Regista: Peter Hyams
Titolo originale: Un alibi perfetto
Durata: 105'
Genere: Drammatico, Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2009
Uscita prevista: 13 Novembre 2009 (cinema)
Attori: Michael Douglas, Jesse Metcalfe, Amber Tamblyn, Orlando Jones, Joel Moore, Michael C. Mike Allen, David Born, Krystal Mayo, Edrick Browne, Megan Brown
Sceneggiatura: Peter Hyams
Trama, Giudizi ed Opinioni per Un alibi perfetto (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Titolo originale: Un alibi perfetto
Durata: 105'
Genere: Drammatico, Thriller
Nazione: U.S.A.
Rapporto:
Anno: 2009
Uscita prevista: 13 Novembre 2009 (cinema)
Attori: Michael Douglas, Jesse Metcalfe, Amber Tamblyn, Orlando Jones, Joel Moore, Michael C. Mike Allen, David Born, Krystal Mayo, Edrick Browne, Megan Brown
Sceneggiatura: Peter Hyams
Trama, Giudizi ed Opinioni per Un alibi perfetto (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
Fotografia: Peter Hyams
Montaggio: Jeff Gullo
Musiche: David Shire
Scenografia: James A. Gelarden, Hannah Beachler
Costumi: Susanna Puisto
Produttore: Mark Damon, Moshe Diamant, Ted Hartley, Limor Diamant, Michael P. Flanagan, Tamara Stuparich de la Barra
Produzione: Foresight Unlimited, RKO Pictures, Signature Pictures
Distribuzione: Medusa
Montaggio: Jeff Gullo
Musiche: David Shire
Scenografia: James A. Gelarden, Hannah Beachler
Costumi: Susanna Puisto
Produttore: Mark Damon, Moshe Diamant, Ted Hartley, Limor Diamant, Michael P. Flanagan, Tamara Stuparich de la Barra
Produzione: Foresight Unlimited, RKO Pictures, Signature Pictures
Distribuzione: Medusa
La recensione di Dr. Film. di Un alibi perfetto
Buon thriller. Se non ne avete sentito parlare, ancora meglio.
LEGGI e SCRIVI opinioni e recensioni su Un alibi perfetto
Opinioni e recensioni su Un alibi perfetto, clic qui...
Colonna sonora / Soundtrack di Un alibi perfetto
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).
Voci / Doppiatori italiani:
Adalberto Maria Merli: Mark Hunter
Fabio Boccanera: C.j. Nicholas
Domitilla D'amico: Ella Crystal
Stefano Crescentini: Corey Finley
Informazioni e curiosità su Un alibi perfetto
Il film è il remake del film del 1956 "L'alibi era perfetto" (Beyond a reasonable doubt) diretto da Fritz Lang. E' stato girato interamente in digitale a 4K (4096 x 2304).Note dalla produzione:
UN ALIBI PERFETTO
C’è una ragione per la quale i cineasti di oggi continuano ad attingere al ricchissimo filone cinematografico della Hollywood del dopo guerra, conosciuto oggi come genere “noir”. Un genere che comprende film evocativi e emblematici che affrontano in maniera coraggiosa e con un eccellente stile narrativo temi importanti quali la natura corrotta dell’avidità e dell’ambizione, la ricerca di verità dolorose e difficili da accettare e il potere al contempo accecante ma anche rivelatore dell’amore e della passione. Messi insieme questi film costituiscono una delle pietre miliari del cinema americano e mondiale.
Con UN ALIBI PERFETTO, l’acclamato cineasta Peter Hyams è riuscito in un’impresa impossibile trasponendo all’oggi l’inconfondibile e autentica sensibilità del genere noir e mantenendo perfettamente intatte tutte le sue caratteristiche vale a dire i personaggi imperfetti e smaglianti, l’ingenuità narrativa e l’umorismo stanco e fatalistico. Il protagonista della storia è un giornalista giovane, combattivo e ambizioso, C.J. Nicholas, fermamente convinto che il popolare e affermato procuratore distrettuale Mark Hunter abbia vinto una serie incredibile di 17 cause di altissimo profilo (contribuendo in maniera decisiva alla sua già eccellente fama) falsificando la prova del DNA. Deciso a smascherare questa storia di corruzione, C.J. mette in piedi un piano piuttosto ambizioso che prevede la falsificazione di una serie di prove circostanziali che lo indicheranno come principale indiziato di un omicidio, con l’obiettivo di svelare il trucco nel momento in cui il procuratore Hunter tirerà fuori la sua prova del DNA a sorpresa, smascherando così il procuratore corrotto.
Ma Hunter si rivela un avversario molto più astuto e pericoloso del previsto e il giovane giornalista dovrà fare affidamento sull’amore e la fiducia di Ella Crystal, un giovane avvocato emergente che lavora nell’ufficio di Hunter, per salvare la carriera e la vita. Con un colpo di scena finale assolutamente inaspettato, - come capita in tutti i film noir degni di questo nome - fatto da un mix di giustizia, ambizioni e fiducia, UN ALIBI PERFETTO combina un’intelligenza feroce e una sensibilità contemporanea al romanticismo e ai pericoli tipici del più classico cinema Hollywoodiano al quale questo film s’ispira.
Oltre che dal leggendario Michael Douglas, il film è magistralmente interpretato da due giovani promesse del cinema americano quali Jesse Metcalfe e Amber Tamblyn, accompagnati da una serie di grandi caratteristi che si muovono sullo sfondo dell’affascinante e unica Shreveport, in Louisiana. Il regista e sceneggiatore Hyams ci regala un thriller intelligente e provocatorio assolutamente contemporaneo ma degno erede della tradizione di Fritz Lang, Billy Wilder e John Huston.
Al di là del ruolo centrale che ha avuto Fritz Lang nell’invenzione del genere e dell’estetica noir, UN ALIBI PERFETTO deve molto di più al leggendario regista. Infatti, il film diretto da Hyams è il remake di BEYOND A REASONABLE DOUBT, diretto da Lang nel 1956 (il suo ultimo film americano), scritto da Douglas Morrow e interpretato da Dana Andrews e Joan Fontaine. In che maniera un classico di Lang sia potuto diventare un film contemporaneo, interpretato da Michael Douglas e ambientato a Shreveport, Louisiana, è una vicenda piuttosto complicata che è durata diciotto anni e cominciata con un film totalmente diverso, anch’esso un remake di un altro classico del genere noir... (E non vi arrabbiate se la faccenda si complica, in fondo è un noir...)
IN SVILUPPO: Il vecchio che ritorna
“Circa vent’anni fa,” ricorda Peter Hyams, “diressi Rischio totale, ispirandomi ad un vecchio film prodotto dalla RKO.” Il film, interpretato da Gene Hackman, Anne Archer e dal compianto J.T. Walsh, fu il primo contatto di Hyams - che fino ad allora aveva realizzato film di fantascienza come Capricorn One, Atmosfera zero e 2010 - L'anno del contatto - con il genere “noir” e segnò l’inizio di un amore. Prosegue il regista: “Successivamente mi sono messo in società con Ted Hartley e la RKO. E Ted mi disse, ‘Trova qualcos’altro, perché mi piacerebbe molto lavorare di nuovo con te.' E così cercando nella sua libreria ho scovato una misteriosa stampa di BEYOND A REASONABLE DOUBT- tutto questo è successo nel 1990 - e mi sono detto: “Questa sì che sarebbe una cosa interessante da fare!'” Da ex-giornalista, Hyams ha sentito immediatamente una naturale affinità ed empatia con la storia di un giornalista battagliero e eroico che tenta di distruggere un ambizioso e potente procuratore. Naturalmente, se Hyams fosse riuscito a realizzare quel film immediatamente la storia avrebbe perso molto del suo interesse.
“All’epoca scrissero una sceneggiatura che non mi piaceva affatto,” ricorda Hyams. “Era una storia di avvocati ed era un film totalmente diverso da quello che avevo immaginato. Abbandonai il progetto; Ted mi chiamò dicendomi che era subentrato un altro regista e mi chiedeva se la cosa mi avrebbe dato fastidio. Io gli dissi di no e così formalmente mi staccai dal film. Ciononostante di tanto in tanto facevo ricerche sullo stato del progetto visto che nelle sale non era ancora uscito…..”
Per portare a compimento il suo progetto, il regista e direttore della fotografia Hyams si è dovuto calare nei panni del produttore e armarsi di tutta la pazienza necessaria per un lavoro del genere al punto che oggi UN ALIBI PERFETTO è il primo film interamente prodotto da Hyams in 24 anni. Continua il regista, “Circa due o tre anni fa, telefonai a Ted che si dimostrò molto disponibile.” Avendo a disposizione una seconda opportunità, Hyams non se l’è fatta sfuggire. “Desideravo con tutto me stesso realizzare un film che non fosse stracarico di effetti speciali, come quelli che avevo diretto recentemente...
Desideravo dirigere un thriller, che avesse l’aspetto di un classico del genere noir, tranne il fatto che desideravo attori giovani. Non lo volevo interpretato da adulti” Per raggiungere il suo obiettivo, ha riscritto interamente la storia originale di Douglas Morrow, aggiornandola con elementi tipo la prova del DNA e il giornalismo investigativo di oggi, e dando maggiore spazio al personaggio di C.J. Nicholas, interpretato da Jesse Metcalfe. Il risultato finale è un film assolutamente attuale e al passo con i tempi. “Il film che desideravo realizzare,” ricorda Hyams, “con il mix di personaggi giovani e giornalismo, mi è sembrato assolutamente rilevante perché parla di avidità, di lussuria e di mancanza di onestà in contesti che dovrebbero essere regolati solo dall’onestà. E mi ha colpito perché ho pensato che i giovani potranno identificarsi facilmente perché parla di loro, parla di persone che pensano di sapere molto di più di quello che veramente sanno.”
Ma far decollare il suo “noir” giovanile è stata un’impresa molto più difficile di quanto avesse previsto” ricorda Hyams. “Se tenti di fare un film indipendente, la scelta degli attori diventa la vera priorità e la presenza di un attore invece di un altro ha un effetto fondamentale.” E’ stato il produttore Moshe Diamant che ha stabilito la strategia di casting vincente, quella che ha permesso a Hyams di fare il film che voleva fare. Hyams ricorda le parole che gli ha detto Diamant: “Credo che riusciremo a farcela se inseriamo almeno un personaggio adulto. Se riesci a trovare un adulto serio per il ruolo del procuratore potrai avere tutti gli attori giovani che vuoi.” E grazie ai rapporti personali con un attore in particolare, i produttori sono riusciti a trovare “l’adulto” che è stato il fulcro del film.
“Michael Douglas ha detto, 'Sì,'” ricorda Hyams, sorridendo come se avesse ricevuto la notizia ieri. “Una volta trovato Michael, tutto il resto è venuto da solo.”
Alla domanda sul perché avesse accettato di interpretare questo film, l’attore vincitore di due premi Oscar e interprete tra gli altri di (Traffic, Wonder Boys, Attrazione fatale e Wall Street) cita “una combinazione di cose... che hanno a che fare soprattutto con la sceneggiatura. E poi c’è Peter Hyams, il regista con il quale avevo avuto il piacere di lavorare qualche anno fa per Condannato a morte per mancanza di indizi. E poi c’è Moshe Diamant, il produttore, la Signature Films... con la quale ho un rapporto di lavoro da anni.” Inoltre, confessa l’attore, le relativamente poche scene nelle quali appare il suo personaggio, il procuratore Martin Hunter – nonostante il ruolo centrale nella storia - hanno avuto il loro peso. “Con gli anni le mie priorità sono cambiate,” riconosce Douglas. “Ho una nuova famiglia e una giovane moglie adorabile e quindi un ruolo come questo che mi ha anche lasciato parecchio tempo libero era un’opportunità che non potevo lasciarmi sfuggire,” ammette sorridendo.
E la produttrice Limor Diamant concorda: “Il film è veramente decollato solo quando Douglas ha accettato il ruolo. E non avremmo potuto desiderare di meglio. Michael Douglas è l’attore ideale per interpretare Martin Hunter.” Una volta trovato “l’adulto” ideale, la produzione ha potuto ampliare le sue ricerche per il resto dei ruoli grazie al finanziamento indipendente. “La scelta degli attori sarebbe stata sicuramente diversa se si fosse trattato di un film prodotto da uno studio,” spiega Diamant. Non avremmo potuto scegliere Joel David Moore, un giovane attore così pieno di talento, per interpretare il tirapiedi del protagonista. Probabilmente i finanziatori non sarebbero stati soddisfatti di Jesse Metcalfe nei panni del protagonista visto che si tratta di un attore emergente ma non famoso come devono essere i protagonisti dei film prodotti da uno studio. Insomma, non sarebbe stato lo stesso film.”
La scelta di Jesse Metcalfe (Il mio ragazzo e' un bastardo, DESPERATE HOUSEWIVES) per interpretare C.J., il giornalista coraggioso e combattivo la cui battaglia ossessiva contro Martin Hunter nasconde una motivazione più profonda e sconvolgente, ha avuto un effetto immenso sul destino del film e sulla carriera del giovane attore. “Questo film e questo ruolo rappresentano un enorme passo avanti per me,” spiega l’attore, “perché ho sempre interpretato ruoli da adolescente ma ormai ho superato i 30 e quindi cominciava a sembrarmi alquanto strano.” Ed è per questo che è stato più che felice di poter staccarsi dai ruoli interpretati finora e di mettersi alla prova nei panni di un giovane adulto. “Interpretare un personaggio più giovane è più facile,” continua, “perché hai già vissuto le cose che devi interpretare e inoltre le vite dei ragazzi non sono poi così complesse, non hanno ancora un pesante fardello sulle spalle. Il personaggio di C.J. invece mi ha permesso veramente di mettere nel film tante esperienze personali e per me come attore è una cosa veramente appagante... E’ stato quasi terapeutico perché mi sono sentito bene in quel ruolo.”
Per Hyams, è stata la passione dimostrata dal giovane attore nei confronti della sceneggiatura a convincerlo di aver trovato il suo protagonista. “Il nome di Jesse mi è stato proposto per la prima volta da Moshe... Io non lo conoscevo poiché non avevo visto DESPERATE HOUSEWIVES. Sapevo che era un bel ragazzo e cose simili. Ma il ragazzo che è entrato nel mio ufficio per incontrarmi era una persona seria e motivata che mi ha detto: 'Dimentica il mio aspetto. Mi strapperei il cuore pur di interpretare questo film. Farò tutto quello che mi chiederete perché interpretare questo film è la cosa che più desidero al mondo.’ E Hyams ha capito subito che Metcalfe aveva la profondità necessaria per interpretare quel ruolo. “Mi è sembrata la persona più adatta per il film,” continua il regista, “perché tra le altre cose ha una dolcezza innata ma anche una certa inquietudine che erano entrambe necessarie al ruolo.”
Sul set, Metcalfe ha colpito sia il regista sia il leggendario co-protagonista. “Jesse è magnifico e confesso di essere anche un po’ geloso di lui,” dice Douglas, ridendo. “E’ bellissimo… lo vedrete con i vostri occhi sullo schermo… E’ una vera star. E’ molto intenso ed è un grande lavoratore che si diverte tantissimo in quello che fa. Credo che in futuro sentiremo spesso parlare di lui.”
Quando si è trattato di scegliere la co-proatgonista, Ella Crystal, una giovane donna complicata e divisa tra il rispetto per il capo, il procuratore Mark Hunter e l’amore per il giovane giornalista C.J., Hyams si è rivolto ad un’altra giovane promessa nel firmamento di Hollywood, Amber Tamblyn (The Ring, The Grudge 2, JOAN OF ARCADIA). “Il motivo per cui volevo a tutti i costi che Amber accettasse la parte” racconta Hyams, “è perché il suo personaggio è la protagonista romantica e quindi doveva essere molto bella. Ma al contempo doveva essere anche estremamente intelligente e Amber è una giovane donna molto brillante, indipendente e femminista.”
Anche Tamblyn è stata molto apprezzata e omaggiata da Michael Douglas. “E’ molto brava,” dichiara l’attore prima di correggersi. “Anzi, è eccezionale. Stavo guardando una scena in tribunale e per lei si trattava solo di un controcampo - vale a dire che lei osservava la scena da dietro - e sono rimasto imbambolato a osservare quanto fosse brava, come “reagisse” a un qualcosa che non avveniva davanti ai suoi occhi… Quando sei brava, sei brava, non c’è altro da aggiungere.”
Per il resto dei ruoli, Hyams si è rivolto ad un paio di attori famosi per la loro comicità. Il ruolo dell’ispettore Nickerson, il navigato poliziotto di Shreveport che tiene d’occhio simultaneamente sia C.J. sia Mark Hunter, è andato a Orlando Jones. Famoso per il ruolo comico in MAD TV e per le interpretazioni di commedie classiche quali Impiegati male (Drumline) e Sour grapes, per questo ruolo Jones ha dovuto attingere alla sua vena drammatica come aveva già fatto con grande successo interpretando il film diretto da Charles Stone, Drumline.
Ed è stata proprio quell’interpretazione a convincere Hyams che il versatile attore fosse adatto per UN ALIBI PERFETTO. “Orlando è un attore che sia io sia Limor adoriamo e conosciamo bene, ”dichiara Hyams. “L’ho adorato in DRUMLINE e conoscevamo bene il suo lavoro. E’ una persona che ci piace tanto anzi che mi è sempre piaciuta.”
Lo stesso Jones confessa di essersi sentito molto sollevato quando ha potuto accettare il ruolo perché ad un certo punto sembrava che a causa di numerosi impegni non avrebbe potuto partecipare al film. “Ero impegnato su un altro set in Florida quando mi hanno parlato di questo film,” ricorda l’attore. “Temevo che non ce l’avrei fatta ed ero veramente dispiaciuto perché volevo esserci a tutti i costi.” Ma quando è riuscito a incastrare le cose e a sistemare il piano di lavorazione, Jones non si è lasciato sfuggire la possibilità di lavorare con Hyams, che lui definisce “straordinario”. Lo adoro, l’ho sempre adorato come regista, come direttore della fotografia e come produttore. La sua sceneggiatura…il ritmo di quello che dice è sempre molto specifico ed è molto chiaro. Pensi sempre di saper tutto sul tuo ruolo ma naturalmente non è così fino a quando non sei sul set e il regista dice: ‘Buona questa' Lavorare con lui è stata veramente un’esperienza magnifica.”
Tutti gli attori sono stati immensamente felici di avere Jones con loro e raccontano che spesso Jones si recava sul set anche nei giorni in cui non aveva scene da girare ma semplicemente per stare in loro compagnia e godersi le loro interpretazioni. “Ha fatto un ottimo lavoro e ha aggiunto un tocco speciale al film ” sottolinea il regista, un punto sul quale tutti gli altri attori sono d’accordo tranne uno.
“Orlando è più divertente di me,” si lamenta Joel David Moore, che interpreta il ruolo di Finley, il collega giornalista di C.J. dubbioso e saccente. “E questa è una cosa che non mi va giù, assolutamente,” continua con vocetta petulante. “Per tutto il film ho cercato di superarlo perché non sopporto l’idea che faccia ridere più di me!”
Moore (Palle al balzo - Dodgeball, Shaggy Dog - Papa' che abbaia... non morde, Art School Confidential - I segreti della scuola d'arte) è stato l’ultimo tra gli attori principali a imbarcarsi in questa avventura. Hyams racconta che pur desiderando prendersi il merito di aver trovato Moore, questo in realtà va a Limor Diamant. “E’ venuta da me e mi ha detto: 'Che ne pensi di Joel David Moore?' E ricordo precisamente di averle detto, 'E chi diavolo è questo Joel David Moore?'” Hyams continua: “Mi sono fatto mandare un DVD di Joel e ci siamo entrambi innamorati di lui e abbiamo pensato subito che fosse eccellente. E per uno di quegli incredibili colpi di fortuna che ogni tanto ti capitano, abbiamo scoperto che si sarebbe liberato proprio per le date nelle quali sarebbe servito a noi.”
Stando al racconto di Moore, l’attore ha reagito alla notizia di essere stato scelto nella maniera che più gli si addice: “Diavolo, farò un film con Michael Douglas… E’ meglio se smetto subito di bere.' E così ho osservato un periodo di astinenza per il film.” Dopo una grande risata, si fa serio e aggiunge, “Se sai di dover lavorare in un film di Peter Hyams interpretato da Michael Douglas, vuoi essere certo di dare il meglio.”
Per almeno uno degli attori, la presenza di Moore è stata una rimpatriata. “Joel mi aveva diretto in Spiral (2007), uscito l’anno scorso,” ricorda Amber Tamblyn. “Quando ho Saputo che sarebbe stato sul set mi sono detta: 'Mio Dio.' Avevo tanti ricordi di lui sul set quando facevamo gli scemi insieme ed ho rivissuto tutto in un attimo. E subito dopo mi sono detta 'Questa volta non deve andare così perché sono cresciuta e sono una persona più matura.' Ma una volta sul set insieme, eravamo come due bambini di 8 anni.”
Per quanto riguarda i loro rapporti, Moore ha un punto di vista diverso sulla loro amicizia. “Lei ha una fastidiosa cotta per me,” raccorda con una faccia incredibilmente seria. “Credo che sia sempre stata innamorata di me.”
SUL SET: La ricerca del look alla “Shreve”
Nella sceneggiatura originale di Hyams, la storia del giudice del sud era ambientata ad Atlanta. Ma quando le questioni di budget - e la possibilità di sfruttare gli incentivi alla produzione messi a disposizione dalla Louisiana - hanno spostato le riprese a Shreveport, LA, anche le ambientazioni del film sono cambiate. Spiega Limor Diamant, “Quando abbiamo deciso di girare a Shreveport, ci siamo detti: 'E perchè no? In fondo è il luogo perfetto dove potrebbe verificarsi una storia del genere.” Lo scenografo James Gelarden aggiunge: “Il film era stato scritto per Atlanta, con la sua architettura così patinata e con il suo Acquario che era stato naturalmente inserito nella sceneggiatura. Ero già stato a Shreveport per girare Factory girl e conoscevo piuttosto bene la sua architettura e nella mia intervista iniziale con Peter, gli avevo detto che non ero certo che saremmo riusciti a ricostruire Atlanta a Shreveport e che forse sarebbe stato meglio se Shreveport restasse Shreveport... E quando Peter è venuto qui, si è guardato intorno e ha cominciato a ripensare alla storia e a cercare “l’autentico look di Shreveport, il look della Louisiana” e ha capito che si poteva fare. Con questa scelta il film ha un sapore decisamente ”sudista” perché l’ambientazione diventa un altro personaggio del film.”
Per quanto lo riguarda, Hyams riconosce che la decisione è stata funzionale alla scelta produttiva già compiuta, vale a dire quella di lavorare indipendentemente. “Se devo essere sincero, volevo allontanarmi anche fisicamente dalla maniera in cui avevo lavorato ultimamente”, dichiara il regista. “Per poter realizzare questo film, ho dovuto dire: 'Okay, farò un film nella metà del tempo necessario e con meno della metà dei soldi di cui avrei bisogno. E dovrò anche rimboccarmi le maniche visto che gireremo a Shreveport, Louisiana.' Ma erano tutte cose che volevo fare a tutti i costi perché ero determinato a realizzare il film esattamente in questa maniera.”
La decisione di fare a meno dei solito confort gli ha dato tante soddisfazioni in termini creativi. “Quando sono arrivato a Shreveport,” continua il regista, “mi sono guardato intorno e ho capito che è una città molto interessante. E’ attraversata dal Red River, ci sono i casinò ed è impossibile guardare Shreveport senza vedere un qualcosa che non è tipicamente locale e quindi mi è sembrato assolutamente idiota cercare di prendere questa città dall’aspetto così interessante e farla passare per un’altra.” Ed essendo uno dei pochissimi registi che fa anche il direttore della fotografia nei suoi film, Hyams sapeva esattamente in che maniera la forza visiva della città si sarebbe inserita nella sua storia. “I quartieri belli sono molto interessanti dal punto di vista dell’aspetto,” continua il regista, “ma anche i quartieri meno belli sono altrettanto interessanti. La città è dominata dal fiume che la attraversa e dagli immensi casinò. Ha un centro molto moderno e congestionato circondato da una zona assolutamente non moderna. Mi ha colpito perché mi è sembrata un luogo molto fotogenico.”
Per gli attori e i realizzatori, Shreveport ha rappresentato l’opportunità per creare una storia e dar vita a personaggi con delle caratteristiche regionali ben precise senza imporre dei limiti riconoscibili alla narrazione. Osserva Amber Tamblyn: “La cosa principale di Shreveport è che non c’è nulla che sia immediatamente riconoscibile. Vedendo le immagini nessuno dirà: 'Hey, questa è quella cosa famosa di Shreveport.'” Ma il carattere eclettico della città ha lasciato ampio spazio alla creatività e alla libertà. Ricorda Michael Douglas: “Avevo parecchie domande sull’accento perché non sapevo fino a dove mi sarei potuto spingere ma Shreveport è vicina al confine con il Texas e questo fa sì che l’accento sia un mix eclettico tra il dialetto del sud, il texano e l’inglese parlato dagli americani di classe media. Insomma, un bel potpourri.” Aggiunge la costumista Susanna Puisto: “Il film ha sfruttato il look alla 'Shreve’ come lo chiamiamo noi, accentuandolo visto che non si tratta di un documentario ma di un film. Shreveport non è proprio la capitale mondiale della moda, tuttavia ci sono tante signore molto eleganti ed è facile trovare ispirazione ovunque.”
Tutti coloro che hanno lavorato a UN ALIBI PERFETTO hanno apprezzato la leggendaria ospitalità del luogo. “E’ stata la mia prima volta in Louisiana,” racconta Douglas. “Ed ho avuto modo di assaggiare l’ospitalità del sud, la gente è stata magnifica e affettuosa. A tavola le porzioni erano sempre enormi ed è per questo che ho preferito non trattenermi troppo a lungo o mi sarei trasformato in un caratterista. E sono tutti d’accordo nel riconoscere la meritata fama di regione amichevole e accogliente. “La città di Shreveport è stata molto disponibile con noi” racconta Hyams, “Hanno addirittura chiuso al traffico un ponte incredibile illuminato dai neon rossi e ci hanno permesso di chiudere intere strade per poter girare. Abbiamo potuto fare cose che difficilmente avremmo potuto fare altrove.” Le sue osservazioni sono assolutamente condivise da Limor Diamant: “L’intera esperienza a Shreveport è stata assolutamente fantastica. La troupe magnifica, la gente del posto eccezionale: non abbiamo nulla di cui lamentarci. So che potremo tornarci quando vorremo perché saranno pronti ad accoglierci di nuovo. Sono così elettrizzati dalle possibilità che offre loro la nascente industria cinematografica locale che sono incredibilmente tolleranti ed accomodanti. Da ogni punto di vista, consiglio a chiunque di andare a girare lì.”
TRIPLICE MINACCIA: Tre talenti al prezzo di uno
Insieme a registi quali Steven Soderbergh, Peter Hyams fa parte di quella ristretta cerchia di cineasti che non solo scrivono i propri film ma che fanno anche il direttore della fotografia. Alla domanda circa questa sua insolita caratteristica, Hyams risponde semplicemente: “E’ il mio lavoro. Per me non si tratta di cose separate ma di un processo unico. La gente mi chiede sempre, 'Perché fai tutte queste cose insieme?” e la mia risposta è: 'Perché non so stare senza fare niente,'” sorride prima di aggiungere. “La verità è che molti cineasti già vedono il film che hanno scritto e quindi se sono in grado di farlo lo portano sullo schermo da soli. Ce ne sono altri invece che hanno bisogno che qualcun altro traduca in immagini ciò che loro hanno scritto.”
Lo scenografo James Gelarden nota i vantaggi frutto di questa “combinazione perfetta”: “Poiché scrive, dirige e si occupa della fotografia del film, vuol dire che è la sua storia. E quindi invece di avere a che fare con tre persone differenti per ogni cosa, il nostro lavoro consiste semplicemente nell’andare da Peter e chiedere: ‘Peter che ne pensi se.. Sì o no?' E lui dice 'Questo,' oppure 'Hai toppato completamente, dovevi fare in quest’altra maniera.' E quindi anche il processo di realizzazione delle scenografie è stato molto più veloce e semplice.” Limor Diamant ha apprezzato i vantaggi economici risultanti da questa situazione. “Per Peter, regista e direttore della fotografia sono una cosa sola: non riesce a separare i due ruoli. E dalla sua ottica, capisce che è un discorso che fila alla perfezione….. Semplifica il tutto, lavori più velocemente; eviti quei corto circuiti nelle comunicazioni o quei fraintendimenti che avvengo spesso tra regista e direttore della fotografia. E con un piano di lavorazione da soli 30 giorni, il fatto che Peter fosse al contempo regista e direttore della fotografia ha decisamente fatto la differenza.”
Anche gli attori hanno apprezzato moltissimo i molteplici talenti del regista: “Non possiamo non sottolineare l’importanza di una persona dotata di una tale visione cinematografica circa la natura del film,” osserva Amber Tamblyn, “dei colori e della consistenza delle immagini. Ed è proprio per questo che Peter è stato la chiave di volta. E’ una sorta di tecnico delle luci di moda della vecchia scuola: ama illuminare le donne. A volte non faceva che ripetere questa frase sul set: 'Adoro illuminare le donne, adoro illuminare le donne...' Sa esattamente cosa desidera vedere in un’inquadratura perché è già tutto pronto nella sua testa. Probabilmente è stata una delle esperienze migliori della mia vita su un set... Ha veramente fatto la differenza e ha permesso a noi attori di percepire la sua fiducia in noi permettendoci di andare avanti e di provare cose che normalmente non avremmo fatto.”
Gli attori hanno anche notevolmente apprezzato il talento da scrittore di Hyams, sebbene Douglas sottolinei che da autentico professionista, Hyams è riuscito ad evitare di cadere nel tranello nel quale a volte cadono gli scrittori/registi. “Non sono tanti quelli in grado di farlo,” osserva l’attore. “Peter instilla molta fiducia ma generalmente gli sceneggiatori che sono anche registi del loro film diventano quasi maniacali su tutto. Ma Peter è un vero professionista e ti concede tutta la libertà di cui hai bisogno, e probabilmente a volte è anche capace di fare un passo indietro sapendo che gli attori a volte temono gli sceneggiatori/registi.”
SUL SET: Azione e reazione
Secondo Joel David Moore, è stato chiaro sin dall’inizio che questa produzione sarebbe stata destinata a grandi cose. “Una delle prime cose che abbiamo fatto,” racconta, “è stata sederci intorno ad un tavolo tutti insieme per una cena tra gli attori. C’erano Michael, Amber e Jesse, e tutti gli altri… Abbiamo capito subito che si trattava di un progetto speciale perché siamo andati subito d’accordo, e non ci sono state tensioni. Ricordo che quella sera abbiamo chiacchierato e riso come se fossimo i componenti di una grande famiglia.” Ma per Moore, non è stato solo il fatto che avessero tutti delle brillanti personalità a creare questo legame: “E’ stato anche merito dell’alcol!” aggiunge.
Qualunque cosa sia stata messa nel cibo (o nelle bevande) quella prima sera, ha funzionato perché ha creato un’atmosfera magica e quando si è trattato dimettersi al lavoro, gli attori e il regista hanno scoperto che già si era instaurato un vero rapporto tra di loro. Ricorda Orlando Jones, “Nella mia prima conversazione con Peter ho detto. 'Vorrei creare un ambiente nel quale vi sentiste tutti a vostro agio, dove poter giocare e provare cose diverse.'” Ed è stato di parola. “Dire che ha rispettato la promessa sarebbe dire poco, ” continua Jones. “Innanzitutto, credo che siano tanti i registi che lo dicono e che francamente ci credono. La cosa difficile però non è tanto dirlo quanto riuscire a farlo perché una volta sul set sono tantissimi i fattori che entrano in gioco e alle quali il regista deve fare attenzione e alla fine non sempre riesce a mantenere le promesse iniziali… Ma con Peter, mi sono sempre sentito a mio agio rispetto a ciò che stavo facendo e ho provato cose che con molta probabilità non avrei mai provato perché mi fido di lui. E mi sono fidato soprattutto di quella che era la sua visione di questo film, della sua fede nel momento, nell’attimo.”
Una delle parole magiche nel rapporto tra regista e attori è la flessibilità perché un regista deve sempre essere in grado di adattare il suo approccio alle esigenze degli attori. E quindi mentre Hyams aveva ben chiara l’importanza di concedere ad un talento dell’improvvisazione come Jones lo spazio per ampliare il suo personaggio, altri attori hanno avuto bisogno di essere diretti più da vicino, soprattutto nei punti chiave della storia. Amber Tamblyn cita per esempio la difficoltà nel far passare per autentico il suo improvviso amore per C.J., interpretato da Metcalfe: “Abbiamo discusso parecchio su questo punto e gli ho detto spesso che mi sentivo un po’ strana ma poi ho capito che Peter ha una maniera molto specifica di scrivere e di impostare i dialoghi. E’ come in uno spettacolo di David Mamet, c’è sempre un certo ritmo e una certa cadenza per ogni singolo dialogo che può funzionare solo se viene espresso in quella maniera. E quindi quando abbiamo iniziato a provare ho capito veramente cosa voleva Peter. Ho cominciato a sentire l’interazione tra i due personaggi, la velocità con la quale entrano in sintonia ed è questo che ha fatto scattare l’attrazione.”
Naturalmente la presenza di una star del grande schermo come Michael Douglas ha avuto il suo effetto sulla produzione, poiché il resto del cast ha fatto di tutto per essere all’altezza di Douglas. Tamblyn, che ha diverse scene con Douglas, osserva: “Riesce a stabilire sin da subito il tono del film… È dolce, divertente e professionale al tempo stesso. Credo che il tono sia un fattore molto importante quando giri un film che ha tantissimi dialoghi ed una storia praticamente teatrale. Devono tutti dare il meglio e Michael Douglas è riuscito a farci fare cose mirabili.”
Le sue parole vengono praticamente riprese dal collega Jesse Metcalfe. “Michael ci ha aiutati moltissimo,” racconta l’attore. “E’ sempre stato molto preciso e preparato e ha fatto sembrare tutto molto semplice permettendo all’attore che aveva davanti di esplorare il più possibile la scena che doveva interpretare. Lui è una specie di roccia, un faro e questo aiuta te a portare a termine la tua ricerca. In questo modo per me è stato molto più semplice interagire con lui e trovare tutte le sfumature del mio personaggio.”
Nel corso della carriera, Hyams si è fatto la reputazione di regista che ama le scene spericolate e d’azione. E anche se UN ALIBI PERFETTO rappresenta un film sicuramente più provocatorio e cerebrale rispetto agli altri, le varie sequenze acrobatiche che ci sono gli hanno dato l’opportunità di dimostrare la sua dimestichezza con questo tipo di lavoro.
“Una delle cose preferite da Peter è girare le scene d’azione,” osserva Moore. “Le adora. Mi è capitato di essere presente in alcune di queste scene e credo che siano le più scomode del mondo. In una di queste scene ho dovuto correre parecchio e naturalmente queste tipo di scene vanno girate da diverse angolazioni.... Dopo 7 o 8 ciack ero sfinito e le ginocchia non mi reggevano più.”
Ma per Hyams, questo è pane quotidiano. “E questo vale per chiunque abbia fatto film d’azione ma anche horror. Bisogna solo essere molto precisi e avvicinarsi il più possibile alla realtà senza lasciare nulla al caso ma preparare tutto alla perfezione.”
Per proteggersi dai pericoli inevitabili e dall’imprevedibilità insiti nel girare delle scene d’azione, Hyams segue una lunga e meticolosa preparazione. “Più prepari le cose,e più efficiente sarà la lavorazione,” osserva lui. “Non faccio mai gli storyboard dei film ma preparo sempre gli storyboard delle sequenze acrobatiche. E il procedimento per realizzare gli storyboard è lungo quasi quanto la lavorazione. Mi siedo e dico: 'Forse la macchina da presa dovrebbe essere più in basso, o più in alto. Qui ci vorrebbe una soggettiva. Forse la macchina da presa non dovrebbe girare qui.' Preparo l’intera sequenza al momento di disegnare gli storyboard cosicché quando arriva il momento di girare, sono già pronto.”
Ma anche in un lavoro così tecnico come la preparazione di una sequenza d’azione, sono la storia e l’impatto emotivo delle vite e delle scelte dei personaggi ad essere in primo piano. “Nella storia del cinema sono stati realizzati tantissimi inseguimenti con le auto,” continua Hyams. “E non c’è nessuno al mondo che li abbia fatti meglio di William Friedkin o di Peter Yates, siete d’accordo? Io ho tentato di realizzare un inseguimento che fosse, A) una sorpresa - non era previsto che ci fosse e quindi la sua presenza è un autentico shock; non dura troppo; è improvviso e violento. E B) volevo rendere la scena più soggettiva possibile perché per me, se guardi obiettivamente qualcuno in pericolo, la cosa non ha lo stesso impatto sul pubblico rispetto a quando vivi il pericolo soggettivamente. E quindi le angolazioni della macchina da presa sono state scelte in pratica perché erano angolazioni emotive e non obiettive.”
VEDERE ROSSO: La vita in 4K
Per Peter Hyams e i suoi, uno degli aspetti più elettrizzanti di girare UN ALIBI PERFETTO è che UN ALIBI PERFETTO non è stato girato su pellicola ma utilizzando un nuovo mezzo tecnologico noto sotto il nome di “Red camera”, che cattura i soggetti su un video digitale “4K” che assicura la stessa qualità di immagine e la stessa profondità di campo della pellicola a 35mm. Le difficoltà insite nel lavorare con una tecnologia così nuova rappresentano alcuni dei temi più rilevanti per l’industria cinematografica odierna e Hyams e i suoi attori sono stati degli autentici pionieri.
“E’ una tecnologia nascente,” conferma Hyams. “E presenta tutti i problemi che hanno le cose nuove.” Amante delle sperimentazioni e sempre desideroso di scoprire i nuovi mezzi che la tecnologia offre al mondo del cinema, la Red Camera ha permesso a Hyams di proseguire la sua esplorazione creativa scoprendo nuovi orizzonti. “Desideravo a tutti i costi girare questo film in digitale,” continua il regista. “E ho aspettato fino a quando la macchina da presa 4K non è uscita sul mercato. Un anno e mezzo prima era già uscita la prima macchina 4K ma era grande quanto una Pontiac da Gran Premio e non avrebbe certamente funzionato per questo film. Poi la Red Cam ha prodotto una macchina da presa 4K portatile e allora mi sono messo al lavoro.'”
Essere all’avanguardia in campo tecnologico offre i suoi vantaggi, come spiega Linor Diamant: “Da una parte, non devi ricaricare la pellicola, o meglio devi solo caricare una scheda, il che rende tutto più rapido e semplice. Non devi fare troppi playback perché vedi quello che stai girando e anche da questo punto di vista il metodo è più veloce. Inoltre hai maggiore flessibilità per poter fare poi tutte le modifiche e gli aggiustamenti con il DI, il montaggio digitale intermedio, cosa che non puoi fare quando giri in maniera tradizionale.”
Il potere della nuova tecnologia è apparso immediatamente evidente agli attori. “Ha una profondità incredibile,” dichiara Amber Tamblyn, “e la consistenza grandiosa. E’ veramente un mezzo meraviglioso perché cattura ogni singolo dettaglio.” Michael Douglas è rimasto colpito dalla capacità della macchina da presa di limitare la necessità dei giornalieri: “Ti lascia aperte tante possibilità,” osserva l’attore. “Ti permette di vedere subito quello che hai girato e credo che questo sia il futuro.”
Questo nuovo mondo cinematografico privo dei giornalieri, è perfetto per Hyams: “Confesso che non amo guardare i giornalieri,” confessa il regista, “perché nella mia esperienza i giornalieri sono sempre stati forieri di sorprese e generalmente non buone. Dai giornalieri capivo che dovevo spostare il fuoco o cambiare i movimenti di macchina perché non andavano bene. Con questa nuova tecnologia invece, quando sei sul set a dirigere un film, puoi guardare un’interpretazione e giudicarla subito; e con un buon monitor riesci facilmente a capire se la messa a fuoco è giusta.”
Al tempo stesso, “testare sul campo” qualunque nuova tecnologia comporta la sua buona dose di frustrazioni. “All’improvviso succedono delle cose,” osserva Diamant, “e nessuno ne conosce la ragione perché è una tecnologia nuova.” Per Tamblyn, le idiosincrasie della macchina da presa sono diventate fonte di battute ricorrenti tra lei e il regista: “E’ una macchina da presa con la quale è molto difficile lavorare,” osserva l’attrice. “Spesso dicevo a Peter Hyams che era molto carino quando si arrabbiava perchè aveva quell’espressione sul volto che ti faceva capire che era fuori di sé. Ma non riuscivo a non ridere, almeno un po’, perché è veramente carino quando si arrabbia.”
Anche i minimi dettagli - aspetti della produzione che in condizioni normali sarebbero stati di routine - diventavano delle sfide anche per una troupe con una grande esperienza alle spalle. Per esempio, la profondità di campo della Red Cam ha reso assai complicato coprire i cinque tatuaggi di Jesse Metcalfe. “All’improvviso, ” ricorda la truccatrice Rose Librizzi-Davis “ci siamo trovati ad usare la Red Cam e ci siamo accorti che tutti i trucchi che avevamo messo a punto per mantenere i toni morbidi, e che generalmente vanno bene anche con l’alta definizione non avrebbero più funzionato. Abbiamo visto cose mai viste in precedenza e quindi coprire un tatuaggio è diventato una vera sfida. Immaginate con cinque...”
Ma la Librizzi-Davis l’ha presa ridendo. “Il primo giorno ho chiesto due ore e mezza e ci ho messo tre ore e un quarto.” Il consiglio che si sente di dare a colleghi e attori per il futuro? “Durante il casting, gli attori devono comunicare se hanno tatuaggi. Non sapevamo che Jesse ne avesse cinque!” dice ridendo. “Vergognati, Jesse!”
Anche Hyams ha preso le difficoltà in maniera filosofica. “Non sono uno di quei direttori della fotografia che crede che l’unico mezzo possibile e benedetto sia la celluloide,” dice ridendo. “L’obiettivo è ottenere le immagini più belle che tu riesca ragionevolmente ad avere… Credo che tra dieci anni la pellicola tradizionale non verrà più usata da nessuno. Quando hai una macchina da presa 4k di questo livello che è fatta perché riesci a ottenere tutto quello che puoi avere con una macchina da presa tradizionale. Non è né più semplice né più difficile di una normale macchina da presa con pellicola. Ha i suoi vantaggi ma anche tantissimi svantaggi che ti fanno letteralmente impazzire, così come la macchina da presa tradizionale ha i graffi sul negativo e i capelli sull’obiettivo, e magari giri un film da cento milioni di dollari che sembra girato dall’ultimo dei cameraman dentro un camion surriscaldato.... Credo che tutto il misticismo che circonda il lavoro del direttore della fotografia sparirà con la fotografia digitale perché i cineasti potranno sedersi davanti a dei monitor a alta definizione, e tra un paio d’anni i monitor saranno a 4K, e su quelli sarà praticamente possibile vedere il film finito immediatamente.
NOIR IN DIGITALE: Un salto nel passato ma in chiave moderna
“Esistono tutta una serie di remake che hanno avuto molto successo, “ osserva Joel David Moore “film che attingono a vecchi generi, come i thriller di Hitchcock. Credo che il pubblico ami i film moderni che hanno un non so che di classico.” E Per Moore, UN ALIBI PERFETTO è uno di quelli. “E anche se ha un fascino classico, avendolo adattato ai giorni nostri ci abbiamo messo la contemporaneità per far si che piacesse anche al pubblico di MTV.”
Per conquistare il pubblico più giovane – che probabilmente non ha lo stesso rapporto con i grandi classici del cinema Hollywoodiano che probabilmente non conosce - non è stato un affare di poco conto. Ma la scelta di attori giovani come Amber Tamblyn, Jesse Metcalfe e Orlando Jones è stata un ottimo punto di partenza. Per Jones, il ritorno allo stile dei classici di Hollywood è una sorta di antidoto contro la superficialità che affligge molti film contemporanei. “Nei film di oggi c’è tanta falsità,” osserva l’attore. “Per me, a livello personale, è una cosa negativa perché mi sento molto più mio agio in un mondo meno patinato e più reale. Credo che il genere noir sia una sorta di evoluzione naturale per me, anche nel senso di poter dire cose sarcastiche ma intelligenti, e non necessariamente battute da imbranato.”
In termini di costume, trucco e interpretazioni, UN ALIBI PERFETTO fa esplicitamente riferimento ai suoi antenati degli anni 1940, soprattutto al vecchio glamour hollywoodiano di Amber Tamblyn nei panni di Ella Crystal. “ll personaggio di Amber fa l’assistente del procuratore distrettuale,” osserva la costumista designer Sussana Puisto, “e l’attrice ha un qualcosa che mi ricorda gli anni 1940; per questo nel disegnare i suoi costumi mi sono ispirata a quegli anni producendo abiti che avessero un non so che di atemporale. Dovete pensare a Veronica Lake, Katherine Hepburn. Per Amber si tratta di un look totalmente nuovo; è stata scelta per la sua giovane età ma deve interpretare una donna adulta e quindi il suo abbigliamento deve essere senza tempo, e assolutamente non trendy.”
Per la Tamblyn, figlia di un attore di talento che ha avuto successo nell’epoca d’oro di Hollywood, è stata l’opportunità di sfruttare tutti gli elementi che hanno fatto la storia del cinema. “Nei vecchi film della RKO,” osserva l’attrice “i dialoghi erano molto stringati e concisi e Peter ha lavorato molto su questo. Per quanto riguarda le luci, c’è una scena del film dove io mi rotolo sul letto durante un primo piano e questa è una cosa alla Katherine Hepburn....' E ci sono tanti battiti di ciglia e grandi labbra rosse… Tanti abiti da segretaria piuttosto vintage, assolutamente meravigliosi. E’ stato veramente divertente far parte di un ritorno al passato, anche se in chiave moderna. E’ stato decisamente affascinante.”
La sfida di raccontare una storia classica in un contesto moderno è sempre stata al centro del progetto, osserva Limor Diamant. “Nessuno fino ad oggi lo ha mai fatto nella maniera in cui lo ha fatto Peter,” racconta. “Ha una visione molto specifica del film e la sua passione è stata per certi versi inebriante e credo che questo valga per tutti quelli che hanno lavorato con noi.”
Hyams è pienamente consapevole delle difficoltà insite nel suo progetto e proprio per questo ha fatto del suo meglio per essere all’altezza di tutte le sfide lavorando con la grande professionalità tipica del miglior sistema hollywoodiano. “L’unica cosa che puoi fare è scrivere la cosa migliore che hai in mente,” dichiara Hyams. “E poi quando cominci a girare, devi girare al meglio delle tue possibilità. Non sono la persona più adatta alla quale chiedere se sia giusto così perché sono un sostenitore della teoria di Groucho Marx secondo la quale qualunque gruppo che sia disposto ad accettarmi come suo membro è un gruppo del quale non vorrei far parte,” dice ridendo. “E quindi mi dico sempre, 'Come può essere bella una cosa nella quale ci sono di mezzo io?'”
La passione e lo spirito di Hyams possono essere riassunti al meglio in una battuta del cineasta Carol Reed, i cui film tipo Il terzo uomo e Il fuggiasco hanno portato il vigore e la qualità artistica del noir al cinema britannico degli anni 1940 e 1950. “Nel mio ufficio avevo appeso una citazione di Sir Carol Reed,” ricorda Hyams, “un grande cineasta che una volta disse: 'Fare un film vuol dire lavoro, preoccupazioni, paure e mal di testa; ma non fare un film è molto peggio.'”
[an error occurred while processing this directive]
[+] aggiungi informazioni e curiosità su Un alibi perfetto oppure [+] scrivi recensione e vota Un alibi perfetto
Vota, leggi trama e opinioni su Un alibi perfetto di Peter Hyams - Torrent, scaricare Un alibi perfetto di Peter Hyams, streming