Hercules - La leggenda ha inizio di Renny Harlin

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locandina Hercules - La leggenda ha inizio
 
Regista: Renny Harlin
Titolo originale: The Legend of Hercules
Durata: 90'
Genere: Azione, Avventura
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2014
Uscita prevista: 30 Gennaio 2014 (cinema)

Attori: Kellan Lutz, Gaia Weiss, Scott Adkins, Roxanne McKee, Liam Garrigan, Liam McIntyre, Rade Serbedzija, Johnathon Schaech, Luke Newberry, Jukka Hilden, Kenneth Cranham, Mariah Gale, Sarai Givaty, Spencer Wilding, Bashar Rahal
Sceneggiatura: Sean Hood, Daniel Giat

Trama, Giudizi ed Opinioni per Hercules - La leggenda ha inizio (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Sam McCurdy
Montaggio: Vincent Tabaillon
Musiche: Tuomas Kantelinen
Costumi: Sonoo Mishra

Produttore: Danny Lerner,Les Weldon,John Thompson
Produzione: Millennium Films
Distribuzione: M2 Pictures

La recensione di Dr. Film. di Hercules - La leggenda ha inizio
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Colonna sonora / Soundtrack di Hercules - La leggenda ha inizio
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Informazioni e curiosità su Hercules - La leggenda ha inizio


Note dalla produzione:
LA STORIA DI HERCULES
Gli insegnamenti della mitologia greca hanno affascinato per millenni intere generazioni, ispirando numerose storie sull’origine del mondo e credenze sull’antica Grecia. Uno dei miti più famigerati è quello di Hercules, il semidio nato da una donna mortale e dal dio Zeus, celebrato per le sue avventure leggendarie, le coraggiose battaglie e le sue clamorose vittorie. La complicata storia di Hercules ha catturato l’attenzione di Renny Harlin, regista e produttore del film, quando era ancora un bambino.
“Quando ero bambino, mi piaceva molto la storia, soprattutto quella dell’antica Grecia”, dice Harlin. “Mi ricordo che a scuola, durante le lezioni di storia, ero così interessato alla mitologia che disegnavo qualsiasi cosa, dalle armi che usavano ai dettagli architettonici. Mi piaceva fantasticare su quel mondo”. La curiosità e la fascinazione per la mitologia greca sono state le forze trainanti di questo progetto avvincente, che Harlin ha definito ‘un’esperienza incredibilmente appagante’, in cui ha realizzato una fusione tra le sue fantasie infantili e gli spunti tratti dalle sue opere letterarie e film preferiti. Harlin è riuscito ad amalgamare il tutto dopo un notevole lavoro di ricerca, dando al film una visibile portata epica.

“Mi è piaciuto molto fare il lavoro di ricerca per questo film, e ho letto diversi libri per cercare di comprendere meglio l’antica Grecia e la mitologia”, dice Harlin. “A quei tempi, per aiutare gli uomini a capire e ad affrontare il mondo e la vita, c’era una divinità per tutto; che si trattasse di una tempesta o di un tuono, di amore o di morte, c’era un dio per ogni cosa”.
Il mito e la storia di questo eroe hanno ispirato anche gli sceneggiatori Sean Hood e Daniel Giat, che sono stati affascinati dal progetto. “È l’eterna storia della lotta tra il fato e il libero arbitrio, tra la responsabilità verso gli uomini e i propri desideri personali”, dice Giat. “Il ruolo predestinato di Hercules come salvatore del suo popolo e della sua terra è una vocazione più forte del desiderio e del richiamo del suo grande amore? Possono i due impulsi essere entrambi soddisfatti nell’arco di una vita? Credo che queste domande costituiscano il grande tema di questo dramma”.
La passione di Harlin per la storia ha alimentato l’immaginazione di Giat. “L’entusiasmo di Renny era contagioso”, dice Giat. “Si faceva incantare da ogni idea che proponevo, ha dato via libera alla mia creatività come mi è successo raramente”.

Durante la sua ricerca, il regista era particolarmente incuriosito dall’influenza che la storia di Hercules ha avuto su molti super-eroi della nostra epoca. “Ci sono tracce della storia di Hercules nei fumetti e nella letteratura, o persino negli eroi dei film di oggi”, dice Harlin. “È stato sempre lui, nel corso della storia, a essere il supereroe assoluto”.
Tuttavia, il regista non era interessato a una storia che si limitasse a narrare il mito così come ci è arrivato nel tempo, ma piuttosto a guardarlo da una contro-prospettiva incentrata sull’uomo.
“Tutti hanno già un’immagine di Hercules come un uomo grande e muscoloso che fa cose sovrumane, ma noi volevamo assolutamente staccarci da questa visione e presentare Hercules come un giovane uomo che è in conflitto con la sua identità”, dice Harlin. “Sin dall’inizio di Hercules siamo partiti facendo i conti con chi è. E al centro del nostro film, c’è in realtà una storia d’amore che mostra una gamma di emozioni propriamente umane”.

“Quando mi hanno chiesto di creare una sorta di nuova genesi di Hercules, speravo di attingere a quella potenza e a quella redenzione che inizialmente mi avevano ispirato i classici”, dice Hood. “Fondamentalmente, questa è una storia che racconta come bisogni personali e desideri egoistici debbano essere accantonati per abbracciare responsabilità più grandi e un destino ineluttabile”.
Hood è partito dal personaggio cattivo. “Ho immaginato il patrigno di Hercules come un tiranno spietato, sadico e geloso”, dice Hood. “Poi mi sono chiesto come avrebbe reagito quest’uomo se avesse sospettato l’infedeltà di sua moglie e che suo figlio non fosse suo. Così nel primo atto abbiamo un padre crudele e sospettoso, una madre che custodisce un segreto, i fratelli rivali, due amanti strappati l’uno dalle braccia dell’altra e un eroe esiliato. Questa impostazione è una combinazione fra la tragedia greca e una sorta di dramma della famiglia disfunzionale”.


DEI, EROI E UOMINI
Per il ruolo di Hercules, ripreso più volte nel corso degli anni, Harlin voleva un attore che fosse un volto nuovo e fresco per il pubblico, e che facesse suo il personaggio di Hercules. “Per tutto il casting volevamo attori emergenti che non dovessero essere associati necessariamente a ruoli precedenti”, dice Harlin. “Volevo davvero volti giovani e grandi attori”.
Harlin ha cercato gli attori in Europa, Australia e Stati Uniti e ha fatto audizioni sullo schermo con diverse scene. Alcuni attori sono stati trovati solo dopo l’inizio della produzione, come l’attrice che interpreta la regina Alcmena. “Abbiamo trovato Roxanne McKee la settimana prima di cominciare le riprese”, dice Harlin. “Ho visto probabilmente circa 80 attrici per quel ruolo, così come per quasi tutti i ruoli, perché avevo in testa un’idea molto chiara. Tutti gli attori dovevano stare a proprio agio in questo tipo di film storico, non volevo che si sentissero troppo moderni e siamo stati così fortunati da trovare la soluzione perfetta per ogni ruolo”.

Kellan Lutz racconta che anche il suo legame con il personaggio di Hercules è cominciato quando viveva in una fattoria ed era un bambino con una fervida immaginazione. “Hercules rappresenta molto per me, ero un bambino che cresceva in una fattoria ed era qualcuno che sognavo di interpretare”, dice Lutz. “Quando Renny ha avuto la sceneggiatura, ho voluto incontrarlo e credo di averlo infastidito abbastanza per mostrargli quanto questa parte significasse per me, tanto che alla fine ho ottenuto il ruolo. Ho fatto il provino, lui ha visto qualcosa in me ed eccomi qui oggi a vivere quel sogno che avevo da bambino”.
Per Lutz il personaggio di Hercules ha preso vita non appena ha indossato il costume e ha cominciato a muoversi sugli imponenti set. “Cammini in questi teatri di posa incredibili, guardi gli altri attori che indossano questi costumi meravigliosi e da quel momento in poi l’interpretazione arriva in modo naturale”, dice Lutz.

“Questa è l’esperienza più bella che abbia mai fatto come attore e il miglior gruppo di persone con cui abbia mai avuto modo di lavorare. Renny è alla guida di questa grande barca e sa dirigere con autorità, empatia, sincerità, affetto e rispetto per tutti. E per questo tutti vogliono dimostrargli quanto gli siano grati di lavorare in questo film”.
Anche Liam McIntyre, che interpreta Sotero, il migliore amico di Hercules e suo compagno di battaglia, era un appassionato di quell’epoca. “Da bambino leggevo molti libri di storia e ho sempre trovato affascinante la mitologia greca e romana”, dice. “Quello che mi piace di quest’epoca è soprattutto il fatto che in un certo senso sia l’alba della società civile, in cui si iniziano a formare gli eserciti tradizionali, coesi e strutturati, e i sistemi religiosi mantengono vive le loro leggi”.

Anche McIntyre, come Harlin, è stato incuriosito dall’influenza di Hercules sugli eroi di oggi: “Hercules è davvero il punto di riferimento per gli uomini e per i supereroi. Se andate indietro a quell’epoca e guardate a Hercules, vedrete che tutti in qualche modo si basano su di lui”.
“Il lavoro della nostra costumista e del nostro scenografo è stato incredibile”, dice McIntyre. “L’idea che lunedì finisci in un set dove ti trovi su una nave e venerdì invece sei su un vero campo di battaglia, come potete immaginare, è una cosa fenomenale. E la nostra costumista è stata geniale, perché non si può certo dire che avesse tempo a sufficienza. Ha creato dei capolavori dal nulla. Noi attori siamo stati molto fortunati a lavorare con una squadra come questa”.
Per Gaia Weiss, che interpreta Ebe, principessa di Creta, la prima impressione davanti ai giganteschi set è stata simile a quella di un bambino in un parco divertimenti. “Ero sbalordita perché era tutto così imponente”, dice. “Sembrava incredibile che tutto potesse provenire dall’immaginazione di qualcuno. Renny e la squadra degli scenografi sono straordinari nel far apparire tutto assolutamente meraviglioso”.

Weiss si è preparata per il ruolo mettendo a punto una colonna sonora che l’aiutasse a trovare la giusta emozione. “Preparo sempre una colonna sonora in modo da poter lavorare sulle mie battute di fronte allo specchio con la musica che mi crea l’atmosfera”, dice Weiss. “All’inizio, quando lavori sulla sceneggiatura, non sai come sarà il set e a volte non hai nemmeno un’idea chiara di quale sarà l’atmosfera del film, così questa colonna sonora mi aiuta molto”.
Per Harlin era importante trovare l’attrice giusta da affiancare a Lutz. “Non si tratta solo di capire l’attore perfetto per ogni ruolo, ma anche come questi attori interagiranno tra loro”, dice Harlin.
“E noi siamo stati fortunati non solo per quanto riguarda la chimica tra i due protagonisti, ma fra tutti gli attori che appaiono sullo schermo”.

“Mi piace la storia tra Hercules e Ebe perché, nonostante nel film ci sia molta azione e molti combattimenti, c’è al tempo stesso una storia d’amore”, dice Lutz. “Tra questi due personaggi c’è un legame che appare vero e reale. Al di là della loro condizione di principessa e semidio, sono due giovani amanti pieni di vita”.
Weiss pensa che il suo personaggio sia attratto da Hercules per il suo coraggio da difensore e i suoi sentimenti di uomo buono, e senza di lui non può vivere. L’attrice racconta di aver preparato la parte insieme a Lutz, sviluppando il contesto che avevano immaginato per i loro personaggi. “Io e Kellan abbiamo in realtà immaginato contesti diversi, che alla fine si sono completati a vicenda”, dice Weiss. “Abbiamo avuto due settimane di preparazione durante le quali siamo riusciti a diventare più vicini e a prendere confidenza. Questo c’ è stato di grande aiuto, perché a volte appena arrivi sul set devi girare una scena d’amore, di un bacio, senza conoscere nemmeno la persona, ed è un po’ imbarazzante”.

“Gaia ha dato al suo personaggio un tocco di grazia e di atemporalità, è stato straordinario lavorare con lei”, dice Lutz. “È una persona molto alla mano e tra noi è nata un’amicizia anche fuori dal set, che si è tradotta nei nostri personaggi con grande disinvoltura. E ci ha aiutati come partner di scena, durante le scene d’amore, perché ci fidavamo a vicenda e siamo riusciti a non pensare all’imbarazzo di fronte alle telecamere”.
Oltre alla relazione tra Hercules ed Ebe, c’è un giovane uomo che attraversava un conflitto con se stesso. “Nel film, Hercules si trova a fare un percorso più grande alla ricerca della sua identità”, dice Lutz. “E alla fine accetta il suo compito verso il suo popolo come una sorta di Robin Hood che combatte l’ingiustizia con la giustizia per onorare sua madre, i suoi cari, il suo regno e per prendere il posto che gli spetta nella schiera dei semidei”.

L’interpretazione del personaggio ha richiesto all’attore un allenamento e una preparazione per sviluppare la prestanza fisica richiesta dal ruolo. Lutz ha scelto di girare la maggior parte delle sue azioni, e prima dell’inizio delle riprese si è esercitato con un team di stuntmen bulgari e di controfigure. Per tre settimane si è allenato nel combattimento con la spada, nella corsa a cavallo, nel tiro con la lancia e con le catene e per le numerose scene di battaglia. “Mi piace destreggiarmi nei film d’azione, è il genere che ho scelto come attore”, dice Lutz. “Ci sono combattimenti grandiosi, altri corpo a corpo e in queste scene ho messo davvero tutto me stesso, e ci sono delle cicatrici che lo provano. Grazie al fantastico team di Rowley Llram mi sono sentito pronto per tutte le scene di combattimento, e ogni giorno è stato un divertimento”.
Per Rowley Llram, coordinatore degli stuntmen, la preparazione è cominciata circa dieci giorni prima delle riprese. “Per mia fortuna, la squadra degli stuntmen bulgari aveva molto talento e aveva la coreografia nel primo mese di riprese”, dice Llram. “Ammetto di aver trascorso quei dieci giorni studiando e girando attorno alla scenografia e allo schema del set. Avevamo l’80% dei combattimenti del film da girare nel primo mese, quindi dovevamo da subito riuscire a capire molte cose”.

“Il tipo di movimenti che abbiamo fatto e il piano d’azione che abbiamo messo insieme è il più grande che abbia mai fatto nella mia carriera”, dice Harlin. “E questo grazie allo straordinario sforzo di tutti quelli che hanno lavorato in questo film”.
In quasi tutte le scene di combattimento più importanti Hercules si trova accanto a Sotero, e McIntyre ha abbracciato il ruolo del suo personaggio come una sorta di cassa di risonanza per Hercules, un amico fidato che bilancia la dimensione del semidio. “Durante la realizzazione di questo film, una delle cose che mi è piaciuta di più è stato lavorare con Renny sulla costruzione del personaggio”, dice McIntyre. “Abbiamo deciso che Sotero è un uomo che ha avuto un’educazione rigida, non è un eroe glorioso e non ha avuto i privilegi di Hercules. Sotero non rischia, è più accorto e un po’ più giudizioso a causa della difficile vita che ha avuto, mentre Hercules tenta continuamente imprese straordinarie e impossibili”.

A McIntyre è piaciuto in particolare il fatto che all’inizio i due personaggi non si piacciano, ma poi partono insieme in battaglia e diventano fratelli in armi legati dal comune obiettivo della sopravvivenza. “Scoprono di avere più cose in comune di quanto avessero immaginato: i loro conflitti, i loro grandi amori e il sogno di essere liberi e di tornare dalle loro amate. Sotero vede in Hercules un essere umano speciale, diverso da chiunque abbia incontrato, decide di schierarsi con lui, e tra loro nasce una grande amicizia”.
McIntyre ha portato nelle scene di battaglia la sua esperienza avuta in Spartacus. “C’è un gusto infantile nel fare certe scene perché è come se avessi di nuovo 10 anni”, dice McIntyre. “Quello che mi è piaciuto di più delle scene d’azione in questo film è stato l’uso della camera a rallentatore per catturare il più piccolo movimento e rendere tutto più drammatico ed emozionante. Fare azioni del genere e metterle a punto facendole sembrare quelle di un grande guerriero di un’altra epoca comporta una grande responsabilità. Per fortuna ho avuto una controfigura eccellente che ha fatto tutto quello che io non potevo, e che allo stesso tempo mi ha guidato su ogni scena d’azione”.

Lavorare con i cavalli è stata una cosa relativamente nuova per l’attore; un tempo credeva di essere allergico agli animali, con i quali ha familiarizzato poco a poco nel corso degli anni per via del suo lavoro. “Nel film ci sono molte scene d’azione in cui andiamo al trotto o al galoppo a ritmo sostenuto e in cui dovevamo avere il controllo dell’animale, pronunciare le battute e stare a nostro agio; non era poi così semplice”, dice McIntyre. “E se ce l’ho fatta è stato grazie al team degli stuntmen che si è accertato che sembrassimo convincenti e sicuri”.
Weiss era entusiasta della grande abilità del suo personaggio nel cavalcare. “Quando ho letto la sceneggiatura, ero davvero eccitata all’idea che il mio personaggio fosse una tipa tosta e un’amazzone eccellente”, dice Weiss. “Poi però ho realizzato che avevo solo due settimane per diventare quella persona, perché io non ero mai salita su un cavallo prima d’allora. All’inizio ero nervosa, ma grazie all’adrenalina sono riuscita ad andare a cavallo come se lo facessi da una vita.

“In origine mi occupavo di cavalli”, dice Llram. “È stato un compito relativamente semplice dare lezioni agli attori nel più breve tempo possibile insieme a Cara, il maestro di equitazione, con cui fondamentalmente abbiamo lavorato su lezioni intensive uno a uno, sperando di riuscire a essere pronti in tempo. La preparazione è stata una sfida ardua, perché avevamo solo pochi giorni e loro hanno dovuto assorbire il maggior numero possibile di consigli e indicazioni per fare il loro lavoro”.
Liam Garrigan, nel ruolo di Ificle, il fratellastro di Hercules, ha vissuto un attimo d’imbarazzo a cavallo. “Continuavano a dirmi che me la stavo cavando bene a cavallo e quindi mi sentivo sicuro di gestire la scena in cui ero a cavallo con Kellan e Gaia,” dice Garrigan. “Ma non sono riuscito a controllare il mio cavallo, che non ne voleva sapere di fermarsi. Si è messo ad annusare il sedere del cavallo di Gaia e poi ha spaventato il cavallo di Kellan facendolo cadere. Abbiamo il video, è stata una bella scena!”.

Se in quello che è stato il suo primo film Garrigan può aver avuto qualche problema con l’equitazione, è lampante il suo talento nella brillante interpretazione di Ificle, il fratellastro di Hercules. La rivalità del fratello è chiara dall’inizio del film, quando Ificle è geloso dell’aspetto e della levatura di Hercules che hanno conquistato Ebe. Guidato dall’amore e dal rispetto verso il loro padre (il re Anfitrione), Ificle si ribella a Hercules e viene ingoiato dal vortice della tirannia come suo padre. “Ificle è un malvagio, ma credo che al tempo stesso sia un personaggio tragico”, dice Garrigan. “È molto divertente recitare ‘il cattivo’ quando ti danno delle battute grandiose, ma se non c’è niente che sostenga la storia del personaggio, il ruolo può risultare piatto. Ma avendo avuto l’opportunità di lavorare con Renny, è stato bellissimo divertirsi con le battute e addentrarsi nel ruolo: un personaggio divertente da esplorare”.

Scott Adkins, che interpreta re Anfitrione, aveva già interpretato ruoli da cattivo e si è divertito molto a interpretare questo re crudele e sanguinario. “L’unica cosa che vuole quest’uomo è la sopravvivenza della sua stirpe e la salvezza del suo regno, e vuole ottenerlo a qualsiasi costo”, dice Adkins. “Per qualche motivo sono abbastanza bravo nei ruoli da cattivo e nell’esprimere la rabbia, non so perché, forse c’è un sacco di rabbia repressa da qualche parte dentro di me. Ma interpretare questo personaggio mi ha aiutato a comprenderlo e a guardarlo in maniera un po’ differente”. Per la figura del re, Adkins ha creato una retro-storia che l’ha aiutato a spiegare il suo desiderio di potere. “Il fatto è che Zeus è sceso dall’Olimpo e dall’unione con la moglie di Anfitrione è nato Hercules”, spiega Adkins. Anfitrione sa che Hercules non è davvero suo figlio, ma per evitare l’imbarazzo lo accetta fino a quando non affronta la realtà, e quindi si ostina a proteggere la sua stirpe a tutti i costi e ad assicurare il trono a Ificle”.

La regina Alcmena, madre di Hercules, interpretata da Roxanne McKee, è intrappolata nel matrimonio senza amore con questo sovrano malvagio. Poiché lui continua a conquistare paesi e a uccidere uomini, lei vuole disperatamente mettere fine alla violenza e alla distruzione che sta devastando la sua vita. Prega gli dei di darle aiuto e attraverso l’oracolo Kakìa, la dea Era ascolta la sua supplica e le fa dono di un figlio, che nasce dalla sua unione con Zeus.
“Kakìa è un ruolo molto interessante”, dice Mariah Gale. “È attraverso di lei che Era dice ad Alcmena che avrà il figlio di Zeus e questa è una scena di grande potenza che cambia il corso delle cose. Kakìa è un personaggio che va e viene nella storia, e in realtà per poco tempo e a intermittenza, ma in momenti decisamente importanti sia per Alcmena che per Hercules”.

“Alcmena si trova in una situazione pericolosa dal momento che è madre di un bambino che non è di suo marito, ma Hercules è il salvatore e lei deve proteggerlo”, dice McKee. “Il suo rapporto con Hercules è tenero e molto speciale, perché lei lo ama non solo in quanto suo figlio, ma perché è un dono degli dei e salverà il suo popolo”.
Il suo amore per Ificle, il suo primogenito, comincia a essere minato quando Hercules viene mandato in guerra dal re Anfitrione. “C’è una scena straziante in cui la regina crede che Hercules sia morto e sa bene che Ificle sente di non essere amato da lei come Hercules”, dice McKee. “Ificle è figlio di suo padre e ha un destino che non è stato disegnato dagli dei; lei comincia a disamorarsi di Ificle perché lo vede sotto una nuova luce in reazione alla morte del fratello e in lui cominciano ad affiorare sempre di più i tratti del marito che lei detesta”.

L’attrice è stata attratta dall’evoluzione del suo personaggio, che implicava il ruolo di una giovane di 20 anni e poi della madre di due uomini adulti. Nel film il personaggio è guidato da Chirone, tutore e studioso alla corte del re, che protegge lei ed Hercules. “Alcmena gli è molto affezionata e si fida della sua saggezza”, dice McKee. “Il suo rapporto con lui è molto importante perché le permette di venire a conoscenza di fatti e informazioni che senza di lui non riuscirebbe a ottenere. La fedeltà di Chirone lo porta a proteggere Hercules dopo la morte di Alcmena”.
Reso schiavo in Egitto, Hercules si strugge dopo aver ricevuto la notizia della morte di sua madre. “È ridotto in schiavitù, cerca di ottenere la libertà e tornare dai suoi cari, quando all’improvviso viene a conoscenza della morte di sua madre”, dice Lutz. “È strano come, dati il legame e la vicinanza tra madre e figlio, io e Roxanne pensavamo di avere molte più scene insieme rispetto a quelle che invece abbiamo avuto. In quel momento Hercules sta davvero soffrendo, ma quando sente della morte di sua madre e insieme scopre la sua vera identità, sa che finalmente deve fuggire”.

Durante il periodo della schiavitù, Hercules appartiene a un mercante di schiavi, Lucio, interpretato da Kenneth Cranhan. “Lucio non è un personaggio molto gradevole”, dice Cranhan. “Ha comprato Hercules e Sotero insieme a diversi buffoni che usa nel suo repertorio per farli combattere e guadagnare soldi. Ero molto interessato al film per via di Renny. Avevamo già lavorato insieme ed ero felice all’idea di riunirmi alla sua squadra”.
Agamennone e Creonte sono i due buffoni che riscaldano la folla, animandola con i loro combattimenti, prima dell’entrata nell’arena di Hercules e Sotero che combattono per le scommesse di Lucio. Luke Newberry, nel ruolo di Agamennone, parla del rapporto tra il suo personaggio e Hercules. “In un film in cui c’è tanta guerra e tanta violenza, c’è questo legame tenero fra Agamennone e Hercules, che lo prende sotto la sua protezione”, dice Newberry. “E allo stesso tempo, in un momento buio della vita di Hercules, Agamennone gli dà sollievo con la sua comicità. Insieme affrontano un mondo triste con l’amicizia”.

Newberry non aveva mai immaginato di partecipare a un grande film d’azione ed era eccitato all’idea di mettersi in gioco e di interpretare un ruolo più fisico. “Il mio primo giorno sul set si può definire folle”, dice Newberry. “C’era una pozzanghera piena d’acqua, io ero in ginocchio nel fango e c’erano circa 500 persone che gridavano e applaudivano. Non avevo mai interpretato un ruolo fisico come questo e ho dovuto imparare a combattere e a impormi”.
Jukka Hilden, noto per le sue stravaganze nella serie finlandese The Dudesons, si è sentito a suo agio nel ruolo di Creonte. “Fare il clown fa parte della mia storia”, dice Hilden. “Andare in quella pozzanghera e sguazzare in acqua facendo salti mortali, colpendoci l’un l’altro, c’era da darci sotto. Ma davvero, venire qui e partecipare a questo film è stato eccitante e divertente. C’è voluta molta preparazione e fare le scene di combattimento è stato come imparare a ballare”.

Hilden si è entusiasmato anche per le scene girate con le Phantom in 3D. “Dopo che hai fatto tutta la scena e vai al monitor a rivederla in 3D, dici ‘Wow, l’abbiamo fatto proprio noi?’”, dice. “Quello che vedi nelle riprese ti sembra così bello e davvero ti rendi conto che stai facendo qualcosa di speciale. È questa la magia del cinema”.
I suoi colleghi condividono lo stesso entusiasmo per l’uso del 3D nel film. “Non avevo mai fatto il 3D”, dice McIntyre. “È emozionante vedere questa evoluzione che è creata quasi dal vivo, perché quando di tanto in tanto vai al monitor e guardi con gli occhiali, tutto prende vita di fronte a te. E ti accorgi che lo stanno usando per raccontare la storia in un modo migliore e renderla più eccitante”.
“Avevo già usato le Phantom e ho fatto due film in 3D”, dice Adkins. “Sicuramente siamo stai un po’ più stretti sui pugni e sui colpi per dare una sensazione di profondità. Mi ha colpito il modo in cui Renny ha usato le Phantom perché non le usa solo nelle sequenze d’azione, ma anche per mettere in risalto il picco drammatico in tutte le scene”.

Per Llram, il coordinatore degli stuntmen è stato un po’ più difficile lavorare col 3D. “Il 3D è in realtà la cosa peggiore con cui uno stuntman possa avere a che fare, perché non riesci a vedere la profondità di campo”, dice Llram. “In genere in 2D, quando dai un pugno a qualcuno puoi mancarlo di 15 centimetri e nessuno se ne accorge. Con il 3D devi stare molto più stretto.
In una ripresa con la Phantom una scena di movimento è composto da un migliaio di fotogrammi, tutto è a rallentatore e devi essere preciso nelle mosse”. Llram è stato molto contento di come gli attori e le controfigure siano riusciti a centrare le loro scene. “È fantastico quando le vai a rivedere”, continua Llram. “Mi è piaciuto tanto avere un ruolo così costruttivo e partecipare alla progettazione e al processo creativo al fianco di persone come Renny Harlin”.
Il protagonista Kellan Lutz ha apprezzato e ammirato allo stesso modo il talento di Harlin.
“Renny è così visionario”, dice Lutz. “Sono un suo grande fan, e riuscire a lavorare con lui e vedere all’opera il suo genio con i miei occhi è stato incredibile. È il motivo per cui abbiamo avuto un cast così straordinario”.

“Mi ha davvero colpito la capacità di Renny di tenere insieme tutto questo in testa, manifestando allo stesso tempo un grande entusiasmo e un fare amichevole e un affetto vero e genuino verso tutti quelli che erano sul set”, dice Garrigan. “È una persona che ha tutto sotto controllo, ma ha sempre tempo per gli altri. Alla fine di ogni giornata Remmy dà in premio al migliore una bottiglia di vodka, e ogni giorno è alla regia senza perdere un colpo. È così. E per questo tutti vanno nella sua stessa direzione sperando di realizzare la sua idea”.
Quando ho letto la sceneggiatura era piena di requisiti a cui dovevo puntare”, dice Lutz. “È una storia completa con varie sfaccettature e con personaggi stratificati. Credo che in molti riusciranno a rivedersi in questi personaggi, e quando gli spettatori vedranno questo film, si sentiranno come su una giostra”.
“C’è qualcosa di bello ma triste nel fare un film con persone con cui stai bene perché è tutto transitorio e all’improvviso se ne vanno tutti”, dice McIntyre. “Erano tutte persone interessanti e spesso cenavamo tutti insieme. E quello che spesso si sottovaluta è che il fatto di stare bene con la troupe faccia funzionare bene tutto il sistema. La troupe in Bulgaria è stata fantastica, è stata una macchina ben oliata”.


L’ANTICA GRECIA
Per una vicenda umana tratteggiata su uno sfondo sontuoso e leggendario, Harlin doveva trovare un equilibrio tra gli aspetti relativi alla costruzione dei personaggi e le azioni avvincenti di cui sono ricche le avventure di Hercules. “In sostanza stavamo realizzando un film che era insieme duro, forte e pieno d’azione, ma anche molto romantico e poetico”, dice Harlin. “Ci sono scene di grandi battaglie con migliaia di persone e di cavalli e poi ci sono, sommerse, meravigliose scene intimiste. Girare in Bulgaria per 54 giorni ci ha permesso di trovare lo scenario perfetto per far emergere entrambi gli aspetti e creare un mondo a parte”.
Harlin ha trovato diverse location per il film in Bulgaria tra cui una grande grotta dove voleva ambientare una grande scena di battaglia. “Questo probabilmente è l’unico film in cui una grande scena di battaglia si svolge all’interno di una grotta”, dice Harlin. “Era una grotta immensa e, durante le riprese, là dentro c’erano migliaia di persone”. Quasi tutta la troupe era bulgara, più altri membri chiave della troupe che provenivano dall’Europa e dagli Stati Uniti. Essendo il suo primo film in 3D, Harlin era inizialmente titubante sul formato, temendo che questo avrebbe rallentato la produzione e inciso sulle le decisioni giornaliere. Quello che invece ha poi scoperto è che solo il 3D poteva rafforzare il coinvolgimento degli spettatori all’interno del film.

In questo film ogni cosa è stata progettata per il 3D, a differenza di altre pellicole che invece sono state convertite in 3D solo successivamente. “Il 3D entra in gioco nella costruzione dei set, dei costumi, delle armi e perfino nel trucco e nelle acconciature”, dice Harlin. “Per farlo bene è davvero necessario prenderlo in considerazione e lavorarci di conseguenza. Il risultato è un film assolutamente straordinario che ti fa sentire davvero come se fossi all’interno di quel mondo”. Per Harlin, il 3D è il mezzo per raccontare una storia in modo diverso, utilizzando primi piani, campi medi e sfondi in modo da offrire allo spettatore un’esperienza più coinvolgente.
La produzione ha avuto inizio in Bulgaria, a Sofia, dove, negli studi Boyana, i più grandi dell’Europa dell’Est, sono state girate molte scene d’azione sofisticate su Green Screen.
Attraverso il Green Screen, il regista ha potuto ricostruire le immagini dell’antica Grecia che rispecchiassero la trama aggiungendo effetti speciali accattivanti. Gli studi Boyana sono diventati la sede di giganteschi set in scala, in cui hanno lavorato per rendere possibile il film centinaia e centinaia di persone, fra cui lo scenografo Luca Tranchino.

Dai disegni ai modellini per stabilire le riprese in CGI e l’effettiva costruzione del set, Tranchino ha dato vita al mondo immaginario dell’antica Grecia. Per Tranchino, il lavoro comincia con la sceneggiatura e la comprensione approfondita della storia e dei personaggi. “Ogni volta che comincio a fare uno schizzo del set, è un po’ come il lavoro dell’attore per esprimere i sentimenti del suo personaggio”, dice Tranchino. “Con ogni ambientazione tento di restituire agli spettatori l’atmosfera della scena che si sta svolgendo, che sia romantica, drammatica o violenta. Il mio obiettivo principale è mostrare tutto questo nella scenografia per rendere più forti le emozioni dello spettatore”.
Così come per lo sviluppo della storia, c’è stato un grande lavoro di ricerca che ha portato alla realizzazione di set che assomigliano a quello che sappiamo della Grecia e dei palazzi risalenti alla civiltà minoica e micenea. Tranchino ha impostato i paesaggi della città sugli scavi archeologici e sulle successive ricostruzioni. “Il mio lavoro è cominciato con la ricerca storica e archeologica, ma ho preso ispirazione anche dai quadri a sfondo mitologico del XIX secolo di Gustave Moreau e Sir Lawrence Alma-Tadema”, dice Tranchino. “Questi dipinti mi hanno aiutato ad aggiungere un po’ più di colore rispetto al modo in cui immaginiamo quel mondo, e lo studio di queste opere mi ha spinto ad arricchire la scenografia di fantasia e simbolismi”.

Facendo ricorso al 3D per rafforzare l’esperienza del film, Tranchino ha adattato le sue scenografie sovrapponendole alla prospettiva in 3D. Per Tranchino, la cosa principale del lavoro in 3D è la creazione di elementi in primo piano e sullo sfondo che aumentino il campo prospettico e si stacchino dallo spazio della scena. “Ci sono scene ambientate in un megaron, una stanza con al centro un grande focolare e un’apertura nel soffitto per far uscire il fumo”, dice Tranchino. “Nel film abbiamo usato molto fuoco e in realtà volevamo un fuoco al centro di quella determinata ambientazione perché aggiungeva qualcosa alla fotografia. Le fiamme e il fumo danno una profondità di campo e una luce che con il 3D vengono messe in risalto”.
Per amalgamare l’aspetto generale del film con l’atmosfera, Tranchino ha lavorato a stretto contatto con il reparto di scenografia e quello dei costumi. “Abbiamo lavorato molto sulla progettazione di armi, scudi, carri e costumi, basandoci, così come per tutto il resto, sulla ricerca”, dice Tranchino. “Su questo film abbiamo avuto pittori, scultori e artisti straordinari. È una squadra di talento, che ha elaborato i dettagli a partire da resti archeologici di pitture e ceramiche”.

Secondo Dirg Buchman, capo attrezzista, la cosa speciale di un film come HERCULES: LA LEGGENDA HA INIZIO, è che ogni cosa deve essere fatta. “Non potevamo semplicemente andare in un negozio e comprare scudi e spade”, dice Buchman. “Abbiamo realizzato tutto ex novo, seguendo un approccio più autentico, invece di andare a noleggiare gli oggetti di scena e prendere cose di altri film. Abbiamo messo molta cura nello sviluppo di ogni oggetto di scena per essere certi della precisione storica”.
Buchman e la sua squadra trasformano i disegni e le idee di Tranchino in oggetti reali, che vengono poi lavorati dal reparto costumi. “Per un film del genere, è molto importante lavorare a stretto contatto con i costumi perché, ad esempio, pezzi come armi e scudi sono parte integrante dei costumi e dobbiamo essere sicuri che quello che fa il nostro reparto sia coerente con quello che sta realizzando la costumista, in modo che il tutto abbia un aspetto omogeneo”, dice Buchman.
Uno dei pezzi di armatura preferiti da Buchman è il pugnale che Ificle usa al posto della spada.
È il pugnale usato dal personaggio per minacciare Ebe, ed è lo stesso che alla fine lo ucciderà.

“Per fare questo pezzo, Tolio, uno dei nostri scultori principali, ha impiegato dieci giorni”, dice Buchman. “Abbiamo preso elementi provenienti da diversi riferimenti e li abbiamo combinati per realizzare questo pugnale che doveva essere di una certa lunghezza per rendere credibile la scena tra Ificle e Ebe”.
Nel film sono presenti arcieri provenienti da differenti eserciti, fra cui quelli egizi e greci e questo ha portato Buchman a far ricorso a una fonte insolita: il Backyard Bow Man. “Ha un canale su YouTube e spiega come costruire degli archi utilizzando tubi in PVC”, dice Buchman. “Ci siamo così ispirati alla sua idea e abbiamo realizzato noi gli archi, che erano molto più belli e costavano molto meno di quelli che avremmo trovato in commercio. Abbiamo differenziato gli archi a seconda degli eserciti, utilizzando per i greci il marrone scuro e per gli egizi una tonalità di marrone più chiara. Abbiamo anche costruito archi più piccoli, da utilizzare sui carri, che sarebbero apparsi naturalmente più piccoli per via del restringimento dello spazio”. Le oltre 2.000 frecce degli archi sono state disegnate da due operai che le hanno realizzate a mano utilizzando piume d’oca.

Per Buchman è stata la prima opportunità di costruire un carro perfettamente funzionante. “Non ne avevo mai costruito uno per il cinema”, dice Buchman. “Siamo partiti da un disegno di Tranchino e abbiamo cominciato a costruirlo. Abbiamo deciso di costruirlo in acciaio perché è un materiale resistente e abbiamo guardato alle tecnologie moderne per adattare il carro alle esigenze del reparto suono e, ovviamente, per renderlo sicuro”. Il lavoro di Buchman è arrivato perfino a cogliere con precisione dettagli come il tipo di copertura impiegata per rivestire le ruote di legno. “Abbiamo rifinito i raggi delle ruote in modo da farli apparire con una finitura tipo legno e poi abbiamo usato una gomma tipo poliuretano per imitare la pelle di maiale, che veniva usata per coprire le ruote di legno come protezione dalle pietre”, continua Buchman.

Nel film, ogni personaggio possiede armi che riflettono non solo le necessità della battaglia ma la propria personalità. “Quello che abbiamo fatto per ognuno dei personaggi principali è stato guardare chi erano, cosa dovevano fare e quindi tirare fuori un bel disegno che potesse farli distinguere immediatamente a livello visivo”, dice Buchman. “Per esempio, il re Anfitrione ha una spada con una incisione ben visibile che raffigura una scena di caccia con tre leoni e un cervo, e noi abbiamo usato il tema dei leoni per tutti i disegni, dai carri, agli elmi, ai mantelli”.
Fra tutte le scene di battaglie e combattimenti con le spade, Buchman stima di aver progettato insieme alla sua squadra più di 250 spade. Gli elmi sono di meno, circa cinque per ogni personaggio principale. “Gli elmi sono stati realizzati in collaborazione con il reparto costumi che poi ha creato lo stile effettivo,” dice Buchman. “Per l’elmo di Hercules, abbiamo fatto qualche stampo per capire come aggiungere tracce di danneggiamento attraverso le diverse fasi di combattimento. Siamo partiti dal primo e poi ho discusso con la costumista per vedere come l’elmo si sarebbe dovuto evolvere a causa dei colpi in battaglia”.

Come Tranchino, la costumista Sonoo Mishra, si è ispirata ai quadri per le sue idee e la sua scala di colori. Insieme hanno lavorato per realizzare in maniera organica le scenografie e i costumi secondo una comune visione di autenticità e libertà creativa che rendesse giustizia alla storia che si doveva raccontare. “In realtà era la prima volta che lavoravo su costumi d’epoca”, dice Mishra. “Quando ho cominciato la preparazione per il film, ho capito che la cosa più importante per realizzare questi costumi era la scelta delle tinte giuste, dei tessuti e del tipo di materiali. Nell’antica Grecia si usavano per lo più lino, cotone e seta, tutti materiali e tinte naturali”. I tessuti per la creazione dei costumi sono stati presi in Italia, così come le scarpe per gli attori principali. Nelle giornate più intense c’è stata una media di circa 200 comparse da vestire e quello che non è stato possibile realizzare sul set è stato scovato in Spagna, a Madrid, da un sarto che produce costumi.
Sempre per attenersi al criterio dell’autenticità, Mishra ha ridotto al minimo le cuciture, per riprodurre fedelmente i costumi che venivano indossati all’epoca, ricalcando i drappeggi con l’utilizzo di spille, ricami e colori diversi. Appena è arrivata a Sofia, la prima cosa che ha fatto è stato mettere su un reparto per l’invecchiamento e l’usura dei tessuti, e un reparto di gioielli e sartoria che lavorassero insieme per i primi prototipi.
A ogni personaggio corrisponde una tavolozza di colori, e lo stesso vale per le diverse scene.

“Abbiamo creato delle palette cromatiche per le scene nel palazzo, nelle strade della città e nelle scene di battaglia”, dice Mishra. “Era fondamentale trovare due colori che funzionassero bene per le scene di battaglia, specialmente per i capi chiave che dovevano identificare i due eserciti”.
Mishra ha poi voluto modificare leggermente i colori dei costumi, in modo che riflettessero le emozioni dei personaggi. “Nel film c’è una competizione tra Hercules e suo fratello Ificle”, dice.
“E man mano che si va avanti, Ificle appare sempre più geloso e invidioso. Abbiamo deciso di usare il verde e le sue tonalità più scure per amplificare il fatto che le sue emozioni crescono fuori controllo”. Nella battaglia finale, Ificle indossa un’armatura principesca, in opposizione a quella di Hercules che è primitiva, nera. “La differenza è lampante: Hercules è un guerriero che combatte in nome del suo popolo, mentre Ificle è un principe che vive nel palazzo e ha una visione distorta del mondo in cui vive”, prosegue Mishra.

Ogni capo è stato studiato per far risaltare la statura di ogni personaggio, accentuandone la femminilità o mascolinità. All’inizio del film, il re Anfitrione è un giovane uomo sicuro di sé e il suo costume, munito di armatura, rispecchia la sua giovinezza. Per il potente re, arrabbiato e arrogante, di 20 anni dopo, Mishra ha utilizzato un tessuto scuro e ruvido più raffinato, ma mettendo ancora in mostra braccia e gambe per enfatizzare la sua forza e la sua potenza. Per Ebe, principessa di Creta, Mishra ha realizzato dei costumi romantici e leggeri per far risaltare la sua bellezza e la gioia che dona a Hercules. L’impiego di tonalità pallide di rosa, blu e lilla simboleggia la speranza e la purezza.
Uno dei costumi preferiti di Mishra è quello realizzato per Hercules quando viene mandato in guerra dal re Anfitrione. Il costume, con l’aquila a due teste che orna la sua armatura, crea un legame simbolico tra Hercules, sua madre Alcmena e suo padre Zeus. “Ritroviamo l’aquila a due teste di Zeus sull’armatura di Hercules e nella collana della regina Alcmena”, dice Mishra.

“Era un disegno dell’epoca micenea, ma noi abbiamo realizzato la collana e la decorazione dell’armatura per rappresentare la sua discendenza”.
Il procedimento più lungo che il reparto costumi ha dovuto portare a termine è stato quello di prendere i tessuti degli oltre 200 capi da utilizzare e di perfezionarne le tinte in circa tre-quattro settimane. “I capi erano bianchi, dovevano essere tinti successivamente, e poi, a seconda del punto del film in cui si trovavano, andavano danneggiati”, dice Mishra. “È stato usato un procedimento con cui si bruciavano parti dei costumi per farli apparire vecchi e consunti. La mole di lavoro che abbiamo dovuto fare sui costumi, specialmente su quelli militari, prima di farli arrivare sul set, è stata notevole. L’ultima cosa che volevamo era che sembrassero appena usciti dal negozio, e c’è voluto un grande lavoro di squadra per farne uscire qualcosa di autentico”.

L’autenticità dei costumi in 3D deriva dal colore, dal taglio e dalla tessitura. “La consistenza è molto importante”, dice Mishra. “Dipende tutto dalla tessitura e ci siamo assicurati di usare tessuti naturali che facessero vedere bene i colori e le sfumature. Volevamo che tutto avesse movimento in modo che in 3D fosse riprodotta fedelmente la trama e la fluidità dei tessuti”.
“Abbiamo costruito dei set giganteschi”, dice Harlin. “Il nostro scenografo Luca Tranchino ha fatto un lavoro incredibile e ha reso possibile tutto questo. La nostra costumista Sonoo Mishra ha realizzato i costumi più straordinari che abbia mai visto. E tanto di cappello a Dirg Buchman, il nostro attrezzista, per il grande lavoro sulle armature di battaglia e gli elmi per centinaia e centinaia di persone”.

Harlin si augura non solo che il lavoro di squadra abbia arricchito le scene, ma che agli spettatori sia offerta la possibilità di vivere un’esperienza di quella che era l’antica Grecia. “Spero che al pubblico sia offerto un viaggio in un mondo che non esiste e che, grazie ad artisti di talento e alle moderne tecnologie, siamo riusciti a creare qualcosa di eccitante”.
Il regista è ansioso di mostrare agli spettatori questo mondo antico. “Veder terminato questo film e vederlo in un cinema con un pubblico sarà un’esperienza incredibile,” dice Harlin. “Amo questo film e, come avrete capito, per me è stato molto emozionante farlo. E condividerlo con il mondo sarà l’esperienza più bella della mia vita”.
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