7 Psicopatici di Martin McDonagh

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locandina 7 Psicopatici
 
Regista: Martin McDonagh
Titolo originale: Seven Psychopaths
Durata: 108'
Genere: Commedia
Nazione: Regno Unito
Rapporto:

Anno: 2012
Uscita prevista: 15 Novembre 2012 (cinema)

Attori: Colin Farrell, Christopher Walken, Olga Kurylenko, Tom Waits, Abbie Cornish, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Helena Mattsson
Sceneggiatura: Martin McDonagh

Trama, Giudizi ed Opinioni per 7 Psicopatici (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Ben Davis
Montaggio: Lisa Gunning
Musiche: Carter Burwell
Scenografia: Sandy Reynolds-Wasco
Costumi: Karen Patch

Produttore: Graham Broadbent,Peter Czernin,Martin McDonagh
Produttore esecutivo: Tessa Ross
Produzione: Blueprint Pictures
Distribuzione: Moviemax

La recensione di Dr. Film. di 7 Psicopatici
Sceneggiatura da b-movie, con cast di attori famosi. Si salva per la fotografia e gli scenari.

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Colonna sonora / Soundtrack di 7 Psicopatici
Potrebbe essere disponibile sotto, nei dati aggiuntivi (clic qui).

Voci / Doppiatori italiani:
Fabio Boccanera: Marty Faranan
Nanni Baldini: Billy Bickle
Dario Penne: Hans Kieslowski
Roberto Pedicini: Charlie Costello
Ennio Coltorti: Zachariah Rigby
Federica De Bortoli: Kaya
Francesca Manicone: Angela
Christian Iansante: Paulo
Rita Savagnone: Myra
Laura Romano: Gabby
Oreste Baldini: Prete Vietnamita
Stefano Crescentini: Larry
Andrea Lavagnino: Tommy

Personaggi:
Colin Farrell: Marty Faranan
Sam Rockwell: Billy Bickle
Christopher Walken: Hans Kieslowski
Woody Harrelson: Charlie Costello
Tom Waits: Zachariah Rigby
Abbie Cornish: Kaya
Olga Kurylenko: Angela
Zeljko Ivanek: Paulo
Linda Bright Clay: Myra
Amanda Mason Warren: Gabby
Long Nguyen: Prete Vietnamita
Harry Dean Stanton: Uomo Col Cappello
Kevin Corrigan: Dennis
Michael Pitt: Larry
Michael Stuhlbarg: Tommy
Gabourey Sidibe: Sharice
Helena Mattsson: Signora Bionda
James Hébert: Assassino

Informazioni e curiosità su 7 Psicopatici

VM 14.


LA PRODUZIONE
Ci sono diversi livelli.
L’idea è venuta fuori sei o sette anni fa. “Io avevo solo la storia di uno degli Psicopatici”, ricorda lo sceneggiatore e regista vincitore dell’Academy Award® Martin McDonagh (In Bruges, Six Shooter). “Un altro paio di storie sono arrivate rapidamente e da quel punto è stata una passeggiata. Mentre si sviluppava la storia, continuavo a pensare al tipo di persona che scriverebbe questo genere di storia, così come a quello che dà vita a un buon film e alla difficoltà continua tra voler fare qualcosa di emotivamente coinvolgente, ma che fosse allo stesso tempo anche pulp e folle”.

Per dar vita al punto di vista perfetto, le influenze cinematografiche di McDonagh erano ideali – i registi Terrence Malick (The Tree of Life, La rabbia giovane, I giorni del cielo) e Sam Peckinpah (Il mucchio selvaggio, Pat Garrett & Billy the Kid). “Nel corso della produzione, io valutavo sempre come questi punti di vista opposti ed estremi potessero coesistere, in modo da far funzionare il film”.

McDonagh ha scritto 7 Psicopatici contemporaneamente al suo debutto alla regia con In Bruges, che aveva anche sceneggiato. Per quel film, che segnava la sua prima collaborazione con Colin Farrell, McDonagh si è aggiudicato un BAFTA Award e ha ricevuto una candidatura agli Academy Award® per la miglior sceneggiatura originale. La pellicola è stata presentata al Sundance Film Festival del 2008 e arrivava dopo Six Shooter, il suo primo lavoro per il cinema, che gli ha consentito di vincere un Oscar® per il miglior cortometraggio live action. Affermato drammaturgo irlandese, McDonagh ha anche ricevuto due Laurence Olivier Awards e quattro candidature ai Tony Award per i suoi lavori The Beauty Queen of Leenane, The Lonesome West, The Lieutenant of Inishmore e The Pillowman. Ha collaborato per la prima volta con Sam Rockwell e Christopher Walken nel suo spettacolo teatrale del 2010 A Behanding in Spokane, il primo ambientato in America.

Nonostante la sua acclamata carriera, McDonagh non era sicuro di voler affrontare il complesso 7 Psicopatici come suo primo lungometraggio dietro la macchina da presa. “Era troppo impegnativo a livello cinematografico, quindi dovevo prima farmi le ossa. Come regista esordiente, ho deciso di iniziare con qualcosa che conoscevo bene. In Bruges era, in un certo senso, uno studio di personaggi e rapporti, tutti racchiusi in un unico luogo. Sentivo di conoscere quel territorio grazie alla mia esperienza a teatro. 7 Psicopatici era come un puzzle, un gigantesco enigma cinematografico. Non penso che sarei mai riuscito a fare questo film senza aver realizzato prima In Bruges”.

Il produttore Graham Broadbent (In Bruges - La coscienza dell'assassino, Marigold Hotel) conferma che In Bruges ha dato a McDonagh la fiducia di cui aveva bisogno per portare 7 psicopatici sul grande schermo. Inoltre, ricorda il momento in cui McDonagh lo ha contattato per proporgli la sceneggiatura. “E’ stata una lettura fantastica, una sceneggiatura meravigliosa, originale e straordinaria. Era un mix notevole di umorismo, umanità e senso del pericolo”.

Broadbent prosegue dicendo: “Martin fa camminare il lettore sopra un filo. Credo sia una caratteristica intelligente della sceneggiatura, per cui sovverte costantemente la direzione in cui sembra andare. Quando pensi di sapere cosa succederà, Martin gioca una carta diversa”.
Per quanto riguarda l’unione di umorismo ed elementi più pulp, McDonagh è abituato a mettere assieme le due cose. “Il mio umorismo è affiancato da un po’ di oscurità, ma il trucco è non permettere mai che l’oscurità soppianti l’umorismo. Io cerco di mettere sempre molta umanità nelle mie sceneggiature. Credo che questo film contenga una grande dose di tenerezza e che al centro abbia una notevole storia umana. Parla decisamente di amicizia”.

McDonagh ritiene entusiasmante il procedimento di portare in vita le parole scritte, mentre si deve trovare il tono giusto con gli attori, sostenendo che le scene più impegnative sono quelle basate esclusivamente “sui dialoghi e le interpretazioni”. Come nota McDonagh, “è a questo punto che mi godo veramente il mio lavoro”.
Con sette interpretazioni distinte da tenere d’occhio, la prova consisteva nell’avere un’opinione solida su quello che si definisce uno psicopatico... una vera sfida, come spiega il regista, “perché alcuni dei personaggi presentano delle caratteristiche da psicopatico. E’ divertente giocare con queste cose, chi è uno psicopatico nel film e chi non lo è”.
Il protagonista della commedia è uno sceneggiatore che si chiama Martin, che combatte con dei punti di vista agli antipodi. Autobiografico? “Diciamo soltanto che ho inserito molte verità personali, assieme a cose che sono false al 100%”.


Numero 1. Quello apparentemente normale.
MARTY
E cosa pensi che dovremmo fare nella vita reale?!
Colin Farrell (Marty) legge tante sceneggiature. “Ogni tanto, la scrittura schizza fuori dalle pagine, come avviene in questo caso. Ti prende a schiaffi e a calci nel culo, trasportandoti in un viaggio magnifico. Sì, sono eccitato di lavorare nuovamente con Martin”.
“Lui ha un modo particolare di mettere insieme le parole e provoca un effetto folle sulla nostra immaginazione”, nota Farrell (Crazy Heart).

“C’è un centro emotivo in tutto quello che scrive – l’umorismo, il caos, la violenza, la frenetica arguzia dei dialoghi. Le scene, gli ambienti e i personaggi sono entusiasmanti. Ma credo che dietro tutto questo ci sia un elemento di verità. I personaggi sono ispirati da una verità – l’amore per un animale, il bisogno di aiutare un amico, il desiderio che la persona amata sia più vicina, l’ambizione. Ci sono delle personalità nel mondo del cinema che scrivono cose molto sfumate e precise, rimanendo attaccati ai personaggi. Se chiudi gli occhi e ti limiti ad ascoltare i dialoghi, sai che si tratta di quelli di Martin”.
Per un attore la sfida, come sostiene lo stesso Farrell, è trovare quel sottile equilibrio tra umorismo e dramma. “Se punti alle risate, sarà un disastro. La comicità cresce nel terreno fertile della realtà. Il materiale di Martin è veramente eccessivo e se tu sali a quel livello, può andare veramente oltre tutti i limiti, quindi ogni tanto devi recitare in maniera sottile”.

Quando McDonagh ha contattato Farrell per la parte, gli ha chiesto di mantenere il suo accento irlandese. “Non c’è nessuna ragione per cui uno sceneggiatore che vive a Hollywood non possa essere irlandese”, sottolinea McDonagh. “Ed era l’ideale avere Colin come protagonista, lui è stato fantastico”.
Farrell ha cercato di scoprire le origini del personaggio. “E’ importante capire da dove proviene Marty”, sostiene Farrell. “Si è innamorato di questo titolo, ma non ha creato nessuno psicopatico. Marty è famoso per gli ottimi dialoghi e le storie violente, ma in realtà cerca di prendere questa violenza e inserirla in una storia che fondamentalmente parla di pace e amore”.

“Billy, l’amico di Marty, ritiene che lui non sfrutti le sue potenzialità e farà di tutto per vederlo trionfare”, sostiene Farrell. “E’ convinto che Marty sia uno dei migliori sceneggiatori della sua generazione. Ma anche Billy vuole far parte di questo processo creativo, il che è un problema, visto che i mezzi che utilizza per aiutarlo sono un po’ estremi”.
Quando Farrell ha letto la sceneggiatura per la prima volta, era attirato dal ruolo di Billy, interpretato da Sam Rockwell. “Lui ha delle battute fantastiche. Sarei portato ad andare in quella direzione, perché è simile a Ray, il personaggio che interpretavo nel film In Bruges. Marty è più un osservatore, l’unico veramente sano di mente. Billy è fuori di testa e anche gli altri sono matti. Sono tutti pazzi!”.


Numero 2. Il suo migliore amico.
BILLY
Questo cane è la mia Patty Hearst.
“La lealtà di Billy verso Marty è immensa, tanto da rappresentare un problema”, sostiene Sam Rockwell (Billy). “Marty è il migliore amico di Billy e così lui cerca di aiutarlo a scrivere la sceneggiatura. In questo processo, lui si lascia andare. La loro amicizia è come quella tra Chazz Palminteri e Sean Penn in Bugie, Baci, Bambole e Bastardi o quella tra Harvey Keitel e Robert DeNiro in Mean Streets. E’ una dipendenza reciproca strana, fatta di tanto amore e perdono, senza dimenticare la rabbia”.

Mentre McDonagh e Rockwell (Iron Man 2, Frost/Nixon) stavano lavorando ai lati complessi di Billy, hanno iniziato a valutare i suoi modelli cinematografici. “Ci sono dei riferimenti a Travis Bickle (il personaggio di De Niro in Taxi Driver) e al Johnny Boy di Mean Streets. Martin è molto preciso in quello che cerca. Lui sa esattamente quello che vuole, un’estetica molto particolare su quello che avviene con il suo personaggio a livello emotivo. Noi abbiamo pensato a un’interpretazione normale, senza puntare alla comicità, quanto piuttosto sulle difficoltà. La commedia sarebbe sorta dall’assurdità, la tranquillità mostrata verso queste grandi difficoltà sarebbe incredibile per una persona normale come Martin, ma per Billy forse non è così”.

McDonagh e Rockwell hanno collaborato per la prima volta grazie allo spettacolo teatrale del regista e sceneggiatore a Broadway, A Behanding in Spokane, che ha visto impegnato anche Christopher Walken.
McDonagh è stato un fan del lavoro di Rockwell fin dai tempi della sua prova nella pulp comedy del 1998 Jerry and Tom. Rockwell ha interpretato Jerry, un killer alle prime armi. “Una delle doti di Sam è la capacità di interpretare benissimo sia ruoli comici che drammatici”, sostiene McDonagh. “Avevo bisogno di entrambe queste caratteristiche per il ruolo. Billy si mette sempre nei casini, ma in maniera piacevolmente disturbante”.
“E’ stato fantastico in tutti i suoi film”, si complimenta il regista. Farrell sostiene che la “folle immaginazione” di Rockwell si fondeva perfettamente con le necessità della parte.

“Sarò sincero... Ogni giorno ho dei momenti da psicopatico”, sostiene Rockwell. “Tutti noi potremmo essere degli psicopatici, soltanto che evitiamo di diventarlo”.
“D’ora in poi, lavorerò a ogni film con Sam”, sostiene Farrell. “E’ divertente, generoso e ha un grande talento”. La fratellanza e l’ammirazione reciproca era contagiosa. Rockwell era eccitato non solo dall’idea di collaborare con Farrell, ma anche nuovamente con Walken e per la prima volta con Woody Harrelson. “Lavorare con queste persone è stato molto divertente”, rivela Rockwell.
Un personaggio di supporto con cui Rockwell passa molto tempo sullo schermo è Bonny. “Si tratta di una cagnetta che Billy ha rapito e che tiene in ostaggio”, spiega Rockwell. “Il cane appartiene al gangster Charlie Costello. Da quel punto, le cose vanno a posto e non crollano, come invece si potrebbe immaginare”. Almeno, questo è il punto di vista di Billy.


Numero 3. Quello con problemi.
CHARLIE
Mi devo dare da fare. Il mio cane rischia di essere ammazzato!
Quando Billy rapisce Bonny, “le difficoltà non potrebbero essere maggiori”, sostiene Woody Harrelson. “Si tratta dell’amata Shih Tzu di Charlie e quando Bonny viene rapita, il film prende la sua direzione. Charlie e i suoi scagnozzi faranno di tutto per riportare Bonny a casa”.
Quello che rende Charlie uno psicopatico, nelle parole di Harrelson, “è un senso di violenza nascosta e che emerge spesso. Charlie ritiene di essere la persona più intelligente del mondo e non tollera gli altri”.
Charlie nel film mostra di avere tanti problemi. Per esempio, la sua arma preferita. “Charlie ama l’impugnatura della sua pistola”, nota Harrelson. “E’ un’impugnatura speciale blu, con dei teschi disegnati.
Anche se ogni tanto non funziona, lui continua a utilizzarla”. Questo è solo uno degli aspetti psicotici del personaggio di Harrelson.
Il candidato all’Academy Award® Woody Harrelson (The Messenger, Rampart) ha accettato la parte due settimane prima dell’inizio delle riprese. “Sono un grande fan di Martin da diversi anni. Un po’ di tempo fa, ho deciso di leggere le migliori sceneggiature teatral i a disposizione e mi sono imbattuto in Lonesome West. Sono rimasto sconvolto da quanto fosse intelligente, dark e buffa... Lo spettacolo teatrale più divertente mai scritto. L’ho conosciuto e mi ha mostrato The Pillowman, offrendomi anche il ruolo. Ho pensato che in quel caso l’oscurità avesse la meglio sulla luce, così ho deciso di non farlo. Poi, l’ho visto a Broadway e mi volevo prendere a schiaffi. Quando è arrivata la sceneggiatura di questo film mi sono detto che non avrei ripetuto lo stesso errore. Il ruolo di Charlie è fantastico”.
McDonagh sostiene che Harrelson si sia dimostrato perfetto per il ruolo: “avevo bisogno di qualcuno che fosse assolutamente divertente, ma che diventasse inquietante in un battito di ciglia. In questo senso, Woody era perfetto”.
Harrelson sostiene che il senso dell’umorismo di McDonagh non si limita alla pagina scritta, ma è presente anche “nella regia. Lui ti fa stare a tuo agio come membro del cast, occupandosi sempre delle tue esigenze.
Ti manda un sms dopo la giornata di lavoro, dicendoti quanto ha apprezzato quello che hai fatto. Emana delle belle vibrazioni e mi piace molto lavorare con lui”.
Ma lo spirito di corpo per Harrelson andava oltre i ruoli di attore e regista. “Poter fare delle scene con Christopher Walken, significava stare in paradiso. Walken è una (f*****a) leggenda. Ai miei amici, prima di iniziare a lavorare con lui, dicevo di essere veramente eccitato di poter recitare una scena insieme”. Inoltre, Harrelson ritiene che Farrell abbia l’animo di un poeta nelle sue interpretazioni, mentre Rockwell possiede una grande forza come attore.


Numero 4. Quella terribilmente sexy.
ANGELA
Devi restituirlo!
Olga Kurylenko (Angela) è sicura di una cosa: “Angela ama gli psicopatici. E’ attirata dai cattivi ragazzi”. La Kurylenko prosegue descrivendo il suo personaggio, è la ragazza di Charlie. “Angela sta facendo un gioco molto pericoloso.
Intanto, è in competizione con Bonny per ricevere l’attenzione e l’affetto di Charlie”.
Come definirebbe uno psicopatico la Kurylenko (To The Wonder), meglio conosciuta per il ruolo della Bond Girl Camille in Quantum of Solace? “Ho incontrato degli psicopatici nella mia vita. Sono molto concentrati su loro stessi e distaccati dalla realtà. Tutto ruota sempre intorno a loro”.
Quando McDonagh ha contattato la Kurylenko per il ruolo di Angela, lei voleva la parte a tutti i costi. “E’ una delle sceneggiature più intelligenti che abbia mai letto. E’ divertente e molto arguta”.


Numero 5. Il non-violento.
HANS
Che peccato...
“Non ho visto Hans come uno psicopatico”, rivela Walken. “Lui rapisce i cani e li restituisce dietro il pagamento di un riscatto”. Il personaggio preferito di Broadbent è Hans e lui apprezza il fatto che non sia uno psicopatico tradizionale. “La genialità di Martin sta nell’aver descritto uno psicopatico che rifiuta ogni forma di violenza”.
Il ruolo è stato fatto su misura per un attore del calibro del vincitore dell’Academy Award® Walken (Il cacciatore, Prova a prendermi), sostiene McDonagh. I due avevano già lavorato allo spettacolo teatrale di McDonagh A Behanding in Spokane, che ha permesso a Walken di conquistare una candidatura ai Tony. “Lui era un mio eroe personale fin dall’infanzia”, rivela il regista.

“Gli attori amano sempre degli ottimi dialoghi e Martin scrive delle parole meravigliose”, sottolinea Walken. “Quando abbiamo fatto lo spettacolo teatrale, abbiamo provato per sei settimane. Martin stava con noi ogni giorno, anche se non diceva molto. Puoi conoscere le persone anche soltanto stando loro vicino. Ho sempre amato lavorare con persone con cui avevo già collaborato, rende tutto più facile. Inoltre, mi sento molto a mio agio con Martin”. Per quanto riguarda il lavoro con Rockwell, anche lui presente nello spettacolo, Walken ricorda che “è stato un gran bel periodo”.


Numero 6. La fidanzata passivo-aggressiva.
KAYA
Perché dovrei essere arrabbiata con te, Marty?
“Kaya ha un piede sulla porta all’inizio della storia”, sostiene Abbie Cornish parlando del suo personaggio. “Lei e Marty hanno dei problemi. E’ stanca di vederlo bere, della sua pigrizia e del tempo che passa con Billy, che non ritiene essere un’influenza positiva. Sono lontani al punto che non è rimasto molto della relazione di un tempo”.
Sebbene Kaya sia il personaggio più equilibrato del film, è invidiosa come uno psicopatico e desidera ottenere il tempo e l’attenzione del suo ragazzo. “I psicopatici non sono consapevoli del loro stato”, afferma la Cornish. “Sono fatti così. Delle azioni che per altri sarebbero folli, loro le trovano assolutamente normali. Billy ne è una dimostrazione perfetta”.

La Cornish (Limitless, Sucker Punch) ha colto al volo l’occasione di interpretare Kaya, soprattutto per il cast stellare che si era formato. “Volevo arrivare sul set e lavorare con Martin McDonagh, un regista molto intelligente e di grande talento, oltre ad attori come Farrell, Rockwell, Harrelson e Walken, che sono ai vertici nella loro professione. Per me, Walken è un Dio e far parte di un film in cui è presente rappresenta un sogno”.
“Abbie Cornish è fantastica e in questi anni ho amato molto il suo lavoro”, dice McDonagh. “Lei e Olga Kurylenko, che ho incontrato alcuni anni fa, sono fantastiche. Io ero veramente eccitato che queste attrici fossero coinvolte nella pellicola. Per certi versi, è un film maschile, ma loro si occupano di mantenere il lato femminile”.


Numero 7. Quello con il coniglio.
ZACHARIAH
Dandy.
“Il mio primo pensiero è stato di chiedermi `cosa ne pensa degli psicopatici?”, afferma Tom Waits (Codice Genesi, Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo) parlando del suo personaggio Zachariah, un uomo strano e disturbato, con un passato violento alle spalle. “Per prima cosa, uno psicopatico non descriverebbe se stesso o qualcun altro come uno psicopatico. Questo termine è bandito dal loro vocabolario. Intorno a voi, potrebbero esserci degli psicopatici, ma non potrete esserne sicuri fino a quando qualcuno non esplode. Loro vivono tra noi e si portano dentro questo enorme segreto. Interpreto un tizio profondamente
innamorato, separato dalla moglie, anche se cerca di riallacciare questo rapporto”.

“E lui ha un coniglio. Che c’è di male?”, scherza Waits. “Ho passato molti giorni cacciando dei conigli nel cortile in questo set, uno dei migliori modi di allenarsi. Lasciati scappare un coniglio e sarà durissima riprenderlo. Ho parlato con l’addestratore e ho imparato come tenere il coniglio saldamente, perché se scappa ci metterai un giorno a recuperarlo. Ma nella realtà non so se vorrei un coniglio come compagno, è più una scelta del mio personaggio”.
“Quando Tom si trovava sul set, tutti noi eravamo in uno stato di adorazione”, rivela McDonagh parlando del leggendario attore, musicista e poeta.

“Non mi piace che si pensi a me quando la gente dice ‘uno psicopatico per la parte? Prendi Tom!’. Mi preoccupa un po’. Non sarò più in grado di interpretare un padre, ora che l’ho fatto. Che tipo di padre sarei?”, ironizza Waits.
Più seriamente, l’attore prosegue dicendo “è stato divertente partecipare a questo film. Io e Martin ci siamo conosciuti qualche anno fa, quando abbiamo tentato di dar vita a un’opera musicale, senza successo.
Avevo visto In Bruges - La coscienza dell'assassino e pensavo che il suo lavoro fosse molto interessante. I dialoghi di Martin sono incredibili – perversi, esilaranti e complessi. E’ un poeta e ha sempre qualcosa da dire. Senza dubbio, questo film rappresenta un viaggio incredibile”.

Una Shih-Tzu: La pelliccia fatale.
Ci sono delle audizioni e poi c’è Craig’s List. Un mese prima dell’inizio delle riprese, la responsabile degli addestratori della Performing Animal Troupe (PAT) Claire Dore, che stava
aiutando McDonagh nella sua ricerca del cucciolo perfetto, gli ha detto che la PAT aveva adottato una Shih Tzu imperiale di dieci mesi per il ruolo, dopo averla notata in un’inserzione su Craig’s List (il celebre portale di annunci). Il regista aveva già visionato decine di Shih Tzu per il principale ruolo canino. Il cane si chiamava Bonny, lo stesso nome che
aveva nella sceneggiatura quello di Charlie. Senza dubbio, era un segno del destino, la vita che imita l’arte.

McDonagh voleva uno Shih Tzu di piccolo taglia e Bonny pesava meno di cinque chili. “Era ovvio fin dalle sessioni di casting che Martin fosse un amante degli animali”, sostiene la Dore. Bonny cade vittima del piano dei rapitori Hans e Billy. Il regista riteneva che questa parte della sceneggiatura dovesse trovare un delicato equilibrio tra il rapimento di un cane mostrato come una cosa buffa e un fatto in grado di alienare il pubblico. “Questa è una versione divertente e arguta, senza cattiverie o crudeltà. Billy è un attore disoccupato, che inizia a rapire i cani per pagare le bollette. Quando il cane scompare, dà vita a un’intera serie di eventi che mettono a soqquadro la storia”.

Broadbent sostiene che McDonagh avesse un debole per i cani e sembrava apprezzare molto la scelta di Bonny. Una volta assunta, Bonny non pretendeva nulla. Tuttavia, il cast e la troupe hanno mostrato a questa adorabile palla di pelo una grande attenzione, in particolare
Rockwell, che ha tenuto la cagnetta vicino a lui per buona parte delle riprese. Aveva un valido motivo: lo richiedeva il suo personaggio.


SHARICE
Ho sempre amato Bonny, come se fosse mio figlio. Nella pellicola, la candidata all’Academy Award® Gabourey Sidibe (Precious) interpreta Sharice, la dog sitter di Bonny, che perde la cagnetta nel parco, provocando la rabbia violenta di Charlie. “E’ stato fantastico che Gabby si unisse a noi metà giornata per fronteggiare Woody Harrelson! E’ una scena molto divertente vedere queste due persone insieme”, sostiene Broadbent.
Quella di Sidibe era soltanto uno dei tanti cammeo stellari di 7 psicopatici. Linda Bright Clay (Myra), Amanda Warren (Maggie), James Hebert (l’assassino), Long Nguyen (il prete vietnamita), Brendan Sexton (il giovane Zachariah), Michael Pitt (Larry), Michael Stuhlbarg (Tommy) e Harry Dean Stanton (il quacchero con il cappello nero) completano questo gruppo eclettico.

“Il film che ho realizzato (In Bruges) era un sogno divenuto realtà e ora abbiamo creato questa pellicola con un cast del genere... E’ assolutamente incredibile”, sostiene McDonagh.
Broadbent ricorda che “in tutte le pellicole indipendenti, nessuno lavora per soldi, ma per la qualità del prodotto. Il cast che si è formato dimostra il valore della sceneggiatura di Martin. Ogni attore interpreta il proprio personaggio benissimo, tanto che sembra impossibile che ci potesse essere qualcun altro al loro posto”.

Il cast comprendeva Bonny, numerosi esponenti canini e 52 conigli.
Come sempre avviene con gli interpreti animali, bisognava fare grande attenzione per ottenere le interpretazioni desiderate.
In una scena, Zachariah è seduto in giardino, circondato da tutti i conigli. “Il vero problema era come tenerli lì senza che copulassero”, ricorda Broadbent. “Non è un modo di dire, i conigli amano molto farlo”.
La soluzione? “Prendere dei conigli giovanissimi, così siamo riusciti a tenerli tranquilli”. La parte emozionante, aggiunge Broadbent, è che Waits è diventato un uomo che sussurra ai conigli. “Ha sviluppato un sistema per stare con i conigli facendoli stare calmi e contenti in ogni circostanza”.

E’ il caso di ricordare che questo non era il primo viaggio di McDonagh nella tana del coniglio. Tuttavia, i conigli bianchi hanno maggior fortuna con gli psicopatici di questo film, che nel suo cortometraggio del 2005, vincitore dell’Academy Award®, Six Shooter.

Quando gli interpreti animali si trovavano sul set, la rappresentante dell’American Humane Association Beth Langhorst si è stata una presenza costante, monitorando le azioni svolte dagli animali e assicurandosi che venissero trattati correttamente dalla produzione e da parte degli addestratori. “Il set è stato un ambiente di lavoro molto piacevole”, sostiene Langhorst. “Oltre alle normali scene tranquille con Bonny, la cagnetta era impegnata in alcune intense sequenze d’azione. La produzione e gli addestratori si assicuravano che Bonny fosse sempre a suo agio sul set, soprattutto nelle sparatorie. Ci sono delle regole molto rigide per quanto riguarda le cariche utilizzabili quando gli animali si trovano sul set e c’è sempre una controfigura di pezza per i principali interpreti animali, in modo da poterla utilizzare tutte le volte che c’è bisogno”.
I personaggi animali erano importanti per la storia, così come l’ambientazione della pellicola. “Gli ambienti sono uno dei personaggi”, sottolinea Broadbent. “In questo senso, abbiamo trovato delle zone di Los Angeles ideali”.

McDonagh afferma che “ho sempre avuto in mente Los Angeles come palcoscenico del film. Volevo che questa città avesse lo stesso ruolo ricoperto da Bruges nel mio lavoro precedente. E’ bello sapere che a Los Angeles esiste una storia cinematografica ricca e creativa, che comprende alcuni dei miei cineasti preferiti, come Billy Wilder e Preston Sturges”.
Le riprese, durate 41 giorni (dal 7 novembre 2011 al 13 gennaio 2012), si sono svolte in alcuni dei punti più celebri di Los Angeles e della zona circostante. Tra le location principali, c’era il molo di Venice Beach, La Brea Tar Pits (il posto in cui Bonny viene rapita) e una dimora ultramoderna a Mulholland Drive, costruita dall’architetto californiano Ed Niles (la casa di Angela), una location che non era mai stata sfruttata al cinema prima d'ora.

Il centro per cani è stato costruito a Whittier, in un istituto di rieducazione abbandonato.
La scena della sparatoria immaginata da Billy è stata girata al Rosedale Cemetery. “Martin ci ha chiesto per questa sequenza un aspetto da Ed Wood e da B-movie”, ricorda lo scenografo David Wasco (Bastardi senza gloria, I Tenenbaum). “Andava bene anche mostrare dei pezzi di legno che sorreggevano i set. Anzi, ci ha incoraggiato in questo senso!”.
Inoltre, sono stati utilizzati anche l’Hollywood Forever Cemetery, vicino alle tombe di leggende di Hollywood come Cecil B. DeMille e Alfred Hitchcock, il simbolo di Hollywood che sovrasta il Lake Hollywood Dam Reservoir, lo Showcase Theater a La Brea e i Paramount Studios.

Fuori dalla città, i realizzatori si sono inoltrati nel Joshua Tree National Park, dopo aver ottenuto il permesso di girare a Cholla Cactus Garden Trail, dove le piante arrivano a un’altezza di uno o due metri. A Lancaster, il set di un finto “Joshua Tree Visitor Center” è stato ricostruito nel freddo gelido. Le riprese si sono svolte nei giorni più rigidi in oltre 100 anni della storia di Lancaster. A causa del forte vento, la troupe di Wasco ha dovuto fissare il tetto del Welcome Center con dei cavi per impedire che venisse staccato. Il freddo si è rivelato una sfida anche durante le tre settimane di riprese nella zona di Lancaster.

Le limitazioni imposte dal regolamento della riserva naturale hanno portato la troupe a girare l’ultima scena di sparatoria allo Skyline Ranch Road di Pioneertown. La sparatoria a Pioneertown era solo una piccola parte dell’imponente lavoro svolto dal supervisore agli effetti makeup candidato all’Emmy Award Greg Nicotero (The Walking Dead, Breaking Bad) e dalla sua squadra di effetti speciali: Carey Jones del KNB FX Group, che ha coordinato gli effetti sul set, e il coordinatore degli effetti speciali Ron Trost della Class A Special. Oltre ai tanti spari e fuochi che appaiono nel film, hanno anche costruito tanti manichini, utilizzati per riprodurre le vittime degli psicopatici.
Per i fuochi e le sequenze nel deserto piene d’azione, il direttore della fotografia Ben Davis (Marigold Hotel, Il debito) ha scelto di girare 7 Psicopatici in pellicola, utilizzando delle cineprese Panavision invece di optare per il digitale. “Ritengo che la grana della pellicola fosse ideale per questo progetto”, spiega Davis.

Il direttore della fotografia rivela anche che quando lui e McDonagh hanno iniziato a studiare l’aspetto del film, una sfida è stata quella di creare i diversi mondi dei personaggi, comprese le sequenze di flashback che mostravano avvenimenti di decenni prima.
“Avevamo la sceneggiatura di Marty, poi la versione di Hans e in seguito quella di Billy, quindi c’erano molti piani di lettura. Il cuore del film era chiaro, ossia l’amicizia tra Billy e Marty. Il film è ambientato ai giorni nostri e noi volevamo fornire un senso forte di quello che è Los Angeles. Ma, allo stesso tempo, ci sono tutti i diversi psicopatici e le loro esperienze, dagli anni quaranta ai tempi moderni, in America e altrove”.

Davis sostiene che lui e McDonagh hanno tirato fuori tanti riferimenti. “Nel caso della versione della sceneggiatura di Marty, quali erano i suoi riferimenti? Come avrebbe immaginato il suo film? Quando Marty parla del killer quacchero, noi abbiamo pensato soprattutto a La morte corre sul fiume (il film noir del 1955 con Robert Mitchum e Shelley Winters). Un’altra ispirazione era l’opera del fotografo americano Stephen Shore, noto per le sue immagini provocanti di elementi ordinari”. Così, c’erano delle costanti variazioni, a seconda dei riferimenti narrativi dei personaggi.

“Volevamo che la Los Angeles contemporanea fosse colorata e vibrante, mentre i flashback d’epoca degli anni quaranta, cinquanta e settanta per contrasto risultassero monocromatici”, aggiunge Wasco. “Noi mischiavamo costantemente la realtà e la fantasia”.
Per quanto riguarda McDonagh, Wasco si dichiara entusiasta. “E’ stato magnifico lavorare assieme a Martin. Come capitato con altri registi/ sceneggiatori con cui ho collaborato, Quentin Tarantino, Wes Anderson e David Mamet, lui ha una visione chiara della storia in mente e sa cosa desidera. Non puoi chiedere nulla di meglio a un regista”.

Wasco ha lavorato con l’ideatrice dei costumi Karen Patch a diversi film di Wes Anderson, tra cui I Tenenbaums, Un colpo da dilettanti e Rushmore. Ha svolto un ruolo fondamentale per avere sul set di 7 Psicopatici la Patch, che dal canto suo voleva lavorare da tempo con McDonagh. Parlando di questa esperienza, la Patch conferma le parole di Wasco: “l’opportunità di lavorare con un regista/sceneggiatore è sempre l’ideale. Martin conosce perfettamente i suoi personaggi”, sostiene la Patch. “Così, sono stata in grado di interpretarli e attualizzarli anche con un periodo di preparazione molto limitato e una sceneggiatura complicata, con dei flashback in diversi periodi temporali”.

“L’argomento del film presentava molti livelli, quindi era importante avere diversi riferimenti visivi”, prosegue la Patch. “I costumi erano utili per spiegare la storia dei personaggi e far capire dove erano e cosa facevano. Per Hans, ho pensato al personaggio di Robert Mitchum ne La morte corre sul fiume. Nella sua vita ama i completi di lino, lavati a mano per ottenere la giusta tonalità di grigio e blu. Per i personaggi che vivono nella Los Angeles contemporanea, mi sono affidato alla loro vita interiore come fonte di ispirazione. Stiamo parlando di personalità disturbate e complesse. Per esempio, Billy sembra una macchina rapidissima, ma senza freni. E’ un bugiardo affascinante e attraente, che si stupisce quando la gente non apprezza il suo modo di fare.
Ama i cani, si comporta come un bambino ed è adorabile. Così, ho creato una giacca di pelle dal color rosso sangue, che lui indossa nella sparatoria finale, assieme a una maglietta con una pantera disegnata. Inoltre, porta un capello da ragazzino in alcune scene, così come un pigiama con sopra delle scimmie e dei pony. D’altronde, lo psicopatico emerge soprattutto nelle contraddizioni”.

La Patch ricorda come alcuni attori utilizzassero degli elementi nascosti per entrare nel personaggio. Un esempio perfetto è Tom Waits.
“Mi ha chiesto delle cose da mettere nelle tasche”, rivela l’ideatrice dei costumi. “Io ho scelto mentine, burro cacao, tagliaunghie e fiammiferi. Lui era molto contento, anche se questi elementi non si vedono mai nella pellicola”. Una delle sfide maggiori è stata come “nascondere le armi e le pistole con delle fondine sotto i vestiti. Un altro problema erano le esplosioni e il sangue mentre in scena venivano utilizzati degli abiti d’epoca”.
Alla fine, Broadbent ritiene che tutta questa grande attenzione ai dettagli e l’impegno dei professionisti coinvolti sia evidente nel film.

“Martin è più abituato al teatro, dove c’è una compagnia di persone che cerca di fare qualcosa di buono. Credo sia proprio questo che abbiamo creato qui... una compagnia di persone fantastiche, che ha svolto un ottimo lavoro”.
In conclusione, la premessa di 7 Psicopatici suscita un dubbio: se gli sceneggiatori scrivono di quello che conoscono… “Martin sembra capire gli psicopatici molto meglio di chiunque altro e questo è preoccupante”, sottolinea Davis ironicamente. “Dopo che ho letto la sceneggiatura, l’ho incontrato e continuavo a chiedermi da che oscuro recesso della sua mente provenisse questa storia?! Tutto quello che so è che... proviene da lui. Ed è stato un piacere”.
Allora, è giusto concedere al regista l’ultima parola. Come dice McDonagh, “Io non sono uno psicopatico. Almeno non ancora”.

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