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La recensione di Dr. Film. di Niente da dichiarare Ottimo, ve lo consiglio decisamente. LEGGI e SCRIVI opinioni e recensioni su Niente da dichiarare Opinioni e recensioni su Niente da dichiarare, clic qui... Colonna sonora / Soundtrack di Niente da dichiarare Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui). Voci / Doppiatori italiani: Danilo De Girolamo: Ruben Vandevoorde Stefano Masciarelli: Mathias Ducatel Franca D'amato: Irene Janus Franco Mannella: Jacques Janus Valentina Carnelutti: Louise Vandevoorde Massimo Wertmuller: Bruno Vanuxem Paolo Buglioni: Duval Roberto Draghetti: Tiburce Informazioni e curiosità su Niente da dichiarare Note dalla produzione: I PERSONAGGI di Dany Boon I DOGANIERI BELGI Dato che il personaggio di Benoît è molto violento, ho deciso di affiancargli altri personaggi, per far sì che il Belgio non venisse associato solo a lui! Quindi troviamo il suo capo, interpretato da Eric Godon, l'unico capace di rimetterlo in riga, e che rappresenta la maggioranza del popolo belga. Ho poi creato anche un personaggio di doganiere più infantile, più ingenuo, più affabile, che non condivide affatto le tesi razziste di colui che tuttavia è suo amico. Indossa una divisa e un berretto decisamente troppo grandi per lui, è sempre un po' goffo, come un bambino che si è mascherato e non si rende bene conto della realtà. Per interpretare questo personaggio ho scelto Bouli Lanners che ho amato in tutti i suoi film, tra cui Eldorado che ha anche diretto. Suo padre è stato un agente di frontiera, quindi conosce davvero quell'ambiente. A volte, da ragazzino, lo portava con sé, lo metteva nella garitta mentre riposava e gli diceva di non svegliarlo a meno che non arrivasse qualcuno in uniforme! (ride). Ad ogni modo è stato proprio grazie a Bouli che abbiamo trovato le divise dei doganieri dell'epoca. Lui e Benoît formano un duo che racconta anche la storia della trasformazione del ruolo dei doganieri. A differenza di Bruno Wanuxem, Ruben Vandevoorde, che è matto, è assolutamente adatto all'azione e all'avventura che gli impone il suo mestiere dopo la chiusura dei posti di frontiera. Perché da quel momento in poi, i doganieri passano da semplici funzionari dietro ad una scrivania a super poliziotti in cerca di trafficanti di droga. I DOGANIERI FRANCESI Loro sono l'opposto dei precedenti. Sono pronti a indire uno sciopero, per esempio, senza sapere bene come fare, per protestare contro l'abolizione del loro posto di frontiera. Ho immaginato come loro capo (Philippe Magnan) un personaggio disilluso, ispirato ad un vero doganiere che ho conosciuto e che mi ha raccontato degli inevitabili cambiamenti nel suo lavoro che lo hanno portato a vivere momenti molto difficili. Ad esempio l'arrivo dei computer, che ha accettato, ma che lo stancavano al solo pensiero. In Rien à déclarer il capo è prossimo alla pensione ed ha un unico desiderio – quello di essere finalmente lasciato in pace! I suoi sottoposti – interpretati da Nadège Beausson-Diagne, Zinedine Soualem e Guy Lecluyse, hanno dei ruoli minori ma non meno importanti. Come i loro simili belgi, rappresentano l'ultimo esemplare di un passato destinato a scomparire, sono uniti ma sempre meno numerosi. I DUE RISTORATORI: IRENE ET JACQUES JANUS Attraverso questa coppia di ristoratori proprietari dello stabilimento “No man's land”, ho voluto raccontare ciò che è successo ai commercianti che hanno visto precipitare i loro affari quando le frontiere sono state abolite, perché all'improvviso non vi si fermava più nessuno! Sono l'emblema di un modello economico che sta crollando. Ma sono anche una coppia che si consuma: la moglie del ristoratore ha condotto una vita piena di ambizioni ma, purtroppo, ha scelto il cavallo sbagliato! (ride) Innamoratissima di suo marito, che però non si è mai dimostrato all'altezza delle sue aspettative, adesso gli rinfaccia tutto mentre lui sempre più ignaro di ciò che lei vuole continua a commettere errori. Era interessante raccontare la storia di una coppia che si sfalda e che scivola poco a poco verso la disonestà per sopravvivere economicamente. Avevo prima chiamato François Damiens per dirgli che stavo scrivendo un film sulla Francia ed il Belgio e che mi avrebbe fatto piacere lavorare con lui, adoro le sue candid camera. Mi ha detto sì due anni prima che iniziassimo a girare. All'inizio lo volevo nel ruolo di Bruno Wanuxem e Bouli in quello del ristoratore, ma la sceneggiatura era in continua evoluzione e la rotondità di Bouli si addiceva più al personaggio dell'agente di dogana, mentre François mi sembrava perfetto per il marito comandato a bacchetta dalla moglie. Sul set sono gli esatti opposti: Bouli è molto preciso e François molto fragile, ha bisogno di essere rassicurato. Per interpretare sua moglie ho pensato a Karin Viard dopo aver lavorato con lei in Le code a changé di Danièle Thompson. Siamo morti dalle risate insieme! E quando le ho detto che mi sarebbe piaciuto lavorare di nuovo con lei mi ha risposto che avrebbe fatto il mio prossimo film se avessi avuto un personaggio per lei. Quindi mentre scrivevo l'ho chiamata per offrirle il ruolo della ristoratrice e lei ha accettato. Ne sono felice, la coppia è al tempo stesso molto realista e divertente. I TRAFFICANTI Sono dei furbetti che tentano piccoli traffici. Li ho aggiunti per dare una dimensione ancora più comica al film. Anche per questi personaggi mi sono ispirato alle storie che mi hanno raccontato, come quella in cui un criminale da strapazzo è stato pizzicato con della droga nel sedere e si è difeso, come nel film, dicendo che non sapeva assolutamente cosa ci facesse quella droga nel suo culo! (ride) Per interpretare il loro capo, Duval, ho scelto Laurent Gamelon che adoro e che avevo già diretto nel mio primo lungometraggio, La maison du bonheur. È perfetto per questo ruolo che è, a mio parere, la versione fuorilegge del personaggio di Karin Viard. Anche lui è molto ambizioso ma gli manca una squadra all'altezza. Bruno Lochet recita nella parte di Tiburz, il più affascinante membro del trio e pieno di buona volontà, con quella faccia alla Marty Feldman trasmette un'incredibile umanità. Poi c'è Laurent Capelluto, che interpreta il punto debole della banda. Ho cercato molto prima di riuscire a trovare questa perla rara. Non ha molte pose, quindi bisognava che lo spettatore capisse da subito che era un totale debosciato. Per un attimo l'ho immaginato proveniente da un paese dell'est ma poi ho preferito che non fosse riconducibile ad alcuna provenienza geografica. È stato Michel Boujenah a consigliarmi Laurent che aveva recitato con lui in La grande vie di Emmanuel Salinger. LA FAMIGLIA VANDERVOORDE Accanto al personaggio di Benoît troviamo la sorella che è segretamente innamorata dell'agente di dogana francese che interpreto ed il padre, che appare più razzista di Ruben, anche se gli ho tagliato non poche scene e l'ho addolcito molto per non renderlo troppo ripetitivo. Vi sono poi sua moglie ed il figlioletto al quale cerca di inculcare le sue idee filo-belga ed antifrancesi anche se invano – cosa che addolcisce ancora di più il personaggio. Per trovare un'attrice che interpretasse la sorella di Benoît ho fatto un lungo casting. All'inizio avevo pensato ad attrici conosciute ma poi Julie Bernard si è imposta all'ultimo minuto, quando restavano sette “finaliste”. Sebbene possa sembrare incredibile vedendola recitare, Rien à déclarer è il primo film che interpreta. I suoi provini mi avevano convinto che lei era giusta per il ruolo ma ero comunque titubante per via del fatto che fosse un'esordiente. Tra i provini ed un set cinematografico c'è una grossa differenza. Bisogna essere bravi a non farsi impressionare dalla dimensione dello staff, da certe personalità forti come quella di Benoît o Bouli Lanners, insomma bisogna essere capaci di trovarsi uno spazio. Julie era molto tesa il primo giorno, ma poi è stata incredibile. Sono rimasto colpito dalla sua performance tanto più perché doveva trasmettere un turbinio di emozioni – passando dalle risate, alla rabbia, alle lacrime. Durante tutto il periodo in cui abbiamo girato Julie è stata fenomenale, dava suggerimenti e ha dato una perfetta interpretazione al suo personaggio. Trovo sia molto difficile per un uomo scrivere un personaggio femminile, credo ci siano troppi cliché e quindi do sempre ascolto alle reazioni ed ai commenti. E Julie ha avuto il coraggio di parlarmi di ciò che, secondo lei, non funzionava. Anche Jean Paul Dermont, che interpreta suo padre, l'ho scoperto tramite dei provini. Ha una voce alla Brasseur ma con un accento belga. Non vedevo nessun altro in questo ruolo. Infine, per trovare Joachim Ledeganck che interpreta il figlio di Benoît ci sono voluti molti provini. Con i bambini lavoro sempre allo stesso modo: ne seleziono alcuni a cui do delle battute da imparare, li faccio recitare una volta, poi do loro delle indicazioni; se tengono conto di ciò che ho detto significa che sanno recitare e che gli piace farlo. Non c'è niente di peggio che un bambino spinto a recitare dai genitori. Quando ha detto le sue battute, Joachim funzionava, si applicava ma soprattutto si ricordava ciò che gli avevo chiesto. Alla fine ne sono rimasti due ma l'altro bambino era troppo piccolo. Dato che avremmo girato la scena di Benoît e suo figlio sotto le stelle in due notti, avevo paura che si sarebbe stancato troppo. E per me questa scena è una delle più importanti del film. [an error occurred while processing this directive] Puoi aggiungere altre informazioni e curiosità su Niente da dichiarare qui di seguito NO OPINIONI QUI -> c'è un'altra sezione apposta dedicata invece alla discussione e alle opinioni / recensioni su Niente da dichiarare (clic qui), qui sotto in questa pagina invece vanno inserite solo informazioni e curiosità. 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