Codice Genesi di Albert Hughes, Allen Hughes

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locandina Codice Genesi
 
Regista: Albert Hughes, Allen Hughes
Titolo originale: The Book of Eli
Durata: 117'
Genere: Azione, Drammatico
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2010
Uscita prevista: 26 Febbraio 2010 (cinema)

Attori: Denzel Washington, Gary Oldman, Mila Kunis, Ray Stevenson, Jennifer Beals, Francesca De La Tour, Michael Gambon, Joe Pingue, Richard Cetrone
Sceneggiatura: Gary Whitta

Trama, Giudizi ed Opinioni per Codice Genesi (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Don Burgess
Montaggio: Cindy Mollo
Musiche: Atticus Ross
Scenografia: Gae S. Buckley
Costumi: Sharen Davis

Produttore: Broderick Johnson, Andrew A. Kosove, Joel Silver, David Valdes, Denzel Washington
Produttore esecutivo: Susan Downey, Erik Olsen, Steve Richards, Richard D. Zanuck, Yolanda T. Cochran
Produzione: Silver Pictures
Distribuzione: 01 Distribution

La recensione di Dr. Film. di Codice Genesi
Fotografia difficile da sopportare; trama così così. Per gli amanti del genere post-apocalittico.

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Colonna sonora / Soundtrack di Codice Genesi
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Francesco Pannofino: Eli
Massimo Lodolo: Carnegie
Domitilla D'amico: Solara
Emanuela Rossi: Claudia

Informazioni e curiosità su Codice Genesi

Note dalla produzione:
LA PRODUZIONE
“Un giorno ho sentito una voce, sembrava venisse da dentro di me. Mi ha guidato in un luogo… Ho trovato questo libro, sepolto tra le macerie… E la voce mi ha detto di portarlo a ovest.”

“Quello che ci è piaciuto di questa storia è stato il suo essere azione e avventura, ma anche il parlare di impegno, sacrificio, sopravvivenza e natura umana”, afferma Allen Hughes che, insieme al fratello gemello Albert, ha diretto “CODICE: GENESI - The Book of Eli”. E’ il quinto film dei due, che hanno esordito a soli 20 anni con “Nella giungla di cemento

“The Book of Eli ci porta in un futuro che ha subìto la guerra, disastri nucleari o naturali, o qualsiasi altra combinazione di eventi, quindi la devastazione è totale”, dice Albert Hughes. “E questo ci ha permesso di ipotizzare come sarebbe apparso il mondo e come avrebbe reagito la gente se fossero saltate le regole e si fosse tornati a una vita primitiva. Tutto sarebbe stato in preda all’anarchia, ma ad un certo punto alcuni individui valorosi avrebbero ripreso il controllo della situazione”.
Eli è uno di questi, in un periodo in cui si è o preda o cacciatore, ha il coraggio di essere un uomo libero, impegnato a portare a compimento la sua missione. Ma il prezzo che paga è alto. Senza un momento di riposo, senza una casa… ogni giorno un nuovo pericolo da fronteggiare e un altro combattimento contro le forze che vorrebbero trascinare lui e tutto ciò che è rimasto della comunità sociale in un abisso sempre più profondo.

Denzel Washington è stato così affascinato dalla storia quando è stato contattato per interpretare il ruolo del protagonista, che ha voluto diventarne produttore. “E’ un percorso interessante”, riconosce. “Eli è un uomo impegnato in una missione importante, che sta perseguendo da tempo.
Quando lo incontriamo, è prossimo alla fine, ma le prove più grandi da affrontare devono ancora arrivare”. Chi sia esattamente Eli – da dove viene e dove sta andando – rimane volutamente un mistero. “Un personaggio come Eli”, dice Allen Hughes, “l’enigmatico guerriero solitario, è quasi mitico. Si sa che ha avuto una vita intensa, ma questo non deve essere rivelato completamente e Denzel è stato attento a fare piccole cose che gettano un po’ di luce sul suo passato, ma senza mai approfondire. E’ stata sua l’idea che Eli avesse sulla schiena la cicatrice di una ustione, come segno della catastrofe cui era sopravvissuto, è stato molto bravo nel delineare questo tipo di dettagli per accentuare il mistero che circonda Eli”.

“Denzel è entrato nello spirito del film, portandolo oltre l’adrenalina dell’azione”, dice il produttore Broderick Johnson. “La sua performance ti fa venire voglia di camminare al suo fianco, ti senti coinvolto nella sua ricerca e affronti con lui gli ostacoli”.
Andrew A. Kosove, da tempo socio di Johnson, aggiunge: “Uno dei temi del film è il credere che si può fare quello che è necessario fare. Eli ha una strada dura da percorrere, ma è convinto di farcela. E’ il suo destino”.
Ma se è questa la convinzione su cui è concentrato, sono la sua reattività e la rapidità dei suoi colpi che lo fanno restare vivo.

Il produttore Joel Silver, cui si devono alcuni dei più memorabili film d’azione di Hollywood, parla della duplice natura del personaggio. “Ha una missione da compiere. Se la gente cerca di distoglierlo o di fermarlo per una qualche ragione, allora lui, semplicemente, fa ciò che è necessario per continuare. Penso che perdoniamo le sue azioni perché sostanzialmente è un uomo onesto e pacifico e la sua missione è la cosa più importante del mondo per lui”. “Parte di quello che rende Eli eroico è questo concentrarsi sul futuro”, fa notare il produttore David Valdes. “Io sono un appassionato di cinema, amo la classica lotta del bene contro il male e adoro vedere un eroe che crede nel futuro come Eli. E’ una testimonianza di speranza”.

“Lui non è come gli altri. Non riuscirai a fargli fare quello che vuoi”.

L’ostacolo più formidabile che Eli incontra si chiama Carnegie. Come Eli, è uno dei pochi sopravvissuti “del tempo passato” e porta il peso del ricordo di come erano le cose. “C’è un momento nel film in cui Eli dice ‘Ora la gente si uccide per cose che prima buttavamo via’, e sta parlando di sapone o fiammiferi, che ora sono prodotti rari e di grande valore”, rivela Albert Hughes.
A differenza di Eli, Carnegie ha dedicato gli ultimi 30 anni a crearsi un impero tra le rovine di una città abbandonata e il suo gusto per il potere è aumentato. E’ abituato a ottenere quello che vuole e quello che vuole ora è il libro che Eli porta nel suo zaino – una Bibbia, forse l’ultima della Terra.

“Si sviluppa una crescente dinamica tra questi due uomini in totale contrapposizione. Vogliono tutti e due la stessa cosa, ma per motivi molto diversi, e nessuno dei due è disposto a cedere”, dice Silver.
Come realizzatore, Washington ha dato un contributo significativo allo sviluppo dell’antagonista di Eli. “Denzel ha iniziato a delineare il personaggio di Carnegie fin dalla pre-produzione dicendo ‘Il buono è tanto buono quanto il cattivo è cattivo’”, ricorda Allen Hughes. “Abbiamo parlato a lungo se fare di Carnegie un vero cattivo o solo un uomo che vive in tempi terribili e che commette azioni cattive con uno scopo. Con Carnegie le cose non sono bianche e nere, ma grigie. Ciò che resta della sua umanità lo rende più imprevedibile”.

Washington e i fratelli Hughes erano convinti che l’attore che doveva interpretato Carnegie avrebbe dovuto rappresentare per Eli una sfida formidabile e questo li ha portati a Gary Oldman. “Gary è un grande attore e volevo misurarmi con il migliore”.
Albert Hughes cita anche l’acuto senso dell’humor di Oldman e dice: “Gary e Denzel infondono una certa leggerezza ai momenti di tensione sullo schermo. E’ una storia seria, ma non tetra, in particolare quando loro due si affrontano”.
“Ho sempre apprezzato la battaglia classica”, afferma Johnson. “Quando Denzel Washington si confronta con un nemico sullo schermo, so già che il film mi piacerà”.

“Carnegie è sostanzialmente un dittatore”, sostiene Oldman. “Ha costruito la città con la violenza e il controllo di un prodotto fondamentale –come l’acqua potabile – perché sapeva dove trovarla. Ma è anche intelligente. Ha una sua filosofia. Carnegie conosce bene il libro che Eli porta con sé e sa cosa comporta, perché è parte della sua storia e della sua infanzia. Lo ha cercato per anni. Sono due uomini con la stessa ossessione per il libro”.
Un problema essenziale che la storia solleva è cosa contribuisce a costruire una civiltà. Mentre Eli è convinto che la Bibbia sarà la base di una società nuova e giusta,un’occasione per ricominciare e evitare gli errori del passato, Carnegie la vede come un mezzo per controllare la gente e espandere il suo dominio. I due sono d’accordo sul potere delle parole del libro, ma hanno un’opinione diametralmente opposta su come quel potere debba essere usato.

Carnegie non ha scrupoli a eliminare Eli, ma nel contempo è intrigato da quest’uomo straordinario che osa opporsi, a differenza dei criminali al suo servizio o dei disperati che popolano quel paesaggio. E’ come se finalmente avesse trovato un avversario degno di questo nome e volesse assaporarne il piacere. “Eli ha un aspetto possente, è fermo, risoluto e tranquillo”, aggiunge Oldman. “Carnegie non ha mai conosciuto uno come lui”.
“Eli non vuole cedere e Carnegie non accetta un no come risposta”, dice Washington, “e lo sfida a tutti i livelli. Diventa uno scontro fra due volontà opposte”.
Uno scontro che diventa più duro quando Carnegie lancia un attacco all’uomo che deride chiamandolo “il camminatore”.

Il loro conflitto si svolge sullo sfondo delle esigenze immediate di sopravvivenza di tutti quelli che li circondano e questo è un altro dei temi che il film esplora. Lo sceneggiatore Gary Whitta ha partecipato a un corso di sopravvivenza in cui ha imparato alcune verità che hanno poi ispirato delle sequenze. “La prima cosa che si impara è che non è piacevole. Devi avere qualcosa da bere e da mangiare, cosa che in genere dai per scontata, ma soprattutto devi restare vivo, è un istinto primario della natura umana”, dice.
“Quando la gente regredisce a un livello primitivo, emerge il carattere vero e ogni conflitto diventa più drammatico”, osserva Allen Hughes. “Ogni scambio può significare la vita o la morte”.

“Non intendo fermarmi. Sono arrivato laddove avevo bisogno di andare”.

Ma il viaggio di Eli, secondo Washington, comprende aspetti di cui lui non è consapevole. “Quando Eli attraversa la città, attira l’attenzione non solo di Carnegie, che vuole distruggerlo, ma anche della figlia adottiva dell’uomo, Solara, che gli ricorda che essere umani significa avere rapporti con gli altri. Nel suo desiderio di proteggere il libro, Eli non pensa ad altro, mentre parte della sua responsabilità è anche quella di aprirsi e fare di più per il prossimo. Non deve solo proteggere il libro, ma ricordare il suo messaggio, potrebbe essere questa la prova finale della sua missione e lui è piuttosto riluttante ad affrontarla”.

La famiglia di Carnegie comprende anche la sua convivente Claudia, che lui ha salvato insieme alla figlia Solara anni prima e continua ancora a proteggere, anche se questa benevolenza è un po’ interessata.
Mila Kunis, che interpreta Solara, dice: “Carnegie le tiene al sicuro, ma sono una sorta di schiave. Solara è una ragazza intelligente, con uno spirito forte, convinta che sia possibile vivere in altri posti oltre che nella città, ma è solo con l’arrivo di Eli che inizia a pensare alla fuga. Solara è attratta da lui, vuole imparare da lui e seguirlo ovunque vada, per esplorare il resto del mondo”. I realizzatori hanno visto in Kunis la capacità di esprimere vulnerabilità e audacia. “Mila è un fuoco d’artificio”, dice Albert Hughes. “Interpreta Solara in modo da seguire la sua crescita, e cresce velocemente fuori dal controllo di Carnegie”.

Solare è molto legata alla madre Claudia, interpretata da Jennifer Beals. Le due donne sopportano i maltrattamenti di Carnegie per proteggersi l’una con l’altra. “Claudia vive per la figlia”, spiega Beals. “Grazie alla sua relazione con Carnegie può fornire a Solara cibo, abiti e qualche comfort, cose che gli altri neppure sognano. Se Carnegie è il re della città che ha creato, allora Claudia è la sua regina, ma senza poteri”.
Albert Hughes loda l’interpretazione di Beals dicendo: “Il suo volto esprime tutta la disperazione della sua storia. Non c’è molto dialogo, così usa il linguaggio del corpo”.

Come Solara, anche Claudia reagisce all’arrivo di Eli. “Lui è la prima persona, a parte Solara, che si mostra gentile con lei e le fa ricordare come si viveva prima, quando la gente era capace di comportarsi in modo umano”, dice Beals. “E’ un raggio di speranza che le da forza. Il fatto che Eli non ceda a Carnegie la emoziona, perché è qualcosa che vorrebbe fare, ma non può”.

Un’altra persona che amerebbe opporsi a Carnegie è il suo braccio destro Redridge, interpretato da Ray Stevenson, che definisce il suo personaggio “responsabile e guardia del corpo. Fa quello che gli viene detto, ma si ha la sensazione che abbia un progetto tutto suo”.
Quando scopre che Eli e Solara stanno lasciando la città, Carnegie ordina a Redridge di ritrovarli e di eliminarli, potrebbe essere l’occasione che Redridge stava aspettando da tempo.
Nel frattempo, nella terra devastata che circonda la città dominata da Carnegie, altre due persone hanno trovato un modo molto personale di affrontare le difficoltà della vita: George e Martha, interpretati da Michael Gambon e Frances de la Tour sono una coppia felicemente sposata e dei sopravvissuti molto scaltri.

Eccentrici, anche in un’epoca strana, i due vivono in un cottage meticolosamente arredato, con i cuscini del divano ricamati e le foto incorniciate appese alle pareti – in stridente contrasto con l’ambiente desolato che li circonda, privo di qualsiasi costruzione per miglia e miglia.
“Hanno cercato di conservare il possibile della vita di un tempo, un grammofono a molla, le tazze di porcellana per il tè”, dice de la Tour. Ma come molte cose in “The Book of Eli”, i due forse non sono come appaiono. “Quando degli estranei si presentano alla loro porta, li considerano una minaccia. George e Martha pensano che tutti siano pericolosi. Perché loro stessi lo sono.”

“Hai messo di nuovo la mano su di me e non lo rifarai”.

Il coordinatore stunt Jeff Imada (“The Bourne ultimatum - Il ritorno dello sciacallo”, “Fight Club”) ha orchestrato le scene di lotta del film per mostrare le doti di sopravvivenza di Eli. “In “The Book of Eli” vediamo alcune scene di lotta di strada, ma anche l’uso di armi, coltelli, spade e bastoni; vedremo Eli usare quello che gli offre l’ambiente per difendersi, affrontare molti avversari che gli si avventano contro come un branco di lupi o scontrarsi con un unico nemico”, dice.
Denzel Washington si è impegnato a fondo nella preparazione di queste sequenze brutali. Ha lavorato per mesi con i migliori trainer e ottenere la fluidità di movimenti voluta dai realizzatori, il che significava scene di lotta in un’unica ripresa e senza il supporto di una controfigura.
“Denzel si è speso molto”, dice Allen Hughes. “C’erano molte scene impegnative fisicamente e lui ha dato il massimo, è stato stupefacente”.

Imada, che ha lavorato con il famoso esperto di arti marziali Dan Inosanto, pupillo di Bruce Lee, ha sottoposto Washington a quella che definisce “immersione totale”. Ma non è stata una novità per l’attore, che in passato si è allenato per un anno con il boxeur professionista Terry Claybon per interpretare il ruolo del campione dei pesi medi Rubin “Hurricane” Carter in “Hurricane”, film che gli ha portato una candidatura agli Oscar. Infatti anche in seguito ha continuato ad allenarsi per rimanere in forma. “Denzel ha affrontato un allenamento intensivo su tutti gli aspetti e le tecniche della lotta e li ha combinati insieme per il risultato finale, che è un insieme di diversi stili di arti marziali e di combattimento a mani nude”, spiega Imada.

Dal punto di vista di Washington, questa è stata un’opportunità. “Ho avuto la fortuna i lavorare con esperti come Jeff e Danny, uno dei grandi maestri di arti marziali. E’ stato impegnativo e divertente allenarsi con loro sul dojo e io nutro il massimo rispetto per ciò che fanno. Insieme, abbiamo lavorato a uno stile di lotta per Eli che fosse un insieme di abilità sviluppate vivendo sulla strada in un’epoca pericolosa”.

“Denzel ha imparato a usare una lama come se fosse un’estensione del suo braccio”, dice Albert Hughes. All’inizio quest’arma era stata concepita come una spada da Samurai, ma Washington e i fratelli Hughes hanno poi optato per una lama più corta, simile al machete, che si potesse nascondere sotto lo zaino e afferrata rapidamente nel momento del bisogno.
L’aspetto e le funzioni dell’eclettico arsenale e dello stile di lotta di Eli sono parte del personaggio.
Costretto a viaggiare leggero, deve usare al meglio tutto quello che ha raccolto durante il viaggio.
Questo approccio pragmatico si è esteso dalle performance alle scenografie, dai costumi al materiale di scena. Nelle mani di Eli un coltello non serve solo per difendersi, ma per cacciare e pulire.

La reazione di Eli ai banditi, agli assassini di Carnegie e a chiunque lo minacci è istintiva e viscerale. “Deve essere in grado di fronteggiare con competenza gli avversari, ma non apparire allenato in qualche settore particolare”, dice Imada, che ha lavorato affinché le scene non apparissero coreografate, “con la gente che lo afferra, lo strattona, lo colpisce a calci e pugni nello stesso tempo”.
Lo sceneggiatore Whitta dice: “Era essenziale che Eli non fosse un combattente di professione o un super soldato, volevamo che fosse un uomo qualunque. Attraverso di lui e quello che è capace di fare, vediamo come la gente ha dovuto adattarsi per restare viva. Denzel ha capito che il pubblico avrebbe considerato le scene di lotta un modo per approfondire il personaggio e la storia”.

“Voglio vedere com’è il resto del mondo”.
“No. Non devi”.

La scena d’apertura del film mostra al pubblico la terribile situazione del mondo, con Eli che passa davanti a cadaveri abbandonati nelle macchine bruciate sulla strade, quella che i realizzatori hanno chiamato l’autostrada della morte. E’ un mondo che Joel Silver definisce “futuristico e completamente distrutto, un luogo strano, surreale con funzionalità minime”.
“Sapevamo che i fratelli Hughes avrebbero impresso il loro particolare stile visivo, essenziale per l’azione e i temi del film”, dice Broderick Johnson. David Valdes spiega: “La sfida era creare un’esistenza primitiva fra trent’anni. In genere in un film sul futuro si inventano le automobili e si cerca di immaginare come sarà un frullatore. Per “Eli”, l’idea era che avrebbero funzionato solo i macchinari più rudimentali”.

I realizzatori hanno immaginato un paesaggio desolato e aspro, drammatico e realistico nel mostrare come potrebbe apparire la terra dopo una terribile calamità. “Abbiamo raccolto molto materiale sull’impatto che avrebbe potuto avere sull’ambiente un disastro nucleare, una guerra biologica o le ceneri di un’eruzione vulcanica”, dice Allen Hughes. “Cosa succederebbe alle piante e agli animali, al clima, all’atmosfera? Che livello di decomposizione ci sarebbe? Come apparirebbe un futuro simile?”
“In un certo senso si ispira all’immaginario dei fumetti, anche se la storia non ha questa origine”, aggiunge Albert. “Abbiamo voluto che disegnatori come Tommy Lee Edwards, Chris Weston e Rodolfo Dimaggio ci aiutassero a definire il look complessivo del film: i colori, i personaggi, i set e le locations… una specie di sceneggiatura visiva”. Lo storyboard si è poi sviluppato in una serie di libri di consultazione per ogni dipartimento, dalla pre-produzione fino alla colonna sonora e al colore. “Il cast e la troupe dovevano studiarli e cogliere quelle vibrazioni”.

Seguendo una consolidata strategia di divisione del lavoro, Allen si è occupato molto della preproduzione, del cast e della sceneggiatura a Los Angeles, mentre Albert si è concentrato sulle scenografie e la fotografia con Valdes ai sopralluoghi, sempre in contatto costante.
“Allen e Albert lavorano in perfetta sincronia, si completano l’un l’altro”, afferma Andrew A. Kosove.
La produzione ha usato molte zone del New Mexico, soprattutto quella di Albuquerque e di Cochiti Pueblo, il White Sands National Monument e il White Sands Ranch nella parte meridionale dello stato, per il suo cielo e il suo paesaggio.

Ma la perfezione del posto aveva un lato debole, come le tempeste di polvere a 65 miglia all’ora. “Il tempo può cambiare improvvisamente. E’ una giornata di sole e un minuto dopo sembra quella scena del “Mago di Oz”, con le case trascinate via dal vento”, ricorda ridendo Allen Hughes.
Le riprese in esterni hanno poi richiesto qualche modifica digitale, di cui si è occupato il supervisore degli effetti visivi Jon Farhat (“The Mask”), che dice: “Anche nelle zone più aride del New Messico ci sono salvia ed erbe spostate dal vento. I registi volevano un ambiente totalmente privo di vita, quindi gli esterni sono stati modificati”.

Gli effetti visivi hanno anche accentuato il senso di movimento e di urgenza che volevano i fratelli Hughes. “In questa atmosfera fragile, il cielo deve muoversi più velocemente del normale, le nuvole sono un elemento significativo. Nel corso di gran parte del film si muovono in senso contrario all’avanzare di Eli, indicando che lui si sta dirigendo a ovest”.
Dopo qualche prova, i registi e il direttore della fotografia Don Burgess hanno deciso di girare “The Book of Eli” con la macchina da presa digitale RED, che registra direttamente sull’hard disk. “Con i computer nella roulotte, avevamo la possibilità dopo ogni scena di selezionare il colore e proiettare l’immagine sullo schermo. Questo ci ha permesso di rimanere in sintonia con i cambi di colore o di texture che avremmo fatto in post-produzione”, dice Burgess.

Il colore e la texture sono stati anche al centro del lavoro della scenografa Gae Buckley, tornata a lavorare con i produttori Johnson e Kosove dopo The Sisterhood of the Traveling Pants 2 (4 amiche e un paio di Jeans 2). “Gae ha lavorato con noi in film molto diversi”, dice Kosove, aggiungendo: “Sapevo che avrebbe potuto creare il mondo di Eli, quello che ha fatto è magnifico. I set erano spettacolari, ovunque guardavi era un universo dopo l’apocalisse”.
Buckley ha progettato i set nei teatri degli Albuquerque Studios e una strada abbandonata e alcuni elementi per il green screen nei terreni sul retro. Si è occupata anche della costruzione del cottage occupato da George e Martha, ma il progetto più impegnativo è stata la città di Carnegie.

Cercavamo una piccola comunità con qualche edificio abbandonato, per poter costruire le strutture in rovina”, dice Buckley, che ha trovato quello che cercava nella cittadina di Carrizozo, 1036 abitanti. La scenografa ha creato l’immagine di una strada installando false facciate su edifici già esistenti lungo un viale, o costruendo nuove strutture negli spazi vuoti su entrambi i lati, basandosi su foto di luoghi devastati dalla guerra. Ma il massimo l’ha raggiunto con l’Orpheum Theatre, dove Carnegie abita e dirige le sue operazioni, piuttosto ben conservato perché costruito con mattoni. E’ qui che Eli e Carnegie si misurano la prima volta.
“Adoro lavorare con muri sbreccati, con strati di pittura e detriti”, ammette Buckley. “I nostri pittori sono stati incredibili, ogni superficie ha avuto quattro o cinque mani di pitture diverse, poi scrostate e invecchiate, un lavoro tremendo”.

Gli interni dell’Orpheum sono stati ricostruiti in teatro, con un set a due piani e una balconata circolare e un bar, dove si svolgono le scene di lotta più grandi.
Un altro set insolito è stata la foresta arida e senza foglie che Buckley ha creato in interni, con gli alberi morti raccolti con la cooperazione del National Forest Service.
La foresta indica l’ambiente inospitale che circonda Eli e aiuta a definire il personaggio: intelligente, pieno di risorse e capace di usare tutto ciò che è disponibile per sopravvivere. Suggerisce i rischi e i sacrifici che un’esistenza del genere impone.

“Credo che siano elementi che tutti possono capire. Speriamo che il pubblico senta un legame emotivo con i personaggi”, dice Albert Hughes.
“Quello che vorremmo è che la gente uscisse dal cinema dopo aver visto “The Book of Eli” apprezzando la vita”, aggiunge Allen. “E’ una storia che tocca temi universali, la fede, l’impegno, il sacrificio e la speranza. Sono questi gli elementi che hanno coinvolto noi e che abbiamo cercato di far risaltare”.
Soundtrack colonna sonora scrive a proposito di Codice Genesi
Al Green - How Can You Mend A Broken Heart

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