Amabili resti di Peter Jackson

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locandina Amabili resti
 
Regista: Peter Jackson
Titolo originale: The Lovely Bones
Durata: 139'
Genere: Thriller, Drammatico, Fantastico
Nazione: U.S.A., Regno Unito, Nuova Zelanda
Lingua originale: inglese
Rapporto: 2,35 : 1

Anno: 2009
Uscita prevista: 12 Febbraio 2010 (cinema)

Attori: Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Susan Sarandon, Saoirse Ronan, Thomas McCarthy, Stanley Tucci, Michael Imperioli, Jake Abel, Amanda Michalka, Reece Ritchie, Nikki SooHoo
Soggetto: Alice Sebold
Sceneggiatura: Peter Jackson, Fran Walsh, Philippa Boyens

Trama, Giudizi ed Opinioni per Amabili resti (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Andrew Lesnie
Montaggio: Jabez Olssen
Musiche: Brian Eno
Effetti speciali: Weta Digital
Scenografia: Naomi Shohan, George DeTitta Jr.
Costumi: Nancy Steiner

Produttore: Carolynne Cunningham, Peter Jackson, Aimée Peyronnet, Fran Walsh
Produttore esecutivo: Ken Kamins, Tessa Ross, James Wilson, Steven Spielberg
Produzione: WingNut Films, DreamWorks SKG, Key Creatives
Distribuzione: UIP

La recensione di Dr. Film. di Amabili resti
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Colonna sonora / Soundtrack di Amabili resti
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Erica Necci: Susie Salmon
Niseem Onorato: Jack Salmon
Giuppy Izzo: Abigail Salmon
Antonio Sanna: George Harvey
Rossella Izzo: Nonna Lynn
Domitilla D'amico: Clarissa
Letizia Ciampa: Lindsey Salmon
Tito Marteddu: Buckley Salmon
Alessio Cigliano: Len Fenerman
Simone Veltroni: Ray Singh
Letizia Scifoni: Ruth Conners
Alessandro Budroni: Brian Nelson
Gemma Donati: Holly
Arturo Valli: Ronald Drake
Massimo Bitossi: Preside Caden
Agnese Marteddu: Flora Hernandez
Mauro Magliozzi: Mr. Connors

Personaggi:
Saoirse Ronan: Susie Salmon
Rachel Weisz: Abigail Salmon
Mark Wahlberg: Jack Salmon
Stanley Tucci: George Harvey
Susan Sarandon: Nonna Lynn
Jake Abel: Brian Nelson
Charlie Saxton: Ronald Drake
Michael Imperioli: Len Fenerman
Amanda Michalka: Clarissa
Reece Ritchie: Ray Singh
Thomas McCarthy: Principal Caden
Rose McIver: Lindsey Salmon
Nikki SooHoo: Holly

Informazioni e curiosità su Amabili resti

Il film è ispirato all'omonimo romanzo di Alice Sebold.

Nel maggio 2000, lo studio cinematografico inglese Film4 Productions, acquistò i diritti cinematografici di Amabili resti, quando ancora era in piena fase di scrittura, con l'intenzione di trarne un film. Convinto della potenzialità di riuscita del libro Aimée Peyronnet di Film4 cercò di attirare l'interesse di più case cinematografiche e singoli produttori per assicurare lo sviluppo della trasposizione, compreso il noto Luc Besson.

Lynne Ramsay fu incaricato alla regia e alla sceneggiatura nel febbraio 2001; ma il fallimento di Film4 per volere di Channel 4 causò il blocco della produzione, in seguito ricostituita facendo tornare al lavoro Ramsay. L'autrice del romanzo, Alice Sebold, fu invitata a contribuire in qualsivoglia modo alla produzione e per velocizzare la sceneggiatura, in modo da arrivare in lavorazione per l'estate 2003, a Ramsay fu affiancata Liana Dognini.


Note dalla produzione:
SVELANDO I RESTI: LA STORIA
Nel 2002 un libro pubblicato senza alcuna anticipazione si è rapidamente imposto all’attenzione del pubblico e della critica, diventando un classico dei nostri tempi. Il secondo romanzo di Alice Sebold, The Lovely Bones (“Amabili Resti”), apparentemente è il racconto noir dell’inquietante sparizione di una ragazzina che vive nei sobborghi urbani. Tuttavia, la storia di Susie Salmon assume dei connotati ben diversi, e offre uno sguardo particolarissimo al concetto di vita oltre la vita. Narrato da una voce che ormai non è più in vita, AMABILI RESTI descrive la morte come un inatteso momento di luce, bellezza e speranza.

Al centro del libro troviamo la sincera, simpatica e coraggiosa Susie Salmon, che, dopo aver lasciato la vita ad un’età troppo giovane, ora veglia sui vivi da una dimensione quasi magica, in cui può avere tutto ciò che desidera e che immagina, ma da cui non potrà mai più tornare indietro, da coloro che ama. Da questo mondo così distante dal nostro, Susie osserva i suoi familiari e il modo in cui cercano di superare il dolore che li attanaglia, cercando di guidare suo padre e di aiutarlo a scoprire l’identità del suo assassino, che finora è riuscito a eludere la polizia. Rinforzata dall’amore e dalla compassione che nutre per chi ha lasciato sulla Terra, Susie alla fine comprenderà che il suo destino è quello di andare avanti e di aiutare la sua famiglia a ritrovare la serenità.
Il romanzo è stato definito un “trionfo” da parte di Time Magazine e “sorprendente” dal New Yorker, diventando uno dei libri più letti e commentati del mondo negli ultimi dieci anni.

Fra i milioni di lettori che sono rimasti subito conquistati dalla storia di Susie Salmon e dalla sua ricerca di giustizia, emerge uno dei filmmakers di maggior talento dell’odierno panorama cinematografico: Peter Jackson. “Il romanzo di Alice Sebold è un libro bellissimo, ricco di imprevisti: è un libro duro, inquietante, emozionante. Tutte qualità che un film maker non può non apprezzare!” dichiara.

Jackson ha sempre mostrato uno spiccato gusto per il mistero. Il suo capolavoro è senza dubbio la trilogia de Il signore degli anelli da lui scritta, diretta e prodotta, portando sul grande schermo l’intricato mondo di fantasia di J.R.R. Tolkien. In totale, questi tre film hanno incassato quasi 3 miliardi di dollari, con 30 nomination all’Oscar® di se ne sono aggiudicati 17, fra cui il premio di Miglior Film per il terzo episodio, Il ritorno del re che è valso a Jackson anche l’Oscar® per la regia e per la sceneggiatura. Nel 2005 il filmmaker ha scritto, diretto e prodotto l’adattamento contemporaneo di una delle storie più note di tutti i tempi, King Kong, che ha incassato oltre 500 milioni di dollari e ha vinto tre Oscar®. All’inizio della sua carriera, Jackson ha scritto e diretto un inquietante film noir elogiato dalla critica e basato su una storia vera: Creature del cielo.

Durante la post-produzione de Il signore degli anelli - Le due torri, Jackson iniziò a leggere AMABILI RESTI su consiglio di Fran Walsh e Philippa Boyens che avevano molto apprezzato il romanzo.
“Mi avevano parlato molto bene di questo libro, e così non appena ho trovato il tempo, l’ho letto anch’io, curioso di capire perché aveva entusiasmato il pubblico”, racconta Jackson. “In effetti, la storia è molto suggestiva. Racconta la paura più grande di un genitore, quella di perdere un figlio. Ma alla fine diventa una storia sul grande potere dell’amore ed è questo l’elemento che, secondo me, ha conquistato tante persone”.

Dopo aver coinvolto Jackson, era necessario ottenere i diritti del libro e la benedizione dell’autrice Alice Sebold. Il romanzo era già stato comprato da Aimée Peyronnet, la produttrice di Wild Child Films nota per il suo gusto impeccabile in fatto di cinema, e da James Wilson, che all’epoca era un dirigente di Film4. La passione di Jackson, Walsh e Boyens nei confronti del libro, è riuscita a coinvolgere Film4, dando vita a una fruttuosa collaborazione. “Alice era sulla nostra stessa lunghezza d’onda”, racconta Boyens. “E’ una donna spiritosa, generosa, aperta, estremamente sincera e dotata di un senso dell’umorismo piuttosto ‘dark’. Secondo lei eravamo le persone giuste per trasformare il suo libro in un film”.

Wingnut e Film4 hanno formato una partnership e Ken Kamins, il manager della squadra, ha consegnato il copione di Peter, Fran e Philippa alla DreamWorks. A quel punto Steven Spielberg, anche lui un grande fan del libro, si è unito al progetto come produttore esecutivo, insieme a Tessa Ross di Film4, a Kamins e a James Wilson. “Steven nutriva un profondo rispetto nei confronti del libro e il desiderio sincero di farne un film”, racconta Jackson. “Ci siamo trovati molto bene a lavorare insieme; aveva molte idee rispetto allo sviluppo della sceneggiatura e ci ha sostenuto ogni volta che abbiamo avuto bisogno dei suoi consigli”.

Jackson, Walsh e Boyens hanno collaborato, come sempre, all’adattamento della sceneggiatura. Nonostante il trio avesse già lavorato su alcuni grandi classici della letteratura, questo progetto presentava una serie di difficoltà completamente nuove. “Tutti noi amiamo risolvere i puzzle e AMABILI RESTI è senza dubbio il puzzle per eccellenza, per uno sceneggiatore”, dichiara Jackson.
“Come si fa a trasformare in un film la poetica complessità del libro di Alice, così lontano dalla forma cinematografica? E’ stato un vero rompicapo, abbiamo dovuto riflettere a lungo su come spostare i suoi pezzi, per riuscire a dare un senso alla storia sullo schermo”, spiega.

Boyens rende merito a Fran Walsh per essere riuscita a trovare il modo. “Fran ha sempre avuto una sua idea molto personale sull’elaborazione di questa storia, sul motivo per cui andava raccontata e su come raccontarla, districandosi fra magia e realtà. E’ riuscita a intrecciare diversi generi”, afferma.
“E’ una storia difficile da adattare”, continua Boyens. “E’ molto stratificata, piena di emozioni,
nient’affatto lineare, quindi abbiamo proceduto a tappe per trovare la nostra strada. E’ una storia che nonostante la sua drammaticità, offre persino momenti di umorismo ‘noir’. E’ spietata, bellissima ed emozionante. E Peter non voleva rinunciare a nessuno di questi ingredienti”.

La difficoltà maggiore era legata alla rappresentazione del luogo in cui si svolge la maggior parte della storia, una sorta di limbo.
Sin dall’inizio, Jackson, Walsh e Boyens volevano rendere l’esperienza oltremondana di Susie completamente personale e strettamente connessa alla percezione che Susie ha del mondo.
Volevano trascendere le tradizioni religiose e i più comuni simboli celestiali, cercando invece di descrivere la coscienza emotiva di Susie. Hanno voluto creare un mondo onirico dalle possibilità illimitate ma influenzato dagli eventi terreni.

“Abbiamo cercato di mettere in scena una dimensione evocativa ed effimera. Un luogo misterioso e intangibile, che riflette la personalità di chi vi abita ma che non presenta nessuna particolare iconografia religiosa”, spiega Jackson. “Si chiama limbo perché è lo spazio fra Cielo e Terra, che Susie chiama “orizzonte blu”. Il limbo non è un paradiso, ma la dimensione in cui Susie ha trovato un rifugio spirituale ed emotivo, prima che sia pronta a varcare la soglia che la allontanerà definitivamente dalla vita terrena”.

Il limbo di Susie è descritto come un luogo sublime ma circondato da un’oscurità spaventosa, da un’ineffabile tristezza, ed è profondamente legato agli eventi che hanno luogo sulla Terra.
Jackson, Walsh e Boyens sfruttano il coinvolgimento emotivo di Susie per risolvere il mistero del suo omicidio, evento che scatena in lei rabbia e desiderio di vendetta. E’ consapevole che il suo assassino, un uomo apparentemente normale, sembra averla fatta franca e la ragazza cerca in tutti i modi di condurre la sua famiglia o la polizia sulle sue tracce.

“La storia è anche un thriller”, spiega Jackson, “e Mr. Harvey è un personaggio affascinante perché è una persona qualunque. Taglia l’erba del prato, chiacchiera con i suoi vicini di casa, ha un’aria rispettabile e Susie inizia a capire che quest’uomo resterà veramente impunito”.
Eppure la suspense del film è generata da una riflessione più profonda, che riguarda la capacità umana di provare gioia, nonostante tutto. “Mi piace definire il film un ‘thriller emotivo’”, dice Jackson.
“E’ la storia di un uomo malvagio che prova piacere nell’uccidere persone innocenti, e di una famiglia che cerca di ricostruire la propria vita nonostante la perdita sconvolgente che ha subito”.

Boyens osserva che la crescente tensione del film è in parte generata dalla speranza del pubblico che Susie e la sua famiglia trovino la luce dopo questo tunnel di angoscia e disperazione.
“Un elemento brillante della storia è il modo in cui Alice Sebold riesce a coinvolgere il lettore, che partecipa alla vicenda in prima persona e alla fine si augura che Susie riesca ad abbandonare lo stato di latenza”, dice. “Il lettore spera con tutto se stesso che la famiglia Salmon possa prima o poi lasciarsi alle spalle questa terribile esperienza, senza ovviamente dimenticare l’amore per Susie”.

Anche Susie alla fine capirà che deve affrontare la sua morte per poterla trascendere. Al termine della storia, la ragazzina abbandonerà i sentimenti di vendetta, di rabbia e di odio; lascerà andare la sua vita e sarà finalmente in grado di 'vedere il mondo senza di lei'. Questo sarà il suo modo di crescere senza invecchiare.
Riassume Jackson: “La storia inizia con l’omicidio di Susie, che genera un dolore inimmaginabile, tuttavia la forza della famiglia Salmon prevale in tutta la vicenda; in qualche modo i suoi sopravvivono e trovano il modo di ricostruire la propria vita e di andare avanti, di tenere Susie viva nei loro cuori, e questo è un meraviglioso messaggio di speranza che questa storia ci regala”.


IN CARNE ED OSSA: IL CAST DELLA FAMIGLIA SALMON
Nonostante la storia di AMABILI RESTI sia illuminata da elementi magici e surreali, Peter Jackson afferma che in fondo si tratta di una storia semplice e realistica, che racconta il modo in cui una famiglia continua ad amarsi in seguito a un terribile lutto. Jackson considera i Salmon la struttura portante della storia e lui e la sua squadra hanno cercato a lungo attori in grado di incarnare ogni singolo membro della famiglia, con le loro speranze e la loro disperazione.

Il personaggio centrale – Susie Salmon, la quattordicenne sospesa fra cielo e terra – è stato il ruolo più difficile da trovare. Jackson cercava qualcuno che non solo riuscisse a catturare l’esuberante innocenza di Susie, ma anche il suo coraggio e la sua capacità di esprimere le sue emozioni mentre si confronta con la sua nuova condizione.
“Molte ragazze che si sono presentate ai provini, mostravano una personalità artificiale, ‘confezionata’ apposta per il grande schermo”, osserva Jackson, “mentre noi cercavamo l’esatto contrario, una persona autentica, una normalissima ragazza di 14 anni. E non avremmo mai immaginato di trovare la nostra adolescente da Norristown PA, in Irlanda!”

Fra la miriade di cassette pervenute per l’audizione, il provino di Saoirse Ronan si è subito imposto all’attenzione dei filmmakers. Cresciuta nella rurale contea di Carlow, Saoirse ha seguito le orme di suo padre Paul, desiderando di diventare attrice. Nota soprattutto per il suo ruolo nell’apprezzato film di Joe Wright Espiazione, Ronan ha ricevuto una nomination all’Oscar® per la sua performance di Briony, oltre a una nomination al Golden Globe.

La produttrice Carolynne Cunningham è stata la prima a vedere la cassetta con il provino di Ronan per AMABILI RESTI. “Ero senza parole”, racconta. “La cassetta era stata girata in modo abbastanza rudimentale da suo padre, anche lui attore, e mostrava una scena davvero speciale.
Prima padre e figlia sono impegnati in un confronto piuttosto duro, poi alla fine il padre aveva ripreso Saorsie mentre la ragazza giocava allegramente con il cane, in giardino. Era un tocco finale molto dolce, ricco di sentimento”.

Quando Jackson ha incontrato la ragazza, non ha avuto ombra del dubbio. “Saoirse possiede un istinto drammatico innato”, spiega il filmmaker. “E’ fresca, intelligente e incredibilmente originale. E’ meravigliosa, un’attrice nata, non si incontrano spesso talenti del genere. Inoltre è stato splendido lavorare con lei. Saoirse è stata una benedizione per questo film”.
Dice Ronan: “La cosa che mi è piaciuta del mio personaggio, Susie, è che si tratta di una ragazzina normale, con tanti sogni e speranze per il suo futuro, piena di vita e di amore. E malgrado venga strappata alla sua famiglia, i suoi sogni sono più vivi che mai, anche se sono invasi da incubi dell’omicidio”.

Ronan si è immersa senza timori in un ruolo molto impegnativo dal punto di vista psicologico ed emotivo, e afferma che non ce l’avrebbe fatta senza il sostegno dei filmmakers. “Lavorare con Peter, Fran e Philippa è stata un’esperienza fantastica. Sono molto pratici ed essendo loro stessi genitori, hanno avuto a cuore i miei interessi. Hanno compreso perfettamente le conseguenze che una perdita del genere può provocare in una famigia e il loro affetto mi ha aiutato a interpretare Susie. Abbiamo parlato molto della lotta che Susie affronta nell’aldilà, in cui deve abbandonare definitivamente la sua famiglia per andare incontro a una nuova, splendida vita".

Ronan pensa che la difficoltà maggiore di Susie sia proprio quella di dover imparare ad abbandonare le cose che ha perso. “I Salmon sono una famiglia molto unita e quando Susie assiste, impotente, al loro disfacimento, vorrebbe aiutarli a superare la sua morte, prima ancora di pensare di riuscire ad andare avanti. Una delle cose che mi piace di più del film è che, anche se Susie non può più abbracciare sua madre o dire a suo padre quanto gli vuole bene, scopre che può far ‘sentire’ loro la sua presenza, ovunque si trovi".

Nonostante la contrapposizione dei loro ruoli, Ronan si è molto affezionata al suo coprotagonista Stanley Tucci, che nel film interpreta proprio lo spietato omicida di Susie. Forse, afferma l’attrice, nessuno dei due avrebbe potuto interpretare i rispettivi ruoli senza costruire una profonda fiducia reciproca. “Le nostre scene erano così intense che subito dopo era necessario cercare conforto l’uno nell’altra”, spiega Saorsie, “e la cosa bella è che siamo andati molto d’accordo. Anche lui ha dei figli e sapevo che non voleva girare quelle scene. Ma quello che fa veramente paura e che Stanley è stato bravissimo nel recitare Mr. Harvey, perché lo ha reso un uomo normalissimo, il ché spiega anche perché Susie non sospetta affatto di lui”.

Quando Susie Salmon non torna da scuola quel maledetto giorno di dicembre, il destino della sua famiglia cambierà per sempre. Il padre di Susie, Jack, sopraffatto dal senso di colpa e dal dolore, si mette in cerca dell’assassino di sua figlia per farsi giustizia. Entra in un vortice ossessivo, alimentato dalla sensazione di aver tradito sua figlia, e dall’impulso di voler in qualche modo rimediare al danno.

Per interpretare Jack i filmmakers hanno scelto Mark Wahlberg, che finora ha stupito il pubblico con una varietà di ruoli assai eterogenei: lo ricordiamo nella parte del soldato della missione Desert Storm in Three Kings, del pornodivo di Boogie nights, del marinaio che lotta per la vita ne La tempesta perfetta. Di recente è stato candidato all’Oscar® e al Golden Globe® per il ruolo del poliziotto di Boston, nel film di Martin Scorsese The departed - Il bene e il male.

Jackson era felice di dare a Wahlberg l’oppportunità di interpretare il padre di famiglia che l’attore in effetti è nella vita privata. “E’ un film sull’amore, soprattutto sul legame più importante del film, quello fra padre e figlia”, dice Jackson. “Jack è distrutto dall’idea di non aver protetto sua figlia e Mark ha un’energia maschile perfetta per il suo ruolo. E’ un uomo protettivo ma anche molto vulnerabile, e potenzialmente possiede in sé tutte quelle reazioni che la situazione di Jack può generare”.

Wahlberg è rimasto estremamente toccato dalla vicenda di Jack, e ha cercato di immedesimarsi nel dolore provocato da una simile tragedia. “Quando Susie non torna a casa, la famiglia non si darà più pace. Il corpo non si trova, non ci sono prove per dimostrare ciò che è successo, e per Jack la ricerca della verità diventa un’ossessione”, spiega. “Non riesce più a dormire. Non riesce più a mangiare. Non riesce più a fare nulla fino a quando non troverà la persona che gli ha portato via il grande amore della sua vita. I suoi sentimenti sono ovviamente giustificati ma i suoi metodi diventano folli. Inizia ad accusare tutto e tutti, e alla fine non riuscirà più ad essere né un padre, né un marito. La sua esperienza, come quella degli altri personaggi, è terribile e molto commovente”.

Le emozioni hanno travolto Wahlberg nel suo tentativo di entrare nel personaggio di Jack. “Ho cercato di vivere come Jack e la sua esperienza mi ha spezzato il cuore,” confessa l’attore. “Guardavo il telegiornale e quando parlavano delle tragedie familiari, ho iniziato a chiedermi: ‘Come si sentono quei genitori?’ E’ stata dura, perché anche io sono un genitore, ma come attore è stato molto gratificante”.

Le scene più difficili per Wahlberg sono state quelle in cui Jack avverte la presenza dello spirito di sua figlia. Wahlberg ha interpretato le scene come se Susie fosse una presenza fisica nella stanza. “In quelle scene immaginavo i grandi occhi azzurri di Saoirse, e spesso si sentiva la sua voce fuori campo, e mi venivano le lacrime agli occhi”, spiega. “Peter diceva: ‘Dai proviamo di nuovo, senza tutte queste lacrime’ e allora io rispondevo, ‘Va bene, ma allora non devi far parlare Saoirse’. E stata una sensazione incredibile che mi ha colpito profondamente”.

Anche Wahlberg ha stabilito un rapporto molto interessante con Jackson. “E’ un regista molto diverso dagli altri con cui ho lavorato”, osserva. “Mi sono fidato completamente di lui. Non ero spaventato all’idea di lasciarmi andare, perché sapevo che ci sarebbe stato sempre lui a correggermi e a consigliarmi. Lui, Fran e Philippa hanno un rapporto di grande affetto e più le scene si facevano complicate, più avevo la sensazione che il pubblico sarebbe uscito dal cinema contento. Questo è ciò che è in grado di fare Peter Jackson con la sua immaginazione”.

Il dolore e il senso di colpa di Jack Salmon lo spingono a coinvolgersi in prima persona per risolvere il mistero del delitto di Susie, mentre per sua moglie Abigail, l’elaborazione del lutto segue una strada completamente diversa. Sopraffatta dal dubbio sulle sue capacità di moglie e madre, la donna si chiude in se stessa e alla fine abbandona la propria casa. Interpreta Abigail Rachel Weisz, che ha vinto un Oscar® per il suo ruolo in The Constant Gardener - La cospirazione.

“Abigail non è un personaggio sentimentale”, spiega Jackson. “E’ una donna che cerca di tenere insieme la sua famiglia ma che allo stesso tempo cerca di tenere insieme se stessa. La difficoltà di Rachel è stata proprio quella di immedesimarsi in un personaggio che abbandona la famiglia proprio quando i suoi hanno più bisogno di lei. Soprattutto il suo personaggio deve continuare a farsi benvolere dal pubblico dopo questa azione, e questo non era un compito facile. Ma Rachel ci è riuscita, anzi è andata oltre. La sua performance è fenomenale ed è stata un’assoluta rivelazione per me, come regista".

Weisz ha iniziato a esplorare il suo personaggio cercando di immaginare la vita di Abigail prima che il suo mondo le crollasse addosso. “Abigail è una tipica mamma casalinga dei primi anni ’70 e credo che una parte di lei desideri essere più di questo”, spiega Weisz. “In sostanza è un po’ frustrata. Quando questa tragedia si abbatte sulla sua famiglia, ognuno reagisce a modo suo. Prima Jack diventa morbosamente ossessionato nel trovare il killer della figlia, poi è Abigail a crollare”.

Aggiunge Rachel: “Di lei mi piace proprio il fatto che non è eroica. E’ una donna molto umana, con tutte le sue debolezze, e i suoi difetti. E nonostante tutto, sta ancora cercando un senso alla sua vita”.
Questa umanità di base, dice Weisz, emerge dal miscuglio creato da Peter Jackson fra realtà quotidiana, magia e ignoto. “Peter ha un senso incredibile dei personaggi e del dramma, oltre ad avere fiuto per la qualità magica della vita e per la fantasia. Questo film è un connubio di tutti questi ingredienti”.

La famiglia Salmon ha una seconda matriarca, che svolge un ruolo importante al suo interno: la nonna Lynn, interpretata da Susan Sarandon, che tutti ricordiamo nella straordinaria interpretazione premio Oscar® di Suor Helen Prejean in Dead Man Walking, e che in questo film regala qualche momento di leggerezza, nonostante i tragici eventi.
“Susan è molto divertente nei panni della Nonna Lynn, che non fa altro che ricordare a tutti che nonostante la tragedia bisogna continuare a vivere e che la vita può essere ancora piena di umorismo”, spiega Jackson. Aggiunge Boyens: “Nonna Lynn è un personaggio fantastico, una forza della natura, spesso fuori posto, ma ricco di una meravigliosa energia e capacità di andare al sodo e di affrontare la realtà. Susan interpreta il ruolo in maniera splendida perché è un’attrice intelligente, con un gran senso della commedia”.

“Nonna Lynn è stata alcolizzata quasi tutta la vita. Beve e fuma come una matta. In tutte le scene in cui compare, ha sempre un bicchiere in mano e una sigaretta in bocca”, dice Sarandon.
“Ma è una donna molto forte, completamente egocentrica. Dice tutto ciò che le passa per la testa perché è abbastanza insensibile e non pensa alle conseguenze delle sue parole. Non si preoccupa dei sentimenti degli altri. E di conseguenza, fa ridere”.

Il suo personaggio si evolve nel corso del film così come anche la sua vita viene alterata dalla tragedia che colpisce la famiglia Salmon. “Quello che mi piace di Nonna Lynn è che deve cambiare completamente”, dice Sarandon. “Deve cercare di passare l’aspirapolvere, pulire e fare il bucato, e lo fa malissimo. Ma riesce ad aprire le tende per illuminare la stanza, per far entrare il sole, perché il suo atteggiamento è “Ora basta, è tempo di vivere. Non si può continuare ad allontanare le emozioni dalla propria vita’. E’ un ruolo piccolo, ma la sua presenza è necessaria per aiutare gli altri ad andare avanti”.

Rachel Weisz ha molto apprezzato la possibilità di lavorare al fianco di Sarandon. “Susan è stata fantastica nel ruolo di questa madre difficile e ingombrante che è anche una donna estremamente curata e sensuale. E’ un ruolo spiritoso al quale Susan regala non solo umorismo ma anche fascino e complessità”.

La forza della famiglia Salmon è evidente anche nella sorella minore di Susie, l’intelligente Lindsey, che nel corso della storia diventa una giovane donna. Per trovare un’attrice che potesse interpretare Lindsey dall’infanzia alle soglie della maturità, i filmmakers hanno organizzato provini a Londra, Los Angeles e New York. Alla fine hanno trovato Rose McIver, che aveva debuttato nel cinema a soli 5 anni, nel film di Jane Campion Lezioni di piano, in Nuova Zelanda.

Dice Boyens a proposito di McIver: “La vulnerabilità di Rose è mascherata da un’apparente durezza, nonostante non abbia paura di mostrare la sua debolezza sullo schermo. In Lindsey manca completamente l’autocommiserazione, ha un atteggiamento che i Kiwis conoscono molto bene, un tipo di ‘OK, andiamo avanti’. Abbiamo cercato a lungo l’attrice giusta per interpretare Lindsey, e alla fine abbiamo scoperto Rose, anche se era sempre stata davanti ai nostri occhi”.
Aggiunge Jackson: “Rose ha interpretato benissimo la crescita di Lindsey. Ha un talento naturale, proprio come Saoirse, e tutto quello che fa le viene dal cuore ed è molto naturale”.

McIver è stata travolta dall’atteggiamento propositivo di Lindsay nonostante la sua famiglia si trovi sull’orlo dell’autodistruzione. “Lindsey è una ragazza caparbia e quando la sua famiglia crolla, si rende conto che nessuno farà da collante, quindi tocca a lei”, spiega l’attrice. “Questo ruolo mi ha colpito profondamente perché l’idea di perdere un fratello o una sorella è devastante”.
Forse la sfida maggiore per McIver è stata incarnare la transizione da una bambina traumatizzata di 11 anni a una temeraria ragazza di 18 anni. “Fra gli 11, i 14 e i 18 anni di età c’è una bella differenza negli atteggiamenti e nella mentalità”, osserva. “Ho lavorato molto sulla sua interiorità e sulla presa di coscienza del suo corpo, sul modo in cui si cambia durante la crescita”.

In una delle scene più strazianti del film, Lindsay, spinta da sospetti sempre più forti, rischia la propria vita facendo irruzione nella casa di Harvey, cercando una qualche prova della sua colpevolezza. “Lindsey è molto intuitiva e quando inizia a sospettare di Harvey, cerca a tutti i costi delle conferme”, spiega McIver. “Questo pensiero ribolle in lei da tanto tempo perché spera di riuscire ad aiutare la sua famiglia a trovare le risposte che cerca”.


IL COLLEZIONISTA DI OSSA: MR. HARVEY E IL DETECTIVE LEN FENERMAN
La fitta struttura della famiglia Salmon viene sconvolta in un istante da un uomo guidato dai più bassi istinti predatori, un uomo che usa la sua ‘normalità’ per mascherare un’anima oscura. George Harvey è un tranquillo e solitario fabbricante di case di bambole; come lo definisce Susie, è un 'bravo vicino di casa,' un uomo che passa inosservato, che non cerca né attrae l’attenzione degli altri. Ed è per questo che riesce ad adescare Susie, ad ucciderla per poi scivolare nuovamente nel suo insospettabile anonimato.

Peter Jackson ritiene che per riuscire a rendere davvero la storia di AMABILI RESTI bisognava trovare un attore brillante nel ruolo di Mr. Harvey. La sua scelta è stata fortuita e alquanto imprevista: il veterano del teatro e dello schermo Stanley Tucci. Tucci ha vinto due volte il Golden Globe® per la sua interpretazione di due complesse figure storiche: il controverso giornalista radiofonico Walter Winchell in Winchell e il nazista criminale di guerra Adolph Eichmann in Conspiracy – soluzione finale: Di recente ha invece interpretato due commedie: Il diavolo veste Prada e Julie & Julia.

“Desideravo lavorare con Stanley da molto tempo e gli va riconosciuto il merito di aver avuto coraggio nell’accettare questo ruolo”, dice Jackson. “Molte persone ci hanno confidato che non avrebbero mai voluto incarnare un personaggio tanto spaventoso e spregevole”.

Ma nel momento in cui Tucci ha accettato il ruolo, non si è mai tirato indietro, anche se non è stato facile. “Stanley detestava il suo personaggio”, osserva Jackson. “Tutte le sere si faceva la doccia per togliersi di dosso quella sensazione. Ma ha avuto il coraggio di accettare il ruolo ed è stato bravissimo. Si è calato negli abissi e ha trasmesso benissimo il vuoto dell’anima di George sullo schermo. La sua performance è spaventosa. Harvey parla pochissimo nel film eppure Stanley riesce a trasmettere la vita interiore del suo personaggio attraverso il più piccolo gesto o la minima espressione facciale. Stanley ha capito che il vero orrore è interiore, implicito, e non si vede mai”.

Philippa Boyens aggiunge: “Stanley ha espresso con maestria la calma apparente del suo personaggio. In pubblico Harvey si mostra simpatico e sagace ma quando è solo, e può essere se stesso, è estremamente tranquillo, quasi immobile. In realtà quando Harvey interagisce con gli altri, li manipola ed è sempre vigile. Anche quando resta in disparte, si capisce che la sua mente continua a lavorare, che sta calcolando ogni sua mossa. Stanley ha interpretato il ruolo con intelligenza e questo è ciò che rende George Harvey ancora più inquietante”.

Per consentire a Tucci di calarsi in un personaggio così diverso da sé, Jackson ha suggerito un “makeover” completo, e cioè una totale trasformazione del suo aspetto: Tucci ha dovuto schiarire la sua pelle, sembrare più robusto, infilare denti finti, indossare lenti a contatto e baffi. “Quando si guarda Harvey non si pensa a ‘Stanley Tucci’ e questo ha fornito a Stanley quel margine utile per riuscire a distaccarsi dal personaggio”.
Tucci racconta la sofferta decisione di accettare il ruolo. “Il copione mi era piaciuto molto ma confesso che ero molto combattuto: rifiutare era difficile quanto accettare”, dichiara l’attore. “Non sapevo cosa fare, ma alla fine ha prevalso la curiosità di esplorare il mondo di Harvey, il modo in cui un uomo tanto comune possa commettere le azioni più atroci, davanti agli occhi di tutti”.

Tucci ha lavorato insieme a John Douglas, un cosiddetto ‘comportamentista’, un esperto di personalità criminali, per riuscire a comprendere a fondo la psicologia abnorme dei serial killer più comuni. Tucci ha letto relazioni agghiaccianti e ascoltato le loro confessioni. Uno studio molto interessante ma anche terribile. “E’ stata dura”, ammette Tucci. “Dopo aver visto tutto quel male, quando tornavo a casa, volevo solo dimenticare”.

In questo è stato aiutato dal processo di rimozione del trucco a fine giornata, e Tucci loda il lavoro del supervisore del trucco e dei capelli Peter King. “Il mio trucco è stato fondamentale per il ruolo”, continua Tucci. “Ho sempre saputo che senza il look giusto, non avrei trovato George Harvey. Quando mi hanno truccato e mi sono visto allo specchio, ho capito che potevo essere Harvey, perché potevo dimenticare me se stesso”. Lavorare insieme a Saoirse Ronan ha contribuito a far entrare Tucci nella complessità psicologica del suo ruolo. “Saoirse è molto profonda, e ha un tocco quasi magico. Ci siamo trovati benissimo insieme”.

Mr. Harvey elude la polizia nonostante le accurate indagini dell’esperto Detective Len Fenerman, interpretato da Michael Imperioli, a molti noto per il ruolo di Christopher Moltisanti, nella serie di HBO The Sopranos. “Michael interpreta benissimo questo detective di provincia che, nonostante i suoi sforzi, non riesce a prendere il colpevole”, dice Jackson. “E’ un personaggio positivo, che si guadagna la simpatia ed il rispetto del pubblico”.

Imperioli afferma Len Fenerman gli è piaciuto anche per il modo in cui, nel corso degli anni, diventa parte della famiglia Salmon. “Il detective con il tempo arriva a conoscere bene la famiglia, perché desidera essere in qualche modo il loro sostegno”, spiega. “Ma è una situazione delicata perché l’ossessione di Jack interferisce continuamente nelle indagini”.
Le cose si complicano ulteriormente, quando Len inizia una relazione con Abigail. “A un certo punto scatta qualcosa fra loro”, dice Imperioli. “Lavorare con Rachel Weisz è stata un’esperienza fantastica. Le sue emozioni sono trascinanti e la sua presenza è molto forte”.

Commenta Rachel Weisz: “Imperioli è assolutamente credibile nei panni di questo poliziotto degli anni ’70 che da un lato non vuole far trapelare le sue emozioni e dall’altro invece è pieno di tenerezza. Michael interpreta il ruolo con compassione e integrità e diventa un importante riferimento morale”.
Completano il cast diversi attori emergenti del grande schermo, fra cui Nikki SooHoo nel ruolo di Holly, la compagna che Susie incontra inaspettatamente nel suo limbo; Reece Ritchie è Ray Singh, il primo amore di Susie mentre Carolyn Dando è Ruth, la stravagante compagna di classe di Susie che riesce a stabilire un contatto soprannaturale con lei, dopo la sua morte.


LA CONTINUITA' FRA CIELO E TERRA NELLA SCENOGRAFIA DEL FILM
Secondo Peter Jackson, uno degli aspetti più intriganti di AMABILI RESTI è il modo in cui la storia di Alice Sebold scatena l’immaginazione del lettore, offrendo una vera e propria mescolanza fra la vita terrena e il mistero dell’aldilà. La qualità soprannaturale di AMABILI RESTI ha consentito a Jackson di giocare in modo nuovo con quegli elementi fantasy che lo hanno reso famoso. Tuttavia questo film è forse la sua pellicola più sobria e sentimentale.
Dice Jackson: “Volevo raccontare la storia con la massima semplicità. Ovviamente abbiamo creato alcuni straordinari effetti visivi per rappresentare il limbo in cui si trova Susie, ma le mie scene preferite del film sono le più semplici”.

Continua: “Ad esempio, la scena in cui Lindsey irrompe nella casa di Harvey non è accompagnata da grandi effetti, ma è solo basata sul suono. Mi piace il modo in cui il legno del tetto scricchiola sotto i suoi piedi, il rumore del vento e il cigolio della porta, che crea la suspense. E’ una scena fatta di piccoli dettagli, in cui si sente il fruscio delle pagine di un giornale che viene sfogliato o il rumore di una lastra di legno del pavimento. Creare una scena che costruisce l’effetto drammatico senza ricorrere a grandi espedienti, ma dando solo spazio alla naturalità mi ha dato molte soddisfazioni”.

In AMABILI RESTI, l’atmosfera e l’umore hanno la stessa importanza degli effetti speciali generati al computer che contraddistinguono Jackson. Il regista ha voluto tracciare una netta demarcazione fra la lotta terrena e quotidiana della famiglia Salmon e la magica esperienza di Susie nel suo limbo. A tal fine Jackson ha lavorato con una squadra di artisti che lo avevano già assistito nella creazione dei paesaggi e degli ambienti de Il Signore degli Anelli e King Kong.

Il direttore della fotografia Andrew Lesnie, premio Oscar® per Il signore degli anelli - La compagnia dell’anello e Il signore degli anelli - Il ritorno del re, ha optato stavolta per uno stile più realistico con un uso naturalistico delle luci.
“Andrew ed io amiamo girare sempre con due cineprese”, spiega Jackson. “Con una riprendiamo le scene già provate e pianificate e con l’altra speriamo di catturare un dettaglio in più, un momento particolarmente felice da aggiungere alle riprese di routine. Abbiamo sempre una Steadicam per ogni evenienza”.

Inoltre, Jackson e Lesnie a volte hanno ripreso Stanley Tucci con una “lipstick camera”, non più grande di una scatola di fiammiferi, per catturare il limitato punto di vista del mondo di Harvey. Una delle scene più importanti del film è quella della morte di Susie. “La scena del campo di grano è la più importante perché quello è il momento clou della vita di Susie, l’attimo in cui perderà la sua vita: un evento con cui continuerà a confrontarsi ancora a lungo”, spiega Jackson. “Volevo che la scena fosse inquietante, ma anche comune, con un uomo che cerca di adescare Susie sulla strada.

All’inizio si vedono i ragazzini che giocano a calcio in un campetto e la gente che prepara la cena nelle loro case; poi c’è la scena intima e intensa della stanza sotterranea in cui Susie si rende conto di aver commesso un terribile errore. La violenza che segue è solo suggerita e tutto accade fuori scena: questa era la nostra intenzione. Si vede solo ciò che porta all’omicidio di Susie e tutto ciò che ne consegue. Non avevo alcun interesse nel mostrare l’omicidio in sè”.

Con tutti questi ingredienti: l’omicidio, il dramma familiare, la riflessione sull’aldilà, Jackson ha trovato un nuovo metodo di montaggio delle scene di AMABILI RESTI. Il montatore Jabez Olssen è stato sempre sul set, montando subito dopo le riprese, con la sua attrezzatura portatile, fra le strade della Pennsylvania e le foreste della Nuova Zelanda, dando a Jackson sempre nuove idee in corso d’opera.

“Non lo avevo mai fatto prima ma è stato molto utile”, osserva Jackson. “Spesso, mentre aspettavo di girare una scena, Jabez era vicino a me con il suo computer, e montavamo le scene che avevamo girato il giorno prima. E’ stato un modo per essere sempre in contatto con il film e quando abbiamo ultimato le riprese, gran parte del film era già stato montato”.
In seguito, quando la squadra si è riunita in sala di montaggio, il processo è diventato molto creativo. Spiega Jackson: “Il montaggio di questo film è stato cruciale perché non è una storia lineare e gioca con i canoni convenzionali del tempo. Abbiamo proposto diverse idee e Fran Walsh ha contribuito enormemente a plasmare la narrazione attraverso il montaggio”.

Olssen considera questa esperienza diversa da tutte le altre: “Abbiamo sperimentato tanto con il montaggio, ottenendo risultati inaspettati”, dice. “Ci siamo divertiti a lavorare con la tensione e la suspense, creando la struttura e il tono della storia. Questo film non fa parte di nessun genere specifico. Non è il classico film ‘giallo’ in cui si cerca il colpevole perché è più sottile e complesso: parla di una famiglia che cerca di capire se stessa e di ricostruirsi una vita”.


IMMAGINARE L'ALDILA': IL LIMBO CELESTIALE DI SUSIE
Per rappresentare la dimensione atemporale del limbo di Susie, Jackson ha messo in scena un luogo che diventa lo specchio visivo delle speranze della ragazza, delle sue gioie e delle sue paure più intime. “Il limbo riflette le emozioni di Susie”, spiega il regista. “Si modica a seconda del suo stato d’animo, rspecchiando totalmente il suo umore e la cultura terrena da cui proviene lo spirito che lo penetra. E’ fatto di momenti idilliaci e di momenti oscuri”.

Per dare forma a un regno di infinite possibilità, Jackson si è avvalso della collaborazione del maestro degli effetti visivi Michael Pangrazio, uno stimato artista che ha lavorato con Jackson sul design concettuale di numerosi progetti. “Il miglior modo per averlo era tramite l’arte” afferma Jackson. “Micheal disegnava dai 10 ai 12 provini per farci vedere un albero o come poteva essere una montagna, in questo modo prendeva la più vaga idea e la faceva diventare tangibile e reale.
Anche altri artisti della Weta, fra cui il supervisore degli effetti visivi Christian Rivers, hanno dato il loro contribuito e alla fine le idee erano talmente tante, che potremmo fare un altro film con quelle che non abbiamo utilizzato”.

Pangrazio ha iniziato a disegnare diversi mesi prima di incontrare i filmmakers e i suoi primi disegni hanno generato un intenso e creativo brainstorming. “L’aldilà è talmente sconfinato che abbiamo optato per qualcosa di totalmente nuovo e surreale, varcando le convenzioni visive, senza essere troppo specifici”, dice Pangrazio. “Ho dovuto allontanarmi dal pensiero più logico e mescolare elementi che normalmente nessuno accosterebbe dal punto di vista visivo. Mi è piaciuto molto esplorare questa dimensione”.
Il compito di portare in vita il mondo celestiale in cui si trova Susie è stato affidato a due maghi del mondo digitale, provenienti dalla nota società neozelandese Weta Digital: i supervisori degli effetti visivi Christian Rivers e Joe Letteri.

Rivers si è subito reso conto che avrebbero dovuto inoltrarsi in un territorio inesplorato. “Sapevo che Peter e Fran volevano vedere qualcosa di molto cinematografico ma non avevamo punti di riferimento in questo lavoro. Alla fine abbiamo ideato un look che amo definire “super-reale”: è accentuato e vibrante, più vivo rispetto al mondo normale, che invece ha un’atmosfera più dura”, spiega. “Non si avverte mai nulla di fisico nel limbo di Susie. Peter e Fran volevano che avesse una qualità onirica”.


LA TERRA FILTRA NEL CIELO: IL MONDO DI SUSIE
Per quanto magico e surreale, il limbo di Susie è popolato da alcuni oggetti simbolici che continuano a tenerla legata alla Terra:
• Il gazebo dove avrebbe dovuto incontrare Ray Singh durante il loro primo appuntamento romantico
• Le navi racchiuse nelle bottiglie che era solita costruire con suo padre
• Il campo di grano in cui Susie ha perso la vita
Il gazebo appare in modi diversi, sotto forma di un segnale luminoso su una superfice d’acqua o di una struttura che sta crollando in un bosco avvolto nella tempesta. “Il gazebo è il simbolo del luogo in cui Susie vorrebbe ancora recarsi”, spiega Joe Letteri. “E ‘il suo porto sicuro”.

Di grande importanza emotiva sono le navi nelle bottiglie, che rappresentano l’hobby preferito di suo padre. Nel paradiso di Susie, le barche di carta in miniatura diventano navi a grandezza naturale su un mare in burrasca, che si schiantano su una spiaggia rocciosa, e riflettono il momento in cui Susie assiste, impotente, al crollo di suo padre.
Letteri descrive il modo in cui sono stati creati questi oggetti giganteschi. “Era un compito delicato perché le navi non dovevano sembrare delle miniature ingrandite né delle navi vere e proprie. Abbiamo lavorato molto per trovare il look adatto”, dice. “E alla fine attraverso l’animazione abbiamo mostrato il modo in cui si frantumano contro la roccia”.

Anche il campo di grano in cui Susie è stata uccisa, cambia e diventa una campo d’orzo dorato, fertile, lussureggiante, che si trasforma in un mare agitato in cui Susie resta sommersa. “A Peter è piaciuta molto l’idea di Susie che corre su un campo che si trasforma in oceano”, racconta Rivers.
“Per rendere visivamente questa idea abbiamo ripreso Saoirse che si agitava in una piscina e abbiamo creato il resto digitalmente”.
Aggiunge Rivers: “Adoro quella sequenza perché sembra reale fino al momento in cui Susie non annega nell’orzo, in cui si trasforma in un sogno”.

Jackson e Lesnie hanno girato le sequenze live-action del limbo di Susie a South Island in Nuova Zelanda, un vero paradiso terreste, creando visuali molto diverse dalla Pennsylvania. Hanno esplorato ogni angolo dell’isola per trovare le zone più suggestive e idilliache e la maggior parte delle riprese sono state effettuate nella località sciistica di Queenstown, ricca di foreste rigogliose, sullo sfondo di cristallino lago di montagna e di uno splendido ambiente alpino.

Uno dei giorni più divertenti sul set è stato quando 20 cani corrono nel limbo mentre Susie e Holly guardano il primo bacio di Lindsey. Alcuni ‘special guest’ fra i cani erano i carlini di Peter Jackson e Fran Walsh, Stanley e Fergus, il golden retriever del supervisore VFX Rivers, Honeybunny, e il bulldog francese Claude, dell’assistente alla regia Matthew Dravitzki.


CON I PIEDI PER TERRA: LE SCENE GIRATE IN PENNSYLVANIA
Non appena Jackson si è assicurato i diritti per adattare AMABILI RESTI, ha voluto vedere la Pennsylvania di Alice Sebold. Dopo aver visitato la comunità di Chester County, a 25 miglia da Philadelphia, con la sua architettura caratteristica, si è reso conto di voler girare alcune scene di AMABILI RESTI proprio nel luogo che ha ispirato il romanzo, ed è stata la prima volta in cui Jackson ha deciso di girare negli Stati Uniti.
“Philadelphia era proprio il luogo giusto”, afferma la produttrice Carolynne Cunningham. “Così buia, fredda e invernale, rifletteva perfettamente l’atmosfera del film”.

Jackson ha lavorato con la scenografa Naomi Shohan (Io sono leggenda, American Beauty) per radicare questa storia fra cielo e terra in una realtà suburbana degli anni ‘70. “Volevamo che la Terra avesse un look rassicurante, un’atmosfera di sicurezza che non sempre riusciamo a trovare. Questa era la base. La casa dei Salmon doveva incarnare l’atmosfera familiare che è al centro del film”, dice Shohan.

Fin dall’inizio Jackson aveva un’idea molto precisa rispetto al quartiere della famiglia Salmon, ma non è stato facile trovare una zona congeniale. Avvalendosi di mappe estremamente dettagliate, la location manager di AMABILI RESTI Patricia Taggart ha visitato oltre 100 località, fino a quando lei e Shohan non hanno scoperto Malvern, un piccolo comune che risale all’età vittoriana, con una popolazione di circa 3200 persone. “Siamo diventati esperti nel capire l’epoca a cui risale un paese giudicando le sue case e la sua urbanistica”, spiega Shohan. “A Malvern abbiamo trovato quello che cercavamo. C’era una manciata di case tipiche degli anni ’50 miracolosamente intatte (e proprio come descritte nella storia). Questo set riflette la semplicità della periferia urbana, un’atmosfera di quartiere completamente autentica”, osserva.

Per dare a questa comunità il look tipico del 1973, anno in cui si svolge la storia, la squadra di Shohan ha aggiunto al luogo alcuni binari di raccordo e ampie targhe di cemento, invecchiando l’esterno delle case locali. I residenti hanno parcheggiato le loro moderne automobili altrove, facendo posto alle auto d’epoca che hanno popolato le strade del paese. I contenitori per la raccolta differenziata sono stati sostituiti dai bidoni di metallo tipici di quegli anni.

A Malvern, i filmmakers hanno trovato anche la casa perfetta della famiglia Salmon. “Il nostro quartiere era disposto intorno a un piccolo palazzo in cui abbiamo trovato per caso anche l’abitazione della famiglia Salmon. Volevamo una casa con un’ampia visuale del vicinato”, osserva Shohan.
“Persino il colore andava bene. E per una coincidenza ancora più strana, poco più giù c’era una casa identica, di colore verde, che è proprio come l’abitazione di Mr. Harvey viene descritta nel romanzo”.

L’interno della casa dei Salmon è stata costruita all’interno di un magazzino di Hatfield, in Pennsylvania. Qui Shohan ha lavorato con Saoirse Ronan e Rose McIver per arredare le stanza delle due bambine affinché riflettessero le loro diverse personalità. La stanza di Susie è rosa e blu, con un soffice tappeto viola, quadri di David Cassidy alle pareti e un poster di Snoopy, nonché un’ inquietante stampa di “Christina’s World” di Andrew Wyeth. La stanza di Lindsey Salmon invece è più ‘contemplativa’, con i ritratti dei suoi artisti preferiti: Joan Baez, Neil Armstrong, Mark Spitz, Billie Jean King, un poster di Love Story e il viso di John Lennon con la scritta “Give Peace A Chance”.

Dice Shohan: “L’interno della casa riflette la personalità di Abigail, il suo modo di interagire con gli altri. Abbiamo speso molto tempo ad arricchire la casa con i dettagli della sua vita. E’ stato il set più difficile da creare perché doveva risultare autentico e familiare”.

La casa di George Harvey è in ogni suo aspetto, l’esatto contrario di quella dei Salmon. “La casa di Harvey sembra quella di una rivista femminile, come se Harvey avesse copiato il modo in cui una persona normale arreda la propria casa”, spiega Shohan. “I suoi colori riflettono la sua psicopatia, e prevalgono i toni più cupi del verde”.
Un altro dettaglio importante per Shohan era ricreare le bellissime case di bambola costruite tanto accuratamente da Mr. Harvey. “C’è un’inquietante contrasto fra le sue case di bambola, l’immagine della più totate perfezione, e la casa vera, dove vive, così grigia, fredda, senza anima”, spiega Shohan.

Per dare vita al centro commerciale in stile anni ’70 presente nel film, la squadra artistica ha scelto la location di MacDade Mall, costruita a Ridley Township, in Pennsylvania, nel 1970, e ormai in disuso. Ideare i suoi interni è stato come viaggiare indietro nel tempo. L’insegna di un cinema che offre spettacoli come Jesus Christ Superstar e Jonathan Livingston Seagull mentre un negozio di elettrodomestici presenta un’invezione nuova di zecca: un forno a microonde delle dimensioni di un frigorifero.

Shohan ha creato inoltre il tetro rifugio sotterraneo dove Harvey attira Susie, con il suo parka e il cappello pon pon. La stanza è illuminata da candele che creano sinistri giochi di ombre e gli oggetti che la decorano assumono contorni minacciosi. “Jackson ha voluto che questa stanza sotterranea fosse costruita solo con il legno”, spiega Shohan. “E’ un posto molto piccolo, pieno di nicchie e ripiani, con muri di cemento, scavati nel terreno: l’odore della terra permea tutta la stanza”.
La squadra di Shohan ha inoltre utilizzato diverse location neozelandesi fra cui un vecchio ospedale per malati di tubercolosi che nel film è diventato l’ufficio di Jack Salmon e una stazione di polizia degli anni ’40, tutta in legno, che nel film diventa invece l’ufficio di Len Fenerman.

Shohan dichiara che la fantasia di Jackson è inarrestabile ed è una continua fonte di ispirazione.
“La sua creatività sgorga da sé in modo totalmente spoontaneo e ogni giorno arriva con un’idea nuova”, spiega l’artista. “La cosa bella di Peter è che ha sempre l’entusiasmo del primo film, quella stessa passione e freschezza dell’inizio che riesce a rendere tutto sempre nuovo!”


APPARIZIONI TERRESTRI: COSTUMI, CAPELLI E TRUCCO
L’atmosfera della vita della famiglia Salmon in una cittadina americana degli anni ’70, è corredata dal lavoro della stilista Nancy Steiner (Little Miss Sunshine, Il giardino delle vergini suicide), anche lei cresciuta proprio in quegli anni. Steiner desiderava catturare l’atmosfera di quel periodo senza scadere nell’esagerazione e nell’artificiosità. Ha visitato molti negozi che vendono oggetti d’epoca, botteghe che affittano costumi, cercando su internet oggetti che evocassero lo stile della periferia East Coast, dai cappotti alle tute da ginnastica. “Volevamo riflettere il periodo senza essere troppo ovvi”, spiega.

I costumi di Steiner vanno di pari passo con le acconciature dei capelli e del trucco ideate dall’artista Peter King, che aveva già lavorato con Peter Jackson nella triglogia de Il Signore degli anelli trilogy e in King Kong. King spiega la sua missione: “Abbiamo parlato molto con Peter di quanto fosse importante che il pubblico percepisca il tempo che passa, durante il film. Questo è visibile nella trasformazione fisica dei personaggi della nonna Lynn, di Lindsey e Abigail. Il loro aspetto è stato modifcato ricorrendo a tanti piccoli dettagli, per far capire alla gente che il tempo è passato ma che Susie è ancora intrappolata nel suo limbo”.

Forse la sfida maggiore di Steiner e King è stata la completa trasformazione di Stanley Tucci in Harvey. “Stanley è stato molto collaborativo”, dice Steiner. “Abbiamo tutti scelto di non mostrare il lato più distorto di Harvey nel suo guardaroba, bensì il suo lato più ‘banale’ e controllato. Harvey vuole essere considerato da tutti un normalissimo vicino di casa. Non vuole in qualche modo dare nell’occhio. La sua vita è una routine molto pianificata, perciò indossa abiti sempre uguali, sobri e funzionali”.

Nel frattempo King ha trasformato il volto e il corpo di Tucci in modo irriconoscibile, mettendogli lenti a contatto blu e denti finti che hanno alterato la sua struttura facciale. Tucci ha tinto persino i peli del suo corpo affinché fossero biondi come la parrucca che indossa e che è stata fatta su misura per il suo personaggio. “Abbiamo cambiato completamente il suo aspetto. Abbiamo discusso le varie proposte, provato le diverse idee”, racconta King. “Volevamo creare una persona che nessuno veramente nota”.

Passando invece a un personaggio positivo, Steiner e King si sono molto divertiti a creare il look di Susan Sarandon nei panni di Nonna Lynn, che con la sua pelliccia e il trucco pesante, è davvero una sorpresa tutte le volte che appare sullo schermo. La costumista dice di essersi ispirata alle forti donne degli anni ’70, persone come Jackie O., Faye Dunaway e Liz Taylor. Aggiunge King: “Nonna Lynn arriva con il suo appariscente look anni ’60, con le ciglia finte e il suo glamour, ma nel corso della storia anche il suo aspetto si modifica, diventando più adatto a una figura materna all’interno della famiglia”.

Per gli abiti che Susie e la sua compagna Holly indossano nell’aldilà, Peter Jackson ha portato in Nuova Zelanda la designer Kate Hawley, per creare un look di forti contrasti. Hawley spiega che questo look è influenzato dai disegni degli anni ’70 di Vogue e dalla moda di Carnaby Street che all’epoca dettava legge. Riassume Hawley: “I costumi riflettono il modo in cui le due ragazze vorrebbero essere se potessero crescere. E’ il mondo degli adulti visto attraverso i loro sogni”.


ASCOLTANDO L'ALDILA': IL SUONO DEL FILM
Secondo Peter Jackson, il suono del film era importante quanto le immagini e il filmmaker ha collaborato con una squadra di esperti che comprende Michael Hedges, Dave Whitehead e Brent Burge e Chris Ward. “In questo film abbiamo cercato un suono che evocasse le emozioni e le reazioni psicologiche”, dice il regista. “Abbiamo giocato con suoni naturali e non, con i livelli, mescolandoli, sperimentando continuamente”.
Commenta Hedges: “Tutti i film di Peter sono all’avanguardia ma questo è stato il più difficile perché dovevamo creare suoni ‘celestiali’ nonché momenti di emozione pura”.

Dal rumore dell’erba di un campo, al fruscio di una pagina che si muove, ogni suono presente nel film contribuisce al crescendo di emozioni e suspense. Dice Whitehead: “Il suono colma il vuoto fra cielo e terra, unendo i due mondi senza spaccature. Per il limbo di Susie abbiamo scelto un insieme di suoni comunemente associati all’aldilà: uccelli, campanelle, fischiettii. Suoni come il vento e l’acqua diventano uno strumento per collegare i due mondi, perché risuonano diversamente sulla terra e in cielo”.

L’atmosfera soprannaturale del film è completata dalla colonna sonora di Brian Eno, l’ex leader della band Roxy Music, il pioniere della “ambient music”. Fran Walsh aveva fin dall’inizio suggerito a Jackson che le rarefatte melodie di Eno sarebbero state perfette per raccontare la storia di AMABILI RESTI, ma la sua partecipazione è stata maggiore di quel che tutti si aspettavano.

“Volevamo che la musica fosse caratterizzata dagli anni ’70 ma non volevamo ascoltare le canzoni pop più famose di quegli anni”, spiega Jackson. “Abbiamo iniziato ad ascoltare la musica che Eno aveva registrato negli anni ’70 e gli abbiamo chiesto il permesso di utilizzarla e poi mentre parlavamo lui ha detto: “Credo di avere qualcosa di meglio per voi!” Perciò il 90 percento della colonna sonora è composto da brani completamente originali che Eno ha realizzato per questo film!
Fran ha lavorato molto con Brian dopo che avevamo deciso quello che volevamo che la musica rappresentasse.”
Michael Hedges era eccitato all’idea di lavorare con la musica di Eno, e di mescolarla al tessuto sonoro del film. “La colonna sonora è diventata un mezzo fantastico per accompagnare tutte le emozioni che emergono dalla storia”, riassume.

Per Jackson non c’è un unico elemento di spicco in AMABILI RESTI bensì una fusione di suoni, immagini e performance che riflettono il desiderio di Susie Salmon di restituire la pace a chi le è sopravvissuto.
“Mi piace concepire un film come un lavoro artigianale”, conclude Jackson, “in cui si passa dalla fase dell’ispirazione alla scrittura del copione, dalle riprese al montaggio, cercando di mantenere la fluidità di questo processo, di essere sempre aperti all’esplorazione. Elaboriamo le nostre storie, modellando ogni singolo elemento, e soprattutto mettendo tanta cura e tanto amore in ciò che facciamo”.
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