Regista: Philipp Stölzl
Titolo originale: North Face
Durata: 121'
Genere: Avventura, Drammatico
Nazione: Germania, Austria, Svizzera
Rapporto:
Anno: 2008
Uscita prevista: 27 Agosto 2010 (cinema)
Attori: Benno Fürmann, Johanna Wokalek, Florian Lukas, Simon Schwarz, Georg Friedrich, Ulrich Tukur, Erwin Steinhauer, Petra Morzé, Hanspeter Müller, Branko Samarovski
Soggetto: Benedikt Roeskau
Sceneggiatura: Christoph Silber, Rupert Henning, Philipp Stoelzl, Johannes Naber
Trama, Giudizi ed Opinioni per North Face (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: North Face
Durata: 121'
Genere: Avventura, Drammatico
Nazione: Germania, Austria, Svizzera
Rapporto:
Anno: 2008
Uscita prevista: 27 Agosto 2010 (cinema)
Attori: Benno Fürmann, Johanna Wokalek, Florian Lukas, Simon Schwarz, Georg Friedrich, Ulrich Tukur, Erwin Steinhauer, Petra Morzé, Hanspeter Müller, Branko Samarovski
Soggetto: Benedikt Roeskau
Sceneggiatura: Christoph Silber, Rupert Henning, Philipp Stoelzl, Johannes Naber
Trama, Giudizi ed Opinioni per North Face (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Kolja Brandt
Montaggio: Sven Budelmann
Musiche: Christian Kolonovits
Effetti speciali: Stefan Kessner, Max Stolzenberg
Scenografia: Udo Kramer
Produttore: Boris Schoenfelder, Danny Krausz, Rudolf Santschi, Benjamin Herrmann
Produzione: Dor Film, West Production
Distribuzione: Archibald Enterprise Film
Montaggio: Sven Budelmann
Musiche: Christian Kolonovits
Effetti speciali: Stefan Kessner, Max Stolzenberg
Scenografia: Udo Kramer
Produttore: Boris Schoenfelder, Danny Krausz, Rudolf Santschi, Benjamin Herrmann
Produzione: Dor Film, West Production
Distribuzione: Archibald Enterprise Film
La recensione di Dr. Film. di North Face
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Colonna sonora / Soundtrack di North Face
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Loris Loddi: Toni Kurz
Fabrizio Manfredi: Andreas Hinterstoisser
Laura Lenghi: Luise Fellner
Alberto Angrisano: Edi Rainer
Pasquale Anselmo: Willy Angerer
Danilo De Girolamo: Henry Arau
Informazioni e curiosità su North Face
Note dalla produzione:TESTIMONIANZA…
Gentile Signora Traxler,
E' con molto interesse, ed emozione, che ho preso visione di "North Face".
Ebbene voglio dirle, e con entusiasmo, quanto ho trovato lodevole l'aver saputo raccontare cinematograficamente una simile tragedia in tutta la sua umana intensità e autenticità.
Conosco la parete nord dell'Eiger per averne tentato all'inizio degli anni ‘60 la scalata in solitario, e anche per essere rimasto vittima di una sua micidiale scarica di pietre.
Mi colpì infatti quando avevo ormai vinto mille metri della sua altezza. Sono riuscito comunque a cavarmela calandomi a corde doppie, con una costola rotta e con una delle due funi spezzata.
Ma conosco bene anche cosa significhi lottare su una parete di tal genere, nella tempesta, per la sopravvivenza tua e di chi è con te – ne fa testo la tragedia del 1961 sul Pilone Centrale del Monte Bianco: quattro morti, soltanto in tre sopravvissuti.
Mai come vedendo "North Face" potei sentirmi proiettato in quella dolorosa realtà.
Ancora grazie per avermi reso partecipe di questo evento.
Walter Bonatti
COMMENTI DEI PRODUTTORI
Il fascino e le incredibili emozioni che suscita questa storia vera ci ha catturato sin dal principio e non ci ha più lasciato. Eravamo così incantati dalla vicenda che non abbiamo mai preso in considerazione quanto fosse pericoloso realizzarla.
NORTH FACE racconta della gioventù, della passione, della diabolica seduzione e della quotidiana ricerca di sfide per cui vale la pena, per le giovani generazioni, di vivere. E anche se gli eventi narrati dal film risalgono a 70 anni fa, le biografie di Toni Kurz e Anderl Hinterstossier non hanno perso la loro rilevanza o la loro impressionante potenza. Solo poche persone li ricorderanno direttamente, ma molti si rispecchieranno in questi personaggi. Non solo gli alpinisti e gli amanti della natura, ma anche coloro che cercano la loro strada nella vita, indipendentemente dalla montagna !
Film estremi come NORTH FACE possono solo essere realizzati quando la professionalità si trasforma in fiducia e passione. Vogliamo ringraziare l’intera squadra, gli attori, le pattuglie di soccorso della montagna e tutti i finanziatori di questo film, coprodotto da tre nazioni alpine.
Danny Krausz - Boris Schönfelder - Rudolf Santschi - Benjamin Herrmann
NOTE DI PRODUZIONE
La parete Nord dell'Eiger è considerata la scalata che ha maggiormente impegnato alpinisti di tutto il mondo e che nella storia dell'alpinismo ha pure preteso il maggior tributo in vite umane. Sull'Eiger sono stati scritti molti libri, realizzati diversi documentari e film, tra cui "Assassinio sull'Eiger" (1975), diretto ed interpretato da Clint Eastwood e il recente "Il risveglio del silenzio", tratto dall'omonimo libro del famoso alpinista inglese Joe Simpson.
Con NORTH FACE, il regista e sceneggiatore Philipp Stoelzl, autore ricercato e dai mille talenti, realizzatore di video musicali, spot pubblicitari e lungometraggi, è riuscito a ridefinire il genere del film alpinistico e lo ha trasposto al 21esimo secolo. L’avventura mozzafiato del fallito tentativo di scalare il versante nord dell’Eiger è basata su una vera storia, mai superata per emozione e dramma.
Stoelzl ha messo insieme un ottimo cast capitanato da Benno Fuermann (JOYEUX NOËL – UNA VERITÀ DIMENTICATA DALLA STORIA), Florian Lukas (GOOD BYE, LENIN!) e Johanna Wokalek (DER BAADER MEINHOF KOMPLEX), e completato da star di grande fama come Ulrich Tukur (LE VITE DEGLI ALTRI), Simon Schwarz (SILENTIUM) e Georg Friedrich (TOUGH ENOUGH).
IL MITO DEL VERSANTE NORD DELL’EIGER
Con i suoi molti drammatici incidenti, il versante nord dell’Eiger – il leggendario muro di pietra e ghiaccio alto 1800 metri nel Berner Oberland – ha incantato per decenni non solo gli alpinisti ma anche gli appassionati della montagna. Il pubblico vede ormai l’Eiger come la montagna pericolosa, ardua e spesso mortale per eccellenza. Questa immagine si è impressa con grande nitidezza nell’immaginario collettivo, in modo sorprendente, ma spiegabile.
Il mito del “Eigerwand” nasce negli anni ’30, quando nove alpinisti perdono la vita cercando di scalare la montagna. Riescono nell’intento, nel luglio 1938, i due tedeschi Anderl Heckmair e Ludwig Vörg e gli austriaci Heinrich Harrer e Fritz Kasparek. Sin dall’estate del 1935 il versante nord viene definito dai migliori alpinisti “l’ultimo problema delle alpi occidentali”. Questa fama esercita un fascino quasi magico sugli scalatori, soprattutto quelli tedeschi, austriaci e italiani, che nel tempo raggiungono un livello di abilità sempre maggiore, per poter arrivare in vetta all’Eiger. Il desiderio bruciante di essere il primo a scalare il muro spinge a volte gli alpinisti a intraprendere spedizioni forzate, in condizioni dubbie: il muro stesso si sgretola facilmente, dando luogo a smottamenti, ed è soggetto a enormi, improvvisi cambiamenti di clima.
Il risultato: una serie di tragedie, alcune ancora oggi avvolte nel mistero; diverse si svolgono nel giro di vari giorni, sotto lo sguardo della stampa, che può riportare i drammatici eventi dell’Eiger dalle comode e sicure terrazze dell’hotel sulla Kleine Scheidegg. La posizione della montagna e le infrastrutture turistiche rappresentano un vantaggio per il pubblico. In nessun altro posto si può vivere la storia alpinistica in modo così genuino e semplice come all’Eiger: che sia sui sentieri sotto il versante nord o dagli impressionanti punti di osservazione dell’Eigerwand Station, grazie al Jungfraubahn, tutti possono godere senza problemi di una vista mozzafiato della situazione. L’Eiger è un anfiteatro verticale. Nessun’altra montagna alpina è stata la scena, prima della seconda guerra mondiale, di più reportage. I servizi sui giornali e alla radio sono seguiti rapidamente dai primi libri, che diffondono la fama degli idoli dell’”alpinismo eroico” in Europa, sia quelli che hanno avuto successo che quelli che sono caduti.
Il mito vive un rinascimento dal 1999, quando una scalata della via classica viene trasmessa in diretta televisiva, ottenendo ottimi ascolti. Anche se l’alpinismo sull’Eiger è cambiato in modo sostanziale – vengono aperte vie sempre nuove e più ardue sul versante nord – sono sempre le storie più vecchie e drammatiche a tenere l’Eiger al centro dell’interesse del pubblico.
INTERVISTA CON PHILIPP STOELZL
LA MONTAGNA È COME UNA SFINGE…
Tu produci opere, giri video musicali e spot pubblicitari. Come hai avuto l’idea di fare un film sull’Eiger?
Boris Schoenfelder, che ha avuto per primo l’idea del film, cercava un regista per il progetto e mi ha mandato il copione. La vicenda di Toni Kurz mi ha catturato subito. Innanzitutto per la storia intensa di queste quattro persone e la loro lotta brutale ed esistenziale per sopravvivere sulla montagna. Inoltre, mi affascinava un determinato aspetto storico: lo sfruttamento ideologico nell’era nazista dell’alpinismo. È un mix molto speciale che, a mio avviso, rende questa storia molto eccitante per il cinema.
Cos’hai trovato particolarmente affascinante dello sfondo storico della storia?
C’è qualcosa di esistenziale nei tentativi di scalata dei versanti delle montagne negli anni ’20 e ’30, imprese potenzialmente mortali. Giovani con poche prospettive di vita montavano in sella alle loro biciclette per scalare una montagna pericolosa – erano alla ricerca di un obiettivo da perseguire, un obiettivo qualsiasi. E se necessario, erano pronti a morire per raggiungerlo. Chiaramente, questo rispecchiava bene il canone della mitologia nazista ed era quindi sfruttato dal punto di vista ideologico, e considerato un atto eroico. Basta ascoltare Robert Ley, il capo del KdF (Kraft durch Freude = Forza attraverso la gioia): “I giovani tedeschi trovano la loro forza e virilità nella lotta con la montagna e imparano a morire!” E così via. Davano tutto per un’idea, un mito; sacrificavano la propria vita se necessario: questo flirt fatalistico con la morte eroica è l’aspetto dell’alpinismo che i nazisti trovavano più interessante. Dal punto di vista intellettuale, sarebbe bastato fare un ulteriore piccolo passo, e il Reich sarebbe marciato verso gli Urali.
NORTH FACE è stato girato in condizioni estreme. Quali sono stati i problemi maggiori?
Le riprese non sono mai facili, neanche in un bar: si porta il materiale, si illuminano le stanze, si truccano e si vestono gli attori. Si devono girare molte scene in pochissimo tempo… Ma in montagna tutto è doppiamente o triplamente difficile: anche la più semplice scena di dialogo è problematica, perché prima devi far indossare le imbracature a tutti. E poi bisogna raggiungere il set. Già per fare questo occorre mezza giornata. Poi bisogna sistemare le attrezzature – e a quel punto inizia a piovere. Eccetera, eccetera, eccetera… è frustrante. Non per niente Luis Trenker e i suoi colleghi passavano spesso anni interi a girare i loro film, prima che fossero finalmente terminati.
Hai mai pensato: cavolo, in cosa mi sono cacciato?
A dire il vero: sì. Soprattutto quando il tempo era brutto e dovevamo aspettare. È veramente terribile per una persona impaziente come me. In una scena, Toni Kurz e Andi Hinterstoisser sono in vetta al Berchtesgaden e ci serviva una giornata di sole. Doveva essere bello e luminoso, per fare contrasto col disastro nella neve che sarebbe avvenuto più in là nel film. Primo giorno: nebbia fitta. Aspettiamo tutto il giorno. Poi riscendiamo senza aver girato un metro di pellicola. Secondo giorno: ancora nebbia, ma ora con qualche sprazzo di sole della durata di due, forse cinque minuti. Così abbiamo girato le scene durante quegli sprazzi. Non è andata male, ma siamo stati costretti a lavorare così. Ma è stato tremendo per tutti, soprattutto per gli attori, dato che ovviamente non riuscivano a seguire il flusso di una scena. All’Eiger, ho toccato il fondo, ancora mi vengono i crampi e mi sento malissimo quando ci ripenso. Le riprese erano quasi terminate, avevamo le controfigure sul campo di ghiaccio e volevamo riprenderle dall’elicottero. Erano inquadrature che mi servivano indispensabilmente e con urgenza per il film. I produttori avevano erogato gli ultimi fondi. Ma faceva semplicemente troppo caldo e sull’Eiger c’era il rischio di valanghe.
Riesco ancora a vedermi seduto al sole sul Kleine Scheidegg sotto il versante nord, assolutamente depresso. Avevamo tutto ciò che ci occorreva: due begli elicotteri rossi, le controfigure nei costumi, gli operatori – ma faceva troppo caldo. I soldi erano finiti, l’opportunità era passata. Credo che ogni film abbia una vita tutta sua, e che l’elemento fortuna sia molto più importante di quanto si voglia ammettere, ma quando si gira un film in montagna, si è molto più soggetti alla sorte.
INTERVISTA CON KOLJA BRANDT
CI SI ASPETTAVA CHE ANCHE LA CINEPRESA SI ARRAMPICASSE…
Mentre si guarda NORTH FACE, si può immaginare che il film non sia stato facile da girare per l’operatore. Quali sfide ha comportato per te questo progetto?
La prima era quella di raccontare la storia con il maggior realismo possibile! Il film non doveva sembrare un film di montagna stile Hollywood… alla CLIFFHANGER o VERTICAL LIMIT, in cui la scalata sembra assolutamente incredibile per la maggior parte del tempo, e molte sequenze sembrano girate in uno studio... Abbiamo piuttosto tratto ispirazione da film come il documentario LA MORTE SOSPESA, in cui si ha l’impressione che la cinepresa si stia arrampicando insieme agli alpinisti. Quasi come un fotografo di guerra in mezzo alle truppe. Questo approccio al genere non è nuovo, ovviamente: i vecchi registi di film ambientati in montagna come Arnold Fanck, Luis Trenker, ecc. usavano uno sguardo quasi documentaristico, e, malgrado il pathos e la stilizzazione che caratterizzavano quei film, hanno tentato di catturare qualcosa che era già lì piuttosto che inventarsi qualcosa di artificiale. Partendo da questo concetto di realismo documentaristico, abbiamo selezionato uno stile da macchina a mano piuttosto grossolano per il film. Questo rende le scene della montagna molto credibili e si addice perfettamente anche alle altre scene, dato che genera immagini dai bordi ruvidi ed elimina la tentazione di diventare pittoreschi, come facilmente accade nel film storico con i suoi set, i costumi, le acconciature, ecc.
Il realismo documentaristico richiede riprese in location originali. Ma le montagne sono location notoriamente ardue, soprattutto per quel che riguarda il clima. Smottamenti, valanghe, ecc. rendono le cose più difficili. Fanck e Trenker a volte passavano anni a girare i loro film, a credere alle storie straordinarie che si sentono sul loro conto…
Ovviamente dovevamo cercare un altro modo. Oggi nessuno può permettersi il lusso di fare le riprese per un periodo di vari anni. Tra l’altro i nostri attori erano disponibili solo per un determinato intervallo di tempo, e dovevamo assicurarli, ecc. Quindi abbiamo sviluppato un piano secondo cui andavamo in montagna con le controfigure e una piccola equipe per fare le riprese preliminari dei campi lunghi, che richiedevano inquadrature della montagna nelle condizioni climatiche più autentiche possibili. Poi, sulle sezioni meno pericolose della montagna e in un magazzino refrigerato trasformato in studio, abbiamo girato le scene con gli attori in modo che si abbinassero perfettamente con quelle girate sulla montagna, fino a riprodurre le medesime condizioni climatiche. Questo piano si è rivelato molto pratico, soprattutto perché il trucco estremo, che serviva a riprodurre i segni di congelamento ecc. non avrebbe funzionato in montagna.
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