Battleship di Peter Berg

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locandina Battleship
 
Regista: Peter Berg
Titolo originale: Battleship
Durata: 131'
Genere: Azione, Guerra
Nazione: U.S.A.
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 20 Aprile 2012 (cinema)

Attori: Liam Neeson, Alexander Skarsgård, Josh Pence, Taylor Kitsch, Brooklyn Decker, Rihanna, Reila Aphrodite
Sceneggiatura: Erich Hoeber, Jon Hoeber

Trama, Giudizi ed Opinioni per Battleship (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Tobias A. Schliessler
Montaggio:
Musiche: Steve Jablonsky
Scenografia: Neil Spisak
Costumi: Louise Mingenbach

Produttore: Sarah Aubrey,Peter Berg,Brian Goldner,Bennett Schneir,Scott Stuber
Produzione: Battleship Delta Productions, Film 44, Hasbro, Stuber Productions
Distribuzione: Universal Pictures Italia

La recensione di Dr. Film. di Battleship
Dai, non male, ok, se si ignora la solita trascuratezza scientifica tipica di una certa fantascienza hollywoodiana francamente un po' sciattona... Non sbaglierebbero mai il calibro di un proiettile, ma si permettono già dall'inizio rappresentazioni a dir poco ridicole del funzionamento di antenne e satelliti. Da qui in avanti sarebbe sparare sulla croce rossa e non dico più niente per non togliervi il piacere di mandare voi stessi qualche insulto a chi ha potuto concepire incongruenze così bestiali. Immaginando di avere 10 anni è cmq. divertente.

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Colonna sonora / Soundtrack di Battleship
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Andrea Mete: Ten. Alex Hopper
Massimiliano Manfredi: Stone Hopper
Myriam Catania: Samantha 'sam' Shane
Domitilla D'amico: Cora Raikes
Alessandro Rossi: Vice Amm. Shane
Gianfranco Miranda: Cap. Nagata
Nanni Baldini: Cal
Davide Perino: Ordy
Marco Guadagno: Segretario Della Difesa
Paolo Marchese: Ten.col. Mick Canales
Simone Mori: 'beast' Lynch
Franco Mannella: Dott. Nogrady

Personaggi:
Taylor Kitsch: Ten. Alex Hopper
Alexander Skarsgård: Stone Hopper
Brooklyn Decker: Samantha 'sam' Shane
Rihanna: Cora Raikes
Liam Neeson: Vice Amm. Shane
Tadanobu Asano: Cap. Nagata
Hamish Linklater: Cal
Jesse Plemons: Ordy
Peter Macnicol: Segretario Della Difesa
Gregory D. Gadson: Ten.col. Mick Canales
John Tui: 'beast' Lynch
Josh Pence: Capo Moore
Stephen Bishop: Taylor
Adam Godley: Dott. Nogrady

Informazioni e curiosità su Battleship


Battleship è stato girato in location a Honolulu, alle Hawaii, e ha ricevuto durante tutta la produzione parecchio supporto da parte della Marina Militare degli Stati Uniti. La Marina ha permesso alla troupe del film di visitare vari cacciatorpedinieri degli Stati Uniti classe Arleigh Burke – l’ Hopper (DDG 70), ormeggiato temporaneamente a Pearl Harbor, e il Preble (DDG 88) e il Chung-Hoon (DDG 93), entrambi attraccati alle Hawaii. La produzione ha anche potuto visitare
il Chung-Hoon in mare, e questo ha permesso agli attori e alla troupe di vedere i marinai addestrarsi.
La squadra ha girato anche sul Battleship Missouri Memorial (BB-63), il luogo della resa dei giapponesi alle forze alleate nel 1945, che ha segnato la fine della Seconda Guerra


Note dalla produzione:

LA PRODUZIONE
Da corazzata a cacciatorpediniere: comincia la produzione
Quando ha firmato per sviluppare e dirigere Battleship per la Universal Pictures e Hasbro, il cineasta Peter Berg aveva iniziato a fare delle ricerche per un altro film sulla Marina americana, la sua passione di una vita. Il presidente e CEO della Hasbro Brian Goldner e l’executive top della società Bennett Schneir erano entusiasti di lavorare con il regista che aveva non solo spettacolarizzato l’indimenticabile Hancock e combinato azione e dramma in Friday Night Lights e
The Kingdom, ma che ha anche una grande passione per tutto ciò che riguarda la marina da quando era bambino. Goldner dice: “Pete ha un grandissimo amore per queste navi, per la storia della Marina, e adora stare in mare. Sapevamo che questo sarebbe trasparso sul grande schermo.”

Questa avventura action rappresenta il culmine di un sogno di una vita per il regista, che ha spesso visitato musei navali con suo padre. Berg dice: “Battleship è una mia passione perché, da bambino, ho trascorso tantissimo tempo sulle navi, ascoltando storie dettagliate sulle grandi battaglie della Seconda Guerra Mondiale raccontate da mio padre. Quando mi è arrivato tra le mani, non mi ci è voluto molto per immaginare il film – una storia contemporanea di una flotta
internazionale impegnata in una battaglia molto dinamica, violenta e intensa che è piena zeppa di battaglie navali cariche d’azione con grandi armamenti e conflitto. Si può andare ovunque nel mondo e dire ‘Battaglia navale’, e la gente capisce. Nel mercato di oggi questo è un grande valore aggiunto nel trasformare un brand in un film.”

Berg aveva forgiato un fantastico rapporto con questa divisione delle forze armate, e questo gli è stato molto utile quando è iniziata la pre-produzione. Il regista dice: “Alla Marina è piaciuto il fatto che sono loro a salvare il mondo. Ai marinai del cacciatorpediniere piaceva il fatto che per la prima volta un film non si concentrasse solo sulla portaerei. Gli equipaggi dei cacciatorpedinieri della Marina dicono che sono loro a combattere veramente. Le loro navi proteggono le portaerei.” Il titolo del film è però un po’ un improprio. Berg spiega: “Anche se il film si chiama Battleship (corazzata) le vere corazzate non vengono più usate dalla Marina e sono state rimpiazzate da questi cattivi ragazzi – i cacciatorpedinieri – le navi da combattimento più letali del pianeta.”

A produrre Battleship c’è anche il produttore della Bluegrass Films, Scott Stuber, lui stesso figlio di un veterano della Marina. Questa avventura epica è il suo secondo progetto con Berg, dopo la loro collaborazione del 2007, The Kingdom, ed è l’ultima offerta del produttore che ha dato al pubblico il thriller action di grande successo Safe House – Nessuno è al sicuro.
Nonostante il produttore sapesse che si trattava di una produzione enorme, non si è lasciato intimidire, sicuro del fatto che il pubblico avrebbe visto sguinzagliata una”completa flotta navale”. Stuber dice: “Avendo già lavorato con Pete, sapevo che avrebbe fatto un film su un conflitto navale dei giorni d’oggi con autenticità e entusiasmo.”

Stuber dice che la mancanza di una struttura narrativa del gioco si è dimostrata essere un vantaggio per il suo adattamento. “Quando lavori a film adattati dalla letteratura o dai fumetti e simili, il pubblico ha già delle nozioni prestabilite dei personaggi e del loro sviluppo” dice il produttore. “Visualizza la storia mentre la legge. Questa è una sfida completamente diversa, perché noi abbiamo dovuto creare dei personaggi. Il bello del gioco è che si va alla cieca, è la strategia, il me contro te. Non cominciare con personaggi preesistenti è liberatorio, perché non si è limitati da
quello che è scritto nel materiale originario. Si possono creare all’interno della dinamiche della storia, quella che poi diventa un grande film action.”

La storia del materiale originario è davvero interessante. Nel 1984, la Hasbro ha acquistato la società Milton Bradley ereditando molti giocattoli e giochi conosciuti in tutto il mondo, tra cui “Battaglia Navale”. La Hasbro, una delle società creatrice di giochi più importante del mondo, ha cominciato a pensare a delle strategie che le permettessero di tradurre i suoi giochi in media differenti. Sotto la guida di Goldner, nell’ultimo decennio la Hasbro ha ridato vigore ai suoi classici. La società li ha reinventati per una varietà di nuovi media, inclusi film blockbuster, televisione, intrattenimento digitale, editoria, beni di consumo, concessione di licenze e vendita al dettaglio.

Dopo il successo commerciale dei giochi trasformati in film Transformers e G.I.Joe: La Nascita dei Cobra, Hasbro ha rivisto il suo catalogo e si è concentrata su “Battaglia Navale” da trasformare in film. La società sapeva però che non sarebbe andata avanti prima di aver risolto un dilemma cruciale: come trasformare un gioco amatissimo in un film coerente e divertente.
Parlando delle ragioni per cui affrontare questo progetto ambizioso con la squadra di Berg e Stuber, Goldner spiega: “‘Battleship’ è un marchio globale conosciuto da quasi 40 anni in più di 30 nazioni, come ‘Corazzata’ o ‘Battaglia Navale’. La gente conosce il gioco e capisce la sua natura di confronto. Sapevamo di poter prendere i suoi elementi avvincenti e svilupparli reimmaginandoli. In più, credevamo che portare l’elemento alieno nel gioco lo avrebbe reso contemporaneo e molto universale.”

Al suo centro, secondo il produttore, c’è una storia di strategia che impegna il pubblico. Goldner riflette: “A prescindere da con chi giochi a ‘Battleship’, devi studiare l’avversario sia da un punto di vista psicologico che strategico. E’ il confronto a due che ci ha intrigato, perché questo è la caratteristica del gioco e quello che lo ha reso popolare in tutto il mondo per così tanti anni. Il fatto che tu e il tuo avversario create strategie al buio è fondamentale nel gioco. Sapevamo di poter fare un film intorno a questo.”
Molti anni fa, Goldner ha reclutato l’executive Bennett Schneir con l’obiettivo di usare il suo expertise per sviluppare franchise cinematografici dal catalogo Hasbro. Schneir dice: “Abbiamo capito presto che ‘Battleship’ è un gioco che richiede ingegno, intuizione, logica e intelligenza per cercare di capire chi è il tuo nemico e vincere. Abbiamo pensato che avesse tutti gli elementi per un film enorme e incredibile. E’ cinematografico, eccitante e avventuroso. Per i nostri filmmaker, il gioco è stato un trampolino di lancio fantastico.”

Rivolgendosi agli scettici, Schneir dice: “E’ facile chiedere, ‘Perché avete bisogno di ‘Battleship’ per fare un film di navi contro alieni?’ Ci si può domandare anche perché si dovrebbe aver bisogno di Pirati dei Caraibi per fare un film su pirati e scheletri, o perché si ha bisogno di Transformers per fare un film su dei robot che vengono sulla Terra dallo spazio. C’è molto nel DNA di ‘Battleship’ che è fonte di ispirazione per i cineasti. Ci sono indicazioni lungo la strada dell’idea del giocare al buio, del non sapere nulla e poi sapere tutto. L’esperienza strutturale in tre atti del gioco, la fantasia del giocare, e come questo si traduce in un film è diventata la tela sulla quale i nostri filmmaker hanno dipinto la loro visione della storia.”

Come Goldner, l’approccio di Schneir allo sviluppo del film è stato centrato su quello che rende unico questo gioco. “‘Battleship’ è una parte importante della nostra infanzia e dell’esperienza familiare,” dice il produttore. “Mi piace l’idea di combattere contro un nemico che non si può vedere. A poco a poco, si alza il sipario e capisci dove il nemico mette le sue navi e dove devi colpire. Questo è quello che ti conduce alla vittoria. Portare sul grande schermo questa
emozione è coinvolgente e avvincente.”
Anche se il suo equivalente moderno è il cacciatorpediniere, la nave da guerra nota come corazzata (Battleship, appunto) ha avuto un ruolo di spicco nella Seconda Guerra Mondiale ed è stata in uso fino alla prima Guerra in Iraq nel 1991.

Stuber spiega: “Le corazzate venivano definite per la loro potenza e la stazza e costruite per incassare le schegge di granate. Erano navi enormi con enormi armi da fuoco e scafi molto spessi che avevano una potenza strordinaria. Sono le protettrici della flotta. Sono come agenti dei servizi segreti: se un nemico apre il fuoco, loro scattano davanti
alla flotta e incassano i colpi. C’è qualcosa di straordinariamente eroico nell’essere i primi della fila in battaglia. All’interno della flotta c’è anche la portaerei, un’altra nave incredibile che è come un aeroporto nel bel mezzo dell’oceano. Alla fine, era compito della corazzata, e oggi del cacciatorpediniere, proteggere la flotta e la portaerei.”

La produttrice della Film 44, Sarah Aubrey, dice: “I cacciatorpedinieri sono macchine magnifiche, governate da persone incredibilmente intelligenti e coraggiose. Abbiamo pensato che fosse una grande opportunità mostrarli nel contesto di questo gioco che la gente ama tanto. Vi portiamo all’interno di queste enormi bestie degli oceani. Vedrete le loro armi, i missili, tutta la loro potenza. Nella nostra storia, loro sono perdenti. E noi introduciamo questa potente flotta della Marina che vaporeggia in mezzo al mare, diversa da tutto quello che abbiamo mai visto in un film.”
Berg e Aubrey erano contentissimi che il loro sogno di realizare un’avventura nautica stava alla fine diventando realtà, e sapevano che sarebbe stata epica. “Il gioco ci ha dato la possibilità di realizzare il nostro moderno film Battaglia Navale,” continua Audrey. “La maggior parte dei film sulla Marina sono storici, perché in quest’epoca non si vedono tante battaglie navali. Non abbiamo mai visto la Marina moderna in tutta la sua gloria sullo schermo, con queste navi e armi, in questa scala e portata.”

Anche se i filmmaker avevano la loro protagonista (quella che dà il titolo al film) dovevano inventarsi una storia, con tanto di eroi e del misterioso nemico contro cui combattere in alto mare. Berg spiega: “Quest’idea degli alieni e di combattere contro di loro per mare mi è venuta un giorno. Sapevo che l’unico modo per far funzionare il film era renderlo una storia di personaggi. Il CG e lo spettacolo dovevano supportare i personaggi.”
Berg ha chiesto agli sceneggiatori di Red, Erich e Jon Hoeber, di unirsi a lui. I fratelli hanno incontrato Berg a primavera 2009 e sono diventati gli sceneggiatori del film. “La parte degli alieni era nella nostra prima presentazione: la Marina salva il mondo da un’invasione” spiegano gli sceneggiatori. “Abbiamo cominciato con una pagina bianca tutta da scrivere. Peter ha demolito le nostre idee, ma c’era fiducia e collaborazione. Una volta capita la direzione, abbiamo scritto un trattamento elaborato durante l’estate e la prima stesura in autunno. Abbiamo avuto un perfetto sincronismo per tutto il corso dello sviluppo. Pete è un quarterback con un’energia infinita che ha portato moltissime buone idee. Abbiamo fatto molti brainstorming su cosa volevamo che il film fosse e su quali dovessero essere gli elementi strutturali. Poi abbiamo creato i personaggi e le situazioni drammatiche.”

Gli sceneggiatori erano entusiasti di dare vita a un’epica battaglia navale che avesse le caratteristiche del gioco e insieme che introducesse un complicato attacco alieno, e dicono: “L’idea di riuscire a scrivere un film d’azione con protagoniste le navi era eccitante. E’ da tanto tempo che nessuno fa un film con la Marina degli Stati Uniti predominante. E’ stata un’opportunità rara. In più, l’opportunità di dargli un’ambientazione moderna è stata straordinaria, con un nemico che si combatte faccia a faccia invece che lanciandogli missili da miglia di distanza.”
Per prepararsi alla sceneggiatura, i fratelli hanno fatto delle ricerche trascorrendo tre giorni su un cacciatorpediniere classe Arleigh Burke, il USS Preble. I due dicono: “Osservare questo giovane equipaggio in azione è stata un’esperienza incredibile; la loro professionalità, dedizione e passione sono state davvero illuminanti. Ci hanno dato accesso libero a tutta la nave, e noi abbiamo familiarizzato velocemente con il loro linguaggio, la cultura e i dettagli degli armamenti che
utilizzano. Hanno creato scenari di Guerra per noi che ci hanno aiutato a rendere le cose il più realistiche possibile sia per quanto riguarda la storia che i personaggi.”

Gli sceneggiatori hanno lavorato con Berg per esplorare cosa sarebbe successo se una razza aliena avesse risposto a una serie di trasmissioni interstellari della NASA verso un pianeta che si trova nella zona cosiddetta Goldilocks in un’altra galassia. Conosciuto come “Pianeta G”, questo pianeta con il quale gli scienziati della NASA sono in comunicazione da sei anni, è un’immagine specchio del nostro mondo. La logica è che se un pianeta è troppo lontano dal suo sole, il mondo è
troppo freddo perché ci sia vita; se un pianeta è troppo vicino al suo sole, è troppo caldo per permettere la crescita di flora e fauna. Questo pianeta con il quale comunichiamo si trova al “punto giusto”, è simile al nostro ed è in grado di tenere l’acqua nella giusta massa per sostenere un’atmosfera e quindi la vita. Sfortunatamente per la Terra, i suoi abitanti sono venuti per prendersi le nostre risorse.

Aubrey racconta che mentre la sceneggiatura si sviluppava, la squadra ha trovato una maniera strutturata per introdurre il concetto del gioco. Non solo è stata in grado di portare nel mix il personaggio principale, la nave da battaglia del titolo, ma anche di sistemare tre altre navi armate per la battaglia sotto un campo impenetrabile che si trovava 300.000 piedi in quota e lontano due miglia nautiche. La produttrice dice: “Pete ha avuto l’idea che la nostra nave opera al buio, come nel gioco. Tutti i radar sono andati fuori uso in una battaglia contro gli alieni. Come risultato, i nostri eroi danno la caccia al nemico al buio e per questo Hopper e Nagata devono trovare velocemente il modo per scovare la flotta aliena – senza radar – e colpirla mentre bombarda. Mentre Hopper cerca disperatamente una soluzione, Nagata gli spiega una tattica che usavano i suoi connazionali per localizzare le navi nel Pacifico.”

Nelle loro ricerche, Berg e gli sceneggiatori hanno scoperto che esistono delle boe di segnalazione di tsunami lungo tutte le coste hawaiane, e la loro funzione è triangolare lo spostamento e la fuoriuscita dell’acqua. Aubrey spiega che cosa ha significato questo per il copione: “Le boe misurano lo spostamento dell’acqua come primo segnale di avviso di tsunami per quelli che vivono lungo queste zone costiere a rischio. Nagata le usa per per mappare velocemente una
griglia, che compare sullo schermo del radar della sua nave, simulando la griglia del nostro gioco da tavolo. E’ un modo divertente per far riconoscere al pubblico la nota griglia e il fatto che si stia giocando a ‘Battaglia Navale’.”


Un equipaggio internazionale: Scegliere gli attori per l’avventura action
Mentre l’azione prendeva forma nella sceneggiatura, i filmmaker si sono proposti di popolare la loro storia con un gruppo di eroi che si imbatte nei suoi nemici alieni dopo aver investigato su un pezzo di detrito che galleggia al largo della costa di Oahu. A unirsi a loro ci sarebbe stato l’abile produttore Duncan Henderson, che ha già aiutato a dare vita alle epopee oceaniche Master and Commander: Sfida ai confini del mare e Poseidon e ha lavorato in ruoli chiave di produzione su La tempesta perfetta e Harry Potter e la pietra filosofale.
Quando la squadra di Battleship conduceva ricerche per il film, ha trascorso del tempo su cacciatorpedieri della flotta della Marina e ha visitato lo Special Operations Command (SOCOM) dell’esercito degli Stati Uniti in Florida. La squadra è rimasta colpita dai giovani uomini e dalle giovani donne che popolano le truppe high-tech della Marina, e dalle situazione estreme per cui vengono addestrati. E’ diventato assolutamente chiaro che in un momento sbagliato in politica o
guerra, questi marinai si troverebbero nel bel mezzo di situazioni di vita o di morte e per queste vengono addestrati.

Stuber dice che la profondità delle ricerche e l’esperienza come attore di Berg risultano nella scelta di un gruppo di attori che fa giustizia ai coraggiosi marinai che ha incontrato. “Pete vuole ricreare tutto in maniera realistica, sia attraverso la performance di un attore sia un’esplosione sul fianco della nave” dice il produtture. “Per Friday Night Lights, non ha solamente letto il libro, è andato in Texas per immergersi nel mondo del football liceale. Molto di questo viene dall’essere un attore. Gli altri attori hanno fiducia in lui perché vedono che lui vuole ottenere la loro migliore
interpretazione. Lui prende questi personaggi autentici e li mette in grandi mondi.”
Nello sviluppare il protagonista del film, Hopper, Berg e i fratelli Hoeber hanno immaginato un personaggio costretto a crescere in fretta. Bambino scalmanato e istintivo, Hopper impara la disciplina attraverso la Marina, specialmente da suo fratello maggiore. La frustrazione di Stone verso suo fratello lo porta a insistere sul fatto che Hopper metta la testa a posto. “E’ amore fraterno portato a un livello completamente nuovo” dice Aubrey. “Hopper rimane comunque un istintivo
che cerca sempre rogna.”

“Penso che Battleship sia autobiografico,” ride Goldner. “In un certo senso, Hopper è Pete. Quello che amo di lui è la sua volontà di mettere le carte in tavola. Non ci sono filtri. Pete è proprio dentro, a creare una caratterizzazione di qualcuno per il quale il pubblico può fare il tifo. Hopper è un tipo tosto, sicuramente problematico e con una storia. Vedrete una profondità e un personaggio che si evolvono. Pete ha creato un personaggio vero, emblematico e seducente per il pubblico.”
Un altro collaboratore di lunga data di Berg, Taylor Kitsch, è stato scelto per il ruolo di Hopper. Il lavoro di questo attore nel programma televisivo, acclamato dalla critica, Friday Night Lights commuove il pubblico dal 2006, e il suo lavoro ruba scena in X-Men - Le origini - Wolverine del 2009 ha dato vita a Gambit, uno dei personaggi più amati dell’universo degli X-Men. Oltre a Battleship, questa primavera Kitsch è sui grandi schermi di tutto il mondo come protagonista dell’epica storia Disney John Carter. A luglio lo vedremo in Savages della Universal, il nuovo film
di Oliver Stone.

Ci voleva solo uno come Berg per convincere l’attore a tagliarsi i capelli per la prima volta dopo 12 anni. Berg ha cominciato la sua carriera davanti alla cinepresa prima di passare alla regia, e il suo stile è da tempo compatibile con quello di Kitsch. “Mi piace molto il fatto che Pete giri con estrema libertà,” commenta l’attore. “Io ero abituato al suo stile da FNL e gli sarò sempre grato di avermi dato la grande opportunità di interpretare Riggins.”
Kitsch era anche curioso di esplorare la dinamica tra due fratelli, e dice: “Questo è quello che mi ha portato a bordo, e il gioco di parole è intenzionale: l’arco di Hopper nella storia che comincia con lui che ruba e viene arrestato, continua con il suo rasarsi quando si arruola e finisce con lui che diventa un leader. Per un attore questo è fantastico. Si vedono le sue emozioni attraverso le perdite che subisce, poi lo guardi diventare il capitano della nave. Hopper non voleva diventare così, ma ci si ritrova inaspettatamente dentro ed è costretto a tirare fuori le sue capacità nella
circostanza più estrema. Anche se è in Marina, il suo spirito non è cambiato. Questo uomo che sta salvando il mondo è lo stesso che avete incontrato all’inizio.”

“Stone gli da uno scopo, e Hopper deve tutto a suo fratello” continua l’attore. “All’inizio non voleva mettersi in gioco per paura di fallire. Preferiva rimanere fermo e andare con la corrente, perché sapeva cavarsela senza problemi. Ma correre dei rischi significa anche rischiare di fallire, e questo Hopper all’inizio proprio non vuole farlo.”
Berg è volato a Londra— dove l’attore stava girando John Carter— per parlare a Kitsch del film. Kitsch ricorda la cena: “Con Pete non è mai un incontro solito, medio. E’ così: ‘Vuoi farlo con me o no? Facciamolo. Facciamo un film divertente e tosto con un cuore!’ Avere questa responsabilità e impegno è tutto. C’era già fiducia, e questo sul set è fondamentale. Devi sapere che il tuo regista ha a cuore te, il tuo personaggio e, naturalmente, la riuscita del film.”

Kitsch divide il grande schermo con un’altro beniamino della televisione, Alexander Skarsgård. La star della pluripremiata serie della HBO True Blood è stato scelto per il ruolo del Comandante Stone, il disciplinato fratello maggiore di Hopper che lo convince ad arruolarsi nella Marina. Berg ha incontrato l’attore a cena, questa volta a Los Angeles, dove Skarsgård vive quando gira la serie di cui è il protagonista Eric Northman, l’anziano vampiro vichingo.
Il figlio maggiore del grande Stellan Skarsgård conosceva “Battleship”: da bambino giocava a questo gioco, conosciuto in Svezia come “Sänka Skepp” (“Nave Affondata”). “Pete mi è piaciuto subito” dice Skarsgård. “Era energico e entusiasta e così parlava del progetto. Quando mi ha raccontato dell’amore di suo padre per la storia della Marina, si vedeva tutta la sua passione. E mi piaceva la dinamica tra i due fratelli. Stone è diligente, un gran lavoratore che ha frequentato
l’Accademia Navale. E’ molto motivato. Vuole anche molto bene a suo fratello minore, ma non sa bene come aiutarlo.”

Skarsgård aggiunge: “Hopper non ha tutta questa voglia. Fa continuamente casini, ma è anche affascinante. L’approccio di Stone è di lasciare che suo fratello impari dagli errori e cresca.
E’ duro con Hopper, ma si sente il legame e l’amore che c’è tra loro. Si deve sentire che Stone ama suo fratello altrimenti non funziona. Mi piaceva davvero la dinamica tra i due.”
Skarsgård ha plasmato il suo ruolo chiedendo di trascorrere del tempo su una nave della Marina USA, la Benfold (DDG 65), e osservando il comandante (CO) e il suo equipaggio in azione. Se la Marina era un’entità del tutto nuova per lui, l’attore non era però estraneo al mondo militare. Prima di interpretare un marine nella miniserie di David Simon per la HBO Generation Kill, ha passato del tempo come Marine che lavora per l’antiterrorismo in Svezia, la sua patria.

Il timing della richiesta di Skarsgård ha coinciso con il Rim of the Pacific Exercise (RIMPAC) del 2010, l’evento marittimo biennale che si svolge al largo delle coste hawaiane. E’ il raduno marittimo internazionale più grande del mondo e vi partecipano più di una dozzina di Marines di tutto il globo. Il RIMPAC è ospitato e amministrato dalla Marina degli Stati Uniti, con il supporto del Corpo dei Marines, della Guardia Costiera USA, della Guardia Nazionale Hawaiana e
della Flotta Pacifica USA, che invita e supervisiona le forze militari alleate delle nazioni del Pacifico.
Con la cooperazione della Marina degli Stati Uniti, Berg ha portato delle troupe su quattro navi per 12 giorni per catturare lo spettacolo di queste esercitazioni militari e fare delle splendide riprese sulle navi in mare aperto. Queste troupe sono state supportate da cineprese su barche e elicotteri che hanno aggiunto moltissimo al look del film, e tutte le sequenze sono state poi inserite nel copione. “E’ stata una fortuna che il RIMPAC si svolgesse alla Hawaii, così siamo andati lì con Pete e la troupe per una fantastica settimana” ricorda Skarsgård. “Io sono riuscito a parlare con il
Comandante della nave, e questo mi ha aiutato moltissimo. Sono riuscito anche a decollare e atterrare su una portaerei, una cosa davvero spettacolare.”

Skarsgård racconta come Berg ha inserito la loro esperienza a bordo durante il RIMPAC nel film: “Stone ottiene un riconoscimento perché la sua nave, la Sampson, è la nave di più alto livello tra le navi delle 13 nazioni che partecipano. Stone è orgoglioso della sua nave e del suo equipaggio, e suo fratello minore è ufficile di Marina su un altro cacciatorpediniere. Avere Hopper là al largo su un’altra nave è divertente per Stone.”
Un altro membro importante della Marina americana è stato interpretato da Rihanna, al suo esordio come attrice. La vincitrice del Grammy è stata scelta per interpretare il ruolo della tosta Sottufficiale cannoniere Cora Raikes, una dell’equipaggio della nave di Hopper. “Dal primo giorno, Rihanna mi ha dato emozioni forti” dice Berg. “Sa ascoltare le indicazioni e conosceva bene la parte. Sono rimasto molto colpito dal suo lavoro.”

La cantante era aperta a ruoli da attrice prima dell’inizio della produzione. “Non sapevo chi avrei interpretato quando ho incontrato Pete,” rivela Rihanna. “Dopo ho avuto il copione e ne sono rimasta molto colpita, la storia mi piaceva moltissimo. Non riuscivo a smetteere di leggere, chiara indicazione del fatto che sarebbe stato un film che mi sarebbe piaciuto vedere. Di lavorare con Pete ho apprezzato la sua energia, il suo spirito d’avventura e la spontaneità.”
Rihanna si è immedesimata nel suo personaggio: “Raikes è una tosta, è una dei ragazzi. E’ stato divertente interpretarla perché io da bambina ero un maschiaccio. Il personaggio ha una grande energia grezza, e per me è stata un’occasione per essere completamente diversa da quello che la gente è abituata a vedere. E’ stato emozionante per le persone vedermi come attrice e guardarmi come Raikes e non Rihanna.”

Per l’esordio di Rihanna come attrice, Berg ha scelto come consulente tecnico un marinaio di solo un anno più giovane della cantante. Al tempo dell’inizio della produzione, JACQUELYN CARRIZOSA era nella Marina da tre anni ed era di base sulla portaerei USA Ronald Reagan (CVN-76) a San Diego. Carrizosa era un Sottufficiale Aiuto Cannoniere (SW/AW) che Berg ha
visto per la prima volta giocare a calcio per una squadra della Marina durante il RIMPAC del 2010.
Berg dice: “Volevo che Rihanna vedesse che è possibile essere tosti, duri e insieme femminili e sexy. Ho visto Jacque e pensato che lei fosse Raikes. L’ho vista alla RIMPAC Cup, ed era l’unica donna che giocava a calcio con un gruppo di maschi. Era tutta sporca e sudata e portava una maglietta di una band musicale terribile. E’ un marinaio irriducibile e dedito al suo lavoro. Ho pensato che sarebbe stato un buon modello per Rihanna, e le due sono andate d’accordissimo.”

Rihanna ricorda il suo primo incontro con il Sottufficiale, che fa anche la sua controfigura nella partita di calcio del RIMPAC, e dice: “Avevo Jacque nella mia roulotte tutto il giorno. Ascoltavo la stessa musica che ascoltava lei, e ho vissuto e respirato come lei perché interpretavo chi è lei nella vita.”
Raikes non era l’unica donna tosta nel copione dei fratelli Hoeber. C’era anche la fisioterapista Samantha “Sam” Shane. L’attrice Brooklyn Decker è stata scelta per interpretare Sam, fidanzata di Hopper e figlia del suo Comandante. “Mi trovavo a Oahu, a girare Mia moglie per finta, quando ho ricevuto la telefonata,” ricorda Decker. “Mi hanno detto che non andavo bene per la parte perché volevano una dura e io sembravo troppo carina e tenera. Ma continuavano a richiamarmi, e io sono andata a L.A. a leggere la parte per il casting. Una settimana dopo mi ha chiamato Pete.

“Sapevo che il ruolo sarebbe stato molto fisico, e Pete voleva essere sicuro che me la sarei cavata” continua Decker. “Per questo mi ha messo sotto. Quello che mi ha fatto accettare questo film è stato il fatto che fosse Pete il regista. I personaggi femminili forti sono la sua specialità. Le donne dei suoi film non sono mai damigelle in pericolo; non sono mai deboli. Quando ho letto la parte di Sam, mi è piaciuto che lei fosse la figlia dell’Ammiraglio, un po’ ribelle, forte e
indipendente e in grado di aiutare a salvare il mondo.”
Il regista racconta perché ha scelto Decker: “Lei è incredibilemte matura per essere una ventitreenne. Quando è stata scelta, ci siamo chiesti se questa modella sapesse recitare. Brooklyn sorprenderà tutti. E’ una donna intelligente, seria e bella che vuole fare un buon lavoro. E’ matura e piuttosto brava nella sua parte.”

A differenza dei suoi colleghi, la preparazione di Decker non ha implicato una settimana in alto mare. In realtà, lei ha delle ferite che provano le sue accidentate riprese di varie settimane nella macchia hawaiana. Per prepararsi al suo ruolo di fisioterapista che riabilita soldati feriti, l’attrice ha visitato degli ospedali per incontrare soldati feriti e dice: “Sono andata al Tripler Army Medical Center di Honolulu e in un altro ospedale per la riabilitazione, l’Intrepid Center di San Antonio. Rispetto Pete per l’impegno che ha messo nel rendere giustizia ai militari, e questa è anche la
ragione per cui l’esercito è stato così di supporto.”
Molte dozzine di questi guerrieri feriti hanno fatto le comparse durante il giorno di riprese al National Intrepid Center of Excellence, una struttura per la riabilitazione di San Antonio che cura amputazioni e vittime di bruciature. Si trova accanto al Brooke Army Medical Center di Fort Sam Houston ed è stato costruito specificatamente per curare i militari che tornavano dalle operazioni in Iraq e in Afghanistan.

“Una parte importante di Sam è il suo rapporto con Mick [il personaggio del Colonnello USA Gregory D. Gadson], le difficoltà che hanno uno con l’altra e il fatto che, con un arco di sviluppo emotivo e fisico, poi diventino una enorme fonte di forza uno per l’altro” riflette Decker. “Ho parlato con i soldati per capire il loro stato emotivo e il modo in cui hanno fatto progressi nelle varie fasi della sindrome post-traumatica al ritorno dalla guerra. Grazie alle moderne tecnologie, ci sono moltissimi soldati che tornano e non muoiono a causa delle loro ferite. Alcuni tornano con arti
mancanti e con altre ferite gravi che sono al di là di ogni immaginazione.”
Il personaggi a cui Decker fa riferimento è il Tenente Colonnello dell’Esercito Mick Canales, che ha perso entrambe le gambe in Afghanistan e di recente è stato dotato di protesi. Nel lungo cammino verso la ripresa, questo ufficiale delle Forze Speciali si affida a Sam perché lei lo assista nella sua riabilitazione psicologica e fisica. Mentre Hopper è impegnato in esercitazioni di guerra, Sam e Mick partono con la loro prima seduta di riabilitazione. Lei porta il veterano a fare una camminata sulle colline sopra al Pacifico. Quello che comincia come un semplice esercizio si
trasforma in una battaglia con degli alieni che stanno tentando di erigere una torre di comunicazione per chiamare rinforzi.

Il ruolo di Mick è stato interpretato da Gadson, un imponente ex giocatore di football le cui gambe sono state amputate sopra al ginocchio dopo essere stato ferito. “Il personaggio di Mick ha lesioni con le quali mi posso identificare” dice Gadson. “Io sono un ufficiale d’artiglieria, sono stato un capo battaglione in Iraq e ho perso le mie gambe a causa dell’esplosione improvvisa di un ordigno. E ho portato al ruolo la mia esperienza e la comprensione della situazione di un uomo in convalescenza da queste lesioni. E’ così che si sono uniti Mick Canales e Greg Gadson.”
Nei suoi più di 20 anni come ufficiale di carriera, questo vero eroe ha servito la patria negli ultimi due decenni in ogni grande conflitto in cui sono stati coinvolti gli Stati Uniti (inclusi Kuwait, Bosnia-Herzegovina, Afghanistan e Iraq). A maggio 2007, Gadson era Tenente Colonnello a capo di 400 truppe a Baghdad. Tre mesi prima dell’attacco era stato dislocato nella città capitale dell’Iraq. Dopo aver partecipato a servizio funebre per due soldati di un altro battaglione deceduti, ritornando verso la base è stato gravemente ferito.

Molti anni più tardi, il soldato sul set del film all’Intrepid Center di San Antonio racconta i dettagli di quella fatidica notte. “Al ritorno verso il quartier generale, il mio veicolo è stato colpito da una bomba a bordo della strada,” spiega. “L’esplosione inaspettata dell’ordigno mi ha scaraventato fuori dal veicolo e ha gravemente danneggiato le mie gambe. Sono stato fortunato che il mio Primo Sergente, Frederick Johnson, mi ha localizzato immediatamente e ha cominciato a rianimarmi. Il PFC Eric Brown mi ha messo dei lacci emostatici intorno alle gambe per tenere sotto
controllo la perdita di sangue. Ci sono volute 129 unità di sangue per salvarmi la vita.”
Dopo aver subito 22 operazioni e aver sperimentato diversi tipi di arti artificiali, Gadson ora ha delle protesi di titanio. Ci spiega come Berg sia venuto a conoscenza della sua storia: “C’è stato un articolo nel numero di gennaio 2010 del National Geographic che si concentrava sulla bionica e sugli avanzamenti in campo di protesi. Io stavo provando due nuove ginocchia e c’era una mia foto in divisa che le mostravo.”

Se Berg aveva dei dubbi sulla scelta di questo non attore, Gadson lo ha rassicurato già il primo giorno. Secondo il regista: “Greg, come Tenente Colonnello, doveva recitare davanti a centinaia di soldati. Doveva essere un duro, uno di loro, un padre o uno zio dei suoi soldati. Appena ha cominciato a sentirsi a suo agio sul set, ho sentito che aveva capito e che si stava divertendo.”
Durante la sua convalescenza al Walter Reed nel 2007, il capitano onorario dei New York Giants non poteva immaginare cosa gli sarebbe successo negli anni seguenti. “Non avrei mai immaginato di essere in panchina con questi campioni del Super Bowl,” dice. “O di essere promosso Colonnello e venire scelto come nuovo direttore dell’Army Wounded Warrior Program.
Ma, devo ammettere che non pensavo proprio che avrei interpretato un film. Tutto va come deve andare e succede per mostrarti che devi solo vivere e non mollare. E questo è quello che ho cercato di fare.”

L’uomo che comanda tutti a Oahu è interpretato dalla star Liam Neeson, a bordo nei panni del Comandante della Flotta Pacifica, l’Ammiraglio Shane— capitano di Hopper, Stone e Raikes (e padre di Sam). L’attore spiega il suo interesse per il film: “La base è la sceneggiatura, che è davvero avvincente. Questa è la cartina al tornasole. Se inizio a leggere e poi mi ritrovo improvvisamente a pagina 78 senza mai essermi fermato per una tazza di té o un bicchiere d’acqua,
mi ha preso. Questo copione è entusiasmante; è forte e avvincente e ha anche uno sviluppo dei personaggi molto buono.”
Abituato a interpretare personaggi tosti, Neeson ha trovato facile entrare nel suo ruolo. Il protagonista di Taken – Io vi troverò e The Grey spiega: “Girando in luoghi come le Hawaii, a Pearl Harbor e sulla USS Missouri, non ho dovuto usare tanto la mia immaginazione da attore… tutta la Storia è proprio là pronta per te.”

Uno dei momenti più memorabili di Neeson sul set è stato il giorno in cui ha girato una scena chiave con il Colonnello Gadson, ambientata al famoso cimitero “Punchbowl” di Honolulu. Neeson racconta: “Io consegno una medaglia al personaggio di Greg, Mick. Dopo essere stato aiutato a salire sul palco, lui viene verso di me. Mentre la cinepresa girava, lui aveva uno sguardo negli occhi che non era recitazione. Esprimeva quello che quest’uomo aveva passato, le ferite incredibili che aveva sofferto per il suo Paese. Ma c’era anche disprezzo, dignità e forza. Mi ha fatto sentire molto orgoglioso.”

Battleship è il secondo grande film hollywoodiano per la star del cinema asiatico Tadanobu Asano, che ha recitato per la prima volta in inglese nel ruolo di un asgardiano di nome Hogun nel blockbuster del 2010 Thor. Asano interpreta la parte dell’equivalente giapponese di Hopper, il Capitano Yugi Nagata, la cui nave, la Myoko, viene distrutta nell’attaco alieno. Questo costringe il capitano a unirsi al suo arcinemico sulla USS John Paul Jones, dove i due combattono insieme.
La produttrice Aubrey descrive l’arco del suo personaggio: “Nagata, con il quale Hopper all’inizio è in attrito, diventa poi il suo alleato in questa battaglia epica. Hopper è molto in competizione con il giapponese, e questo si vede nella partita di calcio della RIMPAC. Dopo il loro primo incontro con gli alieni, Hopper vuole ritornare subito a lottare. Nagata pensa che non è una buona idea ma, essendo un uomo di mare coraggioso e d’onore, non vuole lasciare scoperta la nave
di Hopper . Così lo segue in battaglia e perde la sua nave che viene affondata dagli alieni. Nagata e i superstiti del suo equipaggio vanno a bordo della nave di Hopper, e i due uomini devono ora lottare insieme per sconfiggere gli alieni.”

Asano dice che cosa lo ha attratto: “Interpreto un ufficiale della Marina giapponese che lotta fianco a fianco con un ufficile della Marina Americana, e questa è una cosa che mi ha intrigato. Nagata è il capitano della Forza Marittima di Autodifesa giapponese, e lui e Hopper si incontrano durante una convention di ufficiali di Marina da tutto il Pacifico chiamata RIMPAC.”
“Nagata e Hopper si conoscevano già prima della convention” continua l’attore. “A Nagata piace Hopper, ma c’è qualcosa di lui che gli fa scattare i nervi, e c’è un po’ di conflitto. Io sono capitano e lui è ufficiale, per questo lo tratto con un po’ di condiscendenza, e lui risponde con un atteggiamento simile. Ma quando si tratta di un nemico comune, accettiamo di dover combattere insieme.”

Come il resto del cast, l’attore di Yokohama ha girato molte scene in location a Pearl Harbor. Mettere piede in un luogo così sacro lo ha “fatto pensare molto a quello che è accaduto tra le nostre due nazioni decenni fa.” L’attore afferma: “Senza quella storia, noi giapponesi e americani non collaboreremo a un film come questo oggi. Mi dispiace moltissimo per quelli che hanno perso la vita. Ma il fatto che ora, come giapponese, io possa lavorare in un’atmosfera amichevole con una
troupe americana a Pearl Harbor è una cosa che rende questo film ancora più significativo. Per questo, io sono grato.”
“I miei complimenti a Tad,” commenta Kitsch. “Io non vedevo l’ora di lavorare con lui in ogni scena in cui eravamo insieme. E’ un grande attore, e ricomincerei tutto daccapo di nuovo. Ho ammirato il coraggio che ha avuto a venire qui e a recitare una parte importante in questo film enorme senza essere di madrelingua inglese. E’ come se io andassi in Giappone, parlando solo inglese, e avessi un tizio che mi traduce le indicazioni. Lui è stato bravissimo!”

Asano ricambia il complimento: “C’erano tante cose che erano estranee per me che lavoravo solo per la seconda volta nell’industria cinematografica americana. Ero come un bambino che guardava e imparava dai colleghi. Sono grato specialmente a Taylor. La sua energia e il suo carisma sono palpabili e lui è anche gentile e simpatico. Quando non capivo cosa si diceva, Taylor arrivava e mi aiutava a comunicare. Anche quando giravamo una scena insieme, se io facevo dei
piccoli cambiamenti, lui era sensibile e ricettivo.”
L’attore era solo uno dei tanti attori internazionali del cast multilingue di Berg. Per coincidenza, con l’eccezione di Jesse Plemons, tutti gli altri attori che interpretano personaggi chiave dell’equipaggio navale erano di nazioni fuori dagli Stati Uniti: Kitsch viene dalla Columbia Britannica, Skarsgård è nato in Svezia, e Rihanna è nata alle Barbados.

Il texano Plemons, co-protagonista con Kitsch del televisivo Friday Night Lights, è stato scelto per il ruolo del nostromo della nave, Jimmy “Ordy” Ord. Ordy, ultima ruota del carro, pensava che non avrebbe mai visto azione in battaglia. Deve comunque mostrarsi all’altezza della situazione quando il dovere chiama. Anche il neozelandese John Tui fa il suo debutto a Hollywood nei panni del ventenne uomo in carriera, il Sottufficiale Walter “The Beast” Lynch. Esperto dei motori della nave, Beast è proprio l’uomo che vorresti accanto se dovessi andare in guerra.
Tui, un Tonghiano neozelandese, fornisce un altro esempio della popolarità senza confini del gioco da tavolo, e dice: “In Nuova Zelanda, siamo influenzati molto dall’Europa e dall’America, e ‘Battaglia Navale’ è famossissimo. I miei amici ce l’avevano quando ero piccolo e io ci giocavo con loro.” Per quanto riguarda il suo ruolo nel film, l’attore dice: “Volevo dare al mio personaggio l’integrità che merita, per la Marina, per il vostro Paese.”

Dalla parte dei civili, è stato portato a bordo Hamish Linklater nel ruolo di Cal Zapata, il project manager della Stazione Saddle Ridge che deve unirsi a Sam e Mick per fermare gli alieni e impedirgli di finire la costruzione della torre di comunicazione. Con i nervi deboli, Hamish deve prendere esempio da Mick per portare a termine la sua missione.
A unirsi al cast in ruoli secondari ci sono: JOJI YOSHIDA nel ruolo dell’ingegniere Hiroki del Myoko; RICO MCCLINTON come il Comandante della Marina Brownley; ADAM GODLEY nei panni del capo del progetto Beacon, Dr. Nogrady; JERRY FERRARA nel ruolo di JOOD Strodell della Sampson; e PETER MACNICOL nei panni del segretario della Difesa degli Stati Uniti.


Sangue Freddo: Addestratori e Consulenti Tecnici
Per assistere gli attori nell’interpretazione dei rispettivi ruoli, Berg ha collaborato con diversi consulenti, che hanno aiutato il cast a raggiungere sia la forma fisica che mentale. Soprattutto le squadre che hanno preparato Rihanna, Decker e Gadson alle intense scene di combattimento con gli alieni hanno fatto un ottimo lavoro.
È stata in particolare l’artigliere Jacque Carrizosa a occuparsi dell’addestramento di Rihanna sul set di Battleship. La cantante, prendendo ispirazione da personaggi tosti e duri come la Sarah Connor di Terminator 2: il giorno del giudizio e il soldato semplice Vasquez di Aliens, ha conquistato tutti sul set grazie alla dedizione e la disciplina con cui si è preparata al ruolo.

“Gran parte dell’addestramento che ho fatto sul set mi è servito per imparare a tenere in mano le armi nella maniera corretta”, fa notare Rihanna. “Ho dovuto imparare a conoscere bene le armi che maneggiavo e mi sono impegnata molto per non sembrare solo un’attrice con una pistola in mano che spara nel nulla. Era molto importante anche per Pete che tutto funzionasse proprio come nella Marina USA. La presenza di Jacque ha molto influenzato il mio aspetto e atteggiamento
nel film”.
Durante la produzione del film, Carrizosa aveva il grado E5, sottufficiale di seconda classe. “Mi occupo di tutto, dalle pistole base tipo 9 millimetri, ad armi calibro 50, fino alle torpedini, ai sistemi antincendio della nave, ai missili, al sistema di lancio verticale degli stessi” spiega il marinaio. “Noi artiglieri ci occupiamo anche delle armi da fuoco grosse 5 pollici che trovate su corazzate come la USS Missouri.”

Carrizosa ci spiega come ha preparato l’attrice: “Ho aiutato Rihanna a sentirsi a proprio agio col protocollo militare e col maneggiare le armi da fuoco. Aveva già sparato qualche volta prima di lavorare con me e forse per questo non era affatto intimorita dalla cosa. L’ho aiutata con la postura, a stare sull’attenti e a salutare nel modo corretto. Oltre ad avere un gran talento e a essere molto bella, è una ragazza davvero sveglia e parecchio tosta”. Alla fine il dovere l’ha richiamata e così, dopo aver trascorso tre settimane di pausa alle Hawaii al seguito della produzione, l’artigliere è
dovuta tornare a bordo della sua nave a San Diego. Gadson e Decker invece hanno dovuto affrontare problemi molto diversi mentre combattevano gli alieni sul lato est di Oahu. Le cose, infatti, hanno preso una piega difficile e l’equilibrio di entrambi è stato letteralmente messo a dura prova quando Berg ha portato Gadson e Decker (e Linklater, cruciale nella sequenza dell’accerchiamento) al Kualoa Ranch, dove il gruppo ha trascorso tre settimane a filmare le scene in cui gli alieni costruiscono la loro torre di comunicazione.

Decker ha apprezzato molto l’occasione di stringere il proprio legame con Gadson, cosa che il regista ha molto incoraggiato. “Greg ed io siamo diventati intimi molto velocemente perché eravamo in una condizione di estrema vulnerabilità. Abbiamo provato e girato tra montagne dove pioveva continuamente. Era fangoso, accidentato e ci sono state un paio di occasioni in cui le gambe protesiche di Greg hanno perso la presa sul fango e lui è caduto. Siccome lui cadeva davanti a me, o io avevo i nervi a pezzi davanti a lui, abbiamo imparato subito a fidarci l’uno dell’altra. A un certo punto mi ha detto: ‘Se finiremo per cadere, dovrò appoggiarmi a te. Ho bisogno che tu sia pronta perché quando camminerò in discesa dovrai essermi di sostegno”.

“C’è una scena in cui Sam dà di matto dopo aver trovato corpi mutilati e macchine distrutte ovunque e quando vede uno degli alieni per la prima volta,” continua l’attrice. “Mick è la sua fonte di forza. Il giorno in cui abbiamo girato quella scena, c’eravamo solo io e Greg. Non abbiamo parlato con nessuno sul set: abbiamo provato e basta. Gli ho detto di comportarsi in maniera fisica con me, di spingermi a terra, di afferrarmi e scuotermi. Insomma ce le siamo date di santa ragione, ma ci siamo anche presi cura l’uno dell’altra”.
Berg ricorda il primo giorno di prove prima dell’inizio ufficiale delle riprese: “Greg non ha mai recitato prima ed ha subito una doppia amputazione. La situazione era sicuramente molto scomoda per lui e certamente si è trattato di qualcosa che non gli era affatto familiare. Tuttavia, si è lanciato con generosità ed è venuto fuori da quella situazione alla grande; è stato intenso, specialmente quando è scivolato e caduto. Noi lo abbiamo sollevato, lui ha fatto qualche altro passo ma è caduto di nuovo, anche duramente. Ero certo si fosse fatto male alle gambe, perché sembravano messe male. Lui se ne è stato zitto per un po’ e io ho pensato che sarebbe stato un disastro.” Fortunatamente Berg si sbagliava di grosso.

“Quando non hai le gambe ti capita ... di cadere,” il regista ricorda di essersi sentito dire da Gadson. “Volevo portarlo in cima alla montagna per vedere cosa potevamo aspettarci da lui: quanta forza aveva in sé e se poteva davvero stare in piedi e muoversi su quel tipo di terreno. Brooklyn è stata molto generosa con Greg e l’ha aiutato a camminare. Solo dopo abbiamo cominciato a vedere se era in grado di recitare”.
Anche se le gambe di titanio, che Gadson chiama “quelle vere”, sorreggono il corpo, è comunque molto difficile mantenere l’equilibrio e il soldato va generalmente in giro in sedia a rotelle quando non indossa le sue protesi. Dice che sedere e camminare (anche se con l’aiuto di un bastone) è come essere sul gradino più alto di una scala a pioli. “Si balla parecchio sulle protesi”, spiega a proposito. “Devi trovare l’equilibrio, mantenerti stabile per non perdere l’appoggio alla scala. Questo è il modo migliore che ho di descrivere la condizione di un AK (above knee) bilaterale, o più semplicemente un mutilato sopra al ginocchio”.

Il coordinatore di stunt KEVIN SCOTT si ricorda della prima volta che ha visto una foto di Gadson dopo che Berg lo ha scritturato per il ruolo di Mick. “Ho visto che aveva subito amputazioni ad ambedue le gambe. Ma lui non è solo un tale con due gambe di alluminio, è un vero guerriero, una persona fantastica e un grande leader. La scena di lotta che abbiamo fatto con Greg sarà un momento molto commovente del film. Volevo essere certo di essere rispettoso nei confronti di coloro che hanno perduto un arto. Insomma non volevamo fargli fare nulla che non fosse coerente con la sua condizione e col suo personaggio”.
Scott prosegue: “DAMON CARO, che è uno dei migliori coreografi di scene di lotta dell’industria, ci è venuto in aiuto, e abbiamo messo su un combattimento nel quale Greg potesse sentirsi a proprio agio. C’erano un paio di mosse nel combattimento che sono venute fuori semplicemente parlando con Greg. Lui può muovere le sue gambe in modi che noi neanche ci sogniamo. È stato interessante vederlo reagire al combattimento, e lui stesso ha ammesso di non essere mai stato così ‘fisico’ da quando ha perso le gambe. Ci sono stati diversi momenti molto intensi e lui ne è uscito ogni volta come un vero guerriero. Sono certo che il pubblico non ha mai visto nulla del genere sullo schermo”.

Per assicurarsi che ogni aspetto della Marina degli Stati Uniti fosse ritratto il più accuratamente possibile, il Capitano RICK HOFFMAN è stato interpellato come consulente tecnico. Dai dialoghi alle specifiche tecniche, dalle uniformi ai tagli di capelli, il veterano che ha comandato due navi da guerra durante la sua carriera durata ben 28 anni, non ha lasciato nulla al caso.
Hoffman - che tra l’altro vediamo nei panni del presidente del capo di stato maggiore - racconta: “Quando ho fatto il primo colloquio, Peter mi ha detto che in un film fantastico, la parte realistica deve essere veramente realistica. Voleva usare marinai in attività - preferibilmente già attivi sulla nave - in quante più scene possibili, e noi volevamo essere certi che gli attori fossero percepiti in modo avvincente e convincente”.

Prima di ogni scena importante sulla nave, gli attori del film e le comparse dovevano superare ‘l’addestramento del Capitano Rick’. Anche se non c’erano né flessioni né urla, il suo addestramento durava un giorno intero e ha aiutato sia i marinai ad abituarsi a ciò che sarebbe accaduto sul set, sia gli attori a comportarsi da veri marinai. Si è trattato di un momento importante per il cast e le comparse militari che hanno avuto modo di conoscersi, man mano che provavano le loro scene.
L’influenza del marinaio di carriera si è estesa fino a coinvolgere anche il resto della troupe.
Hoffman aggiunge: “Ho avuto anche la possibilità di lavorare con dei talentuosissimi reparti di scenografia e arredamento aggiungendo piccoli dettagli - spostare una radio affinché interagisse meglio con i movimenti dell’attore, aggiungere cartine nautiche, binocoli o altri piccoli dettagli per creare un ambiente realistico. Per accrescere il realismo ho anche chiesto l'aiuto dei marinai. Loro sanno cosa è realistico molto meglio di me.”


La vecchia Lady grigia: Girare su una vera nave da battaglia
Le riprese sulle imponenti navi di Battleship sono iniziate a Oahu. Era la seconda volta che Berg girava alle Hawaii, che precedentemente hanno sostituito la giungla brasiliana nel film action del 2003, Il tesoro dell’Amazzonia.
Tra le molte ragioni per utilizzare le Hawaii come sfondo per il film, Stuber parla della loro storia negli annali della Seconda Guerra Mondiale, in cui le corazzate erano fondamentali per gli Alleati nel teatro di battaglia del Pacifico, e della commozione che si prova in questo luogo che ha cambiato il corso dell’umanità. Il produttore spiega: “Abbiamo ambientato la nostra storia a Pearl Harbor per commemorare la Storia. Abbiamo anche fatto recitare veri veterani della Marina che hanno combattuto la Seconda Guerra Mondiale e abbiamo riportato la iconica corazzata, la USS Missouri, dandole un ruolo chiave.” Stuber riflette sull’importanza della partnership tra Giappone e America dei nostri giorni. “Ogni anno, l’esercitazione RIMPAC serve a ricordarci quanta strada abbiamo fatto. Ora, in Battleship, vedere marinai giapponesi e americani lavorare insieme per combattere un amico comune è stata una cosa piuttosto potente per tutti quelli coinvolti nel film.”


Un campo da calcio in mare
L’imponente troupe ha girato su navi della Marina USA in mare per un lungo periodo di tempo. Alla produzione è stato permesso l’accesso a cinque diversi cacciatorpedinieri durante le riprese per il film, dandole così l’opportunità di osservare le navi in mare e in porto, oltre che di dare un’occhiata alle vite dei giovani uomini e delle donne che servono la loro nazione.
Il produttore Duncan Henderson (insieme al suo collega di lunga data, il co-produttore TODD ARNOW) ha portato un centinaio di membri del cast e della troupe in alto mare per più di una settimana poco prima che le riprese iniziassero ufficialmente. Parlando della decisione, Henderson dice: “Siamo andati in perlustrazione sulla Gold Coast australiana, ma abbiamo deciso per le Hawaii che aggiungevano realismo al film. Abbiamo parlato di lavorare in una cisterna per questo particolare gioco d’acqua. Ma, una volta arrivati alle Hawaii, siamo potuti andare in aperto oceano e questo è stato fondamentale perché Pete non sarebbe stato capace di ricreare quella bellezza lavorando in una cisterna. In più abbiamo fatto delle splendide riprese.”

Le scene sul Pacifico, un miglio o più al largo dal lato sottovento dell’isola di Oahu, hanno incluso il momento cruciale in cui Hopper e il suo equipaggio (compresi Raikes e Beast) – mentre equipaggiano una barca gonfiabile con lo scafo rigido della Marina – girano intorno a un misterioso pezzo di detrito galleggiante per accertarsi delle sue origini. Questa sequenza ha segnato la volta in cui la produzione ha passato più tempo a filmare in mare aperto. La loro esperienza del RIMPAC, infatti, aveva avuto luogo prima dell’inizio ufficiale delle riprese, il loro lavoro sulla USS Missouri è stato durante la produzione e una ripresa di due giorni in mare sulla portaerei USS Lincoln è avvenuta durante la postproduzione.
Henderson e Arnow insieme hanno aiutato a creare 10 film nel corso degli ultimi due decenni, molti dei quali sono state bellissime pellicole epiche ambientate in mare (tra cui Poseidon, La tempesta perfetta e Master and commander). Per questo i due non si sono preoccupati quando si è trattato di filmare momenti chiave della storia ambientati sulle acque dell’oceano a parecchi piedi di profondità. Hanno proposto qualcosa che non avevano mai provato prima… ed è stata una grande trovata.

L’ idea era di noleggiare una grande chiatta lunga quasi quanto un campo da calcio e portarla nell’oceano. In questo modo, Berg e il direttore della fotografia Tobias Schliessler potevano organizzare le scene da una parte dell’imbarcazione, quella che guardava verso il mare aperto. Da questa parte della chiatta, il supervisore agli effetti speciali premio Oscar® Burt Dalton— ha costruito una sospensione cardanica di 70 tonnellate che simulava la parte della nave degli alieni che va alla deriva nell’oceano.
Dalla parte opposta della chiatta, la troupe è riuscita a mettere i tantissimi veicoli e l’equipaggiamento utili per la settimana di lavoro. Il teatro di posa galleggiante è stato ancorato al largo per un’intera settimana, con gli attori e il personale portati ogni giorno avanti e indietro dalla chiatta da una rete di barche che correvano per tutto il giorno come una flottiglia di taxi acquatici.

Parlando dell’idea ingegnosa, Henderson dice: “Questo approccio è stato unico perché noi usavamo la parte davanti della chiatta come set e tutto quello che c’era dall’altra parte serviva di supporto alle riprese. Siamo anche stati un po’ fortunati. Non abbiamo avuto onde oceaniche né pioggia, probabilmente perché abbiamo girato alle Hawaii durante la stagione secca.”
Finite queste riprese in acqua, la produzione è approdata a Pearl Harbor, la base navale storica ancora in funzione dove vivono e lavorano 12.000 marinai insieme a altri 8.000 membri dell’aviazione della vicina Hickam Air Force Base. Pearl Harbor viene visitato annualmente da migliaia di persone che presentano i loro rispetti all’USS Arizona (BB-39) Memorial. Una delle corazzate bombardate dai giapponesi il 7 dicembre 1941, i resti dell’Arizona si trovano in fondo al porto. E’ anche il posto dove risiedono in pace i 1.177 marinai che sono morti sulla nave, il cui attacco ha provocato l’entrata dell’America nella Seconda Guerra Mondiale.


Breve storia della USS Missouri
Mentre la nave USS Arizona non ha preso parte al film, una delle sue sorelle, la Missouri (ora museo galleggiante chiamato Battleship Missouri Memorial), è stata un ambiente chiave per la truppa per una settimana all’inizio di settembre 2010. La produzione era così imponente che questa popolare attrazione turistica è rimasta chiusa per quattro dei sette giorni in cui la produzione ha usato la nave come sfondo.
Soprannominata “Mighty Mo”, la Missouri è una corazzata classe Iowa e l’ultima nave costruita dalla Marina degli Stati Uniti. Chiamata così in omaggio alla Stato in cui è nato il Presidente Harry S. Truman, la Missouri è stata costruita nel cantiere della Marina di Brooklyn nel 1941, varata il 29 gennaio 1944 e armata per la battaglia l’11 giugno 1944.
La nave pesa 45.000 tonnellate, è lunga 887,2 piedi (pochi piedi meno del Titanic) e originariamente ospitava 2.700 ufficiali e marinai.

La nave è stata riattivata nel 1984, anni dopo il suo servizio in Corea negli anni ’50. Per modernizzarla, la Marina ha riequipaggiato la Missouri con armamenti e sistemi elettronici contemporanei, riducendo la capacità abitativa a 1.851 marinai. Ha visto la sua azione finale nella Guerra del Golfo nel 1991.
Arrivata a Pearl Harbor il 29 dicembre 1944, la USS Missouri è stata impegnata in alcune grandi battaglie fuori dale coste del Giappone negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale.
L’11 aprile 1945 (il giorno prima che Truman diventasse Presidente), un kamikaze che volava a bassa quota si è schiantato sulla parte dritta della Missouri, proprio sotto il ponte principale. Le fiamme hanno dato fuoco all’affusto No. 3.
La corazzata ha subito solo un piccolo danno e il fuoco è stato estinto velocemente. I resti del pilota sono stati portati a bordo della nave e per rispetto per il giapponese caduto il capitano della Missouri, William Callaghan, ha ordinato un funerale a mare con onori militari. Callaghan ha riconosciuto gli sforzi eroici, anche se falliti, del pilota anche se nemico. L’ammaccatura sul lato della nave è ancora là ed è una delle maggiori attrazioni per i turisti che la visitano.

Solo quattro mesi dopo, la USS Missouri ha fatto la storia quando i Giapponesi si sono arresi alle forze alleate (capeggiate dall’Ammiraglio Chester Nimitz e dal Generale dell’Esercito Douglas MacArthur) alla Baia di Tokyo il 2 settembre 1945. La produzione non aveva ancora iniziato le riprese sul Missouri Memorial quando il governo americano e le Hawaii hanno tenuto una cerimonia commemorativa il 2 settembre 2010, per il 65mo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale.
Terminato il suo servizio il 31 marzo 1992, la Missouri è stata per un breve periodo nella flotta di riserva della Marina di stanza a Bremerton, Washington. Nel 1998, la Marina ha donato la nave alla USS Missouri Memorial Association di Honolulu, dove si trova oggi, museo galleggiante ancorato a Ford Island, nelle vicinanze della base navale di Battleship Row. La sua presenza a Pearl Harbor, dall’altra parte delle acque dell’ USS Arizona Memorial, è il luogo giusto per il riposo della “Mighty Mo”. Massicce colonne, la coppia di corazzate rappresenta l’inizio e la fine del coinvolgimento americano nella Seconda Guerra Mondiale.


Portarla fuori nel Pacifico
Dopo un lavoro di mantenimento e preservazione da 18 milioni di dollari nel cantiere navale di Pearl Harbor, la Missouri è tornata, il 7 gennaio 2010, al suo molo vicino all’USS Arizona Memorial. Con uno scafo rimesso a nuovo, ripittata di fresco e con una modernissima protezione catodica e innovative tecnologie contro l’umidità, la nave è adesso fortificata contro la corrosione per i prossimi decenni (a oggi, più di tre milioni di visitatori hanno portato i loro rispetti alla “Mighty Mo” da quando è stata aperta come museo nel 1998).

Mentre le riprese non sarebbero cominciate per altri otto mesi, portare la Missouri a fare un giro era un’opportunità troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Le riprese del film sono cominciate “ufficiosamente” l’8 gennaio 2010, meno di 24 ore dopo che la Missouri è tornata dal bacino di carenaggio. Alle 9:25 di mattina quel giorno, la Missouri ha di nuovo preso il largo per le riprese preliminari di Battleship. Berg e la squadra di produzione hanno lavorato con l’associazione no profit USS Missouri Memorial per sfruttare i pochissimi giorni di libertà della nave dopo il suo ritorno dal bacino di carenaggio e prima di riaprire ai visitatori.

Con dei rimorchiatori, la corazzata è stata manovrata fuori da Pearl Harbor, a circa due miglia dalla Waikiki Beach. Il suo “viaggio” storico, anche se breve, in mare aperto è stata un’immagine che non si vedeva dall’arrivo della nave alle Hawaii nel 1998. Molti hanno supposto che sarebbe stato l’ultimo giro della Signora Grigia.
“Portare la Missouri al largo per le riprese è stato essere nel posto giusto al momento giusto” dichiara KEITH DEMELLO, che lavora con la MMA, l’organizzazione no profit responsabile della nave leggendaria. “C’è voluto un grande sforzo da parte di tutti per farlo accadere. I sopralluoghi di Mr. Berg a Pearl Harbor per la preparazione alle riprese sono casualmente coincisi con la Missouri che, per la prima volta in 17 anni, si trovava al bacino di carenaggio. Il fatto che la Missouri sarebbe stata ‘in moto’ è stato unico.”

“La USS Missouri gioca un ruolo importante nel film” dice Aubrey a proposito della gargantuesca corazzata che ha fatto di nuovo storia insieme alla produzione del film. “Primo, la nostra capacità di avere una corazzata è stata entusiasmante. Specialmente questa corazzata, la Missouri, che è dove i Giapponessi si sono arresi nella Seconda Guerra Mondiale. Poi, dato che si stava muovendo dal bacino di carenaggio al suo ormeggio permanente, abbiamo avuto l’opportunità di portarla in aperto oceano. Dato che i motori sono ormai fuori uso, è stata rimorchiata.”
Aubrey aggiunge: “Gli uomini che erano a bordo della nave quel giorno sono alcuni che hanno combattuto sulla Missouri, lavorato su quella nave, e che l’hanno riparata e mantenuta in forma tutti questi anni. Si può immaginare quanto fossero contenti e emozionati perché non avrebbero mai pensato di rivedere la ‘Mighty Mo’ di nuovo nell’oceano. Ci siamo sentiti molto fortunati anche noi di aver partecipato.”

“Quando i realizzatori del film hanno visto la Missouri, si sono resi conto che è un’elegante vecchia dama molto amata dalla gente che la gestisce e mantiene” afferma il location manager MICHAEL MEEHAN, un altro associato di Henderson di lunga data. “Per questo hanno deciso di metterla nel film.” Meehan dice: “Stavamo a Pearl Harbor e guardavamo da sopra il porto il ponte della Missouri. Con un solo sguardo, vedi l’inizio e la fine della Seconda Guerra Mondiale.” Henderson aggiunge: “E’ stato un grande onore essere su questa nave. Solo le dimensioni della Missouri sono spaventose. Il vantaggio per il film di aver lavorato su ognuna di queste navi della Marina è stato grandissimo e essere alle Hawaii è stato splendido dal punto di vista visivo.” Per i produttori della Hasbro, era davvero un sogno che diventava realtà. Schneir spiega:
“Abbiamo trovato una risposta alla domanda che continuavamo a farci durante lo sviluppo del film: ‘Come facciamo a fare un film chiamato Battleship (Corazzata) quando non ci sono più corazzate nell’esercito?’. Volevamo usare una corazzata come nave eroina che salva il mondo. Poi abbiamo saputo che poteva essere utilizzata la USS Missouri, che adesso è un museo galleggiante.

“Abbiamo aggiunto la Missouri nel film come elemento e personaggio fondamentale,” continua Schneir. “Siamo stati a girare sulla Missouri per due settimane a settembre. Ma, prima ancora che la produzione cominciasse, a gennaio 2010, siamo riusciti a rimorchiare la USS Missouri dal bacino di carenaggio fino in mare aperto… con grande ansia da parte della Marina e dello studio. Se l’è cavata senza un graffio. Abbiamo avuto un tempo favoloso quel giorno, condizioni perfette, e siamo stati in grado di fare delle riprese della Missouri in mare aperto, che la ILM ha poi usato per creare alcuni dei fantastici visuals nel terzo atto del film.”


Un cast numerosissimo: gli interpreti e le locations
Era cruciale per il cast e la troupe che il film d’azione rendesse omaggio alle generazioni di marinai che ci hanno garantito decenni di libertà. Stuber spiega: “Si tratta di un grande film con gli alieni, le esplosioni e tutto ciò che ci si aspetta normalmente da un campioni di incassi, ma volevamo anche rendere omaggio ai nostri eroi e a ciò che hanno contribuito a creare.”


Al lavoro coi “Lupi di mare”
Quella di salire su una vera corazzata così ricca di storia, è stata un’opportunità unica per il cast. Skarsgård spiega: “È stato fantastico. Quando abbiamo girato le nostre scene c’era un gruppo di veterani della Seconda Guerra Mondiale della Missouri. Starsene su quella nave con loro e poter sentire le loro storie è stata una bella lezione di umiltà.”
“È stato incredibile girare sulla Missouri,” gli fa eco Kitsch. “Abbiamo parlato con NORMAN MCCLAFFERTY, che era col mio personaggio nella scena del monologo “Lupi di mare”. E’ stato sulla USS Oklahoma [BB-37], ma ha vinto a testa o croce con un commilitone ed è stato trasferito prima del bombardamento. Vederlo ricordare quel momento e poi lavorare con noi sulla Missouri è stato davvero incredibile. Come attore mi sono sentito fortunato di poter condividere momenti così con uomini del genere.”

“Ero a bordo dell’Oklahoma e la sola ragione per cui me ne sto seduto qui oggi è che ho vinto a testa o croce,” spiega l’ultranovantenne Norman McClafferty. Il veterano della Marina USA che si è ritirato alle Hawaii, si è presentato ai provini aperti della coordinatrice delle comparse JUDITH BOULEY per interpretare una delle oltre 3.000 comparse di Battleship (la maggior parte delle quali si sono rivelate essere personale in attività o in pensione della Marina degli Stati Uniti). Berg cercava veterani della Seconda Guerra Mondiale, i cosiddetti “Lupi di Mare”, per una delle scene chiave del film in cui i nostri eroi vengono festeggiati a bordo della nave museo USS Missouri. McClafferty si è presentato al casting con una vecchia foto che lo ritraeva accanto a John Wayne e Burgess Meredith. McClafferty, infatti, aveva interpretato un piccolo ruolo accanto a Wayne nel film epico di Otto Preminger del 1965 Prima vittoria, girato in parte alle Hawaii.

La foto gli ha garantito non solo delle inquadrature, ma anche alcune battute. A proposito della sfortunata USS Oklahoma, dice: “Io e un altro ragazzo volevamo scendere dalla nave... era il luglio prima dell’attacco del ‘41. Sapete il resto della storia. Io sono stato quello fortunato.”
McClafferty, che ha prestato servizio sulla USS Oklahoma dal 1939 al 1941, ricorda la mattina del 7 dicembre 1941. Era di stanza a Palmyra Island a metà strada tra le Hawaii e le isole Samoa Americane, come ufficiale di complemento: “La mattina dell’attacco ce ne stavamo seduti tranquilli, quando il CO ci ha chiamato e fatto sapere che i giapponesi avevano attaccato Pearl Harbor e si stavano concentrando sulla Battleship Row. La Oklahoma e la Arizona erano navi sorelle, ed erano di dimensioni identiche. Ho pensato che, poiché la Oklahoma se l’era vista brutta giù un mucchio di volte, se la sarebbe cavata anche in questa circostanza. Purtroppo, però, non è andata così. La Oklahoma si è capovolta in appena otto minuti.”

Il 7 dicembre 2007 (a 66 anni dell’attacco) è stato inaugurato un monumento commemorativo da 1,2 millioni dollari in onore dei 429 marinai deceduti sulla USS Oklahoma proprio lungo il sentiero che conduce i visitatori verso la nave museo Missouri ancorata a Pearl Harbor. I nomi di coloro che hanno perso la vita sulla nave quando questa si è rovesciata ed è affondata, ancora ormeggiata nei pressi di Battleship Row - i suoi alberi e le sue sovrastrutture si sono incagliate nel fangoso fondale di Pearl Harbor - sono incisi in granito nero su 429 diverse colonne di marmo bianco, ognuna alta più di due metri e pesante più di 50 chili.
McClafferty è stato uno di una decina di veri veterani della Marina americana che hanno partecipato al film, alcuni dei quali hanno prestato servizio sulla USS Missouri (come TOBIAS LANCON, che ha prestato servizio sulla nave durante la guerra di Corea, dal 1952 tal 1955).

Come il cast del film, anche il consulente militare di Berg, il capitano della Marina in pensione Rick Hofmann, si è sentito molto onorato di conoscere tutti quei veterani durante le scene girate sul museo galleggiante. Il capitano si è molto goduto il tempo trascorso a bordo della “Mighty Mo”, spiega Hoffman stesso: “È stata un’esperienza magnifica. I cacciatorpedinieri della Seconda Guerra Mondiale pesavano circa 1.800 tonnellate; gli incrociatori della stessa epoca circa 12.000 tonnellate; i nostri attuali cacciatorpedinieri circa 9.000 tonnellate. Ma le corazzate della Seconda Guerra pesavano ben 64.000 tonnellate! E montavano tre torrette con cannoni da 16 pollici.”
“Quella nave ha un’enorme rilevanza storica,” aggiunge il veterano della Marina USA. “È stata riportata in servizio, assieme ad altre tre navi della stessa classe per partecipare ai bombardamenti costieri in Vietnam, ed è stata in servizio anche durante la prima guerra del Golfo. Poter salire a bordo di un pezzo di storia e poi portarci su le persone che hanno prestato servizio durante la Seconda Guerra Mondiale proprio su quella stessa nave, o comunque su altre simili, e poter ascoltare le loro storie è stata un’esperienza straordinaria.”


Far fuoco su un cacciatorpediniere della Marina degli Stati Uniti
Oltre alla nave museo Missouri, la produzione ha avuto il privilegio di poter filmare per una settimana a bordo di un cacciatorpediniere ancora in attività. La USS Hopper (l’omonimia col personaggio di Kitsch è del tutto casuale) è stata varata nel gennaio del 1996 e nel settembre del 2010 è stata ormeggiata a Pearl Harbor per la manutenzione di routine.
Delle molte navi sofisticate che Kitsch ha potuto visitare, Hoffman spiega: “La Hopper è quella più simile alla John Paul Jones. L’equipaggio e gli ufficiali della nave ci hanno gentilmente concesso di accedere al ponte, al ponte di volo, alla poppa e alla prua. Si tratta di un cacciatorpediniere di classe Arleigh con missili teleguidati. Viene anche chiamata cacciatorpediniere Aegis con missili teleguidati o semplicemente cacciatorpediniere Aegis.

Ha un radar per la contraerea, è lunga 150 metri, pesa tra le 9.000 e le 9.500 tonnellate e trasporta 260 tra uomini e donne pronti ad affrontare i pericoli del mare e che si occupano di tutto, dalla difesa antimissile al dare la caccia ai pirati al largo della Somalia.”
“La Marina degli USA è stata molto disponibile,” spiega il location manager Meehan a proposito della possibilità di accedere a Pearl Harbor, alle esercitazioni RIMPAC e alla sua flotta di vascelli. “Abbiamo richiesto un cacciatorpediniere e la Marina ci ha concesso la Hopper, l’unico cacciatorpediniere che non era in mare. La cosa che rende questa nave così eccezionale è che è l’unica ad avere il nome di una donna.” L’ammiraglio Grace “Amazing Grace” Murray Hopper è stata, secondo quanto afferma Meehan, “una pioniera dei computer e ha portato molte nuove conoscenze all’interno della Marina americana.”


Le riprese della partita di calcio del RIMPAC
L’accesso alla base, ai moli e alle navi sono merito del Capitano RICK KITCHENS, comandante di Pearl Harbor durante le riprese avvenute nel settembre del 2010. Il titolo ufficiale di Kitchen è Comandante Unico della base di Pearl Harbor -Hickam, il complesso che di recente è nato dalla fusione della stazione navale di Pearl Harbor e della base aeronautica di Hickam. Durante il suo mandato, Kitchens è stato responsabile di 11 navi e 18 sottomarini che lui afferma essere “Un terzo della forza navale sottomarina del nostro paese.” Il capitano spiega: “Essere l’ufficiale a capo di Pearl Harbor, considerando la sua storia e fama, è davvero un grande onore.”
Oltre ad assicurare un’esperienza produttiva senza intoppi per la troupe durante le tre settimane trascorse alla base navale (senza contare i tempi di preparazione precedenti alle riprese), Kitchens è stato molto utile nell’organizzazione della partita di calcio della RIMPAC che Berg ha messo in scena durante le riprese a Pearl Harbor. Era il 2010 e la febbre per la Coppa del Mondo bruciava parecchio.

Per la sequenza della partita di calcio in Battleship (che vede fronteggiarsi in campo membri della Marina americana contro alcuni marinai giapponesi), Berg ha scelto un campo situato a Pearl Harbor che affaccia su due moli di attracco. “Ho pensato di aprire il film con una partita di calcio per dare un sapore internazionale. Abbiamo trovato una squadra locale composta da giocatori giapponesi e americani. In origine, doveva essere una partita di football americano, ma non ne potevamo più di girare quella roba,” spiega il regista di Friday Night Lights ridacchiando. “Poi abbiamo scoperto che esiste veramente una coppa RIMPAC, un torneo con squadre composte di giocatori delle nazioni che partecipano al RIMPAC.”
Anche se Bouley aveva portato alcune centinaia di persone per fare i tifosi intenti a seguire il match lungo le linee laterali del campo, Berg si è visto arrivare sul set altre centinaia di persone.

Marinai americani e giapponesi le cui navi erano giunte al porto la sera precedente le riprese erano ora nel mirino della macchina da presa di Berg, appena fuori le recinzioni del campo. Il regista ha quindi chiesto alle truppe di esultare ogni qual volta la loro squadra avesse segnato un gol e i marinai sono stati ben felici di accontentarlo.
Il location manager Meehan afferma: “Ho chiesto alla Marina USA se potevamo mettere alcuni navi al molo Bravo. Tuttavia quel particolare molo non aveva abbastanza energia per un cacciatorpediniere. Quindi la questione era ‘ci sarebbe un cacciatorpediniere disponibile, e se sì, potremmo metterlo dove vogliamo?’ Grazie alla solerzia di molte persone della Marina, si è capito che una nave in particolare, la USS Shoup [DDG 86, un altro modello relativamente nuovo di cacciatorpediniere, varato nel 2000] stava per attraccare.”

“È stata una fortuna che queste navi fossero attraccate a quei moli in particolare,” ricorda il capitano Kitchens. “Infatti, la nave giapponese JDS Kirishima [DDG 174], è effettivamente la nave che stava nelle scene della RIMPAC nel Pacifico. La nave giapponese era a Pearl Harbor per fare dei test sul sistema missilistico in coordinamento con la Marina USA.”
Per chi fosse sorpreso nel vedere una nave giapponese attraccata a Pearl Harbor, il capitano Kitchens chiarisce: “Abbiamo un trattato di difesa col Giappone. È passato molto tempo dalla Seconda Guerra Mondiale e dai tempi in cui eravamo nemici. Ora facciamo parte entrambi del sistema di difesa del Pacifico. Abbiamo accordi di mutua difesa e i giapponesi che vengono qui da anni sono sempre stati molto rispettosi. E poi hanno delle navi meravigliose e come militare di carriera, non posso che riconoscerglielo.”


Girare a Punchbowl e al Kualoa Ranch
Le cose stavano in modo molto diverso settanta anni fa, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando quelli che ora sono due alleati, erano acerrimi nemici e tra entrambe le fila si contavano tantissime vittime. Molti dei caduti americani durante il conflitto sono sepolti nel National Memorial Cemetery of the Pacific alle Hawaii, noto anche come il Punchbowl Cemetery.
Costruito nel 1948, questo cimitero è sorto nel cratere di Pu’owaina (detto Punchbowl appunto), ecco spiegato il nome associato al cimitero. Nell’antichità questo cratere era noto come la “Collina dei Sacrifici”. Il cimitero è un monumento al sacrificio compiuto dagli uomini e dalle donne arruolati nelle forze armate degli U.S.A., specialmente a coloro che sono morti nel teatro di guerra del Pacifico. È stato inaugurato il 2 settembre 1949, quando 776 caduti dell’attacco del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbor hanno trovato qui la loro sepoltura.

Maestosamente collocato sulle colline che sovrastano la capitale, il cimitero include l’Honolulu Memorial, un monumento eretto per volontà della American Battle Monuments Commission nel 1964. È stato costruito per onorare i sacrifici e i risultati dell’esercito americano nel Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale, la guerra in Corea e quella in Vietnam.
L’imponente monumento si staglia alto sul ciglio del cratere che affaccia sul cimitero. Oltre alla cappella per le preghiere, l’elemento del complesso monumentale che più colpisce è la lunga scalinata che parte dal fondo del cratere. Le pareti che la fiancheggiano contano un totale di 28.778 nomi che ricordano le persone che hanno perso la propria vita.
“Il Punchbowl è uno dei più toccanti cimiteri che abbia mai visto,” dichiara Meehan. La sequenza chiave del film, girata non a caso l’undici settembre 2010, vede l’Ammiraglio Shane consegnare delle medaglie agli eroi della nostra storia. Come nel caso della nave museo Missouri, anche questa location aggiunge molta solennità agli sforzi della produzione.

“È quasi un peccato chiamarlo cimitero,” prosegue Meehan a proposito dell’imponente sito, che ha visto sorvolando l’isola durante uno dei primi sopralluoghi. “È piuttosto un tempio. Dove altro, infatti, si può ammirare un’urna cineraria così grandiosa? È molto commovente, un posto enorme dove, però, viene spontaneo abbassare la voce in segno di rispetto.”
Hoffman ricorda che quella mattina è stata molto toccante. Dice: “Il sole stava salendo e abbiamo cominciato a radunare diverse comparse per la giornata di lavoro, la maggior parte delle quali erano in servizio e indossavano le loro uniformi. Una delle comparse che stava interpretando un ufficiale giapponese – ma che in realtà era un riservista della Air Force - ha chiesto che fosse eseguito l’inno nazionale prima delle riprese e Peter ha accolto la sua richiesta. Dopo che Peter ha radunato il cast e la troupe, la folla ha potuto ascoltare un’esecuzione molto toccante dell’inno nazionale, in uno dei luoghi più malinconici del mondo. È stato un onore meraviglioso e commovente poter essere lì quel giorno.”

Prima di salpare per Baton Rouge per due mesi di lavoro in teatro di posa, la troupe ha trascorso del tempo presso un importante location delle Hawaii: il Kuala Ranch, uno dei posti più popolari dell’isola per le produzioni hollywoodiane. A Kualoa, Berg ha messo in scena le esplosive scene con la Decker, Gadson e Linklater, che sorprendono gli alieni intenti a costruire una torre di comunicazione in un posto che la sceneggiatura denominava “ground zero”.
Il Kualoa Ranch sorge su un territorio di ben 4.000 acri che si estende nella parte più ventosa di Oahue ed è una sorta di emporio per i location manager. Il suo ambiente, infatti, è molto diversificato e va dalle foreste pluviali, alle vallate rigogliose, a vette frastagliate, a spiagge bianche e scintillanti. Ad appena 40 chilometri da Waikiki, il ranch - che è perfettamente funzionante - ha ospitato negli anni un gran numero di produzioni, serie TV come Lost e Hawaii Five-0 e film come Jurassic Park, Pearl Harbor e Godzilla.

Il luogo, un tempo parte del regno dell’isola, è uno dei luoghi più sacri di Oahu e ospita produzioni hollywoodiane da almeno 45 anni. Il primo film a usare il ranch come location è stato il già menzionato dramma del 1965, Prima vittoria. Il ranch è stato acquistato da privati nel 1850 e i discendenti degli acquirenti originali vivono ancora sul posto, e organizzano tour giornalieri per il pubblico pagante.
“Il Kualoa Ranch è probabilmente una delle più sorprendenti vedute di natura e montagne che ci siano alle Hawaii,” sostiene la location manager locale LAURA SODE-MATTESON. “È un posto molto adatto a essere usato come location. Filmare al ranch ti dà accesso alla giungla e ad ambienti apparentemente sperduti, ma in realtà c’è la possibilità di avere il supporto e le infrastrutture di Oahu, con le sue strade, gli hotel e i ristoranti.”

Sode-Matteson afferma che le richieste di Berg erano di avere accesso al “fianco di una montagna che sembrasse non essere mai stato toccato dalla civiltà.” La donna, nativa dell’isola, spiega: “Abbiamo trovato delle strade un po’ inerpicate dalle quali è possibile vedere tutta la baia di Kane‘ohe, lo specchio d’acqua più nascosto e coperto dell’isola principale. Si tratta di una vista davvero mozzafiato ed è di un verde lussureggiante per via delle frequenti piogge. Ma Hakipu‘u è la parte del ranch meno filmata e dal punto di vista logistico le cose sono un po’ complicate. Ad ogni modo è stato perfetto perché dalla collina si poteva scorgere l’oceano come fossimo nei presi di Pearl Harbor e le navi fossero in acqua poco distanti. Così, quando i cacciatorpedinieri arrivano per attaccare, la cosa appare credibile perché le navi sono nell’oceano ma anche prossime alla vallata.”
Da parte sua, Sode-Matteson ha fatto una cosa che nessuno era mai riuscito a fare da quando le Hawaii vengono usate abitualmente come location: ha chiuso l’autostrada per metà giornata. Le vedute mozzafiato visibili da certi angoli appena fuori dal centro di Honolulu — come l’autostrada che si estende verso la baia Kane‘ohe sulle rive orientali di Oahu — erano troppo strepitose per poterci rinunciare. La donna chiarisce: “Però abbiamo chiuso la H-3 solo in un verso di percorrenza così da ostacolare il traffico il meno possibile.”


Lavorare in Louisiana
Nella terza settimana di ottobre 2010, i filmmaker hanno detto aloha ai due mesi trascorsi alle Hawaii e sono andati a Baton Rouge, in Louisiana, dove avevano pianificato i successivi mesi di lavoro all’interno delle navi in quattro differenti teatri di posa insonorizzati presso i Raleigh Studios al Celtic Media Centre. La nuova struttura — aperta nel 2007 con più di 14.000 metri quadrati di spazio diviso in otto teatri — è situata ad appena quindici chilometri dal centro di Baton Rouge, lungo le rive del Mississippi. La scelta di questa location ha permesso alla squadra di accedere ad un’altra nave storica.

La USS Kidd (DD-661), ora un museo sul Mississippi, è un cacciatorpediniere della classe Fletcher varata nel 1943 e chiamata così in onore del primo ufficiale della Marina USA morto durante la Seconda Guerra Mondiale, il Contrammiraglio Isaac C. Kidd. L’ufficiale ha perso la vita sul ponte della sua nave ammiraglia, la USS Arizona, durante l’attacco a Pearl Harbor. Dopo essere stata in servizio nella guerra di Corea ed essere stata usata come nave scuola, la USS Kidd non è mai stata ammodernata ed è attualmente il solo cacciatorpediniere ad aver conservato integralmente l’aspetto di una nave della Seconda Guerra Mondiale. Lo speciale ormeggio della Kidd nel Mississippi è stato progettato per resistere agli annuali mutamenti del livello dell’acqua del fiume che può arrivare fino ad appena 12 metri di profondità. Per metà dell’anno dunque la nave galleggia nel fiume, per l’altra metà è a ormeggiata a secco.

Poiché Baton Rouge è molto distante dalle numerose basi della Marina USA, Berg ha chiesto al capitano Hoffman di far arrivare dei marinai dalla stazione navale di Mayport, a Jacksonville, Florida, per poter contare sul necessario realismo anche in queste nuove scene. “Mi sono ritrovato a Mayport dopo le Hawaii e prima di Baton Rouge e ho visto la mia vecchia nave, la USS Hue City, ormeggiata,” ricorda Hoffman. “Sono bastate un paio di telefonate del capitano, e siamo stati raggiunti da un nutrito gruppo di volontari. Hanno rinunciato alle loro sudate licenze per partecipare con noi a questa avventura.”
A fornire altri marinai per le riprese di Baton Rouge sono state anche la USS Carney (DDG 64) e la USS The Sullivans (DDG 68). Oltretutto, man mano che le riprese andavano avanti, molti di questi marinai si sono ritrovati con alcune battute di dialogo che sono state poi aggiunte alle scene.


Tutto l’equipaggio in coperta!: La costruzione delle navi
Mesi prima che il gruppo arrivasse in Luisiana, il reparto artistico e gli artigiani dello scenografo Neil Spisak erano già al lavoro per realizzare diversi set che ricostruissero gli interni funzionanti della nave USS John Paul Jones. In totale, i set progettati da Spisak hanno occupato ben quattro degli otto teatri di posa dei Raleigh Studios.
“Certo è sempre meglio girare il più possibile sulle navi vere e proprie”, chiarisce lo scenografo, che si è riunito a Berg dopo aver lavorato con lui in Hancock. “Francamente, non importa quanto grande sia il set che si riesce a ricostruire, la possibilità di girare in luoghi reali garantisce sempre qualcosa in più alle riprese. Ad ogni modo, abbiamo cercato di rispettare il più possibile il carattere della nave originale in tutti i set che abbiamo ricostruito.”
Facendo ricerche sulle navi, Spisak ha visitato una delle più recenti, la USS Chung-Hoon, con il suo supervising art director. Il veterano del cinema WILLIAM LADD SKINNER, si è dimostrato molto preparato sul mondo delle grandi navi. “Ha fatto molti film ambientati in acqua e di genere militare in passato”, spiega Spisak. “Perciò ha avuto un buon occhio nello stabilire e spiegarmi ciò che avevo bisogno di sapere sulle navi della marina”.

Skinner ‘presta servizio’ a Hollywood dal 1975 e ha lavorato nei primi due episodi della saga Pirati dei Caraibi e sul thriller ambientato nel sottomarino della seconda guerra mondiale, U- 571, su quest’ultimo nel ruolo di scenografo. Skinner ha svolto un lavoro fondamentale all’interno della squadra di Spisak (assieme all’’arredatore LARRY DIAS, all’assistente art director MARK TAYLOR e al coordinatore delle costruzioni ROBERT A. BLACKBURN).
Spisak ha ricostruito la struttura in acciaio nel Teatro 5 dello studio. Lo scenografo dice: “Ci siamo presi delle libertà con gli interni della nave per renderli familiari. Ho visitato la stanza dei motori, che era di un bianco brillante. Ci siamo permessi di usare il grigio. In questo modo, qualora avessimo voluto che la stanza fosse molto luminosa, avremmo potuto illuminarla a dovere. Ma qualora ci fosse servita un po’ più d’atmosfera, saremmo anche stati in grado di scurirla un po’.’”

La stanza dei motori della nave era una replica di quelle che si trovano nei moderni cacciatorpedinieri, che ospitano motori a turbina costruiti dalla Rolls Royce e sistemi di propulsione e elettrici progettati dalla GE. Dovendo modificare gli spazi per le riprese, sono state fatte un altro paio di modifiche. Le turbine vengono normalmente contenute dentro moduli insonorizzati a prova di incendio, ma per il film questi sono stati rimossi per mostrare il luccichio dei macchinari e per dare l’impressione della potenza dei moderni sistemi di propulsione delle navi da guerra.
Skinner spiega: “Si tratta di turbine General Electrics e Rolls-Royce. Ci sono due propulsori su questi incrociatori, e ognuno di essi prende energia da una rispettiva stanza motori - una stanza a babordo e una a dritta. Ogni albero è attivato da due di queste turbine. Quindi ci sono quattro motori a turbina che danno energia e muovono la nave. La più grande è a babordo ed è questa che abbiamo usato come modello.”

“Ciò che vedete sul set è identico a ciò che trovereste nella sala motori di un vero incrociatore”, sottolinea Spisak. “Tuttavia, abbiamo ampliato un po’ le dimensioni per lasciare spazio all’azione che vi si svolge, cioè una lotta brutale tra il personaggio di Beast e uno degli alieni. Una vera stanza motori è uno spazio a cinque livelli, mentre abbiamo realizzato la nostra su un unico livello.”
Per ciò che concerne un altro set chiave, Spisak dichiara: “Il capitano sarebbe stato o nel Centro Informazioni Combattimento (CIC) o sul ponte”. Quindi, lo scenografo ha costruito questo spazio vicino alla stanza dei motori nel Teatro 5. “Dal punto di vista della storia è essenziale poter vedere cosa accade in mare aperto, perciò il ponte in queste navi è diventato molto importante. La sfida di costruire questi ponti, sia quelli dell’esercito alieno sia quelli della marina umana, è stata parecchio impegnativa”.

Skinner spiega che il CIC opera in sinergia con gli ufficiali che stazionano sul ponte del cacciatorpediniere: “Il cacciatorpediniere combatte dal CIC, che è il cuore della nave. Si trova sotto il ponte ed è il sistema nervoso centrale della nave. Da lì i marinai possono controllare tutti i sistemi di difesa, di offesa e tutti gli armamenti. La battaglia contro gli alieni però è condotta dal CIC in sinergia col ponte. In Battleship, più che in qualsiasi altro film prodotto di recente, vedrete come funzionano davvero un cacciatorpediniere e una corazzata. Siamo molto orgogliosi di aver realizzato questi set così realistici”.
Passando al ponte, lo scenografo ci parla dell’utilizzo di un meccanismo di motion-control chiamato gimbal (giunto cardanico). “I ponti sono teatro di molte delle più importanti scene di azione e ciò ha reso necessario che l’intero ponte fosse costruito su una piattaforma scorrevole.

Questo giunto cardanico chiamato gimbal ci ha permesso di inclinare il ponte, farlo ruotare e ondeggiare per ricreare il movimento delle onde del mare. Si tratta di un’apparecchiatura molto costosa, per questo abbiamo discusso a lungo su come utilizzarla sui diversi ponti di comando”.
La soluzione di Spisak è stata quella di costruire un grande set ponte. Completamente pieno di green screen, ha occupato l’intero Teatro 7 degli studio. Il set è stato adattato ogni volta per riprodurre uno dei diversi ponti di comando delle tre navi presenti nel film: la USS Sampson (comandata dal CO Stone), la nave giapponese Myoko (sotto il comando del Capitano Nagata) e la USS John Paul Jones (sotto la guida del capitano Hopper).

Nell’ideare un singolo set, Spisak ci spiega che: “Il reparto costruzioni doveva lavorare a stretto contatto col reparto effetti speciali perché la testa rotante gimbal è una piattaforma mobile. Quindi, qualsiasi cosa che vi era attaccata sopra, doveva essere realizzata in acciaio e ancorata per bene così da rimanere al proprio posto in tutta sicurezza. Anche perché la piattaforma gimbal di norma è progettata per accogliere il set e non viceversa. Il ponte, dunque, rispecchia fedelmente quello di un vero cacciatorpediniere”.
Il progetto della gimbal è opera del veterano degli effetti speciali Burt Dalton, che è al terzo lavoro con Berg, dopo aver collaborato con lui nello stesso ruolo nei film Il tesoro dell’Amazzonia e The Kingdom. Il team di Dalton ha progettato la piattaforma gimbal venendo incontro sia alle esigenze di set che a quelle della sceneggiatura.

Per simulare l’ondeggiare e inclinarsi della nave in balia dei flutti, è stata realizzata una piattaforma gimbal con supporto girevole che ha permesso la rotazione del piano lungo un singolo asse. L’enorme struttura d’acciaio pesava ben 68 tonnellate, era larga 20 metri per 10 ed era sospesa a più di 3 metri da terra.
“E’ tutto controllato dal computer... costruito in maniera veramente solida così da poter fare ciò che era necessario, dai movimenti impercettibili a quelli più estremi”, spiega il supervisore degli effetti speciali. “Si è trattato oltretutto di un progetto differente da quelli realizzati in passato. Avevamo, infatti, bisogno che la piattaforma fosse piuttosto bassa, ad appena due metri e mezzo da terra. Non potevamo abbassarla ulteriormente senza che il green screen si riflettesse nei vetri e sulle facce delle persone. Così, abbiamo costruito un sistema a ‘V’ rovesciata, con un asse a terra e l’altro attaccato alla piattaforma”

Dalton sostiene che la piattaforma gimbal “fornisce un livello di realismo che fa sentire gli attori proprio come se la nave fosse effettivamente in mare aperto. Ci sono state un paio di occasioni in cui abbiamo dovuto usarla effettivamente come una gimbal normale, per esempio quando la nave doveva ondeggiare per via delle esplosioni, nella scena in cui gli alieni sbucano dalle finestre durante l’attacco alla Sampson. Abbiamo fatto esplodere le finestre e scosso violentemente il set. In quei momenti, abbiamo potuto scuotere la piattaforma e fermarla di colpo facendo rotolare la gente in avanti sul ponte. Nella scena dell’inabissamento, poi, abbiamo potuto inclinarla davvero molto”.


Alieni, pungiglioni e trituratori: Gli invasori e il loro arsenale
Era cruciale per i produttori che, il pubblico nel vedere questo racconto epico, provasse la sensazione di trovarsi di fronte ad uno spettacolo grandioso. Schneir dice: “Gli spettatori vedranno aeroplani, navi, alieni, trituratori e super cattivi. Si ritroveranno ad assistere a una specie di versione dal vivo di una partita di battaglia navale, il gioco con cui tutti siamo cresciuti. E, in definitiva, vedranno una storia su un gruppo di uomini che lotta contro tutto e tutti per sopravvivere”.
Le menti della Industrial Light & Magic (ILM) — sotto la supervisione degli esperti di VFX Grady Cofer e Pablo Helman — erano incaricate di creare questo ‘tutto’ e tutti. “Ci siamo impegnati a fondo per costruire gli alieni così da renderli simili a noi,” spiega Aubrey.

“Chiaramente non ci somigliano in tutto, ma l’idea è che provenissero da mondi paralleli, in linea con la teoria che gli astronomi definiscono ‘il pianeta Goldilocks’. Usano e hanno bisogno delle nostre stesse risorse, per questo possono sopravvivere nello stesso ambiente in cui viviamo noi. Dall’inizio Pete è stato molto determinato nello stabilire che gli alieni dovevano avere personalità distinte gli uni dagli altri così da risultare distinguibili da parte del pubblico”.
Stuber ammette di essere stato molto colpito dall’aspetto degli alieni umanoidi, così come dalle loro enormi navi e dal loro arsenale intergalattico. “ILM è stata la prima a presentarsi con un’idea innovativa. Pur avendo lavorato con loro spesso negli anni, è ancora molto eccitante vedere quanto riescono a essere al passo coi tempi, e quello che riescono a realizzare nei loro film è sempre straordinario” dice Stuber.

Il supervisore SFX Dalton ha lavorato in sinergia con il reparto VFX della ILM nelle sequenze incentrate su un particolare macchinario: il trituratore. “Abbiamo introdotto un’intera flotta navale aliena nel film, che io stesso non avevo mai visto” afferma Berg. “Alcune delle migliori teste della ILM hanno progettato queste navi e costruito modelli 3D con i computer, cercando di capire che genere di arsenale potessero avere gli alieni. I combattimenti navali tra le navi aliene e i nostri cacciatorpedinieri classe Aegis sono da mozzare il fiato. Abbiamo anche creato alcune armi aliene davvero notevoli. Una l’abbiamo chiamata il trituratore, che ha un sistema di guida intelligente ed è programmato per distruggere tutto ciò che trova sul proprio cammino."

Helman descrive l’arma meccanica in questi termini: “Una sfera di circa due metri e mezzo di diametro che tritura tutto ciò che trova lungo il proprio cammino. E’ di grandi dimensioni e ha un mucchio d’ingranaggi che sminuzzano metallo, cemento e, in buona sostanza, ogni cosa che si trovano davanti.”
“Pete ha fatto un brainstorming su che genere di diaboliche armi di distruzione potessero avere” aggiunge Aubrey. “Una delle prime idee che abbiamo avuto è stata quella del trituratore. Immaginate una schiera di seghe elettriche messe in circolo, un’enorme palla grande quanto una stanza che gira con un moto rotatorio simile a quello dei Dervishi, che potrebbe facilmente scavare un buco fino al centro della terra e con la stessa facilita potrebbe devastare un tir.”

Il trituratore appare in diversi momenti carichi di azione del film. Per Dalton: “La maggior parte di questi sono stati realizzati con la CG perché non c’era nulla che potessimo realizzare sul set. Sono cose al di là della fisica newtoniana, insomma. Come la scena in cui un trituratore insegue uno dei nostri protagonisti, Ordy, lungo uno dei corridoi della nave. Per quella scena in particolare, sapevamo di non poter distruggere il set visto che dovevamo girarci molteplici inquadrature.”
Tuttavia, un’altra sequenza chiave che coinvolgeva il trituratore ha costretto Dalton e la sua squadra a segare un intero autobus in due. La sceneggiatura richiedeva che il trituratore avanzasse lungo un’autostrada, divorando pali della luce, macchine, e alla fine sezionasse in due un pullman.

“Abbiamo fatto tre tronconi di autobus,” chiarisce a proposito del tagliare un vero autobus dal vivo di fronte alle macchine da presa. Ovviamente, tutta la scena è stata girata a Baton Rouge, dove il team di Spisak ha ricreato un tratto di autostrada in green screen lungo 120 metri all’interno di un parcheggio vuoto di fronte agli studi Celtic-Raleigh.
Dalton ci spiega i differenti espedienti escogitati per questa sequenza molto dinamica: “Un autobus è stato rimorchiato con quello che noi chiamavamo tricchetto, un cavo ad alta compressione alimentato ad aria, permettendoci di far muovere il pesante veicolo alla discreta velocità di 25-30 chilometri l’ora. Poi, per simulare l’impatto del trituratore col bus, abbiamo posto delle cariche esplosive sotto le piastre metalliche grandi 10-20 centimetri che lo tenevano insieme. Quando le cariche sono esplose, il bus si è aperto e spezzato in due. Abbiamo anche aggiunto un freno extra e un sistema di sterzo all’interno del veicolo. Lo stuntman che ha ‘guidato’ il bus ha dovuto sopportare un bel numero di esplosioni durante le riprese, ma nessun incendio.”

“In questa sequenza, il trituratore viene lanciato da una nave aliena, passa sull’acqua, fino ad arrivare sulla costa, devastando l’autostrada” aggiunge Helman della ILM, che ha lavorato a stretto contatto col team di Dalton per realizzare i dettagliatissimi effetti delle scene girate dall’esperto regista di seconda unità PHIL NEILSON. “Non era una vera autostrada, ma piuttosto una gettata di asfalto che abbiamo circondato di green screen, la qual cosa ci ha garantito una certa flessibilità. Abbiamo fatto saltare in aria autobus, betoniere e macchine... è la parte divertente del mio lavoro! Le inquadrature migliori sono state quelle in cui abbiamo combinato effetti speciali classici, modellini e CG.”
Helman, che ha quindici anni di esperienza nella ILM, dice che “l’operazione assomiglia un po’ a scolpire con la creta. Tuttavia sono sempre necessari dei riferimenti nel mondo reale quindi, se dobbiamo progettare un trituratore, studiamo posti come la catena di articoli per ferramenta Home Depot. Osserviamo il metallo e il modo in cui si riflette sui differenti materiali. Non è poi così diverso dal progettare una macchina.”

Uno dei progetti della ILM riguardava l’aspetto e il movimento dei veicoli sotterranei degli alieni, i cosiddetti Pungiglioni, nati da una suggestione di Berg, che dichiara: “L’idea iniziale per le navi aliene è venuta pensando agli insetti d’acqua. Le navi stesse si muovono e sono orientate in modo particolare, con la parte posteriore in alto rispetto alla testa, come se stessero andando alla carica, restano sospesi a mezz’aria e poi si posano sull’acqua proprio come insetti. Mi piaceva molto l’idea che avessero questo comportamento inatteso, specie se pensiamo al modo in cui si muovono e navigano le nostre navi normali.”
Cofer parla del progetto: “Abbiamo sviluppato i Pungiglioni, che sono navi aliene che, partendo da sotto la superficie dell’acqua, possono emergere fino in superficie. Pete ha detto, ‘E se queste navi potessero d’un tratto saltare fuori dall’acqua per atterrare altrove?’, la cosa ci è sembrata subito un’idea intrigante. Si tratta di fantascienza certo, ma con un fondamento di realismo.”

Tuttavia, Cofer riferisce di aver chiesto agli animatori: “‘Come possiamo far fare una cosa del genere a una nave, quando parliamo di vascelli così pesanti?” Come funzionerebbe?’ Abbiamo condotto dei test: abbiamo preso un Pungiglione e un cacciatorpediniere della Marina U.S.A. e li abbiamo messi idealmente l’uno contro l’altro. Abbiamo fatto in modo che il Pungiglione potesse annoverare dei balzi, sia difensivi che offensivi, tra le proprie manovre. Il risultato è stato fantastico e questa caratteristica è diventata uno degli aspetti più interessanti delle navi aliene”.
Cofer afferma che la parte più difficile del suo lavoro non è mai stata quella di progettare gli alieni, i trituratori o le navi aliene. “Battleship sarà un grande passo in avanti nel campo della simulazione dei fluidi” ci spiega enfatizzando la creazione dei VFX dell’acqua. “L’interazione con l’acqua in questo film è molto frequente. Ci saranno nebbia, foschia e onde di tutti i tipi, con schizzi e scrosci in quantità. Noi alla ILM, abbiamo soprannominato il film ‘Battleship Water Project’. Abbiamo dovuto completamente riprogettare il nostro modo di trattare le simulazioni di liquidi nelle profondità marine.”

Il team si è occupato anche di molte simulazioni di liquidi a livello superficiale. Cofer prosegue a proposito di ciò che i maghi del VFX hanno dovuto affrontare durante la postproduzione, durata più di un anno, dopo la conclusione delle riprese nel Natale del 2010. “Pete è stato molto chiaro sul genere di onde che voleva vedere e sulla velocità che dovevano avere le navi. Ha una certa esperienza in fatto di navigazione, per cui sa come si comporta una nave quando è in mezzo ad un oceano. Quando ci piazzi dentro un grosso vascello, l’acqua si sposta e vengono su un bel po’ di onde.”
Per questa ricerca sullo spostamento dell’acqua Cofer dice: “Il team ha “girato un mucchio di materiale per documentare il comportamento che queste grandi navi hanno quando navigano in mari burrascosi. È sorprendente come navi così grandi e pesanti vengano scosse e agitate dai flutti. Sono sballottamenti che avvertiresti anche stando su una vera barca.”

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