Il mio migliore incubo di Anne Fontaine

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locandina Il mio migliore incubo
 
Regista: Anne Fontaine
Titolo originale: Mon pire cauchemar
Durata: 99'
Genere: Commedia
Nazione: Francia
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: Roma 2011,30 Marzo 2012 (cinema)

Attori: Isabelle Huppert, Benoît Poelvoorde
Sceneggiatura: Anne Fontaine, Nicolas Mercier

Trama, Giudizi ed Opinioni per Il mio migliore incubo (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Jean-Marc Fabre
Montaggio: Luc Barnier,Nelly Ollivault
Musiche: Bruno Coulais
Scenografia: Olivier Radot
Costumi: Catherine Leterrier, Karen Muller-Serrau
Trucco: Pierre Olivier Persin

Produttore: Philippe Carcassonne
Produzione: Ciné-@, Maison de Cinéma, F.B. Productions, Pathé, M6 Films, Entre Chien et Loup, Artémis Productions, RTBF
Distribuzione: Bim Distribuzione

La recensione di Dr. Film. di Il mio migliore incubo
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Colonna sonora / Soundtrack di Il mio migliore incubo
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Alessandra Korompay: Agathe
Franco Mannella: Patrick
Luca Biagini: Francois
Laura Lenghi: Julie
Federico Bebi: Tony
Alex Polidori: Adrien
Sergio Lucchetti: Thierry
Vittorio De Angelis: Sebastien
Roberto Gammino: Marc-henri
Paola Giannetti: Psicologa
Simone Mori: Milou
Hiroshi Sugimoto: Sugimoto
Manlio De Angelis: Il Preside
Massimiliano Virgilii: L'ispettore Dei Servizi Sociali
Vladimiro Conti: Josef Lo Scenografo
Eleonora De Angelis: Ballerina Del Lavaggio Auto

Personaggi:
Isabelle Huppert: Agathe
Benoît Poelvoorde: Patrick
André Dussollier: Francois
Virginie Efira: Julie
Corentin Devroey: Tony
Donatien Suner: Adrien
Aurélien Recoing: Thierry
Eric Berger: Sebastien
Bruno Podalydés: Marc-henri
Françoise Miquelis: Psicologa
Jean-luc Couchard: Milou
Émilie Gavois Kahn: Sylvie
Hiroshi Sugimoto: Sugimoto
Philippe Magnan: Il Preside
Samir Guesmi: L'ispettore Dei Servizi Sociali
Serge Boutleroff: Josef Lo Scenografo
Arielle D'ydewalle: Ballerina Del Lavaggio Auto

Informazioni e curiosità su Il mio migliore incubo

Prodotto con la partecipazione di CANAL +, CINÉCINÉMA, M6. In associazione con Taxshelter.be, Casa Kafka Pictures – Dexia, Belgacom.


INTERVISTA CON Anne Fontaine
Come è nato IL MIO MIGLIORE INCUBO! ?
Da diversi anni ormai volevo fare un film su una coppia mal assortita. Io ho un rapporto di collaborazione di lunga data con Benoît Poelvoorde , con cui ho fatto In ENTRE SES MAINS e Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito, e volevo anche lavorare con Isabelle Huppert. Con le loro rispettive personalità e l’immagine pubblica che hanno, mi sembravano gli attori perfetti per interpretare Patrick e Agathe, due caratteri opposti che gradualmente si rivelano l’un l’altro.

La scelta degli attori, dunque, è stata un elemento chiave.
Per dirla tutta, volevo questi due attori e nessun altro. Ero sicura che con loro sarei riuscita a trasmettere un senso di autenticità, nonostante il fatto che non ci sia niente di “ordinario” , in nessun senso convenzionale, nel rapporto fra i due personaggi. E poi c’è un altro elemento chiave, legato ad un’esperienza personale.

Di che si tratta?
Qualche anno fa, mio figlio ha portato a casa un amico che veramente sembrava di un altro pianeta. Mio figlio aveva deciso che era il suo miglior amico. Io mi sono chiesta: com’è che questo ragazzo sembra così solo? Tutto che quello che lo riguardava appariva misterioso. E poi ho incontrato suo padre. Un personaggio stravagante, che viveva in condizioni molto precarie, ma non vedeva la sua situazione con l’ottica della vittima. E ho cominciato a chiedermi che relazione poteva svilupparsi tra due famiglie che erano completamente diverse ma che erano entrate in contatto tramite i figli, più o meno casualmente. Il mondo dell’infanzia altera i codici, solleva dubbi sulla nostra percezione – a volte gravata da pregiudizi – dello status sociale.
Anche se devo dire che, in quel caso particolare, la situazione non è stata esplorata molto a fondo.

Ma la ha usata come spunto per il film?
Quello che non ho esplorato nella vita reale l’ho immaginato nella finzione, sotto il profilo delle relazioni sociali, delle diverse attitudini verso la cultura, del senso di colpa borghese. In altre parole, un buon soggetto per una commedia. In precedenza avevo soltanto sfiorato il genere con LA FILLE DE MONACO, i cui ultimi 15 minuti portano il film nel territorio del dramma psicologico, come se stessi resistendo all’idea di una commedia a tutto tondo. Questa volta volevo andare fino in fondo e mantenere una visione divertita fino all’ultimo. Questo ho cercato di raggiungere con Nicolas Mercies, il mio cosceneggiatore, con cui lavoravo per la prima volta.

Questo film racconta una storia d’amore sullo sfondo di un conflitto di classe.
Una storia improbabile nel mondo reale, ma la commedia ti permette di trattare l’ utopia! Fin da NETTOYAGE A SÉC i miei soggetti hanno spesso ruotato attorno alla lotta di classe, anche se i miei personaggi non sono mai interamente risolti e definiti dalla propria origine sociale. IL MIO MIGLIORE INCUBO! racconta una delicata forma di scontro fra snobismo, cultura e auto-controllo (che in sé riflette un certo grado di frigidità emotiva) da un lato, e apparente ruvidezza, maleducazione, e tutt’un modo di vita molto diretto, grezzo, dall’altra.
Senza rendersene conto, questi due personaggi si nascondono dietro meccanismi di difesa e si muovono verso l’orlo dell’abisso. Hanno organizzato la propria esistenza – uno all’insegna del caos, l’altra di un perfezionismo maniacale – in modo tale che niente possa interferire con le loro vite. Il loro incontro mostra loro chi sono realmente e finiscono entrambi per trascendere le proprie precedenti identità: e questa, in fondo, è una delle definizioni dell’amore. Agathe arriva perfino a dire a Patrick: “Ho bisogno di te.”

I bambini giocano un ruolo importante in IL MIO MIGLIORE INCUBO!
Dal momento che il film gioca continuamente con le nozioni di ciò che è innato e ciò che è acquisito, era difficile non evocare il rapporto con l’apprendimento. Ho pensato che fosse divertente immaginare che il figlio di Patrick (che è praticamente illetterato e ha lasciato la scuola a 11 anni) sia un ragazzino estremamente dotato, e che, per converso, il figlio di questi borghesi progressisti, imbevuto di formazione classica, mostri totale indifferenza verso la cultura alta, e la sua sola passione siano i videogiochi.

Come è riuscita a creare questa intera galleria di borghesi anticonformisti attorno a Patrick e Agathe?
E’ un misto della mia osservazione della realtà e di quanto è stato elaborato negli incontri per scrivere la sceneggiatura. Io conosco piuttosto bene il mondo dell’editoria, e da lì ho tratto ispirazione per il personaggio di François, il marito di Agathe, interpretato da André Dussollier. Ho pensato che fosse divertente che l’autore “star” fra quelli pubblicati dalla sua casa editrice fosse uno scrittore mediocre.
Questo è il genere di cose che accade davvero. Ho trascorso anche molto tempo nelle gallerie d’ arte moderna, e ovviamente nella favolosa Fondazione Cartier (la cui direzione ci ha consentito di usare i locali della sede senza alcuna obiezione). Per quanto riguarda poi la foto in bianco e nero, che gioca un ruolo chiave nella relazione fra i due protagonisti, ho insistito perché fosse una “vera” opera d’arte e non un mero elemento di attrezzeria. Quindi è stata realizzata da un vero fotografo, Hiroshi Sugimoto, che in IL MIO MIGLIORE INCUBO! interpreta se stesso. Lui aveva davvero fotografato Isabelle che osservava il pianista, la foto che si vede ripetutamente nel corso del film.
Questa immagine molto icastica, questo spettatore solitario, questo “schermo bianco che non è realmente bianco”, è come una metafora della relazione amorosa fra Agathe e Patrick, della loro iniziale presa di distanza, e del terreno che poi devono coprire per entrare in contatto l’uno con l’altra. Ho contattato Sugimoto pensando: “se è spiritoso, potrebbe accettare di recitare nel film”. Ha anche insistito per vandalizzare la foto con le proprie mani, drawing on the final graffiti. Ma non intendevo fare una satira dell’arte contemporanea e del mondo dell’elite culturale Parigina. Volevo uno sfondo che fosse il più possibile distante dall’”estetica” – se così la si può chiamare – del personaggio interpretato da Benoît.

Parliamo degli attori. Come si è trovata con Benoît Poelvoorde?
Conosco il suo mondo immaginativo e le sue suscettibilità. E ho messo parecchio della nostra relazione personale nel film. Prima di scrivere la sceneggiatura, abbiamo avuto delle sessioni di lavoro insieme. Gli ho chiesto di lasciarsi coinvolgere in una fase molto preliminare, così che il tono complessivo di IL MIO MIGLIORE INCUBO! fosse simile a quello che talvolta si crea fra noi. All’inizio del film volevo che l’opacità del suo personaggio scaturisse, paradossalmente, dalla sua apparente assenza di mistero – dalla superficiale impressione di assoluta trasparenza (della serie “è esattamente quello che sembra”), senza niente che si nasconda nell’ombra, niente che venga trattenuto. L’idea era che lo spettatore reagisse come Agathe: sempre lì lì per darsi alla fuga, e segretamente speranzoso che tutto finisca. Solo che è Benoît a interpretare Patrick, e questo cambia tutto!
Con lo stesso ruolo in mano ad un altro attore, non si avvertirebbe necessariamente che il personaggio cela in sé una ferita profonda, cosa che si rivela pian piano e che lo rende toccante. Saremmo nel classico meccanismo della farsa, che non mi interessa. Mi piace la commedia umana, quella in cui l’autenticità dell’attore mette in evidenza l’ambiguità del personaggio. Senza Benoît, non avrei scritto il film. E lo stesso dicasi di Isabelle Huppert. Non ha paura di apparire esteriormente come una donna estremamente sgradevole.

Era da tanto che voleva lavorare con Isabelle?
A Isabelle era piaciuto ENTRE SES MAINS e voleva che lavorassimo insieme. Sapevo che se l’avessi diretta, non sarebbe stato in un film drammatico, perché non penso che avrei avuto granché da trasmetterle, in quel campo. Isabelle non ha fatto molte commedie, così ho pensato che potesse essere interessante guidarla in questo territorio. Lei è un punto di riferimento, una grandissima attrice che a volte dà l’impressione di vivere in una torre d’avorio. Ma avendola vista in diverse occasioni ridere come una bambina, ho pensato che potesse essere divertente giocare con la sua immagine. Isabelle si mette totalmente al servizio del personaggio. E’ fantastico incontrare un’attrice che ama così tanto il suo mestiere.

E che mi dice di André Dussollier? E Virginie Efira, il cui personaggio seduce tutti gli uomini?
André non aveva mai fatto un film con Isabelle prima d’ora, il che è incredibile se si pensa alle loro rispettive carriere. Così ho deciso di fare di loro una coppia sposata. Ho scritto il ruolo su di lui, di nuovo usando quel fascino vellutato, quella classe istintiva che emana da lui e che talvolta potrebbe nascondere un rifiuto del confronto e una certa mancanza di risolutezza. Lui ha riso e mi ha detto: “OK, ma dacci veramente sotto, porta all’estremo quell’aspetto”. André ha un notevole potenziale comico.
E il contrasto fra lui e Benoît mi è sembrato perfetto. Anche i loro rispettivi approcci al linguaggio contribuiscono a delineare due opposti: Patrick usa le parole per aggredire, François per proteggersi. Per il personaggio di Julie avevo bisogno di una ragazza molto spontanea, sexy e piena di vita. Doveva essere credibile. Virginie è un’attrice al tempo stesso sensuale e molto precisa. Con la sua freschezza, il suo appeal popolare, e quella sorta di accomodante rilassatezza che la contraddistingue, ispira naturalmente fiducia. Nell’arco di poche scene, trasforma Julie da fidanzata ideale a pazza furiosa.

Il film è molto fisico. Patrick sbatte continuamente contro i muri, figurativamente e letteralmente. Comincia devastando l’appartamento di Agathe.
Benoît recita le scene fisiche in modo molto credibile. Io volevo che il pubblico entrasse nel film in modo molto semplice, diretto, tangibile, facendo a meno di spiegazioni psicologiche. Il marito, con il suo buonismo di sinistra, naturalmente accoglie con perfetta buona educazione l’operaio che viene a lavorare nel suo appartamento. A suo modo, Patrick porta un soffio di vita in questo appartamento algido che pare un museo.

Il dialogo è molto crudo.
Alcune delle battute con cui se ne esce Benoît sono opera di Nicolas Mercier e mia. Qualche volta ci siamo chiesti se ci stessimo spingendo troppo oltre. Quando Patrick chiede a Agathe: “Come vanno le cose a
letto, con quel culo di ghiaccio?”, mi sono chiesta come avrebbe reagito Isabelle. La prima volta che ha letto il copione, ha avuto un piccolo shock. Ma ad una seconda lettura, l’ha trovato divertente. L’
ho messa in guardia: il suo personaggio è un misto di lei e di me.
Questo l’ha rassicurata. E poi, Agathe acquista umanità man mano che il film si sviluppa. Isabelle finisce come una donna smarrita. Prigioniera delle sua stessa corazza narcisistica. Agatha, come Patrick, ha sacrificato le proprie emozioni in nome dell’immagine di sé, e,come lui, non riesce a guarire da questo.

Agathe e Patrick si danno del “lei” per la maggior parte del film.
Non potevano fare altrimenti. Usare il “lei” è molto più sexy e erotico.

Il film va avanti ad un ritmo frenetico.
Patrick, proprio come Benoît ,in realtà, non riesce a stare fermo. E’ un turbine, e la messa in scena ha dovuto adattarsi a questo movimento incessante che dà sui nervi a qualcuno. Patrick è invasivo: è predatorio, costringe tutti gli altri personaggi a cambiare posizione, anche il marito che, con Julie, si appresta forse a scoprire un altro incubo! Non appena appare Patrick, il ritmo del film ha un’impennata.

Questo predatore ha una complessa immagine di sé. “Sono tossico per chiunque” dice “non permetto a nessuno di guardarmi dall’alto in basso, a parte me stesso”.
Patrick maschera la sua disperazione dietro gli eccessi. Beve, è un animale da party, ma ha fin troppa familiarità con il “down” del giorno dopo. Questa dimensione in qualche modo dolorosa era inevitabile.
Nella commedia, più le situazioni sono eccessive, più è necessaria una dose di verità. Benoît e Isabelle, ciascuno a suo modo, garantiscono questo equilibrio.




INTERVISTA CON ISABELLE HUPPERT
Come definirebbe Agathe, il suo personaggio?
Agathe è, in apparenza, fermamente radicata nel suo ambiente sociale. Lavora nel settore dell’arte contemporanea e sembra sicura di sé in ogni circostanza. E’ molto organizzata e iperattiva. Cresce suo figlio a distanza e si accontenta di un matrimonio in cui né lei né suo marito hanno molto da dirsi. C’è una sorta di logica in tutto quello che fa, e tuttavia Agathe resta un mistero. La sua esistenza estremamente ben organizzata sembra, ad un primo sguardo, priva di emozioni autentiche.

Ma solo ad un primo sguardo, perché poi, gradualmente, Agathe si rivela.
In realtà, è una facciata che aspetta solo di incrinarsi. Quando Agathe incontra Patrick, lo respinge perché è come se lui venisse da un altro mondo e lei non è abituata a guardare quello che le accade intorno. Ma molto presto, Agathe viene attratta dal bisogno di fuga e dalla lievità di questo intruso. Questo incontro agisce come catalizzatore che le mostra l’aridità della sua esistenza. All’inizio, ovviamente, Patrick e Agathe vivono in mondi totalmente distinti. Il linguaggio di lui, il suo modo estremamente crudo di parlare di sesso, le sembrano una violenza. Lo scontro fra gli opposti è una delle situazioni base della commedia. Ma Anne Fontaine usa questa struttura per portare il film in altri territori.

IL MIO MIGLIORE INCUBO! si diverte a giocare con i cliché. E’ questo che le piace?
Inizialmente, si può pensare che le situazioni e i personaggi possano essere ridotti alle loro apparenze, ma ben presto ci si rende conto che le cose sono più complesse. Anche i cliché, assunti come tali all’inizio del film, cominciano a sgretolarsi. In effetti, non c’è niente che si possa dare per scontato in IL MIO MIGLIORE INCUBO!

Nelle sequenze d’apertura del film, il suo personaggio è decisamente sgradevole.
Sì, per lo meno sgradevole. Ma tutto si trasforma man mano che si sviluppa l’azione. Si va verso una maggiore profondità, sottigliezza, verità. In IL MIO MIGLIORE INCUBO! l’efficacia della commedia non è fine a sé stessa, è funzionale a infrangere luoghi comuni e barriere. In un certo senso il film riconcilia il mondo dell’intelletto e quello dei sensi, senza neppure esplicitare questa opposizione che è essa stessa, se vogliamo, un formidabile cliché. Fra Patrick e Agathe, la foto artistica che è al centro del film funziona da oggetto transizionale. In apparenza, l’arte incarna tutto ciò che li divide culturalmente, socialmente e economicamente.
Eppure, è grazie all’arte che trovano un punto di incontro. L’arte cessa di essere il segno di una frattura o di un conflitto di classe, e finisce per simboleggiare un riaccostamento emotivo. Distruggere l’elitarismo è un obiettivo utopico per una commedia.

Era da tanto che desiderava lavorare con Anne Fontaine?
Era da un bel po’ che volevamo lavorare insieme. Mi piace il suo modo di spaziare liberamente fra generi cinematografici molto diversi: da questo punto di vista c’è qualcosa, in Anne, dell’ attitudine americana o inglese. Il primo suo film che ho visto è stato NETTOYAGE À SEC, un film inquietante e impenetrabile. Poi c’è stato ENTRE SES MAINS, in cui Benoît Poelvoorde rivela altri aspetti del suo talento di attore. Ad Anne Fontaine piace anche confrontarsi con soggetti più lievi, ma mai in modo prevedibile. All’interno di ogni genere, lei gioca con le convenzioni. C’è sempre un’anomalia nel suo universo.

Agathe è l’incarnazione dell’atteggiamento “bourgeois bohemien” (“radicalchic”). Si è ispirata a qualche situazione o persona specifica?
Nessuna in particolare. Basta entrare in un qualsiasi cerchia di persone o mondo particolare per vedere immediatamente che dietro atteggiamenti e maschere ci sono esseri umani, con le loro debolezze, dubbi e individualità. L’inizio del film è incentrato sui cliché di un certo mondo, al puro scopo di creare un terreno di commedia, ma gli schemi prestabiliti si rompono molto presto. E’ così che funziona ogni elemento di IL MIO MIGLIORE INCUBO! , fino al lieto fine che Anne, attraverso la particolare scelta di messa in scena e ambientazione, ha reso strano e inatteso.

Nel film è molto evidente che lei sguazza felicemente nel ruolo. E dire che la commedia non è il genere che immediatamente si associ alla sua carriera.
Questo dicono le persone ogni volta che faccio una commedia, cosa poi non tanto rara, in realtà. Ad ogni modo, fare confronti tra commedia e dramma non ha senso. La gente pensa, erroneamente, che ci siano più sfumature e varietà nel dramma che nella commedia, quando in effetti non è vero. IL MIO MIGLIORE INCUBO! non è né una farsa né pura commedia. Nel gergo americano, è quella che si definisce una commedia romantica, con tutto quello che comporta in termini di qualità emozionale e fragilità dei personaggi Ci sono diversi gradi, diverse varianti nella commedia. Prenda alcune delle commedie in cui ho recitato: che cosa hanno in comune tra SAC DE NOEUDS di Josiane Balasko, LA FEMME DE MON POTE di Bertrand Blier, LE SOEURS FACHEES di Alexandra Laclère, COPACABANA di Marc Fitoussi e IL MIO MIGLIORE INCUBO! di Anne Fontaine? Niente.

E’ la prima volta che recita al fianco di Benoît Poelvoorde.
Ed è stata un’esperienza infinitamente piacevole. Uno spesso esita a dirlo quando parla di un film, ma in questo caso lo dico senza esitazione. Ci siamo divertiti moltissimo durante le riprese. E, tra le sue molte qualità, Benoît ne ha una fondamentale per me: la sua risata è generosa e non esclude mai l’altra persona.
Mi è piaciuto molto lavorare e ridere con lui e spero che lui la pensi allo stesso modo. Per quanto mi riguarda lo rifarei immediatamente!

Non aveva mai lavorato nemmeno con André Dussollier.
E’ vero, anche se ci conosciamo da sempre. Siamo quasi fratello e sorella, amici molto intimi, comunque. Curiosamente, nessuno ci aveva mai portato sullo schermo insieme. Ma ora è accaduto, e per di più come coppia sposata. André ha in sé una particolare qualità di delicatezza e finezza e, al tempo stesso, un lato tormentato che arricchisce il suo stile di recitazione. E’ stato molto bello avere finalmente l’occasione di lavorare con lui.


INTERVISTA CON BENOÎT POELVOORDE
Come definirebbe Patrick, il suo personaggio?
E’ un tipo istintivo, un personaggio che vive la vita con urgenza. Con lui è tutto “ora” e “sùbito”. Cerca immediata gratificazione là dove la trova, ogni volta che può, il che spiega il suo rapporto problematico con l’alcol. Non sembra pensare alle conseguenze dei suoi gesti. Ovviamente, man mano che il film procede, si vede che Patrick è molto più complicato, sfaccettato, e questo modo di vivere permanentemente “nel momento” maschera aree più oscure, che è quello che spesso accade con i tipi impulsivi.

Si riconosce in questo personaggio?
Per niente, specialmente riguardo al suo rapporto con le donne! Io sono un istintivo quando recito, ma non lo sono affatto nella vita. Da quel punto di vista Patrick è molto più simile a mio fratello. Ne ho parlato con Anne, e qualche traccia di questo si vede nella sceneggiatura.

E’ la terza volta che lei lavora con Anne Fontaine, dopo ENTRE SES MAINS e Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito. Come mai andate così d’accordo, secondo lei?
Io credo che lei mi conosca molto bene. Ha una grande indulgenza e benevolenza verso di me sia come attore sia come uomo. Questo le consente di portarmi in territori che non esplorerei con chiunque. Il nostro è uno strano rapporto. E’ fatto di legami insieme fraterni e materni, di amicizia e passione. Anne tira fuori il meglio di me, come fa con molti attori, il che spiega perché amino tanto lavorare con lei. La cosa non sorprende: gli attori funzionano solo quando lo desiderano.
So che lei è particolarmente felice della nostra collaborazione su IL MIO MIGLIORE INCUBO! perché, in questo film, ha messo parte di sé e parte di me. Parte della struttura di commedia viene dal mio mondo, e al tempo stesso la delicatezza nel trattamento dei personaggi mostra che siamo in un film di Anne Fontaine e non potremmo essere altrove.

Sembra che riponiate moltissima fiducia l’uno nell’altra.
Lei è l’unica persona che potrebbe chiedermi di rifare una scena 40 volte se volesse. So che non mi lascerebbe fare passi falsi, che non mi abbandonerebbe, non mi consentirebbe di essere così così. Non per nulla la chiamo “la mia Leni Riefenstahl”. Mi legge dentro, sa come fami uscire dal mio registro consueto, come ha dimostrato in ENTRE SES MAINS e Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito. In IL MIO MIGLIORE INCUBO!, io ero apparentemente in un territorio familiare, ma non per questo la cosa era più semplice. Anne ed io siamo persone completamente diverse, ma ci lega un profondo affetto, e questo significa che lavoriamo molto bene insieme. E infatti faremo un quarto film insieme. E probabilmente altri dopo quello. Non rifiuterei mai un film di Anne. Accetterei anche se si trattasse di tenere in mano una candela sullo sfondo di una scena.
Siamo veri amici. E’ una cosa talmente rara che vale la pena ricordarla.

Fate molte prove prima di girare una scena?
Abbiamo fatto molte letture della sceneggiatura per ché afferrassi meglio il mio personaggio. Ho suggerito delle modifiche per alcuni dialoghi, perché a quanto pare ho una certa esperienza per quanto riguarda i party e il Belgio (ride). Ho sempre lavorato così con Anne. Trovo che questo mi aiuti molto quando poi si arriva a girare. Alcuni film richiedono uno sforzo maggiore di altri, e quelli di Anne Fontaine appartengono a questa categoria. IL MIO MIGLIORE INCUBO! non è costruito su una successione di gag e sulla performance a ruota libera dell’attore.
E’ tutta questione di un attento dosaggio, di trovare il giusto equilibrio. E poi sapevo che avrei girato con Isabelle Huppert e André Dussollier, due grandi attori. Quindi c’era poco da gigioneggiare. Grazie alle prove sono stato meno teso, meno stressato sul set.

Era intimidito dal fatto di avere la maggior parte delle sue scene con Isabelle Huppert?
Inizialmente, quando Anne mi ha detto di voler fare un film con Isabelle e me, non potevo crederci. Mi pareva una cosa assolutamente terrificante, quindi ho deciso di pensare che non sarebbe mai accaduta. Anne mi ha parlato del progetto quando era ad uno stadio molto iniziale, un mese prima dell’uscita di Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito. Io pensavo che poi avrebbe abbandonato il progetto e sarebbe passata ad altro, e invece no. E poi ad un certo punto mi sono ritrovato in mano una sinossi, poi un trattamento, e così il progetto ha preso forma. Ho incontrato Isabelle per la prima volta in occasione di una cena organizzata dal mio agente. Un mese prima avevo visto LA PIANISTA, un film in cui lei è magistrale, stupefacente – per me lì siamo di fronte all’apoteosi dell’arte dell’attore. Durante questa cena eravamo seduti vicini. Non abbiamo praticamente scambiato neanche una parola. Lei è molto timida e io, al contrario, non so trattenermi. E poi le cose sono andate avanti, le date per le riprese sono state fissate. Una settimana prima di iniziare, non c’era più dubbio: il film si sarebbe fatto! Devo ammetterlo, ero paralizzato dal terrore. Ma in realtà le cose si sono svolte con la massima semplicità. E per questo c’è una spiegazione: Isabelle ama recitare. Può fare 20 o trenta ciack di una scena ed è sempre eccellente.
Come risultato, ti fa recitare meglio. Una volta che hai capito quanto è professionale e quanto è intenso il piacere che prova nel recitare, tutto quello che devi fare è buttarti e metterti in sintonia con lei.

Isabelle Huppert ha detto che sarebbe felicissima di fare un altro film con lei.
Anche io! Isabelle è uno Stradivari. Se il regista sa suonare il violino, non ci saranno note false. E’ un privilegio lavorare con lei.


INTERVISTA CON ANDRÉ DUSSOLLIER
Come definirebbe François, il suo personaggio?
François è un editore, con un certo senso dell’umorismo e un certo distacco nei confronti della vita di tutti i giorni. Il suo matrimonio con Agathe, che, come lui, vive nel mondo della cultura, è costruito su una complicità cerebrale, intellettuale, ma con scarsa intimità fisica . Sebbene non ne parlino, entrambi sono ben consapevoli della loro situazione. Ci sono tutte le condizioni perché abbia luogo una piccola rivoluzione in termini di desiderio. Entrambi sono destinati ad avere incontri che riveleranno altri aspetti delle loro personalità.

In che modo Anne Fontaine le ha chiesto di interpretare questo personaggio piuttosto “in minore” che, nella prima parte del film sembra vivere all’ombra di sua moglie?
Conosco Anne da molto tempo, e per entrambi, le cose si sono svolte con grande naturalezza e fluidità. Lei è abituata a vedermi usare l’ironia e il distacco in modo piuttosto naturale. Mi ha proprio chiesto di adottare questa attitudine nel ritrarre François. E la nostra intesa ha reso più semplice il lavoro. Finora non avevamo mai avuto l’occasione di lavorare insieme, e quindi sono felice che sia accaduto.

Che cosa, in particolare, le piace nel modo di lavorare di Anne Fontaine?
Il continuo interrogarsi che attraversa ogni suo film, la profondità psicologica e l’ambiguità di tutti i suoi personaggi. Nei suoi film, i personaggi hanno sempre complesse sfaccettature e questo vale anche per IL MIO MIGLIORE INCUBO!. Il disagio e il non-detto sono elementi fondamentali nelle sue sceneggiature e io sono molto attratto da questi territori. Per di più, IL MIO MIGLIORE INCUBO! è una commedia, un genere che non ho avuto modo di praticare molto, in tempi recenti, avendo accettato tutta una serie di ruoli “seri”. Quindi sono stato molto felice di tornare alla commedia, con una storia che ha personaggi autenticamente complessi.

François finisce per abbandonare la prigione del suo rapporto con Agathe solo per trovarne un’altra nel rapporto con Julie.
Il mio personaggio crede davvero di essersi liberato quando inizia una relazione con Julie, ma in realtà si trova rinchiuso in una nuova prigione. I codici sono cambiati con la nuova partner, ma i suoi problemi all’interno della relazione restano gli stessi.

Lei non aveva mai recitato con Isabelle Huppert prima d’ora.
Eppure la conosco da molto tempo. Quando sono arrivato a Parigi e sono entrato al Conservatoire, ho anche conosciuto tutta la sua famiglia. Isabelle era molto giovane e aveva appena iniziato a fare l’attrice. Stranamente, nonostante i nostri interessi comuni e il nostro amore per un certo stile di cinema, non avevamo mai avuto l’opportunità di lavorare insieme. Sono stato molto felice di trovarmi sullo stesso set con lei. Ammiro molto il modo in cui ha ritratto il personaggio di Agathe, senza preoccuparsi degli effetti comici e restando totalmente autentica.
Con lei, si tratti di dramma o di commedia, non c’è niente che venga reso in modo banalmente illustrativo , tutto è sempre incarnato con grande sottigliezza. La verità di ogni circostanza è quello che conta di più per lei.

E come è stato lavorare con Benoît Poelvoorde? Sembra che vi divertiate molto a recitare questi due uomini che sono così diversi.
Mi ha molto toccato il nostro modo di interagire. Benoît ha una personalità davvero eccezionale, che trasfonde nel suo lavoro. Ho scoperto l’uomo che avevo immaginato dietro il suo atteggiamento infinitamente sofisticato, intelligente e spiritoso. Benoît si diverte molto prima dei ciack e durante le riprese, ma è sempre in attentissimo ascolto di quello che il suo partner dice e prova. Abbiamo avuto una grande intesa fin dal primo momento, come due bambini che sono felici di giocare insieme.

A quanto pare IL MIO MIGLIORE INCUBO! è stato un impegno molto piacevole per lei.
Sul set le cose accadevano con molta naturalezza. Quando conosci qualcuno nella vita reale, come nel caso mio e di Anne Fontaine, pensi che magari, in un contesto lavorativo, altri aspetti delle rispettive personalità possano emergere e che possa capitare di non avere la stessa intesa che si ha nella vita quotidiana. Ma non è stato questo il caso. Sul set tutto è stato estremamente semplice. Eravamo nel mood perfetto per creare e recitare.


INTERVISTA CON VIRGINIE EFIRA
Come definirebbe Julie, il suo personaggio?
Il suo unico principio guida è la ricerca di gratificazione. Julie è una di quelle persone che si sentono in obbligo di essere allegre, cosa che può essere molto stressante. Quando la si vede la prima volta, si pensa che sia tanto giovane, sorridente e socievole. Poi, gradualmente, un’altra realtà appare, come accade per tutti gli altri personaggi di IL MIO MIGLIORE INCUBO!. La sua fascinazione per la natura, la sua passione per la musica etnica, e per tutti i tipi di tisane, di fatto rivela una specie di sotterranea isteria. Julie ha un’autentica coscienza politica e sociale. Ma è estremamente egocentrica. Di conseguenza, quando François avvia una relazione con lei, si trova in una nuova prigione dopo essere evaso da quella rappresentata dal suo rapporto con Agathe. La rete si stringe di nuovo. Per lui si tratta di una replica della stessa cosa, ma all’estremo opposto.

Cosa le ha chiesto Anne Fontaine nell’ interpretare Julie?
Innanzi tutto di pensare al suo modo di muoversi e al suo guardaroba. Julie lavora nel sociale, e quindi era questione di essere coerenti, di non trasformarla in una biondina svampita! Julie deve ispirare sicurezza, incarnare l’immagine opposta a quella di Agathe. Non è stato difficile affatto: non c’è pericolo che mi si possa confondere con Isabelle Huppert nella vita reale. Una volta che Anne ed io abbiamo trovato un look e un’attitudine che combinassero la rilassatezza hippy, il fervore etnico (i braccialetti portati dall’india) e l’apparente dolcezza, il punto di partenza c’era. Dopodiché è stata questione di equilibrio e sviluppo. Ogni volta che rivediamo Julie, la sua isteria è un po’ meno contenuta, specialmente quando si entra nella sfera intima.

Che cosa le è piaciuto della sceneggiatura di IL MIO MIGLIORE INCUBO!?
E’ cosa abbastanza rara imbattersi in una commedia veramente divertente, in cui tutto funziona e niente è gratuito. Mi piace quando un soggetto importante è trattato con umorismo e leggerezza. Che cosa vuol dire essere genitore e trasmettere delle cose? Che immagine di noi proiettiamo all’esterno? Quali sono le nostre fragilità? E vale la pena cercare di porvi rimedio? IL MIO MIGLIORE INCUBO! tocca alcuni temi potenti con un certo umorismo, un’eleganza e un’umiltà che danno al film il suo fascino. E poi, conoscevo gli attori che Anne Fontaine aveva scelto. Sapere che Isabelle Huppert, Benoît Poelvoorde e André Dussollier avevano accettato di giocare con la propria immagine di attore mi sembrava promettere un’esperienza unica. Non sono rimasta delusa.

Come ha incontrato Anne Fontaine?
Anne era venuta a vedermi in teatro dove recitavo in “Nathalie”, la commedia di Philippe Blasband da cui lei aveva precedentemente tratto un film con Emmanuelle Béart e Fanny Ardant. In seguito ha chiesto di incontrarmi per questo film, dal momento che cercava un’attrice per il personaggio di Julie.
Il primo incontro è stato informale e io ricordo un colloquio in cui sono stata totalmente rigida! Non conoscevo ancora il senso dell’umorismo di Anne e la sua totale tolleranza verso il tuo background, e quindi cercavo di giustificare il percorso piuttosto convoluto della mia carriera con una seriosità che era assolutamente inappropriata alla situazione. Ma Anne è stata comprensiva, perché in seguito mi ha chiesto di fare dei provini - prima di tutto da sola, poi con André Dussollier. Mi sono sentita più a mio agio in un contesto tangibilmente professionale. E in quei momenti Anne mi ha sostenuto con precisione e gentilezza. In questi provini c’era lo stesso clima che poi avrei ritrovato durante le riprese: estremamente amichevole.

In che senso?
Benché avessi solo un piccolo ruolo, il film resta per me la pietra di paragone dello stile di lavorazione di un film. L’eleganza, l’umorismo e la gentilezza sia di Anne sia di Philippe Carcassonne, il produttore, si sono dimostrate contagiose per chiunque sul set. I miei partner hanno ognuno la propria carriera e il proprio mondo, eppure si percepiva sempre l’idea di fare davvero una cosa tutti insieme.

Non si è sentita intimidita nel lavorare al fianco di attori così famosi e talentuosi?
Sarebbe potuto accadere. Ma questi grandi attori non mi hanno mai dato la sensazione di alcuna gerarchia. Conoscevo già un po’ Benoît e poiché abbiamo origini simili, si è creata una certa complicità nel lavoro. Isabelle Huppert è sempre curiosa verso gli altri, e quanto a André Dussollier, il mio amante nel film,
il suo atteggiamento di costante ricerca e le sue preoccupazioni non hanno fatto altro che rassicurarmi. Che un attore così grande si consenta di avere dei dubbi è una cosa insieme deliziosa e liberatoria.

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Qualche film interessante: Mr. Jealousy, Morgan, Ma l'amore... si', Manson Girls, Maleficent (2007), La mia vita a stelle e strisce, La masseria delle allodole, I magi randagi, Il matrimonio che vorrei

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