I bambini di Cold Rock (The Tall Man) di Pascal Laugier

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locandina I bambini di Cold Rock (The Tall Man)
 
Regista: Pascal Laugier
Titolo originale: The Tall Man
Durata: 106'
Genere: Drammatico, Mistero
Nazione: U.S.A., Canada
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 21 settembre 2012 (cinema)

Attori: Jessica Biel, Jodelle Ferland, Stephen McHattie, William B. Davis, Samantha Ferris, Colleen Wheeler, Eve Harlow
Sceneggiatura: Pascal Laugier

Trama, Giudizi ed Opinioni per I bambini di Cold Rock (The Tall Man) (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia:
Montaggio: Sébastien Prangère

Produttore: Kevin DeWalt,Jean-Charles Levy,Clément Miserez
Produttore esecutivo: David Cormican,Steven Schneider,Bonnie Timmermann
Produzione: Cold Rock Productions BC, Forecast Pictures, Iron Ocean Films, Minds Eye Entertainment, Radar Films, SND
Distribuzione: Moviemax

La recensione di Dr. Film. di I bambini di Cold Rock (The Tall Man)
Però... devo ammettere che mi ha colpito, ed è stato concepito con maestria. Ve lo consiglio.

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Opinioni e recensioni su I bambini di Cold Rock (The Tall Man), clic qui...

Colonna sonora / Soundtrack di I bambini di Cold Rock (The Tall Man)
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Claudia Catani: Julia Dunning
Erica Necci: Jenny
Ennio Coltorti: Ten. Dodd
Roberta Pellini: Tracy
Roberta Greganti: Sig.ra Johnson
Chiara Gioncardi: Christine
Gil Baroni: Sceriffo Chestnut
Dario De Rosa: Vice Scer. Campbell
Gabriele Caprio: David
Micaela Incitti: Carol
Franca Lumachi: Trish
Luigi Ferraro: Douglas
Aurora Cancian: Lady
Christian Iansante: Steven
Mario Cordova: Marito

Personaggi:
Jessica Biel: Julia Dunning
Jodelle Ferland: Jenny
Stephen McHattie: Ten. Dodd
Samantha Ferris: Tracy
Colleen Wheeler: Sig.ra Johnson
Eve Harlow: Christine
William B. Davis: Sceriffo Chestnut
Lucas Myers: Vice Scer. Campbell
Jakob Davies: David
Katherine Ramdeen: Carol
Janet Wright: Trish
John Mann: Douglas
Ferne Downey: Lady
Teach Grant: Steven
Garwin Sanford: Robert

Informazioni e curiosità su I bambini di Cold Rock (The Tall Man)

La produzione
“C’è qualcosa a Cold Rock che porta via i bambini... qualcosa di peggiore
della chiusura di una miniera... Qualcosa di talmente minaccioso e
terribile, che le persone hanno deciso di darle un nome...”
RACCONTI IMPORTANTI: LA SCENEGGIATURA DE I BAMBINI DI COLD
ROCK
Ambientato nella comunità fittizia di Cold Rock, un’ex cittadina mineraria nella
zona nordoccidentale del Pacifico, I BAMBINI DI COLD ROCK di Pascal Laugier
mostra un mondo decadente, in cui gli abitanti, che si aggrappano a quello che resta della
loro vita, devono affrontare una minaccia ancora più insidiosa, ossia le sparizioni
inspiegabili dei loro figli, che uno a uno scompaiono senza lasciare traccia.
“A Cold Rock, c’è una sorta di leggenda urbana, creata per dare un nome a
qualcosa che sfugge alla logica e che viene chiamato ‘l’uomo alto’”, rivela Laugier.
“Seguiamo il personaggio di Jessica Biel quando diventa una vittima, quindi mostriamo
una madre in pericolo quando tenta di ritrovare il figlio”.
Tuttavia, per gli spettatori, I BAMBINI DI COLD ROCK rappresenta un puzzle
inquietante. Giocando con le convenzioni del genere e le aspettative del pubblico,
Laugier mostra un mondo misterioso, in cui nulla e nessuno sono quello che sembrano.
Mettendo assieme azione incessante con la suspense, il nostro interesse per il
sovrannaturale con il desiderio di realismo, il suo film enigmatico rappresenta un
commento sociale e un thriller forte, nascondendo fino agli ultimi fotogrammi la verità
che si cela dietro al mistero dell’Uomo alto.
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Pascal Laugier ha iniziato a lavorare alla sceneggiatura nel 2005. “Mi ci è voluto
un po’ per trovare la struttura migliore”, sostiene l’autore parlando dello script. “Come
per ogni pellicola di suspense, deve risultare un meccanismo a orologeria ed essere tutto
molto preciso perché funzioni. Mi ci sono volute dieci versioni perché la sceneggiatura
fosse degna di essere portata a un produttore. E’ stato un procedimento lungo”.
Laugier si è fatto notare dal pubblico mondiale grazie al film Martyrs, mostrato al
Festival di Toronto nel 2008. La storia terribile di due donne, Lucie e Anna (Mylène
Jampanoï e Morjana Alaoui), la prima vittima di abusi inimmaginabili da bambina e
l’altra un’amica che la aiuta nel suo desiderio di vendetta. La pellicola ha permesso a
Laugier di conquistare un ampio seguito di appassionati dell’horror nel mondo (assieme
al disprezzo dei censori). Senza fare sconti nel mostrare apertamente la violenza, Martyrs
andava oltre le convenzioni del genere horror, conquistando i fan per le sue svolte e una
regia di alto livello.
“La mia pellicola precedente era veramente radicale ed estrema... Direi
‘offensiva’, in senso buono”, rivela lo sceneggiatore e regista. “Si può fare un film del
genere solo una volta nella vita. Ne sono orgoglioso, ma I BAMBINI DI COLD ROCK
è assolutamente diverso”, sostiene il regista, che nota come questo nuovo titolo
rappresenti un passo avanti rispetto al genere horror. “Condivide tante tematiche di
secondo piano, ma non è quel tipo di film”.
Mettendo da parte I BAMBINI DI COLD ROCK per girare Martyrs, Laugier è
tornato per finire la sceneggiatura con una visione nuova. Come avveniva in Martyrs,
anche questo script era incentrato su una donna in pericolo (“Finora, ho realizzato solo
film con protagoniste donne, forse perché mi trovo più in sintonia con i personaggi
femminili”, sostiene il realizzatore) e gioca con le aspettative del pubblico sugli archetipi
dei personaggi e le convenzioni del genere. Ma le somiglianze finiscono qui. Per Laugier,
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I BAMBINI DI COLD ROCK rappresenta qualcosa di diverso dal genere horror e
soprattutto è il suo primo film in inglese.
“Non è stato un grande cambiamento”, rivela il regista, “perché ho sempre
pensato a questo come a un film in inglese. Ho scritto la sceneggiatura in francese e poi
ho lavorato molto sulla traduzione. Ma anche nella versione francese, i personaggi e
l’ambientazione erano americani. Per me, è sempre stato un film sull’America”.
L’interesse di Laugier verso l’America risale alla sua infanzia. “Come tutti i
ragazzi della mia età, sono stato influenzato dalla cultura americana, così come dalle loro
sottoculture, tra cui quella pop. Una buona parte del mio cervello si è formata con queste
cose”.
Come rivela il regista, la sfida era di dar vita a un film senza limiti, ma molto
realistico. “In questa pellicola, parliamo di persone normali”, spiega Laugier. “E questa
era la sfida. Stiamo cercando di fare un film di genere, una pellicola senza sosta,
accattivante, intensa, piena d’azione, di suspense e di mistero, ma allo stesso tempo
vogliamo dei veri personaggi americani sullo schermo. E’ un po’ quello che fa Stephen
King nei suoi romanzi migliori, cercare di mettere assieme cose che normalmente non
dovrebbero coesistere. Questa era la mia sfida personale”.
Mentre Martyrs sconvolgeva la Francia, combattendo contro i censori, dividendo
la critica e conquistando i fan, il regista si è ritrovato al centro dell’attenzione in patria e
oltreoceano (con un remake hollywoodiano di Martyrs in fase di sviluppo alla 20th
Century Fox). Ma è stata la sua attrice protagonista di Martyrs, Mylène Jampanoï, che gli
ha fatto conoscere il produttore de I BAMBINI DI COLD ROCK, Clément Miserez.
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“Lei era entusiasta del lavoro di Pascal e mi ha detto che lo avrei dovuto
incontrare”, ricorda Miserez. “Abbiamo bevuto un drink insieme ed è così che è iniziata
questa storia d’amore”.
Miserez, grazie alla sua neonata società di produzione, la Radar Films, all’inizio
aveva assunto Laugier per sviluppare un progetto a cui era molto legato, un remake della
pellicola francese di Serge Leroy del 1975, Il sapore della paura. Dopo aver collaborato
insieme per quasi un anno, il film si è rivelato irrealizzabile, ma intanto si era formato
uno stretto legame tra Laugier e Miserez. “Mi ha chiesto se avessi un progetto a cui
tenevo”, ricorda Laugier. “Gli ho risposto di sì e che si trattava de I BAMBINI DI
COLD ROCK”.
I BAMBINI DI COLD ROCK: METTERE ASSIEME LA SQUADRA
Il produttore Clément Miserez ha letto la sceneggiatura de I BAMBINI DI
COLD ROCK di Pascal Laugier nel luglio del 2009 e ha accettato immediatamente.
“Era incredibile”, afferma il produttore. “Pascal ti porta da un punto A a un punto B, ma
non sai mai dove stai andando e dove ti sta portando, se non quando sei arrivato”, afferma
Miserez, spiegando così il suo interesse verso la pellicola.
“Ho letto la sceneggiatura in un’ora”, prosegue il produttore. “Quando l’ho
terminata, ho chiamato Pascal e gli ho detto, ‘ok, partiamo, non dobbiamo perdere
nemmeno un minuto. Faremo questo film’”.
Dando il via al progetto, Miserez ha contattato i suoi storici soci di produzione.
Assieme al suo abituale collaboratore e coproduttore Jean-Charles Lévy della Forecast
Pictures, ha girato la sceneggiatura a Thierry Desmichelle e Lionel Uzan della SND, uno
dei maggiori distributori francesi (e collegato al network televisivo M6).
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“Ho deciso rapidamente, sono bastati uno o due giorni”, rivela il responsabile
della SND, Thierry Desmichelle. “Ero meravigliato e intrigato dalla sceneggiatura e dalla
storia. Non riuscivo a smettere di leggere”.
“L’unico motivo per cui faccio un film è sempre la sceneggiatura, per me è
l’elemento principale”, sostiene Desmichelle. “Ovviamente, poi c’è anche il regista,
Pascal Laugier, che aveva realizzato Martyrs. Sapevo che era un ottimo realizzatore,
dotato di una visione personale. Quando parli con lui, sa esattamente quello che vuole. E’
un artista”.
“Sembrava una favola”, ricorda Laugier. “E’ avvenuto tutto in fretta dopo che
avevano letto la sceneggiatura. E’ stato incredibile”.
Dopo aver assicurato i finanziamenti iniziali, bisognava occuparsi dei compiti
successivi: il casting, mettere assieme la squadra produttiva e trovare la location del
Nordamerica ideale per girare l’esordio di Laugier in una pellicola inglese.
Miserez e Jean-Charles Lévy avevano già lavorato in Canada e quindi ormai
erano diventati quasi degli esperti in coproduzioni francocanadesi. Insieme, avevano
lavorato a Walled In – Murata viva (con Mischa Barton) e Faces in the Crowd -
Frammenti di un omicidio (che vedeva protagonista Milla Jovovich), assieme al socio di
produzione Kevin DeWalt della Minds Eye Entertainment. “Kevin è il mio socio in
Canada”, spiega Miserez. “Non appena la sceneggiatura è stata terminata, l’ho chiamato”.
“Quando si lavora nel mondo del cinema indipendente, è fondamentale trovare un
socio di cui ti fidi”, rivela DeWalt. “E’ molto raro fare una seconda pellicola con la stessa
persona, visto che è un ambiente duro... Ma noi siamo ottimi amici e sappiamo che ci
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sosterremo a vicenda. E’ stato naturale tornare a lavorare insieme per I BAMBINI DI
COLD ROCK”.
Trovare la location ideale per il film era un altro compito importante. “Abbiamo
perlustrato con attenzione le Montagne rocciose, sul versante di Alberta e su quello della
Columbia britannica”, rivela DeWalt parlando della ricerca prolungata per scovare la
Cold Rock immaginata da Laugier. “Abbiamo passato ben due mesi nel tentativo di
trovare la nostra città, che nel film è un personaggio importante”.
Grazie al contributo di un produttore della Columbia britannica, Scott Kennedy, i
realizzatori hanno scoperto Nelson, un’impressionante ex cittadina mineraria canadese,
che si trova vicino alla catena di montagne Kootenay, a circa quattro ore da Spokane,
nello stato di Washington.
“Quando eravamo in Francia, Pascal ha lavorato con uno scenografo per
realizzare dei disegni, che mostrassero quello che avevamo in mente per la pellicola”,
spiega Miserez. “Quando, a marzo del 2010, siamo arrivati a Nelson, eravamo stupiti di
come la cittadina fosse identica a quei disegni”.
“Inoltre, abbiamo capito di poter avere tutte le location di cui avevamo bisogno a
un’ora da Nelson”, ricorda DeWalt. “E’ stato allora che abbiamo deciso che era il posto
giusto, quello dove avremmo girato”.
Alcuni membri fondamentali della troupe di Laugier arrivavano dal suo film
precedente, Martyrs, tra cui il suo indispensabile scenografo, Jean Carrière e il fidato
coordinatore degli stunt, Gaelle Cohen. Con altri invece non aveva mai collaborato, come
il direttore della fotografia, il premiato Kamal Derkaoui.
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Lavorando assieme alla responsabile del casting Carmen Kotyk, Laugier ha
trovato gli attori di supporto in Canada, compresi dei veterani di Hollywood come
Stephen McHattie (Watchmen) e l’astro nascente Jodelle Ferland (Twilight: Eclipse).
Ma il colpaccio di Laugier nel casting è stata Jessica Biel, la sua prima scelta per
il ruolo della protagonista Julia Denning. Senza di lei, forse il film non si sarebbe potuto
fare. “Io sono ancora sconvolto per quanto sia stato semplice incontrare e lavorare con
Jessica”, sostiene Laugier. “Ha letto la sceneggiatura, le è piaciuta e ha detto di volermi
incontrare. 24 ore più tardi ha accettato di lavorare al film. Avevamo le stesse idee, lei
condivideva la visione del progetto. E’ stato veramente semplice”.
“Siamo stati fortunati a trovare Jessica”, concorda Miserez. “Era perfetta per il
ruolo ed è un’ottima attrice”.
“Jessica ci ha fornito la spinta per andare avanti”, sostiene DeWalt. “Lei è nel
film, è la protagonista e compare in quasi tutte le scene... Quando tutti vogliono realizzare
un ottimo film con un budget limitato, ognuno deve contribuire. E lei, a livello creativo,
ha fornito qualcosa che non mi era mai capitato prima con nessuna altra attrice”.
JESSICA BIEL NEI PANNI DI JULIA DENNING
Una delle attrici più richieste attualmente, Jessica Biel ha esordito sul grande
schermo nel 1997, grazie all’acclamato L’oro di Ulisse. Dopo il successo riscosso in
Settimo cielo (una delle serie drammatiche familiari più durature nella storia della
televisione americana), ha partecipato a fortunate pellicole come The Illusionist –
L’illusionista assieme a Edward Norton, la commedia con Adam Sandler Io vi dichiaro
marito e marito e la pellicola d’azione The A-Team.
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Tuttavia, è stata la sua prova in un film decisamente diverso che l’ha fatta
conoscere al regista e appassionato di horror francese Pascal Laugier. “Come tante
persone, anch’io l’ho notata in Non aprite quella porta”, rivela Laugier parlando del
prodotto che è arrivato al primo posto del botteghino. “L’ho amata in quel progetto. Ho
pensato che fosse favolosa e ho sempre desiderato lavorare con lei, tanto che
rappresentava la mia prima scelta per I BAMBINI DI COLD ROCK”.
“Era una prospettiva eccitante”, sostiene la Biel della sua decisione di lavorare al
progetto. “Certo, la violenza della precedente pellicola di Pascal era insostenibile. Ma
penso anche che fosse realizzata benissimo, tanto che si vedeva che lui era in grado di
raccontare una storia e in un modo mai visto prima. Mi ha spaventato, confuso,
ammaliato e affascinato completamente. Ho pensato che questo tizio sapesse bene quello
che stava facendo”.
Per questo, la Biel vedeva un’opportunità unica nella sceneggiatura
anticonvenzionale di Laugier. “Julia Denning era un personaggio incredibile e complesso
e la sceneggiatura era affascinante”, rivela l’attrice. “Ero conquistata mentre la leggevo e
la storia si intrecciava su se stessa. Non riuscivo a capire cosa sarebbe successo in seguito
ed è questo che mi piaceva molto. E’ il tipo di film che andrei a vedere”.
“Pascal mi teneva sulla giusta rotta, ma mi ha fatto anche sudare”, ricorda la Biel
parlando della produzione. “Quando ero esausta perché avevamo fatto 20 ciak di una
scena, lui me ne chiedeva altri cinque, perché è qui che si trova una perla, in questi
momenti in cui ti lasci andare. Ha preteso molto dal punto di vista creativo, ma sapevo
che sarei stata orgogliosa del risultato”.
Un’atleta naturale, l’attrice svolge personalmente molti dei suoi stunt. “La vera
sfida è eseguire questi stunt rimanendo nel personaggio. Non si tratta di una stella
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d’azione, non è una campionessa di arti marziali. E’ semplicemente un’infermiera, una
donna normale. Quindi, doveva essere un’azione particolare”.
Per questa ragione, la Biel ha lavorato a stretto contatto con la coordinatrice degli
stunt, Gaelle Cohen. Una veterana con quindici anni di esperienza e oltre 60 titoli al suo
attivo, la Cohen aveva già lavorato con Pascal Laugier a Martyrs. “Lo spirito di questa
pellicola è molto diverso, non si tratta di un film horror”, rivela la Cohen. “Ma in un certo
senso l’azione è simile. Non ci sono elementi fantasy o di arti marziali, nessuna
coreografia alla Jackie Chan. Doveva essere tutto molto realistico”.
Per prepararsi, la Cohen ha osservato tutti i film precedenti della Biel e in
particolare le sue performance più complesse dal punto di vista fisico. “La prima cosa che
ho notato è che è molto atletica. E’ una ballerina, un’acrobata e ha fatto ginnastica. Si può
vedere la sua preparazione in ogni movimento che fa. Lei ha un corpo adatto per eseguire
i suoi stunt e i suoi combattimenti. Quindi, la sfida era di farle perdere la forma che
aveva. Dovevo far sì che lei si muovesse e combattesse come una donna che non aveva
mai lottato in vita sua. Doveva dimenticare tutto e ascoltare quello che le dicevo, anche i
minimi dettagli”.
“Gaelle è una coordinatrice degli stunt incredibile, una delle migliori con cui
abbia mai lavorato”, sostiene la Biel. “Lei capisce come si muovono le donne, visto che
lo è. Non ci sono tante donne che fanno questo lavoro, quindi è stato bellissimo lavorare
con lei. Mi ha fatto sentire protetta e sicura, ma mi ha anche incoraggiato, motivato e
ispirato a raggiungere i nostri obiettivi”.
“Quando abbiamo terminato, le ho detto che poteva diventare una delle mie
stuntwomen”, scherza la Cohen. “E’ brava come loro”.
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La Cohen non è l’unica a complimentarsi con la Biel. Tutt’altro che la classica
diva sul set, si è dimostrata disponibile con tutta la troupe e ha aiutato ogni volta che ha
potuto, un fatto apprezzato da una squadra ridotta che lavorava in una location remota.
“Non credo che ci siano parole adatte a descriverla”, sostiene il direttore della fotografia
Kamal Derkaoui. “Lei manteneva sempre i piedi per terra e ha reso il nostro lavoro
facilissimo”. Il regista Pascal Laugier sostiene invece che “si tratta dell’attrice più famosa
con cui abbia mai lavorato e senza dubbio la più semplice. Fa veramente gioco di
squadra”.
“E’ semplicemente il modo in cui vivo la mia vita, faccio lo stesso anche nel
lavoro”, sostiene la Biel. “Soprattutto quando siamo lontani da casa, più a nostro agio ci
troviamo tra di noi, più semplice diventa lavorare insieme”.
“Se mi sento a mio agio, posso essere agevolata nel recitare di fronte a tante
persone che non conosco bene”, spiega l’attrice. “Se loro si trovano bene con me,
possono chiedermi le cose di cui hanno bisogno. Io voglio parlare con il direttore della
fotografia e con i macchinisti. Questo ci ha permesso di rendere il procedimento più
semplice, nonostante dovessimo affrontare delle scene impegnative e con poco tempo a
disposizione. Noi dovevamo affidarci l’uno dall’altro per il bene del film ed è quello che
è avvenuto”.


STEPHEN MCHATTIE NEI PANNI DEL TENENTE DODD
Nei panni del tenente Dodd, Stephen McHattie rappresenta il contraltare di Julia Denning, un rigoroso agente federale incaricato di risolvere il mistero dei bambini scomparsi a Cold Rock.
“Lui si trova da solo”, sostiene McHattie parlando di Dodd. “E’ una sorta di straniero in città, l’osservatore esterno. Non sappiamo mai esattamente da che parte stia, se è un nemico o una persona al servizio della verità”.
Un veterano caratterista, il canadese McHattie è apparso in un numero infinito di produzioni hollywoodiane nel corso della sua carriera quarantennale, tra cui dei successi recenti come Watchmen, L'albero della vita e A history of violence. Per i realizzatori, era una scelta perfetta per interpretare quest’uomo di legge imperscrutabile.

“Quando io e Pascal discutevamo il ruolo del tenente Dodd, ho proposto Stephen”, sostiene il produttore Clément Miserez. “Desideravo lavorare con lui da tempo e siamo stati molto fortunati ad averlo”.
“Stephen McHattie è un grande attore canadese, in circolazione da moltissimo tempo”, concorda il produttore Kevin DeWalt. “Il suo nome magari non è molto conosciuto fuori dai confini nazionali, ma il suo volto invece sì... Era una grande opportunità per noi e per lui di mostrare il suo valore”.
Tuttavia, McHattie non conosceva bene il lavoro di Laugier, così come il film che lo ha lanciato, Martyrs. “Ho chiesto a Pascal informazioni in merito e lui mi ha risposto di non vederlo”, scherza McHattie. “Mi ha detto che non mi sarebbe piaciuto!”.

L’interesse di McHattie nel progetto era legato alla sceneggiatura di Laugier. “Semplicemente, si trattava di uno script fantastico”, sostiene l’attore. “Per me, la storia parlava soprattutto dei rapporti di classe, era un film sociale travestito da thriller. Per il mio personaggio, l’outsider Dodd, si tratta di capire da che parte stare e per cosa lottare”.
Anche Pascal Laugier era contento dell’opportunità di lavorare con il veterano. “Stephen è un attore fantastico”, afferma il regista. “E’ veramente simile al personaggio che avevo in mente, è incredibile... Mi ricorda un attore come Spencer Tracy. L’ho menzionato a Stephen quando gli parlavo del personaggio. ‘Sei un tipo silenzioso e carismatico, che ne sa un po’ di più rispetto agli abitanti del luogo e che talvolta rappresenta il punto di vista del pubblico’. E’ così che abbiamo affrontato la parte”.

“Pascal continuava a dire ‘Spencer Tracy… Giorno maledetto’”, rivela McHattie, citando il classico noir del 1955 in cui il personaggio di Tracy, John Macreedy è alla ricerca di un uomo scomparso in una cittadina isolata, negli Stati Uniti del sudovest. “Penso di aver capito cosa volesse e spero di averlo fornito”, scherza l’attore.
In questo caso, la sfida maggiore era rappresentata dallo status di outsider del personaggio nel mondo fittizio di Cold Rock, uno straniero rispettato e temuto, un uomo indispensabile, ma che deve conquistarsi la fiducia degli abitanti.
“Ho un rapporto strano con tutti gli altri personaggi della pellicola”, spiega McHattie. “In tante pellicole formi dei rapporti con gli altri personaggi e li sviluppi andando avanti. In questo, ero isolato per via della natura del mio ruolo. Era la cosa più difficile, ma spero che abbia contribuito alla particolarità del film”.


JODELLE FERLAND NEI PANNI DI JENNY
Nel ruolo di Jenny, Jodelle Ferland interpreta una ragazzina, testimone silenziosa dei drammatici eventi che accadono intorno a lei. Sebbene sia incapace di parlare, è comunque coinvolta in questa paranoia contagiosa e si ritrova ad affrontare un’autentica minaccia, che tiene Cold Rock con il fiato sospeso. Vivendo con la madre e la sorella maggiore in un campeggio di roulotte (dove fa amicizia e viene aiutata dal personaggio di Jessica Biel, Julia Denning), Jenny è prigioniera del suo misero mondo e del fatto di essere legata al mistero dell’Uomo alto.

“Visto che Jenny non parla, nessuno fa molta attenzione a lei”, rivela la Ferland descrivendo il suo personaggio. “Ma è molto più intelligente di quanto non credano le persone. Anche se non dice nulla, osserva quello che la circonda e sa bene quello che avviene. Lei ha capito tutto fin dall’inizio, ma noi lo comprendiamo soltanto alla fine”.
Nata a Nanaimo, nella Columbia britannica, la Ferland ha iniziato a lavorare nelle pubblicità quando ancora era una bambina e ha esordito in un film a quattro anni, nei panni di Desi Gill nel prodotto televisivo Mermaid. Ha ricevuto una candidatura ai Daytime Emmy per la sua prova, rendendola una delle candidate più giovani nella storia del premio. Nel 2010, è entrata a far parte di un fenomeno mondiale quando ha interpretato Bree Tanner, la vampira neonata in The Twilight Saga: Eclipse.

“Recitavo da quando avevo due anni, quindi posso dire di averlo fatto per quasi tutta la mia vita”, afferma la Ferland. “Ma non mi sarei mai aspettata di poter lavorare in un film di Twilight. Questo ha aiutato molto la mia carriera”.
Nonostante questa esperienza importante, la Ferland sostiene che il suo approccio al cinema non sia cambiato. “I film e i ruoli sono tutti diversi, quindi deve essere differente anche l’approccio”. Per I BAMBINI DI COLD ROCK, la sua sfida era riuscire a ritrarre in maniera efficace un personaggio in grado di esprimersi senza parole.
“Dovevo assicurarmi che lei non apparisse assolutamente debole, solo perché non parla”, sostiene la Ferland. “E’ stato strano esprimere le mie sensazioni e i miei pensieri senza dire una parola. Ho dovuto trovare il modo di riuscirci”.

Anche se il regista Pascal Laugier è rimasto ammirato dal lavoro della Ferland in Twilight, ha notato per la prima volta la giovane attrice dopo averla vista in Silent Hill, l’horror del 2006 in cui lei interpretava tre personaggi differenti.
“Christophe Gans, un amico stretto di Pascal, ha diretto quella pellicola”, nota il produttore Clément Miserez. “Sono sicuro che non si tratti di una coincidenza. In effetti, credo che lui sognasse di lavorare con lei da diverso tempo”.
“Penso che Christophe mi abbia consigliato per la parte”, scherza la Ferland. “Considerando che aveva lavorato con me, credo che abbia messo una buona parola”.

L’attrice comunque ha apprezzato entrambi i registi. “Si assomigliano un po’ a livello stilistico, ma in generale sono molto diversi. E’ stato fantastico lavorare con Pascal. Amo il fatto che lui sappia esattamente come verrà fuori una scena”, sostiene l’attrice. “Ha veramente un talento fantastico per portare sullo schermo le sue fantasie, riuscendo a renderle concrete”.
La Ferland rende anche merito alla sua collega Jessica Biel per averla aiutata a portare in vita il personaggio di Jenny. “Ero veramente eccitata di incontrarla e di fare il film assieme”, rivela la giovane interprete. “Il mio ruolo era difficile, ma lei mi ha aiutato molto e insieme siamo riusciti a portarlo sullo schermo. I personaggi di Jenny e Jessica sono amici nel film, quindi dovevamo lavorare su questo aspetto e la presenza di Jessica mi ha aiutato molto”.

“Lavorare con Jodelle è stato fantastico”, afferma decisa la Biel. “E’ un’ottima attrice. E’ molto bella, misteriosa, dolce, amabile e professionale. E’ decisamente saggia per la sua età”.
“Jodelle è la ragazza più dolce con cui abbia mai lavorato”, sostiene Laugier. “Probabilmente, era uno dei componenti della troupe più esperti, considerando che ha iniziato la sua carriera molto giovane. Non ho mai incontrato una giovane attrice come lei, il suo contributo è stato impagabile”.
“E’ veramente una stella in ascesa”, sostiene il produttore Kevin DeWalt. “Ora che ho lavorato con lei, non ho più dubbi”. Anche Clément Miserez è d’accordo. “credo che avrà una carriera incredibile. E’ veramente molto brava”.


NEI BOSCHI: LE RIPRESE DE I BAMBINI DI COLD ROCK
Dopo aver scelto il cast e la troupe, le riprese de I BAMBINI DI COLD ROCK sono iniziate a settembre del 2010 a Nelson, nella Columbia britannica. Una pittoresca cittadina mineraria nei pressi della catena montuosa di Kootenay, Nelson e le cittadine circostanti di Ymor e Salmo rappresentavano la location perfetta per la sceneggiatura di Pascal Laugier.
“L’aspetto della Columbia britannica era veramente simile a quello che avevo in mente mentre scrivevo la storia”, rivela Laugier. “La prima volta che ho visitato la zona, ho capito che sarebbe stata perfetta per il film”.

Poco abituata a ospitare delle troupe cinematografiche, Nelson è apparsa in precedenza nella commedia romantica del 1987 con Steve Martin e Daryl Hannah Roxanne e nella pellicola drammatica di Scott Hicks del 1999 La neve cade sui cedri. Ma aver ospitato pochi film girati nella zona ha contribuito all’aspetto unico de I BAMBINI DI COLD ROCK. “E’ incredibile”, sostiene il produttore Kevin DeWalt. “Le persone che la vedranno si chiederanno dove diavolo si trovi. E’ questo il vantaggio. Ma è stata una sfida anche a livello logistico, dovendo portare persone e attrezzature in una zona remota come questa”.

I 49 giorni di riprese del film ruotavano soprattutto intorno alle esigenze dello scenografo, Jean Carrière. “Abbiamo organizzato tutto per dargli il tempo di costruire i set”, spiega il produttore Clement Miserez. “Ha deciso lui il programma di lavoro, dicendoci quali set voleva fossero costruiti per primi”.
“Jean ha svolto un lavoro fantastico”, sostiene Laugier. “C’erano quasi trenta location diverse nella pellicola. In parte è un film fatto di inseguimenti, quindi la protagonista corre da un punto all’altro per salvare suo figlio. Questo significava dover costruire tante cose. Inoltre, voleva dire molti trasferimenti per la troupe, i camion e l’attrezzatura, un’ulteriore difficoltà. Ma Jean ha svolto un lavoro fantastico. Ciascuna di queste location sembra cinematografica ed eccitante, ma anche assolutamente concreta”.

Carrière, che aveva già lavorato assieme a Laugier per Martyrs, era molto metodico nel suo approccio verso il lavoro. Anche se tante location sono state trovate nei paraggi, diverse di esse sono state modificate pesantemente (in maniera concreta, digitale o in entrambi i modi), mentre altri set principali sono stati costruiti completamente da zero per venire incontro allo stile di riprese di Laugier. Utilizzando dei piani sequenza molto lunghi, Laugier nelle scene fondamentali spesso segue l’azione mentre si svolge, spostando la cinepresa attraverso i diversi set (e talvolta anche tra gli interni e gli esterni).
Per Carrière, questo significava costruire dei set adatti a questi movimenti di macchina.

“Pascal è un regista molto esigente e accurato nel modo in cui gira i suoi film”, spiega Carrière. “Lui vede tutta la pellicola nella sua testa prima di iniziare e sa esattamente dove si troverà la cinepresa. Quindi, era importante pianificare e costruire i set in maniera molto precisa... Uno scenografo non ha spazio per improvvisare quando deve lavorare con Pascal e il suo stile di riprese”.
Per collaborare con Laugier, il lavoro di Carrière è stato pianificato a lungo, visto che bisognava cogliere tanti piccoli particolari. “Noi volevamo che i colori fossero desaturati, con dei verdi e dei blu monocromatici”, nota lo scenografo, passando dalle distese di pini alle montagne Kootenay.
“Tra i protagonisti del film ci sono le montagne e i boschi”, spiega Carrière. “Volevamo assolutamente dare l’impressione di trovarci in una vallata, circondata da montagne e alberi, come se fosse un recinto. Insomma, Cold Rock deve rappresentare una prigione per i personaggi”.

Per creare gli ambienti esterni di Cold Rock, lo scenografo e il regista hanno utilizzato la città di Ymir, attraversata da una sola strada, arricchendo l’aspetto che si vede sullo schermo con delle facciate concrete e delle aggiunte digitali. “Metà della città non è reale”, sostiene Carrière. “Non esiste”.
In maniera simile, Carrière ha messo assieme dei cambiamenti concreti e digitali per trasformare un ex ospedale nella miniera abbandonata che si vede nel film, così come uno spazio industriale (un ex garage) nella tavola calda della città. “Abbiamo costruito tutti gli interni di quel set, per poi arredare l’esterno con un’insegna, in modo da dar vita a quella tavola calda”, ricorda Carrière. “Insomma, tutto questo significava molto di più che scegliere delle semplici location”.

Due delle maggiori sfide consistevano nel creare dei set adatti al bisogno di Laugier di riprendere tutta l’azione con un unico piano sequenza. In una scena, la camera del regista si sposta attraverso una porta nascosta in un seminterrato e dentro una caverna della miniera abbandonata. “Invece di costruire un tunnel sul teatro di posa, abbiamo costruito il seminterrato nel vero tunnel della miniera”, spiega Carrière. Per realizzare un’altra sequenza, in cui seguiamo Jessica Biel dall’interno della sua casa mentre insegue il figlio rapito nella notte, c’è stato bisogno di un lavoro supplementare.
“Abbiamo dovuto costruire l’intera casa da zero”, rivela Carrière. “Visto che Pascal desiderava realizzare un’inquadratura senza stacchi tra l’interno e l’esterno, abbiamo dovuto creare queste stanze, delle dimensioni di un teatro di posa, all’interno di una casa normale e nella location”.

“Questa è la sfida per uno scenografo”, prosegue Carrière. “Non si tratta soltanto di ideare dei set, ma di crearli per dar vita a delle storie. Devono essere perfetti per la visione di un regista. Tutte queste inquadrature che Pascal aveva in mente dovevano essere preparate e poi inserite nelle scenografie”.
Laugier doveva anche lavorare a stretto contato con il direttore della fotografia, con cui collaborava per la prima volta, Kamal Derkaoui, nella previsualizzazione e nella realizzazione delle sequenze più complicate della pellicola. “Quando giro negli Stati Uniti, di solito mi chiedono di fare tutto in maniera molto convenzionale”, rivela Derkaoui. “Ma il modo in cui Pascal prepara le inquadrature, è assolutamente nuovo per me”.

“Nella stessa scena, abbiamo una steadicam fluttuante, con uno stile molto da camera a mano, un dolly molto accurato e una folle inquadratura dall’alto... e tutto senza interruzioni”, spiega Derkaoui. “L’ho visto fare nei suoi film precedenti e funziona benissimo. Tecnicamente non dovrebbe e invece è perfetto. E’ questo che rende il suo stile così particolare”.
Sebbene questo stile possa sembrare pianificato meticolosamente, in particolare le sequenze d’azione, Laugier è molto spontaneo sul set, tanto da arrivare ad improvvisare, cogliendo delle sequenze in maniera naturale mentre avvengono davanti a lui.

“La vita è più sorprendente di qualsiasi sceneggiatura”, afferma il regista. “Ho realizzato il mio primo film, Saint Ange, controllando tutto. Gli imprevisti sul set erano il mio nemico... Ora sono in grado di far entrare nei miei film la vita reale, che così diventano più liberi, selvaggi e inattesi, insomma più realistici. Trovare il giusto equilibrio tra il controllo e l’improvvisazione è quello che sto cercando di fare ora”.

Un progetto pensato per la prima volta in un appartamento di Parigi nel 2005, di cui sono terminate le riprese nel novembre del 2010, mentre l’inverno si avvicinava a Nelson, con il suo mondo fittizio di Cold Rock. Assieme al suo montatore Sébastien Prangère e alla squadra di effetti speciali Laugier ha aggiunto quattro mesi di postproduzione per terminare la pellicola.
Per la troupe il successo maggiore nelle riprese consisteva nel portare sullo schermo la visione che Pascal Laugier aveva della pellicola e magari andare anche oltre.

“Ho conosciuto Pascal durante il nostro primo viaggio per trovare le location”, ricorda Kevin DeWalt. “Era molto appassionato quando parlava della sua visione e del modo in cui voleva portarla in scena. A quel punto, aveva terminato i disegni preparatori, utili per capire l’aspetto e le sensazioni... Così, avevo capito quest’uomo. Lui sapeva quello che voleva. Ora che abbiamo terminato le riprese, se torniamo ai disegni originali, posso dire che il film è proprio così”.
“Se ho svolto bene il mio lavoro, dovrebbe essere un film appassionante”,
sostiene Laugier. “Spero che contenga diversi livelli, in grado di sorprendere il pubblico. Ma allo stesso tempo, la mia speranza è che rimanga nella testa degli spettatori e che loro ci riflettano dopo essere usciti dal cinema”.
trailer italiano scrive a proposito di I bambini di Cold Rock The Tall Man
musica del trailer italiano:
Velvet Ears - Hold my eyes

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