Promised Land (2012) di Gus Van Sant

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locandina Promised Land (2012)
 
Regista: Gus Van Sant
Titolo originale: Promised Land
Durata: 106'
Genere: Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 14 Febbraio 2013 (cinema)

Attori: Matt Damon, Frances McDormand, Hal Holbrook, John Krasinski, Benjamin Sheeler, Terry Kinney, Carla Bianco, Joe Coyle
Soggetto: Dave Eggers
Sceneggiatura: John Krasinski, Matt Damon

Trama, Giudizi ed Opinioni per Promised Land (2012) (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Linus Sandgren
Montaggio: Billy Rich
Musiche: Danny Elfman
Scenografia: Rebecca Brown
Costumi: Juliet Polcsa

Produttore: Chris Moore
Produttore esecutivo: Ron Schmidt
Produzione: Focus Features, Imagenation Abu Dhabi FZ, Participant Media, Pearl Street Films
Distribuzione: Bim Distribuzione

La recensione di Dr. Film. di Promised Land (2012)
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Colonna sonora / Soundtrack di Promised Land (2012)
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Riccardo Rossi: Steve Butler
Gianfranco Miranda: Dustin Noble
Antonella Giannini: Sue Thomason
Rossella Acerbo: Alice
Luciano De Ambrosis: Frank Yates
Angelo Nicotra: Gerry Richards

Personaggi:
Matt Damon: Steve Butler
John Krasinski: Dustin Noble
Frances McDormand: Sue Thomason
Rosemarie Dewitt: Alice
Hal Holbrook: Frank Yates
Scott Mcnairy: Jeff Dennon
Ken Strunk: Gerry Richards
Titus Welliver: Rob
Terry Kinney: David Churchill
Joe Coyle: Michael Downey
Sara Lindsey: Claire Allen

Informazioni e curiosità su Promised Land (2012)

Nota: tra i produttori c'è il Fondo Sovrano di Dubai.

Note dalla produzione:
Note di produzione
Nelle parole dell'attore e sceneggiatore Matt Damon, Promised Land è “una storia in cui è facile specchiarsi, animata da personaggi in cui ognuno di noi può individuare persone che conosce.”
“È un racconto ricco di emozioni di quello che accade quando persone reali e denaro reale entrano in collisione e dei modi sorprendenti in cui la gente reagisce quando delle decisioni gravi ostacolano il suo percorso”, commenta l'attore e sceneggiatore John Krasinski.
Il produttore Chris Moore aggiunge: “Promised Land è un ritratto molto intimo di una serie di personaggi autentici, ma tratta anche dei grandi temi che ci troviamo ad affrontare oggigiorno: quali sono i nostri valori, che cosa conta per noi, come ci misuriamo con i veri conflitti in atto nelle nostre comunità?”.

Il regista Gus Van Sant osserva: “L'America è uno spazio enorme di cui ognuno di noi fa parte, per questo a volte è difficile comprendere a fondo la nostra identità. Quello che mi è piaciuto della sceneggiatura di John e Matt è il modo in cui trattano problemi importanti con grande umorismo e umiltà. È la storia di un gruppo di individui veri, con tutte le loro manie e anche le loro grandezze.”.
“Il mio personaggio, Steve Butler, è un uomo comune di oggi”, dichiara Matt Damon. “Ha abbandonato la comunità agricola dove è cresciuto perché la sua città stava morendo. Come molte persone, si è trasferito in una metropoli in cerca di maggiori opportunità. E ora ha un buon lavoro e guadagna bene.”.
John Krasinski osserva: “Steve lavora in una grande società e pensa di fare la cosa giusta e non si sente in colpa per i suoi tentativi di fare carriera. Ha viaggiato a lungo come agente di vendita e ora ha l'occasione di accedere al livello dirigenziale.”.

Aggiunge Chris Moore: “Quando si presenta a McKinley con la sua collega Sue Thomason con il compito da un lato di contribuire a salvare la cittadina dal declino finanziario e dal decadimento certo e dall'altro di aumentare i profitti della sua azienda, Steve immagina che andrà tutto liscio perché viene da quel territorio ed è in grado di parlare nella lingua di quella gente. Ma questo si rivelerà sia il suo punto di forza sia il suo punto di debolezza. E alla fine sarà costretto a tracciare un bilancio di tutta la sua vita e a decidere come vuole che sia.”.
“In questa storia vedo l'evoluzione di Steve come una metafora del nostro paese”, riflette l'attrice Rosemarie DeWitt, che interpreta Alice, un'insegnante di scuola elementare di McKinley.

Il candidato agli Oscar Hal Holbrook, che incarna Frank Yates, l'insegnante di scienze del liceo di McKinley, afferma: “Ho 87 anni e penso che stiamo vivendo in un'epoca straordinariamente critica. L'intero concetto di democrazia dipende dalla capacità di collaborare delle persone e se non si accettano i compromessi la democrazia non può esistere.”.
La vincitrice del Premio Oscar Frances McDormand, che interpreta Sue, commenta: “Finché non metteremo in discussione tutto quello che possiamo, non avremo la minima possibilità di avere un futuro che saremo in grado di controllare.”.

“La posta in gioco è più che mai alta per tutti noi”, concorda Matt Damon. “Come avrebbero affrontato i nostri genitori o i nostri nonni quello che ci troviamo davanti noi nella nostra epoca? Come se la caveranno i nostri nipoti? Sono domande impegnative per chiunque di noi…”
Con intelligenza Promised Land dissemina quesiti sull'evoluzione dei valori americani e queste riflessioni derivano in parte dalle decisioni prese dagli abitanti di una piccola città quando una società di gas naturale cerca di estrarre il gas dalle formazioni di rocce scistose di cui è ricco il territorio attraverso il procedimento estrattivo della fratturazione idraulica o “fracking”.

Matt Damon spiega: “La storia segue Steve e Sue nei loro tentativi di persuadere la comunità di McKinley a concedere i diritti di trivellare i loro terreni agricoli alla Global Crosspower Solutions, la società per la quale Steve e Sue lavorano che, valutata 9 miliardi di dollari, è una delle più grandi aziende energetiche del paese. Gli abitanti della città hanno opinioni divergenti nel valutare la bontà dell'operazione. In molti casi, la concessione del permesso di estrazione è l'unica alternativa per evitare il pignoramento di una fattoria a conduzione famigliare.”.
Aggiunge Rosemarie DeWitt: “Gli abitanti di McKinley si preoccupano di poter sfamare i propri figli e di migliorare il sistema scolastico.”.
“È un tema complesso che oggi come oggi divide molte comunità”, commenta Matt Damon. “Quale contesto migliore per dei narratori come noi per sollevare domande sulla nostra identità di americani? Steve crede in quello che fa, crede sia giusto convincere le persone a concedere la loro terra per dei potenziali pozzi di gas, perché vuole tenere a gala quelle comunità”.

John Krasinski commenta: “L'estrazione del gas naturale è un tema attuale e funge da perfetto sfondo per la nostra storia che ci siamo prefissi di scrivere sotto forma di esplorazione dell'identità americana dei nostri giorni. È un campo in cui, analogamente a una partita di poker con puntate molto alte, le perdite e i guadagni potenziali sono enormi. Per un individuo che si trova davanti questa opportunità, la decisione da compiere è assai complessa.”.
Scoot McNairy, nel ruolo dell'agricoltore Jeff Dennon, osserva: “Ho sentito che era una storia importante da raccontare perché non è pro o contro qualcosa, ma offre prospettive diverse. Nessuno ama essere costretto a credere in un'idea.”.

“L'energia è un tema essenziale sul quale la gente sta dibattendo”, osserva Chris Moore. “Crea subito una tensione nel nostro film e dà origine a un confronto.”.
“Sento che la sceneggiatura di John e Matt esplora questo confronto in un modo genuino. Non viviamo in un mondo bianco o nero”, afferma Rosemarie DeWitt.
Matt Damon nota che “in America, le comunità sono consapevoli della problematica legata all'estrazione del gas naturale. Ho un amico che fa lo stesso lavoro di Steve, è un ‘uomo della terra’, e mi ha detto che quando arriva in una fattoria, trova persone preparate, che si sono documentate sulla questione”.
“È quello che fa Jeff, il mio personaggio”, aggiunge Scoot McNairy. “È un coltivatore orgoglioso del suo paese e della sua terra, che appartiene alla sua famiglia da molte generazioni. L'arrivo di Steve lo punge sul vivo.”.

John Krasinski afferma: “Ogni spettatore si farà la sua idea sull'argomento, ma il nostro obiettivo è sollecitare il pubblico, con sentimento e umorismo, drammatizzando i personaggi mentre prendono le loro decisioni e affrontano una serie di sfide, sia interiori che esteriori. Non appena compare, Dustin Noble, il mio personaggio, diventa subito complementare a Steve. Il modo in cui interagiscono non è molto lontano da quello dei tempi della scuola. La cosa divertente è il peso molto più grande che acquista il riuscire a vincere la partita nel cortile. Attraverso questi personaggi, ho anche voluto esplorare la forza della comunità in America. Mi sono tornati in mente i racconti di mio padre della sua infanzia e adolescenza in una cittadina di provincia. La solidarietà e la fiducia reciproca erano pilastri fondamentali. Che fine sta facendo quel tipo di insediamento oggi che deve affrontare un enorme cambiamento nel bel bezzo di uno sconvolgimento economico? Come si pone rispetto alla questione di come reagire in sintonia ai problemi? Ho proposto il concetto originale allo scrittore Dave Eggers, a cui stanno a cuore queste tematiche, e insieme abbiamo sviscerato delle idee fino a dare forma a una storia.”.

La prima stesura della sceneggiatura si intitolava Gold Mist (foschia dorata), riferimento ironico al colore dell'auto di lusso acquistata da un coltivatore in disgrazia, e la modalità speculativa era l'energia eolica.
Matt Damon e John Krasinski si sono conosciuti attraverso la moglie di John, l'attrice Emily Blunt, con cui Matt ha interpretato I guardiani del destino. Una sera, durante una cena, John ha accennato alla sceneggiatura suscitando l'interesse di Matt che si è subito messo a scrivere con lui. “Un'esplosione di creatività”, ricorda Krasinski. “Siamo subito andati molto d'accordo e siamo diventati amici e collaboratori.”.
“John ragiona in modo incredibilmente veloce”, osserva Damon. “Quindi la scrittura è stata rapida e accompagnata da molte risate. Mi ha fatto ripensare a quando scrivevo con Ben Affleck, ho provato una sensazione molto simile e soprattutto mi sono divertito moltissimo.”.

Chris Moore si è unito ai due nella produzione del film perché si è sentito attratto “innanzitutto dai personaggi: penso che il pubblico avrà la possibilità di identificarsi in più di un ruolo. Ho trovato anche interessante l'idea di una persona inserita in una multinazionale americana che entra in conflitto con le scelte che compie la sua azienda rispetto a quello che è, o potrebbe essere, il suo lavoro. Per me, la sceneggiatura conteneva le potenzialità per diventare un film interessante come quelli che si vedevano negli anni '70. Oggi è più difficile realizzare film di quel genere, ma come per Will Hunting - Genio ribelle abbiamo voluto provarci. E come in quel film, anche in Promised Land c'è sicuramente una buona dose di umorismo”.
Mentre facevano i sopralluoghi nell'upstate New York, Matt Damon e John Krasinski hanno incontrato un ostacolo. Osserva Chris Moore: “Viaggiando e continuando le ricerche, si sono resi conto che i meccanismi che regolano l'industria eolica non avrebbe funzionato nel film sul piano drammatico.”.
Matt Damon ricorda: “Abbiamo dovuto accettare il fatto che avevamo costruito la storia su una struttura non del tutto corretta. È stato un momento difficile nella vita del progetto.”.
Commenta Moore: “Volevamo procedere con il progetto, ma bisognava prima superare questo enorme scoglio.”.

John Krasinski e Matt Damon discutono di come trasporre la storia in un contesto diverso con un'altra problematica sullo sfondo, pur esplorando gli stessi temi e mantenendo lo stesso studio dei personaggi. Considerano l'estrazione del carbone e del petrolio e la pesca dei salmoni in Alaska.
Mentre Damon è lontano per la lavorazione di un altro film, Krasinski scopre per caso una vicenda legata all'estrazione del gas naturale e inizia un nuovo ciclo di ricerche. Osserva: “Era la perfetta lente contemporanea attraverso la quale esaminare i temi del senso della comunità e dell'integrità delle persone. Volevo stabilire una base autentica su cui ancorare quegli studi.”.

Per documentarsi su un capitolo relativamente nuovo dello sfruttamento energetico, John Krasinski guarda ore e ore di resoconti filmati di incontri di comitati cittadini e di quartiere che dibattono sull'argomento e legge un volume enorme di articoli.
Nel giro di poco tempo una nuova versione della sceneggiatura è in fase di elaborazione. “John l'ha affrontata di petto e si è lanciato nella scrittura. Grazie a questo percorso, il film è migliorato, anche se la storia è rimasta essenzialmente intatta”, dichiara Matt Damon. “C'erano tutti gli stessi personaggi che avevamo imparato ad amare e che ora potevamo esplorare in modo più approfondito.”.

Il lavoro sulla sceneggiatura continua per nove mesi. Commenta Chris Moore: “Matt e John hanno un'etica professionale molto forte. Si sono ritagliati il tempo per incontrarsi e rifinire il copione a Città del Messico o a Vancouver o a New York. Non si fanno scrupoli a dirsi reciprocamente quando un'idea non funziona, presupposto fondamentale in una collaborazione, né a sostenersi con forza quando un'idea è valida.”.
Più vicini a casa, sulla costa occidentale, i co-sceneggiatori si incontrano “tutti i weekend mentre Matt gira La mia vita è uno zoo”, ricorda John Krasinski.
“Scrivevamo tutto il giorno sia sabato che domenica, circondati dai nostri figli e dalle nostre mogli. A volte la situazione era molto caotica.”.

Aggiunge Matt Damon: “Durante la settimana, John e io tornavamo ai nostri rispettivi lavori e riflettevamo su quello che avevamo scritto nei momenti di pausa, annotando appunti e idee prima di ritrovarci nel weekend per continuare la revisione. Mia moglie mi diceva ‘Hai vissuto un'esperienza talmente bella che, se anche il film non dovesse mai farsi, è valsa comunque la pena perché ricorderai sempre quanto ti è piaciuto scrivere e fare questa straordinaria esperienza creativa con John.’”.
L'ipotesi che il film non vedesse mai la luce ha rischiato di avverarsi. Matt Damon aveva intenzione di dirigere il film, ma quando è cambiato il piano di lavorazione di altri film per i quali era scritturato come attore, si è reso conto che non avrebbe avuto modo di occuparsi della regia di Promised Land.
“Non è stata una telefonata piacevole quella che ho dovuto fare a John”, ricorda.

Commenta John Krasinski: “È stata una serata difficile per tutti noi. Matt ha guardato la sua agenda e si è reso conto che gli era impossibile fare tutto quello che aveva previsto. Prende molto seriamente il suo lavoro e non voleva compromettere la sua opportunità di firmare una regia.”.
La mattina dopo aver parlato con John, Matt parte per una vacanza con la sua famiglia. Mentre è seduto in aereo in attesa di decollare, invia una e-mail a uno dei registi con cui ha lavorato di più, Gus Van Sant, e gli racconta il suo dilemma. Nel giro di pochi istanti, ricorda Matt, “prima che ci dicessero di spegnere i cellulari, Gus mi risponde ‘Mi piacerebbe molto leggere quello che stai scrivendo.’”.
Gus Van Sant rivela: “Stavo tenendo d'occhio la sceneggiatura prima che Matt mi contattasse quella mattina. Sapevo che stava lavorando a un progetto. Quando l'ho sentito, ho capito che aveva bisogno del mio aiuto.”.

Ricorda Matt Damon: “Gli ho mandato tutta la documentazione mentre eravamo ancora sulla pista di decollo, poi ho spento il cellulare. Quando siamo atterrati, un paio d'ore dopo, ho ricevuto un messaggio di Gus che mi diceva che voleva dirigere il film. Ho subito mandato un'e-mail a John ‘Abbiamo un regista e non un regista qualsiasi: abbiamo il migliore!’”.
Matt Damon non lo sa, ma Gus Van Sant è “di gran lunga” il regista preferito di John Krasinski che ricorda l'arrivo dell'e-mail di Matt: “Ero eccitatissimo. Ho rimesso e sono svenuto. Venendo dal Massachusetts, penso di avere Will Hunting - Genio ribelle tatuato su di me da qualche parte…”.

Riflette Gus Van Sant: “Leggendo la sceneggiatura, ho notato che assomigliava ad altre cose su cui aveva lavorato Matt come sceneggiatore e ho sentito che lui e John erano riusciti a produrre qualcosa di molto valido insieme. È stato facile per me dire di sì.”.
La produzione è in ritardo sulla tabella di marcia e vuole accelerare, quindi le riprese iniziano meno di quattro mesi dopo.
Frances McDormand era già parte integrante del progetto. Precisa Matt Damon: “Avevamo mandato a Fran la primissima versione della sceneggiatura, quando il film era ancora sull'energia eolica, e lei aveva accettato di farne parte. A parte John e me, era la persona coinvolta nel progetto da più tempo.”
Aggiunge Chris Moore: “In tutti gli alti e bassi ci è rimasta fedele. Interpreta il ruolo con un grande tempismo comico, dando a Sue uno spiccato pragmatismo.”.

Matt Damon commenta: “La sua interpretazione di Sue è molto stratificata e sfaccettata. Sue è una madre single che viaggia molto per lavoro. Lavora in coppia con Steve da molti anni e tra loro c'è un rapporto fraterno. Esiste un elemento di competitività, ma traspare anche l'affetto e l'attaccamento.
Spesso, quando recitavo una scena con Fran, sentivo che succedeva qualcosa di intenso. Poi, guardando i giornalieri, avevo l'opportunità di notare le differenze in ogni singolo ciak che faceva.”.
John Krasinski concorda, osservando che “in quei giornalieri, in ogni ripresa c'è una sfumatura diversa poiché Fran apporta purezza e intensità al ruolo. Se io fossi bravo quanto lei, lo ammetterei compiaciuto, lei invece è molto schiva e si scrolla di dosso i complimenti. Ma brilla di luce propria.”.

Osserva Frances McDormand: “Scrivere una sceneggiatura è un'arte, come lo è scrivere un racconto o una poesia, e John e Matt conoscono l'arte della scrittura cinematografica. Sono rimasta colpita dalla loro intelligenza. Inoltre, sono sufficientemente consapevoli di se stessi da non tentare di fare accettare a tutti le loro opinioni.”.
Come molti altri membri del team creativo, Frances McDormand è riuscita a entrare fin troppo bene in relazione con le sfide che affronta la cittadina di McKinley e le persone che vi abitano e la visitano. Spiega: “Ho frequentato il liceo in una città siderurgica della Pennsylvania. Oggi sta soffrendo molto e malgrado questo ho degli amici che ancora vi abitano felici perché si tratta della loro comunità e fanno parte di importanti congregazioni religiose.”.

In Promised Land, le necessità della comunità pesano molto su Frank Yates, che conduce un'esistenza in armonia nella fattoria della sua famiglia e che capisce bene il conflitto d'interessi di Steve.
Osserva Matt Damon, “Essendo più anziano, Frank ha il senso della gestione della proprietà. Crede nell'industria, è un ingegnere della Boeing in pensione che ora insegna scienze al liceo perché vuole istruire la futura generazione della sua comunità. È consapevole del suo posto nella città e nel mondo. Sfida Steve in modo che altre persone sollevino quesiti e intraprendano un sano processo decisionale condiviso, tutti insieme, in quanto comunità. Per Frank, si tratta di creare del tempo da dedicare all'istruzione. Per noi si è trattato di creare del tempo per permettere a Hal Holbrook di interpretarlo.”.

Chris Moore sviluppa il concetto: “Abbiamo dovuto adattare i giorni delle riprese di Hal in base alla programmazione del suo one-man show su Mark Twain, ma lo avremmo fatto a qualunque costo perché sapevamo che avrebbe incarnato Frank come la coscienza della comunità.”
L'attore veterano ha incontrato i realizzatori e ha accettato di far parte di “un film ha un significato profondo al di là del puro intrattenimento. Il materiale, la sceneggiatura, è quello che conta. E il fatto che Matt lo avrebbe interpretato è stato un grande punto a favore, perché lo ammiro: sta maturando come attore, non è solo apparenza. Ho messo il mio cuore in questo ruolo perché Frank sottolinea il fatto che non è possibie prendere una decisione affrettata. Hanno bisogno di riflettere tutti insieme.”.

Rosemarie DeWitt osserva ammirata: “Come attore, Hal Holbrook incarna un'incredibile solidità e al tempo stesso una straordinaria vulnerabilità, un mix perfetto per questa storia. Mi viene la pelle d'oca guardandolo. Inoltre, non sbaglia mai una battuta! A noi tutti capitava, ma lui era sempre perfetto!”.
“Ogni attore cerca sceneggiature come questa, belle, ben costruite e su temi importanti. Tuttavia, non è un film a sfondo sociale.”
Le attrici interessate a interpretare il ruolo di Alice, l'ultimo del cast principale, non mancavano certo. Alice diventa un termine di confronto per Steve, interpretato da Matt Damon, che elogia l'interpretazione di Rosemarie DeWitt: “È come noi abbiamo scritto il personaggio, solo in meglio.”.
L'attrice descrive Alice come “una donna che è cresciuta in una cittadina e poi è andata a studiare in una grande città. Ha avuto la sua sfilza di lezioni di vita e di perdite.”.

Chris Moore aggiunge: “Alice rappresenta il futuro. È una donna che ha compiuto la scelta di tornare a casa e di fare la differenza, un elemento importante nella nostra storia. Ha la stessa età di molte persone che oggi potrebbero dire ‘La mia vita ormai è questa, non posso più cambiarla adesso’.
Il fascino, il buonsenso e il carisma di Rosemarie DeWitt danno vita al personaggio e le permettono anche di abitare con disinvoltura lo spazio in mezzo al conflitto tra Steve e Dustin, visto che entrambi sono attratti da lei.”.
“Avevo già lavorato con Rosemarie in passato”, osserva John Krasinski. “Mi era piaciuto recitare con lei ed era piaciuta anche a mia moglie su un altro progetto. Quando si è presentata una lettura, mi sono detto ‘È perfettamente logico!’ Inoltre, ha una splendida chimica con Matt.”

L'altro tipo di chimica che si sviluppa sullo schermo è quella tra i personaggi incarnati da Matt Damon e John Krasinski. Osserva Matt Damon: “Il pubblico resterà sorpreso da John. Interpreta un uomo che ha una storia da raccontare. Ogni giorno alla fine delle riprese mi dicevo ‘Quest'uomo è straordinario’ anche se lo conoscevo già. 15 anni fa, quando ho girato Will Hunting - Genio ribelle, Gus mi ha detto, ‘La regia è fatta al 95% dalla scelta del cast’. Per questo film abbiamo avuto tutti gli attori che volevamo. Poi li abbiamo lasciati liberi e hanno iniziato a fare cose grandiose che non avremmo mai immaginato.”.
Chris Moore nota che gli attori di questo cast “non hanno mai fatto i capricci per il trucco o i capelli. Non si è mai perso tempo per aspettare qualcuno. Sono tutti attori capaci che si sono sostenuti l'un l'altro.”.
Frances McDormand dichiara “La realizzazione di Promised Land è stata uno sforzo collaborativo avvenuto nel migliore dei modi.”

Titus Welliver, che interpreta il socievole proprietario dell'emporio Rob’s Guns, Groceries, Guitars and Gas, osserva: “John e Matt hanno fatto un lavoro talmente bello scrivendo la sceneggiatura che ti veniva voglia di contribuire al processo creativo.”.
Le prove che sono state fatte con gli attori hanno avuto lo scopo di approfondire la loro percezione del luogo e dei personaggi al di là dell'ambiente in cui avrebbero girato. Sia in veste di attori, sia in veste di sceneggiatori, Matt Damon e John Krasinski erano preparati ai momenti di spontaneità che avrebbero potuto verificarsi.

Ricorda Rosemary DeWitt: “Sembrava veramente che Matt e John condividessero lo stesso cervello di Gus! Quando non lavoravano davanti alla macchina da presa, li vedevi con Gus a riscrivere o ristrutturare una scena. Ma quando, durante le riprese, interpretavano i loro personaggi, erano completamente calati in Dustin e Steve.”.
Nel film non è mai specificato lo stato in cui si trova McKinley. Matt Damon rivela: “È voluto, perché potrebbe essere qualsiasi cittadina degli Stati Uniti.”.
Osserva John Krasinski: “È un film sullo stato del nostro paese, quindi era logico che andassimo nel cuore del paese e filmassimo le cose nei luoghi dove avvengono nella realtà.”.
Per questo motivo, Promised Land è stato girato interamente in esterni nella zona agricola della Pennsylvania occidentale.

“È una regione intatta, perfetta e incontaminata”, dichiara incantato Hal Holbrook. “Sono rimasto colpito dalle colline verdi a perdita d'occhio sullo sfondo del cielo. È il motivo per cui siamo venuti in questo paese.”.
“Girare in Pennsylvania mi ha aiutata a capire il mio personaggio”, osserva Rosemary DeWitt. “La gente parlava di quello che è successo nella zona nel corso degli anni. Potevi immergerti nella cultura locale.”
John Krasinski, il cui padre è cresciuto in Pennsylvania, nota che “c'è qualcosa che non riesci a cogliere se non vieni qui, un'energia e una dolcezza che aiutano.”.
Lo scenografo Daniel Clancy, che ha le sue radici famigliari in Illinois, sostiene che “quando giri in un teatro di posa, perdi il senso della realtà. È importante avere la percezione vera e il sapore autentico di un luogo. Gus ragiona molto per immagini, quindi lui e io siamo sulla stessa lunghezza d'onda.”

Dal punto di vista produttivo, Chris Moore dichiara che “girare sul posto rende il film migliore sul piano visivo, perché chiunque davanti e dietro la macchina da presa ha il polso della realtà e il risultato lo percepisci nella narrazione, nei costumi, nella recitazione, nella fotografia del film e via dicendo. Ci sono tre fattori determinanti nella scelta di una location. Il primo è puramente creativo: offre un'immagine che corrisponde a quella che vuoi per il film? Il secondo è il senso di opportunità che ti trasmette: se metti attori e tecnici in un contesto simile a quello in cui si svolge la storia e li circondi di gente di quel posto in piccoli ruoli e in piccole mansioni tecniche, è ancora meglio. La terza ragione è di ordine economico. Gli Stati hanno implementato degli incentivi per attirare le produzioni cinematografiche, anche se bisogna scegliere i posti che apprezzano veramente le persone che fanno i film. Non devi pensare solo al beneficio fiscale, devi accertarti di avere il permesso per girare, per esempio, nella chiesa locale. Per Promised Land, i tre fattori si sono verificati in modo armonico.”

Dopo aver scelto lo stato è stato necessario identificare un elenco molto dettagliato di requisiti per gli ambienti del film e John Adkins, il responsabile delle location, ha assunto il comando della ricerca dei set desiderati. Dopo aver valutato con Gus Van Sant tutti i particolari, Adkins ha tracciato una mappa lungo il raggio che circonda il centro di Pittsburgh e ha fatto sopralluoghi in numerose fattorie. Poi si è confrontato con Daniel Clancy per restringere la gamma di opzioni.
Quando è giunto il momento di far venire Gus Van Sant a Pittsburgh, la destinazione prescelta era Slate Lick Road a Worthington, in Pennsylvania, a circa 60 Km a nordest di Pittsburgh, nella Contea di Armstrong.

Ricorda John Adkins: “Cercando meravigliosi terreni da pascolo, mi sono ricordato di Slate Lick Road che avevo reperito per altri film. Quando Gus è arrivato, sono andato a prenderlo in aeroporto e ci siamo diretti nella zona di Worthington/Slate Lick, girando in auto lungo quella strada così particolare.”
“Non ero mai stato in quella zona”, osserva il regista. “Quando John mi ha accompagnato nella campagna fuori da Pittsburgh, mi è sembrata perfetta.”
“E così abbiamo deciso”, conclude Adkins. “Il nostro film si sarebbe girato in quella regione che è diventata a pieno titolo una delle grandi star di Promised Land.”.

Le fattorie attorno a Slate Lick Road che sono state usate nel film sono state scelte in base alla loro bellezza, al calore e al naturalismo. C'è anche una storia vera che riecheggia il racconto del film: la Fattoria Rhea, che sullo schermo diventa la Fattoria Yates, appartiene alla famiglia Rhea da quattro generazioni e la costruzione ha più di cento anni ed è stata costruita due generazioni fa. Attualmente vi si allevano capre, emù e bestiame e vi si coltiva fieno. Altre fattorie “cadevano quasi a pezzi”, riferisce lo scenografo Daniel Clancy. “Le abbiamo ripulite e abbiamo aggiunto qualche tocco nostro pur rispettando l'essenza della loro identità. Molte persone oggi non sanno che cos'è l'America rurale. Puoi vivere in una città e non essere consapevole di quello che accade solo a un'ora di distanza da dove ti trovi. Ecco perché è importante raccontare questa storia.”.
Per trovare le giuste location che costituissero la città di McKinley, John Adkins aveva il mandato di “cercare una cittadina che offrisse i segni tangibili delle difficoltà economiche, ma pulsasse ancora e, soprattutto, avesse ancora un cuore”.

Dopo aver perlustrato più di una sessantina di piccole città, “in cui i dibattiti che si animano nella storia sono in corso”, Adkins è stato raggiunto da Daniel Clancy per restringere il campo. “Dan e io siamo subito andati d'accordo, e meno male, visto che trascorrevamo ore e ore insieme sulla mia Jeep. Ci siamo anche trovati in sintonia nell'immaginare gli ambienti del film, fedeli all'estetica che Gus voleva.”
Riflette Clancy: “Oggi come oggi è sempre più difficile trovare delle fattorie, eppure è stata la cittadina la location più impegnativa di tutto il film. Non doveva essere né troppo grande, né troppo piccola, doveva avere un'aria un po' decadente, ma non essere per niente distrutta. Doveva essere in grado di raccontare la nostra.”.

Avonmore, nella contea di Westmoreland in Pennsylvania, insediatasi all'inizio del XVIII secolo, rispondeva ai requisiti. È passata dall'essere una comunità agricola a essere una città industriale, con l'estrazione del carbone seconda solo alle acciaierie tra le vocazioni locali. Numerosi dei suoi abitanti fanno i pendolari ogni giorno per andare a lavorare a Pittsburgh, ma continuano a risiedervi in una comunità eterogenea che conta più di mille individui.
L'Indiana Avenue di Avonmore è diventata la Main Street di McKinley, con colori variegati e stili architettonici che rivelano un passato un tempo fiorente attraverso i bordi frusti e al tempo stesso un orgoglio e una tenace speranza per il futuro. Gus Van Sant ha reagito molto favorevolmente al contesto dal quale la squadra di Daniel Clancy ha carpito degli elementi “in parte simili all'immaginario di Norman Rockwell, con delle note un po' agrodolci.”.

Quando si è trasferita ad Avonmore, la produzione ha interamente creato le facciate e le insegne dei negozi di McKinley sull'Indiana Avenue: una panetteria, un negozio di generi diversi, un ufficio postale e via dicendo. Il Rob’s Guns, Groceries, Guitars and Gas è stato creato in uno spazio vuoto.
Daniel Clancy sostiene che l'ideale era “ricreare in dettaglio la linfa vitale di McKinley, le ragioni e i modi delle persone che vivono in questa cittadina e cosa le spinge a preservarla.”.
“Mentre eravamo ad Avonmore, erano in corso diverse transazioni sul gas naturale, in modo analogo a quanto avviene nel nostro film”, riflette Van Sant.

My Buddy’s Place, il bar di Avonmore, è stato leggermente modificato per diventare il bar del film, Buddy’s Place. Titus Welliver ride: “Guardando quelle scene, riesci a sentire l'odore delle noccioline e della birra”.
John Adkins aggiunge entusiasta: “Ci ha regalato tre ambienti diversi sotto un unico tetto: lo spazio del biliardo, lo spazio delle band e del karaoke e il vero e proprio bancone del bar su cui sono incisi centinaia e centinaia di nomi. E, quel che più conta, è un luogo sufficientemente grande da poter accogliere attori, tecnici e attrezzature. La proprietaria, Gerri Bumbaugh, era molto accomodante. Ha subito stretto amicizia con Gus e la si può vedere in alcune scene del film che si occupa del bar.”.

Come nei suoi film precedenti, Gus Van Sant ha cercato di integrare nel cast gente del luogo che di professione non fa l'attore. In Promised Land, questa scelta ha potenziato la verosimiglianza delle scene che esigevano la partecipazione di decine di membri della comunità ed è servita anche a dare maggior vigore alle interazioni con gli attori protagonisti davanti alla macchina da presa.
Sono state indette molteplici convocazioni aperte che hanno attirato centinaia di persone che si sono presentate alle audizioni. Alla fine la produzione ne ha selezionate circa 500 che sono state scritturate come comparse. Inoltre, ha anche attinto al bacino regionale degli attori professionisti, scegliendo anche degli attori bambini che sono stati selezionati per molti dei ruoli più giovani.

Che siano apparsi davanti alla macchina da presa o meno, gli abitanti della città hanno accolto il cast e la troupe del film a braccia aperte. Penny Dunmire, che risiede da sempre ad Avonmore ed è segretaria della Avonmore Community Association, dichiara: “La nostra industria più recente è il turismo, con escursioni in kayak e in canoa lungo il fiume. Questa iniziativa ha portato per la prima volta tantissima gente nella nostra città, gente che è stata meravigliosa con noi. È un motivo di orgoglio per noi tutti che il film sia stato girato ad Avonmore. Non potete immaginare l'entusiasmo! Eravamo tutti incantati dalle riprese.”
Per Promised Land, l'accordo tra Gus Van Sant e il direttore della fotografia Linus Sandgren era di mantenere dei toni tenui, con piccole esplosioni di colore qua e là man mano che la storia avanza. Sandgren dichiara: “La mia filosofia è lavorare senza una gamma di colori prestabilita, ma so che la troupe a volte si organizza meglio avendola.”.

Alla gamma di colori, o alla sua assenza, si è adeguata la costumista Juliet Polcsa e il suo reparto, coordinandosi con lo scenografo Daniel Clancy e la sua squadra. Juliet commenta: “Abito in una piccola città nell'upstate New York, quindi ho sentito la veridicità della sceneggiatura. Abbiamo adottato quella che io definisco una ‘gamma di colori comoda’. I vestiti indossati dagli abitanti di McKinley non potevano apparire troppo nuovi, vistosi o inamidati”.
Cercando di rendere la realtà economica attuale, il reparto costumi si è scontrato con la realtà della moda attuale. Spiega Juliet: “L'attuale tendenza verso i colori accesi era completamente sbagliata per il look di questo film.

Sono andata in molti negozi di roba usata, ma non sempre vendevano vestiti che apparivano consunti, strappati e via dicendo. Bisogna stare molto attenti a ‘invecchiare’ gli indumenti o a punteggiarli di sporco, perché facilmente sullo schermo appaiono finti.”.
Juliet ha trovato la sua fonte d'ispirazione vicino a casa, in senso letterale: il gilet che indossa sempre Frank Yates “apparteneva a mio marito”, rivela. “È stata una soluzione vantaggiosa per me, perché ho trovato un capo realmente consunto per il personaggio e ho potuto ripulire l'armadio di mio marito. Lui pensa che lo riavrà, ma… si sbaglia!”.

Prendendo spunto dalle comparse, è stato utilizzato per necessità anche il guardaroba dei principali attori del cast. Ricorda Juliet: “Gus ha avuto l'idea di fare indossare agli attori i propri vestiti. Quando ti senti a tuo agio in qualcosa di tuo, ti senti un po' più a tuo agio anche nel personaggio.”. Ha parlato con gli attori per capire che cosa avessero che potesse funzionare nel film e che fossero disponibili a indossare.
È stato il veterano del cast a stabilire il tono. Osserva Juliet: “Il gilet di mio marito alla fine è stato uno dei pochi capi indossati da Frank Yates che non appartenesse nella realtà a Hal Holbrook. Mi disse che aveva un vecchio paio di jeans e una maglietta malridotta che non si sentiva ancora di buttare via e che quindi metteva per fare i mestieri e il giardinaggio. Me li ha fatti avere e io li ho preparati per incorporarli nel look di Frank. Gus assistette alla prova costumi di Hal che indossò i suoi jeans e la sua maglietta su cui io aggiunsi il gilet. E il personaggio venne fuori piuttosto in fretta.”.

Per affinare la sua caratterizzazione di Steve Butler, Matt Damon ha utilizzato il suo consueto procedimento di incorporare elementi che permeassero l'autenticità del suo ritratto senza necessariamente essere evidenti agli occhi del pubblico. Si è servito delle ricerche svolte da Juliet Polcsa, considerando che inizialmente vediamo Steve in un contesto aziendale, prima che si stabilisca a McKinley. “Abbiamo parlato dello stile di abbigliamento ‘corporate casual’ e ‘casual Friday’”, osserva Juliet. “L'evoluzione nel modo di vestire di Steve doveva essere un cambiamento piuttosto repentino, che riflettesse il suo fiuto di venditore.”.

Nel copione era scritto che Steve indossa stivali da cowboy nuovi e di ottima fattura. Ne è stato procurato un paio, ma Juliet e Matt temevano che non fossero del tutto adatti per essere fatti indossare al personaggio a McKinley e nei dintorni. Il copione è stato modificato e così Juliet ha scelto un paio di stivali da lavoro. Ma qualche giorno prima dell'inizio delle riprese, Juliet ha “guardato dentro gli stivali, scoprendo che erano stati fatti in Bangladesh. Il nuovo riferimento nel copione era a un paio di stivali fatti in America. Quindi avevo bisogno di trovare un paio di stivali che sembrassero vintage, fatti in America. Ho comprato un paio di Red Wing su eBay, ho incrociato le dita perché arrivassero in tempo e così è stato. E Matt li ha letteralmente messi un istante prima di girare. Non avrebbero potuto essere più belli se li avessi disegnati e invecchiati io. Fanno parte dell'identità di Steve: non puoi disegnare un personaggio e tagliarlo all'altezza delle ginocchia”.

Il reparto scenografie di Daniel Clancy è rimasto coerente con la “gamma di colori comoda” di Juliet Polcsa per quanto riguarda i veicoli, i mobili e i set, sia interni che esterni. Osserva Daniel: “È come un quadro di Andrew Wyeth: i gialli, i marroni e i verdi sono tenui per dare l'idea di una sorta di deterioramento. I colori che saltano all'occhio sono soprattutto i rossi, i bianchi e i blu e sottolineano un tema impercettibile. Gus voleva un aspetto realistico, con tracce evidenti dell'età, niente di eccessivamente stilizzato. Abbiamo utilizzato molti pannelli, quelli disponibili, per preservare l'autenticità, senza abbellire in modo eccessivo nulla”.

Un elemento che risulta più apertamente in rilievo nel film è l'acqua, una preziosa risorsa di sostentamento alla vita che non può più essere data per scontata, neanche in una piccola città che sta cercando di restare a galla.
Osserva Daniel Clancy: “Abbiamo messo l'acqua ovunque abbiamo potuto. Si vedono gli stagni nelle fattorie, i bambini che giocano con le manichette, Steve che si spruzza l'acqua sul viso e che, insieme a Sue, porta sempre bottiglie d'acqua. Si vedono anche motori fuoribordo nei campi. Il motel, i cui interni sono in realtà una pensione di Avonmore che abbiamo riarredato e i cui proprietari ora vogliono tenere così, si chiama Miller Falls Motel!”.

Inoltre, contrariamente a molti registi che l'avrebbero considerata una disgrazia, Gus Van Sant ha considerato la pioggia che ha bersagliato le riprese come una valorizzazione dell'elemento pervasivo nel film. Gus Van Sant “è uno di quei registi che non apre bocca finché non ha qualcosa da dire e quando parla, la gente lo ascolta”, dichiara Frances McDormand.
Il regista lascia che gli attori e i tecnici esprimano il proprio talento prima di intervenire per mettere a punto i dettagli e questo approccio genera un grandissimo spirito collaborativo sui suoi set.

Chris Moore osserva: “Dopo aver fatto diversi film insieme, Gus e Matt hanno un rapporto meraviglioso e un atteggiamento rilassato. Nei panni del regista e della star protagonista, fissano il tempo e il ritmo. Ma sono molti gli attori e i membri della troupe che vogliono continuamente tornare a lavorare per Gus.
È un uomo mite e umile e al tempo stesso dà mostra di avere delle convinzioni profonde. È disponibile, gentile e spiritoso. E infonde fiducia.”.
Matt Damon sostiene: “Mi fido implicitamente di lui. Ha empatia da vendere. Con lui un attore si sente sempre in ottime mani. Basta guardare le interpretazioni nei suoi film per rendersene conto.”.
Chris Moore osserva: “I suoi film colgono l'essenza di un luogo, di un tempo e di un personaggio. Lo definirei uno studioso dell'umanità.”.

Aggiunge Matt Damon: “Non predilige l'artificio. Il primo giorno che sono andato sul set, mi ha chiesto ‘Sei truccato?’ e io gli ho risposto ‘Sì, mi hanno messo qualcosa’. Me l'ha fatta togliere”.
“Gus è incredibilmente sicuro di sé”, dichiara John Krasinski. “È tranquillo e pacato perché continua a ragionare mentre aspetta che le persone facciano il loro mestiere.”.
Hal Holbrook commenta: “Non sembra avere già in mente come deve essere fatta una cosa, sembra essere pronto e aperto a qualsiasi cosa tu gli proponga.”.
Rosemarie DeWitt approfondisce: “Gli attori e i tecnici si sentono responsabilizzati. Gus è in sintonia con qualunque dinamica si verifichi. Per lui ogni cosa informa una scena, la rende più vera. Sta seduto vicinissimo alla macchina da presa.”.

Ricorda Linus Sandgren: “Interrompevamo le scene e discutevamo delle idee e degli istinti di ognuno. La motivazione dei movimenti della macchina da presa in una determinata scena veniva dagli attori. Gus mi ha fatto notare che è quello che facevano Bernardo Bertolucci e Vittorio Storaro nei film degli anni ’70. Gus non vuole guardare un film, vuole guardare la realtà.”.
Aggiunge Scoot McNairy: “Gus guarda te, non un monitor. La prima domanda che gli ho fatto sul set è stata ‘Dov'è il villaggio video?’ e lui mi ha risposto ‘Qui non c'è nessun villaggio video’. ‘Davvero?!?’. È meraviglioso lavorare in un'atmosfera del genere, hai molte più possibilità di esplorare perché non hai una serie di persone appollaiate attorno a un monitor che rivedono continuamente una scena.”.

Il film è stato girato in trenta intensi giorni. Osserva Chris Moore: “In veste di produttore, ho notato la comprensione che ha Gus sia del processo produttivo sia del processo creativo. Il primo grande film che ho prodotto è stato Will Hunting - Genio ribelle e da allora ho sempre desiderato che ogni set fosse più simile a un set di Gus Van Sant. Prende le decisioni pensando alla troupe e non perde tempo a girare roba che non gli serve.”
Nei suoi film più recenti, Gus Van Sant ha applicato una tecnica che attribuisce al regista Terrence Malick: i ciak muti, ovvero gira le scene con gli attori senza i dialoghi, lasciando che gli interpreti dicano le battute mentalmente ed esprimano le emozioni sul volto.
“Forse Terry usa questo procedimento in modo diverso. Ma per me è diventato molto prezioso”, sostiene il regista.

Rosemarie DeWitt precisa: “È una cosa che viene fatta dopo che Gus ritiene che abbiamo trovato la chiave giusta di una scena e stiamo per passare alla scena seguente. A quel punto fa la ripresa muta. È senza parole, ma non è una pantomima. Significa che devi pensare o sentire come pensa o sente il tuo personaggio e devi relazionarti con un altro attore che fa la stessa cosa. La trovo una tecnica molto divertente.”.
Secondo Frances McDormand “L'idea, in senso lato, è che non avendo un eloquio riesci ad ampliare il contesto della scena.”.
“Io credo che le riprese mute mi abbiano reso un attore migliore”, afferma Titus Welliver. “Per recitare una scena senza dialoghi, devi trovare la sottigliezza senza la possibilità di ricorrere al linguaggio. E poiché nulla viene detto, devi metterti in ascolto a livello emotivo. Per un attore, è un grande atto di fede. Ma dopo averlo fatto, ho capito che è una cosa che vorrei ripetere in futuro.”.

Il montatore Billy Rich racconta: “Nel montaggio, questo espediente offre a Gus l'opportunità di usare la reazione di un attore a una battuta di un altro attore nella versione parlata della scena, poiché gli attori recitano in modo diverso nei ciak muti. E questo aumenta il grado di comprensione del pubblico di quanto accade ai personaggi e nella storia.”.
Il direttore della fotografia Linus Sandgren osserva che “era straordinario come gli attori riuscivano a produrre una cosa diversa. Quando arrivava il momento di una ripresa muta, mi entusiasmavo.”.
Promised Land ha segnato la prima collaborazione di Sandgren con Van Sant, che descrive come “una fonte di inspirazione per me fin da quando ho visto Drugstore Cowboy.”.

Linus Sandgren si è confrontato a lungo con il regista prima dell'inizio delle riprese per sviluppare l'universo visivo di questo nuovo film, che è stato girato in pellicola a 35mm. Racconta: “Abbiamo iniziato parlando dei personaggi, poi abbiamo guardato molti vecchi reportage degli anni '70 e '80 realizzati da fotografi come Steve McCurry e Stephen Shore. L'idea era di richiamare l'immagine vintage dell'America di qualche decennio fa, riferendoci alle fotografie scattate con apparecchi Leica sfruttando la luce naturale su pellicola per diapositive Kodachrome. Tutti ricordano i filmati in Super 8, ma noi pensavamo soprattutto all'uso della Kodachrome nei ritratti a partire dagli anni '80. Cercando di ricreare quel tipo di immagine, abbiamo girato in pellicola e questo ci ha permesso di essere naturalistici e di ottenere una maggiore definizione. In questo modo abbiamo ritenuto di riuscire a cogliere meglio il tono degli ambienti e dei luoghi del film.”.

Aggiunge Gus Van Sant: “Linus e io ci siamo dati il tempo per entrare in relazione con i luoghi. Via via abbiamo inventato delle cose, reagendo al modo o al posto in cui avvenivano le scene.”.
Osserva John Krasinski: “L'immagine del film è stupenda. Quello che Linus ha filmato per Gus racconta la storia tanto quanto la sceneggiatura che abbiamo scritto noi.”.

“Gus ha voluto illuminare il film utilizzando il più possibile la luce naturale e il riempimento negativo come contrasto per creare un'immagine più organica”, spiega Sandgren. “Sviluppando la pellicola, l'abbiamo sottoposta al ‘pull processing’: invece di adottare la consueta procedura di sviluppo, abbiamo accorciato il tempo di sviluppo, sottosviluppando la pellicola. È il trattamento opposto al ‘push processing’: la lumeggiatura viene preservata e si diminuisce un po’ la grana, mettendo in risalto molti più dettagli. Questo trattamento ha contribuito a dare al nostro film un'immagine molto particolare, in linea con l'autenticità dei personaggi e degli ambienti.”.

E a proposito di autenticità, secondo Matt Damon “Promised Land ha l'intento di catalizzare le conversazioni e le riflessioni, senza giungere a delle risposte, anche se io sono convinto che ci siano soluzioni ottimiste. Spero che gli spettatori ameranno i personaggi tanto quanto noi e che si svagheranno guardando la nostra storia.”.
John Krasinski dichiara: “Il film parla di un ideale di America ideale e di come sia ancora possibile realizzarlo qui e ora. Matt e io siamo persone positive e al centro del nostro film c'è la nostra convinzione che le cose miglioreranno e che l'unico modo per far sì che questo accada sia compiere uno sforzo tutti insieme. Fortunatamente le decisioni sono ancora nelle nostre mani.”.
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