Regista: Jon M. Chu
Titolo originale: G.I. Joe: Retaliation
Durata:
Genere: Azione, Fantascienza, Avventura
Nazione: U.S.A., Canada
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 28 Marzo 2013 (cinema)
Attori: Channing Tatum, Bruce Willis, Dwayne Johnson, Adrianne Palicki, Ray Stevenson, Joseph Mazzello, Walton Goggins, Byung-hun Lee, Ray Park, Arnold Vosloo, Blind Master, Elodie Yung
Sceneggiatura: Paul Wernick, Rhett Reese
Trama, Giudizi ed Opinioni per G.I. Joe La vendetta (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: G.I. Joe: Retaliation
Durata:
Genere: Azione, Fantascienza, Avventura
Nazione: U.S.A., Canada
Rapporto:
Anno: 2012
Uscita prevista: 28 Marzo 2013 (cinema)
Attori: Channing Tatum, Bruce Willis, Dwayne Johnson, Adrianne Palicki, Ray Stevenson, Joseph Mazzello, Walton Goggins, Byung-hun Lee, Ray Park, Arnold Vosloo, Blind Master, Elodie Yung
Sceneggiatura: Paul Wernick, Rhett Reese
Trama, Giudizi ed Opinioni per G.I. Joe La vendetta (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Stephen F. Windon
Montaggio: Roger Barton, Jim May
Musiche: Henry Jackman
Scenografia: Andrew Menzies
Costumi: Louise Mingenbach
Produttore: Lorenzo di Bonaventura, Brian Goldner
Produttore esecutivo: Stephen Sommers, Herb Gains, Erik Howsam, David Ellison, Paul Schwake, Dana Goldberg
Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, Skydance Productions, Di Bonaventura Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Montaggio: Roger Barton, Jim May
Musiche: Henry Jackman
Scenografia: Andrew Menzies
Costumi: Louise Mingenbach
Produttore: Lorenzo di Bonaventura, Brian Goldner
Produttore esecutivo: Stephen Sommers, Herb Gains, Erik Howsam, David Ellison, Paul Schwake, Dana Goldberg
Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, Skydance Productions, Di Bonaventura Pictures
Distribuzione: Universal Pictures Italia
La recensione di Dr. Film. di G.I. Joe La vendetta
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Informazioni e curiosità su G.I. Joe La vendetta
Seguito di:G.I.Joe: La Nascita dei Cobra
Note dalla produzione:
IL FILM
Il produttore Lorenzo di Bonaventura, che ha preso parte ad alcune delle franchises di maggior successo fino ad oggi, compresa la miliardaria TRANSFORMERS, sapeva quanto la conclusione del primo film avesse lasciato la porta aperta ad ulteriori esplorazioni del mondo dei G.I. JOE.
“Ho pensato che terminare il primo film, lasciando la sensazione che ci potesse essere un impostore nella stanza ovale, sarebbe stata una cosa estremamente interessante da esaminare... Era importante trovare un regista capace di far propria la vicenda, e che avesse tenuto conto dei molteplici aspetti dei personaggi, trattandoli con la dovuta gravità”. Dice di Bonaventura.
Quando si stavano considerando i possibili registi cui affidare la direzione del sequel, Adam Goodman, presidente della Paramount Film Group, sorprese di Bonaventura suggerendo il regista Jon M. Chu, reduce dall’enorme successo del film su Justin Bieber, NEVER SAY NEVER. “Jon ed io abbiamo avuto un divertente primo incontro perché la sua esperienza è abbastanza lontana dalla mia, e viceversa, ma ho scoperto che era cresciuto con la mitologia dei G.I. JOE contro i COBRA e comprendeva totalmente l’estetica intrinseca ai G.I. JOE, e questo era sicuramente un qualcosa di infinitamente prezioso”, ricorda di Bonaventura. “Dopo aver parlato, abbiamo capito che eravamo entrambi intenzionati a realizzare lo stesso tipo di film, e ne è scaturita una grande collaborazione”.
In Chu, i produttori hanno visto un occhio genuino e fresco, oltre ad entusiasmo e amore nei confronti del marchio. “Descrive questi personaggi con abilità e ha apportato una grande sperimentazione in questo film”, dice il produttore esecutivo Erik Howsam. Ricorda Chu, “Sono cresciuto con G.I. JOE ed è stato familiare, per me, tornare indietro ai cartoon e ai fumetti, sentivo che potevamo riuscire a connettere questo marchio con altre generazioni. Questa mia versione vuole essere ciò che ogni fan vorrebbe vedere”.
La mitologia di G.I. JOE scorre in profondità ed ha pantheon di personaggi cui attingere, ognuno con le proprie storie, sfumature e caratteristiche. Approcciando il sequel, i filmmakers volevano costruirlo sugli elementi e le storie migliori del primo film, trasportando il tutto in questa seconda installazione, creando contemporaneamente una nuova identità. Questo ha permesso di introdurre nuovi personaggi della mitologia nella franchise.
L’aggiunta del 3D darà al film una dimensione completamente diversa. Sia gli studios che il regista Jon M. Chu erano elettrizzati all’idea di questo arricchimento. “Il 3D ci consente di trasportare il pubblico all’interno del nostro film”, dice Chu. “Nel film esploriamo tanti luoghi diversi del mondo, come Tokio, il Pakistan e l’Himalaya, e grazie al 3D il pubblico potrà letteralmente entrare in questi ambienti. Gli spettatori vivranno l’azione come se si trovassero realmente lì. I pugni di Dwayne Johnson sembreranno più potenti. Non vedranno solo la spada di Storm Shadow che volteggia, ma avranno l’impressione di dover schivare i suoi colpi. Il 3D ha reso il nostro film più godibile per il pubblico di tutto il mondo. Inoltre, dato che i fan di G.I. JOE non avevano ancora mai sperimentato i nostri film in questo formato, sentivamo l’esigenza di condurli in questo nuovo viaggio”.
I PERSONAGGI E IL CAST
Di ritorno dal primo film è DUKE, il giovane soldato Americano, che guida la sua squadra con sicurezza, precisione e una forte dose di orgoglio. DUKE, dedito e leale, farebbe qualsiasi cosa per proteggere i soldati, con cura, tirando fuori il meglio da ognuno di loro.
A riprendere il ruolo è l’attore Channing Tatum, che riesce facilmente ad interpretare questo personaggio che sa come arrivare ad un pubblico variegato. “Channing è l’uomo della porta accanto, e possiamo identificarlo con DUKE ancor di più, perché è un personaggio che va dritto al suo scopo e possiede la splendida abilità di riuscire ad instaurare familiarità con il pubblico”, dice Chu.
“È stato così divertente tornare a recitare nel più grande gioco di finzione di tutti i tempi”, dice Channing.
DUKE è a capo dell’unità d’elite, e la spina dorsale del gruppo è ROADBLOCK, il suo secondo in comando. ROADBLOCK è una montagna d’uomo che aiuta nella guida del gruppo con l’esperienza, l’onore e un’indistruttibile dedizione al suo paese. “È uno dei personaggi più amati di G.I. JOE e sapevamo di volere ROADBLOCK come parte del film”, spiega Chu.
Quando si trattò di scegliere l’interprete di un personaggio, conosciuto per la sua estrema dominanza fisica e la sua leggendaria stazza, i filmmakers furono messi alla prova, nella ricerca di un attore che incarnasse la fisicità del personaggio oltre al suo spirito ed enorme forza d’animo.
“Credo che una sola persona al mondo mi venne in mente per interpretare questo personaggio, ed era Dwayne Johnson”, dice Chu. “Oltre il fatto ovvio della sua fisicità, Dwayne comprendeva cosa significasse essere un soldato e un capo. Ha portato onore e grande umanità in questo ruolo”.
Chu continua. “Dwayne è essenzialmente un G.I. JOE e questo è qualcosa che non si può né scrivere in una sceneggiatura nè recitare. È proprio del suo DNA. Quando si pensa a qualcuno che somiglia ad una action-figure vivente, subito è Dwayne a venire in mente”.
“Dwayne è essenzialmente una action-figure”, dice Tatum. “Ogni volta che lo vedo sul set penso ‘Lui è The Rock!’ Il suo braccio è davvero più grande del mio bacino”.
Come molti, anche Dwayne Johnson ha cari ricordi, di quando da bambino giocava con i giocattoli di G.I. JOE. “Da ragazzino, amavo giocare con le action-figures di G.I. JOE.
Quando sono stato coinvolto nel progetto ho iniziato a comprenderne la mitologia e rimasi sorpreso nel constatare quanto variegata sia, e quanto in profondità arrivi”, dice Johnson.
“ROADBLOCK è considerato il collante che tiene unita la squadra dei G.I. JOE e ho davvero apprezzato la sua riluttanza nell’essere al primo posto o sotto i riflettori”, dice Johnson. “Lui fa quel che fa, per amore nei confronti del suo paese, e trovo ammirabile un uomo che si comporta in questo modo”.
Il rapporto tra ROADBLOCK e DUKE è un rapporto intriso di rispetto reciproco ed esperienza. “DUKE è il capo dei G.I. JOE e ROADBLOCK ne è la spina dorsale, e lavorano davvero bene insieme”, spiega Chu. “Mentre DUKE impartisce gli ordini e serve da quarterback, si basa sull’esperienza e la forza di ROADBLOCK nel sostenerlo. Il loro è davvero un rapporto molto stretto”.
Un altro amato personaggio nella mitologia di G.I. JOE, introdotto nella franchise cinematografica, è FLINT, un soldato solido e volitivo e anche un po’ ribelle. “FLINT è il tipo di ragazzo molto bravo in ciò che fa, ma è anche una sorta di rinnegato”, spiega di Bonaventura. “Lui non vuole mai seguire le direttive, e questo non sempre è un bene in un’organizzazione come quella dei G.I. JOE”.
Assegnare il ruolo significava trovare un attore che fosse in grado di tener testa, e combattere fianco a fianco con Dwayne Johnson e Channing Tatum, e che trasudasse abbastanza confidenza da permettergli di non seguire sempre i sentieri tracciati. I Filmmakers trovarono il loro FLINT nel nuovo arrivato D.J. Cotrona, che possedeva la giusta combinazione tra forza, fascino e leggera sfrontatezza.
“D.J. possiede una buona intensità e instaura un buon contrasto con Dwayne e Channing. Channing è veramente affabile, Dwayne ha moltissima forza e D.J. li segue di pari passo, e possiede anche una propria spina dorsale”, dice di Bonaventura.
Amante della mitologia, Cotrona era eccitato dall’opportunità di vivere alcune tra le sue fantasie infantili. “Sono cresciuto giocando con i pupazzetti di G.I. JOE, in un certo senso, è come se mi stessi preparando a questo ruolo fin da quando avevo sei anni”, dice. “G.I. JOE è stata la mia prima ossessione in fatto di giocattoli, per questo occupa un posto speciale nel mio cuore”.
Nell’unità, ogni membro dei G.I. JOE, possiede una propria speciale area di competenza e FLINT non fa eccezione. La sua speciale abilità è il Parkour, un misto di atletica e pericolo nell’uso di movimenti e flessibilità per portare il proprio corpo da un punto A ad un punto B. Per allenarsi al ruolo, Cotrona ha lavorato per mesi con degli specialisti del Parkour presso il Tempest Studio di Los Angeles. “Non cerco di far credere di possedere un talento per il Parkour”, ride Cotrona. “Ero poco confortato e molto preoccupato, ma i ragazzi al Tempest sono stati in grado di smontare ogni coreografia, pezzo per pezzo, e così tutto è risultato meno intimidatorio”. Come ognuno dei nuovi membri della squadra d’elite, FLINT fatica a trovare l’equilibrio tra l’essere un eroe e un membro di supporto dell’unità. “FLINT possiede molte abilità naturali, ma crede anche che il suo modo di veder le cose sia il migliore di tutti”, continua Cotrona.
Un altro nuovo personaggio, introdotto nel film, è LADY JAYE, l’unica donna della squadra, che non per questo si sente intimidita o fa marcia indietro. Esperta tiratrice, con competenze anche di intelligence, LADY JAYE è parte integrante dell’unità, e combatte al fianco dei suoi colleghi maschi, con la stessa forza e passione.
La ricerca di un’attrice che incarnasse tale spirito, bellezza e forza fisica, non è stata semplice, nè presa alla leggera. I filmmakers trovarono la loro LADY JAYE nell’attrice Adrianne Palicki, i cui precedenti credits includono Red Dawn e la serie televisiva “Friday Night Lights”. È inoltre stata scelta nel cast della serie “Wonder Woman”.
“Avevamo bisogno di una donna forte che sapesse tener testa, e Adrianne è molto intelligente, bella e molto competente fisicamente, tutto questo aiuta il pubblico a vederla come una componente della squadra dei G.I. JOE”, dice di Bonaventura.
Palicki era entusiasta nell’affrontare un personaggio così forte come LADY JAYE.
“Cerca continuamente di dimostrare il suo valore”, dice Palicki. “È una specialista di pistole e rappresenta l’intelligence del gruppo, oltre a possedere altre abilità molto utili alla squadra”.
“Adrianne è una ragazza difficile, non è la sostituta di nessuno”, dice Dwayne Johnson. “Viene da una lunga tradizione militare di famiglia e sa anche raccontare barzellette oscene, e questo la mette al numero uno della mia classifica”.
Anche se ha dovuto sottoporsi ad allenamenti con militari e istruttori di fitness, a causa degli enormi sforzi che il suo personaggio deve compiere, Palicki è arrivata comunque con una certa familiarità al ruolo, grazie al precedente lavoro nell’ambito dei film d’azione.
“Per fortuna avevo già girato Red Dawn ed ero appena stata sul set di “Wonder Woman”.
Per queste esperienze precedenti ero già in grado di focalizzarmi sui dettagli, come maneggiare un’arma, estraendola dalla fondina e far credere ai ragazzi che osservavano, che lo facessi da sempre”, ride Palicki.
“Adrianne era davvero ricettiva nell’imparare a fondo la manipolazione delle pistole e i movimenti tattici, e quindi ha dovuto fare pochi sforzi”, dice il consulente tecnico Harry Humphries.
Ritorna inoltre nella franchise, SNAKE EYES, uno dei preferiti dai fan, e uno dei più iconici personaggi della mitologia di G.I. JOE. “Sapevamo che dovevamo far ritornare SNAKE EYES”, dice Chu. “In tutto il film, scoprirà molto di se stesso e molto del suo passato”.
A riprendere il ruolo, per la seconda volta, è l’attore ed esperto di arti marziali, Ray Park, che torna nei panni del mortale ninja. Un dinamico e fisico performer, che ha trovato molta enfasi nel ruolo di Darth Maul di Star Wars - Episodio I - La Minaccia Fantasma e in X-Men, Park ha la reputazione di colui che sa infondere vita anche in personaggi con pochi, o senza, dialoghi.
“Ray è in grado di comunicare anche attraverso un semplice cenno del capo e riesce a dar vita a SNAKE EYES anche senza nessuna battuta”, commenta di Bonaventura.
“I movimenti di Ray hanno un linguaggio proprio, sia che si tratti di uno spostamento delle spalle, dell’inclinazione del capo o di un semplice accenno col mento”, aggiunge Chu. “È formidabile come ognuno di noi abbia un’idea particolare della personalità di SNAKE EYES, e il merito è tutto di Ray Park”.
Dopo il loro primo incontro riguardo la visione di Chu del personaggio e di ciò che si sarebbe voluto esplorare, Park capì di essere in ottime mani. “Abbiamo davvero fatto centro e Jon sapeva moltissimo dei personaggi. Sapeva quanto fosse importante rimanere fedele ai personaggi e inoltre possiede una forte visione per questo film”.
Uno dei vantaggi dell’avere un sofisticato campione d’arti marziali, come Park, nel ruolo, significava per i filmmakers la possibilità di spingere al massimo le scene di combattimento, senza dover barare con tagli e classici escamotage cinematografici. “Perchè Ray è davvero bravo in tutto ciò che fa, siamo stati in grado di allestire combattimenti senza mai tirare nessun pugno”, dice di Bonaventura.
Una delle maggiori storie, in G.I. JOE: LA VENDETTA, si concentra sul rapporto tra SNAKE EYES e il suo arci-nemico STORM SHADOW, che è stato creduto morto alla fine di G.I. JOE: LA NASCITA DEI COBRA. Quando per la prima volta, rincontriamo STORM SHADOW, lo troviamo alla ricerca della pace dentro di sé dopo la sua ritirata ad Arashikage.
È li che SNAKE EYES scopre che STORM SHADOW è ancora vivo. “A SNAKE EYES toccherà il compito di trovare STORM SHADOW e portarlo da Blind Master, per fargli affrontare il giudizio e le responsabilità delle sue azioni”, spiega Park.
Il regista Jon M. Chu ha voluto scavare nella profondità della trama emotiva dei ninjas e nell’animosità tra i due uomini, allenati fianco a fianco, come fratelli. “Volevamo davvero esplorare dove l’uomo e il ninja si scontrano, dove iniziano a confondersi rabbia e gelosia, ed è lì che troviamo entrambi questi personaggi”.
La superstar koreana Byung-hun Lee, che riprende il suo ruolo di STORM SHADOW, era entusiasta all’idea di poter esplorare più a fondo, l’aspetto interiore del suo personaggio. “Sono davvero grato di esser tornato nel ruolo ed ero eccitato nel mostrare maggiormente i differenti aspetti di STORM SHADOW”, dice Byung-hun Lee.
Completamente pronto a tuffarsi nelle evoluzioni emozionali del personaggio, Lee ha apportato una grande dose di passione e impegno fisico nel suo approccio. “Byung-hun è arrivato con idee forti sul personaggio, e riesce appieno a riversarle sullo schermo”, dice Chu.
“Byung-hun possiede un’incredibile presenza”, dice di Bonaventura. “Affronta tutte queste battaglie per se stesso e possiede una tale forza interiore che dona a STORM SHADOW una grandissima dignità”.
Già di per sé un grande e potente atleta di arti marziali, Lee ha comunque seguito un lungo allenamento per riprendere il ruolo ed era eccitato all’idea di affrontare le sequenze d’azione da un punto di vista pratico. “Jon ha detto di volere un film, il più realistico possibile, così mi sono allenato moltissimo per rendere più grosso e definito il mio corpo”.
“Visto che avevamo attori che realmente potevano combattere, ho voluto mostrare la brutalità dei loro combattimenti e rimanere lontano dai ninja che eravamo abituati a vedere”, ricorda Chu.
“Quando STORM SHADOW viene colpito in faccia, volevo che si vedesse il sangue filtrare dalla sua maschera bianca”.
Un nuovo accessorio nelle sequenze d’arti marziali, che sicuramente ecciterà il pubblico, è l’introduzione del ‘sais’, la mortale arma a lame taglienti, spesso vista nei fumetti di G.I. JOE. “Ero entusiasta all’idea di usare il ‘sais’ come estensione dei loro pugni, una sorta di letale tirapugni dal bordo estremamente tagliente ed affilato”, dice Chu. “Li abbiamo inseriti in inquadrature tali che il pubblico possa realmente comprendere quanto siano pericolose”.
Introdotto nel film, ma già ben noto personaggio del mondo di G.I. JOE, è JINX, una ninja donna, cugina di STORM SHADOW. “JINX è uno dei personaggi che avrei da sempre voluto vedere nel film”, ricorda Chu. “È una sorta di principessa di Arashikage, ma non desidera il titolo. Lei lo odia e vuole combatterlo nello stesso modo in cui lo fa SNAKE EYES, ma si è sempre sentita messa in un angolo”.
Per il ruolo di JINX, i filmmakers hanno trovato la loro prima combattente ninja donna nell’attrice Elodie Yung, apparsa nel film francese sul Parkour, DISTRICT 13: ULTIMATUM e più recentemente nel film diretto da David Fincher, Millennium - Uomini che Odiano le Donne. “Elodie fece una grandissima impressione e abbiamo
subito pensato che fosse perfetta per JINX”, ricorda Chu. “Quando entrò, emanava una forte presenza che ci diede la sicurezza di quanto Jinx già albergasse in Elodie”.
Il classico detto, secondo cui, le grandi cose arrivano in pacchetti piccoli, valeva certamente per Yung, che ha approcciato il ruolo con estrema attenzione e passione. “Elodie è ingannevole perché è una donna molto piccola ed elegantissima, e può comunque tirare calci micidiali”, dice di Bonaventura. “A prima vista, ci si potrebbe preoccupare per lei, ma presto ci si rende conto che è una killer, e tutto ciò è fonte di grande divertimento, perché riesce a contenere entrambi i lati dell’equazione”.
Anche se già cintura nera di karate, Yung ha affrontato un rigoroso allenamento fisico di preparazione al ruolo. “Abbiamo lavorato per circa un mese prima delle riprese, concentrandoci sul monitoraggio del mio battito cardiaco, a causa della pericolosità delle mie scene”, ricorda Yung.
Una grande parte della preparazione è stata approntata nel Chinese Martial Art Wushu, che contempla l’allenamento intensivo di combattimento con la spada. “Avevo già preso parte ad altri film d’azione prima d’ora, così sentivo il tutto un po’ familiare, ma una volta arrivata qui ho subito realizzato che combattere con due spade è totalmente differente”, ride Yung.
“Non avevo mai visto nessuno compiere un così ampio balzo, dal non saper nulla di spade ad arrivare a colpire ogni bersaglio. È stato incredibile. Si avverte realmente quanto lei stia crescendo come guerriera, e questo, credo, sarà molto godibile da parte del pubblico”. Dice Chu.
Un punto importante del film riguarda il destino della presidenza degli Stati Uniti e il ‘dirottamento’ dello Studio Ovale. I fan del primo film ricorderanno il presidente che, sospettoso, fischietta il motivetto firma di ZARTAN, alla fine di G.I. JOE: LA NASCITA DEI COBRA. Questo capitolo conferma che le forze del male hanno preso il controllo della Casa Bianca e hanno ottenuto in qualche modo la presidenza. Letteralmente. L’acclamato attore, Jonathan Pryce, riprende il ruolo del presidente degli Stati Uniti, ed è stato investito dello strabiliante compito di interpretare due differenti personaggi opposti nello spettro del bene (il vero presidente americano) contro il male (il cattivo, posto come presidente americano).
Pryce ha approcciato la possibilità di interpretare i due lati opposti di un personaggio con grande entusiasmo ed ha amato questa sfida. “La gente mi ha sempre chiesto se fosse stato più interessante interpretare il buono o il cattivo. Per me è stato divertente sia l’uno che l’altro, sia la vittima che l’oppressore”, dice Pryce.
Il ruolo, non era comunque senza sfide, la dualità del personaggio necessitava attenzioni straordinarie per mantenere la coerenza nelle riprese, e Pryce non ha mai perso un colpo. Inoltre, Pryce, ha dovuto saper gestire i meccanismi tecnici necessari per girare delle scene, in sostanza contro se stesso. “Non ero molto preparato per tali difficoltà tecniche, in pratica era come se dovessi parlare a me stesso”, ride Pryce. “Parlare ad un pezzo di carta verde su un bastone, era sicuramente interessante, ma la cosa incredibile era che riuscivamo a vedere quasi in tempo reale la riuscita della scena, così da poter aggiustare subito qualcosa che non andava in uno dei miei due personaggi. Ho pensato che fosse straordinario, il fatto che io riuscissi a farlo”.
Felice di lavorare ancora una volta con Pryce, di Bonaventura dice, “Il film non funzionerebbe senza Jonathan Pryce. Siamo entusiasti di riaverlo perché abbiamo bisogno del suo umorismo e del suo senso di gravità, per tenere insieme i due aspetti del film. È capace di catturare il giusto equilibrio del personaggio, cosa molto ardua”.
Di sicuro sarà uno dei nuovi favoriti dai fan, l’esplosivo nuovo cattivo, FIREFLY, che viene arruolato dai COBRA per aiutare COBRA COMMANDER ad uscire di prigione e a conquistare il mondo. Uno dei personaggi più cattivi, che si trovano nella mitologia di G.I. JOE, è perennemente impegnato nel creare il caos, e considera la distruzione come un’espressione artistica. In breve, per sue stesse parole, FIREFLY ama quando le cose fanno ‘Boom’.
“Firefly vede la bellezza nella ridistribuzione dell’energia, così mentre le esplosioni a noi sembrano distruzione, per lui rappresentano un creare qualcosa”, sostiene Chu. “Questa filosofia alquanto artistica fa di FIREFLY un personaggio, per me, molto interessante, e lo porta ben oltre l’essere un mero e freddo assassino”.
“FIREFLY aveva appena sei righe nella prima sceneggiatura, ma subito abbiamo realizzato quanto questo personaggio fosse superbo”, ricorda di Bonaventura. “C’è qualcosa di fondamentalmente tosto in lui”.
Per cesellare il ruolo dell’eccentrico pazzo, i filmmakers hanno ingaggiato l’attore britannico Ray Stevenson, che recentemente ha entusiasmato il pubblico nei film, Thor e Codice Genesi. Stevenson ha affrontato il ruolo con intensità e fascino, andando oltre ogni aspettativa. “Ray è un superbo attore, ed ha apportato a FIREFLY una profondità sinistra e sadica”, dice di Bonaventura. “Dona una certa gravità al ruolo che davvero rende questo personaggio un pazzo psicotico”.
“Ray ha realmente costruito questo personaggio da zero, e gli ha donato una spavalderia meridionale e un gergo tutto suo. Era interessato ad ogni aspetto e dettaglio, dalla pelle della sua giacca all’anello COBRA che indossa, fino alle cicatrici sul suo volto. Dava una grande quantità di input su come FIREFLY doveva essere”, dice Chu.
Non è stato un compito facile, da nessun punto di vista, per i filmmakers, trovare e scegliere un attore che potesse rappresentare una reale e credibile minaccia per il personaggio interpretato da Dwayne Johnson, ROADBLOCK. “Quando si è dovuta trovare la nemesi al mio personaggio, era importante trovare un avversario che, concettualmente, avesse potuto battermi, il che non è una cosa proprio semplice”, ride Johnson.
“Abbiamo appositamente progettato i combattimenti in modo che si avvertisse una possibilità di vittoria, di FIREFLY contro ROADBLOCK, e in effetti questo avviene in alcune scene del film”, dice di Bonaventura. “Si tratta di due grandi ragazzi, uno contro l’altro, e c’è una sana competizione tra loro”.
Entrambi gli attori hanno messo molto impegno nella preparazione delle scene di combattimento, così brutali, da lasciarli spesso ammaccati e sanguinanti. “Le lotte tra questi due sono così intense che sentirete le pareti tremare ogni volta che si colpiranno l’un l’altro”, ricorda Stevenson. “Una cosa riguardo il combattere con Dwayne è che quando lui blocca un pugno, sembra che quel pugno l’abbia dato su una lastra di ferro. Quell’uomo è letteralmente fatto di roccia. Non si può andar via indenni da quell’uomo, e io ho ottenuto la mia razione di tagli e lividi”.
In una svolta che sicuramente ecciterà gli appassionati di G.I. JOE, i filmmakers hanno cercato di rendere omaggio al cuore e all’anima del marchio G.I. JOE, introducendo l’originale Joe Colton nella franchise cinematografica. “Abbiamo voluto collegare tutte le diverse incarnazioni tornando lì dove tutto era iniziato, all’originale action-figure di 12 centimetri di Joe”, spiega Jon M. Chu. “Il ritorno in scena di Joe Colton nel film era qualcosa che abbiamo pensato essere molto emozionante”.
La superstar dei box-office mondiali, Bruce Willis, fa la sua apparizione nel ruolo del vero e proprio e originale G.I. JOE, Joe Colton. Il produttore di Bonaventura ha ritenuto che non ci fosse nessun altro attore più adatto per il ruolo. “L’originario G.I. JOE era un concetto iconico, e Bruce è anch’egli una vera icona, e metterli insieme è eccitante per diverse generazioni, la mia e quelle più grandi. Bruce era un grande fan di G.I. JOE, e crescendo ha giocato con le action-figures, tutto ciò non avrebbe potuto avere più senso”.
“Chi altri avrebbe potuto incarnare l’anima e lo spirito dell’originale G.I. JOE se non Bruce Willis?” Chiede Chu. “Joe Colton è un personaggio misterioso di cui talvolta si è parlato nei fumetti, ma che mai è stato totalmente realizzato. Così appena Bruce Willis è arrivato, riempiendo molti spazi, è subito diventato lampante quanto il personaggio di Joe Colton fosse un’enorme presenza nel cuore di G.I. JOE”.
Altrettanto entusiasta del fatto che fosse Bruce Willis ad interpretare l’originario G.I. JOE era Dwayne Johnson. “Bruce Willis è il massimo tra gli uomini. Non poteva essere più perfetto per questo ruolo”.
Gli amanti di cinema, o gli appassionati del genere azione, saranno sicuramente entusiasti nell’avere due tali icone, che combattono fianco a fianco. Il regista Jon M. Chu si trovò preso alla sprovvista una volta che ebbe i due potenti attori, insieme in una scena. “Ci sono stati pochi minuti, durante le riprese, in cui ho pensato... ‘Non posso credere che stia succedendo realmente, ero in una stanza con Dwayne Johnson, Bruce Willis e c’era anche SNAKE EYES, ero senza parole”.
Johnson era grato della possibilità di lavorare, finalmente, con Willis, con cui, da anni, condivide un rapporto d’amicizia. “Bruce ed io siamo amici da diversi anni ed io ero al settimo cielo quando ho scoperto che stava per essere scritturato per i film”, ricorda Johnson. “Da fan del genere d’azione, è abbastanza stupendo per me, vedermi sul grande schermo accanto a Bruce, a tirare ogni sorta di colpo”.
LA PRODUZIONE
Con una trama che si sviluppa dai deserti di Islamabad ai grattacieli di Tokyo, dalle cime dell’Himalaya a un sotterraneo carcere in Germania, fino alle strade di Washington, i filmmakers, hanno avuto l’arduo compito di trovare una location in grado di ospitare tutti questi elementi diversi e necessari. A differenza di molti film, di questa dimensione e portata, basati sulla tecnologia CGI nella creazione visiva dei mondi, i realizzatori volevano utilizzare luoghi reali, per quanto possibile, per rendere il film, il più veritiero e reale.
Dopo una meticolosa ricerca di luoghi diversi, con la consapevolezza che alcuni momenti chiave sarebbe stato possibile girarli in esterno, con una squadra ridotta, i realizzatori hanno trovato la maggior parte degli elementi che cercavano a New Orleans, in Louisiana.
“Abbiamo capito che sarebbe stato impossibile realizzare il film in tutti i luoghi reali della sceneggiatura, e abbiamo avuto, dunque, un approccio ridotto con la seconda unità e abbiamo cercato di girare il film in un unico posto”, spiega il produttore esecutivo, Herb Gains. “Dopo aver compiuto dei tour in tutte le potenziali locations con Lorenzo e Jon, abbiamo tutti concordato che New Orleans fosse il posto che meglio soddisfaceva i nostri bisogni”.
Approfittando di alcuni elementi estetici del sud, delle attrazioni di New Orleans e delle aree circostanti, i filmmakers hanno deciso di fare qualche cambiamento alla sceneggiatura. Una volta approntate queste modifiche, la sequenza finale del film è stata girata al Forte Sumter, un bunker appena fuori New Orleans dove fu lanciato il primo colpo della Guerra Civile. “Con un pizzico d’intelligenza nella sceneggiatura e senza alcuna reale perdita dal punto di vista narrativo, abbiamo trovato la location perfetta in Louisiana, un luogo che è stato davvero utile e ha offerto un valore storico aggiunto all’atto finale del film”, spiega Gains.
I 72 giorni di riprese sono iniziati all’esterno del Baton Rouge, in una cava di sabbia artificiale, che è servita per ricreare i deserti del Pakistan. Con un caldo estivo e l’umidità che raggiungeva i cento gradi, e praticamente senza alcun luogo all’ombra, l’esperienza ha unito ancora di più il cast e la troupe. “Iniziare a girare il film nella cava di sabbia ha messo tutti in una mentalità da guerra, come sotto assedio” racconta di Bonaventura. “La temperatura e l’umidità erano estreme ed hanno portato tutti in uno stato di ‘prostrazione’ seppur divertente. Siamo sopravvissuti nel deserto, e tutto questo ci ha unito ancora di più”.
Per il regista Jon M. Chu, è stato un ottimo modo per saltare nel fuoco. “È stato il caldo più intenso che abbia mai provato e siamo arrivati tutti a conoscerci meglio l’un l’altro. Inoltre, questo è il mio primo film d’azione e iniziarlo con una sequenza esplosiva di tali dimensioni… È stato come una sorta di campo d’addestramento”.
L’inclemente situazione atmosferica è stata particolarmente impegnativa per il cast, con gli attori attrezzati da militari che hanno dovuto correre su e giù per le colline di sabbia, per più di una settimana e mezzo. Ricorda Johnson, “Sei nella sabbia e fa caldo, sei sudato e umido, ed è facile anche essere stanchi e incazzati, ma alla fine della giornata eravamo tutti insieme per il miglioramento dell’intero progetto”.
Una delle sfide insite nel girare un film fuori da città come Los Angeles, Vancouver, Sydney o Londra, è l’assenza delle infrastrutture necessarie alla realizzazione di film di tale portata. Una componente fondamentale che ha permesso a questo di diventare realtà a New Orleans, è stato il NASA Michoud Assembly Facility, che è stato utilizzato come impianto di produzione di fortuna, ed ha ospitato la maggior parte dei grandiosi set.
Lo smantellamento del programma Space Shuttle ha fornito la possibilità affinché le porte dello stabilimento si aprissero per la prima volta ad una produzione cinematografica, ed ha permesso al team creativo di allestire i diversi ambienti e set necessari al progetto. Oltre alla straordinaria ampiezza di superficie disponibile, i magazzini avevano dei soffitti alti anche 150 metri, serviti nella costruzione e assemblaggio dello Space Shuttle e dei suoi serbatoi. Questo ha permesso ai reparti creativi di costruire diversi set di diverse dimensioni, simultaneamente.
Durante la produzione, i set erano in costante stato di trasformazione, sia in fase di montaggio, che mentre erano in uso. “Una delle tante cose, che la NASA ci ha offerto, erano gli enormi spazi”, spiega il produttore esecutivo Herb Gains. “C’erano momenti in cui due unità di ripresa erano al lavoro, simultaneamente, in questi spazi, e capitava anche che le persone coinvolte fossero oltre 700. E mai una volta abbiamo inciampato l’uno sull’altro, perché gli spazi erano davvero immensi”.
I produttori hanno affiancato il regista con un gruppo di filmmakers dall’enorme talento, che ne supportasse la visione, tra questi il direttore della fotografia Stephen Windon, che ha recentemente curato la fotografia di uno dei successi del 2011, FAST&FURIOUS 5, la costumista Louise Mingenbach, lo scenografo Andrew Menzies, il coordinatore stunt Steve Ritzi, il cordinatore delle scene di lotta, Thomas Dupont e il regista della seconda unità, George Ruge. “Uno dei punti di forza di Jon, è che ha un ego molto forte, ma prende, comunque, in considerazione le idée degli altri. Il risultato è che si tratta di un fantastico collaboratore e ha tirato fuori il meglio da ognuno di noi”, dice di Bonaventura. “Ha preso le loro migliori trovate e le ha combinate con le sue e abbiamo ottenuto un risultato che migliore non si poteva desiderare”.
Quando si è trattato dell’aspetto visivo e della portata del film, i filmmakers hanno ingaggiato l’input creativo dello scenografo Andrew Menzies, che è stato direttore artistico in film come MUNICH e SYRIANA. Menzies era entusiasta nel girare un film CGI nel mondo reale e del risultato che ne sarebbe scaturito. “Quando ho letto la sceneggiatura mi sono entusiasmato della possibilità di portare un po’ di grana reale, simile al processo ottenuto con altri film militari, tipo BLACK HAWK DOWN”, ricorda Menzies.
Dopo aver sentito le idée iniziali di Menzies a proposito dell’aspetto, del tono e della texture del film, Chu credeva che sarebbe stato lui lo scenografo che avrebbe portato le profonde ambientazioni di G.I. JOE nel mondo reale. “Fin dall’inizio sapevamo che avremmo voluto che il film avesse una grana il più realista possibile, attraverso strati e spessori, e sapevamo che Andrew sarebbe stato in grado di rendere il tutto vero e non falso”.
Avere spazi enormi ha permesso a Menzies e alla sua squadra la possibilità di creare i diversi mondi di G.I. JOE senza restrizioni. “Ero con Lorenzo e Jon e Herb durante i primi sopralluoghi alla NASA, e quando abbiamo visto le dimensioni di questo impianto abbiamo pensato quanto fosse unico nel suo genere e quanto si prestasse per le riprese di un film. Era quasi troppo grande, ma era un bocconcino così appetitoso, che lasciarselo sfuggire, sarebbe stato un grave peccato”, conclude Menzies.
“Andrew ha svolto un lavoro fenomenale. È stata una grande sfida e lui l’ha vinta in pieno”, dice di Bonaventura. “Abbiamo diversi aspetti visivi nel film, e tutti risultano incredibilmente ricchi. Saltiamo in moltissimi punti della mappa geografica e la diversità visiva che vediamo è il vero fattore ‘Wow’”.
Che si tratti della prigione sotterranea, della moderna raffinatezza Zen del dojo sul grattacielo di Tokyo o del rustico monastero sulle cime dell’Himalaya, Menzies è stato messo alla prova nel creare ogni spazio in modo che aderisse perfettamente al film. Uno dei set più divertenti per lo scenografo è quello di Arashikage, in cui SNAKE EYES e JINX si allenano con BLIND MASTER. Il dojo è una perfetta combinazione di materiali organici ed industriali, che spazia dal moderno al rustico, in cui si esplica la contraddizione di avere un dojo Zen sul tetto di un grattacielo di Tokyo.
Questo ambiente esemplifica l’idea di collisione tra due mondi. “Quando si mette un dojo sul tetto del grattacielo più alto di Tokyo, si tratta della fusione, presente nel film, tra antico ed estremamente moderno”, spiega di Bonaventura.
Nel suo progetto, Menzies ha dovuto sempre tenere a mente il modo in cui i suoi set avrebbero potuto pregiudicare il lavoro di stunts e viceversa. “Ovviamente, ho voluto che i set fossero belli il più possibile, ma ho sempre dovuto pensare alle varie acrobazie e performance degli attori”, ricorda Menzies. “Ero molto consapevole di ciò, fin dal primo approccio ai set, e il dojo ne è un perfetto esempio”.
Al di là della mera funzionalità dei set, Jon M. Chu ha apprezzato quanto il realismo dei set e delle scenografie, abbia ispirato gli attori. “I set hanno fornito agli attori degli splendidi e realistici spazi in cui recitare. Dal monastero sulle montagne dell’Himalaya, alla prigione, ha progettato un collage variegato di mondi per questo film”.
“Ogni set è un perfetto esempio di ciò che la scenografia dovrebbe donare ad un film”, dice Erik Howsam.
A lavorare a stretto contatto con Menzies nella creazione di una linea di raccordo per tutto il film, era la costumista Louise Mingenbach, che si è avvicinata al film con l’idea di partire dai costumi del primo episodio e apportare nuovi look quando necessario. “Avere il primo film come riferimento è stato un ottimo strumento”, spiega. “Abbiamo preso in considerazione quello che volevamo continuare, e quello che avremmo voluto cambiare”.
Voler rendere il film più realistico, significava effettuare dei cambiamenti all’aspetto di alcuni dei costumi dei personaggi e più in generale, all’aspetto globale, sempre senza allontanarsi troppo dalla mitologia alla base della storia.
Camminando sulla sottile linea che separa il mondo di G.I. JOE dal mondo reale si fanno diverse considerazioni. “Penso che una delle sfide con questo tipo di film, sia rappresentata dal modo in cui sarebbero i personaggi, se davvero esistessero nel mondo reale, perché se questo passaggio non viene affrontato in maniera giusta, si perderebbe l’empatia che il pubblico dovrebbe provare per i personaggi”, dice Erik Howsam. “Louise ha fatto un lavoro enorme, portando i look di questi personaggi nel mondo reale”.
Per la squadra di G.I. JOE, Mingenbach è partita dalle uniformi universali della prima istallazione del film per creare i look che soddisfacessero le competenze di ogni personaggio alle prese con i nuovi set. Ciascun membro della squadra dei G.I. JOE ha un nucleo primario per quanto riguarda il proprio look, una sorta di firma che traspare da ogni scena di combattimento. Per Dwayne Johnson, indossare l’uniforme di ROADBLOCK lo ha aiutato ad entrare nell’assetto mentale del personaggio. “La magia che indosso è stata creata appositamente per ROADBLOCK, è stata attrezzata per i miei pugni di ferro. Il tutto pesa circa 30 chili e mi sentivo pronto per andare in guerra, appena l’avevo indosso”.
Per l’iconica visione del personaggio ninja, SNAKE EYES, Mingenbach e i filmmakers hanno deciso di modificare il suo look, in modo che il suo costume fosse qualcosa di più intrinseco al suo corpo. “Abbiamo pensato che SNAKE EYES porta il costume ogni giorno; una sorta di armatura che indossa”, spiega Mingenbach.
Per il costume di SNAKE EYES, Mingenbach ha trascorso 2 mesi in ricerche e sviluppo di illustrazioni e revisioni, che sembravano senza fine. Prendendo in considerazione il fatto che la maggior parte dei costumi dei super-eroi tendono ad essere ingombranti e restrittivi per gli attori che li indossano, la squadra di realizzatori ha cercato per SNAKE EYES, un look che offrisse più fluidità e comfort. “Abbiamo dovuto trovare il giusto equilibrio tra ciò che Ray avrebbe vissuto con il costume indosso e quello che avrebbe dovuto comunque compiere sul set. Si deve, per questo, lavorare con l’attore, e raccogliere le sensazioni dell’attore o dell’attrice, così abbiamo cambiato alcune parti dell’armatura, aggiunto alcuni elementi più morbidi e innestato parti in gomma lungo il lato da cui sarebbero scaturiti il maggior numero di movimenti fisici. C’è stata tantissima ricerca e tantissimo sviluppo, per riuscire a trovare la giusta soluzione”.
“Questo costume è più ideale per la battaglia, come se fosse stato realizzato da SNAKE EYES in persona”, dice Ray Park. “È più resistente e flessibile. L’adoro”.
Per JINX, il guerriero ninja, protetto da SNAKE EYES, Mingenbach non si è allontanata troppo dal rosso, il suo marchio di fabbrica, presente nella serie originale a fumetti, anzi, ha integrato il personaggio con idée di moda avanguardista. “JINX è stato molto divertente. Perchè è stato possibile inserire degli elementi di moda pura. La moda asiatica è asimmetrica e scultorea, quindi abbiamo avuto la possibilità di includere un maggior numero di elementi”.
Per STORM SHADOW e il suo iconico costume bianco, i filmmakers non hanno trovato alcuna ragione per cui non modificare qualcosa che fosse già perfetta. “Abbiamo fatto solo piccole modifiche per STORM SHADOW, ma il suo costume era già quasi perfetto di per sè”.
Per creare più realismo possibile nel campo militare, i realizzatori hanno consultato il celeberrimo consulente tecnico militare Harry Humphries, un ex-Navy Seal ed estremamente avvezzo al mondo del cinema e alle sue dinamiche. “Abbiamo voluto Harry perché volevamo che l’ambiente militare descritto, risultasse il più realistico possibile”, spiega di Bonaventura.
“Harry e la sua squadra di Navy Seals hanno apportato un’immediata credibilità, e il tutto ha un effetto enorme sul risultato finale”.
Oltre ad essere stato consulente per la riuscita autenticità delle riprese, Humphries ha anche collaborato singolarmente con gli attori, nel prepararli all’uso delle armi, nella tecnica oltre che in tutte le cose inerenti il mondo militare. Egli crede fortemente che questi dettagli saranno rintracciati dal pubblico. “Il pubblico di oggi è più sofisticato e una grande fetta di esso, s’intende di armi e procedure militari”, sostiene Humphries. “Quindi ci sono alcune questioni chiave che andavano instillate alla perfezione, negli attori, affinché il risultato sembrasse il più reale possibile”.
Prima e durante le riprese, Humphries, ha lavorato con ogni membro del cast di G.I. JOE, sulle tecniche militari di base e sulle capacità intrinseche di ogni militare. Sono poi stati riuniti, per imparare a lavorare insieme come una vera e propria unità militare, una procedura spesso trascurata nella realizzazione dei film. “Tutti gli attori hanno ricevuto la stessa esposizione ad una serie di competenze di base del mondo militare, per poi essere rimessi insieme e farli interagire come una vera e propria squadra operativa”.
“Noi abbiamo voluto rendere omaggio a tutti gli uomini e le donne in servizio, attraverso questo nostro risultato, il più realisticamente possibile. E spero che ci siamo riusciti con questo film”, dice Erik Howsam.
Avere la squadra di Navy Seals di Humphries come membri della squadra dei G.I. JOE nel film ha significato qualcosa di molto importante per i tecnici e il cast, durante le riprese. “Si sviluppa una sorta di timore reverenziale per i Seals, e averli sul set è significato davvero tanto”, dice di Bonaventura. “Vedere questi ragazzi come persone, e ciò che loro sono disposti a sacrificare per noi, ci ha fatto capire, ancora di più, quanto siano ammirevoli, e noi siamo grati di aver potuto lavorare con loro”.
Stunts/Combattimenti
Il regista Jon M. Chu ha avuto il vantaggio di lavorare con la combinazione di due ‘pugni’: il coordinatore stunt, Steve Ritzi e il coordinatore dei combattimenti, Thomas Dupont, i quali hanno creato e coreografato delle elaborate sequenze, sicuri che stupiranno i fans dell’azione. “Le idée più creative sono scaturite dalla collaborazione tra stuntmen, attori, il regista, i produttori e gli sceneggiatori, nel creare un paio di sequenze assolutamente uniche, per questo film”, spiega di Bonaventura. “Quello cui il pubblico assisterà, è qualcosa di mai visto prima”.
Il coordinatore Steve Ritzi ha apprezzato molto la possibilità di creare sequenze, sia per i militari, che per i ninja, oltre a tutta l’estetica che ne sarebbe scaturita. “È stato difficile avere due elementi così differenti tra loro”, ricorda Ritzi. “Lo stile G.I. JOE e quello dei ninja, hanno richiesto coreografie e sequenze differenti, il che, unito agli aspetti tecnici, come le imbracature e il volare attraverso le montagne, ha reso il tutto più divertente”.
Nel primo atto, al pubblico viene presentata la squadra dei G.I. JOE e il loro altissimo livello di intensità fisica, attraverso due grandiose scene d’azione che fissano la barra del livello cui il pubblico assisterà. In una missione per neutralizzare l’arsenale nucleare pakistano, la squadra effettuerà una pericolosa manovra di estrazione, con estrema precisione e abilità. La sequenza è un ricco buffet d’azione e contemplerà discese altissime con doppia corda, combattimenti a mani nude, parkour, scontri a fuoco con una quantità enorme di armi e munizioni. La sequenza mostrerà ognuna delle peculiari abilità dei membri dei G.I. JOE, oltre alla loro naturale ed innegabile vocazione ad essere una squadra.
Girata nel VAB della NASA, abbreviazione che sta per Vertical Assembly Building, la squadra produttiva ha utilizzato soffitti alti 60 metri e razzi mai visti prima, per spingere e coprire l’azione. “Il valore della produzione è incredibile”, spiega il coordinatore degli stunts Steve Ritzi. “Ci sono membri dei G.I. JOE che, letteralmente piovono dal cielo e sparano verso il basso. C’era chi sparava, chi cadeva, chi lottava, ad ogni livello, ed ogni personaggio ha il suo momento di lotta all’interno della sequenza. È stato tutto molto elaborato”.
“La scena nel deposito di armi nucleari, illustra la loro coesione, unità ed efficienza, oltre ad esaltare il loro talento come soldati”, spiega Dwayne Johnson.
Mentre stanno celebrando la riuscita della complicata e pericolosa missione, senza perdita di vite da parte della squadra dei G.I. Joe, questa, si troverà al centro di un’imboscata, che cancellerà, in sostanza, la maggior parte del gruppo. Gli stuntmen e la squadra degli effetti speciali hanno orchestrato una potente ed esplosiva scena per questo momento in cui i militari si trovano sotto assedio. La sequenza ha impiegato un corazzato sbalzato a 10 metri d’altezza, diversi lancia-razzi sul set, e diversi veicoli in fiamme, il tutto in questa sequenza altamente coreografata che ha coinvolto l’intero nucleo dei G.I. JOE, i Navy Seals, 30 stuntmen e circa 40 comparse. Essere stuntmen su un set del genere, vuol dire estrema attenzione durante le reali esplosioni, e nell’uso delle munizioni, che per le spese di budget, lasciano poco o per nulla, margine d’errore. “La maggior parte dei colpi e delle esplosioni sono reali. Non siamo intervenuti poi molto”, spiega Ritzi. “Volevamo che il tutto sembrasse reale e veritiero”.
Anche se la sequenza è stata incredibilmente complicata, i realizzatori hanno lavorato in gruppo per mappare l’azione e ricreare una perfetta rappresentazione dello svolgimento della devastazione. “I ragazzi degli effetti speciali sono stati incredibili e avevano progettato, insieme a Jon M. Chu, Steve Windon e me il layout dei posti in cui gli attori sarebbero stati e in cui si sarebbero mossi, e la mia squadra di stuntmen a riempire i buchi”, racconta Ritzi. “È una sequenza molto elaborata che sarebbe potuta andare in modi diversi, ma tutti hanno davvero collaborato alla grande, e tutto è andato benissimo”.
La sequenza d’azione centrale, che di sicuro sarà tra le più discusse e piacevoli per il pubblico è una sequenza che coinvolge ninja, inseguimenti e lotte ad alta quota, sulle cime dei monti dell’Himalaya. Dopo aver scoperto che STORM SHADOW stava guarendo e cercava riparo con i Ninja Rossi in un monastero nepalese, SNAKE EYES e JINX decidono di riprenderlo e condurlo da BLIND MASTER per essere giudicato. Dopo una lotta epica tra i due avversari che porterà STORM SHADOW a terra privo di sensi, i due saranno costretti a prendere l’unica via di fuga. La sequenza più pericolosa, li segue lungo la maestosa montagna, ricoperta di neve, ed inseguiti da orde di Ninja Rossi.
“Quando abbiamo letto quella scena, ci siamo chiesti se davvero saremmo stati in grado di realizzarla”, ricorda di Bonaventura. “Ha preso forma man mano che si realizzava, con un pizzico di fortuna e qualche effetto visivo chiave, con una squadra stupenda di stuntmen che compiono cose realmente folli, attaccati a delle corde. Abbiamo raggiunto un livello che non credo, il pubblico abbia mai visto prima”. La sequenza ha comportato diversi mesi di preparazione, enormi argani ad alta velocità che volavano sulle cime dei monti e migliaia e migliaia di metri di cavi infilati tra i picchi. Fu coinvolto l’esperto di arrampicata e di montagna, Paul Borne, e con l’aiuto del tecnico rigger Dave Lane e di Ritzi e la sua squadra, hanno realizzato questa splendida sequenza. “È molto elaborata, e penso che quando la gente la vedrà, penserà che sia stata girata totalmente in CGI, quando in realtà la maggior parte delle riprese sono state fatte dal vivo”, dice Ritzi. “Abbiamo fatto moltissima spola, su e giù, per la montagna, con elicotteri, mezzi spala-neve, per trasportare avanti e indietro le attrezzature. È stato straordinario”.
Giocattoli/Veicoli
Per soddisfare le voglie degli appassionati di giocattoli e in generale dei fans del genere action, il film è pieno zeppo di veicoli truccati per cui è famoso il marchio G.I. JOE, oltre ad una vasta gamma di elaborate armi, che sicuramente saranno divertenti per i fans. Per Luke Freeborn, direttore artistico dei veicoli, tutto questo tira fuori il bambino in ognuno di noi. “Creare questi giganteschi giocattoli, e dargli vita, è come tornare bambino di nuovo. Eravamo tutti impazienti di vederli all’opera”, dice.
Il film presenta una vasta gamma di armi e veicoli che comprende due diversi tipi di carri armati, tre differenti elicotteri, due diversi aerei, una moto truccata, spade, coltelli, sais e altre armi. Dice di Bonaventura, “Portare in vita questi giocattoli ti fa tornare bambino e penso che le persone saranno entusiaste nel vedere qualcosa mai visto prima”.
Creando i veicoli, la squadra di creativi, è stata molto attenta, spingendo su degli aspetti, ma restando comunque fedele, e onorando, la leggenda dei G.I. JOE. “La direttiva è sempre stata quella di rendere i veicoli il più realisticamente possibile, con sagome dinamiche”, dice Freeborn. “Abbiamo cercato di incorporare alcuni elementi tipici del linguaggio dei giocattoli di cui siamo tutti a conoscenza, e spero che tutto questo traspaia dal risultato”.
Uno dei giocattoli presenti nel film è la COBRA AIR BOAT. Questa enorme e minacciosa barca è vagamente basata sul gioco d’acqua con l’aggiunta di elementi come i due motori, lame contro-rotanti e la potenza sufficiente a spingerla anche sulla terra ferma.
Ispirato da un altro classico giocattolo di G.I. JOE/Hasbro e sicuro di eccitare i fans di ogni età, nel film è presente una nuova versione dell’iconico COBRA HISS TANK. Per creare questo enorme veicolo il team di produzione ha iniziato ponendo alla base un M548 che è costato 12 settimane di lavoro, prima di essere unito al guscio esterno, oltre che alla cabina di guida e alle armi extra. Il direttore artistico dei veicoli, Luke Freeborn, spiega che, “la nostra sfida più grande era capire come tutto questo sarebbe risultato, una volta assemblato, come la base avrebbe funzionato in relazione alla parte superiore, e come sarebbe stato il risultato. Abbiamo pensato all’estetica che volevamo dargli. Doveva sembrare spaventoso e temibile. È stato un vero lavoro di squadra per fare poi in modo che le armi, i trucchi e lo sterzo funzionassero alla perfezione davanti la cinepresa”.
Un corazzato più piccolo, ma significativamente più veloce visto nel film, è quello di Joe Colton che ROADBLOCK usa per abbattere i suoi nemici. Anche se sembra meno temibile, rispetto all’HISS TANK, la potenza di quello di Joe Colton deriva dalla velocità e dall’agilità con cui si muove. Considerato veloce come una ZR1 Corvette in erba, il corazzato di Colton ha 750 cavalli di potenza e può arrivare a 105 Km/h. Inoltre, il serbatoio è provvisto di lanciarazzi e sulla parte superiore ha un cannone di 50 chili che il personaggio di ROADBLOCK usa in un momento di dimostrazione della sua forza fisica e del suo grande ingegno.
Il team di produzione ha fatto un grande sforzo nella progettazione e realizzazione delle armi di ogni personaggio, armi peculiari, che fossero complementari agli stili di combattimento e ai punti di forza di ognuno di loro. Non un tipo timido, quando si tratta di combattimenti a mani nude, a ROADBLOCK sono stati dati degli speciali accessori, incorporati nel suo guardaroba. “ROADBLOCK possiede appositi pugni di ferro attaccati al suo costume che potrebbero spaccare il cranio di chiunque, e hanno la possibilità di essere inseriti in differenti armi. Con la combinazione di armi e stili di combattimento diversi sarete davvero in grado di vedere tutta la sua cruda brutalità”, dice Dwayne Johnson.
Per differenziare i ninja e le loro competenze, ogni personaggio è stato equipaggiato con una spada specifica incorporata nei loro costumi. “Le armi dei ninja sono state particolarmente divertenti, perché attraverso esse abbiamo cercato di rendere la peculiarità di ognuno”, spiega Jon M. Chu. “JINX ha 2 spade da una parte, STORM SHADOW ha due spade su due lati SNAKE EYES ha una spada sulla schiena”.
Ancora più difficile, tuttavia, può essere il creare una action-figure che riesca a competere con i personaggi visti nel film. “Non so se hanno abbastanza plastica per realizzare una action-figure raffigurante ROADBLOCK”, scherza Chu. “Non sono sicuro che siano in grado di fornirgli i giusti movimenti, il Kung-Fu non è abbastanza per lui. Avrebbero bisogno di un pupazzetto che abbia la capacità di sbattere corpi, rompere e soffocare colli”.
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