La mia vita e' uno zoo di Cameron Crowe

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locandina La mia vita e' uno zoo
 
Regista: Cameron Crowe
Titolo originale: We Bought a Zoo
Durata: 124'
Genere: Commedia, Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: 8 Giugno 2012 (cinema)

Attori: Matt Damon, Scarlett Johansson, Thomas Haden Church, Colin Ford, Maggie Elizabeth Jones, Angus Macfadyen, Elle Fanning, Patrick Fugit, John Michael Higgins, Carla Gallo, J. B. Smoove
Soggetto: Benjamin Mee
Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna, Cameron Crowe

Trama, Giudizi ed Opinioni per La mia vita e' uno zoo (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Rodrigo Prieto
Montaggio:
Musiche: Jónsi dei Sigur Rós
Scenografia: Clay A. Griffith
Costumi: Deborah Lynn Scott

Produttore: Julie Yorn
Produttore esecutivo: Ilona Herzberg
Produzione: Twentieth Century Fox Film Corporation, LBI Entertainment, Vinyl Films
Distribuzione:

La recensione di Dr. Film. di La mia vita e' uno zoo
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Colonna sonora / Soundtrack di La mia vita e' uno zoo
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Fabio Boccanera: Benjamin Mee
Perla Liberatori: Kelly Foster
Paolo Buglioni: Duncan Mee
Manuel Meli: Dylan Mee
Arianna Vignoli: Rosie Mee
Saverio Indrio: Peter Maccready
Emanuela Ionica: Lily Miska
Emiliano Coltorti: Robin Jones
Nanni Baldini: Sig. Stevens

Personaggi:
Matt Damon: Benjamin Mee
Scarlett Johansson: Kelly Foster
Thomas Haden Church: Duncan Mee
Colin Ford: Dylan Mee
Maggie Elizabeth Jones: Rosie Mee
Angus Macfadyen: Peter Maccready
Elle Fanning: Lily Miska
Patrick Fugit: Robin Jones
John Michael Higgins: Walter Ferris
Carla Gallo: Rhonda Blair
J.b. Smoove: Sig. Stevens
Stephanie Szostak: Katherine Mee
Desi Lydic: Shea Seger
Peter Riegert: Delbert Mcginty
Michael Panes: Preside

Informazioni e curiosità su La mia vita e' uno zoo

Tratto dalla vera storia di Benjamin Mee.

Note dalla produzione:
A prima vista, LA MIA VITA È UNO ZOO segna una svolta per il regista Cameron Crowe, i cui film precedenti, come “Jerry Maguire” e “Quasi famosi” (Almost Famous), narravano vicende profondamente personali. “Quasi famosi”, ad esempio, s’ispirava alle esperienze di Crowe come giovane reporter della rivista Rolling Stone. LA MIA VITA È UNO ZOO, invece, è tratto dal libro autobiografico di Benjamin Mee, intitolato We Bought a Zoo: The Amazing True Story of a Broken-Down Zoo, and the 200 Animals That Changed a Family Forever. “Per me era un tipo di film diverso, proprio perché non volevo farne una storia personale”, afferma Crowe. “LA MIA VITA È UNO ZOO è nato dal desiderio di narrare la vicenda di Benjamin Mee”.

L’esperienza di collaborare alla sceneggiatura e di dirigere il film ha portato Crowe a una rivelazione sorprendente. “Alla fine, raccontare la storia di Benjamin è diventato un fatto personale, come tutti gli altri progetti che ho realizzato finora”, spiega il regista. “Una delle ragioni per cui ero interessato a girare il film era che volevo diffondere un po’ di gioia nel mondo. LA MIA VITA È UNO ZOO è un film che suscita gioia, fa sentire vivi e parla di come si può trasformare la perdita in una fonte d’ispirazione. Tutto ciò mi piace molto”.

“La vicenda infonde un senso di amore per la vita – umana e animale”, prosegue Crowe. “E parla dell’assunzione di rischi. Molti dei maggiori traguardi mai raggiunti scaturiscono da rischi incredibili. La storia e i personaggi rappresentano tutto ciò che amo nei film”.
Prima che Crowe fosse coinvolto nel progetto, l’autobiografia di Benjamin Mee aveva catturato l’attenzione della produttrice Julie Yorn, la cui società di produzione si trova presso la Twentieth Century Fox. “Sono rimasta subito colpita e incuriosita”, ella ricorda. “Cosa significa ‘La mia vita è uno zoo’? ‘Chi ha comprato uno zoo’? Sono così venuta a sapere di quest’uomo che, attraverso una serie di circostanze, e assecondando una sorta di capriccio, è arrivato con la famiglia alla casa con lo zoo. La storia era veramente coinvolgente e commovente”.

Dopo avere letto l’autobiografia e guardato un documentario della BBC sull’esperienza di Mee, la Yorn ha interpellato personalmente l’autore “implorandolo di fidarsi di me, assicurandolo che avrei trovato il modo giusto di narrare la sua storia”.
Avendo acquisito i diritti cinematografici, la Yorn e la sua società di produzione hanno scelto Aline Brosh McKenna (“Il diavolo veste Prada” - The Devil Wears Prada, “27 Volte... in bianco” - 27 Dresses) per adattare il libro al grande schermo. La sceneggiatrice ha trovato il romanzo di Mee irresistibile e commovente, e ricorda di essersi immaginata l’intera storia non appena ha visto la copertina del libro. “Mi piacciono i film ambientati sul posto di lavoro, e che posto grande e straordinario è uno zoo! Nel momento in cui ho letto il libro, ho avuto una forte reazione istintiva”.

La difficile situazione di Mee, inaspettato direttore di uno zoo, privo di qualunque esperienza, offriva l’opportunità di creare trame e personaggi ricchi. Per la sceneggiatrice la storia di Mee permetteva di realizzare uno “straordinario intreccio. La vicenda è piena di spunti divertenti e commoventi. È anche la classica storia di un pesce fuor d’acqua, giacché Benjamin si trova in un posto di cui conosce molto poco. La sua scelta è una follia, ma una follia grandiosa. Veniamo a trovarci ‘dietro le quinte’ di uno zoo e vediamo che cosa devono affrontare giorno dopo giorno coloro che ci vivono. Avere uno zoo come giardino di casa è una sorta di fantasia. Avere tutti questi animali che diventano parte della tua famiglia allargata è un’idea emozionante”.
Dopo che la McKenna ha presentato la prima bozza di sceneggiatura, la Yorn e la società di produzioni hanno iniziato a cercare un regista. Molto presto è apparso chiaro che la sensibilità artistica dell’acclamato regista Cameron Crowe era il giusto complemento per la storia commovente e spassosa dei Mee. La capacità di Crowe di mescolare commedia, dramma, senso della famiglia e spirito d’ottimismo è impareggiabile, come emerge dai suoi film “Non per soldi… ma per amore” (Say Anything), “Jerry Maguire” e “Quasi Famosi” (Almost Famous).

Per quanto fosse entusiasta all’idea che Crowe assumesse la guida de LA MIA VITA È UNO ZOO, la Yorn non ci contava troppo. “Sapevo che Cameron non aveva mai girato un film la cui idea iniziale non fosse nata da lui”, osserva la produttrice. “Ma sentivo che i temi della perdita e della guarigione dal lutto avevano un’assonanza con alcuni dei suoi film precedenti, e sapevo che aveva figli, quindi ho pensato che potesse essere interessato. Sapevo che sarebbe stata un’impresa averlo con noi. Così, siamo stati veramente molto felici il giorno in cui ci hanno telefonato per dirci che a Cameron il soggetto era piaciuto”.
“Mi hanno chiamato informandomi che avrebbero mandato la sceneggiatura a Cameron Crowe”, ricorda la McKenna. “Tra i registi contemporanei, lui è uno dei miei idoli, non solo come regista, ma anche come persona. La parola che associo ai film di Cameron è ‘umanità’. Ha una profonda empatia verso i personaggi, è un acuto osservatore della cultura ed è divertente e perspicace nel cogliere il modo di vivere delle persone”.

Dopo avere incontrato Crowe, la Yorn ha capito che la storia aveva catturato il regista. “C’era qualcosa di speciale nella volontà e nella determinazione di Benjamin, insieme alla magia e alla poesia del luogo, che lo hanno attratto”, ella spiega. “Le immagini hanno iniziato a parlargli”.
“La sceneggiatura scritta da Aline era incentrata sui personaggi e mi ricordava i miei film preferiti, quindi l’ho apprezzata molto”, afferma Crowe. “È stato il connubio tra la sceneggiatura e il libro di Benjamin Mee a conquistarmi, perché entrambi erano pieni di promesse. Riuscivo a percepire l’armonia e l’amore della famiglia Mee”.
Crowe ha preso la sceneggiatura e “l’ha scorsa attraverso il proprio filtro”, spiega la Yorn. “Voleva onorare la versione cinematografica ideata da Aline, ma approfondendo ancor di più la storia vera. Voleva scavare più a fondo nel personaggio di Benjamin e nelle sue motivazioni e voleva anche arricchire il film di sentimento e poesia. Con il suo lavoro, Cameron ha creato un legame profondo e intenso con la famiglia Mee. Chi avrebbe potuto fare meglio di lui?”.


IL CASTING
Dopo l’ingaggio di Crowe per dirigere e co-sceneggiare il soggetto, è iniziato il casting per trovare gli attori giusti per interpretare i membri di una famiglia comune che si trova a vivere in circostanze straordinarie. Per il ruolo centrale di Benjamin Mee, padre single e privo dei requisiti necessari per affrontare la nuova vita, i realizzatori volevano un attore che desse al personaggio un senso di equilibrio e compostezza, di determinazione e umorismo. Per Crowe sia il vero Benjamin Mee sia la sua controparte cinematografica sono caratterizzati da una sorta di instancabile irremovibilità. “Benjamin non si arrende”, dichiara il regista. “E a me piace che sia quel tipo di persona. Niente lo fermerà”.

Per interpretare Benjamin Mee è stato scelto Matt Damon. Per l’attore, che ha collaborato con alcuni fra i maggiori registi internazionali, quali Steven Spielberg, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Clint Eastwood, Gus Van Sant, Anthony Minghella, i fratelli Coen, Steven Soderbergh e Paul Greengrass, la prospettiva di lavorare con Crowe, un regista che ammira da tempo, è stata una delle motivazioni per accettare il ruolo. “La ragione che mi ha spinto a dire di sì è al 100% Cameron”, afferma con entusiasmo Damon. “Mi ha mandato la sceneggiatura, ma mi ha anche fatto avere una selezione di musiche scelte da lui e una copia del film ‘Local Hero’, e mi ha detto: ‘Questo ti darà la sensazione di ciò che voglio fare’. Mi ha spiegato che ‘Local Hero’ è un film drammatico ma anche molto divertente, che suscita un singolare sentimento di felicità e tristezza. Ho così avuto una chiara percezione del film che aveva in mente. La sensibilità di Cameron è unica; è uno scrittore e regista talmente bravo che sapevo che con lui alla guida il film avrebbe senz’altro decollato”.

Damon conosceva l’abilità di Crowe di confezionare film in cui la commedia e il dramma sono arricchiti da dialoghi memorabili. “Nei film di Cameron ci sono dei momenti incredibili che ti trasmettono tantissimo su ciò che i personaggi sono, ma che al tempo stesso ti fanno ridere”, afferma Damon. “Mentre stai ridendo, vieni improvvisamente colpito da qualcosa. Cameron è capace di usare l’umorismo per farti abbassare la guardia; sa essere reale e, al tempo stesso, dà un’impronta molto personale ai suoi lavori. Di fatto, penso che ogni personaggio sia una sua sfaccettatura. Lui riesce a toccare coloro che ha attorno con quella piccola parte di sé verso la quale tutti sentono un legame. I suoi film hanno un’impronta rigorosa e coerente perché, in un certo senso, scaturiscono da lui”.
Mentre il casting era nel limbo e la sceneggiatura ancora alla prima bozza, la McKenna ha fatto qualcosa di completamente inaspettato. “Ho deciso di scrivere il personaggio di Benjamin Mee come se fosse Damon”, ella ricorda. “Lui è un uomo poliedrico, intelligente, virile e ha un gran senso dell’umorismo. Ma neanche nei miei sogni più folli avrei immaginato che alla fine sarebbe stato proprio lui a interpretare il protagonista”.

E Crowe aggiunge: “Matt ispira fiducia e, allo stesso modo, Benjamin Mee è un uomo che, quando ho letto il libro e la sceneggiatura di Aline, mi ha ispirato fiducia. Matt interpreta Benjamin dal cuore, con autenticità, e questa è la ragione per cui il suo viaggio diventa credibile”.
Prima che inizi la nuova vita allo zoo, il Benjamin Mee di Damon è uno scrittore in cerca d’avventura che, durante la sua carriera, ha intervistato il leader venezuelano Hugo Chavez, viaggiato nell’occhio di un ciclone e si è trovato circondato da migliaia di api assassine. “All’inizio del film è un giornalista, è sempre stato questo il suo lavoro e, andando in giro per il mondo, ha vissuto un’infinità di esperienze incredibili”, dichiara Damon. “Benjamin è stato ovunque e ha fatto le cose più straordinarie che si possano immaginare”.

La storia inizia con Benjamin alla ricerca di un nuovo equilibrio e alle prese con il difficile compito di crescere i due figli, di quattordici e sette anni. “Benjamin decide che hanno tutti bisogno di un cambiamento, si mette in cerca di un nuovo posto in cui vivere e trova questa magnifica proprietà, come fosse un destino”, spiega Damon. “Dopodiché scopre che la proprietà comprende uno zoo. Benjamin non sa nulla di zoo ma, assecondando lo spirito d’avventura che la defunta moglie ha sempre apprezzato, decide di acquistare la proprietà con annesso zoo”.
Appena arrivano nella nuova casa, Benjamin e i figli incontrano la responsabile dello zoo Kelly Foster, interpretata da Scarlett Johansson. Kelly è una persona concreta, amante degli animali e voce della coscienza degli ospiti dello zoo. “Kelly è molto pratica, positiva e adora gli animali”, afferma la Johansson. “È una che fa le cose per bene e non lascia nulla a metà dell’opera. Lo zoo e gli animali sono tutta la sua vita”.

L’attrice osserva che, sulle prime, Kelly è abbastanza cauta nei confronti della famiglia Mee. “Per Kelly sono soltanto gli ultimi di una lunga serie di proprietari che consideravano lo zoo una piccola impresa, vi hanno investito un po’ di soldi e poi sono scomparsi. Tuttavia, la ragazza vede che Benjamin assume il controllo di varie iniziative e vi si dedica totalmente. Grazie all’evidente impegno dell’uomo, Kelly inizia a credere in lui e pensa che forse potrebbe essere diverso da tutti gli altri che lo hanno preceduto”.
La Johansson afferma di essere stata attratta dalla sceneggiatura scritta dalla McKenna e da Crowe. “Era ricca di dialoghi, mi ci sarei potuta avvolgere la testa!”, ella spiega. “Ho anche pensato che la storia fosse insolita, perché dà l’idea di essere un po’ fuori moda. È un film sulla famiglia, sulla ricerca di una passione e della fiducia in se stessi. Parla anche delle paure che abbiamo e che dobbiamo superare. È reale e coraggioso, due qualità che ricordano i film classici degli anni ‘70”.

“La cosa singolare riguardo a Scarlett è che è veramente un’amante degli animali, per cui si è immedesimata subito nel personaggio”, dichiara la Yorn. “Il ruolo è molto diverso da quelli che di solito interpreta. La gente si aspetta da lei ruoli da femme fatale. In questo film, invece, riesce a mostrare un altro suo lato”. Aggiunge Crowe: “Scarlett arricchisce di umanità Kelly e il suo spirito ferocemente protettivo. La ragazza intende lottare per salvare lo zoo e i suoi animali”.
La dinamica Benjamin-Kelly offre una delle molte sorprese del film. Afferma Damon: “Si potrebbe immaginare che i due vadano d’accordo e che il film diventi una storia d’amore, ma non è così. Tra le altre cose, il film parla di due persone che amano entrambe lo zoo. Tra loro nasce l’amicizia e si crea un senso di vicinanza per la passione che li accomuna e per il progetto che portano avanti. Si sviluppa così un rapporto veramente genuino che, alla fine del film, forse diventerà qualcos’altro”.

Duncan Mee, fratello maggiore di Benjamin e voce della ragione, è interpretato da Thomas Haden Church, che ha ottenuto una candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista con “Sideways – In viaggio con Jack”. Mentre Benjamin Mee non vede ostacoli che non siano insormontabili, Duncan è piuttosto scettico riguardo alla nuova missione del fratello. Nonostante i dubbi, Duncan resta al fianco di Benjamin. “Duncan è la voce della verità”, spiega Crowe. “Nella prima metà del film, cerca di convincere Benjamin che comprare uno zoo è il peggior errore che possa commettere. Alla fine, però, diventa il suo maggior sostenitore, e lo fa in un modo che suscita nel pubblico la sensazione che sarebbe bello avere un fratello maggiore come lui”.
“Duncan dovrebbe essere la voce della responsabilità, non da ultimo per il fatto che è un commercialista”, afferma Church. “Lui pensa che lo zoo sia l’idea finanziariamente più rischiosa immaginabile, a prescindere da chi l’abbia concepita. Ma è molto affezionato ai ragazzi e al fratello e, alla fine, quel che conta sono il loro benessere e la loro felicità. Verso la conclusione del film, Duncan ha una migliore comprensione della spinta umanitaria che anima Benjamin e i ragazzi rispetto al pericolo finanziario che la famiglia corre”.

Ne LA MIA VITA È UNO ZOO il regista Crowe torna a lavorare con l’attore Patrick Fugit, che aveva debuttato nel ruolo di William Miller, alter ego di Crowe, nel film drammatico e semiautobiografico del regista del 2000 “Quasi famosi” (Almost Famous), basato sull’esperienza professionale giovanile di Crowe, giornalista musicale della rivista Rolling Stone. L’attore ventottenne, che aveva solo sedici anni all’epoca di “Quasi famosi”, osserva che, anche se lui e Crowe si sono tenuti in contatto dopo quell’esperienza, era da alcuni anni che non si sentivano più. “Ero un po’ in ansia all’idea di rincontrare Cameron”, ammette Fugit. “Sono cresciuto molto da allora e anche lui è maturato e ora è diverso. Ma, appena ci siamo immersi nel lavoro, mi sono sentito di nuovo come quando avevo sedici anni”.
Fugit interpreta Robin Jones, uno dei custodi dello zoo, nonché operaio, artigiano e tuttofare. Il compagno fisso di Jones è un cebo cappuccino di nome Crystal, che passa la maggior parte del tempo appollaiato sulla sua spalla. “Quando ho incontrato Cameron per questo ruolo e abbiamo letto la parte, lui ha detto ‘Penso che Robin avrà una scimmietta’”, ricorda Fugit. “Durante le prove, ho incontrato Crystal e il suo sorvegliante Thomas Gunderson, quindi abbiamo potuto sviluppare un buon rapporto che sembrasse di vecchia data”.

Elle Fanning, star del thriller “Super 8”, interpreta l’effervescente cugina di Kelly Foster, la giovane e bella Lily Miska, che vive allo zoo e dà una mano al ristorante. Quando i Mee si trasferiscono, lei resta affascinata da Dylan, il figlio adolescente di Benjamin. “Lily vive nel suo mondo”, dice la Fanning, che ha festeggiato il tredicesimo compleanno durante la produzione. “Ha vissuto tutta la vita circondata dagli animali, quindi non è molto brava nel rapportarsi con le persone. Dylan è per lei come una creatura esotica. La ragazza inizia a truccarsi e prova a flirtare con lui, ma non sa bene come fare perché non ha mai avuto un debole per nessun ragazzo. Lily cerca in tutti i modi d’impressionare Dylan”.

I sentimenti di Lily sono corrisposti, ma Dylan è confuso dalla sua prima cotta. Nel delineare la loro crescente simpatia, Crowe traccia dei paralleli con la storia appassionata e romantica vissuta anni addietro da Benjamin, quando conobbe la moglie Katherine. Benjamin ricorda la sua esperienza e la racconta a Dylan, riassumendola nei cosiddetti “venti secondi di coraggio”.
“Benjamin racconta a Dylan che bastano soltanto quei venti secondi di coraggio folle per far nascere qualcosa di grande”, spiega Crowe. Il consiglio paterno ha una risonanza anche maggiore, dal momento che “Benjamin ne capisce le implicazioni ai fini della loro permanenza allo zoo”.

Il principale antagonista nel film è il condiscendente ispettore dello zoo Walter Ferris, interpretato da John Michael Higgins, noto per i ruoli nei ‘mockumentary’ di Christopher Guest “A mighty wind – Amici per la musica”, “Campioni di razza” (Best in Show) e “For Your Consideration”. Ferris rappresenta il maggior ostacolo perché, se lo zoo non superasse la sua ispezione, Benjamin non potrebbe aprire i battenti in tempo per la stagione turistica imminente. Higgins spiega che cosa stizzisce Ferris: “Stranamente, è un cattivo soggetto con un gran cuore nei confronti degli animali. Lui ci tiene veramente, ragion per cui mette sotto la lente d’ingrandimento l’attività avviata dai Mee”.

Peter MacCready, l’architetto appassionato e visionario dello zoo, nonché ideatore dei vari recinti per gli animali, è interpretato dall’attore scozzese Angus Macfadyen, noto per il ruolo di Robert the Bruce nel film di Mel Gibson, vincitore nel 1995 di un Oscar, “Braveheart - Cuore impavido”.
Il personaggio di Peter MacCready era in precedenza stato chiamato con vari altri nomi, ma alla fine la scelta è caduta su questo, dopo che la produzione ha chiamato MacFadyen a interpretare il ruolo. Quando Crowe ha incontrato MacFadyen nel guardaroba la prima volta, quest’ultimo indossava una tuta e a Crowe è sembrato che somigliasse a Pete Townsend. Così Peter è diventato il suo nome. E MacCready (scritto in un modo diverso) è il cognome di Mike McCready, chitarrista della rock band dei Pearl Jam, sulla quale Crowe ha recentemente ultimato un documentario-retrospettiva.

Per i due ragazzi Mee, i realizzatori hanno condotto una ricerca a livello nazionale e un casting online aperto, e infine hanno scelto Colin Ford e la quasi esordiente Maggie Elizabeth Jones, entrambi originari di Atlanta (Georgia).
Il Dylan di Colin Ford è in difficoltà nel nuovo ambiente. “Dylan non vede le cose allo stesso modo del padre”, spiega l’attore. “Lo sfida, è saccente e fa di tutto per irritarlo”. Matt Damon aggiunge: “Il rapporto di Benjamin con il figlio è piuttosto conflittuale. La famiglia sta cercando di superare l’assenza della madre, tutti fanno del loro meglio. Dylan è nella fase della ribellione e ciò, abbinato al momento difficile che sta vivendo, crea molta frizione tra lui e il padre”.

Maggie Elizabeth Jones è Rosie, la vivace figlia di Benjamin, piena di gioia, immaginazione e ottimismo. È una bambina matura con un atteggiamento protettivo nei confronti del tormentato padre. Maggie Elizabeth Jones ha di recente debuttato come attrice in “Footloose”. “Rosie è veramente tenera e carina, ed è lei di fatto a fare sì che lo zoo apra”, spiega la giovane attrice del suo personaggio.
Quando, durante la loro ricerca di una casa, Benjamin e Rosie vedono per la prima volta Rosemoor, è il gaio entusiasmo di Rosie per la casa e gli animali a spingere il padre ad acquistarla.
“Benjamin guarda la sua bambina e qualcosa gli risuona dentro”, spiega Crowe. “L’uomo pensa che la reazione di pura gioia della figlia vada assecondata, ed è così che si trova ad esclamare: ‘Accidenti, devo comprare questo zoo!’”.

Per Damon, che è sposato e ha figli, trascorrere vari mesi sul set dello zoo ha avuto dei risvolti al di là del lavoro, in quanto gli ha offerto molto tempo da trascorrere con la famiglia. “Mi è piaciuto avere tutti questi bambini e ragazzi attorno, e far venire le mie figlie sul set per stare tutti insieme”, egli osserva. “Non sarei riuscito a relazionarmi con il personaggio dieci anni fa, non sarei stato in grado d’interpretarlo. Tutto ciò che Cameron ha vissuto nella sua vita privata e tutto ciò che io ho vissuto nella mia ci hanno in un certo senso allineati sul comune interesse per questi temi”.
Con il cast al completo, gli attori sono stati impegnati nelle prove per due settimane. Hanno anche trascorso un po’ di tempo con il responsabile degli animali Mark Forbes al Moorpark College Teaching Zoo, per incontrare e parlare con i custodi dello zoo e prendere confidenza con le varie specie di animali con cui avrebbero poi lavorato.
Due dei custodi dello zoo nel film, interpretati da Patrick Fugit e Angus MacFadyen, hanno ricevuto un addestramento specifico per migliorare le loro interpretazioni con gli animali sui set e nei recinti.


LA PRODUZIONE
Crowe torna a lavorare con molti habitué dei suoi team della produzione, tra cui lo scenografo Clay Griffith e il responsabile del montaggio Mark Livolsi, A.C.E. I nuovi membri del team sono il direttore della fotografia Rodrigo Prieto, ASC/AMC e l’ideatrice dei costumi Deborah L. Scott.
Griffith osserva che la gamma visiva scelta da Crowe per LA MIA VITA È UNO ZOO ha tratto spunto dall’album di Neil Young Harvest, dal documentario del 2007 dei Sigur Rós Heima e dal già menzionato film di Bill Forsythe “Local Hero”. “Il tessuto connettivo che unisce quei tre lavori è la loro anima”, dichiara Griffith. “Cameron ama sempre trovare la poesia nelle cose”.

Nel corso degli anni, Crowe e Griffith hanno sviluppato una stretta relazione lavorativa e un
linguaggio proprio per le scenografie. Griffith ricorda di come mostrava a Crowe immagini
evocative di pensieri e sentimenti da portare sul set. “Cameron rispondeva con altre foto, e così
andava avanti questa sorta di dialogo visivo-verbale”.
LA MIA VITA È UNO ZOO rappresenta la prima collaborazione tra Crowe e l’ideatrice dei costumi Deborah L. Scott, la cui cospicua filmografia comprende “E.T. L'extraterrestre” (E.T.: The Extra-Terrestrial), “Ritorno al futuro” (Back to the Future), “Titanic” e “Avatar”. La Scott osserva che Benjamin è un “uomo comune, con un aspetto non troppo alla moda. Il suo è un abbigliamento semplice, funzionale, mascolino e pratico”.

Per il personaggio di Kelly Foster, la Scott ha scelto una versione moderna delle leggendarie ricercatrici e naturaliste Jane Goodall e Dian Fossey. “Quelle donne hanno arricchito il loro ambiente di sensibilità, femminilità e calore. Quando ho guardato le foto di Jane Goodall e la sua straordinaria bellezza, qualcosa dentro di me ha vibrato”.
La Scott ha disegnato anche i vestiti per Crystal, il cebo cappuccino compagno del custode Robin Jones. “Immaginavo che prima o poi avrei potuto realizzare qualcosa per un cane o un gatto in un film, ma non ho mai pensato a una scimmia”, ella ride. “È stata un’idea a sorpresa e Crystal si è comportata in modo incredibile. Una volta creato il modello, bastava tenere aperti i pantaloncini e lei ci entrava dentro, proprio come un bambino. È stato facile!”.

LA MIA VITA È UNO ZOO è stato girato in esterni in giro per Los Angeles prima di trasferirsi una cinquantina di chilometri a nord nel Greenfield Ranch a Thousand Oaks, dove è stato costruito il set del Rosemoor Animal Park. Lo zoo comprendeva recinti per gli animali, percorsi pedonali, fontane, flora e fauna variegate, una torre di osservazione, un giardino delle sculture e un anfiteatro.
I set del Rosemoor Animal Park hanno richiesto nove mesi per essere disegnati e realizzati.
Gli scavi e la costruzione sono durati quattro mesi, con il supporto congiunto di più di centoquaranta falegnami, pittori, imbianchini, scultori, addetti alla realizzazione della segnaletica e paesaggisti, insieme allo staff del reparto artistico composto da direttori artistici, architetti di scena e arredatori.

La casa della famiglia Mee, una struttura coloniale americana su due piani di quasi 400 metri quadrati, di colore grigio-beige, è stata la sola struttura residenziale costruita da zero nell’area del Greenfield Ranch. Griffith afferma che, a parte la costruzione dello zoo, la casa è stata per lui la parte più piacevole del lavoro. “C’è qualcosa di visceralmente eccitante nel costruire una casa da cima a fondo”, egli dice. “Ciò che ho trovato veramente interessante è stato la grandezza della casa, il rapporto con l’ambiente circostante, l’età degli alberi e l’immenso paesaggio pastorale alle spalle. Era decisamente un altro mondo”.
Trovare la giusta posizione per costruire uno zoo di tre ettari è stato difficile. In occasione del primo sopralluogo alla proprietà, non vi erano strade di accesso al posto che si pensava di scegliere. Griffith ricorda che l’area non era altro che “erba alta un metro e mezzo e serpenti a sonagli”. Ma, osservandola con maggiore attenzione, l’area somigliava al Dartmoor Zoo, il vero zoo acquistato da Benjamin Mee.

Una volta iniziato il lavoro delle scenografie per lo zoo, Griffith e i suoi direttori artistici hanno incontrato il responsabile del coordinamento animali Mark Forbes, per definire con lui l’ubicazione dei recinti. Griffith ricorda le parole di Forbes: “Non mettete le tigri accanto agli orsi. Fate in modo che leoni e tigri non si vedano. E non permettete mai che leoni, tigri e orsi vedano gli ungulati”. “Fantastico, hai appena allargato la superficie dello zoo a macchia di leopardo”, Griffith ricorda ridendo di avere risposto a Forbes. “Nessun recinto poteva stare vicino a nessun altro recinto. Ma alla fine le cose sono andate proprio bene, anche se abbiamo speso una quantità di tempo esagerato per stabilire il posto in cui collocare ciascun recinto”.
Griffith e il suo team hanno effettuato ricerche approfondite per capire ciò di cui aveva bisogno ogni recinto per ospitare adeguatamente l’animale a cui era destinato. “Abbiamo ispezionato zoo grandi e piccoli”, spiega. “Abbiamo parlato con alcuni addetti del LA County Zoo, dell’Orange County Zoo e del Tucson Zoo, dove il mio direttore artistico ha trascorso una settimana per osservare le loro attività. Parte di ciò che Cameron voleva fare era mostrare come sono realmente le cose ‘dietro le quinte’ di uno zoo”.

La supervisione degli animali esotici e addomesticati presenti nel film è stata affidata al veterano del coordinamento animali Mark Forbes, la cui società Birds & Animals Unlimited ha fornito e addestrato animali per molte produzioni. Forbes e un team di trenta addestratori esperti hanno lavorato con i circa settantacinque animali presenti nel film, inclusi un leone africano, tigri del Bengala, orsi grizzly del Nord America, grifoni dorsobianco, cebi cappuccini, babbuini, gufi reali, istrici, lontre orientali dalle piccole unghie, un gatto orsino, zebre reali, struzzi, fenicotteri del Cile, pavoni blu indiani, pavonesse, uno zebù, dromedari, alpaca, un canguro, un leopardo, una volpe rossa e un ara macao.
Durante la produzione, gli animali dello zoo non si trovavano nei recinti sul set dello zoo. Erano invece portati giornalmente, secondo necessità. Tutti gli animali si trovavano con i rispettivi proprietari e addestratori in varie zone specificamente predisposte nell’area della California meridionale.


LA MUSICA
La musica ispira tutto il processo creativo di Crowe, a partire dalla sceneggiatura e dalle prove, passando per il sottofondo musicale sui set durante le riprese e arrivando infine a inglobare la stessa musica nella pellicola definitiva. Crowe usa la musica moltissimo durante la produzione per ispirare l’interpretazione degli attori e creare lo stato d’animo appropriato. La musica aiuta anche il cast tecnico a capire il tono delle scene da riprendere.
Durante la produzione de LA MIA VITA È UNO ZOO, si è fatto ampiamente ricorso alle musiche di alcuni artisti e gruppi, in particolare Pearl Jam, Eddie Vedder, Neil Young, Led Zeppelin, Tom Petty, Simon & Garfunkel, Leon Russell, Warren Zevon, Kanye West, Bon Iver, Daniel Lanois, Joni Mitchell, U2 e il celebre artista Jónsi, della band islandese dei Sigur Rós.

Jónsi ha poi composto la colonna sonora del film. Crowe faceva cenno a un assistente di produzione che avviava la riproduzione di alcune canzoni prima, durante e dopo le scene – tutte registrate su un laptop contenente una raccolta parziale delle musiche di Crowe (comprendente oltre 20.000 brani) e una playlist per quasi ogni scena del film.
Una volta ultimate le riprese, Crowe si è dedicato alla colonna sonora. Il lavoro di Jónsi è parte integrante del panorama emotivo del film.

Scritta in un battibaleno nell’arco di quattro mesi tra la scorsa estate e l’autunno presso i celebri Village Studios di Los Angeles e nello studio di registrazione che il musicista ha a casa sua in Islanda, la colonna sonora de LA MIA VITA È UNO ZOO comprende oltre mezz’ora di nuove musiche composte da Jónsi, incluse due canzoni e nove temi struggenti e bellissimi, oltre a nuove versioni di alcune canzoni tratte dall’acclamato album solista di Jónsi, Go, e a quella che è la melodia più celebre dei Sigur Rós, Hoppípolla.
“Jónsi è arrivato dall’Islanda con una piccola tastiera e la testa piena di idee”, ricorda Crowe. “Dopo una settimana, aveva composto una serie di temi che riflettevano tutto ciò che speravo di poter avere. La sua musica aveva tutti gli alti e bassi e gli appassionati passaggi intermedi del film. Il suo istinto ha permesso al film di svilupparsi a tutto tondo”.

Il rapporto di Cameron con Jónsi e i Sigur Rós risale ai tempi in cui la band si è affermata sulla scena internazionale, nel 2001, quando il regista ha incluso tre delle loro canzoni nel suo film di successo “Vanilla Sky”, interpretato da Tom Cruise. Crowe è da tempo un fan della band e del loro lavoro per il cinema, al punto che il nome del progetto segreto per LA MIA VITA È UNO ZOO era, di fatto, Heima, in onore del film sul tour della band del 2007.
“Molto presto è apparso ovvio che la musica dei Sigur Rós avrebbe influenzato profondamente la realizzazione de LA MIA VITA È UNO ZOO”, afferma Crowe. “Nella fase preparatoria, abbiamo dato a tutti gli attori e ai membri del cast tecnico una copia del documentario dei Sigur Rós, Heima”.

La scena finale de LA MIA VITA È UNO ZOO è un omaggio cinematografico a un momento specifico di Heima, quando una folla gioiosa accorre per assistere a uno spettacolo dei Sigur Rós nell’estremo nord dell’Islanda o, in questo caso, entra nello zoo appena aperto.
Tra le nuove canzoni della colonna sonora c’è Gathering Stories, un brano scritto insieme da Jónsi e Crowe in una collaborazione inconsueta per l’artista islandese, notoriamente riservato.
Gli arrangiamenti orchestrali della colonna sonora sono stati curati dal precedente socio di Jónsi, il compositore Nico Muhly, che impreziosisce con il suo genio idealista le sonorità degli archi e degli ottoni.

Mentre ultimava la musica e altre attività della post-produzione, Crowe ha riflettuto su ciò che spera il pubblico proverà guardando LA MIA VITA È UNO ZOO. “Ciò che mi piace in particolare è che il film dà una sferzata di energia prima ancora che il pubblico se ne renda conto; e poi, la storia narrata è più profonda di quanto ci si aspetti ed è come se ti entrasse sotto la pelle.
Vai al cinema con certe aspettantive che vengono soddisfatte, con un extra in più. Molti dei miei film preferiti hanno questa caratteristica: quando esci dal cinema, ti viene spontaneo pensare: ‘Non me l’aspettavo proprio che fosse così. I personaggi mi mancano già un po’”.


BENJAMIN MEE – LA STORIA VERA
Nel 2006 Benjamin Mee, giornalista britannico del quotidiano The Guardian, e la sua famiglia si sono trasferiti dalla pacifica esistenza nel sud della Francia al Dartmoor Zoo nelle campagne inglesi del Devon. La famiglia comprendeva la moglie Katherine, la madre, il fratello e i figli piccoli Ella e Milo. “È accaduto nell’arco di diciotto mesi tra il 2006 e il 2007 quando, più o meno per caso, abbiamo deciso di comprare uno zoo”, ricorda Mee. “Stavamo cercando una casa ampia in cui, dopo la morte di mio padre, mia madre potesse vivere con la sua famiglia allargata.
“L’agente immobiliare ci segnalò moltissime proprietà differenti e questa sembrava l’ideale”, aggiunge Mee. “Era un edificio vetusto con dodici camere da letto e un parco di dodici ettari in una bella zona della regione. Ma c’era una complicazione: 250 animali esotici nel parco.

In dettaglio, c’erano la cucina, i bagni, le camera da letto… e svariati recinti per animali. Ovviamente, sulle prime abbiamo riso, ma siamo andati lo stesso a vedere la proprietà. Ci sono sempre piaciuti gli animali e ci siamo innamorati della casa, perciò abbiamo capito che non potevamo tirarci indietro. Lo zoo sarebbe stato chiuso se qualcuno non l’avesse comprato e circa metà degli animali sarebbero stati eliminati, perché era difficile trovare loro una sistemazione in breve tempo. Questo ha suscitato in noi un senso di missione e di dovere che ci ha fatto mettere da parte gli indugi. Una volta acquistata la proprietà, dovevamo assicurarci che lo zoo potesse riaprire al pubblico e diventare una fonte di reddito, il che era di per sé una vera e propria impresa”.

Nel giro di pochi mesi dopo l’acquisto dello zoo, Katherine, la moglie di Benjamin, che si stava rimettendo dopo essere stata malata di cancro, ha avuto una ricaduta ed è deceduta all’età di quarant’anni. Tre mesi più tardi, Benjamin Mee ha aperto lo zoo.
Mee ricorda che l’apertura imminente dello zoo fu una buona distrazione dal dolore per il lutto che aveva colpito la famiglia. “Lavorare a stretto contatto con gli animali, la cui vita dipendeva da noi, è stato un processo catartico. Mentre la nostra esistenza era stata scombussolata da un evento tanto doloroso, bastava che guardassimo fuori dalle finestre per vedere la vita intorno a noi. C’erano persone che sorvegliavano e nutrivano gli animali ed eravamo a stretto contatto con l’intero ciclo della vita. Era un gran bell’ambiente in cui riprenderci dal nostro lutto”.

Essendo stato un giornalista, Mee sapeva di poter scrivere un libro sulle sue esperienze, ma prima ha pensato di tenere una rubrica su un quotidiano. “Ho immaginato che questo fosse un argomento interessante su cui scrivere e, anche quando Hollywood ha acquistato i diritti, non pensavo che il film sarebbe stato realizzato veramente. Quando ciò è accaduto, non mi aspettavo che fosse su scala così grande, con le star e il regista che sono stati scelti”.
Tutta l’avventura di Mee è stata poi narrata nell’autobiografia bestseller del 2008 We Bought a Zoo: The Amazing True Story of a Broken-Down Zoo, and the 200 Animals That Changed a Family Forever. Nell’autunno del 2007, prima dell’uscita del libro, la storia di Mee è stata ripercorsa in un documentario di successo, trasmesso in quattro puntate sulla BBC Two, intitolato “Ben’s Zoo”.

Da allora, Mee ha diviso il suo tempo tra la gestione dello zoo e la partecipazione ad alcune conferenze in cui esorta il pubblico a perseguire i sogni che coltiva. “Sono testardo e non mi arrendo mai quando mi dicono che qualcosa è impossibile. Se rinunci in partenza, è sicuro che fallirai. Se ci provi, hai un’opportunità, anche quando sembra impossibile. Se questo messaggio ispira le persone, mi fa molto piacere. Se posso incoraggiare gli altri, anche in minima parte, a inseguire i sogni e vederli avverarsi a dispetto di tutto, sono veramente felice”.
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