Regista: David R. Ellis
Titolo originale: The Final Destination
Durata: 82'
Genere: Horror, Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2009
Uscita prevista: 21 Maggio 2010 (cinema)
Attori: Bobby Campo, Shantel VanSanten, Nick Zano, Haley Webb, Mykelti Williamson, Krista Allen, Andrew Fiscella, Justin Welborn
Soggetto: Jeffrey Reddick
Sceneggiatura: Eric Bress
Trama, Giudizi ed Opinioni per The Final Destination 3D (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: The Final Destination
Durata: 82'
Genere: Horror, Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2009
Uscita prevista: 21 Maggio 2010 (cinema)
Attori: Bobby Campo, Shantel VanSanten, Nick Zano, Haley Webb, Mykelti Williamson, Krista Allen, Andrew Fiscella, Justin Welborn
Soggetto: Jeffrey Reddick
Sceneggiatura: Eric Bress
Trama, Giudizi ed Opinioni per The Final Destination 3D (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Glen MacPherson
Montaggio: Mark Stevens
Musiche: Bryan Tyler
Scenografia: Jaymes Hinkle
Costumi: Claire Breaux
Produttore: Craig Perry, Warren Zide
Produttore esecutivo: Richard Brener, Walter Hamada, Sheila Hanahan Taylor
Produzione: FlipZide Pictures, New Line Cinema, Practical Pictures
Distribuzione: Warner Bros.
Montaggio: Mark Stevens
Musiche: Bryan Tyler
Scenografia: Jaymes Hinkle
Costumi: Claire Breaux
Produttore: Craig Perry, Warren Zide
Produttore esecutivo: Richard Brener, Walter Hamada, Sheila Hanahan Taylor
Produzione: FlipZide Pictures, New Line Cinema, Practical Pictures
Distribuzione: Warner Bros.
La recensione di Dr. Film. di The Final Destination 3D
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Colonna sonora / Soundtrack di The Final Destination 3D
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Davide Perino: Nick O'Bannon
Federica De Bortoli: Lori Milligan
Stefano Crescentini: Hunt Wynorski
Domitilla D'amico: Janet Cunningham
Roberto Draghetti: George Lanter
Fabio Boccanera: Andy Kewzer
Personaggi:
Bobby Campo: Nick O'Bannon
Shantel VanSanten: Lori Milligan
Haley Webb: Janet Cunnigham
Mykelti Williamson: George Lanter
Nick Zano: Hunt Wynorski
Jackson Walker: Jonathan Grove
Andrew Fiscella: Andy Kewzer
Krista Allen: Samantha Lane
Justin Welborn: Carter Daniels
Stephanie Honoré: Nadia Monroy
Lara Grice: Cynthia Daniels
Phil Austin: Il ragazzo di Samantha
Informazioni e curiosità su The Final Destination 3D
Ennesimo sequel/remake di Final Destination.La saga di Final Destination:
- Final Destination
- Final Destination 2
- Final Destination 3
- Final Destination 4 The Final Destination 3D
- Final Destination 5
Il circuito dove avviene l'incidente si chiama McKinley, come il nome della cittadina dove si svolge Final Destination 3.
Il settore dello stadio in cui avviene l'incidente è il 180, come il numero dell'aereo in Final Destination.
Verso la fine del film Nick O'Bannon consiglia ad un operaio di aggiustare l'impalcatura su cui sta lavorando perché potrebbe cedere, e subito dopo passa un autobus sul cui tetto si trova il numero 180.
L'autolavaggio nel quale Janet rischia di morire affogata si chiama Clear Rivers, come il nome di una dei personaggi di Final Destination e Final Destination 2.
Note dalla produzione:
Non si può raggirare la morte.
In “The Final Destination 3D”, quarto sequel del celebre franchise di grande successo, un gruppo di ventenni cerca di evitare la Morte, ma la Morte tornerà a cercarli più volte, mentre loro seguitano ad evitare il proprio destino. “In ‘The Final Destination 3D’, il ‘cattivo’ è la Morte”, osserva il regista David R. Ellis. “Se tocca te, devi morire. Tutto qui”.
E questa volta, la Morte è in 3D.
La storia è centrata su Nick, che insieme alla fidanzata Lori e agli amici Hunt e Janet, sono spettatori di una corsa d’auto. Mentre i motori girano e le macchine sono in pista ad altissima velocità, Nick ha un’agghiacciante premonizione: un banale cacciavite rotola dai box sulla pista, creando un effetto a domino che porta ad un terribile incidente, scagliando le auto contro i palchi strapieni di gente. Scioccato, Nick incita gli amici ad andare via, riuscendo a convincere loro e pochi altri ad uscire dall’autodromo poco prima che la sua premonizione diventi realtà… e poco prima che tutti patiscano una morte orrenda.
I precedenti film della serie si aprivano con un disastro aereo, l’incidente di un camion e il crollo di una montagna russa. Il produttore Craig Perry – la forza trainante di tutt’e quattro questi viaggi – commenta questa nuova illuminazione. “I film del franchise “Final Destination” sono noti per la loro sequenza d’inizio e abbiamo quindi cercato non solo di eguagliare quelle precedenti, ma addirittura di portarle ad un altro livello”. Si è così deciso per una corsa d’auto, uno degli eventi sportivi più seguiti degli Stati Uniti. “C’è energia cinetica nella corsa”, osserva Perry. “Possono accadere cose pericolose. Eppure di solito lo spettatore pensa di essere lontano dal pericolo, perché qualunque cosa accada, di solito accade all’interno della pista”.
Non in questo caso. “Mentre le macchine girano sul circuito, una in particolare viene colpita da un cacciavite che le buca la ruota, facendo schiantare l’auto contro le altre.
Si crea così la reazione a catena”, racconta Ellis, facendo riferimento all’effetto domino che negli altri episodi di “Final Destination” hanno inizio con un banalissimo evento, apparentemente senza nesso. “E così, ecco macchine volare per il circuito, dentro i box, sui palchi. Tettini si staccano, tagliando di netto gli spettatori, e motori si liberano dalle carrozzerie cadendo sulla gente. Enormi pezzi di metallo finiscono sugli spalti, facendo in modo che le impalcature della sezione superiore delle gradinate cedano, crollando sulle persone in panico. È completo caos e distruzione – in 3D”.
Poiché la decisione di Nick di mettere in salvo sé e i suoi amici non era parte dei piani della Morte, i sopravvissuti si ritrovano ad essere perseguitati dalla Morte stessa, ben determinata a riscuotere le anime – nell’ordine precedentemente prestabilito – di coloro che non avrebbero mai dovuto sopravvivere alla tragedia.
Il regista Ellis, per la seconda volta sul franchise, non è l’unico privilegiato a tornare su un sequel. Perry, infatti, ha pensato di riunire il regista con Eric Bress, sceneggiatore di “Final Destination 2”, in quanto entrambi già sapevano come muoversi e, ancor più, come dare continuità al tono della storia in modo che i fan potessero sentire che il nuovo film era attendibile rispetto ai precedenti. “Oltre a ciò, sapevamo che Eric Bress ha una mente contorta e morbosa ed eravamo certi avrebbe nuovamente apportato questo suo contributo al film”, sogghigna Perry, scherzando solo per metà.
Ellis è stato più che felice di essere coinvolto di nuovo ed avere la possibilità di unirsi ad un progetto di cui conosceva già tutti gli operatori. “È stato un rapporto di vera collaborazione”, sostiene Ellis, “come pure il sogno di qualunque regista, grazie a tutte quelle incredibili scene d’azioni”.
Bress ammira l’entusiasmo del regista. “David Ellis è il regista perfetto per un film morboso come questo, indipendentemente che lo ammetta oppure no. Ha un bambino interno che salta di gioia ogni volta che una di quelle piccole buste di sangue esplodono abbastanza vicino alla macchina da presa, oppure una palla di fuoco cresce ad oltranza”, ridacchia Bress. “Si diverte troppo a fare questo tipo di film e porta il suo entusiasmo sul set”. Bress aggiunge anche un esempio del suo umorismo. “Dopo una importante scena di stunt, dove magari due o tre personaggi vengono schiacciati da qualche mega oggetto, dagli speaker si sente la sua voce ‘Ahia, sono caduto e non riesco a rialzarmi’”. Tutti scoppiano a ridere e credo che questo permetta al cast di fidarsi ancora di più di lui e dare una marcia in più ai propri personaggi. È un tripudio di omicidi e mutilazioni”.
Avendo già lavorato con Ellis, Bress aveva già scoperto quanto l’entusiasmo del set si trasforma presto in quello del pubblico. “Questo tipo di film si rivolge ad un pubblico assetato sia di scene di sangue che di umorismo”, osserva Bress. “Il trucco è essere certi di dare al pubblico quanto richiede”. In quanto a me, scrivere le sceneggiature di “Final Destination” è praticamente il lavoro più divertente che mi possa capitare, soprattutto questo sequel, visto che l’intento finale era quello di superare la violenza dei tre film precedenti, obbedendo allo stesso tempo alla legge del franchise, meno interessato a come la Morte eserciti il proprio potere che a come situazioni correlate portano alla morte di singoli individui”.
“Questa è una situazione completamente diversa. Forse è il Fato, o addirittura la Morte. Qualunque cosa sia, ci vuole morti a tutti i costi”.
Costringere i personaggi a riflettere sul dove e come della propria mortalità, influenzava naturalmente le loro azioni nella storia. “Ogni personaggio, una volta incontrata la morte, cambia un po’”, osserva Perry. “Alcuni diventano più sfrontati rispetto alla vita, altri invece si ritraggono e diventano più cauti. Il nostro personaggio principale, Nick, è decisamente spaventato da quel che potrebbe accadere ai suoi amici, perché è l’unico che sa chi sta per essere colpito. La sua, quindi, è una missione nel tentativo di salvarli. Sapendo inoltre che la fidanzata è in fondo alla lunga lista della Morte, ha un preciso interesse affinché gli altri restino in vita”.
Bobby Campo interpreta Nick O’Bannon: “Un minuto prima, Nick è seduto a divertirsi con Lori, Janet e Hunt e un minuto dopo scivola in una dimensione completamente diversa e riesce a vedere quanto accadrà. Per un momento diventa chiaroveggente”, spiega Campo, interprete di un personaggio benedetto o maledetto – a seconda dal punto di vista – capace di prevedere la morte violenta di amici… e di se stesso.
L’attore ha raccontato che questa tensione dava al personaggio uno spazio emotivo che non vedeva l’ora di esplorare. “Nick si è appena laureato al college e sta ad un bivio nella vita: fare la cosa giusta e responsabile, ossia iniziare a pensare ad una carriera, oppure concedersi del tempo per esplorare i diversi aspetti della vita”, riflette Campo. “Quando inizia ad avere queste visioni e cerca di capire il senso di quanto vede, inizia pure a credere che forse c’è una motivazione superiore nella vita. E la sua missione per tentare di salvare amici e persone a lui sconosciute diventa anche un viaggio verso la conoscenza di se stesso. Naturalmente, questo è un film dell’horror, quindi non diventa mai troppo serio”, rassicura.
Perry aggiunge, “Bobby Campo è il tipo di ragazzo che va d'accordo facilmente coi ragazzi e piace alle ragazze – ha questa innata dote di simpatia. Quando lo abbiamo messo accanto a Shantel, insieme esprimevano una forte attrazione chimica. Sembrava una coppia che si frequentava da anni ormai. È questa la base della trama del film. Volevamo che il pubblico facesse il tifo per loro contro la morte e il caos che regnano ovunque”.
Shantel VanSanten interpreta il ruolo della fidanzata di Nick, Lori Milligan, non certo una femminuccia. “Lori è una ragazza forte”, afferma. “Sostiene Nick durante le sue terribile visioni e cerca di aiutarlo a capire cosa li determini, in modo da poter salvare gli altri e loro stessi”.
Prima di accettare il ruolo, l’attrice non aveva mai visto altri episodi di “Final Destination”. “Sono una gran fifona”, ammette la VanSanten. “Per la maggior parte del tempo, quando guardo un film dell’horror, mi copro gli occhi e lascio quel tanto di spazio tra le dita per vedere quanto basta”. Nondimeno, è riuscita ad apprezzare la particolare attrattiva di questa serie. “C’è un mistero in questa serie. La Morte continua a rincorrere alcune persone e non si capisce perché o cosa accadrà o in che ordine. Quindi c’è l’elemento sorpresa che ti tiene sempre sul chi-va-là e pensi, ‘Morirà o no questa persona? Tocca a lui? A lei?’”
Chi spera che non sia giunta la sua ora è Janet Cunningham, la migliore amica di Lori, interpretata da Haley Webb. “All’inizio del film, Janet è alquanto tradizionalista”, fa notare Webb. “È fissata con l’ordine e la pulizia. Tutto deve stare al posto giusto. Ma mentre il film va avanti, lei si trasforma. Messa di fronte alla propria morte, si rende conto che il suo stile di vita era troppo perbenista. Invece di rassegnarsi, decide di affrontare la Morte faccia a faccia. Così, in un certo qual modo, la Morte la rende libera”.
I filmmaker ritengono Webb una vera scoperta, una ragazza comune incredibilmente divertente e accattivante. Il suo personaggio è affiancato da Hunt Wynorski, un potenziale ‘Romeo’, per il quale però necessitavano di un attore che avesse confidenza e spirito arguto. Hanno trovato queste qualità in Nick Zano.
Zano era già un fan della serie. “Non trovo che ‘Final’ debba essere considerato un film dell’horror. Per me, è più propriamente un rincorrersi con la Morte, come fanno gatti e topi. È come cercare di sfuggire a qualcosa cui è impossibile sfuggire”. Hunt, il suo personaggio, non è una gran simpatia. “È un po’ grossolano, alquanto rude, ma c’è qualcosa in lui che vien voglia di salvare. Tutti hanno un amico come Hunt nella loro vita”.
“Eravamo alla ricerca di giovani facce nuove”, chiarisce Ellis. “E siamo stati davvero fortunati ad aver trovato quattro attori molto dediti alla propria arte e capaci di apportare davvero tanto ai personaggi”.
Accanto al giovane cast, c’è l’attore veterano Mykelti Williamson. “Siamo stati molto fortunati a poter lavorare con un attore della mole di Mykelti, perché sotto molti aspetti il suo personaggio è il nucleo emotivo dell’intero film”, sostiene Perry.
Williamson interpreta George, una guardia di sicurezza che sopravvive all’autodromo grazie alla prima premonizione di Nick. “Mi è subito piaciuta la sceneggiatura”, osserva l’attore. “Aveva un cuore e un’anima e mi ha dato la possibilità di apportare questo al mio personaggio”.
Secondo Ellis, “c’è molto nella storia personale di George che lo lega al tema del film”.
Williamson conferma. “George è un alcolista in via di recupero e ci sono cose che sta cercando di affrontare. Vorrebbe fare il massimo per gli altri, perché è perseguitato dai propri errori passati. Quando ‘inciampa’ nella vita di questi giovani, si ritrova nel turbine della storia e affianca Nick nel viaggio nel tentativo di salvare altra gente”.
Perry nota che il viaggio di “The Final Destination 3D” è in un certo qual modo diverso da quello dei film precedenti. “Abbiamo aggiunto qualcosa di nuovo”, sottolinea il produttore, “nel fatto che gli elementi descritti nelle premonizioni di Nick non sembrano direttamente correlate con quello che poi effettivamente accade nella realtà. In questo modo, per i protagonisti (e per il pubblico) diventa un dilemma cercare di capire come queste visioni siano correlate agli eventi mentre accadono (o stanno per accadere) e come questi indizi potranno salvare Nick e gli altri”.
Cercare di ingannare il destino non è cosa facile. “Nick è alle prese con tante emozioni e in un periodo di tempo molto breve: va in giro come un pazzo cercando di evitare terribili catastrofi, sebbene neanche lui capisca bene cosa stia accadendo”, spiega Campo.
“È come mettere insieme i pezzi di un puzzle”, chiarisce VanSanten. “Si cerca di capire la logica dietro il piano della Morte e avvertire le prossime vittime che a breve toccherà a loro. Ma cercare di svelare lo schema secondo la quale la Morte colpirà e raggiungerà le proprie vittime prima che sia troppo tardi… è una corsa contro il tempo”.
“Non è fantastico? É il più veloce e più pericoloso sport del mondo”.
La dura corsa di Nick e Lori ha inizio quando la giornata all’autodromo si mette male. L’imponente scena di apertura del film, tecnicamente e logisticamente incredibile, ha coinvolto una squadra di esperti e lo sforzo collettivo di tutti i reparti. La scena è stata girata in due diversi stati americani: nella Louisiana, in periferia di New Orleans, in un parcheggio abbandonato oltre il ponte Industrial Canal, dove sono stati allestiti i palchi dell’autodromo e poi – non essendoci autodromi nelle zona limitrofe a New Orleans – nell’Alabama, a Mobile, all’Autodromo Mobile International Speedway, dove sono state girate le scene con le auto da corsa.
Come spiega Perry: “Abbiamo costruito una sezione di tribuna di 43 metri a New Orleans identica a quella del vero autodromo a Mobile e poi accoppiato le scene. Di fatto, nella Louisiana abbiamo girato la scena in una direzione e in Alabama nell’altra”.
Ellis è orgoglioso di raccontare che “Il 95% delle scene sono vere, pochissime sono state girate con lo schermo verde. La maggioranza sono scene d’azione con i soli effetti necessari al perfezionamento dell’immagine. Dove possibile, volevamo dare agli spettatori vero spettacolo”, afferma.
Il capo scenografo Jaymes Hinkle osserva: “Ci sono fiamme, esplosioni, macchine che si scontrano, palchi che crollano addosso agli spettatori – tutta una serie di cose folli. L’impegno maggiore comunque è stata la concettualizzazione. Ho costruito tantissimi modellini in modo da poterli visualizzare e capire meglio cosa avrebbe e cosa non avrebbe funzionato”.
Hinkle spiega che il migliore modo per costruire i palchi è stato usare gomma espansa. “Abbiamo ritagliato ed incollato la gomma espansa, facendo in modo che coprisse l’intera struttura. Poi Larry Spurlock, del nostro reparto, ha realizzato un composto che si poteva spruzzare sulla gomma, in modo da farlo sembrare cemento. Poi gli abbiamo dato l’aspetto logoro e aggiunto le panchine ed altri elementi mancanti. Credo che ci abbiano lavorato una settantina di persona per quattro settimane intere. Abbiamo costruito una tribuna di 43 metri a due piani capace di contenere 14.000 persone, oltre ad un piccolo tratto di strada che il responsabile degli effetti speciali Erik Henry è riuscito a far sembrare lungo 150 metri. È stato emozionante mettere insieme il tutto, perché non volevamo che gli spettatori fossero distratti da qualcosa che non avesse continuità o fosse fuori sincrono”.
Il regista della seconda unità, nonché coordinatore degli stunt Jeff Dashnaw ha trovato degli incredibili piloti stunt e veri piloti professionisti. “Quando ti cappotti a 130 chilometri all’ora su un circuito in salita, il problema sussiste senz’altro”, osserva Dashnaw. “Fortunatamente a gestire i capottamenti c’erano Buddy Joe Hooker e Mic Rodgers. Sapere che alla guida c’erano loro ci rassicurava”.
Hooker, membro della Hall of Fame degli Stuntman di Hollywood, è leggendario nell’ambiente del cinema. La sua vita e il suo lavoro sono stati fonte d’ispirazione per il personaggio interpretato da Burt Reynolds nel 1978 nel film “Hooper”, proprio sul tema degli stunt.
Per il regista Ellis, che ha iniziato a lavorare come uno dei più ambiti stunt di Hollywood, il fatto di restare a guardare le riprese della corsa da dietro la macchina da presa è stata dura. “Stare fermo è stato difficile per me, perché volevo essere in una macchina a correre per la pista come gli altri. Il mio ricordo più bello da stuntman è stato lavorare in “Giorni di tuono”, in giro per Daytona. È chiaro che volessi stare lì in mezzo a ‘giocare’ con loro”, afferma sospirando. “Ma avere Buddy Joe lì con me, proprio lui che mi ha introdotto nell’ambiente, è stato fantastico perché lui è un icona del cinema e a 66 anni è ancora il migliore del suo campo”.
“Se si perde la concentrazione anche per un istante, c’è il rischio di essere grattati via dal muro con una pala. Questo sì che è divertimento!”
Naturalmente, una delle più grandi sfide nel girare “The Final Destination 3D” è stato proprio il 3D, un procedimento che – sebbene usato da decenni – grazie alle innovazioni più recenti è cambiato completamente.
La Morte non è mai stata così viva! L’odierna tecnologia 3D in alta definizione creato dalla PACE Fusion System, è avanti di anni luce e offre un’esperienza visiva completamente nuova, sia dal punto di vista della prospettiva che della profondità di campo e questo farà in modo che gli spettatori verranno catapultati in una nuova dimensione.
Perry descrive l’uso della tecnologia rivoluzionaria Fusion System in “The Final Destination 3D” come una svolta. “Questo franchise si presta perfettamente al 3D grazie alla natura del set. Il pubblico in sala avrà la sensazione che tutto accade a distanza ravvicinata con un coinvolgimento quasi fisico, ma non solo… penserà addirittura d’essere dentro lo schermo, completamente risucchiato dall’immagine e dal mondo che descrive”.
Per Ellis che ha girato anche “Final Destination 2”, il desiderio maggiore è stato offrire al pubblico un’esperienza ancora più interattiva. “Il 3D era l’unica soluzione. Sapevo che questa sarebbe stata l’occasione migliore e desideravo tantissimo confrontarmi con questa nuova tecnologia”, racconta. “Ho fatto molte ricerche sul 3D e appena saputo che Vince Pace e James Cameron gestivano la Fusion 3D, ho capito che avevamo fatto bingo”.
Vince Pace, uno storico collaboratore di Cameron, ha definitivamente a cuore il suo lavoro e fa notare che la Fusion 3D non aiuta soltanto a produrre e non si limita a fornire aiuto tecnico: la società viene coinvolta nel progetto cinematografico e si istaura un rapporto creativo, dove filmmaker e PACE lavorano braccio a braccio, collaborando a diversi livelli di produzione.
Il direttore della fotografia Glen MacPherson spiega in modo semplicistico il concetto di base dietro il 3D: “In modo da creare immagini in 3D, bisogna avere due macchine da prese: uno rappresenta l’occhio destro e l’altro l’occhio sinistro”, spiega.
“Bisogna poi puntare entrambi le macchine sullo stesso oggetto, un processo che si chiama “conversion”, conversione. Queste due immagini, riprese ad angoli appena diversi, diventano una singola immagine grazie agli occhiali 3D che creano la percezione della profondità – nello stesso modo in cui funziona l’occhio umano”.
Dal racconto di MacPherson, si deduce che la sua squadra di operatori avrebbe avuto il suo da fare. “È senza’altro diverso che girare un film in 2D”, esclama. “In ogni scena c’è un grande impegno mentale per essere certi che ogni singola immagine in 3D sia ben centrata e quindi funzioni”.
Oltre alle macchine da presa Sony F23, usate per la prima volta per girare in 3D, e con soltanto 5 prototipi di “rig” costruiti appositamente per quelle macchine, la produzione ha avuto anche la grande fortuna di avere sul set un’Unità mobile post-produzione PACE Fusion. Grazie a questo originale trailer, regista e produttori vari potevano terminare una scena e rivederla subito dopo in perfetto 3D. Per Ellis e MacPhersen, rivederlo sull’istante significava poter apportare qualsivoglia correzione necessaria prima di riprendere a girare una scena nuova.
MacPherson ha spiegato quanto fosse inestimabile avere il trailer mobile: “Nel trailer c’è un sistema di proiezione 3D. Si poteva girare un provino, correre al trailer e guardarlo al volo per vedere se avevamo effettivamente realizzato l’effetto desiderato. Ci saranno sempre imperfezioni nel 3D, quindi se l’immagine era allungata o l’immagine non era a fuoco, si poteva aggiustare subito. Questo ci ha permesso di girare molto più in fretta e con maggiore sicurezza, sapendo che alla fine della giornata avremmo potuto correggere qualunque difetto.
Una volta che gli attori prendevano gusto a guardare le scene proiettate nel trailer, era difficile farli uscire ma, come spiega Mykelti Williamson: “Rivedere le scene subito dopo averle girate era una gran figata ed è stato anche utile per l’aspetto creativo della recitazione”.
“Ho cercato di non abusare di quelle proiezioni, ma vi assicuro che mi hanno aiutato molto a recitare nel mondo a 3D”, racconta Williamson. “Una volta compreso quanto cambia la prospettiva e la propria percezione, diventa inevitabile voler tornare a lavorare di corsa per vederne di più. Con questa nuova tecnologia e grazie agli innovativi occhiali 3D, si dimentica completamente di averli indosso e ci si sente presenti nella vita dentro lo schermo, consapevoli del fatto che gli attori non sanno che tu sei lì. È davvero impressionante”.
In passato, Ellis si era fatto valere come uno dei più stimati registi di seconda unità per le scene d’azione. In questo “Final Destination”, la tecnologia 3D viene usata per girare scene d’azione incredibilmente coinvolgenti, compresa la scena d’apertura del film all’autodromo.
Nelle parole di MacPherson, “David voleva girare un film molto divertente ed elettrizzante senza essere limitato dalla tecnologia 3D. E così abbiamo dovuto trovare modi per far funzionare bene le scene d’azione, la qual cosa non è stata facile. Queste enormi macchine da presa 3D a volte andavano piazzati in spazi angusti, stretti, li abbiamo montati su Steadicam, portati a mano; sono stati sommersi in piscina o calati con funi da palazzi, sono stati a stretto contatto con incendi ed esplosioni, e per le scene nell’autodromo, le abbiamo montate su una macchina in corsa a circa 160 chilometri all’ora. Insomma, abbiamo piazzato queste macchine in diversi posti dove non credo nessuno abbia mai messo una macchina da presa 3D prima d’ora – almeno non questi nuovi modelli.
“Prima di cominciare a girare, abbiamo montato le macchine da presa sulle auto da corsa nel parcheggio a Magic Mountain per vedere come reagivano, considerando che la scena d’apertura si svolge in un autodromo. Abbiamo così scoperto che le vibrazioni delle auto da corsa sballavano l’allineamento delle macchine da presa che sono ipersensibili. Così abbiamo capito che era impossibile montare le macchine da presa sulle auto da corsa. Per la maggior parte, le abbiamo montato su delle macchine a parte, in modo da poterle rendere stabili ma a parte questo piccolo dettaglio, non abbiamo mai perso troppo tempo a causa di queste macchine da presa”, sottolinea Ellis. “Credo che ciò dica tanto della nostra squadra e del sostegno che abbiamo ricevuto da Vince”.
“Ti dispiace se la mia fidanzata usa il tuo binocolo?”
Non si può raggirare la morte… o l’alta definizione. Elementi creativi della produzione, compreso trucco, effetti speciali, effetti visivi e scenografia, dovevano essere eseguiti tenendo in mente l’alta definizione 3D.
Per il supervisore Mike McCarty, della KNB EFX, responsabile del trucco, l’alta definizione poneva una serie di sfide, naturalmente a partire dal tanto sangue necessario.
“L’alta definizione ha una tonalità di colore totalmente diversa dalla solita pellicola”, fa notare McCarty. “Di solito, con l’alta definizione, le cose sono più arancioni e così all’inizio, il sangue sembrava il sangue vecchio che si usava negli anni ‘70 e ‘80. Abbiamo dovuto scurire il liquido e farlo sembrare quasi sangue secco. Con l’alta definizione è lecito esagerare con il colore o fare un trucco più teatrale rispetto a quanto non si faccia per la pellicola. È lecito e necessario.
Anche lo scenografo Hinkle ha avuto le sue sfide per creare set utili alle scene ma anche al 3D. “All’inizio è stata un’enorme sfida. Abbiamo fatto delle prove con le macchine da presa per determinare lo spazio, ossia le distanze necessarie tra le macchine, gli attori, lo sfondo, le quinte, il dettaglio, ecc. Man mano che collaboravo sempre più a stretto contatto con il direttore della fotografia Glen MacPherson, i set diventavano più grandi. E quando dico più grandi, intendo proprio nel senso fisico: si espandevano per offrire lo spazio necessario tra le macchina da presa, gli attori e il resto del set. Nella sceneggiatura avevamo delle meravigliose sequenze che a questo punto erano diventate imponenti imprese”.
Perry aggiunge: “L’alta definizione è un format terribilmente implacabile. Si vede tutto. Per esempio, spesso nel 2D al posto di vere comparse si usano bambole gonfiabili o ritagli di cartone. Ma col 3D il cartone risultava piatto e con l’alta definizione le bambole gonfiabili sembravano finte, sebbene avessero contorni reali. Il 3D rende la scena altamente contrastata e nitida. Non c’era modo di ingannarlo”.
Sia il 3D che l’alta definizione rendono l’immagine sullo schermo il più realistico possibile: i dettagli diventano veritieri e i nostri sensi vengono coinvolti di più. Il supervisore agli effetti visivi, Erik Henry, ha subito capito che girare in 3D significava rimettere tutto in discussione. “Ciò che ho imparato parlando con Vince Pace è che il futuro del 3D non sta tanto nei trucchi, per esempio nel modo in cui le cose ti volano incontro dallo schermo”, spiega Henry. “Il futuro del 3D sta nel comporre una scena in modo che la profondità dell’immagine venga riprodotta il più fedelmente possibile. Un’inquadratura in 3D diventa più interessante perché il 3D rende la scena più realistica. Ho lavorato nel mondo del 2D per vent’anni e ciò che lì viene spesso preso per scontato, qui non può funzionare”, osserva. “Fare il compositing delle scene per gli effetti visivi è stata la nostra sfida maggiore. Di solito per il 2D basta sovrapporre le scene o togliere qualcosa dall’inquadratura. Ma ora ci sono due macchine da presa piazzate in due diverse posizioni e quindi bisognerà ricomporre completamente la sovrapposizione delle immagini o rimuovere gli artefatti dall’oggetto rimosso dalla seconda macchina da presa, o “punto di vista”. In poche parole, non c’è una facile via d’uscita nel cercare di ripulire il lavoro tra due punti di vista”.
Malgrado gli sforzi, Henry pensa che la stretta collaborazione tra il reparto degli effetti visivi con quello degli stunt, degli effetti speciali, del trucco e degli altri reparti creativi sia stata un’esperienza gratificante. “Tutte le riprese con effetti visivi sono state decisamente difficili da realizzare ma è stato fantastico avere la collaborazione di tutti i reparti. Così ogni cosa cadeva al suo posto e insieme si decideva il modo migliore per raggiungere lo meta”.
Sebbene dal punto di vista tecnico lavorare in 3D è stato entusiasmante, dal punto di vista della narrazione, i filmmaker erano risoluti affinché le storie individuali e i punti di svolta non tenessero conto dell’elemento 3D. Il film da questo punto di vista doveva funzionare come una chiara e semplice storia da 2D. Quindi, si può dire che siano stati girati due film: uno in 2D e l’altro in 3D. “In realtà, c’è ancora un numero scarso di sale cinematografiche che offre la possibilità di fruire del 3D”, osserva Ellis. “Se ne deduceva, dal mio punto di vista, che il film dovesse offrire una storia fantastica e personaggi in cui immedesimarsi. La versione 2D doveva bastare a se stesso. Se in 2D avesse spaventato il pubblico, in 3D avrebbe eventualmente disseminato il terrore”.
Poi, Perry aggiunge: “Vince Pace è riuscito a contagiare la nostra intera squadra con la sua passione per entrambi, sia le immagini che le storie, la qual cosa ha funzionato alla perfezione in questo film. Anche se la sensazione di un oggetto che ti vola in faccia è intenso, il 3D deve essere uno strumento della narrazione e non un mezzo. Bisogna usufruirne in modo decisamente strategico”.
Secondo i filmmaker ogni inquadratura esprimeva talmente tanta profondità, da avere la sensazione di avere davanti a sé la realtà. In una scena, per esempio, il personaggio di Williamson, George, sta parlando della sua vita con Nick e Lori. “Sembra di stargli accanto sul divano e di ascoltarlo. Il pubblico non si aspetterà mai quanto possa essere potente il 3D nei momenti di calma”, osserva Ellis.
Lo sceneggiatore Eric Bress fa notare che “questi film hanno la meglio quando la sala è piena, perché come per la risata, anche per la paura esiste il fattore contagio. Ora più che mai, il pubblico è davvero parte di un’esperienza comune mentre una realtà intensificata li trascina sempre più vicino al braccio della Morte.
“Se hai ragione tu su questa storia dell’incidente, voglio vivere al massimo ogni momento che mi è rimasto. Potrei essere il prossimo, vero?"
Con la Morte che grazie al 3D sembra letteralmente allungarsi per raggiungere il pubblico, “The Final Destination 3D” gioca sulla convinzione che tante gente ha molta più paura di come morirà, piuttosto che di quando. “Una volta che la Morte diventa un vero e proprio personaggio, il fattore ‘mistero’ viene un po’ meno”, considera il produttore Craig Perry. “Nella serie “Final Destination”, non si vede un assassino, nessuna persona fisica insegue i personaggi, quindi si gioca molto sulla nozione di quello che significa la morte a livello personale. È questo ciò che ognuno si chiede a qualche punto della propria vita e “The Final Destination 3D”, con questo killer invisibile, gioca proprio sulle paure di ognuno di noi”.
L’attore Bobby Campo sostiene: “Nella vita siamo tutti contro la Morte, una forza inarrestabile. In questo film siamo le vittime prescelte che cercano di ingannare la Morte, la qual cosa in fondo è il sogno di tanti. Credo che sul set ognuno di noi abbia avuto il suo momento “Final Destination”, ossia prendere coscienza del fatto che nella vita, in qualunque momento, la cosa più semplice potrebbe andare per il verso sbagliato”.
Come sostiene Shantel VanSanten: “Ora a volte mi chiederò, ‘Se colpissi quella matita sul tavolo e cadesse per terra, potrebbe forse colpire quel pannello che potrebbe cadermi sulla faccia.’ Ora quando vedrò qualcosa di innocuo, penserò ad una serie di eventi casuali che potrebbero possibilmente uccidermi”, dice ridendo. “Perché sono questi gli eventi quotidiani raccontati nel film… e non si sa mai… È questo ciò che terrorizza la gente”.
Riguardo alcuni momenti particolarmente agghiaccianti, Webb ricorda: “In alcune scene, non stavo recitando. David e la troupe avevano rappresentato le cose in modo così realistiche e creato scene talmente adrenaliniche da farmi dimenticare di essere circondato da persone che controllavano la mia sicurezza e giravano le scene per puro intrattenimento”.
“Ciò che rende grande la serie “Final Destination” è che mentre si guarda una scena, si pensa: ‘Bene. Ci sono quattro modi in cui si potrebbe morire questa volta.’ Ma è la quinta, quella neanche lontanamente immaginata, che accade, sconvolgendoti. E ne abbiamo molte di queste sorprese nel sequel 3D”, dice sorridendo Nick Zano.
Il regista David R. Ellis aggiunge: “A volte cerchiamo di confondere il pubblico, che in fondo è parte del divertimento e dell’adrenalina di questo franchise. Sono questi gli elementi di sorpresa che i fan adorano e uno dei motivi per cui la serie ha avuto un tale successo”.
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