Asterix e Obelix al servizio di sua maesta' di Laurent Tirard

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locandina Asterix e Obelix al servizio di sua maesta'
 
Regista: Laurent Tirard
Titolo originale: Astérix et Obélix: Au Service de Sa Majesté
Durata: 110'
Genere: Commedia
Nazione: Francia, Italia, Spagna, Ungheria
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 10 gennaio 2013 (cinema)

Attori: Gérard Depardieu, Edouard Baer, Fabrice Luchini, Catherine Deneuve, Guillaume Gallienne, Vincent Lacoste, Valérie Lemercier, Charlotte Lebon, Jean Rochefort, Gérard Jugnot, Dany Boon
Soggetto: René Goscinny,Albert Uderzo
Sceneggiatura: Laurent Tirard, Grégoire Vigneron

Trama, Giudizi ed Opinioni per Asterix e Obelix al servizio di sua maesta' (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Denis Rouden
Montaggio: Valérie Deseine
Effetti speciali: Kevin Berger
Scenografia: Françoise Dupertuis,Véronique Melery
Costumi: Pierre-Jean Larroque

Produttore: Olivier Delbosc,Marc Missonnier
Produttore esecutivo: Christine de Jekel
Produzione: Cinetotal, Fidélité Films, Film Kairòs
Distribuzione: Lucky Red

La recensione di Dr. Film. di Asterix e Obelix al servizio di sua maesta'
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Colonna sonora / Soundtrack di Asterix e Obelix al servizio di sua maesta'
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Informazioni e curiosità su Asterix e Obelix al servizio di sua maesta'

Note dalla produzione:

INTERVISTA A Laurent Tirard (regista)
Cosa ha pensato quando è stata fatta l'ipotesi che fosse lei a dirigere il prossimo Asterix?
Ero eccitato e terrorizzato allo stesso tempo, È un progetto di dimensioni vertiginose, ma sapevo che questo tipo di opportunità non si presenta due volte nella vita. Alla fine sono state due le ragioni che mi hanno spinto ad accettare: l’avventura che questo film avrebbe rappresentato per me ela sfida artistica che mi veniva offerta. L’idea non era quella di portare sullo schermo Asterix come può accadere al regista di un episodio di Harry Potter, il cui lavoro consiste nell’assicurare alla saga una certa continuità. Al contrario. E mi chiedevo come sarebbe stato un Asterix realizzato
da me.

Come è avvenuta la scelta degli albi?
Prima di rileggerli avevo già una mezza idea. Volevo un’odissea, un viaggio. Ora, dalla prima volta che sono stato in Gran Bretagna, sono rimasto affascinato dagli inglesi e dalla loro cultura. La mia scrittrice preferita è Jane Austen. Nei suoi romanzi riesce a ritrarre molto bene la rigida società inglese e tutte quelle regole che noi non sempre riusciamo a cogliere a pieno. Gli inglesi fanno fatica ad esternare i loro sentimenti ma quando si liberano delle costrizioni lo fanno dawero. Sono allo stesso tempo un po' pazzi, eleganti e senza tempo. Quindi mi è subito venuto in mente Asterix e i Britanni di cui mi ricordavo qualche frase esaltante scritta da Goscinny.
Ma Grégoire Vigneron ed io volevamo anche inserire nella storia i Normanni, perché il tema delle civiltà era implicito nel
film che volevamo fare: era interessante mettere a confronto culture diverse e offrire una gamma abbastanza variegata delle diverse civiltà. I Romani ci facevano pensare agli americani di oggi che hanno la tedenza ad invadere alcuni Paesi «a fin di bene». Per loro tutti gli altri sono dei barbari.
Ma volevamo dimostrare che la questione è molto più complessa: ci sono dei barbari simpatici (i Galli), dei barbari allo stato puro, bruti e selvaggi (i Normanni), e dei barbari che sono il loro esatto opposto e, per molti versi, gente molto più sofisticata dei Romani (i Bretoni).

Quali erano i vostri principali obiettivi?
Volevamo riportare in primo piano la coppia formata da Asterix e Obelix ponendo i due personaggi di fronte a problematiche vere. Bisognava che ci fosse una certa complessità intellettuale e per questo eravamo convinti che innanzi tutto fosse necessario affrontare la questione della sessualità. Siccome i rapporti tra uomo e donna mi interessano, e sono ciò che ha alimentato i miei film precedenti, abbiamo pensato al rapporto Asterix—Obelix come a quello di una coppia.
Una coppia che perde colpi e che riceve uno scossone dall’arrivo di un ragazzino (Goudurix). Di colpo Asterix comincia a porsi delle domande, a volersi guardare intorno, a confrontarsi duramente con Obelix. È un meccanismo tipico dell’intreccio romantico, ma aggiunge alla trama conflitto ed emozioni.

È per questo che avete inserito dei personaggi femminili nell’universo dei nostri eroi...
Fare un film senza donne era inimmaginabile per Grégoire e per me. Quasi subito Goudurix, il giovane personaggio interpretato da Vincent Lacoste, mette il dito nella piaga e chiede: «Diventare un uomo significa diventare come voi: vivere insieme e con un cagnolino?» Posto di fronte alla questione ad Asterix viene voglia di andare ad esplorare l’universo femminile. Ma, ironia della sorte, sarà Obelix a lanciarsi in una storia improbabile con il personaggio di Miss Macintosh interpretato da Valérie Lemercier.

Il personaggio di Vincent Lacoste, tra l’altro, fa parte delle libertà che vi siete concessi per attualizzare la storia?
Sì e no. Il personaggio di Goudurix esiste in Asterix e ì Normanni ma rappresenta un ragazzo degli anni ’60. Uderzo e Goscinny parlavano della loro epoca; il suo atteggiamento e il suo comportamento quindi non somigliano a quelli dei giovani di oggi. Gli abbiamo dato una rinfrescata...

Come sono stati scelti gli attori del cast?
Per il ruolo di Obelix, Gérard Depardieu era scontato. Sono molto soddisfatto del suo apporto al film. E siccome il perno dell’intreccio per noi era lo scontro tra culture diverse, ci serviva un Asterix molto francese. O piuttosto molto simile all’idea che hanno gli stranieri di un francese: un tipo loquace, affascinante, un po' arrogante. Questa caricatura ha dato vita ad un Asterix meno «campagnolo». È più sofisticato, più intellettuale e più moderno che nei fumetti.
E proprio mentre scrivevo di questo personaggio mi è comparso davanti il volto di Edouard Baer. È un tipo molto francese, molto parigino, e una volta che mi è venuto in mente, volevo che fosse lui.

Come Edouard Baer che aveva già diretto in Mensonges et trahisons, ha ritrovato altri attori lavorando a questo film...
Confesso che per un progetto di queste dimensioni è molto rassicurante conoscere bene alcuni attori. E poi aiuta nella stesura della sceneggiatura. Avevo diretto Fabrice Luchini in Le avventure galanti del giovane Molie're e, ancor prima di cominciare a dedicarmi a scrivere Asterix, sapevo che sarebbe stato un Cesare perfetto. Quanto a Valérie Lemercier che interpretava la madre del piccolo Nicolas, non appena abbiamo immaginato il personaggio di Miss Macintosh il suo nome si è imposto.

Scegliere attori francesi per interpretare degli inglesi non era scontato. Eppure ciascuno di loro ha dimostrato di padroneggiare il proprio ruolo...
Secondo me Catherine Deneuve è molto credibile con la corona di Regina d’lnghilterra sulla testa. Il forte di Guillaume Gallienne sono gli accenti e si è infilato nei panni di Beltorax senza problemi. Valérie Lemercier ha lavorato molto sull’originale fraseggio di Miss Macintosh con ottimi risultati.
Quanto a Charlotte Le Bon, non la conoscevo ma su consiglio della mia direttrice casting l’ho incontrata per dei provini e ha funzionato subito.

Come dirige i suoi attori?
Mi sono adattato a ciascuno di loro per fare in modo che tutti si sentissero a proprio agio sul set. Alcuni hanno bisogno di parlare molto del loro ruolo; le letture servono a dare delle risposte a tutte le loro domande. Prima di girare passo un po' di tempo con ciascun attore per esplorare la psicologia del suo personaggio e leggere, scena per scena, dialogo dopo dialogo, tutta la sceneggiatura. Per un progetto come questo è importante fare tutte queste cose prima delle
riprese perché dopo non si ha più molto tempo.
Comunque resto aperto alle proposte e all'improvvisazione. Ho un'idea molto precisa di quello che voglio ma mi piace lasciare agli attori un margine di libertà perché potrebbe sempre saltar fuori un’idea sorprendentemente buona!
Quello che mi interessa è stare accanto agli attori. Perciò per un film di questa portata, al di là delle scenografie, delle comparse, degli assistenti, bisogna concedersi la possibilità di discutere il testo con gli attori.

Per girare questo film ha imparato a gestire un numero notevole di comparse. È stato interessante?
Sapevo che il mio film avrebbe dovuto puntare soprattutto sulle scene divertenti tra gli attori, con pochissime scene di azione. Ma ci sono dei passaggi abbastanza spettacolari legati alla storia, come l'incontro di rugby o la battaglia finale. Per quest’ultima abbiamo dovuto girare per dieci giorni alcune scene con 800 comparse, È una cosa faticosa e complicata da gestire, che richiede un esercito di assistenti e riduce l’agilità della regia. Non posso dire che mi sia piaciuto, ma andava fatto cosi.

Girare in 3D ha modificato il suo modo di lavorare?
Inevitabilmente ha delle ripercussioni sul modo di dirigere. Se la moda di questi ultimi venti anni è consistita nel fare delle inquadrature sempre più frastagliate, il 3D impone il contrario. Perché la ricchezza dell'immagine è tale che se si facesse così si rischierebbe di far venire il mal di testa a tutti gli spettatori. Quando si gira in 3D bisogna privilegiare i piani sequenza e il ritmo deve scaturire dalla recitazione degli attori. Ma questo metodo classico, che ci riporta indietro agli anni ’70, mi si addice.

Desiderava girare in 3D?
No, è stata una decisione della produzione e della distribuzione. Io ero abbastanza reticente. Dal punto di vista dello spettacolo funziona bene in relazione all’universo di Asterix, in particolare per gli effetti della pozione magica, le sventole che si prendono i Romani o la scena del rugby. Ma io pensavo al 3D come ad un accessorio che consente di far venir fuori degli elementi dallo schermo.
E poi il mio incontro con Alain Derobe e la scoperta delle sue immagini per Pina hanno cambiato la mia visione delle cose. Ho scoperto alcuni vantaggi: mettendo in rilievo le scene e i costumi, il 3D permette di immergere lo spettatore in un mondo fittizio e, in un certo senso, di entrare nel fumetto; in secondo luogo rafforza la presenza degli attori, e dunque quella dei personaggi.

La sua troupe era la stessa di quella di Il piccolo Nicolas e i suoi genitori. Che tipo di indicazioni gli ha dato?
Quando scrivevo una scena visualizzavo abbastanza bene gli sfondi e i costumi. Tuttavia non ho dato altre indicazioni agli interessati oltre a quelle presenti nello script. Anziché insistere sulle cose che conoscevo, elementi che sono un po' dei cliché, ho preferito fidarmi dei loro riferimenti e della loro creatività.
Sapevo solo di volere un’lnghilterra senza tempo, con i suoi giardini, i suoi punk, le sue cabine telefoniche rosse, le sue stoffe scozzesi... e dei veri Romani. Al cinema si sono visti spesso dei Romani che sembrano paccottiglia, con armature di latta. Io li volevo come i tedeschi di Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta; dovevano essere presi sul serio!
È uno strano punto di vista perché Asterix e Obelix chiaramente non sono realistici e io li vedo come dei supereroi.
Il miscuglio dei generi non era affatto scontato, ma io ci tenevo.

E perla musica?
Anche in quel caso ho avuto il piacere di lavorare con persone di fiducia. Mi hanno proposto delle idee alle quali non avrei mai pensato. Tra queste, la presenza della musica rock. È stata la montatrice a propormi un pezzo dei Ramones per l’arrivo degli eroi in Britannia. Quanto ai BB Brunes, non li conoscevo bene ma avevano il look e il genere di musica ideale per farsi passare per inglesi. Ed è stata ancora una volta la mia montatrice che ha avuto l'idea di fare della scoperta di Londinium una versione stile videoclip su uno dei loro pezzi.

Se guarda dietro di sé, cosa le è sembrato più difficile?
Resistere alla maratona fisica e psicologica rappresentata da un progetto come questo. Dopo sei mesi di preparazione si arriva già stanchi alla fase delle riprese. Ma bisogna mantenere alto il livello, non perdere di vista le ambizioni, il rigore, il buon gusto. Restare freschi ogni giorno, entusiasti e disponibili per far fronte a tutti problemi che via via emergono.

E quali sono stati i momenti migliori?
Tutti quegli attimi fugaci in cui si riesce a prendere un po' le distanze per assaporare quello che ci sta succedendo: dirigere Catherine Deneuve, un’icona che ha lavorato con Buñuel e Truffaut; ammirare l’esercito di formiche e di gru che si agitava a Malta perle scene in mare aperto; dirigere le sequenze delle battaglie con i Romani in una pianura ungherese a 35 gradi

In quei momenti pensava all'adolescente che era un tempo e che forse non avrebbe mai osato sognare tanto?
Ma l'adolescente che ero era convinto che avrebbe fatto questo genere di film! (ride). È solo dopo, quando si scopre la realtà di questo mestiere,che non si osa più sognare...


INTERVISTA A GERARD DEPARDIEU (Obelix)
Cosa le ha fatto venire voglia di vestire di nuovo i panni di Obelix?
Adoro questo personaggio. Obelix ha un cervello pieno di margheritine: non ha nessun cattivo pensiero. E se, per disgrazia, gliene viene uno in mente, diventa preda di una tristezza infinita. È questo a renderlo estremamente commovente. In lui non c’è niente di negativo. È solo un ciccione... che non vuole essere trattato da ciccione! (ride)

In cosa gli assomiglia?
Come lui, posso sentirmi umiliato. Non so se mi somigli, ma il fatto che io ami tanto questo personaggio implica forse un certo desiderio di essere un po' come lui. Non invidio la sua forza perché ho un carattere in grado di sopportare molte cose, ma piuttosto il suo lato positivo.

Per un amante della gastronomia come lei è possibile avere una tale passione per il cinghiale?
Il cinghiale è buonissimo! Ma lo preferisco in salsa anziché arrosto. Lo spezzatino di cinghialetto è squisito! L’appetito di Obelix è pari solo alla sua generosità e al suo stupore. Ed è lo stesso quando si innamora: è tutto eccessivo. Non è razionale ma è bello.

E per lei, qual è la sua pozione magica?
La vita! Sebbene qualche volta i miei eccessi possono essere un po' faticosi per quelli che mi stanno accanto...

Sono tutti concordi nel dire che nessun altro attore potrebbe interpretare Obelix come lei. È una sensazione piacevole quella di sentirsi associati così ad un personaggio?
Sì, visto che si tratta di un personaggio simpatico. Ed è straordinario poter interpretare una caricatura o un personaggio-tipo.

Ha mai avuto occasione di incontrare Goscinny?
Certo. Negli anni ’70 ho lavorato in Il vitolizio e Cari amici miei..., due film di Pierre Tchernia scritti con Goscinny. Mi piaceva molto perché era intelligente, burlone e profondamente buono. Si ritrova il suo spirito in Il piccolo Nicolas o in Asterix e Obelix. Da adulto, somigliava a quei bambini che sanno osservare. Quelle persone un po' defilate che osservano il mondo con occhi pieni di meraviglia. Tchernia è un tipo così, e lo erano anche Jean Carmet e Michel Serrault. Più tardi ho incontrato Uderzo che è un tipo molto più strutturato.

È difficile adeguarsi ogni volta alle nuove esigenze dei registi per mettere in scena lo stesso personaggio?
No, perché la visione che ho del mio personaggio è sempre legata a quella del film e alle scene che devo recitare. Qui ce ne sono alcune molto belle: il momento in cui Obelix spiega a Idefix di fronte al suo amico, che non può portarlo in Inghilterra è molto commovente. E quando Obelix osa andarsene con Miss Macintosh e Asterix lo redarguisce, lui gli risponde qualcosa come «puoi dirmi quello che vuoi, mo ciò che conta di più per me è che tu resti mio amico>>: è magnifico.
Personalmente mi piace sentire la mancanza di una persona perché mi permette di provare una gioia maggiore nel ritrovarla dopo. Non c'è bisogno di intellettualizzare tutte queste piccole cose semplici e belle quando vengono dette con onestà.

Cosa le piace di Laurent Tirard?
Adoro Laurent! È un ragazzo meraviglioso perché riesce a riconciliare i misantropi come me con il genere umano! Girare con lui è come essere investiti da una ventata di freschezza. Adoravo Pialat per questo, e per le stesse ragioni amo Ridley Scott o Bertrand Blier. Ma Laurent ha qualcosa in più: una disinvoltura, una freschezza e un'allegria da ragazzino. Nei suoi film non cerca di mostrarsi, né di sparire. Ne Il piccolo Nicolas e i suoi genitori o Astérix evita qualsiasi leziosaggine e resta nel mondo dei bambini con uno sguardo che non esprime giudizi sui grandi. In nessun momento, in questi adattamenti, ci sono degli effetti che ci riportano al mondo degli adulti.
È molto difficile essere semplici come lo era il fumetto. Bene, io credo che questo sia il solo film di Asterix ad essere rimasto tanto fedele al fumetto.

Che ne pensa dei quattro adattamenti ai quali ha lavorato?
Non giudico mai né i film, né gli attori. Quello che mi interessa innanzi tutto sono le inquadrature e le luci. Ma diciamo che il primo ha avuto il merito di portare sullo schermo in carne ed ossa un personaggio disegnato ed è una cosa molto difficile; il secondo, molto riuscito, era impregnato dello «stile Canal+»; nel terzo eravamo un po' persi nelle performance dei giochi olimpici, ma è lì che faceva la sua comparsa Giulio Cesare. Un Giulio Cesare che ritroviamo pefettamente rappresentato qui nell’interpretazione di Fabrice Luchini.

Che ne pensa del nuovo Asterix?
Se il film è riuscito così bene lo si deve in gran parte a Laurent che ha scelto Edouard. Mi piace il suo lato dandy, un po' arrogante, tipico dell’immagine che si ha in genere dei francesi. Prima il nostro piccolo Asterix era soprattutto un francesotto sciovinista; un simbolo dei primi oppositori.
Ma nel fumetto lui non è mai sciovinista e il suo villaggio è solo un piccolo paesino sperduto che resiste, con le sue tradizioni, la sua allegria, le sue gioie semplici.

E la sua bella, interpretata da Valérie Lemercier?
È una donna intelligente. Il suo spirito e il suo umorismo la rendono vivace, bella e graziosa. Valérie è una vera attrice comica e anche quando è sferzante, rimane magnifica. Come Catherine Deneuve, d’altronde: sono la sua personalità, la sua energia e il suo umorismo a renderla una donna così bella. Anche la nostra piccola Charlotte Le Bon ha questo tipo di energia ed è adorabile. In effetti, più del talento, è l'anima di una persona a sedurmi.

Che ne pensa un attore esperto come lei del giovane Vincent Lacoste?
Nel film è eccezionale. Vincent è sufficientemente lontano dall’adolescenza per giudicare l’ingratitudine di quell’età. Inoltre incarna bene i giovani d’oggi. Contrariamente a quelli degli anni 2000, non sono né disincantati né incastrati sulle nuove tecnologie, perché sono già oltre quel fenomeno.

Cosa ne pensa del 3D?
In generale non sono un fan del 3D perché viene utilizzato per i film americani di fantascienza e, anziché andare a vedere Batman o Avatar al cinema, ho sempre preferito leggere A.E. van Vogt, Isaac Asimov o altri grandi autori del genere. Ma devo riconoscere che per dar vita a dei personaggi dai tratti marcati come quelli del fumetto, e per raccontare lo spirito di un piccolo villaggio della Britannia che resiste garbatamente a Giulio Cesare, il 3D è assolutamente adatto.

Comporta delle costrizioni per un attore?
Non c'è niente di limitante, Né recitare con un fondale verde alle spalle, né davanti ad una macchina da presa in 3D. Sa, quello dell’attore è il mestiere più assurdo e formidabile che esista. Quando non ci si prende sul serio è favoloso perché non è un lavoro. È per questo che mi irrito quando le persone pensano di avere una missione e intellettualizzano tutto. Fortunatamente, quando sono sul set, non c’è più niente di intellettuale! (ride)

Quali sono i ricordi più forti che ha delle riprese?
Mi è piaciuto molto girare in Irlanda, è stato fantastico e il clima mi piace molto. Se Edouard è una lucertola che cerca sempre il sole, io sono un animale da Paesi freddi.

Quale pensa che sia la cosa più riuscita del film?
Questo Asterix è molto riuscito come trasposizione del fumetto. La messa in scena è perfetta perché mostra i temperamenti diversi di Britannici e Galli. Se gli inglesi avessero inventato Asterix, saremmo stati rappresentati come dei gran bevitori di vino e divoratori di camembert. Ma così è più raffinato, e la pozione magica fa la differenza. Per quanto riguarda gli attori, penso che Catherine Deneuve sia dolce come una caramella; Valerie Lemercier, magnifica; Guillaume
Gallienne, favoloso... Adoro anche i vichinghi: questo popolo che va alla ricerca della paura, è una cosa poetica! E poi sempre questo spirito giovane. Ho visto il film con dei bambini e posso dirle che quando Guillaume Gallienne si ritrova nudo davanti a Charlotte, ridevano da matti. Si tratta solo di un attimo, ma è bellissimo perché molto infantile.


INTERVISTA A EDOUARD BAER (Asterix)
Che idea si era fatto di Asterix prima del film?
Quando ho letto gli albi la prima volta li ho trovati molto divertenti, allegri e buonisti. La mia attenzione andava soprattutto alle figure di secondo piano: ero attratto dalla storia del fabbro e da quella del pescivendolo, e ci restavo male quando vietavano al bardo di cantare. Ero anche incuriosito da Beniamina, una donna piccoletta dal carattere forte, e trovavo Falbalà molto sexy...
Perfino Idefix mi piaceva: è molto più interessante del cane di TinTin o di quello di Lucky Luke! E, come tutti i bambini, amavo molto Obelix, questo colosso dai piedi di argilla, questo bestione gentile che regala menhir... E' una cosa poetica offrire dei menhir! Insomma, alla fine quel boy-scout di Asterix mi affascinava meno. Era sorridente, ma aveva meno carattere e meno difetti del suo amico. Obelix è uno capace di tenere il broncio, è un bambinone molto avvincente.

Sapeva che Laurent Tirard e Grégoire Vigneron stavano scrivendo il ruolo di Asterix per lei?
L’ho saputo molto tardi perché Laurent ha avuto la delicatezza di non dirmi niente fino a quando non fosse stato sicuro di potermi offrire il ruolo. Aspettava di mettere insieme un cast abbastanza solido per avere poi la libertà di scegliere per il ruolo di Asterix un attore che normalmente non viene proposto per film con budget alti come questo.

Un ruolo su misura rappresenta un lusso o mette sotto pressione un attore?
È molto lusinghiero e rassicurante perché, a priori, evita di scendere a patti. Il problema è che qualche volta si scrive a partire da un'immagìne, quella che abbiamo dato di noi in altri film. Al cinema non sono mai me stesso, interpreto sempre un ruolo e amo l’improvvisazione.

Come pensava di rendere questo personaggio?
Da attore, il mio ruolo consiste soprattutto nel seguire le indicazioni del regista. Ma avevo in mente Les copoins di Jules Romaìns, Lo bello brigoto di Duvivier, i film di Carné o di Raymond Bussières con dei tipi spavaldi, dei piccoli francesi un po' rissosi, un po' in malafede che amano soprattutto stare con gli amici.
È così che vedevo Asterix. Quando, nella sceneggiatura iniziale, diceva a Cesare: «tutto il mio villaggio mi rende onore» mi sono permesso di dire a Laurent che pensavo non dovesse essere orgoglioso di questo, ma delle amicizie e dei rapporti fraterni che era riuscito a stabilire.

È stato facile entrare nei panni di Asterix?
La cosa straordinaria di questo genere di personaggi è il costume. Basta guardarsi in uno specchio per essere Asterix. Ma bisogna anche trovare il ritmo giusto. Ora, sullo schermo, qualche volta mi vedo languido, a volte indolente, e la mia voce è un po' affettata. Nella mia recitazione avrei dovuto mettere quindi un po' di energia in modo da apparire più scattante e più deciso.

C’è minore libertà interpretativa quando si assume il ruolo di un eroe così famoso?
Credo che un personaggio storico come De Gaulle o un uomo di levatura morale come Jean Moulin siano più complicati da interpretare. Con Asterix ovviamente ci sono dei vincoli, ma sul set li si dimentica perché ci si accontenta di recitare delle scene, di mostrare dei rapporti e delle situazioni.

Dieci anni dopo aver interpretato Otis nell’Asterix di Chabat, ottenere il ruolo principale è un po' una consacrazione, no?
Assolutamente! D’altronde non mi sono fatto scrupoli nel dire ad Alain: «vedi caro Chabat, queste persone non mi hanno proposto di fare la comparsa, loro!» (ride)

Ci sono delle somiglianze tra lo stile di Chabat e quello di Tirard?
Hanno entrambi qualcosa di infantile, di un po' ingenuo. Nei loro film si contano più monellerie (nel senso buono del termine) che negli altri Asterix. E poi Chabat ha inserito qualcosa di meraviglioso: Obelix arrossisce quando è innamorato. In Tirard questo non c’è: i due amici litigano, si tengono il muso. Come dei ragazzini si arrabbiano sul serio e anche con un po' di malafede. In ogni caso Alain e Laurent sono bravissimi negli adattamenti di fumetti, in particolare di Asterix e Obelix che, come loro, hanno conservato degli aspetti infantili.

Ha rivisto i tre film precedenti e incontrato gli altri interpreti di Asterix?
Ho riletto i fumetti, ma non ho rivisto i film perché bisognava renderlo un po' personale. Quanto agli attori, Christian Clavier e Clovis Cornillac, non ne ho discusso con loro. Ma è pure vero che quando Daniel Craig è diventato James Bond non credo abbia incontrato Sean Connery e Roger Moore...

Conosceva già Gérard Depardieu, Obelix, prima di questo film?
Avevamo girato insieme Combien tu m’uimes?, di Bertrand Blier. Gérard fa parte di quelle persone alle quali mi appiccico, non per il lavoro ma per il semplice piacere di stare con loro. Entro nella loro vita di prepotenza perché mi permettono di vivere più intensamente. Lo facevo con Chabrol; continuo a farlo con Poelvoorde, Bouli Lanners e altri attori, scrittori o viticoltori che mi è capitato di chiamare, senza conoscerli, per dire loro che mi sarebbe piaciuto poterli incontrare. Quando si ha la fortuna di fare un mestiere che ti permette di incontrare le persone che ammiri, è un peccato
non approfittarne.

Che compagno di lavoro è Depardieu?
Nel lavoro non è proprio uno zuccherino! Si accorge di tutto quello che succede sul set e fa fuoco e fiamme. Siccome è un tipo impaziente, quando ci si mostra un po' esitanti sulla scena può essere spietato. Ma è anche un compagno straordinario e un gran lavoratore. Fuori scena, restavamo un po' Asterix e Obelix: ero allo stesso tempo suo fratello minore e maggiore. Allora, quando era un po' turbolento, lo portavo a far chiasso più lontano in modo che Laurent potesse lavorare.
Fortunatamente Laurent è di una calma olimpica e Depardieu lo rispetta molto. Perché ha visto subito che non è il tipo di persona che si diverte a mostrare autorità o a recitare la parte del regista che ti fa ripetere in eterno delle scene solo per il piacere di farlo.

È stato limitante girare in 3D?
Lo è nella misura in cui la macchina da presa 3D è un’apparecchiatura enorme che ha bisogno da sola di una squadra di tecnici. Quelle persone non sono lì per guardare te ma per guardare la macchina. Ora, durante le riprese io non recito per la macchina da presa, ma per gli altri attori, per l’uomo che si trova dietro il videolettore, il regista e tutti i tecnici.

Lei vede quindi più svantaggi che vantaggi nelle grosse produzioni...
No, è fantastico poter avere scene e costumi sontuosi, far parte di un'équipe enorme e dare le battute a degli attori incredibili. Ma le grosse produzioni diluiscono enormemente il tempo. Non è mai una cosa buona per gli attori perché perdono la loro energia e il filo della storia.

Quali sono i ricordi più forti dei suoi 60 giorni di riprese?
Il primo giorno è stato straordinario. Ero a Malta, sul mare, con un Depardieu in piena forma, con Atmen Kelif, uno dei miei migliori amici, e con il giovane Vincent Lacoste che conoscevo un po'. La vista di quelle grosse imbarcazioni ci rendeva felici e l’eccitazione saliva. E poi Gérard aveva gli occhi che gli ridevano, per quelle sue pazze risate ben trattenute ma impazienti di scoppiare.

Si avvertiva una distanza tra le star e i giovani attori?
No, perché persone come Guillaume Gallienne o come me veniamo dal teatro e siamo abituati allo spirito di gruppo. Depardieu, che è l’attore con meno assistenti e più disponibile che conosca, non vuole altro che lo spirito di gruppo: in ogni caso, non deve mettersi in mostra e non ha niente da dimostrare. Stessa cosa per la Deneuve. D’altra parte lei mi ha detto che non le capitava di lavorare in un ambiente cosi da più di 30 anni. Normalmente tutti si chiudono nelle proprie
roulotte tra un ciak e l’altro; lì eravamo tutti fuori a scherzare attorno ad un tavolo. C'era veramente un’aria positiva!

Ci sono stati dei momenti più difficili?
Ho sofferto un po' in Irlanda. Per tre mesi abbiamo lavorato con il cattivo tempo, un vento spaventoso e bisognava sempre sbrigarsi per evitare la pioggia. Alla fine c’era un sacco di gente, in particolare tutti i vichinghi, e si girava contemporaneamente su tre set. Beh, è stata dura soprattutto per Laurent...

È soddisfatto del risultato?
Sì. Mi piace la dimensione epica di questo Asterix. La storia è curata, ricca di vicende. Come in tutti i film di supereroi, le cose si fanno appassionanti quando perdono la pozione, ossia i loro poteri magici. Ho scoperto delle scene incredibili con Valerie Lemercier e Charlotte Le Bon. Per il suo modo di interpretare la storia, Guillaume Gallienne mi ha meravigliato. Quanto a Vincent Lacoste, io lo trovo straordinario.

Albert Uderzo e Anne Goscinny trovano che lei sia eccezionale nel ruolo di Asterix...
Questo mi commuove profondamente. Perché dar vita ad un fumetto rappresenta per forza di cose un tradimento... Se dovessi rifarlo, mi terrei i miei capelli perché la parrucca e i baffi mi impedivano un po' troppo di muovermi. E poi dovrebbe essere girato dallo stesso regista, perché io sono prima di tutto l’Asterix di Laurent Tirard!


INTERVISTA A GRÈGOIRE VIGNERON (cosceneggiatore)
Che ne pensa dello stile «Goscinny»?
Quando un’opera è riuscita, c’è una specie di chiarezza rappresentativa. Negli album di Goscinny le storie sono piuttosto semplici, il dialogo è abbastanza tenue e l’insieme formato dalla grafica delle vignette e del testo è molto ritmato. I personaggi sono caratterizzati in modo chiaro. La simpatia che suscitano è enorme. Sono semplici, addirittura ingenui. Oggi alcuni di loro sono diventati degli archetipi.
Il talento articolato di Goscinny nella scrittura e di Uderzo nel disegno creano movimento, agilità. Chiunque voglia scrivere una commedia resta colpito dalla loro efficacia. Dalle loro storie emana una freschezza che resiste al tempo.

Chi ha scelto Asterix in Britannia?
Laurent. Ma quando me ne ha parlato sono stato subito d’accordo.

Che valore aggiunto comporta il racconto di Asterix e i Normanni?
I Normanni vogliono conoscere la paura perche la paura fa mettere le ali. È un Goscinny allo stato puro questo modo di giocare con le parole, questo piacere nell’usarle in un certo modo. Al di là del fatto che questa storia poetica ci piaceva, ci ha permesso anche di descrivere il mondo così come ci appariva in quel momento. Nel 2008 la polemica sull’invasione dell'lraq da parte degli americani «per il bene degli iracheni» era ancora forte. Dal punto di vista occidentale tutti gli altri sono barbari. Per Cesare chiunque non sia romano è un barbaro. Aggiungendo i Normanni alla storia avremmo avuto lo spettro completo: dai più sofisticati, i Britanni, ai più rustici, i Normanni, con i
Galli nel mezzo. Per soggiogare i Britanni, Cesare utilizza i Normanni. È una pratica vecchia come quella della guerra. Che finisce sempre col ritorcersi contro di noi, ma che si continua ad utilizzare.
Nei suoi album Goscinny coglie già la nostra società. Predilige gli anacronismi. E noi abbiamo cercato di rendere il suo spirito. Non si trattava di fare l’elenco delle cose di attualità di cui volevamo parlare, ma alcune questioni ci appartengono perché sono onnipresenti. Penso per esempio alla sorte degli emigrati. Asterix e Obelix devono attraversare la Manica. Avevamo ancora nella mente le polemiche a proposito del centro di accoglienza di Sangatte e volevamo farne
qualcosa. Alla fine è apparso il personaggio di Pindépis, un clandestino ”sine papyrus" che lotta per raggiungere la terra dei suoi sogni...

Quali altre tematiche volevate affrontare?
Gli eroi di Goscinny sono piuttosto asessuati. Lucky Luke, Iznogoud o Asterix, non hanno una vita sessuale.
È stemperata, invisibile. Ora, questa è una cosa che mi tormenta. Mi sembra sempre sospetto voler caratterizzare un personaggio senza parlare del suo rapporto con il sesso, apertamente o almeno in modo implicito.

È per questo che volevate riportare al centro della storia Asterix e Obelix?
Per il film ci sembrava necessario rimettere Asterix e Obelix al centro della storia. Bisognava che accadessero loro delle cose, direi quasi «tra loro». Perciò ci siamo interrogati sulla personalità di ciascuno e sulle origini del loro tandem. Asterix è allora diventato un tipo che è sempre stato un buon compagno, ma che è arrivato ad un momento nella vita in cui la solitudine comincia a tormentarlo.
Per il duo, uno dei nostri riferimenti è stato la coppia George e Lennie, i protagonisti di Uomini e topi. Uno è un ragazzetto furbo, intelligente, ma fondamentalmente inquieto, sicuramente a causa della sua lucidità; l’altro ha un fisico abnorme, è un po' scemo, fa delle sciocchezze e trasgredisce senza volerlo.
Un altro riferimento è stato quello dei supereroi che devono vivere «come tutti gli altri» per buona parte del tempo. D’altra parte, visti i loro superpoteri, Asterix (grazie alla sua fiaschetta) e Obelix non hanno mai veramente motivo di fuggire, di sottrarsi o di lottare. Per poter creare delle storie un po' emozionanti che li coinvolgano restano solo i loro stati d’animo e le loro debolezze morali. I tormenti che ha Asterix sull’amicizia, il cameratismo o la fedeltà ai suoi valori (soprattutto di fronte alle tentazioni di Cesare), sono un po' anche i nostri.

Attualizzare le tematiche è stato un modo per rendere l'opera un po' vostra?
Senz’altro. Quello che è certo, è che non volevamo farci sopraffare dal marchio Asterix, ma piuttosto volevamo tentare di rin novarlo. Adattare Asterix e Obelix comporta dei forti vincoli, ma non ci siamo mai sentiti inibiti.

Qual è stato il vostro margine di manovra in relazione agli aventi diritto?
Abbastanza ampio. Ovviamente la loro funzione di "guardiani del tempio" li obbliga ad essere prudenti e si sono impuntati su alcuni passaggi della sceneggiatura. Ma siamo riusciti ad ottenere che i passaggi che ponevano dei problemi venissero comunque girati, rimandando alla post-produzione il momento della scelta. Eravamo convinti che questi passaggi, una volta nel film, una volta rappresentati dagli attori, avrebbero perso la loro carica trasgressiva a vantaggio della
comicità e delle emozioni. Ed è quello che è successo.

Cì sono state molte versioni?
Non moltissime. La sceneggiatura si è arricchita e affinata mano a mano che veniva consultata (da Benjamin Guedj), e con l'arrivo degli attori e dei loro suggerimenti. Ma la struttura iniziale non è
cambiata.

Avere in mente il nome di un attore mentre si scrive, rende le cose più facili?
Generalmente durante la stesura della sceneggiatura vietiamo a noi stessi di pensare agli attori. Ma a forza di fare film, di stare accanto agli attori, la cosa diventa difficile. Tanto più che effettivamente aiuta. Il lavoro di sceneggiatore e di dialoghista somiglia a quello del compositore: bisogna scrivere la parte di ciascuno, orchestrare il suono dei diversi strumenti. Edouard Baer è decisamente una fonte di ispirazione. Per molti versi abbiamo lavorato ad un ruolo su misura per lui. E anche per Luchini. Essendoci venuto subito in mente, ha influenzato il nostro Cesare, che
abbiamo immaginato più simile a Nerone o ad un baby re. Confesso che il suo modo di recitare alcune delle nostre battute mi ha dato grande soddisfazione.

Il piccolo Nicolas vi è stato di aiuto per la scrittura di Asterix?
Sicuramente. L'abbiamo scritto dopo Molière, che ci aveva iniziati all’adattamento e al film in costume.
Ne ll piccolo Nicolas ci siamo spinti oltre in direzione della comicità, del puntare più sulla fisicità, sulle gag, su personaggi simili a «cartoon». Questi due film sono stati delle tappe necessarie per arrivare ad Asterix.
I film di Laurent (che abbiamo tutti scritto insieme) non avrebbero potuto essere stati scritti in un ordine diverso. Si inseriscono in una sorta di continuità. Ciascuno di essi ci ha aiutato ad acquistare sicurezza per quello successivo.

Come lavora con Laurent?
Parliamo tantissimo. Grazie aIl’esperienza comune maturata, le idee si fondono. All’inizio passiamo al setaccio l'opera da adattare in modo da poter fare una cernita tra quello che manterremo e quello che non utilizzeremo. Poi facciamo degli schemi che spiegano ciò che viene raccontato in ciascuna scena. Poi li attacchiamo tutti su un muro per costruire la struttura. Da li passiamo alla redazione di un trattamento che non è altro che la descrizione di ciascuna scena preceduta da «interno giorno», «esterno notte», ecc. A questo punto le scene sono molto dettagliate e noi sottoponiamo il documento all’attenzione dei produttori. A parte gli schemi, che non tutti fanno, si tratta di un procedimento molto comune, tantissimi sceneggiatori lavorano cosi.
Quando il trattamento viene approvato da tutti (nel caso di Asterix ci voleva l’approvazione di tutti gli aventi diritto) scriviamo i dialoghi: è un lavoro in cui ci si immerge simile a quello degli attori. Quando il trattamento e il personaggio risultano chiari, è un piacere. Avevamo tenuto da parte dei dialoghi di Goscinny che volevamo usare. Alcuni sono rimasti come erano, altri sono stati modificati, trasformati, riciclati.
Alla fine tutto si mescola. E succede lo stesso alle idee di Laurent e alle mie. Quando abbiamo finito, la nostra sceneggiatura appare organica, fatta da noi due; ma sarebbe difficile tracciare una linea di demarcazione tra quello che ci ha messo lui e quello che ci ho messo io. Proprio come succede con un figlio.


INTERVISTA A ALBERT UDERZO (creatore del fumetto)
Si ricorda la creazione di Asterix ei Britanni?
Oh sì. Tra l'altro è uno dei miei album preferiti, se dovessi sceglierne uno. Quell’album risale, se la memoria non mi inganna, al 1966. Il meno che si possa dire è che non è affatto invecchiato.

Cosa ha fatto nascere la storia?
Eravamo all’ottavo album e avevamo preso l’abitudine di far viaggiare i personaggi un album su due, chiaramente nei limiti del mondo antico allora conosciuto, «dico io!» E inoltre, cosa che ci è stata spesso rimproverata, ci piaceva molto fare la caricatura dei diversi popoli e amplificare alcune loro caratteristiche. Così i nostri Galli erano giudicati ostinati, brontoloni, mai contenti, in breve: francesi! Gli Egiziani Ii abbiamo fatti muovere sempre di profilo come i personaggi delle immagini che ci vengono mostrate fin da bambini. La cosa più importante per noi era privilegiare
l'umorismo. Per la storia dei Britanni e i personaggi di quell’avventura, è stato facile per noi scegliere e deformare tutti i simboli culturali forti in quel Paese: l'ora del tè, il giardinaggio, la gastronomia, le flemma britannica, etc...

Cosa la rende fiero di questo album in particolare?
René, fra le altre cose, parlava inglese perfettamente. Gli era venuta l'idea di tradurre dall’ingIese in francese parola per parola, cioè tenendo conto di tutte le inversioni che l’inglese impone rispetto al francese! Trovo che questo sia irresistibile perché è totalmente fuori di testa. È diventata la gag della storia. Ma era anche un esercizio pericoloso, perché una volta scritto in francese bisognava tradurre tutto in inglese mantenendo i giochi di parole e le altre bizzarrie
linguistiche! E René, che era molto puntiglioso sulla qualità delle traduzioni, su questa ha lavorato in modo speciale visto che padroneggiava entrambe le lingue.

Come funzionava il lavoro con René Goscinny?
Avendo una concezione identica dell’umorismo, ci era facile trovare dei temi da trattare in un clima di sincera amicizia. Allora René scriveva la sceneggiatura. Una volta finita, me la passava per i disegni, non senza aver ascoltato la mia opinione ovviamente. Ed era una richiesta molto seria!
Aspettava il mio parere con grande ansia. Mi ricordo di un brutto scherzo che avevo voluto fargli dopo la lettura di una sua nuova sceneggiatura. Sapevo che aspettava con impazienza quello che avevo da dire. Allora l’ho chiamato al telefono e quando mi ha chiesto <Non oso riferire le ingiurie con le quali mi ha investito e non l'ho fatto mai più.

È sempre difficile per un autore assistere ad un adattamento della propria opera?
Sì, certo, soprattutto se si tratta di un fumetto. Con René avevamo sempre paura di scoprire un cattivo adattamento delle nostre storie. Nei fumetti sono permessi tutti gli effetti speciali.
L’immaginazione non ha limiti: si può fare tutto. Un adattamento live era per noi difficile da immaginare all’epoca. Come riprodurre gli effetti della pozione magica o, più semplicemente, come scegliere l’attore giusto con il giusto nasone o un pancione grosso come quello di Obelix? È per questo che il giorno in cui ho visto Gérard Depardieu sono rimasto incantato e totalmente conquistato. Inoltre le tecnologie di oggi offrono un’infinità di possibilità visive. E Asterix e Obelix: al servizio di Sua Maestà è girato in 3D stereoscopico! Una vera anteprima in Francia.

Ha seguito da vicino la sceneggiatura, gli storyboard?
Gli storyboard no. Invece la stesura della sceneggiatura sì. L’importante per me è controllare che venga rispettata la storia dell’albo. Adattamento, va bene; ma solo se rispetta i valori della nostra serie di fumetti.

Il regista si è preso delle libertà, soprattutto per le scene e i costumi. Lo sapeva e come le sembra il risultato?
Non mi ha dato fastidio perché è funzionale alla storia. È difficile seguire un albo alla lettera. Innanzi tutto perché non permetterebbe di farne un lungometraggio, e di fatto gli sceneggiatori sono obbligati a lavorare anche su un’altra avventura. Cosa che li costringe a creare dei legami coerenti tra i due intrecci. Poi stiamo parlando di adattamento, e quindi possono cambiare qualche elemento, aggiungerne, creare dei personaggi per arricchire la storia del film. E posso
confessare di non potermi lamentare dell’immenso onore che ci ha fatto la signora Deneuve interpretando una regina, niente di meno, al fianco dei nostri modesti Galli. E sono altrettanto fiero di vedere tutti questi attori dall'immenso talento interessati ai nostri personaggi di carta. E ho per loro un grande rispetto perché non è impresa facile impersonare, in qualche modo, un personaggio non reale.

Quali sono le trovate del film che avreste potuto inserire nei vostri album?
La possibilità di leggerli in 3D!

Che ne pensa di Edouard Baer nel ruolo di d'Asterix?
È perfetto. Un attore prima di lui aveva dichiarato che Asterix alla fine non era un personaggio molto divertente! Beh Edouard Baer prova il contrario, pur mantenendo la sua flemma.
Attenzione, non dico che Edouard sia brontolone e moralista come Asterix. Al contrario, arricchisce il personaggio con la propria personalità e... funziona.

Che rapporti ha con Gérard Depardieu?
Come dicevo prima, appena ho visto Gérard nei panni del nostro Obelix mi è sembrata una cosa scontata. Nessun altro attore meglio di lui avrebbe potuto interpretare questo personaggio. Ha saputo rispettare e valorizzare il suo candore. Lo spirito di Obelix è semplice ma sincero, e il carisma di Gérard amplifica queste caratteristiche. D’altra parte il suo fisico, che ovviamente è lontano dall'essere quello di Obelix, rende il personaggio definitivamente credibile: una vera forza della natura! E ne parla talmente bene. Sono un grande ammiratore di Gérard e fan del suo lavoro.
È tanto generoso quanto carismatico. Mi fa ridere molto, la sua gestualità è sempre esageratamente ampia ma in fondo è una persona sensibile: è un vero personaggio, che sono fiero di conoscere.

E Luchini nei panni di Giulio Cesare?
Irresistibile! E straordinario perché ha saputo dare al suo personaggio un umorismo che Cesare non ha nel fumetto, anche se dimostra un certo fairplay ogni volta che vede trionfare i Galli!

Che ne pensa del 3D?
È magico! È perfetto per il fumetto e dà maggior respiro ad ogni scena.

Quale prossimo albo vedrebbe bene in una trasposizione cinematografica?
Non sono mai io a decidere, bensì gli sceneggiatori, i registi interessati alle nostre storie. Non posso che offrire il mio modesto parere sui vantaggi che presentano alcune avventure o, al contrario, evidenziare i possibili inconvenienti di altre.


INTERVISTA A ANNE GOSCINNY (figlia di René Goscinny)
Cosa l'ha spinta ad affidare Asterix a Laurent Tirard?
Era un mio grande desiderio perché l’avventura del Piccolo Nicolas mi era piaciuta moltissimo. Mi era piaciuto soprattutto il punto di vista di Laurent su questo bambino, e nel suo film tutto aderiva perfettamente all'universo di mio padre e di Sempé. Con un'ideuzza in mente, ho organizzato una proiezione alla quale erano invitati Albert Uderzo e alcuni responsabili del gruppo Hachette, che detengono i diritti di merchandising e audiovisivi di Asterix. Alla fine della proiezione credo che fossero tutti convinti del valore e del talento di Laurent e di Grégoire. Convinti anche che
avremmo avuto a che fare con persone che non avrebbero snaturato l’opera originale.

Cos’ha in comune Laurent Tirard con suo padre?
Una grande eleganza e un umorismo in stile inglese al massimo grado.

Cosa le è piaciuto del suo adattamento?
Come per Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, aveva una visione personale dell'opera. E poi mi piaceva la sua idea di
tornare ad incentrare la storia sulla coppia. Perché dopo Asterix ai Giochi Olimpici, che del resto aveva numerose qualità, desideravo che si tornasse allo spirito minimalista e all'umorismo di mio padre. In breve, avevo I’impressione che con Laurent, Asterix sarebbe stato rimesso in primo piano.

Ha un legame particolare con quest’albo?
In Asterix in Britannia tutti i giochi di parole con l’inglese come «scuotiamoci le mani» mi fanno ridere molto. Se è vero che amo tutti gli albi di Asterix, è anche vero che questo è a mio avviso uno dei più riusciti. Ma bisognava stare attenti, perché aveva bisogno di un adattamento cinematografico intelligente e misurato.

Lei ha, come Laurent e suo padre, un legame forte con l'lnghilterra?
Assolutamente no. Per farle capire, ho preso l’Eurostar perla prima volta tre settimane fa!

Era scettica sulle libertà che si sono prese gli sceneggiatori?
Non proprio. Avendone vissuti diversi, so che un adattamento cinematografico obbliga lo sceneggiatore ad appropriarsi della storia. È un esercizio difficile che consiste nel trovare il giusto equilibrio tra la trasgressione e il rispetto dei valori dell’autore.
Riguardo ai personaggi femminili, so bene che oggi non è più possibile immaginare un film senza donne. Ce ne vuole una giovane, una di mezza età, una anziana, oppure tutte e tre! Una delle poche cose sulle quali ho espresso delle riserve, è stata la burla riguardante la coppia formata da Asterix e Obelix: «due uomini che vivono insieme con un cagnolino». Bisogna sempre riportare l’opera al suo contesto; ora, nel 1959, due uomini che trascorrevano il tempo insieme erano
decisamente solo degli amici. L'allusione scherzosa mi ha fatto ridere ma sono stata molto chiara: l’ambiguità sarebbe stata assolutamente fuori posto.

In che momento della realizzazione è stata presente?
Dopo la sua stesura ho letto e riletto la sceneggiatura. Conducendo una guerra ossessiva contro espressioni come «è una svolta» o «nessun problema», ho controllato qualsiasi forma espressiva che potesse suonare semplicistica o alla moda. Ma non è stato necessario esercitare un grosso controllo perché Laurent, Grégoire ed io ci capiamo al volo. Una volta terminata la sceneggiatura, mi sono fatta più discreta. Sono un po' la “guardiana del tempio" dell'opera di mio padre ma le
avventure di Asterix al cinema pur essendo tratte dalle sue opere se ne allontanano. Succede a tutte le opere letterarie che subiscono un adattamento.

Come le è sembrato il cast?
Avendo amato moltissimo Valérie Lemercier nel Piccolo Nicolas e non mancando mai a nessuno dei suoi spettacoli, sono stata molto felice di vederla tornare sul set di Asterix. Tanto più che il suo personaggio, una donna complessata che desidera solo liberarsi, è una protagonista che avrebbe potuto essere immaginata da mio padre.
Quanto a Catherine Deneuve, dimostra grande autoironia nei panni della Regina d’lnghilterra. E' una qualità che aveva dimostrato anche Alain Delon nel terzo Asterix. Vincent Lacoste e Depardieu sono eccezionali ma ho una vera passione per Guillaume Gallienne e Edouard Baer. Sono due uomini dall'intelligenza e dall'eleganza notevoli. Se mio padre avesse conosciuto Guillaume, avrebbe sicuramente scritto una storia per lui e l’Asterix interpretato da Edouard è forse quello
che avrebbe sognato mio padre. Quanto a Luchini, mi sono detta guardando il film che Uderzo e Goscinny avrebbero inventato questo Giulio Cesare affinché un giorno Fabrice potesse interpretarlo.

Ha dei ricordi di suo padre che scrive Asterix?
Solo dei ricordi uditivi. Sento ancora il crepitare della sua macchina da scrivere... Quando rientravo da scuola, quel suono mi dava una doppia indicazione: papà c’era, e non bisognava disturbarlo assolutamente!

Le parlava di quello che faceva?
Ne parlava sicuramente con mia madre ma io avevo nove anni quando è morto. E poi era un’altra generazione. Gli uomini nati all’inizio del secolo scorso non erano dei genitori—amici che raccontavano ai loro figli quello che facevano. Il mio era molto affettuoso ma mi ricordo che quando riceveva visite, diceva a mia madre: «porta via la bambina»!

Le ha trasmesso il suo senso dell’umorismo?
Non sono io a poterlo dire, ma mi viene detto spesso che ho una visione ironica delle cose. Ecco perché Valerie Lemercier o Alain Chabat mi fanno ridere davvero.

Quest'anno segna 35 anni dalla scomparsa di suo padre. Pensa che questo film sia un bell'omaggio?
E' più di questo. L'omaggio ha qualcosa di morboso, di rigido. Mio padre ha dato vita una prima volta a questi personaggi e, con questo film, Laurent ne ha offerto loro un’altra. Questo dimostra che la vita continua.

Quali sono le regole sul merchandising che accompagnano l’uscita di un film su Asterix?
Sono stabilite dalle edizioni Albert René che appartengono al gruppo Hachette, ma non si prende alcuna decisione importante senza che Albert Uderzo ed io ne veniamo informati. Ho il diritto di visionare i materiali e per conservarlo non ne devo abusare! D'altronde, se dovessi dare un consiglio a degli aventi diritto, direi loro di essere accondiscendenti e di usare del proprio potere con discrezione, visto che non abbiamo partecipato in alcun modo alla creazione dell’opera che siamo chiamati a tutelare.

Ci saranno altri Asterix?
Mio padre ha scritto 24 storie e Albert ne ha pubblicate 8 dopo la sua morte, perciò di materiale ce n'è in abbondanza. Fino a quando ci saranno produttori, sceneggiatori e attori desiderosi di farlo, si andrà avanti. Se non trasgrediscono l’opera per il puro piacere di trasgredire, ma se ne appropriano per farne un film di pari qualità rispetto all’originale, allora si, ce ne saranno altri!


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