Regista: Miguel Littin
Titolo originale: Isla 10
Durata: 118'
Genere: Drammatico
Nazione: Cile,Brasile,Venezuela
Rapporto:
Anno: 2009
Uscita prevista: 17 giugno 2011
Attori: Benjamín Vicuña, Cristian De La Fuente, Pablo Krögh, José Bertrand, Sergio Hernández
Sceneggiatura: Miguel Littin
Trama, Giudizi ed Opinioni per Isola 10 (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Isla 10
Durata: 118'
Genere: Drammatico
Nazione: Cile,Brasile,Venezuela
Rapporto:
Anno: 2009
Uscita prevista: 17 giugno 2011
Attori: Benjamín Vicuña, Cristian De La Fuente, Pablo Krögh, José Bertrand, Sergio Hernández
Sceneggiatura: Miguel Littin
Trama, Giudizi ed Opinioni per Isola 10 (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Miguel Ioan Littin
Montaggio: Andrea Yaconi
Musiche: Juan Cristobal Meza
Scenografia: Carlos Garrido
Costumi: Marisol Torres
Produttore: Cristián de la Fuente,Miguel Littin
Produzione:
Distribuzione: Nomad Film
Montaggio: Andrea Yaconi
Musiche: Juan Cristobal Meza
Scenografia: Carlos Garrido
Costumi: Marisol Torres
Produttore: Cristián de la Fuente,Miguel Littin
Produzione:
Distribuzione: Nomad Film
La recensione di Dr. Film. di Isola 10
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Colonna sonora / Soundtrack di Isola 10
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Voci / Doppiatori italiani:
Alessandro Quarta: Sergio Bitar
Fabrizio Russotto: Ten. Labarca
Sergio Lucchetti: Don Jose' Toha'
Gianni Giuliano: Com. Fellay
Roberto Draghetti: Serg. Figueroa
Giorgio Favretto: Don Osvaldo Puccio
Luigi Ferraro: Dott. Arturo Giron
Massimo Gentile: Cap. Salazar
Antonio Sanna: Fernando Flores
Tony Orlandi: Sottufficiale Barriga
Gianluca Crisafi: Sold. Soto
Stefano Mondini: Col. Valenzuela
Gilberta Crispino: Giornalista
Informazioni e curiosità su Isola 10
Dopo il colpo di stato militare che rovescia Allende, un gruppo di ministri e di autorità del suo seguito vengono fatti prigionieri e deportati nel campo di concentramento dell'isola di Dawson, nello Stretto di Magellano. Tra loro c'è Sergio Bitar, ministro delle miniere e consigliere economico del presidente, prigioniero numero 10, che di quella prigionia scriverà, una volta libero, dopo un lungo esilio.Il film dà vita a questo racconto.
UN CONTRIBUTO DI ANTONIO SKÁRMETA
Santiago del Cile, 22 luglio 2009.
“il regista Miguel Littin, per la sua eccezionale vita come autore di film che sono stati pietre miliari nella storia del cinema latinoamericano e per il suo costante impegno nella rappresentazione autentica di personaggi e temi cileni, avvalendosi di un linguaggio personale, bello ed enormemente apprezzato da parte della critica nazionale e internazionale, che ha premiato i suoi film in vari festival e proponendone la candidatura per la Palma d'Oro di Cannes e in due occasioni per i premi Oscar.
Il suo film El Chacal de Nahueltoro (t.l. Lo sciacallo di Nahueltoro, n.d.t.) è senza dubbio un'opera magistrale nella storia della cinematografia mondiale e un vigoroso documento contro la pena di morte nei più attivi centri giudiziari, universitari, politici internazionali. Actas de Marusia e La tierra prometida sono stati fortemente significativi rispetto al suo modo di vedere la storia, che assume il punto di vista dei popoli oppressi che aspirano e lottano per la propria dignità. Il cinema di Littin li rappresenta conun'eleganza epica.
Desidero richiamare l'attenzione in particolare sulla intensa visione di Littin rispetto agli scrittori latinoamericani. Con un alto livello espressivo e sintesi drammatiche Littin propone opere letterarie complesse, come El Recurso del Método di Alejo Carpentier, L aviuda de Montiel (su temi di García Márquez) e Alsino y el Cóndor, tratto da Pedro Prado. Nei film che ne ha tratto ha saputo rendere dinamiche queste opere, inserendole nel contesto delle realtà attuali dell'America Latina.
Come autore di documentari è un maestro. Il film realizzato in Cile durante la dittatura di Pinochet, in condizioni precarie e con alti rischi, ha fatto il giro del mondo e il Premio Nobel per la Letteratura García Márquez gli ha dedicato un intero libro: La aventura de Miguel Littin, clandestino en Chile.
Fedele alla memoria del suo popolo, Littin propone ora Isola 10, sulla testimonianza di Sergio Bitar sulla sua prigionia nell'isola Dawson dopo il golpe militare.
Antonio Skármeta
NOTE DEL REGISTA
La presenza visiva di tre livelli di realtà è parte sostanziale della narrativa di Dawson, Isla 10. Vale a dire che passato, presente e futuro costituiscono una sola verità: la dignità, e questa diventa presente tramite la presenza umana, in primo piano nella storia, la verità evidenziata grazie a una fotografia che cerca l'Essere attraverso la sobrietà senza artifici; realismo non naturalismo, ricercare e ricreare, non un'imitazione priva di espressività, né ridondanza, se la storia narra l'eroismo quotidiano di coloro che resistendo hanno vinto la sopraffazione, il processo visivo deve essere in rigoroso accordo con la natura del testimone.
Convivono sullo stesso schermo il documentario e la rappresentazione. La natura può essere madre o matrigna, è dura la dolce patria, e di conseguenza questo è un film duro e sobrio come le persone che narrano e testimoniano le proprie vite.
Attaccata alla pelle dei personaggi, più che la fotografia cerchiamo l'ontologia. Il movimento del sentimento con tempi contrapposti e forze che si scontrano, frazionando il tempo e lo spazio.
La mescolanza tra il documentario e il ricreare gli avvenimenti interpretati da attori è passare da un tempo all'altro, da una trama all'altra, mantenendo il colore dei tempi che furono, unite dal sentimento e dalla forza della dignità: è proprio lì che si trova l'essenza dell'identità cinematografica di Dawson, Isla 10. Primi piani, sguardi che cercano l'altro che soffre, serenità della figura umana che trascina pesanti pali, trascinando cavi per un presunto impianto elettrico, bianco e nero, colore, la cinepresa in movimento non solo come una finestra, ma come l'occhio che scruta e illumina il comportamento umano. Il teleobiettivo e il grandangolare, strumenti scrupolosamente al servizio dell'essere umano e della sua storia.
Come si organizza la memoria? La memoria non si restaura, si risveglia perché è lì, nel subconscio collettivo e attende solo che la si suoni come uno strumento musicale, in questo caso come un complesso corale di strumenti e voci. Confusi con il soffiare del vento e il ruggire del mare, il silenzio e il lontano ululare dei cani, le grida di dolore degli incubi di prigionieri, le interferenze radio che giungono da altri mondi. Colpi ed esplosioni attorno all'isola. Da qui il primissimo piano, il dettaglio e il campo totale; l'uomo e la natura, passato e possibile futuro, espresso in sogni, poesie lettere disegni, scritti sulle pietre forse ricordando la frase di Neruda "Lasciai scritto su ogni pietra un telegramma", che proiettano il presente nell'oggi, nella democrazia costruita dalla paziente e tenace resistenza pacifica alla violenza.
Quanti Cile ci sono nell'Isola? Oppressi e oppressori confinati in uno sperduto luogo della terra, alla fine del mondo, devono in qualche modo convivere, né bianco né nero.
Tra i due meglio l'angolatura–sguardo-punto di vista umanista, il colore della realtà implacabile che può illuminare o accecare: è lì la sfida.
Miguel Littin
DAL LIBRO AL FILM: UN CONTRIBUTO DI SERGIO BITAR
Nel 1975 l’Università di Harvard mi offrì la pace necessaria per scrivere il libro Isla 10, su cui si basa il film Dawson Isla 10 di Miguel Littin. Questo libro racconta il mio vissuto da prigioniero politico della dittatura di Pinochet, dopo il Golpe militare contro il Presidente Salvador Allende avvenuto l’11 settembre del 1973. Il titolo del
libro corrisponde alla mia identificazione come prigioniero al posto del mio vero nome.
I miei rapporti con Harvard erano già cominciati da prima. Nel 1971 vi avevo conseguito un Master (MBA) e poi ero tornato in Cile. Mi ero legato al governo di Allende e diventai Ministro dell’Attività mineraria.
Dopo il colpo di Stato fui deportato, insieme ad altri ministri, senatori e deputati nell’Isola Dawson, situata al 53° parallelo sull’Oceano Pacifico.
Quindi i professori di Harvard intercedettero per la mia liberazione e nel 1974 ricevetti un’offerta dall’“Harvard Institute for International Development” per impiegarmi come “Visiting Fellow”. Lì tenni seminari e scrissi un libro sull’economia e la politica in Cile.
In serata, dopo il mio lavoro, rientrato nella mia casa a Lexington, Massachusetts, registravo questo mio vissuto e i suoi dettagli.
A quei tempi con Orlando Letelier, che era stato ministro degli Esteri del Presidente Allende, e che stava vivendo a Washington, lavoravamo a favore della democrazia cilena e potevamo contare sul rispetto e la solidarietà di molte organizzazioni per i diritti umani, comunità ecclesiastiche, artisti, politici. Nel 1976 Orlando e la sua segretaria Ronnie Moffitt furono assassinati in Massachusetts Av. di fronte all’Ambasciata del Cile.
Abbiamo ricevuto l’appoggio di molti senatori e deputati nordamericani, specialmente del senatore Ted Kennedy e del suo staff. Il riconoscimento al sostegno di Kennedy è mostrato in due scene del film.
Egli fu sempre un grande appoggio per il ritorno della democrazia in Cile, al punto di avere il coraggio di visitare il Paese nel bel mezzo della dittatura.
Sergio Bitar
L’AUTORE DEL LIBRO
“Io credo che una persona entri in politica non con la testa ma con il cuore”, confessò tempo fa Sergio Bitar, autore di questa commovente testimonianza che, a ventun anni dalla sua pubblicazione arriva al grande schermo.
Dal 1971, quando Salvador Allende lo convoca come Consigliere Economico, fino ad oggi, in qualità di Ministro delle Opere Pubbliche di Michelle Bachelet, Sergio Bitar ha occupato un posto da protagonista nella turbolenta arena politica cilena.
Il suo curriculum, che non può rendere giustizia a tutti gli sforzi, i risultati e i riconoscimenti dopo quasi quarant’anni di studio e attività accademica, di partecipazione costante alla fondazione, direzione o presidenza di organizzazioni e di incarichi pubblici ai più alti livelli, si semplifica quando si comprendono i motivi che hanno guidato i suoi passi fin dall’inizio: la sua convinzione che le capacità individuali diventino più grandi quando si mettono al servizio del paese; che l’impegno politico debba aspirare ad essere più sociale che ideologico, più pratico che teorico; e, soprattutto, che ogni volta che la storia convoca qualcuno con una vocazione così profonda per la vita politica, questi debba rispondere alla chiamata.
Una chiamata c’è stata il 13 settembre del 1973 quando, in risposta al “Bando Nº19”, decide di presentarsi al Ministero della Difesa con solo i vestiti necessari per qualche giorno e la coscienza tranquilla. Dell’esperienza di quei giorni, che sarebbero diventati mesi, tratta questa storia.
Quella difficile esperienza lo ha portato a prendere una decisione fondamentale: dedicare la propria vita a recuperare la libertà, i diritti umani e, infine, a costruire nel suo paese una democrazia solida, con giustizia sociale.
Dopo aver occupato il portafoglio delle Politiche Minerarie durante il governo del Presidente Salvador Allende, dopo il golpe militare è rimasto un anno in diversi campi di concentramento.
È tornato in Cile nel 1984 dopo 10 anni di esilio. Ha partecipato all’Accordo Nazionale, a La Concertazione per il NO, alla fondazione del PPD (Partito per la Democrazia), partito di cui è stato tre volte presidente (1992-1994, 1997-2000, 2006-2008), è stato Senatore della Repubblica per la Regione di Tarapacá (1994-2002), Ministro della Pubblica Istruzione del Presidente Lagos (2003-2006), coordinatore della campagna di Michelle Bachelet nella seconda tornata elettorale (2006) e infine Ministro delle Opere Pubbliche dal 2008.
Ha studiato all’Istituto Nazionale e Ingegneria Civile all’Universidad de Chile; ha frequentato corsi di specializzazione al Centre d’Études et Programmes Économiques di Parigi e all’Università di Harvard.
È stato professore di Economia in diverse università, e ricercatore all’Harvard Institute for International Development e alla Smithsonian Institution di Washington.
È stato imprenditore e consulente in Venezuela e fa parte di diverse fondazioni. È membro del Direttorio dell’Interamerican Dialogue de Washington DC, Presidente della Corporación Museo del Salitre (protezione delle Fabbriche di nitrato Humberstone e Santa Laura, Cile), Vicepresidente della Fondazione di Pace Cittadina (Cile).
Oltre a Isla 10 ha pubblicato molti altri libri.
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