Meno male che ci sei di Luis Prieto

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locandina Meno male che ci sei
 
Regista: Luis Prieto
Titolo originale: Meno male che ci sei
Durata: 106'
Genere: Commedia, Drammatico
Nazione: Italia
Lingua originale: italiano
Rapporto: 2,35 : 1

Anno: 2009
Uscita prevista: 27 Novembre 2009 (cinema)

Attori: Stefania Sandrelli, Claudia Gerini, Marco Giallini, Alessandro Sperduti, Chiara Martegiani, Gledis Cinque, Guido Caprino
Soggetto: Maria Daniela Raineri
Sceneggiatura: Federica Pontremoli, Maria Daniela Raineri

Trama, Giudizi ed Opinioni per Meno male che ci sei (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Patrizio Patrizi
Montaggio: Cecilia Zanuso
Musiche: Pasquale Catalano
Scenografia: Sarah Webster
Costumi: Francesca Leondeff

Produttore: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz, Francesca Longardi
Produttore esecutivo: Luigi Patrizi, Matteo De Laurentiis, Antonella Iovino
Produzione: Cattleya, Universal International Pictures
Distribuzione: UIP

La recensione di Dr. Film. di Meno male che ci sei
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Colonna sonora / Soundtrack di Meno male che ci sei
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Informazioni e curiosità su Meno male che ci sei

Tratto dall’omonimo romanzo di Maria Daniela Raineri edito da Sperling & Kupfer.

Note dalla produzione:
Note di regia
“Meno male che ci sei” è la storia dell'amicizia e della crescita di due donne.
E' l'incontro tra Allegra, una ragazzina bruscamente strappata dai sogni dell'adolescenza e Luisa, una trentenne idealista e romantica, che si aiutano a vicenda ad affrontare le avventure della vita e insieme imparano a diventare grandi.
Qui le donne sono più forti degli uomini, in grado di elaborare le loro fragilità e di trasformare le difficoltà della vita in arricchimento interiore e forza. D’altro lato, gli uomini sono immaturi e inesperti e nei momenti cruciali della vita si dimostrano infantili e deboli.
Entrambe le donne hanno un estremo bisogno d’amore, ma mentre Allegra è un’adolescente che non sa ancora come farsi amare, Luisa è una giovane donna a cui anche la più insignificante carineria maschile appare come un gesto di puro amore. Allegra non riesce a fidarsi degli uomini, Luisa invece si fida troppo e troppo presto.
“Meno male che ci sei” parla della scoperta del primo amore, fragile e irrinunciabile. Allegra s’innamora perdutamente di Gabriele, suo compagno di scuola, e la loro storia si rivela piena di tenerezza e passione. Una relazione intensa che li unisce, ma al tempo stesso li divide, soprattutto quando Gabriele non riuscirà più a gestire l’insicurezza e la gelosia della ragazza. Sono entrambi giovani e devono ancora imparare a fidarsi l’uno dell’altro: Allegra ha paura dell’amore ma ne ha anche un disperato bisogno e questo fa sì che si chiuda in un pericoloso guscio di incomunicabilità e autodistruzione. Solo dopo aver affrontato i suoi peggiori incubi e aver ammesso il suo bisogno d’aiuto, imparerà, infatti, a fidarsi delle persone e aprirà di nuovo il suo cuore all’amore.
E questo succederà proprio grazie a Luisa, perché “Meno male che ci sei” é anche e, soprattutto, una bellissima storia di amicizia tutta al femminile.
Un’amicizia che si sviluppa dopo la tragica morte dei genitori di Allegra e raggiunge il suo punto di equilibrio con la nascita del bambino di Luisa: a volte i momenti più potenti e decisivi della vita avvengono in situazioni estreme. E cosa c’è di più estremo di vita e morte?
Quando Allegra perde i genitori, si avvia verso una disperata solitudine interrotta solo dall’incontro con Luisa, anch’essa afflitta per la perdita del suo amante (il padre di Allegra), e il senso di perdita che le accomuna dà vita a qualcosa di nuovo: un’amicizia matura capace di riparare le loro anime sofferenti. E come vanno avanti, la vita va avanti con loro.
“Meno male che ci sei” è un film vitale e ottimista in cui la resa fotografica intensa e saturata, gli abiti e la mise en scene riflettono passo passo le trasformazioni e la crescita dei personaggi.
Il linguaggio visivo è moderno, brioso, specchio delle personalità delle due protagoniste femminili e del mondo in cui si muovono. E l’interpretazione degli attori si basa sul registro della semplicità e della sincerità.
Luis Prieto


Note della sceneggiatrice
Quando raccontavo che stavo lavorando alla sceneggiatura di Meno male che ci sei, mi capitava spesso di sentirmi dire: “E che sarà mai? Il libro è già un film!”.
In quei casi rispondevo con un “sì sì...” di circostanza. Poi cercavo di mascherare l'ansia e di allontanare il dubbio strisciante che non fosse precisamente così...
Infatti, non era così. L'ho capito definitivamente dopo un numero considerevole di stesure. Non confesserò quante di preciso, anche perché ho perso il conto.
Certo, il libro somiglia a un film, nella struttura lineare, nello stile diretto, forse in alcuni dialoghi. Ma proprio questa apparente “cinematograficità” ha rappresentato uno degli ostacoli più grandi nella prima fase di scrittura dello script, perché dava l'illusione che si potessero semplicemente trasferire intere pagine sullo schermo, cambiando il meno possibile, saltando la fondamentale fase di rielaborazione e re-immaginazione. Come se la pagina scritta potesse da sola “reggere” l'intero film.
In più c'era, da parte di Francesca Longardi e Gianluca Leoncini di Cattleya, che hanno seguito con dedizione, intelligenza e passione, virgola dopo virgola, tutte le fasi della scrittura, un grande entusiasmo per il romanzo. Cosa che naturalmente mi faceva molto piacere, ma che per contro mi portava a scartare ogni possibile deviazione rispetto alla storia originale. Di fronte a qualche mio dubbio su come risolvere una scena che convinceva poco, la risposta era immancabilmente: “Come nel libro!”.
Era buffo, perché credo che sia più frequente il contrario, con lo scrittore piuttosto geloso del proprio libro e diffidente verso ogni tentativo di modifica.
Ma qui la situazione era atipica, perché abbiamo iniziato a lavorare alla scaletta molto presto, quando “Meno male che ci sei” era in fase di pubblicazione. Praticamente, tenuto conto delle tre-quattro stesure del romanzo, c’è stata un sorta di continuità tra la (ri)scrittura del libro e quella del film. Quindi per me è stato come continuare il lavoro, passando da uno stadio all'altro della scrittura. Lavoravo su materia ancora in movimento, non cristallizzata. Sentivo di avere ancora lo spazio per cambiare alcune cose, per correggere il tiro su altre. Al punto che adesso faccio un po' di confusione tra gli elementi che erano presenti nel libro e le cose che abbiamo aggiunto dopo.
D'altra parte, se mi sentivo flessibile riguardo alla storia, lo ero decisamente meno riguardo ai personaggi. Avrei sofferto se avessimo cambiato le caratteristiche delle due protagoniste, che erano poi il punto di partenza di tutto il racconto: l'inguaribile ottimismo, la vitalità un po' ingenua di Luisa, la fragilità e la rabbia di Allegra, la forza che permette a entrambe di rialzarsi sempre nonostante i peggiori colpi bassi della vita, la voglia di non lasciarsi imprigionare dai cliché. E proprio su questo è avvenuta la vera magia, perché ho avuto la grande fortuna di lavorare in sintonia praticamente perfetta sia con Francesca e Gianluca, sia con Luis Prieto, che ha collaborato in modo importante alla stesura del copione. Siamo partiti subito con questa base forte e condivisa, che erano i personaggi e l'affetto che provavamo per loro, per le loro vite scombinate, per la loro energia, le loro insicurezze, le contraddizioni e persino gli errori più clamorosi.
I personaggi (tutti, anche quelli secondari) ci hanno fatto da ancora. E quindi ci hanno permesso, dopo un po' di tentativi, di allontanarci, ogni tanto, dai binari del romanzo, alla ricerca di soluzioni nuove, più orientate all'immagine (in ciò è stato decisivo il lavoro del regista e quello della straordinaria Federica Pontremoli, che ha apportato allo script un contributo decisivo sbloccando alcuni snodi cruciali e suggerendo soluzioni intelligenti e fresche), senza il timore di perderci e, soprattutto, con una piacevolezza e un divertimento nella scrittura e nello scambio di idee immutati fino all'ultimissima stesura. Ogni volta che si rimetteva mano al copione per cambiare, tagliare, aggiungere era come ritrovare vecchi amici.
E' stato anche per questo, oltre che per lo sguardo originale e delicato di Luis, che, alla fine del (lungo, a volte tortuoso) viaggio siamo riusciti, spero, al di là delle piccole differenze rispetto alla pagina stampata, a mantenere il “gusto” del libro, la stessa leggerezza, il tono forse un po' stralunato oscillante tra commedia e dramma.
Quest'ultima era una delle sfide più difficili, visto che lavoravamo su una storia in cui, proprio come nella vita, momenti divertenti si alternano, spesso in modo imprevisto e traumatico, ad altri ad altissimo tasso di sofferenza. L'abbiamo affrontata senza troppa paura di “maltrattare” i nostri personaggi; proprio perché li amavamo così tanto, avevamo sconfinata fiducia nelle loro risorse e sapevamo bene che ognuno di loro avrebbe avuto la forza, alla fine, per tirarsi fuori anche dai peggiori guai e ricominciare.
Ora, se mi chiedono se il film somiglia al libro, dico di sì, senza esitazioni.
Ma, a sorpresa, gli aspetti del film che più mi fanno rivivere il romanzo sono dati dalle sfumature, le atmosfere, i piccoli gesti, gli sguardi, i colori. Tutte cose non scritte. Una bella lezione contro il delirio di onnipotenza dello sceneggiatore.
Maria Daniela Raineri


Il Cast
Claudia Gerini (Luisa)
Come descriveresti il tuo personaggio?
Luisa, il personaggio che interpreto, è una donna sognatrice e romantica. Una persona gioiosa che vede il bicchiere sempre mezzo pieno: nonostante abbia una relazione con un uomo sposato, Federico, è convinta che prima o poi lascerà la moglie per lei. E’ una persona semplice che abbiamo pensato (nel film non è esplicitato) provenga non proprio da Roma centro ma da un paesino più piccolo e che sia rimasta sempre un po’ sotto una campana di vetro, con un’educazione molto all’antica. È sicuramente un personaggio dai colori pastello, non dalle tinte forti o esasperate, colori tenui come il verde acqua o il lilla. E linee morbide, con una particolare attenzione ai fiori, ai tessuti morbidi come la seta con fantasie tenui. Sicuramente si contrappone ad Allegra: teenager dura, tosta e chiusa alla vita. Si tratta di due personaggi complementari; li abbiamo costruiti così, intersecando l’una nelle caratteristiche dell’altra, un po’ come uno specchio.
Che rapporti ha con gli altri protagonisti?
Con Allegra c’è un rapporto di reciproca protezione: da un lato Luisa la protegge, nel senso che la accoglie in casa e cerca di starle vicino in un momento estremamente difficile per lei, dall’altro è Allegra stessa a proteggere Luisa e a farle vedere diversi aspetti della vita, stimolandola a “crescere”.
Sono comunque due donne allo specchio, caratterialmente opposte: una più spigolosa più chiusa, Allegra, l’altra più allegra e aperta ai cambiamenti, Luisa. Il rapporto con il resto del cast, invece, viaggia su binari più classici: con le amiche c’è una conoscenza talmente approfondita che possono dirsi sorelle, mentre con Giovanni c’è tutta la progettualità e le illusioni tipiche della neocoppie. Con Gabriele, infine, ha un rapporto soltanto di riflesso ad Allegra, ma lo reputa un bravo ragazzo ed è felice per lei.
Cosa ti ha spinto a fare questo film?
Leggendo il copione la cosa che mi ha colpito immediatamente è che i due personaggi portanti siano due donne. Il film, infatti, è sì una storia d’amore ma non solo; c’è anche una bellissima storia d’amicizia e di rispetto di due donne che si cercano, si proteggono e si trovano a vivere insieme per uno strano caso del destino. L’altra ragione che mi ha spinto a fare questo film è stato proprio Luis Prieto. Anche se inizialmente avevo dei dubbi su alcuni aspetti del mio personaggio, ne abbiamo discusso insieme, ho potuto dire la mia e fare i miei commenti e Luis li ha accettati con estrema intelligenza. Alla fine la storia ha preso sfumature diverse, un po’ anche grazie alle mie impressioni. È un regista attento e sensibile, con una grande voglia di fare un film ricco che avesse in sé il dramma e la commedia, un film equilibrato ma ambizioso. Per questo ho accettato il ruolo.
Com’è stato lavorare con Luis Prieto?
Come dicevo, inizialmente ci siamo studiati a lungo, poi abbiamo iniziato a lavorare insieme sul personaggio e Luis mi ha guidata per trovare la giusta equazione tra energia e positività, ma anche tra l’essere sognatrice e un po’ tonta, così come abbiamo definito, scherzando, Luisa. Abbiamo stabilito una relazione di comprensione e fiducia reciproca e abbiamo lavorato molto bene insieme.
Qual è stata la scena più difficile?
Forse è stata quella del dialogo tra me e Giovanni quando lui mi lascia. È stata una scena un po’ spinosa con una grande drammaticità al suo interno, però poi abbiamo trovato una bella chiave interpretativa. All’inizio era previsto un altro finale: una volta andato via Giovanni io mi sarei dovuta sedere al suo posto sul divano e avrei dovuto iniziare a guardare le foto, la mia e quella di Allegra in maniera pensosa ma io ho proposto a Luis di sfumare questi pensieri finali e di terminare la scena solo con il crollo fisico di Luisa. Abbiamo cercato un finale plausibile e vero.
Qual è stata la scena più bella?
La scena più bella in cui mi sono emozionata sul serio é stata quella del camera car quando Allegra mi porta a partorire e intoniamo insieme una canzone di Umberto Tozzi, perché è una scena significativa e toccante: si avverte la presenza di Federico perché era la sua canzone preferita quindi nell’aria c’è amore e in più una nuova vita, quindi una nuova anima che ci avrebbe legato per sempre.


Chiara Martegiani (Allegra)
Come descriveresti il tuo personaggio?
Allegra è una ragazza introversa e timida, che ha difficoltà a crearsi delle amicizie all’interno della scuola e un rapporto conflittuale, seppur bello, con i suoi genitori. Trovandosi a vivere una tragedia, Allegra vedrà la sua vita ribaltata, si sentirà persa senza più alcun punto di riferimento e piena di insicurezze. Alla sua giovane età si troverà costretta ad affrontare numerose cadute, ma l’incontro con Luisa rappresenterà la sua risalita: la sua solarità e il suo candore l’aiuteranno a mitigare almeno un po’ il dolore e le insicurezze. Anche con Gabriele di cui è molto innamorata non si sente mai all’altezza e anche quando riuscirà a mettersi con lui e a farne la sua unica ragione di vita, non riuscirà a vivere la bellezza del loro rapporto.
Che rapporti ha con gli altri protagonisti?
Allegra ha un ottimo rapporto con il padre interpretato da Marco Giallini che è la sua guida e un po’ il suo amore nonostante i classici scontri generazionali che naturalmente non mancano. Anche con la madre ha un buon rapporto, ma comunque di minore intensità emotiva. Poi c’è il suo rapporto con Luisa, uno dei cardini del film. Sono due donne completamente diverse: Luisa è più sognatrice, ingenua mentre Allegra è molto negativa e sofferente. All’inizio non si capiscono, anche a causa dello scarto generazionale, però poi troveranno una grande intesa e il loro rapporto di amicizia diventerà sempre più forte, ma mai materno. Luisa rappresenterà per lei una guida, l’unica persona a cui riesce a chiedere aiuto. Poi c’è Gabriele, il suo primo amore, vero, puro con cui instaura un rapporto di amore-dipendenza in cui emergeranno tutte le sue insicurezze e la sua gelosia.
Cosa ti ha spinto a fare questo film?
Come prima cosa: la storia, perché è bella e commovente. Poi il personaggio pieno di sfumature, intenso e con una certa dose di follia. Allegra riesce ad essere solare piena di energie e poi subito dopo a cadere in basso.
Com’è stato lavorare con Luis Prieto?
Lavorare con Luis Prieto è stata un’esperienza enorme; già dai provini tra noi c’era feeling, era come se ci conoscessimo da tempo e riuscivamo a lavorare bene. Eravamo a nostro agio e si è dedicato a noi tantissimo; abbiamo fatto tantissime prove, lui era sempre pronto a fugare qualsiasi nostro dubbio. È una persona che mi ha dato una grande carica e mi ha aiutato ad affrontare le scene anche più difficili con estrema fiducia.
Qual è stata la scena più significativa?
La scena più significativa è stata quella del bagno perché lì veramente Allegra cambia, capisce tutti i suoi sbagli e riesce a venir fuori in tutte le sue fragilità, cosa che fino a quel momento non ha fatto. Lei vive in quella scena una grande crisi di panico e si lascia andare al dolore davanti a Luisa, mentre prima teneva tutto per sé, lacrime e debolezze.
Qual è stata la scena più difficile?
Forse quella della macchina con i suoi coetanei. Dovevo rappresentare tutta la sua confusione, la perdita di controllo e di consapevolezza e non era facile. Il suo pensiero in quel momento non era in quella macchina ma andava a Gabriele a cui per la prima volta in discoteca aveva detto ti amo e la sensazione che dovevo trasmettere era quella del panico. È stata una scena molto forte e difficile da rappresentare.


Alessandro Sperduti (Gabriele)
Come descriveresti il tuo personaggio?
Gabriele è un ragazzo semplice e simpatico che inizialmente non riesce a prendersi le proprie responsabilità e non riesce a fronteggiare un peso tale come la perdita dei genitori di Allegra. Pensa molto a se stesso e non riesce a prendersi cura di lei come vorrebbe. Poi grazie all’amore che prova per Allegra inizia a maturare e a prendere delle posizioni ben precise.
Che rapporti ha con gli altri protagonisti?
Ha la sua migliore amica Nicoletta con cui ha un rapporto molto intimo e confidenziale in cui basta uno sguardo per capirsi immediatamente. Poi ha Allegra, con cui inizia una storia d’amore profonda e importante. Ma per il resto è un personaggio poco espansivo con gli altri, è troppo preso da se stresso e dalle sue ambizioni, per cui oltre a queste due relazioni fondamentali non ha grandi legami.
Cosa ti ha spinto a fare questo film?
Fin dalla prima lettura del copione mi sono affezionato al ruolo di Gabriele perché ha una personalità bella e intraprendente, con i suoi difetti. Ero curioso di intraprendere questo viaggio e l’ho fatto con entusiasmo.
Com’è stato lavorare con Luis Prieto?
È stata una bellissima esperienza. Oltre ad essere un bravissimo regista, abbiamo stabilito con lui una grande intesa. Ci ha seguito fin dall’inizio anche nella fase preparatoria del film e mi ha aiutato particolarmente nell’analisi del personaggio, spingendo sia me che Chiara per tutto il tempo a dare corpo alla chimica fra noi due e alla nostra storia d’amore.
Qual è stata la scena più significativa?
Quella del campetto da basket in cui avviene la litigata tra noi due, il picco massimo della storia d’amore, il punto massimo di tensione che c’è nel rapporto con Allegra. Era un modo di affrontare una discussione che personalmente non mi appartiene più di tanto quindi è stata una sfida molto interessante. La tensione la avvertivo moltissimo ma grazie a Luis, a Chiara e alla troupe in generale l’ho superata.
Qual è stata la scena più difficile?
La scena più significativa secondo me è quella in cui per la prima volta fanno l’amore perché è una scena tenera e romantica. Simboleggia l’imbarazzo della loro prima volta, è un momento magico del loro rapporto e della loro vita, in generale. E anche perché è una scena che in un certo senso rivela un lato più profondo e nascosto dei due personaggi che si vede un po’ meno nel resto del film.
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