In Time di Andrew Niccol

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locandina In Time
 
Regista: Andrew Niccol
Titolo originale: In Time
Durata:
Genere: Fantascienza, Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2011
Uscita prevista: 17 febbraio 2012 (cinema)

Attori: Olivia Wilde, Amanda Seyfried, Alex Pettyfer, Justin Timberlake, Johnny Galecki, Matt Bomer, Cillian Murphy, Elena Satine
Sceneggiatura: Andrew Niccol

Trama, Giudizi ed Opinioni per In Time (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Zach Staenberg
Musiche: Craig Armstrong
Scenografia: Alex McDowell

Produttore: Marc Abraham,Eric Newman,Andrew Niccol
Produttore esecutivo: Arnon Milchan,Andrew Z. Davis,Amy Israel,Kristel Laiblin
Produzione: New Regency Pictures, Strike Entertainment
Distribuzione: 20th Century Fox

La recensione di Dr. Film. di In Time
Eccellente, ve lo consiglio.

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Colonna sonora / Soundtrack di In Time
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su In Time

Note dalla produzione:
Chi muore giovane e forte, muore meglio. - Alexander Pope, The Iliad of Homer
Il tempo è denaro. - Benjamin Franklin

Prendete un quotidiano o una rivista qualunque. Accendete la televisione… navigate su Internet o andate al cinema. La troverete ovunque, in maniera diretta o subliminale, onnipresente sui media: l’ossessione per la giovinezza.
Le industrie della bellezza e della salute investono ogni anno miliardi di dollari e di ore nella ricerca di sistemi per fermare l’invecchiamento, rivolgendosi a consumatori disposti a spendere una somma pari all’ammontare del debito pubblico di una piccola nazione in cambio della fonte dell’eterna giovinezza. E mentre la scienza si avvicina alla scoperta del rimedio per combattere questo complicato processo nel frattempo c’è un uomo che potrebbe aver trovato la maniera per mantenere gli esseri umani sempre giovani… almeno sulla carta: il cineasta Andrew Niccol.

La capacità di Niccol di combinare memorabili sequenze d’azione e grandi idee in maniera inaspettata ma al contempo riconoscibile emerge chiaramente in IN TIME.
“IN TIME è un thriller d’azione,” sottolinea Niccol. “E credo che il pubblico saprà apprezzare questo aspetto del film, soprattutto coloro che amano le sequenze spericolate, l’azione, gli inseguimenti in auto ma soprattutto tutti coloro che non vedono l’ora di vedere Amanda Seyfried con una pistola in mano, cosa che le riesce egregiamente! Tuttavia, ritengo che il pubblico saprà anche apprezzare alcune delle idee e dei temi che ho voluto esplorare con questo film, perché IN TIME dice qualcosa di importante sul nostro desiderio di restare giovani per sempre. E anche se nella realtà non siamo ancora in grado di disattivare il gene dell’invecchiamento, è pur vero che saremmo disposti a fare qualunque cosa pur di restare giovani.”

Niccol, originario della Nuova Zelanda, si è fatto le ossa a Londra dirigendo spot pubblicitari prima di sbarcare a Hollywood e imporsi immediatamente come autore e regista di Gattaca, seguito l’anno seguente da The Truman show, che gli è valso la candidatura all’Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale.
La capacità di Niccol di combinare idee audaci e idee di immediata comprensione è sempre stata apprezzata dal produttore Eric Newman. “Come tutti i lavori di Andrew, la sceneggiatura di IN TIME mi ha veramente rapito e in un batter d’occhio mi sono ritrovato immerso nel mondo da lui creato,” ricorda Newman. “Questo film è al contempo una parabola, una storia socialmente impegnata ma anche, come tutti gli altri suoi lavori, uno spettacolo avvincente e brillante.”

Il produttore esecutivo Andrew Z. Davis è stato più che felice di collaborare alla realizzazione di un’opera che è al contempo un avvincente film d’azione ma anche un’analisi della società: “IN TIME è un film che dice cose importanti e credo che il pubblico si immedesimerà facilmente in una storia che ha come protagonisti contrapposti chi ha troppo e chi non ha nulla. Ma il film non è solo questo perché è anche una storia d’azione, una storia d’amore e un film politico. Come il pubblico sa bene, un buon thriller per essere tale deve creare una certa suspense: che si tratti di una bomba ad orologeria che può esplodere da un momento all’altro o di un ostaggio da salvare prima che sia troppo tardi. In questo film la suspense è creato dal ticchettio dell’orologio perché è il tempo a dettare le regole del gioco e a fare la differenza.”

Il produttore esecutivo Kristel Laiblin è stato letteralmente conquistato dalla complessità della scrittura e dalla ricchezza della sua narrazione: “Andrew ha una maniera tutta sua di raccontare le storie, che è al tempo stesso sobria ed evocativa. Il mondo nel quale vive il nostro eroe si muove molto velocemente e nessuno ha tempo da sprecare. A questo mondo se ne contrappone un altro, totalmente diverso: il mondo dei ricchi dove nessuno si preoccupa mai del tempo che scorre. Qui si possono trascorrere le giornate a giocare a carte, cosa impossibile nell’altro mondo. Sono due universi diametralmente opposti che Andrew è riuscito a creare in maniera molto vivida e in pochissime pagine.”

Amy Israel, produttrice esecutiva di IN TIME, era alla New Regency Productions quando Niccol le ha portato la sceneggiatura e anche lei, come i suoi colleghi, ricorda esattamente l’impressione provata alla prima lettura: “La sceneggiatura di Andrew ci è apparsa subito per quello che era: originale, ricca e avvincente. Ho capito subito che si trattava di una storia fuori del comune, e lo stesso hanno pensato i miei colleghi. La cosa che ci ha colpito molto è stata che il film in fondo è ambientato in un mondo che non è così diverso da quello in cui viviamo noi. Nel mondo del film il tempo è letteralmente denaro, e tutti gli esseri viventi sono nati con un orologio al polso. Una volta arrivati a 25 anni, momento in cui il lobo frontale del cervello e il corpo sono considerati pienamente maturi, l’orologio comincia a funzionare e da quel momento ogni essere ha solo un anno da vivere.”

Il protagonista di questa storia è Will Salas, un uomo che vive nella zona più povera che si chiama Dayton. Il suo orologio corporeo indica sempre che ha solo altre 24 ore da vivere e per questo trascorre le sue giornate a lavorare in una fabbrica per guadagnare un altro giorno di vita. Lo stesso vale per sua madre, Rachel, e per tutti coloro che vivono a Dayton che contrariamente a quanto si potrebbe credere è una città piena di colori, suoni, musica, frenesia…. e criminalità. Bande di criminali chiamati Minute Man sono continuamente alla ricerca di nuovi modi per rubare tempo agli altri; uccidere qualcuno solo per guadagnare qualche ora di vita è per loro una cosa del tutto naturale. (Rubare tempo è una pura e semplice questione di forza fisica: l’aggressore ha la meglio sulla vittima mettendo il proprio orologio corporeo sull’orologio della vittima, e stringendola in una presa a croce)
Quando Will riesce a salvare il ricco intruso Henry da una banda di Minute Men decisi a farlo fuori, Henry regala a Will 100 anni di vita. Ma poiché a Dayton il tempo è denaro e sono tanti coloro che sarebbero disposti a tutto pur di guadagnarne un po’ di tempo, il trasferimento di una “somma” così ingente all’interno dei confini di Dayton allerta le autorità, vale a dire i Timekeepers. Will viene ingiustamente accusato di un reato e di conseguenza uno dei Timekeeper, il veterano Leon si mette sulle sue tracce deciso a non farselo sfuggire.

Senza un piano ben preciso (a parte quello di evitare a tutti i costi di essere catturato dai Timekeepers), Will decide di trascorrere il tempo che ha da vivere nella zona dei ricchi, New Greenwich. In netto contrasto con Dayton, qui nulla e nessuno si muove velocemente; il tempo è un lusso che tutti i residenti possono permettersi poiché la maggior parte di loro hanno centinaia se non addirittura migliaia di anni da vivere. Ma questa relativa immortalità ha un prezzo, e vivono tutti nel terrore di essere derubati o feriti: “I poveri muoiono e i ricchi non vivono,” osserva Will una volta giunto lì e aver capito che per assicurare la sopravvivenza di pochi è necessario che tanti muoiano per mantenere il giusto rapporto tra ricchi e poveri. Riuscirà a sfruttare il tempo che gli è stato concesso per combinare qualcosa di buono?
E a New Greenwich c’è qualcosa dal quale Will è irrimediabilmente attratto: Sylvia Weis, la figlia del super-ricco Philippe Weis. Quando i Timekeepers tentano di catturare Will, questi prende Sylvia in ostaggio e quella che era iniziata come una fuga dalla legge diventa una partita all’ultimo sangue la cui posta in gioco è cambiare le regole che mandano avanti questo mondo.

Il produttore Eric Newman ci tiene a sottolineare la velocità con la quale Niccol presenta questo mondo nella sua sceneggiatura: “La maggiore difficoltà in un film come questo è riuscire a descrivere in maniera adeguata questo strano universo.” E Andrew è riuscito a farlo a meraviglia nelle prime tre pagine della sceneggiatura. Will Salas si alza, entra in una stanza, vede una bellissima ragazza di 25 anni e le dice: ‘Buongiorno mamma.’ Poi guarda il cronometro che ha al polso e vediamo che va all’indietro. E sua madre gli da 30 minuti per il pranzo. Si capisce subito che Will ha solo 22 ore da vivere [a meno che non riesca a guadagnare altro tempo]. E che quella donna è veramente sua madre anche se sembra che abbiano la stessa età. C’è ingegno nella sobrietà e nella sintesi, cosa sempre difficile da ottenere in una sceneggiatura.”


LA SCELTA DEGLI ATTORI
Cercare gli attori per interpretare un film in cui tutti hanno o si fermano a 25 anni potrebbe sembrare una cosa piuttosto semplice ma non è stato così perché se è vero che dall’esterno i personaggi del film sembrano avere tutti 25 anni, dentro alcuni di loro sono più grandi e hanno 30, 50, 60 e anche 100 anni. E queste differenze dovevano necessariamente emergere dalla recitazione, senza l’ausilio del trucco o degli effetti speciali.
“Tutti gli attori dovevano avere l’aspetto di persone di 25 anni al massimo perché nel film è a quell’età che si ferma il gene dell’invecchiamento,” osserva Niccol. Un’età che non è stata scelta in maniera casuale. “E’ l’età alla quale noi raggiungiamo la piena maturità, nella quale il lobo frontale del cervello raggiunge il pieno sviluppo,” continua il cineasta. “E’ quella la parte del cervello che controlla gli impulsi e i comportamenti sconsiderati. Le società di autonoleggio lo sanno bene e in effetti non affittano automobili ai minori di 25 anni. Nel film ci sono personaggi che in realtà hanno 100 anni e ho dovuto necessariamente cercare degli attori che fossero o sembrassero “vecchi dentro”. Sono pochi gli attori giovani in grado di essere credibili nei panni di un personaggio più grande che vive nel corpo di un venticinquenne.”

Uno degli attori che si è dimostrato immediatamente entusiasta di fronte alla possibilità di interpretare un “vecchio dentro” è stato Justin Timberlake. Ed è stato proprio il rapido successo da attore di Timberlake a convincere i cineasti che fosse adatto per il ruolo di Will. “Adoro l’etica lavorativa di Justin, e questo è uno dei tratti che lo accomunano al suo personaggio, Will Salas,” commenta Niccol. “Justin è perfetto nel ruolo di Will, una persona che ogni mattina deve alzarsi e andare a lavorare perché se non lavorasse morirebbe e credo che Justin non abbia preso un solo giorno di vacanza da quando ha 12 anni. Non c’era motivo di dubitare delle sue qualità come protagonista di un film d’azione perché mi sembra che riesca bene in tutto quello che fa.”
Aggiunge Eric Newman: “Justin è cresciuto molto in fretta; a 17 anni, quando è diventato una star della musica, era già un adulto. Non ha avuto un’infanzia come tutti gli altri e questa è una cosa che si porta dentro.”

Neanche Will probabilmente ha mai avuto un’infanzia normale perché nel mondo in cui vive si nasce con un orologio incorporato al polso e si trascorrono i primi 24 anni in attesa che l’orologio cominci a funzionare. E quando l’orologio comincia a scandire il tempo, tutti sanno di avere un anno a disposizione per capire cosa fare e devono fare costantemente i conti con la propria mortalità. “Credo che Justin abbia sempre lavorato più degli altri, in maniera continua e questo emerge nella sua recitazione. Credo che Justin e Will abbiamo la stessa etica del “lavora o muori”; diciamo che sono predisposti alla stessa maniera”.
Timberlake, da sempre appassionato di film d’azione, non si è certo lasciato sfuggire l’opportunità di interpretare un personaggio le cui gesta eroiche sono bene ancorate nella realtà. “Quando ero ragazzino, i miei film preferiti erano, Rambo, Il fuggitivo, and Die Hard,” ricorda Timberlake. “Il motivo principale per il quale mi piacevano era che i protagonisti erano persone comuni costrette ad affrontare situazioni e circostanze straordinarie.”

Gli atti d’eroismo di Will sono scatenati da un qualcosa di facilmente riconoscibile e comprensibile: “Will è cresciuto senza avere praticamente nulla,” osserva Timberlake. “Ogni mattina si sveglia e va a lavorare solo per poter restare vivo. Ma in seguito ad una serie di eventi, decide che non vuole più andare avanti così e si prende l’impegno di tentare di cambiare le cose e il mondo in cui vive.”
“Will è cresciuto a Dayton, che è una sorta di ghetto, che per ironia della sorte contiene la parola “day/giorno” nel nome, proprio perché la maggior parte dei suoi abitanti hanno uno o due giorni di tempo da vivere. E’ per questo che la vita è così frenetica a Dayton. La gente non ha tempo per passeggiare con calma, e vanno tutti di corsa e nel mentre mangiano e bevono, sempre di fretta. Non hanno tempo da perdere. Corrono e vivono velocemente ed è qui che risiede la bellezza di Dayton. Quando sei con le spalle al muro e non hai scelta, vivi la vita come andrebbe vissuta, per sopravvivere.”

Timberlake ha parole di lode per Amanda Seyfried, l’attrice che interpreta Sylvia, la sua inizialmente involontaria “socia in affari”. Ci sono delle altre persone che la pensano come Will e alla fine credo che lui desideri semplicemente ciò che ritiene giusto. Attraverso Sylvia, Will scopre che c’è qualcosa di più grande e di più importante per cui combattere e una volta che i due s’incontrano il film diventa una specie di avventura alla Robin Hood; e come tutti i giovani che si trovano a vivere situazioni ad alto rischio, Will e Sylvia si innamorano. “Lavorare con Amanda è stata un’esperienza meravigliosa e credo che insieme siamo riuscita a catturare e a rendere al meglio quel legame meraviglioso che s’instaura tra i nostri due personaggi.”

E anche se a mano a mano che la storia va avanti sarà proprio Sylvia a spingere Will a lottare, le cose iniziano in maniera diversa. Il nascente lato oscuro di Sylvia era qualcosa che Amanda Seyfried era sicuramente in grado di fare emergere. Osserva Andrew Z. Davis: “La cosa che ammiro di più in Amanda è la sua dolcezza accompagnata però ad una grande forza e non credo che fino ad oggi il pubblico abbia avuto modo di vedere anche il suo lato meno noto.”
“Sylvia vive in una specie di gabbia dorata,” aggiunge Amy Israel, “intrappolata nel suo stesso mondo; e lei mette in discussione tutto questo perché non è certa che sia così che debbano andare le cose. Viene trattenuta in quel mondo da suo padre e dalle circostanze ma lei vorrebbe qualcosa di diverso, di più rischioso o avventuroso. Ma a New Greenwich nessuno corre rischi.”

“Sylvia odia la sua vita,” confessa Amanda Seyfried. “Vorrebbe vivere delle avventure ma in un mondo come il suo si passa gran parte del tempo a tentare di difendere la propria vita, cosa che alla fine ti impedisce di vivere. Hanno tutti le guardie del corpo. Mangiano tutti dell’ottimo cibo anche se in quantità ridotte; non fumano, non bevono perché sono cose volgari. Ma Sylvia non è tagliata per questo genere di vita e quando Will la rapisce lei si appassiona ad un nuovo stile di vita.”
La prima apparizione di Will nella zona dei ricchi è piuttosto eloquente. Si vede chiaramente che è fuori luogo ma c’è un qualcosa di inevitabilmente attraente in lui, almeno agli occhi di Sylvia.

Continua l’attrice: “Quando arriva a New Greenwich, i suoi abitanti si trovano davanti una persona fuori dal comune. E quando Will e Sylvia tornano a Dayton, si ritrovano circondati da persone che corrono perché stanno lottando contro il tempo che scorre. Vanno tutti molto veloci e questo crea un senso di eccitazione: vivono tutti alla giornata e questo ha un non so che di liberatorio. La gente è settata in maniera diversa a Dayton e la cosa più importante è l’ora.”
Ed è proprio questo cambiamento di ambiente a segnalare la svolta per Will e Sylvia. Timberlake aggiunge: “Nella prima parte del film assistiamo alla parabola di Will: è solo dopo la prima metà del film che Will decide per cosa combattere e trova uno scopo nella vita che va ben al di là della semplice sopravvivenza quotidiana.”

Nella seconda parte del film seguiamo soprattutto la parabola di Sylvia. Lei viene da un mondo in cui il tempo non è un problema e di conseguenza sottovaluta quello che a cui Will attribuisce tanto valore così come lui sottovaluta lei. C’è differenza tra il non avere nulla e combattere per ciò che è giusto e avere tutto e capire che forse c’è un qualcosa di questo tutto che non abbiamo meritato. C’è umiltà nell’accettare tutto questo ed è questo che la farà cambiare.”
Oltre che dal viaggio di Sylvia, la Seyfried era anche attratta da tutte quelle cose che hanno catturato l’immaginazione di Timberlake sul mondo creato da Niccol. “Il mondo creato da Andrew è unico e io volevo a tutti i costi entrarne a far parte. E’ un mondo diverso da tutti gli altri ma al contempo ha tante somiglianze con il mondo nel quale viviamo noi, ed è per questo che il film è così intelligente. E devo ammettere che tenere una pistola in mano e dare qualche calcio nel sedere a qualcuno è stato molto divertente.”

Sylvia e Will sono in fuga per la vita non solo per guadagnare un altro giorno di vita ma soprattutto per sfuggire ai Timekeepers che sono sulle loro tracce.
“I Timekeepers sono quelli che mantengono in vita il sistema; sono loro che tengono il tempo,” commenta Niccol. “E il nostro principale antagonista, il Timekeeper Leon, non è veramente il “cattivo” ma è semplicemente un burocrate, una figura autoritaria che non ha giurato fedeltà a nessuno, né ai ricchi né ai poveri. E’ fedele solo ai minuti e ai secondi.”
Leon non è ricco. Ha un lavoro fisso ed è riuscito a restare vivo 35 anni oltre la vita prestabilita. Crede nel sistema perché deve farlo ma Will è esattamente l’opposto di Leon. Will è abbastanza giovane da riuscire a credere che ci sia una speranza per il futuro un’idea che forse anche Leon ha accarezzato, anche se per poco, tanti anni fa.

Ormai Leon è abbastanza vecchio da pensarla diversamente e crede (o è costretto a credere) che si lavora per il sistema o si viene eliminate. Per il ruolo del Timekeeper Leon i realizzatori hanno scelto un altro “vecchio dentro”, Cillian Murphy il quale riconosce alcune attenuanti al suo personaggio: “ Leon è un poliziotto incaricato di far funzionare il sistema”; l’attore però ritiene che ciò che lo ha particolarmente attratto del suo personaggio sono i lati più oscuri e più profondi: “La cosa più interessante del mio personaggio è che è una contraddizione vivente, perché viene dallo stesso ghetto in cui vive Will. In fondo in fondo, sa che il sistema è profondamente corrotto ma cionondimeno ha deciso di accettare il suo ruolo e di fare in modo che le cose vadano avanti in questa maniera. E’ un personaggio molto concentrato e in continuo movimento: quello che conta per lui è andare sempre avanti. Credo che abbia soppresso il suo passato. La cosa che ho amato soprattutto della sceneggiatura è che Will e Leon rappresentano i due lati della stessa medaglia, sono l’uno l’opposto dell’altro. Hanno semplicemente scelto due direzioni diverse. E lui ha scelto la strada dell’ordine lasciandosi alle spalle tutti i dubbi che forse nutriva su questo sistema corrotto.”

Come capita in tutti i grandi inseguimenti classici in cui la lotta è tra il cacciatore e la preda, come nel caso emblematico e meraviglioso di Il fuggitivo, mano a mano che la caccia si fa più intensa e tesa, tra i due si sviluppa un legame. Murphy aggiunge: “Non soltanto Leon capisce di essere dallo stesso lato della barricata di Will, ma c’è qualcosa che li lega sin dal passato perché Leon conosceva il padre di Will. Credo che nel corso della storia tra i due nasca una sorta di rispetto reciproco.”
Parte della minaccia di Dayton, a parte la possibilità di esaurire il tempo a propria disposizione nel caso in cui non si riesca a guadagnare il corrispettivo di un giorno di vita, è la presenza dei Minute Men, vale a dire i ladri del tempo. Alex Pettyfer interpreta Fortis, il capo dei Minute Men un raffinato psicopatico di 75 anni (che naturalmente ha l’aspetto di un venticinquenne). “A causa dell’età avanzata, è dotato di una grande eloquenza,” racconta Niccol. “E si veste in maniera più elegante di un normale venticinquenne; ed è per questo che appare molto diverso dai personaggi più giovani.”

Commenta Pettyfer: “Fortis è un attaccabrighe anche se lo fa con una certa eleganza. Ed è un pazzo criminale affamato di tempo. Credo che l’elemento più terrificante di Fortis sia la sua convinzione di non avere nulla da perdere. Non gli importa di nulla. E’ andato completamente fuori di testa e l’unica cosa che vuole è il tempo.”
L’attore si è divertito a calarsi nei panni del cattivo, un’esperienza totalmente liberatoria: “Anche se non puoi fare esattamente tutto quello che vuoi, quando interpreti il cattivo hai comunque un certo spazio di manovra e credo che la cosa più elettrizzante nell’interpretare un personaggio come Fortis è che ti permette di creare tante sfaccettature.”

Per il ruolo di Rachel Salas, la madre di Will, i realizzatori hanno scelto Olivia Wilde, giunta all’apice del successo con film quali Tron: Legacy e Cowboys e Aliens. “Oliva non potrà sicuramente interpretare il ruolo di una cinquantenne per almeno altri 30 anni e quindi questo film le ha offerto un’opportunità meravigliosa e al contempo molto divertente,” osserva il produttore Eric Newman. “Il ruolo di Rachal richiedeva una certa maturità e Olivia è stata all’altezza,” aggiunge Niccol. Wilde, che nella vita è qualche anno più giovane del figlio “cinematografico” Timberlake, commenta: “Ero elettrizzata all’idea di interpretare un personaggio più maturo con il corpo di una ragazza. Ho pensato che sarebbe stato molto interessante interpretare una cinquantenne che è riuscita ad avere una vita piuttosto lunga in un mondo in cui sopravvivere non è certo una passeggiata. Il pubblico si chiederà cosa abbia dovuto fare e quali difficoltà abbia dovuto superare per arrivare a 50 anni.”

La Wilde è stata molto colpita dalla visione di Niccol. “La cosa piuttosto sorprendente è che Dayton è una città piena di colori, di vita e di sensualità,” osserva l’attrice. “Si sarebbe portati a credere che una società simile debba necessariamente essere grigia, squallida e triste. Invece, anche se si tratta di un luogo dominato da disuguaglianze sociali e povertà, è al contempo una città molto viva, soprattutto nella sua parte più povera.”

All’opposto di Will e Rachel, e lontano anni luce da “Dayton”, vive il magnate Philippe Weis, il padre di Sylvia. La famiglia Weis ha costruito la sua fortuna su una catena di agenzie che prestano tempo caricando interessi esorbitanti sul tempo preso in prestito dagli abitanti di Dayton che cercando disperatamente di sopravvivere. Vincent Kartheiser interpreta Philippe e, pur avendo solo 10 anni in più di Amanda Seyfried, la star di “Mad Men” ha superato in maniera brillante la sfida di interpretare suo padre che dovrebbe avere in realtà più di 100 anni.
Osserva Kartheiser: “Mentre tu ed io potremmo dire, ‘Si vive una volta sola,’ o ‘Vivi oggi come se questo fosse il tuo ultimo giorno di vita,’ Weis, i suoi amici e parenti non credono che ci sarà mai un ultimo giorno. Weis e quelli come lui hanno secoli a disposizione per raggiungere i propri obiettivi e questo li rende assolutamente demotivati.”

Weis non ha nessuna preoccupazione riguardo al suo patrimonio fino a quando ci saranno persone con meno di 24 ore di vita davanti a loro, avrà sempre una folta schiera di clienti. E le regole di questo gioco sono tutte a favore di Weis naturalmente. Commenta Kartheiser: “I tassi di interesse richiesti cambiano a seconda di quanto i “ricchi” vogliano controllare “ i poveri” . In poche parole, se c’è necessità che qualcuno muoia per evitare il sovrappopolamento, i tassi di interesse schizzano alle stelle al punto che nessuno potrà più permettersi di prendere in prestito del tempo o di pagare gli interessi sul tempo che ha già ottenuto. E questo è un impegno al quale non puoi venire meno, perché se non paghi muori.”

Il migliore amico di Will, Borel, è un’anima inquieta incapace di fare i conti con queste restrizioni.
Johnny Galecki, che interpreta Borel, osserva che il suo personaggio e quello di Will “hanno in comune le stesse ideologie politiche ma crede anche che il suo personaggio sia troppo sensibile per il mondo in cui vive. L’orologio della vita è il suo tallone di Achille ed è una cosa che lo ossessiona. Per questo motivo prende dei farmaci ma a volte esagera. Ha una moglie meravigliosa e un bellissimo bambino e se non fosse per loro probabilmente se ne sarebbe andato da tanto tempo.”

Henry Hamilton è un enigmatico forestiero che si aggira nei luoghi frequentati regolarmente da Will e Borel, sfoggiando più di un secolo di vita al polso. Una tale abbondanza non può certo sfuggire ai Minute Men, ma Will interviene per proteggerlo e in cambio Hamilton non solo lo ricompensa regalandogli del tempo ma svelandogli anche i segreti più profondi e la verità nascoste sulle rispettive zone di appartenenza. Matt Bomer, protagonista della serie televisiva americana di successo “White Collar”, interpreta Hamilton. “Hamilton è un personaggio quasi alla Dickens; svelando delle informazioni preziose al protagonista gli cambia totalmente la vita. Henry vuole cambiare le cose ma non sa come. Ha 105 anni, ha avuto una vita soddisfacente e lunga che a suo avviso deve finire. Quando incontra Will, vede in lui una persona capace di pensare e che ha il coraggio e la rettitudine per realizzare veramente un cambiamento. E’ per questo motivo che gli regala tutti quegli anni di vita perché spera che quest’anima coraggiosa riesca a fare la differenza.”


NOTE DI PRODUZIONE
IN TIME è stato girato interamente a Los Angeles e dintorni. “Ci è sembrato particolarmente interessante girare il film nella città dell’eterna giovinezza,” commenta Niccol. “Mi è sembrato appropriato considerato il tema del film. Il mondo di IN TIME sembra alquanto familiare perché quando abbiamo pensato all’aspetto del film abbiamo supposto che l’invenzione dell’orologio corporeo corrispondesse essenzialmente alla morte di tutte le altre invenzioni perché in una situazione del genere i poveri non hanno certo il tempo per creare o inventare nuove cose mentre i ricchi non hanno alcun incentivo a farlo. Perché fare qualcosa oggi se sai di poter vivere altri 100 anni e oltre?”

E anche se IN TIME contiene degli elementi famigliari, non è solo un film su una realtà alternativa o parallela perché ogni articolo di abbigliamento o di arredamento e ogni singolo essere sono comunque plasmati dal tempo. “Tutto quello che vedrete nel film, incluse le scenografie e la fotografia ha a che fare con il tempo,” continua Niccol. “Abbiamo deciso che nel ghetto non ci sarebbero stati graffiti perché nessuno ha tempo da perdere per scarabocchiare sui muri. A Dayton, dove vanno tutti perennemente di corsa, la macchina da presa era sempre in movimento, mentre quando siamo arrivati nella zona ricca di New Greenwich, abbiamo rallentato i movimenti della macchina perché volevamo trasmettere al pubblico la sensazione che il tempo avesse rallentato la sua corsa per questi super ricchi. Analogamente, la musica ha un ritmo molto svelto nella zona povera, mentre è decisamente più lenta tra i ricchi.”

I colori di Dayton sono “pop” mentre la tavolozza scelta per New Greenwich è totalmente diversa pensando che dopo diversi decenni di vita i colori troppo accessi avrebbero stancato gli occhi. Il polso è al contempo il portafogli e il conto in banca e in una società con un alto tasso di criminalità (come Dayton), sono beni facilmente accessibili. Con poche ore da vivere, anche i capi di abbigliamento devono essere veloci da indossare e quindi vediamo un’abbondanza di zip o indumenti che s’infilano dalla testa. A New Greenwich, il tempo è potere e per questo il polso delle persone è ben protetto mentre i vestiti e gli accessori riflettono la mentalità dell’aver tempo da perdere. Trucco e acconciature sono elaborati.

Per descrivere la maniera in cui sono state girate le scene d’azione del film, Justin Timberlake racconta scherzando: “Cominciavo a correre, qualcuno gridava stop. Poi gridavano”azione” e io ricominciavo a correre. Stop di nuovo e qualcuno gridava ancora “Azione” E dai a correre un’altra volta. Scherzi a parte, ci siamo divertiti un mondo. Per me questo film è più un thriller che un film d’azione e credo che sia merito del leggendario direttore della fotografia Roger Deakins. E’ riuscito a fotografare la storia in una maniera molto semplice ma al contempo elettrizzante. Non vedrete la macchina da presa che traballa né dei velocissimi cambi da un’inquadratura all’altra. Al contrario è tutto molto composto e credo che sia questo a fare la differenza perché sembra tutto molto reale.”

Dayton e New Greenwich sono il frutto della visione di Niccol che è stata magnificamente realizzata grazie al talento della sua squadra creativa composta dal pluripremiato direttore della fotografia Roger Deakins, dallo scenografo Alex McDowell, e dalla costumista Colleen Atwood che insieme hanno trasformato alcune “location” di Los Angeles in quello che il produttore Eric Newman definisce “una cosa mai vista prima. Los Angeles è uno dei protagonisti del film ma sfido chiunque tra gli spettatori a riconoscerla sul grande schermo. Quella che vedrete è una Los Angeles totalmente diversa.”
Per ricreare le strade di Dayton, i realizzatori hanno scelto un’area piuttosto estesa di un quartiere industriale del centro di L.A., dove sono riusciti a trasformare degli enormi edifici in disuso nelle strutture di questa metropoli dove tutti vanno di corsa. Tra le ambientazioni scelte ci sono un banco dei pegni vicino all’aeroporto internazionale di Los Angeles; un appartamento in una piccola cittadina che fa orma parte di Los Angeles, Maywood; un ristorante messicano del centro; una centrale elettrica di Pasadena; il ponte sulla 7° strada con il lungofiume adiacente; la cittadina industriale di e un campo di Griffith Park.

New Greenwich invece è un mix di luoghi situati tra Beverly Hills, Century City e Malibu, messi insieme in maniera sapiente per rendere al meglio il lusso e l’opulenza del mondo ricco, definito dai realizzatori “un paradiso vuoto”. Tra le location utilizzate ricordiamo gli interni di un cinema multiplex del centro e gli esterni degli scintillanti grattacieli di Century City che insieme servono a dare vita al lussuoso casinò dove Will “assaggia” per la prima volta la vita a New Greenwich; l’austera sede di una delle più famose agenzie per attori di L.A.; le vie del quartiere degli affari di Century City e gli interni di un edificio del centro che ospita una banca. La lussuosa magione di Philippe Weis è nata dall’unione – grazie alla magia del cinema – di due delle più grandi ville private di Beverly Hills, tra cui la sfarzosa tenuta di Fleur de Lys, considerata una delle dimore più costose di tutti gli Stati Uniti.

Oltre alle case e agli edifici sopracitati, vedrete sfrecciare sul grande schermo anche tante auto classiche (leggermente modificate per adeguarsi ai due mondi così diversi tra di loro): tra queste ricordiamo le Dodge Challengers del 1970-71; una Jaguar Roadster XKE del 1967; una Cadillac Seville del 1985; una Lincoln Town Car del 1961; una limousine Lehmann-Peterson del 1964; una Ram charter del 1980 e un blindato del 1990.
Attraverso questi diversi set, l’azione non si ferma mai – e questo ha rappresentato certamente una sfida per gli attori: “E’ stato piuttosto faticoso,” osserva la Seyfried, “soprattutto nelle sequenze in cui Will e Sylvia fuggono per sopravvivere, - vale a dire più o meno per tutto il film. E io portavo sempre le scarpe con il tacco!”

Durante le riprese di IN TIME, attori e realizzatori si sono posti spesso la domanda su cosa fosse più importante: il tempo o il denaro? Per Justin Timberlake, il tema affrontato dal film ha avuto un grosso impatto sulla sua vita quotidiana al punto che dopo più di due settimane dalla fine delle riprese continuava a guardarsi il polso pensando di trovarci l’orologio che scandiva il poco tempo a disposizione: “Anche se è trascorso ormai parecchio tempo dalla realizzazione del film, il mondo creato da Andrew è ancora molto vivido per me.”
Amanda Seyfried confessa: “Durante le riprese mi capitava spesso di sbagliare e di dire ‘denaro’ invece di ‘tempo’. Ed Andrew è stato molto paziente nel correggermi.”

In conclusione, il produttore Eric Newman torna al concetto che lo ha inizialmente attratto verso questo film, vale a dire il fatto che IN TIME abbia due diversi livelli di lettura. “C’è chi apprezzerà il film soprattutto per la storia, i personaggi e le sequenze d’azione ma c’è anche chi una volta tornato a casa ripenserà a quello che ha visto sullo schermo e all’attinenza che ha con la nostra vita di tutti i giorni. ”
Andrew Niccol ribadisce il concetto: “Spero che il pubblico apprezzerà IN TIME per diverse ragioni. Alcuni ameranno soprattutto le scene d’azione mentre altri si lasceranno trasportare dalla storia d’amore tra Will e Sylvia. E’ vero che IN TIME può essere considerato semplicemente un film adrenalinico ma è altrettanto vero che parte da idee e concetti importanti.”
“Ogni secondo è importante, non solo nel mondo di IN TIME ma anche nel nostro.”

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