500 Giorni insieme di Marc Webb

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locandina 500 Giorni insieme
 
Regista: Marc Webb
Titolo originale: (500) Days of Summer
Durata: 95'
Genere: Commedia
Nazione: U.S.A.
Lingua originale: inglese
Rapporto: 2,35 : 1

Anno: 2009
Uscita prevista: 27 Novembre 2009 (cinema)

Attori: Zooey Deschanel, Joseph Gordon-Levitt, Geoffrey Arend, Olivia Howard Bagg, Patricia Belcher, Cody Matthew Blymire, Rachel Boston, Yvette Nicole Brown, Catherine Campion, Joshua Collins, Michelle Mason
Soggetto: Scott Neustadter, Michael H. Weber
Sceneggiatura: Scott Neustadter, Michael H. Weber

Trama, Giudizi ed Opinioni per 500 Giorni insieme (clic qui)...In questa pagina non c'è nemmeno la trama per non fare spoiler in nessun caso.
 
Fotografia: Eric Steelberg
Montaggio: Alan Edward Bell
Musiche: Mychael Danna, Rob Simonsen
Scenografia: Laura Fox
Costumi: Hope Hanafin

Produttore: Jessica Tuchinsky, Mark Waters, Mason Novick, Steven J. Wolfe
Produzione: Watermark
Distribuzione: 20th Century Fox

La recensione di Dr. Film. di 500 Giorni insieme
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Colonna sonora / Soundtrack di 500 Giorni insieme
1. "A Story of Boy Meets Girl" - Mychael Danna e Rob Simonsen
2. "Us" - Regina Spektor
3. "There Is A Light That Never Goes Out" - The Smiths
4. "Bad Kids" - Black Lips
5. "Please, Please, Please Let Me Get What I Want" - The Smiths
6. "There Goes The Fear" - Doves
7. "You Make My Dreams" - Hall & Oates
8. "Sweet Disposition" - The Temper Trap
9. "Quelqu'un M'a Dit" - Carla Bruni
10. "Mushaboom" - Feist
11. "Hero" - Regina Spektor
12. "Bookends" - Simon & Garfunkel
13. "Vagabond" - Wolfmother
14. "She's Got You High" - Mumm-Ra
15. "Here Comes Your Man" - Meaghan Smith
16. "Please, Please, Please Let Me Get What I Want" - She & Him

1. "Here Comes Your Man" - Joseph Gordon-Levitt
2. "Sugar Town" - Zooey Deschanel
3. "At Last" - Kevin Michael

Voci / Doppiatori italiani:
Stefano Crescentini: Tom Hansen
Chiara Gioncardi: Summer Finn

Personaggi:
Joseph Gordon-Levitt: Tom Hansen
Zooey Deschanel: Sole Finn
Geoffrey Arend: McKenzie
Clark Gregg: Vance
Chloë Moretz: Rachel Hansen
Matthew Gray Gubler: Paul
Patricia Belcher: Millie
Rachel Boston: Alison

Informazioni e curiosità su 500 Giorni insieme

Il film si apre con un avvertimento: "Ogni somiglianza con fatti ed avvenimenti reali è puramente casuale. specialmente tu, Jenny Beckman. Zoccola"; Scott Neustadter, cosceneggiatore, ha ammesso d'essersi basato per il personaggio di Sole (nell'edizione originale è Summer) su una storia d'amore avvenuta quando era studente presso la London School of Economics nel 2002. La fine del rapporto gli provocò un "dolore terribile e indimenticabile", dal momento che lui era "follemente, pazzamente e perdutamente innamorato" di quella ragazza che "ha restituito i miei baci, ma non il mio ardore", e questo lo spinse a scrivere una storia tratta da tutti quei fatti insieme a Michael H. Weber. A scrittura della sceneggiatura completata, Neustadter, la fece leggere a questa ragazza, che dichiarò come si ritrovasse nel personaggio di Tom più che in quello di Sole.


Note dalla produzione:
UN COMMENTO DEL REGISTA Marc Webb

Prima di leggere 500 GIORNI INSIEME, avevo completamente perso interesse per il genere commedia romantica. In un certo momento della mia vita, diciamo tra la pubertà e quando ho iniziato a pagare le tasse, ho smesso di credere al mondo che le ragazze dalle guance rosa e dai graziosi cappellini lavorati a maglia mi promettevano. Che cosa avevano a che fare con me?
Quando ho dato una scorsa alle pagine fotocopiate e stropicciate per essere rimaste
quasi tre settimane nel mio zaino, non è che morissi dalla voglia di leggerle. Alla fine è stato il titolo a catturarmi. Inutile dire che è scattato qualcosa. Gli autori, Scott Neustadter e Michael Weber, senza scendere ad esplorare concetti complicati o eccentrici, hanno delineato una relazione al tempo stesso intelligente, sottile e sincera. Metaforica e letterale.

Tutti conosciamo Sole perché Sole non è solo una ragazza. È un evento. Ho incontrato
la mia prima Sole quando avevo 17 anni. Mi faceva saltare le lezioni per potermi leggere Il giovane Holden al Vilas Park Zoo di Madison, nel Wisconsin (Non è fantastico?). All’epoca, credevo che l’amore fosse la pillola magica che avrebbe creato un collegamento tra la mia anima e l’infinito, assicurando un’estasi inesauribile e semplice da raggiungere.

Tralascio i dettagli più squallidi, basti dire che le ragazze carine dal cuore ribelle sono molto ricercate. Alcuni riescono a trovare la propria Sole e a tenersela stretta. Io no. Con la mia Sole è finita e io sono entrato in uno strano limbo, in cui non riuscivo a scrollarmi di dosso la sensazione che qualcosa nell’universo fosse andato orribilmente e dolorosamente per il verso sbagliato. La realtà che mi aspettavo e quella che avevo vissuto erano all’improvviso molto diverse. Ironicamente, la cosa che più mi ha fatto sentire solo è forse quella che accomuna le persone dalle esperienze e dalle realtà più diverse, che abbiano 17 o 70 anni: tutti abbiamo avuto il cuore spezzato.

Sotto molti punti di vista, realizzare questo film, il mio primo film per il grande schermo, è stato il lieto fine che non ho avuto con Sole. Sento l’odore del ragazzo tutt’altro che cinico del Vilas Park Zoo. Perché, sotto l’umorismo e i capricci di 500 GIORNI INSIEME, c’è in gioco una verità fondamentale: sì, l’amore può essere crudele, duro e difficile, ma è anche di gran lunga la cosa migliore che la vita ha da offrire.


UN COMMENTO DEL COAUTORE SCOTT NEUSTADTER
Il 22 luglio 2001, una domenica se non ricordo male (e sono certo di no), in un orario compreso tra le 19 e le 21, si è verificato un cataclisma monumentale, un evento che ha mandato il mondo in pezzi, in un ristorante di New York chiamato Serendipity: sono stato scaricato. Brutalmente. Uscivamo da appena un paio di mesi ma, come spesso accade in questi frangenti, ero in preda ad emozioni fortissime: impotenza, totale inadeguatezza, fine del mondo imminente, questo genere di cose. In quei giorni sono rimasto molto a casa, ascoltando gli Smiths quasi incessantemente, guardando vecchi film francesi e lamentandomi di non avere vissuto in un’epoca dove il mio amore sarebbe stato apprezzato.
In parole povere, mi sentivo un imbecille.

A quel tempo, io e il mio amico Michael Weber avevamo scritto una sceneggiatura, una commedia stravagante e diciamo anche futile, destinata unicamente a farci ridere.
Alcune persone l’avevano letta e trovata divertente, ma la cosa era finita lì. Continuavamo a scrivere ma senza ultimare nulla o quasi. Poi, dopo alcuni tentativi andati a vuoto di scrivere qualcosa di grande e commerciale, il livello della mia frustrazione, unito a uno stato mentale piuttosto tetro, mi hanno convinto che avevo bisogno di fare una pazzia. E così è andata.

D’impulso, ho lasciato un lavoro che avevo da quattro anni, ho salutato parenti e amici e sono partito per Londra per un periodo di tempo indeterminato (per “studiare”, come spiegavo alle persone che me ne chiedevano la ragione).
Subito è successa una cosa fantastica. Poco dopo il mio arrivo, ho conosciuto una ragazza. Era in gamba, era carina, era perfetta. Sei mesi dopo, mi ha scaricato. 500 GIORNI INSIEME è la storia di queste mie relazioni. O, quanto meno, di come le ho ricordate in seguito (o meglio, come ho deciso di ricordarle). Michael Weber e io abbiamo sempre sognato
di scrivere una commedia romantica come i nostri eroi Cameron Crowe e Woody Allen: una storia in cui le persone potessero identificarsi, una storia nata dalla realtà anziché da strane e improbabili fantasie. L’obiettivo era semplice: narrare la storia di una relazione, renderla reale e divertente, cercando di non farla essere banale.

Questo è il risultato. L’anatomia di una storia d’amore. Autobiografia e fantasia in parti uguali. Una canzone pop sotto forma di film. 500 GIORNI INSIEME è molte cose: è divertente (speriamo), triste (indubbiamente), particolare (di sicuro). Ci sono musica e ballo, split screen, un narratore e un uccellino cartone animato. L’unica cosa che non c’è è l’ironia.
Ma oggi, ripensando all’esperienza, in realtà provo un senso di ironia, per il fatto che un’idea nata dalla sofferenza di due relazioni finite male abbia prodotto una delle cose migliori nella mia vita, con un grande regista, produttori straordinari e praticamente tutti coloro che hanno partecipato al progetto.



GLI INIZI DI SOLE: IDEAZIONE DI UNA STORIA D'AMORE POSTMODERNA
“A tutti gli effetti, Sole Finn era solo un’altra ragazza. Solo che non lo era” Il narratore

500 GIORNI INSIEME prende il via da un sentimento di angoscia e scaturisce dalla mente di due giovani sceneggiatori: un ragazzo single dal cuore infranto e in via di guarigione e un ragazzo impegnato in una relazione stabile e duratura che si abbandona al ricordo di una storia che avrebbe potuto avere, che forse avrebbe dovuto avere, ma che poi invece non ha avuto. Quasi tutti ne abbiamo il ricordo e, in un’epoca in cui la vita sembra scorrere più velocemente e con maggiore intensità, queste storie sembrano essere sempre più comuni. Ma allora, si sono domandati Scott Neustadter e Michael Weber, come può un giovane romantico sopravvivere a questa realtà? E come può una versione attuale dell’idealismo romantico essere rappresentata sullo schermo in un modo che non si sia mai visto fino ad oggi?

“Vi sono alcuni argomenti intorno ai quali le commedie romantiche ruotano sempre, ma non affrontano mai direttamente”, dichiara Neustadter. “Domande quali: esiste veramente la persona ‘unica e sola’? E, se sì, cosa accade se la perdi? Cosa fai? Continui a credere nell’amore? La tua idea di amore cambia? Sono queste domande che Weber e io volevamo approfondire nel nostro testo, anche se poi non abbiamo una risposta”.

Così è nato il personaggio di Tom Hansen, un ragazzo che crede ciecamente, appassionatamente, perfino irragionevolmente, al mistero e al potere dell’amore per una ragazza che la pensa in tutt’altra maniera: Sole, sua musa romantica e sua ossessione, che non vuole impegnarsi, che nega il destino ed è la rovina dell’esistenza di Tom. Ma non è solo il personaggio di Tom a suscitare l’interesse degli sceneggiatori; lo sono anche i meccanismi interni della sua memoria, quando il ragazzo torna con la mente a ciò che realmente è accaduto tra lui e Sole.

“L’idea che avevamo per la sceneggiatura era un via di mezzo tra la commedia romantica e “Memento”. Volevamo seguire un ragazzo mentre ripercorre i ricordi di una relazione, andando con la memoria avanti e indietro tra presente e passato e vedendo cose a cui non aveva prestato attenzione mentre accadevano”, spiega Neustadter. “Lo vediamo acquistare una prospettiva e imparare qualcosa su se stesso e sull’amore. Tom capisce di essere un ragazzo innamorato dell’idea dell’amore e per questo motivo la sua è una storia piena di speranza. Tom capisce qualcosa della natura dell’amore. La nostra non è una commedia d’amore convenzionale, ma è una storia molto romantica”.

Fin dall’inizio Neustadter e Weber si sono scontrati con le convenzioni sentimentali ricorrenti, un po’ forzate e poco approfondite tipiche delle commedie romantiche, e hanno cercato un modo più vero di narrare la storia d’amore di Tom, un ragazzo che si trova con il cuore ridotto a brandelli ma con una convinzione perfino più forte e forse più matura
dell’amore. “Abbiamo messo da parte tutte le regole narrative ed esaminato strutture alternative”, spiega Neustadter. “Abbiamo seguito qualsiasi idea, per quanto pazza potesse sembrare, dal modo in cui le persone sono catturate da una canzone a come affogano i dispiaceri in un film. Tutto ciò che Tom aveva in mente o ricordava era legittimo”.

Aggiunge Weber: “Scrivere questo film è stata un’esperienza incredibilmente creativa, perché ci siamo concessi molta libertà e abbiamo esplorato con attenzione i legami che esistono tra le emozioni e le relazioni interpersonali, da un lato, e la cultura che le circonda, dall’altro: le canzoni, i film, i libri, la televisione e l’arte attraverso cui definiamo le nostre identità”.
Neustadter e Weber hanno giocato liberamente con il tempo, spostandosi tra presente e passato lungo l’arco temporale della storia di Tom e Sole. “Mescolare la cronologia del film è stato divertente”, aggiunge Weber, “ma nella nostra pazzia c’era del metodo. Cogliendo alcuni momenti mentre si sviluppano o languiscono, vedi cose che altrimenti potresti non notare e le osservi da una nuova prospettiva. Se ci pensi, è così che funziona veramente la memoria: qualcosa ‘apre’ la mente portandola a pensare a un momento straordinario e magnifico, poi sopravviene il ricordo di un brutto momento e alla fine, come una rivelazione, appare il nesso tra i due eventi”.

La priorità per i due sceneggiatori era comunque di mantenere l’intero processo il più possibile onesto dal punto di vista emotivo. “Siamo tutti stati innamorati, abbiamo tutti vissuto gli alti e bassi di un amore, quindi Scott e io abbiamo pensato che l’unico modo per raccontare la storia fosse di affrontarla da una prospettiva completamente reale”, dichiara Weber. “È stato piuttosto interessante per noi perché Scott stava appena uscendo da una relazione mentre io ho da tempo un rapporto stabile, quindi abbiamo portato due prospettive totalmente opposte, vivendole e accantonandole, e credo che questa tensione ci abbia aiutati ad arricchire la commedia”.

In definitiva, è stato l’approccio emotivamente onesto al film a riunire attorno a 500 GIORNI INSIEME un cast eterogeneo di talenti. Come afferma il produttore Mason Novick, che ha anche prodotto lo scorso anno l’acclamata e poco convenzionale commedia di successo “Juno”: “Questa storia non rientra integralmente in nessun genere o etichetta. Non
è una tipica commedia romantica né un tipico film drammatico. È una prospettiva affascinante, divertente e fresca di come sono realmente le relazioni al giorno d’oggi, e ha attirato proprio il gruppo di persone giuste per realizzare il progetto”.
Novick è stato sorpreso di scoprire quanta parte della brillante sceneggiatura sia stata attinta direttamente dalla vita reale. “Ovviamente, la realtà è spesso più bizzarra della finzione”, egli afferma. “Alcune delle scene che pensavo fossero state immaginate sono invece realmente accadute. Gli autori sono riusciti a trasporre la realtà integrandola nella
loro singolare visione del mondo e della vita di coppia”.

Aggiunge la produttrice Jessica Tuchinsky, socia insieme al produttore Mark Waters (regista di film del calibro di “Quel pazzo venerdi'” -Freaky Friday, “Mean Girls” e “Spiderwick – Le cronache” -The Spiderwick Chronicles) della Watermark Pictures: “I due autori, Scott e Michael, sono sostanzialmente due Tom. Sono cresciuti con le stesse canzoni e gli stessi film, quando si sono innamorati hanno provato lo stesso scombussolamento di Tom nel film, e hanno messo tutto ciò nella sceneggiatura in modo molto intelligente e strutturato”.

Il produttore Steven Wolfe (al quale va il merito di avere portato alla ribalta gli iconoclasti fratelli Polish con il loro debutto alla regia “Twin Falls, Idaho”) tiene a sottolineare che chiunque abbia letto la sceneggiatura ha capito che per realizzare il progetto ci sarebbe voluto un tocco molto speciale: “La sceneggiatura usa una molteplicità di strumenti per raccontare la storia ed è molto complessa nei passaggi tra il passato e il presente, oltre ad avvalersi di alcuni momenti di totale fantasia per mettere insieme i vari pezzi come fossero un puzzle”, egli afferma. “Sapevamo che avremmo avuto bisogno di un regista in grado di pianificare tutto fin nei minimi dettagli”.

La ricerca di un regista dotato di una visione al passo con la creatività della sceneggiatura ha portato il team dei realizzatori all’esordiente Marc Webb che, dopo una variegata esperienza maturata nel settore dei video musicali e degli spot pubblicitari, era in cerca di un progetto cinematografico. Il regista si è dedicato con tutta l’anima a 500 GIORNI INSIEME. “Quando ho letto la sceneggiatura, è stato come se fossi Tom nel momento in cui vede Sole la prima volta”, osserva Webb. “È scattato qualcosa e ho saputo che questo era il mio film”.

Come accade a qualunque uomo infatuato, è stato il senso di mistero a coinvolgerlo sempre più profondamente nel progetto. “La prima volta che ho letto la sceneggiatura, ho provato qualcosa che non riuscivo a spiegarmi”, ricorda Webb. “Quando l’ho riletta, ho capito che vi è un tema implicito, non è mai dichiarato apertamente, e cioè che Tom capisce alla fine che la felicità va trovata dentro di noi. Tom vede che non è nei grandi occhi blu della ragazza dietro il bancone giù nella hall, anche se sa essere molto accattivante e gli fa pensare di essere la ragazza che lo renderà felice. La verità è che devi capire chi sei e capire il tuo potenziale, prima di poter provare il vero amore. Alla fine della giornata, ho pensato che la storia narrasse in modo divertente qualcosa che per me è significativo”.

Webb è anche stato favorevolmente colpito dallo stile audace di 500 GIORNI INSIEME, come lo sono stati gli autori dalla sua personalità. “Non sapevamo nulla di Marc all’inizio, ma l’unione tra le nostre idee è stata veramente felice”, afferma Neustadter. “Tutti e tre volevamo realizzare lo stesso film e questo è stato veramente eccitante”.
Aggiunge il produttore Novick: “Marc è quel raro tipo di regista che non sacrifica la sostanza allo stile. Ha molto stile, ma tutte le sue scelte sono specifiche, deliberate e destinate a forgiare un punto di vista”.

Secondo il produttore, Webb è stato galvanizzato dalla sfida. “Vengo da un mondo in cui ci sono molte poche regole, dove non sei obbligato a una rigida struttura narrativa e puoi allontanarti dalle convenzioni. Perciò mi sono appassionato all’idea di immergermi in una commedia che si presentava poco lineare e piuttosto fantasiosa. In questo contesto, la sfida
per me è stata di trovare un modo per mantenere reali i personaggi e riuscire così a coinvolgere le persone a un livello emotivo più profondo. Si può dire che in questo film ho cercato di trovare un punto di equilibrio tra realtà e magia”.


I MOLTI UMORI DI SOLE: IL CASTING DEL FILM
“Calmati. Non ti eccitare troppo. È solo una ragazza. Vuole un rapporto casual. Ecco perché ora si trova nel tuo letto. Senza vestiti. Questo è casual, giusto?” Tom

In 500 GIORNI INSIEME, la tipica modalità “lui dice, lei dice” delle commedie romantiche viene totalmente abbandonata, a favore del solo punto di vista del personaggio maschile. Tutto ciò che si vede sullo schermo proviene direttamente dalla mente confusa dall’amore e offuscata dagli umori di Tom Hansen, un uomo che scrive concise frasi d’amore per gli altri e, tuttavia, sembra incapace di comunicare l’irresistibile profondità dei suoi sentimenti all’unica donna che conti per lui: la sfuggente Sole.

Poiché tutti gli altri personaggi sono in definitiva visti attraverso l’esperienza soggettiva di Tom, la scelta dell’attore per il ruolo di protagonista era fondamentale per l’intera struttura del film. Il regista Marc Webb ha entusiasticamente scelto Joseph Gordon Levitt, il giovane ma poliedrico attore che si è distinto negli ultimi anni per l’indefinibile fascino emanato in film quali “Stop Loss”, “Miracolo a Sant’Anna” (Miracle At St. Anna),
Sguardo nel vuoto” (The Lookout) e “Ragazzi difficili” (Manic).

“Joe è intelligente e ha capito ogni riga di questa storia e del mondo emotivo di Tom”, afferma Webb. “Al tempo stesso, è stato molto curioso e ha fatto tantissime domande. È facile dimenticare che Joe ha iniziato la sua carriera in una sit com, ma ha anche una solida esperienza nella commedia, dote che traspare nel personaggio di Tom”, afferma Webb. “Ha
un approccio quasi scientifico nell’interpretare il ragazzo semplice e onesto, riuscendo ad essere divertente e ad arricchire di emozioni genuine ogni scena”.

Gordon Levitt è stato colpito dall’idea di narrare una storia d’amore dal punto di vista interiore maschile, raramente esplorato. “Mi è piaciuto che la storia sia stata scritta da due ragazzi e sia diretta da un altro ragazzo, e nessuno ha provato il benché minimo rimorso per il fatto che la vicenda sia vissuta unicamente dalla nostra prospettiva”, dichiara l’attore. “Non pretende di essere un punto di vista obiettivo. Tutta la storia è soggettiva, si basa sull’esperienza interiore di Tom e mette in luce la sua esperienza amorosa. L’amore non è né razionale né logico né lineare: questo è un dato di fatto che il film riflette pienamente”.

L’attore aggiunge: “È un’esperienza cinematografica profonda, esilarante ma senza ruffianerie. È una storia autentica che parla di amore senza prendersi troppo sul serio”.
Per quanto riguarda ciò che Tom scopre dell’amore mentre è totalmente preso da Sole, Gordon Levitt dichiara: “Credo che Tom abbia sempre pensato che l’amore fosse come appariva nei film o come veniva cantato nella musica pop. Ha molti preconcetti su ciò che l’amore dovrebbe essere e non vive il presente né fa attenzione a ciò che sta realmente accadendo tra lui e Sole. cosa di cui si rende conto solo in seguito”.

Naturalmente, Gordon Levitt ha arricchito il ruolo con alcune esperienze personali.
“Ho avuto il cuore spezzato in passato, veramente, veramente a pezzi”, confessa l’attore.
“Ma quando torno con il ricordo a come ero in quel periodo, trovo la situazione abbastanza divertente perché tutto appariva molto più estremo di quanto non fosse in realtà. Una delle cose che apprezzo di 500 GIORNI INSIEME è che non fa luce su ciò che viviamo nelle nostre storie d’amore, ma è onesto nel narrare i fatti e li mostra per quel che sono, il che è spesso profondamente divertente”.

Un’altra fonte di gioia per Gordon Levitt è stata l’opportunità di collaborare nuovamente con Zooey Deschanel, con la quale aveva già lavorato nel film drammatico indipendente “Ragazzi difficili” (Manic), in cui hanno interpretato due adolescenti problematici. “Sono stato contento di fare qualcosa di completamente diverso con lei, ci siamo divertiti ogni giorno”, dichiara l’attore. “500 GIORNI INSIEME è imprevedibile, magico e tenero, ed è facile provare queste sensazioni quando hai accanto Zooey”. In effetti, è esattamente grazie a queste qualità che Marc Webb ha scelto l’incantevole
giovane attrice, recentemente vista in “Yes Man” con Jim Carrey, per interpretare Sole.
“Zooey è perfetta”, medita Webb. “È Sole sotto molti punti di vista: è divertente, è vera, è in gamba, ha gli occhi più straordinari che abbia mai visto e ha una sorta di volubilità ed energia che ti impediscono di distogliere lo sguardo da lei”.

La Deschanel è stata attratta dal complesso ruolo di donna ideale nella mente di un giovane romantico. “Sole è un personaggio molto interessante, perché viene vista interamente dalla prospettiva di Tom come donna ideale, mentre in realtà è solo una ragazza in gamba e interessante, ma con i suoi problemi”, osserva l’attrice. “Mi sono emozionata
quando ho letto la sceneggiatura perché è molto raro trovare una commedia romantica che sia realmente fresca e differente. È un nuovo modo di narrare una storia che pensavamo di conoscere già”.
L’opportunità di lavorare con Gordon Levitt è stata particolarmente gradita. “Joe e io ci conosciamo da anni e mi sento completamente a mio agio con lui”, afferma l’attrice.

“Penso che lui sia perfetto nel ruolo di Tom perché è tenero e adorabile, ma al tempo stesso ha un fascino che trasmette un senso di ingenuità”. La storia tra Tom e Sole non accade in uno spazio vuoto: gli amici e la famiglia di Tom fungono da consiglieri e consulenti durante la relazione, mentre il ragazzo cerca di dare un senso al suo desiderio di Sole e alle risposte non sempre chiare della ragazza. I suoi due migliori amici – il dottore Paul e il collega McKenzie – si sforzano di fargli aprire gli occhi fin dall’inizio della storia. I ruoli sono interpretati da Matthew Gray Gubler, un giovane regista e attore visto in “Criminal Minds” della CBS, e Geoffrey Arend, che ha interpretato alcuni ruoli memorabili in commedie di successo quali “Super Troopers” e “La mia vita a Garden State” (Garden State).

“Vedo Paul e McKenzie come una sorta di angelo e demone mentre cercano di aiutare Tom a capire che cosa sta accadendo”, dichiara Gray Gubler. “Paul è più puritano, McKenzie è più irruente, quindi i consigli che danno a Tom sono completamente divergenti. Paul è sposato da anni con una ragazza che conosce fin da quando erano bambini, mentre McKenzie ha forse avuto una sola relazione d’amore in tutta la sua vita. Quindi, sfortunatamente, entrambi i suoi Obi Wan Kenobi sono degli inetti!”.
Le dinamiche tra Tom e McKenzie sono state un vero divertimento per Arend. “Tom è l’eterno ottimista, sempre in attesa della Cenerentola che gli faccia mancare la terra da sotto i piedi, McKenzie è il pessimista convinto che nulla funzionerà mai e che il vero amore sia un mito”, osserva Arend. “Ma, qualunque cosa dicano McKenzie e Paul, Tom va avanti per la sua strada”.

Entrambi gli attori sono rimasti colpiti dall’approccio innovativo di Marc Webb alla narrazione. “La storia è visiva, guidata dall’umore e riesce ad arrivare al nocciolo di ciò che si prova quando si è innamorati”, riassume Gray Gubler. “E mi piace molto che la vicenda non finisca con una nota cinica”.
Aggiunge Arend: “Non mi è mai capitata una storia come questa, che arriva al punto di scontro tra idillio e realtà. Fa irruzione in tanti cliché e questo è sempre interessante”. La migliore fonte di consigli è forse, inaspettatamente, la sorella dodicenne di Tom, Rachel, che dispensa perle di saggezza tra cui: “Se a una ragazza carina piacciono le stesse
idiozie che piacciono a te non significa che sia la tua anima gemella”. Per interpretare Rachel, Webb ha scelto la giovane Chloë Grace Moretz, che recita fin dall’età di cinque anni e ha partecipato a film quali “The eye” e “Bolt – Un eroe a quattro zampe”.

Per affrontare le dinamiche fratello/sorella, la Moretz ha attinto da svariate esperienze della vita reale. “Ho quattro fratelli, tutti maggiori di me, e io sono l’unica femmina, perciò so bene come vanno le cose in famiglia”, afferma l’attrice.
Nonostante la giovane età e la relativa scarsa esperienza dell’argomento, la Moretz ha le idee molto chiare sull’inutilità dello stato in cui viene a trovarsi Tom. “Quando sei con qualcuno che osserva il mondo attraverso occhiali rosa, vedi cose che per l’altro sono invisibili”, spiega la giovane attrice. “Questo è il rapporto tra Rachel e Tom. Lui vede cose che per lei non esistono e lei non ha alcuna remora a dare voce ai suoi pensieri”.


I SUONI DI SOLE: LA MUSICA
“Non sono abbastanza ubriaco da cantare davanti a tutte queste persone” Tom

Nulla riesce a catturare la piena felicità dell’infatuazione o l’agonia di un cuore infranto nel giro di pochi minuti come una canzone, e la musica ha sempre avuto un ruolo chiave nella visione di 500 GIORNI INSIEME. Anche mentre scrivevano la sceneggiatura, Scott Neustadter e Michael Weber attingevano dai loro ricordi alcune particolari melodie –
dall’inno di Lee Greenwood God Bless the USA a una versione karaoke della struggente Train in Vain dei Clash fino alla onnipresente ballata di Hall & Oates You Make My Dreams Come True – arricchendo la struttura narrativa della sceneggiatura. La musica è ovunque nella storia: è ciò che avvicina Tom e Sole; è il sottofondo che accompagna l’estasi e l’angoscia di Tom mentre vive i bruschi alti e bassi della sua relazione con Sole; è anche argomento di un
capriccioso litigio tra loro sul componente dei Beatles che preferiscono.

“Quando ti innamori o ti disamori, accade proprio questo: ascolti tanta musica”, dichiara Neustadter. “Ogni relazione ha una colonna sonora e le canzoni sono un modo straordinario per esprimere alcuni sentimenti che sono difficili da mettere in parole”. Quando Marc Webb è entrato nel progetto, anche lui ha immaginato la progressione della narrazione da una prospettiva non solo visiva, ma anche musicale, attraverso una serie di sonorità che avrebbero contribuito a riflettere la folle, meravigliosa intensità dei sentimenti di Tom, per non parlare delle sue fantasie, riguardo a Sole. “La musica rappresenta metà del film ed è un modo per arrivare direttamente al cuore delle persone”, afferma Webb.
“Venendo dal mondo dei video musicali, ho sempre avuto un grande interesse per le immagini applicate alla musica”.

Il supervisore musicale Andrea Von Foerster, che ha lavorato in alcune serie dalla spiccata componente musicale, quali “The O.C.” e “Grey’s Anatomy”, ha affrontato il difficile compito di assicurarsi i diritti delle canzoni che avevano un ruolo fondamentale ai fini del risultato e di trovare altre canzoni, spaziando dai brani classici ai nuovi artisti, per
rispecchiare il caleidoscopio di sentimenti di Tom.
Per la Von Foerster il film è stato un progetto da sogno per un’amante della musica. “Tutte le persone coinvolte nel film hanno uno straordinario gusto musicale, a partire dagli autori, che hanno inserito molti titoli di canzoni già nella sceneggiatura”, è il suo commento. “L’amore per la musica ha aggiunto un’altra dimensione alla narrazione”.


L'ASPETTO DI SOLE: IDEARE I MONDI DI TOM, QUELLO REALE E QUELLO FANTASTICO
“Le relazioni sono ingarbugliate e i sentimenti vengono calpestati. Chi ha bisogno di questo? Siamo giovani. Siamo in una delle città più belle del mondo. Cerchiamo di divertirci il più possibile. ” Sole

Il simbolismo visuale di 500 GIORNI INSIEME scaturisce direttamente dall’esperienza interiore di Tom di innamorarsi e di lottare per conservare l’amore quando le cose diventano difficili, e trae spunto da tutti i generi cinematografici: dalle sequenze oniriche ai numeri musicali, dagli uccellini animati alle odi alla malinconia dei film francesi.
Come spiega Marc Webb: “L’idea era di creare per Tom un mondo completo, con un suo spazio e tempo. Abbiamo usato numerosi diversi strumenti e tecniche cinematografiche, cercando di evitare le trovate scontate. La cosa più importante è sempre stata il flusso emotivo della storia”.

Webb ha lavorato a stretto contatto con il direttore della fotografia Eric Steelberg, che ha anche girato “Juno”, affiancandolo in ogni sequenza. “Per Marc le immagini dovevano essere molto naturali, ma intervallate da alcuni momenti fantastici che sottolineano il rafforzamento dei suoi sentimenti per Sole”, spiega Steelberg. “Il regista, poi, voleva
presentare Los Angeles da una prospettiva originale e mi ha mostrato alcune foto veramente straordinarie, tangibili, dai colori particolari, scattate durante gli anni ’50 e ’60, ed era quello lo stile che voleva dare alle riprese. Per me è stata un’esperienza ristoratrice lavorare con un regista come Marc, che ha un senso visivo così marcato e riesce ad esprimerlo e manifestarlo tanto bene”.

“Ci interessava usare il colore in un modo che fosse percepito come significativo”, aggiunge Webb. “Anche se abbiamo scelto una palette limitata, volevamo che risultasse calda, invitante, artisticamente espressiva”.
L’idea di Webb di realizzare il film a Los Angeles come città icona dell’amore, come lo sono New York o Parigi, è molto piaciuta alla scenografa Laura Fox. “Avevamo l’opportunità di offrire una visione inaspettata di Los Angeles”, spiega la Fox. “La città può essere molto bella, romantica ed eccitante quando osservi i dettagli architettonici, gli edifici e
la sua storia”.

Aggiunge Webb: “Siamo stati piuttosto attenti ad evitare un look pulito, lucido e moderno, scegliendo come location le zone più vecchie della città, Korea Town e il karaoke bar dove hai la sensazione che il mondo sia come un libro di racconti lasciato sullo scaffale, con qualche pagina stropicciata, un po’ sbiadito, ma con tanta speranza al suo interno”.
Per la Fox la particolarità della storia ha rappresentato una fonte d’ispirazione durante tutta la fase di ideazione delle scenografie. “La produzione è stata molto divertente per me, perché nel film la realtà appare dilatata ovunque, quindi abbiamo potuto arricchirla con alcune trovate brillanti, dal loft alla moda di Tom alla società che realizza biglietti di auguri, ubicata in una vecchia sala da ballo. Abbiamo dato a tutto un tocco contemporaneo, mantenendo però una nota senza tempo, includendo oggetti che forse venivano usati vent’anni fa e che forse saranno ancora usati tra vent’anni”.

Un’altra artista che ha dato un importante contributo al progetto è stata Hope Hanafin, l’ideatrice dei costumi, che ha realizzato un analogo mix di capi senza tempo, alla moda e romantici per evocare meglio il mondo di Tom. La Hanafin ricorda quando Webb le ha mostrato alcune foto in occasione del loro primo incontro, facendole subito comprendere
il tono che voleva dare al film. “Erano foto di soggetti contemporanei ma davano la sensazione di essere fuori dal tempo. Le immagini erano monocromatiche, con una luce soffusa che suggeriva un senso di distanza e romanticismo”, ricorda la costumista. “Quello è stato il punto di partenza: cercare linee e stili che vivono nell’immaginazione perché non
sono legati a un momento specifico”.

Per ottenere questa sensazione, la Hanafin ha creato i costumi dei personaggi in sincronia tra loro, mescolandoli e abbinandoli come in un collage. Ha iniziato con Tom, i cui vestiti cambiano insieme alle sue emozioni. Come spiega la Hanafin: “Tom appare più trasandato, con pantaloni color cachi e maglione, quando è sul posto di lavoro, il che non
comporta alcun investimento emotivo, ma quando è fuori da quell’ambiente, quando va in giro e può essere se stesso, ha un look più alla moda e giovane, che richiama gli anni ’60 e il cinema francese”.
Aggiunge l’artista: “Le componenti del suo look sono molte e abbiamo sempre fatto attenzione all’interazione della palette con quella degli altri personaggi, in modo da usare toni e colori per sottolineare o contraddire l’umore di Tom, che resta il personaggio chiave in ogni composizione”.

In effetti, il look di Sole emerge dalla visione che Tom ha di lei come oggetto supremo del suo amore: ecco quindi gli abiti retro, i corpetti e le acconciature, che sottolineano un ricordo lontano di femminilità perfetta. Ma qualcos’altro caratterizza Sole - il colore blu.Come spiega la Hanafin: “Abbiamo usato il colore blu soltanto per il personaggio di Zooey.
Zooey ha gli occhi azzurri più incredibili che abbia mai visto e farle indossare il blu le conferisce una certa magia, perfino mettere qualcosa di blu alle sue spalle. Nessun altro usa il blu, tranne in una circostanza molto speciale - quando tutto il mondo diventa blu”.

Questi momenti di esplosione di colore erano vitali per Marc Webb e la sua visione del film, ma il regista voleva anche che fossero un elemento essenziale nella narrazione. Così riassume Webb il suo pensiero: “Non volevo dare spettacolo con il film, volevo sì che si allontanasse dalle convenzioni, ma volevo anche che fosse il viaggio emotivamente coinvolgente di due persone che devono capire qual è il posto della passione nella vita. Mi sarebbe piaciuto conoscere Tom e Sole quando avevo diciotto anni, forse la mia vita sentimentale sarebbe stata un po’ più semplice!”.
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