. La protesta viene appoggiata dall'organo ufficiale della Fl che finisce con l’annulIare la vittoria di Hunt e attribuire a Lauda il primo posto.

Alla decima corsa del campionato, il Gran Prix di Germania, Hunt ha accumulato un punteggio che lo porta sempre più vicino a Lauda, ma resta comunque sempre indietro di 23 punti. Sette corse lo separano dalla fine del campionato. Sembra che Lauda sia destinato a vincere il suo secondo titolo.
Ma in Germania tutto sarebbe cambiato.

Vicino alla Morte al "Ring"
Nonostante la F1 abbia iniziato negli anni sessanta ad introdurre nuove misure di sicurezza, queste misure venivano spesso superate dall’avanzata tecnologia che permetteva alle auto di correre sempre più veloci. Nei primi 56 anni di questa disciplina sportiva, la media dei piloti deceduti sul campo ogni anno era di quasi tre. Tra il 1967 e il 1975, un totale di 13 piloti hanno perso la loro vita a causa di incidenti sul percorso di gara.
Nessuna curva era più temuta della tragicamente famosa Nordschleife (curva nord) della pista di Nurburgring, in Germania, il circuito che la leggenda della F1 Jackie Stewart aveva soprannominato "L’inferno verde". Situato nelle montagne Eifel a circa 70 miglia a sud di Colonia, "Il Ring" era spesso umido, brumoso e nebbioso. Esso inoltre presentava abitualmente condizioni meteorologiche variabili a seconda del punto del circuito e il percorso a tre corsie lungo 14,2 miglia contava un numero incredibile di curve, ben 177.

Lauda, uno dei maggiori portavoce sul tema della sicurezza dei piloti, ha sempre espresso il proprio dissenso nei confronti di Nurburgring. Spinti dal pilota Stewart, il circuito aveva investito considerevoli somme tra il 1974 e il 1976 per migliorare le condizioni di sicurezza con schermi di protezione e guardrails. Ma la cattiva fama del circuito persisteva. "I problemi di Nurburgring erano facilmente visibili", Lauda scrive nella sua autobiografia "Meine Story". "La conformazione della pista la rendeva la più difficile al mondo. Era pressoché impossibile rendere sicuri 14,2 miglia di pista costeggiata da alberi".
Nonostante le sue preoccupazioni, Lauda si qualifica secondo, dopo James Hunt. Siamo al Gran Prix di Germania del 1976. Il mattino della gara (1 Agosto 1976), le previsioni metereologiche per Nurburgring sono come al solito imprevedibili. Manca poco alla gara quando inizia a piovere e la maggior parte delle scuderie adottano gomme da bagnato — una decisione che si rivelerà sbagliata perché la pioggia da lì a poco sarebbe stata sostituita da forti venti che avrebbero asciugato il manto stradale.

Lauda parte male, perdendo presto la sua posizione. Ricorda un pit stop per cambiare le gomme e montare quelle per l'asciutto: questo è il suo ultimo ricordo di quella gara. Mentre stava raggiungendo una curva, alla sua Ferrari si rompe una barra. La macchina procede di traverso, andando a sbattere contro un argine della pista, poi si libra nell'aria andandosi a schiantare.
La macchina dietro di lui riesce ad evitare Lauda e la carcassa della macchina. La seconda, pilotata da Brett Lunger, si schianta contro Lauda, facendo andare in fiamme la Ferrari. Il veicolo successivo, guidato da Harald Ertl, colpisce entrambe le macchine. Lunger e Ertl sono illesi, ma la macchina di Lauda è avvolta dalle fiamme. Diversi piloti, inclusi Lunger e Ertl, si adoperano per rimuovere velocemente Lauda dal veicolo in fiamme. Riescono alla fine ad estrarlo, ma non in tempo perché egli non esca dall'incidente gravemente ustionato.

Lauda viene trasportato per via aerea all'unità intensiva di Manheim dove una squadra di sei medici e 34 infermiere si adoperano per salvargli la vita. Ha ustioni di terzo grado sulla testa e i polsi, diverse costole fratturate, come anche una vertebra cervicale e lo zigomo. Ma a suscitare maggiori preoccupazioni sono i danni riportati dai suoi polmoni esposti ai fumi tossici rilasciati dagli estintori sul luogo dell’incidente.
Nonostante la vittoria di James Hunt al Gran Prix di Germania, i titoli dei giornali del giorno seguente sono tutti comprensibilmente dedicati a Lauda e al suo incidente e a come il campione in carica di F1 sia impegnato in una lotta contro la morte. Una lotta che dura ben quattro giorni.
Ma Lauda non si arrende. Quasi cieco, si concentra sulle voci per restare sveglio. Dopo la sua convalescenza, non perde tempo e inizia da subito a progettare il suo ritorno — quella stessa stagione. Con un fisioterapista costantemente al suo fianco, si esercita per 12 ore al giorno ogni giorno. "l miei organi vitali hanno avuto una convalescenza veloce", scrive Lauda, "Ma le mie ferite superficiali si sono rivelate un po' più complicate".

Oltre alle gravi ustioni riportate sul volto, entrambe le palpebre sono state interamente bruciate. Le opinioni dei chirurghi plastici differiscono le une dalle altre. Lauda sceglie un medico svizzero il quale recuperando della pelle dietro alle orecchie del pilota è in grado di regalargli delle nuove palpebre.
L'ascesa dì Hunt, il ritorno di Lauda Con Lauda fuori dal giochi, Hunt accumula sempre più punti accorciando la distanza fra lui e la vetta. Vince la pole al Grand Prix d’Austria è si classifica quarto. Dopo l'Austria vince al Grand Prix d'Olanda. Solo due punti lo separano da Lauda, 58-56. Restano solo quattro gare, con Lauda in convalescenza per l'ìntero anno, i mondiali sembrano senza dubbio pronti per essere vinti da Hunt.

Poi giunge l'incredibile notizia dalla scuderia di Lauda: il campione mondiale in carica è pronto a tornare in pista in occasione del Grand Prix italiano che si terrà il 12 Settembre 1976.
L’incidente che lo ha visto vicino alla morte è avvenuto solo sei settimane prima. Miracolosamente, Lauda si qualifica quinto e ottiene un sorprendente quarto posto in Italia. Supera il punteggio di Hunt, il quale aveva faticato nelle qualificazioni e non è riuscito a portare a termine la gara.
Hunt reagisce e vince sia il Grand Prix degli Stati Uniti sia quello del Canada, mentre Lauda ottiene rispettivamente l’ottavo e terzo posto. Tra i due Grand Prix, la Fédération Internationale de l’Automobile (FIA) annulla la vittoria di Hunt avvenuta il 18 Luglio al Gran Prix Britannico. Lauda ora è in testa con un vantaggio di tre punti, 68-65. Alla fine delle stagione manca una sola corsa, il Grand prix del Giappone.

Nonostante Hunt sia ancora dietro a Lauda, questo rampante giovane britannico è l’uomo del momento nel mondo della Fl. Lauda ha vinto quattro delle prime sei gare dell’anno, mentre Hunt è quattro volte vincitore delle ultime sei.
In Giappone, Hunt e Lauda si qualificano rispettivamente al secondo e terzo posto, dietro Mario Andretti. Forse Lauda era più preoccupato delle previsioni meteorologiche, ma sapeva che la macchina di Hunt avrebbe reso meglio sul bagnato. Inoltre a preoccuparlo c’erano i suoi occhi e la ridotta visibilità in caso di pioggia.
I peggiori incubi di Lauda diventano realtà quando per tutta la notte piove sulla Fuji International Speedway. A seguire la pioggia la nebbia e altre precipitazioni il giorno della corsa. Hunt e Lauda, entrambi membri della commissione di sicurezza, insistono perché gli organizzatori rimandino la corsa. La loro richiesta viene ignorata e anche se la partenza viene ritardata di un’ora e quaranta minuti la corsa prende il via come previsto.

La partenza di Hunt è veloce mentre Lauda perde velocemente posizione. Dopo due giri, Lauda si ferma al pit stop e spegne la macchina. "E’ troppo pericoloso", dichiara l’austriaco. Il britannico resta in testa per 61 dei 73 giri, finisce poi in terza posizione dietro ad Andretti e Patrick Depailler. Con la sua prestazione Hunt guadagna quattro punti, abbastanza per strappare a Lauda con un solo punto di differenza il titolo mondiale. Il titolo arriva come una sorpresa per Hunt, incerto della sua posizione in seguito ad una sosta al pit stop. "Penso sia stata una decisione veramente coraggiosa quella di Niki. La rispetto pienamente", Hunt dichiara alla rivista Sports Illustrated. "In quelle circostanze è stato incredibilmente coraggioso. Se devo essere sincero, vi dico che la gara non sarebbe mai dovuta iniziare in quelle condizioni. La decisione di Niki di fermarsi è perfettamente ragionevole. Nelle sue condizioni, con l'incidente a Nurburgring e tutto il resto, chi non avrebbe fatto lo stesso?"

Lauda lascia immediatamente il circuito, è troppo scosso emotivamente per reggere il circo mediatico che seguirà a breve. Anni dopo, si pentirà della sua scelta: "Oggi vedo la sconfitta ai mondiali del 1976 diversamente da come la vedevo allora, anche se non ho rimpianti. Se fossi stato meno teso al momento clou, se me la fossi presa con più calma e gestito quel paio di punti che mi servivano per il titolo, oggi sarei il detentore di quattro mondiali invece di tre. Ma, ad
essere sinceri, non me ne frega niente."


La fine di un'era
Lauda sarebbe poi tornato per vincere i Campionati Mondiali di Formula 1 nel 1977 con la scuderia Ferrari, ma il 1976 sarebbe per sempre stato un anno indimenticabile peri suoi fan nei decenni a venire. Più tardi sarebbe passato alla McLaren con la quale avrebbe vinto il suo terzo titolo nel 1984 con un vantaggio di un punto e mezzo sul suo compagno di squadra Alain Prost. Il ritiro dal mondo della F1 sarebbe poi arrivato terminata la stagione del 1985.
Le gravi ustioni riportate durante l’incidente avvenuto nel 1976 in Germania lo lasciarono con cicatrici estese. L’incidente gli costò gran parte del suo orecchio destro, oltre che i capelli sulla parte destra del capo, le sopracciglia e le palpebre. Si sottopose ad un intervento di chirurgia ricostruttiva per ridare alle palpebre la capacità di muoversi ma non avvertì mai la necessità di altri interventi. Dall’incidente, indossa un copricapo per nascondere le cicatrici sul capo. Autore di cinque libri, Lauda gestirà la sua linea aerea, la Lauda Air, fino all’anno di cessione della compagnia all’Austrian Airlines nel 2000.

La drammatica sfida di Hunt contro Lauda ebbe come risultato la vittoria di un solo titolo mondiale. Dopo la stagione del 1979, Hunt si ritira dal mondo delle corse e lavora per diversi anni come giornalista sportivo specializzato in F1 per la BBC Sports. È stato anche consigliere e consulente per giovani piloti. Morì in seguito ad un infarto cardiaco nel 1993 all’età di 45 anni.


LA PRODUZIONE
Il ritorno dei cavalieri: Rush e la sua genesi
Era convinzione dello sceneggiatore/drammaturgo inglese Peter Morgan che la rivalità tra Lauda e Hunt e le loro emozionanti battaglie durante la stagione di Formula 1 del 1976 fosse una storia capace di trascendere le pagine dei giornali sportivi.
Morgan è conosciuto per essere un maestro nell’arte della scrittura di sceneggiature basate su argomenti di storia moderna. Ha ritratto l’intrigo dietro al brutale dittatore dell’Uganda, Idi Amin (Last King of Scotland), le difficoltà incontrate dalla regina Elisabetta Il all'indomani della morte della principessa Diana (The Queen - La regina), il dietro le quinte dell’intervista di David Frost avvenuta nel 1977 all'ex presidente degli Stati Uniti Richard Nixon (Frost/Nixon - Il duello) e il rapporto del primo ministro britannico Tony Blair con il suo successore Gordon Brown (The Deal) ed ex presidente americano Bill Clinton (I due presidenti (The Special Relationship)). Per il suo lavoro, Morgan è stato nominato agli Oscar® per la miglior sceneggiatura sia per The Queen sia per Frost/Nixon.

"Io sono cresciuto in Inghilterra sapendo tutto quello che c’era da sapere su James Hunt" dice Morgan "ma non ho mai conosciuto la versione di Niki".
Lo sceneggiatore, che vive in Austria, ha proposto a Lauda di scrivere una sceneggiatura che fosse la versione drammatizzata della tumultuosa stagione di Formula 1 del 1976. Lauda ha accettato, fornendo a Morgan degli input preziosissimi durante ogni fase di scrittura. "Abbiamo parlato a lungo sullo stile Hollywoodiano di fare cinema e la realtà" dice Lauda. "L’ho sempre riportato alla realtà. Abbiamo avuto delle discussioni molto interessanti."
Durante la scrittura Morgan si è appassionato sempre di più alla storia che stavo raccontando. Spiega: "L'ho scritto come spec. lo trovavo la vicenda interessante ma ero pur sempre un inglese sposato con un'austriaca che viveva a Vienna. Non sapevo proprio a chi altro sarebbe potuta interessare. Una volta finita ho iniziato a far girare la sceneggiatura e ho trovato altre persone interessate."

Una delle prime persone a visionare la sceneggiatura è stato Andrew Eaton, produttore di vecchia data del regista Michael Winterbottom, con il quale Morgan aveva lavorato alla storia di Fernando Meirelles, 360. "Ero a conoscenza del progetto perché stavo lavorando con Peter ad un altro film" racconta Eaton. "Mi ha dato da leggere la sceneggiatura che mi è piaciuta subito".
Eaton, uno dei fondatori della Revolution Films, ha riconosciuto il fatto che nonostante il film fosse ambientato nel mondo glamour e adrenalinico della F1, era in realtà la storia di due personalità contrastanti. "E’ una storia che si regge sui personaggi e qui ce ne sono due: un austriaco e un inglese", dice Eaton. "Si tratta principalmente di questi due uomini, dei loro stili diversi e dei loro modo di vivere la vita in maniera diversa. In più la storia ha questa incredibile ambientazione nel mondo della formula 1, rendendo così un film basato sui personaggi anche d'azione."

Le tematiche e il periodo storico in cui è ambientato Rush attirano l'attenzione di Eric Fellner il quale, insieme al suo partner Tim Bevan, è il proprietario e amministratore della Working Title Films. Di recente avevano co-prodotto il pluripremiato Senna di Asif Kapadia, basato sulla vita del grande campione di F1 Aryton Senna, appassionandosi ulteriormente a questa disciplina sportiva.
Fellner spiega che la sua fascinazione perle corse risale alla sua infanzia: " Era la metà degli anni settanta quando mi sono appassionato alla Formula 1. Erano i giorni di Hunt e Hesketh. lo ero solo un adolescente che frequentava la scuola e ogni settimana la Formula 1 aveva un ruolo importantissimo nel mio calendario sportivo. Questi uomini erano dei gladiatori — erano incredibilmente sexy e incredibilmente emozionanti perché ogni settimana sfidavano la morte. Erano delle rock star e nessuno di loro rappresentava tutto questo meglio di James Hunt".

Da fortunati progetti come Quattro matrimoni e un funerale e Love Actually al blockbuster del 2012 Les Misérables, la londinese Working Title ha lasciato un segno a livello mondiale con le sue pellicole. Per i due produttori, la storia è sempre stata più importante della spettacolarità. "Ho iniziato a fare film negli anni 80 e ho sempre desiderato fare un film che raccontasse il coinvolgimento breve ma carico di glamour di Lord Hesketh con l'automobilismo", afferma Fellner, "Non siamo mai riusciti a far decollare quel progetto, ma poi anni dopo mi è stato proposto un documentario sulla vita di Ayrton Senna. Ho visto quel documentario come una buona occasione a basso budget per affrontare l'argomento. Ho sempre pensato che un lungometraggio sulla Formula 1, specialmente di stampo storico, sarebbe stato economicamente proibitivo. Poi sono venuti da me Peter Morgan e Andrew Eaton con questa sceneggiatura che dicevano si sarebbe potuta produrre con un prezzo ragionevole. Non ho saputo resistere e ho accettato".
Brian Oliver, presidente della Cross Creek Pictures, la società produttrice di pellicole apprezzate da critica e pubblico come Il Cigno Nero, Le idi di Marzo e The Woman in Black — le ultime due prodotte con Exclusive Media— concordava sul fatto che ambientazione e elementi drammatici rendessero Rush un progetto fattibile.

Oliver decise di occuparsi della struttura finanziaria chiamando immediatamente i produttori esecutivi Nigel Sinclair e Guy East, entrambi a capo della Exclusive Media — un mini—studio responsabile della produzione del prossimo Parkland, dell'acclamato End of Watch - Tolleranza zero, Snitch - L'infiltrato e attraverso l’etichetta documentaristica, la Spitfire Pictures, del documentario premio Oscar® Undefeated. "Wow, dobbiamo fare questo film" rammenta Oliver. "Era una di quelle sceneggiature capaci di trascendere lo sport e di focalizzare l'interesse interamente sui personaggi".
Sinclair aggiunge: "Essendo un appassionato di Formula 1, ho immediatamente intuito il potenziale del vasto interesse che avrebbe suscitato questa storia di rivalità fra gladiatori".
East e Sinclair, insieme al direttore di produzione della Exclusive, Tobin Armbrust, hanno deciso in poco tempo di cofinanziare totalmente il progetto con Cross Creek e anche di occuparsi della distribuzione e del marketing del film a livello internazionale. Racconta East: "Sapevamo che la profonda dedizione di Ron Howard a Rush come progetto indipendentemente finanziato, avrebbe fatto sì che i nostri partner internazionali ci avrebbero dato tutto il loro supporto".

Le passioni, le personalità estremamente competitive di questi personaggi — senza dimenticare la sua esperienza durante il suo ultimo film con Morgan — hanno convinto il due volte premio Oscar® Ron Howard a dirigere Rush. "Ho avuto il piacere di lavorare con Peter a FrostlNixon e quando mi ha parlato dell'incredibile conflitto fra questi due personaggi sorprendenti, ho trovato la storia semplicemente irresistibile", spiega Ron Howard. "l personaggi sono così ricchi. La rivalità tra James Hunt e Niki Lauda fu drammatica. Era un rapporto violento, sexy e oltre ogni cosa, profondamente emotivo e coinvolgente — tutti ingredienti per una grande storia cinematografica".
Durante la stagione del 1976, tutto era più intenso. Tutti, persino quelli che non normalmente non seguivano la F1, ne parlavano. Tutti ne scrivevano perché erano due persone totalmente opposte. Questo materiale non contribuisce solo alla creazione di un grande dramma, ma ha anche una dicotomia capace di creare molti spunti ironici. E se consideriamo il mondo di cui facevano parte ci accorgiamo che abbiamo una storia nuova con dei personaggi totalmente unici.

"Richard è bravissimo nel capire i personaggi", continua il regista. "Quando ha a che fare con storie reali, è fantastico nella sua capacità di discernere cosa le fa funzionare, quale è quella cosa che hanno sotto la pelle in senso sia positivo sia negativo e come costruire le scene proprio basandosi su questi elementi. Alcune scene si attengono ai fatti reali, altre sono drammatizzazioni ma tutte hanno lo scopo di rendere le idee che ha sviluppato. Cosi i risultati sono sempre molto onesti, se non autentici al 100%".
Non è una coincidenza che l'ultimo progetto di Howard, come anche i suoi concorrenti all'Oscar® Apollo 13 e Frost/Nixon siano ambientati negli anni ’70. Il regista ammette di nutrire da tempo una passione per quel periodo. "è un periodo molto sexy e affascinante perla storia globale e la cultura pop", spiega. "Sono convinto che usando la tecnologia cinematografica di cui disponiamo oggi, con uno sguardo classico a quel periodo incredibile, abbiamo creato qualcosa capace di colpire lo spettatore, di essere innovativo, pieno di soddisfazioni ed emozionante".

Ciò che ha convinto Howard è anche il fatto che questo è il periodo in cui compie il suo passaggio da davanti la cinepresa a dietro la cinepresa. "ll periodo in cui è ambientata questa storia è anche quello durante il quale Happy Days stava diventando il programma più guardato al mondo", dice Howard. "Così ho riconosciuto le differenze culturali di quel periodo. Era la fine di un periodo di rivoluzione sessuale, durante il quale non c’era nulla di cui aver paura e tutto da celebrare...quando il sesso era sicuro e guidare pericoloso. Uscendo dagli anni ’60 la voglia di esprimere se stessi, di rischiare e credere in qualcosa di particolare, era priva di connotazioni politiche, anche se era ancora presente su un livello culturale. Quando sento folli storie sulla Formula 1, mi rendo conto che le persone non fanno più simili cose al giorno d’oggi ma nemmeno sono interamente all’oscuro della mia concezione del mondo delle celebrità negli anni ’70.
La loro lista dì registi ideali era corta e i produttori erano d’accordo: avevano il nome in cima a quella lista. "Ron è uno dei grandi registi americani", Oliver dice. "Avere coinvolto lui in un progetto Europeo sulle corse è un asset enorme per il successo del film. Non ci voleva molto per credere che l'uomo che ci aveva portato nel mondo di astronauti e pompieri potesse realizzare un grande film sui piloti di Formula 1",

Eaton ha apprezzato l’infaticabile energia che il regista ha saputo infondere alla propria troupe. Racconta: "Quando stavamo cercando un regista, Peter e Ron sono andati a pranzo insieme a Los Angeles e Ron gli ha detto quanto desiderava fare questo film. È un grande appassionato di sport e anche se non conosceva benissimo la Formula 1 era in grado di apprezzare la drammaticità che caratterizza una gara sportiva. Ron condivide la stessa determinazione e la stessa energia dei due personaggi principali. Lavorare con lui ti arricchisce perla sua attenzione al dettaglio e l'energia pura che ha. Era la persona perfetta per dirigere questo film",
I produttori sapevano che Howard sarebbe stato in grado meglio di altri di trovare l'umanità in veri personaggi della storia recente. "Dal matematico di A beautiful mind agli astronauti di Apollo 13, egli eccelle nel catturare l'ambiente in cui si muovono persone reali", dice Fellner. "Ed è stato un vantaggio che sia entrato a far parte del progetto sapendo poco dello sport in questione. Parlo per esperienza, quando hai un regista che accetta un film senza sapere tutto sull'argomento ottieni spesso un punto di vista più interessante. Quello di Ron ci guida in un mondo dove nessun altro regista avrebbe potuto portarci".

"Uno degli aspetti più emozionanti del film è il coinvolgimento di Ron Howard", dice il produttore esecutivo Tobin Armbrust. "Vedendolo lavorare personalmente, sono stato ispirato dalla sua abilità di passare con facilità dalle scene adrenaliniche delle corse a quelle intime incentrate sui personaggi".
Si unisce alla squadra di produzione di Rush il collega di lungo corso alla Imagine Entertainment, il produttore premio Oscar® Brian Grazer, anche lui colpito dalla sceneggiatura di Morgan come lo era stato del suo ultimo lavoro perla Imagine. "Ron ed io abbiamo lavorato con Peter su FrostlNix0n" riporta Grazer, "e Peter ha questa abilità di studiare una persona e allo stesso tempo di raggiungere un livello così microscopico da vedergli i pori della pelle".

Secondo Grazer l'ultimo sguardo di Morgan alle azioni degli uomini era preciso come un laser e spiega che il progetto corrisponde ai canoni dei film che ha prodotto con Howard. "Ciò che lega Rush agli altri film che Ron ed io abbiamo prodotto è l’identità dei personaggi, il modo in cui funziona la loro psiche. Rush è anche la storia di due uomini con difetti enormi impegnati a competere l’uno contro l’altro. incredibilmente, questo film non è su chi vincerà il campionato, ma su come questi uomini riescono a superare ì loro difetti attraverso la competizione per diventare persone più complete. Le loro vittorie sono interiori. Al punto che James e Niki non solo migliorano se stessi attraverso le gare ma portano ad un livello superiore anche l’autostima l’uno dell’altro". Con la Imagine tra gli ultimi pezzi del puzzle, i finanziamenti pronti e Howard alla regia, Rush entra subito in produzione.


Migliori Nemici: alla ricerca di Hunt e Lauda
Grazie ai ruoli di primo piano interpretati in pellicole come Thor e The Avengers, negli ultimi anni l’attore australiano Chris Hemsworth è diventato una star. Con la versatilità dimostrata in film come The Cobin in the Woods o Snow White ond the Huntsmon — senza menzionare il suo carisma sullo schermo — Hemsworth è apparso un candidato perfetto per il ruolo del pilota McLaren Hunt, che Howard descrive come "una rock star su ruote".
"James era conosciuto per essere un playboy, un simbolo dello spirito degli anni ’70 con il suo stile di vita molto libertino," dice Howard, "Ma era incredibilmente competitivo. Lui rappresentava I’idea secondo la quale si può essere grandi senza farne una questione di business, che una vocazione potesse essere una forma espressiva libera e non solo un lavoro. L’interpretazione di Chris ritrae proprio questo aspetto."

Howard non aveva mai incontrato l’attore prima del casting. "Chris si è guadagnato la parte attraverso una magnifica audizione", dice "L’avevo visto in Thor e Star Trek. L'ho incontrato, mi è piaciuto, ma non avevo alcuna idea che potesse essere James Hunt. Ha convinto me e tutti gli altri con la cassetta che aveva registrato mentre era sul set impegnato nella lavorazione di The Avengers. È stato eccezionale. Non c’era altro da aggiungere se non "Per favore fate firmare il contratto a quel tipo".
Anche se l’audizione non era proprio ciò che Hemsworth aveva in mente, al tempo stesso non voleva rischiare di perdere questa opportunità. "Normalmente, non l’avrei fatto a meno che non fosse qualcosa come questo progetto e per qualcuno come Ron, un regista per il quale ho desiderato lavorare per anni", dice Hemsworth. "E’ una di quelle persone che sono delle brave persone quanto dei bravi registi. Vuoi lavorare per Ron perché lo sai che ogni volta che ti trattieni un po’ lui è lì pronto a sfìdarti. Lui sa che può ottenere qualcosa in piu".

Un attore spera sempre di poter diventare il personaggio, ma non è sempre stato semplice per Hemsworth. Nonostante gli stessi occhi blu e la stessa spavalderia, ci voleva di più perché diventassero una cosa sola. "E’ stato interessante cercare di capire chi fosse esattamente James", dice. "Le opinioni variano, indipendentemente dalle biografie, dalle interviste dove il suo umore faceva la differenza, parlando con le persone che lo conoscevano. Penso che sia proprio per questo che stargli attorno sia così affascinante: era un uomo di grandi passioni, schietto e incredibilmente divertente. Ma c’era anche un lato represso di lui, una specie di lato oscuro. C'erano delle contraddizioni e queste rendono un personaggio interessante".
Hemsworth si è reso conto che la dualità di Hunt trovava maggiore espressione sul circuito.

"Ho parlato con uno dei compagni di squadra di James il quale mi ha riportato una loro conversazione durante la quale lui disse, "'Dio, James, durante quei due giri eri completamente fuori!’ e James gli disse, 'Lo sai che non mi ricordo mai i primi due giri'. Aveva cosi tanta adrenalina in corpo, e questo si vede nel film. Prima delle gare dava di stomaco e si auto-condizionava fino a raggiungere uno stato di tensione perché era convinto che la tensione gli facesse dare il meglio".
Più Hemsworth scavava a fondo nella vita di Hunt più ne risultava affascinato. Dice: "Le cose migliori le ho trovate nelle immagini d'archivio, piccoli attimi prima e dopo le interviste, durante i quali nessuno pensava che la macchina stesse registrando. Ci sono degli attimi di James che ci mostrano chi fosse. I suoi occhi erano carichi di meraviglia, di sete perla vita. Tutto attirava la sua attenzione. Era come un ragazzino. Loro sono i padroni dell'ambiente in cui vivono e hanno il bisogno di esplorare quel mondo e di soffermarsi sulle cose." Hemsworth resta per un attimo in silenzio: "Non voleva concorrere per il secondo o terzo posto. Per lui era importante solo la vittoria. Dopo avere vinto i campionati nel 1976 si è allontanato da tutto. Non penso avesse più la stessa passione".

Hemsworth non era sicuro se tutte le storie sul famigerato playboy fossero vere o solo delle leggende. "Nella biografia di Hunt, si afferma che sia stato con 5.000 donne" commenta. "C’è una storia celebre secondo la quale tutte le hostess che arrivavano in Giappone pernottavano nel suo stesso albergo. Questo prima della grande gara ai campionati mondiali di Fuji. Secondo la storia sembra che egli abbia passato la notte con ognuna di loro a turno... o insieme".
La ricerca dell’attore sulla vita di Hunt- ma anche le scenografie, i costumi e le macchine — hanno reso la sua trasformazione nell’Hunt degli anni 70 un’impresa facile. "ll periodo certamente calza alla perfezione addosso al mio personaggio", dice. "James apparteneva a quell’era. Tutto era cosi intriso di passione e tolleranza. Come diceva sempre Ron, era un periodo durante il quale fare sesso era sicuro e guidare pericoloso. Adesso siamo all’opposto. Ogni cosa è stata censurata e resa sterile. È di grande aiuto per un attore evitare di convincere se stesso sulla propria identità in quel mondo, quando tutto ciò che ha attorno glielo ricorda".

Affascinato dal contrasto fra Hunt e Lauda che fa da sotto testo alla sceneggiatura di Morgan, Hemsworth è riuscito a capire cosa animava entrambi. "Era un po' una situazione ying e yang fra loro due. Penso fossero reciprocamente capaci di tirare fuori il peggio e al tempo stesso il meglio l'uno dell’altro. Ognuno ha obbligato l’altro a guardarsi allo specchio e pensare ’Sto facendola cosa giusta?' oggi, Niki direbbe che James è stato una delle persone che ha rispettato di più".
Durante il tentativo di dissezione del personaggio di Lauda, Howard è rimasto sorpreso dalle memorie che questo lavoro ha stimolato. "Niki mi ricorda uno degli astronauti con il quale ho lavorato ad Apollo 13" dice. "E' molto scientifico, tecnicamente astuto ma con quel tanto di sentimento d’avventura, quella voglia di rischiare tutto per raggiungere un livello ai quali altri non aspirano. Per diverse ragioni, Niki ha rappresentato una nuova razza di atleti professionisti. Ne ha fatto un business senza pregiudicarne il senso di competitività."

Mentre la notizia della sceneggiatura di Lauda raggiungeva sempre più persone all'interno della comunità attoriale, a Lauda venne chiesto chi lo avrebbe potuto interpretare nel film. La risposta che diede alla radio pubblica Oe3 fu secca: "Chiunque abbia il suo orecchio destro ustionato può prendere in considerazione l’idea di candidarsi." Scherzi a parte, la leggenda sportiva manifestò la sua approvazione per l’attore di nazionalità tedesca ma dai natali spagnoli Daniel Bruhl come interprete del suo personaggio sullo schermo, specialmente dopo averlo incontrato a Vienna. "ll ragazzo mi è piaciuto dal primo giorno", commenta Lauda. "Ha i piedi per terra e un grande talento".
Il poliglotta Bruhl è una presenza emergente nel panorama europeo cinematografico e televisivo. È stato acclamato dalla critica per il suo primo ruolo importante in Good Bye, Lenin! (candidato ai Golden Globe nel 2003). Il suo debutto in un film di lingua inglese è avvenuto nel 2004 con Ladies in Laverider ma è con il ruolo di Frederick Zoller, il cecchino tedesco di Bastardi senza gloria (2009) che diventa conosciuto a livello internazionale.

Per Howard è stata una scelta semplice quella di Brilihl. "Daniel ha interpretato molti film che ho visto, e il suo lavoro era noto a Peter da diverso tempo" dice il regista. "Quando l’ho incontrato era chiaramente quel tipo di attore camaleontico che ama creare un personaggio. Ero sicuro che avrebbe fatto un ottimo lavoro con un accento austriaco, e fisicamente con l’aiuto del trucco. Sapevo anche che avrebbe facilmente assomigliato a Lauda, Avere due attori come Daniel e Chris impegnati in questi ruoli è una grande opportunità per un regista".
Briihl ha ammesso di avere avvertito un po' d’ansia all’idea di interpretare una leggenda della Formula 1, "Ho pensato, ’Come è possibile che io interpreti Niki lauda?’ Quella è una parte impegnativa’. Lui è completamente diverso da me ed è ancora così presente in Germania come giornalista sportivo" dice l’attore, Fu così che si presentò all’audìzione senza aspettarsi nulla e quando Howard gli offrì la parte ne fu entusiasta.

Con il desiderio di essere preparato al massimo, Bruhl si mise subito al passo con il team di Rush. "All'inizio ho guardato molti filmati di repertorio e interviste", dice Bruhl. "C’è cosi tanto da vedere su di lui. La produzione mi ha fatto avere tutto il materiale di cui avevo bisogno e ho letto la sua autobiografia, "To Hell and Back", un libro che si legge tutto d’un fiato".
Poi è arrivato il momento di incontrare Lauda. Ovviamente Bruhl era nervoso all’idea di dover incontrare l'uomo che avrebbe interpretato sullo schermo. "Sapendo che Niki è un uomo molto franco e onesto ho pensato 'Speriamo di piacergli e che si vada d’accordo’ Bruhl ricorda. "Mi ha chiamato e mi ha invitato a Vienna. Poi ha detto ’Portati solo del bagaglio a mano nel caso non ci si piacesse' Fortunatamente è andata bene e questo mi ha permesso di chiedergli tutto ciò che volevo. È stato molto aperto e generoso dedicandomi molto tempo".

Lauda, che è celebre per il suo amore perla precisione ricorda le ore passate con l'attore: "Gli ho chiesto ‘E' difficile interpretare me?' e lui mi ha risposto, 'Sì perché lei è vivo e conosciuto grazie alla televisione e altre cose. La gente sa come parla e quello che fa, perciò per me è molto difficile interpretarla.’ Cosi è venuto a Vienna per imparare l’austriaco e la mia parlata inglese. È stato davvero molto bravo nell’interpretare il vero Niki Lauda".
Anche se Bruhl ha studiato assiduamente il suo personaggio, c'erano alcuni aspetti che trovava difficile affrontare durante i suoi incontri con Lauda, per paura che la situazione si facesse troppo personale. Fu sorpreso dalla risposta ricevuta dopo avere trovato il coraggio di chiedere a Lauda del terribile incidente al Nurburgring. "La cosa che trovo interessante è che non si ricorda per nulla dell’incidente", dice l’attore, "E’ una cosa quasi sovrannaturale per me, uno degli aspetti più affascinanti del mio ruolo ed è qualcosa che non riesco a comprendere".
L'aspetto così diverso di Lauda e Hunt è anche la conseguenza del loro approccio alla disciplina sportiva. Proprio come Bruhl e Hemsworth affrontano in maniera diversa la recitazione.

"Veniamo da esperienze completamente diverse" dice Bruhl. "Io nutro grande rispetto per il lavoro di Chris perché è così fisico. Lui interpreta super eroi ed è un lavoro molto impegnativo. lo vengo da un contesto diverso e questo rende credibile la rivalità sullo schermo. Ma il percorso termina con loro due che sono quasi diventati amici. Questo ha funzionato alla perfezione con Chris e me, visto che condividiamo lo stesso senso dell’umorismo, abbiamo riso e ci siamo presi in giro molto". Ma la rivalità non finisce lì. "Devo dire che nel film mi sono trovato molto sexy", ride Bruhl. "James era il playboy ma anche Niki è piuttosto figo".
Anche Hemsworth si è trovato a suo agio a lavorare con Briihl. "Daniel ed io ci trovavamo professionalmente allo stesso punto" spiega. "E’ tutto ancora così emozionante e nuovo per noi.
Non siamo per nulla affaticati da questa esperienza. Lo spazio che abbiamo avuto per lavorare era cosi organico. Uno sarebbe portato a pensare che se non fossimo andati d’accordo fuori dal set avremmo potuto investire quell'energia nei nostri personaggi. Invece io credo nel concetto opposto. Daniel un grande talento e dedizione. È stato anche bello poter avere qualcuno con la tua stessa mentalità che ti permettesse di giocare con diverse idee".

Il produttore Grazer ha avvertito l'energia sprigionata dai due attori sullo schermo dal primo giorno. "Chris è un tipo incredibilmente carismatico e sexy che ha adattato il proprio corpo alle sembianze di Hunt. È magnetico. E Daniel era incredibile in lnglorious Bosterds. È un attore sorprendente. È sempre una sfida trovare due persone in grado di competere l'una contro l'altra, di alzare la posta in gioco non solo nel film ma anche sul set. Questi due attori si sentono a loro agio con la loro forma d’arte e sono stati capaci di sfidarsi al fine di ottenere la migliore performance".
È stato anche colpito positivamente daIl'immersione totale di Hemsworth e Bruhl nei loro ruoli — nonché il loro rendimento durante il corso obbligatorio di preparazione alla Formula 3- ALISTAIR CALDWELL, il team manager e capo meccanico nel 1976 del team di Hunt, il quale ha lavorato alle riprese in veste di consulente tecnico. "La fisicità è buona in maniera quasi incredibile", annuisce Caldwell. "Chris sembra James. Ha le stesse misure, i colori giusti. Daniel è ancora più preciso. Il linguaggio corporeo, le misure, tutto. Fa quasi paura".


Supermodelle e Compagni di Sguadra: il Cast
Nessun uomo è un’isola e ognuna delle talentuose star nei ruoli secondari ha elevato il livello della troupe di Rush. Il cast secondario era impegnato nel regalare delle interpretazioni che non fossero imitazioni ma che catturassero l'essenza dei personaggi che avevano l’onore di interpretare.

Olivia Wilde, conosciuta agli spettatori per la sua partecipazione al medical drama House M.D., ma anche per film come Tron: Legacy e Drinking Buddies, interpreta Suzy Miller Hunt, la famosa modella che Hunt sposa e poi trascura. L’attrice non si è fatta perdere l’opportunità di lavorare con Howard. "Ron è incredibilmente disponibile", racconta. "Si fida degli attori e della troupe, ingaggiando le persone giuste per poi lasciare che la macchina faccia il suo corso. Ecco perché ci sono tutti questi momenti incredibili che rendono i suoi film cosi efficaci. Della recitazione capisce sia l’aspetto emotivo sia quello tecnico e sposando le due cose ti sfida a dare vita a un personaggio e a inserirlo adeguatamente nel film".
L’attrice pensa che il suo personaggio — poi coinvolto in una appassionata relazione amorosa con Richard Burton - sia l’antagonista perfetto per Hunt. Ci suggerisce: "Suzy è tutto ciò che James avrebbe voluto in quel periodo importante della sua carriera, quando tutto era emozionante e nuovo. Ma con il passare del tempo, la situazione si è fatta più complicata. Devono crescere e vediamo Suzy acquisire sempre più consapevolezza di ciò di cui ha bisogno per essere felice. Non può vivere per James e prendersi cura di lui come lui vorrebbe. Lei deve prendersi cura di se stessa".
Mentre molti attori di supporto richiedono più tempo sullo schermo, Wilde ha una visione innovativa del suo ruolo. E la condivide con noi: "Alle volte leggi una scena e non ne capisci il significato all'interno della storia. Ma quando la giri capisci perché è un pezzo così importante. Nel mio ruolo secondario c'è una scena in particolare che mi dà proprio quella sensazione: quando Suzy guarda James vincere il campionato. È ciò che lui ha sempre voluto e lei stessa lo desidera per lui. Lei ha una reazione incredibilmente emotiva, e uno avverte l'amore che lei nutre per lui.
Questo umanizza Hunt e senza dubbio anche lei. In quel momento mi sono sentita fiera di quello che avevamo fatto con quella piccola porzione di storia, perché non si tratta solo di una storia d'amore finita male. C'è qualcosa di tragico in quello che hanno tentato di fare ma che non sono riusciti a fare. Ma, nonostante tutto, una parte del loro amore è sopravvissuta".

Hunt non era l'unico pilota ad avere un amore passionale con una donna bellissima.
L’attrice romena Alexandra Maria Lara, conosciuta per le sue interpretazioni in progetti molto diversi fra loro come Control di Anton Corbijn, Un'altra giovinezza di Francis Ford Coppola e The Reader di Stephen Daldry è stata scritturata per interpretare Marlene, la moglie di Lauda. Laura condivide gli stessi sentimenti di Wilde per il loro "comandante": "Ron è straordinario perché ha quest’energia incredibile capace di far sembrare i giovani delle persone pigre. Aveva così tanti dettagli su cui concentrarsi, il che richiedeva che fosse perfetto. Allo stesso tempo, ride molto ed è una persona molto calorosa. Sul set fa sentire un attore a proprio agio, libero e importante. Mi ha totalmente sorpresa. Mi è piaciuto molto lavorare con Ron".
Contrariamente al personaggio di Suzy Miller membro del jet set, il personaggio di Marlene Lauda è quello della moglie e compagna sempre pronta a sostenere il marito, anche dopo l’incidente che lo ha sfigurato.
"Abbiamo girato alcune scene molto intense ambientate in ospedale dopo l’incidente" racconta Lara. "Nonostante fosse incredibilmente difficile per lei pensare che il marito potesse tornare a rischiare la propria vita in pista, non ha avuto altra scelta se non dire ’Devi andare avanti. Devi andare avanti.’ Per me era una cosa incredibile perché all’inizio Marlene è convinta di avere perso suo marito, che non avesse alcuna probabilità di sopravvivere quell’incidente così tragico. Ma era il tipo di donna capace di capire la sua passione e non poteva impedirgli di andare avanti".
Ovviamente i momenti vissuti insieme da Marlene e Niki non sono tutti tragici. "Abbiamo anche girato una scena adorabile in cui passano insieme alcuni giorni prima dell’incidente" racconta Lara. "Forse perla prima volta lui riesce a rilassarsi un po'. È un momento in cui si rende conto che si può vivere per altre cose che non siano le corse".
Inoltre Lara e Bruhl condividono lo stesso agente ma non hanno mai lavorato insieme. Tra di loro si è instaurata una chimica perfetta dal primo istante. "La prima lettura del copione mi ha colpito moltissimo", dice Lara. "Le letture a tavolino possono essere delle esperienze molto sterili, ma Daniel mi ha dato una buona idea di come avrebbe interpretato il suo ruolo e sono stata anche colpita dal suo approccio al personaggio. La sua è una performance fantastica".

L’italiano Pierfrancesco Favino, già visto in Angeli e Demoni di Howard e rivisto ultimamente in World War Z, è stato scritturato per interpretare l'antagonista della scuderia Ferrari, il famigerato pilota svizzero Clay Regazzoni. Favino aveva già interpretato una fiction televisiva su Enzo Ferrari e quindi conosceva bene quel mondo. Entusiasta di poter lavorare ancora una volta con Howard, ammette che ai tempi della sua gioventù Regazzoni era un eroe: "Mi ricordo dei suoi grandi baffi e del fatto che era uno svizzero italiano. Eravamo tutti suoi grandi ammiratori". Approfondendo le sue ricerche sul mondo della F1, Favino è stato affascinato da "questi super uomini che rischiano di morire — e l’adrenalina che ne consegue- ogni giorno.

Christian McKay, visto recentemente in La talpa interpreta Lord Hesketh, un’importante presenza durante l’inizio della carriera di James Hunt. Alexander Hesketh, terzo barone di Hesketh, era un appassionato di motori fino al punto di investire la sua ingente eredità nel team Hesketh Racing. Hunt, quasi coetaneo del barone, ha mosso con lui i suoi primi passi nella Formula3 arrivando con lui ai circuiti della Formulal, fino a quando il suo patron non rimase a corto di liquidi. L’esuberante lord ela sua squadra erano un abbinamento perfetto per Hunt.
McKay racconta di avere trovato intriganti gli elementi di sciovinismo e le antiche rivalità che Morgan ha spiegato nella sua sceneggiatura. Dice, "Lord Hesketh è uno di quei personaggi magnifici che trascendono la realtà che non si possono inventare. Abbiamo incontrato delle persone che lo conoscevano che mi hanno detto che era ancora più folle di come lo stavo interpretando io, e questo la dice lunga. Ha speso l’intera fortuna di famiglia sulla Formula 1. Più tardi è diventato capogruppo parlamentare nella Camera dei Lord durante il mandato di John Major".

STEPHEN IVIANGAN, di Billy Elliot, interpreta Alistair Caldwell, il capo meccanico della McLaren e l’uomo che ha lavorato al film in veste di consulente tecnico e storico. Caldwell ha avuto la fortuna e in più la sfida di avere il vero Caldwell presente sul set come consulente tecnico. "E' stato fantastico avere l’uomo in carne e ossa proprio Ii. Fantastico ma anche un po' fastidioso perché se sbagli qualcosa lui ti dice ’No, non era cosi'. Cosi dovevo dirgli ’Stiamo facendo un film non un documentario",

JULIAN RHIND—TUTT della sitcom Britannica Green Wing interpreta Anthony "Bubbles" Horsley, il capo meccanico di Hunt durante la sua permanenza al team Hesketh. "Bubbles era uno dei meccanici principali di James durante l’inizio della sua carriera ed è stato suo confidente durante tutta la sua carriera sportiva", dice Rhind—Tutt. "Erano un team molto affiatato e penso che Bubbles avesse la stessa opinione di James su Lauda. Lui faceva parte di questa rivalità ed era uno degli strateghi incaricati delle tattiche di Hunt. Non ho potuto incontrare Bubbles prima della lavorazione, ma abbiamo fatto numerose ricerche sulle dinamiche della squadra e del gruppo che sosteneva James. Spero che si sia riusciti a rendere bene il senso di cameratismo".

A fornire la telecronaca delle gare sullo schermo è ALISTAIR PETRIE di Cloud Atlas nel ruolo del leggendario pilota divenuto esperto dell'analisi delle corse, Stirling Moss. "Moss era in pensione quando correvano nel 1976 Hunt e Lauda ma era ancora una personalità molto presente in quell’ambiente" dice Petrie. "Ha dato ad Hunt le basi della disciplina, e io credo, più di una volta a Monaco. La Formula 1 si regge sulle rivalità. Negli altri sport ci sono rivalità tra squadre ma con le corse è un uomo dentro una macchina contro un altro uomo alla guida di una macchina. La rivalità tra Lauda e Hunt è una delle più celebri. Penso che il pubblico si sia appassionato al loro rapporto grazie alla natura della rivalità sportiva, che a noi tutti piace vivere di riflesso".

A completare la squadra l'interprete di L'ultimo inquisitore - Goya's Ghosts DAVID CALDER qui nel ruolo di Louis Stanley, il vivace presidente della British Racing Motors; Natalie Dormer di Mockinjay (Hunger Games - Il canto della rivolta: parte 1 e 2) nel ruolo di Gemma, l'estremamente attenta infermiera di Hunt e COLIN STINTON visto in The Bourne Ultimatum, qui nel ruolo dell’imprenditore Teddy Mayer.


Accuratezza storica: Scenografie e location
Con oltre un miliardo e mezzo di telespettatori, la Formula 1 rappresenta il livello più alto al mondo di gara per monoposto. Regolamentata dalla FIA, la parola "formula" si riferisce a quella serie di regole che ogni macchina in gara deve rispettare. Sotto la guida del suo direttore Bernie Ecclestone che ne ha fatto un business da miliardi di dollari, negli anni settanta si è assistito ad un successo commerciale ancora più grande di questa disciplina.
Il campionato di F1 è composto da una serie di gare conosciute come Grand Prix, tenute su circuiti concepiti ad hoc e strade pubbliche. I risultati di ogni gara vanno a formare un sistema di punteggio col fine di determinare il vincitore del Campionato Mondiale. Esiste un campionato riservato ai piloti e uno ai costruttori delle macchine.

Nonostante sia nata in Europa, la F1 è divenuta famosa in tutto il mondo, e oggi si corrono gare nelle Americhe, in Asia e Oceania.
Fin qui nulla di nuovo, ma un film storico su uno sport internazionale richiedeva tanto talento, dedizione, ricerche approfondite, tante ore e duro lavoro. Per completare la miriade di compiti che Ii aspettava, i fìlmmaker hanno ingaggiato una squadra di professionisti di talento capaci di trovare ispirazione nell'etica lavorativa del loro regista. "E’ stato arduo, incredibilmente impegnativo per tutti ma siamo soddisfatti del risultato ottenuto e di quanto siamo riusciti a ricreare l’atmosfera del mondo della Formula 1" dice Howard. "E sono convinto che abbiamo riportato in vita quest'epoca in un modo capace di catturare il glamour, il rischio e l'eccitazione di un periodo ricco di colori".

Dopo aver contribuito con il suo talento all'ambiziosa produzione di The Millionaire, lo scenografo Mark Digby sapeva che ad aspettarlo ci sarebbe stata un'impegnativa lavorazione con Rush. Integrando tutte le macchine da corsa e i veicoli di supporto in ambienti storicamente accurati, si è dovuto confrontare con l’erculea sfida di ricreare tutte i circuiti dall’Europa al Giappone. "Abbiamo dovuto creare 12-15 gare diverse ogni anno dal 1974 al 1976", dice Digby. "Oltre alle macchine da corsa, c’erano anche camion e caravan, ambulanze e altri veicoli di Supporto. C’era l’area paddock in ogni pista dove i meccanici lavorano e bandierine e segnali che indicano che siamo in un paese diverso per un diverso Gran Prix... visto che non siamo andati in giro per il mondo per girare il film".
A rendere ancora più autentiche le riprese sono state le scene girate ai circuiti britannici di Brands Hatch, Donnington, Cadwell Park, Snetterton e in Germania al celebre Nùrburgring. Sono state effettuate anche riprese a Blackbush Airfield, un tempo luogo di gare dì velocità a tempo.

Il momento più toccante perla troupe durante la produzione è stato girare a Nurburgring, dove Lauda ha avuto il suo terribile incidente. "Siamo stati nel punto esatto dove è avvenuto l’incidente" dice Howard. "La prima volta che siamo andati lì per vedere la location è stato agghiacciante. È stato come entrare in una chiesa, conoscendo Niki e quello che ha passato, poi il pensiero che l’avremmo ricreato e messo nuovamente in scena. Durante i giorni delle riprese, l’adrenalina aveva raggiunto livelli cosi alti che avevamo smesso praticamente di prenderla con filosofia. Abbiamo affrontato la situazione in maniera più pratica, ma tutti hanno avvertito che c’era qualcosa di straordinario nell’opportunità di girare lì e le responsabilità che una cosa del genere comportava".

Il regista si sente fortunato per avere avuto la possibilità di girare in posti straordinari.
Riflette con noi: "Ho avuto la fortuna di filmare delle barriere incredibili nei Caraibi per le scene sottacqua di Splash - Una sirena a Manhattan e Cocoon, al Louvre per Il Codice Da Vinci, in luoghi sacri per Angeli e Demoni, di poter usufruire dei simulatori antigravità della NASA per Apollo 13 e dell'ala ovest della Casa Bianca dove è stato Nixon per Frost/Nixon - Il duello. Nurburgring è stata un'aItra esperienza come quella del Louvre, della NASA, durante la quale ti senti grato di poter fare un lavoro che ti permette simili esperienze, È stata un’emozione grandissima e cosa ancora più importante abbiamo realizzato una scena ottima",

Oltre all'impatto emotivo, dalle riprese Howard ha appreso una maggiore consapevolezza dell'expertise necessaria per girare uno dei circuiti più impegnativi al mondo. "Io sono un neofita, ma era chiaro anche a me il livello tecnico richiesto per eccellere in un luogo del genere mentre percorrevamo quella pista ondulata e attorcigliata a Niirburgring" dice Howard. "Era come un grande campo da golf. Non c'è bisogno di prendere parte ad uno sport per capire che quel posto ha qualcosa di unico, specifico e speciale".
Howard non era del tutto nuovo a film sulle macchine veloci. Aveva recitato in un paio di pellicole a basso costo, commedie sulle gare automobilistiche a meta degli anni settanta, East My Dust e Grand Theft Auto, quest'ultimo da lui scritto e suo debutto alla regia.

Il regista ha anche avuto occasione di vedere di persona un’altra celebre pista. Poco dopo la fine delle riprese, la Indianapolis Motor Speedway lo ha invitato per guidare la safety car perla Brickyard 400, una gara NASCAR che si tiene annualmente sul leggendario circuito. Il campione NASCAR Jeff Gordon ha fatto da padrone di casa durante la visita di Howard e lo ha presentato durante una riunione tra piloti prima della gara.
Rush è stato un lavoro fatto con il cuore. Il ritorno ad un'era che conosceva bene nel mondo di uno sport a lui poco conosciuto e un progetto ricco di ostacoli. Eppure egli dichiara che questo è stato uno dei suoi film più facili. "Gli ostacoli incontrati durante la lavorazione di Rush sono stati considerevoli" conclude il regista. "ll tempo, ricreare gli anni settanta, far rivivere delle gare realmente avvenute: le sfide sono state impegnative e numerose. Ma da un punto di vista del cast questo è stato uno dei miei film più semplici. Tutto alla fine ha preso forma".


Ridare vita agli anni d’oro: Auto e riprese
Howard può dire con orgoglio di non essersi mai ripetuto nel suo lavoro e logicamente ogni film da lui diretto ha richiesto da parte sua una serie di sfide senza precedenti. A causa dell’ingente quantità di ricerche necessarie per imparare a conoscere il mondo delle corse in questo periodo storico, filmare Rush è stato simile ad Apollo 13.
Il livello di ricerca sul mondo della F1 e del periodo storico in questione intrapreso da ogni reparto — la ricchezza visiva e i dettagli tecnici- è semplicemente sorprendente. Dalle troupe in esterna agli infaticabili stuntmen alla squadra di montaggio premio Oscar® composta da Mike Hill e Dan Hanley impegnati nel dare una struttura al film nel loro studio, la lavorazione è stata lo straordinario risultato di una collaborazione di tutti i reparti coinvolti.

I filmmaker si sono resi conto che senza le drammatiche e realistiche scene delle gare, Rush non sarebbe andato molto lontano. "Abbiamo passato moltissimo tempo a studiare le scene con le corse", dice il produttore Eaton. "Parte del problema è che oggi la televisione offre delle immagini molto avanzate quindi c'era la necessità di andare oltre filmicamente. Abbiamo dedicato molto tempo a fare delle prove e guardato molte immagini di repertorio. Abbiamo creato degli story board per riprodurre concettualmente questi momenti. Da parte di tutti noi c'era un forte desiderio di ottenere i dettagli e l'autenticità giusti".
La sfida non è stata solo quella di scegliere il dettaglio giusto ma di presentarlo come non era mai stato fatto prima. Il direttore della fotografia Dod Mantle, premio Oscar® per The Millionaire era pronto ad accettare la sfida. "Anthony è tra i direttori della fotografia più innovativi ai giorni nostri" dichiara il produttore Fellner. "Per una scena, credo abbia usato più di trenta cineprese, per riprendere tutti i diversi elementi, le parti delle auto, i piloti".

Mantle non è tipo da dormire sugli allori. Dice: "Le ambizioni devono aumentare con ogni film. Devi dare il più possibile per ottenere il massimo da ogni storia, ogni scena. Non ho mai usato cosi tante ottiche in tutta la mia vita. Erano ovunque sul set: sulle macchine, sotto le macchine, sui tubi di scappamento, sul tettuccio, sotto il tettuccio. Era folle, e io ho spinto la mia squadra oltre il limite". Dopo una pausa: "Ma così abbiamo descritto molto bene lo sport, non è vero? Ho imparato un paio di cose sulle macchine da corsa storiche e sono delle terribili macchine di morte, delle bare su ruote. Quando togli il colore sgargiante della carrozzeria, non resta altro che una bomba ad orologeria con galloni di carburante alle tue spalle".

Nonostante non potessero correre rischi mortali con le loro macchine, i filmmaker sapevano comunque che la passione per l’autenticità dei fan di F1 avrebbe richiesto degli sforzi straordinari perché venisse soddisfatta. Il co—produttore JAMES HAJCOSTA ha passato un anno durante la preparazione di Rush seguendo eventi classici di F1 e dialogando con le associazioni, le società di ingegneria meccanica, proprietari e piloti di F1 degli anni settanta. È stato a raduni in giro per l’Europa per capire quali fossero le macchine giuste e, in alcuni casi, ne ha richiesto il restauro per le gare che si vedono nel film, Ha anche ingaggiato molti dei piloti — incluso l'ex campione di Grand Prix JOCHEN MASS — e ha amministrato il reparto di Fl durante la produzione, lavorando con l'esperto di repliche di celebri auto STUART McCRUDDEN.
A causa delle alte velocità in curva ottenute tramite la generazione di grandi quantità di deportanza aerodinamica, le macchine da Fl sono tra i più veloci veicoli da circuito al mondo. Possono raggiungere una velocità di 360 km orari con motori capaci di raggiungere in corsa un massimo 18.000 giri al minuto. Le macchine sono inoltre in grado di raggiungere un’accelerazione laterale di 5G nelle curve.

Per dare allo spettatore la sensazione di essere seduto al posto dei piloti, Howard e Manntle hanno attaccato delle cineprese agli elmetti dei piloti. Hemsworth racconta come è stato: "Era molto pesante da un lato e poi dovevano bilanciare l'altro lato, così alla fine avevi questo gran peso sulla testa. Entra proprio nel bulbo oculare, i movimenti della pupilla e piccoli frammenti di luce che cattura. Avevano dei riflessi della tribuna e delle persone dentro, nel tuo occhio. Era così vicino. Te lo puoi immaginare su uno schermo da 60 piedi? È un'inquadratura impressionante. Sei negli occhi del pilota e sarà una cosa fighissima".
È stato interessante per Hemsworth fare anche da assistente operatore. "Ron e Anthony facevano delle cose complicate con le camere a mano più piccole, piazzandole in diverse punti dei set" racconta. "E’ come entrare di nascosto in una stanza e spiare una conversazione. Hanno usato anche delle ottiche degli anni 70 così l'immagine rimanda proprio una sensazione di autenticità. Anthony è bravissimo con la luce. Continuavo a chiamarlo Rembrandt, il maestro della luce, in senso pittorico".

Hemsworth ha potuto anche capire più a fondo l'uomo che era Hunt quando saliva a bordo della sua macchina durante le scene più importanti. "Capisci il potere che questi uomini avevano nelle loro mani 0 piedi", dice. "Sei a pochi centimetri dal fondo stradale e sei legato. È come essere all’interno di un bozzolo — addirittura una bara, come viene indicato nella sceneggiatura. Guidi a una velocità di 170 miglia orarie, proprio al limite. Quando si pratica uno sport estremo che sfida continuamente la morte c’è anche bisogno di una valvola di sfogo. In gioco c’è una grande quantità di adrenalina ma anche di vulnerabilità.
"Nei giorni in cui eravamo alla guida non raggiungevamo mai le vere velocità dei piloti, il che ti faceva immediatamente pensare, ’0h mio Dio," continua l’attore. "P0tevo vedere da dove venisse questo senso di dipendenza, l’amore per l’adrenalina perché è diverso da tutto ciò che ho mai fatto o esperito. Ne parlava Senna. Si sentiva così vicino a Dio quando guidava a quelle velocità, ed era ciò che lo faceva sentire vivo".


Daniel diventa Niki- Protesi e trucco
Interpretare Niki Lauda dopo l'incidente a Nurburgring che lo ha sfigurato ha richiesto diverse ore in compagnia del truccatore ed esperto di effetti speciali premio Oscar® MARK COULIER. "Ovviamente c'era bisogno di ricorrere a delle protesi e questo mi ha reso nervoso all'inizio", dice Bruhl. "La cosa divertente è che dopo la prima prova, gli assistenti di Mark mi hanno detto che nel giro di una mezzora avrebbe potuto ricevere una candidatura agli Oscar® per The Iron Lady. Mark ha iniziato a lavorare alle protesi mentre alcuni radunavano bottiglie di champagne. Abbiamo seguito la cosa attraverso Internet mentre ero mezzo ustionato. Ha avuto l'Oscar® e li ho capito di essere in buone mani". L'attore parla bene anche del direttore della fotografia Mantle. "E’ incredibile come Anthony riesca ad avvicinarsi così tanto alle protesi con le macchine da presa senza che uno se ne accorga. Uno pensa che la mia faccia sia totalmente ustionata. Che lavoro incredibile".

Come per tutti gli altri dettagli presenti nel film, Howard desiderava il massimo dell'autenticità per le ferite di Lauda. "C’è un pezzo delle ferite di Niki all’ospedale che il pubblico non ha visto", dice l’esperta di trucco e capelli vincitrice di un Emmy FAE HAMMOND. "Ron voleva che si facesse un lavoro importante su quelle ferite. Quindi ci sono un paio di scene durante le quali si riesce proprio ad avvertire il dolore, l'agonia e l'orrore di quanto stava accadendo. Abbiamo diviso il trucco in otto fasi. Era molto importante che fosse il più Corretto e accurato possibile".
La squadra di trucco e protesi ha dovuto anche affrontare la sfida meno esplicita di dover rendere l’attore uguale al giovane campione ancora privo di cicatrici che tutti conoscevano. "Abbiam0 aggiunto dei denti falsi a Daniel per dargli quelle sembianze un po' da roditore" spiega Hammond. "Daniel ha dei bei denti con i quali ci siamo un po' divertiti. Ci sono degli elementi fisici presenti in Daniel che sono cosi prominenti nel vero Lauda ma la testa di Daniel era di una forma leggermente diversa, cosi non potevamo semplicemente fargli indossare i capelli di Lauda. Bisognava trovare uno spazio che desse armonia al resto del volto e alla forma del corpo. Penso che abbia funzionato molto bene".


Vestire il periodo storico: Gucci Ferragamo e Nomex
Gran parte di Rush è ambientato fuori dal circuito e Howard insieme al suo costumista Julian Day volevano fosse una celebrazione degli anni settanta. Per rendere possibile la cosa, la produzione ha utilizzato Gucci e Salvatore Ferragamo. Gucci ha fornito i vestiti per Hemsworth e Wilde mentre Ferragamo ha vestito Briihl e Lara.
Spiega Day, che si è fatto notare per il suo lavoro su Nowhere Boy: "Entrambe le case sono state estremamente disponibili e gliene sono grato. Sono andato a Firenze e ho incontrato il responsabile del team di creativi dietro Ferragamo (Massimiliano Giornetti) con il quale ho parlato dei personaggi. Ho disegnato alcuni indumenti con l'aiuto delle collezioni presenti in archivio. Poi sono stato a Roma e ho fatto lo stesso con Gucci dove ho incontrato Frida Giannini. In un certo senso Gucci è più appariscente il che va bene per il personaggio di James, mentre Ferragamo è leggermente più classico, ma in una maniera molto bella e andava bene per Niki".

Data l'unicità e la vivacità dello stile anni '70 sia sulla pista sia fuori dalla pista, era importante ottenere una verosimiglianza storica anche con il reparto guardaroba. "Se si prende il 1976, l’anno sul quale si concentra la storia, e si considerano le tute da corsa di Niki, si vede che la pubblicità è ovunque" ci confida Day. "Questo perché gli sponsor cambiavano in base alla gara, quindi i marchi, venivano sostituiti di volta in volta. Per evitare di confondere lo spettatore, ho dovuto far si che le tute fossero semplici e consistenti. E con la crescita del successo di Niki abbiamo aumentato la pubblicita su di lui. Ho fatto la stessa cosa con tutti gli altri piloti, e certamente anche con James".

Day — che era solito frequentare la F1 da bambino- ha dovuto anche affrontare la sfida di restituire la couture anni 70 senza cadere nel tranello del cliché. Per il costumista era importante onorare la Fl, visto che il padre era solito costruire modellini delle macchine da corsa. La macchina modello di John Day si vede in Rush. "Ouando si guardano le immagini di repertorio o le fotografie si notano molti colori primari" dice Day. "Ron ed io eravamo convinti che questi colori sarebbero stati giusti per le sequenze delle gare. Per il fuori pista ho optato per colori meno accesi, più fumosi, come per dare l’idea che la vita venisse vista attraverso il fumo di una sigaretta, visto che si ha l’impressione che negli anni 70 tutti fumassero".
La forma si è attenuta alla funzione quando si è trattato di F1 e sicurezza. La sicurezza dei piloti (il più possibile) era tutto. Le tute originali erano molto pesanti, con tre strati di Nomex e biancheria ignifuga a fungere da base per la divisa.

Per ottenere quel look, Day ha contattato una societa chiamata ONIP — produttrice di indumenti da corsa da quasi tre decenni- e ha creato tutte le tute del film, i guanti e i passamontagna. Ovviamente, Day ci racconta, questi elementi sono stati modificati per permettere la lavorazione. "Siccome le tute di allora erano molto pesanti e quelle di oggi hanno il peso di una maglietta siamo riusciti ad ottenere un look visivamente autentico ma non pesante quanto le tute originali".
La competitività non era spietata solo tra i piloti ma anche tra le scuderie che li finanziavano. Ci racconta Day: "All’epoca le scuderie del momento erano la Ferrari e la McLaren, cosi la McLaren per esempio era attenta a come si presentava la Ferrari... poi ordinava nuove divise e cambiavano le Adidas ad ogni gara.

Day ha fatto in modo di differenziare i Grand Prix e i circuiti. È partito da due estremi: Fuji, dove pioveva e c’era bisogno di una folla che fosse vestita con colori sobri come neri, marroni, grigi, blu e attrezzatura da bagnato mentre per il Brasile c'erano ballerine di samba, grid girls in bikini, shorts e tacchi alti e la moda era più colorata. Racconta: "La folla è importante quanto gli attori principali: sono lo sfondo di tutto. L'idea era quella di andare al Gran Prix e passarci l'intera giornata. Ti portavi la cesta per il pic nic, una borsa, la mantella per la pioggia e se durante la giornata la temperatura aumentava iniziavi a levare gli strati di vestiti. Ovviamente la gente se li legava attorno alla vita. L'idea di far si che la gente sembrasse il più reale possibile era fondamentale per me e Ron".

Sarebbe stato facile cadere nello stereotipo anni 70, ma Day ci ricorda con prontezza che quella era un periodo per tutti. "Ognuno ha la sua opinione riguardo alla moda degli anni ‘70. C'erano tanti colletti grossi e stampe Paisley, ma quando si guardano le fotografie di quel periodo si nota anche un lato molto normale della moda. Volevo abbracciare tutto, quindi c'è profondità e nessuno è vestito in maniera uguale. Quando devi lavorare con 5.000 comparse, vuoi che ognuna sia un individuo a sé stante... non un enorme blocco di gente stile anni ‘70".
Per Rhind—Tutt, questo flashback sartoriale negli anni ’70 ha reso ancora più interessante la sfida. "Era come essere a una lunga festa di famiglia quando ero bambino con il fidanzato della sorella vestito di tutto punto" ricorda Rhind—Tutt. "A quel tempo ero attento a tutti i tipi di moda. Per Rush ho indossato tutti quei vestiti che all’epoca indossavano gli adulti. È stato molto divertente".


La musica di un decennio: la colonna sonora
Dopo le collaborazioni in occasione di grandi film come Il Codice Da Vinci e Angeli e Demoni ma anche per progetti più intimi come Frost/Nixon, Howard e il premio Grammy; Golden Globe e Oscar® Hans Zimmer sono tornati a lavorare insieme perla musica di Rush. Zimmer ha composto 19 delle 24 canzoni per questa spettacolare ricreazione del mondo della F1 del 1976.

Nel descrivere ciò che spera Zimmer riesca a ottenere attraverso la sua musica, Howard commenta: "Sin dall’inizio sapevo che quella di Rush sarebbe stata una colonna sonora sorprendentemente complessa. Hans spesso trae ispirazione dallo studio dettagliato dei personaggi principali, non solo sulla pagina o tramite la regia ma anche dalle performance. Ha capito tutti i paradossi dei personaggi, cosi anche la colonna sonora di Rush è finita con l’essere un'altra straordinaria opera del maestro".
Con canzoni di David Bowie ("Fame"), Steve Winwood ("Gimme Some Lovin") e Dave Edmunds ("I Hear You Knocking") ma anche pezzi dei Mud ("Dynamite") e Thin Lizzy ("The Rocker"), la colonna sonora di Rush ricorda agli spettatori quelle sonorità che hanno fortemente caratterizzato quel periodo, spiegando anche perché si trattava di un periodo di reinvenzione e rivoluzione.

Trovare un equilibrio fra i desideri semplici dei piloti e il loro comportamento frenetico, ma al tempo stesso misurato sulla pista, è stata una sfida per Howard e Zimmer durante la composizione della colonna sonora. Che sia durante i momenti di intimità durante i quali James è solo con i suoi parrocchetti o quando Niki incontra Marlene perla prima volta o durante le scenate di James e l'inferno di Nurburgring che cambierà per sempre la vita di Lauda, Zimmer è stato in grado di catturare lo spirito del mondo in cui vivevano e correvano.
Il lavoro di Zimmer aveva un altro fan all'ìnterno della produzione. "Quando stavo guardando il film con la gente della Formula 1, mi sono reso conto del lavoro straordinario che Hans ha fatto" dice Lauda. "Mi ha colpito tantissimo. Parte della standing ovation va a lui".
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